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SUMMARY:LABORATORIO VITTORIO AVELLA - CALCOGRAFIA E SERIGRAFIA
DESCRIPTION:28 giugno – 4 ottobre 2021\nINAUGURAZIONE 28 GIUGNO ORE 11:00\nLaboratorio Avella – Casa Morra\nSalita San Raffaele 20 c\, Napoli \nA cura di Vittorio Avella \nDopo l’esperienza della seconda edizione del 2019\, riparte il 28 giugno 2021 il corso di formazione in Calcografia e Serigrafia\, presso il Laboratorio Avella c/o CASA MORRA – Archivio d’Arte Contemporanea. \nIl ciclo di incontri del 2019 ha incluso la realizzazione di serigrafie esposte nella mostra Refraction of Lightness\, che l’artista Henrik Strömberg ha creato durante la residenza di circa tre mesi presso la Fondazione Morra. \nPer la sua terza edizione Laboratorio Avella – Calcografia e Serigrafia\, curato da Vittorio Avella\, Gianluigi Prencipe e Giovanni Timpani\, si concentrerà sullo sviluppo di competenze relative alle arti della calcografia e serigrafia\, in un ciclo di lezioni teoriche e applicate\, ospitate negli spazi di Casa Morra. \nIl Laboratorio Avella\, fondato nel 1978 a Nola da Vittorio Avella e Antonio Sgambati\, ha sede dal 2016 a Casa Morra. Rientrando nell’ambito del progetto Il Quartiere dell’Arte\, un percorso di rigenerazione degli standard urbani immateriali attraverso il rilancio delle filiere culturali e creative\, mira a recuperare il rapporto con l’artigianato artistico\, ancora vivo nella città di Napoli. \nDurata  \nLe lezioni si terranno ogni lunedì del mese di luglio e di settembre. L’ultimo incontro avrà luogo il primo lunedì del mese di ottobre. \nI partecipanti al corso frequenteranno la mattina il laboratorio di Calcografia e il pomeriggio quello di Serigrafia. \nLa Fondazione Morra rilascerà ai partecipanti un attestato di frequenza al termine del corso. \nComunicato \nModulo di Iscrizione \nInviare l’iscrizione con allegato un breve curriculum all’indirizzo archiviocasamorra@gmail.com
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SUMMARY:Luca Maria Patella. Fotografia & extra media - utile ti sia!
DESCRIPTION:18 giugno – 22 agosto 2021\nFMAV – Palazzina dei Giardini\nCorso Cavour 2\, Modena \nA cura di Massimo Bignardi \nFondazione Modena Arti Visive presenta Fotografia & extra media – utile ti sia!\, personale di un grande protagonista della scena dell’arte italiana Luca Maria Patella (Roma\, 1934) che si terrà nella sede espositiva della Palazzina dei Giardini dal 18 giugno al 22 agosto 2021. \nLa mostra\, il cui titolo è un omaggio a La Vita Nova di Dante Alighieri\, è curata da Massimo Bignardi e offre una panoramica della lunga carriera di Patella attraverso opere fotografiche e film che evidenziano l’evoluzione continua e incessante dei linguaggi dell’artista a partire dalle esperienze realizzate a metà degli anni Sessanta\, le acqueforti e le tele fotografiche passando per le opere degli anni ’Settanta e ’Ottanta\, immagini realizzate in autofocus con obiettivo fish-eye\, chiamate dall’artista “autofoto”. Il percorso prosegue con le sperimentazioni sulla percezione e riproduzione del colore fino alle grandi e rarissime Polaroid degli anni Novanta. Non mancherà una selezione di film resa possibile grazie alla collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e la Fondazione Cineteca di Bologna. \nLa mostra attraversa la ricerca di Luca Maria Patella\, pioniere\, sperimentatore ed innovatore della scena dell’arte italiana attivo fin dagli anni Sessanta\, noto a livello internazionale per il suo modus operandi che spazia tra i media – dalla fotografia al linguaggio filmico\, dalla scultura alla poesia visiva\, fino alla performance. La sua modalità operativa è propria di un linguaggio in progressivo aggiornamento\, influenzato dall’incessante rinnovamento tecnologico che è all’interno di quella interdisciplinarità\, caratterizzante l’intero suo percorso artistico. \n“Il percorso espositivo offre al visitatore un esaustivo spaccato di quanto Patella ha prodotto nell’ambito di una nuova fotografia\, che non risponde\, come equivalente\, all’arbitrario trasporto della realtà percepita” afferma il curatore Massimo Bignardi. La mostra si sviluppa a partire dalle esperienze realizzate a metà degli anni Sessanta\, documentate da opere provenienti dall’Archivio Luca Patella di Roma\, come le acqueforti fotografiche a colori simultanei\, esposte in occasione della sua prima mostra di fotografia\, tenuta nel 1966\, a Roma. Seguono poi opere quali Occhio nel paesaggio\, immagine oggettiva-riflessa\, del 1965\, le foto su grandi tele emulsionate\, tratte da diacolor\, per esempio Pioggia\, del 1966\, o dal ciclo Terra animata\, del 1967\, anno nel quale Patella partecipa alla V Biennale di Parigi\, ricevendo il premio speciale per la fotografia provenienti dalla Fondazione Morra di Napoli e dalla Galleria Il Ponte di Firenze. Inoltre\, saranno in mostra. \nCon l’Ambiente proiettivo animato\, presentato alla Galleria L’Attico di Roma nel 1968\, l’artista inclina i suoi interessi verso l’ambito degli extra media\, guardando alla molteplicità dei linguaggi creativi\, andando al di là dei canoni della comunicazione visiva di connotazione estetica. \nNelle successive sezioni seguono le esperienze condotte nel corso degli anni Settanta e Ottanta\, un arco di tempo documentato da lavori tratti dal ciclo Montefolle\, le fotografie autofocus con obiettivo fish-eye\, da quello a Trevi\, realizzato tra il 1972 e il 1974\, ma anche Autofoto viaggiante\, del 1975 (presente alla Biennale veneziana del 1980)\, Madmoutain\, del 1976\, e il celebre autoritratto con la moglie Rosa Foschi proveniente dalle collezioni del MACRO di Roma Gli Arnolfini-Mazzola a Montefolle del 1985. La mostra propone poi le esperienze sperimentali che Patella realizzò con la fotografia stenopeica e con l’uso del colore tricromico\, a partire da negativo bianco e nero nella seconda metà degli anni Ottanta. \nSaranno presenti nel percorso espositivo tre dei suoi numerosi film concessi in prestito dalla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Rome: Terra Animata (1965-1967)\, il ben noto SKMP2 (1968) e Vedo\, Vado! (1969)\, premiato con l’“Osella d’Argento” a Venezia\, esposto per concessione della Fondazione Cineteca di Bologna. \nA salutare il visitatore all’ingresso e all’uscita dalla Settecentesca Palazzina dei Giardini saranno le grandi Polaroid sperimentali dei primi anni Novanta. \nL’esposizione si propone quindi\, come una calibrata sintesi di ciò che la macchina fotografica è per Patella: “per me – dichiarava l’artista intervistato da Ida Pacelli nel 1978 – la macchina fotografica significava usare uno strumento che poteva rispondere\, farlo agire come Linguaggio e come Prassi\, riscattandolo non solo dalla superficialità pop\, ma anche dalla iperproduzione e sperimentazione d’altra parte stereotipa della pubblicità”.  \nAccompagna la mostra\, il catalogo a cura di Massimo Bignardi dal titolo Luca Maria Patella. Fotografia & extra media – utile ti sia! (Franco Cosimo Panini Editore\, italiano\, euro 25)\, con testi di Massimo Bignardi\, Elio Grazioli e Luca Maria Patella. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. Luca Maria Patella. Fotografia & extra media – utile ti sia!\, FMAV\, Modena\, 2021 © Rolando Paolo Guerzoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. Luca Maria Patella. Fotografia & extra media – utile ti sia!\, FMAV\, Modena\, 2021 © Rolando Paolo Guerzoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. Luca Maria Patella. Fotografia & extra media – utile ti sia!\, FMAV\, Modena\, 2021 © Rolando Paolo Guerzoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. Luca Maria Patella. Fotografia & extra media – utile ti sia!\, FMAV\, Modena\, 2021 © Rolando Paolo Guerzoni\n				\n		\n\n \n 
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SUMMARY:Eugenio Giliberti. Prova Generale
DESCRIPTION:15 giugno 2021\nSTART ORE 21:00\nVia Santa Teresa degli Scalzi – angolo via Stella\, Napoli \nUna proiezione pubblica sul palazzo in cui visse Giacomo Leopardi \nL’installazione del progetto di Eugenio Giliberti \nVoi siete qui / vico Pero / Giacomo Leopardi / Progetto di Artista Abitante \nUna grande proiezione pubblica sulla facciata del palazzo in cui visse Giacomo Leopardi negli ultimi due anni della sua vita: appuntamento martedì 15 giugno\, dalle ore 21.00\, a Via Santa Teresa degli Scalzi – angolo via Stella con Prova Generale\, l’installazione video di Voi siete qui / vico Pero / Giacomo Leopardi / Progetto di Artista Abitante\, firmata da Eugenio Giliberti\, dedicata alla città di Napoli e al grande poeta di Recanati. \nIl progetto è sostenuto da Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee / museo Madre\, Fondazione Morra\, Intragallery / Associazione Culturale Intraprendere e Dafna Gallery\, con Direzione Regionale Musei Campania\, Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati\, Biblioteca Nazionale di Napoli Vittorio Emanuele III\, Comune di Napoli – Terza Municipalità\, Diarc – Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II\, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”\, Università degli Studi di Napoli L’Orientale\, Accademia di Belle Arti di Napoli\, ACEN – Associazione Costruttori Edili Napoli\, Associazione Friends of Naples. Sponsor tecnici KontroLab e D’Uva Firenze\, partner esecutivo Il Cerchio e le Gocce. \nDalle ore 21.00 saranno spenti alcuni lampioni dell’illuminazione pubblica e per qualche secondo sulla zona calerà il buio. Poi\, sulla facciata del palazzo\, comparirà in lenta progressione la proiezione luminosa del manoscritto “I nuovi credenti”\, canto satirico e “toponomastico” composto da Leopardi durante il soggiorno nella casa di vico Pero. L’installazione luminosa anticipa virtualmente la realizzazione fisica del grande wall painting che trasformerà il palazzo\, dopo il necessario restauro delle facciate\, in una forte ed efficace testimonianza della storia ingiustamente trascurata del luogo\, epicentro di una delle più rilevanti trasformazioni urbanistiche della città di Napoli\, dove Giacomo Leopardi terminò i suoi giorni il 14 giugno 1837. \nQuesto passaggio del Progetto di Artista Abitante è sottolineato dall’avvio dell’attività di un gruppo di urbanisti dei dipartimenti di Architettura della Federico II e della Luigi Vanvitelli\, che affronteranno con gli abitanti la possibilità di disegnare un futuro per il “vicolo paese”\, l’area compresa tra Via Santa Teresa degli Scalzi\, Vico Pero\, Vico Noce e Vico Cimitile. \nLe prime fasi del progetto hanno visto il coinvolgimento del quartiere\, che ha partecipato al Censimento Leopardi. Tra gli abitanti coinvolti sono stati individuati alcuni stakeholder che avranno un ruolo attivo nella costruzione di quello che sarà il catalogo / libro di famiglia al cui interno saranno pubblicate le testimonianze raccolte e un complesso studio sui cambiamenti urbanistici che hanno modificato l’aspetto e la vita dell’area nel corso del XIX secolo.  Interviste ai residenti\, ai rappresentanti delle istituzioni culturali e ai partner coinvolti arricchiranno anche un film documentario\, in cui saranno registrate tutte le fasi di Progetto di Artista Abitante. \nNel giorno dell’anniversario della morte di Leopardi\, lunedì 14 giugno\, alle ore 18.00\, presso Villa delle Ginestre\, si terrà la presentazione del libro di Fabienne Cacciapuoti “L’Infinito e la Ginestra. Leopardi tra disincanto e illusione” (Donzelli Editore\, 2021). Nella stessa occasione\, avrà luogo la cerimonia di stipula di un protocollo d’intesa tra l’Ente Ville Vesuviane e il Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati\, e seguirà la presentazione del progetto ideato da Eugenio Giliberti. \nBiografia \nEugenio Giliberti (Napoli 1954) esordisce negli anni ’80 animando il gruppo di giovani artisti napoletani Evacuare Napoli – 1985). Con le prime superfici monocrome (tra cui Lenti 1987 1992\, già nel Museo del ‘900 Napoli) mette a punto i fondamenti della sua poetica il cui primo segmento culmina con la grande opera denominata “seicentottantamilaquattrocento quadratini colorati” (galleria ThE\, Napoli- 1996); Seguono: gli “oggetti platonici” (in “la scultura italiana del XXI secolo”\, Fondazione Arnaldo Pomodoro\, Milano\, 2010).\nNel 2006\, trasferisce il suo studio a Rotondi (Masseria Varco) dove la sua ricerca trova un particolare impulso dall’osservazione della realtà culturale e ambientale del piccolo mondo che lo circonda. Ne scaturisce una nuova serie di lavori\, presentati nelle mostre personali a lui dedicate dalla Galleria Giacomo Guidi di Roma (2008 -Working Class; 2010 – Il senso di Walden\,).\nNell’antologica “ho le mani impegnate sto pensando”\, (Genazzano\, Castello Colonna 2013)\, espone per la prima volta opere appartenenti al ciclo “Data Base”\, dedicato all’antico meleto nel quale è ubicato il suo studio (poi in “rendez – vous des amis” – Fondazione Burri\, Palazzo Albizzini 2015). Nel 2014 lancia Orto Civile\, progetto di arte partecipata focalizzato intorno ai rapporti tra cura della terra e alimentazione\, città e campagna\, tradizione “moderna” e “riscoperte innovative”\, che ha coinvolto più di 60 famiglie napoletane. Nel 2017 l’opera Cerimoniale è esposta nella collezione del Madre.\nAttualmente è impegnato a Napoli nella realizzazione della complessa opera di arte pubblica “voi siete qui – vico Pero – Giacomo Leopardi – progetto di artista abitante” sostenuto da Museo Madre\, fondazione Morra e le gallerie Intragallery e Dafna. Ultima sua personale “l’albero di Pitlo” (Intragallery – Napoli 2020). \nComunicato Stampa
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SUMMARY:Il Museo che verrà - Nomina vincitori e Webinar
DESCRIPTION:14 giugno 2021\nWEBINAR ORE 17:30 \nIl progetto Il Museo che verrà\, ideato e proposto dalla Fondazione Morra di Napoli in collaborazione con ICOM Italia\, Università degli Studi di Napoli Federico II e Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli\, con il sostegno di Regione Campania – U.O.D. 1 Promozione e Valorizzazione di Musei e Biblioteche “Contributi a sostegno degli interventi\, delle attività e dei servizi finalizzati allo sviluppo\, promozione e valorizzazione dei musei e delle raccolte di ente locale e di interesse locale – anno finanziario 2021”\, conclude la sua prima call destinata a studentesse e studenti delle università campane con la valutazione\, da parte della commissione preposta\, delle idee progettuali dedicate ad una rinnovata concezione di museo. \nI vincitori saranno contattati via e-mail dalla segreteria ICOM al fine della sottoscrizione della tessera per l’anno 2021. \nLa Fondazione Morra si riserva di sollecitare tutti i nomi presenti in elenco a produrre una scheda tipo riassuntiva dei punti chiave delle loro proposte. Tale sintesi risulta essere funzionale per la pubblicazione di una vetrina digitale\, a cura della stessa Fondazione\, capace di suscitare nuove integrazioni alle possibili fattibilità dei progetti. \nIl 14 giugno 2021 alle ore 17:30 ci sarà la presentazione pubblica delle proposte – via webinar sui canali ufficiali ICOM Italia – a cui i vincitori sono invitati a prendere parte.  \nIl Webinar “Il Museo che Verrà” si propone\, così\, di presentare e premiare pubblicamente i partecipanti coinvolti nel processo di creazione del futuro delle realtà museali collocate all’interno del contesto regionale campano. Durante l’incontro realtà istituzionali\, cittadinanza attiva e professionisti museali immagineranno insieme una nuova prospettiva degli spazi museali in grado di attivare processi di apprendimento\, elaborazione emotiva\, sviluppo di nuove competenze e trasformazioni territoriali.  \nIn allegato i vincitori: \nComunicato
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SUMMARY:Igor Grubić. Another Green World
