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SUMMARY:The art of remembering - Incontri
DESCRIPTION:2 ottobre 2021\nSTART ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli\n \nDivergent Senses II part\nvideo screening\nA cura di Raffaella Morra \n5 ottobre 2021\nOPEN STUDIOS ore 17:00-19:00\nCEREMONY ore 19:00-21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli \n“Tutto ciò che è solido si liquefa in aria\,\npropagando il labirinto\,\nun continuum di un’entità alla fine\nCome viaggiatori\, essi fanno dei viaggi\,\nalla ricerca di una specie di paese delle meraviglie.\nCos’è che ci unisce?\nUn ricordo?\nE se smettessimo di ricordare?” \nThe rabbit hole presenta the art of remembering\, un programma di residenza globale\, in collaborazione con la Fondazione Morra e l’associazione E-M Arts\, che si terrà a Napoli dal 21 settembre al 5 ottobre 2021. \nMaayan Boni * Amaury Cambuzat * Laith Demashqieh\nMatilde di Pietropaolo * Ainara Lopez * Olec Mun\nKeri Rosebraugh * Mayke Verhoeven\ntheatrum phonosophicum (alias Leopoldo Siano & Shushan Hyusnunts) * Alejandro Zertuche \n10 candidati sono stati selezionati per trascorrere 14 giorni insieme per sbrogliare la domanda “e se smettessimo di ricordare?” Il programma\, concepito come una drammaturgia di esplorazione interiore\, mostra Napoli come ‘paese delle meraviglie’\, all’interno di un environment creato sia come percorso immersivo che come programma internazionale di residenza d’artista. Gli artisti esploreranno l’argomento da soli\, in un ambiente contemplativo e stimolante\, dotati di un proprio ‘studio’ all’interno del Museo Hermann Nitsch\, generosamente concesso dalla Fondazione Morra\, oltre a partecipare a cinque workshop esperienziali introduttivi del the rabbit hole method™ che si svolgeranno al Museo Hermann Nitsch\, in altri spazi pubblici e durante delle escursioni nei dintorni di Napoli. \nIl concept e il programma sono stati scritti e diretti dalla fondatrice del The rabbit hole\, Samina Virani. Il metodo è concepito come una drammaturgia\, un labirinto\, dove ogni artista scende nella ‘tana del coniglio’\, intraprendendo il suo viaggio mitologico alla scoperta di una ‘tela bianca’ collettiva. Per la direzione artistica del programma\, Samina Virani spiega: “gli elementi scritti della residenza sono progettati per consentire agli artisti di approfondire l’auto-introspezione\, una tela bianca\, un ‘senza forma’ dove lo sguardo segreto esiste. Alcuni lo chiamano ricordo”. \nVideo screening \nIl 2 ottobre alle ore 19:00 si svolgerà la rassegna video dal titolo Divergent Senses II part \nCome un puzzle senza una matrice definita\, i video selezionati per Divergent Senses sono delle componenti separate o delle qualità nascoste di un’unificazione. Questi video sono delle inferenze interpretative piuttosto che delle storie lineari\, che tracciano delle connessioni immaginative tra l’evento sullo schermo e il coinvolgimento emotivo. Quando le informazioni sono mancanti e non in ordine\, i percettori cercano le proprie relazioni causali; le informazioni salienti vengono omesse per suscitare curiosità e consentire ai partecipanti di comprendere le proprie motivazioni dei dettagli elaborati\, e mentalmente costruire una descrizione coerente. \nProgramma dei video \nAnouk De Clercq We’ll find you when the sun goes black 2021 Belgio/Norvegia\, video 16:9\, b/n\, sonoro\, 5 min. \nAlvise Renzini Ci sono gli spiriti 2009 Italia\, video\, colore\, sonoro\, 6 min. 20 sec. \nJohanna Vaude Samouraï 2002 Francia\, Super 8mm\, colore e b/n\, sonoro\, 7 min. 23 sec. \nJeanne Liotta Dark Enough 2011 USA\, 16mm\, b/w\, sound\, 6 min. 53 sec. \nPeter-Conrad Beyer Le Rêve 2020 Germania\, Super16mm & Video\, colore e b/n\, sonoro\, 8 min. 21 sec. \nColectivo Los Ingrávidos Guerras Floridas 2021 Messico\, 16mm\, colore\, sonoro\, 4 min. \nDeborah Stratman For the Time Being 2021 USA\, HD video\, 6 min. 40 sec. \nScott Sinclair ベルガ / BERGA 2017 Australia/Germania\, HD video\, colore\, sonoro\, 6 min. 4 sec. \nPer partecipare alla proiezione il 2 ottobre è richiesta la prenotazione per email info@museonitsch.org \nLa risposta finale \nIl 5 ottobre è programmato l’open studio dei candidati dalle ore 17:00 alle ore 19:00 e dalle ore 19:00 alle ore 21:00 la cerimonia di chiusura: il processo\, che è “the art of remembering”\, si trasformerà in un rituale consistente l’“atto di ricordare”. \nCredits \nSamina Virani\, Founder and Artistic Director\, the rabbit hole\nRaffaella Morra\, Curatorial Lead Naples\, Fondazione Morra\, Director E-M Arts \nCarlos Calvo\, Creative Producer\, the rabbit hole\nDr. Don Rodrigues\, co-writer “the rabbit hole method”\, Professor English Literature\, University of Memphis\, and Harvard University \nAurora Arenare\, Assistant Producer\, the rabbit hole\nPol Vidas\, communications\, the rabbit hole pol@101010n.com \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Amaury Cambuzat\, The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Ainara Lopez\, The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo
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SUMMARY:The art of remembering - Residenza d'artista
DESCRIPTION:CALL PER RESIDENZA D’ARTISTA\nIscrizioni aperte dal 20 maggio al 20 luglio 2021 \n21 settembre – 5 ottobre 2021\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa Fondazione Morra con il collettivo The rabbit hole e la E-M Arts associazione culturale presentano la residenza d’artista the art of remembering. \n3 candidati residenti a Napoli o nei Comuni limitrofi potranno trascorrere\, insieme ad altri 7 candidati internazionali\, quattordici giorni nella residenza della Fondazione Morra ed al Museo Hermann Nitsch\, nel cuore del Quartiere dell’Arte di Napoli\, per esplorare l’arte del ricordare. \nSiamo particolarmente interessati alle persone con un vivo interesse per i viaggi\, le escursioni\, i porti e le vie di navigazione\, così come per i simboli antichi\, per le scritture e per i codici\, che si possono veicolare attraverso la poesia\, il teatro\, le sonorità\, la matematica e la performance. \nGli artisti avranno la possibilità di esplorare l’argomento in maniera individuale\, in un ambiente contemplativo e stimolante\, ma anche di collaborare con gli altri candidati\, favorendo un incontro di menti. \nCome segmento del programma\, i candidati potranno conoscere la scena creativa di Napoli\, incontrare alcuni artisti e personalità della città ed immergersi nelle onde del mare e della cultura. \nQuesto programma di residenza è pensato come un’indagine mistica\, quindi invitiamo le menti curiose che hanno un particolare interesse per il sublime e per la scoperta di nuovi spazi di conoscenza\, a catturare la misteriosa e magica piuma bianca e presentare la candidatura. \nMetodologia \nOgni candidato interrogherà il tema del “ricordare” immergendosi in The Rabbit Hole Method™\, un processo di indagine che estrae e distilla dalle pratiche artistiche contemporanee\, dalla filosofia\, dal misticismo\, dalla matematica e dalla danza. Il metodo include la lezione\, tra gli altri\, di Hazrat Inayat Khan\, Farid Ud-Din Attar\, Jorge Luis Borges\, Alejandro Jodorowsky\, Lewis Carroll. The Rabbit Hole cerca di stimolare nuove idee sul sé e l’altro\, e di sfidare i limiti e i confini costruiti culturalmente. \nSotto l’attenta consulenza della Georgetown University e del MIT Senselab\, il programma basa i propri principi sulla decostruzione e sulla reinvenzione dei rituali e delle strutture. Lavora\, inoltre\, con il Teatro de los Sentidos di Barcellona\, una compagnia teatrale immersiva che crea esperienze decostruendo quella che è diventata la nostra presunta mappatura sensoriale\, e scopre il magico filo d’argento che si mostra\, se si è aperti al ricordare. \nProspettive per i candidati-artisti \nOgni candidato dovrà sviluppare in italiano o in inglese una risposta all’arte del ricordare che verrà successivamente presentata al Museo Hermann Nitsch. \nOgni lavoro entrerà a far parte di un archivio che riflette The Rabbit Hole Method™. \nUn evento finale al termine della residenza inviterà il pubblico a incontrare gli artisti\, a introdurre la metodologia e a coinvolgere le comunità artistiche locali attraverso l’immersione sensoriale e il gioco. \nA conclusione della residenza \nOgni artista riceverà un certificato master class del The Rabbit Hole Method™ \nIl lavoro di ogni artista verrà promosso attraverso i canali global di The Rabbit Hole. Ogni artista avrà un posto nel collettivo The Rabbit Hole. \nChi può presentare domanda \nCon la possibilità di offrire solo 3 posti per questa residenza\, selezioneremo i candidati sia per il proprio merito artistico e la passione per la materia\, che per il modo in cui ciascuno possa contribuire a una sinergia generale di gruppo. \nArtisti\, curatori\, scrittori\, compositori\, poeti\, ricercatori\, musicisti\, performer\, di ogni provenienza formativa sono invitati a presentare domanda. \nPer partecipare\, inviare quanto segue a info@fondazionemorra.org \n– una dichiarazione in italiano o in inglese sul progetto sul quale si desidera lavorare \n– una dichiarazione in italiano o in inglese in relazione all’arte del ricordare (circa 400 parole) \n– una risposta in italiano o in inglese alla domanda che segue (circa 400 parole) \n– il tuo curriculum \n– il tuo sito web \nDeadline 20 Luglio 2021 \nLa domanda \nLeggi la seguente poesia e rispondi alla domanda \n“Cos’è che ci collega \nUn ricordo? \nE se smettessimo di ricordare?” \n \n  \nFondato a New York nel 2008\, il collettivo the rabbit hole – composto da un gruppo di artisti\, scrittori e visionari irriverenti – conta oltre 2000 partecipanti in 56 paesi. \nIl collettivo vuole stimolare nuove idee su se stessi e sugli altri e sfidare i limiti e i confini costruiti culturalmente. Un manifesto\, scritto dai suoi fondatori\, basa i propri principi sulla decostruzione e sulla reinvenzione di rituali e strutture. \nSeguendo un fondamento della festosità e una celebrazione della perturbazione\, the rabbit hole ha creato provocatorie mostre partecipative al Chelsea Art Museum\, un autobus a due piani che viaggia nel tempo a New York City\, un catamarano nel Mediterraneo e un viaggio in treno di 21 giorni attraverso l’Europa e il Medio Oriente\, tra gli altri luoghi. \nComunicato stampa \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Labyrinth of mirrors in The art of remembering\, Napoli\, 2021 © photo Imma Di Lillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				The art of evoking in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Imma Di Lillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alper Akcay\, The Whirling Begins in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Body\, Time\, Space\, Access in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Samina Virani
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SUMMARY:Matteo Fraterno. Presentazione libro Apokatastasi
DESCRIPTION:12 marzo 2021\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch– evento online\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntervengono: Nico Angiuli\, Federico Decandia\, Marcello Faletra\, Matteo Fraterno\, Manuela Gandini\, Pasquale Persico\, Cesare Pietroiusti e Franco Silvestro \nIntroduce e modera: Loredana Troise \nA un anno esatto dalla fine della residenza artistica ESPERIENZE/L’infinito intrattenimento di Matteo Fraterno\, curata da Pasquale Persico e Loredana Troise\, la Fondazione Morra è lieta di presentare Apokatastasi (Edizioni Morra\, 2020)\, un volume che raccoglie gli interventi della comunità ideale a cui l’artista ha voluto affidare l’elaborazione delle condizioni di senso della sua esperienza.  \nTra il 15 febbraio e il 14 marzo 2020 Fraterno ha abitato la Biblioteca per le arti contemporanee della Fondazione Morra\, installandovi arredi e suppellettili per restituire all’ambiente la familiarità di una dimensione domestica dove poter leggere\, dormire e sognare. Durante la residenza l’artista si è trasfigurato in un bibliotecario-temporaneo attivando\, attraverso la lettura e il sogno\, un intimo processo di restaurazione di quei rapporti indeboliti\, frammentati o interrotti che hanno determinato la sua personale collocazione nella storia dell’arte. Questa forma di “restauro” trova una referenza mitica nell’oracolo di Anfiarao – come processo di purificazione onirico – e una filosofica nel concetto di Apokatastasi – reintegrazione finale di tutte le cose – espresso da Leibniz in un frammento postumo. \nAll’interno di una ricerca né progressiva né inerziale\, una forma embrionale di apokatastasi come gesto inclusivo\, anzitutto nei confronti della natura\, è da rintracciare nel suo lavoro già nel 1995 con Certosa\, alla Vigna San Martino\, dove egli aveva trovato un’“Amazzonia” nel cuore di Napoli. Dopo essere transitato da protagonista nel clima culturale dell’arte relazionale (Plagio Fraterno\, 1998)\, con questo progetto Fraterno aggiunge un tassello alla collaborazione con Giuseppe Morra andando oltre la relazione antropocentrica e trasformando la Biblioteca in un esempio laboratoriale di ecosistema complesso. \nGli autori interverranno sulle circostanze preliminari del progetto (Angiuli\, Decandia); sui testi da cui sono state attinte le categorie filosofiche di riferimento (Faletra\, Persico); sulle modalità esemplari di restituzione poetica dell’esercizio di lettura (Pietroiusti); sulla biblioteca come spazio inclusivo di idee progettuali e laboratoriali (Silvestro); sul significato della residenza artistica come “rituale a-sociale” (Gandini).
