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SUMMARY:Archivi Mario Franco - IL CINEMA A NAPOLI DALLE ORIGINI AD OGGI
DESCRIPTION:10 dicembre – 21 dicembre 2019 \nPRIMO APPUNTAMENTO 10 DICEMBRE ORE 18:30\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’arte contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nRassegna cinematografica a cura di Mario Franco \nMartedì 10 dicembre alle ore 18:30\, la Fondazione Morra presenta al pubblico la Rassegna Cinematografica IL CINEMA A NAPOLI DALLE ORIGINI AD OGGI\, progetto finanziato dal Piano Cinema annuale 2019 della Regione Campania\, Sezione 2. Promozione della cultura cinematografica e audiovisiva e diffusione della cultura cinematografica. \nPresso gli Archivi Mario Franco\, all’interno della storica cornice di Palazzo Ayerbo d’Aragona Cassano\, il direttore artistico Prof. Mario Franco darà il via alla selezione dei film d’autore de “La più grande invenzione del secolo”. Insieme a lui\, ospite eccelso\, Alberto Castellano\, saggista e critico cinematografico\, presenta al pubblico il primo film della rassegna simbolo di questa stagione\, Carosello napoletano\, classe 1954\, diretto da Ettore Giannini e con Sophia Loren e Paolo Stoppa. \nL’intento dell’iniziativa è ripercorrere la grande passione della città per il cinematografo che già dalla fine dell’800 viene ad inserirsi in un ambiente ricchissimo di tradizioni ed occasioni spettacolari\, in un momento nel quale i teatri sono affollatissimi\, al San Ferdinando furoreggiano drammoni strappalacrime\, Scarpetta volge dal francese le sue farse più famose e tutta la città sembra muoversi sull’aria delle più famose canzonette del varietà o della Piedigrotta. \nNel giro di pochi anni\, Napoli si riempie di sale cinematografiche. La Sala Iride\, l’Arenile Olimpia\, il Cinema Moderno\, il Salon Parisienne\, il Vittoria\, l’Alberini\, l’Umberto\, il Krumas\, l’Internazionale\, la Sala Roma\, il Trianon\, il Santa Brigida\, diventano punti di ritrovo e di incontro per professionisti e sfaccendati. \nQuesta febbre di cinema non si limita a moltiplicare le sale di spettacolo; nascono anche i primi produttori di film\, come Roberto Troncone\, che inizia con brevi documentari (Ritorno da Montevergine\, 1903) per passare poi al lungometraggio verista (Camorra\, 1905)\, inaugurando una controversa collaborazione con Roberto Bracco. Troncone è il primo a costituire un “teatro di posa” per realizzare i suoi film\, ben presto seguito da un variopinto assortimento di avvocati falliti ed ex guantai\, tipografi\, sarti e poeti che avevano imparato a macinare film con le loro macchinette “Lumiére” inventandosi un mercato che non aveva niente da invidiare a quello romano o torinese. E quanto questo fenomeno sia importante nel panorama italiano ed europeo può ricavarsi dall’analisi del settore dell’editoria cinematografica specializzata\, dal cinema napoletano muto delle origini a quello di oggi\, alle sue specifiche scelte tematiche e linguistiche che il cinema italiano farà proprie. \nDal 10 al 21 dicembre 2019 alle ore 18:30\, domenica esclusa\, undici appuntamenti\, dagli anni ’20 agli anni 2000\, affronteranno generi\, autori e tendenze che hanno fatto la storia del Cinema a Napoli: \n10 Dicembre: Carosello Napoletano (1954) di Ettore Giannini\, introduzione di Alberto Castellano \n11 Dicembre: Le mani sulla città (1963) di Francesco Rosi \n12 Dicembre: Assunta Spina (1915) e ‘A santanotte (1922) di Elvira Notari\, introduzione di Pasquale Iaccio \n13 Dicembre: Un amore selvaggio (1912) La tavola dei poveri (1932) di Alessandro Blasetti\, Omaggio a Viviani\, introduzione di Pasquale Scialò \n14 Dicembre: Il Decameron (1971) di Pier Paolo Pasolini \n16 Dicembre: Le occasioni di Rosa (1981) di Salvatore Piscicelli \n17 Dicembre: Pasqualino Settebellezze (1975) di Lina Wertmüller \n18 Dicembre: Mi manda Picone (1983) di Nanni Loy \n19 Dicembre: Morte di un matematico napoletano (1992) di Mario Martone \n20 Dicembre: L’ uomo in più (2001) di Paolo Sorrentino \n21 Dicembre: Gomorra (2008) di Matteo Garrone \nA valorizzare ulteriormente la programmazione\, gli incontri con autori e critici come Alberto Castellano\, Pasquale Iaccio e Pasquale Scialò che anticiperanno il momento della visione-proiezione del cinema ritrovato. Culmine culturale della rassegna\, sabato 21 dicembre\, l’assegnazione del premio per la produzione e sonorizzazione in chiave contemporanea di cinema muto di ispirazione napoletana. \n 
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SUMMARY:HENRIK STRÖMBERG - Refraction of Lightness
DESCRIPTION:16 ottobre 2019 – 31 gennaio 2020\nOPENING 12 OTTOBRE ORE 19:00\nAssociazione Shōzō Shimamoto – Palazzo Spinelli di Tarsia\nLargo Tarsia 2\, Napoli \nA cura di Chiara Valci Mazzara e Loredana Troise \n“Accumulando\, trasformando\, usando la fotografia e\ncreando volumi\, materializzando l’azione\,\nil mio gesto creativo vuole ‘con-fermare’\, sospendendolo\, un momento nel tempo.”    – Henrik Strömberg \nIl Quartiere dell’Arte\, programma ideato dalla Fondazione Morra e rivolto a promuovere una nuova consapevolezza dell’arte contemporanea sul territorio\, presenta un nuovo progetto espositivo concepito appositamente per Palazzo Spinelli di Tarsia\, sede dell’Associazione Shōzō Shimamoto. Gli spazi ospiteranno la mostra Refraction of lightness\, che si articola in un’installazione site specific e una serie di sculture e volumi in vetro dell’artista svedese Henrik Strömberg.\nLa mostra\, curata da Chiara Valci Mazzara (fontaine b. Berlino\, Parigi) e Loredana Troise\, è il frutto della collaborazione tra la Fondazione Morra e il Laboratorio Avella di Napoli con Gianluigi Prencipe.\nIl progetto è stato concepito partendo dall’indagine sul territorio\, sull’oggetto e sui materiali\, parallelamente all’ideazione dei volumi in vetro e la realizzazione di serigrafie che l’artista ha creato durante la residenza di circa tre mesi presso la Fondazione.