DESCRIPTION:29 maggio 2021\nORE 11:00 – 22:00\nVilla Comunale di Napoli \nA cura di Adriana Rispoli \nPer il Maggio dei Monumenti 2021\, la Fondazione Morra con l’Assessorato alla Cultura e l’Assessorato al Verde del Comune di Napoli e in collaborazione con l’Associazione Premio GreenCare Aps presenta Another Green World di Igor Grubić\, a cura di Adriana Rispoli. \nLa mostra en plein air realizzata nella Villa Comunale di Napoli\, nella sola giornata di sabato 29 maggio (dalle ore 11.00 alle 22.00)\, prevede circa 50 micro-interventi che\, nel rispetto della storicità del luogo\, coinvolgono la statuaria\, le fontane e le architetture neoclassiche. Un’operazione pubblica\, che comprende anche una performance in omaggio al sommo poeta italiano Dante\, con cui l’artista mira a risvegliare la coscienza collettiva su un bene comune di centrale importanza per le comunità. Al FAI Giovani Napoli è affidata l’accoglienza dei cittadini e dei turisti in Villa Comunale per orientarli alla fruizione della mostra. \nTipico del modus operandi di Igor Grubic\, espresso al meglio nella celebre opera 366 Liberation Rituals\, realizzata nel 2008 con 33 azioni “catartiche” nell’arco di un anno\, Another Green World nel suo insieme è un intervento artistico di natura politico-poetica\, una forma di attivismo partecipativo che mira a coinvolgere tutta la società civile a partire da coloro che vivono quotidianamente la Villa\, dai bambini agli anziani. \nLa Villa Comunale diventa un unico monumentale display in cui esprimere diverse forme di emergenze che\, soprattutto in quest’annus horribilis\, sono diventate ancora più urgenti: l’esigenza di un ritorno alla natura\, alla vita di comunità\, alla solidarietà\, alle responsabilità collettive ed individuali\, e quindi uno sprone a vivere le nostre vite con coscienza e con coraggio\, tenendo saldo il timone nella convinzione che “la rivoluzione siamo noi”. \n“… I giardini pubblici hanno sempre goduto del rispetto delle comunità in cui si trovano. Sono risorse per la ricreazione\, ma anche opportunità di istruzione e ricerca. I giardini pubblici possono svolgere un ruolo molto significativo nello sviluppo sostenibile di una comunità. A Napoli le piccole zone verdi si sono rivelate assolutamente necessarie in questi giorni di pandemia. Il tema del progetto è il “sistema verde” della città\, ovvero la ricerca del suo ruolo e valore come parte integrante del patrimonio. Gli alberi sono un capitale\, un materiale vivente\, una parte elementare del nostro background culturale e storico.  Portare l’arte nella Natura e la Natura nell’arte. Il mondo intero è una piattaforma per il gioco\, il mondo è come un atelier e l’atelier è come un mondo. Il giardino è un Museo senza pareti: gli alberi sono i nostri pennelli\, i parchi le nostre tavolozze…” (I.G.) \nL’insieme di testi originali (Micropolitical Statements\, How to-flags)\, di citazioni da Gramsci a Beuys\, da Brecht a Mayakovsky (Little Quotes Lessons)\, di micro-interventi sulle sculture\, (Suprematist Compositions\, Black Noses-Scarves-Bends– Black Strips) puntano a smuovere le coscienze\, ad innescare una rinnovata forma di rispetto verso un bene comune\,    verso la storia e l’identità di una comunità che si rispecchia nel suo patrimonio. \nL’artista\, in definitiva\, invita il pubblico ad aprirsi ad un approccio poetico – artistico – ecologico alla realtà che ci circonda. \nIgor Grubić\, già ospite del Quartiere Intelligente e della Fondazione Morra in altri progetti artistici\, ha scelto la Villa Comunale come sede del suo primo importante intervento pubblico in città\, cosciente dell’importanza che questo bene ha per la società. Another Green World   è un progetto a cui ha dedicato due anni di impegno ed in cui si manifesta il suo approccio pubblico e partecipativo all’arte\, definito a volte di “terrorismo poetico”\, che coniuga il rispetto per la storia con l’interesse sociale. \nLa mostra è arricchita dalla collaborazione con l’artista napoletano Roberto Pugliese\,  noto per i suoi lavori multimediali in cui unisce ricerca visiva e sonora creando ambientazioni multisensorali\, che ha realizzato ad hoc la composizione sonora Another Green World is Possible che i visitatori potranno scaricare direttamente con il proprio smartphone e da uno storytelling creato da un gruppo di studenti del Laboratorio di Linguaggio Creativo della Scuola Media Statale di Primo Grado Carlo Poerio. Infine i cartoni utilizzati nella mostra provengono da un circuito di riciclo grazie alla collaborazione con Formaperta. \n“Da sempre l’arte trova nella natura un riferimento immediato e l’espressione artistica è diventata un forte vettore di trasmissione delle nuove sfide collegate alla sostenibilità ambientale. L’indagine artistica è essa stessa promotrice di una maggiore consapevolezza sia a livello individuale che collettivo. Tutto questo è Another Green World dell’artista internazionale Igor Grubić\, la mostra en plein air realizzata nella Villa Comunale di Napoli. Ringrazio l’artista\, la Fondazione Morra\, la curatrice Adriana Rispoli\, l’Associazione Premio GreenCare APS e il FAI Giovani Napoli\, per aver puntato su uno tra i più importanti giardini storici della nostra città”\, ha dichiarato l’Assessore al Verde del Comune di Napoli Luigi Felaco. \nIgor Grubić è tra i più influenti artisti dell’Est Europa. Attivo fin dai primi anni Novanta\, realizza fotografie\, film e azioni nello spazio urbano. La pratica artistica di Grubić è caratterizzata da un interesse socio-politico e da una modalità di ricerca di lunga durata. Dall’esplorazione appassionata del destino dei monumenti storici e della fine dell’industria nell’ex Jugoslavia\, all’esame della difficile situazione delle minoranze\, i suoi progetti si sviluppano in diversi anni di ricerca e di relazioni personali. Sebbene radicato nella tradizione del documentario\, il lavoro di Grubić nella fotografia e nel cinema   è caratterizzato da un approccio meditativo ed empatico\, profondamente umano e spesso poetico. \nHa partecipato a numerose importanti manifestazioni internazionali\, tra cui Manifesta 4 (Francoforte\, 2002); Manifesta 9 (Genk\, 2012); Gender Check\, Mumok (Vienna\, 2009); 11. Biennale di Istanbul (2009); 4. Fotofestival Mannheim Ludwigshafen\, Heidelberg (2011); East Side Stories\, Palais de Tokyo (Parigi\, 2012); Gwangju Biennale (2014); Zero Tollerance\, MOMA PS1 (New York\, 2014); Degrees of Freedom\, Mambo (Bologna\, 2015); Heavenly creatures\, MG+MSUM (Lubiana\, 2018); The Value of Freedom\, Belvedere 21 (Vienna\, 2018)\, Yerevan Biennial (2020); Bigger Than Myself\, MAXXI (Roma\, 2021). \nHa rappresentato la Croazia all’a 58.Biennale di Venezia\, 2019 con l’opera Traces of Disappearing in three acts \nLe sue opere sono in importanti collezioni tra cui: Tate Modern di Londra\, Kadist Art Collection\, Kunsthaus di  Zurigo\, FRAC Champagne-Ardenne Collection\, Arte Fiera Bologna Collection\, ALT Arte Contemporanea Bergamo\, Muzeum Sztuki Lodz\, ECB di Francoforte\, Museo d’Arte contemporanea di Belgrado\, MSU di Zagabria\, Art Collection Telekom\, Kontakt-The Art Collection the Erste group. \nSi ringrazia per il supporto: Corrado Gugliotta-Galleria Laveronica\, Luca Barbeni-Nome Gallery\, Gianni Bellucci\, Tommaso e Paola Guerini\, Lorenzo Lomonaco Collection\, Maria Pia Pignalosa\, Jane Ritter\, Elena Cirillo e Alessandro Savelli\, Lorenzo Xiques. \nBrochure Evento \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Igor Grubic. Another Green World\, Villa Comunale\, Napoli\, 2021 © photo Igor Cortese Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Igor Grubic. Another Green World\, Villa Comunale\, Napoli\, 2021 © photo Igor Cortese Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Igor Grubic. Another Green World\, Villa Comunale\, Napoli\, 2021 © photo Danilo Donzelli Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Igor Grubic. Another Green World\, Villa Comunale\, Napoli\, 2021 © photo Igor Cortese Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Igor Grubic. Another Green World\, Villa Comunale\, Napoli\, 2021 © photo Igor Cortese Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers
DESCRIPTION:22 maggio – 15 luglio 2021\nOPENING 22 MAGGIO ORE 10:00\nDAFNA Gallery\nVia Santa Teresa degli Scalzi 76\, Napoli\n \nA cura di Maurizio Elettrico \nLa DAFNA Gallery in collaborazione con la Fondazione Morra presenta a partire dal 22 maggio il nuovo progetto espositivo di Maurizio Elettrico. \nNelle vesti di curatore l’artista porta per la prima volta alla DAFNA attraverso un’esposizione appositamente pensata per l’evento\, parte del suo ampio progetto artistico The New Empire. \nCon The New Empire Elettrico crea prima di ogni cosa un luogo dell’immaginario dove trovano casa i più disparati linguaggi artistici legati tra di loro dall’apposito intento di raccontare storie che nella loro rappresentazione fantastica diventino allo stesso tempo spunto di riflessione e indagine della realtà. \nLily Moore e Sarah Powers sono gli artisti immaginari di un lontano futuro attraverso i quali l’artista parla al pubblico proponendo un medium pittorico di grande confidenza per lo spettatore\, l’uso della matita\, i colori decisi\, le forme immaginarie\, traducono l’intento di volere provocare in chi osserva continue emozioni e far sì che l’occhio di chi guarda venga coinvolto inconsapevolmente in un processo continuo di stimolo alla conoscenza e alla curiosità. \nCome due sciamani i due personaggi esplorano con la loro arte gli aspetti sottili della natura\, dalle volatili entità messe a guardia di esseri e cose per proteggerli dal caos ad altre ancora nate per istigare nei cuori di animali e uomini sentimenti caotici e distruttivi. \nAl tratto artistico di Lily Moore Maurizio Elettrico affida\, attraverso l’esposizione di tre tele e tre carte dipinte\, la rappresentazione di un mondo estetico a metà tra il medioevo fantastico e il naturalismo grafico\, dove trovano vita creature benigne\, anche se di aspetto feroce e mostruoso\, guardiani di luce\, protettori della purezza e del sommo bene. Con Sarah Powers ci proietta invece nella dimensione del primitivismo\, attraverso un’intensa trasgressione nello sviluppo formale dei suoi soggetti. Sue sono in mostra due grandi tele e due giardini\, luoghi dove potere collocare forme naturali dall’aspetto fantastico dove trovano collocazione creature ben più temibili. \nSe da un lato le creature di Lily e di Sarah appaiono in profondo antagonismo\, l’artista riesce a trasferire attraverso entrambi i linguaggi\, la sua profonda attenzione alla storia e alle scienze\, appassionando il pubblico verso un racconto immaginario sospeso tra sogno e realtà. \nMaurizio Elettrico nasce a Napoli nel 1965\, dove vive e lavora. Dopo gli studi in scienze naturali\, orienta la sua ricerca artistica prevalentemente ai rapporti interdisciplinari tra la filosofia\, la storia e l’iconografia. La sua pratica artistica si contraddistingue per la varietà dei materiali che utilizza e per il lessico che applica\, spaziando tra disegno su carta pregiata\, scultura e installazioni polimateriche che vedono materiali organici mescolarsi a materiali artificiali\, video\, performance\, e un’intensa attività di scrittura. Elettrico investe il mondo quotidiano con una vitalità neomitologica in cui laicizzazione radicale del sacro e fantascienza si mescolano per dar vita a un cortocircuito dove il senso e il nonsenso della sua poetica creano un equilibrio continuo tra realtà e sogno. Il recupero di forme e materie dissonanti aprono a un mondo magico di ascendenza medioevale atto a produrre un pantheon visivo che fonde creazione artistica e conoscenza scientifica \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Maurizio Elettrico. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Virto360 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Maurizio Elettrico. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Virto360 Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n \n 
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SUMMARY:The art of remembering - Residenza d'artista
DESCRIPTION:CALL PER RESIDENZA D’ARTISTA\nIscrizioni aperte dal 20 maggio al 20 luglio 2021 \n21 settembre – 5 ottobre 2021\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa Fondazione Morra con il collettivo The rabbit hole e la E-M Arts associazione culturale presentano la residenza d’artista the art of remembering. \n3 candidati residenti a Napoli o nei Comuni limitrofi potranno trascorrere\, insieme ad altri 7 candidati internazionali\, quattordici giorni nella residenza della Fondazione Morra ed al Museo Hermann Nitsch\, nel cuore del Quartiere dell’Arte di Napoli\, per esplorare l’arte del ricordare. \nSiamo particolarmente interessati alle persone con un vivo interesse per i viaggi\, le escursioni\, i porti e le vie di navigazione\, così come per i simboli antichi\, per le scritture e per i codici\, che si possono veicolare attraverso la poesia\, il teatro\, le sonorità\, la matematica e la performance. \nGli artisti avranno la possibilità di esplorare l’argomento in maniera individuale\, in un ambiente contemplativo e stimolante\, ma anche di collaborare con gli altri candidati\, favorendo un incontro di menti. \nCome segmento del programma\, i candidati potranno conoscere la scena creativa di Napoli\, incontrare alcuni artisti e personalità della città ed immergersi nelle onde del mare e della cultura. \nQuesto programma di residenza è pensato come un’indagine mistica\, quindi invitiamo le menti curiose che hanno un particolare interesse per il sublime e per la scoperta di nuovi spazi di conoscenza\, a catturare la misteriosa e magica piuma bianca e presentare la candidatura. \nMetodologia \nOgni candidato interrogherà il tema del “ricordare” immergendosi in The Rabbit Hole Method™\, un processo di indagine che estrae e distilla dalle pratiche artistiche contemporanee\, dalla filosofia\, dal misticismo\, dalla matematica e dalla danza. Il metodo include la lezione\, tra gli altri\, di Hazrat Inayat Khan\, Farid Ud-Din Attar\, Jorge Luis Borges\, Alejandro Jodorowsky\, Lewis Carroll. The Rabbit Hole cerca di stimolare nuove idee sul sé e l’altro\, e di sfidare i limiti e i confini costruiti culturalmente. \nSotto l’attenta consulenza della Georgetown University e del MIT Senselab\, il programma basa i propri principi sulla decostruzione e sulla reinvenzione dei rituali e delle strutture. Lavora\, inoltre\, con il Teatro de los Sentidos di Barcellona\, una compagnia teatrale immersiva che crea esperienze decostruendo quella che è diventata la nostra presunta mappatura sensoriale\, e scopre il magico filo d’argento che si mostra\, se si è aperti al ricordare. \nProspettive per i candidati-artisti \nOgni candidato dovrà sviluppare in italiano o in inglese una risposta all’arte del ricordare che verrà successivamente presentata al Museo Hermann Nitsch. \nOgni lavoro entrerà a far parte di un archivio che riflette The Rabbit Hole Method™. \nUn evento finale al termine della residenza inviterà il pubblico a incontrare gli artisti\, a introdurre la metodologia e a coinvolgere le comunità artistiche locali attraverso l’immersione sensoriale e il gioco. \nA conclusione della residenza \nOgni artista riceverà un certificato master class del The Rabbit Hole Method™ \nIl lavoro di ogni artista verrà promosso attraverso i canali global di The Rabbit Hole. Ogni artista avrà un posto nel collettivo The Rabbit Hole. \nChi può presentare domanda \nCon la possibilità di offrire solo 3 posti per questa residenza\, selezioneremo i candidati sia per il proprio merito artistico e la passione per la materia\, che per il modo in cui ciascuno possa contribuire a una sinergia generale di gruppo. \nArtisti\, curatori\, scrittori\, compositori\, poeti\, ricercatori\, musicisti\, performer\, di ogni provenienza formativa sono invitati a presentare domanda. \nPer partecipare\, inviare quanto segue a info@fondazionemorra.org \n– una dichiarazione in italiano o in inglese sul progetto sul quale si desidera lavorare \n– una dichiarazione in italiano o in inglese in relazione all’arte del ricordare (circa 400 parole) \n– una risposta in italiano o in inglese alla domanda che segue (circa 400 parole) \n– il tuo curriculum \n– il tuo sito web \nDeadline 20 Luglio 2021 \nLa domanda \nLeggi la seguente poesia e rispondi alla domanda \n“Cos’è che ci collega \nUn ricordo? \nE se smettessimo di ricordare?” \n \n  \nFondato a New York nel 2008\, il collettivo the rabbit hole – composto da un gruppo di artisti\, scrittori e visionari irriverenti – conta oltre 2000 partecipanti in 56 paesi. \nIl collettivo vuole stimolare nuove idee su se stessi e sugli altri e sfidare i limiti e i confini costruiti culturalmente. Un manifesto\, scritto dai suoi fondatori\, basa i propri principi sulla decostruzione e sulla reinvenzione di rituali e strutture. \nSeguendo un fondamento della festosità e una celebrazione della perturbazione\, the rabbit hole ha creato provocatorie mostre partecipative al Chelsea Art Museum\, un autobus a due piani che viaggia nel tempo a New York City\, un catamarano nel Mediterraneo e un viaggio in treno di 21 giorni attraverso l’Europa e il Medio Oriente\, tra gli altri luoghi. \nComunicato stampa \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Labyrinth of mirrors in The art of remembering\, Napoli\, 2021 © photo Imma Di Lillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				The art of evoking in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Imma Di Lillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alper Akcay\, The Whirling Begins in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Body\, Time\, Space\, Access in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Samina Virani