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SUMMARY:Hermann Nitsch – Sinfonia Napoli 2020
DESCRIPTION:settembre 2020 – settembre 2022\nOPENING 25 SETTEMBRE ORE 10:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Nitsch di Napoli si rinnova per il biennio 2020-2022 con il progetto “Sinfonia Napoli 2020”. Inaugurazione il 25 settembre con un nuovo corpus di opere tra i “Relitti d’azione” e un’inedita collezione di pitture e disegni realizzati per l’occasione.\nUna costellazione di “sismografie vitali” che rappresenta esemplarmente il lavoro di Nitsch come uno sforzo ostinato verso la liberazione della sensibilità dalla disciplina di una civiltà anestetizzante\, una pratica di affermazione della vita attraverso il continuo rimando di corrispondenze olfattive\, tattili e visive del colore. Dai “relitti” che\, a dispetto del loro nome\, testimoniano una promessa di ritorno\, una “resurrezione dalla dissoluzione” sino alla pittura ed al disegno che celebrano per Nitsch la luce come condizione di esperibilità del mondo.\nLa riapertura del museo\, celebrata anche dalla composizione musicale “Sinfonia Napoli 2020”\, eseguita a porte chiuse dalla Nuova Orchestra Scarlatti diretta da Andrea Cusumano e presto fruibile on line\, conferma il sodalizio tra Hermann Nitsch e Giuseppe Morra\, iniziato nel 1974\, nel segno della forza creativa dell’arte e della continuità di un progetto che culmina gioiosamente nei festeggiamenti per i dodici anni del Museo napoletano. \nPer gli appuntamenti in programma la Fondazione Morra rinnova anche la collaborazione con Wine&Thecity: la rassegna\, che coniuga la promozione della cultura del vino e l’arte\, sarà presente il giorno dell’inaugurazione a partire dalle 17.00 con i vini della storica Azienda dell’Agro Pontino Casale del Giglio. \n \n 
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 20th Edition
DESCRIPTION:2 luglio – 4 luglio 2020 \nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch (Belvedere)\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra\, Emmanuel Lefrant\, Andrea Saggiomo e Botborg. \nIndependent Film Show 20th edition è tra le più innovative rassegne internazionali di experimental film in Italia\, dal 2001 coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale\, in collaborazione con Fondazione Morra.\nAbbiamo voglia di scariche emozionali\, non vogliamo rimandare questo incontro tra film-makers e fruitori\, vogliamo intensamente vivere questi tre giorni di Independent Film Show 20 edition e scoprire in presa diretta e con partecipazione attiva le soluzioni escogitate per scardinare le abitudini; senza nessuna divisione di genere\, Independent Film Show è libero e non insegue le mode\, la routine\, la costrizione commerciale\, l’esigenza dei numeri. Questi artisti sono abili comunicatori delle emozioni\, delle affezioni sensuali e delle psicologie percettive\, ed attraverso l’ideazione di complesse strategie audio-visive\, escogitano esercizi mentali e attitudini investigative\, intersecano memorie\, sensazioni\, sincronizzazioni e sinestesie\, guidano la nostra comprensione alla scoperta di inusuali meccanismi cognitivi. Essi traggono dalle proprie esperienze\, introspezioni\, capacità mentali e frammenti di vita; chiedono ai fruitori di riflettere in modo differente\, di interpretare queste emozioni come delle interferenze non comuni\, fuori da schemi abituali. Dalla prima edizione di Independent Film Show nel 2001 abbiamo appreso come attivare queste connessioni inusuali\, senza dover seguire l’intransigenza delle categorie\, la linearità delle narrazioni\, la rigidità delle funzioni prestabilite. I frequentatori dell’Independent Film Show sono abituati ad attivare un coinvolgimento profondo\, che si dirama nella mente come le geometrie interconnesse di Escher\, a comprendere/interpretare sensualmente\, ad entrare in sintonia. La creatività e l’ingegnosità è il comune denominatore di questa arte filmica realizzata simulando il movimento delle immagini minuziosamente selezionate\, non utilizzando il consuetudinario e le semplificazioni dell’automazione. \nI due programmi a cura di Raffaella Morra Exposure to chance e Welcome Happy Coincidences sono un incitamento a superare le avversità per non soccombere\, a cogliere il lato positivo nella casualità della vita e a saper scorgere le felici coincidenze. Queste opere sono dei percorsi metafisici che indagano le fisicità delle materie\, come la pietra e la sabbia lavica in ΑΠΟΚΑΤΑΣΤΑΣΙ di Matteo Fraterno\, i fenomeni naturali come il vento nei video Vent di Patrick Bergeron e Non si può nulla contro il vento dei Flatform (quest’anno invitati al Festival di Cannes)\, e le nuvole in Transformation di Telemach Wiesinger\, componendo mosaici di luoghi e assi di riferimento in continua trasformazione; ed ancora\, condividendo i frammenti di vita e i comportamenti umani in Got ‘Til It’s Gone di Kengné Téguia\, le memorie multi-etniche di territori alieni in Debris di Giuseppe Boccassini\, Orchard di Julie Murray\, Tender Feet di Fern Silva\, Morfología de un Sueño di Malena Szlam\, Itzcóatl del Colectivo Los Ingrávidos; per giungere agli haiku visivi-sonori di PTKHO di Mahine Rouhi\, Bételgeuse di Hugo Verlinde\, For A Young Filmmaker di Sandra Davis\, brRRMMMWHEee II di Billy Roisz\, e alle memorie storiche e personali in Nach Osten Schauen di Deborah Phillips\, e 14 Juillet di Olivier Fouchard\, con le sue parole “…capaci di svegliare i dormienti e dir loro che la rivoluzione non è soltanto una festa…”. \nSight of Sound è il programma di Mike Cooper\, da più di cinquant’anni chitarrista\, cantautore di folk-blues\, esploratore/sperimentatore di generi dall’improvvisazione alla musica elettronica\, autore di saggi e storico delle musiche e dei musicisti del Pacifico\, artista visivo e film-maker. Inizialmente ha realizzato film Super 8mm\, ma quando il medium è diventato difficile da acquistare e sviluppare\, ha prima utilizzato una videocamera economica che produceva un’immagine di due pixel e mezzo\, e di recente una fotocamera Full HD Sanyo da 10 megapixel\, e come afferma “…abbastanza piccola da esser discreta e realizzare degli hip-shots (riprese fortuite). Mike Cooper ha realizzato dei brevi video che condividono quella degradata qualità lo-fi che gli piace tanto\, delle ‘poesie leggere’ come li definisce: “…Tendo a girovagare con la videocamera in tasca\, a scattare foto senza intenzioni particolari e dopo nell’editing a modificare qualcosa”. \nLight Cone\, una collezione viva a cura di Emmanuel Lefrant\, film-maker e direttore di questo propagatore di films e video\, riflette la diversità del catalogo di distribuzione dal 1982 ad oggi\, e testimonia la ricchezza di questo cinema che vive da più di un secolo ai margini dei circuiti commerciali. Al suo interno vi sono rappresentati tutti i grandi movimenti filmici delle avanguardie del XX secolo fino al contemporaneo\, contando più di 5500 opere\, realizzate dal 1900 ad oggi da più di 800 artisti e film/video-makers provenienti da tutto il mondo. Nel programma c’è il 16mm Tönendes Abc (Abc In Sound) di Laszlo Moholy-Nagy del 1933 scomparso per più di 80 anni e ritrovato dai curatori del BFI\, incorporato in una bobina che conteneva anche i film di Oskar Fischinger\, ed inoltre le opere realizzate tra il 2010-2019: Kitchen Beets di Bea Haut\, Bruit Blanc di Jérôme Cognet e Karen Luong\, Freeze Frame di Soetkin Verstegen\, ATHYRIUM FILIX-FEMINA di Kelly Egan\, Das Schöpfwerk di Jürgen Reble\, Or / Or\, Hawick di Jacques Perconte\, Camera Sick di Jeremy Moss\, The Exile / Pituvahalayā di Rajee Samarasinghe\, Borgo di Lucie Leszez\, Words of Mercury di Jerome Hiler. \nDal 2009\, 70FPS è un progetto di expanded cinema del film-maker Andrea Saggiomo\, con cui ha improvvisato in diversi paesi europei collaborando con musicisti e artisti internazionali. Ancora no! (2018) è una pellicola Super 8mm su cui ha stampato manualmente (con la tecnica del rayogram) insetti e foglie insieme a ritagli di altri film\, senza una continuità lineare di fotogrammi; nella proiezione (a velocità variabile) queste immagini si animano\, entrano in relazione fra di loro\, producono rumore trasformandosi in un film attraverso lo sguardo\, non esiste il film senza che qualcuno lo proietti e qualcun altro lo ammiri e ascolti. Transparent Nature (appena composto e presentato in prima visione) è descritto come “…la natura trasparente del film messa a dura prova dalla volontà di guardare dentro ai ricordi\, in quel brodo primordiale da cui tutto ha avuto origine e dentro al quale\, volenti o nolenti\, siamo ancora immersi”. \nBig Screen Brutals a cura di Botborg è una celebrazione di sei video ‘brutali’ di artisti contemporanei che impiegano un’estetica massimalista nella video art e nelle sonorità elettroniche e noise. Sono delle combinazioni glitchy (errore/problema tecnico) di suono e visione psichedeliche e violente\, dei cortocircuiti elettro-sciamanici che conducono verso un nuovo stato di surrealtà: in Clairvoyant di Der Kleine Kreis delle forme ridotte\, quasi geometriche\, si muovono sullo schermo in schemi aleatori per formare una connessione sinestetica con il suono\, Crashed Universal di UCNV è realizzato attraverso una ricerca precisa dei media digitali\, in Krushers of False Mechaniks (2D version) di The Superusers una fonte di luce diventa incandescente\, cambiando colore con regolarità prima di trasformarsi in un’esplosione intensa di schemi crollanti\, Tzara di Guillaume Vallée è un film/video ibrido creato dal found-footage 16mm di un oscuro documentario e si ispira al processo creativo di Tristan Tzara\, in Anulus Pexie di Norihiro Sekitani & Sgure si muovono colorati collage distorti del corpo e delle viscere umane\, Kokofreakbean per realizzare God Knox dice: “…ho usato After Effects\, Maya\, Photoshop\, Reaktor\, Premiere\, jenkem\, trucioli di callo d’ippopotamo nano e olio di gomito per concepire ed eseguire questa auto-inseminazione”. \nBotborg è un gruppo internazionale di performance audio-visive che fondono e ricollegano segnali elettronici grezzi per creare delle esperienze visceralmente intense e sinestetiche di suono-colore. Utilizzando una complessa gamma di elettronica personalizzata\, Botborg creano dal vivo degli assalti multisensoriali di colore e ritmo interdipendenti\, per invocare la massima stimolazione possibile della mente e del corpo dei fruitori. Le performances di Botborg sono essenzialmente dimostrazioni pratiche del proprio “meta-strumento” noto come “Fotosonicneurokineasthograph”. Questa è una macchina feedback complessa che incorpora un mix intricato di nuove e vecchie tecnologie\, che vengono modificate e personalizzate in base alle caratteristiche uniche del luogo. Sebbene gli operatori umani di Botborg siano abili manipolatori del sistema\, l’utilizzo è ugualmente imprevedibile e incontrollabile\, permettendo di apparire e suonare in modo diverso in ogni occasione. Ogni dimostrazione è improvvisata e l’unico materiale di origine proviene dal “Photosonicneurokineasthograph”.\n  \n \n  \n 
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SUMMARY:Musei d’artista: collezione\, esposizione\, narrazione - giornata di studio
DESCRIPTION:20 febbraio 2020 \nOPENING 20 FEBBRAIO ORE 11:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Massimo Maiorino e Stefania Zuliani \nSeguendo le traiettorie di ricerca proposte dalla museologia critica e le pratiche espositive che contraddistinguono lo spazio presente dell’arte\, il museo si configura in modo crescente come complesso palinsesto narrativo\, spazio di crossing-over disciplinari che rimodula il rapporto tra pubblico e collezione attraverso l’intersezione tra scrittura espositiva ed esigenza narrativa. \nProtagonisti di queste nuove prospettive museali sono gli artisti che\, divenuti sempre più curatori\, collezionisti\, museologi\, figure transmediali e artefici del sistema museale contemporaneo\, hanno contribuito con la loro riflessione al mutare della voce delle cose e a offrire una diversa interpretazione del museo\, attivando variegate forme di micro-narrazione e sottili processi di soggettivazione legati all’esperienza dei visitatori. Operando su questo fronte\, cioè muovendosi tra le pieghe che uniscono/dividono atelier e museo\, collezione e installazione\, narrazione ed esposizione\, si distinguono alcune significative prospettiche esperienze di contatto\, musei d’artista a un tempo esemplari e singolari di cui il Museo Hermann Nitsch di Napoli è modello e riferimento certo. \nAttraverso il contributo di studiosi che hanno variamente attraversato nelle loro ricerche questioni di arte\, di critica e di museologia contemporanee\, la giornata di studio intende mettere in luce indirizzi teorici e singole sperimentazioni che\, in Italia e non solo\, caratterizzano la costellazione\, ampia e inquieta\, dei musei d’artista\, la cui crescente presenza rappresenta uno delle più credibili opportunità di azione e di creazione per il museo del XXI secolo. \nL’incontro che rientra nelle attività del Dottorato di ricerca in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica dell‘Università di Salerno segna la collaborazione attiva tra il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno e la Fondazione Morra di Napoli. \nCoordina Stefania Zuliani \nInterventi: \nFrancesca Gallo (Università La Sapienza\, Roma)\nMaria Giovanna Mancini (Università di Bari)\nMassimo Maiorino (Università di Salerno)\nAntonella Trotta (Università di Salerno)
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SUMMARY:Matteo Fraterno - Esperienze / L’infinito intrattenimento
DESCRIPTION:15 febbraio – 14 marzo 2020\nOPENING 15 FEBBRAIO ORE 12:00\nFondazione Morra – Biblioteca per le Arti Contemporanee\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \na cura di Loredana Troise e Pasquale Persico \nCome sognare dentro una biblioteca? È l’interrogativo che riecheggia nella Biblioteca per le Arti Contemporanee della Fondazione Morra\, in occasione di Esperienze / L’infinito intrattenimento\, di Matteo Fraterno. Un percorso che lascia trasparire tutte le caratteristiche di un meticoloso viaggio d’archeologia contemporanea\, dove tutta una serie di oggetti e “installazioni” tratti dal vissuto dell’artista e delle humanae litterae\, sembrano rivivere sotto la luce di sottili poemi visivi. Ogni singolo oggetto disegna uno scenario ontologico\, la cui forza evocativa è racconto pensato come un dispositivo che si insinua nelle fitte trame della letteratura di viaggio. Esperienze / L’infinito intrattenimento\, infatti\, è anche l’indicazione topografica di un luogo specifico già esplorato dall’artista – il sito archeologico di Oropos\, dove i pellegrini sostavano per la notte in una condizione di mitica incubazione purificatrice – ora riferimento ideale e portatore di una nuova avventura per la conoscenza\, modello stimolante da veicolare e proporre ancora. Con un atteggiamento tautologico\, Matteo Fraterno durante un mese di permanenza nei luoghi della biblioteca della Fondazione Morra\, risemiotizzerà il tempo della lettura scandagliando nel passato\, per tracciare un processo intellettuale sempre più aperto alla ricerca\, allo scavo\, all’approfondimento\, alla lettura e alla rilettura sussurrata\, declamata\, partecipata. Tra i materiali esposti\, i simboli di una cartografia mnestica infinita: un giaciglio di pelli di montone su cui “sognare meglio”; i libri Il bibliotecario di Leibniz di Sergio Givone e L’infinito intrattenimento di Maurice Blanchot\, da cui prende il titolo questa esperienza; alcuni riferimenti fotografici dei transiti di viaggio dell’artista; un vaso di ceramica verde\, impronta di continuità simbolica con la prima esperienza di collaborazione con Giuseppe Morra nella Vigna San Martino del 1995;  una poltrona gialla che l’artista\, riferisce cromaticamente al libro dei Pensieri non funzionali (Ed. Morra) di Cesare Pietroiusti. Visioni e dispositivi che invitano lo spettatore a uno sguardo ricettivo in uno spazio immersivo. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:ECONOMIES OF LIVING Video art from Croatia
