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SUMMARY:Shozo Shimamoto. Gutai - Primo Assalto
DESCRIPTION:SHOZO SHIMAMOTO. GUTAI – PRIMO ASSALTO \nA cura di Giuseppe Morra e Giuseppe Simone Modeo \n13 novembre – 30 novembre 2024\nPalazzo Bastogi\nVia Camillo Cavour\, 18 Firenze (FI) \nDal 13 novembre la splendida cornice di Palazzo Bastogi\, oggi sede del Consiglio regionale della Toscana\, in dialogo con gli arredi e i dipinti\, apre le porte alla mostra “SHOZO SHIMAMOTO. GUTAI – PRIMO ASSALTO” a cura di Giuseppe Morra e Giuseppe Simone Modeo\, con testo critico di Italo Tomassoni. Saranno presenti in mostra lavori di grande rilevanza storica\, dalle prime opere con il gruppo Gutai alle esplosioni di colore dei lavori realizzati in Italia\, una lettura del collettivo artistico con una visione più allargata all’Occidente. Concepito da Peppe Morra\, che ha vissuto e promosso in prima persona il lavoro dell’artista\, e dalla sua Fondazione che\, anche in questa occasione\, si conferma un polo avanguardistico\, il progetto espositivo ha un riferimento al Rinascimento piuttosto che all’arte astratta concreta\, attraverso la selezione di opere che mediante la forza esplosiva della pittura diventano “un’arma per la pace” tra Oriente e Occidente. Un dialogo tra l’Umanesimo\, la nuova concretezza tutta toscana\, e l’abbandono del rigore delle forme orientali in funzione dell’esplosione dello spirito attraverso la materia\, che non si subordinano ma si confrontano. La retrospettiva dedicata a Shozo Shimamoto intende evidenziare la potenza e la grandezza della superficie pittorica su cui l’artista ha sempre agito\, rendendo la dimensione dell’opera un confine da superare\, un palcoscenico su cui l’artista danza\, dove il suo corpo lascia tracce di colore. La cornice non esiste\, c’è gioco\, teatro\, movimento\, forza vitale e\, allo stesso tempo\, un’armonia che ritroviamo nella scelta di icone come il Buddha\, una fusione spirituale tra corpo e pittura. Il “nomade samurai dell’arte” Shozo Shimamoto si fa regista di se stesso\, trasforma lo spazio del qui in un altrove e il tempo di fronte alle sue opere diventa per lo spettatore esperienza e non misurazione. “Tra cielo e terra” il gesto artistico di Shimamoto genera empatia con gli altri artisti presenti in mostra come Jiro Yoshihara\, leader del Gutai\, Georges Mathieu\, o Yasuo Sumi\, tutti artisti che meritano il plauso per aver scardinato il concetto di arte\, presentandola con sorprendente schiettezza nel suo stato più primitivo. L’azione scompare ma il loro spirito vive attraverso l’assalto\, la potenza\, delle loro opere.
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SUMMARY:JOHN CAGE E SHOZO SHIMAMOTO. Il silenzio come musica. La pittura come azzardo.
