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Archivi Mario Franco – Cinema Assoluto o Astratto 3° INCONTRO

20 Marzo 2019

20 marzo 2019
INIZIO PROIEZIONI ORE 18:00
Archivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea
Salita San Raffaele 20/C, Napoli

3° INCONTRO

Viking Eggeling
DIAGONAL SYMPHONIE / [Sinfonia diagonale] (1923-24/25)
Dir.: Viking Eggeling; 35mm, 7’50″;restored by Svenska Filminstitutet / Cinemateket.

Un film mitico, che conferma la straordinaria progettualità del lavoro di Eggeling che ha riprodotto, nell’astrazione controllata di più di 7000 disegni la scansione musicale di una “sonata”. Un’opera perfino paradossale per rigore e coerenza formale, che rimane unica ed irripetibile anche a causa della morte, quasi contemporanea alla prima proiezione, dell’autore che non ha potuto proseguire nelle sue ricerche.

Hans Richter
RHYTHMUS 21 (1921?/25)
Dir.: Hans Richter; 35mm, 65m, 3’30″ (16 fps), Münchner Stadtmuseum / Filmmuseum.

Richter esplora la trasformazione dinamica di segni nel tempo, un tempo armonico collegabile all’espressione musicale (Richter era, tra l’altro, amico di Ferruccio Busoni). E se in questi primi esperimenti filma, con la tecnica dell’animazione a carton decoupé, figure astratte, pure e regolari: “il ritmo, ovvero l’articolazione delle unità di tempo, costituisce la sensazione per eccellenza che può provocare ogni espressione del movimento nell’arte del cinema”.

FILMSTUDIE (1926)
Dir.: Hans Richter; ph.: Hans Richter, Endrejat; mus.: partitura tratta da “La Création du monde” di Darius Milhaud; 6’ (16 fps), Nederlands Filmmuseum.

Richter si avvicina alla tematica surrealista in questo film basato, per sua stessa ammissione, su un sogno, e che rappresenta il tramite espressivo-tecnologico per verificare l’attendibilità del passaggio tra l’astrazione grafica e il suo equivalente formale e ritmico ricavabile da rielaborazioni della realtà.

Oskar Fischinger
STUDIE NR. 5 in jazz (1929)
Progetto per una sincronizzazione musicale dal vivo. I tratti, semplici ed essenziali, schizzati a carboncino e poi presentati nell’ulteriormente fascinoso indistinto del negativo, si formano, si raggruppano, pulsano.

EIN FORMSPIEL / [A FORM-PLAY] (1927)
Dir.: Oskar Fischinger; 35mm, color, 6’10″ Deutsches Filmmuseum.

Uno degli esperimenti di Fischinger in epoca pre-sonora, da sonorizzare in performances di musicisti con effetto, diremmo oggi, multimediale. Il fascino dell’astrazione in costante mutazione, con molti passaggi speculari, con l’esplosione pulsante e continua delle figure regolari in evoluzione. Parte del materiale qui colorato con i classici sistemi del muto, diventerà la sperimentazione del sistema Gasparcolor.

MÜNCHEN-BERLIN WANDERUNG [Viaggio da Monaco a Berlino] (1927)
Dir., ph.: Oskar Fischinger; 16mm, 4’ (18 fps), Deutsches Filmmuseum.

Immagini saltellanti di visi, di corpi, di animali, di nuvole, di paesaggi, fotogrammi bruciati, ricordo del suo viaggio tra le due città, che nella concreta astrazione tipica solo del cinema, evocano la rappresentazione del processo della memoria. Fischinger utilizza la tecnica del fotogramma singolo così come farà in seguito il più importante film-maker dell’underground americano, Jonas Mekas.

Man Ray
LE RETOUR A LA RAISON (1923)
Nel film l’artista americano, appena trasferitosi a Parigi, utilizza la tecnica della rayografia (fotografia a contatto) di cui fu il pioniere. Si vedono scorrere sullo schermo degli oggetti di uso comune come molle, chiodi, illuminazioni notturne, la scritta “dancer” con fumo di sigaretta, giochi di luci ed ombre sul muro ed infine il seno nudo di Kiki de Montparnasse, musa-modella in molte opere di Man Ray.

EMAK BAKIA a cinépoéme [Leave Me Alone] (1926)
Con Kiki de Montparnasse e Jacques Rigaut

Una lunga serie di immagini secondo l’accostamento incongruo surrealista, rayogrammi ed effetti ottici girevoli: luci, fiori, unghie. Costruzioni di legno e sagome di cartone ch mimano il movimento umano. Una donna in auto guida lungo le strade di campagna. Animali da fattoria. Lei scende dall’auto e balla al suono di un grammofono: gambe danzanti, mare, pesci che nuotano, forme geometriche, vetri tagliati. Un uomo si toglie il colletto inamidato. Una ragazza ha gli occhi dipinti in modo appariscente. Quando apre le palpebre, scopriamo i suoi veri occhi.

Fernand Léger
LE BALLET MECANIQUE (1924)
D. Fernand Léger, Dudley Murphy; fotografia: Dudley Murphy, Man Ray; musica: Georges Antheil.

George Antheil, un musicista dissacratore e originale detta il ritmo del film. La sagoma disarticolata di Charlot presenta il balletto meccanico. Una donna si dondola sull’altalena, in giardino. Irrompono oggetti: una paglietta, dei numeri, bottiglie di vino, un triangolo bianco. Risplendono le labbra di Kiki. Ruote, pendoli, uno specchio convesso che oscilla; un pendolo, un caleidoscopio; forme geometriche bianche su sfondo nero; occhi che si aprono e si chiudono; una testa maschile appare nel caleidoscopio; lo stampo per un budino, un fiore; un pappagallo; forme geometriche, una trottola nel caleidoscopio; piedi in marcia; auto che passa; giostre; pistoni e stantuffi; trottola, fruste da cucina; donna che sale le scale (ripetuta molte volte); sorriso enigmatico; zeri, parole (“on a volé un collier de perles de 5 millions”); occhio; ciambella che ruota; parole e numeri; un pupazzo che si avvicina e si allontana; cerchio; il volto della donna nel caleidoscopio che passa da serio, a triste, a felice; oggetti in movimento; paioli in fila; installazione geometrica; sfera; gambe di manichino; Infine torna Charlot e il film termina con la ragazza dell’altalena che annusa un fiore sorridendo.

Dettagli

Data:
20 Marzo 2019
Categoria Evento:

Luogo

Casa Morra
Salita San Raffaele 20C
Napoli, 80136
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Organizzatore

Archivi Mario Franco
Email:
archivimariofranco@fondazionemorra.org