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SUMMARY:Ada Lombardi - " Arte Contemporanea. Oriente e Occidente. Dal 1945 ad oggi"
DESCRIPTION:Sabato 4 Maggio 2019\nINIZIO ORE 18:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nIntervengono Ada Lombardi\, Mario Franco\, (regista e storico del cinema)\, Andrea Viliani\, (Direttore del MADRE-Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli)\, coordina Loredana Troise\, (del Dipartimento Arti Visive – Fondazione Morra). \nIl volume\, pubblicato nel 2018 da StreetLib\, traccia un quadro dell’arte contemporanea a partire dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri nel confronto tra Oriente ed Occidente.\nIn particolare\, lo studio di Ada Lombardi è ispirato dal saggio di Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé”\, in cui l’autrice ripercorre la storia letteraria femminile e rivendica\, per le donne dell’Inghilterra del XIX secolo\, la possibilità di partecipare al mondo culturale\, fino a quel momento esclusivo appannaggio maschile.\nPartendo dalle considerazioni di Virginia Woolf per cui\, dove non ci sono strumenti (libertà economica o di uguali diritti\, ecc.)\, è impossibile sviluppare la creatività\, soprattutto nei ruoli o fasce sociali maggiormente impedite dall’assenza di libertà\, Ada Lombardi impronta il suo studio sull’arte contemporanea\, come si sia sviluppata soprattutto in alcune nazioni ma non in altre\, e come la sua evoluzione sia legata non solo agli eventi storici\, ma a un dialogo continuo tra Est e Ovest. Questo dialogo si è intensificato dopo la Seconda Guerra Mondiale\, riflettendo la fine del colonialismo europeo e il crescente potere economico delle nazioni orientali.\nAda Lombardi ha scelto di avere un approccio insolito nel suo libro per parlare dell’arte contemporanea: usa l’analisi storica e sociologica come punto di partenza per esaminare le somiglianze culturali\, piuttosto che le barriere culturali\, analizzando e valorizzando soprattutto i punti in comune e i prestiti culturali tra un’area e un’altra. Grazie a questo approccio\, il libro traccia un mondo in cui l’influenza artistica non è limitata da meri confini o\, peggio\, da approcci basati su pregiudizi culturali. \nIn occasione della presentazione verranno proiettati in loop film di Jonas Mekas\, parte degli Archivi Mario Franco. \n  \nAda Lombardi è docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Roma.\nNata a Roma si è laureata all’Università La Sapienza di Roma. L’autrice ha scritto libri\, saggi e cataloghi\, ha curato mostre\, compresa la sezione di Arti Visive della Biennale di Venezia in collaborazione con la Japan Foundation. Inoltre\, ha insegnato Storia dell’Arte Contemporanea nelle Accademie italiane dal 1991.\n 
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 8° INCONTRO
DESCRIPTION:24 aprile 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n8° INCONTRO – Luis Buñuel \nL’angelo sterminatore\nTitolo originale El angel exterminador\nUn film di Luis Buñuel\nCon Silvia Pinal\, Enrique Rambal\, Jacqueline Andere\, José Baviera\, Augusto Benedico.\nb/n durata 95 min\nMessico 1962 \nUn gruppo di borghesi è invitato dopo l’Opera a cenare a casa di amici. Alla fine della serata\, quando è tempo di andare a casa\, le persone non riescono a superare una linea immaginaria al di là del salotto in cui si trovano. Passano i giorni\, e tutti perdono prima l’educazione\, poi la personalità\, poi la dignità. Un incubo freudiano\, mescolato a un’ironica critica sociale\, anche se Buñuel\, metteva in guardia i critici dall’indagare esoterici significati nascosti. Nel film c’è il tema\, più volte proposto dal regista spagnolo\, dei vizi della borghesia\, dell’ipocrisia attraverso la quale si tenta di esorcizzare la paura della vita e della morte. Il lusso e la cultura sono elementi fittizi\, ostentazione di falsi valori. L’opera\, tratta da una pièce teatrale di José Bergamin dal titolo Los Naufragos\, possiede una forte contemporaneità dovuta sia all’idea vincente (una sorta di drammatico Grande Fratello all’interno di un salotto borghese)\, sia alla narrazione surreale\, angosciante. Buñuel è sempre stato uno sperimentatore che ha dato un contributo originale alla cultura del Novecento. \nLuis Buñuel\nAttivo dagli anni Venti al 1977\, Buñuel\, fin dagli esordi surrealisti in Francia\, ha rivoluzionato il linguaggio filmico\, imponendosi come inesausto fustigatore delle ipocrisie umane\, da lui affrontate con sguardo lucido\, ferocemente ironico e mai convenzionale. Rivedere e ripensare i suoi film significa attraversare l’intera cultura del ‘900: letteratura e arti figurative\, modernismo e avanguardie\, psicanalisi e surrealismo\, pensiero critico e contestazioni.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 7° INCONTRO
DESCRIPTION:17 aprile 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’arte contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n7° INCONTRO – Luis Buñuel \nCime Tempestose \nUno dei film meno visti di Buñuel. \nPartendo dal celeberrimo romanzo di Emily Bronte\, Buñuel costruisce in “Abismos de Pasion” (questo il titolo originale) un racconto gotico sospeso tra la vita e la morte ed un amore che supera la morte in una indimenticabile sequenza erotico-necrofora. Il concetto di “amour fou” al quale si riferisce il regista spagnolo\, costituisce uno dei capisaldi teorici del surrealismo\, un amore totalmente libero da qualsiasi tentativo messo in atto dalla morale borghese e dalla Chiesa per costringerlo entro schemi prefissati. (Il concetto di “amour fou” fu teorizzato da André Breton nel 1937). Il “Tristano e Isotta” di Wagner sottolinea l’andamento tragico del film e giustifica il finale necrofilo che\, “è ben oltre e molti non possono capirlo” come disse lo stesso Buñuel. La versione che presentiamo\, in originale sottotitolata\, rende giustizia all’atmosfera buñueliana\, tradita dal doppiaggio italiano.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 6° INCONTRO
DESCRIPTION:10 aprile 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’arte contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n6° INCONTRO Luis Buñuel \nSimon del desierto\nRegia: Luis Buñuel\nInterpreti: Claudio Brook\, Silvia Pinal\, Hortensia Santoveria\, Enrique Del Castillo\, Jesus Fernandez\nMessico\, 1965 \nLeone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia 1965\, il film è un capolavoro incompiuto in cui si racconta la storia\, ambientata nel 400 D.C.\, di un monaco stilita che trascorre sei anni sulla cima di una colonna nel deserto siriano. L’insolita durata (45 minuti) fu dovuta a problemi di produzione che spinsero Buñuel a concludere il progetto prematuramente. Il diavolo (interpretato dalla bella Silvia Pinal\, moglie del produttore) avrà ragione dell’ascetica volontà del monaco\, scaraventandolo in pieno 1900\, in un locale notturno di New York. \nLas Hurdes – Terra senza pane\nRegia: Luis Buñuel\nCommento basato su Las Hurdes di Maurice Legendre. Musica: Sinfonia n. 4\nOp. 98 di J. Brahms. Spagna\, 1933\, 30’. \n“Saggio cinematografico di geografia umana” attraverso una regione della Spagna\, a soli 100 Km da Salamnaca\, sterile e inospitale. Luogo brullo\, infernale\, in cui dominano malattie – la malaria\, il gozzo – per le cui strade e mulattiere abbondano “nani e cretini”\, frutto della mancanza d’igiene e degli incesti. Un reportage voluto da un amico anarchico\, Ramon Acin (poi fucilato con sua moglie dai franchisti)\, di una violenza quasi insopportabile\, considerato uno dei più bei documentari politici mai girati. Il film vu vietato a lungo nella Spagna fascista di Franco e boicottato sia in Italia che in Francia anche a causa della sua breve durata. \nLuis Buñuel\nAttivo dagli anni Venti al 1977\, Buñuel\, fin dagli esordi surrealisti in Francia\, ha rivoluzionato il linguaggio filmico\, imponendosi come inesausto fustigatore delle ipocrisie umane\, da lui affrontate con sguardo lucido\, ferocemente ironico e mai convenzionale. Rivedere e ripensare i suoi film significa attraversare l’intera cultura del ‘900: letteratura e arti figurative\, modernismo e avanguardie\, psicanalisi e surrealismo\, pensiero critico e contestazioni.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 5° INCONTRO
DESCRIPTION:03 aprile 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n  \n5° INCONTRO – Surrealismo al Cinema (Man Ray\, Luis Buñuel\, Jean Cocteau) \nMan Ray\nL’ETOILE DE MER\n1929 (versione originale sottotitoli italiani). \nMan Ray mette in scena una poesia di Robert Desnos\, scrittore che aderì giovanissimo al movimento surrealista e pubblicò un libro\, La liberté ou l’amour (1927) condannato e censurato per il suo argomento erotico. Fece parte\, con Aragon\, del partito comunista francese. Morì a Terezin\, Cecoslovacchia\, nel 1945 dopo esser stato deportato in campo di concentramento nazista. \nLuis Buñuel\nUN CHIEN ANDALOU\n1929 (versione originale\, sottotitoli italiani). \nIl più famoso film delle avanguardie storiche. Un capolavoro surrealista. L’occhio tagliato è metafora del cinema come arte della visione ma anche dell’assunzione di diversi e nuovi sistemi percettivi\, sovvertimento della posizione passiva e statica dello spettatore. \nJean Cocteau\nLE SANG D’UN POÈTE\n1930 (sonoro\, versione originale). \nOpera prima commissionata dal visconte Charles de Noailles (mecenate dei surrealisti\, produttore anche de L’Age d’or di Buñuel). Il film dovette subire le reazioni ostili\, borghesi e clericali. È stato il primo film francese a utilizzare una voce fuori quadro che allude alla presenza di un mondo nascosto\, la cui rivelazione rende credibile il mondo mostrato nell’immagine\, inducendo nello spettatore un abbandono alle leggi proprie di un universo di poesia\, meno legato a vincoli di verosimiglianza. \n«Gli specchi farebbero bene a riflettere un po’ di più prima di rimandare le immagini» (J. Cocteau)
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 4° INCONTRO
DESCRIPTION:27 marzo 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n4° INCONTRO – Surrealismo al Cinema (René Magritte\, Max Ernst\, Man Ray\, Fernand Léger) \nOmaggio a René Magritte: una rara intervista con il grande artista e Les Amants\, l’unico film da lui girato\, in maniera amatoriale\, con la moglie Georgette Berger (1952). \nDesire di Max Ernst (1949) Classico esempio di “amour fou” con una coppia di amanti indecisi tra sogno e frustrazioni. Lo stesso Ernst partecipa al film. A colori\, in veste di autorità censoria con fascia rossa su abito da cerimonia. \nLe mistyère de chateau de dès di Man Ray (1929) Ispirato a un verso di Mallarmé: “un lancio di dadi non abolirà mai il caso”\, il film è dedicato alla viscontessa di Noailles\, mecenate di Man Ray\, e alla sua lussuosa residenza. \nThe Girl with the Prefabricated Heart di Fernand Léger (1949) Léger si diverte sull’uso americano dei matrimoni seriali\, mettendo in scena una pantomima di manichini sulle note di una popolare canzone cantata da Libby Holman. \nTra le avanguardie degli anni ’20 quella più “rivoluzionaria” è rappresentata dal movimento surrealista. Il territorio che si propongono di esplorare gli artisti del surrealismo è quello dell’inconscio. È il movimento artistico più popolare del ‘900. Il termine si è così diffuso che oggi «surreale» è comunemente usato per designare quel che c’è di strano\, sovrannaturale o inaspettato. Una delle credenze di base del surrealismo\, come stabilito dal “Manifesto” del 1924 di André Breton\, suo creatore\, è stata l’«amour fou»: cioè l’amore ossessivo\, il genere di amore che travolge i sensi e trascina senza controllo nel vortice dei sentimenti. Per Breton il sogno è il luogo dove si manifestano tutte le pulsioni e i desideri repressi dalla censura rappresentata dalla norma borghese. I surrealisti vogliono fare emergere il lato inconscio di ognuno\, un lato primitivo e perturbatore dell’ordine costituito. Nelle sue espressioni più alte\, il cinema surrealista è davvero un’arte sovversiva che porte alle estreme conseguenze la visione onirica e paradossale della grande pittura similare di un Dalì\, di un Magritte\, di un Max Ernst. Si potrebbe anche dire che tutto il cinema è un po’ surrealista se è vero che lo schermo è come una finestra aperta sui sogni\, sugli incubi\, sui mostri\, sui fantasmi e sulle passioni proibite di tutti noi.