DESCRIPTION:30 Gennaio 2020\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Adriana Rispoli e Karla Pudar\nSaranno presenti gli artisti Marko Markovic e Igor Grubic \nAttraverso il lavoro di 6 artisti\, lo screening Economies of Living presenta uno spaccato della produzione di video arte made in Croatia intorno al tema dell’economia e intrinsecamente al medium stesso delle immagini in movimento. La parola economia – dal greco oikos /casa e  nomos / legge – è affrontata nei sei lavori esposti in accezioni diverse relative sia alla sfera più intima che a quella collettiva\, in una micro dimensione nell’ambito del quotidiano e macro in uno scenario pubblico urbano. \nDa un approccio cinematografico alla graphic animation passando per la documentazione performativa fino all’ animazione\, Economies of Living restituisce la ricchezza delle sperimentazioni in campo visivo di un’area artistica estremamente prolifica dell’Est Europa. \nEconomies of Living\, a cura di Adriana Rispoli e Karla Pudar\, è la seconda collaborazione tra la Fondazione Morra di Napoli e la ONG Domino Project di Zagabria dopo l’evento Smashing the Myth del 2018 ed è supportata dalla Città di Zagabria. \n  \nPROGRAMMA\nMilijana Babić\nWorking day\nDocumentazione video della performance\, 2011 \nL’azione Working Day pone in essere la situazione problematica in cui si trovano molti artisti freelance in Croazia quando si tratta di mera esistenza\, e mette in discussione lo stato di artisti freelance nella nostra società. Il titolo del progetto evidenzia ironicamente l’insufficienza della nostra professione all’interno della quale non è possibile sopravvivere\, a causa del fatto che il nostro lavoro è a malapena pagato e il mercato dell’arte contemporanea non esiste. In altre parole\, lavoro e compenso non sono nello stesso pacchetto. Con l’atto simbolico di scavare nei cassonetti dei rifiuti\, alla ricerca di spazzatura rimborsabile\, indossando una maglietta con il logo dell’ Associazione Artisti Freelance Croati\, questo lavoro mira ad aggiungere gli artisti freelance nella crescente lista dei socialmente a rischio – accanto a senza tetto\, pensionati e disoccupati… \nMilijana Babić (Rijeka Croazia) artista che lavora con installazioni\, performances e azioni artistiche. Ha una laurea in belle arti all’Institute of Technology di Durban\, Repubblica del Sud Africa\, e un master all’Accademia di Belle Arti e Design di Ljubljana\, Slovenia. Collabora da molto tempo con il festival City of Women in Ljubljana. Tra il 2007 e il 2014 ha lavorato come socio all’Accademia di Arti Applicate a Rijeka. È membro dell’associazione di artisti Delta 5 a Rijeka. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo.\n  \nDrako Fritz\nZagreb Confidential – Imaginary Futures\nFilm sperimentale\, 13’30”\, 2015 \nIl video esplora le visioni del futuro rappresentate attraverso lo sviluppo urbano. Nella sua essenza\, può essere considerato come una forma di struttura temporale e come tale mette in discussione non solo la visione del futuro su un esempio realistico della Nuova Zagabria ma anche la struttura del film stesso. \nDarko Fritz è artista\, curatore indipendente\, ricercatore e graphic designer. È nato nel 1966 in Croazia\, e attualmente vive e lavora ad Amsterdam\, Zagabria e Korčula. Il suo lavoro colma il divario tra la pratica dell’arte contemporanea e la cultura dell’arte mediale. È fondatore e programmatore de La Grey Area – spazio di arte contemporanea e mediale dal 2006.\n  \nIgor Grubić\nHow Steel Was Tempered\nAnimazione in 2D\,12’40”\, DCP\, 2018 \nUn padre porta suo figlio in una fabbrica abbandonata dove un tempo lavorava. L’edificio è stato a lungo ridotto come simbolo fatiscente del nuovo sistema. Tuttavia\, lo spazio sarà rapidamente portato in vita da scene registrate di solidarietà dei lavoratori\, che ispireranno un piccolo gesto di ribellione. Quell’atto simbolico si trasformerà in un momento di catarsi e ristabilirà il rapporto tra padre e figlio. Il film è stato presentato al Padiglione Croato alla Biennale di Venezia 2018. \nIgor Grubić è attivo come artista multimediale a Zagabria fin dai primi anni Novanta\, realizzando fotografie\, video e azioni site-specific. I suoi interventi nello spazio pubblico\, insieme alle opere video\, esplorano le situazioni politiche passate e presenti\, attraversando il tessuto della realtà. Grubić ha partecipato a numerose importanti mostre internazionali tra cui Manifesta 4 (Francoforte\, 2002); Manifesta 9 (Genk\, 2012); Mumok (Vienna\, 2009); 11. Biennale di Istanbul (2009); 4. Fotofestival Mannheim Ludwigshafen\, Heidelberg (2011); East Side Stories\, Palais de Tokyo (Parigi\, 2012); Gwangju Biennale (2014); Zero Tollerance\, MOMA PS1 (New York 2014); Degrees of Freedom\, Mambo (Bologna\, 2015); Heavenly creatures\, MG+MSUM (Lubiana\, 2018); The Value of Freedom\, Belvedere 21 (Vienna\, 2018). Ha rappresentato la Croazia alla 58° Biennale di Venezia.\n  \nAna Hušman\nLunch\nVideo color PAL\, 4:3\, 16mm trasferito a BETA\, 16’40’’\, 2008 \nLe regole del comportamento corretto trovate nei libri di etichetta si presentano per favorire la comunicazione e aiutare le persone a capirsi l’un l’altro. Affermano inoltre di aiutarci ad impegnarci socialmente con maggiore facilità e fiducia in noi stessi. Queste regole si imparano dalla nascita\, che è l’unico modo per noi di interiorizzarle completamente. il film tratta delle abitudini di mangiare e bere – in particolare durante il pranzo\, come mangiare insieme sia il luogo centrale in cui mostriamo agli altri il nostro modo di nutrirci e la nostra finezza. \nLa pratica di Ana Hušman smonta le strutture e le trame degli elementi cinematografici attraverso film\, installazioni\, libri\, suoni\, immagini e testi. La Hušman sperimenta le possibilità di animazione\, metodi cinematografici documentari e immaginari e le possibilità della voce registrata e la sua articolazione. Il suo processo creativo mette in discussione e gioca con le posizioni del soggetto professionista e amatoriale della performatività\, con il mezzo stesso e le strutture che dettano e producono modelli di comportamento. È docente presso il Dipartimento di Animazione e New Media dell’Accademia di Belle Arti di Zagabria\, cofondatrice dell’organizzazione di film documentari RESTART\, dove da molti anni organizza programmi di formazione cinematografica per bambini e giovani.\n  \nMarko Marković\nSharpening\nDocumentazione video della performance\, 12’04”\, 2012 \nLa performance Sharpening si è tenuta alla 44 Wall Street nel prima barricata del posto di blocco della polizia della zona di sicurezza nel distretto finanziario\, NYC. Nella performance l’artista affila due coltelli l’uno contro l’altro dando un chiaro messaggio. In questa performance l’artista ha portato le armi in una zona di sicurezza a Wall Street\, L’atto di creare una performance in un campo così contro-difensivo di fronte al „loro“ campo difensivo (la barricata)\, montata a protezione della zona di sicurezza. Questo tipo di protezione creato da chi sta più in alto minaccia e limita la libertà di parola\, movimento e azione. Due mesi dopo la performance\, ad agosto dello stesso anno a Time Square New York la polizia ha sparato e ucciso un uomo con 12 pallottole. L’uomo è stato ucciso perché in possesso di un arma\, un coltello. \nMarko Markovic nasce nel 1983 a Osijek\, in Croatia e vive a Vienna. Si laurea in pittura all’Accademia d’Arte di Split nel 2007 nella classe del professore Gorki Žuvela. Ha anche studiato l’utilizzo di diversi media: video\, installazioni\, ambienti\, performance e happening. Nei suoi lavori suole animare ed includere il pubblico e/o gli altri partecipanti come espressione del medium. E’ fondatore e membro della formazione flessibile Adistia\, un gruppo di persone che opera nelle attività performative come un gruppo artistico\, una comunità di artisti o un’organizzazione. Ha partecipato a numerose mostre\, workshop e festival sia in Croazia che all’estero.\n  \nRenata Poljak\nPorvenir\nVideo installazione ad un canale 12′\, 16:9\, 2019 \nSognando terre migliori\, di generazione in generazione\, a causa della povertà\, della fame e delle guerre\, navighiamo lungo i mari. La geografia è il destino. I nostri corpi conservano le memorie dei nostri avi? I ricordi della nostra fuga in cerca di terre migliori sono impresse nei nostri corpi? Porvenir in spagnolo significa futuro. Porvenir è l’unica città nella Tierra del Fuego\, nelle profondità della Terra\, fondata dagli immigrati croati all’inizio del ventesimo secolo. \nRenata Poljak è artista visuale originaria di Split\, Croazia e attualmente vive a Parigi. Il suo lavoro è composto da media differenti: foto\, neon\, istallazioni\, video e film. L’artista esplora il disordine politico e la violenza che caratterizza la regione dei Balcani fin dagli inizi degli anni novanta e le ramificazioni dei cambiamenti ad essi connessi nella vita degli emigrati verso l’Europa Occidentale. Nel 2002 ha vinto il premio ArtsLink come artista in visita al San Francisco Art Institute\, nel Quartiere dei Musei a Vienna tra il 2004 e il 2008 è stata selezionata nel programma di residenza Arte Generale a New York\, mentre nel 2010 è stata seleziona per l’ArtOmi. I lavori di Renata sono stati presentati ovunque\, in personali o collettive\, nelle biennali e nei film festival. L’artista ha ricevuto diversi premi tra cui il Golden Black Award per miglior cortometraggio al Black Box Festival di Berlino nel 2006. Nel 2010 una selezione dei suoi video e film sono stati mostrati al Centre George Pompidou Parigi.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione:  Sharpening\, Marko Markovic\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: Porvenir\, Renata Poljak\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: Lunch\, Ana Husman\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: How Steel was Tempered\, Igor Grubic\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 19th Edition
DESCRIPTION:27 giugno – 29 giugno 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch (Belvedere)\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra e Sabina Maselli \nIndependent Film Show 19 edition\, tra le più innovative rassegne internazionali di experimental film in Italia\, dal 2001 coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale in collaborazione con Fondazione Morra\, si costruisce attorno alle ricerche dei filmmakers totalmente liberi di sperimentare modi e approcci per generare delle complesse immagini accomunate da un’accentuata propensione alla genialità creativa. Questa intensa modalità di ricerca è il risultato di scelte ingegnose che instillano un’alternativa al vedere e valutare gli intricati codici che fluiscono sullo schermo e nella mente; l’experimental film provoca sinestesie potenti nei nostri recettori sensoriali e per questo gli eventi dell’Independent Film Show si ammirano\, si percepiscono\, ci avvolgono… fino alla meditazione. Questa possibilità immersiva di stabilire un contatto diretto con le idee filmiche indipendenti è l’intenzione di Independent Film Show: delle esperienze percettive inusuali attendono il pubblico che per tre giorni si inoltra per dei territori inesplorati\, fruendo le vecchie e le nuove pratiche di impressione della pellicola filmica e le innovazioni dei media digitali.\nCome le stelle si mostrano quando il sole è tramontato\, così le potenti forze di questi film si rivelano quando il corpo e la mente varcano la soglia del minimamente percettibile\, affinando i modi di osservazione e oltrepassando i limiti del visibile.\nNon distogliere lo sguardo\, ciò che stiamo guardando ora sarà diverso la prossima volta\, stiamo per assistere a qualcosa di veramente vivo e spontaneo… \n  \nGiovedì 27 giugno nella selezione Intuitive imagination a cura di Raffaella Morra una sequenza di differenti sollecitazioni guida l’osservazione in un movimento innovatore per variare e ampliare le visualizzazioni del mondo\, scivolando fuori degli stabili confini sensoriali: Insolite di Maya Schweizer raccoglie insieme delle immagini del Vesuvio di oggi e dell’ultima eruzione nel 1944; per Prádelna di Alexandra Moralesová il materiale girato durante le prove dell’opera teatrale Marat/Sade è utilizzato come pretesto per esaminare il meccanismo del teatro e il suo potere di purificazione; Fran di Georgy Bagdasarov esplora la trasformazione della pellicola 16mm mentre il protagonista si dissolve nel paesaggio; Kairos di Stefano Canapa è un film poetico di danza ambientato in un’isola del Mediterraneo in cui pellicola-natura-corpo producono una coreografia materiale interconnessa; nel film Osmosis di Bradley Eros l’elementale\, l’effimero e il costruito si compongono in una performance per immagini triple; in From end to end di Peter Conrad Beyer con tre proiettori 16mm l’opposizione strutturale della natura e della civiltà genera un processo di confronto e unificazione in un’atmosfera apocalittica incline al caos.\nDegli esercizi di diversa natura per due dia-proiettori\, due otturatori\, due performers\, dei giocattoli ottici\, una voce e un pubblico: la performance There must be some way out of here di Alexandra Moralesová e Georgy Bagdasarov si ispira alle riflessioni della conoscenza umana sulla visione e sull’immagine in movimento. La visione umana è situata nel proprio corpo fisico ma conduce l’umano fuori da sé e lo connette al mondo esterno; vedere le immagini in movimento così come ascoltare una melodia è una coincidenza delle capacità fisiologiche e mentali. L’immagine in movimento è un costrutto che richiede di essere decostruito e ricostruito di nuovo\, se non altro per il piacere che procura. \nVenerdì 28 giugno il programma Film is ritual a cura di Sabina Maselli campiona una piccola selezione di film 16mm di filmmakers Australiani che lavorano in forma sperimentale utilizzando le elaborazioni a mano\, membri del laboratorio Artist Film Workshop di Melbourne. Film is ritual suggerisce che l’approccio molto pratico del fare film (stratificazione\, mascheratura\, ripetizione) penetra lo stesso materiale\, lasciando un’impronta personale e fisica su ciascun film.\n‘satellite’ di Sabina Maselli con due proiettori 16mm e l’audio dal vivo di Erkki Veltheim è un rituale filmico che performa la frattura del sé e la sua dispersione nell’ambiente mediante l’atto del girare e alterare il tempo. Tramite l’azione ripetitiva (sia della cinepresa che del corpo) può verificarsi una trasformazione animista: una fusione del corpo femminile e di quello celestiale. Il doppio film è accompagnato da una traccia sonora composta dal vivo da Erkki Veltheim\, un singolo frammento di una voce femminile è replicata e modulata\, ruotando intorno all’immagine a diverse velocità.\nIn prima visione italiana il video di Ken e Flo Jacobs Nervous Magic Lantern: Chaos is Order Misunderstood accompagnato dall’audio mixato dal vivo di Michael J. Schumacher. Nervous Magic Lantern è un dispositivo di proiezione inventato da Ken Jacobs nel 2000\, e con l’aiuto di sua moglie Flo da allora ne ha dato delle performance pubbliche: con una meccanica semplice che poteva esser inventata secoli prima del cinema si crea un’illusione della profondità ancora più pronunciata quando guardata con un solo occhio. \nSabato 29 giugno i film in Mystical spaces a cura di Raffaella Morra possono funzionare come macchine per alterare lo spazio-tempo\, per trasferire il fruitore in un’esperienza intrisa di dinamiche fantastiche; questi viaggi sono degli accessi ultraterreni verso luoghi mistici che emanano un’essenza animistica del cosmo\, come un potere spirituale che può influenzare il nostro benessere: in Alétheia di Enrico Mandirola delle montagne in Colombia disegnano un nuovo orizzonte frammentato; Pablo Mazzolo in The Quilpo dreams waterflows filma il sacro santuario dei Comechingón in Argentina; Inger Lise Hansen nel video TÅKE osserva lo spettacolo della nebbia attraverso diversi formati filmici e digitali; HERMAN(N)è una strada di Berlino con la reputazione di un posto pericoloso eppure Deborah S. Phillips la vede attraverso la luce dorata di tarda estate come un luogo invitante; Not (a) part di Vicky Smith è concepito in relazione al rapido declino delle api con un’elevata ricorrenza al film fatto a mano; Dervish Machine di Bradley Eros e Jeanne Liotta è il posto per sperimentare l’impermanenza… e per far festa con l’immagine non fissata.\nIn Your Eyes Are Spectral Machines Luis Macías materializza la semplice illusione dell’immagine in movimento maneggiando degli oggetti davanti alla luce dei proiettori\, una creazione cosmica al centro dello schermo avvolta da ondulazioni luminose pulsanti. Il movimento prodotto da Macías è una combinazione alchemica di più livelli di luce\, ritoccati attraverso il fuoco e le dissolvenze dei proiettori e diaproiettori\, che creano delle forme fugaci di visioni mutevoli.
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SUMMARY:Piano City Napoli 2019
DESCRIPTION:7 aprile 2019\nINIZIO ORE 05:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPiano City\, nato da un’idea del pianista tedesco Andreas Kern\, torna a Napoli per la sesta edizione\, organizzato e promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli in collaborazione con l’associazione NapoliPiano.\nUn intero week end dedicato alla celebrazione del pianoforte con concerti\, eventi e appuntamenti che coinvolgono i luoghi pubblici e i salotti belli della città. Una tre giorni esplosiva: 5\, 6 e 7 aprile 2019. Il pianoforte protagonista si lascia suonare con ogni genere musicale negli House\, Main\, City e Guest Concert. E questa edizione esplode con numeri ancora più importanti di quelle precedenti: 250 eventi gratuiti\, 700 pianisti coinvolti\, 60 house concert\, 55 location sparse per la città\, 160 ore di musica\, per i 3 giorni del festival visitato nelle precedenti edizioni da oltre 50.000 persone.\nDomenica 7 aprile\, sveglia puntata sulle ore notturne\, per assistere al Concerto all’alba del pianista Mario Nappi\, che si esibirà alle 5.30 al Museo Nitsch. Domenica 7 aprile\, alle 12\, a Mappatella Beach\, il  Concerto sulla spiaggia di Antimo Magnotta\, “Inner Landscape (Paesaggio Interiore)”\, ispirato al naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio 2012\, a cui il pianista è miracolosamente sopravvissuto. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Piano City 2019\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2019\, © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Piano City 2019\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2019\, © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:L'incantesimo della soglia - Avanguardia musicale a Napoli
DESCRIPTION:4 -5 aprile 2019\nSTART ORE 17:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Girolamo De Simone \nProgramma \n“Incantesimo della soglia” è\, per Walter Benjamin\, ciò che attrae all’ingresso\, sospinge all’entrata. La soglia è metafora dei nuovi templi della contemporaneità\, occasione topografica\, residuale\, di conoscenza.\nL’attraversamento estetico è ragione di sopravvivenza e resistenza per quanti\, ancora\, producono arte\, musica\, poesia\, dacché la porta rappresenta l’accesso desiderante che elimina i limiti e “trasforma colui che passa sotto la sua volta”. Una accezione prospettica\, non solo psicologica\, che invita al cammino.\nIl progetto si configura\, pertanto\, come iniziativa di formazione\, conoscenza e introduzione a quelle avanguardie musicali che – a partire dalla Napoli degli anni Settanta – ancor oggi risultano produttive di effetti e ricadute in prassi dell’agire; si parla di musiche e azioni artistiche in grado di ‘sostenere il tempo’ e di coinvolgere Istituzioni\, teatri\, giovani\, docenti.\nIl focus de L’incantesimo della soglia verrà puntato sul noto\, ma anche sul rizomatico\, su movimenti sommersi o fortemente legati a territori vivi della cultura attuale; e ancora: su scelte di silenzio o su temi esportati anche all’estero; su produzioni discografiche (il cofanetto omonimo “L’incantesimo della soglia”\, con i dischi di Cilio\, Montagano\, Fels e De Simone verrà presentato a chiusura degli incontri); su attività teoriche (con la rivista di musiche contemporanee Konsequenz) e performative.\nL’incantesimo della soglia si terrà il 4 e 5 aprile\, a partire dalle 17\, al Museo Hermann Nitsch\, Fondazione Morra – Vico Lungo Pontecorvo 29/d in due momenti retrospettivi di confronto tra forme musicali plurime\, con una proposta guidata di esecuzioni live\, documenti inediti\, e con gli interventi dei protagonisti di una stagione unica per creatività e produzione.\nL’auspicio: trasferire – nel tempo – questo archivio di memorie ai più giovani\, favorendo l’attraversamento desiderante dell’arte musicale.\nMusiche live\, filmati\, documenti elettronici di Luciano Cilio\, Eugenio Fels\, Gabriele Montagano\, Girolamo De Simone.\nVerranno coinvolti giovanissimi esecutori che affronteranno le opere degli Autori in loro presenza.
