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SUMMARY:HERMANN NITSCH – BAYREUTH WALKÜRE E RELITTI 158.aktion
DESCRIPTION:Il Museo Archivio Laboratorio per le Arti contemporanee Hermann Nitsch di Napoli\, in collaborazione con il Nitsch Museum di Mistelbach e la Nitsch Foundation e con il supporto del Goethe-Institut Neapel\, rinnova totalmente il suo allestimento per il biennio 2022-2024 presentando il corpus di opere: Hermann Nitsch – BAYREUTH WALKÜRE E RELITTI 158.aktion. L’esposizione inaugurerà sabato 22 ottobre alle ore 18.00 proponendo al pubblico un dialogo inedito tra un’ampia selezione di opere della malaktion walküre e i relitti dell’ultima azione diretta dall’ artista austriaco a Napoli. \nIl primo nucleo di opere presentate per le sale del piano terra del Museo provengono dalla imponente azione pittorica realizzata da Hermann Nitsch come evento scenico per il concerto della “Walküre” di Richard Wagner al Festival di Bayreuth\, nell’estate del 2021. \n“Vorrei realizzare una malaktion (azione pittorica) con i colori dell’intero spettro dell’arcobaleno\, versati e spalmati\, cercheranno di competere in senso positivo con gli splendidi colori della musica di Wagner. I processi di pittura devono essere come la musica. I suoni diventano i colori. L’artista rende manifesto se stesso nel processo pittorico. Sente la sostanza dei colori. Il liquido\, il melmoso\, la pastosità di densa pittura. Versa\, schizza\, sporca\, insudicia la superficie del quadro e impasta la sostanza del colore” scriveva per l’occasione Hermann Nitsch (Vienna 1938 – Mistelbach 2022). “Sin dalla mia giovinezza ho amato l’opera di Wagner. Il suo obiettivo era l’opera d’arte totale\, che si sperimenta attraverso tutti i sensi.  È sempre stato il mio maestro”. \n“L’opera d’arte totale proposta da Nitsch – scrive Lorenzo Mango in un approfondito saggio che accompagna la mostra – vive della memoria wagneriana ma va oltre di essa. Nel Teatro delle orge e dei misteri è determinata dall’esperienza\, dal contatto con il vitale nella sua forma più assoluta e primigenia\, dal dato sensoriale\, dalla sensualità della condizione spettacolare”.  In tal senso Nitsch non si limita a scenografare la Valchiria\, ma esercita\, nello svolgersi dell’azione\, quel processo di intensificazione ed espansione dell’esperienza sensibile che costituisce il fondamento dell’Orgien mysterien theater. L’esperienza di Bayreuth sarà restituita attraverso videoproiezioni\, materiale documentale e fotografico e una selezione di disegni del Maestro. \nIn dialogo con le grandi tele pittoriche\, saranno per la prima volta esposti al pubblico i relitti e i documenti della 158.aktion\, l’ultima guidata da Nitsch. Di questa azione il Maestro austriaco ha riconosciuto anzitutto l’importanza\, per dinamismo e intensità\, della composizione “Sinfonia Napoli” – parte integrante dell’evento\, eseguita dall’Orchestra Scarlatti con la direzione di Andrea Cusumano – attraverso la quale\, nel settembre 2020\, ha voluto festeggiare Giuseppe Morra e la città\, in occasione del dodicesimo anniversario del suo Museo-Laboratorio partenopeo. \n 
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SUMMARY:Hermann Nitsch\, 160.aktion - das 6-tage-spiel
DESCRIPTION:30 – 31 luglio 2022\nAtelier Hermann Nitsch\nPrinzendorf an der Zaya\, Austria \nDas 6-tage-spiel 2022 – 2. Fassung (lo spettacolo dei 6 giorni 2022 – seconda versione) \nlo spettacolo dei 6 giorni dell’o. m. theater è un’opera in evoluzione. tutto quello che ho realizzato\, la mia pittura d’azione\, tutte le mie azioni di performance\, la mia musica\, sono state tutte precursorie di un’opera infinita. nel 1998 sono riuscito a realizzare una possibile versione dello spettacolo dei 6 giorni nel teatro delle orge e dei misteri a prinzendorf. nel 2022 desidero eseguire un’altra versione dello spettacolo dei 6 giorni. la musica\, estesa nei suoni dell’organo e intensificata nella musica delle sfere\, sta diventando ancor più essenziale. \nHermann Nitsch \nVentiquattro anni dopo la prima realizzazione dello spettacolo dei sei giorni (1998)\, quest’estate l’opera d’arte totale è ancora una volta condensata in un’interazione concentrata di tutte le sue componenti. È il desiderio di Hermann Nitsch (*29 agosto 1938 a Vienna; Ϯ 18 aprile 2022 a Mistelbach) che il suo spettacolo dei 6 giorni sia eseguito quest’anno nella nuova versione. Le rappresentazioni del primo e secondo giorno avranno luogo il 30 e 31 luglio 2022. Rita Nitsch sta esaudendo il desiderio postumo dell’artista\, supportata dal gruppo principale di Andrea Cusumano (direzione musicale)\, Leonhard Kopp e Frank Gassner. Gli altri quattro giorni saranno realizzati nei prossimi anni. \nIl Teatro delle Orge e dei Misteri \nL’idea di Hermann Nitsch per uno spettacolo d’azione della durata di sei giorni e sei notti risale al 1957. A quel tempo a lavoro con il medium della letteratura\, l’artista\, influenzato dai tentativi di Richard Wagner e Alexander Skrjabin per realizzare un’opera d’arte totale\, ha immaginato il proprio teatro d’azione\, orientato sull’esperienza sinestetica che assorbe tutti e cinque i sensi: il Teatro delle Orge e dei Misteri. \nLa durata è un’analogia con la storia della creazione ed è concepita come un’estensione di tutte le opere d’arte monumentali. Quindi\, tutte le azioni del teatro o. m. eseguite fin dai primi anni 1960 devono essere comprese come porzioni realizzate dello spettacolo dei 6 giorni. \nOrgien Mysterien Theater è un progetto artistico. Oltre alla forma visiva\, la musica svolge un ruolo cruciale. Il percorso dello spettacolo segue un concetto sinfonico. L’arena dell’azione è l’area circostante il castello di Prinzendorf\, incluse tutte i suoi ambienti e spazi\, nonché la campagna circostante del Weinviertel nella Bassa Austria. \nLe informazioni sul metodo di partecipazione sono disponibili all’indirizzo \nhttp://www.nitsch-foundation.com/the-6-day-play-2022 \nL’opuscolo dello spettacolo dei 6 giorni è disponibile all’indirizzo \nhttps://www.nitsch-foundation.com/wp-content/uploads/2022/04/6TS_2022_July_30-31_web.pdf
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LOCATION:Atelier Hermann Nitsch\, Schlossstraße 1\, Prinzendorf\, 2185\, Austria
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SUMMARY:CALL Masterclass Internazionale Edipo. Corpo di Sangue – Melpignano (LE)
DESCRIPTION:CALL PER MASTERCLASS\nIscrizioni aperte dal 28 febbraio al 2 giugno 2022 \n20 giugno – 2 luglio 2022\nEx Convento degli Agostiniani\nViale Michele de Pietro 10\, Lecce \nMasterclass internazionale residenziale sulla relazione suono – corpo\, dall’Edipo Re di Hermann Nitsch \ncondotta da Andrea Cramarossa \n“Il tormento che Edipo si porta fin dalla nascita\, il non sapere di sé\, lo condurrà verso l’orrore\, verso l’inudibile. In questo Edipo di Nitsch\, con fortissimo chiarore si realizza quel senso del sacro attraverso il sacrificio di tutti gli elementi che hanno condotto l’eroe nell’estasi della conoscenza\, un’estasi inquietante\, molesta\, lacerante.” \nAndrea Cramarossa \nFinalità \n\nContattare il proprio corpo attraverso la pratica del rito.\nContattare il proprio suono attraverso la pratica del rito.\nImpossessarsi del “senso del sacro” partendo dal “sacro quotidiano”.\nRendere sacro il proprio corpo.\nRendere sacro il proprio suono.\nRendere sacro il luogo attraverso la pratica del sacrificio.\n\nObiettivi \n\nStudiare il testo “Edipo Re” di Hermann Nitsch* per approdare ad una pratica rituale immersiva.\nLasciarsi avvolgere dal mito di Edipo per consolidare una pratica di narrazione del mito stesso collettiva e comunitaria.\nGiungere a un “luogo” possibile ove l’attore possa considerare la sacralità del suo stare in scena assieme al circostante.\nAssimilare il senso del sacro nella pratica teatrale.\nApprendere il meccanismo della regressione (perdita dei propri legami strutturali – prigione fisica e mentale) per individuare gli impulsi fisici primordiali (processo dionisiaco).\nApprendere il meccanismo della sublimazione di tali impulsi per farne una creazione artistica mistica di autocoscienza.\n\nA chi è rivolta \nLa Masterclass si rivolge ad attori e attrici\, danzatori e danzatrici\, musicisti e musiciste\, cantanti\, registi e registe maggiorenni e di tutte le nazionalità (la conduzione sarà multilingue); aperta anche ad allievi e allieve con esperienza anche saltuaria e non approfondita ma sentita e partecipata nell’arte drammatica. \nLa relazione con il corpo prevede la possibilità di considerarlo nella sua nudità. \nAlla fine del percorso è prevista una doppia apertura del lavoro al pubblico. \nA tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione. \nLa Masterclass è a numero chiuso per un massimo di 20 partecipanti. \nNote biografiche \nAndrea Cramarossa è un poeta\, regista e attore che\, dopo anni di intensi studi personali nell’ambito della ricerca vocale\, del suono e della voce applicata al canto e al parlato teorizza in via sperimentale un approccio all’arte drammatica mediante l’uso e la conoscenza del suono. \nÈ il primo a usufruire dell’ascolto del suono della voce umana per poter approdare all’arte drammatica strutturando un vero e proprio modello di recitazione che si ispira al lavoro sul suono di Gisela Rhomert e al Teatro delle Orge e dei Misteri di Hermann Nitsch. Cramarossa tiene abitualmente workshop sulla voce e sulla recitazione in Italia e all’estero. Riceve numerosi riconoscimenti in ambito artistico tra i quali: “Oscar dei giovani – Personalità Europea” e il Premio “Aligi D’Oro” per l’Arte Drammatica. Con il lavoro artistico “L’URLO” riceve nel 2013 il primo premio al FAP – Festival delle Arti Performative. Nel 2003 fonda il gruppo di ricerca teatrale Teatro delle Bambole. \nPer maggiori info: www.teatrodellebambole.it \nDate e orari \nLa Masterclass si svolgerà:\nda Lunedì 20 Giugno a Sabato 2 Luglio (con pausa Domenica 26 Giugno)\nOrari: da concordare\nProposta/ipotesi: dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 19 \nDove \nLa Masterclass si svolgerà a Melpignano (LE) presso: \nEx Convento degli Agostiniani \n_____________________ \nCome candidarsi \nÈ indispensabile inviare la propria candidatura corredata di curriculum artistico a info@teatrodellebambole.it \nÈ possibile inviare la propria candidatura dal 28 febbraio al 2 giugno 2022. \nCosto e Modalità di iscrizione \nLa quota di partecipazione è di 280\,00 euro \nEARLY BIRD PRICE: La quota di partecipazione avrà un costo agevolato a 250\,00 euro per coloro che inviano la propria candidatura entro il 10 aprile 2022. \nEsiti selezione \nI partecipanti selezionati verranno contattati dalla segreteria organizzativa il \n\n20 aprile 2022 (per le candidature pervenute entro il 10 aprile)\n12 giugno 2022 (per le candidature pervenute dopo il 10 aprile)\n\nL’iscrizione si completa al momento del ricevimento della copia del bonifico bancario dell’acconto del 50%\, entro i cinque giorni successivi alla comunicazione dell’esito delle selezioni. \nOltre tale data decade la candidatura. Si precisa che l’acconto non è rimborsabile. \nIl pagamento è consentito solo tramite bonifico bancario.  \nOgni altra spesa (viaggio\, vitto\, alloggio) è a carico dei partecipanti.\nSono disponibili degli alloggi convenzionati. \nDurante la Masterclass verrà garantito e richiesto ai partecipanti il rispetto delle misure previste per il contenimento del Covid-19. \nPer maggiori informazioni: \nOfficine Theatrikés Salento Ellàda – Cell.: 388 1814359 – officinetse@gmail.com\nTeatro delle Bambole – Cell.: 347 3003359 – info@teatrodellebambole.it \nLa Masterclass internazionale EDIPO. CORPO DI SANGUE è organizzata da OTSE – Officine Theatrikés Salento Ellàda e Teatro delle Bambole\, in collaborazione con Fondazione Morra – Museo Hermann Nitsch e Casa del Contemporaneo\, con il sostegno del Ministero della Cultura\, Regione Puglia e Comune di Melpignano. \n* Hermann Nitsch\, EDIPO RE. Una teoria di rappresentazione del dramma 1964\, Edizioni Morra\, Napoli\, 2001.
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 22nd Edition
DESCRIPTION:16 – 18 giugno 2022\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch (Belvedere)\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIndependent Film Show 22 edition\, tra le più innovative rassegne internazionali di experimental film\, dal 2001 coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS e Fondazione Morra\, in collaborazione con Goethe-Institut Neapel\, si arricchisce con un segmento immersivo ed educativo programmando la lezione Photographic darkroom works di Telemach Wiesinger (Museo Hermann Nitsch 16.06 ore 18:30) e con il Centro di Fotografia Indipendente i workshops Phytography di Karel Doing (Vigna San Martino 17.06 ore 11:00) e Neither Black nor White: simple tinting and toning in 16mm di Richard Tuohy e Dianna Barrie (Centro di Fotografia Indipendente 19.06 ore 10:30). \nIl ‘qui-e-ora’ dell’Independent Film Show testimonia l’appagamento di una passione – l’indagine del experimental film\, e la condivisione delle osservazioni che ne scaturiscono. Al di là degli specifici sistemi e convenzioni\, questa forma d’arte è autonoma – ogni film-maker adopera la propria genialità creativa sperimentando metodi e abilità spesso artigianalmente – e concede un’esperienza percettiva inusuale: l’immersione nella sostanza del fotogramma attraverso un incontro tra partecipante e film-maker\, incluse le macchine di proiezione come strumenti insostituibili. Il substrato di celluloide non è semplicemente il vettore di immagini fotografiche ma un territorio di immaginazione e innovazione. \nIndependent Film Show emerge come rifugio rivelatore per cinefili\, dove si condivide l’amore per il film sperimentale e per le estreme esperienze audio-visive e si stabilisce una relazione reciproca. Non è soltanto osservare film e video\, ma è anche intrinsecamente un modo per parlare e poi diffondere i discorsi. La certezza di molteplici visioni alternative riaffiora in questi nuovi contesti\, resistenti al consumo capitalistico e alla ricerca di una rivisitazione della società\, magari iniziando a comprendere la diversità come incontro con un organismo altro. \ngiovedì 16 giugno 2022 \n«ON N’ENCHAÎNE PAS LES VOLCANS» Selezione di films di JASMINE CLOTILDE PISAPIA \nNel suo saggio «On n’enchaîne pas les volcans» (Non si incatenano i vulcani)\, la poetessa e saggista Annie Le Brun evoca come motivo filosofico cruciale il fascino del Marchese de Sade per i vulcani. “Mai prima”\, lei ci dice\, “il sentimento di catastrofe era stato così splendidamente formulato\, anche nelle sue implicazioni erotiche\, attraverso questa grandiosa polarità: tra il desiderio e le forze della natura”. I vulcani non appaiono semplicemente come immagini o idee. Le loro forme emergono dai movimenti della materia e dalle profondità dell’immaginazione. Infatti\, uno dei personaggi di Sade – il famoso chimico Almani – si soffermava con ammirazione davanti alla cornice dell’Etna mentre espelleva le sue fiamme: “Ho desiderato essere questo famoso volcano”. Se i vulcani sono posseduti dall’energia tellurica ardente\, possiedono anche organismi e menti. Forniscono esplosioni scabrose\, risonanze scatologiche: la loro calamità è scandalosa. I films in questo programma esplorano le molteplici sfaccettature di queste terrificanti eruzioni sensuali. A volte\, la cinepresa cattura l’evento spettacolare. In altri momenti\, le immagini fremono per la tensione dell’aspettativa\, della devozione\, della latenza\, del silenzio\, e del rischio di annientamento. Quali sono le relazioni di queste immagini con il mondo sensibile? La realtà delle crisi contemporanee che cosa ha derubato del nostro potenziale immaginativo\, della nostra capacità di inventare prospettive stravolte? \nCon la generosa collaborazione di Emmanuel Lefrant\, André Habib\, Pierre-Luc Vaillancourt e l’Institut pour la Coordination et la Propagation des Cinémas Exploratoires/ICPCE \nTHOMAS BARTELS Films 35mm selezionati presentati da Telemach Wiesinger (proiezione digitale) \nThomas Bartels è un artista e film-maker tedesco. Le sue opere coinvolgono spesso la meccanica dinamica e l’artigianato. I suoi films in pellicola analogica 35mm sono creati al proprio tavolo dei trucchetti e laboratorio filmico. \nTelemach Wiesinger presenta tre films del suo collega artista\, tra cui una sorpresa frutto della loro collaborazione. \nThomas Bartels unisce due espressioni artistiche generalmente separate: il film e la scultura. Gli oggetti cinetici diventano attori nei suoi film e i film sono parte integrante delle sue sculture. Sì\, gli oggetti stessi vengono ripresi nei propri movimenti costanti\, con i propri cambiamenti di luce e ombra: sono ‘sculture cinematografiche’. La misteriosa poesia della loro meccanica e le strutture chiaramente composte di luce e ombra si trasformano in un’immagine autoironica del tempo che passa\, un riflesso dei nostri ricordi e delle nostre possibilità (Anne Mueller della Haegen). \nTELEMACH WIESINGER e il suo FILM POEM TOUR dal vivo in Italia \nTelemach Wiesinger è un narratore\, la cinepresa e i proiettori sono i suoi strumenti. Le sue opere filmiche sono allo stesso tempo poemi visivi\, diari di viaggio e studi antropologici. Le immagini delle sue sequenze montate in modo associativo e ritmico\, raccolte su pellicola 16mm\, creano un affascinante caleidoscopio dell’Europa. Si scoprono dei luoghi che soltanto lo sguardo filmico può svelare. “Nero su bianco” magistralmente progettato con strumenti filmici analogici\, FILM POEM dà nuova vita alle cose. Il positivo incontra il negativo\, le fluide proiezioni multiple mostrano delle immagini in dialogo. Piccole scene improvvisate in pantomima\, caratterizzate da un affettuoso umorismo\, suscitano ulteriori associazioni. Con la sua attrezzatura composta da diversi proiettori\, Telemach Wiesinger offre una performance dal vivo piena di sorprese\, caratterizzata dalla gioia per la sperimentazione. Invece dell’anonima e sempre uguale riproduzione di un’immagine-suono preservata\, le performances di Expanded Cinema creano un incontro vivace tra artista e pubblico\, incluse le parole durante il cambio di bobina. Con il suo FILM POEM TOUR Telemach Wiesinger è in giro per i festival cinematografici internazionali\, nei musei o nelle gallerie d’arte e anche in luoghi speciali ‘all’aperto’ ed eccellenti cinema d’essai. Sempre nuovo e sempre diverso: Manege frei für Illusionen! Clear the ring for illusions! Campo libero alle Illusioni! \nvenerdì 17 giugno 2022 \nTHE CITY BRIDGES ARE OPEN AGAIN Films recenti di MASHA GODOVANNAYA \nNei films sperimentali di Masha Godovannaya l’intimità è associata a un fervore attivista\, mentre