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SUMMARY:LA DIGESTION - Musica ascoltata raramente III edizione
DESCRIPTION:23 marzo – 5 maggio 2019\nPRIMO APPUNTAMENTO 23 MARZO ORE 20:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nSi svolgerà dal 23 marzo al 4 maggio 2019 la terza edizione de LA DIGESTION – musica ascoltata raramente\, festival dedicato alla musica di ricerca e ai nuovi linguaggi dell’arte sonora contemporanea\, ideato dall’associazione Phonurgia (fondata dai giovani artisti napoletani Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, in collaborazione con l’associazione E-M Arts e la Fondazione Morra. \nIl festival\, ormai punto di riferimento per la ricerca musicale non solo italiana\, anche quest’anno presenta una line up di profilo internazionale e di eccellenza artistica. Si apre con i concerti di David Moss e Tomoko Sauvage\, due figure fondamentali della sperimentazione sonora contemporanea\, che si esibiranno all’interno di Casa Morra\, luogo di sperimentazione e di formazione\, da sempre attenta agli eventi interdisciplinari. L’artista giapponese Tomoko Sauvage\, residente a Parigi e affascinata dal suono dei fluidi\, si servirà di ampolle e speciali microfoni per amplificare la caduta di gocce d’acqua per creare il suo “sintetizzatore naturale”\, dando vita a un’atmosfera rarefatta e liturgica. Partendo dall’ascolto di Anayampatti Ganesan\, il celebre virtuoso indiano del jal tarang\, strumento a percussione costituito da ciotole piene d’acqua\, la Sauvage amplifica gocciolii\, bolle e onde\, e grazie agli idrofoni\, crea paesaggi sonori ipnotici e onirici. David Moss\, vocalist e compositore tra i più riconosciuti a livello mondiale\, collaboratore di Luciano Berio\, John Zorn e Frank Zappa\, nonché direttore e co-fondatore dell’Institute for Living Voices di Berlino\, si esibirà come solista usando la voce in modo istrionico e innovativo\, per poi essere accompagnato dal Provokalia Choir\, un coro di volontari reclutati in loco e formati dallo stesso Moss attraverso un laboratorio organizzato il giorno prima del concerto. David Moss è un pioniere della forma del concerto da solista per voce e un maestro della poesia sonora. Il potere e la passione della voce umana sono fisici\, seducenti e sorprendenti e ogni esibizione del Provokalia Choir è un caleidoscopio di frasi\, loop\, trame\, timbri\, canti e danze vocali. Casa Morra diviene ancora una volta luogo di ricerca e sperimentazione\, confermandosi spazio poliedrico attento alla conoscenza e alla diffusione delle arti performative e multimediali\, dal passato arrivando al presente. \nSempre più piattaforma volta ad approfondire le tematiche e le correnti che hanno attraversato la musica sperimentale contemporanea\, il festival LA DIGESTION dedica un’intera giornata alla musique concrète (musica concreta)\, la pratica compositiva legata all’uso di suoni e rumori concreti\, registrati nel quotidiano e trasformarti in mezzi creativi. La possente navata della Chiesa di S. Potito sarà la quinta scenografica dei concerti di François Bonnet\, noto come musicista con lo pseudonimo di Kassel Jaeger e direttore dell’INA-GRM di Parigi\, spazio nativo della musica concreta; e di Lionel Marchetti e Jérôme Noetinger\, tra i più importanti rappresentanti della corrente e creatori del cosidetto cinéma pour l’oreille (cinema per l’orecchie)\, una modalità sonora che li lega al maestro dell’audiovisione Michel Chion e al collettivo dei Metamkine. I tre artisti faranno della navata della Chiesa di S. Potito un tempio per l’ascolto multicanale\, un acusmonium\, un’architettura di altoparlanti che darà corpo ad una vera e propria esperienza acustica tridimensionale. I concerti saranno preceduti nel pomeriggio da un incontro di studio\, durante il quale i tre musicisti sveleranno i segreti del loro lavoro artistico. \nNell’intento di ricostruire la dimensione estetica e approfondire gli aspetti teorici della musica\, La Digestion propone gratuitamente un seminario della durata di tre giorni a cura del filosofo Carlo Serra\, docente di Teoria dell’immagine e del suono e di Filosofia della Musica all’Università della Calabria. Il seminario sarà una riflessione sul rapporto suono-mondo e sull’ascolto come dimensione conoscitiva e formativa\, affrontata con gli strumenti della filosofia e dell’etnomusicografia. \nIl network de LA DIGESTION\, per la sua terza edizione\, accoglie due nuove realtà europee attive nella ricerca e nella promozione dell’arte sonora: In Situ Contemporary Art Foundation di Sokolowsko (Polonia) e N.K. Projekt di Berlino\, con le quali genera un nuovo progetto\, MUSICA SANAE\, teso ad esplorare il legame tra musica e medicina\, e più in generale tra arte e cura del sé\, attraverso la realizzazione di opere sonore\, installazioni e lavori di ricerca ad hoc\, affidati ad artisti e ricercatori tra i più rappresentativi della scena internazionale contemporanea. L’approccio alla materia sonora diviene visivo\, cinematografico e corporeo\, in quanto è il corpo ad offrire l’occasione di essere crocevia di comunicazione\, suono e immagini. Location d’eccezione sarà il bellissimo e prestigioso Maschio Angioino\, che aprirà i suoi spazi\, interni ed esterni\, ai suoni\, ai gesti e alle parole degli artisti\, trasformandosi in una “cittadella della musica”. La porosità degli scavi archeologici incontrerà la struttura austera della Sala dei Baroni in un rimando di riverberi che riecheggeranno per due giorni in tutto il castello. Ad esibirsi all’interno del progetto MUSICA SANAE saranno: Okkyung Lee\, Felicia Atkinson\, Anthony Pateras Pseudacusis (con C. Mallozzi\, R. La Foresta\, M. Majkowski\, G. Lebik\, T. Bertoncini\, L. Capece)\, FIS\, C.M. Von Hausswolf\, Croatian Amor\, Rudolf Eb.er\, Erik Bunger\, Luciano Chessa\, Michal Libera\, Barbara KingaMajewska& Tony Di Napoli\, Eks\, E-cor\, InconsolableGhost\, lesénérves\, SeppoRenvall. Il programma sarà\, inoltre\, arricchito da una selezione di film a cura di Raffaella Morra e da sedute di massaggio sonoro\, che si terranno su prenotazione\, a cura del duo francese Phonoscopie. \nIL PROGRAMMA\nDavid Moss [USA/DE] + Tomoko Sauvage [JP/FR]\nsabato 23 marzo\nCasa Morra\, Salita S. Raffaele\, 20C\nKassel Jaeger + Lionel Marchetti & Jérôme Nœtinger [FR]\nsabato 13 aprile\nChiesa di San Potito\, Via Salvatore Tommasi\, 65\nSeminario a cura del prof. Carlo Serra\nda martedì 16 a giovedì 18\nCasa Morra\, Salita S. Raffaele\, 20C\nMusica Sanae – festival su musica e medicina [Napoli\, Sokolowsko\, Berlino]\nvenerdì 3 e sabato 4 maggio\nMaschio Angioino\, Via Vittorio Emanuele III\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				David Moss\, LA DIGESTION Musica ascoltata raramente 3 edizione\, Casa Morra\, Napoli 2019 \n				\n			\n				\n			\n				\n				David Moss\, LA DIGESTION Musica ascoltata raramente 3 edizione\, Casa Morra\, Napoli 2019 \n				\n			\n				\n			\n				\n				Tomoko Sauvage\, LA DIGESTION Musica ascoltata raramente 3 edizione\, Casa Morra\, Napoli 2019
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Hans Werner Henze\, incontro con Nina di Majo e Mario Martone
DESCRIPTION:21 marzo 2019\nINCONTRO E PROIEZIONE dalle 19:00 alle 21:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nRassegna “Voci e altri invisibili”\n“Hans Werner Henze: la musica\, l’amicizia\, il gioco”\nconversazione con Nina di Majo\, Mario Martone e Bruno Roberti\nmodera Mario Franco\nA seguire: proiezione del film documentario \nDopo l’inaugurazione in Sala Assoli con “Eloquenza delle lacrime” di Benedetto Sicca\, Casa Morra è lieta di ospitare la rassegna “Voci e altri invisibili”.\nGiovedì 21 marzo\, a partire dalle 19.00\, nella Sala Shimamoto di Casa Morra si terranno l’incontro con Nina di Majo e Mario Martone e la proiezione del film documentario “Hans Werner Henze: la musica\, l’amicizia\, il gioco”. \nIl documentario diretto da Nina di Majo racconta la vita di Hans Werner Henze\, compositore omosessuale\, tedesco\, residente in Italia\, noto per le sue opinioni politiche marxiste e il loro influsso sulla sua opera. (Gütersloh 1926)\nIl film è un viaggio attraverso una vita inquieta\, quella di un uomo posseduto dalla musica\, il suo percorso artistico ed esistenziale\, tra momentanei smarrimenti e continue trasformazioni\, fratture strazianti e bagliori di serenità. “Valorizzando il bellissimo materiale dell’istituto Luce\, ripercorriamo\, attraversando i dolori del compositore e l’insofferenza nella casa paterna\, le tappe del nazismo e gli orrori della guerra – racconta la regista -. Lo studio della composizione musicale verrà indagato attraverso le interviste a coloro che lo hanno conosciuto e studiato (Roland Baoer\, Alessio Vlad\, Nanà Cecchi\, Pierluigi Pizzi\, Gioacchino Lanza\, Ilaria Borletti Buitoni\, Nuria Nono\, Massimo Cacciari) e che hanno collaborato con lui. E poi la musica che prende il volo\, nell’adorata Italia\, il sud dionisiaco e liberatorio\, Napoli\, il San Carlo\, il glamour italiano (degli anni ’55-’75)\, Ischia\, Piedigrotta e l’utopia della vita mediterranea che si realizza. A Napoli l’amore tra Hans Werner Henze e la poetessa Ingeborg Bachamnn\, che nasce e muore raccontato nella lettura del carteggio “Lettere da un’amicizia”. E poi\, partitura dopo partitura (Pollicino\, Il Principe di Homburg\, Der Junge Lord\, Elegia per due giovani amanti\, Gogo no Eiko)\, in bilico fra sperimentalismo e tradizione\, il racconto dell’esperienza del compositore e della nascita della scuola “Cantiere di Musica” di Montepulciano. Henze decide di seguire un personalissimo concetto di bellezza\, sempre pronto a varcare i confini\, nella musica\, in politica\, come nel privato”. \nHANS WERNER HENZE: LA MUSICA\, L’AMICIZIA\, IL GIOCO.\nRegia: Nina di Majo\nProduzione: Nina di Majo – Red Velvet\nISTITUTO LUCE.\nMontaggio: Diego Zucchetto. Color Correction Alessandro Abate.\nCon il sostegno della Film Commission Campania\, Lombardia e Toscana. Con la partecipazione dell’Istituto Cantiere di Musica di Montepulciano\, che mette a disposizione il materiale di archivio e fotografico.\n“Lettere da un amicizia”. Carteggio\, EDT. (Ingeborg Bachamnn- Hans Werner Henze).\nL’istituto Luce mette a disposizione del film documentario il suo preziosissimo materiale di repertorio\, riguardante la Storia di Italia tra gli anni 1935 e 1970\, che verrà oltremodo valorizzato. Materiale che verrà utilizzato con eleganza e maestria per raccontare la vita del compositore tra gli orrori del nazismo\, la bellezza dell’ Italia del sud\, Napoli\, Ischia\, Il teatro San Carlo di Napoli e il glamour di quegli anni\, ma anche Piedigrotta\, e le sfilate dei carri\, i pescatori e il mare. \n 
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 3° INCONTRO
DESCRIPTION:20 marzo 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n3° INCONTRO \nViking Eggeling\nDIAGONAL SYMPHONIE / [Sinfonia diagonale] (1923-24/25)\nDir.: Viking Eggeling; 35mm\, 7’50″;restored by Svenska Filminstitutet / Cinemateket. \nUn film mitico\, che conferma la straordinaria progettualità del lavoro di Eggeling che ha riprodotto\, nell’astrazione controllata di più di 7000 disegni la scansione musicale di una “sonata”. Un’opera perfino paradossale per rigore e coerenza formale\, che rimane unica ed irripetibile anche a causa della morte\, quasi contemporanea alla prima proiezione\, dell’autore che non ha potuto proseguire nelle sue ricerche. \nHans Richter\nRHYTHMUS 21 (1921?/25)\nDir.: Hans Richter; 35mm\, 65m\, 3’30″ (16 fps)\, Münchner Stadtmuseum / Filmmuseum. \nRichter esplora la trasformazione dinamica di segni nel tempo\, un tempo armonico collegabile all’espressione musicale (Richter era\, tra l’altro\, amico di Ferruccio Busoni). E se in questi primi esperimenti filma\, con la tecnica dell’animazione a carton decoupé\, figure astratte\, pure e regolari: “il ritmo\, ovvero l’articolazione delle unità di tempo\, costituisce la sensazione per eccellenza che può provocare ogni espressione del movimento nell’arte del cinema”. \nFILMSTUDIE (1926)\nDir.: Hans Richter; ph.: Hans Richter\, Endrejat; mus.: partitura tratta da “La Création du monde” di Darius Milhaud; 6’ (16 fps)\, Nederlands Filmmuseum. \nRichter si avvicina alla tematica surrealista in questo film basato\, per sua stessa ammissione\, su un sogno\, e che rappresenta il tramite espressivo-tecnologico per verificare l’attendibilità del passaggio tra l’astrazione grafica e il suo equivalente formale e ritmico ricavabile da rielaborazioni della realtà. \nOskar Fischinger\nSTUDIE NR. 5 in jazz (1929)\nProgetto per una sincronizzazione musicale dal vivo. I tratti\, semplici ed essenziali\, schizzati a carboncino e poi presentati nell’ulteriormente fascinoso indistinto del negativo\, si formano\, si raggruppano\, pulsano. \nEIN FORMSPIEL / [A FORM-PLAY] (1927)\nDir.: Oskar Fischinger; 35mm\, color\, 6’10″ Deutsches Filmmuseum. \nUno degli esperimenti di Fischinger in epoca pre-sonora\, da sonorizzare in performances di musicisti con effetto\, diremmo oggi\, multimediale. Il fascino dell’astrazione in costante mutazione\, con molti passaggi speculari\, con l’esplosione pulsante e continua delle figure regolari in evoluzione. Parte del materiale qui colorato con i classici sistemi del muto\, diventerà la sperimentazione del sistema Gasparcolor. \nMÜNCHEN-BERLIN WANDERUNG [Viaggio da Monaco a Berlino] (1927)\nDir.\, ph.: Oskar Fischinger; 16mm\, 4’ (18 fps)\, Deutsches Filmmuseum. \nImmagini saltellanti di visi\, di corpi\, di animali\, di nuvole\, di paesaggi\, fotogrammi bruciati\, ricordo del suo viaggio tra le due città\, che nella concreta astrazione tipica solo del cinema\, evocano la rappresentazione del processo della memoria. Fischinger utilizza la tecnica del fotogramma singolo così come farà in seguito il più importante film-maker dell’underground americano\, Jonas Mekas. \nMan Ray\nLE RETOUR A LA RAISON (1923)\nNel film l’artista americano\, appena trasferitosi a Parigi\, utilizza la tecnica della rayografia (fotografia a contatto) di cui fu il pioniere. Si vedono scorrere sullo schermo degli oggetti di uso comune come molle\, chiodi\, illuminazioni notturne\, la scritta “dancer” con fumo di sigaretta\, giochi di luci ed ombre sul muro ed infine il seno nudo di Kiki de Montparnasse\, musa-modella in molte opere di Man Ray. \nEMAK BAKIA a cinépoéme [Leave Me Alone] (1926)\nCon Kiki de Montparnasse e Jacques Rigaut \nUna lunga serie di immagini secondo l’accostamento incongruo surrealista\, rayogrammi ed effetti ottici girevoli: luci\, fiori\, unghie. Costruzioni di legno e sagome di cartone ch mimano il movimento umano. Una donna in auto guida lungo le strade di campagna. Animali da fattoria. Lei scende dall’auto e balla al suono di un grammofono: gambe danzanti\, mare\, pesci che nuotano\, forme geometriche\, vetri tagliati. Un uomo si toglie il colletto inamidato. Una ragazza ha gli occhi dipinti in modo appariscente. Quando apre le palpebre\, scopriamo i suoi veri occhi. \nFernand Léger\nLE BALLET MECANIQUE (1924)\nD. Fernand Léger\, Dudley Murphy; fotografia: Dudley Murphy\, Man Ray; musica: Georges Antheil. \nGeorge Antheil\, un musicista dissacratore e originale detta il ritmo del film. La sagoma disarticolata di Charlot presenta il balletto meccanico. Una donna si dondola sull’altalena\, in giardino. Irrompono oggetti: una paglietta\, dei numeri\, bottiglie di vino\, un triangolo bianco. Risplendono le labbra di Kiki. Ruote\, pendoli\, uno specchio convesso che oscilla; un pendolo\, un caleidoscopio; forme geometriche bianche su sfondo nero; occhi che si aprono e si chiudono; una testa maschile appare nel caleidoscopio; lo stampo per un budino\, un fiore; un pappagallo; forme geometriche\, una trottola nel caleidoscopio; piedi in marcia; auto che passa; giostre; pistoni e stantuffi; trottola\, fruste da cucina; donna che sale le scale (ripetuta molte volte); sorriso enigmatico; zeri\, parole (“on a volé un collier de perles de 5 millions”); occhio; ciambella che ruota; parole e numeri; un pupazzo che si avvicina e si allontana; cerchio; il volto della donna nel caleidoscopio che passa da serio\, a triste\, a felice; oggetti in movimento; paioli in fila; installazione geometrica; sfera; gambe di manichino; Infine torna Charlot e il film termina con la ragazza dell’altalena che annusa un fiore sorridendo.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Adelaide Di Nunzio “La Pelle”
DESCRIPTION:15 marzo – 6 aprile 2019\nOPENING ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nA cura di Valentina Rippa\nUn progetto ispirato al romanzo “La Pelle” di Curzio Malaparte \nGli Archivi Mario Franco\, presso Casa Morra\, sono lieti di ospitare la mostra personale di Adelaide Di Nunzio “La pelle” a cura di Valentina Rippa a partire da venerdì 15 marzo alle ore 18.00. L’evento\, che gode del Patrocinio del Goethe Institut Neapel e del Museo Cappella Sansevero\, rimarrà aperto al pubblico fino al 6 aprile 2019.\nL’iniziativa si ispira all’omonimo romanzo di Curzio Malaparte e ne interpreta visivamente il racconto\, ambientato a Napoli nel 1943\, attraverso dieci fotografie in bianco e nero di grande e medio formato. Le immagini saranno completate dalla proiezione del video “Hosios. Mangiatori di pane” realizzato in collaborazione con l’artista Daniele Rosselli e con il duo di musica elettronica retina.it. Protagonisti di foto e video sono attori e artisti napoletani di fama nazionale e internazionale tra cui Alessandra Asuni\, Giovanni del Monte\, Federica Di Lorenzo\, Duccio Giordano Effimerus\, Eddy Fiorillo\, Rosalyn Hart\, Marialuna Papa\, Stefano Fico\, Cristina Messere\, Peppe Papa\, Marco Palumbo\, Massimo Pastore\, Riccardo Pisani\, Daniele Rosselli\, Fabio Rossi\, Ramona Tripodi\, Imma Villa\, Riccardo Greco\, Marcello de Bossa\, Roberto Tranchese\, Luca Capasso\, Filippo Pernice\, Claudio Cesarano. \n“Pur nell’evidenza drammatica della Seconda Guerra Mondiale\, che fa da sfondo alla mostra\, lo sguardo dell’artista non si sofferma sulle macerie ma si concentra sul dettaglio spiazzante\, sull’intimità di un soggetto\, su elementi surreali che provocano nello spettatore emozioni differenti distogliendolo dall’atrocità del conflitto. La luce chiara che divampa e illumina ogni cosa\, aprendo squarci bianchi nell’oscurità e nel silenzio della scena\, ha in sé una eco di speranza e di vita. È una forza ancestrale a prevalere sulla disperazione\, sul gelo e sui morsi della fame. L’artista sa come conciliare miseria e decoro\, il surreale e il tragico insieme\, restituendo allo spettatore una carrellata di immagini pervase da un diffuso delirio visuale in cui conferma la teatralità e la grazia\, la suggestiva complessità della sua ricerca che divaga in fascinazioni cinematografiche e letterarie”. \nValentina Rippa \nAdelaide Di Nunzio è nata a Napoli nel 1978\, si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Napoli e successivamente si è trasferita a Milano in cui è specializzata in fotografia e in design di fotografia contemporanea alla Photography School “Richard Bauer”.\nHa abbracciato differenti generi fotografici\, dalle foto di scena (musica e teatro)\, a quelle giornalistiche e di reportage. È inoltre insegnante di grafica e di arte della fotografia. Attualmente lavora ad un progetto che riguarda contemporaneamente la fotografia d’arte e di reportage. Il suo approccio alle immagini è sempre di tipo socio-antropologico e alla ricerca di simboli e di rievocazioni al fine di realizzare una comunicazione emozionale attraverso la quale lo spettatore è invitato a riflettere sul tema trattato.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:In the Volcano - Cai Guo-Qiang e Pompeii