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SUMMARY:Teatro delle Bambole - Pferd Person. L'insostituibile frenesia del verbo "Studio sull'eternità del corpo"
DESCRIPTION:22 marzo 2019\nINIZIO ORE 21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProgetto di ricerca: “La lingua degli insetti [Epilogo] – Cofanetto 9: Cimicidae”.\nPartitura: Andrea Cramarossa\nCon: Silvia Cuccovillo e Federico Gobbi\nCasa Madre: Teatro delle Bambole \nApertura al pubblico a seguito della residenza artistica presso il Museo Hermann Nitsch \nLa nostra razza è fatta per governare il mondo. La nostra razza\, è la sola\, possibile\, razza del genere umano alla quale sia stata data la facoltà del libero arbitrio. Andiamo\, con passo svelto\, verso la dittatura di questo verbo.\nL’idea di messa in scena di “Pferd Person”\, parte dalla consapevolezza della propria solitudine e dello stato di reietto. Si parte dalla nudità del ladro\, del giovane ladruncolo affamato che si aggira tra le scartoffie dei libri che non ha mai potuto leggere\, vivendo come un ratto nel substrato urbano che ignora la sua esistenza e\, quindi\, non si preoccupa di darne casa e famiglia\, ma solo indifferenza. Il ladruncolo assorbe questa indifferenza. Assorbe l’assenza di empatia e la capacità di provare affetto e sentimenti per qualsiasi cosa viva\, a meno che non si tratti di un membro della propria\, evanescente\, famiglia\, che\, in quanto famiglia\, si aggrega nell’accumulo di spazi vuoti\, di assenza di tempo e di persone\, dove il capofamiglia è il ladro adolescente più grande d’età e che sa maneggiar bene il coltello. Egli\, provvede allo scucio\, alla rapina\, e porta a casa i soldi sufficienti per il cibo di quel giorno e per il letto di quella notte.\nL’acquisizione delle pratiche dell’indifferenza avvicina costoro\, accumulo di umanità molto giovane e molto dimenticata\, a quel potere che loro credono sia il potere\, ammirandone\, nell’odio\, la sfacciata ostentazione d’una esistenza opulente e lussuosa. Il desiderio della sostituzione di persone\, ideali\, elementi narrativi reali e della fantasia\, è molto forte e indomabile. La conquista dell’elettrizzante giogo che porterà all’eliminazione delle “statue” che governano l’Olimpo posticcio e fasullo d’una indifferente e anaffettiva “razza”\, sarà l’obiettivo della loro marcia verso un mondo uniformemente dedito al culto estetico delle proporzioni\, nel congrasso appariscente dei valori umani ridotti in macerie.\nDue attori in scena\, un uomo e una donna\, affronteranno il panico che scaturisce dalla visione del vuoto. Il nulla impera nella sostanza materiale e immateriale che costruisce la società e i due vogliono prendere il loro posto nell’Olimpo del potere. Come neghittosi dei\, si spingono oltre la loro nudità\, inebriati dalle parole che il loro dio supremo recita nel tuono d’un cielo avverso\, con l’ausilio del megafono o dell’altoparlante\, perché il trucco escogitato dalla sapiente mano dell’uomo possa far giungere il verbo a tutte le persone\, non dentro le persone ma dentro le loro orecchie. Ne uscirà\, nel tempo\, un individuo nuovo\, pulito\, igienicamente ineccepibile\, “very nice” dalla sua immagine nello specchio\, un individuo che è nuovamente dio\, a sua immagine e somiglianza. Andrea Cramarossa Teatro delle Bambole a Napoli con l’epilogo del progetto quinquennale “La lingua degli insetti” (2012-2017). \nPerché un epilogo? Dopo cinque anni di ricerca\, quello che credevamo fosse un percorso ellittico\, è diventato un processo iperbolico che ha continuamente attraversato l’area continentale dell’Iperuranio\, offrendoci nuove\, infinite\, suggestioni\, alle quali non abbiamo potuto rinunciare. Un epilogo\, dunque\, si è reso necessario e lo sguardo s’è voltato\, ancor di più\, verso una forma etica/estetica la cui figura sbatte e si infrange dal centro alla periferia dei sentimenti umani. Questo movimento\, questa oscillazione – diremmo una propensione dell’uomo alla deità – diventa la nota – dolente – di uno smaccato innesto tra più e differenti “animalità”\, una continua ricerca dell’uomo nuovo adulterato nella prolifica tabe della sperimentazione scientifica. “Pferd Person” è l’ennesimo e non ultimo sbirciare dell’uomo contemporaneo nell’oscenità del nazismo\, alla ricerca di una risposta a quel “perché”\, fossile di una realtà assoluta. \nI lavori artistici nati dal Progetto “La lingua degli insetti” ad oggi sono: “SE CADERE IMPRIGIONARE AMO – Suggestioni dal respiro di una crisalide” (Cofanetto 5: Blattidae e Lepidotteri)\, “IL FIORE DEL MIO GENET – Spettacolo itinerante tra i bassifondi dell’anima” (Cofanetto 6: Farfalle)\, “FALSE HAMLET – Opera teatrale in Fa maggiore” (Cofanetto 7: Lampyridae) e “MEDEA – Sintesi per quattro respiri” (Cofanetto 8: Ditteri). \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Tre caleidoscopi giganti
DESCRIPTION:19 gennaio 2019\nOPENING ORE 12:00\nMuseo Hermann Nitsch – Terrazza dei profumi e dei colori\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di DNA Maratea Contemporanea in collaborazione con la Fondazione Morra. \nIl Museo Hermann Nitsch è lieto di ospitare Tre caleidoscopi giganti\, un evento organizzato da DNA Maratea Contemporanea in collaborazione con la Fondazione Morra per la cerimonia inaugurale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.\nIl terrazzo del Museo Hermann Nitsch diventa il luogo ideale per ampliare lo sguardo su tutto quello che rappresenta la storia culturale della Basilicata dentro e fuori la storia dell’Italia e dell’Europa.\nI Caleidoscopi del titolo sono apparecchi fantastici\, nei cui tubi si nascondono riflessi multipli di immagini\, spesso simmetriche\, tratte dai colori del logo di Matera 2019\, che rompono lo spazio visivo perché capaci di moltiplicare le forme. Il risultato sono figure che raccontano avvicendamenti fantastici a cui è possibile associare figure e paesaggi che riconducono ai tanti attraversamenti che i luoghi e la loro storia rendono finalmente visibile agli occhi dei visitatori.\nCon il titolo e il riconoscimento europeo di Capitale della Cultura\, Matera\, insieme al territorio della Basilicata e del Mezzogiorno\, mostra una possibile empatia della Resilienza del Capitale naturale con quello culturale. Questa nuova immagine del territorio\, ricca di potenziale\, ci dice che l’Europa non è né lontana\, né nemica\, ma che è anch’essa resiliente quanto necessario\, almeno in occasione di questo evento.\nIl caleidoscopio (dal greco καλειδοσκοπεω\, “vedere bello”) moltiplica i luoghi della città per far leggere la prospettiva visiva che da Matera si allarga a tutto il territorio della Macroarea Europea del Mediterraneo: finalmente la governance orizzontale tra le istituzioni appare come strategia del possibile\, nonostante la malinconia civile sia ancora in campo.\nLo spazio delle utopie e delle distopie previsto dal logo si trasforma in spazio delle utopie desiderate\, cioè del futuro aperto realizzabile.\nLa morfologia dei Sassi\, lascia spazio alla geomorfologia dell’intera Basilicata che appare come Terra Madre\, un femminile che diventa visibile mettendo in orizzontale la tradizionale mappa della geografia fisica.\nAi colori della geomorfologia è possibile aggiungere i colori della geografia scritta dalla Natura e a queste due mappe sovrapporre quella scritta dalla storia culturale dell’umanità.\nIl Caleidoscopio su Matera ci dice che l’economia da sola non basta e la resilienza della Comunità Europea che verrà è ancora più importante\, perché detta il tempo dell’incontro necessario tra diversità territoriali che la storia ha reso mosaico multiplo delle regioni di un’Europa a civiltà plurale. Questa si mostra ancora bella perché la resilienza del Capitale Culturale a Matera è dentro la storia del Potenziale Naturale e la geografia scritta dai popoli è qui ben visibile.\nL’evento è a cura di Pasquale Persico\, Mimmo Longobardi e Pompeo Limongi.\nSul Terrazzo del Museo Nitsch la cuoca napoletana Teresa Iorio offrirà per l’occasione una degustazione sorprendente di una pietanza napoletana.\nLa Società Italiana Design della comunicazione visiva\, protagonista a Matera\, vorrà guardare dal Caleidoscopio del Museo i colori della città gemella di Matera\, Plovdiv\, che dalla Bulgaria festeggia anch’essa l’anno europeo della cultura. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Mario Costa - L'uomo fuori di sé
DESCRIPTION:18 dicembre 2018\nINIZIO ORE 17:30\nSala conferenze del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nMiniconvegno a partire da un libro.\nCon interventi di: Mario Costa\, Vincenzo Cuomo\, Maria D’Ambrosio\, Matteo D’Ambrosio e Filippo Fimiani. \n  \nIl Museo Hermann Nitsch è lieto di ospitare il miniconvegno Mario Costa. L’uomo fuori di sé (Mimesis\, Milano 2018) a cui interverranno\, oltre allo stesso Costa\, studiosi di vari settori.\nL’incontro sarà un’occasione per discutere del contributo dato da Mario Costa\, e dai suoi studi\, nel dibattito internazionale sull’impatto estetico-antropologico delle nuove tecnologie.\nCon riferimento alle sue recenti pubblicazioni\, e a quelle a lui dedicate\, si rifletterà sulla inedita prospettiva teorica inaugurata da Costa\, già nei primi anni Ottanta dello scorso secolo\, con concetti quali “estetica della comunicazione”\, “sublime tecnologico”\, “blocco comunicante”\, “estetica del flusso”\, ed ora “esternalizzazione tecnologica”.\nIn particolare\, il dibattito verterà sulle seguenti pubblicazioni: \nMario Costa\, L’uomo fuori di sé. La fotografia\, il fonografo e il telefono nella Parigi del XIX secolo\, Mimesis\, Milano 2018\nMario Costa\, Artmedia. L’oggetto estetico dell’avvenire. Storia di un progetto scientifico\, Kaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nAA.VV.\, Arti e tecniche nel Novecento. Studi per Mario Costa\, Kaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nMario Costa\, Technology\, communication and aesthetics of de sublime\, in AA.VV.\, Viva Voce. Conversations with italian philosophers\, State University of New York\, 2017 \nMario Costa (Torre del Greco 1936) filosofo e innovatore degli studi di Estetica\, alcuni suoi libri come Il sublime tecnologico (1990/1998)\, L’estetica dei media (1990/1999)\, La disumanizzazione tecnologica (2007)\, Dopo la tecnica (2015)\, ben noti in Italia e tradotti all’estero\, hanno dato l’avvio ad un dibattito internazionale sulle trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie nell’arte e nell’estetica\, ed hanno aperto il campo ad una filosofia della tecnica del tutto ignorata in Italia. È stato professore ordinario di Estetica presso l’Università di Salerno dove nel 1985 ha fondato e diretto “Artmedia”\, laboratorio permanente sul rapporto tra tecno-scienza\, filosofia ed estetica. Ha contemporaneamente insegnato all’Università “L’Orientale” di Napoli e alla “Sophia-Antipolis” di Nizza. \n  \nSINOSSI DELLE PUBBLICAZIONI\nMario Costa\nL’uomo fuori di sé. La fotografia\, il fonografo e il telefono nella Parigi del XIX secolo\nMimesis\, Milano 2018\nIl libro tratta degli effetti estetico-antropologici prodotti dalla apparizione\, nell’Ottocento\, delle prime tecnologie dell’immagine e del suono\, la fotografia\, il fonografo e il telefono\, ritenendo Parigi il luogo privilegiato di osservazione. Muovendosi sul doppio piano delle esplorazioni storiche e della teoria\, Costa ci consegna alla fine un quadro che\, ad un tempo\, getta luce sulle origini e indica la strada che stiamo percorrendo.\nMario Costa\nArtmedia. L’oggetto estetico dell’avvenire. Storia di un progetto scientifico\nKaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nIl libro ripercorre la storia di “ARTMEDIA”\, il Seminario/laboratorio permanente di estetica dei media e della comunicazione creato e diretto da Costa presso l’Università di Salerno\, per il quale\, tra l’altro\, tra il 1985 e il 2009\, sono stati organizzati\, tra Salerno\, Napoli e Parigi\, 10 convegni internazionali che hanno coinvolto un centinaio di teorici e di artisti di tutto il mondo.\nVincenzo Cuomo e Igor Pelgreffi (a cura di)\nArti e tecniche nel Novecento. Studi per Mario Costa\nKaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nIl libro contiene\, in omaggio a Mario Costa\, saggi di Roberto Barbanti\, Maurizio Bolognini\, Vincenzo Cuomo\, Matteo D’Ambrosio\, Diana Danelli\, Paolo D’Angelo\, Alice de Carvalho Lino\, Derrick de Kerckhove\, Roberto Diodato\, Filippo Fimiani\, Fred Forest\, Fabio Galadini\, Dario Giugliano\, Giuseppe O Longo\, Aldo Marroni e Carla Subrizi. Con un disegno di Gianfranco Baruchello.\nMario Costa\nTechnology\, communication and aesthetics of de sublime\, in AA. VV. Viva Voce. Conversations with italian philosophers\nState University of New York\, 2017\nSi tratta di una lunga intervista\, all’interno di un volume collettaneo in inglese che ne raccoglie altre ventidue\, nella quale Costa espone i principi della sua estetica e della sua filosofia della tecnica.\nL’obiettivo del libro è quello di permettere ai maggiori filosofi italiani\, tramite una serie di domande e risposte\, di esporre le linee fondamentali del loro pensiero.
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SUMMARY:SMASHING THE MYTH - Performing art from Croatia
DESCRIPTION:23 novembre 2018\nOPENING dalle 16:00 alle 23:00\nMuseo Hermann Nitsch \nScala Filangieri\nQuartiere Intelligente  \n  \nA cura di Adriana Rispoli e Zvonimir Dobrović. \nEvento organizzato da Quartiere Intelligente e Domino Project in collaborazione con Museo Hermann Nitsch\nCon il supporto di Ministero della Cultura della Repubblica di Croazia. \nSi ringraziano per la collaborazione DeA Capital per il Consorzio Ex Olivetti di Pozzuoli\, Ciro Esposito e Alessandra Gigante. \nAbbattereAbbattereAbbattere questo il fil rouge dei lavori in mostra e l’intenzione dei suoi organizzatori. Con un’accezione positiva\, Smashing the Myth celebra la distruzione come atto semantico per la costruzione di nuove realtà\, per il superamento dei limiti e delle categorizzazioni\, e per l’abbattimento dei confini fisici ed identitari. La performance come espressione artistica preferenziale contiene in luce le caratteristiche di dissolvimento del linguaggio e di osmosi tra le diverse forme d’arte ed in questa occasione si presenta nelle sue innumerevoli accezioni: dall’intervento nello spazio urbano al coinvolgimento diretto del corpo\, dall’azione simbolica alle sinestesie audio visive\, trovando nei primi esperimenti di video performance nell’Est Europa una sorta di battesimo generazionale. Smashing the myth presenta uno spaccato dell’arte croata oggi in qualche modo iconoclasta e provocatoria che restituisce un’immagine forte e combattiva di una generazione di artisti che se da un lato afferma con fierezza le proprie radici\, dall’altro reclama\, a ragione\, un’idea dell’arte libera dalla scure dell’economia e dal predominio del capitale. Oltre al costante interrogarsi sul valore e il potere dell’arte nella società\, è sempre presente il confronto diretto con la storia dell’arte in senso lato: dall’utopia russa dei primi del ‘900 all’amara ironia sul mercato dell’arte contemporanea\, passando per l’azzeramento delle barriere tra arte e vita. \nARTISTI: Igor Grubić\, Bruno Isaković\, Sanja Iveković\, Siniša Labrović\, Alen Sinkauz – Nenad Sinkauz\, Sandra Sterle. \n  \nPROGRAMMA \nMUSEO HERMANN NITSCH\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDalle 16.00 alle 21.00 \nIgor Grubić | Smash the Myth\nBruno Isaković | Fade Into\nSanja Iveković | Inter nos\nDalle 19.00 alle 21.00 \nSiniša Labrović | Artist Index \nIgor Grubić: Smash the Myth\nFotografia e banner dall’intervento nell’ex Fabbrica Olivetti\nMUSEO HERMANN NITSCH \nQualsiasi sia il medium scelto o la modalità di intervento fino ad includere lo stile personale di vita\, Igor Grubic applica coerentemente una visione politica al suo modo di vivere e quindi di fare arte. Smash the Myth è in qualche modo una tautologia con cui Grubic dichiara\, parafrasando l’ideologia radicale del poeta russo della rivoluzione Vladimir Mayakovsky\, che l’arte NON POLITICA non esiste perché qualunque espressione artistica\, o anche il solo pensiero\, non può che essere un gesto politico e riflettere la responsabilità che l’artista ha nei confronti della società. La sola scelta di esporsi ad un pubblico – e di scegliere a quale pubblico esporsi compreso quello del mero mercato dell’arte – è un atto politico. La serie Smash the Myth consiste in microinterventi negli spazi urbani in cui Grubic appone\, in maniera temporanea e talvolta illegale\, un banner in luoghi iconici di varie città. Iniziata a metà anni ’90 con il progetto Micro-Museum of Revolutionary Heritage la serie ha toccato diverse città come Berlino\, presso il Soviet War Memorial di Treptower Park e Dresda di fronte all’Accademia di Belle Arti\, e approda ora a Napoli nella mitica fabbrica Olivetti. Fondata nel 1955 su progetto dell’architetto razionalista Luigi Cosenza\, la ex Fabbrica Olivetti è simbolo della visione umanistica di un industriale illuminato la cui missione imprenditoriale era direttamente collegata al benessere dei suoi lavoratori. Con un’impostazione socialista ante litteram per l’Italia\, Adriano Olivetti\, a Pozzuoli come nelle altre sedi italiane delle sue fabbriche\, aveva voluto per i suoi dipendenti un luogo in simbiosi con la natura e dotato di tutti i servizi necessari convinto che il lavoro fosse strumento di riscatto sociale. All’interno di questo piccolo eden dei lavoratori\, Grubic ha scelto di apporre il suo “motto” su quella che un tempo era stata la biblioteca\, luogo per antonomasia per l’arricchimento dello spirito. \nIgor Grubić (Zagabria\, Croazia 1969) è noto per il suo attivismo politico e morale e per le sue operazioni negli spazi pubblici\, spesso nati in un’atmosfera misteriosa di anonimato\, che mirano a generare nuovi significati come la serie 366 Liberation Rituals (2008) o Black Peristyle (1998). Attivo dagli anni 90 il suo lavoro include performance\, fotografia e video e dal 2000 inizia a lavorare anche come produttore di film. I suoi lavori sono stati esposti in numerose rassegne ed istituzioni internazionali tra cui Manifesta 4 (Frankfurt); Tirana Biennial 2; 11.Istanbul Biennial; 4.Fotofestival (Mannheim); Manifesta 9 (Genk); Gwangju Biennale 20th Anniversary Special Project; ‘East Side Stories’ Palais de Tokyo (Paris); Thessaloniki biennale 5- Ident-alter-ity; ‘The Value of Freedom’\, Belvedere 21 (Vienna); ‘Zero Tolerance’\, Moma PS1 (NY). In Italia tra le altre ha partecipato a Present Future ad Artissima nel 2001 e alle mostre Il Piedistallo vuoto e Gradi di Libertà al Museo Civico Archeologico e al Mambo di Bologna nel 2014 e nel 2015. Nel 2016 è stato ospite del Quartiere Intelligente con la proiezione del film Monument.