\nNelle stanze di Palazzo Tarsia\, le sculture in vetro e l’installazione su larga scala formata da serigrafie si presentano come le due principali aree di densità dell’installazione\, determinando il polo attorno a cui ruotano ulteriori elementi assemblati\, accumulati\, organizzati nel panorama immersivo della mostra. Il lavoro di Henrik Strömberg è il risultato di un processo creativo di indagine sulla forma e sul contenuto\, sul volume e sul concetto\, la mutazione\, la moltiplicazione e la rifrazione del significato.\nLa mostra si presenta come un punto di incontro tra il lavoro di stampa\, scultoreo e pittorico. Materiali poveri e vivi come la carta\, vetro e giornali\, concorrono alla realizzazione di opere che permettono di immergersi in un panorama costituito da lavori organizzati in un ecosistema autosufficiente che\, suggerendo nuove forme\, crea nuovi contenuti. Dove ogni elemento diviene parte di un tutto. I soggetti delle stampe su carta ed elementi come negativi e collage rimandano ai significati e al valore che originariamente avevano\, ma sono ora arricchiti di una semantica addizionale\, mentre\, nel contempo\, i volumi in vetro riflettono la complessità del gesto creativo. La materia viene modellata e poi tradotta nell’uso di diversi media\, gli elementi si trasformano e\, infine\, i significanti agiscono sul contenuto. Nulla può essere isolato\, tutto muta come durante l’eruzione del magma vulcanico.\nNelle sale dedicate al maestro del gruppo Gutai\, i lavori e quelli dell’artista nordeuropeo si accostano nello spazio espositivo attraverso il sistema di riferimenti legato al gesto creativo. Contestualmente\, i riferimenti al surrealismo\, alla rivalutazione dell’oggetto trovato\, al ri-assemblaggio e dalla ri-costituzione della forma per agire sul contenuto vengono percepiti come elemento caratterizzante il lavoro di Strömberg.\nNei lavori su carta le radici dei significati del passato e – nei volumi scultorei – i riferimenti alle forme biologiche vengono percepiti attraverso l’immersione in una prospettiva alterata: Strömberg riduce la radice della forma polarizzando il contenuto e posizionandolo al centro della percezione dell’immagine. L’artista non vuole offrire un’interpretazione né una chiave di lettura del suo lavoro\, piuttosto innesca la nascita di una nuova esistenza del soggetto e dei suoi significati. Non venendo offerte interpretazioni o dirette analogie\, lo spettatore viene esposto a un risultato inaspettato e ad un contenuto evanescente\, quasi onirico.\nMentre l’installazione dei volumi e dei diversi componenti prende forma\, un ecosistema di referenze semantiche creato dalla combinazione tra elementi apparentemente disparati appare come una conseguenza logica. Elementi fotografici\, ritagli di negativi\, lavori su carta e volumi scultorei coesistono ma la loro creazione e organizzazione non è lasciata al caso\, piuttosto a una moltiplicazione di occasioni interpretative. I vari elementi concorrono a fornire una percezione più ampia\, come in una danza in cui ogni singolo elemento crea una maggiore armonia.\nLa sequenza di riflessi\, le porzioni di immagini e la verticalità dell’installazione prendono forma come un paesaggio immersivo attraverso il quale lo spettatore si muove\, assorbendo la complessità degli elementi\, mai ridondanti e sempre coerenti. Non esiste un’interpretazione unica ma piuttosto un caleidoscopio dato dall’uso di diversi media ugualmente coinvolti nel risultato finale.’’ \nChiara Valci Mazzara \nHenrik Strömberg (nato nel 1970) | con sede a Berlino (Germania) | si è laureato al Camberwell College of Art di Londra (Regno Unito) per poi conseguire un master all’Academy of Performing Arts FAMU di Praga (Repubblica Ceca) | lavora con l’idea di metamorfosi\, decadimento e trasformazione dei materiali\, oggetti scultorei e la loro documentazione fotografica\, nonché la decostruzione e la trasformazione dell’immagine del soggetto stessa insieme con il significato e il significante| le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in Germania\, Italia\, Svezia\, Svizzera\, Regno Unito\, Polonia\, Francia\, Repubblica Ceca e Stati Uniti\, e acquisite da numerose collezioni in Europa e negli Stati Uniti\, tra cui: Alexander Tutsek-Stiftung\, Munich Germany – Ann Wolff Foundation\, Sweden – Christine Symchych Collection\, USA\, – Kultur Hässleholm\, Sweden – Mecklenburgisches Künstlerhaus\, Schloss Plüschow\, Germany – La Luxembourgeoise SA\, Luxemburg.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020\nHenrik Strömberg\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020 Henrik Strömberg Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				“Double Negative”\, serigrafia\, Refraction of Lightness\, Palazzo Spinelli di Tarsia\, Napoli\, 2020\nHenrik Strömberg\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 19th Edition
DESCRIPTION:27 giugno – 29 giugno 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch (Belvedere)\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra e Sabina Maselli \nIndependent Film Show 19 edition\, tra le più innovative rassegne internazionali di experimental film in Italia\, dal 2001 coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale in collaborazione con Fondazione Morra\, si costruisce attorno alle ricerche dei filmmakers totalmente liberi di sperimentare modi e approcci per generare delle complesse immagini accomunate da un’accentuata propensione alla genialità creativa. Questa intensa modalità di ricerca è il risultato di scelte ingegnose che instillano un’alternativa al vedere e valutare gli intricati codici che fluiscono sullo schermo e nella mente; l’experimental film provoca sinestesie potenti nei nostri recettori sensoriali e per questo gli eventi dell’Independent Film Show si ammirano\, si percepiscono\, ci avvolgono… fino alla meditazione. Questa possibilità immersiva di stabilire un contatto diretto con le idee filmiche indipendenti è l’intenzione di Independent Film Show: delle esperienze percettive inusuali attendono il pubblico che per tre giorni si inoltra per dei territori inesplorati\, fruendo le vecchie e le nuove pratiche di impressione della pellicola filmica e le innovazioni dei media digitali.