Melita Rotondo
Fondazione Morra
9 dicembre 10 gennaio 2003
Morte, Memoria, Metamorfosi sono i temi portanti della mostra trought che Melita Rotondo presenta alla Fondazione Morra. Fotografie, oggetti, video, luce, odori, suoni, persone, gomitoli di lana sono ciò che incontriamo attraversando le quattro stanze-istallazioni di questa mostra.Nella prima un video proiettato a tutta parete ci mostra per sei minuti e ventinove secondi ciò che resta di un corpo "scaricato" all'obitorio. Non riusciamo a distinguerne le fattezze, a dargli un volto, un sesso, possiamo solo immaginare la sua vita. Attraversiamo lunghi corridoi con un'inquadratura fissa che ci costringe a guardare solo il soffitto, seguiamo le luci al neon mentre il cigolio delle rotelle ed i rumori dell'ambiente circostante si amplificano sempre più. Siamo proiettati in una zona più ampia dove, forse condizionati dall'odore di disinfettante che invade l' ambiente, riusciamo a capire che sta per accadere qualcosa: un taglio, le immagini che si sottraggono sempre più alla nitidezza, una corsa verso una porta di acciaio dove viene depositato ciò che vedremo alla fine del video.La seconda stanza é dedicata al ricordo di lui: un grande ritratto in verticale con il viso ripetuto come lo scorrere di una pellicola cinematografica in bianco e nero; uno specchio; una gabbia di plastica con l'uccellino titti all'interno che, quando ti avvicini, elettronicamente ti fa un verso di saluto; un televisore trasmette un'immagine ripetuta all'infinito di lui che si trasforma in una maschera di acciaio, un libro piccolo e antico - "dell'amore" di Standhall, un piccolo canestro per una piccola palla… applaude sempre, anche quando sbagliamo.La terza è la stanza di lei: un profumo di felce misto a borotalco ci accompagna verso la conoscenza: su tre pareti tre ritratti in bianco nero, irreali ; sotto il primo leggiamo "la vera storia di rose bon bon - si tratta di un pupazzo - nostra/o Presidente"; sotto il secondo "sol e solitaire - sono due cagne -amatissime compagne, voglio farvi un ritratto per i posteri"; sotto il terzo "riesci a vedermi ?". Un tavolo di vetro al centro della stanza ricoperto di telai per diapositive formato 6x6; all'interno dei vetrini, scopriamo un " repertorio di memorie materiali"; peli, una piccola piuma, una goccia di sangue, fili di seta colorati, etc, conservati e composti come se fossero fotografie. Più in là un piccolo sacchetto con dentro bottoni di varie fogge e colori.Nella quarta stanza 5 rettangoli di petali di rose bianche su cui sono adagiati un nido di uccelli, una zolla di terra, una minuscola camicina bianca, una piccola cuccia realizzata con strisce di giornali, bozzoli di bachi da seta. Ai lati della stanza grandi gomitoli di lana di vari colori; al centro due donne preparano i gomitoli dalle matasse di lana per la futura tessitura. Piano piano giungono altre donne a dare il cambio: questa azione si svolge dal vivo.