\nRappresenterà la Croazia alla prossima 58° Biennale di Venezia.\nBruno Isaković: Fade Into\nMUSEO HERMANN NITSCH \nFade Into è una performance di lunga durata concepita in relazione diretta con collezioni permanenti in musei e gallerie. L’artista sceglie un’opera d’arte e inscena una live installation relativa al suo valore politico ed artistico. Durante le cinque ore di performance\, un insieme di interpretazioni e connotazioni dell’opera scelta diventano la “tela” sulla quale il performer proietta la sua voce e il suo corpo.\nElementi costitutivi della performance sono riferimenti testuali che esaminano nello specifico il medium dell’opera\, il suo contesto\, il contenuto\, lo sfondo storico e le sue particolarità. Leggendo queste tracce e offrendole al pubblico\, l’artista riempie lo spazio con prospettive intangibili e aspetti corporei\, in stretta relazione con l’opera selezionata ed il suo immediato contesto. I contorni fisici e i confini tra il corporeo e l’intangibile diventano gradualmente sfocati mentre il corpo del performer si fonde in un colore che\, infine\, domina lo spazio. Questo avviene attraverso lenti\, minuziosi movimenti ripetitivi con i quali l’artista dipinge il suo intero corpo fino al dissolversi degli stessi movimenti\, lasciando lo spettatore davanti all’immobilità scultorea del performer. L’incarnazione di tutti i significati accennati ed espressi emerge come un’installazione dal vivo che offre un cambio di paradigma ai visitatori in relazione a uno spazio e un’opera d’arte particolari in un museo.\nLa performance Fade Into è stata realizzata al Reina Sofia di Madrid\, al MAMBO di Bologna\, Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria e alla Glucksmann Gallery a Dublino\, usando sempre un’opera diversa come punto di riferimento. \nBruno Isaković è un performer e coreografo residente a Zagabria. Laureato nel 2009 in danza contemporanea alla Amsterdam School of the Arts\, dal 2011 al 2015 è stato membro del Contemporary Dance Studio\, la più antica compagnia di danza contemporanea croata. È anche fondatore e direttore artistico del Sounded Bodies Festival di Zagabria dedicato all’esplorazione delle relazioni tra voce e movimento\, suono e corpo.\nIsaković conduce regolarmente workshop e insegna lezioni di danza (Bilgi Università delle arti performative – Istanbul\, Dipartimento di danza contemporanea all’Accademia d’Arte Drammatica – Zagabria\, TSEKH Summer School – Mosca\, ecc.).\nHa vinto numerose borse di studio tra cui il Jury Award e il Best Solo Dance al Solo Dance International Festival di Budapest\, e il Premio Nazionale Croato 2016 come miglior coreografo per lo spettacolo “Denuded”.\n  \nSanja Iveković: Inter nos (1978)\nVideo\, 60 minuti\, bianco e nero\, suono\nCourtesy MSU\, Zagreb\nMUSEO HERMANN NITSCH \nUno dei primi lavori di Sanja Iveković\, il primo in assoluto in cui fa uso della registrazione nella performance con videocamere\, Inter nos\, enfatizza l’interazione instaurata tecnicamente con il pubblico. L’opera partecipativa consisteva in due stanze collegate da due circuiti televisivi chiusi\, senza un collegamento audio\, e uno spazio d’ingresso dove avveniva una trasmissione diretta per il pubblico. “Durante l’intera azione\, io sono chiusa in una stanza\, quindi invisibile al pubblico. I visitatori entrano uno alla volta nella seconda stanza. Tra di noi si sviluppa un dialogo mentre interferisco con l’immagine sullo schermo del visitatore provocando una sua particolare reazione. Contemporaneamente\, il resto del pubblico riceve l’immagine dello stesso partecipante.” (Sanja Iveković)\nL’indagine sulle forme di relazione tra artista e pubblico\, l’angolo di visione e l’interazione tra oggetto e osservatore sono alla base della ricerca artistica di Sanja Ivekovic. \nFin dalla sua prima apparizione nel contesto della “New Art Practice” in Jugoslavia nei primi anni ’70\, Sanja Iveković (nata nel 1949 a Zagabria) esplora la costruzione di immagini mediatiche per rivelare e sovvertire le forme di potere che esse nascondono ed usarle poi per i propri scopi. Il suo impegno femminista – legato principalmente all’immagine della donna a alla sua critica mediatica – si è esteso nel tempo ad un’analisi delle condizioni istituzionali e dei rituali del mondo dell’arte. Iveković è stata tra i primi artisti in Jugoslavia a combinare performance e video arte e a coinvolgere attivamente il pubblico in forma di presenza e assenza reali. Negli anni ’90 il suo lavoro diventa più politicamente orientato\, avviando importanti progetti come attivista politica. Iveković ha esposto in numerose mostre internazionali\, tra cui le tre più recenti Documenta a Kassel\, Tate London e MOMA New York.\n  \nSiniša Labrović: Artist Index\nMUSEO HERMANN NITSCH \nBasata sulla discussione in corso sui sistemi del mercato e del marketing dell’arte\, questa performance si inserisce al momento giusto in un dibattito attivo da molto tempo sui MITI costruiti dal mercato dell’arte che oggi tocca l’acme arrivando a mettere all’asta un’opera\, farla a pezzi sotto lo stupore di tutti e immediatamente rivalutarla con un doppio valore. È questo l’elemento sorprendente\, persino creativo\, del mercato dell’arte\, la sua aleatorietà. Pertanto\, ormai la conditio sine qua non per la sopravvivenza e il successo nella scena contemporanea di un artista passa esclusivamente per il mercato attraverso il lavoro del gallerista. Un artista è tale solo se è “rappresentato”\, e se il proprio lavoro è offerto in vendita in una delle importanti fiere d’arte internazionali. La performance celebra coloro che ce l’hanno fatta\, quelli che hanno un nome\, quelli che sono indicizzati. Allo stesso tempo\, rimpiange coloro che sono rimasti indietro e che formano il mare magnum degli anonimi\, degli sconosciuti… ma il dispiacere per chi è rimasto indietro si mescola con lacrime di invidia. \nSiniša Labrović è un artista multimediale originario di Sinj\, una piccola città della Croazia. La sua comparsa nel panorama artistico croato negli anni 2000 è stata a dir poco esplosiva. Sin dall’inizio ha stimolato l’immaginazione del pubblico\, dei media e dell’intera comunità artistica in Croazia attraverso un lavoro che\, nella sua semplicità\, può essere descritto come politico\, crudo\, umoristico e brillante\, ma soprattutto sempre audace e diretto. Le sue performance hanno affrontato e confrontato temi scottanti della pedofilia\, della corruzione\, dell’abuso di potere politico o della mitologia del nazionalismo\, così come genuine questioni filosofiche sull’essere\, sul senso dell’esperienza umana o sulla responsabilità sociale. Nel 2005 ha attirato l’attenzione dei media mondiali (Reuters\, BBC\, Ansa\, New York Post\, The Guardian\, The New York Times\, NBC\, ABC) con il lavoro “Flock.org” in cui i veri concorrenti in un reality show erano delle pecore. Sue opere sono in collezione al Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria\, alla Galleria di Belle Arti di Spalato\, al Museo di Arte Moderna di Dubrovnik e fanno parte di numerose collezioni private. Nel 2009 espone all’11° Biennale di Istanbul e nel 2012 rappresenta la Croazia alla 13° Biennale di Architettura di Venezia\, intitolata Common Ground\, insieme a Pula Group\, Hrvoslava Brkušić\, Igor Bezinović e Boris Cvjetanović.\n  \nSCALA FILANGIERI | QUARTIERE INTELLIGENTE\nScala Montesanto 3\, Napoli\nDalle 21.15 alle 21.30 \nSandra Sterle | Visiting Reality \nIniziato a Belgrado nel 2012 e proseguito a Parigi nello stesso anno\, il progetto Visiting Reality si basa sull’idea che l’identità nazionale coincida con il MITO su cui si costruisce il mondo contemporaneo a tal punto che i popoli iniziano a credere che quest’identità\, sia l’essenza del loro essere. Siamo tutti consapevoli del fatto che la storia è più complessa e che il fatto che ci identifichiamo con un certo popolo solo in base ai meri i confini geografici sia un semplice eufemismo. Con la sua carriera da artista\, Sterle ambiva ad espandere la sua coscienza sulla complessità del sé e del mondo contemporaneo ed invece constata nel presente solo il senso di decadimento che permea l’ambiente sociale e politico in cui vive. La performance mette a confronto la mitologia nazionale di due paesi utilizzando come dispositivo artistico i kitsch souvenir turistici che in fin dei conti si rivelano piuttosto simili qualitativamente ed esteticamente. Fracassandoli al cospetto del pubblico e ridotti in polvere\, formano una sorta di realtà astratta. Si è finalmente così in grado di iniziare a “leggere” oltre il “materiale” mentre ci si avvicina alla complessità di cui sono fatte le nostre vite. L’artista usa l’atto della distruzione come metodo di creazione mettendo sotto esame due forze opposte. \nSandra Sterle è originaria di Spalato e usa diversi linguaggi artistici quali film\, installazione\, fotografia e performance. È docente di performance art e video all’Accademia d’Arte di Spalato in Croazia. Si è diplomata presso il Dipartimento di Scultura dell’Accademia di Arti Visive di Zagabria e ha proseguito i suoi studi presso il Dipartimento di Cinema e Video della Kunstakademie di Düsseldorf\, 1995-96 (con il professor Nan Hoover). Le sue opere sono state presentate in numerose istituzioni artistiche internazionali: Museo d’Arte Contemporanea\, Zagabria; Kunsthalle Fridericanum\, Kassel; Museo Ludwig\, Aachen; Museo d’Arte Moderna\, Arnhem; Gate Foundation\, Amsterdam; W139 Gallery\, Amsterdam; Museo de Arte & amp; Disegno Contemporaneo\, Costa Rica; Museo Nazionale Centro d’Arte Reina Sofia\, Madrid; Instytut Sztuki Wyspa\, Gdansk; Accademia di Berlino\, Berlino; Museet per Samtidskunst\, Roskilde; Fundacio Antoni Tapies\, Barcellona; Location 1 Gallery di New York; Artist Space\, New York; ecc. Le sue opere fanno parte di diversi archivi pubblici e collezioni tra cui MMSU\, Fiume; Galleria d’Arte a Spalato e di collezioni private.\nQUARTIERE INTELLIGENTE\nScala Montesanto 3\, Napoli\nDalle 21.30 alle 22.30 \nAlen Sinkauz e Nenad Sinkauz\nVideo by Ivan Marusic Klif\nPerformance audio visiva \nLo stile performativo di Alen e Nenad Sinkauz attira immediatamente il pubblico con un’abile tecnica d’improvvisazione\, frutto in realtà di un preciso processo per creare istantaneamente composizioni inaspettate. Gli elementi sonori e visivi dei loro concerti sono ulteriormente definiti dall’architettura e dalle caratteristiche acustiche dello spazio in cui giocano\, condizionando l’esito di ogni esibizione. Grazie ad una complessa elaborazione delle principali fonti di suono come chitarre\, bassi\, oggetti di varia natura\, microfoni e pick-up\, oltre alla “field recording”\, il sistema di amplificazione e la qualità di risonanza dello spazio diventano una parte significativa del quadro sonoro finale. Questa performance è una sinergia tra tutti gli elementi che sono riuniti non solo sul palco ma ovunque nello spazio. Il materiale musicale che viene creato da questo continuo accumulo e aggiornamento di suoni rimanda all’industrial\, alla techno e al noise\, ma allo stesso tempo resta avvolto in un’atmosfera astratta che nel tempo assume forme semplici e sempre diverse. La performance gioca sul potere sinestetico del suono\, da un lato appagando la fiducia nel riconoscimento e dall’altro introducendoci più in profondità nella struttura stessa del suono. \nAlen Sinkauz e Nenad Sinkauz\, originari di Pola\, Istria\, sono laureati e poi specializzati in studi di filologia musicale ed etnomusicologia a Padova. Come compositori e interpreti\, negli ultimi 20 anni hanno preso parte a vari progetti musicali\, teatrali\, di danza contemporanea\, multidisciplinari\, radiofonici\, sonori e cinematografici. Il loro lavoro artistico\, soprattutto dal vivo\, è principalmente orientato all’esplorazione di forme musicali non convenzionali\, musica improvvisata e creativa.\nHanno composto la colonna sonora per l’acclamato lungometraggio Zvizdan / The High Sun di Dalibor Matanić (Il premio della giuria “Un certain regard” al Festival di Cannes 2015) e per il film croato-norvegese Goran diretto da Nevio Marasović (Golden Arena premio per la migliore colonna sonora al Pula Film Festival\, 2017). Negli ultimi due anni composto colonne sonore di numerosi film croati e internazionali\, tra cui i cortometraggi d’animazione “Technement” di Branko Farac e “Kako se kalio čelik/Come si temperava l’acciaio” di Igor Grubić. Nel 2002 i fratelli Sinkauz fondano una band\, East Rodeo\, coinvolgendo un gruppo internazionale di musicisti jazz e rock che mettono insieme musica avant-rock\, elettronica\, noise e improvvisata\, pubblicando tre album con musicisti di fama internazionale come Marc Ribot\, Greg Cohen e Warren Ellis. Nel 2010 i fratelli Sinkauz hanno fondato il festival internazionale di musica sperimentale e improvvisata a Pola\, chiamato Audioart. Hanno suonato e presentato le loro opere in innumerevoli festival\, gallerie\, club e svariati luoghi negli Stati Uniti\, in Europa e in Giappone.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018 \n© photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Siniša Labrović “Artist Index”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Siniša Labrović “Artist Index”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Alen Sinkauz e Nenad Sinkauz\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Jeanne Liotta - Break the sky
DESCRIPTION:22 giugno 2018 – 6 luglio 2018\nOPENING 22 GIUGNO ORE 14:00\nCapriata del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa video-installazione In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us e le opere di Jeanne Liotta\, in collaborazione con Microscope Gallery New York. \nLa video installazione di realtà aumentata In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us\, come Sky TV di Yoko Ono del 1966 – a cui il lavoro rende omaggio – trasmette un collegamento dal vivo del cielo esterno nella capriata. L’appropriazione e la dimestichezza d’uso delle nuove tecnologie da parte di Liotta consentono all’opera di estendersi oltre i limiti del cielo visibile. Le immagini video riprese in tempo reale dagli smartphone installati sul tetto dell’edificio sono sovrapposte a rendering computerizzati di pianeti\, stelle\, costellazioni e altri corpi celesti\, nonché a stazioni spaziali\, “spazzatura” e altri oggetti noti nell’orbita terrestre. \nIl video dal vivo fruibile nell’orario pomeridiano del Museo – dalla luce del primo pomeriggio all’oscurità della sera – agevola l’esperienza di movimento della nostra Terra\, specialmente in relazione ad altri pianeti e sistemi stellari: la nostra posizione di Napoli ruota a circa 750 miglia orarie sull’orbita del pianeta attorno al sole alla velocità di 67.000 miglia orarie nel sistema solare che circola nella galassia a 483.000 miglia orarie\, ecc. \nInoltre in mostra ci sono delle selezioni di due serie correlate di acquerelli e inchiostri su carta ed una serie di fotogrammi dell’artista. \nGli acquerelli Bruno Studies si basano sulla sagoma della statua di Giordano Bruno\, che si trova a Roma in Piazza Campo de’ Fiori\, dove nel 1600 fu arso sul rogo per aver rifiutato di revocare quelle che erano considerate visioni eretiche\, come insistere che il nostro sole è solo uno dei tanti e l’universo è infinito\, e spesso incorporano il testo dei suoi scritti De l’Infinito\, Universo e Mondi (1584). \nLa serie Nightly Studies – acquerelli gansai e inchiostro sumi su carta – trova Liotta mentre crea le sue mappe del cielo di notte osservato da varie località del mondo durante le sue ricerche. L’uso dettagliato e multistrato di sfumature di blu insieme all’applicazione minimale e gestuale di inchiostro nero sulla pagina attirano connessioni visive tra la scala umana e quella cosmica: schizzi di inchiostro formano la Via Lattea\, un puntino di colore una galassia lontana. \nLa serie di fotogrammi Articuli realizzati a mano in camera oscura si ispirano all’immaginario e alla struttura dei diagrammi copernicani (xilografie) del filosofo e ex frate domenicano Giordano Bruno. Tra le sue idee c’erano che il sole è una stella\, che altre stelle hanno sistemi solari simili al nostro e che l’universo è infinito. Un ulteriore informazione sugli articoli di Bruno: 42 xilografie iconografiche accompagnano la monografia di Giordano Bruno stampata nel 1588 Articuli centum et sexaginta Adversus Matematicos (Centosessanta Articoli contro i matematici). I diagrammi non sono rappresentazioni rigorose della meccanica celeste\, ma strumenti descrittivi e immaginari per una rappresentazione eliocentrica del mondo\, che Bruno ha immaginato non come singolare ma come spazio multidimensionale di possibilità infinite. \nJeanne Liotta realizza film\, video\, e anche video-proiezioni\, opere su carta\, e fotografie\, con tematiche che spesso si intersecano tra arte\, scienza\, filosofia naturale ed effimero. Il suo film 16mm più noto Observando El Cielo ha ricevuto numerosi riconoscimenti\, tra cui il Tiger Award al Rotterdam International Film Festival\, ed è stato votato tra i migliori film del decennio da The Film Society of Lincoln Center. Nel 2013 Anthology Film Archives ha presentato The Real World at Last Becomes a Myth\, una retrospettiva completa delle sue opere in film e video\, e nel 2014 Jeanne ha ricevuto una commissione per lavorare con gli scienziati del clima NOAA a Boulder\, Colorado per creare un’opera di proiezione a 360 gradi per Science on a Sphere. I suoi collage The Tiffany One-Cuts estratti da pagine del New York Times sono stati incorporati nelle installazioni dell’artista Nancy Shavers per la Derek Eller Gallery (2016) e per il Padiglione USA/Biennale di Venezia (2017).\nhttp://www.jeanneliotta.net/ \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view\, Break the sky\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2018 \nJeanne Liotta \nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 18th Edition