al livello del montaggio e della gestualità un’ironia ben mirata lascia comunque spazio a un’empatia senza compromessi verso il piccolo e il vulnerabile. La visione straordinariamente personale di Masha evidenzia la posizione strutturale e politica delle immagini sensuali e rivela l’assurdità e il maschilismo nell’autorappresentazione delle ideologie politiche. La sua metodologia femminista\, queer e decoloniale non è soltanto un’idea che permea il lavoro della film-maker\, ma un metodo che costituisce la base per il montaggio di materiali eterogenei\, dai frammenti di film e video trovati al proprio materiale e ai films di altr* film-makers che sono stati reinterpretati attraverso l’editing. La deframmentazione\, la stratificazione\, la dispersione e la separazione analitica delle immagini\, così come la collaborazione collettiva con altr* artist* comprendono una strategia queer in cui “decolonizzare la visione significa cambiare l’intero ordine delle cose”. Questo approccio al cinema si intreccia con la pratica del vivere ed è aperto alla collettività e alla trasformazione (Katerina Beloglazova). \nBIOSCOPIO BIOSFERA di KAREL DOING \nLe invenzioni tecnologiche che hanno reso possibile il cinema assumono diversi nomi fantasiosi come Fantascope\, Mimoscope\, Omniscope e Tachyscope. Questi dispositivi sono ora relegati nei musei e nelle collezioni private\, incluso il dispositivo di visualizzazione portatile chiamato Bioscope. Il termine bioscopio è sopravvissuto come nome della sala cinematografica\, un luogo dove la vita viene ricreata davanti agli occhi di un pubblico incantato. Questo nuovo modo di ‘vedere la vita’ è un affare molto umano\, strettamente correlato alla crescita delle città\, dei trasporti e della meccanizzazione. Nel presente\, la famigerata era dell’emergenza climatica ed estinzione delle specie\, il termine bioscopio appare sempre più sinistro. Dov’è effettivamente la vitalità che questo spazio dovrebbe presentare? È ancora possibile mostrare la vita per mezzo della tecnologia? Questo programma si occupa degli aspetti della vita che raramente vengono presentati come significativi nel contesto del cinema: piante\, funghi\, microbi e alghe. Oltre a queste creature di grande impatto e spesso trascurate\, sullo schermo compaiono anche alcuni animali più conosciuti come creatori di una strana forma musicale. Idealmente\, una tale attenzione al di là dell’umano rivitalizza anche i partecipanti umani a questa grande tragedia\, riunendo le persone per apprezzare più pienamente la propria inclusione nella biosfera. \nsabato 18 giugno 2022 \nIT GOES WITHOUT SAYING di GREG POPE \nIt Goes Without Saying è una performance filmica/sonora basata sul testo/poema con lo stesso titolo. Le immagini a colori e in bianco+nero sono sovrapposte da due proiettori 16mm. \n…Ho sempre pensato che fosse incredibilmente eccitante e proficuo guardare indietro per andare avanti. Fin dall’inizio del mio interesse per l’immagine in movimento\, mi sono immerso nel lavoro dei primi pionieri\, in particolare Méliès e i suoi contemporanei – che sembravano trovare un legame naturale (in cui credo anch’io) tra il cinema e l’alchimia\, l’occulto\, il magico l’allucinazione e il trucchetto. Ho anche iniziato a guardare oltre le tecnologie pre-cinematografiche\, i metodi della lanterna magica per creare movimento e anche i pupazzi d’ombra giavanesi\, che erano integrati in gran parte del mio lavoro con Loophole Cinema negli anni ‘90 – e ancora oggi costituiscono una pietra miliare di ciò che creo. Nella corsa cieca verso un’utopia digitale\, c’è ancora una quantità incredibile di territorio inesplorato lasciato alle spalle\, e questo è il paesaggio in cui mi piace vagare e meravigliarmi (Greg Pope). \nHAND AND MACHINE Films 16mm fatti a mano di RICHARD TUOHY e DIANNA BARRIE \nIl cinema è considerato la prima arte inevitabilmente meccanica. Ma in questa epoca post-meccanica\, l’apparato tradizionale del cinema è stato troppo rapidamente considerato obsoleto e primitivo. Tuttavia\, il passaggio dei macchinari industriali agli utilizzatori antindustriali rappresenta una delle principali opportunità creative per rivalutare e reinterpretare la nostra stessa natura trasformata dall’era delle macchine. Nell’epoca post-meccanica\, il lato umano della macchina può esser reso evidente. Nell’epoca post-meccanica\, il ‘fatto a macchina’ è il nuovo artigianato. Questo programma presenta cinque recenti opere filmiche dei cine-sperimentatori DIY australiani Richard Tuohy e Dianna Barrie che esplorano l’apparato primitivo del cinema e la relazione tra mano e macchina. \nProgramma \nLe schede dei films\, dei video e delle expanded cinema performances sono visibili su www.em-arts.org \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Independent Film Show 22nd edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 photo Stefania Catapano\n				\n			\n				\n			\n				\n				Karel Doing\, Independent Film Show 22nd edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 photo Stefania Catapano\n				\n			\n				\n			\n				\n				Independent Film Show 22nd edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 photo Stefania Catapano
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SUMMARY:Masterclass Internazionale Edipo. Corpo di Sangue - Evento conclusivo
DESCRIPTION:21 maggio 2022\, ore 21.00\n22 maggio 2022\, ore 18.00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, 80135 Napoli \nEvento conclusivo della Masterclass sulla relazione suono – corpo “EDIPO. CORPO DI SANGUE”\n \ncondotta da Andrea Cramarossa \nda “EDIPO RE. Una teoria di rappresentazione del dramma 1964”\n(Edizioni Morra\, Napoli\, 2001) di Hermann Nitsch \nSi svolge presso il Museo Hermann Nitsch di Napoli la restituzione al pubblico della Masterclass sulla relazione suono – corpo EDIPO. CORPO DI SANGUE. condotta da Andrea Cramarossa. Il lavoro\, sviluppato a partire da “EDIPO RE. Una teoria di rappresentazione del dramma 1964” di Hermann Nitsch (Edizioni Morra\, Napoli\, 2001)\, prevede una doppia apertura al pubblico per Sabato 21 maggio (alle ore 21.00) e Domenica 22 maggio (ore 18.00) presso la sede del Museo in Vico Lungo Pontecorvo 29/d.  \n“Il tormento che Edipo si porta fin dalla nascita\, il non sapere di sé\, lo condurrà verso l’orrore\, verso l’inudibile. In questo Edipo di Nitsch\, con fortissimo chiarore si realizza quel senso del sacro attraverso il sacrificio di tutti gli elementi che hanno condotto l’eroe nell’estasi della conoscenza\, un’estasi inquietante\, molesta\, lacerante.” \nAndrea Cramarossa \nAndrea Cramarossa è un poeta\, regista e attore che\, dopo anni di intensi studi personali nell’ambito della ricerca vocale\, del suono e della voce applicata al canto e al parlato teorizza in via sperimentale un approccio all’arte drammatica mediante l’uso e la conoscenza del suono.  È il primo a usufruire dell’ascolto del suono della voce umana per poter approdare all’arte drammatica strutturando un vero e proprio modello di recitazione che si ispira al lavoro sul suono di Gisela Rhomert e al Teatro delle Orge e dei Misteri di Hermann Nitsch. Cramarossa tiene abitualmente workshop sulla voce e sulla recitazione in Italia e all’estero. Riceve numerosi riconoscimenti in ambito artistico tra i quali: “Oscar dei giovani – Personalità Europea” e il Premio “Aligi D’Oro” per l’Arte Drammatica. Con il lavoro artistico “L’URLO” riceve nel 2013 il primo premio al FAP – Festival delle Arti Performative. Nel 2003 fonda il gruppo di ricerca teatrale Teatro delle Bambole. \nLa Masterclass è organizzata da Fondazione Morra – Museo Hermann Nitsch e Teatro delle Bambole in collaborazione con Casa del Contemporaneo. \nL’ingresso è gratuito con prenotazione inviando una mail a: info@museonitsch.org \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:UNDERNEATH THE ARCHES - Jumana Manna\, Depositions
DESCRIPTION:03 marzo 2022\nSTART ORE 18:00\nVideo screening\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli \n05 marzo – 15 maggio 2022\nOPENING 05 MARZO ORE 11:30\nAcquedotto Augusteo del Serino\nVia Arena Sanità 5\, Napoli \nA cura di Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone \nProsegue\, nel sito archeologico che conserva i resti dell’Acquedotto Augusteo del Serino nell’area Borgo Vergini – Rione Sanità a Napoli\, Underneath the Arches\, programma di arte contemporanea diretto da Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone\, in collaborazione con l’Associazione VerginiSanità. La quarta mostra del programma ospiterà\, dal 5 marzo al 15 maggio 2022\, un intervento dell’artista Jumana Manna dal titolo Depositions.  \nNel suo lavoro Jumana Manna esplora l’articolazione del potere concentrandosi su corpo\, terra e materia in rapporto alle eredità coloniali e alle storie dei luoghi. Attraverso sculture\, film e testi\, Manna mette in discussione i paradossi delle pratiche di conservazione\, in particolare nei campi dell’archeologia\, della scienza e del diritto. La sua ricerca tiene conto della tensione tra le tradizioni moderniste di categorizzazione e conservazione e la potenziale “sregolatezza” delle rovine come parte integrante della vita e della sua rigenerazione. \nIn occasione della mostra presso l’Acquedotto Augusteo del Serino\, Jumana Manna ha realizzato una serie di piccole sculture in ceramica che rispondono alla tradizione in uso nei Paesi del Medio Oriente\, ma non solo\, di lasciare il pane vecchio negli spazi pubblici. Queste sculture citano tale pratica di offerta destinata a un ricevente sconosciuto\, un atto che libera il donatore dal peccato del cibo non consumato\, dunque della vita sprecata. Questa accezione di “offerta” si intreccia con l’usanza presso le antiche civiltà mediterranee di realizzare doni votivi per gli dei – e in particolare per divinità femminili – nella forma di pani e focacce in argilla\, reperite come arredi funerari. Alcuni di questi esempi sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e in altri musei campani\, quali il Parco Archeologico di Paestum e il Museo Archeologico di Eboli. Le sculture realizzate dall’artista trovano posto in un’installazione appositamente concepita per il sito dell’Acquedotto\, che mescola riferimenti all’archeologia e suggestioni provenienti dalla strada. \nLa mostra Depositions sarà preceduta dalla proiezione del film di Jumana Manna A Magical Substance Flows Into Me (2016) in un evento pubblico organizzato in collaborazione con la Fondazione Morra e ospitato dal Museo Hermann Nitsch il giorno giovedì 3 marzo alle ore 18.00. \nNato nel 2018\, il progetto Underneath the Arches intende innescare un dialogo fra archeologia e arte contemporanea\, generando relazioni fra la cultura materiale e immateriale del contesto locale e le ricerche artistiche internazionali\, con l’obiettivo di attivare processi di promozione e valorizzazione del patrimonio storico esistente e della produzione contemporanea. Nei suggestivi spazi del tratto di acquedotto di epoca romana rivenuto nel 2011 al di sotto dello storico Palazzo Peschici Maresca in via Arena Sanità\, artisti di fama internazionale sono invitati a realizzare installazioni temporanee in dialogo con il sito archeologico e l’area circostante. Alla data attuale sono stati realizzati interventi degli artisti Arturo Hernández Alcázar (Città del Messico\, 1978)\, Hera Büyüktaşçıyan (Istanbul\, 1984) e Adrian Melis (L’Avana\, 1985). \nIl progetto è realizzato con il supporto della Fondazione Morra\, con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Si ringrazia il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli. \nBIOGRAFIA ARTISTA \nJumana Manna (Princeton\, 1987) è un’artista visiva e regista palestinese che vive a Berlino. Le sue mostre personali più recenti includono: Jumana Manna / MATRIX 278\, Berkeley Museum of Art\, San Francisco; Sketch and Bread\, Balade Charlottenburg\, Villa Oppenheim\, Berlino; Thirty Plumbers in the Belly\, M HKA – Museum of Contemporary Art\, Anversa (tutte 2021); Wild Relatives\, Tensta Kunsthall\, Stoccolma (2020); Jumana Manna\, Tabakalera\, San Sebastian (2019); Wild Relatives\, Douglas Hyde Gallery\, Dublino (2018); A Magical Substance Flows Into Me\, Mercer Union\, Toronto (2017)\, Malmö Kunsthall\, Malmö (2016) e Chisenhale Gallery\, Londra (2015); Wild Relatives\, Jeu de Paume’s Satellite 10 program al MABA e CAPC musée d’art contemporain de Bordeaux (2017); Menace of Origins\, SculptureCenter\, New York (2014). Ha partecipato a numerose mostre collettive e festival\, tra cui la Biennale di Toronto (2019); la Biennale di Taipei (2018); Padiglione dei Paesi Nordici\, 57a Biennale di Venezia (2017); Liverpool Biennial (2016); 6 Biennale di Marrakech 6 (2016); 54a e 56a Vienna International Film Festivals (2016 e 2018); 66a e 68a Berlinale (2016 e 2018)\, CPH:DOX\, Copenhagen (2018)\, dove Wild Relatives (2018) ha ricevuto il premio New:Visions. \nNOTA SULL’ACQUEDOTTO AUGUSTEO \nIl tratto di acquedotto di epoca romana\, rinvenuto nel 2011 al di sotto del Palazzo Peschici-Maresca\, di proprietà dell’Arciconfraternita dei Pellegrini\, rappresenta un’evidenza archeologica di fondamentale importanza\, parte di un percorso di oltre 100 km\, che dalle sorgenti di Serino arriva fino a Miseno. I ponti-canale\, utilizzati come fondamenta del Palazzo\, disegnano uno spazio stratificato\, adibito nel corso dei secoli a cantina\, rifugio\, luogo di discarica. Aperto al pubblico nel 2015\, il Sito è gestito dall’Associazione VerginiSanità che lavora ad un progetto complessivo di recupero\, valorizzazione e fruizione\, denominato AquaAugusta. Dal 2017 è parte di ExtraMann\, una rete nata in collaborazione con il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli per valorizzare il patrimonio culturale meno conosciuto della città. \nINFO \nwww.verginisanita.it/aquaugusta \naquaugusta.contemporaryart@gmail.com
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SUMMARY:Open Systems
DESCRIPTION:17 dicembre 2021\nSTART ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Ambra Viviani\, David Richter\, Jacob Ott e Lukas Treiber \nw/ Samara Behringer\, bod [包家巷]\, Andrea Bolognino\, Leonardo Bürgi\, Federico del Vecchio\, Antonio della Corte\, Giorgia Garzilli\, Boris Kurdi\, Angela Melito\, Effe Minelli\, Raffaela Naldi Rossano\, Michael Rey Von\, Isabel Schulte\, Anton Steenbock\, Gabriel Stöckli & more. \nHow can self-referential closure create openness? It is not a matter of adaptation\, nor is it a matter of metabolism. It is a peculiar constraint on autonomy arising from the fact that the system would simply cease to exist in any\, even the most favorable environment\, if it did not equip the momentary elements that compose it with the capacity for connection\, that is\, with meaning\, and thus reproduce them. Different structures may exist to accomplish this\, but only ones that can withstand the radical trend toward immediate (and not merely gradual\, entropic) dissolution of the elements. The point of departure must be the difference between system and environment. System are oriented by their environment not just occasionally and adaptively\, but structurally\, and they cannot exist without an environment. They constitute and maintain themselves by creating and maintaining a difference from their environment\, and they use their boundaries (contorni) to regulate this difference\, Without difference from an environment\, there would not even be self-reference\, because difference is the functional premise of self-referential operations. In this sense boundary maintenance is system maintenance. But boundaries do not mark a break in connections\, as one cannot state that internal interdependencies are greater than system/environment interdependencies. The concept of boundaries means\, however\, that processes which cross them have different conditions for their continuance after they cross the contorno. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Isabell Schulte\, part VIII (2021)\, Antonio Della Corte\, Where living forms can exist (2021)\, Angela Melito\, Hela havet stormar (il gioco delle sedie) (2021)\, Open Systems\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © Danilo Donzelli Photography\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Andrea Bolognino\, Engramma (2021)\, Samara Behringer\, Untitled (2021)\, Open Systems\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © Danilo Donzelli Photography\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Jacob Ott\, Questo è per Pina (2021)\, Antonio Della Corte\, Untitled 8 (2020)\, Leonardo Bürgi\, Drylands (2021)\, Raffaela Naldi Rossano\, Skin 01\, Skin 02\, Skin 03 (2019)\, Open Systems\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © Danilo Donzelli Photography\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Isabell Schulte\, part VIII (2021)\, Antonio Della Corte\, Where living forms can exist (2021)\, Angela Melito\, Hela havet stormar (il gioco delle sedie) (2021)\, Open Systems\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © Danilo Donzelli Photography\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Federico Del Vecchio\, Fetichisme and lemon soda (2018)\, Open Systems\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © Danilo Donzelli Photography
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SUMMARY:Libero De Cunzo. Dea Adventus