DESCRIPTION:23 febbraio – 20 maggio 2019\nOPENING 22 FEBBRAIO ORE 16:30\nMANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli\nPiazza Museo 19\, Napoli \nA cura di Jérôme Neutres \nUn’esplosione di polvere da sparo e fumi colorati nell’Anfiteatro di Pompei per ripercorrere la dinamica tragica e\, al tempo stesso\, vitale dell’eruzione del Vesuvio\, in un viaggio poetico senza tempo che racconta la distruzione e la rinascita a nuova vita della città antica.\nÈ l’evento unico dell’artista Cai Guo-Qiang realizzato a Febbraio al Parco Archeologico di Pompei\, l’Explosion Studio: un’esplosione artistica che\, attraverso le sue fasi\, riproporrà\, non soltanto la tragedia che sconvolse Pompei\, ma anche la sua fortunosa scoperta\, in grado di riportare alla luce eccezionali testimonianze storiche ed archeologiche.\nLe opere create dall’esplosione artistica saranno “scavate” e poi trasferite al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) per l’inaugurazione della mostra del 22 Febbraio. Fino al 20 Maggio 2019\, disseminati negli spazi museali (dalla Collezione Farnese alla sezione affreschi\, dall’atrio alla collezione dei mosaici)\, i lavori di Cai Quo Qiang racconteranno il legame indissolubile tra passato e presente\, cultura orientale ed occidentale.\nCuratore artistico del progetto è Jérôme Neutres\, de La Réunion des Musées Nationaux Grand Palais e presidente del Musée du Luxembourg a Parigi.\n“In the Volcano. Cai Guo-Qiang and Pompeii” ospitato dal Parco Archeologico di Pompei e dal Museo archeologico Nazionale di Napoli è stato possibile grazie al supporto speciale della Fondazione Morra.\nL’artista Cai Guo-Qiang prosegue\, con questo doppio appuntamento artistico\, la sua attività in Italia\, dopo il successo della performance con fuochi d’artificio a Firenze (“Cai Guo-Qiang. City of Flowers in the Sky”) e della personale “Flora Commedia alle Gallerie degli Uffizi”\, in programma fino al 17 febbraio 2019 nell’ambito del più ampio progetto “Viaggio di un Uomo nella Storia dell’Arte Occidentale” di Cai Guo-Qiang.\nCai\, insignito di numerosi riconoscimenti culturali\, tra cui il Leone d’oro alla 48esima Biennale di Venezia\, è stato anche direttore degli effetti speciali e visivi per le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi estive 2008 a Pechino.\nLa sua produzione artistica\, che da sempre ricorre a differenti media\, dal disegno alle installazioni\, dalle video performance alla pittura\, si è poi orientata sul particolare utilizzo della polvere da sparo che\, per le sue caratteristiche installazioni esplosive\, fornisce forza e vitalità all’espressione creativa.\nUn unicum\, per le infinite suggestioni del luogo\, è l’esplosione all’Anfiteatro di Pompei: l’evento sarà riproposto e visibile al pubblico nell’ambito della Mostra al MANN\, di cui sarà parte integrante.\nAll’Anfiteatro su una grande tela bianca\, della lunghezza di 30 metri\, sospesa dall’alto ed adagiata su una pedana\, saranno collocate copie di oggetti legati alla vita quotidiana e all’arte di Pompei; riproduzioni di sculture appartenenti alle collezioni del MANN\, come la Venere Callipigia\, l’Ercole e l’Atlante Farnese\, il busto dello Pseudo-Seneca; piccole tele originali\, realizzate a Casa Morra\, tele che si riempiranno\, a seguito dell’esplosione con polvere da sparo\, di disegni e colori\, ispirati ai reperti del Museo Archeologico.\nTre i momenti suggestivi dell’esibizione a Pompei\, dal titolo evocativo: la “Tela della civiltà”- piccole esplosioni travolgeranno i manufatti disposti sulla tela\, tracciandola in maniera violenta e inesorabile\, con la stessa spietatezza con cui furono impresse le vicissitudini umane. Dopo una breve pausa\, seguirà il “Sospiro”: fuochi d’artificio colorati\, proiettati lungo la tela e verso il cielo come in un’eruzione vulcanica inarrestabile\, ricorderanno il suono di un pesante sospiro\, quello dell’ascesa e del declino della civiltà umana. Ancora una piccola pausa e tutto tornerà in pace. Avrà inizio lo “Scavo” – tra i residui dei fumi l’artista con il suo team riporterà alla luce le “rovine archeologiche”. \n“Pompei è un luogo del contemporaneo. Riprendo questo pensiero di Massimo Osanna\, a cui si deve la promozione di questo progetto\, che trovo quanto mai significativo. – dichiara la Direttrice ad interim del Parco archeologico di Pompei\, Alfonsina Russo – Pompei\, sospesa nel tempo\, ha da sempre catturato l’immaginazione e lo spirito creativo di artisti di ogni epoca\, ricordandoci che quel tragico evento del 79 d.C si è impresso nella memoria collettiva per l’eternità\, non solo per la sua storia e testimonianza unica di un’epoca\, ma anche per il profondo senso di fragilità e di impotenza a cui ci rimanda costantemente”. \nDopo l’Explosion Studio nell’Anfiteatro\, il percorso “In the Volcano” troverà naturale completamento nella mostra al MANN: fino all’11 marzo sarà esposta\, nell’atrio del Museo\, la lunga tela utilizzata per la perfomance nella città vesuviana\, distesa tra gli archi e le volte come un velo protettivo che accoglie il pubblico.\nSaranno installate\, ancora\, accanto ai grandi capolavori della statuaria antica\, le copie dell’Ercole Farnese e della Venere Callipigia\, reinterpretate e rilette da Cai grazie ai colori dell’esplosione\, e i tre busti dello Pseudo-Seneca di differenti colori come simbolo delle diverse identità di Seneca il Giovane – poeta tragico\, filosofo stoico e mentore involontario di tiranni – che giocando sulla diversa modulazione delle forme attireranno lo sguardo del visitatore.\nSaranno tante le sorprese riservate a chi seguirà il percorso tracciato da Cai Guo-Qiang negli spazi dell’Archeologico: il tratto evanescente della polvere da sparo su tela traccerà rimandi alle figure dell’iconografia classica\, così come la presenza di curiose installazioni nelle sale spingerà ad interrogarsi sulla continuità tra le dimensioni di ieri e di oggi.\nSe semplici piattaforme andranno a racchiudere vasi ed oggetti di terracotta\, rimandando alla quotidianità dei romani\, sarà la riproduzione di una barca\, fissata alla parete e posta accanto agli affreschi pompeiani\, a svelare il segreto atemporale di un viaggio artistico sempre in fieri. \nCai Guo-Qiang è nato nel 1957 nella città di Quanzhou\, in Cina. Si è formato presso l’Accademia Teatrale di Shanghai e ha lavorato con diversi media artistici\, tra cui disegno\, installazione\, video e performance. Durante il suo soggiorno in Giappone\, dal 1986 al 1995\, ha esplorato le proprietà della polvere da sparo nei suoi disegni\, avviando uno studio che ha portato allo sviluppo dei suoi eventi esplosivi che oggi realizza. Attingendo alla filosofia orientale e guardando alle questioni sociali contemporanee come basi concettuali\, le sue opere rispondono direttamente alla cultura e alla storia locale e stabiliscono uno dialogo tra gli spettatori e l’universo più vasto che li circonda. La sua arte e in particolare le installazioni esplosive sono piene di una vitalità e di una forza che trascendono il piano bidimensionale\, espandendosi dallo spazio del museo alla società e alla natura. \nCai Guo-Qiang ha ricevuto il Leone d’Oro alla 48° Biennale di Venezia del 1999\, il Premio Cultura al 20°Asian Culture Prize di Fukuoka del 2009\, ha vinto il Barnett e Annalee Newman Foundation Award nel 2015 e il Premio Bonnefanten per l’Arte Contemporanea (BACA) nel 2016. Nel 2012 è stato tra i cinque vincitori del prestigioso Praemium Imperiale\, un Premio alla Carriera nelle Arti nell’ambito del Premio Nobel. Inoltre\, è stato anche tra i cinque artisti che hanno ricevuto il primo premio della Medaglia d’Arte del Dipartimento di Stato degli USA per l’eccezionale scambio culturale internazionale realizzato. Cai è stato anche direttore degli effetti speciali e visivi per le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi estive 2008 a Pechino. Tra le sue mostre personali e progetti ricordiamo Cai Guo-Qiang on the Roof: Transparent Monument\, al Metropolitan Museum of Art\, New York\, 2006 e la retrospettiva I Want to Believe\, che ha aperto al Solomon R. Guggenheim Museum\, New York nel 2008 la sua prima mostra personale in Brasile\, Da Vincis do Povo\, itinerante in tre città del Paese nel 2013. Viaggiando da Brasilia a San Paolo prima di raggiungere la sua destinazione finale a Rio de Janeiro\, è stata la mostra più visitata di un artista vivente in tutto il mondo con un milione di visitatori. Nel giugno 2015\, Cai ha creato l’evento esplosivo Sky Ladder Off \, Huiyu Island\, Quanzhou\, in Cina\, opera che è diventata protagonista del documentario prodotto da Netflix del 2016 Sky Ladder: L’arte di Cai Guo-Qiang\, diretto dal vincitore dell’Academy Award\, Kevin Macdonald. Cai Guo-Qiang: Fireflies\, il più grande progetto di arte pubblica realizzato negli Stati Uniti dall’artista negli ultimi dieci anni e lanciato a Philadelfia nel settembre 2017. Mentre il più recente evento esplosivo\, Color Mushroom Cloud\, è stato realizzato il 2 dicembre a Chicago. Tra le mostre personali del 2017: Cai Guo-Qiang: October al Pushkin State Museum of Fine Arts\, Mosca\, Russia; e The Spirit of Painting. Cai Guo-Qiang at the Prado al Museo del Prado\, Madrid\, Spagna. Attualmente vive e lavora a New York.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019 \n© photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio \n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n		\n\n\n \n \n 
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 1° INCONTRO
DESCRIPTION:20 febbraio 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n1° INCONTRO – Cinema Dada e Surrealista  \nMercoledì 20 febbraio gli Archivi Mario Franco di Casa Morra\, in zona Materdei\, inaugurano una rassegna settimanale sul Cinema Assoluto o Astratto. Il primo appuntamento è dedicato alle prime due rappresentazioni di cinema dadaista e surrealista\, presentate in ordine cronologico\, così come furono presentate nell’ultimo evento del 7 luglio del 1923 coordinato da Tristan Tzara\, La Soirée Du Coeur À Barbe: uno studio visivo sulla città di New York Manhatta (1921) realizzato da Charles Sheeler e dal fotografo Paul Strand\, uno dei Rhytmus di Richter e uno dei Rayograms di Man Ray\, ottenuti sparpagliando oggetti come chiodi e puntine da disegno\, esposti alla luce direttamente sulla pellicola. \nIl 3 maggio del 1925\, a Berlino\, nelle sale della UFA\, vennero proiettati in rassegna Diagonal Symphonie\, film d’animazione astratta di Viking Eggeling\, gli Opus di Ruttmann\, che era stato il primo teorizzatore della “pittura in movimento”\, e due film di un nuovo percorso sperimentale: Ballet Mécanique\, di Fernand Léger realizzato nel 1924 con interventi di Man Ray\, ed Entr’acte\, di René Clair\, concepito da Francis Picabia come breve intermezzo cinematografico all’interno del Balletto della Compagnia Svedese di Rolf de Maré\, Relache (ovvero “riposo”)\, così chiamato per confondere il pubblico inducendolo a pensare ad una serata di chiusura del teatro. \nIn seguito\, ogni mercoledì si susseguiranno programmi cinematografici sul cosiddetto “cinema assoluto” o “cinema astratto”; film delle avanguardie storiche degli anni Venti e cinema sperimentale degli anni Sessanta dal Fluxus all’Underground fino alle esperienze di Andy Warhol.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cavalli si nasce\, un film di Sergio Staino
DESCRIPTION:30 gennaio 2019\nINIZIO PROIEZIONE ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nproiezione alla presenza di Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino \nGli Archivi Mario Franco sono lieti di ospitare la proiezione del film Cavalli si nasce\, mercoledì 30 gennaio 2019 alle ore 18.00. Diretto da Sergio Staino\, fumettista e regista italiano\, è un film con Vincent Gardenia\, David Riondino\, Paolo Hendel\, Delia Boccardo\, Franco Angrisano\, Beniamino Placido\, Pietra Montecorvino\, Paco Reconti\, Roberto Murolo.\nCavalli si nasce affronta l’eterna contraddizione tra una visione del mondo scientifica e razionalista e una conoscenza irrazionale ma “fortemente altruista e appassionata”\, come ha detto il regista. Il film\, nato da una riflessione di Staino quando\, a venticinque anni\, lavorava in un’équipe socio-urbanistica che indagava sulle problematiche territoriali del Cilento\, pone attenzione sulla possibilità dell’uomo di lasciarsi coinvolgere dalle emozioni e dai sentimenti. La “bellezza dei luoghi\, il fascino di antichi tratturi\, le piccole chiese romaniche e gli affascinanti complessi barocchi” (Sergio Staino) inducono a “orientarsi a volta a volta secondo le spinte più solidali e senza tentare di sistematizzare in una scacchiera precisa o leggere con distacco e freddezza gli avvenimenti in cui si è coinvolti” (Sergio Staino).\nLa dicotomia tra raziocinio e istinto è rappresentata dai due protagonisti del film: Ottavio\, colto principe fiorentino formatosi alla scuola illuminista dei Lorena e incantato dal Viaggio in Italia di Goethe\, interpretato da David Riondino\, e il suo giovane servo ed amico\, Paolo\, impersonato da Paolo Hendel. I due in viaggio nel sud della nostra penisola\, sulle orme del grande scrittore tedesco\, vivono una serie di avventure e peripezie che fanno crescere\, soprattutto in Paolo\, un senso di indignazione e un conseguente sussulto di ribellione. La vicenda è ambientata nel 1832\, anno della morte di Goethe e in un momento storico che vede il passaggio dal Secolo dei Lumi al Romanticismo.\nIl film\, vincitore del Nastro d’Argento del 1989 per la migliore colonna sonora\, ha musiche originali composte da Eugenio Bennato e da Carlo d’Angiò. La musica accompagna lo spettatore all’interno della storia: le “costruzioni algebriche” di Eugenio Bennato\, volutamente interrotte e scardinate dal canto rotto e drammatico di Carlo d’Angiò\, definiscono il ritmo dell’intero film. “Prima ancora di definire la storia in una compiuta sceneggiatura” dice Staino\, “pensai alle musiche. Le musiche secondo me dovevano esaltare questa dicotomia (razionale-irrazionale)\, in una mescolanza che mettesse fianco a fianco il canto del lavoro contadino con l’elegante musica dei salotti nobili; la vocalità disperata dei canti arabi e le atmosfere pregne di conturbante sensualità romantica”. \nSergio Staino\, disegnatore\, scrittore\, regista e operatore culturale. Anima inquieta della sinistra marxista\, è vignettista “storico” de l’Unità\, di cui è stato direttore\, ma le sue strisce sono apparse in tantissimi quotidiani e periodici italiani. Vive e lavora a Scandicci in quel di Toscana. Le sue pubblicazioni più recenti sono il romanzo satirico a fumetti Alla ricerca della pecora Fassina\, Giunti Editore\, la biografia Io sono Bobo di Montanari e Galati\, Della Porta Editori\, e il libro Il Pesce con Silvio Greco\, edizioni Slow Food e le illustrazioni per il libro Mamma quante storie di Andrea Satta\, edizioni Enciclopedia Italiana. Nel 2017 decide di scoprire come funziona un blog nell’indomita attesa che l’Unità rinasca dalle sue ceneri.\n 
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SUMMARY:TEATRINGESTAZIONE - C.R.A.S.I. Indagine e formazione teatrale\, pratica e teorica Laboratorio Permanente di Pratiche Performative Interdisciplinare
DESCRIPTION:novembre 2018 – novembre 2019\nPRIMO INCONTRO 26 NOVEMBRE 2018 dalle 11:00 alle 17:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nNell’ambito delle attività promosse dalla Fondazione Morra all’interno degli spazi di Casa Morra Archivio d’Arte contemporanea\, TeatrInGestAzione\, la compagnia teatrale guidata dalla coppia Gesualdi | Trono\, dà vita al Laboratorio Permanente di Pratiche Performative Interdisciplinare\, in collaborazione con Lorenzo Mango\, professore titolare della cattedra di Storia del Teatro Moderno e Contemporaneo dell’Università L’Orientale di Napoli. \nIl Laboratorio Permanente si ascrive in un più ampio e complesso progetto che prende il nome di CRASI – Centro di Ricerca delle Arti Sceniche Internazionale\, e che comprende le multiple dimensioni in cui si declina l’opera di TeatrInGestAzione\, in sinergia con la Fondazione Morra. Un progetto di formazione che durante l’anno ospiterà attività pedagogiche diversificate. \nIl Laboratorio Permanente si articolerà in una fase preliminare e tre percorsi autonomi e complementari\, a partire da novembre 2018 fino a novembre 2019\, intervallati da aperture al pubblico. Il primo percorso è declinato in appuntamenti fissi dedicati alla condivisione della prassi artistica di TeatrInGestAzione; il secondo scandito da incontri a carattere teorico e pratico con esperti e studiosi di discipline e campi d’indagine che riteniamo complementari al teatro (Storia\, architettura\, filosofia\, economia); il terzo ospita interventi pedagogici intensivi e diversificati\, accogliendo visioni autonome della scena contemporanea indipendente e internazionale (registi\, coreografi\, performer). Un’attività ibrida di ricerca\, formazione\, creazione\, che possa dare luogo ad un dialogo fertile\, proponendosi come un’alternativa di costanza\, rigore e disciplina\, per condurre i partecipanti ad una preparazione necessaria a coltivare un’autonomia creativa. \nIl laboratorio è per noi il tempo e il luogo della conoscenza reciproca\, del nutrimento\, il tempo dell’onestà\, della fragilità; il luogo della cura\, dell’allenamento che mira a costruire una presenza che si fonda su una forma di agilità dell’ascolto\, sulla ricezione e sulla reazione; un’occasione per riconoscerci e dare luogo a un progetto comune\, e magari scoprire di poter condividere nel futuro un tempo più lungo. Qui a Casa Morra\, TeatrInGestAzione sarà corpo vivo esposto all’opera. (Gesualdi | Trono) \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Una scena dello spettacolo “Corpus” rappresentato dalla compagnia teatrale “Alto Fragile”. La performance si è svolta al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. \n© Photo Angela Grimaldi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Una scena dello spettacolo “Corpus” rappresentato dalla compagnia teatrale “Alto Fragile”. La performance si è svolta al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. \n© Photo Angela Grimaldi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Una scena dello spettacolo “Corpus” rappresentato dalla compagnia teatrale “Alto Fragile”. La performance si è svolta al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. \n© Photo Angela Grimaldi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Una scena dello spettacolo “Corpus” rappresentato dalla compagnia teatrale “Alto Fragile”. La performance si è svolta al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. \n© Photo Angela Grimaldi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Una scena dello spettacolo “Corpus” rappresentato dalla compagnia teatrale “Alto Fragile”. La performance si è svolta al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. \n© Photo Angela Grimaldi\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:PSYCHOPLUM! Un'opera multimediale di DANIELE DEL MONACO