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SUMMARY:IL MUSEO CHE VERRÀ - NOMINA COMMISSIONE ESAMINATRICE
DESCRIPTION:Il 9 Maggio 2021 è scaduto il termine della Call for proposal “Il Museo che verrà”\, progetto ideato e proposto dalla Fondazione Morra di Napoli in collaborazione con ICOM Italia\, Università degli Studi di Napoli Federico II e Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. \nLa call\, destinata a studenti delle università campane\, si è conclusa con la ricezione di n. 41 idee progettuali dedicate ad una rinnovata concezione di museo\, inteso come centro di interpretazione del territorio\, di partecipazione e di produzione culturale. Un ottimo risultato per questa prima edizione del progetto che mira alla sua replicabilità sia nel corso del 2021 che per il 2022. \nLe proposte saranno ora vagliate da una commissione di esperti composta da:  \n\nGiuseppe Morra\, Direttore del Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch – Fondazione Morra\nRaffaella Morra\, Coordinamento Attività Fondazione Morra\nFilomena Sardella\, Coordinatore ICOM Campania\nMarianella Pucci\, Consigliere ICOM Campania e membro della Commissione MiC del Sistema Museale Nazionale\nValentina Castronuovo\, Socio ICOM Campania e Research Fellow in Cultural Heritage Management presso CNR – IRISS Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo.\n\nIl processo di selezione delle proposte è stato coadiuvato dai professori Pasquale Persico\, componente del Comitato Scientifico di Casa Morra e Loredana Troise\, responsabile del Dipartimento Arti Visive e della sezione didattica della Fondazione Morra. \nLe proposte selezionate permetteranno ai proponenti di entrare a far parte della comunità museale mondiale ICOM International attraverso la sottoscrizione gratuita della tessera individuale 2021.  \nLe proposte selezionate saranno rese note attraverso i canali web ufficiali della Fondazione Morra www.fondazionemorra.org e di ICOM ITALIA www.icom-italia.org. \nSuccessivamente\, i/le proponenti saranno contattati via e-mail per la sottoscrizione della tessera ICOM individuale. \nComunicato
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SUMMARY:Beuys e Napoli
DESCRIPTION:9 maggio 2021\nDIRETTA STREAMING ORE 17:00 \nCon interventi di: Achille Bonito Oliva\, Michele Bonuomo\, Mario Franco\, Petra Richter e Italo Tomassoni\nCon un’introduzione dell’Ambasciatore Tedesco Viktor Elbling \n11 maggio 2021 – 13 febbraio 2022\nINIZIO ORE 10:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nA cura di Giuseppe Morra \nDall’ 11 maggio al 13 febbraio Casa Morra d’intesa con il Goethe-Institut Neapel\, omaggia Joseph Beuys\, a cento anni dalla nascita\, con la mostra Beuys e Napoli a cura di Giuseppe Morra\, proponendo un principio di riflessione sull’eredità culturale dei transiti dell’artista tedesco a Napoli e in Italia tra il 1971 e il 1985. \nCinque film saranno proiettati in successione negli spazi degli Archivi Mario Franco: al regista napoletano si deve la più completa documentazione filmica della collaborazione tra Lucio Amelio e Beuys a partire dalla prima mostra La rivoluzione siamo noi (1971) alla Modern Art Agency. Per celebrarne il cinquantenario\, la programmazione inaugurerà con l’omonimo film che sarà proiettato insieme a Der Tisch\, filmato donato da Beuys al regista napoletano nel formato originale in 16mm\, che documenta una delle sue prime azioni all’Accademia di Düsseldorf (1971). Della collaborazione tra il gallerista napoletano e l’artista tedesco\, Franco documenta altre azioni come “Vitex agnus castus”\, realizzata per Arena: dove sarei arrivato se fossi stato intelligente! (1972)\, e “Diagramma Terremoto”\, contestuale a Terremoto in palazzo (1981). Di questa seconda azione Petra Richter restituisce una suggestiva immagine di Beuys\, descrivendolo come un “sismografo umano […] assorbito nel tracciare le vibrazioni di un terremoto immaginato allo stesso modo in cui una macchina ECG registra l’attività elettrica del cuore umano”. Dell’ultima grande mostra a Capodimonte\, Palazzo Regale (1985) – raccontata da Michele Bonuomo come “una definitiva architettura di tutta la sua produzione\, quasi […] un testamento” – Franco realizza un filmato con l’ultima intervista all’artista tedesco sulla sua opera e sul suo legame con Napoli e l’Italia. \nA conferma della vocazione di Casa Morra verso l’apertura sugli inattesi percorsi di ricerca indotti dai materiali d’archivio\, una serie fotografica di Gerardo Di Fiore testimonia l’incursione di Beuys nel contesto dell’azione “Hic Sunt Leones” (1972) del collettivo Galleria Inesistente\, e offre\, al contempo\, una più ampia veduta sulla stratificazione dell’ambiente artistico e culturale napoletano tra gli anni sessanta e settanta. \nIn mostra anche una selezione di multipli\, funzionali alla strategia divulgativa del più ampio progetto beuysiano di “scultura sociale”: per l’artista tedesco il problema del “dare forma” non ha a che vedere con una ricerca stilistica interna allo spazio di autonomia dell’arte\, ma si risolve nelle possibilità antropologiche di formare/organizzare tutti i campi del sociale a partire dalla creatività individuale. Si tratta\, a ben vedere\, di quello che Achille Bonito Oliva\, nel corso della prima fondamentale intervista a Beuys nel 1971\, definisce come uno “spazio socratico”. L’intuizione critica è confermata dallo stesso artista: “l’arte mi interessa solo in quanto mi dà la possibilità di un dialogo con l’uomo”. E le possibilità costituenti dell’arte\, in un senso inclusivo e democratico\, sono esemplarmente indagate da Beuys nel suo storico contributo a Documenta 5 (1972) dove per cento giorni allestì l’ufficio per l’“Organizzazione per la democrazia diretta tramite referendum”. Di questa esperienza a Kassel viene presentata un’inedita documentazione fotografica di Vettor Pisani. \nIl percorso della mostra si chiude con un’appendice della sala permanente dedicata all’artista tedesco\, allestita nel 2017 con materiali donati da Lucrezia De Domizio Durini: un approfondimento su Difesa della natura a Bolognano\, dove il 13 maggio 1984 Beuys aprì uno spazio di discussione pubblica sui temi della difesa della natura e della creatività individuale. In occasione di Beuys e Napoli Italo Tomassoni ricorda questa esperienza di condivisione con un’intima missiva all’artista. \nPer info e prenotazioni:                  \nAperto su prenotazione da martedì a venerdì\, 10:00-17:00.\n \nI film saranno proiettati tutti i mercoledì alle 18.00 su prenotazione (ad eccezione dei mesi di luglio e agosto) negli spazi degli Archivi Mario Franco\n                                                       \ncasamorra@fondazionemorra.org\narchivimariofranco@fondazionemorra.org \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Beuys e Napoli\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Beuys e Napoli\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Beuys e Napoli\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Beuys e Napoli\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Beuys e Napoli\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n \n 
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SUMMARY:IL MUSEO CHE VERRÀ. CALL FOR PROPOSAL
DESCRIPTION:26 marzo – 9 maggio 2021 \nSei uno studente universitario appassionato di musei?\nRaccontaci come dovrebbe essere il museo del futuro ed entra anche tu in ICOM Italia! \nICOM Italia è il principale network italiano di musei e professionisti museali\, con circa 2500 soci\, individuali e istituzionali. Aspettiamo anche te! \nNome Progetto: Il Museo che verrà\nDurata selezione: dal 26 marzo al 9 maggio 2021\nOrganizzato da: Fondazione Morra e ICOM Italia\nIn collaborazione con: Accademia di Belle Arti di Napoli\, Università degli studi Federico II e Università Luigi Vanvitelli\nBeneficiari: Studenti iscritti regolarmente per l’anno accademico 2021 ad un corso di laurea/accademia di belle arti/dottorato/scuola di specializzazione/master inerenti all’ambito museale (Museologia\, Museografia\, Museotecnica\, Beni culturali\, Storia dell’arte\, Restauro architettonico\, Archeologia\, Comunicazione e Gestione dei beni culturali\, Conservazione e Diagnostica dei beni culturali\, Architettura etc.) residenti in Campania. \nLa Fondazione Morra e ICOM Italia indicono un concorso di idee per la selezione di 50 idee progettuali di giovani campani a cui si chiede di raccontare la loro idea di museo del futuro.\nVerranno selezionate le migliori 50 proposte che sapranno immaginare una rinnovata concezione di museo\, inteso come centro di interpretazione del territorio\, di partecipazione e di produzione culturale.\nSaranno privilegiati i progetti che vedranno i musei come riferimenti importanti per le comunità di prossimità\, musei pensati e vissuti non solo come custodi di tesori artistici e testimoni di memorie\, ma soggetti attivi in grado di incidere sul miglioramento del benessere delle persone. \nI progetti che si selezioneranno saranno valutati da una commissione di esperti composta dalla Fondazione Morra e ICOM Italia e gli studenti proponenti selezionati riceveranno la tessera ICOM per l’anno 2021. Agli studenti si chiede di dare forma alla loro idea di museo\, contestualizzata nel territorio in cui vivono e con 3 highlights: \n\nInnovazione\nPartecipazione\nProduzione culturale\n\nQuesta campagna è stata pensata dal Coordinamento Regionale Campania di ICOM Italia e adottata e finanziata dalla Fondazione Morra per aprire un canale di comunicazione e progettualità con tutte le ragazze e i ragazzi che studiano in ambito museale e vivono nel territorio regionale e che saranno i futuri ambasciatori e fruitori dei nostri musei. \nLa tessera ICOM permetterà ai 50 studenti selezionati e premiati di avere una serie di agevolazioni come: \n\nEntrare a far parte della comunità museale mondiale attraverso ICOM International\nPartecipare gratuitamente o con una quota agevolata alle conferenze organizzate da ICOM in tutto il mondo\nEntrare in maniera gratuita o agevolata nei musei di tutto il mondo\nEssere coinvolto in missioni internazionali per la difesa dei beni culturali e dei musei\nRimanere informato sulle tendenze e sulle innovazioni nei musei grazie alla newsletter e al magazine di ICOM International\nAccedere a ICOMMUNITY\, la piattaforma online di ICOM International\nAderire a uno o più dei 32 Comitati Internazionali\n\nLa tessera ICOM per l’anno 2021 è anche una carta di cittadinanza attiva per tutti i giovani under 35 che promuove la partecipazione in ambito regionale attraverso la collaborazione con il Coordinamento ICOM Campania. \nA chiusura delle selezioni sono previste le seguenti azioni: \n1 Giornata di studi finale con relativa premiazione*\n1 pubblicazione con tutte le proposte pervenute*\nL’eventuale realizzazione della proposta progettuale* \nCONTATTI \nFONDAZIONE MORRA\ninfo@fondazionemorra.org \nICOM ITALIA\ninfo@icom-italia.org \nCOORDINAMENTO REGIONALE CAMPANIA DI ICOM ITALIA\ncampania@icom-italia.org \n* da confermare \nSCARICA IL PDF \nSCARICA IL COMUNICATO \nCOMPILA IL FORM
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SUMMARY:Matteo Fraterno. Presentazione libro Apokatastasi
DESCRIPTION:12 marzo 2021\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch– evento online\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntervengono: Nico Angiuli\, Federico Decandia\, Marcello Faletra\, Matteo Fraterno\, Manuela Gandini\, Pasquale Persico\, Cesare Pietroiusti e Franco Silvestro \nIntroduce e modera: Loredana Troise \nA un anno esatto dalla fine della residenza artistica ESPERIENZE/L’infinito intrattenimento di Matteo Fraterno\, curata da Pasquale Persico e Loredana Troise\, la Fondazione Morra è lieta di presentare Apokatastasi (Edizioni Morra\, 2020)\, un volume che raccoglie gli interventi della comunità ideale a cui l’artista ha voluto affidare l’elaborazione delle condizioni di senso della sua esperienza.  \nTra il 15 febbraio e il 14 marzo 2020 Fraterno ha abitato la Biblioteca per le arti contemporanee della Fondazione Morra\, installandovi arredi e suppellettili per restituire all’ambiente la familiarità di una dimensione domestica dove poter leggere\, dormire e sognare. Durante la residenza l’artista si è trasfigurato in un bibliotecario-temporaneo attivando\, attraverso la lettura e il sogno\, un intimo processo di restaurazione di quei rapporti indeboliti\, frammentati o interrotti che hanno determinato la sua personale collocazione nella storia dell’arte. Questa forma di “restauro” trova una referenza mitica nell’oracolo di Anfiarao – come processo di purificazione onirico – e una filosofica nel concetto di Apokatastasi – reintegrazione finale di tutte le cose – espresso da Leibniz in un frammento postumo. \nAll’interno di una ricerca né progressiva né inerziale\, una forma embrionale di apokatastasi come gesto inclusivo\, anzitutto nei confronti della natura\, è da rintracciare nel suo lavoro già nel 1995 con Certosa\, alla Vigna San Martino\, dove egli aveva trovato un’“Amazzonia” nel cuore di Napoli. Dopo essere transitato da protagonista nel clima culturale dell’arte relazionale (Plagio Fraterno\, 1998)\, con questo progetto Fraterno aggiunge un tassello alla collaborazione con Giuseppe Morra andando oltre la relazione antropocentrica e trasformando la Biblioteca in un esempio laboratoriale di ecosistema complesso. \nGli autori interverranno sulle circostanze preliminari del progetto (Angiuli\, Decandia); sui testi da cui sono state attinte le categorie filosofiche di riferimento (Faletra\, Persico); sulle modalità esemplari di restituzione poetica dell’esercizio di lettura (Pietroiusti); sulla biblioteca come spazio inclusivo di idee progettuali e laboratoriali (Silvestro); sul significato della residenza artistica come “rituale a-sociale” (Gandini).