DESCRIPTION:29 aprile 2022\nSTART ORE 18:30\nCIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea\nVia del Campanile 13\, Foligno \nEvento conclusivo della mostra “SHOZO SHIMAMOTO / GRANDI OPERE” \n\nMarco Scolastra (pianoforte)\nItalo Tomassoni (voce narrante) \nJohn Cage e Shozo Shimamoto. Il silenzio come musica. La pittura come azzardo. è l’evento con cui\, al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno\, si conclude il progetto espositivo “SHOZO SHIMAMOTO / GRANDI OPERE” di Fondazione Morra di Napoli\, a cura di Italo Tomassoni. \nL’attenta retrospettiva ha ripercorso le esperienze dell’artista giapponese dagli anni d’esordio alle performance realizzate in Italia nei primi anni del XXI secolo\, facendo emergere i numerosi intrecci fra la cultura d’appartenenza e le contemporanee ricerche artistiche negli Stati Uniti d’America. \nLa portata rivoluzionaria delle sperimentazioni Gutai interessa le più rilevanti personalità occidentali del tempo; nel 1957 Michel Tapié si dirige verso il Giappone\, nel 1960 giungono Peggy Guggenheim e John Cage\, il quale tornerà nel 1962 in compagnia di Clement Greenberg\, Jasper Johns e Robert Rauschenberg per visitare l’Osaka Art Gallery\, dove si concentrano le forze creative del gruppo Gutai. \nNella totale assenza di regole e categorie\, le composizioni musicali Gutai emancipano l’elemento della casualità: Shimamoto\, nei contributi per il “Gutai Journal”\, chiarisce il suo rifiuto per la linearità della composizione. Come testimoniano alcune produzioni audio\, oggi conservate al Centre Pompidou di Parigi e all’Ashiya City Museum of Art and History\, protagonista delle sue composizioni musicali è la tonalità\, l’essenza materica del suono a discapito di una combinazione armonica degli elementi compositivi. Non casualmente\, nel 1966 Allan Kaprow definisce Shimamoto il “pioniere dell’happening”. \nA unire le ricerche artistiche di Shimamoto e Cage sono la sperimentazione performativa\, la volontà di terremotare qualunque categoria\, l’abbandono dei codici espressivi tradizionali e l’interesse per l’elemento della casualità\, dell’imprevisto. Entrambi gli artisti attivano un contesto d’azione che supera i limiti della notazione convenzionale (Cage) e del confine spaziale della tela (Shimamoto)\, attivando momenti di partecipazione collettiva e collaborativa con il pubblico. Presenza\, fisicità e nuova organizzazione degli spazi temporali: è in questi tre aspetti che si intrecciano le ricerche condotte da Shimamoto e Cage. \nAll’interno delle sale del museo\, in dialogo con le opere della mostra\, John Cage e Shozo Shimamoto. Il silenzio come musica. La pittura come azzardo. è dunque un’arena d’azione entro cui il pianista Marco Scolastra esegue dieci testi di John Cage\, La Monte Young ed Erik Satie\, intervallati da interventi di Italo Tomassoni. Un omaggio a due grandi voci della sperimentazione del XX secolo\, una manifestazione performativa che mira a tracciarne le coincidenze tecniche. \nL’evento è integralmente sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno. \nProgramma: \nERIK SATIE Gnossienne n.1; Vexations \nJOHN CAGE A Room; Ophelia; In a Landscape; Suite for Toy Piano (n.2); Seven Haiku \nLA MONTE YOUNG\nComposition 1960 #7 \nJOHN CAGE\n4’ 33’’; Bacchanale \nMarco Scolastra è pianista italiano e direttore artistico di AdM – Amici della Musica di Foligno. Diplomato al Conservatorio di Perugia sotto la guida del M° Franco Fabiani\, si è perfezionato con Aldo Ciccolini\, Lya De Barberiis\, Paul Badura-Skoda\, Joaquin Achúcarro e Katia Labèque. Ha suonato per le principali istituzioni musicali italiane e straniere in prestigiose sedi\, tra cui Auditorium Parco della Musica e Teatro dell’Opera di Roma; Teatro Regio di Parma; Auditorium dell’Orchestra “G. Verdi” di Milano; Teatro La Fenice di Venezia; Conservatorio “P. I. Čajkovskij” di Mosca; Tonhalle di Zurigo; Konzerthaus di Berna; Musikverein di Vienna. \nItalo Tomassoni è critico d’arte e curatore italiano\, direttore artistico del CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno dal 2009. Membro dell’AICA fin dal 1964\, ha collaborato con diverse testate giornalistiche\, tra cui “La Fiera Letteraria”\, “Avanti!”\, “Vogue”\, “Momento Sera”\, “Flash Art”\, e “Segno”. Negli anni ’70 ha lavorato con Alberto Burri alla costituzione della Fondazione Burri\, di cui è stato consigliere di amministrazione e membro del comitato scientifico. Nel 1999\, con il direttore Harald Szeemann\, ha curato per la 48ª Biennale di Venezia la retrospettiva dedicata a Gino De Dominicis. Nello stesso anno fonda l’Archivio Gino De Dominicis. Tra le mostre proposte sotto la sua direzione al CIAC ricordiamo: Spazio\, Tempo\, Immagine (2009); Calamitati da Gino\, con Giacinto Di Pietrantonio (2012); Vincenzo Agnetti\, con Bruno Corà\, (2012); Julian Schnabel e Carlo Maria Mariani (2013); Hermann Nitsch. O.M.T. Colore dal Rito (2017); Shozo Shimamoto. Grandi Opere (2021).