DESCRIPTION:21 giugno 2018\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \n22 e 23 giugno 2018\nBelvedere Museo Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nINDEPENDENT-FILM-SHOW-18th-Edition-PROGRAMMA-2018 \nIndependent Film Show 18th edition\, rassegna internazionale dedicata al experimental film\, coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale\, incrementa le esperienze sensoriali dei propri ospiti che per tre giorni possono partecipare alla proiezione di films in pellicola 16mm (molti in prima visione Italiana)\, al concerto di Bernhard Schreiner\, e alle expanded cinema performances di Jeanne Liotta\, Canecapovolto\, Bea Haut\, e Helga Fanderl\, da giovedì 21 giugno in Vigna San Martino\, venerdì 22 e sabato 23 giugno sul Belvedere Museo Nitsch. Dal 22 giugno al 6 luglio nella Capriata Museo Nitsch è fruibile la video-installazione In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us e le opere su carta di Jeanne Liotta\, in partnership con Microscope Gallery New York. \nIl solstizio estivo del 21 giugno offre l’occasione di eseguire il primo programma nella preziosa Vigna San Martino e concede a un selezionato pubblico di partecipare\, su invito\, ad una lunghissima notte di proiezioni e live expanded cinema performances fino al sorgere del sole. \nDue films di Jeanne Liotta\, artista americana che\, riprendendo le teorie di Ralph Waldo Emerson\, interseca l’arte\, la scienza e la filosofia naturale nel suo complesso science project: proiettati e modificati dal vivo dall’artista\, Affect Theory(2013)\, composto da due films sistemati in posizione planetaria e satellitare\, e Path of Totality\, realizzato a seguito dell’eclissi solare totale dell’agosto 2017\, ci trasportano all’interno di un allineamento celestiale. \nCanecapovolto\, formato a Catania nel 1992 sul modello della confraternita filosofica\, sperimenta la “dissonanza cognitiva”\, circuit bending e radiodrammi\, collages su carta… è tra le zone d’ombra tra ascolto e visione che fonda la sua identità ed il suo messaggio: il video Nembutal (2015) è preludio per NAGNAGNAG performance circuit bending\, ovvero la modifica dei circuiti di strumenti musicali\, giochi per bambini etc. e la pianificazione del corto circuito come prassi espressiva per suggerire il caos! Musica e Rumore diventano improvvisamente categorie dai confini instabili. È un punto di non-ritorno. Il Circuit bending sta alla Musica come il Found footage sta al Cinema. \nIl programma Free your perceptions a cura di Raffaella Morra è un viaggio della mente o uno studio profondo dell’apparato filmico e delle possibili raffigurazioni prodotte dall’interazione con l’osservatore che partecipa ad un’avventura della percezione libero da preconcetti e classificazioni. \nI dieci films e video esplorano i confini della conoscenza: Christin Turner nel HD video Vesuvius at Home (2017) disvela una simbiosi tra il cinema\, la memoria e la spirale del tempo\, e Victory to Loss Ratio (2013-14) di Bernhard Schreiner prova ad ottenere immagini e suoni sincronizzati nella mente; nel film Heat Shimmer (1978) Arthur e Corinne Cantrill trasformano il paesaggio dell’Australia centrale in vari gradi di luccichii\, mentre Paul Clipson in Sphinx on the Seine (2009) medita su una serie di brevi ed enigmatiche immagini da ogni luogo del mondo. Vicky Smith in My Moon Her World (1995) combina l’animazione con l’azione dal vivo trattata – pixellata\, rifilmata\, in slow motion\, e in Réminiscences (2001-2020) di Olivier Fouchard le immagini girate ad Auvergne nella primavera del 2001 assumono l’aspetto di cose sognate dai colori irreali con l’aggiunta di found footage; Comfort Stations (2018) di Anja Dornieden & Juan David González Monroy è un test psicologico trovato per caso e di cui non si sa nulla degli autori; I don’t think I can see an island (2016) di Christopher Becks e Emmanuel Lefrant è un film di avventure non-euclidee simbolicamente autentiche; Take-Off (2006) è un’opera collaborativa originata dal work-in-progress tra Katherine Liberovskaya e il compositore Al Margolis che attivano una relazione tra immagini\, suoni e i processi di montaggio; Heliocentric (2009) dei Semiconductor usa la fotografia time-lapse e il tracciamento astronomico per disegnare la traiettoria del sole attraverso una serie di panorami.Di solito è quasi impossibile visualizzare come la terra si muove intorno al sole\, anche se sappiamo che è vero\, invece ‘vediamo’ il sole che si muove intorno a noi. \nBea Haut è artista e film-maker in forma espansa\, multimediale e spesso reattiva all’ambiente\, le sue opere alludono alla percezione di momenti\, spazi e azioni interconnessi tra loro. Venerdì 22 giugno per il programma Matters of Being Bea Haut ha scelto undici films di film-makers del Regno Unito che provano a penetrare la materialità enigmatica della pellicola filmica\, evocando una zona interattiva tra oggetto e soggetto\, in cui sorge un intreccio di vitalità\, esistenza ed evento. \nCripps at Acme (1981) di William Raban è la documentazione della performance di Steve Cripps\, artista selvaggiamente sregolato e forse genuinamente instabile di quel tempo. The Hut (1973) di John Smith è un esperimento con dei ritmi visivi che anima le fotografie fisse di un edificio in disfacimento. Attraverso un intreccio ritmico il film Chameleon (1990) di Tanya Syed si muove silenziosamente verso un punto di confronto con il mondo esterno\, enfatizzato in modo sconvolgente dall’unico suono del film. Talking to a Stone (1993) di Inger-Lise Hansen crea un equilibrio fragile e illusionistico tra le forze di creazione e distruzione nel tempo. 9 Objects (2016) di Bill Leslie fa parte di un progetto dal titolo ingannevolmente semplice\, ‘cosa succede alla scultura quando viene filmata e fotografata?’ e in pratica esplora le potenziali relazioni tra gli oggetti scultorei e i diversi media di rappresentazione. Due films di Laura Hindmarsh: Self Registration (2015) un atto di auto-allineamento utilizzando la stampa a contatto manuale e Finding Focus (2016) girato a Lake George in Australia per provare a dar soluzioni ai miti che circondano l’improvvisa fluttuazione del volume del lago. Mary Stark in Button Box Blast (2016) filma l’esplosione di una scatola di bottoni in uno schema casuale di luci e suoni ottici. Due films di Jenny Baines entrambi in doppia proiezione 16mm per documentare due brevi performances: Untitled (Insertional) (2014) due cineprese bolex\, una corda\, due artiste e un albero\, e Untitled (#1 25/25 x 10/4) (2016) correre intorno a un albero ripetutamente finché ci si lega ad esso. Vicky Smith in Small things moving in Unison (2018) si confronta con i problemi puramente plastici che persistono nel film realizzato a mano\, dei segni di registrazione nello stesso punto su una serie di fotogrammi. \nPer approfondire la dinamica di creazione filmica\, nel programma Mattering and Uttering Bea Haut rivela la sua opera filmica selezionando dieci films bianco/nero: lavorare con il film 16mm in modo materialista e fai-da-te consente una risposta concreta tra l’artista e i propri materiali. Questo diventa un intreccio di pensiero\, essere e fare\, che attiva un’organizzazione sia di sé che del materiale. Si inizia da Pending (2016)\, un film performance di 100 piedi di lunghezza (30\,48 metri) formato dal pubblico in un ‘loop dal vivo’ prima di esser proiettato\, creando un’empatia tra spettatori e artista. \nSabato 23 giugno lo splendido tramonto fruibile dal Belvedere del Museo Nitsch è ideale panorama per il concerto The magnetism of knowing and not knowing di Bernhard Schreiner: una performance in cui le strutture sonore sono sviluppate dal vivo sulla base della ‘composizione istantanea’ (chiamatela improvvisazione se si vuole)\, usando una cetra\, degli effetti e dei loop\, del software (per l’elaborazione dal vivo di input) e tante piccole parti per interferire con le corde della cetra (martelletti\, pennelli\, molle metalliche\, fermacapelli\, archetto\, ecc.). \n“…Una volta che si è sviluppata una soddisfacente struttura di auto-mixing si potrebbe lasciar sola per un po’ (oppure non)\, forse permettendomi di fare un passo indietro e ascoltare le trasformazioni di auto-mixing in evoluzione. Potrei tornare a interferire ulteriormente con la configurazione\, la sovraincisione\, ecc. o anche ricominciare il concerto da zero (oppure non).”   Bernhard Schreiner \nHelga Fanderl continua ad innovare le tecniche di impressione e montaggio della pellicola Super 8mm e dalla metà degli anni ‘80 ha realizzato oltre seicento films\, ognuno di circa tre minuti\, montati in fase di ripresa nella cinepresa. I suoi film si originano da un’osservazione intensa e da un affinato approccio d’improvvisazione con reazioni rapide e tempismo di risposta. \nConstellations è un montaggio temporaneo di ventiquattro brevi films (1992-2016) di alcuni aspetti dell’opera di Helga Fanderl che evocano corrispondenze e contrasti\, sperimentando così un’intensa forma di microcosmo e nello scorrere silenzioso dei fotogrammi si può fluttuare in un limbo di associazioni mentali senza tempo e spazio. \n“…Maneggiare il proiettore\, cambiare le bobine\, mettere a fuoco e fare il quadro\, introdurre personalmente i miei programmi e discutere del mio modo di fare cinema – tutto questo contribuisce a creare un evento dal vivo e una performance unica che corrisponde in pieno alla poetica dei miei films”.  Helga Fanderl
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SUMMARY:“Auerhaus” / “La nostra casa” di Bov Bjerg
DESCRIPTION:11 aprile 2018\nLETTURA E DIBATTITO ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nHöppner\, Vera\, Pauline\, Cäcilia\, Harry… un gruppo di amici e una promessa: la loro vita non sarebbe stata un semplice avvicendarsi di nascita-scuola-lavoro-morte. Per questo motivo e per proteggere chi fra loro – Frieder – ha tentato il suicidio\, decidono di andare ad abitare tutti insieme in un’ex fattoria. Una casa in cui vivere senza adulti\, un luogo condiviso nella Germania degli anni Ottanta che battezzano Auerhaus.\nUna storia di gioventù\, di amicizia e amore\, una magica alchimia che Bov Bjerg crea tra questi sei ragazzi idealisti che impareremo a sentire molto vicini e che\, pagina dopo pagina\, ci conquisteranno al punto da voler vivere nell’Auerhaus\, lottare insieme a loro per la felicità\, come se fosse una questione di vita o di morte. \nDialogano con l’autore\, Franco Filice (traduttore dell’edizione italiana) e la germanista Daniela Allocca. \nBov Bjerg\, nato nel 1965\, è scrittore e cabarettista. Vive a Berlino\, dove ha fondato diversi palchi letterari. Autore del romanzo „Deadline” (2008) e del volume di racconti „Die Modernisierung meiner Mutter” (2016)\, la sua fama è legata soprattutto al romanzo „Auerhaus” (Aufbau Verlag – Blumenbar\, 2015\, tradotto in Italia da Keller editore)\, che in Germania è rimasto per ben due mesi nella top ten della narrativa e per quasi nove nella lista dei best seller. Un libro che ha conquistato tutti\, critici e lettori\, giovani e adulti\, rappresentato a teatro e letto nelle scuole\, e che presto approderà anche sul grande schermo.
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SUMMARY:Antonio De Luca. Navigare la rotta
DESCRIPTION:12 febbraio 2018\nINIZIO ORE 17:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n  \nNella prestigiosa cornice del Museo Hermann Nitsch di Napoli\, ospite della Fondazione Morra\, lunedì 12 febbraio alle ore 17:00 si svolgerà un evento-presentazione dell’antologia delle liriche del poeta-marinaio Antonio De Luca. \nI testi\, presenti anche nelle traduzioni in dodici idiomi ad opera di altrettanti poeti madrelingua\, saranno declamati dall’attrice Margherita Vicario\, accompagnata dalla performer Irene Gallardo e dalla musicista Julia Primicile Carafa. \nNavigare la rotta\, come sottolinea anche Luciano Canfora\, è «un tributo alla grecità». Il poeta ci porta con sé nei suoi vagabondaggi per terra e per acqua\, tra Itaca\, Atene e perfino Bisanzio. Nota\, infatti\, Paolo Mieli che «il mare di De Luca è quello da cui viene tutta la nostra civiltà». \nLa presentazione\, introdotta da Giuseppe Morra\, direttore del Museo\, verrà poi arricchita dagli interventi di Maria Margotta e Francesco D’Episcopo\, dell’Università Federico II di Napoli\, Michele Bernardini\, dell’Università L’orientale di Napoli e Andrea Simi\, scrittore e grecista. All’evento prenderanno parte anche l’autore\, Antonio De Luca\, e l’editore\, Sandro Teti. \n 
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SUMMARY:VOCI E ALTRI INVISIBILI: RZECZY COSE
DESCRIPTION:2 dicembre 2017\nDOPPIO SPETTACOLO ORE 19:00 E 21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA partire dal 2 dicembre la Casa del Contemporaneo – centro di produzione napoletano riconosciuto dal MiBACT\, nato dall’incontro di tre anime artistiche in dialogo tra loro per storia e confronti comuni: Le Nuvole\, Salerno Contemporanea e la Compagnia Enzo Moscato.  – presenta la rassegna “Voci e altri Invisibili”\, performance\, spettacoli\, proiezioni e incontri in luoghi non teatrali ma d’arte contemporanea. \nLa rassegna si affianca alla programmazione 2017-18\, Young\, in corso al Teatro dei Piccoli\, dedicata al teatro per l’infanzia e ragazzi. \nPrimo appuntamento\, sabato 2 dicembre\, con Deflorian-Tagliarini\, a seguire: Enzo Moscato\, i Fratelli Dalla Via\, Il Nullafacente di Santeramo-Bacci\, un incontro con Virgilio Sieni e la proiezione della sua prima opera-video\, R.OSA di Silvia Gribaudi con Claudia Marsicano\, le Albe di Martinelli e Montanari con il loro primo film e le Letture Campianesi. \nOtto titoli per tre luoghi d’arte contemporanea della città si avvicenderanno da dicembre fino alla primavera inoltrata tra il Museo Nitsch\, Casa Morra e il Museo MADRE che ospiteranno nei loro spazi e ambienti un percorso alla ricerca del contemporaneo e del dialogo tra le forme e i linguaggi\, con date uniche in prima assoluta a Napoli. \nUna proposta che vuole confermare la ‘vocazione contemporanea’ del centro di produzione e alimentare il dialogo tra linguaggi e forme d’arte e stimolare connessioni e confronti tra gli spazi cittadini. \nIl titolo della rassegna Voci e altri Invisibili prende spunto dalla creazione di Enzo Moscato\, in forma di performance\, secondo appuntamento in programma e anche omaggio al drammaturgo\, attore e regista\, appena candidato agli Ubu per il premio alla carriera. Il calendario della rassegna propone una scansione di appuntamenti\, uno o due volte al mese\, fino alla fine di aprile: \nsi inizia con la compagnia Deflorian/Tagliarini che presenta per la primavolta a Napoli RZECZY/COSE\, ideazione e performance di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini\, che arrivano a Napoli dopo una lunga residenza e una tournée in Francia e il successo del loro ultimo spettacolo Il cielo non è un fondale (sabato 2 dicembre – Museo Nitsch; doppio spettacolo: ore 19 \ 21 *spettacolo per numero limitato di persone). \nIl secondo appuntamento è con Enzo Moscato e il suo VOCI E ALTRI INVISIBILI \n(da cui il titolo della rassegna) una performance che si avvicina alle storie di fantasmi\, “un incontro dell’umano e del familiare con l’elemento mitico e favoloso che da sempre a Napoli abita i cuori e le case” (sabato 10 febbraio – “Casa Morra”) \nA fine febbraio arrivano dal Veneto i Fratelli Dalla Via\, Marta e Diego\, che tra il comico e il surreale portano a Napoli DRAMMATICA ELEMENTARE\, il loro “dissacrante abbecedario contemporaneo in forma di racconto” (domenica 25 marzo – Casa Morra) \nIn doppio appuntamento\, al Museo Madre arriva il teatro della Toscana\, da Pontedera a Napoli\, l’atteso testo di Michele Santeramo – IL NULLAFACENTE – regia di Roberto Bacci definito “un paradosso sulla ricerca della felicità” compiuto da quattro attori (tra cui lo stesso Santeramo) (sabato 24 e domenica 25 febbraio – Museo Madre). \nAl Museo Madre\, a fine marzo\, è in programma un incontro per conoscere meglio il lavoro di Virgilio Sieni\, coreografo e danzatore che\, del contemporaneo e della ricerca sugli spazi e sul gesto\, anche quotidiano e imperfetto\, applicato alla danza ha fatto il proprio stile. Sieni presenterà la sua prima volta come film-maker nell’opera-video\, IL GIARDINO DELLE ERBACCE. \nIn aprile arriva al MADRE Silvia Gribaudi con R.OSA 10 esercizi per nuovi virtuosismi uno spettacolo al confine tra danza e performance che raccoglie ovunque consensi e curiosità. In scena Claudia Marsicano\, giovane attrice di grande talento\, dalla fisicità dirompente\, napoletana di origine e milanese di adozione\, candidata al premio Ubu (giovane attrice-under 35) per il secondo anno consecutivo (domenica 8 aprile – Museo Madre). \nA fine aprile\, chiusura di stagione al MADRE: doppio appuntamento con il Teatro delle Albe di Marco Martinelli e Ermanna Montanari che presentano il loro primo film\, ispirato allo spettacolo teatrale VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI\, di Marco Martinelli\, con Ermanna Montanari\, Elio De Capitani\, Sonia Bergamasco e gli attori del Teatro delle Albe. Ermanna Montanari\, in forma di lettura scenica presenta Letture Campianesi (letture\, ricordi\, Immagini dall’infanzia) sua prima opera letteraria in collaborazione con Oblomov edizioni.  (sabato 28 aprile; domenica 29 aprile – Museo MADRE) \nVoci e altri invisibili è una rassegna di otto appuntamenti “fuori sede e fuori tempo” rispetto al calendario canonico pensata in collaborazione con FONDAZIONE MORRA e FONDAZIONE DONNAREGINA per le arti contemporanee\, peraccogliere e declinare insieme contenuti trasversali e ospitarli insieme in città: una particolare sinergia tra i luoghi e gli artisti che hanno accettato il nostro invito\, contribuendo a creare un’interessante rete di confronti e collaborazioni che si è intessuta per poter restituire alle compagnie invitate e al pubblico napoletano una proposta di novità assolute provenienti dalla scena nazionale\, in una visione che si allarga alla danza\, al cinema e\, in generale alle intersezioni tra le forme d’arte. \nImportante è stata e sarà la costruzione di una relazione con STANZE\, la rassegna di teatro in luoghi alternativi e ‘non teatrali’ – a cura di Alberica Archinto e Rossella Tansini – che in sette anni è diventato un appuntamento immancabile per Milano e che propone spettacoli inediti facendo conoscere luoghi inaspettati. Nata su ispirazione della frase di Brecht (dal Discorso agli attori-operai danesi sull’arte della osservazione) “Siete venuti qui per fare del teatro\, ma ora dovete dirci: a che cosa serve? ”STANZE è fedele al principio di ridurre le distanze tra gli spettatori e le esperienze della scena contemporanea. Una formula che cresce negli anni\, si è allargata oltre il confine milanese\, riuscendo nella scommessa di esplorare “altri” spazi e tentare nuovi incontri.