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - An Ephemeral Banquet for the Invisible Guest: Waiting for the Bio-aristocrat
DESCRIPTION:20 novembre 2020 – 31 gennaio 2021 \nOPENING – solo su invito – 19 NOVEMBRE ORE 18:00\nFondazione per la Promozione dell’Arte e della Cultura Rosa Luxemburg\nLinienstraße 40\, 10119 Berlino \nA cura di Chiara Valci Mazzara\, curatrice Fondazione Morra e Susanne Prinz\, capo curatore del Rosa Luxemburg Kunstverein.\nIn collaborazione con la Fondazione Morra \nMaurizio Elettrico è un artista e scrittore complesso ed erudito. La sua saga in sette volumi – Lo Scoiattolo e il Graal – funziona\, in occasione della sua personale concepita come installazione site specific per la Fondazione per la Promozione dell’Arte e della Cultura Rosa Luxemburg\, come il contenitore attraverso il quale il suo mondo magico\, irriverente\, profano\, filosofico\, mitologico e fantastico viene presentato al pubblico attraverso la sua estetica visionaria e i suoi paesaggi immersivi. \nThe banquet for the invisible guests è una mostra composta da una serie di pezzi scultorei installati su un tavolo da banchetto\, due installazioni allestite come isole sui pavimenti e una serie di opere alle pareti ideate e realizzate in occasione della sua personale. \nIl pubblico sarà invitato a sperimentare un’installazione immersiva in cui il mondo della saga di Maurizio Elettrico diventa realtà accompagnato dall’opera lirica previsto per la mostra. \nOrari di apertura: Dal mercoledì al venerdì dalle ore 14:00 alle 18:00\, solo su appuntamento secondo le normative per il COVID19 \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, An Ephemeral Banquet for the Invisible Guest\, Kunstverein am Rosa-Luxemburg- Platz\, Berlino\, 2020 © photo Markus Rack\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, An Ephemeral Banquet for the Invisible Guest\, Kunstverein am Rosa-Luxemburg- Platz\, Berlino\, 2020 © photo Markus Rack\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, An Ephemeral Banquet for the Invisible Guest\, Kunstverein am Rosa-Luxemburg- Platz\, Berlino\, 2020 © photo Markus Rack\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, An Ephemeral Banquet for the Invisible Guest\, Kunstverein am Rosa-Luxemburg- Platz\, Berlino\, 2020 © photo Markus Rack
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SUMMARY:UNDERNEATH THE ARCHES - Adrian Melis\, Terra Asciutta
DESCRIPTION:27 settembre – 15 novembre 2020\nOPENING 26 SETTEMBRE ORE 11:30\nAcquedotto Augusteo del Serino\nVia Arena Sanità 5\, Napoli \nA cura di Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone \nProsegue\, nel sito archeologico che conserva i resti dell’Acquedotto Augusteo del Serino nell’area Borgo Vergini-Rione Sanità a Napoli\, Underneath the Arches\, programma di arte contemporanea diretto da Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone\, in collaborazione con l’Associazione Vergini Sanità. La terza mostra del programma ospiterà\, dal 27 settembre al15 novembre 2020\, un intervento dell’artista Adrian Melis (L’Avana\, 1985) dal titolo Terra asciutta. La ricerca artistica di Adrian Melis si basa sull’analisi di specifici contesti socio-economici\, a partire da Cuba\, sua patria di origine\, per arrivare ai Paesi europei in cui ha lavorato negli ultimi anni. Ricorrendo a temi e dinamiche che interessano il lavoro\, Melis crea meccanismi che utilizzano deficit di partenza come possibile forza produttiva\, dando vita in alcuni casi a vere e proprie catene di montaggio che coinvolgono persone terze nel raggiungimento degli obiettivi. Con il progetto Terra asciutta\, realizzato appositamente per Underneath the Arches\, l’artista analizza e rende manifesto lo scarto esistente fra la funzione “attiva” e necessaria che in passato ha avuto l’Acquedotto Romano e il ruolo “passivo” e conservativo che oggi si richiede a quella stessa struttura. Adrian Melis\, attraverso un’azione fortemente simbolica\, innesca un nuovo processo in grado di restituire vitalità e funzionalità al luogo\, trasformando così il bene archeologico in un luogo produttivo e non solo contemplativo. L’artista riattiva\, in questo modo\, l’originario flusso d’acqua grazie a un reclutamento di forza lavoro nell’area Vergini-Sanità e mediante l’utilizzo sperimentale della tecnica cinematografica della Foley art. L’impresa poetica\, ma anche vana nella sua fugacità\, coinvolge il visitatore in forma immersiva sia in occasione dell’ inaugurazione\, durante la quale sarà realizzata un’azione performativa\, sia nel corso della mostra\, attraverso la restituzione di un’installazione ambientale site specific. \nNato nel 2018\, il progetto Underneath the Arches intende innescare un dialogo fra archeologia e arte contemporanea\, generando relazioni fra la cultura materiale e immateriale del contesto locale e le ricerche artistiche internazionali\, con l’obiettivo di attivare processi di promozione e valorizzazione del patrimonio storico esistente e della produzione contemporanea. Nei suggestivi spazi del tratto di acquedotto di epoca romana rivenuto nel 2011 al di sotto dello storico Palazzo Peschici Maresca in via Arena Sanità\, artisti di fama internazionale sono invitati a realizzare installazioni temporanee in dialogo con il sito archeologico e l’area circostante. Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Campania\, ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e gode del patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. È supportato dalla Fondazione Morra e dal MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli. \nAdrian Melis è nato a L’Avana\, Cuba\, nel 1985. Ha studiato all’Università dell’Avana e nel 2014/2015 è stato in residenza presso la Rijksakademie di Amsterdam. Nel 2014 è stato finalista del Future Generation Art Prize del Pinchuk Art Center. Le sue mostre personali includono 2768.23\,53. 8. 1958. 57%. 1000\, Pori Art Museum (2020); Selective Memory\, Adn Galeria\, Barcelona (2018); Absolute silence does not exist\, Fundación Cerezales\, León (2018); Surplus Production Line\, Adn Galeria\, Barcelona (2015); STOCK\, MAS–Museum of Modern Art\, Santander (2013); New Production Structures\, Adn Galeria\, Barcelona (2012); The Value of Absence\, Kunsthalle Basel (2013). Tra le mostre collettive: After Leaving | Before Arriving\, 12th Kaunas Biennale\, 2019; Hors Pistes\, Centre Pompidou\, Paris (2015); Bread and Roses\, Museum of Modern Art of Warsaw (2015); Atopolis\, Manège de Surye WIELS contemporary Art Centre\, Mons (2014); How To Work\, Kunsthalle Basel (2012); FGAP\, Pinchuk Art Center\,Kiev (2014); Untitled (Two Takes on Crisis)\, de Appel Arts Centre\, Amsterdam (2016); Artlab\, Queens Museum of Art\, New York\, (2014); 10th Shanghai Biennale\, Shanghai (2014). Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private\, tra cui il MAS-Museo de Arte Moderno y Contemporáneo de Santander y Cantabria\, il MACBA-Museu d’Art Contemporani de Barcelona\, Collection Alain Servais\, Collection Lemaître\, Collection A. de Galbert\, Collection Teixeiras da Freitas.\nIl tratto di acquedotto di epoca romana\, rinvenuto nel 2011 al di sotto del Palazzo Peschici-Maresca\, di proprietà dell’Arciconfraternita dei Pellegrini\, rappresenta un’evidenza archeologica di fondamentale importanza\, parte di un percorso di oltre 100 km\, che dalle sorgenti di Serino arriva fino a Miseno. I ponti-canale\, utilizzati come fondamenta del Palazzo\, disegnano uno spazio stratificato\, adibito nel corso dei secoli a cantina\, rifugio\, luogo di discarica. Aperto al pubblico nel 2015\, il Sito è gestito dall’Associazione Vergini Sanità che lavora ad un progetto complessivo di recupero\, valorizzazione e fruizione\, denominato AquaAugusta. Dal 2017 è parte di Extra Mann\, una rete nata in collaborazione con il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli per valorizzare il patrimonio culturale meno conosciuto della città.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli \nAdrian Melis\n© photo Antonio Picascia\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Hermann Nitsch – Sinfonia Napoli 2020
DESCRIPTION:settembre 2020 – settembre 2022\nOPENING 25 SETTEMBRE ORE 10:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Nitsch di Napoli si rinnova per il biennio 2020-2022 con il progetto “Sinfonia Napoli 2020”. Inaugurazione il 25 settembre con un nuovo corpus di opere tra i “Relitti d’azione” e un’inedita collezione di pitture e disegni realizzati per l’occasione.\nUna costellazione di “sismografie vitali” che rappresenta esemplarmente il lavoro di Nitsch come uno sforzo ostinato verso la liberazione della sensibilità dalla disciplina di una civiltà anestetizzante\, una pratica di affermazione della vita attraverso il continuo rimando di corrispondenze olfattive\, tattili e visive del colore. Dai “relitti” che\, a dispetto del loro nome\, testimoniano una promessa di ritorno\, una “resurrezione dalla dissoluzione” sino alla pittura ed al disegno che celebrano per Nitsch la luce come condizione di esperibilità del mondo.\nLa riapertura del museo\, celebrata anche dalla composizione musicale “Sinfonia Napoli 2020”\, eseguita a porte chiuse dalla Nuova Orchestra Scarlatti diretta da Andrea Cusumano e presto fruibile on line\, conferma il sodalizio tra Hermann Nitsch e Giuseppe Morra\, iniziato nel 1974\, nel segno della forza creativa dell’arte e della continuità di un progetto che culmina gioiosamente nei festeggiamenti per i dodici anni del Museo napoletano. \nPer gli appuntamenti in programma la Fondazione Morra rinnova anche la collaborazione con Wine&Thecity: la rassegna\, che coniuga la promozione della cultura del vino e l’arte\, sarà presente il giorno dell’inaugurazione a partire dalle 17.00 con i vini della storica Azienda dell’Agro Pontino Casale del Giglio. \n \n 
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 20th Edition
DESCRIPTION:2 luglio – 4 luglio 2020 \nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch (Belvedere)\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra\, Emmanuel Lefrant\, Andrea Saggiomo e Botborg. \nIndependent Film Show 20th edition è tra le più innovative rassegne internazionali di experimental film in Italia\, dal 2001 coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale\, in collaborazione con Fondazione Morra.\nAbbiamo voglia di scariche emozionali\, non vogliamo rimandare questo incontro tra film-makers e fruitori\, vogliamo intensamente vivere questi tre giorni di Independent Film Show 20 edition e scoprire in presa diretta e con partecipazione attiva le soluzioni escogitate per scardinare le abitudini; senza nessuna divisione di genere\, Independent Film Show è libero e non insegue le mode\, la routine\, la costrizione commerciale\, l’esigenza dei numeri. Questi artisti sono abili comunicatori delle emozioni\, delle affezioni sensuali e delle psicologie percettive\, ed attraverso l’ideazione di complesse strategie audio-visive\, escogitano esercizi mentali e attitudini investigative\, intersecano memorie\, sensazioni\, sincronizzazioni e sinestesie\, guidano la nostra comprensione alla scoperta di inusuali meccanismi cognitivi. Essi traggono dalle proprie esperienze\, introspezioni\, capacità mentali e frammenti di vita; chiedono ai fruitori di riflettere in modo differente\, di interpretare queste emozioni come delle interferenze non comuni\, fuori da schemi abituali. Dalla prima edizione di Independent Film Show nel 2001 abbiamo appreso come attivare queste connessioni inusuali\, senza dover seguire l’intransigenza delle categorie\, la linearità delle narrazioni\, la rigidità delle funzioni prestabilite. I frequentatori dell’Independent Film Show sono abituati ad attivare un coinvolgimento profondo\, che si dirama nella mente come le geometrie interconnesse di Escher\, a comprendere/interpretare sensualmente\, ad entrare in sintonia. La creatività e l’ingegnosità è il comune denominatore di questa arte filmica realizzata simulando il movimento delle immagini minuziosamente selezionate\, non utilizzando il consuetudinario e le semplificazioni dell’automazione. \nI due programmi a cura di Raffaella Morra Exposure to chance e Welcome Happy Coincidences sono un incitamento a superare le avversità per non soccombere\, a cogliere il lato positivo nella casualità della vita e a saper scorgere le felici coincidenze. Queste opere sono dei percorsi metafisici che indagano le fisicità delle materie\, come la pietra e la sabbia lavica in ΑΠΟΚΑΤΑΣΤΑΣΙ di Matteo Fraterno\, i fenomeni naturali come il vento nei video Vent di Patrick Bergeron e Non si può nulla contro il vento dei Flatform (quest’anno invitati al Festival di Cannes)\, e le nuvole in Transformation di Telemach Wiesinger\, componendo mosaici di luoghi e assi di riferimento in continua trasformazione; ed ancora\, condividendo i frammenti di vita e i comportamenti umani in Got ‘Til It’s Gone di Kengné Téguia\, le memorie multi-etniche di territori alieni in Debris di Giuseppe Boccassini\, Orchard di Julie Murray\, Tender Feet di Fern Silva\, Morfología de un Sueño di Malena Szlam\, Itzcóatl del Colectivo Los Ingrávidos; per giungere agli haiku visivi-sonori di PTKHO di Mahine Rouhi\, Bételgeuse di Hugo Verlinde\, For A Young Filmmaker di Sandra Davis\, brRRMMMWHEee II di Billy Roisz\, e alle memorie storiche e personali in Nach Osten Schauen di Deborah Phillips\, e 14 Juillet di Olivier Fouchard\, con le sue parole “…capaci di svegliare i dormienti e dir loro che la rivoluzione non è soltanto una festa…”. \nSight of Sound è il programma di Mike Cooper\, da più di cinquant’anni chitarrista\, cantautore di folk-blues\, esploratore/sperimentatore di generi dall’improvvisazione alla musica elettronica\, autore di saggi e storico delle musiche e dei musicisti del Pacifico\, artista visivo e film-maker. Inizialmente ha realizzato film Super 8mm\, ma quando il medium è diventato difficile da acquistare e sviluppare\, ha prima utilizzato una videocamera economica che produceva un’immagine di due pixel e mezzo\, e di recente una fotocamera Full HD Sanyo da 10 megapixel\, e come afferma “…abbastanza piccola da esser discreta e realizzare degli hip-shots (riprese fortuite). Mike Cooper ha realizzato dei brevi video che condividono quella degradata qualità lo-fi che gli piace tanto\, delle ‘poesie leggere’ come li definisce: “…Tendo a girovagare con la videocamera in tasca\, a scattare foto senza intenzioni particolari e dopo nell’editing a modificare qualcosa”. \nLight Cone\, una collezione viva a cura