DESCRIPTION:11 novembre 2018\nINIZIO ORE 21:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nLa psicosusina atterra a Napoli. Il Marco Cappelli Acoustic Trio (Marco Cappelli\, Ken Filiano\, Satoshi Takeishi)\, una delle formazioni più attive nella sperimentazione musicale newyorkese\, interpreta Psychoplum!\, visionaria opera multimediale di Daniele Del Monaco in cui musica e immagini proiettate raccontano di viaggi interstellari e misteriose specie aliene.\nLa specie dei Cervelloidi è impegnata nell’esplorazione di altri pianeti grazie alla Telemano che\, viaggiando a bordo di una Psicosusina\, cattura immagini dai diversi mondi esplorati e le ritrasmette alla presenza del Re. È attraverso il punto di vista ingenuo e “puro” della Telemano che osserviamo dei mondi differenti in una sorta di Odissea intergalattica densa d’ironia e di riferimenti al nostro mondo.\nL’opera è stata prodotta nel 2013 dal collettivo romano LCP e nel febbraio 2018 viene presentata a New York una nuova versione con musiche totalmente differenti. L’organico raccoglie un campione molto rappresentativo e originale della nuova stagione della musica d’arte newyorchese\, in cui confluiscono il rock sperimentale\, la composizione musicale\, i colori della musica contemporanea e l’interplay dell’improvvisazione. Il gruppo ha al suo attivo numerosi tour e collaborazioni internazionali ed ha inciso due dischi per le etichette Mode Records e Tzadik. Attualmente è in cantiere una seconda collaborazione del gruppo con Daniele Del Monaco\, che debutterà a novembre assieme a Fay Victor e Marc Ribot. \nIl Marco Cappelli Acoustic Trio nasce nell’estate del 2009 con l’intento di esplorare il suono “cameristico” della chitarra classica preparata di Marco Cappelli in combinazione con il poderoso contrabasso di Ken Filiano e le particolarissime percussioni di Satoshi Takeishi. Ha rapidamente guadagnato una solida reputazione suonando presso storici luoghi dell’avanguardia musicale della Grande Mela\, come appunto il Barbes\, il Brecht Forum\, Roulette ed il famoso Stone (diretto da John Zorn)\, nonche` presso teatri piu` “istituzionali” quali l’Auditorium del Mannes College. La formazione ha al suo attivo tre cd: “Les Nuages en France” (Mode Records\, 2011)\, “Le Stagioni del Commissario Ricciardi” (Tzadik\, 2013) e “Norwegian Landscapes” (Da Vinci\, 2018). Nel 2015 il Trio debutta al Napoli Teatro Festival\, con la Sonata per il Commissario Ricciardi\, da un racconto di Maurizio De Giovanni\, in collaborazione con l’attore Andrea Renzi\, ospite la politastierista Shoko Nagai. Dal 2018 il Marco Cappelli AcousticTrio collabora con il compositore Daniele Del Monaco a due suoi progetti: PSYCHOPLUM! e THE ZONE (quest’ ultimo con la vocalist Fay Victor ed il chitarrista Marc Ribot).\nDaniele Del Monaco\, compositore\, tastierista e marinaio\, è autore di musica da camera\, sinfonica\, teatro musicale\, musica elettroacustica\, musica improvvisata\, opere multimediali\, musiche per film\, installazioni interattive\, canzoni. Ha prodotto numerosi spettacoli di ampio respiro tra cui Guernica (opera multimediale\, 2007)\, Simurgh (opera per maschere ed ensemble del 2007)\, Prove di fuga dalla terra (melologo\, 2008)\, Psychoplum (opera multimediale\, 2013-2018)\, Caligola (opera per coro e strumenti\, 2014)\, Il Viaggio (per gruppo di percussioni\, 2015)\, The Zone (concept album 2014-2018).\nMarco Cappelli è ormai da anni protagonista di un singolare percorso artistico che\, dopo studi accademici di ottime referenze (Conservatorio di S. Cecilia di Roma e successivamente Musik Akademie di Basilea con Oscar Ghiglia)\, lo vede passare con disinvoltura dall’esecuzione della scrittura musicale più rigorosa alla pratica dell’improvvisazione. Dalla rosa delle sue collaborazioni (Avi Avital\, Anthony Coleman\, Michel Godard\, Butch Morris\, Mauro Pagani\, Jim Pugliese\, Enrico Rava\, Marc Ribot\, Adam Rudolph\, Elliott Sharp\, Giovanni Sollima\, Markus Stockhausen\, Cristina Zavalloni …) emerge il respiro internazionale e trasversale della sua attività concertistica: è difatti regolarmente ospite sia in stagioni concertistiche di musica classica e contemporanea che in festival di jazz e di improvvisazione\, tanto come solista che in diverse combinazioni di ensemble. Ha al suo attivo una quindicina di cd incisi per prestigiose etichette discografiche come l’americana Mode Records\, la Tzadik diretta da John Zorn\, e da ultimo per l’etichetta giapponese Da Vinci.\nAttivo dai primi anni ’80\, il contrabassista Ken Filiano ha dato il suo contributo a dozzine di albums\, la maggior parte dei quali vanno sotto l’etichetta di “jazz creativo”\, dal post-bop alla free improvisation. Impegnato attivamente nella didattica\, ha insegnato presso l’University of New Mexico (Albuquerque)\, la New York State University (Buffalo)\, la UCLA\, e la Rutgers University. Nel 2002 Filiano ha realizzato il suo primo cd come leader per Clean Feed\, dal titolo Subvenire\, seguito da Dreams from a Clown Carin quartetto con i sassofonisti Tony Malabye Michaël Attias ed il batterista Michael T.A. Thompson. Tra le sue innumerevoli collaborazioni merita particolare menzione il suo recente ingresso nell’ultimo quartetto guidato da Anthony Braxton.\nBatterista\, percussionista e arrangiatore Satoshi Takeishi è nato a Mito\, Giappone. Ha studiato presso il Berklee College of Music di Boston\, USA. Dopo gli studi\, interessato alla musica sud-americana ha vissuto per 10 anni in Colombia\, dove ha suonato con i più importanti musicisti del paese. Attualmente continua la sua esplorazione multiculturale\, spaziando dall’elettronica ad un particolarissimo set di percussioni da lui stesso approntato: vive e lavora a New York\, dove e` tra i piu` richiesti improvvisatori della della ricchissima scena musicale della Grande Mela.\n 
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SUMMARY:Sapere i luoghi
DESCRIPTION:26 ottobre 2018\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nPercorso transdisciplinare sulla lettura e l’attivazione dei luoghi attraverso l’arte \nSapere i Luoghi\, progetto realizzato da Fondazione Morra\, Fondazione Lac o Le Mon e Cantiere Giovani\, vincitore del Bando 2018 “PRENDI PARTE! Agire e pensare creativo” ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali\, per promuovere l’inclusione culturale dei giovani nelle aree caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale\, entra nel vivo del percorso di formazione transdisciplinare-comunitaria che\, attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea\, intende fornire metodologie e strumenti per una nuova lettura e attivazione dei luoghi attraverso la ricerca\, la sperimentazione e l’espressione artistica.\nI 20 beneficiari di progetto\, selezionati tra le 89 candidature pervenute attraverso l’open call pubblica rivolta in particolare a giovani NEET – giovani che vivono una condizione di non-studio e di non-lavoro – avranno la possibilità di prendere parte a lezioni frontali e attività laboratoriali in cui si affronteranno i concetti e le pratiche di luogo ed identità\, territorio e mappa\, differenze e opportunità grazie ai contributi scientifici del prof. Pasquale Persico. Con l’obiettivo di generare contaminazioni tra contemporaneo e non-contemporaneo\, la prof. Rossella Bonito Oliva si focalizzerà sulla possibilità di costruire passaggi inediti attraverso il rovesciamento del rapporto centro-periferia\, partendo dagli archivi per giungere alle pratiche di una nuova immaginazione in-comune. Su queste riflessioni si innesteranno le esplorazioni comunitarie condotte da Nicoletta Ricciardelli che lavorerà con il gruppo sull’unità territoriale del Quartiere Avvocata\, campo base del percorso formativo e presidio di ricerca artistica grazie alla presenza del Museo Archivio Laboratorio Hermann Nitsch\, dell’Associazione Shozo Shimamoto e di Casa Morra-Archivio d’Arte Contemporanea. Una geografia\, quella del “Quartiere dell’Arte”\, che diventerà fantastica e virtuale grazie al Prof. Mario Franco e ai “suoi” luoghi del cinema\, artistiche manipolazioni che “inventeranno” lo spazio a fini narrativi sperimentando la possibilità di modificare percorsi e toponomastiche\, portando il mare dentro i vicoli di Napoli\, le astronavi nelle chiese\, il sogno surreale ed i capovolgimenti dadaisti nel racconto del quotidiano. Queste indagini collettive\, citando le tutor Loredana Troise e Raffaella Morra\, permetteranno al territorio di divenire “zona sensibile all’irruzione del vissuto\, plasmato da quello che\, con Foucault\, potremmo chiamare il pensiero del fuori: un recinto dove si determina la convergenza tra l’anima e le forme\, tra il linguaggio e la vita”. \nIn questo senso\, determinanti saranno i laboratori tenuti da Cesare Pietroiusti e Emilio Fantin\, che con il contributo di Maria D’Ambrosio\, prenderanno forma tra Casa Morra\, Quartiere Avvocata e l’incantevole Vigna di San Martino\, un vero e proprio terreno agricolo urbano nel cuore della città di Napoli con coltivazioni a vite\, agrumi ed altre specie di alberi da frutto. Ci si interrogherà su arte\, forme viventi ed estetica del processo; su come l’arte contemporanea può entrare in relazione con i luoghi; sulla differenza fra site-specific e context-specific; sugli interventi artistici nel contesto urbano\, quali le strategie possibili e quali esempi storici; sul concetto di “relazionale” e sull’importanza del rapporto con l’altro. \nL’esperienza comunitaria sarà rafforzata\, infine\, da un periodo di residenza presso la Fondazione Lac O Le Mon a San Cesario di Lecce\, una casa colonica dei primi del Novecento dedicata alla sperimentazione dell’arte e dell’educazione autonoma\, auto-sostenibile\, auto-organizzata. In questa cornice le attività si svilupperanno attraverso discussioni teoriche e progettuali in cui il sapere e le nuove idee saranno scambiate secondo una modalità circolare\, di accoglimento ed elaborazione collettiva. In tal modo\, il gruppo di lavoro sarà invitato a elaborare progetti in cui l’aspetto di condivisione diventa più importante dell’autorialità individuale. Un’esperienza formativa\, dunque\, ma anche di produzione artistica\, in cui i partecipanti verranno guidati trasversalmente nella realizzazione di un progetto individuale così come nella co-produzione di un dispositivo collettivo di design rappresentativo dell’esperienza. \nL’esperienza laboratoriale prenderà il via nel capoluogo partenopeo il 4 marzo fino al 7 aprile 2019. Momenti di tutoraggio sull’elaborazione e la progettazione dell’esperienza individuale dei beneficiari anticiperanno il periodo di residenza degli stessi in Puglia\, a San Cesareo di Lecce\, dove “comunità” e “terra” saranno le parole chiave fino al 2 maggio. \nLa restituzione dell’esperienza fuori porta avrà inizio dal 20 maggio presso Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea con l’allestimento della mostra di chiusura del progetto\, momento di “mostrazione” della trasformazione del processo in-out-in vissuto e interiorizzato dai beneficiari. \nLa “mostra dei luoghi compresi” sarà inaugurata il 1° giugno 2019. \nBando Iscrizione Sapere i Luoghi (Beneficiari Ammessi) \nSulla Fondazione Lac o Le Mon\nLa Fondazione Lac o Le Mon è una organizzazione non profit dedicata all’arte e alla cultura contemporanee fondata alla fine del 2015 dagli artisti Emilio Fantin\, Luigi Negro\, Giancarlo Norese\, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce. Poco dopo la sua creazione\, la Fondazione Lac o Le Mon ha acquisito un meraviglioso edificio con un grande appezzamento di terreno situato al confine tra San Cesario di Lecce e Cavallino (nel sud-est d’Italia)\, ribattezzato Casa Cafausica. Oggi\, questo sito è sede di un centro di sperimentazione e formazione artistica che opera attraverso attività laboratoriali\, esperienze comunitarie\, attività trans-disciplinari e di promozione della cultura della sostenibilità attraverso esperienze di coabitazione e compresenza\, di collaborazione progettuale e di osmosi fra le discipline\, le conoscenze e le competenze.\nwww.lacolemon.wordpress.com \nSu Cantiere Giovani\nCantiere Giovani è un’organizzazione non profit nata nel 2001 a Frattamaggiore (Na) grazie ad un gruppo di giovani che\, forti di esperienze socio-educative e culturali fatte in Italia e in Europa\, ha deciso di cogliere la sfida di far nascere un’organizzazione laica e indipendente nell’hinterland Napoletano. Il progetto “Il Cantiere”\, centro socio-culturale e aggregativo\, è stato riconosciuto dal Consiglio d’Europa uno tra i migliori interventi per il protagonismo e la cittadinanza attiva dei giovani. Membro di: Comitato di Coordinamento per il Servizio Volontario Internazionale /Unesco\, Rete Italiana Volontariato Europeo\, Rete ITER. Promuove le risorse dei giovani coniugando impegno sociale e culturale\, per sostenere i processi di cambiamento ed emancipazione. Cogestisce Piazzetta Durante\, spazio di sperimentazione sociale\, culturale e artistica.\nwww.cantieregiovani.org | www.piazzettadurante.it \n 
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SUMMARY:M’ILLUMINO D’IMMENSO La scala del palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona
DESCRIPTION:20 settembre 2018\nINIZIO ORE 17:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele\, 20/C – Napoli \n\nDipartimento di Architettura e disegno industriale\, Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e Fondazione Morra\nPRESENTAZIONE DEL LIBRO a cura di Ornella Zarlenga  \nAlle ore 18:30 l’evento proseguirà con l’ inaugurazione della mostra fotografica\n“dis-simmetrie di una scala” di Igor Todisco \nL’eccezionalità del caso vede\, in questo volume\, la presenza di un’autorevole firma: Alfonso Gambardella\, massimo studioso internazionale dell’architetto Ferdinando Sanfelice a cui rinvia il progetto della scala del palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona a Napoli. \nIncerte sono le fonti archivistiche che documentano le trasformazioni del palazzo nobiliare\, attualmente Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\, e il nome dell’architetto ideatore della sua imponente scala settecentesca. La grandiosità della scala di palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona consiste nell’essere un ‘fuori scala’ sia materiale che immateriale\, un evento narrativo di grande emozione nella concezione ‘immensa’ di spazio architettonico. A pianta esagonale\, il disegno dell’impianto planimetrico e altimetrico nasce dalla sapiente abilità del progettista di articolare forme geometriche elementari in uno spazio plastico e dinamico\, vibrante di tensioni strutturali e visioni multiple\, simmetriche e asimmetriche. Elementi\, questi\, tutti riconducibili alla poetica progettuale di Ferdinando Sanfelice. \nQuesto libro nasce dall’interesse nei confronti della scala del palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona da parte della curatrice\, Ornella Zerlenga\, e dal direttore della Fondazione Morra\, Giuseppe Morra. La ricerca si sviluppa sulla base del protocollo d’intesa firmato fra la Fondazione Morra e il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ per avviare collaborazioni scientifiche\, ma anche azioni con ricadute attive sul territorio in termini di accrescimento culturale. \nIn tal senso\, il rilievo e la rappresentazione della grandiosa scala di palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona\, nella sua unità spaziale e sistematicità metodologica di ricerca monografica\, è stato qui svolto per la prima volta nel corso del 2017 da un team di studio del suddetto Dipartimento\, coordinato scientificamente da Ornella Zerlenga con Vincenzo Cirillo e svolto da Gianluca Delle Rose\, Brigida Di Costanzo\, Gessica Friello. \nIntrodotto dai ruoli istituzionali\, Giuseppe Morra (Direttore Fondazione Morra)\, Giuseppe Paolisso (Rettore UniCampania)\, Luigi Maffei (Direttore Dipartimento)\, il volume raccoglie i contributi di Pasquale Persico\, economista e co-ideatore del piano di riqualificazione sociale “Il Quartiere dell’Arte”; Massimo Pica Ciamarra\, co-autore del progetto di riuso del palazzo aperto al quartiere; Igor Todisco\, i cui ‘punti di vista’ fotografici concludono la descrizione di una scala spazialmente mutevole. \nIl libro\, interamente bilingue in italiano e inglese\, è stato edito per i tipi di La scuola di Pitagora. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Terry Riley & Gyan Riley