DESCRIPTION:13 dicembre 2021 – 31 gennaio 2022\nOPENING 11 dicembre ORE 17:00\nFondazione Morra Biblioteca per le Arti Contemporanee\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\n \nA cura di Loredana Troise e Raffaella Morra \nLuminosa\, acuta e morbida\, la nuova personale di Libero De Cunzo DEA ADVENTUS\, a cura di Raffaella Morra e Loredana Troise\, ospitata presso la Fondazione Morra Biblioteca per le Arti Contemporanee (13 dicembre – 31 gennaio 2022) rappresenta un intervallo dal terremoto del mondo. Libero De Cunzo\, armato del suo iPhone\, ha diretto lo sguardo e distillato delle sillabe di una dialettica tra recupero\, spezzatura e ritrovamento\, l’artista è entrato nelle pieghe dei luoghi e ne ha catturato il noema testuale\, come atto meditativo e fenomeno conoscitivo nella sua intima percezione. \nA partire da tagli\, frazioni\, sezioni\, De Cunzo guarda il mondo attraverso una recherche dove la domanda di fondo riguarda lo statuto delle cose recuperate e poi svelate nella memoria: ritmi onirici\, stupore\, meraviglia\, nostalgia\, dolore sono tracce di vissuto che non si perdono\, ma restano incise nel cuore. Raccontate attraverso una fitta geologia di riflessioni che da sempre spingono l’artista a interrogarsi al lume della sua coscienza\, le fotografie inedite divise nelle tre partiture DEVOZIONI-EMOZIONI-AMMIRAZIONI si configurano quale punto nevralgico-umorale depositato in quel margine della retina che diviene osservatorio e finestra d’ingresso del sapere e del saper decantare “nella piena Gratitudine della Meraviglia sempre pronta ad Apparire”. Un contrassegno che è insieme formale e ideologico\, e che trova il suo fondamento in una visione che mira alla linea del dialogo come espediente retorico. La struttura logico-espressiva della narrazione\, procedendo infatti in una investigazione della realtà sempre più vertiginosa e solo apparentemente rarefatta\, esige la corrispondenza di un fruitore particolarmente avvertito\, pronto cioè a ingaggiare la sfida dell’interpretazione attraverso un laborioso\, ma remunerativo\, circolo ermeneutico. Nei tre capitoli visivi di DEA ADVENTUS Libero De Cunzo si esprime attraverso una scrittura con la luce che corrisponde al suo procedere usuale\, e proietta il proprio messaggio poetico che è espressione e contatto emozionale di segni/motivi: l’incontro fortuito con un particolare tramonto\, il bagliore del sole\, le impronte nella sabbia\, una mano che sfiora un tessuto\, delle candele votive sono delle incursioni che alternano lo stupore all’irrompere di gratificazione\, delle soluzioni proposte alla nostra memoria distratta\, illuminanti con la loro immediatezza\, una fugace scintilla di reale. Le opere fotografiche di Libero De Cunzo sono degli articoli visivi esplicativi\, riflessi e vibrazioni che ci guidano in un affascinante tragitto\, dove siamo tutti chiamati a riflettere\, con uno sguardo che può variamente rallentare\, accelerare\, sostare e ricominciare… \n“Nel procedere lo sguardo diventa immagine ed esprime la volontà di stabilire un rapporto di identità con i luoghi. Una ricerca per una visione interiore che vuole superare i significati del reale\, dello spazio e del tempo. Riconoscendo nell’istante dello scatto\, nel trattenere il respiro\, un tempo che da soggettivo tende all’assoluto. Una pratica del vedere per elevare le proprie capacità del sentire”.\nLibero De Cunzo\, A passo di Vigna\, 1998 \nLibero De Cunzo è docente di Arte della Fotografia al Liceo Artistico Boccioni-Palizzi e all’Accademia di Belle Arti di Napoli di Fotografia per l’ambiente e il paesaggio. L’attività didattica\, da sempre caratterizzata dalla proposta di una maggiore consapevolezza del saper vedere e di una conoscenza del linguaggio fotografico\, risulta parte integrante del suo progetto di ricerca. Ha promosso numerose iniziative realizzando reportage su architettura\, ambiente e paesaggio. Ha collaborato con diversi enti ed istituzioni come il Ministero per i Beni Culturali\, il MAXXI\, la Facoltà di Architettura di Napoli\, l’Institut François Grenoble\, l’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa. Ha esposto in diversi spazi\, in Italia e all’estero. Dalla rassegna Trismegisto curata e allestita da Lucio Amelio nel 1993 con i maggiori artisti contemporanei. Per De Cunzo si manifesta con chiarezza il ruolo fondamentale della fotografia nell’arte intesa come viaggio etico. Ha partecipato con contributi monografici alle rassegne: L’Italia nel paesaggio (1999); Le stanze dell’Arte (2002); Living Theatre\, labirinti dell’immaginario (2003); Città architettura edilizia pubblica\, Napoli e il Piano Ina-Casa (2006); il Paesaggio degli Dei e il lavoro degli Uomini (2012)\, La rosa dei 20 (2017)\, RE/GARDER Vibrazioni e corrispondenze (2018)\, Procida/Giardino Segreto (2021). Tra i titoli pubblicati: I Casali (1981); Spaccanapoli (1993); Infiniti possibili: Ravello (1994); Grotta del Sole (1994); Lontano dall’Isola Azzurra (1994); Zone – Napoli/Parigi (1994); Tra luce e luce (1995); La trama vivente della storia (1996); A passo di Vigna (1998); I valori del paesaggio e la fotografia sensibile (1998); L’Italia nel Paesaggio (1999); Imago vocis\, vocis imago (2003); Croniconiche. Luci e ombre\, parole e memorie dalle metropoli (2006); Zenit. Sguardo meridiano. Viaggio nel cratere dell’Alta Irpinia (2009); Procida\, il giardino segreto (2009); Salerno. Glocal City (2010); Il Paesaggio degli Dei e il lavoro degli Uomini (2012). \n  \nIngresso libero. Necessario esibire la Certificazione verde COVID-19 (Green Pass) \nFondazione Morra Biblioteca per le Arti Contemporanee \nVico Lungo Pontecorvo 29/d 80135 Napoli\nTel.: +39 0815641655 \nwww.fondazionemorra.org www.em-arts.org www.museonitsch.org \nLunedì – Venerdì ore 10:00 – 19:00 / Sabato ore 10:00 – 14:00
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SUMMARY:HUO RF…person\, action\, situation…
DESCRIPTION:9 – 14 dicembre 2021 \nMuseo Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n…person\, action\, situation… è una serie di lavori che guarda al concetto di “vergogna”\, dal punto di vista individuale\, sociale\, ecologico e politico ed elabora il concetto di vergogna in forma di discussione e dialogo\, attraverso dei ritratti\, che io conto allargare ad una più ampia prospettiva nel tempo. \nQuando ho cominciato a considerare il concetto di vergogna e ci ho riflettuto\, mi sono reso conto di come esso varia attraverso fatti concreti\, come abitudini quotidiane\, la pratica delle varie professioni\, lo spazio urbano\, la famiglia\, la società\, e il livello di consapevolezza fisica\, scientifica\, ecologica. Ho cominciato ad esplorare come i sentimenti di vergogna di cui si cerca di liberarsi\, prendano forma come indesiderabili entità; di come questo processo di liberazione sia una lotta individuale e segreta; di come la vergogna diventi un qualcosa che circonda la persona; di come la società trasformi questo sentimento in un elemento di pressione e controllo; di come e fino a che punto le tradizioni si collochino in questo tipo di esperienza; quale è il punto al quale questi limiti vengono avvertiti; i problemi che emergono quando questi limiti vengano rimossi e\, alla fine\, che cosa rimane dalla area del conflitto. Quando ho cominciato ad indagare sulla vergogna che noi sopprimiamo e seppelliamo profondamente ho trovato le risposte alle tre domande che ho posto in ogni intervista: perché esiste la vergogna\, da dove origina\, quale tenace\, anche se invisibile\, velo essa sia. \nLe domande che ho rivolto sono: \n– Saresti disposto a condividere qualcosa di cui ti vergogni\, se hai mai provato questa sensazione? \n– Se hai avuto questa esperienza\, provi ancora vergogna dopo averla condivisa parlandone? \n– Qual è la tua reazione abituale quando incontri qualcosa o qualcuno di vergognoso? \nHo lavorato a questa serie\, iniziata durante una residenza nel 2019\, a Napoli\, dove sono arrivato grazie ad un programma della Fondazione Morra*\, si tratta di ritratti\, emersi dalle tre domande sulla vergogna. Durante la mia residenza a Napoli per la Fondazione Morra ho inciso su lamine di rame le risposte di professionisti dal mondo dell’arte. Le loro diverse esperienze\, mi hanno permesso di collegarmi alla città in modo profondo. Ho scelto il rame per le sue qualità di conduttività e reattività a vari agenti e mutabilità nel tempo. I visitatori possono toccare i lavori che diventano un’installazione site specific\, e formare tra loro legami più forti e più veri\, parlando delle proprie vergogne. \n*La residenza di Huo Rf e Çağrı Taşkın (del collettivo Odviz) presso la Fondazione Morra nell’autunno 2021 è parte del progetto di scambi culturali Neapolitan Dialogues disegnato da Vittorio Urbani per Fondazione Morra.\n**Grazie al gentile supporto della associazione Turkey One\, Istanbul\, in partnership con la Fondazione Morra\, Napoli. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, HUO RF…person\, action\, situation…\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, HUO RF…person\, action\, situation…\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, HUO RF…person\, action\, situation…\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, HUO RF…person\, action\, situation…\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Approdi | 3  Avanguardie musicali a Napoli - volume III (Konsequenz)
DESCRIPTION:16 novembre 2021\nSTART ORE 17:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n“Approdi” è una collana discografica dedicata alle ‘Avanguardie musicali a Napoli’ ospitata dal prestigioso catalogo Konsequenz. \nL’intento è quello di documentare l’attività musicale di ricerca a Napoli e dintorni\, presentando opere o live inediti\, e disegnando/consegnando al futuro la geografia sonora di una città la cui narrazione esclude solitamente tutto ciò che non sia canzone (riferendo questa considerazione\, nel rispetto per ciascun genere\, alla constatazione del dato di fatto prevalente). \nCosì\, ai due volumi pubblicati nel 2019 e nel 2020 – con diffusione internazionale curata dal più importante distributore italiano di musiche ‘altre’: Soundohm-\, si affianca ora il terzo disco\, Approdi | 3\, che raccoglie la grata disponibilità del Museo Nitsch e della Fondazione Morra a una prima presentazione pubblica\, che si terrà martedì 16 novembre alle ore 17:30. Parteciperanno gli Autori e gli Esecutori delle opere inedite e dei documenti audio live compresi nel nuovo lavoro. \nFigurano nel disco musicisti già noti ed affermati\, ai quali vengono però affiancati giovani e giovanissimi di gran talento\, confermando in tal modo il tratto vocazionale di Girolamo De Simone\, ideatore del progetto\, e quello della Fondazione di Peppe Morra\, che da anni si fa promotrice delle più importanti avanguardie artistiche mondiali. \nTra i partecipanti\, in “ordine di apparizione”: Christian Mastroianni\, Luca Buonaguidi\, Enzo Amato\, Cristina Galietto\, Max Fuschetto\, Francesco De Simone\, Vincenzo Liguori\, Girolamo De Simone\, Andrea Riccio\, Gabriele Montagano\, Domenico Di Francia\, Alessandro Silvestro\, Romina Daniele\, Maurizio Chiantone\, Filippo D’Eliso\, Eugenio Fels\, Giuseppe Cassaro\, Angelo Greco\, Pasquale Mosca. \nLa collana “Approdi” si avvale inoltre delle opere e della collaborazione di Fabio Donato. \n«L’idea di avanguardia è prospettica. Essa assume sfumature differenti a seconda del periodo storico e del ‘terreno’ sociale e comunitario. Dipende dal momento storico perché l’avanguardia può avere connotati rivoluzionari o reazionari; innovare i costrutti o i materiali; essere nazionalista o esterofila; etc. Ma dipende anche dal terreno sociale\, perché essa potrà essere consequenziale oppure emergenziale\, cioè essere accettata (e finanziata) come fluido rinnovamento del tutto naturale\, oppure combattuta e risultare il frutto di una strategia degli artisti. Una strategia di emergenza clandestina (ad esempio durante una dittatura militare o religiosa); una di lenta emersione; o una emergenza eruttiva e selvaggia: si pensi alle cosiddette ‘singolarità selvagge’ di Foucault\, la cui forza è tale da traforare e attraversare le pieghe del comunitario e conquistare visibilità\, attivare trasformazioni sociali\, essere veicolo di reali cambiamenti del tessuto. Per questo motivo è stata dimostrata la pervasività e l’efficacia della musica (le canzoni di protesta) quale connettore e amplificatore di istanze comuni e come formidabile ariete di cambiamento. La musica tout court e le arti già assimilate non avrebbero una potenzialità simile senza le avanguardie\, senza la forza propulsiva che spinge al nuovo. Si ribadisce: tale ‘nuovo’ può assumere anche caratteristiche restaurative\, ma sempre se ne percepirà una novità\, come la storia dell’arte ha dimostrato\, in relazione all’epoca storica differente\, e alla diversa ricezione che anche un costrutto già udito può scatenare in ragione di una sua particolare collocazione linguistica. Una medesima frase potrà essere innovativa anche a cento anni di distanza\, perché calata in tessuto e geografie completamente differenti da quando essa fu pronunciata la prima volta. Assumere\, cioè\, un significato totalmente nuovo\, delocalizzante\, generare uno spaesamento\, una deterritorializzazione\, foss’anche momentanea». Girolamo De Simone \nAPPRODI | 3 \nCATALOGO KONSEQUENZ (KNZ025) – COLLANA ‘APPRODI’ \nwww.incantesimodellasoglia.com – inastriritrovati@gmail.com \n \n 
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SUMMARY:Presentazione libro ALL BOOM ARTE
DESCRIPTION:10 novembre 2021\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nTour europeo di presentazione di ALL BOOM ARTE. Artisti/e italiani/e ad AlbumArte 2011 – 2020 \na cura di Cristina Cobianchi \nIntervengono: Elena Bellantoni\, Fabrizio Cicero\, Cristina Cobianchi\, Adriana Rispoli\nModera: Vittorio Urbani \nMercoledì 10 novembre 2021\, presso la Fondazione Morra\, al Museo Hermann Nitsch di Napoli\, AlbumArte\, spazio indipendente per l’arte contemporanea di Roma presenta il progetto editoriale ALL BOOM ARTE. Artisti/e italiani/e ad AlbumArte 2011 – 2020\, a cura di Cristina Cobianchi (Quodlibet editore\, 2021)\, realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (VIII edizione 2020)\, il programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. \nAll’interno della presentazione del volume\, saranno presentati due video di due artiste di AlbumArte: CORPOMORTO (2020\, 9’50”) di Elena Bellantoni e Fronte Nazionale Naso Partenopeo (2020\, 18’48’’) di Anna Raimondo. \nGli artisti e i curatori selezionati in questi dieci anni di attività da AlbumArte\, sono riusciti a costruire una comunità e a formare una rete di scambi intellettuali e di opportunità di lavoro\, connessione e ricerca ed è proprio su questa comunità di giovani o emergenti\, che si focalizza l’attenzione del volume ALL BOOM ARTE\, un fenomeno aggregativo ancora in corso\, che ha coinvolto e continua sempre di più a coinvolgere decine di artisti\, tra i quali molte artiste e curatrici donne. \nUna parte del volume è dedicata a 18 conversazioni inedite tra gli artisti e i curatori di AlbumArte: Gianluca Brogna con Grossi Maglioni\, Benedetta Carpi De Resmini con Cosimo Veneziano\, Anna Cestelli Guidi con Iginio De Luca\, Daniela Cotimbo con Sonia Andresano\, Elisa Del Prete con Angelo Bellobono\, Raffaele Gavarro con Sandro Mele\, Silvano Manganaro con Zaelia Bishop\, Margherita Moscardini con Cristina Cobianchi\, Manuela Pacella con Elena Bellantoni\, Claudio Libero Pisano con Delphine Valli\, Adriana Polveroni con Francesco Jodice\, Marta Silvi con Dario Agati e Fabio Giorgi Alberti\, Marco Trulli con Anna Raimondo\, Paola Ugolini con Silvia Giambrone e Romina Bassu\, Vittorio Urbani con Flavio Favelli\, Saverio Verini con Sabrina Casadei e Alessandro Giannì.   \nIl volume\, di 484 pagine\, doppia versione italiano inglese\, è diviso in altre 5 sezioni che illustrano il contesto della ricerca di AlbumArte dal 2011 al 2020: gli artisti italiani all’estero con AlbumArte (Anteprima 2011-2014); AlbumArte | VideoArtForum (2016\, in corso); Le performance; il progetto Donne (non più) anonime – confronto sul femminicidio; le mostre realizzate (2011-2020). \nCORPOMORTO (2020\, 9’50’’) \nL’opera consiste in un video e in una grande installazione di arte pubblica composta da un cartello in schiuma poliuretanica lungo 43 metri e da 8 oggetti in cemento con linee lunghe 20 metri ciascuno. “Ho immaginato di lavorare sul punto di vista dal mare posizionando la mia opera sul bordo dell’acqua visibile dall’alto. Ho deciso di lavorare sul concetto di corpo morto – una parola presa in prestito dal linguaggio del mare – producendo lettere galleggianti in polistirolo espanso che diventano punti di ancoraggio per i corpi morti in cemento gettati in fondo al mare in una baia vicino al porto di Tricase in Puglia. Lavoro per immersione\, con CORPOMORTO l’immersione avviene anche in senso letterale gettandomi in mare per costruire la mia azione. Mi interessano gli aspetti linguistici di questi elementi marittimi: la parola dead-body che evidenzia con la presenza di molti cadaveri nei nostri mari\, la parola an-courage sottolinea l’azione del saltare\, il coraggio di avvicinarsi per raggiungere la terra ferma. La lingua diventa un “salvagente”\, un luogo su cui appoggiarsi\, tutte le lettere – che getto in acqua attraverso un’azione performativa – sono di un colore arancione intenso\, lo stesso dei giubbotti di salvataggio usati in mare. I corpi morti\, in fondo al mare\, portano la stessa scritta come un riflesso che emerge sulla superficie dell’acqua: ancora/corpo morto tra cielo e terra coraggio dal gioco di parole sull’oggetto stesso di “ancoraggio” emerge un monito di natura poetico-politica. (EB) \nFronte Nazionale Naso Partenopeo (2020\, 18’48’’) \nIl titolo di quest’opera trae ispirazione da un’iscrizione letta fugacemente dall’artista sulle mura di Napoli\, dove con ironia\, qualcuno aveva aggiunto alla sigla scritta con lo spray “Fronte Nazionale”\, le parole “naso partenopeo”. La costituzione di un partito utopico\, il Fronte Nazionale Naso Partenopeo (Napolitan Nose National Front)\, prende forma attraverso le interviste che l’artista fa a cittadini e attivisti napoletani\, al fine di avviare una riflessione corale sulle micro-azioni quotidiane di trasformazione sociale ed emancipazione. Un (non) partito\, rappresentato da una (non) bandiera insieme a diversi materiali di propaganda\, è al centro di una vera e propria campagna elettorale organizzata dall’artista\, presentando anche un banchetto elettorale mobile\, simile a quello di un vecchio venditore ambulante\, che sarà utilizzato per azioni future nello spazio pubblico. Il naso\, elemento che definisce la fisionomia di una persona\, viene qui ironicamente utilizzato come parametro di identità\, come punto di partenza per una serie di speculazioni politiche e sociali effettuate durante le interviste\, con un motto ricorrente: utilizza gli occhi\, usa le orecchie\, abbi naso. Il video è stato realizzato in occasione della mostra personale dallo stesso titolo dell’artista ad AlbumArte\, nel gennaio 2020. \nPartner culturali del progetto ALL BOOM ARTE. Artisti/e italiani/e ad AlbumArte 2011 – 2020: MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo\, Roma; Roma Capitale. Assessorato alla Crescita Culturale / Azienda Speciale Palaexpo\, Roma; National Gallery of Art\, Vilnius; Art House\, Scutari; Bn Project\, Bruxelles; Dimora OZ\, Palermo\, Golden Thread Gallery\, Belfast; LE 18\, Marrakech; PILOT\, Bratislava. \nIngresso libero fino ad esaurimento posti. Necessario esibire la Certificazione verde COVID-19 (Green Pass)
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SUMMARY:Masterclass Internazionale Edipo. Corpo di Sangue - OPEN CALL