di Emmanuel Lefrant\, film-maker e direttore di questo propagatore di films e video\, riflette la diversità del catalogo di distribuzione dal 1982 ad oggi\, e testimonia la ricchezza di questo cinema che vive da più di un secolo ai margini dei circuiti commerciali. Al suo interno vi sono rappresentati tutti i grandi movimenti filmici delle avanguardie del XX secolo fino al contemporaneo\, contando più di 5500 opere\, realizzate dal 1900 ad oggi da più di 800 artisti e film/video-makers provenienti da tutto il mondo. Nel programma c’è il 16mm Tönendes Abc (Abc In Sound) di Laszlo Moholy-Nagy del 1933 scomparso per più di 80 anni e ritrovato dai curatori del BFI\, incorporato in una bobina che conteneva anche i film di Oskar Fischinger\, ed inoltre le opere realizzate tra il 2010-2019: Kitchen Beets di Bea Haut\, Bruit Blanc di Jérôme Cognet e Karen Luong\, Freeze Frame di Soetkin Verstegen\, ATHYRIUM FILIX-FEMINA di Kelly Egan\, Das Schöpfwerk di Jürgen Reble\, Or / Or\, Hawick di Jacques Perconte\, Camera Sick di Jeremy Moss\, The Exile / Pituvahalayā di Rajee Samarasinghe\, Borgo di Lucie Leszez\, Words of Mercury di Jerome Hiler. \nDal 2009\, 70FPS è un progetto di expanded cinema del film-maker Andrea Saggiomo\, con cui ha improvvisato in diversi paesi europei collaborando con musicisti e artisti internazionali. Ancora no! (2018) è una pellicola Super 8mm su cui ha stampato manualmente (con la tecnica del rayogram) insetti e foglie insieme a ritagli di altri film\, senza una continuità lineare di fotogrammi; nella proiezione (a velocità variabile) queste immagini si animano\, entrano in relazione fra di loro\, producono rumore trasformandosi in un film attraverso lo sguardo\, non esiste il film senza che qualcuno lo proietti e qualcun altro lo ammiri e ascolti. Transparent Nature (appena composto e presentato in prima visione) è descritto come “…la natura trasparente del film messa a dura prova dalla volontà di guardare dentro ai ricordi\, in quel brodo primordiale da cui tutto ha avuto origine e dentro al quale\, volenti o nolenti\, siamo ancora immersi”. \nBig Screen Brutals a cura di Botborg è una celebrazione di sei video ‘brutali’ di artisti contemporanei che impiegano un’estetica massimalista nella video art e nelle sonorità elettroniche e noise. Sono delle combinazioni glitchy (errore/problema tecnico) di suono e visione psichedeliche e violente\, dei cortocircuiti elettro-sciamanici che conducono verso un nuovo stato di surrealtà: in Clairvoyant di Der Kleine Kreis delle forme ridotte\, quasi geometriche\, si muovono sullo schermo in schemi aleatori per formare una connessione sinestetica con il suono\, Crashed Universal di UCNV è realizzato attraverso una ricerca precisa dei media digitali\, in Krushers of False Mechaniks (2D version) di The Superusers una fonte di luce diventa incandescente\, cambiando colore con regolarità prima di trasformarsi in un’esplosione intensa di schemi crollanti\, Tzara di Guillaume Vallée è un film/video ibrido creato dal found-footage 16mm di un oscuro documentario e si ispira al processo creativo di Tristan Tzara\, in Anulus Pexie di Norihiro Sekitani & Sgure si muovono colorati collage distorti del corpo e delle viscere umane\, Kokofreakbean per realizzare God Knox dice: “…ho usato After Effects\, Maya\, Photoshop\, Reaktor\, Premiere\, jenkem\, trucioli di callo d’ippopotamo nano e olio di gomito per concepire ed eseguire questa auto-inseminazione”. \nBotborg è un gruppo internazionale di performance audio-visive che fondono e ricollegano segnali elettronici grezzi per creare delle esperienze visceralmente intense e sinestetiche di suono-colore. Utilizzando una complessa gamma di elettronica personalizzata\, Botborg creano dal vivo degli assalti multisensoriali di colore e ritmo interdipendenti\, per invocare la massima stimolazione possibile della mente e del corpo dei fruitori. Le performances di Botborg sono essenzialmente dimostrazioni pratiche del proprio “meta-strumento” noto come “Fotosonicneurokineasthograph”. Questa è una macchina feedback complessa che incorpora un mix intricato di nuove e vecchie tecnologie\, che vengono modificate e personalizzate in base alle caratteristiche uniche del luogo. Sebbene gli operatori umani di Botborg siano abili manipolatori del sistema\, l’utilizzo è ugualmente imprevedibile e incontrollabile\, permettendo di apparire e suonare in modo diverso in ogni occasione. Ogni dimostrazione è improvvisata e l’unico materiale di origine proviene dal “Photosonicneurokineasthograph”.\n  \n \n  \n 
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SUMMARY:Musei d’artista: collezione\, esposizione\, narrazione - giornata di studio
DESCRIPTION:20 febbraio 2020 \nOPENING 20 FEBBRAIO ORE 11:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Massimo Maiorino e Stefania Zuliani \nSeguendo le traiettorie di ricerca proposte dalla museologia critica e le pratiche espositive che contraddistinguono lo spazio presente dell’arte\, il museo si configura in modo crescente come complesso palinsesto narrativo\, spazio di crossing-over disciplinari che rimodula il rapporto tra pubblico e collezione attraverso l’intersezione tra scrittura espositiva ed esigenza narrativa. \nProtagonisti di queste nuove prospettive museali sono gli artisti che\, divenuti sempre più curatori\, collezionisti\, museologi\, figure transmediali e artefici del sistema museale contemporaneo\, hanno contribuito con la loro riflessione al mutare della voce delle cose e a offrire una diversa interpretazione del museo\, attivando variegate forme di micro-narrazione e sottili processi di soggettivazione legati all’esperienza dei visitatori. Operando su questo fronte\, cioè muovendosi tra le pieghe che uniscono/dividono atelier e museo\, collezione e installazione\, narrazione ed esposizione\, si distinguono alcune significative prospettiche esperienze di contatto\, musei d’artista a un tempo esemplari e singolari di cui il Museo Hermann Nitsch di Napoli è modello e riferimento certo. \nAttraverso il contributo di studiosi che hanno variamente attraversato nelle loro ricerche questioni di arte\, di critica e di museologia contemporanee\, la giornata di studio intende mettere in luce indirizzi teorici e singole sperimentazioni che\, in Italia e non solo\, caratterizzano la costellazione\, ampia e inquieta\, dei musei d’artista\, la cui crescente presenza rappresenta uno delle più credibili opportunità di azione e di creazione per il museo del XXI secolo. \nL’incontro che rientra nelle attività del Dottorato di ricerca in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica dell‘Università di Salerno segna la collaborazione attiva tra il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno e la Fondazione Morra di Napoli. \nCoordina Stefania Zuliani \nInterventi: \nFrancesca Gallo (Università La Sapienza\, Roma)\nMaria Giovanna Mancini (Università di Bari)\nMassimo Maiorino (Università di Salerno)\nAntonella Trotta (Università di Salerno)
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SUMMARY:Matteo Fraterno - Esperienze / L’infinito intrattenimento
DESCRIPTION:15 febbraio – 14 marzo 2020\nOPENING 15 FEBBRAIO ORE 12:00\nFondazione Morra – Biblioteca per le Arti Contemporanee\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \na cura di Loredana Troise e Pasquale Persico \nCome sognare dentro una biblioteca? È l’interrogativo che riecheggia nella Biblioteca per le Arti Contemporanee della Fondazione Morra\, in occasione di Esperienze / L’infinito intrattenimento\, di Matteo Fraterno. Un percorso che lascia trasparire tutte le caratteristiche di un meticoloso viaggio d’archeologia contemporanea\, dove tutta una serie di oggetti e “installazioni” tratti dal vissuto dell’artista e delle humanae litterae\, sembrano rivivere sotto la luce di sottili poemi visivi. Ogni singolo oggetto disegna uno scenario ontologico\, la cui forza evocativa è racconto pensato come un dispositivo che si insinua nelle fitte trame della letteratura di viaggio. Esperienze / L’infinito intrattenimento\, infatti\, è anche l’indicazione topografica di un luogo specifico già esplorato dall’artista – il sito archeologico di Oropos\, dove i pellegrini sostavano per la notte in una condizione di mitica incubazione purificatrice – ora riferimento ideale e portatore di una nuova avventura per la conoscenza\, modello stimolante da veicolare e proporre ancora. Con un atteggiamento tautologico\, Matteo Fraterno durante un mese di permanenza nei luoghi della biblioteca della Fondazione Morra\, risemiotizzerà il tempo della lettura scandagliando nel passato\, per tracciare un processo intellettuale sempre più aperto alla ricerca\, allo scavo\, all’approfondimento\, alla lettura e alla rilettura sussurrata\, declamata\, partecipata. Tra i materiali esposti\, i simboli di una cartografia mnestica infinita: un giaciglio di pelli di montone su cui “sognare meglio”; i libri Il bibliotecario di Leibniz di Sergio Givone e L’infinito intrattenimento di Maurice Blanchot\, da cui prende il titolo questa esperienza; alcuni riferimenti fotografici dei transiti di viaggio dell’artista; un vaso di ceramica verde\, impronta di continuità simbolica con la prima esperienza di collaborazione con Giuseppe Morra nella Vigna San Martino del 1995;  una poltrona gialla che l’artista\, riferisce cromaticamente al libro dei Pensieri non funzionali (Ed. Morra) di Cesare Pietroiusti. Visioni e dispositivi che invitano lo spettatore a uno sguardo ricettivo in uno spazio immersivo. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:ECONOMIES OF LIVING Video art from Croatia
DESCRIPTION:30 Gennaio 2020\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Adriana Rispoli e Karla Pudar\nSaranno presenti gli artisti Marko Markovic e Igor Grubic \nAttraverso il lavoro di 6 artisti\, lo screening Economies of Living presenta uno spaccato della produzione di video arte made in Croatia intorno al tema dell’economia e intrinsecamente al medium stesso delle immagini in movimento. La parola economia – dal greco oikos /casa e  nomos / legge – è affrontata nei sei lavori esposti in accezioni diverse relative sia alla sfera più intima che a quella collettiva\, in una micro dimensione nell’ambito del quotidiano e macro in uno scenario pubblico urbano. \nDa un approccio cinematografico alla graphic animation passando per la documentazione performativa fino all’ animazione\, Economies of Living restituisce la ricchezza delle sperimentazioni in campo visivo di un’area artistica estremamente prolifica dell’Est Europa. \nEconomies of Living\, a cura di Adriana Rispoli e Karla Pudar\, è la seconda collaborazione tra la Fondazione Morra di Napoli e la ONG Domino Project di Zagabria dopo l’evento Smashing the Myth del 2018 ed è supportata dalla Città di Zagabria. \n  \nPROGRAMMA\nMilijana Babić\nWorking day\nDocumentazione video della performance\, 2011 \nL’azione Working Day pone in essere la situazione problematica in cui si trovano molti artisti freelance in Croazia quando si tratta di mera esistenza\, e mette in discussione lo stato di artisti freelance nella nostra società. Il titolo del progetto evidenzia ironicamente l’insufficienza della nostra professione all’interno della quale non è possibile sopravvivere\, a causa del fatto che il nostro lavoro è a malapena pagato e il mercato dell’arte contemporanea non esiste. In altre parole\, lavoro e compenso non sono nello stesso pacchetto. Con l’atto simbolico di scavare nei cassonetti dei rifiuti\, alla ricerca di spazzatura rimborsabile\, indossando una maglietta con il logo dell’ Associazione Artisti Freelance Croati\, questo lavoro mira ad aggiungere gli artisti freelance nella crescente lista dei socialmente a rischio – accanto a senza tetto\, pensionati e disoccupati… \nMilijana Babić (Rijeka Croazia) artista che lavora con installazioni\, performances e azioni artistiche. Ha una laurea in belle arti all’Institute of Technology di Durban\, Repubblica del Sud Africa\, e un master all’Accademia di Belle Arti e Design di Ljubljana\, Slovenia. Collabora da molto tempo con il festival City of Women in Ljubljana. Tra il 2007 e il 2014 ha lavorato come socio all’Accademia di Arti Applicate a Rijeka. È membro dell’associazione di artisti Delta 5 a Rijeka. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo.\n  \nDrako Fritz\nZagreb Confidential – Imaginary Futures\nFilm sperimentale\, 13’30”\, 2015 \nIl video esplora le visioni del futuro rappresentate attraverso lo sviluppo urbano. Nella sua essenza\, può essere considerato come una forma di struttura temporale e come tale mette in discussione non solo la visione del futuro su un esempio realistico della Nuova Zagabria ma anche la struttura del film stesso. \nDarko Fritz è artista\, curatore indipendente\, ricercatore e graphic designer. È nato nel 1966 in Croazia\, e attualmente vive e lavora ad Amsterdam\, Zagabria e Korčula. Il suo lavoro colma il divario tra la pratica dell’arte contemporanea e la cultura dell’arte mediale. È fondatore e programmatore de La Grey Area – spazio di arte contemporanea e mediale dal 2006.\n  \nIgor Grubić\nHow Steel Was Tempered\nAnimazione in 2D\,12’40”\, DCP\, 2018 \nUn padre porta suo figlio in una fabbrica abbandonata dove un tempo lavorava. L’edificio è stato a lungo ridotto come simbolo fatiscente del nuovo sistema. Tuttavia\, lo spazio sarà rapidamente portato in vita da scene registrate di solidarietà dei lavoratori\, che ispireranno un piccolo gesto di ribellione. Quell’atto simbolico si trasformerà in un momento di catarsi e ristabilirà il rapporto tra padre e figlio. Il film è stato presentato al Padiglione Croato alla Biennale di Venezia 2018. \nIgor Grubić è attivo come artista multimediale a Zagabria fin dai primi anni Novanta\, realizzando fotografie\, video e azioni site-specific. I suoi interventi nello spazio pubblico\, insieme alle opere video\, esplorano le situazioni politiche passate e presenti\, attraversando il tessuto della realtà. Grubić ha partecipato a numerose importanti mostre internazionali tra cui Manifesta 4 (Francoforte\, 2002); Manifesta 9 (Genk\, 2012); Mumok (Vienna\, 2009); 11. Biennale di Istanbul (2009); 4. Fotofestival Mannheim Ludwigshafen\, Heidelberg (2011); East Side Stories\, Palais de Tokyo (Parigi\, 2012); Gwangju Biennale (2014); Zero Tollerance\, MOMA PS1 (New York 2014); Degrees of Freedom\, Mambo (Bologna\, 2015); Heavenly creatures\, MG+MSUM (Lubiana\, 2018); The Value of Freedom\, Belvedere 21 (Vienna\, 2018). Ha rappresentato la Croazia alla 58° Biennale di Venezia.