DESCRIPTION:27 luglio 2018\nINIZIO ORE 21:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c \nIn esclusiva nazionale nel settecentesco cortile di Casa Morra\, Terry Riley si esibirà al pianoforte e synth con il figlio Gyan alla chitarra. Questo evento è organizzato dalla Fondazione Morra\, da sempre attenta a proporre in città le neo-avanguardie contemporanee\, in collaborazione con la E-M ARTS.\nUn evento unico per la città partenopea\, il grande artista di musica contemporanea che ha generato la musica minimalista “ripetitiva”\, seguita da tanti altri musicisti minimalisti e da formazioni di musica popolare.\nNegli ultimi anni è in tour con il figlio Gyan alternando momenti musicali tipici del repertorio folk e jazz fino\, ovviamente\, a toccare momenti di avanguardia minimale.\nNella suggestiva Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea di Napoli un’occasione eccezionale per ascoltare e comprendere le intricate strutture sonore del duo Terry Riley e Gyan Riley i quali\, diffondendo un’intensa e vibrante energia\, ampliano la propria particolare comunicazione artistica in maniera neurotica e stimolante.\nTerry espande i confini della struttura prescelta e grazie agli “incitamenti” di Gyan giungono in direzioni insolite verso maratone di creazione spontanee e ipnotiche. Questa forza sonora interagisce con l’ambiente spaziale e il vigore del pubblico\, generando un’esperienza di grande impatto che agisce nella profondità dell’animo.\nPer Terry Riley la musica è un modo per collegarsi ad un potere forte\, ancora indistinto. Gyan è un chitarrista virtuoso di formazione classica influenzato dalle strutture ritmiche del Nord Africa e della Spagna ed un esperto improvvisatore.\nPadre e figlio generano una performance di corrispondenze intuitive in cui si influenzano a vicenda in un flusso emozionale intenso e intimo. Le strutture armoniche generate dal pianoforte e dalla chitarra\, guidate dal genio umano\, creano profonde tessiture sonore che si compenetrano attraverso una reciproca capacità di improvvisazione.\nPer Terry e Gyan la materia sonora è un processo incessante proveniente dall’ignoto fatto di movimenti modulari e ritmi semplici che vanno intesi come una pulsazione universale costante. \nCapostipite del minimalismo\, Terry Riley ha attraversato sei decenni di musica d’avanguardia restando sempre se stesso\, inventando procedimenti e strutture talmente flessibili che\, al pari dei suoi amati raga indiani\, resistono nel tempo e influenzano un’ampia gamma di musiche in apparenza lontane e inconciliabili\, dal jazz modale di Miles Davis e John Coltrane\, al Canterbury sound dei Soft Machine\, alla psichedelia dei Pink Floyd\, ai moduli di Philip Glass e Steve Reich passando per il rock di The Who e la kosmische music dei Tangerine Dream.\nFamoso per l’introduzione della “ripetizione dei motivi musicali occidentali” ha ideato i primi esperimenti su tape loop e sistemi di delay che hanno lasciato un segno indelebile nella musica sperimentale.\nHa iniziato a esibirsi come pianista solista negli anni ’50\, quando studiava composizione a San Francisco e Berkeley\, in classe insieme con La Monte Young. Negli anni ’60 organizza delle performances sonore prolungate fino all’alba\, anticipando i rave underground.\nDopo la laurea a Berkeley\, nel 1963 pubblica Music for the Gift per lo spettacolo scritto da Ken Dewey\, utilizzando due registratori per generare dei brani con un sistema di delay – feedback a nastro soprannominato Time Lag Accumulator suonando in loop la versione di Chet Baker di So What di Miles Davis. Questo effetto loop scatena il suo interesse per la ripetizione come mezzo di espressione musicale\, e nel 1964 completa l’opera più famosa In C\, riconosciuta come pilastro della musica elettronica.\nNel ‘68/’69 con A Rainbow in Curved Air anticipa la musica ambient e nel 1970 durante il suo primo viaggio in India per studiare con il maestro vocale Pandit Pran Nath comincia la ricerca sui suoni-trance.\nNello stesso periodo\, fa amicizia con David Harrington della Kronos Quartet e collabora a numerosi concerti per quartetto d’archi e orchestra\, con Salome Dances for Peace (1989) Riley e Kronos sono nominati a un Grammy.\nNel 2005 collabora con il poeta Michael McClure in I Like Your Eyes Liberty e nel 2008 pubblica due lavori: Cusp of Magic e Banana Humberto (etichetta Sri Moonshine).\nNel 2011 pubblica con suo figlio Gyan un album di concerti dal vivo (Sri Moonshine) e successivamente la composizione Aleph\, per il sintetizzatore Korg Triton 88 in origine creato per Aleph-Bet Sound Project al Jewish Museum of San Francisco\, pubblicato dalla Tzadik nel 2012.\nNel 2015 si concretizza il duo The Rileys: Terry & Gyan iniziano una serie di concerti per pianoforte\, synth e chitarre girando il mondo. Una celebrazione delle strutture complesse improvvisate contenenti elementi di minimalismo\, jazz\, ragtime e raga Indiano del Nord\, combinazioni musicali che caratterizzano la musica dei Riley.\n“Niente di tutto quello che ho fatto in questa vita mi ha dato più soddisfazione di improvvisare su queste canzoni con Gyan. La sua presenza\, brillante e virtuosa\, mi sorprende ogni volta\, e mi dona grande energia. Non avrei potuto sognare una migliore unione della mente e dello spirito in questa collaborazione.”   Terry Riley \nhttp://terryriley.net \nCresciuto in un ambiente altamente stimolante e ricco di sperimentazione grazie a suo padre\, il noto compositore Terry Riley\, Gyan Riley sceglie la chitarra come suo strumento per la vita\, vincendo il primo esemplare in una lotteria all’età di 12 anni. Dopo aver appreso a orecchio tutte le canzoni della sua collezione di audio cassette\, diventandone abile interprete\, si appassiona all’apprendimento delle tecniche fino a decidere di iscriversi al San Francisco Conservatory of Music.\nIn questo contesto ha la possibilità di studiare con David Tanenbaum e Dusan Bogdanovic\, con i quali collabora in tournée. In occasione del suo diploma\, nel 2002 Gyan debutta con l’album Food for the Bearded.\nLa variegata opera di Gyan si concentra sulle composizioni complesse\, sull’improvvisazione e sul repertorio classico e contemporaneo. Ha collaborato con il Kronos Quartet\, New Music USA\, Carnegie Hall Corporation\, American Composers Forum e con il New York Guitar Festival.\nNel corso degli anni\, gira l’Europa\, il Canada\, l’America Latina e gli Stati Uniti con diverse tournée\, sia da solista che in vari ensemble con musicisti di talento. Si è esibito con Zakir Hussain\, Lou Reed\, John Zorn\, il Kronos Quartet\, Iva Bittova\, il Bang On A Can All Stars\, la San Francisco Symphony\, la Philadelphia Chamber Orchestra\, e con suo padre\, il compositore/pianista/cantante Terry Riley\, come nel 2009 per il 45° Anniversario di In C al Carnegie Hall Performances di New York.\nGyan a New York si esibisce con il duo Probosc\, il trio Eviyan e il quartetto di chitarra elettrica Dither. Ha composto e pubblicato quattro CD solisti e molte registrazioni ensemble/collaborative con l’etichetta Tzadik Records New York.\n“… la natura improvvisativa di ciò che facciamo richiede di essere in quel tipo di mentalità d’ascolto … Non possiamo mai davvero uscirne! Gran parte di questa è anche basata su qualsiasi energia che riceviamo dal pubblico\, dallo spazio\, dall’acustica e dall’esperienza complessiva. Ciò può avere un grande impatto e influisce sul modo in cui reagiamo.”   Gyan Riley\nhttp://gyanriley.com\n 
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SUMMARY:Thomas De Falco - MATERIE
DESCRIPTION:29 giugno 2018\nINIZIO dalle 19:00 alle 21:30\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nPerformance e installazione tessile a cura di Lucrezia Longobardi. \n“Mio albero\, ti parlo e ti dico i miei pensieri segreti. Tutta la mia verità\, tutti i miei desideri rustici\, tu sai tuttodi me e dei tormenti della vita più semplice\, di quella più vicina a te.” \nCit. Paul Valery \nSulla monumentale scala a matrice ottagonale del Palazzo Cassano Ayerbo D’Aragona\, il 29 giugno 2018 prenderà corpo\, dopo un periodo di residenza svolto in questo stesso luogo\, la performance ed installazione tessile dell’artista Thomas De Falco. Una visione giocata sul dialogo fra forme umane e naturali\, nella loro originaria reciprocità\, si declinerà attraverso un paesaggio misto di corpi ed arazzi scultorei\, in cui i performer divengono prolungamento scultoreo\, protuberanza del supporto attraverso wrapping usati come connettori dei due mondi e\, a loro volta\, controfigura della natura stessa\, in uno scenario onirico e totalizzante.\nMaterie\, titolo evocativo della pluralità dei supporti della vita\, in un dialogo attivo con l’architettura del luogo\, tenta di ancorarsi alla stabilità di un monumento facendo di esso stesso casa\, laddove la stabilità del momento è precaria e difficoltosa da ritrovarsi. E la donna\, e il suo dolore\, partecipano a questa narrativa come simbolo assoluto. Quest’ultima non è vincolata all’instabilità intesa con accezione negativa\, ma come atto di superamento nonostante la costernazione dell’afflizione. I parallelismi con la città\, a questo punto\, emergono naturalmente e rendono una visione poetica e delicata di questo connubio semantico. La donna\, che rispecchia il genere con il quale viene riconosciuto il “sesso” della natura\, diviene corpo emblematico per questa identificazione tra gesto ed essenza\, come la città “femmena” che ospita questo lavoro e ne ispira i tratti principali.\nUn’opera è inscindibile dal suo contesto storico e politico.\nUn’opera contemporanea\, è quindi\, un accento all’interno di un discorso più ampio\, una grande sinfonia di voci e fiati che la animano\, di riflessioni che spiralicamente convergono nel concetto di Zeitgeist.\nNapoli è un porto. Una soglia sul Mediterraneo. Sulle sue acque hanno navigato miti antichi\, le imprese degli eroi greci\, di Ulisse\, ma ogni età ha le sue epopee. Ed esse sempre superano i contorni della realtà per assumere una dimensione iperolica\, epica\, appunto. A tracciare i contorni di una mitologia contemporanea del Mediterraneo ci ha pensato Pasolini nel 1964 con la sua “Profezia”. Noi abbiamo intessuto quel mito di elementi dalla radicalità tragica. Fissando nella trama del mare\, l’ordito del confine.\nE’ da qui che\, inevitabilmente\, per ragioni squisitamente storiche\, il lavoro di Thomas De Falco trova l’innesco\, percorrendo il limite concettuale di un simbolo che è punto di separazione e di unione al contempo. Il confine\, nel suo lavoro\, mostra\, quindi\, tutta la sua strutturale consistenza di legature\, cuciture. E in questo senso rovescia il suo senso rispetto alla visione comune. Il confine diventa sutura\, callosità ossea\, saldatura.\nIl raffinato disegno fatto dal cotone che avvolge\, stringe la materia naturale\, richiama al confine un significato più profondo\, sposta il suo significato dall’accezione contemporanea a quella originaria\, restituendo al linguaggio la propria complessità e così la sua intelligenza. Si re-instaura\, in questo modo\, la vera libertà dell’osservatore nel confronto con l’integrità del simbolo.\nIn un gioco fatto di orditi e nodi\, legami tessuti e ancorati al supporto\, elementi naturali che divengono epicentro ed equilibrio\, si consuma un esercizio di relazioni che è metafora tutta fisica\, tutta reale\, della più atroce delle mancanze odierne. Nel loro dialogo costante\, i materiali di Thomas De Falco\, agiscono insieme senza poter fare l’uno a meno dell’altro\, in un’alchimia della materia che va ben oltre l’oggetto ed intreccia le radici delle loro diverse provenienze\, delle loro stratigrafie simboliche.\nLa città stessa\, per un’opera che nasce site-specific\, diventa materia che\, al contatto\, declina le sue risonanze. Di Napoli è la dimensione femminile che l’artista non può evitare di affrontare. La sua pietà di riva esausta\, lambita da un mare in pena\, trova nell’attributo femminile la forza di gonfiarsi di un’energia ancestrale e rigeneratrice che dal porto sale e dipana per i vicoli\, vasi sanguigni\, sistema nervoso di una comunità umana che ha imparato a superare le lacerazioni attraverso la pratica\, evolvendo fino a poter esistere\, nella condizione in cui il dolore più lancinante coincide con lo stato di normalità. In ragione di questa devozione all’assoluto naturale\, Napoli rifiuta le differenze\, i suoi figli – eduardianamente – sono tutti uguali. La distinzione qui passa per un sistema di cuciture\, di equilibri\, di punti di sutura\, che hanno attraversato la carne non senza dolore.\nDe Falco disegna\, allora\, nello spazio\, un antropo-rama composto da performer di etnie diverse\, evocazione di un idea di famiglia umana naturale resa indissolubile per legami visibili\, intrecci di radici\, di contatti\, di articolazioni composte in un abbraccio materno\, in una pietà che del femminile ha tutto e della città il colore. \n1. Le jardin noir\, wrapping su tela con foglia in ferro e ramo di ficus. 50x70m \n2. Untitled\, foglie con cuciture a vista in plastica con wrapping e ramo. 125 x110m \n3. Untitled\, foglie con cuciture a vista su tela con wrapping. 2x2m \n4. Untitled\, foglie con cuciture a vista in plastica con wrapping. 1\,90×1\,30m \nI performer:\nAmie Zuore\nTraore Ladifa\nTraore Mariam\nKetcha Wandji Tracy Jonen\nKarim Tintore\nNoemi Perlingieri\nVlad Marchese\nAlessandra Aliberti\nJem Perrucchini\n  \nI musicisti:\nGiuseppe Vietri\nPietro Santangelo\nValentina Ciniglio\nGiulio De Asmundis\nGiuseppe di Taranto\nSara Piccegna\nViviana Ulisse\nGiusi Arvonio\nLe assistenti dell’artista:\nElisabetta Genoni\nFabiola Skraqi\nBeatrice Schivo\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:LA DIGESTION – musica ascoltata raramente II Edizione
DESCRIPTION:19 maggio 2018\nSTART CONCERTO ORE 21:00\nBasilica di San Giovanni Maggiore a Pignatelli\nRampe San Giovanni Maggiore\, Napoli \nore 19:00 conversazione con il Prof. Carmelo Colangelo (Università di Salerno) \nLocation e line up d’eccellenza per il quinto appuntamento de La Digestion – musica ascoltata raramente\, festival che pone al centro della sua ricerca i linguaggi più innovativi dell’arte sonora contemporanea\, frutto della sinergia tra le associazioni Phonurgia e EM-Arts e la Fondazione Morra.\nL’evento del 19 maggio vedrà dialogare i due istrioni della sperimentazione tedesca con i magnifici spazi della basilica di San Giovanni Maggiore Pignatelli. Come nel caso dell’appuntamento del 3 Febbraio\, la performance sarà affiancata da un momento teorico\, in conversazione con il filosofo Carmelo Colangelo\, nel tentativo di addentrarsi negli universi di senso che il suono apre\, grazie alla sua forza archetipica\, insinuandosi nelle pratiche\, negli immaginari\, nelle culture. \nRashad Becker è considerato tra i musicisti elettronici più originali degli ultimi anni\, perché in grado di creare tessiture sonore estremamente complesse\, ma estremamente musicali\, che ricordano fanfare decostruite e sculture astratte. Parte del suo processo compositivo consiste\, infatti\, nel tradurre in musica i sistemi geometrici che presiedono ad esempio i modelli di organizzazione dei gruppi sociali o i modelli linguistici. E’ allo stesso tempo uno dei più stimati ingegneri del suono mondiali\, avendo lavorato a oltre 1200 dischi. Ospitato nei più prestigiosi festival internazionali\, è per la prima volta a Napoli. \nThomas Köner è un artista multimediale dalla personalità inconfondibile. La sua musica è un incrocio tra ambient e drone\, realizzata a partire da incredibili registrazioni fatte dall’artista in alcuni dei luoghi più remoti del pianeta\, come il circolo polare artico o la foresta amazzonica. L’intensità della sua musica proietta il pubblico in una dimensione abissale\, quasi statica\, spingendo l’ascolto nelle sue regioni più periferiche e primitive.\nLa poetica asciutta e severa di Becker e gli ambienti lacerati e immersivi di Koner sembrano dunque sospesi ai due vertici opposti dell’arte sonica\, ma trovano terreno comune nella potenza ed immersività della performance live e nell’eco risonante nell’esperienza degli ascoltatori. \nL’evento è realizzato grazie al supporto del Goethe Institut di Napoli\, con il patrocinio del Comune di Napoli e la gentile concessione della basilica da parte della Fondazione Ordine degli Ingegneri di Napoli. \nRashad Becker\, è uno dei più raffinati pensatori del suono viventi.\n“Il lavoro di Rashad Becker è probabilmente la cosa più vicina che abbiamo attualmente ad uno sconvolgente sguardo attraverso una rottura nel tessuto della realtà. Custodiscilo appropriatamente” – Brainwashed magazine\nLe sue composizioni sono narrazioni multistrato popolate da un insieme di entità sonore\, alcuni compiaciuti\, alcuni timidi\, alcuni agitatori\, altri pronti ad arrendersi. Spesso c’è un tocco tragico-comico\, come una versione cartoon di quello che potrebbe essere un requiem da un sogno (o anche una danza della fertilità da un’altra dimensione).\nI lavori più recenti includono il ciclo Traditional Music Of Notional Species pubblicato in due volumi su PAN e un’opera in più parti intitolata Based On A True Story che ricava i punteggi dagli eventi storici in una sorta di “messa in scena sonora”. In questo contesto\, è attualmente commissionato dall’ensemble newyorkese Alarm Will Sound e dall’ensemble di archi Berlin Kaleidoskop.\nRashad è principalmente attivo come artista solista\, ma si trova in una serie di collaborazioni permanenti al fianco di Eli Keszler\, Moritz von Oswald e come membro della formazione Moleglove. Altri e più sporadici collaboratori sono stati Okkyung Lee\, Andre Vida\, Ashley Paul e Valerio Tricoli. \nhttps://soundcloud.com/pan_hq/rashad-becker-dances-vii \nThomas Köner (Bochum\, 1965)\, è un musicista e artista tedesco.\nDurante gli studi\, si è dedicato alla ricerca intensiva del suono nello studio di registrazione. Il suo primo impulso consisteva nell’evitare il ritmo e la melodia e concentrarsi invece sul fenomeno del colore del suono. Per intensificare l’esperienza del suono ha deciso di lavorare con altri media\, in principio collaborando dal vivo con l’artista cinematografico Jürgen Reble (Alchemie 1992). In seguito\, ha iniziato a comporre colonne sonore e ad accompagnare vecchi film muti con la musica elettronica dal vivo per il Museo del Louvre\, a Parigi. L’interesse di Köner nel combinare esperienze visive e sonore per estendere l’efficacia delle sue opere sonore gli ha permesso di approdare all’ installazione e lo ha portato a collaborare con Max Eastley\, in cui la combinazione tra scultura sonora e performance è diventata centrale. “List Of Japanese Winds”\, di Max Eastley e Thomas Köner\, è un’installazione commissionata dalla Hayward Gallery di Londra. Il Centre Georges Pompidou gli ha commissionato il lavoro sonoro per un’installazione del cineasta Yann Beauvais.\nAltro campo di esplorazione del suono e design del suono radicale è per Köner rappresentato dalla club culture\, che Köner considera un piattaforma ideale per l’ascolto intensivo e fisico. Il suo progetto Porter Ricks\, assieme a Andy Mellwig\, è acclamato nel mondo della techno\, con commissioni per “Nine Inch Nails” e finanche un remix di Claude Debussy per la Universal Music. \nhttp://thomaskoner.com/ \nCarmelo Colangelo (1965) lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno. È stato borsista e assistente presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Ginevra. Di Starobinski ha tradotto il volume Azione e reazione. Vita e avventure di una coppia (Einaudi 2001). È autore di numerosi saggi\, tra cui Limite e malinconia. Kant\, Heidegger\, Blanchot (Loffredo 1998)\, nonché di articoli su Kafka\, Merleau-Ponty\, Canetti\, Bataille\, Lévinas\, Maldiney. Il suo ultimo lavoro Il richiamo delle apparenze è dedicato a Jean Starobinski.