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SUMMARY:Shozo Shimamoto GRANDI OPERE
DESCRIPTION:19 settembre 2021 – 1 maggio 2022\nOPENING 18 settembre ORE 18:00\nCentro Italiano Arte Contemporanea – CIAC\nVia del Campanile 13\, Foligno\n \nA cura di Italo Tomassoni \nUn’ampia retrospettiva sull’artista giapponese Shozo Shimamoto (1928 – 2013)\, a cura di Italo Tomassoni\, aprirà al pubblico il 19 settembre al CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno\, dove resterà aperta fino al 1 maggio 2022. \n“SHOZO SHIMAMOTO / GRANDI OPERE” è una mostra realizzata in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli\, sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno\, con il supporto tecnico\, logistico e organizzativo dell’Associazione Shozo Shimamoto. L’esposizione permetterà uno sguardo attento e completo sul percorso del maestro giapponese\, dalle prime innovative sperimentazioni degli anni ’50 fino alle fino alle più importanti e spettacolari degli ultimi anni. Se\, infatti\, gli anni ‘50 di Shimamoto si svolgono tutti in Oriente\, e specificamente in Giappone\, gli anni Duemila vedono l’artista attivo in gran parte in Occidente\, ove egli realizza molte delle sue performance. La dialettica tra questi due momenti della sua creazione si svolge tutta all’interno di un unico e particolarissimo processo artistico. Negli anni Cinquanta inizia a lavorare a un nuovo modo di concepire e praticare la pittura\, dedicandosi a una pratica gestuale e segnica\, che si trasforma progressivamente in happening. In particolare\, “la forza del segno al quale Shimamoto affida il senso più autentico del suo messaggio\, condiziona la fluttuazione di tracciati scrittorei che non si presentano mai “chiusi” e si sviluppano invece liberamente nello spazio alla ricerca di passaggi inesplorati sulla spinta del loro interno vitalismo” (Italo Tomassoni\, dal testo di presentazione in catalogo). Viceversa\, i grandi eventi degli ultimi anni superano il segno a favore di una grande costruzione scenica avente una sua autonomia spettacolare ed espressiva\, realizzata in pubblico come unico evento estetico. Per Shimamoto\, infatti\, l’opera “si offre all’esperienza dell’artista e del pubblico come dipanata nel tempo sulla orizzontalità infinita di dislocazioni spaziali liquide e plurime” (Tomassoni\, ibid). \nIl Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno\, dopo il fermo dovuto al Covid-19\, riprende dunque la sua attività espositiva coltivando uno sguardo globale con questa retrospettiva di Shozo Shimamoto comprendente lavori di grande importanza storica. Dalle prime opere concepite nel contesto del Gruppo Gutai\, alle calligrafie giapponesi\, fino alle esplosioni di colore dei lavori realizzati in Italia. La scelta delle “Grandi Opere” privilegiata in questa mostra\, intende evidenziare   come la migliore creazione di Shimamoto sia consustanziale alla grande estensione della superficie pittorica\, elemento costitutivo dell’opera come totale pienezza e contemporaneamente come confine da superare continuamente attraverso il dispiegamento del colore e della materia. \nLe grandi tele di Shimamoto allestite nello spazio del CIAC coinvolgeranno lo spettatore in un percorso che parte dal gesto e dal segno\, per attraversare il colore e misurarsi con la materia fino a penetrare nei significati più profondi ed “altri” della forma. Tra cielo e terra il gesto artistico di Shimamoto genera\, con queste opere\, una empatia che va oltre il tempo e lo spazio. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Shozo Shimamoto Grandi Opere\, CIAC\, Foligno\, 2021 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Shozo Shimamoto Grandi Opere\, CIAC\, Foligno\, 2021 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Shozo Shimamoto Grandi Opere\, CIAC\, Foligno\, 2021 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Shozo Shimamoto Grandi Opere\, CIAC\, Foligno\, 2021 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:HENRIK STRÖMBERG - Refraction of Lightness