\nCome le stelle si mostrano quando il sole è tramontato\, così le potenti forze di questi film si rivelano quando il corpo e la mente varcano la soglia del minimamente percettibile\, affinando i modi di osservazione e oltrepassando i limiti del visibile.\nNon distogliere lo sguardo\, ciò che stiamo guardando ora sarà diverso la prossima volta\, stiamo per assistere a qualcosa di veramente vivo e spontaneo… \n  \nGiovedì 27 giugno nella selezione Intuitive imagination a cura di Raffaella Morra una sequenza di differenti sollecitazioni guida l’osservazione in un movimento innovatore per variare e ampliare le visualizzazioni del mondo\, scivolando fuori degli stabili confini sensoriali: Insolite di Maya Schweizer raccoglie insieme delle immagini del Vesuvio di oggi e dell’ultima eruzione nel 1944; per Prádelna di Alexandra Moralesová il materiale girato durante le prove dell’opera teatrale Marat/Sade è utilizzato come pretesto per esaminare il meccanismo del teatro e il suo potere di purificazione; Fran di Georgy Bagdasarov esplora la trasformazione della pellicola 16mm mentre il protagonista si dissolve nel paesaggio; Kairos di Stefano Canapa è un film poetico di danza ambientato in un’isola del Mediterraneo in cui pellicola-natura-corpo producono una coreografia materiale interconnessa; nel film Osmosis di Bradley Eros l’elementale\, l’effimero e il costruito si compongono in una performance per immagini triple; in From end to end di Peter Conrad Beyer con tre proiettori 16mm l’opposizione strutturale della natura e della civiltà genera un processo di confronto e unificazione in un’atmosfera apocalittica incline al caos.\nDegli esercizi di diversa natura per due dia-proiettori\, due otturatori\, due performers\, dei giocattoli ottici\, una voce e un pubblico: la performance There must be some way out of here di Alexandra Moralesová e Georgy Bagdasarov si ispira alle riflessioni della conoscenza umana sulla visione e sull’immagine in movimento. La visione umana è situata nel proprio corpo fisico ma conduce l’umano fuori da sé e lo connette al mondo esterno; vedere le immagini in movimento così come ascoltare una melodia è una coincidenza delle capacità fisiologiche e mentali. L’immagine in movimento è un costrutto che richiede di essere decostruito e ricostruito di nuovo\, se non altro per il piacere che procura. \nVenerdì 28 giugno il programma Film is ritual a cura di Sabina Maselli campiona una piccola selezione di film 16mm di filmmakers Australiani che lavorano in forma sperimentale utilizzando le elaborazioni a mano\, membri del laboratorio Artist Film Workshop di Melbourne. Film is ritual suggerisce che l’approccio molto pratico del fare film (stratificazione\, mascheratura\, ripetizione) penetra lo stesso materiale\, lasciando un’impronta personale e fisica su ciascun film.\n‘satellite’ di Sabina Maselli con due proiettori 16mm e l’audio dal vivo di Erkki Veltheim è un rituale filmico che performa la frattura del sé e la sua dispersione nell’ambiente mediante l’atto del girare e alterare il tempo. Tramite l’azione ripetitiva (sia della cinepresa che del corpo) può verificarsi una trasformazione animista: una fusione del corpo femminile e di quello celestiale. Il doppio film è accompagnato da una traccia sonora composta dal vivo da Erkki Veltheim\, un singolo frammento di una voce femminile è replicata e modulata\, ruotando intorno all’immagine a diverse velocità.\nIn prima visione italiana il video di Ken e Flo Jacobs Nervous Magic Lantern: Chaos is Order Misunderstood accompagnato dall’audio mixato dal vivo di Michael J. Schumacher. Nervous Magic Lantern è un dispositivo di proiezione inventato da Ken Jacobs nel 2000\, e con l’aiuto di sua moglie Flo da allora ne ha dato delle performance pubbliche: con una meccanica semplice che poteva esser inventata secoli prima del cinema si crea un’illusione della profondità ancora più pronunciata quando guardata con un solo occhio. \nSabato 29 giugno i film in Mystical spaces a cura di Raffaella Morra possono funzionare come macchine per alterare lo spazio-tempo\, per trasferire il fruitore in un’esperienza intrisa di dinamiche fantastiche; questi viaggi sono degli accessi ultraterreni verso luoghi mistici che emanano un’essenza animistica del cosmo\, come un potere spirituale che può influenzare il nostro benessere: in Alétheia di Enrico Mandirola delle montagne in Colombia disegnano un nuovo orizzonte frammentato; Pablo Mazzolo in The Quilpo dreams waterflows filma il sacro santuario dei Comechingón in Argentina; Inger Lise Hansen nel video TÅKE osserva lo spettacolo della nebbia attraverso diversi formati filmici e digitali; HERMAN(N)è una strada di Berlino con la reputazione di un posto pericoloso eppure Deborah S. Phillips la vede attraverso la luce dorata di tarda estate come un luogo invitante; Not (a) part di Vicky Smith è concepito in relazione al rapido declino delle api con un’elevata ricorrenza al film fatto a mano; Dervish Machine di Bradley Eros e Jeanne Liotta è il posto per sperimentare l’impermanenza… e per far festa con l’immagine non fissata.\nIn Your Eyes Are Spectral Machines Luis Macías materializza la semplice illusione dell’immagine in movimento maneggiando degli oggetti davanti alla luce dei proiettori\, una creazione cosmica al centro dello schermo avvolta da ondulazioni luminose pulsanti. Il movimento prodotto da Macías è una combinazione alchemica di più livelli di luce\, ritoccati attraverso il fuoco e le dissolvenze dei proiettori e diaproiettori\, che creano delle forme fugaci di visioni mutevoli.