DESCRIPTION:CALL PER MASTERCLASS\nIscrizioni aperte dal 5 novembre 2021 al 20 aprile 2022 \n10 – 22 maggio 2022\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nMasterclass internazionale residenziale sulla relazione suono – corpo\, dall’Edipo Re di Hermann Nitsch \ncondotta da Andrea Cramarossa \n“Il tormento che Edipo si porta fin dalla nascita\, il non sapere di sé\, lo condurrà verso l’orrore\, verso l’inudibile. In questo Edipo di Nitsch\, con fortissimo chiarore si realizza quel senso del sacro attraverso il sacrificio di tutti gli elementi che hanno condotto l’eroe nell’estasi della conoscenza\, un’estasi inquietante\, molesta\, lacerante.” \nAndrea Cramarossa \nFinalità \n\nContattare il proprio corpo attraverso la pratica del rito.\nContattare il proprio suono attraverso la pratica del rito.\nImpossessarsi del “senso del sacro” partendo dal “sacro quotidiano”.\nRendere sacro il proprio corpo.\nRendere sacro il proprio suono.\nRendere sacro il luogo attraverso la pratica del sacrificio.\n\nObiettivi \n\nStudiare il testo “Edipo Re” di Hermann Nitsch per approdare ad una pratica rituale immersiva.\nLasciarsi avvolgere dal mito di Edipo per consolidare una pratica di narrazione del mito stesso collettiva e comunitaria.\nGiungere a un “luogo” possibile ove l’attore possa considerare la sacralità del suo stare in scena assieme al circostante.\nAssimilare il senso del sacro nella pratica teatrale.\nApprendere il meccanismo della regressione (perdita dei propri legami strutturali – prigione fisica e mentale) per individuare gli impulsi fisici primordiali (processo dionisiaco).\nApprendere il meccanismo della sublimazione di tali impulsi per farne una creazione artistica mistica di autocoscienza.\n\nA chi è rivolta \nLa Masterclass si rivolge ad attori e attrici\, danzatori e danzatrici\, musicisti e musiciste\, cantanti\, registi e registe maggiorenni e di tutte le nazionalità (la conduzione sarà multilingue); aperta anche ad allievi e allieve con esperienza anche saltuaria e non approfondita ma sentita e partecipata nell’arte drammatica. \nLa relazione con il corpo prevede la possibilità di considerarlo nella sua nudità. \nAlla fine del percorso è prevista una doppia apertura del lavoro al pubblico. \nA tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione. \nLa Masterclass è a numero chiuso per un massimo di 20 partecipanti. \nI partecipanti potranno essere invitati a prendere parte come attori alla “Festa dei sei giorni” in programma nel mese di luglio 2022 al Castello di Prinzendorf in Austria. \nNote biografiche \nAndrea Cramarossa è un poeta\, regista e attore che\, dopo anni di intensi studi personali nell’ambito della ricerca vocale\, del suono e della voce applicata al canto e al parlato teorizza in via sperimentale un approccio all’arte drammatica mediante l’uso e la conoscenza del suono. \nÈ il primo a usufruire dell’ascolto del suono della voce umana per poter approdare all’arte drammatica strutturando un vero e proprio modello di recitazione che si ispira al lavoro sul suono di Gisela Rhomert e al Teatro delle Orge e dei Misteri di Hermann Nitsch. Cramarossa tiene abitualmente workshop sulla voce e sulla recitazione in Italia e all’estero. Riceve numerosi riconoscimenti in ambito artistico tra i quali: “Oscar dei giovani – Personalità Europea” e il Premio “Aligi D’Oro” per l’Arte Drammatica. Con il lavoro artistico “L’URLO” riceve nel 2013 il primo premio al FAP – Festival delle Arti Performative. Nel 2003 fonda il gruppo di ricerca teatrale Teatro delle Bambole. \nPer maggiori info: www.teatrodellebambole.it \nDate e orari \nLa Masterclass si svolgerà tutti i giorni \ndal 10 al 22 maggio 2022 \ndalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 19 \nper un totale di 66 ore  \nPresentazione aperta al pubblico sabato 21 maggio ore 21 e domenica 22 maggio ore 18. \nDove \nLa Masterclass si svolgerà a Napoli (IT) presso: \nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d \n_____________________ \nCome candidarsi \nÈ indispensabile inviare la propria candidatura corredata di curriculum artistico a info@teatrodellebambole.it \nÈ possibile inviare la propria candidatura fino al 20 aprile 2022. \nCosto e Modalità di iscrizione \nLa quota di partecipazione è di 280\,00 euro \nEsiti selezione \nI partecipanti selezionati verranno contattati dalla segreteria organizzativa il 27 aprile 2022 \nL’iscrizione si completa al momento del ricevimento della copia del bonifico bancario dell’acconto del 50%\, entro i cinque giorni successivi alla comunicazione dell’esito delle selezioni. \nOltre tale data decade la candidatura. Si precisa che l’acconto non è rimborsabile. \nIl pagamento è consentito solo tramite bonifico bancario.  \nOgni altra spesa (viaggio\, vitto\, alloggio) è a carico dei partecipanti. \nDurante la Masterclass verrà garantito e richiesto ai partecipanti il rispetto delle misure previste per il contenimento del Covid-19. \nPer maggiori informazioni: \nMuseo Hermann Nitsch – info@museonitsch.org – +39 081 5641655 \nCasa del Contemporaneo – info@casadelcontemporaneo.it – +39 345 4679142 \nLa Masterclass internazionale EDIPO. CORPO DI SANGUE è organizzata da Fondazione Morra – Museo Hermann Nitsch e Teatro delle Bambole in collaborazione con Casa del Contemporaneo. \nGerman version \nSpanish version \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:The art of remembering - Incontri
DESCRIPTION:2 ottobre 2021\nSTART ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli\n \nDivergent Senses II part\nvideo screening\nA cura di Raffaella Morra \n5 ottobre 2021\nOPEN STUDIOS ore 17:00-19:00\nCEREMONY ore 19:00-21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli \n“Tutto ciò che è solido si liquefa in aria\,\npropagando il labirinto\,\nun continuum di un’entità alla fine\nCome viaggiatori\, essi fanno dei viaggi\,\nalla ricerca di una specie di paese delle meraviglie.\nCos’è che ci unisce?\nUn ricordo?\nE se smettessimo di ricordare?” \nThe rabbit hole presenta the art of remembering\, un programma di residenza globale\, in collaborazione con la Fondazione Morra e l’associazione E-M Arts\, che si terrà a Napoli dal 21 settembre al 5 ottobre 2021. \nMaayan Boni * Amaury Cambuzat * Laith Demashqieh\nMatilde di Pietropaolo * Ainara Lopez * Olec Mun\nKeri Rosebraugh * Mayke Verhoeven\ntheatrum phonosophicum (alias Leopoldo Siano & Shushan Hyusnunts) * Alejandro Zertuche \n10 candidati sono stati selezionati per trascorrere 14 giorni insieme per sbrogliare la domanda “e se smettessimo di ricordare?” Il programma\, concepito come una drammaturgia di esplorazione interiore\, mostra Napoli come ‘paese delle meraviglie’\, all’interno di un environment creato sia come percorso immersivo che come programma internazionale di residenza d’artista. Gli artisti esploreranno l’argomento da soli\, in un ambiente contemplativo e stimolante\, dotati di un proprio ‘studio’ all’interno del Museo Hermann Nitsch\, generosamente concesso dalla Fondazione Morra\, oltre a partecipare a cinque workshop esperienziali introduttivi del the rabbit hole method™ che si svolgeranno al Museo Hermann Nitsch\, in altri spazi pubblici e durante delle escursioni nei dintorni di Napoli. \nIl concept e il programma sono stati scritti e diretti dalla fondatrice del The rabbit hole\, Samina Virani. Il metodo è concepito come una drammaturgia\, un labirinto\, dove ogni artista scende nella ‘tana del coniglio’\, intraprendendo il suo viaggio mitologico alla scoperta di una ‘tela bianca’ collettiva. Per la direzione artistica del programma\, Samina Virani spiega: “gli elementi scritti della residenza sono progettati per consentire agli artisti di approfondire l’auto-introspezione\, una tela bianca\, un ‘senza forma’ dove lo sguardo segreto esiste. Alcuni lo chiamano ricordo”. \nVideo screening \nIl 2 ottobre alle ore 19:00 si svolgerà la rassegna video dal titolo Divergent Senses II part \nCome un puzzle senza una matrice definita\, i video selezionati per Divergent Senses sono delle componenti separate o delle qualità nascoste di un’unificazione. Questi video sono delle inferenze interpretative piuttosto che delle storie lineari\, che tracciano delle connessioni immaginative tra l’evento sullo schermo e il coinvolgimento emotivo. Quando le informazioni sono mancanti e non in ordine\, i percettori cercano le proprie relazioni causali; le informazioni salienti vengono omesse per suscitare curiosità e consentire ai partecipanti di comprendere le proprie motivazioni dei dettagli elaborati\, e mentalmente costruire una descrizione coerente. \nProgramma dei video \nAnouk De Clercq We’ll find you when the sun goes black 2021 Belgio/Norvegia\, video 16:9\, b/n\, sonoro\, 5 min. \nAlvise Renzini Ci sono gli spiriti 2009 Italia\, video\, colore\, sonoro\, 6 min. 20 sec. \nJohanna Vaude Samouraï 2002 Francia\, Super 8mm\, colore e b/n\, sonoro\, 7 min. 23 sec. \nJeanne Liotta Dark Enough 2011 USA\, 16mm\, b/w\, sound\, 6 min. 53 sec. \nPeter-Conrad Beyer Le Rêve 2020 Germania\, Super16mm & Video\, colore e b/n\, sonoro\, 8 min. 21 sec. \nColectivo Los Ingrávidos Guerras Floridas 2021 Messico\, 16mm\, colore\, sonoro\, 4 min. \nDeborah Stratman For the Time Being 2021 USA\, HD video\, 6 min. 40 sec. \nScott Sinclair ベルガ / BERGA 2017 Australia/Germania\, HD video\, colore\, sonoro\, 6 min. 4 sec. \nPer partecipare alla proiezione il 2 ottobre è richiesta la prenotazione per email info@museonitsch.org \nLa risposta finale \nIl 5 ottobre è programmato l’open studio dei candidati dalle ore 17:00 alle ore 19:00 e dalle ore 19:00 alle ore 21:00 la cerimonia di chiusura: il processo\, che è “the art of remembering”\, si trasformerà in un rituale consistente l’“atto di ricordare”. \nCredits \nSamina Virani\, Founder and Artistic Director\, the rabbit hole\nRaffaella Morra\, Curatorial Lead Naples\, Fondazione Morra\, Director E-M Arts \nCarlos Calvo\, Creative Producer\, the rabbit hole\nDr. Don Rodrigues\, co-writer “the rabbit hole method”\, Professor English Literature\, University of Memphis\, and Harvard University \nAurora Arenare\, Assistant Producer\, the rabbit hole\nPol Vidas\, communications\, the rabbit hole pol@101010n.com \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Amaury Cambuzat\, The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Ainara Lopez\, The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo
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SUMMARY:The art of remembering - Residenza d'artista
DESCRIPTION:CALL PER RESIDENZA D’ARTISTA\nIscrizioni aperte dal 20 maggio al 20 luglio 2021 \n21 settembre – 5 ottobre 2021\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa Fondazione Morra con il collettivo The rabbit hole e la E-M Arts associazione culturale presentano la residenza d’artista the art of remembering. \n3 candidati residenti a Napoli o nei Comuni limitrofi potranno trascorrere\, insieme ad altri 7 candidati internazionali\, quattordici giorni nella residenza della Fondazione Morra ed al Museo Hermann Nitsch\, nel cuore del Quartiere dell’Arte di Napoli\, per esplorare l’arte del ricordare. \nSiamo particolarmente interessati alle persone con un vivo interesse per i viaggi\, le escursioni\, i porti e le vie di navigazione\, così come per i simboli antichi\, per le scritture e per i codici\, che si possono veicolare attraverso la poesia\, il teatro\, le sonorità\, la matematica e la performance. \nGli artisti avranno la possibilità di esplorare l’argomento in maniera individuale\, in un ambiente contemplativo e stimolante\, ma anche di collaborare con gli altri candidati\, favorendo un incontro di menti. \nCome segmento del programma\, i candidati potranno conoscere la scena creativa di Napoli\, incontrare alcuni artisti e personalità della città ed immergersi nelle onde del mare e della cultura. \nQuesto programma di residenza è pensato come un’indagine mistica\, quindi invitiamo le menti curiose che hanno un particolare interesse per il sublime e per la scoperta di nuovi spazi di conoscenza\, a catturare la misteriosa e magica piuma bianca e presentare la candidatura. \nMetodologia \nOgni candidato interrogherà il tema del “ricordare” immergendosi in The Rabbit Hole Method™\, un processo di indagine che estrae e distilla dalle pratiche artistiche contemporanee\, dalla filosofia\, dal misticismo\, dalla matematica e dalla danza. Il metodo include la lezione\, tra gli altri\, di Hazrat Inayat Khan\, Farid Ud-Din Attar\, Jorge Luis Borges\, Alejandro Jodorowsky\, Lewis Carroll. The Rabbit Hole cerca di stimolare nuove idee sul sé e l’altro\, e di sfidare i limiti e i confini costruiti culturalmente. \nSotto l’attenta consulenza della Georgetown University e del MIT Senselab\, il programma basa i propri principi sulla decostruzione e sulla reinvenzione dei rituali e delle strutture. Lavora\, inoltre\, con il Teatro de los Sentidos di Barcellona\, una compagnia teatrale immersiva che crea esperienze decostruendo quella che è diventata la nostra presunta mappatura sensoriale\, e scopre il magico filo d’argento che si mostra\, se si è aperti al ricordare. \nProspettive per i candidati-artisti \nOgni candidato dovrà sviluppare in italiano o in inglese una risposta all’arte del ricordare che verrà successivamente presentata al Museo Hermann Nitsch. \nOgni lavoro entrerà a far parte di un archivio che riflette The Rabbit Hole Method™. \nUn evento finale al termine della residenza inviterà il pubblico a incontrare gli artisti\, a introdurre la metodologia e a coinvolgere le comunità artistiche locali attraverso l’immersione sensoriale e il gioco. \nA conclusione della residenza \nOgni artista riceverà un certificato master class del The Rabbit Hole Method™ \nIl lavoro di ogni artista verrà promosso attraverso i canali global di The Rabbit Hole. Ogni artista avrà un posto nel collettivo The Rabbit Hole. \nChi può presentare domanda \nCon la possibilità di offrire solo 3 posti per questa residenza\, selezioneremo i candidati sia per il proprio merito artistico e la passione per la materia\, che per il modo in cui ciascuno possa contribuire a una sinergia generale di gruppo. \nArtisti\, curatori\, scrittori\, compositori\, poeti\, ricercatori\, musicisti\, performer\, di ogni provenienza formativa sono invitati a presentare domanda. \nPer partecipare\, inviare quanto segue a info@fondazionemorra.org \n– una dichiarazione in italiano o in inglese sul progetto sul quale si desidera lavorare \n– una dichiarazione in italiano o in inglese in relazione all’arte del ricordare (circa 400 parole) \n– una risposta in italiano o in inglese alla domanda che segue (circa 400 parole) \n– il tuo curriculum \n– il tuo sito web \nDeadline 20 Luglio 2021 \nLa domanda \nLeggi la seguente poesia e rispondi alla domanda \n“Cos’è che ci collega \nUn ricordo? \nE se smettessimo di ricordare?” \n \n  \nFondato a New York nel 2008\, il collettivo the rabbit hole – composto da un gruppo di artisti\, scrittori e visionari irriverenti – conta oltre 2000 partecipanti in 56 paesi. \nIl collettivo vuole stimolare nuove idee su se stessi e sugli altri e sfidare i limiti e i confini costruiti culturalmente. Un manifesto\, scritto dai suoi fondatori\, basa i propri principi sulla decostruzione e sulla reinvenzione di rituali e strutture. \nSeguendo un fondamento della festosità e una celebrazione della perturbazione\, the rabbit hole ha creato provocatorie mostre partecipative al Chelsea Art Museum\, un autobus a due piani che viaggia nel tempo a New York City\, un catamarano nel Mediterraneo e un viaggio in treno di 21 giorni attraverso l’Europa e il Medio Oriente\, tra gli altri luoghi. \nComunicato stampa \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Labyrinth of mirrors in The art of remembering\, Napoli\, 2021 © photo Imma Di Lillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				The art of evoking in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Imma Di Lillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alper Akcay\, The Whirling Begins in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Body\, Time\, Space\, Access in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Samina Virani
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SUMMARY:Matteo Fraterno. Presentazione libro Apokatastasi
DESCRIPTION:12 marzo 2021\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch– evento online\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntervengono: Nico Angiuli\, Federico Decandia\, Marcello Faletra\, Matteo Fraterno\, Manuela Gandini\, Pasquale Persico\, Cesare Pietroiusti e Franco Silvestro \nIntroduce e modera: Loredana Troise \nA un anno esatto dalla fine della residenza artistica ESPERIENZE/L’infinito intrattenimento di Matteo Fraterno\, curata da Pasquale Persico e Loredana Troise\, la Fondazione Morra è lieta di presentare Apokatastasi (Edizioni Morra\, 2020)\, un volume che raccoglie gli interventi della comunità ideale a cui l’artista ha voluto affidare l’elaborazione delle condizioni di senso della sua esperienza.  \nTra il 15 febbraio e il 14 marzo 2020 Fraterno ha abitato la Biblioteca per le arti contemporanee della Fondazione Morra\, installandovi arredi e suppellettili per restituire all’ambiente la familiarità di una dimensione domestica dove poter leggere\, dormire e sognare. Durante la residenza l’artista si è trasfigurato in un bibliotecario-temporaneo attivando\, attraverso la lettura e il sogno\, un intimo processo di restaurazione di quei rapporti indeboliti\, frammentati o interrotti che hanno determinato la sua personale collocazione nella storia dell’arte. Questa forma di “restauro” trova una referenza mitica nell’oracolo di Anfiarao – come processo di purificazione onirico – e una filosofica nel concetto di Apokatastasi – reintegrazione finale di tutte le cose – espresso da Leibniz in un frammento postumo. \nAll’interno di una ricerca né progressiva né inerziale\, una forma embrionale di apokatastasi come gesto inclusivo\, anzitutto nei confronti della natura\, è da rintracciare nel suo lavoro già nel 1995 con Certosa\, alla Vigna San Martino\, dove egli aveva trovato un’“Amazzonia” nel cuore di Napoli. Dopo essere transitato da protagonista nel clima culturale dell’arte relazionale (Plagio Fraterno\, 1998)\, con questo progetto Fraterno aggiunge un tassello alla collaborazione con Giuseppe Morra andando oltre la relazione antropocentrica e trasformando la Biblioteca in un esempio laboratoriale di ecosistema complesso. \nGli autori interverranno sulle circostanze preliminari del progetto (Angiuli\, Decandia); sui testi da cui sono state attinte le categorie filosofiche di riferimento (Faletra\, Persico); sulle modalità esemplari di restituzione poetica dell’esercizio di lettura (Pietroiusti); sulla biblioteca come spazio inclusivo di idee progettuali e laboratoriali (Silvestro); sul significato della residenza artistica come “rituale a-sociale” (Gandini).