DESCRIPTION:16 ottobre 2019 – 31 gennaio 2020\nOPENING 12 OTTOBRE ORE 19:00\nAssociazione Shōzō Shimamoto – Palazzo Spinelli di Tarsia\nLargo Tarsia 2\, Napoli \nA cura di Chiara Valci Mazzara e Loredana Troise \n“Accumulando\, trasformando\, usando la fotografia e\ncreando volumi\, materializzando l’azione\,\nil mio gesto creativo vuole ‘con-fermare’\, sospendendolo\, un momento nel tempo.”    – Henrik Strömberg \nIl Quartiere dell’Arte\, programma ideato dalla Fondazione Morra e rivolto a promuovere una nuova consapevolezza dell’arte contemporanea sul territorio\, presenta un nuovo progetto espositivo concepito appositamente per Palazzo Spinelli di Tarsia\, sede dell’Associazione Shōzō Shimamoto. Gli spazi ospiteranno la mostra Refraction of lightness\, che si articola in un’installazione site specific e una serie di sculture e volumi in vetro dell’artista svedese Henrik Strömberg.\nLa mostra\, curata da Chiara Valci Mazzara (fontaine b. Berlino\, Parigi) e Loredana Troise\, è il frutto della collaborazione tra la Fondazione Morra e il Laboratorio Avella di Napoli con Gianluigi Prencipe.\nIl progetto è stato concepito partendo dall’indagine sul territorio\, sull’oggetto e sui materiali\, parallelamente all’ideazione dei volumi in vetro e la realizzazione di serigrafie che l’artista ha creato durante la residenza di circa tre mesi presso la Fondazione.\nNelle stanze di Palazzo Tarsia\, le sculture in vetro e l’installazione su larga scala formata da serigrafie si presentano come le due principali aree di densità dell’installazione\, determinando il polo attorno a cui ruotano ulteriori elementi assemblati\, accumulati\, organizzati nel panorama immersivo della mostra. Il lavoro di Henrik Strömberg è il risultato di un processo creativo di indagine sulla forma e sul contenuto\, sul volume e sul concetto\, la mutazione\, la moltiplicazione e la rifrazione del significato.\nLa mostra si presenta come un punto di incontro tra il lavoro di stampa\, scultoreo e pittorico. Materiali poveri e vivi come la carta\, vetro e giornali\, concorrono alla realizzazione di opere che permettono di immergersi in un panorama costituito da lavori organizzati in un ecosistema autosufficiente che\, suggerendo nuove forme\, crea nuovi contenuti. Dove ogni elemento diviene parte di un tutto. I soggetti delle stampe su carta ed elementi come negativi e collage rimandano ai significati e al valore che originariamente avevano\, ma sono ora arricchiti di una semantica addizionale\, mentre\, nel contempo\, i volumi in vetro riflettono la complessità del gesto creativo. La materia viene modellata e poi tradotta nell’uso di diversi media\, gli elementi si trasformano e\, infine\, i significanti agiscono sul contenuto. Nulla può essere isolato\, tutto muta come durante l’eruzione del magma vulcanico.\nNelle sale dedicate al maestro del gruppo Gutai\, i lavori e quelli dell’artista nordeuropeo si accostano nello spazio espositivo attraverso il sistema di riferimenti legato al gesto creativo. Contestualmente\, i riferimenti al surrealismo\, alla rivalutazione dell’oggetto trovato\, al ri-assemblaggio e dalla ri-costituzione della forma per agire sul contenuto vengono percepiti come elemento caratterizzante il lavoro di Strömberg.