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SUMMARY:Workshop dell’Architectural Association
DESCRIPTION:27 giugno – 7 luglio 2019\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nL’Architectural Association di Londra in collaborazione con Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea a Napoli apre il secondo Workshop sulla lavorazione delle Modanature in Gessolino. Un corso sperimentale creato da un gruppo internazionale di architetti\, designer\, storici e model makers.  Con una collezione di calchi originali dal 700 a oggi\, conferenze organizzate e tour a edifici e dettagli storici della città\, i partecipanti spingono le basi delle Modanature per creare nuove regole architettoniche attraverso la lavorazione del gesso. I posti sono limitati. Invitiamo creativi e professionisti nel campo dell’Arte\, Architettura\, Design\, e Storia dell’Architettura a iscriversi.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Antologia Fluxus
DESCRIPTION:12 GIUGNO 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:30\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nPer l’occasione verranno proiettati una serie di documenti sul network internazionale di artisti\, compositori e designer che negli anni Sessanta ha mixato diversi media e diverse discipline artistiche\, lavorando nel campo della performance\, delle arti visive\, del design\, della musica e della letteratura\, e che ha fortemente indirizzato le utopie sessantottesche della “fantasia al potere”.\nLa proiezione inizia con le anticipazioni di Yves Klein per poi mostrare la videoarte di Nam June Paik con Allen Ginsberg\, Charlotte Moorman\, Alan Schulman\, John cage\, il Living Theatre.\nA seguire il video di un breve concerto di Giuseppe Chiari; il film sperimentale “T.O.U.C.H.I.N.G.” di Christopher Sharits; George Maciunas (che del Fluxus fu il fondatore\, e ne coniò il nome nel 1961); il canto di Yoko Ono introdotto da John Lennon.\nArchivi Mario Franco presso Casa Morra vanta una biblioteca-mediateca aperta al pubblico che comprende libri\, cataloghi\, film in pellicola\, in DVD\, in formati sia analogici che digitali\, dischi e CD musicali prodotti o collezionati in circa 50 anni di intensa attività.\nLa biblioteca ha un nucleo portante di Storia e Critica cinematografica\, e un ampio settore di saggistica\, comunicazione mediale e sociologica\, filosofia\, psicoanalisi\, teatro\, fotografia\, classici della letteratura italiana e straniera\, con particolare attenzione a tutte quelle opere letterarie trasposte in film. \n  \n 
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SUMMARY:Lo Spazio Esistenziale. Definizione #2
DESCRIPTION:31 maggio – 21 luglio 2019\nOPENING 31 MAGGIO ORE 18:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nA cura di Lucrezia Longobardi \nLa Fondazione Morra è lieta di presentare la seconda mostra del ciclo Lo Spazio Esistenziale. Definizioni\, a cura di Lucrezia Longobardi. \nOggetto primario dello studio che si articola in un percorso espositivo in progress è il concetto di abitare come strumento di autorappresentazione e/o negazione dell’individuo.\nTenendo come snodo principale la misura dell’abitare\, e quindi lo spazio esistenziale che ci lega ai luoghi della vita\, è stato interessante concentrarsi\, in questo secondo capitolo\, sulla dimensione del tempo.\nNell’orizzonte di un sistema capitalista mediatizzato\, rappresentare la soggettività\, l’emotività e il sentimento del tempo può rischiare di incorrere in una contrazione che nel momento in cui cerca di riscontrare una posizione reale si sente schiacciata dalla gravità angosciante del reality\, nella sua versione ormai processata\, interiorizzata\, funzionalizzata alla intima autorappresentazione.\nIn opposizione a questo è possibile anche trovare dei punti d’inciampo temporali che possono provocare la nostra uscita dalla corrente di un continuum condiviso\, per finire nelle molteplici zone di ristagno periferiche in cui si arenano alcuni residui che così sfuggono al flusso turbolento che confonde i contorni\, fra sommersioni\, sbalzi e accelerazioni\, per ritrovare la nettezza dei propri perimetri nella circostanza statica di una zona morta\, ma in salvo dalla crudele consunzione del tempo. \nLa mostra avrà luogo presso Casa Morra e sarà costituita dalle opere di Berlinde de Bruyckere\, Roberto Cuoghi\, Helene Fauquet\, Flavio Favelli\, Luigi Ghirri\, Liz Magor\, Vettor Pisani e Rachel Whiteread. \nSi ringrazia:\nLaura Bonito\, Fazizi Sore\, Corrado Beldì\, Norberto Ruggeri\, Galleria Continua\, Verusca Piazzesi\, Acappella Gallery\, Pepi Marchetti Franchi\, Gagosian Gallery\, Studio Ghirri\, Marcelle Alix Gallery\, Retrobalera.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #2\, Casa Morra\, Napoli\, 2019\n© Photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #2\, Casa Morra\, Napoli\, 2019\n© Photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #2\, Casa Morra\, Napoli\, 2019\n© Photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #2\, Casa Morra\, Napoli\, 2019\n© Photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Sapere i Luoghi - IN SEI ATTI