\n  \nAna Hušman\nLunch\nVideo color PAL\, 4:3\, 16mm trasferito a BETA\, 16’40’’\, 2008 \nLe regole del comportamento corretto trovate nei libri di etichetta si presentano per favorire la comunicazione e aiutare le persone a capirsi l’un l’altro. Affermano inoltre di aiutarci ad impegnarci socialmente con maggiore facilità e fiducia in noi stessi. Queste regole si imparano dalla nascita\, che è l’unico modo per noi di interiorizzarle completamente. il film tratta delle abitudini di mangiare e bere – in particolare durante il pranzo\, come mangiare insieme sia il luogo centrale in cui mostriamo agli altri il nostro modo di nutrirci e la nostra finezza. \nLa pratica di Ana Hušman smonta le strutture e le trame degli elementi cinematografici attraverso film\, installazioni\, libri\, suoni\, immagini e testi. La Hušman sperimenta le possibilità di animazione\, metodi cinematografici documentari e immaginari e le possibilità della voce registrata e la sua articolazione. Il suo processo creativo mette in discussione e gioca con le posizioni del soggetto professionista e amatoriale della performatività\, con il mezzo stesso e le strutture che dettano e producono modelli di comportamento. È docente presso il Dipartimento di Animazione e New Media dell’Accademia di Belle Arti di Zagabria\, cofondatrice dell’organizzazione di film documentari RESTART\, dove da molti anni organizza programmi di formazione cinematografica per bambini e giovani.\n  \nMarko Marković\nSharpening\nDocumentazione video della performance\, 12’04”\, 2012 \nLa performance Sharpening si è tenuta alla 44 Wall Street nel prima barricata del posto di blocco della polizia della zona di sicurezza nel distretto finanziario\, NYC. Nella performance l’artista affila due coltelli l’uno contro l’altro dando un chiaro messaggio. In questa performance l’artista ha portato le armi in una zona di sicurezza a Wall Street\, L’atto di creare una performance in un campo così contro-difensivo di fronte al „loro“ campo difensivo (la barricata)\, montata a protezione della zona di sicurezza. Questo tipo di protezione creato da chi sta più in alto minaccia e limita la libertà di parola\, movimento e azione. Due mesi dopo la performance\, ad agosto dello stesso anno a Time Square New York la polizia ha sparato e ucciso un uomo con 12 pallottole. L’uomo è stato ucciso perché in possesso di un arma\, un coltello. \nMarko Markovic nasce nel 1983 a Osijek\, in Croatia e vive a Vienna. Si laurea in pittura all’Accademia d’Arte di Split nel 2007 nella classe del professore Gorki Žuvela. Ha anche studiato l’utilizzo di diversi media: video\, installazioni\, ambienti\, performance e happening. Nei suoi lavori suole animare ed includere il pubblico e/o gli altri partecipanti come espressione del medium. E’ fondatore e membro della formazione flessibile Adistia\, un gruppo di persone che opera nelle attività performative come un gruppo artistico\, una comunità di artisti o un’organizzazione. Ha partecipato a numerose mostre\, workshop e festival sia in Croazia che all’estero.\n  \nRenata Poljak\nPorvenir\nVideo installazione ad un canale 12′\, 16:9\, 2019 \nSognando terre migliori\, di generazione in generazione\, a causa della povertà\, della fame e delle guerre\, navighiamo lungo i mari. La geografia è il destino. I nostri corpi conservano le memorie dei nostri avi? I ricordi della nostra fuga in cerca di terre migliori sono impresse nei nostri corpi? Porvenir in spagnolo significa futuro. Porvenir è l’unica città nella Tierra del Fuego\, nelle profondità della Terra\, fondata dagli immigrati croati all’inizio del ventesimo secolo. \nRenata Poljak è artista visuale originaria di Split\, Croazia e attualmente vive a Parigi. Il suo lavoro è composto da media differenti: foto\, neon\, istallazioni\, video e film. L’artista esplora il disordine politico e la violenza che caratterizza la regione dei Balcani fin dagli inizi degli anni novanta e le ramificazioni dei cambiamenti ad essi connessi nella vita degli emigrati verso l’Europa Occidentale. Nel 2002 ha vinto il premio ArtsLink come artista in visita al San Francisco Art Institute\, nel Quartiere dei Musei a Vienna tra il 2004 e il 2008 è stata selezionata nel programma di residenza Arte Generale a New York\, mentre nel 2010 è stata seleziona per l’ArtOmi. I lavori di Renata sono stati presentati ovunque\, in personali o collettive\, nelle biennali e nei film festival. L’artista ha ricevuto diversi premi tra cui il Golden Black Award per miglior cortometraggio al Black Box Festival di Berlino nel 2006. Nel 2010 una selezione dei suoi video e film sono stati mostrati al Centre George Pompidou Parigi.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione:  Sharpening\, Marko Markovic\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: Porvenir\, Renata Poljak\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: Lunch\, Ana Husman\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: How Steel was Tempered\, Igor Grubic\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - IL CINEMA A NAPOLI DALLE ORIGINI AD OGGI
DESCRIPTION:10 dicembre – 21 dicembre 2019 \nPRIMO APPUNTAMENTO 10 DICEMBRE ORE 18:30\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’arte contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nRassegna cinematografica a cura di Mario Franco \nMartedì 10 dicembre alle ore 18:30\, la Fondazione Morra presenta al pubblico la Rassegna Cinematografica IL CINEMA A NAPOLI DALLE ORIGINI AD OGGI\, progetto finanziato dal Piano Cinema annuale 2019 della Regione Campania\, Sezione 2. Promozione della cultura cinematografica e audiovisiva e diffusione della cultura cinematografica. \nPresso gli Archivi Mario Franco\, all’interno della storica cornice di Palazzo Ayerbo d’Aragona Cassano\, il direttore artistico Prof. Mario Franco darà il via alla selezione dei film d’autore de “La più grande invenzione del secolo”. Insieme a lui\, ospite eccelso\, Alberto Castellano\, saggista e critico cinematografico\, presenta al pubblico il primo film della rassegna simbolo di questa stagione\, Carosello napoletano\, classe 1954\, diretto da Ettore Giannini e con Sophia Loren e Paolo Stoppa. \nL’intento dell’iniziativa è ripercorrere la grande passione della città per il cinematografo che già dalla fine dell’800 viene ad inserirsi in un ambiente ricchissimo di tradizioni ed occasioni spettacolari\, in un momento nel quale i teatri sono affollatissimi\, al San Ferdinando furoreggiano drammoni strappalacrime\, Scarpetta volge dal francese le sue farse più famose e tutta la città sembra muoversi sull’aria delle più famose canzonette del varietà o della Piedigrotta. \nNel giro di pochi anni\, Napoli si riempie di sale cinematografiche. La Sala Iride\, l’Arenile Olimpia\, il Cinema Moderno\, il Salon Parisienne\, il Vittoria\, l’Alberini\, l’Umberto\, il Krumas\, l’Internazionale\, la Sala Roma\, il Trianon\, il Santa Brigida\, diventano punti di ritrovo e di incontro per professionisti e sfaccendati. \nQuesta febbre di cinema non si limita a moltiplicare le sale di spettacolo; nascono anche i primi produttori di film\, come Roberto Troncone\, che inizia con brevi documentari (Ritorno da Montevergine\, 1903) per passare poi al lungometraggio verista (Camorra\, 1905)\, inaugurando una controversa collaborazione con Roberto Bracco. Troncone è il primo a costituire un “teatro di posa” per realizzare i suoi film\, ben presto seguito da un variopinto assortimento di avvocati falliti ed ex guantai\, tipografi\, sarti e poeti che avevano imparato a macinare film con le loro macchinette “Lumiére” inventandosi un mercato che non aveva niente da invidiare a quello romano o torinese. E quanto questo fenomeno sia importante nel panorama italiano ed europeo può ricavarsi dall’analisi del settore dell’editoria cinematografica specializzata\, dal cinema napoletano muto delle origini a quello di oggi\, alle sue specifiche scelte tematiche e linguistiche che il cinema italiano farà proprie. \nDal 10 al 21 dicembre 2019 alle ore 18:30\, domenica esclusa\, undici appuntamenti\, dagli anni ’20 agli anni 2000\, affronteranno generi\, autori e tendenze che hanno fatto la storia del Cinema a Napoli: \n10 Dicembre: Carosello Napoletano (1954) di Ettore Giannini\, introduzione di Alberto Castellano \n11 Dicembre: Le mani sulla città (1963) di Francesco Rosi \n12 Dicembre: Assunta Spina (1915) e ‘A santanotte (1922) di Elvira Notari\, introduzione di Pasquale Iaccio \n13 Dicembre: Un amore selvaggio (1912) La tavola dei poveri (1932) di Alessandro Blasetti\, Omaggio a Viviani\, introduzione di Pasquale Scialò \n14 Dicembre: Il Decameron (1971) di Pier Paolo Pasolini \n16 Dicembre: Le occasioni di Rosa (1981) di Salvatore Piscicelli \n17 Dicembre: Pasqualino Settebellezze (1975) di Lina Wertmüller \n18 Dicembre: Mi manda Picone (1983) di Nanni Loy \n19 Dicembre: Morte di un matematico napoletano (1992) di Mario Martone \n20 Dicembre: L’ uomo in più (2001) di Paolo Sorrentino \n21 Dicembre: Gomorra (2008) di Matteo Garrone \nA valorizzare ulteriormente la programmazione\, gli incontri con autori e critici come Alberto Castellano\, Pasquale Iaccio e Pasquale Scialò che anticiperanno il momento della visione-proiezione del cinema ritrovato. Culmine culturale della rassegna\, sabato 21 dicembre\, l’assegnazione del premio per la produzione e sonorizzazione in chiave contemporanea di cinema muto di ispirazione napoletana. \n 
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SUMMARY:HENRIK STRÖMBERG - Refraction of Lightness
DESCRIPTION:16 ottobre 2019 – 31 gennaio 2020\nOPENING 12 OTTOBRE ORE 19:00\nAssociazione Shōzō Shimamoto – Palazzo Spinelli di Tarsia\nLargo Tarsia 2\, Napoli \nA cura di Chiara Valci Mazzara e Loredana Troise \n“Accumulando\, trasformando\, usando la fotografia e\ncreando volumi\, materializzando l’azione\,\nil mio gesto creativo vuole ‘con-fermare’\, sospendendolo\, un momento nel tempo.”    – Henrik Strömberg \nIl Quartiere dell’Arte\, programma ideato dalla Fondazione Morra e rivolto a promuovere una nuova consapevolezza dell’arte contemporanea sul territorio\, presenta un nuovo progetto espositivo concepito appositamente per Palazzo Spinelli di Tarsia\, sede dell’Associazione Shōzō Shimamoto. Gli spazi ospiteranno la mostra Refraction of lightness\, che si articola in un’installazione site specific e una serie di sculture e volumi in vetro dell’artista svedese Henrik Strömberg.\nLa mostra\, curata da Chiara Valci Mazzara (fontaine b. Berlino\, Parigi) e Loredana Troise\, è il frutto della collaborazione tra la Fondazione Morra e il Laboratorio Avella di Napoli con Gianluigi Prencipe.\nIl progetto è stato concepito partendo dall’indagine sul territorio\, sull’oggetto e sui materiali\, parallelamente all’ideazione dei volumi in vetro e la realizzazione di serigrafie che l’artista ha creato durante la residenza di circa tre mesi presso la Fondazione.\nNelle stanze di Palazzo Tarsia\, le sculture in vetro e l’installazione su larga scala formata da serigrafie si presentano come le due principali aree di densità dell’installazione\, determinando il polo attorno a cui ruotano ulteriori elementi assemblati\, accumulati\, organizzati nel panorama immersivo della mostra. Il lavoro di Henrik Strömberg è il risultato di un processo creativo di indagine sulla forma e sul contenuto\, sul volume e sul concetto\, la mutazione\, la moltiplicazione e la rifrazione del significato.\nLa mostra si presenta come un punto di incontro tra il lavoro di stampa\, scultoreo e pittorico. Materiali poveri e vivi come la carta\, vetro e giornali\, concorrono alla realizzazione di opere che permettono di immergersi in un panorama costituito da lavori organizzati in un ecosistema autosufficiente che\, suggerendo nuove forme\, crea nuovi contenuti. Dove ogni elemento diviene parte di un tutto. I soggetti delle stampe su carta ed elementi come negativi e collage rimandano ai significati e al valore che originariamente avevano\, ma sono ora arricchiti di una semantica addizionale\, mentre\, nel contempo\, i volumi in vetro riflettono la complessità del gesto creativo. La materia viene modellata e poi tradotta nell’uso di diversi media\, gli elementi si trasformano e\, infine\, i significanti agiscono sul contenuto. Nulla può essere isolato\, tutto muta come durante l’eruzione del magma vulcanico.\nNelle sale dedicate al maestro del gruppo Gutai\, i lavori e quelli dell’artista nordeuropeo si accostano nello spazio espositivo attraverso il sistema di riferimenti legato al gesto creativo. Contestualmente\, i riferimenti al surrealismo\, alla rivalutazione dell’oggetto trovato\, al ri-assemblaggio e dalla ri-costituzione della forma per agire sul contenuto vengono percepiti come elemento caratterizzante il lavoro di Strömberg.\nNei lavori su carta le radici dei significati del passato e – nei volumi scultorei – i riferimenti alle forme biologiche vengono percepiti attraverso l’immersione in una prospettiva alterata: Strömberg riduce la radice della forma polarizzando il contenuto e posizionandolo al centro della percezione dell’immagine. L’artista non vuole offrire un’interpretazione né una chiave di lettura del suo lavoro\, piuttosto innesca la nascita di una nuova esistenza del soggetto e dei suoi significati. Non venendo offerte interpretazioni o dirette analogie\, lo spettatore viene esposto a un risultato inaspettato e ad un contenuto evanescente\, quasi onirico.\nMentre l’installazione dei volumi e dei diversi componenti prende forma\, un ecosistema di referenze semantiche creato dalla combinazione tra elementi apparentemente disparati appare come una conseguenza logica. Elementi fotografici\, ritagli di negativi\, lavori su carta e volumi scultorei coesistono ma la loro creazione e organizzazione non è lasciata al caso\, piuttosto a una moltiplicazione di occasioni interpretative. I vari elementi concorrono a fornire una percezione più ampia\, come in una danza in cui ogni singolo elemento crea una maggiore armonia.\nLa sequenza di riflessi\, le porzioni di immagini e la verticalità dell’installazione prendono forma come un paesaggio immersivo attraverso il quale lo spettatore si muove\, assorbendo la complessità degli elementi\, mai ridondanti e sempre coerenti. Non esiste un’interpretazione unica ma piuttosto un caleidoscopio dato dall’uso di diversi media ugualmente coinvolti nel risultato finale.’’ \nChiara Valci Mazzara \nHenrik Strömberg (nato nel 1970) | con sede a Berlino (Germania) | si è laureato al Camberwell College of Art di Londra (Regno Unito) per poi conseguire un master all’Academy of Performing Arts FAMU di Praga (Repubblica Ceca) | lavora con l’idea di metamorfosi\, decadimento e trasformazione dei materiali\, oggetti scultorei e la loro documentazione fotografica\, nonché la decostruzione e la trasformazione dell’immagine del soggetto stessa insieme con il significato e il significante| le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in Germania\, Italia\, Svezia\, Svizzera\, Regno Unito\, Polonia\, Francia\, Repubblica Ceca e Stati Uniti\, e acquisite da numerose collezioni in Europa e negli Stati Uniti\, tra cui: Alexander Tutsek-Stiftung\, Munich Germany – Ann Wolff Foundation\, Sweden – Christine Symchych Collection\, USA\, – Kultur Hässleholm\, Sweden – Mecklenburgisches Künstlerhaus\, Schloss Plüschow\, Germany – La Luxembourgeoise SA\, Luxemburg.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020\nHenrik Strömberg\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				“Double Negative”\, serigrafia\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020\nHenrik Strömberg\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 19th Edition