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SUMMARY:Portflux
DESCRIPTION:15 maggio – 30 maggio 2018\nOPENING 15 MAGGIO ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nA cura di Loredana Troise \nPresso Casa Morra Archivi Mario Franco inaugura martedì 15 maggio 2018\, alle ore 18\, la mostra Portflux\, a cura di Loredana Troise. In occasione dell’opening della mostra\, che si inserisce nell’ambito della rassegna “Vietato Vietare 1968/2018” Proiezioni\, incontri\, mostre a cinquant’anni dal 1968\, sarà possibile vedere il documentario “Antologia Fluxus” (AA. VV. \, 120 min). \nDice Mario Franco\, curatore della rassegna e fondatore degli Archivi: \n“Perché una rassegna e una mostra sul collettivo Fluxus nell’ambito delle rievocazioni ricordando gli avvenimenti di cinquanta anni or sono? Perché la “fantasia al potere” del ’68 significava anche incontro e mescolamento di arti\, tecniche\, discipline\, linguaggi\, materiali. E liberazione delle arti dall’obbligo di produrre senso. Cessare di raccontare il mondo in maniera descrittiva\, lineare\, compiuta. Partire da una riflessione sul linguaggio\, sui modi del narrare\, Poiché il mondo stesso è cambiato velocemente e profondamente: le metropoli sono diventate straordinarie «palestre» di uno sguardo mobile\, plurimo. Un’idea di multimedialità comincia a farsi strada nella consapevolezza dell’insufficienza del singolo medium\, della singola arte\, della tecnica specifica e settoriale a rappresentare questa pluralità di stimoli\, questa fitta rete di interconnessioni. La Gesamtweldbild (immagine totale del mondo) riprende ed estende il concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk. Fluxus assembla tecniche e materiali diversi: collage; testi poetici; architetture-sculture-environments per scardinare le abitudini culturali e gli automatismi percettivi. Per stanare dai linguaggi possibilità inesplorate\, tentare di assemblarli in modo nuovo\, creare combinazioni complicate e ricche quanto lo è il pensiero (o il mondo). Una antologia di filmati del movimento comprende le anticipazioni body-artistiche di Yves Klein per poi mostrare le origini della video-arte di Nam June Paik con Allen Ginsberg\, Charlotte Moorman\, Alan Schulman\, il Living Theatre. Poi un breve concerto di John Cage sull’Olocausto; il film sperimentale “T.O.U.C.H.I.N.G.” di Christopher Sharits; due performances di Joseph Beuys; George Maciunas (che del Fluxus fu il fondatore\, e ne coniò il nome nel 1961); l’azionismo viennese di Günther Brus; John Lennon & Yoko Ono; Vito Acconci. \nAlle proiezioni si accompagna una mostra di lavori grafici dei più importanti artisti fluxus a cura di Loredana Troise.” \nCosì ne parla la curatrice Loredana Troise: \n“Presso gli spazi degli Archivi di Mario Franco\, e in stretta connessione col progetto “Vietato Vietare 68/18”\, per la prima volta in mostra le 14 straordinarie opere grafiche che compongono la cartella Portflux (Ed. Factotum Art). Un avventuroso e inedito diario dello sguardo dai confini indefiniti che\, tra incarnazioni e transiti\, immaginazione e rifunzionalizzazione delle forme\, punta l’indice sull’inquieta soglia del presente. Nata negli anni ottanta dalla volontà di Sarenco\, Diego Strazzer e Giuseppe Morra\, la raccolta Portflux è l’esito di un’intensa e unica esperienza fatta di incroci\, viaggi e rapporti intercorsi\, negli anni ottanta\, fra ricercatori e artisti fluxeurs: “ciascuna opera del portfolio – spiega infatti Giuseppe Morra – è un capitolo risultante da una lunga storia di collaborazione\, amicizia ed eventi condivisi vis à vis\, in una prospettiva estranea alla logica del ‘fare arte’\, ma liberamente tesa a revisioni semiotiche emancipate e indipendenti”. Ordinando un complesso e variegato itinerario visivo ed emotivo\, ricco di sequenze e piani di lettura stratificati\, le opere\, spesso marcate da tracce tangibili (una chiave\, nel caso di Ben Vautier o tasti di pianoforte\, come per Philip Corner\, o i francobolli di Bob Watts) mostrano lo splendore di una autosufficienza sintattica percepibile come un’ininterrotta polifonia sfuggente\, mai fino in fondo documentabile. Al di là delle inclinazioni di ciascuno dei 14 artisti presenti in mostra\, le strutture aperte di Portfluxus sperimentano passaggi e flessioni che chiudono ogni breccia alla fabulazione o all’ illusionismo. Svelano\, invece\, il processo dell’accadere: dello svolgersi dell’evento come flusso e dell’immagine intesa non come “fatto” costituito e risolto\, ma come processo in divenire\, capace di infiltrarsi nelle temporalità stratificate entro cui ritrovare percorsi culturali odierni. \nSi è pensato dunque ad un “allestimento” simile ad una frontiera priva di medium e sovrastrutture distraenti\, attraversabile superando i tradizionali criteri vigenti\, con lo stesso spirito disinvolto che contraddistingueva il movimento. \nGli Archivi di Mario Franco\, in tal senso\, oltre che luogo di studio\, analisi per documentazione e ricerca\, si riconfermano come un peculiare varco\, in cui percepire le apparenze mutevoli e metamorfiche del tempo-spazio”.
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SUMMARY:Serena Russo. Presentazione del libro Cenere
DESCRIPTION:11 maggio 2018\nINIZIO ORE 19:00\nCasa Morra- Sala Shimamoto\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nA Palazzo Cassano Ayerbo D’Aragona\, sede di Casa Morra -Archivio d’arte contemporanea\, è stato presentato venerdì 11 maggio 2018 alle ore 19:00 Cenere\, il primo libro della giovane scrittrice napoletana Serena Russo.\nIl piccolo volume intitolato Cenere\, edito nel 2017 dalla Casa Editrice Aletheia\, è una raccolta intima di racconti brevi all’interno dei quali la narrazione\, si intreccia non solo nella quotidianità vissuta dall’autrice\, ma anche in una concatenazione di pensieri\, ricordi\, sogni\, desideri e invenzioni. Per Serena Russo: “Questa non è una semplice raccolta di racconti. Piuttosto una scatola di frammenti di ogni tipo\, che sarà difficile richiudere una volta aperta”. In occasione della presentazione\, moderata da Loredana Troise che dialoga con Serena Russo\, la serata prosegue con un reading tratto da alcuni brani del libro letti da Simona Cocchia e Angelo Trifari e da un intermezzo musicale di Julia Primicile Carafa (clarinetto\, chitarra e voce) e Belardino Cerabona (violino). \nSerena Russo (Napoli\, 1984) laureata in lingue e letterature comparate presso l’Orientale di Napoli\, ha inoltre conseguito un dottorato in cinema e letteratura presso l’Università di Granada\, in Andalusia. Attualmente lavora a Valencia\, in Spagna\, come insegnante di inglese e di italiano per stranieri. Scrive recensioni di film e libri per vari siti web. Cenere è la sua prima raccolta di racconti.
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SUMMARY:Teatro delle Albe a Napoli con Ermanna Montanari
DESCRIPTION:28 aprile – 29 aprile 2018\nPROIEZIONE FILM 28 APRILE ORE 18:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nDoppio appuntamento con Ermanna Montanari e il Teatro delle Albe a Napoli per “Voci e altri Invisibili” a cura di Casa del Contemporaneo. \nDebutto al cinema di Martinelli e Montanari con il film d’arte “Vita agli arresti di Aung San SuuKyi” che ripercorre\, attraverso il racconto-evocazione di sei bambine\, i venti anni agli arresti della leader dell’opposizione nonviolenta al regime militare birmano\, Premio Nobel per la pace nel 1991\, e oggi alla guida di una nazione libera. Un’opera che si distacca dal clamore della cronaca\, fondendo immagini di repertorio e originali ricostruzioni illuminate dall’intensa interpretazione di Aung San SuuKyi di Ermanna Montanari alla quale si alternano i ritratti burattineschi di generali-dittatori\, spiriti della tradizione birmana\, giornalisti e inviati dell’Onu\, comici ribelli condannati dal regime. \nA seguire: incontro con Ermanna Montanari\, Antonella Di Nocera\, Angelo Curti\, Bruno Robertiin un confronto sul tema: Linguaggi e produzioni “tra teatro e cinema” \nVita agli arresti di Aung San SuuKyi [96 min\, Italia\, 2017]\nscritto e diretto da Marco Martinelli\ncon Ermanna Montanari\, Elio De Capitani e l’amichevole partecipazione di Sonia Bergamasco\, Roberto Magnani\, Fagio\, Alice Protto\, Massimiliano Rassu\, Vincenzo Nemolato e Christian Giroso nella parte dei “Moustache Brothers”\ndirettore della fotografia Pasquale Mari\nmontaggio Natalie Cristiani; supervisione al montaggio Jacopo Quadri\nprodotto da Teatro delle Albe – Ravenna Teatro coproduzione StartCinema\n*\nFilm riconosciuto di interesse culturale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Direzione generale per il Cinema\ncon il sostegno della Regione Emilia Romagna – Film Commission\ncon il patrocinio di Amnesty International Italia e dell’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania Giuseppe Malpeli \\ con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna – Unipol Gruppo Finanziario S.p.A. CMC – Cooperativa Muratori e Cementisti \n\n29 aprile 2018\nErmanna Montanari MINIATURE CAMPIANESI (letture\, ricordi\, immagini)\nMuseo Madre \nVia Settembrini 79\, Napoli \nIntroduce Stefano De Matteis \nRealizzato come un “libro dei segreti”\, sul modello di un antico messale\, “Miniature Campianesi” è stato scritto da Ermanna Montanari (pubblicato per Oblomov edizioni) per rievocare il mondo della sua infanzia e prima giovinezza. Questi piccoli racconti sono perle di vita condensata\, su cui si specchia una terra\, un luogo dell’anima\, che parla a tutti noi.\nLa pluripremiata attrice\, autrice\, scenografa e fondatrice del Teatro delle Albe racconta la Campiano della sua infanzia\, il suo paese natale nella campagna ravennate. L’incontro come il libro è impreziosito dalle immagini di Leila Marzocchi. \n  \n 
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SUMMARY:La bottega del suono. Mario Bertoncini. Maestri e Allievi
DESCRIPTION:20 aprile 2018 \nSTART ORE 19:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \n  \nA cura di Chiara Mallozzi e Daniela Tortora \nEsempi relativi a una maniera altra di utilizzare il suono del pianoforte.\nStraniamento del tradizionale modo d’attacco dello strumento.\nSuite ’99 Colori di Mario Bertoncini. \n\n«Le parole\, finanche l’ascolto puro e semplice di alcune sue interpretazioni\, di alcune sue musiche\, si sono rivelati del tutto insufficienti per entrare in contatto con il Maestro e il suo mondo: è necessario incontrare Bertoncini e vederlo all’opera\, bisogna farne esperienza dal vivo per riuscire a cogliere il fascino algoritmico degli infiniti sciami di suoni che avvolgono i suoi ‘strumenti’… le sue arpe eolie…il suo modo di catturare il vento all’interno dei suoi oggetti sonanti\, le sue ‘composizioni’ costruite come fossero manufatti destinati ad abitare la sua e la nostra vita\, il nostro paesaggio quotidiano.[Questo libro] incarna il desiderio di provare a raggiungerlo\, di accostarsi con discrezione nei sobborghi del suo segreto». \nÈ così che Daniela Tortora esordisce nel recente volume dedicato a Mario Bertoncini ed è così che intendiamo introdurre il nuovo appuntamento a Casa Morra.\nLa rete di ricerca internazionale puntOorg e La Digestion – musica ascoltata raramente\, festival che mette al centro i linguaggi più innovativi dell’arte sonora contemporanea\, a cura delle associazioni Phonurgia e EM-Arts e Fondazione Morra\, presenta il libro La bottega del suono. Mario Bertoncini. Maestri e Allievi (Editoriale Scientifica\, Napoli\, 2017)\, di e con il M° Mario Bertoncini\, un evento che rafforza il desiderio delle realtà coinvolte di coltivare la riflessione attorno alla musica proponendo uno spazio di confronto teorico al pari di quello performativo\, nella volontà di indagare a fondo le molte pratiche del suono.\nVenerdì 20 aprile\, alle ore 19:00 presso Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\, Mario Bertoncini presenta al pubblico l’ultimo volume realizzato in seno alla collana di studi puntOorg\, a cura di Chiara Mallozzi\, compositrice\, violoncellista docente presso il Liceo musicale Boccioni-Palizzi di Napoli\, e Daniela Tortora\, titolare della Cattedra di Storia ed estetica musicale presso il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli.\nA seguito della presentazione il M° Mario Bertoncini terrà una lezione concerto ed esecuzione live de la Suite ’99 Colori\, un’occasione per avviare un dibattito sulle potenzialità del suono come strumento comunicativo e intragenerazionale. \nInterverranno insieme alle curatrici della ricerca: \nMario Bertoncini\, pianista\, compositore\, costruttore\, saggista e poeta;\nGianmario Borio\, professore ordinario di Musicologia e Storia della Musica\, Università degli Studi di Pavia e direttore dell’Istituto per la Musica della Fondazione Giorgio Cini;\nLuigi Maria Sicca\, professore ordinario di Organizzazione aziendale e Direttore scientifico di putOorg International Network;\nGiancarlo Turaccio\, docente di Composizione presso il Conservatorio di Musica “G. Martucci” di Salerno e ricercatore puntOorg. \nMario Bertoncini (Roma\, 1932). Compositore\, pianista\, musicista\, costruttore\, poeta e scrittore. Negli anni infantili\, insofferente della disciplina scolastica\, legge molto e di tutto ed è particolarmente attratto dal disegno\, dalla scultura e dalle scienze naturali. Alla musica si dedicherà relativamente tardi\, dopo i 13 anni. Compiuti bruciando le tappe gli studi musicali presso il Conservatorio e l’Accademia di Santa Cecilia (pianoforte con Rodolfo Caporali\, composizione e perfezionamento in composizione con Goffredo Petrassi)\, si reca per un anno a Bilthoven\, Olanda\, dove frequenta un corso di musica elettronica sotto la guida di G. M. Koenig. Nello stesso tempo svolge un’intensa attività concertistica in Italia\, da solo e con l’orchestra\, e suona con direttori di grande valore.\n1963: primi esperimenti volti ad alterare il modo d’attacco del pianoforte e di alcuni strumenti della percussione (idiofoni).\n1964: con Quodlibet\, per tre strumenti ad arco e un percussionista\, si aggiudica il 1° premio al concorso del Gaudeamus (Fondation Européenne de la Culture). Dal 1965 al 1972 partecipa all’attività del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza; dal ’70 al ‘73 è chiamato a dirigere l’omonima associazione. Parallelamente insegna al Conservatorio di Pesaro e collabora con la R.A.I. e con l’Enciclopedia dello Spettacolo (attività saggistica e di traduzione). Dello stesso periodo sono i primi esperimenti di teatro musicale (elaborazione della teoria d’un “teatro della realtà”) che culmineranno nella febbrile elaborazione di Spazio –Tempo (Venezia\, Biennale 1970).\n1973: per invito del D.A.A.D. Bertoncini lascia l’Italia e si stabilisce a Berlino\, dove l’attività di ricerca e di sperimentazione sonora iniziata a Roma può finalmente avere adeguato sviluppo. Al ’73 e all’anno successivo appartengono le prime costruzioni eoliche: Chain Reaction\, Vele\, Chanson pour instruments à vent. Nei seguenti due anni è in Canada\, all’Università McGill di Montreal\, dove realizza un progetto ispirato alla dinamica delle “botteghe d’arte” rinascimentali: il Musical Design Course. Dal lavoro svolto in quei due anni deriva l’attività del gruppo SONDE\, i cui componenti sono tuttora attivi in Canada e all’Estero mediante concerti\, produzioni teatrali e discografiche.\nNel 1982\, nel quadro del Festival de La Rochelle (costa atlantica francese)\, B. presenta Venti\, un’installazione eolica per 10 arpe eolie circolari e 10 aggregati di barre e spirali bronzee (“gong eolici”)\, serviti da 40 esecutori.\nNel 1986 progetta e brevetta il Choreophon\, un sistema di trasduzione a distanza\, cioè senza contatto\, d’un gesto coreografico in suono e nel 1993\, un dispositivo per gli strumenti ad arco\, brevettato in Germania col nome di Stabdämpfer.\nDal 1976 ad oggi\, oltre ad alcuni saggi e a numerosi altri scritti\, è autore di tredici dialoghi di ispirazione platonica\, tra i quali dieci d’argomento musicale\, e di oltre cinquecento sonetti in dialetto romanesco antico.\nNel 2004 torna definitivamente in Italia\, nella provincia senese. Quando ne ha l’occasione\, continua a presentare al proprio pubblico un tipo di programma che evochi dei richiami\, delle “rime” inusitate tra grandi musiche d’un passato più o meno lontano e le proprie costruzioni sonore.