DESCRIPTION:28 maggio – 30 giugno 2019\nOPENING 28 MAGGIO ORE 18:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \n  \nSapere i Luoghi\, progetto realizzato da Fondazione Morra\, Fondazione Lac o Le Mon e Cantiere Giovani\, vincitore del Bando 2018 “PRENDI PARTE! Agire e pensare creativo” ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali\, per promuovere l’inclusione culturale dei giovani nelle aree caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale\, giunge al termine dell’esperienza che ha visto la partecipazione di 20 beneficiari tra i 18 e i 29 anni tra i quali anche giovani NEET (in condizione di non-studio e di non-lavoro). \nIl 28 maggio 2019\, presso Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\, i venti protagonisti (artisti e non) del progetto presenteranno al pubblico il lavoro svolto in forma collettiva\, attraverso performance condivise e contemporanee. Una “restituzione” forte e consapevole dell’importanza conoscitiva\, ma anche politica\, del processo di sviluppo di comunità intrapreso: corpi\, e non soltanto schermi; voci\, e non soltanto “applicazioni”\, gesti e non soltanto tecnologie. \nIN SEI ATTI sono le forme – del vivere\, del conoscere\, del fare esperienza – che acquisiscono priorità. Il prodotto dell’esperienza formativa mette inevitabilmente in discussione ogni possibile contenuto\, identificando proprio nel “niente” l’argomento intorno a cui – ma anche all’interno di cui – lavorare. \nFrancesca Carfeda\, Daniela D’amore\, Mariateresa De Cristofaro\, Luisa De Donato\, Carmela De Falco\, Giuliana Divino\, Anna Dormio\, Giovanni Ferrara\, Simona Anna Gentile\, Sara Maietta\, Viviana Marchiò\, Rachele Montoro\, Caterina Morigi\, Salvatore Pastore\, Maria Grazia Piccirillo\, Alessandro Piromallo\, Noemi Saltalamacchia\, Antonia Treccagnoli e Marco Vitale\, con la guida di Cesare Pietroiusti artista e ideatore del progetto\, daranno vita ad un macro-lavoro unico diviso in più atti. \nSei + Uno sono i momenti di grammatica comune derivata dai micro-compromessi della condivisione. Uno (Carte da Giogo); Due (Scala 1:1); Tre (Discorso sul niente o dell’impossibile dirsi del nulla); Quattro (Cavità); Cinque (We are too sad to tell you); Sei (Manifesto del non fatto) e In sei atti – Contributi (autopubblicazione) sono le congiunture di autorialità condivisa messe in scena in luoghi significativi di Casa Morra\, diversi modi per vivere la comunità (data dalla somma dei partecipanti al progetto) negli spazi in cui la comunità è stata esperita. \nMuoversi\, parlare\, compiere azioni più o meno complesse\, giocare: tutto ciò si realizzerà avendo in mente che si sta “lavorando” non soltanto CON ma anche PER gli altri. \nE cosa significa “lavorare”? Fare\, o dire\, niente non è pur sempre un fare? \nForse\, alla fine\, non abbiamo fatti; ma soltanto cose che si stanno facendo. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Sapere i Luoghi IN SEI ATTI\, Casa Morra\, Napoli\, 2019Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Peter Kubelka - Film Metrici e Film Metaforici
DESCRIPTION:23 e 25 Maggio 2019\nINIZIO PROIEZIONI E LEZIONI ORE 18:30\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nIl 23 maggio FILM METAFORICI e il 25 maggio FILM METRICI\, Peter Kubelka introduce con una dettagliata presentazione la sua filmografia completa\, incluso l’ultimo capolavoro MONUMENT FILM\, in prima visione italiana e nel formato originale di realizzazione\, la pellicola 35mm.\nPeter Kubelka\, esperto conoscitore delle musiche primitive\, musicista e membro dell’ensamble Spatium Musicum\, film-maker indipendente da quando ancora non esisteva la definizione di experimental cinema\, è tra i fondatori del Filmmuseum di Vienna ed a New York dell’Anthology Film Archives con la sala di proiezione\, Invisible Cinema\, da lui progettata: strutture murarie e poltrone nere con separé tra una postazione e l’altra per immergere lo spettatore nella visione delle immagini\, ed un unico divieto\, no latecomers nessun accesso ai ritardatari.\nKubelka ha lavorato a lungo per realizzare questi nove film della durata complessiva di un’ora circa\, in modo meticoloso ed in severe condizioni economiche\, ma libero\, senza produttori né regole di mercato. Per lui il film è una materia plastica e\, come il lavoro di un sarto\, il film-maker taglia a mano con le forbici e poi incolla insieme i fotogrammi. Come ci spiega “…il cinema come macchina non ha movimento. Il proiettore emette impulsi luminosi: ventiquattro al secondo. Per esattezza\, ogni impulso dura circa un quarantottesimo di secondo; poi\, per un altro quarantottesimo di secondo\, c’è il buio. In questa frazione di tempo il proiettore trasporta il fotogramma successivo e lo proietta. Ma il fotogramma\, mentre viene proiettato\, non si muove”\, e la capacità di dividere il tempo in elementi regolari e di fornire ventiquattro diverse informazioni visive e ventiquattro diverse informazioni sonore al secondo è una straordinaria ricchezza fornita all’uomo\, che è però mortificata dal cinema commerciale di intrattenimento.