\nNei lavori su carta le radici dei significati del passato e – nei volumi scultorei – i riferimenti alle forme biologiche vengono percepiti attraverso l’immersione in una prospettiva alterata: Strömberg riduce la radice della forma polarizzando il contenuto e posizionandolo al centro della percezione dell’immagine. L’artista non vuole offrire un’interpretazione né una chiave di lettura del suo lavoro\, piuttosto innesca la nascita di una nuova esistenza del soggetto e dei suoi significati. Non venendo offerte interpretazioni o dirette analogie\, lo spettatore viene esposto a un risultato inaspettato e ad un contenuto evanescente\, quasi onirico.\nMentre l’installazione dei volumi e dei diversi componenti prende forma\, un ecosistema di referenze semantiche creato dalla combinazione tra elementi apparentemente disparati appare come una conseguenza logica. Elementi fotografici\, ritagli di negativi\, lavori su carta e volumi scultorei coesistono ma la loro creazione e organizzazione non è lasciata al caso\, piuttosto a una moltiplicazione di occasioni interpretative. I vari elementi concorrono a fornire una percezione più ampia\, come in una danza in cui ogni singolo elemento crea una maggiore armonia.\nLa sequenza di riflessi\, le porzioni di immagini e la verticalità dell’installazione prendono forma come un paesaggio immersivo attraverso il quale lo spettatore si muove\, assorbendo la complessità degli elementi\, mai ridondanti e sempre coerenti. Non esiste un’interpretazione unica ma piuttosto un caleidoscopio dato dall’uso di diversi media ugualmente coinvolti nel risultato finale.’’ \nChiara Valci Mazzara \nHenrik Strömberg (nato nel 1970) | con sede a Berlino (Germania) | si è laureato al Camberwell College of Art di Londra (Regno Unito) per poi conseguire un master all’Academy of Performing Arts FAMU di Praga (Repubblica Ceca) | lavora con l’idea di metamorfosi\, decadimento e trasformazione dei materiali\, oggetti scultorei e la loro documentazione fotografica\, nonché la decostruzione e la trasformazione dell’immagine del soggetto stessa insieme con il significato e il significante| le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in Germania\, Italia\, Svezia\, Svizzera\, Regno Unito\, Polonia\, Francia\, Repubblica Ceca e Stati Uniti\, e acquisite da numerose collezioni in Europa e negli Stati Uniti\, tra cui: Alexander Tutsek-Stiftung\, Munich Germany – Ann Wolff Foundation\, Sweden – Christine Symchych Collection\, USA\, – Kultur Hässleholm\, Sweden – Mecklenburgisches Künstlerhaus\, Schloss Plüschow\, Germany – La Luxembourgeoise SA\, Luxemburg.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020\nHenrik Strömberg\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				“Double Negative”\, serigrafia\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020\nHenrik Strömberg\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Shozo Shimamoto - Spazio nel Tempo