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SUMMARY:Cesare Pietroiusti - Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento
DESCRIPTION:17 aprile – 19 maggio 2018\nOPENING 17 APRILE ORE 12:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nSi inaugura il nuovo progetto laboratoriale ed espositivo ideato e coordinato dall’artista Cesare Pietroiusti.\nScuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli\, consiste in un progetto che ripercorrerà in modo retrospettivo alcuni elementi della ricerca di Cesare Pietroiusti\, composto da due momenti distinti ma correlati: un laboratorio performativo e una mostra conclusiva.\nIl modulo laboratoriale\, rivolto ad un gruppo di studenti dell’Accademia di BB.AA. di Napoli\, porterà i partecipanti a ripercorrere operativamente\, nel modo più fedele possibile all’originale\, le tecniche che Cesare Pietroiusti ha usato (negli anni tra il 1982 e il 1986) per dare vita ai suoi primi (e pressoché unici) lavori pittorici\, dalla preparazione delle tele alla ricopiatura di immagini proiettate attraverso diapositive.\nIl gruppo potrà\, inoltre\, progettare una o più serie di grandi quantità di disegni con tecniche eterodosse (fuoco\, birra\, acqua salata ecc.)\, secondo metodi già usati dall’artista per le “produzioni e distribuzioni gratuite” dal 2005 in poi. Le opere saranno oggetto della mostra conclusiva. \nLaboratorio performativo e mostra si susseguiranno sulla scala monumentale\, e negli spazi ad essa adiacenti\, del Palazzo Cassano Ayerbo D’Aragona – Casa Morra. Il pubblico interessato potrà apprezzare le distinte fasi di lavoro e\, in particolare: \ndal 17 al 24 aprile 2018\, dal martedì al venerdì dalle ore 12:00 alle ore 19:00; \nLaboratorio performativo Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento con gli studenti dell’Accademia di BB.AA. di Napoli dal 25 aprile al 19 maggio 2018\, dal martedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 17:00; \nMostra conclusiva della Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento.\nCasa Morra si trasforma\, per l’occasione\, in un teatro-fabbrica multifocale nella quale le diverse mansioni accadono contemporaneamente in punti distinti del luogo\, rimarcando la naturale vocazione performativa della scalinata. \nOltre all’elemento laboratoriale e performativo\, Cesare Pietroiusti affronta il tema della retrospettiva in maniera laterale\, riflettendo su come sia possibile mettere mano alla storia della propria carriera senza la necessità di dover riesumare\, in maniera convenzionale o feticistica\, le opere del passato. Affrontando in questo modo il tabù del rifacimento di un’opera\, l’artista propone una nuova interpretazione della contemporaneità vista\, nel riesame dialettico con il passato\, come la compresenza e la convergenza di tempi e significati diversi.\nLa mano dell’autore tende a scomparire in un’operazione in cui si contempla la non necessarietà\, per un artista\, di possedere un talento esprimibile con una abilità tecnica. D’altra parte questo progetto rispecchia la stessa assenza di talento di Pietroiusti che\, a suo tempo\, lo portò a utilizzare la ricopiatura pedissequa\, su tela e su carta\, della dia-proiezione. \nCon la partecipazione di: Eleonora Alabiso\, Cristiana Amato\, Gianmarco Biele\, Elsa Bigliardo\, Laura Bonito\, Antonella Calabrese\, Elena Chirico\, Enrica Rosi Crispo\, Maria Teresa De Cristofaro\, Luisa De Donato\, Giovanni Ferrara\, Sara Fiorentino\, Valeria Gentile\, Francesca Iovane\, Natalya Savino Kochetova\, Valentina Manzo\, Emanuela Palmieri\, Roberta Passaro\, Chiara Perna\, Alessandro Piromallo\, Chatrin Ponticelli\, Gianmarco Trotta\, Maria Ulino\, Aurora Vivenzio\, Huang Yuan\, Haoran Zhou.\nCesare Pietroiusti\nClasse 1955\, nato a Roma\, svolge la sua ricerca artistica dal 1977\, quando ha iniziato a lavorare nel centro studi Jartrakor di Sergio Lombardo\, partecipando attivamente alla definizione di un’arte ‘eventualista’. Nella seconda metà degli anni Ottanta dà vita\, insieme a Salvatore Falci\, Stefano Fontana\, Pino Modica e Domenico Nardone\, all’esperienza del gruppo di Piombino che sperimenta\, in anticipo di circa un decennio sull’arte ‘relazionale’\, il coinvolgimento\, attraverso stimoli estetici\, di un pubblico inconsapevole. Da allora ha fondato e coordinato centri di ricerca e programmi di residenza\, convegni e laboratori sperimentali. Ha esposto in spazi privati e pubblici\, deputati e non\, in Italia e all’estero. Nel 1997 ha pubblicato\, con le edizioni Morra\, Pensieri non funzionali\, raccolta di circa cento idee apparentemente assurde\, formulate come istruzioni per realizzazione di progetti artistici. Nel primo decennio del 21° secolo il suo lavoro si è concentrato sul tema dello scambio e sui paradossi che possono celarsi nel sistema sociale occidentale\, di cui viene sottolineata la peculiarità del rapporto economico denaro-merce. Dal 2004 ha distribuito gratuitamente decine di migliaia di disegni autografi\, venduto storie\, ingerito banconote al termine di un’asta pubblica per poi restituirle al legittimo proprietario dopo l’evacuazione\, organizzato serate gastronomiche dove alla fine del pranzo si viene pagati\, allestito mostre dove le opere si vendono in cambio di idee e non di soldi. Ha esposto le sue opere fra l’altro presso: Art in General\, New York (2001); Ikon Gallery\, Birmingham (2007); Biennale di Atene (2009); MAXXI\, Roma (2010); Moscow Museum of Modern Art (2011)\, Hayward Gallery\, Londra (2012)\, Fondazione Sandretto\, Torino (2014)\, Bozar\, Bruxelles (2014)\, Maga\, Museo di Gallarate (2016)\, Kunstverein Arnsberg (2016)\, ed è stato co-curatore della mostra-evento “Sensibile Comune. Le opere vive”\, GNAM\, Roma (2017). A partire dal 2004 al 2015 è stato docente di Laboratorio Arti Visive presso lo Iuav di Venezia e\, dal 2009 al 2016\, MFA Faculty presso Lesley University\, Boston. Due anni fa\, come membro del collettivo “Lu Cafausu”\, ha dato vita alla Fondazione Lac o Le Mon (San Cesario di Lecce).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018 \nCesare Pietroiusti \n© photo Jacopo Seri \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018  Cesare Pietroiusti  © photo Jacopo Seri  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018  Cesare Pietroiusti  © photo Jacopo Seri  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018  Cesare Pietroiusti  © photo Jacopo Seri  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018  Cesare Pietroiusti  © photo Jacopo Seri  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018  Cesare Pietroiusti  © photo Jacopo Seri  Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:La Digestion - musica ascoltata raramente II Edizione
DESCRIPTION:31 marzo 2018\nORE 18:00\nCimitero delle Fontanelle\nVia Fontanelle\, 80 – Napoli \nInstallazione/performance di Rie Nakajima & Pierre Berthet [JP/BE] \nORE 21:00\nChiesa di San Giuseppe delle Scalze\nSalita Pontecorvo\, 65 – Napoli \nMinor Tom (MichałLibera\, Hilary Jeffery\, Gianpaolo Peres) [PL/UK/IT] play Ted Hughes’ Snow\nDavid Toop [UK] \nContinua il viaggio attraverso i luoghi più suggestivi della città di Napoli per il quarto appuntamento de La Digestion – musica ascoltata raramente\, festival dedicato ai linguaggi innovativi dell’arte sonora contemporanea\, e realizzato dalla sinergia tra l’associazione Phonurgia\, la Fondazione Morra e la E-M Arts associazione culturale.\nLa giornata del 31 Marzo sarà caratterizzata da un doppio appuntamento musicale che animerà\, nel pomeriggio\, il magico Cimitero delle Fontanelle\, nel rione Sanità\, e in serata la bellissima Chiesa di San Giuseppe delle Scalze\, a Montesanto\, con l’imperdibile concerto di David Toop dei leggendari Flying Lizards\, pietra miliare della new wave europea più creativa ed eclettica\, e oggi raffinato sperimentatore e teorico del suono.\nFilo conduttore di questo viaggio immaginario e reale saranno gli “oggetti sonori”. Oggetti misteriosi ed organici quelli utilizzati da Rye Nakajimae Pierre Berthetche\, tra i cunicoli e le ossa del Cimitero delle Fontanelle\, daranno vita a Dead Plants/Living Objects\, installazione sonora e performance in cui\, tra vibrazioni ed evocazioni\, la materia inorganica\, grazie al suono\, prende vita. Oggetti del quotidiano\, invece\, animeranno il momento serale presso la Chiesa delle Scalze\, trasformandosi\, nelle sapienti mani di David Toop\, in fonti sonore elettroacustiche originali epolisemiche. Il maestro inglese\, già spalla di Brian Eno e collaboratore dei più grandi nomi dell’improvvisazione\, da Derek Bailey a Evan Parker\, da Hugh Davies a John Zorn\, ha sviluppato\, durante i suoi quarant’anni di carriera\, un linguaggio musicale poetico e profondo\, fatto di oggetti trovati\, piccoli strumenti\, field recordings e flauto traverso\, in grado di trasformare l’ascolto in evento di scoperta interiore. Infine\, oggetti di una memoria non troppo lontana ma piena di nostalgia\, quelli della Calabria contadina\, saranno evocati dalle parole del poeta inglese Ted Hughes\, messe in musica dal trio Minor Tom. La poesia Snow\, ispirata ai canti dei pescatori di pesce spada documentati dall’etnomusicologo Alan Lomax nel 1954\, diventa il materiale per la composizione di un radio-dramma “dal vivo”\, grazie al lavoro del musicista polacco Michał Libera accompagnato dal trombonista Hilary Jeffery e dal vocalist Gianpaolo Peres.\nTre declinazioni della poesia sonora\, tre momenti unici in bilico tra musicalità\, linguaggio e gesto\, capaci di insinuarsi lì dove l’ascolto si incontra con il pensiero\, aprendo a nuovi significati e intense esperienze.\nÈ volontà del festival inscrivere il momento performativo in una più completa attività di formazione e riflessione che lasci tracce durevoli sul territorio cittadino. A tal fine\, il 30 Marzo\, il maestro David Toop sarà protagonista di una conversazione in diretta radio su Radio Digestion e aperta al pubblico\, e nel pomeriggio terrà un workshop dedicato all’ascolto dal titolo “Listening is Intimacy”\, il tutto presso Casa Morra. Il workshop\, dal costo di 10 euro\, è aperto a musicisti di qualunque strumento e livello di preparazione. Per informazioni e prenotazioni: info.phonurgia@gmail.com\nL’evento è organizzato grazie al patrocinio morale del Comune di Napoli\, che ha concesso l’uso del Cimitero delle Fontanelle\, e grazie alla collaborazione con l’Associazione Le Scalze\, che da anni porta avanti le attività della Chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Montesanto. \n  \nDavid Toop [UK]\nNato nel 1949 in Inghilterra\, David Toop ha sviluppato una pratica a cavallo tra composizione\, ascolto e critica a partire dal 1970. Tale pratica comprende e confonde i confini tra il fare musica e l’ascoltarla\, tra l’organizzazione e l’analisi e ha portato Toop a confrontarsi con musica improvvisata\, rock\, elettronica\, fieldrecordings e performance\, curando anche installazioni sonore e mostre. Insieme alla carriera di musicista porta avanti quella di giornalista e teorico della musica\, coronata da sette acclamati libri\, tra i quali: Rap Attack (1984)\, Ocean of Sound (1995)\, Sinister Resonance (2010) e Into the Maelstrom (2016)\, quest’ultimo premiato come libro musicale dell’anno dal Guardian e nominato al Penderyn Music Book Prize. E’ inoltre Professore di Audio Culture e improvvisazione presso il London Collage of Communication e scrive regolarmente per l’autorevole rivista The Wire.\nLa sua personalità eclettica l’ha portato\, nel 1979\, a entrare nei Flying Lizardsdi David Cunningham\, gruppo che diventerà una pietra miliare della new wave europea. A fianco a quell’esperienza Toop ha sempre portato avanti una ricerca legata all’improvvisazione\, all’elettro-acustica e alla poesia\, sia in solo che al fianco di musicisti quali Brian Eno\, Bob Cobbing\, Paul Burwell\, Steve Beresford\, Peter Cusack. Partendo dal flauto traverso\, Toop ha inventato un nuovo linguaggio fatto di oggetti sonori\, foundsounds e fenomeni acustici\, tessiture timbriche e narrative in grado di trasformare la natura effimera del suono in “evento” di scoperta interiore.\nMolto attivo nella scena sperimentale inglese\, ha suonato con praticamente tutti i più grandi improvvisatori del secondo novecento\, da Derek Bailey a Evan Parker\, da Hugh Davies a Lol Coxhill\, da John Stevens a John Zorn. Ha pubblicato numerosi dischi sia in solo che in collaborazione\, per etichette quali Obscure di Brian Eno\, Samadhisound di David Sylvian\, Room40 di Lawrence English. Nel 2016 la Sub Rosa ha pubblicato Lost Shadows\, registrazioni di rituali sciamanici Yanomani fatte da Toop nel 1978\, e il DVD I Never Promised You a Rose Garden: A Portrait of David ToopThrough His Records Collection. Nel 2017 ha pubblicato la sua autobiografia Flutter Echo: Living With Sound e il suo ultimo disco Dirty Sonds Play Dirty Songs.\nhttps://davidtoopblog.com/\n \n  \nMinor Tom\nHilary Jeffery\, trombone\nGianpaolo Peres\, voice\nMichał Libera\, concept\, reading\nMichał Libera è un compositore\, drammaturgo e curatore polacco che lavora principalmente sulla creazione di sound setting\, ovvero sceneggiature sonore per storie più o meno letterarie. I suoi lavori\, al confine tra performance e radio-dramma\, sono stati presentati in prestigiosi contesti internazionali\, tra cui la Biennale di Architettura di Venezia.\nHilary Jeffery e Gianpaolo Peres si sono uniti a lui per fondare il gruppo Minor Tom nel Gennaio 2016\, nella scie della scomparsa di David Bowie. La loro musica sonda le profondità del blues e le miscela con le meno note pratiche della dhrupad\, la musica tradizionale dell’Hindustan\, tentando di creare scenari allo stesso sintetici e futuristici. La loro performance Snow\, composta per La Digestion\, è anche il loro debutto dal vivo\, al quale seguiranno altre performance e pubblicazioni su Silent Records. Snow è la messa in musica dell’omonimo testo del poeta inglese Ted Hughes\, considerato tra i massimi esponenti della poesia inglese del novecento. Si basa su swordfisherman’s call\, la registrazione di un canto tradizionale calabrese documentata dall’etnomusicologo Alan Lomax nel 1954 a Scila.\n \n  \nPierre Berthet & Rye Nakajima [BE/JP]\nArtisti che si muovono al confine tra musica\, installazione e performance; la loro opera si innesterà organicamente nell’affascinante cornice del Cimitero delle Fontanelle\, in un gioco di risonanze\, vibrazioni ed evocazioni. Il loro progetto dal titolo evocativo “Plantesmorteset objects vivants” è un tentativo di rapportarsi all’anima delle cose ascoltandone il suono. Il loro lavoro è stato presentato in festival\, musei e luoghi d’arte di tutto il mondo.\nPierre Berthet è un percussionista e esploratore del suono belga; ha iniziato suonando con l’orechestra di Arnold Dreyblatt\, per poi spostarsi su una ricerca più personale\, legata ai timbri degli oggetti nello spazio e a nuovi modi di produrre suoni con materiali semplici\, ad esempio piante\, pietre\, tubi\, ecc.\nRie Nakajima è un’artista giapponese che si muove a cavallo tra installazione e performance. Il suono lavoro è di solito composto in diretta correlazione con architetture e spazi particolari\, usando una combinazione di dispositivi cinetici e oggetti trovati in loco.\nhttp://pierre.berthet.be