DESCRIPTION:27 giugno – 29 giugno 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch (Belvedere)\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra e Sabina Maselli \nIndependent Film Show 19 edition\, tra le più innovative rassegne internazionali di experimental film in Italia\, dal 2001 coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale in collaborazione con Fondazione Morra\, si costruisce attorno alle ricerche dei filmmakers totalmente liberi di sperimentare modi e approcci per generare delle complesse immagini accomunate da un’accentuata propensione alla genialità creativa. Questa intensa modalità di ricerca è il risultato di scelte ingegnose che instillano un’alternativa al vedere e valutare gli intricati codici che fluiscono sullo schermo e nella mente; l’experimental film provoca sinestesie potenti nei nostri recettori sensoriali e per questo gli eventi dell’Independent Film Show si ammirano\, si percepiscono\, ci avvolgono… fino alla meditazione. Questa possibilità immersiva di stabilire un contatto diretto con le idee filmiche indipendenti è l’intenzione di Independent Film Show: delle esperienze percettive inusuali attendono il pubblico che per tre giorni si inoltra per dei territori inesplorati\, fruendo le vecchie e le nuove pratiche di impressione della pellicola filmica e le innovazioni dei media digitali.\nCome le stelle si mostrano quando il sole è tramontato\, così le potenti forze di questi film si rivelano quando il corpo e la mente varcano la soglia del minimamente percettibile\, affinando i modi di osservazione e oltrepassando i limiti del visibile.\nNon distogliere lo sguardo\, ciò che stiamo guardando ora sarà diverso la prossima volta\, stiamo per assistere a qualcosa di veramente vivo e spontaneo… \n  \nGiovedì 27 giugno nella selezione Intuitive imagination a cura di Raffaella Morra una sequenza di differenti sollecitazioni guida l’osservazione in un movimento innovatore per variare e ampliare le visualizzazioni del mondo\, scivolando fuori degli stabili confini sensoriali: Insolite di Maya Schweizer raccoglie insieme delle immagini del Vesuvio di oggi e dell’ultima eruzione nel 1944; per Prádelna di Alexandra Moralesová il materiale girato durante le prove dell’opera teatrale Marat/Sade è utilizzato come pretesto per esaminare il meccanismo del teatro e il suo potere di purificazione; Fran di Georgy Bagdasarov esplora la trasformazione della pellicola 16mm mentre il protagonista si dissolve nel paesaggio; Kairos di Stefano Canapa è un film poetico di danza ambientato in un’isola del Mediterraneo in cui pellicola-natura-corpo producono una coreografia materiale interconnessa; nel film Osmosis di Bradley Eros l’elementale\, l’effimero e il costruito si compongono in una performance per immagini triple; in From end to end di Peter Conrad Beyer con tre proiettori 16mm l’opposizione strutturale della natura e della civiltà genera un processo di confronto e unificazione in un’atmosfera apocalittica incline al caos.\nDegli esercizi di diversa natura per due dia-proiettori\, due otturatori\, due performers\, dei giocattoli ottici\, una voce e un pubblico: la performance There must be some way out of here di Alexandra Moralesová e Georgy Bagdasarov si ispira alle riflessioni della conoscenza umana sulla visione e sull’immagine in movimento. La visione umana è situata nel proprio corpo fisico ma conduce l’umano fuori da sé e lo connette al mondo esterno; vedere le immagini in movimento così come ascoltare una melodia è una coincidenza delle capacità fisiologiche e mentali. L’immagine in movimento è un costrutto che richiede di essere decostruito e ricostruito di nuovo\, se non altro per il piacere che procura. \nVenerdì 28 giugno il programma Film is ritual a cura di Sabina Maselli campiona una piccola selezione di film 16mm di filmmakers Australiani che lavorano in forma sperimentale utilizzando le elaborazioni a mano\, membri del laboratorio Artist Film Workshop di Melbourne. Film is ritual suggerisce che l’approccio molto pratico del fare film (stratificazione\, mascheratura\, ripetizione) penetra lo stesso materiale\, lasciando un’impronta personale e fisica su ciascun film.\n‘satellite’ di Sabina Maselli con due proiettori 16mm e l’audio dal vivo di Erkki Veltheim è un rituale filmico che performa la frattura del sé e la sua dispersione nell’ambiente mediante l’atto del girare e alterare il tempo. Tramite l’azione ripetitiva (sia della cinepresa che del corpo) può verificarsi una trasformazione animista: una fusione del corpo femminile e di quello celestiale. Il doppio film è accompagnato da una traccia sonora composta dal vivo da Erkki Veltheim\, un singolo frammento di una voce femminile è replicata e modulata\, ruotando intorno all’immagine a diverse velocità.\nIn prima visione italiana il video di Ken e Flo Jacobs Nervous Magic Lantern: Chaos is Order Misunderstood accompagnato dall’audio mixato dal vivo di Michael J. Schumacher. Nervous Magic Lantern è un dispositivo di proiezione inventato da Ken Jacobs nel 2000\, e con l’aiuto di sua moglie Flo da allora ne ha dato delle performance pubbliche: con una meccanica semplice che poteva esser inventata secoli prima del cinema si crea un’illusione della profondità ancora più pronunciata quando guardata con un solo occhio. \nSabato 29 giugno i film in Mystical spaces a cura di Raffaella Morra possono funzionare come macchine per alterare lo spazio-tempo\, per trasferire il fruitore in un’esperienza intrisa di dinamiche fantastiche; questi viaggi sono degli accessi ultraterreni verso luoghi mistici che emanano un’essenza animistica del cosmo\, come un potere spirituale che può influenzare il nostro benessere: in Alétheia di Enrico Mandirola delle montagne in Colombia disegnano un nuovo orizzonte frammentato; Pablo Mazzolo in The Quilpo dreams waterflows filma il sacro santuario dei Comechingón in Argentina; Inger Lise Hansen nel video TÅKE osserva lo spettacolo della nebbia attraverso diversi formati filmici e digitali; HERMAN(N)è una strada di Berlino con la reputazione di un posto pericoloso eppure Deborah S. Phillips la vede attraverso la luce dorata di tarda estate come un luogo invitante; Not (a) part di Vicky Smith è concepito in relazione al rapido declino delle api con un’elevata ricorrenza al film fatto a mano; Dervish Machine di Bradley Eros e Jeanne Liotta è il posto per sperimentare l’impermanenza… e per far festa con l’immagine non fissata.\nIn Your Eyes Are Spectral Machines Luis Macías materializza la semplice illusione dell’immagine in movimento maneggiando degli oggetti davanti alla luce dei proiettori\, una creazione cosmica al centro dello schermo avvolta da ondulazioni luminose pulsanti. Il movimento prodotto da Macías è una combinazione alchemica di più livelli di luce\, ritoccati attraverso il fuoco e le dissolvenze dei proiettori e diaproiettori\, che creano delle forme fugaci di visioni mutevoli.
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SUMMARY:Workshop dell’Architectural Association
DESCRIPTION:27 giugno – 7 luglio 2019\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nL’Architectural Association di Londra in collaborazione con Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea a Napoli apre il secondo Workshop sulla lavorazione delle Modanature in Gessolino. Un corso sperimentale creato da un gruppo internazionale di architetti\, designer\, storici e model makers.  Con una collezione di calchi originali dal 700 a oggi\, conferenze organizzate e tour a edifici e dettagli storici della città\, i partecipanti spingono le basi delle Modanature per creare nuove regole architettoniche attraverso la lavorazione del gesso. I posti sono limitati. Invitiamo creativi e professionisti nel campo dell’Arte\, Architettura\, Design\, e Storia dell’Architettura a iscriversi.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Antologia Fluxus
DESCRIPTION:12 GIUGNO 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:30\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nPer l’occasione verranno proiettati una serie di documenti sul network internazionale di artisti\, compositori e designer che negli anni Sessanta ha mixato diversi media e diverse discipline artistiche\, lavorando nel campo della performance\, delle arti visive\, del design\, della musica e della letteratura\, e che ha fortemente indirizzato le utopie sessantottesche della “fantasia al potere”.\nLa proiezione inizia con le anticipazioni di Yves Klein per poi mostrare la videoarte di Nam June Paik con Allen Ginsberg\, Charlotte Moorman\, Alan Schulman\, John cage\, il Living Theatre.\nA seguire il video di un breve concerto di Giuseppe Chiari; il film sperimentale “T.O.U.C.H.I.N.G.” di Christopher Sharits; George Maciunas (che del Fluxus fu il fondatore\, e ne coniò il nome nel 1961); il canto di Yoko Ono introdotto da John Lennon.\nArchivi Mario Franco presso Casa Morra vanta una biblioteca-mediateca aperta al pubblico che comprende libri\, cataloghi\, film in pellicola\, in DVD\, in formati sia analogici che digitali\, dischi e CD musicali prodotti o collezionati in circa 50 anni di intensa attività.\nLa biblioteca ha un nucleo portante di Storia e Critica cinematografica\, e un ampio settore di saggistica\, comunicazione mediale e sociologica\, filosofia\, psicoanalisi\, teatro\, fotografia\, classici della letteratura italiana e straniera\, con particolare attenzione a tutte quelle opere letterarie trasposte in film. \n  \n 
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SUMMARY:Lo Spazio Esistenziale. Definizione #2
DESCRIPTION:31 maggio – 21 luglio 2019\nOPENING 31 MAGGIO ORE 18:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nA cura di Lucrezia Longobardi \nLa Fondazione Morra è lieta di presentare la seconda mostra del ciclo Lo Spazio Esistenziale. Definizioni\, a cura di Lucrezia Longobardi. \nOggetto primario dello studio che si articola in un percorso espositivo in progress è il concetto di abitare come strumento di autorappresentazione e/o negazione dell’individuo.\nTenendo come snodo principale la misura dell’abitare\, e quindi lo spazio esistenziale che ci lega ai luoghi della vita\, è stato interessante concentrarsi\, in questo secondo capitolo\, sulla dimensione del tempo.\nNell’orizzonte di un sistema capitalista mediatizzato\, rappresentare la soggettività\, l’emotività e il sentimento del tempo può rischiare di incorrere in una contrazione che nel momento in cui cerca di riscontrare una posizione reale si sente schiacciata dalla gravità angosciante del reality\, nella sua versione ormai processata\, interiorizzata\, funzionalizzata alla intima autorappresentazione.\nIn opposizione a questo è possibile anche trovare dei punti d’inciampo temporali che possono provocare la nostra uscita dalla corrente di un continuum condiviso\, per finire nelle molteplici zone di ristagno periferiche in cui si arenano alcuni residui che così sfuggono al flusso turbolento che confonde i contorni\, fra sommersioni\, sbalzi e accelerazioni\, per ritrovare la nettezza dei propri perimetri nella circostanza statica di una zona morta\, ma in salvo dalla crudele consunzione del tempo. \nLa mostra avrà luogo presso Casa Morra e sarà costituita dalle opere di Berlinde de Bruyckere\, Roberto Cuoghi\, Helene Fauquet\, Flavio Favelli\, Luigi Ghirri\, Liz Magor\, Vettor Pisani e Rachel Whiteread. \nSi ringrazia:\nLaura Bonito\, Fazizi Sore\, Corrado Beldì\, Norberto Ruggeri\, Galleria Continua\, Verusca Piazzesi\, Acappella Gallery\, Pepi Marchetti Franchi\, Gagosian Gallery\, Studio Ghirri\, Marcelle Alix Gallery\, Retrobalera.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #2\, Casa Morra\, Napoli\, 2019\n© Photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #2\, Casa Morra\, Napoli\, 2019\n© Photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #2\, Casa Morra\, Napoli\, 2019\n© Photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #2\, Casa Morra\, Napoli\, 2019\n© Photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Sapere i Luoghi - IN SEI ATTI