\nPer Kubelka un minuto di film sono 1440 fotogrammi che vanno letti uno ad uno\, ed è per questo che i suoi film possono esser fruiti più volte\, così da poter apprezzare la ricchezza della composizione\, e non possono esser riversati in digitale\, anche se con rammarico perché non può distribuirli come vorrebbe\, perdendo molto del pubblico giovane.\nIl film-maker come lo scultore fonda il proprio lavoro sui processi sottrattivi\, sull’esclusione\, sul ‘negativo’\, per isolare i pochi tratti utili al suo disegno\, lasciando a terra un’infinità di detriti\, e fare del tempo un buon uso. \n“…La mano\, la partecipazione del corpo\, è fondamentale. Noi sappiamo che è lo sviluppo della mano ad aver portato l’uomo a più alti livelli spirituali. Non esiste il pensiero astratto. Tutto nasce in relazione al corpo e ai materiali. Allora\, per farla breve\, se lavoro con la pellicola prendo le idee che questo materiale mi suggerisce”. \nPeter Kubelka conosce Napoli\, i dintorni e la cucina tradizionale\, frequentandola anche con gli amici\, per piacere personale e per presentare la sua Opera formando le nuove generazioni; si ricordano il concerto/conferenza Musiche Sopra Origini nella Sala Capitolare di San Lorenzo Maggiore nel 2002\, e prima ancora nel 1995 i concerti nella Chiesa di Santa Chiara e nel Parco Archeologico di Cuma\, e insieme con Jonas Mekas il corso di otto giorni Cinema Indipendente/Cinema d’Avanguardia/Cinema fatto da una sola persona\, e allo Studio Morra nel 1978 la mostra Fotogrammi: film metrici a parete. \nPROGRAMMA\nGiovedì 23 maggio 2019 ore 18:30 FILM METAFORICI\nMOSAIK IM VERTRAUEN\n1954-55\, sonoro\, 35mm\, b/n e colore\, 16‘\nUNSERE AFRIKAREISE\n1961-66\, sonoro\, 16mm\, colore\, 12’30”\nPAUSE!\n1977\, sonoro\, 16mm\, colore\, 12’30”\nDICHTUNG UND WAHRHEIT\n2003\, silenzioso\, 16mm\, colore\, 13’\nSabato 25 maggio 2019 ore 18:30 FILM METRICI\nADEBAR\n1957\, sonoro\, 35mm\, b/n\, 69’’\nSCHWECHATER\n1958\, sonoro\, 35mm\, colore\, 1’\nARNULF RAINER\n1958-60\, sonoro\, 35mm\, b/n\, 6‘24‘‘\nANTIPHON\n2012\, sonoro\, 35mm\, b/n\, 6‘24‘‘\nMONUMENT FILM\n2012\, sonoro\, 35mm\, b/n\, 2 proiettori\, 2 altoparlanti\, 2 proiezionisti\, 4 volte 6‘24”\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Peter Kubelka. Film Metrici e Film Metaforici\, Casa Morra\, Napoli\, 2019 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Laboratorio Avella - Segni di un Percorso
DESCRIPTION:21 maggio – 28 maggio 2019\nOPENING 21 MAGGIO \nNILOTYPE \n\nVico San Nicola a Nilo 5\, Napoli \nDal 21 al 28 maggio 2019 lo spazio NILOTYPE ospita i lavori dei partecipanti al Corso in Incisione e Serigrafia del Laboratorio Avella\, che da ottobre 2018 si trova presso Casa Morra-Archivio d’Arte Contemporanea\, parte della più ampia Fondazione Morra a Napoli. \nIl corso\, articolato in tredici settimane\, si conclude con l’esposizione dei lavori di Melania Acanfora\, Elisa Cuenca Tamariz e Carla Quatrano quale documentazione del percorso di apprendimento applicato sulle arti delle incisioni e serigrafiche. \nLe opere esposte saranno tutte acquistabili e il ricavato andrà a finanziare una borsa di studio parziale per il primo iscritto al prossimo corso del Laboratorio Avella che si terrà nell’ottobre 2019. \nIl Laboratorio aggiunge prospettiva alle prospettive di quanto può avvenire in una città che cerca nuovi orizzonti di collaborazione tra arte\, architettura e città\, rifiutando impegni meramente decorativi o legati al presenzialismo. Si apre la prospettiva di non accontentarsi più dell’apposizione di opere d’arte immobili in edifici conclusi o di opere d’arte nel contesto urbano definito (arte cosiddetta pubblica) ma di riconsiderare il ruolo dell’arte e degli artisti in una rinnovata visione di responsabilizzazione simbolica e professionale nel processo di (ri)progettazione dell’urbano\, con una ricerca di nuovo umanesimo oramai indispensabile. \nPasquale Persico \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Laboratorio Avella\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018\n© Photo Giuseppe Arnesano\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Laboratorio Avella\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018\n© Photo Giuseppe Arnesano\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 10° INCONTRO
DESCRIPTION:15 maggio 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n10° INCONTRO Vivere il cinema tra sogno e tecnologia\nBuster Keaton\nLa palla nº 13 (Sherlock Jr.)