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SUMMARY:Casa Morra - Weekend della Cultura
DESCRIPTION:31 marzo – 2 aprile 2018\nOPENING 31 MARZO ORE 10:30-14:00\nCasa Morra- Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nQuesto fine settimana\, grazie all’iniziativa della Camera di commercio di Napoli insieme all’azienda SIIMPRESA\, arriva il “WEEKEND DELLA CULTURA” anche a Casa Morra. \nIngresso gratuito e visite guidate nei giorni 31 marzo\, 1 e 2 aprile 2018 con chiusura alle ore 14:00. \nPROGRAMMA \n \nSabato 31 Marzo\nPrima visita 10:30/ Seconda visita 12:00 \nDomenica 01 Aprile\nPrima visita 10:30/ Seconda visita 12:00 \nLunedì 02 Aprile\nPrima visita 10:30/ Seconda visita 12:00 \n 
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SUMMARY:Marta e Diego Della Via - Drammatica Elementare (J e W della città di K)
DESCRIPTION:25 marzo 2018  \nOPENING ORE 19:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea \nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nCasa Morra ospita il terzo degli otto eventi “fuori sede e fuori tempo” in luoghi non teatrali ma d’arte contemporanea. Per la prima volta a Napoli l’Abecedario dadaista dei Fratelli Dalla Via – nell’ambito della rassegna “Voci e altri Invisibili” a cura di Casa del Contemporaneo.\nL’appuntamento\, con Marta e Diego Dalla Via\, è con DRAMMATICA ELEMENTARE\, il loro spettacolo dadaista imbastito di giochi di parole e nonsense che arriva a Napoli in prima assoluta in collaborazione con STANZE di Alberica Archinto e Rossella Tansini.\nDopo il Museo Hermann Nitsch che ha ospitato COSE della compagnia Deflorian Tagliarini e il recente doppio appuntamento al MADRE con le due date de IL NULLAFACENTE di Michele Santeramo del teatro di Toscana\, la rassegna VOCI E ALTRI INVISIBILI prosegue a Casa Morra. \nDRAMMATICA ELEMENTARE parte dal teatro per dialogare fuori dagli spazi canonici e cercare il confronto attraverso un percorso comune che si compone di performance\, incontri\, proiezioni\, letture. In DRAMMATICA ELEMENTARE i Fratelli veneti Dalla Via ridisegnano la realtà dei nostri giorni. L’alfabeto non è più quello che veniva insegnato alla scuola elementare: le sue lettere\, attraverso le loro invenzioni\, descrivono il nostro mondo in modo ironico\, ma anche inquietante. Le lettere\, a loro volta\, costruiscono dialoghi e monologhi seguendo un gioco dissacrante e folle da cui esce uno spaccato perfetto della nostra società\, con pregi e difetti. Nello spettacolo il mondo ci viene raccontato dalla A\, più volte ripresa\, alla I di internet\, dalla C di Cristo crocifisso\, alla F di favola\, dalla S di sussidi sanitari\, alla P di poetica padana. \nPartito parrocchiale possiede prolungatamente primato parlamentare.\nPoi\, progressiva putrefazione politica provoca protesta pubblica piazza.\nProposta proletaria prelude plumbeo periodo: pistole\, pallottole\, pestaggi\, poliziotti\, polvere pirica pressata\, \npirotecnici plichi postati per provocare pressioni.\nPapocchio prosegue. Pm palmi puliti promettono punizioni per politici prezzolati. \nAgotha Krisztof \n“Sappiamo leggere\, scrivere\, far di conto. Siamo intelligenti ma non ci applichiamo. Siamo espulsi da ogni scuola di ordine e grado. Siamo stati traditi da chi ci doveva tutelare\, come Hansel e Gretel. Dopo questo rifiuto abbiamo trovato un altro posto dove studiare e l’abbiamo distrutto come fosse marzapane. È così che si è sviluppata in noi l’idea che la salvezza potesse essere in un originale modo di rinominare il mondo. C’erano una volta la A di ape\, la B di barca\, la C di casa… abbiamo cambiato queste regole e per noi la A è di Attacco all’America\, la G di Grande Guerra\, la M di Merenda Macrobiotica.\nSabotando il Devoto – Oli\, il Sabatini – Coletti\, il Castiglione – Mariotti\, arrampicandoci su una struttura di tautogrammi e acrostici abbiamo scritto una favola scolastica che racconta il nostro desiderio di giocare con la “materia prima” parola. Drammatica elementare: un dissacrante abbecedario contemporaneo in forma di racconto”.
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SUMMARY:The Yellow Truck
DESCRIPTION:1 marzo – 30 marzo 2018\nOPENING 1 MARZO ORE 18:30\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nA cura di Chiara Reale \nInaugura giovedì 1 marzo 2018\, alle ore 18\,30\, presso Casa Morra – Archivi Mario Franco la mostra fotografica di Robert Herman “The Yellow Truck”\, a cura di Chiara Reale\, a cui si lega la nuova rassegna cinematografica curata da Mario Franco dal titolo “Il Cinema allo Specchio” incentrata sul “cinema che parla di cinema”. \nRobert Herman è uno dei più importanti street photographer newyorkesi contemporanei. Le sue fotografie\, così come le sue pubblicazioni\, sono presenti in importanti musei americani ed europei. \nLa sua mostra\, assolutamente inedita\, “The Yellow Truck” raccoglie 20 fotografie in cui sono raccontate le fasi produttive di “Vigilante”\, B Movie ambientato e prodotto negli anni 80 a New York. Gli scatti in mostra sono dedicati alle numerose figure professionali che lavorano duramente affinché la grande macchina cinematografica continui a muoversi\, che non salgono mai alla ribalta ma che restano sempre e inevitabilmente un nome che scorre rapidamente nei titoli di coda. \nIl cortometraggio dal titolo “Story for Lisa” (USA\, 1979\, 16mm Color/Black and White\,14 min)\, scritto e diretto dell’artista\, aiuta il fruitore ad entrare nel mondo di Herman e di comprende meglio cosa lui intende per “fare cinema”. \nSpiega la curatrice della mostra Chiara Reale: \n“Le caratteristiche narrative della fotografia di Robert Herman si avvicinano molto a quelle del linguaggio cinematografico\, linguaggio che l’artista inizia ad apprendere fin dalla tenera età. Cresciuto fra le poltrone polverose e l’odore di celluloide del piccolo cinema d’essai di proprietà del padre\, a Brooklyn\, guardando i film di Antonioni\, Fellini e Rafelson\, Herman inizia un percorso formativo che\, arricchito e successivamente consolidato con la frequentazione della Film School alla New York University\, contribuirà in modo determinante alla formazione del suo codice estetico e rimarrà nella sua produzione fotografica fino ai giorni nostri. \nIn “The Yellow Truck” l’indissolubile legame fra il cinema e la fotografia dell’artista viene affrontato apertamente\, mettendo a nudo i punti di tensione\, i nervi scoperti di tale rapporto.          La mostra infatti si compone degli scatti fatti da Robert Herman\, street photographer che vive e opera a New York\, nel corso della produzione del film Vigilante\, B movie di cui tutte le figure professionali coinvolte non vedranno mai il relativo compenso economico. Scatti di backstage e foto di scena che raccontano un mondo amato di un amore quasi atavico che è stato\, citando lo stesso Herman “la mia vita e la mia salvezza\, con tutte le sue distorsioni”. \nL’intento di svelare i lati più oscuri dell’ “establishment” cinematografico è sviluppato nella rassegna dal titolo “Il Cinema allo Specchio”: 14 film che dal 1 marzo al 26 aprile verranno proiettati tutti i mercoledì e giovedì sera\, e che partirà proprio il 1 marzo\, successivamente all’inaugurazione della mostra\, con il film “Alice nelle Città” di Wim Wenders. L’ingresso agli Archivi\, così come la visione dei film\, è gratuito fino a esaurimento posti. \nSpiega il curatore della rassegna Mario Franco: \n“Il cosiddetto “metacinema”\, è quel cinema che mostra e parla di sé stesso e che descrive i meccanismi di funzionamento delle proprie strutture\, dei processi produttivi ed economici e racconta l’evolversi della sua storia. Un cinema che\, apparentemente\, decide di scoprire l’inganno\, di rivelare il trucco insito in ogni film. Come è noto\, sono molti i grandi cineasti che hanno ragionato sul proprio lavoro\, sulla bellezza ma anche sui compromessi e sulle crisi esistenziali del loro lavoro. (Godard con Il disprezzo\, Fellini con 8 e mezzo\, Truffaut con Effetto notte). \nFilm ambientati nel mondo del cinema sono anche quelli dedicati alla sua primitiva affermazione come industria (Nicikelodeon) o quelli ambientati nella Hollywood di fine anni Venti quando il cinema conquistò la parola\, con gli attori del muto che temevano per la propria carriera in uno dei momenti più significativi della storia della produzione cinematografica\, quando la gestualità delle espressioni divenne obsoleta davanti alle possibilità offerte dal sonoro. È interessante notare come Cantando sotto la pioggia\, del 1952\, sfrutti le potenzialità offerte dal sonoro e dal Technicolor\, mentre The Artist riesuma il bianco e nero per un film muto che punta tutto sulla colonna sonora\, in pieno 2011. Ma in omaggio alle fotografie di Herman\, che documentano un film di serie B dove le maestranze e gli attori restano senza paga mentre il film si interrompe per deficienze produttive\, ecco un film\, Lo stato delle cose\, nel quale Wenders racconta una storia analoga o l’Ed Wood di Burton\, che narra della strana carriera del “peggior regista della storia del cinema”\, un grottesco elogio della bruttezza che ci invita a riflettere sui generi cinematografici e sull’ambiguità sessuale\, per andare oltre ogni pregiudizio e per interrogarci su cosa è lecito definire “arte”. Ancora a Robert Herman\, cresciuto nella sala cinematografica gestita da suo padre è dedicato L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich – che nei primi anni ’70\, era un giovane critico innamorato del cinema e dei suoi personaggi mitici – e alla città di New York alla quale Herman ha dedicato molto del suo lavoro fotografico. \nNella tradizione dei nostri Archivi\, che hanno l’abitudine di mostrare film difficilmente vedibili altrove\, mostreremo anche un’immagine inedita di New York nell’interpretazione di Steve Reich\, un omaggio alle sue strade e ai suoni della grande mela. Reich è uno dei padri del minimalismo\, premio Pulitzer 2009 e Leone d’oro 2014 alla Biennale Musica di Venezia. Reich dedica la sua musica a Manhattan per poi condurci alle prove del concerto ed infine alla sua rappresentazione in teatro. Anche qui un discorso metalinguistico\, incentrato sull’atto stesso del comporre: un punto di vista “emotivo” che si “mostra mostrare” e si “guarda guardare”. L’autoriflessività\, riassumibile nell’idea che la creazione può interrogarsi sulla natura stessa dell’atto creativo\, è tipico della modernità\, percepita come parte integrante della produzione di senso nella letteratura\, nel teatro\, nella pittura e nel cinema.” \n 
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SUMMARY:Voci e Altri Invisibili - Enzo Moscato
DESCRIPTION:11 febbraio 2018\nSTART ORE 19:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\,  Napoli \nL’appuntamento – in prima assoluta – è con Enzo Moscato protagonista e ideatore della performance che dona il titolo all’intera rassegna\, VOCI E ALTRI INVISIBILI.\nDopo il successo dello scorso anno al Museo Nitsch\, in occasione del debutto della rassegna VOCI E ALTRI INVISIBILI avvenuto con lo spettacolo COSE della compagnia Deflorian Tagliarini\, prosegue a Casa Morra la programmazione di Casa del Contemporaneo. \nIl Centro di Produzione Teatrale La Casa del Contemporaneo\, nato dal teatro per dialogare fuori dagli spazi canonici teatrali\, cerca il confronto d’insieme attraverso la performance\, gli incontri\, le proiezioni e le letture presentate in un’unica data e in prima assoluta a Napoli. Una carrellata di titoli e incontri\, che proseguono per tutto il mese di aprile\, fanno da punteggiatura alla stagione e confermano la ‘vocazione contemporanea’ del centro di produzione\, in un confronto sulla questione aperta tra linguaggi e forme d’arte\, stimolando connessioni e confronti tra gli spazi cittadini. \nDomenica 11 febbraio\, a Casa Morra\, Enzo Moscato – recentemente finalista agli Ubu 2017\, per il premio alla carriera – propone una nuova creazione in forma di performance dal titolo VOCI E ALTRI INVISIBILI il cui tema centrale si avvicina alle storie di fantasmi che\, nella poetica moscatiana\, sono sempre “un incontro dell’umano e del familiare con l’elemento mitico e favoloso che da sempre a Napoli abita i cuori e le case”. \nProtagonista della vicenda (o – come Enzo Moscato scrive nelle sue note – “della Storia\, o della Natura\, che\, come Leopardi avvertiva\, sono spesso\, a Napoli “la stessa\, crudelissima cosa”) è Nanà\, l’anima candida e reietta “giovane-vecchissima creatura al servizio ‘minuto’ delle donne di un bordello arroccato sui Quartieri Spagnoli\, nella Napoli\, desolata e avvilita\, dell’occupazione nazista\, sul finire dell’estate del 1943” \nDichiarazione di Giuseppe Morra ha così dichiarato a proposito della sua partecipazione alla rassegna: “ È con grande entusiasmo che la Fondazione Morra partecipa e accoglie la rassegna organizzata dalla Casa del Contemporaneo VOCI E ALTRI INVISIBILI\, in cui performance\, spettacoli\, proiezioni e incontri si svolgono in luoghi non teatrali ma d’arte contemporanea. Proporre un teatro fuori dai suoi spazi\, fisici e mentali\, convenzionali\, crea contaminazioni culturali di aree differenti\, fedeli all’idea che la città\, il mondo\, trovi apertura attraverso la cultura\, volano di cambiamenti economico-sociali. Prima con il Museo Nitsch\, poi con Casa Morra\, la Fondazione Morra dimostra come l’arte sia trasversale\, apra nuove strade per osservare\, conoscere e valutare gli aspetti del mondo\, mantenendo la realtà delle cose. Dal principio dell’arte come motore di rinnovamento nasce il concetto del Quartiere dell’Arte\, una rete di identità culturali e creative operanti all’interno di un quartiere\, nel nostro caso\, la zona dell’Avvocata nel centro di Napoli\, per rigenerare e riqualificare l’area urbana attraverso le pratiche dell’arte e della cultura\, ed è per auspicare tale trasformazione che con grande piacere prendiamo parte alla splendida iniziativa di Casa del Contemporaneo\, che unisce più mondi promuovendo la sperimentazione e la ricerca\, concetti che sono alla base della nascita della Fondazione Morra. ” \n  \nEnzo Moscato (attore\, autore e regista) da sempre nelle sue creazioni attraversa e racconta la città di Napoli: «Sospiri\, voci\, filastrocche sono i mezzi che uso nel mio teatro\, straduncole che creo da me o prendo dalla tradizione. Perché a Montecalvario sono nato e ho vissuto». Con questa ultima suggestione il Poeta ci racconta – per mezzo della voce di Nanà – una storia dell’estate 1943: l’incontro dell’umano e del familiare con l’elemento mitico e favoloso che da sempre a Napoli abita i cuori e le case: storia di fantasmi che mentre visitano\, arricchendole\, le vite degli umili e dei diseredati\, allo stesso tempo le stravolgono fino allo sconvolgimento catastrofico.
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LOCATION:Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\,  Salita S. Raffaele\, 20C\, Napoli\, 80136\, Italia
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