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SUMMARY:La Digestion - musica ascoltata raramente II Edizione
DESCRIPTION:24 novembre 2017\nAPERTURA PORTE ORE 20:00 INIZIO ORE 21:00\nChiesa di San Giuseppe alle Scalze\nSalita Pontecorvo 65\, Napoli \nFrancisco Meirino [CH] + Kanaka [IT] \nLa Digestion-musica ascoltata raramente\, è lieta di annunciare l’apertura della seconda stagione\, dopo il successo che ha caratterizzato un primo anno di attività all’insegna della novità e della sperimentazione. Il festival\, risultato della sinergia tra le associazioni Phonurgia e EM-Arts e la Fondazione Morra\, mette al centro i linguaggi più innovativi dell’arte sonora contemporanea\, concentrandosi\, quest’anno\, sulla relazione tra il suono e lo spazio. Durante i sei eventi del festival tra Novembre ‘17 e Giugno ‘18\, alcuni dei luoghi più antichi\, nascosti e non convenzionali della città di Napoli verranno riscoperti e reinterpretati attraverso le opere sonore di artisti internazionali\, diventando così scena performativa per stabilire un contatto con la cultura musicale autoctona e internazionale\, tra ascoltatori e ambienti architettonici. Dalla psicoacustica di Florian Hecker alla scultura del suono di Thomas Koner\, dal detournement dei giradischi di Otomo Yoshihide all’elettroacustica per oggetti di David Toop\, fino all’installazione/performance di Pierre Berthet e Rye Nakajima nel magico Cimitero delle Fontanelle\, questa seconda edizione del festival intraprende un percorso nella sperimentazione contemporanea\, esplorando il potere del suono che si fa materia concreta\, fisica e sensibile. Significativo ai fini dell’incisività del festival La Digestion\, per la volontà di stabilire solide relazioni per la vita culturale napoletana\, è il patrocinio concesso dal Comune di Napoli e la partnership con Istituti di cultura straniera quali il Goethe Institut e la Pro Helvetia\, Fondazione svizzera per la cultura. \nDopo l’incredibile anteprima dell’illustre William Basinski nella Chiesa di San Potito\, l’avvio ufficiale di questa seconda entusiasmante edizione è Venerdì 24 Novembre\, con le potenti tessiture elettroniche del musicista svizzero Francisco Meirino e il futuristico audio-video dei nostrani Kanaka\, ambientati nella suggestiva Chiesa di San Giuseppe alle Scalze\, nel quartiere Montesanto\, grazie alla collaborazione dall’associazione Le Scalze. \nUn lavoro di video-mapping e paesaggio sonoro immersivo del gruppo Kanaka fa rivivere le meravigliose architetture della Chiesa\, e a seguire lo svizzero Francisco Meirino propone un live set in quadrifonia potente e dinamico\, in grado di conciliare impatto sonoro e incredibile ricchezza di dettaglio. \nLa poetica del compositore svizzero è\, del resto\, assolutamente originale: interessato in particolare ai malfunzionamenti delle apparecchiature elettroniche\, Meirino opera uno speciale lavoro di registrazione e composizione dei suoni generate da queste macchine desuete\, evidenziandolo sgretolamento di un mondo solo apparentemente dominato dall’efficienza tecnologica. Grazie alla sua originalità e alla sua incredibile abilità di manipolazione e composizione dei materiali sonori più disparati\, Francisco Meirino è diventato negli ultimi anni uno degli artisti sonori più importanti del panorama sperimentale\, apprezzatonei festival di tutto il mondo. \nLa seconda edizione de La Digestion ha\, tra i suoi tanti propositi la dedizione di offrire al pubblico la possibilità di avvicinarsi a un tipo di musica ascoltata raramente\, e non solo attraverso le serate performative\, ma anche riunioni dedicate all’ascolto assorto e conferenze tenute da teorici specialisti di questo linguaggio. Anche agli artisti è offerta la possibilità di insinuarsi capillarmente tra la pietra storica di Napoli\, mediante delle mini-residenze\, per poter familiarizzare con il tessuto partenopeo e ideare un’ambientazione specifica per la performance musicale. Workshop\, laboratori e inedite interviste radiofoniche saranno inoltre elementi di un anno di lavoro che intende tracciare nuovi percorsi nella vita culturale della città. \nUn format innovativo e multidisciplinare per offrire esperienze sonore uniche\, affondando nella ricerca di una “musica concreta” che\, ben nota nel contesto internazionale\, ha difficoltà ad affermarsi nella città. L’invito è sintonizzarsi su una musica da sentire con il corpo e con la mente\, una musica da lasciar entrare con stupore\, una musica da digerire. \n 
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SUMMARY:LA ROSA DEI 20 / PROJECTLAB Artisti & Studenti dell’Accademia di Belle Arti a Napoli
DESCRIPTION:24 novembre 2017 – 6 gennaio 2018\nOPENING 24 NOVEMBRE ORE 19:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Guglielmo Gigliotti e Loredana Troise \nArtisti invitati:\nMarisa Albanese\, Angelo Casciello\, Carolina Ciuccio\, Libero De Cunzo\, Maurizio Elettrico\, Sergio Fermariello\, Lucia Gangheri\, Christian Leperino\, Roberto Marchese\, Lello Masucci\, Domenico Mennillo\, Enza Monetti\, Aulo Pedicini\, Gianni Pisani\, Carmine Rezzuti\, Rosy Rox\, Mimma Russo\, Quintino Scolavino\, Marianna Troise\, Marco Zezza. \nLa mostra La rosa dei 20 / projectlab Artisti & Studenti dell’Accademia di Belle Arti a Napoli\, che si terrà presso il prestigioso Museo Hermann Nitsch (sale della Biblioteca)\, è il punto d’arrivo di un’indagine sulla percezione e il senso dell’arte contemporanea\, realizzata tramite la messa a punto di venti laboratori in cui venti artisti napoletani\, diversi per biografie\, stili e sensibilità\, accettando con disponibilità e amicizia l’invito dei curatori\, hanno interagito con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli\, condividendo visioni\, passioni ed esperienze. Condotto nell’ambito della cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea del prof. Guglielmo Gigliotti di cui Loredana Troise è cultrice e lungo l’Anno Accademico 2016-17\, il progetto (disposto\, diretto e seguito in tutte le sue molteplici fasi dai curatori) si è rivelato\, oltre che una preziosa opportunità\, per l’intreccio di inedite esperienze e collaborazioni\, anche un modello relazionale armonico\, in progress\, inteso come bisogno formativo e prospettiva etica ineludibile per chi si orienta all’apprendimento in settori come quello delle arti. La partecipazione al farsi dell’arte sperimentata nei workshop\, si è infine tradotta in una interessante mostra\, composta da 20 opere create dagli artisti (dipinti\, sculture\, fotografie\, installazioni e video) che\, coniugando pensiero ed eleganza compositiva\, hanno interpretato le rotte e le tendenze dell’arte d’oggi: “la rappresentazione grafica delle direzioni di derivazione dei venti\, al di là del gioco verbale riferito al numero degli artisti partecipanti\, si configura – per dirla con i curatori – una buona allegoria della vita del contemporaneo a Napoli\, mossa\, tra bonacce e tempeste\, da direttrici energetiche multiple”. \nIn mostra\, anche i numerosi storyboard elaborati dai corsisti\, collegati idealmente alle trame delle opere\, a richiamare il dialogo e la sintonia fra le parti: un approccio fondamentale che va sempre preservato e incrementato sebbene in nuove forme come preziosa risorsa intellettuale\, utile a rispondere alle sfide del presente. \nPer l’occasione\, sarà pubblicato dalla casa editrice arte’m – un catalogo con i testi di Giuseppe Gaeta\, Giuseppe Morra\, Loredana Troise\, Guglielmo Gigliotti. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				La Rosa dei 20 – Artisti&Studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Rosa dei 20 – Artisti&Studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Rosa dei 20 – Artisti&Studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Rosa dei 20 – Artisti&Studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Hamza Halloubi - How Far is Far?
DESCRIPTION:5 luglio – 22 luglio 2017\nOPENING 5 LUGLIO ORE 19:00\nSala Conferenze del Museo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Alessandra Troncone \nNegli spazi del Museo Hermann Nitsch\, inaugura How Far is Far?\, mostra personale di Hamza Halloubi\, a cura di Alessandra Troncone. La mostra nasce in occasione di una residenza presso Casa Morra e presenta per la prima volta in Italia alcuni lavori video dell’artista. \nLa ricerca di Hamza Halloubi (Tangeri\, 1982; vive a Bruxelles) si muove tra la narrazione personale e quella storica\, utilizzando il video come mezzo espressivo fluido\, capace di condensare il reale in immagini e storie che oscillano tra il fatto reale e la finzione poetica. Nelle sue opere\, temi di grande complessità quali l’esilio\, i silenzi storici\, i rapporti tra arte e dimensione politica\, sono declinati in una chiave del tutto personale\, che ne lascia intuire la densità senza tuttavia proiettarli in primo piano. Elemento costante è la sensazione di “qualcosa che manca” che dà vita ad atmosfere sospese\, mentre la voce dell’artista ci accompagna in racconti dove memorie personali\, fatti storici e domande esistenziali si mescolano in un’unica narrazione. \nLa mostra è appositamente concepita per gli spazi del Museo Hermann Nitsch e presenta lavori più vecchi insieme a quelli più recenti. Tutto il progetto è strutturato sulla polarità tra staticità e movimento\, orizzontalità e verticalità\, creando una nuova e unica immagine. Tra i video presenti in mostra\, To Leave (2011)\, silenzioso racconto di una partenza ambientato a Tangeri\, città natale dell’artista\, e Letter to Aura (2012)\, anch’esso girato in Marocco\, nel quale la vista di un muro dalla finestra di casa è il punto di partenza per una riflessione sull’emigrazione e le limitazioni alla libertà di circolazione. \nHamza Halloubi (Tangeri\, 1982) ha studiato a La Cambre di Bruxelles\, dove attualmente vive. È stato in residenza presso la Rijksakademie van beeldendekunsten di Amsterdam (2015-2017). Tra gli spazi che hanno ospitato sue mostre personali vi sono il Museum De Pont di Tilburg\, c-o-m-p-o-s-i-t-e a Bruxelles\, KIOSK a Gent\, il BOZAR- PalaisdesBeaux-Arts a Bruxelles. Tra le collettive\, ha partecipato alla Marrakech Biennale 5 (2014)\, alla ThessalonikiBiennial (2015)\, alla mostra Close-Up presso l’EYE Filmmuseum di Amsterdam (2016)\, alla mostra In the Belly of the Whale presso il Witte de With a Rotterdam (2016)\n 
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 17th Edition
DESCRIPTION:22 giugno – 24 giugno 2017\nINIZIO PROIEZIONI ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nINDEPENDENT FILM SHOW 17th edition\, rassegna internazionale dedicata al film sperimentale indipendente\, coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale\, si svolge giovedì 22\, venerdì 23 e sabato 24 giugno al Museo Nitsch con la proiezione dei tre programmi di films 16mm e le tre live expanded cinema performances. Sin dal 2001\, l’Independent Film Show predilige mostrare le più progressive esperienze filmiche\, agendo da propulsore culturale per lo sviluppo di mentalità sensibili ai fenomeni percettivi complessi\, oltre le rigide regole visive e uditive. A caratterizzare l’INDEPENDENT FILM SHOW 17th edition sono l’inventiva delle tecniche di ripresa e di impressione fotografica\, la manualità filmica artigianale amplificata dal Do It Yourself\, la sperimentazione di nuovi agenti di sviluppo organici naturali\, il ritmo dei fotogrammi e\, se fondamentale\, l’inclusione delle tracce audio. La collisione tra immagine e sensazione percettiva potrebbe apparire accidentale\, ma i film-makers dell’Independent Film Show applicano una resistenza alla percezione lineare\, ognuno orientando la propria comprensione visiva in direzioni diverse. \nNel programma Innovative paths in the un-known\, Raffaella Morra ha selezionato sette opere filmiche accomunate da una forte attrazione per l’emulsione filmica e per le trasformazioni alchemiche\, in particolare i processi chimici inconsueti che inscrivono le immagini. Due films realizzati da pionieri del experimental cinema: Two Pictures è un’opera di astrazione filmica tattile e sensuale di Rose Lowder e Carl E. Brown\, e In the Shadow of Marcus Mountain di Robert Schaller\, girato con una cinepresa stenoscopica fatta a mano e in gran parte montato in fase di ripresa attraverso una partitura ritmica. Tra le recenti indagini filmiche\, che provano a penetrare la materialità enigmatica del film ed i diversi stati emotivi: Water film di Dan Browne è una relazione complessa tra le immagini\, i suoni e i processi di montaggio connessi a questioni di legittimità della memoria; ELEMENTs di Julie Murray è un’esplorazione di uno spazio visitato da accidentali figure indistinte\, relazionate l’una all’altra mediante il ritmo dei propri gesti; in Rhus Typhina di Alexandra Moralesová & Georgy Bagdasarov protagonista è una pianta che agisce da agente di sviluppo filmico; River in Castle di Sandy Ding offre ripetuti riferimenti alla magia\, accostando spesso i suoi film a rituali di iniziazione; DOUBT #2 di Josh Lewis esplora i confini della conoscenza manuale\, la lotta corporea e l’enigma persistente del materiale. \nIn sinergia con il festival La Digestion – musica ascoltata raramente\, la proiezione di due films di Hangjun Lee è accompagnata dall’improvvisazione sonora in quadrifonia di Chulki Hong e Will Guthrie. In The Cracked Share il pubblico è immerso in una strana miscela di immagini distorte dalla chimica e da uno sfarfallio aggressivo\, un’ondata di colori esplosivi e forme sconosciute intersecate dall’improvvisazione noise di Hong e di Guthrie. Phantom Schoolgirl Army indaga le condizioni materiali della fotografia (lastre fotografiche\, magnesio) e le sue “convenzioni” (la visuale dei ritratti\, le funzioni del flash)\, ricostruendo esteticamente la dialettica tra immobilità e movimento insita nel cinema. \nVenerdì 23 giugno si proietta Differently\, Molussia di Nicolas Rey\, adattato dal libro Die molussische Katakombe del filosofo tedesco Günther Anders\, scritto tra il 1932 e il 1936\, che il film-maker non ha mai letto. Il film sviluppato a mano\, separato in nove bobine proiettate a caso\, racconta storie e pensieri allegorici di prigionieri politici di Molussia\, un immaginario stato fascista. I nove segmenti rimuginano sul capitalismo\, sull’imperialismo e sulla resistenza. \nNell’expanded cinema performance Scarface di Greg Pope la manipolazione del proiettore 16mm e del proiettore per diapositive\, i microfoni a contatto e i pick-up di chitarra si combinano nello spazio architettonico: l’improvvisazione e la casualità sono anche degli elementi di questo processo dinamico\, partecipando al trattamento distruttivo della pellicola analogica con il culto estinto della lanterna magica. \nSabato 24 giugno A Bright Darkness include tre films e l’expanded cinema performance di Anja Dornieden e Juan David González Monroy\, con il moniker di Ojoboca. Utilizzano i processi di manipolazione del supporto filmico e delle tecniche suggestive per creare l’Horrorism un metodo simulato di trasformazione interiore ed esteriore. In un’intervista\, Juan David González Monroy spiega: “In sostanza\, il cinema è una macchina che ti parla\, ti racconta una storia. Data la dinamica del cinema\, la macchina è programmata dai film-makers per parlare personalmente con ogni singolo membro del pubblico. Abbiamo iniziato a pensare al cinema in questo modo per caso\, ma poiché questo è in sostanza ciò che il cinema fa\, abbiamo scelto di concentrarci su questo aspetto. Naturalmente\, la macchina potrebbe essere folle\, potrebbe mentire\, potrebbe cercare di convincerti di diversi modi per visualizzare il mondo\, oppure potrebbe solo cercare di intrattenerti raccontando una buona storia”. \n  \n 
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:22 giugno 2017\nINIZIO ORE 22:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nin collaborazione con E-M ARTS INDEPENDENT FILM SHOW 17 edition \nLa Digestion – festival dedicato alla musica di ricerca\, nato dalla collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata da Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, la E-M ARTS associazione culturale e la Fondazione Morra – torna al Museo Nitsch per il quinto e penultimo appuntamento della sua prima edizione.\nL’attenzione sarà questa volta rivolta alla relazione fra suono e immagine. La performance\, infatti\, è parte del programma dell’INDEPEDENT FILM SHOW\, organizzato da EM ARTS\, che da 17 anni si propone come osservatorio sul cinema sperimentale internazionale con una particolare predilezione per le opere filmiche\, in pellicola 16mm.\nIl coreano Chulki Hong\, noto per l’utilizzo di giradischi e CD-players hackerati\, e Will Guthrie\, batterista dedito all’utilizzo di tecniche estese\, improvviseranno su due pellicole di Hangjun Lee\, filmmaker\, programmatore e curatore indipendente anch’esso coreano.\nI film 16mm di Hangjun Lee sfidano lo spettatore a materializzare un concetto\, piuttosto che a concettualizzare la materia.\nIn accordo con questo approccio la luce non stimola il nervo ottico ma lo attacca\, rendendolo impotente. Nei suoi film il punto di vista non è collocato all’esterno ma all’interno del corpo stesso.\nIn ”The Cracked Share” il pubblico è immerso in una strana miscela di immagini distorte dalla chimica e da uno sfarfallio aggressivo\, un’ondata di colori esplosivi e forme sconosciute. ”Phantom Schoolgirl Army” è basato su una raccolta di ritratti fotografici militari\, ed elabora la storia di spie Nord Coreane travestiti da ragazze di scuola superiore durante la rivolta Yeosu-Suncheon del 1948. Il governo Sud Coreano ha utilizzato questa leggenda come propaganda anti-comunista. L’equipaggiamento hackerato di Chulki e le percussioni di Guthrie trasformano le vibrazioni dell’aria in materiale vivo e tangibile.\nÈ riduttivo parlare di accordo o disaccordo\, sincronia o diacronia; ciò che è in gioco qui è piuttosto una forza aerea che\, d’improvviso e casualmente\, coincide con il movimento della luce.\nConcetti materiali che abitano la dimensione magica ed elusiva che sta fra la luce e il suono.