\n1924\nbianco e nero \nKeaton è un giovane proiezionista in un cinema\, ma sogna di diventare un detective. Nella cabina di proiezione si addormenta. Sogna di entrare nello schermo divenendo protagonista del film che proietta. Giudicato tra i film migliori della cinematografia mondiale\, Sherlock jr (La palla n. 13) ha gag eccezionali che hanno influenzato artisti e autori negli anni successivi (Allen ne è l’esempio più celebre con La rosa purpurea del Cairo). Ricco di trovate rocambolesche dal ritmo indiavolato\, il film è geniale e stupefacente ancora oggi. Keaton affronta la natura del cinema\, riflette sulla proprietà della macchina cinematografica con una trama coesa e un atletismo sbalorditivo (Keaton non usò controfigure)\, un grande virtuosismo artistico e un’esplorazione avanguardistica dell’eterna dicotomia tra realtà e illusione. \n  \nZbigniew Rybczynski\nSTEPS – La scalinata\n1987\ncolore \ncon Daniel Chapman\, Chase Coleman\, Reed Coleman\, H. Roger Daisley\, Drew Dix\, John Figley\, Peggy Freidman\, Nicholas Muglia\, Catherine Ryan\, Lev Shekhtman \nUn artista tra i più rappresentativi della storia del video e del cinema di sperimentazione degli ultimi decenni\, il polacco Zbigniew Rybczynski\, ha basato la sua esperienza con il cinema\, in un perenne confronto con i continui cambiamenti tecnologici dei mezzi di riproduzione. In STEPS (1987)\, Rybczynski pone un gruppo di turisti direttamente “dentro” la mitica sequenza della scalinata de La corazzata Potëmkin di Sergej Ejzeštejncon\, una delle sequenze più note e analizzate della storia del cinema. L’interazione tra il film e i suoi “visitatori” (in anticipo su molte sperimentazioni digitali) ha un sapore visionario ed echi di stampo surrealista\, irriverente e ironico\, soprattutto quando il vecchio film in bianco e nero comincia ad interagire con gli scostumati visitatori.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 9° INCONTRO
DESCRIPTION:8 maggio 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n9° INCONTRO – Luis Buñuel \n  \nIl fascino discreto della borghesia\nTitolo originale Le charme discret de la bourgeoisie\nUn film di Luis Buñuel\ncon Fernando Rey\, Paul Frankeur\, Delphine Seyrig\, Bulle Ogier\, Stéphane Audran\, Jean-Pierre Cassel b/n\n1972 \nIl maestro spagnolo\, prossimo al termine della sua pluriennale carriera\, gira in Francia un film che mantiene intatta la freschezza delle prime opere. Apparentemente senza trama\, ripropone come in un loop la stessa scena: protagonisti\, un pugno di snob lustri e raffinati. Tre uomini e tre donne\, ognuno con un posto di rilievo nella scala sociale: l’ambasciatore Fernando Ray\, il ricco uomo d’affari e la sua bella moglie\, la giovane “rampolla” con una particolare inclinazione per i cocktail extra-strong! Si incontrano intorno ad una tavola imbandita\, ma dopo gli aperitivi ed il primo boccone di foi grais vengono interrotti e rimandati al successivo appuntamento\, abbandonando la scena in fughe a volte rocambolesche\, a volte sornione\, ma comunque tutte ridicole. Una feroce critica alla borghesia\, nel capolavoro premio Oscar 1972. \n\nLuis Buñuel\nAttivo dagli anni Venti al 1977\, Buñuel\, fin dagli esordi surrealisti in Francia\, ha rivoluzionato il linguaggio filmico\, imponendosi come inesausto fustigatore delle ipocrisie umane\, da lui affrontate con sguardo lucido\, ferocemente ironico e mai convenzionale. Rivedere e ripensare i suoi film significa attraversare l’intera cultura del ‘900: letteratura e arti figurative\, modernismo e avanguardie\, psicanalisi e surrealismo\, pensiero critico e contestazioni.\n 
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SUMMARY:Ada Lombardi - " Arte Contemporanea. Oriente e Occidente. Dal 1945 ad oggi"
DESCRIPTION:Sabato 4 Maggio 2019\nINIZIO ORE 18:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nIntervengono Ada Lombardi\, Mario Franco\, (regista e storico del cinema)\, Andrea Viliani\, (Direttore del MADRE-Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli)\, coordina Loredana Troise\, (del Dipartimento Arti Visive – Fondazione Morra). \nIl volume\, pubblicato nel 2018 da StreetLib\, traccia un quadro dell’arte contemporanea a partire dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri nel confronto tra Oriente ed Occidente.\nIn particolare\, lo studio di Ada Lombardi è ispirato dal saggio di Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé”\, in cui l’autrice ripercorre la storia letteraria femminile e rivendica\, per le donne dell’Inghilterra del XIX secolo\, la possibilità di partecipare al mondo culturale\, fino a quel momento esclusivo appannaggio maschile.\nPartendo dalle considerazioni di Virginia Woolf per cui\, dove non ci sono strumenti (libertà economica o di uguali diritti\, ecc.)\, è impossibile sviluppare la creatività\, soprattutto nei ruoli o fasce sociali maggiormente impedite dall’assenza di libertà\, Ada Lombardi impronta il suo studio sull’arte contemporanea\, come si sia sviluppata soprattutto in alcune nazioni ma non in altre\, e come la sua evoluzione sia legata non solo agli eventi storici\, ma a un dialogo continuo tra Est e Ovest. Questo dialogo si è intensificato dopo la Seconda Guerra Mondiale\, riflettendo la fine del colonialismo europeo e il crescente potere economico delle nazioni orientali.\nAda Lombardi ha scelto di avere un approccio insolito nel suo libro per parlare dell’arte contemporanea: usa l’analisi storica e sociologica come punto di partenza per esaminare le somiglianze culturali\, piuttosto che le barriere culturali\, analizzando e valorizzando soprattutto i punti in comune e i prestiti culturali tra un’area e un’altra. Grazie a questo approccio\, il libro traccia un mondo in cui l’influenza artistica non è limitata da meri confini o\, peggio\, da approcci basati su pregiudizi culturali. \nIn occasione della presentazione verranno proiettati in loop film di Jonas Mekas\, parte degli Archivi Mario Franco. \n  \nAda Lombardi è docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Roma.\nNata a Roma si è laureata all’Università La Sapienza di Roma. L’autrice ha scritto libri\, saggi e cataloghi\, ha curato mostre\, compresa la sezione di Arti Visive della Biennale di Venezia in collaborazione con la Japan Foundation. Inoltre\, ha insegnato Storia dell’Arte Contemporanea nelle Accademie italiane dal 1991.\n 