DESCRIPTION:28 maggio – 30 giugno 2019\nOPENING 28 MAGGIO ORE 18:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \n  \nSapere i Luoghi\, progetto realizzato da Fondazione Morra\, Fondazione Lac o Le Mon e Cantiere Giovani\, vincitore del Bando 2018 “PRENDI PARTE! Agire e pensare creativo” ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali\, per promuovere l’inclusione culturale dei giovani nelle aree caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale\, giunge al termine dell’esperienza che ha visto la partecipazione di 20 beneficiari tra i 18 e i 29 anni tra i quali anche giovani NEET (in condizione di non-studio e di non-lavoro). \nIl 28 maggio 2019\, presso Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\, i venti protagonisti (artisti e non) del progetto presenteranno al pubblico il lavoro svolto in forma collettiva\, attraverso performance condivise e contemporanee. Una “restituzione” forte e consapevole dell’importanza conoscitiva\, ma anche politica\, del processo di sviluppo di comunità intrapreso: corpi\, e non soltanto schermi; voci\, e non soltanto “applicazioni”\, gesti e non soltanto tecnologie. \nIN SEI ATTI sono le forme – del vivere\, del conoscere\, del fare esperienza – che acquisiscono priorità. Il prodotto dell’esperienza formativa mette inevitabilmente in discussione ogni possibile contenuto\, identificando proprio nel “niente” l’argomento intorno a cui – ma anche all’interno di cui – lavorare. \nFrancesca Carfeda\, Daniela D’amore\, Mariateresa De Cristofaro\, Luisa De Donato\, Carmela De Falco\, Giuliana Divino\, Anna Dormio\, Giovanni Ferrara\, Simona Anna Gentile\, Sara Maietta\, Viviana Marchiò\, Rachele Montoro\, Caterina Morigi\, Salvatore Pastore\, Maria Grazia Piccirillo\, Alessandro Piromallo\, Noemi Saltalamacchia\, Antonia Treccagnoli e Marco Vitale\, con la guida di Cesare Pietroiusti artista e ideatore del progetto\, daranno vita ad un macro-lavoro unico diviso in più atti. \nSei + Uno sono i momenti di grammatica comune derivata dai micro-compromessi della condivisione. Uno (Carte da Giogo); Due (Scala 1:1); Tre (Discorso sul niente o dell’impossibile dirsi del nulla); Quattro (Cavità); Cinque (We are too sad to tell you); Sei (Manifesto del non fatto) e In sei atti – Contributi (autopubblicazione) sono le congiunture di autorialità condivisa messe in scena in luoghi significativi di Casa Morra\, diversi modi per vivere la comunità (data dalla somma dei partecipanti al progetto) negli spazi in cui la comunità è stata esperita. \nMuoversi\, parlare\, compiere azioni più o meno complesse\, giocare: tutto ciò si realizzerà avendo in mente che si sta “lavorando” non soltanto CON ma anche PER gli altri. \nE cosa significa “lavorare”? Fare\, o dire\, niente non è pur sempre un fare? \nForse\, alla fine\, non abbiamo fatti; ma soltanto cose che si stanno facendo. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Peter Kubelka - Film Metrici e Film Metaforici
DESCRIPTION:23 e 25 Maggio 2019\nINIZIO PROIEZIONI E LEZIONI ORE 18:30\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nIl 23 maggio FILM METAFORICI e il 25 maggio FILM METRICI\, Peter Kubelka introduce con una dettagliata presentazione la sua filmografia completa\, incluso l’ultimo capolavoro MONUMENT FILM\, in prima visione italiana e nel formato originale di realizzazione\, la pellicola 35mm.\nPeter Kubelka\, esperto conoscitore delle musiche primitive\, musicista e membro dell’ensamble Spatium Musicum\, film-maker indipendente da quando ancora non esisteva la definizione di experimental cinema\, è tra i fondatori del Filmmuseum di Vienna ed a New York dell’Anthology Film Archives con la sala di proiezione\, Invisible Cinema\, da lui progettata: strutture murarie e poltrone nere con separé tra una postazione e l’altra per immergere lo spettatore nella visione delle immagini\, ed un unico divieto\, no latecomers nessun accesso ai ritardatari.\nKubelka ha lavorato a lungo per realizzare questi nove film della durata complessiva di un’ora circa\, in modo meticoloso ed in severe condizioni economiche\, ma libero\, senza produttori né regole di mercato. Per lui il film è una materia plastica e\, come il lavoro di un sarto\, il film-maker taglia a mano con le forbici e poi incolla insieme i fotogrammi. Come ci spiega “…il cinema come macchina non ha movimento. Il proiettore emette impulsi luminosi: ventiquattro al secondo. Per esattezza\, ogni impulso dura circa un quarantottesimo di secondo; poi\, per un altro quarantottesimo di secondo\, c’è il buio. In questa frazione di tempo il proiettore trasporta il fotogramma successivo e lo proietta. Ma il fotogramma\, mentre viene proiettato\, non si muove”\, e la capacità di dividere il tempo in elementi regolari e di fornire ventiquattro diverse informazioni visive e ventiquattro diverse informazioni sonore al secondo è una straordinaria ricchezza fornita all’uomo\, che è però mortificata dal cinema commerciale di intrattenimento.\nPer Kubelka un minuto di film sono 1440 fotogrammi che vanno letti uno ad uno\, ed è per questo che i suoi film possono esser fruiti più volte\, così da poter apprezzare la ricchezza della composizione\, e non possono esser riversati in digitale\, anche se con rammarico perché non può distribuirli come vorrebbe\, perdendo molto del pubblico giovane.\nIl film-maker come lo scultore fonda il proprio lavoro sui processi sottrattivi\, sull’esclusione\, sul ‘negativo’\, per isolare i pochi tratti utili al suo disegno\, lasciando a terra un’infinità di detriti\, e fare del tempo un buon uso. \n“…La mano\, la partecipazione del corpo\, è fondamentale. Noi sappiamo che è lo sviluppo della mano ad aver portato l’uomo a più alti livelli spirituali. Non esiste il pensiero astratto. Tutto nasce in relazione al corpo e ai materiali. Allora\, per farla breve\, se lavoro con la pellicola prendo le idee che questo materiale mi suggerisce”. \nPeter Kubelka conosce Napoli\, i dintorni e la cucina tradizionale\, frequentandola anche con gli amici\, per piacere personale e per presentare la sua Opera formando le nuove generazioni; si ricordano il concerto/conferenza Musiche Sopra Origini nella Sala Capitolare di San Lorenzo Maggiore nel 2002\, e prima ancora nel 1995 i concerti nella Chiesa di Santa Chiara e nel Parco Archeologico di Cuma\, e insieme con Jonas Mekas il corso di otto giorni Cinema Indipendente/Cinema d’Avanguardia/Cinema fatto da una sola persona\, e allo Studio Morra nel 1978 la mostra Fotogrammi: film metrici a parete. \nPROGRAMMA\nGiovedì 23 maggio 2019 ore 18:30 FILM METAFORICI\nMOSAIK IM VERTRAUEN\n1954-55\, sonoro\, 35mm\, b/n e colore\, 16‘\nUNSERE AFRIKAREISE\n1961-66\, sonoro\, 16mm\, colore\, 12’30”\nPAUSE!\n1977\, sonoro\, 16mm\, colore\, 12’30”\nDICHTUNG UND WAHRHEIT\n2003\, silenzioso\, 16mm\, colore\, 13’\nSabato 25 maggio 2019 ore 18:30 FILM METRICI\nADEBAR\n1957\, sonoro\, 35mm\, b/n\, 69’’\nSCHWECHATER\n1958\, sonoro\, 35mm\, colore\, 1’\nARNULF RAINER\n1958-60\, sonoro\, 35mm\, b/n\, 6‘24‘‘\nANTIPHON\n2012\, sonoro\, 35mm\, b/n\, 6‘24‘‘\nMONUMENT FILM\n2012\, sonoro\, 35mm\, b/n\, 2 proiettori\, 2 altoparlanti\, 2 proiezionisti\, 4 volte 6‘24”\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Peter Kubelka. Film Metrici e Film Metaforici\, Casa Morra\, Napoli\, 2019 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Laboratorio Avella - Segni di un Percorso
DESCRIPTION:21 maggio – 28 maggio 2019\nOPENING 21 MAGGIO \nNILOTYPE \n\nVico San Nicola a Nilo 5\, Napoli \nDal 21 al 28 maggio 2019 lo spazio NILOTYPE ospita i lavori dei partecipanti al Corso in Incisione e Serigrafia del Laboratorio Avella\, che da ottobre 2018 si trova presso Casa Morra-Archivio d’Arte Contemporanea\, parte della più ampia Fondazione Morra a Napoli. \nIl corso\, articolato in tredici settimane\, si conclude con l’esposizione dei lavori di Melania Acanfora\, Elisa Cuenca Tamariz e Carla Quatrano quale documentazione del percorso di apprendimento applicato sulle arti delle incisioni e serigrafiche. \nLe opere esposte saranno tutte acquistabili e il ricavato andrà a finanziare una borsa di studio parziale per il primo iscritto al prossimo corso del Laboratorio Avella che si terrà nell’ottobre 2019. \nIl Laboratorio aggiunge prospettiva alle prospettive di quanto può avvenire in una città che cerca nuovi orizzonti di collaborazione tra arte\, architettura e città\, rifiutando impegni meramente decorativi o legati al presenzialismo. Si apre la prospettiva di non accontentarsi più dell’apposizione di opere d’arte immobili in edifici conclusi o di opere d’arte nel contesto urbano definito (arte cosiddetta pubblica) ma di riconsiderare il ruolo dell’arte e degli artisti in una rinnovata visione di responsabilizzazione simbolica e professionale nel processo di (ri)progettazione dell’urbano\, con una ricerca di nuovo umanesimo oramai indispensabile. \nPasquale Persico \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Laboratorio Avella\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018\n© Photo Giuseppe Arnesano\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Laboratorio Avella\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018\n© Photo Giuseppe Arnesano\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 10° INCONTRO
DESCRIPTION:15 maggio 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n10° INCONTRO Vivere il cinema tra sogno e tecnologia\nBuster Keaton\nLa palla nº 13 (Sherlock Jr.)\n1924\nbianco e nero \nKeaton è un giovane proiezionista in un cinema\, ma sogna di diventare un detective. Nella cabina di proiezione si addormenta. Sogna di entrare nello schermo divenendo protagonista del film che proietta. Giudicato tra i film migliori della cinematografia mondiale\, Sherlock jr (La palla n. 13) ha gag eccezionali che hanno influenzato artisti e autori negli anni successivi (Allen ne è l’esempio più celebre con La rosa purpurea del Cairo). Ricco di trovate rocambolesche dal ritmo indiavolato\, il film è geniale e stupefacente ancora oggi. Keaton affronta la natura del cinema\, riflette sulla proprietà della macchina cinematografica con una trama coesa e un atletismo sbalorditivo (Keaton non usò controfigure)\, un grande virtuosismo artistico e un’esplorazione avanguardistica dell’eterna dicotomia tra realtà e illusione. \n  \nZbigniew Rybczynski\nSTEPS – La scalinata\n1987\ncolore \ncon Daniel Chapman\, Chase Coleman\, Reed Coleman\, H. Roger Daisley\, Drew Dix\, John Figley\, Peggy Freidman\, Nicholas Muglia\, Catherine Ryan\, Lev Shekhtman \nUn artista tra i più rappresentativi della storia del video e del cinema di sperimentazione degli ultimi decenni\, il polacco Zbigniew Rybczynski\, ha basato la sua esperienza con il cinema\, in un perenne confronto con i continui cambiamenti tecnologici dei mezzi di riproduzione. In STEPS (1987)\, Rybczynski pone un gruppo di turisti direttamente “dentro” la mitica sequenza della scalinata de La corazzata Potëmkin di Sergej Ejzeštejncon\, una delle sequenze più note e analizzate della storia del cinema. L’interazione tra il film e i suoi “visitatori” (in anticipo su molte sperimentazioni digitali) ha un sapore visionario ed echi di stampo surrealista\, irriverente e ironico\, soprattutto quando il vecchio film in bianco e nero comincia ad interagire con gli scostumati visitatori.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 9° INCONTRO
DESCRIPTION:8 maggio 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n9° INCONTRO – Luis Buñuel \n  \nIl fascino discreto della borghesia\nTitolo originale Le charme discret de la bourgeoisie\nUn film di Luis Buñuel\ncon Fernando Rey\, Paul Frankeur\, Delphine Seyrig\, Bulle Ogier\, Stéphane Audran\, Jean-Pierre Cassel b/n\n1972 \nIl maestro spagnolo\, prossimo al termine della sua pluriennale carriera\, gira in Francia un film che mantiene intatta la freschezza delle prime opere. Apparentemente senza trama\, ripropone come in un loop la stessa scena: protagonisti\, un pugno di snob lustri e raffinati. Tre uomini e tre donne\, ognuno con un posto di rilievo nella scala sociale: l’ambasciatore Fernando Ray\, il ricco uomo d’affari e la sua bella moglie\, la giovane “rampolla” con una particolare inclinazione per i cocktail extra-strong! Si incontrano intorno ad una tavola imbandita\, ma dopo gli aperitivi ed il primo boccone di foi grais vengono interrotti e rimandati al successivo appuntamento\, abbandonando la scena in fughe a volte rocambolesche\, a volte sornione\, ma comunque tutte ridicole. Una feroce critica alla borghesia\, nel capolavoro premio Oscar 1972. \n\nLuis Buñuel\nAttivo dagli anni Venti al 1977\, Buñuel\, fin dagli esordi surrealisti in Francia\, ha rivoluzionato il linguaggio filmico\, imponendosi come inesausto fustigatore delle ipocrisie umane\, da lui affrontate con sguardo lucido\, ferocemente ironico e mai convenzionale. Rivedere e ripensare i suoi film significa attraversare l’intera cultura del ‘900: letteratura e arti figurative\, modernismo e avanguardie\, psicanalisi e surrealismo\, pensiero critico e contestazioni.\n 
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SUMMARY:Ada Lombardi - " Arte Contemporanea. Oriente e Occidente. Dal 1945 ad oggi"
DESCRIPTION:Sabato 4 Maggio 2019\nINIZIO ORE 18:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nIntervengono Ada Lombardi\, Mario Franco\, (regista e storico del cinema)\, Andrea Viliani\, (Direttore del MADRE-Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli)\, coordina Loredana Troise\, (del Dipartimento Arti Visive – Fondazione Morra). \nIl volume\, pubblicato nel 2018 da StreetLib\, traccia un quadro dell’arte contemporanea a partire dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri nel confronto tra Oriente ed Occidente.\nIn particolare\, lo studio di Ada Lombardi è ispirato dal saggio di Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé”\, in cui l’autrice ripercorre la storia letteraria femminile e rivendica\, per le donne dell’Inghilterra del XIX secolo\, la possibilità di partecipare al mondo culturale\, fino a quel momento esclusivo appannaggio maschile.\nPartendo dalle considerazioni di Virginia Woolf per cui\, dove non ci sono strumenti (libertà economica o di uguali diritti\, ecc.)\, è impossibile sviluppare la creatività\, soprattutto nei ruoli o fasce sociali maggiormente impedite dall’assenza di libertà\, Ada Lombardi impronta il suo studio sull’arte contemporanea\, come si sia sviluppata soprattutto in alcune nazioni ma non in altre\, e come la sua evoluzione sia legata non solo agli eventi storici\, ma a un dialogo continuo tra Est e Ovest. Questo dialogo si è intensificato dopo la Seconda Guerra Mondiale\, riflettendo la fine del colonialismo europeo e il crescente potere economico delle nazioni orientali.\nAda Lombardi ha scelto di avere un approccio insolito nel suo libro per parlare dell’arte contemporanea: usa l’analisi storica e sociologica come punto di partenza per esaminare le somiglianze culturali\, piuttosto che le barriere culturali\, analizzando e valorizzando soprattutto i punti in comune e i prestiti culturali tra un’area e un’altra. Grazie a questo approccio\, il libro traccia un mondo in cui l’influenza artistica non è limitata da meri confini o\, peggio\, da approcci basati su pregiudizi culturali. \nIn occasione della presentazione verranno proiettati in loop film di Jonas Mekas\, parte degli Archivi Mario Franco. \n  \nAda Lombardi è docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Roma.\nNata a Roma si è laureata all’Università La Sapienza di Roma. L’autrice ha scritto libri\, saggi e cataloghi\, ha curato mostre\, compresa la sezione di Arti Visive della Biennale di Venezia in collaborazione con la Japan Foundation. Inoltre\, ha insegnato Storia dell’Arte Contemporanea nelle Accademie italiane dal 1991.\n 
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