DESCRIPTION:13 giugno – 6 agosto 2018\nOPENING 13 GIUGNO ORE 18:00\nFondazione Sant’Elia\nVia Maqueda 81\, Palermo \nA cura di Achille Bonito Oliva \n“Un colore senza materia non esiste. Se in procinto di creare non si getta via il pennello\, non c’è speranza di emancipare le tinte. Senza pennello le sostanze coloranti prenderanno vita per la prima volta. Al posto del pennello si potrebbe usare con profitto qualsivoglia strumento. Per iniziare\, le nude mani o la spatola da pittura. E poi ci sono gli oggetti adoperati dai membri del gruppo Gutai: annaffiatoi\, ombrelli\, vibratori\, pallottolieri\, pattini\, giocattoli. E poi ancora i piedi\, o le armi da fuoco\, o altro. E in tutto ciò potrebbe anche ricomparire il pennello\, perché non vi è dubbio che in simili elaborazioni innovatrici qualcosa del passato torna in essere.”\n \nShozo Shimamoto | Bollettino «Gutai»\, n.6 Ōsaka\, 1957 \nA metà degli anni Cinquanta\, l’artista giapponese Shozo Shimamoto\, nella piccola città di Ashiya (Hyogo) inizia la sua avventura con un lavoro creativo realizzato in pubblico\, un giar­dino dove lui e altri artisti realizzano opere\, frut­to di un’attività performativa nella quale il fare l’opera è sincronico al contemplare del pubblico\, con tutte le interferenze di un evento in diretta. Allontanandosi dalla tradizione surrealista e dagli stimoli di Duchamp\, il gruppo di artisti Gutai si afferma gridando in nome di una nuova creatività che cede all’impulso. Un’ampia retrospettiva sull’artista giapponese\, a cura di Achille Bonito Oliva\, si inaugura il 13 giugno alle ore 18 a Palermo\, alla Fondazione Sant’Elia dove resterà fino al 6 agosto. “SHOZO SHIMAMOTO / SPAZIO NEL TEMPO” è un progetto della Fondazione Morra di Napoli con il supporto tecnico\, logistico e organizzativo dell’Associazione Shozo Shimamoto\, in collaborazione con la Fondazione Sant’Elia. Uno sguardo attento e completo sul percorso dell’artista giapponese\, dalle prime innovative sperimentazioni degli anni ‘40 e ’50\, fino alle performance degli ultimi anni. Se\, infatti\, gli anni ‘50 di Shimamoto sono tutti in Oriente\, perché hanno luogo in Giappone\, gli anni Duemila sono in gran parte in Occidente\, perché è proprio qui che hanno luogo alcune delle più importanti performance del maestro. La dialettica tra questi due momenti storici racconta di un singolare\, importante ed unico processo artistico. Negli anni ‘50 Shimamoto inizia a lavorare come pittore e proprio in nome di un nuovo modo di concepire e praticare la pittura\, inizia a dedicarsi all’azione\, che si trasforma progressivamente in happening. Viceversa\, i grandi eventi italiani degli ultimi anni rivelano un percorso inverso: c’è una grande costruzione scenica con una sua autonomia spettacolare\, che si riflette dentro la realizzazione di opere che di quel momento rappresentativo pubblico\, sono il risultato. “Il tentativo è quello di allargare il più pos­sibile lo spazio estetico del gesto\, inglobare la ter­ra ed il cielo. (…) In definitiva\, Shimamoto è un nomade samurai del­l’arte che riesce ad andare a bersaglio\, assistito dal caso intelligente di un processo creativo che vuo­le bucare l’inerzia del mondo e dare energia alla comunità degli uomini”\, scrive Achille Bonito Oliva. \nSono in mostra alla Fondazione Sant’Elia lavori di grande importanza storica\, dalle prime opere con il gruppo Gutai alle bellissime esplosioni di colore dei lavori realizzati in Campania. E\, per la prima volta in Italia\, verranno esposti anche i lavori su carta degli anni ’50. In occasione della mostra\, sarà stampato un catalogo a colori con testi di notevole rilevanza storica e critica. La retrospettiva su Shozo Shimamoto è tra gli eventi di punta del grande cartellone di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018  Shozo Shimamoto  © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n \n 
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