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SUMMARY:Hermann Nitsch – Sinfonia Napoli 2020
DESCRIPTION:settembre 2020 – settembre 2022\nOPENING 25 SETTEMBRE ORE 10:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Nitsch di Napoli si rinnova per il biennio 2020-2022 con il progetto “Sinfonia Napoli 2020”. Inaugurazione il 25 settembre con un nuovo corpus di opere tra i “Relitti d’azione” e un’inedita collezione di pitture e disegni realizzati per l’occasione.\nUna costellazione di “sismografie vitali” che rappresenta esemplarmente il lavoro di Nitsch come uno sforzo ostinato verso la liberazione della sensibilità dalla disciplina di una civiltà anestetizzante\, una pratica di affermazione della vita attraverso il continuo rimando di corrispondenze olfattive\, tattili e visive del colore. Dai “relitti” che\, a dispetto del loro nome\, testimoniano una promessa di ritorno\, una “resurrezione dalla dissoluzione” sino alla pittura ed al disegno che celebrano per Nitsch la luce come condizione di esperibilità del mondo.\nLa riapertura del museo\, celebrata anche dalla composizione musicale “Sinfonia Napoli 2020”\, eseguita a porte chiuse dalla Nuova Orchestra Scarlatti diretta da Andrea Cusumano e presto fruibile on line\, conferma il sodalizio tra Hermann Nitsch e Giuseppe Morra\, iniziato nel 1974\, nel segno della forza creativa dell’arte e della continuità di un progetto che culmina gioiosamente nei festeggiamenti per i dodici anni del Museo napoletano. \nPer gli appuntamenti in programma la Fondazione Morra rinnova anche la collaborazione con Wine&Thecity: la rassegna\, che coniuga la promozione della cultura del vino e l’arte\, sarà presente il giorno dell’inaugurazione a partire dalle 17.00 con i vini della storica Azienda dell’Agro Pontino Casale del Giglio. \n \n 
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 20th Edition
DESCRIPTION:2 luglio – 4 luglio 2020 \nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch (Belvedere)\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra\, Emmanuel Lefrant\, Andrea Saggiomo e Botborg. \nIndependent Film Show 20th edition è tra le più innovative rassegne internazionali di experimental film in Italia\, dal 2001 coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale\, in collaborazione con Fondazione Morra.\nAbbiamo voglia di scariche emozionali\, non vogliamo rimandare questo incontro tra film-makers e fruitori\, vogliamo intensamente vivere questi tre giorni di Independent Film Show 20 edition e scoprire in presa diretta e con partecipazione attiva le soluzioni escogitate per scardinare le abitudini; senza nessuna divisione di genere\, Independent Film Show è libero e non insegue le mode\, la routine\, la costrizione commerciale\, l’esigenza dei numeri. Questi artisti sono abili comunicatori delle emozioni\, delle affezioni sensuali e delle psicologie percettive\, ed attraverso l’ideazione di complesse strategie audio-visive\, escogitano esercizi mentali e attitudini investigative\, intersecano memorie\, sensazioni\, sincronizzazioni e sinestesie\, guidano la nostra comprensione alla scoperta di inusuali meccanismi cognitivi. Essi traggono dalle proprie esperienze\, introspezioni\, capacità mentali e frammenti di vita; chiedono ai fruitori di riflettere in modo differente\, di interpretare queste emozioni come delle interferenze non comuni\, fuori da schemi abituali. Dalla prima edizione di Independent Film Show nel 2001 abbiamo appreso come attivare queste connessioni inusuali\, senza dover seguire l’intransigenza delle categorie\, la linearità delle narrazioni\, la rigidità delle funzioni prestabilite. I frequentatori dell’Independent Film Show sono abituati ad attivare un coinvolgimento profondo\, che si dirama nella mente come le geometrie interconnesse di Escher\, a comprendere/interpretare sensualmente\, ad entrare in sintonia. La creatività e l’ingegnosità è il comune denominatore di questa arte filmica realizzata simulando il movimento delle immagini minuziosamente selezionate\, non utilizzando il consuetudinario e le semplificazioni dell’automazione. \nI due programmi a cura di Raffaella Morra Exposure to chance e Welcome Happy Coincidences sono un incitamento a superare le avversità per non soccombere\, a cogliere il lato positivo nella casualità della vita e a saper scorgere le felici coincidenze. Queste opere sono dei percorsi metafisici che indagano le fisicità delle materie\, come la pietra e la sabbia lavica in ΑΠΟΚΑΤΑΣΤΑΣΙ di Matteo Fraterno\, i fenomeni naturali come il vento nei video Vent di Patrick Bergeron e Non si può nulla contro il vento dei Flatform (quest’anno invitati al Festival di Cannes)\, e le nuvole in Transformation di Telemach Wiesinger\, componendo mosaici di luoghi e assi di riferimento in continua trasformazione; ed ancora\, condividendo i frammenti di vita e i comportamenti umani in Got ‘Til It’s Gone di Kengné Téguia\, le memorie multi-etniche di territori alieni in Debris di Giuseppe Boccassini\, Orchard di Julie Murray\, Tender Feet di Fern Silva\, Morfología de un Sueño di Malena Szlam\, Itzcóatl del Colectivo Los Ingrávidos; per giungere agli haiku visivi-sonori di PTKHO di Mahine Rouhi\, Bételgeuse di Hugo Verlinde\, For A Young Filmmaker di Sandra Davis\, brRRMMMWHEee II di Billy Roisz\, e alle memorie storiche e personali in Nach Osten Schauen di Deborah Phillips\, e 14 Juillet di Olivier Fouchard\, con le sue parole “…capaci di svegliare i dormienti e dir loro che la rivoluzione non è soltanto una festa…”. \nSight of Sound è il programma di Mike Cooper\, da più di cinquant’anni chitarrista\, cantautore di folk-blues\, esploratore/sperimentatore di generi dall’improvvisazione alla musica elettronica\, autore di saggi e storico delle musiche e dei musicisti del Pacifico\, artista visivo e film-maker. Inizialmente ha realizzato film Super 8mm\, ma quando il medium è diventato difficile da acquistare e sviluppare\, ha prima utilizzato una videocamera economica che produceva un’immagine di due pixel e mezzo\, e di recente una fotocamera Full HD Sanyo da 10 megapixel\, e come afferma “…abbastanza piccola da esser discreta e realizzare degli hip-shots (riprese fortuite). Mike Cooper ha realizzato dei brevi video che condividono quella degradata qualità lo-fi che gli piace tanto\, delle ‘poesie leggere’ come li definisce: “…Tendo a girovagare con la videocamera in tasca\, a scattare foto senza intenzioni particolari e dopo nell’editing a modificare qualcosa”. \nLight Cone\, una collezione viva a cura di Emmanuel Lefrant\, film-maker e direttore di questo propagatore di films e video\, riflette la diversità del catalogo di distribuzione dal 1982 ad oggi\, e testimonia la ricchezza di questo cinema che vive da più di un secolo ai margini dei circuiti commerciali. Al suo interno vi sono rappresentati tutti i grandi movimenti filmici delle avanguardie del XX secolo fino al contemporaneo\, contando più di 5500 opere\, realizzate dal 1900 ad oggi da più di 800 artisti e film/video-makers provenienti da tutto il mondo. Nel programma c’è il 16mm Tönendes Abc (Abc In Sound) di Laszlo Moholy-Nagy del 1933 scomparso per più di 80 anni e ritrovato dai curatori del BFI\, incorporato in una bobina che conteneva anche i film di Oskar Fischinger\, ed inoltre le opere realizzate tra il 2010-2019: Kitchen Beets di Bea Haut\, Bruit Blanc di Jérôme Cognet e Karen Luong\, Freeze Frame di Soetkin Verstegen\, ATHYRIUM FILIX-FEMINA di Kelly Egan\, Das Schöpfwerk di Jürgen Reble\, Or / Or\, Hawick di Jacques Perconte\, Camera Sick di Jeremy Moss\, The Exile / Pituvahalayā di Rajee Samarasinghe\, Borgo di Lucie Leszez\, Words of Mercury di Jerome Hiler. \nDal 2009\, 70FPS è un progetto di expanded cinema del film-maker Andrea Saggiomo\, con cui ha improvvisato in diversi paesi europei collaborando con musicisti e artisti internazionali. Ancora no! (2018) è una pellicola Super 8mm su cui ha stampato manualmente (con la tecnica del rayogram) insetti e foglie insieme a ritagli di altri film\, senza una continuità lineare di fotogrammi; nella proiezione (a velocità variabile) queste immagini si animano\, entrano in relazione fra di loro\, producono rumore trasformandosi in un film attraverso lo sguardo\, non esiste il film senza che qualcuno lo proietti e qualcun altro lo ammiri e ascolti. Transparent Nature (appena composto e presentato in prima visione) è descritto come “…la natura trasparente del film messa a dura prova dalla volontà di guardare dentro ai ricordi\, in quel brodo primordiale da cui tutto ha avuto origine e dentro al quale\, volenti o nolenti\, siamo ancora immersi”. \nBig Screen Brutals a cura di Botborg è una celebrazione di sei video ‘brutali’ di artisti contemporanei che impiegano un’estetica massimalista nella video art e nelle sonorità elettroniche e noise. Sono delle combinazioni glitchy (errore/problema tecnico) di suono e visione psichedeliche e violente\, dei cortocircuiti elettro-sciamanici che conducono verso un nuovo stato di surrealtà: in Clairvoyant di Der Kleine Kreis delle forme ridotte\, quasi geometriche\, si muovono sullo schermo in schemi aleatori per formare una connessione sinestetica con il suono\, Crashed Universal di UCNV è realizzato attraverso una ricerca precisa dei media digitali\, in Krushers of False Mechaniks (2D version) di The Superusers una fonte di luce diventa incandescente\, cambiando colore con regolarità prima di trasformarsi in un’esplosione intensa di schemi crollanti\, Tzara di Guillaume Vallée è un film/video ibrido creato dal found-footage 16mm di un oscuro documentario e si ispira al processo creativo di Tristan Tzara\, in Anulus Pexie di Norihiro Sekitani & Sgure si muovono colorati collage distorti del corpo e delle viscere umane\, Kokofreakbean per realizzare God Knox dice: “…ho usato After Effects\, Maya\, Photoshop\, Reaktor\, Premiere\, jenkem\, trucioli di callo d’ippopotamo nano e olio di gomito per concepire ed eseguire questa auto-inseminazione”. \nBotborg è un gruppo internazionale di performance audio-visive che fondono e ricollegano segnali elettronici grezzi per creare delle esperienze visceralmente intense e sinestetiche di suono-colore. Utilizzando una complessa gamma di elettronica personalizzata\, Botborg creano dal vivo degli assalti multisensoriali di colore e ritmo interdipendenti\, per invocare la massima stimolazione possibile della mente e del corpo dei fruitori. Le performances di Botborg sono essenzialmente dimostrazioni pratiche del proprio “meta-strumento” noto come “Fotosonicneurokineasthograph”. Questa è una macchina feedback complessa che incorpora un mix intricato di nuove e vecchie tecnologie\, che vengono modificate e personalizzate in base alle caratteristiche uniche del luogo. Sebbene gli operatori umani di Botborg siano abili manipolatori del sistema\, l’utilizzo è ugualmente imprevedibile e incontrollabile\, permettendo di apparire e suonare in modo diverso in ogni occasione. Ogni dimostrazione è improvvisata e l’unico materiale di origine proviene dal “Photosonicneurokineasthograph”.\n  \n \n  \n 
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SUMMARY:Musei d’artista: collezione\, esposizione\, narrazione - giornata di studio
DESCRIPTION:20 febbraio 2020 \nOPENING 20 FEBBRAIO ORE 11:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Massimo Maiorino e Stefania Zuliani \nSeguendo le traiettorie di ricerca proposte dalla museologia critica e le pratiche espositive che contraddistinguono lo spazio presente dell’arte\, il museo si configura in modo crescente come complesso palinsesto narrativo\, spazio di crossing-over disciplinari che rimodula il rapporto tra pubblico e collezione attraverso l’intersezione tra scrittura espositiva ed esigenza narrativa. \nProtagonisti di queste nuove prospettive museali sono gli artisti che\, divenuti sempre più curatori\, collezionisti\, museologi\, figure transmediali e artefici del sistema museale contemporaneo\, hanno contribuito con la loro riflessione al mutare della voce delle cose e a offrire una diversa interpretazione del museo\, attivando variegate forme di micro-narrazione e sottili processi di soggettivazione legati all’esperienza dei visitatori. Operando su questo fronte\, cioè muovendosi tra le pieghe che uniscono/dividono atelier e museo\, collezione e installazione\, narrazione ed esposizione\, si distinguono alcune significative prospettiche esperienze di contatto\, musei d’artista a un tempo esemplari e singolari di cui il Museo Hermann Nitsch di Napoli è modello e riferimento certo. \nAttraverso il contributo di studiosi che hanno variamente attraversato nelle loro ricerche questioni di arte\, di critica e di museologia contemporanee\, la giornata di studio intende mettere in luce indirizzi teorici e singole sperimentazioni che\, in Italia e non solo\, caratterizzano la costellazione\, ampia e inquieta\, dei musei d’artista\, la cui crescente presenza rappresenta uno delle più credibili opportunità di azione e di creazione per il museo del XXI secolo. \nL’incontro che rientra nelle attività del Dottorato di ricerca in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica dell‘Università di Salerno segna la collaborazione attiva tra il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno e la Fondazione Morra di Napoli. \nCoordina Stefania Zuliani \nInterventi: \nFrancesca Gallo (Università La Sapienza\, Roma)\nMaria Giovanna Mancini (Università di Bari)\nMassimo Maiorino (Università di Salerno)\nAntonella Trotta (Università di Salerno)
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SUMMARY:Matteo Fraterno - Esperienze / L’infinito intrattenimento
DESCRIPTION:15 febbraio – 14 marzo 2020\nOPENING 15 FEBBRAIO ORE 12:00\nFondazione Morra – Biblioteca per le Arti Contemporanee\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \na cura di Loredana Troise e Pasquale Persico \nCome sognare dentro una biblioteca? È l’interrogativo che riecheggia nella Biblioteca per le Arti Contemporanee della Fondazione Morra\, in occasione di Esperienze / L’infinito intrattenimento\, di Matteo Fraterno. Un percorso che lascia trasparire tutte le caratteristiche di un meticoloso viaggio d’archeologia contemporanea\, dove tutta una serie di oggetti e “installazioni” tratti dal vissuto dell’artista e delle humanae litterae\, sembrano rivivere sotto la luce di sottili poemi visivi. Ogni singolo oggetto disegna uno scenario ontologico\, la cui forza evocativa è racconto pensato come un dispositivo che si insinua nelle fitte trame della letteratura di viaggio. Esperienze / L’infinito intrattenimento\, infatti\, è anche l’indicazione topografica di un luogo specifico già esplorato dall’artista – il sito archeologico di Oropos\, dove i pellegrini sostavano per la notte in una condizione di mitica incubazione purificatrice – ora riferimento ideale e portatore di una nuova avventura per la conoscenza\, modello stimolante da veicolare e proporre ancora. Con un atteggiamento tautologico\, Matteo Fraterno durante un mese di permanenza nei luoghi della biblioteca della Fondazione Morra\, risemiotizzerà il tempo della lettura scandagliando nel passato\, per tracciare un processo intellettuale sempre più aperto alla ricerca\, allo scavo\, all’approfondimento\, alla lettura e alla rilettura sussurrata\, declamata\, partecipata. Tra i materiali esposti\, i simboli di una cartografia mnestica infinita: un giaciglio di pelli di montone su cui “sognare meglio”; i libri Il bibliotecario di Leibniz di Sergio Givone e L’infinito intrattenimento di Maurice Blanchot\, da cui prende il titolo questa esperienza; alcuni riferimenti fotografici dei transiti di viaggio dell’artista; un vaso di ceramica verde\, impronta di continuità simbolica con la prima esperienza di collaborazione con Giuseppe Morra nella Vigna San Martino del 1995;  una poltrona gialla che l’artista\, riferisce cromaticamente al libro dei Pensieri non funzionali (Ed. Morra) di Cesare Pietroiusti. Visioni e dispositivi che invitano lo spettatore a uno sguardo ricettivo in uno spazio immersivo. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:ECONOMIES OF LIVING Video art from Croatia
DESCRIPTION:30 Gennaio 2020\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Adriana Rispoli e Karla Pudar\nSaranno presenti gli artisti Marko Markovic e Igor Grubic \nAttraverso il lavoro di 6 artisti\, lo screening Economies of Living presenta uno spaccato della produzione di video arte made in Croatia intorno al tema dell’economia e intrinsecamente al medium stesso delle immagini in movimento. La parola economia – dal greco oikos /casa e  nomos / legge – è affrontata nei sei lavori esposti in accezioni diverse relative sia alla sfera più intima che a quella collettiva\, in una micro dimensione nell’ambito del quotidiano e macro in uno scenario pubblico urbano. \nDa un approccio cinematografico alla graphic animation passando per la documentazione performativa fino all’ animazione\, Economies of Living restituisce la ricchezza delle sperimentazioni in campo visivo di un’area artistica estremamente prolifica dell’Est Europa. \nEconomies of Living\, a cura di Adriana Rispoli e Karla Pudar\, è la seconda collaborazione tra la Fondazione Morra di Napoli e la ONG Domino Project di Zagabria dopo l’evento Smashing the Myth del 2018 ed è supportata dalla Città di Zagabria. \n  \nPROGRAMMA\nMilijana Babić\nWorking day\nDocumentazione video della performance\, 2011 \nL’azione Working Day pone in essere la situazione problematica in cui si trovano molti artisti freelance in Croazia quando si tratta di mera esistenza\, e mette in discussione lo stato di artisti freelance nella nostra società. Il titolo del progetto evidenzia ironicamente l’insufficienza della nostra professione all’interno della quale non è possibile sopravvivere\, a causa del fatto che il nostro lavoro è a malapena pagato e il mercato dell’arte contemporanea non esiste. In altre parole\, lavoro e compenso non sono nello stesso pacchetto. Con l’atto simbolico di scavare nei cassonetti dei rifiuti\, alla ricerca di spazzatura rimborsabile\, indossando una maglietta con il logo dell’ Associazione Artisti Freelance Croati\, questo lavoro mira ad aggiungere gli artisti freelance nella crescente lista dei socialmente a rischio – accanto a senza tetto\, pensionati e disoccupati… \nMilijana Babić (Rijeka Croazia) artista che lavora con installazioni\, performances e azioni artistiche. Ha una laurea in belle arti all’Institute of Technology di Durban\, Repubblica del Sud Africa\, e un master all’Accademia di Belle Arti e Design di Ljubljana\, Slovenia. Collabora da molto tempo con il festival City of Women in Ljubljana. Tra il 2007 e il 2014 ha lavorato come socio all’Accademia di Arti Applicate a Rijeka. È membro dell’associazione di artisti Delta 5 a Rijeka. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo.\n  \nDrako Fritz\nZagreb Confidential – Imaginary Futures\nFilm sperimentale\, 13’30”\, 2015 \nIl video esplora le visioni del futuro rappresentate attraverso lo sviluppo urbano. Nella sua essenza\, può essere considerato come una forma di struttura temporale e come tale mette in discussione non solo la visione del futuro su un esempio realistico della Nuova Zagabria ma anche la struttura del film stesso. \nDarko Fritz è artista\, curatore indipendente\, ricercatore e graphic designer. È nato nel 1966 in Croazia\, e attualmente vive e lavora ad Amsterdam\, Zagabria e Korčula. Il suo lavoro colma il divario tra la pratica dell’arte contemporanea e la cultura dell’arte mediale. È fondatore e programmatore de La Grey Area – spazio di arte contemporanea e mediale dal 2006.\n  \nIgor Grubić\nHow Steel Was Tempered\nAnimazione in 2D\,12’40”\, DCP\, 2018 \nUn padre porta suo figlio in una fabbrica abbandonata dove un tempo lavorava. L’edificio è stato a lungo ridotto come simbolo fatiscente del nuovo sistema. Tuttavia\, lo spazio sarà rapidamente portato in vita da scene registrate di solidarietà dei lavoratori\, che ispireranno un piccolo gesto di ribellione. Quell’atto simbolico si trasformerà in un momento di catarsi e ristabilirà il rapporto tra padre e figlio. Il film è stato presentato al Padiglione Croato alla Biennale di Venezia 2018. \nIgor Grubić è attivo come artista multimediale a Zagabria fin dai primi anni Novanta\, realizzando fotografie\, video e azioni site-specific. I suoi interventi nello spazio pubblico\, insieme alle opere video\, esplorano le situazioni politiche passate e presenti\, attraversando il tessuto della realtà. Grubić ha partecipato a numerose importanti mostre internazionali tra cui Manifesta 4 (Francoforte\, 2002); Manifesta 9 (Genk\, 2012); Mumok (Vienna\, 2009); 11. Biennale di Istanbul (2009); 4. Fotofestival Mannheim Ludwigshafen\, Heidelberg (2011); East Side Stories\, Palais de Tokyo (Parigi\, 2012); Gwangju Biennale (2014); Zero Tollerance\, MOMA PS1 (New York 2014); Degrees of Freedom\, Mambo (Bologna\, 2015); Heavenly creatures\, MG+MSUM (Lubiana\, 2018); The Value of Freedom\, Belvedere 21 (Vienna\, 2018). Ha rappresentato la Croazia alla 58° Biennale di Venezia.\n  \nAna Hušman\nLunch\nVideo color PAL\, 4:3\, 16mm trasferito a BETA\, 16’40’’\, 2008 \nLe regole del comportamento corretto trovate nei libri di etichetta si presentano per favorire la comunicazione e aiutare le persone a capirsi l’un l’altro. Affermano inoltre di aiutarci ad impegnarci socialmente con maggiore facilità e fiducia in noi stessi. Queste regole si imparano dalla nascita\, che è l’unico modo per noi di interiorizzarle completamente. il film tratta delle abitudini di mangiare e bere – in particolare durante il pranzo\, come mangiare insieme sia il luogo centrale in cui mostriamo agli altri il nostro modo di nutrirci e la nostra finezza. \nLa pratica di Ana Hušman smonta le strutture e le trame degli elementi cinematografici attraverso film\, installazioni\, libri\, suoni\, immagini e testi. La Hušman sperimenta le possibilità di animazione\, metodi cinematografici documentari e immaginari e le possibilità della voce registrata e la sua articolazione. Il suo processo creativo mette in discussione e gioca con le posizioni del soggetto professionista e amatoriale della performatività\, con il mezzo stesso e le strutture che dettano e producono modelli di comportamento. È docente presso il Dipartimento di Animazione e New Media dell’Accademia di Belle Arti di Zagabria\, cofondatrice dell’organizzazione di film documentari RESTART\, dove da molti anni organizza programmi di formazione cinematografica per bambini e giovani.\n  \nMarko Marković\nSharpening\nDocumentazione video della performance\, 12’04”\, 2012 \nLa performance Sharpening si è tenuta alla 44 Wall Street nel prima barricata del posto di blocco della polizia della zona di sicurezza nel distretto finanziario\, NYC. Nella performance l’artista affila due coltelli l’uno contro l’altro dando un chiaro messaggio. In questa performance l’artista ha portato le armi in una zona di sicurezza a Wall Street\, L’atto di creare una performance in un campo così contro-difensivo di fronte al „loro“ campo difensivo (la barricata)\, montata a protezione della zona di sicurezza. Questo tipo di protezione creato da chi sta più in alto minaccia e limita la libertà di parola\, movimento e azione. Due mesi dopo la performance\, ad agosto dello stesso anno a Time Square New York la polizia ha sparato e ucciso un uomo con 12 pallottole. L’uomo è stato ucciso perché in possesso di un arma\, un coltello. \nMarko Markovic nasce nel 1983 a Osijek\, in Croatia e vive a Vienna. Si laurea in pittura all’Accademia d’Arte di Split nel 2007 nella classe del professore Gorki Žuvela. Ha anche studiato l’utilizzo di diversi media: video\, installazioni\, ambienti\, performance e happening. Nei suoi lavori suole animare ed includere il pubblico e/o gli altri partecipanti come espressione del medium. E’ fondatore e membro della formazione flessibile Adistia\, un gruppo di persone che opera nelle attività performative come un gruppo artistico\, una comunità di artisti o un’organizzazione. Ha partecipato a numerose mostre\, workshop e festival sia in Croazia che all’estero.\n  \nRenata Poljak\nPorvenir\nVideo installazione ad un canale 12′\, 16:9\, 2019 \nSognando terre migliori\, di generazione in generazione\, a causa della povertà\, della fame e delle guerre\, navighiamo lungo i mari. La geografia è il destino. I nostri corpi conservano le memorie dei nostri avi? I ricordi della nostra fuga in cerca di terre migliori sono impresse nei nostri corpi? Porvenir in spagnolo significa futuro. Porvenir è l’unica città nella Tierra del Fuego\, nelle profondità della Terra\, fondata dagli immigrati croati all’inizio del ventesimo secolo. \nRenata Poljak è artista visuale originaria di Split\, Croazia e attualmente vive a Parigi. Il suo lavoro è composto da media differenti: foto\, neon\, istallazioni\, video e film. L’artista esplora il disordine politico e la violenza che caratterizza la regione dei Balcani fin dagli inizi degli anni novanta e le ramificazioni dei cambiamenti ad essi connessi nella vita degli emigrati verso l’Europa Occidentale. Nel 2002 ha vinto il premio ArtsLink come artista in visita al San Francisco Art Institute\, nel Quartiere dei Musei a Vienna tra il 2004 e il 2008 è stata selezionata nel programma di residenza Arte Generale a New York\, mentre nel 2010 è stata seleziona per l’ArtOmi. I lavori di Renata sono stati presentati ovunque\, in personali o collettive\, nelle biennali e nei film festival. L’artista ha ricevuto diversi premi tra cui il Golden Black Award per miglior cortometraggio al Black Box Festival di Berlino nel 2006. Nel 2010 una selezione dei suoi video e film sono stati mostrati al Centre George Pompidou Parigi.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione:  Sharpening\, Marko Markovic\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: Porvenir\, Renata Poljak\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: Lunch\, Ana Husman\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: How Steel was Tempered\, Igor Grubic\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 19th Edition