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SUMMARY:Altri enigmi…omaggio a Man Ray - Opere di Fabio Donato 2010_2017
DESCRIPTION:8 giugno – 30 luglio 2017\nOPENING 8 GIUGNO ORE 19:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProdurre pensiero è il fine ultimo degli scatti fotografici di Fabio Donato\, che torna ad investigare la trascendenza\, alla ricerca di quell’elemento che rende una figura intrisa di impeto mitologico.\nS’intitola Altri enigmi…omaggio a Man Ray la mostra\, curata da Giuseppe Morra\, che Fabio Donato presenta presso la Biblioteca del Museo Nitsch\, l’8 giugno 2017 alle ore 19.00\, imbastendo un dialogo tra lo straniamento tipico dei soggetti\, animati o inanimati\, ritratti da Man Ray e la quotidianità ermetica della città di Napoli.\nCome proiezioni di immagini mentali\, le fotografie di Donato ritraggono la realtà\, sondandone il mistero che la sottende\, suggerito da forme che inducono all’interrogazione\, al ragionamento su un tempo non ancora concluso. Questo racconto visivo di vocazione concettuale\, che rende attivo lo sguardo del fruitore\, accentua il senso di alienazione che pervade gli oggetti d’uso quotidiano\, fossili di un’archeologia del presente còlti in dettagli evocativi\, componenti fondamentali nell’estetica fotografica di Donato.\nAltri enigmi…omaggio a Man Ray si compone di fotogrammi che\, come indizi\, s’interrogano sulla realtà in termini profondamente esistenziali\, oscillando tra visione interiore e trasformazione oggettiva dell’immagine\, come il metronomo di Man Ray\, a cui la mostra è chiaramente ispirata.\nCome avviene nell’Enigma di Isidore Ducasse\, oggetti-non-oggetti vengono ritratti\, spogliati della loro funzionalità originaria\, recuperabile solo intimamente e non senza retrocessioni e cedimenti\, a testimonianza dell’unica certezza\, quella dell’assurdo. Fabio Donato costruisce un racconto irrazionale\, che mira alla ricerca di senso e unità\, pur sapendo che potrebbe non aver fine\, ma che\, allo stesso tempo\, sottolinea la straordinaria bellezza del mistero della vita.\nLa mostra è accompagnata dal catalogo dal titolo omonimo Altri enigmi…omaggio a Man Ray\, edito da artstudiopaparo\, con testi di Diana Gianquitto\, Olga Scotto di Vettimo\, Maria Savarese e Loredana Troise. \nFabio Donato\nÈ da quasi cinquant’anni anni (1967 ad oggi) che il percorso della ricerca di Fabio Donato si svolge su due binari paralleli. Il primo è quello più professionale\, tutto dedicato alla storicizzazione dei linguaggi artistici (arti figurative\, teatro). Ama definirsi fotoreporter della cultura; lavoro che svolge principalmente a Napoli\, ma con viaggi\, anche molto lunghi\, in ogni angolo del mondo. Lungo le strade dei linguaggi dell’arte ha avuto l’occasione di sperimentare il proprio\, quello della fotografia\, con il punto di vista di uno spettatore privilegiato\, che gli ha permesso di incontrare artisti come J. Beuys\, A. Warhol\, J. Beck\, H.Nitsch\, Eduardo\, Svoboda\, Shimamoto\, e quasi tutti i più importanti operatori delle arti visive internazionali \,con un occhio attento al proprio territorio che gli ha permesso di mettere insieme un archivio ricco di circa 400.000 immagini.\nIl secondo percorso\, (quello che definisce “poetico”)\, si svolge\, da sempre\, su temi come la sospensione del tempo\, la soglia come linea di demarcazione tra spazi\, tempi\, dimensioni mentali contrapposte. Ed ancora il doppio\, il rapporto tra la realtà e la finzione\, l’altro da sé. Il tutto attraverso immagini che\, partendo da dettagli urbani\, divengono territorio di proiezioni mentali.\nTutto ciò come tentativo di provocare “pensiero” in chi legge il suo lavoro\, in un tempo dove l’hobby più diffuso dell’umanità pare sia diventato quello di autoritrarsi in ogni luogo e comunicarlo al mondo intero.\nDa più di vent’anni è docente di Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Alcune sue opere sono conservate in collezioni museali in: Italia\, Messico\, Francia\, Brasile\, Cina.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Enigma n°5\, Altri Enigmi…Omaggio a Man Ray\, Biblioteca del Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017 \nFabio Donato \nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Monica Biancardi - RiMembra Drammaturgia per immagini
DESCRIPTION:13 aprile – 21 maggio 2017\nOPENING 13 APRILE ORE 20:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nRiMembra. Drammaturgia per immagini è un racconto fotografico\, che l’artista Monica Biancardi costruisce nel tempo\, raccogliendo membra sparse in luoghi differenti\, spazi fisici e mentali\, non aventi relazione alcuna. \nLa mostra\, promossa e organizzata dalla Fondazione Morra\, raccoglie un corpus di immagini concepite come singole unità\, ma che\, nel loro dare forma alla memoria\, si collegano formando un atlante visivo fatto di corrispondenze di varia natura. \nIl critico Lorand Hegyi\, per quindici anni direttore del Museo d’arte moderna di Saint-Étienne e attualmente prestigioso critico e curatore\, a proposito del progetto\, scrive “Monica Biancardi utilizza collage apparentemente semplicissimi\, in cui le diverse immagini di partenza vengono accostate e così unite da collegamenti che emergono dall’analogia formale di elementi figurativi completamente diversi\, si servono di somiglianze che possono riguardare la qualità\, determinate caratteristiche fisiche reciprocamente associabili\, o anche superfici e strutture materiali simili. Destabilizzante è il fatto che non sussiste una spiegazione evidente\, un nesso palese tra i diversi elementi dell’immagine.. ”. \nIl giorno dell’inaugurazione lo scrittore e saggista Gabriele Frasca terrà un intervento poetico\, entrando nel racconto visivo di RiMembra. Sonorizzata da Stefano Perna e frutto di una lunga collaborazione\, l’installazione\, che unisce l’opera visiva di Monica Biancardi al testo sonoro di Gabriele Frasca\, mostra attimi diversi\, momenti colti dall’obiettivo ad una fisicità e ad una temporalità che rifuggono la realtà e che riportano alla mente ricordi belli o brutti. Il tema Ri è difatti attaccato al sostantivo Membra. Sempre Hegyi sostiene che nelle fotografie della Biancardi “alla bellezza della superficie si sovrappone un’irresistibile ricerca di spiegazioni”\, in quanto la rappresentazione genera immagini che si relazionano solo nel corso del tempo\, compiendo un viaggio nella memoria che trascende la singolarità dell’immagine fissa. \nGiovedì 13 aprile alle ore 17.30 sarà inoltre presentato\, presso la Sala Biblioteca del museo Madre\, il libro del progetto RiMembra\, che ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee. Edito dalla casa editrice bolognese Damiani\, il libro è stato realizzato in collaborazione con Gabriele Frasca e Lorand Hegyi\, che interverranno alla presentazione insieme al professore Gennaro Carillo\, docente di Storia delle dottrine politiche al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Alle ore 20.00 presso la Biblioteca del Museo Nitsch\, l’apertura al pubblico della mostra RiMembra. Drammaturgia per immagini. \nMonica Biancardi\, nata a Napoli nel 1972\, si laurea presso l’Accademia di Belle Arti con una tesi sperimentale sulla fotografia di teatro. Inizia a lavorare giovanissima per importanti registi italiani e stranieri\, (svolgendo parallelamente l’insegnamento di disegno e storia del costume) e realizzando sue personali ricerche fotografiche. La prima di queste\, “Credere”\, a carattere antropologico\, viene acquistata dalla Bibliothèque Nationale de France. La prima mostra “Ritratti”\, inaugurata presso la galleria RiccardoArtivisive in Napoli\, riscuote molto successo tanto da essere invitata al Macba di Barcellona\, a Madrid\, Salamanca\, alla biennale della fotografia di Brescia\, alla mostra sul Dada a Pavia curata da Achille Bonito Oliva che la invita a progettare un’intera cella all’interno della Certosa di Padula\, durante la rassegna “Le Opere e i giorni”. Inoltre uno dei “Ritratti” vince il premio Serrone\, presso la Villa Reale di Monza. Uno dei lavori di un altro suo progetto artistico “Aldilà”\, verrà acquisito dalla nuova Metropolitana di Napoli. Invitata da Antonio Presti a Catania\, realizza un racconto per immagini dal titolo “Viaggio a Librino” con lo scrittore israeliano Mejr Shalev. Nel 2005 organizza una performance in piazza Castello a Milano con tantissime donne intitolata “Un Abbraccio per la pace”\, che ripeterà a distanza di tempo in piazza Dante a Napoli e sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme con donne arabe ed israeliane. Su richiesta della Soprintendenza\, nel dicembre del 2006 dedica al padre\, scomparso prematuramente\, il nuovo progetto artistico “Mutamenti” negli spazi di Castel S. Elmo a Napoli che poi andrà a Milano e ad Aarau\, in Svizzera. Dopo diversi viaggi nei territori palestinesi\, Monica realizza una mostra voluta dall’All Quds University di Gerusalemme con la relativa pubblicazione. Nel 2009 realizza su invito della Soprintendenza di Napoli una grande mostra dal titolo “Orientamenti” al Museo di Capodimonte di Napoli dove affronta il tema dell’integrazione culturale che le sta molto a cuore tanto che lo stesso anno\, in forma multimediale presenta il lavoro sulla Palestina\, “Tra le immagini”\, valorizzando l’etnia beduina che presenta al museo MAV di Ercolano. Ha chiuso nel 2012 il suo progetto “Habitus” che viene presentato al museo Marte di Cava dei Tirreni. Nel 2013 vince il “Premio Napoli” per l’arte. L’anno dopo il Mois de la Photo di Parigi\, seleziona ed espone il suo progetto “Credere”. Nel 2015 vince il Premio Dolomiti Contemporanee. Lavora con Shazar Gallery. Le sue opere sono presenti in molte collezioni private di arte contemporanea.
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SUMMARY:Prospettive su ritratti e luoghi: I films di Adele Friedman
DESCRIPTION:5 aprile 2017\nINIZIO PROIEZIONI ORE 19:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n“Per più di tre decenni\, Adele Friedman film-maker di Chicago ha forgiato e perfezionato una visione originale con i suoi ritratti silenziosi\, in cui la cinematografia grandangolare e l’ossessiva panoramica estendono gli spazi di appartamenti e giardini\, creando un sensuale panorama dell’ordinario.”\nFred Camper \nIl programma di stasera attraversa 38 anni\, cominciando da un primo ritratto del 1979. Sono inclusi nel programma dei ritratti e dei films di luoghi: natura\, architettura\, giardini\, fiumi.\nQuesti films sono delle prospettive\, così visualizzate dalla film-maker e presentate allo spettatore.\nLe composizioni dello spazio tra persone\, oggetti\, interni ed esterni\, tutti dentro il fotogramma\, sono un elemento critico di ciò che si vede nel film. Queste composizioni cambiano costantemente con il movimento\, sia dei soggetti che della film-maker\, consentendo un’interpretazione e una reinterpretazione.\nI ritratti filmici sono su persone dell’ambito culturale e come le loro vite sono conformate dai propri interni e gusti artistici. Si circondano di ciò che li muove. Le persone non lasciano la propria cultura presso il Museo o l’ufficio; se la portano a casa e vivono con essa. È parte integrante del tessuto quotidiano della propria vita.\nÈ inoltre incluso in questo programma un primo paesaggio onirico che esplora la narrazione strutturale del sogno e del subconscio.\nFriedman sceglie di lavorare in pellicola 16mm per la delicata qualità morbida della luce rivelata attraverso la pellicola filmica\, che trasmette gli strati e le sfumature di tonalità e colore. I films sono silenziosi\, esortando lo spettatore a concentrarsi interamente sull’immagine proiettata. \nAdele Friedman ha ricevuto il suo M.F.A. e la sua laurea in Storia dell’Arte presso l’Art Institute of Chicago. I suoi films sono distribuiti da Light Cone di Parigi\, e ha esposto a livello internazionale nel corso degli ultimi 33 anni\, tra cui E-M Arts di Napoli\, nell’ambito della mostra Fôret; Scratch Proiezione a Parigi; Oesterreichisches Filmmuseum\, Vienna\, Austria; Stadtmuseum Filmmuseum di Monaco di Baviera\, Germania; Frankfurt Deutsches Filmmuseum Kommunales Kino\, Germania; Arsenal\, Kino der Freunde der Deutschen Kinemathek\, Berlino; Fylkingen\, Turbidus Film\, Stoccolma\, Svezia; Innocent Eyes and Lenses Film Festival\, Tokyo\, Giappone; ” Big as Life: An American History of 8mm Film “\, il Museum of Modern Art\, New York; Il 26° New York International Film Festival; Millennium Film Workshop\, New York; The Onion City Experimental Film and Video Festival\, Chicago; il Museum of Contemporary Art\, Chicago; tra le molte altre mostre. Questa è la sua prima mostra personale in Italia.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Adele Friedman\, Red Cloud\, 2017\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adele Friedman\, Untitled 1982\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Catalogna Bombardata
DESCRIPTION:4 aprile 2017\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29d\, Napoli \na cura del Centro di documentazione “Filippo Buonarroti” di Milano \nL’associazione di italiani a Barcellona AltraItalia\, l’Anpi\, l’Anppia e il Centro Filippo Buonarroti sono liete di annunciare la mostra Catalogna Bombardata (Catalunya Bomberdejada)\, realizzata dal Memorial Democratic della Generalitat de Catalunya\, in occasione dell’80esimo anniversario del bombardamento dell’Italia fascista sulla popolazione catalana durante la guerra civile. Nata come progetto itinerante\, la mostra\, composta da sedici pannelli illustrativi che raccontano la vicenda dei bombardamenti che gli aerei italiani inviati da Mussolini a sostegno di Franco colpirono soprattutto Barcellona\, sarà esposta in 58 diverse località italiane\, su iniziativa del Centro Filippo Buonarroti di Milano e di altre venti istituzioni ed associazioni dell’Antifascismo. \nA Napoli\, Catalogna Bombardata sarà ospitata dalla Biblioteca del Museo Nitsch. L’inaugurazione si terrà martedì 4 aprile alle ore 18.00. La mostra sarà inoltre accompagnata\, sia in apertura che in chiusura\, e sempre alle ore 18.00\, da una conferenza stampa\, cui interverranno: Doriano Maglione Centro Filippo Buonarroti\, Giuliano Balbi Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”\, Lorenzo Morricone del Centro di Documentazione Pasquale Martignetti\, Aldo Oliveri della Società Filosofica Italiana-Sezione Napoletana “Giambattista Vico”\, Aurora Spinosa Storica dell’Arte
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:27 novembre 2016\nINIZIO ORE 20:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nTorna La Digestion – musica ascoltata raramente\, festival dedicato alla musica di ricerca\, frutto della collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata dai napoletani Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, EM-ARTS\, la Fondazione Morra e il Museo Hermann Nitsch.\nI tre soggetti culturali\, da decenni attivi nella promozione e nella diffusione delle arti multimediali\, hanno raccolto l’istanza della neonata associazione Phonurgia con la volontà precisa e comune di riportare la città di Napoli al centro del dibattito europeo attorno alle arti analogiche\, digitali e performative.\nIl festival\, che si articolerà in 6 appuntamenti lungo il corso del 2016 e del 2017 a partire dal 22 settembre\, vedrà protagonisti musicisti da tutto il mondo\, dagli Stati Uniti alla Corea\, con particolare attenzione alle espressioni musicali più estreme e radicali.\nIl primo concerto\, che con Kevin Drumm ha posto le basi per un percorso attraverso le forme più inusuali della musicale elettronica\, troverà seguito il 27 novembre\, data del secondo appuntamento\, dedicato questa volta alla musica concreta. Protagonista della serata sarà Valerio Tricoli\, uno dei più vitali e originali interpreti della musica per (e con) nastro magnetico\, autore di dischi ormai di culto come Miseri Lares e Clonic Earth\, pubblicati da PAN. Lavorando con materiali sonori tra i più vari (voci\, oggetti\, strumenti acustici\, suoni sintetici\, suoni d’ambiente) trasformati e manipolati in tempo reale attraverso il mitico registratore a bobine Revox\, Tricoli è capace di dar vita a narrazioni sonore fascinose e perturbanti\, emozionali e occulte\, intrise di una sensazione quasi tattile di tensione. \nIn linea con gli intenti del festival\, non si tratterà di un semplice concerto ma di una residenza presso il Museo Hermann Nitsch\, durante la quale Valerio Tricoli lavorerà insieme ai musicisti napoletani Giulio Nocera\, KNN e SEC_\, per la costruzione di una performance quadrifonica basata sui registratori a nastro e pensata per la capriata del Museo. \nLa residenza è aperta al pubblico nelle date 25 e 26 novembre. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
URL:https://www.fondazionemorra.org/it/evento/la-digestion-musica-ascoltata-raramente-i-edizione-7/
LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
CATEGORIES:Museo Nitsch
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