DESCRIPTION:27 giugno – 29 giugno 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch (Belvedere)\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra e Sabina Maselli \nIndependent Film Show 19 edition\, tra le più innovative rassegne internazionali di experimental film in Italia\, dal 2001 coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale in collaborazione con Fondazione Morra\, si costruisce attorno alle ricerche dei filmmakers totalmente liberi di sperimentare modi e approcci per generare delle complesse immagini accomunate da un’accentuata propensione alla genialità creativa. Questa intensa modalità di ricerca è il risultato di scelte ingegnose che instillano un’alternativa al vedere e valutare gli intricati codici che fluiscono sullo schermo e nella mente; l’experimental film provoca sinestesie potenti nei nostri recettori sensoriali e per questo gli eventi dell’Independent Film Show si ammirano\, si percepiscono\, ci avvolgono… fino alla meditazione. Questa possibilità immersiva di stabilire un contatto diretto con le idee filmiche indipendenti è l’intenzione di Independent Film Show: delle esperienze percettive inusuali attendono il pubblico che per tre giorni si inoltra per dei territori inesplorati\, fruendo le vecchie e le nuove pratiche di impressione della pellicola filmica e le innovazioni dei media digitali.\nCome le stelle si mostrano quando il sole è tramontato\, così le potenti forze di questi film si rivelano quando il corpo e la mente varcano la soglia del minimamente percettibile\, affinando i modi di osservazione e oltrepassando i limiti del visibile.\nNon distogliere lo sguardo\, ciò che stiamo guardando ora sarà diverso la prossima volta\, stiamo per assistere a qualcosa di veramente vivo e spontaneo… \n  \nGiovedì 27 giugno nella selezione Intuitive imagination a cura di Raffaella Morra una sequenza di differenti sollecitazioni guida l’osservazione in un movimento innovatore per variare e ampliare le visualizzazioni del mondo\, scivolando fuori degli stabili confini sensoriali: Insolite di Maya Schweizer raccoglie insieme delle immagini del Vesuvio di oggi e dell’ultima eruzione nel 1944; per Prádelna di Alexandra Moralesová il materiale girato durante le prove dell’opera teatrale Marat/Sade è utilizzato come pretesto per esaminare il meccanismo del teatro e il suo potere di purificazione; Fran di Georgy Bagdasarov esplora la trasformazione della pellicola 16mm mentre il protagonista si dissolve nel paesaggio; Kairos di Stefano Canapa è un film poetico di danza ambientato in un’isola del Mediterraneo in cui pellicola-natura-corpo producono una coreografia materiale interconnessa; nel film Osmosis di Bradley Eros l’elementale\, l’effimero e il costruito si compongono in una performance per immagini triple; in From end to end di Peter Conrad Beyer con tre proiettori 16mm l’opposizione strutturale della natura e della civiltà genera un processo di confronto e unificazione in un’atmosfera apocalittica incline al caos.\nDegli esercizi di diversa natura per due dia-proiettori\, due otturatori\, due performers\, dei giocattoli ottici\, una voce e un pubblico: la performance There must be some way out of here di Alexandra Moralesová e Georgy Bagdasarov si ispira alle riflessioni della conoscenza umana sulla visione e sull’immagine in movimento. La visione umana è situata nel proprio corpo fisico ma conduce l’umano fuori da sé e lo connette al mondo esterno; vedere le immagini in movimento così come ascoltare una melodia è una coincidenza delle capacità fisiologiche e mentali. L’immagine in movimento è un costrutto che richiede di essere decostruito e ricostruito di nuovo\, se non altro per il piacere che procura. \nVenerdì 28 giugno il programma Film is ritual a cura di Sabina Maselli campiona una piccola selezione di film 16mm di filmmakers Australiani che lavorano in forma sperimentale utilizzando le elaborazioni a mano\, membri del laboratorio Artist Film Workshop di Melbourne. Film is ritual suggerisce che l’approccio molto pratico del fare film (stratificazione\, mascheratura\, ripetizione) penetra lo stesso materiale\, lasciando un’impronta personale e fisica su ciascun film.\n‘satellite’ di Sabina Maselli con due proiettori 16mm e l’audio dal vivo di Erkki Veltheim è un rituale filmico che performa la frattura del sé e la sua dispersione nell’ambiente mediante l’atto del girare e alterare il tempo. Tramite l’azione ripetitiva (sia della cinepresa che del corpo) può verificarsi una trasformazione animista: una fusione del corpo femminile e di quello celestiale. Il doppio film è accompagnato da una traccia sonora composta dal vivo da Erkki Veltheim\, un singolo frammento di una voce femminile è replicata e modulata\, ruotando intorno all’immagine a diverse velocità.\nIn prima visione italiana il video di Ken e Flo Jacobs Nervous Magic Lantern: Chaos is Order Misunderstood accompagnato dall’audio mixato dal vivo di Michael J. Schumacher. Nervous Magic Lantern è un dispositivo di proiezione inventato da Ken Jacobs nel 2000\, e con l’aiuto di sua moglie Flo da allora ne ha dato delle performance pubbliche: con una meccanica semplice che poteva esser inventata secoli prima del cinema si crea un’illusione della profondità ancora più pronunciata quando guardata con un solo occhio. \nSabato 29 giugno i film in Mystical spaces a cura di Raffaella Morra possono funzionare come macchine per alterare lo spazio-tempo\, per trasferire il fruitore in un’esperienza intrisa di dinamiche fantastiche; questi viaggi sono degli accessi ultraterreni verso luoghi mistici che emanano un’essenza animistica del cosmo\, come un potere spirituale che può influenzare il nostro benessere: in Alétheia di Enrico Mandirola delle montagne in Colombia disegnano un nuovo orizzonte frammentato; Pablo Mazzolo in The Quilpo dreams waterflows filma il sacro santuario dei Comechingón in Argentina; Inger Lise Hansen nel video TÅKE osserva lo spettacolo della nebbia attraverso diversi formati filmici e digitali; HERMAN(N)è una strada di Berlino con la reputazione di un posto pericoloso eppure Deborah S. Phillips la vede attraverso la luce dorata di tarda estate come un luogo invitante; Not (a) part di Vicky Smith è concepito in relazione al rapido declino delle api con un’elevata ricorrenza al film fatto a mano; Dervish Machine di Bradley Eros e Jeanne Liotta è il posto per sperimentare l’impermanenza… e per far festa con l’immagine non fissata.\nIn Your Eyes Are Spectral Machines Luis Macías materializza la semplice illusione dell’immagine in movimento maneggiando degli oggetti davanti alla luce dei proiettori\, una creazione cosmica al centro dello schermo avvolta da ondulazioni luminose pulsanti. Il movimento prodotto da Macías è una combinazione alchemica di più livelli di luce\, ritoccati attraverso il fuoco e le dissolvenze dei proiettori e diaproiettori\, che creano delle forme fugaci di visioni mutevoli.
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SUMMARY:Piano City Napoli 2019
DESCRIPTION:7 aprile 2019\nINIZIO ORE 05:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPiano City\, nato da un’idea del pianista tedesco Andreas Kern\, torna a Napoli per la sesta edizione\, organizzato e promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli in collaborazione con l’associazione NapoliPiano.\nUn intero week end dedicato alla celebrazione del pianoforte con concerti\, eventi e appuntamenti che coinvolgono i luoghi pubblici e i salotti belli della città. Una tre giorni esplosiva: 5\, 6 e 7 aprile 2019. Il pianoforte protagonista si lascia suonare con ogni genere musicale negli House\, Main\, City e Guest Concert. E questa edizione esplode con numeri ancora più importanti di quelle precedenti: 250 eventi gratuiti\, 700 pianisti coinvolti\, 60 house concert\, 55 location sparse per la città\, 160 ore di musica\, per i 3 giorni del festival visitato nelle precedenti edizioni da oltre 50.000 persone.\nDomenica 7 aprile\, sveglia puntata sulle ore notturne\, per assistere al Concerto all’alba del pianista Mario Nappi\, che si esibirà alle 5.30 al Museo Nitsch. Domenica 7 aprile\, alle 12\, a Mappatella Beach\, il  Concerto sulla spiaggia di Antimo Magnotta\, “Inner Landscape (Paesaggio Interiore)”\, ispirato al naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio 2012\, a cui il pianista è miracolosamente sopravvissuto. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Piano City 2019\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2019\, © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Piano City 2019\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2019\, © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:L'incantesimo della soglia - Avanguardia musicale a Napoli
DESCRIPTION:4 -5 aprile 2019\nSTART ORE 17:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Girolamo De Simone \nProgramma \n“Incantesimo della soglia” è\, per Walter Benjamin\, ciò che attrae all’ingresso\, sospinge all’entrata. La soglia è metafora dei nuovi templi della contemporaneità\, occasione topografica\, residuale\, di conoscenza.\nL’attraversamento estetico è ragione di sopravvivenza e resistenza per quanti\, ancora\, producono arte\, musica\, poesia\, dacché la porta rappresenta l’accesso desiderante che elimina i limiti e “trasforma colui che passa sotto la sua volta”. Una accezione prospettica\, non solo psicologica\, che invita al cammino.\nIl progetto si configura\, pertanto\, come iniziativa di formazione\, conoscenza e introduzione a quelle avanguardie musicali che – a partire dalla Napoli degli anni Settanta – ancor oggi risultano produttive di effetti e ricadute in prassi dell’agire; si parla di musiche e azioni artistiche in grado di ‘sostenere il tempo’ e di coinvolgere Istituzioni\, teatri\, giovani\, docenti.\nIl focus de L’incantesimo della soglia verrà puntato sul noto\, ma anche sul rizomatico\, su movimenti sommersi o fortemente legati a territori vivi della cultura attuale; e ancora: su scelte di silenzio o su temi esportati anche all’estero; su produzioni discografiche (il cofanetto omonimo “L’incantesimo della soglia”\, con i dischi di Cilio\, Montagano\, Fels e De Simone verrà presentato a chiusura degli incontri); su attività teoriche (con la rivista di musiche contemporanee Konsequenz) e performative.\nL’incantesimo della soglia si terrà il 4 e 5 aprile\, a partire dalle 17\, al Museo Hermann Nitsch\, Fondazione Morra – Vico Lungo Pontecorvo 29/d in due momenti retrospettivi di confronto tra forme musicali plurime\, con una proposta guidata di esecuzioni live\, documenti inediti\, e con gli interventi dei protagonisti di una stagione unica per creatività e produzione.\nL’auspicio: trasferire – nel tempo – questo archivio di memorie ai più giovani\, favorendo l’attraversamento desiderante dell’arte musicale.\nMusiche live\, filmati\, documenti elettronici di Luciano Cilio\, Eugenio Fels\, Gabriele Montagano\, Girolamo De Simone.\nVerranno coinvolti giovanissimi esecutori che affronteranno le opere degli Autori in loro presenza.
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SUMMARY:Teatro delle Bambole - Pferd Person. L'insostituibile frenesia del verbo "Studio sull'eternità del corpo"
DESCRIPTION:22 marzo 2019\nINIZIO ORE 21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProgetto di ricerca: “La lingua degli insetti [Epilogo] – Cofanetto 9: Cimicidae”.\nPartitura: Andrea Cramarossa\nCon: Silvia Cuccovillo e Federico Gobbi\nCasa Madre: Teatro delle Bambole \nApertura al pubblico a seguito della residenza artistica presso il Museo Hermann Nitsch \nLa nostra razza è fatta per governare il mondo. La nostra razza\, è la sola\, possibile\, razza del genere umano alla quale sia stata data la facoltà del libero arbitrio. Andiamo\, con passo svelto\, verso la dittatura di questo verbo.\nL’idea di messa in scena di “Pferd Person”\, parte dalla consapevolezza della propria solitudine e dello stato di reietto. Si parte dalla nudità del ladro\, del giovane ladruncolo affamato che si aggira tra le scartoffie dei libri che non ha mai potuto leggere\, vivendo come un ratto nel substrato urbano che ignora la sua esistenza e\, quindi\, non si preoccupa di darne casa e famiglia\, ma solo indifferenza. Il ladruncolo assorbe questa indifferenza. Assorbe l’assenza di empatia e la capacità di provare affetto e sentimenti per qualsiasi cosa viva\, a meno che non si tratti di un membro della propria\, evanescente\, famiglia\, che\, in quanto famiglia\, si aggrega nell’accumulo di spazi vuoti\, di assenza di tempo e di persone\, dove il capofamiglia è il ladro adolescente più grande d’età e che sa maneggiar bene il coltello. Egli\, provvede allo scucio\, alla rapina\, e porta a casa i soldi sufficienti per il cibo di quel giorno e per il letto di quella notte.\nL’acquisizione delle pratiche dell’indifferenza avvicina costoro\, accumulo di umanità molto giovane e molto dimenticata\, a quel potere che loro credono sia il potere\, ammirandone\, nell’odio\, la sfacciata ostentazione d’una esistenza opulente e lussuosa. Il desiderio della sostituzione di persone\, ideali\, elementi narrativi reali e della fantasia\, è molto forte e indomabile. La conquista dell’elettrizzante giogo che porterà all’eliminazione delle “statue” che governano l’Olimpo posticcio e fasullo d’una indifferente e anaffettiva “razza”\, sarà l’obiettivo della loro marcia verso un mondo uniformemente dedito al culto estetico delle proporzioni\, nel congrasso appariscente dei valori umani ridotti in macerie.\nDue attori in scena\, un uomo e una donna\, affronteranno il panico che scaturisce dalla visione del vuoto. Il nulla impera nella sostanza materiale e immateriale che costruisce la società e i due vogliono prendere il loro posto nell’Olimpo del potere. Come neghittosi dei\, si spingono oltre la loro nudità\, inebriati dalle parole che il loro dio supremo recita nel tuono d’un cielo avverso\, con l’ausilio del megafono o dell’altoparlante\, perché il trucco escogitato dalla sapiente mano dell’uomo possa far giungere il verbo a tutte le persone\, non dentro le persone ma dentro le loro orecchie. Ne uscirà\, nel tempo\, un individuo nuovo\, pulito\, igienicamente ineccepibile\, “very nice” dalla sua immagine nello specchio\, un individuo che è nuovamente dio\, a sua immagine e somiglianza. Andrea Cramarossa Teatro delle Bambole a Napoli con l’epilogo del progetto quinquennale “La lingua degli insetti” (2012-2017). \nPerché un epilogo? Dopo cinque anni di ricerca\, quello che credevamo fosse un percorso ellittico\, è diventato un processo iperbolico che ha continuamente attraversato l’area continentale dell’Iperuranio\, offrendoci nuove\, infinite\, suggestioni\, alle quali non abbiamo potuto rinunciare. Un epilogo\, dunque\, si è reso necessario e lo sguardo s’è voltato\, ancor di più\, verso una forma etica/estetica la cui figura sbatte e si infrange dal centro alla periferia dei sentimenti umani. Questo movimento\, questa oscillazione – diremmo una propensione dell’uomo alla deità – diventa la nota – dolente – di uno smaccato innesto tra più e differenti “animalità”\, una continua ricerca dell’uomo nuovo adulterato nella prolifica tabe della sperimentazione scientifica. “Pferd Person” è l’ennesimo e non ultimo sbirciare dell’uomo contemporaneo nell’oscenità del nazismo\, alla ricerca di una risposta a quel “perché”\, fossile di una realtà assoluta. \nI lavori artistici nati dal Progetto “La lingua degli insetti” ad oggi sono: “SE CADERE IMPRIGIONARE AMO – Suggestioni dal respiro di una crisalide” (Cofanetto 5: Blattidae e Lepidotteri)\, “IL FIORE DEL MIO GENET – Spettacolo itinerante tra i bassifondi dell’anima” (Cofanetto 6: Farfalle)\, “FALSE HAMLET – Opera teatrale in Fa maggiore” (Cofanetto 7: Lampyridae) e “MEDEA – Sintesi per quattro respiri” (Cofanetto 8: Ditteri). \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Tre caleidoscopi giganti
DESCRIPTION:19 gennaio 2019\nOPENING ORE 12:00\nMuseo Hermann Nitsch – Terrazza dei profumi e dei colori\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di DNA Maratea Contemporanea in collaborazione con la Fondazione Morra. \nIl Museo Hermann Nitsch è lieto di ospitare Tre caleidoscopi giganti\, un evento organizzato da DNA Maratea Contemporanea in collaborazione con la Fondazione Morra per la cerimonia inaugurale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.\nIl terrazzo del Museo Hermann Nitsch diventa il luogo ideale per ampliare lo sguardo su tutto quello che rappresenta la storia culturale della Basilicata dentro e fuori la storia dell’Italia e dell’Europa.\nI Caleidoscopi del titolo sono apparecchi fantastici\, nei cui tubi si nascondono riflessi multipli di immagini\, spesso simmetriche\, tratte dai colori del logo di Matera 2019\, che rompono lo spazio visivo perché capaci di moltiplicare le forme. Il risultato sono figure che raccontano avvicendamenti fantastici a cui è possibile associare figure e paesaggi che riconducono ai tanti attraversamenti che i luoghi e la loro storia rendono finalmente visibile agli occhi dei visitatori.\nCon il titolo e il riconoscimento europeo di Capitale della Cultura\, Matera\, insieme al territorio della Basilicata e del Mezzogiorno\, mostra una possibile empatia della Resilienza del Capitale naturale con quello culturale. Questa nuova immagine del territorio\, ricca di potenziale\, ci dice che l’Europa non è né lontana\, né nemica\, ma che è anch’essa resiliente quanto necessario\, almeno in occasione di questo evento.\nIl caleidoscopio (dal greco καλειδοσκοπεω\, “vedere bello”) moltiplica i luoghi della città per far leggere la prospettiva visiva che da Matera si allarga a tutto il territorio della Macroarea Europea del Mediterraneo: finalmente la governance orizzontale tra le istituzioni appare come strategia del possibile\, nonostante la malinconia civile sia ancora in campo.\nLo spazio delle utopie e delle distopie previsto dal logo si trasforma in spazio delle utopie desiderate\, cioè del futuro aperto realizzabile.\nLa morfologia dei Sassi\, lascia spazio alla geomorfologia dell’intera Basilicata che appare come Terra Madre\, un femminile che diventa visibile mettendo in orizzontale la tradizionale mappa della geografia fisica.\nAi colori della geomorfologia è possibile aggiungere i colori della geografia scritta dalla Natura e a queste due mappe sovrapporre quella scritta dalla storia culturale dell’umanità.\nIl Caleidoscopio su Matera ci dice che l’economia da sola non basta e la resilienza della Comunità Europea che verrà è ancora più importante\, perché detta il tempo dell’incontro necessario tra diversità territoriali che la storia ha reso mosaico multiplo delle regioni di un’Europa a civiltà plurale. Questa si mostra ancora bella perché la resilienza del Capitale Culturale a Matera è dentro la storia del Potenziale Naturale e la geografia scritta dai popoli è qui ben visibile.\nL’evento è a cura di Pasquale Persico\, Mimmo Longobardi e Pompeo Limongi.\nSul Terrazzo del Museo Nitsch la cuoca napoletana Teresa Iorio offrirà per l’occasione una degustazione sorprendente di una pietanza napoletana.\nLa Società Italiana Design della comunicazione visiva\, protagonista a Matera\, vorrà guardare dal Caleidoscopio del Museo i colori della città gemella di Matera\, Plovdiv\, che dalla Bulgaria festeggia anch’essa l’anno europeo della cultura. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Mario Costa - L'uomo fuori di sé
DESCRIPTION:18 dicembre 2018\nINIZIO ORE 17:30\nSala conferenze del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nMiniconvegno a partire da un libro.\nCon interventi di: Mario Costa\, Vincenzo Cuomo\, Maria D’Ambrosio\, Matteo D’Ambrosio e Filippo Fimiani. \n  \nIl Museo Hermann Nitsch è lieto di ospitare il miniconvegno Mario Costa. L’uomo fuori di sé (Mimesis\, Milano 2018) a cui interverranno\, oltre allo stesso Costa\, studiosi di vari settori.\nL’incontro sarà un’occasione per discutere del contributo dato da Mario Costa\, e dai suoi studi\, nel dibattito internazionale sull’impatto estetico-antropologico delle nuove tecnologie.\nCon riferimento alle sue recenti pubblicazioni\, e a quelle a lui dedicate\, si rifletterà sulla inedita prospettiva teorica inaugurata da Costa\, già nei primi anni Ottanta dello scorso secolo\, con concetti quali “estetica della comunicazione”\, “sublime tecnologico”\, “blocco comunicante”\, “estetica del flusso”\, ed ora “esternalizzazione tecnologica”.\nIn particolare\, il dibattito verterà sulle seguenti pubblicazioni: \nMario Costa\, L’uomo fuori di sé. La fotografia\, il fonografo e il telefono nella Parigi del XIX secolo\, Mimesis\, Milano 2018\nMario Costa\, Artmedia. L’oggetto estetico dell’avvenire. Storia di un progetto scientifico\, Kaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nAA.VV.\, Arti e tecniche nel Novecento. Studi per Mario Costa\, Kaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nMario Costa\, Technology\, communication and aesthetics of de sublime\, in AA.VV.\, Viva Voce. Conversations with italian philosophers\, State University of New York\, 2017 \nMario Costa (Torre del Greco 1936) filosofo e innovatore degli studi di Estetica\, alcuni suoi libri come Il sublime tecnologico (1990/1998)\, L’estetica dei media (1990/1999)\, La disumanizzazione tecnologica (2007)\, Dopo la tecnica (2015)\, ben noti in Italia e tradotti all’estero\, hanno dato l’avvio ad un dibattito internazionale sulle trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie nell’arte e nell’estetica\, ed hanno aperto il campo ad una filosofia della tecnica del tutto ignorata in Italia. È stato professore ordinario di Estetica presso l’Università di Salerno dove nel 1985 ha fondato e diretto “Artmedia”\, laboratorio permanente sul rapporto tra tecno-scienza\, filosofia ed estetica. Ha contemporaneamente insegnato all’Università “L’Orientale” di Napoli e alla “Sophia-Antipolis” di Nizza. \n  \nSINOSSI DELLE PUBBLICAZIONI\nMario Costa\nL’uomo fuori di sé. La fotografia\, il fonografo e il telefono nella Parigi del XIX secolo\nMimesis\, Milano 2018\nIl libro tratta degli effetti estetico-antropologici prodotti dalla apparizione\, nell’Ottocento\, delle prime tecnologie dell’immagine e del suono\, la fotografia\, il fonografo e il telefono\, ritenendo Parigi il luogo privilegiato di osservazione. Muovendosi sul doppio piano delle esplorazioni storiche e della teoria\, Costa ci consegna alla fine un quadro che\, ad un tempo\, getta luce sulle origini e indica la strada che stiamo percorrendo.\nMario Costa\nArtmedia. L’oggetto estetico dell’avvenire. Storia di un progetto scientifico\nKaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nIl libro ripercorre la storia di “ARTMEDIA”\, il Seminario/laboratorio permanente di estetica dei media e della comunicazione creato e diretto da Costa presso l’Università di Salerno\, per il quale\, tra l’altro\, tra il 1985 e il 2009\, sono stati organizzati\, tra Salerno\, Napoli e Parigi\, 10 convegni internazionali che hanno coinvolto un centinaio di teorici e di artisti di tutto il mondo.\nVincenzo Cuomo e Igor Pelgreffi (a cura di)\nArti e tecniche nel Novecento. Studi per Mario Costa\nKaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nIl libro contiene\, in omaggio a Mario Costa\, saggi di Roberto Barbanti\, Maurizio Bolognini\, Vincenzo Cuomo\, Matteo D’Ambrosio\, Diana Danelli\, Paolo D’Angelo\, Alice de Carvalho Lino\, Derrick de Kerckhove\, Roberto Diodato\, Filippo Fimiani\, Fred Forest\, Fabio Galadini\, Dario Giugliano\, Giuseppe O Longo\, Aldo Marroni e Carla Subrizi. Con un disegno di Gianfranco Baruchello.\nMario Costa\nTechnology\, communication and aesthetics of de sublime\, in AA. VV. Viva Voce. Conversations with italian philosophers\nState University of New York\, 2017\nSi tratta di una lunga intervista\, all’interno di un volume collettaneo in inglese che ne raccoglie altre ventidue\, nella quale Costa espone i principi della sua estetica e della sua filosofia della tecnica.\nL’obiettivo del libro è quello di permettere ai maggiori filosofi italiani\, tramite una serie di domande e risposte\, di esporre le linee fondamentali del loro pensiero.
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SUMMARY:SMASHING THE MYTH - Performing art from Croatia
DESCRIPTION:23 novembre 2018\nOPENING dalle 16:00 alle 23:00\nMuseo Hermann Nitsch \nScala Filangieri\nQuartiere Intelligente  \n  \nA cura di Adriana Rispoli e Zvonimir Dobrović. \nEvento organizzato da Quartiere Intelligente e Domino Project in collaborazione con Museo Hermann Nitsch\nCon il supporto di Ministero della Cultura della Repubblica di Croazia. \nSi ringraziano per la collaborazione DeA Capital per il Consorzio Ex Olivetti di Pozzuoli\, Ciro Esposito e Alessandra Gigante. \nAbbattereAbbattereAbbattere questo il fil rouge dei lavori in mostra e l’intenzione dei suoi organizzatori. Con un’accezione positiva\, Smashing the Myth celebra la distruzione come atto semantico per la costruzione di nuove realtà\, per il superamento dei limiti e delle categorizzazioni\, e per l’abbattimento dei confini fisici ed identitari. La performance come espressione artistica preferenziale contiene in luce le caratteristiche di dissolvimento del linguaggio e di osmosi tra le diverse forme d’arte ed in questa occasione si presenta nelle sue innumerevoli accezioni: dall’intervento nello spazio urbano al coinvolgimento diretto del corpo\, dall’azione simbolica alle sinestesie audio visive\, trovando nei primi esperimenti di video performance nell’Est Europa una sorta di battesimo generazionale. Smashing the myth presenta uno spaccato dell’arte croata oggi in qualche modo iconoclasta e provocatoria che restituisce un’immagine forte e combattiva di una generazione di artisti che se da un lato afferma con fierezza le proprie radici\, dall’altro reclama\, a ragione\, un’idea dell’arte libera dalla scure dell’economia e dal predominio del capitale. Oltre al costante interrogarsi sul valore e il potere dell’arte nella società\, è sempre presente il confronto diretto con la storia dell’arte in senso lato: dall’utopia russa dei primi del ‘900 all’amara ironia sul mercato dell’arte contemporanea\, passando per l’azzeramento delle barriere tra arte e vita. \nARTISTI: Igor Grubić\, Bruno Isaković\, Sanja Iveković\, Siniša Labrović\, Alen Sinkauz – Nenad Sinkauz\, Sandra Sterle. \n  \nPROGRAMMA \nMUSEO HERMANN NITSCH\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDalle 16.00 alle 21.00 \nIgor Grubić | Smash the Myth\nBruno Isaković | Fade Into\nSanja Iveković | Inter nos\nDalle 19.00 alle 21.00 \nSiniša Labrović | Artist Index \nIgor Grubić: Smash the Myth\nFotografia e banner dall’intervento nell’ex Fabbrica Olivetti\nMUSEO HERMANN NITSCH \nQualsiasi sia il medium scelto o la modalità di intervento fino ad includere lo stile personale di vita\, Igor Grubic applica coerentemente una visione politica al suo modo di vivere e quindi di fare arte. Smash the Myth è in qualche modo una tautologia con cui Grubic dichiara\, parafrasando l’ideologia radicale del poeta russo della rivoluzione Vladimir Mayakovsky\, che l’arte NON POLITICA non esiste perché qualunque espressione artistica\, o anche il solo pensiero\, non può che essere un gesto politico e riflettere la responsabilità che l’artista ha nei confronti della società. La sola scelta di esporsi ad un pubblico – e di scegliere a quale pubblico esporsi compreso quello del mero mercato dell’arte – è un atto politico. La serie Smash the Myth consiste in microinterventi negli spazi urbani in cui Grubic appone\, in maniera temporanea e talvolta illegale\, un banner in luoghi iconici di varie città. Iniziata a metà anni ’90 con il progetto Micro-Museum of Revolutionary Heritage la serie ha toccato diverse città come Berlino\, presso il Soviet War Memorial di Treptower Park e Dresda di fronte all’Accademia di Belle Arti\, e approda ora a Napoli nella mitica fabbrica Olivetti. Fondata nel 1955 su progetto dell’architetto razionalista Luigi Cosenza\, la ex Fabbrica Olivetti è simbolo della visione umanistica di un industriale illuminato la cui missione imprenditoriale era direttamente collegata al benessere dei suoi lavoratori. Con un’impostazione socialista ante litteram per l’Italia\, Adriano Olivetti\, a Pozzuoli come nelle altre sedi italiane delle sue fabbriche\, aveva voluto per i suoi dipendenti un luogo in simbiosi con la natura e dotato di tutti i servizi necessari convinto che il lavoro fosse strumento di riscatto sociale. All’interno di questo piccolo eden dei lavoratori\, Grubic ha scelto di apporre il suo “motto” su quella che un tempo era stata la biblioteca\, luogo per antonomasia per l’arricchimento dello spirito. \nIgor Grubić (Zagabria\, Croazia 1969) è noto per il suo attivismo politico e morale e per le sue operazioni negli spazi pubblici\, spesso nati in un’atmosfera misteriosa di anonimato\, che mirano a generare nuovi significati come la serie 366 Liberation Rituals (2008) o Black Peristyle (1998). Attivo dagli anni 90 il suo lavoro include performance\, fotografia e video e dal 2000 inizia a lavorare anche come produttore di film. I suoi lavori sono stati esposti in numerose rassegne ed istituzioni internazionali tra cui Manifesta 4 (Frankfurt); Tirana Biennial 2; 11.Istanbul Biennial; 4.Fotofestival (Mannheim); Manifesta 9 (Genk); Gwangju Biennale 20th Anniversary Special Project; ‘East Side Stories’ Palais de Tokyo (Paris); Thessaloniki biennale 5- Ident-alter-ity; ‘The Value of Freedom’\, Belvedere 21 (Vienna); ‘Zero Tolerance’\, Moma PS1 (NY). In Italia tra le altre ha partecipato a Present Future ad Artissima nel 2001 e alle mostre Il Piedistallo vuoto e Gradi di Libertà al Museo Civico Archeologico e al Mambo di Bologna nel 2014 e nel 2015. Nel 2016 è stato ospite del Quartiere Intelligente con la proiezione del film Monument.\nRappresenterà la Croazia alla prossima 58° Biennale di Venezia.\nBruno Isaković: Fade Into\nMUSEO HERMANN NITSCH \nFade Into è una performance di lunga durata concepita in relazione diretta con collezioni permanenti in musei e gallerie. L’artista sceglie un’opera d’arte e inscena una live installation relativa al suo valore politico ed artistico. Durante le cinque ore di performance\, un insieme di interpretazioni e connotazioni dell’opera scelta diventano la “tela” sulla quale il performer proietta la sua voce e il suo corpo.\nElementi costitutivi della performance sono riferimenti testuali che esaminano nello specifico il medium dell’opera\, il suo contesto\, il contenuto\, lo sfondo storico e le sue particolarità. Leggendo queste tracce e offrendole al pubblico\, l’artista riempie lo spazio con prospettive intangibili e aspetti corporei\, in stretta relazione con l’opera selezionata ed il suo immediato contesto. I contorni fisici e i confini tra il corporeo e l’intangibile diventano gradualmente sfocati mentre il corpo del performer si fonde in un colore che\, infine\, domina lo spazio. Questo avviene attraverso lenti\, minuziosi movimenti ripetitivi con i quali l’artista dipinge il suo intero corpo fino al dissolversi degli stessi movimenti\, lasciando lo spettatore davanti all’immobilità scultorea del performer. L’incarnazione di tutti i significati accennati ed espressi emerge come un’installazione dal vivo che offre un cambio di paradigma ai visitatori in relazione a uno spazio e un’opera d’arte particolari in un museo.\nLa performance Fade Into è stata realizzata al Reina Sofia di Madrid\, al MAMBO di Bologna\, Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria e alla Glucksmann Gallery a Dublino\, usando sempre un’opera diversa come punto di riferimento. \nBruno Isaković è un performer e coreografo residente a Zagabria. Laureato nel 2009 in danza contemporanea alla Amsterdam School of the Arts\, dal 2011 al 2015 è stato membro del Contemporary Dance Studio\, la più antica compagnia di danza contemporanea croata. È anche fondatore e direttore artistico del Sounded Bodies Festival di Zagabria dedicato all’esplorazione delle relazioni tra voce e movimento\, suono e corpo.\nIsaković conduce regolarmente workshop e insegna lezioni di danza (Bilgi Università delle arti performative – Istanbul\, Dipartimento di danza contemporanea all’Accademia d’Arte Drammatica – Zagabria\, TSEKH Summer School – Mosca\, ecc.).\nHa vinto numerose borse di studio tra cui il Jury Award e il Best Solo Dance al Solo Dance International Festival di Budapest\, e il Premio Nazionale Croato 2016 come miglior coreografo per lo spettacolo “Denuded”.\n  \nSanja Iveković: Inter nos (1978)\nVideo\, 60 minuti\, bianco e nero\, suono\nCourtesy MSU\, Zagreb\nMUSEO HERMANN NITSCH \nUno dei primi lavori di Sanja Iveković\, il primo in assoluto in cui fa uso della registrazione nella performance con videocamere\, Inter nos\, enfatizza l’interazione instaurata tecnicamente con il pubblico. L’opera partecipativa consisteva in due stanze collegate da due circuiti televisivi chiusi\, senza un collegamento audio\, e uno spazio d’ingresso dove avveniva una trasmissione diretta per il pubblico. “Durante l’intera azione\, io sono chiusa in una stanza\, quindi invisibile al pubblico. I visitatori entrano uno alla volta nella seconda stanza. Tra di noi si sviluppa un dialogo mentre interferisco con l’immagine sullo schermo del visitatore provocando una sua particolare reazione. Contemporaneamente\, il resto del pubblico riceve l’immagine dello stesso partecipante.” (Sanja Iveković)\nL’indagine sulle forme di relazione tra artista e pubblico\, l’angolo di visione e l’interazione tra oggetto e osservatore sono alla base della ricerca artistica di Sanja Ivekovic. \nFin dalla sua prima apparizione nel contesto della “New Art Practice” in Jugoslavia nei primi anni ’70\, Sanja Iveković (nata nel 1949 a Zagabria) esplora la costruzione di immagini mediatiche per rivelare e sovvertire le forme di potere che esse nascondono ed usarle poi per i propri scopi. Il suo impegno femminista – legato principalmente all’immagine della donna a alla sua critica mediatica – si è esteso nel tempo ad un’analisi delle condizioni istituzionali e dei rituali del mondo dell’arte. Iveković è stata tra i primi artisti in Jugoslavia a combinare performance e video arte e a coinvolgere attivamente il pubblico in forma di presenza e assenza reali. Negli anni ’90 il suo lavoro diventa più politicamente orientato\, avviando importanti progetti come attivista politica. Iveković ha esposto in numerose mostre internazionali\, tra cui le tre più recenti Documenta a Kassel\, Tate London e MOMA New York.\n  \nSiniša Labrović: Artist Index\nMUSEO HERMANN NITSCH \nBasata sulla discussione in corso sui sistemi del mercato e del marketing dell’arte\, questa performance si inserisce al momento giusto in un dibattito attivo da molto tempo sui MITI costruiti dal mercato dell’arte che oggi tocca l’acme arrivando a mettere all’asta un’opera\, farla a pezzi sotto lo stupore di tutti e immediatamente rivalutarla con un doppio valore. È questo l’elemento sorprendente\, persino creativo\, del mercato dell’arte\, la sua aleatorietà. Pertanto\, ormai la conditio sine qua non per la sopravvivenza e il successo nella scena contemporanea di un artista passa esclusivamente per il mercato attraverso il lavoro del gallerista. Un artista è tale solo se è “rappresentato”\, e se il proprio lavoro è offerto in vendita in una delle importanti fiere d’arte internazionali. La performance celebra coloro che ce l’hanno fatta\, quelli che hanno un nome\, quelli che sono indicizzati. Allo stesso tempo\, rimpiange coloro che sono rimasti indietro e che formano il mare magnum degli anonimi\, degli sconosciuti… ma il dispiacere per chi è rimasto indietro si mescola con lacrime di invidia. \nSiniša Labrović è un artista multimediale originario di Sinj\, una piccola città della Croazia. La sua comparsa nel panorama artistico croato negli anni 2000 è stata a dir poco esplosiva. Sin dall’inizio ha stimolato l’immaginazione del pubblico\, dei media e dell’intera comunità artistica in Croazia attraverso un lavoro che\, nella sua semplicità\, può essere descritto come politico\, crudo\, umoristico e brillante\, ma soprattutto sempre audace e diretto. Le sue performance hanno affrontato e confrontato temi scottanti della pedofilia\, della corruzione\, dell’abuso di potere politico o della mitologia del nazionalismo\, così come genuine questioni filosofiche sull’essere\, sul senso dell’esperienza umana o sulla responsabilità sociale. Nel 2005 ha attirato l’attenzione dei media mondiali (Reuters\, BBC\, Ansa\, New York Post\, The Guardian\, The New York Times\, NBC\, ABC) con il lavoro “Flock.org” in cui i veri concorrenti in un reality show erano delle pecore. Sue opere sono in collezione al Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria\, alla Galleria di Belle Arti di Spalato\, al Museo di Arte Moderna di Dubrovnik e fanno parte di numerose collezioni private. Nel 2009 espone all’11° Biennale di Istanbul e nel 2012 rappresenta la Croazia alla 13° Biennale di Architettura di Venezia\, intitolata Common Ground\, insieme a Pula Group\, Hrvoslava Brkušić\, Igor Bezinović e Boris Cvjetanović.\n  \nSCALA FILANGIERI | QUARTIERE INTELLIGENTE\nScala Montesanto 3\, Napoli\nDalle 21.15 alle 21.30 \nSandra Sterle | Visiting Reality \nIniziato a Belgrado nel 2012 e proseguito a Parigi nello stesso anno\, il progetto Visiting Reality si basa sull’idea che l’identità nazionale coincida con il MITO su cui si costruisce il mondo contemporaneo a tal punto che i popoli iniziano a credere che quest’identità\, sia l’essenza del loro essere. Siamo tutti consapevoli del fatto che la storia è più complessa e che il fatto che ci identifichiamo con un certo popolo solo in base ai meri i confini geografici sia un semplice eufemismo. Con la sua carriera da artista\, Sterle ambiva ad espandere la sua coscienza sulla complessità del sé e del mondo contemporaneo ed invece constata nel presente solo il senso di decadimento che permea l’ambiente sociale e politico in cui vive. La performance mette a confronto la mitologia nazionale di due paesi utilizzando come dispositivo artistico i kitsch souvenir turistici che in fin dei conti si rivelano piuttosto simili qualitativamente ed esteticamente. Fracassandoli al cospetto del pubblico e ridotti in polvere\, formano una sorta di realtà astratta. Si è finalmente così in grado di iniziare a “leggere” oltre il “materiale” mentre ci si avvicina alla complessità di cui sono fatte le nostre vite. L’artista usa l’atto della distruzione come metodo di creazione mettendo sotto esame due forze opposte. \nSandra Sterle è originaria di Spalato e usa diversi linguaggi artistici quali film\, installazione\, fotografia e performance. È docente di performance art e video all’Accademia d’Arte di Spalato in Croazia. Si è diplomata presso il Dipartimento di Scultura dell’Accademia di Arti Visive di Zagabria e ha proseguito i suoi studi presso il Dipartimento di Cinema e Video della Kunstakademie di Düsseldorf\, 1995-96 (con il professor Nan Hoover). Le sue opere sono state presentate in numerose istituzioni artistiche internazionali: Museo d’Arte Contemporanea\, Zagabria; Kunsthalle Fridericanum\, Kassel; Museo Ludwig\, Aachen; Museo d’Arte Moderna\, Arnhem; Gate Foundation\, Amsterdam; W139 Gallery\, Amsterdam; Museo de Arte & amp; Disegno Contemporaneo\, Costa Rica; Museo Nazionale Centro d’Arte Reina Sofia\, Madrid; Instytut Sztuki Wyspa\, Gdansk; Accademia di Berlino\, Berlino; Museet per Samtidskunst\, Roskilde; Fundacio Antoni Tapies\, Barcellona; Location 1 Gallery di New York; Artist Space\, New York; ecc. Le sue opere fanno parte di diversi archivi pubblici e collezioni tra cui MMSU\, Fiume; Galleria d’Arte a Spalato e di collezioni private.\nQUARTIERE INTELLIGENTE\nScala Montesanto 3\, Napoli\nDalle 21.30 alle 22.30 \nAlen Sinkauz e Nenad Sinkauz\nVideo by Ivan Marusic Klif\nPerformance audio visiva \nLo stile performativo di Alen e Nenad Sinkauz attira immediatamente il pubblico con un’abile tecnica d’improvvisazione\, frutto in realtà di un preciso processo per creare istantaneamente composizioni inaspettate. Gli elementi sonori e visivi dei loro concerti sono ulteriormente definiti dall’architettura e dalle caratteristiche acustiche dello spazio in cui giocano\, condizionando l’esito di ogni esibizione. Grazie ad una complessa elaborazione delle principali fonti di suono come chitarre\, bassi\, oggetti di varia natura\, microfoni e pick-up\, oltre alla “field recording”\, il sistema di amplificazione e la qualità di risonanza dello spazio diventano una parte significativa del quadro sonoro finale. Questa performance è una sinergia tra tutti gli elementi che sono riuniti non solo sul palco ma ovunque nello spazio. Il materiale musicale che viene creato da questo continuo accumulo e aggiornamento di suoni rimanda all’industrial\, alla techno e al noise\, ma allo stesso tempo resta avvolto in un’atmosfera astratta che nel tempo assume forme semplici e sempre diverse. La performance gioca sul potere sinestetico del suono\, da un lato appagando la fiducia nel riconoscimento e dall’altro introducendoci più in profondità nella struttura stessa del suono. \nAlen Sinkauz e Nenad Sinkauz\, originari di Pola\, Istria\, sono laureati e poi specializzati in studi di filologia musicale ed etnomusicologia a Padova. Come compositori e interpreti\, negli ultimi 20 anni hanno preso parte a vari progetti musicali\, teatrali\, di danza contemporanea\, multidisciplinari\, radiofonici\, sonori e cinematografici. Il loro lavoro artistico\, soprattutto dal vivo\, è principalmente orientato all’esplorazione di forme musicali non convenzionali\, musica improvvisata e creativa.\nHanno composto la colonna sonora per l’acclamato lungometraggio Zvizdan / The High Sun di Dalibor Matanić (Il premio della giuria “Un certain regard” al Festival di Cannes 2015) e per il film croato-norvegese Goran diretto da Nevio Marasović (Golden Arena premio per la migliore colonna sonora al Pula Film Festival\, 2017). Negli ultimi due anni composto colonne sonore di numerosi film croati e internazionali\, tra cui i cortometraggi d’animazione “Technement” di Branko Farac e “Kako se kalio čelik/Come si temperava l’acciaio” di Igor Grubić. Nel 2002 i fratelli Sinkauz fondano una band\, East Rodeo\, coinvolgendo un gruppo internazionale di musicisti jazz e rock che mettono insieme musica avant-rock\, elettronica\, noise e improvvisata\, pubblicando tre album con musicisti di fama internazionale come Marc Ribot\, Greg Cohen e Warren Ellis. Nel 2010 i fratelli Sinkauz hanno fondato il festival internazionale di musica sperimentale e improvvisata a Pola\, chiamato Audioart. Hanno suonato e presentato le loro opere in innumerevoli festival\, gallerie\, club e svariati luoghi negli Stati Uniti\, in Europa e in Giappone.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018 \n© photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Siniša Labrović “Artist Index”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Siniša Labrović “Artist Index”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Alen Sinkauz e Nenad Sinkauz\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Jeanne Liotta - Break the sky
DESCRIPTION:22 giugno 2018 – 6 luglio 2018\nOPENING 22 GIUGNO ORE 14:00\nCapriata del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa video-installazione In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us e le opere di Jeanne Liotta\, in collaborazione con Microscope Gallery New York. \nLa video installazione di realtà aumentata In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us\, come Sky TV di Yoko Ono del 1966 – a cui il lavoro rende omaggio – trasmette un collegamento dal vivo del cielo esterno nella capriata. L’appropriazione e la dimestichezza d’uso delle nuove tecnologie da parte di Liotta consentono all’opera di estendersi oltre i limiti del cielo visibile. Le immagini video riprese in tempo reale dagli smartphone installati sul tetto dell’edificio sono sovrapposte a rendering computerizzati di pianeti\, stelle\, costellazioni e altri corpi celesti\, nonché a stazioni spaziali\, “spazzatura” e altri oggetti noti nell’orbita terrestre. \nIl video dal vivo fruibile nell’orario pomeridiano del Museo – dalla luce del primo pomeriggio all’oscurità della sera – agevola l’esperienza di movimento della nostra Terra\, specialmente in relazione ad altri pianeti e sistemi stellari: la nostra posizione di Napoli ruota a circa 750 miglia orarie sull’orbita del pianeta attorno al sole alla velocità di 67.000 miglia orarie nel sistema solare che circola nella galassia a 483.000 miglia orarie\, ecc. \nInoltre in mostra ci sono delle selezioni di due serie correlate di acquerelli e inchiostri su carta ed una serie di fotogrammi dell’artista. \nGli acquerelli Bruno Studies si basano sulla sagoma della statua di Giordano Bruno\, che si trova a Roma in Piazza Campo de’ Fiori\, dove nel 1600 fu arso sul rogo per aver rifiutato di revocare quelle che erano considerate visioni eretiche\, come insistere che il nostro sole è solo uno dei tanti e l’universo è infinito\, e spesso incorporano il testo dei suoi scritti De l’Infinito\, Universo e Mondi (1584). \nLa serie Nightly Studies – acquerelli gansai e inchiostro sumi su carta – trova Liotta mentre crea le sue mappe del cielo di notte osservato da varie località del mondo durante le sue ricerche. L’uso dettagliato e multistrato di sfumature di blu insieme all’applicazione minimale e gestuale di inchiostro nero sulla pagina attirano connessioni visive tra la scala umana e quella cosmica: schizzi di inchiostro formano la Via Lattea\, un puntino di colore una galassia lontana. \nLa serie di fotogrammi Articuli realizzati a mano in camera oscura si ispirano all’immaginario e alla struttura dei diagrammi copernicani (xilografie) del filosofo e ex frate domenicano Giordano Bruno. Tra le sue idee c’erano che il sole è una stella\, che altre stelle hanno sistemi solari simili al nostro e che l’universo è infinito. Un ulteriore informazione sugli articoli di Bruno: 42 xilografie iconografiche accompagnano la monografia di Giordano Bruno stampata nel 1588 Articuli centum et sexaginta Adversus Matematicos (Centosessanta Articoli contro i matematici). I diagrammi non sono rappresentazioni rigorose della meccanica celeste\, ma strumenti descrittivi e immaginari per una rappresentazione eliocentrica del mondo\, che Bruno ha immaginato non come singolare ma come spazio multidimensionale di possibilità infinite. \nJeanne Liotta realizza film\, video\, e anche video-proiezioni\, opere su carta\, e fotografie\, con tematiche che spesso si intersecano tra arte\, scienza\, filosofia naturale ed effimero. Il suo film 16mm più noto Observando El Cielo ha ricevuto numerosi riconoscimenti\, tra cui il Tiger Award al Rotterdam International Film Festival\, ed è stato votato tra i migliori film del decennio da The Film Society of Lincoln Center. Nel 2013 Anthology Film Archives ha presentato The Real World at Last Becomes a Myth\, una retrospettiva completa delle sue opere in film e video\, e nel 2014 Jeanne ha ricevuto una commissione per lavorare con gli scienziati del clima NOAA a Boulder\, Colorado per creare un’opera di proiezione a 360 gradi per Science on a Sphere. I suoi collage The Tiffany One-Cuts estratti da pagine del New York Times sono stati incorporati nelle installazioni dell’artista Nancy Shavers per la Derek Eller Gallery (2016) e per il Padiglione USA/Biennale di Venezia (2017).\nhttp://www.jeanneliotta.net/ \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view\, Break the sky\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2018 \nJeanne Liotta \nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 18th Edition
DESCRIPTION:21 giugno 2018\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \n22 e 23 giugno 2018\nBelvedere Museo Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nINDEPENDENT-FILM-SHOW-18th-Edition-PROGRAMMA-2018 \nIndependent Film Show 18th edition\, rassegna internazionale dedicata al experimental film\, coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale\, incrementa le esperienze sensoriali dei propri ospiti che per tre giorni possono partecipare alla proiezione di films in pellicola 16mm (molti in prima visione Italiana)\, al concerto di Bernhard Schreiner\, e alle expanded cinema performances di Jeanne Liotta\, Canecapovolto\, Bea Haut\, e Helga Fanderl\, da giovedì 21 giugno in Vigna San Martino\, venerdì 22 e sabato 23 giugno sul Belvedere Museo Nitsch. Dal 22 giugno al 6 luglio nella Capriata Museo Nitsch è fruibile la video-installazione In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us e le opere su carta di Jeanne Liotta\, in partnership con Microscope Gallery New York. \nIl solstizio estivo del 21 giugno offre l’occasione di eseguire il primo programma nella preziosa Vigna San Martino e concede a un selezionato pubblico di partecipare\, su invito\, ad una lunghissima notte di proiezioni e live expanded cinema performances fino al sorgere del sole. \nDue films di Jeanne Liotta\, artista americana che\, riprendendo le teorie di Ralph Waldo Emerson\, interseca l’arte\, la scienza e la filosofia naturale nel suo complesso science project: proiettati e modificati dal vivo dall’artista\, Affect Theory(2013)\, composto da due films sistemati in posizione planetaria e satellitare\, e Path of Totality\, realizzato a seguito dell’eclissi solare totale dell’agosto 2017\, ci trasportano all’interno di un allineamento celestiale. \nCanecapovolto\, formato a Catania nel 1992 sul modello della confraternita filosofica\, sperimenta la “dissonanza cognitiva”\, circuit bending e radiodrammi\, collages su carta… è tra le zone d’ombra tra ascolto e visione che fonda la sua identità ed il suo messaggio: il video Nembutal (2015) è preludio per NAGNAGNAG performance circuit bending\, ovvero la modifica dei circuiti di strumenti musicali\, giochi per bambini etc. e la pianificazione del corto circuito come prassi espressiva per suggerire il caos! Musica e Rumore diventano improvvisamente categorie dai confini instabili. È un punto di non-ritorno. Il Circuit bending sta alla Musica come il Found footage sta al Cinema. \nIl programma Free your perceptions a cura di Raffaella Morra è un viaggio della mente o uno studio profondo dell’apparato filmico e delle possibili raffigurazioni prodotte dall’interazione con l’osservatore che partecipa ad un’avventura della percezione libero da preconcetti e classificazioni. \nI dieci films e video esplorano i confini della conoscenza: Christin Turner nel HD video Vesuvius at Home (2017) disvela una simbiosi tra il cinema\, la memoria e la spirale del tempo\, e Victory to Loss Ratio (2013-14) di Bernhard Schreiner prova ad ottenere immagini e suoni sincronizzati nella mente; nel film Heat Shimmer (1978) Arthur e Corinne Cantrill trasformano il paesaggio dell’Australia centrale in vari gradi di luccichii\, mentre Paul Clipson in Sphinx on the Seine (2009) medita su una serie di brevi ed enigmatiche immagini da ogni luogo del mondo. Vicky Smith in My Moon Her World (1995) combina l’animazione con l’azione dal vivo trattata – pixellata\, rifilmata\, in slow motion\, e in Réminiscences (2001-2020) di Olivier Fouchard le immagini girate ad Auvergne nella primavera del 2001 assumono l’aspetto di cose sognate dai colori irreali con l’aggiunta di found footage; Comfort Stations (2018) di Anja Dornieden & Juan David González Monroy è un test psicologico trovato per caso e di cui non si sa nulla degli autori; I don’t think I can see an island (2016) di Christopher Becks e Emmanuel Lefrant è un film di avventure non-euclidee simbolicamente autentiche; Take-Off (2006) è un’opera collaborativa originata dal work-in-progress tra Katherine Liberovskaya e il compositore Al Margolis che attivano una relazione tra immagini\, suoni e i processi di montaggio; Heliocentric (2009) dei Semiconductor usa la fotografia time-lapse e il tracciamento astronomico per disegnare la traiettoria del sole attraverso una serie di panorami.Di solito è quasi impossibile visualizzare come la terra si muove intorno al sole\, anche se sappiamo che è vero\, invece ‘vediamo’ il sole che si muove intorno a noi. \nBea Haut è artista e film-maker in forma espansa\, multimediale e spesso reattiva all’ambiente\, le sue opere alludono alla percezione di momenti\, spazi e azioni interconnessi tra loro. Venerdì 22 giugno per il programma Matters of Being Bea Haut ha scelto undici films di film-makers del Regno Unito che provano a penetrare la materialità enigmatica della pellicola filmica\, evocando una zona interattiva tra oggetto e soggetto\, in cui sorge un intreccio di vitalità\, esistenza ed evento. \nCripps at Acme (1981) di William Raban è la documentazione della performance di Steve Cripps\, artista selvaggiamente sregolato e forse genuinamente instabile di quel tempo. The Hut (1973) di John Smith è un esperimento con dei ritmi visivi che anima le fotografie fisse di un edificio in disfacimento. Attraverso un intreccio ritmico il film Chameleon (1990) di Tanya Syed si muove silenziosamente verso un punto di confronto con il mondo esterno\, enfatizzato in modo sconvolgente dall’unico suono del film. Talking to a Stone (1993) di Inger-Lise Hansen crea un equilibrio fragile e illusionistico tra le forze di creazione e distruzione nel tempo. 9 Objects (2016) di Bill Leslie fa parte di un progetto dal titolo ingannevolmente semplice\, ‘cosa succede alla scultura quando viene filmata e fotografata?’ e in pratica esplora le potenziali relazioni tra gli oggetti scultorei e i diversi media di rappresentazione. Due films di Laura Hindmarsh: Self Registration (2015) un atto di auto-allineamento utilizzando la stampa a contatto manuale e Finding Focus (2016) girato a Lake George in Australia per provare a dar soluzioni ai miti che circondano l’improvvisa fluttuazione del volume del lago. Mary Stark in Button Box Blast (2016) filma l’esplosione di una scatola di bottoni in uno schema casuale di luci e suoni ottici. Due films di Jenny Baines entrambi in doppia proiezione 16mm per documentare due brevi performances: Untitled (Insertional) (2014) due cineprese bolex\, una corda\, due artiste e un albero\, e Untitled (#1 25/25 x 10/4) (2016) correre intorno a un albero ripetutamente finché ci si lega ad esso. Vicky Smith in Small things moving in Unison (2018) si confronta con i problemi puramente plastici che persistono nel film realizzato a mano\, dei segni di registrazione nello stesso punto su una serie di fotogrammi. \nPer approfondire la dinamica di creazione filmica\, nel programma Mattering and Uttering Bea Haut rivela la sua opera filmica selezionando dieci films bianco/nero: lavorare con il film 16mm in modo materialista e fai-da-te consente una risposta concreta tra l’artista e i propri materiali. Questo diventa un intreccio di pensiero\, essere e fare\, che attiva un’organizzazione sia di sé che del materiale. Si inizia da Pending (2016)\, un film performance di 100 piedi di lunghezza (30\,48 metri) formato dal pubblico in un ‘loop dal vivo’ prima di esser proiettato\, creando un’empatia tra spettatori e artista. \nSabato 23 giugno lo splendido tramonto fruibile dal Belvedere del Museo Nitsch è ideale panorama per il concerto The magnetism of knowing and not knowing di Bernhard Schreiner: una performance in cui le strutture sonore sono sviluppate dal vivo sulla base della ‘composizione istantanea’ (chiamatela improvvisazione se si vuole)\, usando una cetra\, degli effetti e dei loop\, del software (per l’elaborazione dal vivo di input) e tante piccole parti per interferire con le corde della cetra (martelletti\, pennelli\, molle metalliche\, fermacapelli\, archetto\, ecc.). \n“…Una volta che si è sviluppata una soddisfacente struttura di auto-mixing si potrebbe lasciar sola per un po’ (oppure non)\, forse permettendomi di fare un passo indietro e ascoltare le trasformazioni di auto-mixing in evoluzione. Potrei tornare a interferire ulteriormente con la configurazione\, la sovraincisione\, ecc. o anche ricominciare il concerto da zero (oppure non).”   Bernhard Schreiner \nHelga Fanderl continua ad innovare le tecniche di impressione e montaggio della pellicola Super 8mm e dalla metà degli anni ‘80 ha realizzato oltre seicento films\, ognuno di circa tre minuti\, montati in fase di ripresa nella cinepresa. I suoi film si originano da un’osservazione intensa e da un affinato approccio d’improvvisazione con reazioni rapide e tempismo di risposta. \nConstellations è un montaggio temporaneo di ventiquattro brevi films (1992-2016) di alcuni aspetti dell’opera di Helga Fanderl che evocano corrispondenze e contrasti\, sperimentando così un’intensa forma di microcosmo e nello scorrere silenzioso dei fotogrammi si può fluttuare in un limbo di associazioni mentali senza tempo e spazio. \n“…Maneggiare il proiettore\, cambiare le bobine\, mettere a fuoco e fare il quadro\, introdurre personalmente i miei programmi e discutere del mio modo di fare cinema – tutto questo contribuisce a creare un evento dal vivo e una performance unica che corrisponde in pieno alla poetica dei miei films”.  Helga Fanderl
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SUMMARY:“Auerhaus” / “La nostra casa” di Bov Bjerg
DESCRIPTION:11 aprile 2018\nLETTURA E DIBATTITO ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nHöppner\, Vera\, Pauline\, Cäcilia\, Harry… un gruppo di amici e una promessa: la loro vita non sarebbe stata un semplice avvicendarsi di nascita-scuola-lavoro-morte. Per questo motivo e per proteggere chi fra loro – Frieder – ha tentato il suicidio\, decidono di andare ad abitare tutti insieme in un’ex fattoria. Una casa in cui vivere senza adulti\, un luogo condiviso nella Germania degli anni Ottanta che battezzano Auerhaus.\nUna storia di gioventù\, di amicizia e amore\, una magica alchimia che Bov Bjerg crea tra questi sei ragazzi idealisti che impareremo a sentire molto vicini e che\, pagina dopo pagina\, ci conquisteranno al punto da voler vivere nell’Auerhaus\, lottare insieme a loro per la felicità\, come se fosse una questione di vita o di morte. \nDialogano con l’autore\, Franco Filice (traduttore dell’edizione italiana) e la germanista Daniela Allocca. \nBov Bjerg\, nato nel 1965\, è scrittore e cabarettista. Vive a Berlino\, dove ha fondato diversi palchi letterari. Autore del romanzo „Deadline” (2008) e del volume di racconti „Die Modernisierung meiner Mutter” (2016)\, la sua fama è legata soprattutto al romanzo „Auerhaus” (Aufbau Verlag – Blumenbar\, 2015\, tradotto in Italia da Keller editore)\, che in Germania è rimasto per ben due mesi nella top ten della narrativa e per quasi nove nella lista dei best seller. Un libro che ha conquistato tutti\, critici e lettori\, giovani e adulti\, rappresentato a teatro e letto nelle scuole\, e che presto approderà anche sul grande schermo.
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