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 8° INCONTRO
DESCRIPTION:24 aprile 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n8° INCONTRO – Luis Buñuel \nL’angelo sterminatore\nTitolo originale El angel exterminador\nUn film di Luis Buñuel\nCon Silvia Pinal\, Enrique Rambal\, Jacqueline Andere\, José Baviera\, Augusto Benedico.\nb/n durata 95 min\nMessico 1962 \nUn gruppo di borghesi è invitato dopo l’Opera a cenare a casa di amici. Alla fine della serata\, quando è tempo di andare a casa\, le persone non riescono a superare una linea immaginaria al di là del salotto in cui si trovano. Passano i giorni\, e tutti perdono prima l’educazione\, poi la personalità\, poi la dignità. Un incubo freudiano\, mescolato a un’ironica critica sociale\, anche se Buñuel\, metteva in guardia i critici dall’indagare esoterici significati nascosti. Nel film c’è il tema\, più volte proposto dal regista spagnolo\, dei vizi della borghesia\, dell’ipocrisia attraverso la quale si tenta di esorcizzare la paura della vita e della morte. Il lusso e la cultura sono elementi fittizi\, ostentazione di falsi valori. L’opera\, tratta da una pièce teatrale di José Bergamin dal titolo Los Naufragos\, possiede una forte contemporaneità dovuta sia all’idea vincente (una sorta di drammatico Grande Fratello all’interno di un salotto borghese)\, sia alla narrazione surreale\, angosciante. Buñuel è sempre stato uno sperimentatore che ha dato un contributo originale alla cultura del Novecento. \nLuis Buñuel\nAttivo dagli anni Venti al 1977\, Buñuel\, fin dagli esordi surrealisti in Francia\, ha rivoluzionato il linguaggio filmico\, imponendosi come inesausto fustigatore delle ipocrisie umane\, da lui affrontate con sguardo lucido\, ferocemente ironico e mai convenzionale. Rivedere e ripensare i suoi film significa attraversare l’intera cultura del ‘900: letteratura e arti figurative\, modernismo e avanguardie\, psicanalisi e surrealismo\, pensiero critico e contestazioni.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 7° INCONTRO
DESCRIPTION:17 aprile 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’arte contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n7° INCONTRO – Luis Buñuel \nCime Tempestose \nUno dei film meno visti di Buñuel. \nPartendo dal celeberrimo romanzo di Emily Bronte\, Buñuel costruisce in “Abismos de Pasion” (questo il titolo originale) un racconto gotico sospeso tra la vita e la morte ed un amore che supera la morte in una indimenticabile sequenza erotico-necrofora. Il concetto di “amour fou” al quale si riferisce il regista spagnolo\, costituisce uno dei capisaldi teorici del surrealismo\, un amore totalmente libero da qualsiasi tentativo messo in atto dalla morale borghese e dalla Chiesa per costringerlo entro schemi prefissati. (Il concetto di “amour fou” fu teorizzato da André Breton nel 1937). Il “Tristano e Isotta” di Wagner sottolinea l’andamento tragico del film e giustifica il finale necrofilo che\, “è ben oltre e molti non possono capirlo” come disse lo stesso Buñuel. La versione che presentiamo\, in originale sottotitolata\, rende giustizia all’atmosfera buñueliana\, tradita dal doppiaggio italiano.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 6° INCONTRO
DESCRIPTION:10 aprile 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’arte contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n6° INCONTRO Luis Buñuel \nSimon del desierto\nRegia: Luis Buñuel\nInterpreti: Claudio Brook\, Silvia Pinal\, Hortensia Santoveria\, Enrique Del Castillo\, Jesus Fernandez\nMessico\, 1965 \nLeone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia 1965\, il film è un capolavoro incompiuto in cui si racconta la storia\, ambientata nel 400 D.C.\, di un monaco stilita che trascorre sei anni sulla cima di una colonna nel deserto siriano. L’insolita durata (45 minuti) fu dovuta a problemi di produzione che spinsero Buñuel a concludere il progetto prematuramente. Il diavolo (interpretato dalla bella Silvia Pinal\, moglie del produttore) avrà ragione dell’ascetica volontà del monaco\, scaraventandolo in pieno 1900\, in un locale notturno di New York. \nLas Hurdes – Terra senza pane\nRegia: Luis Buñuel\nCommento basato su Las Hurdes di Maurice Legendre. Musica: Sinfonia n. 4\nOp. 98 di J. Brahms. Spagna\, 1933\, 30’. \n“Saggio cinematografico di geografia umana” attraverso una regione della Spagna\, a soli 100 Km da Salamnaca\, sterile e inospitale. Luogo brullo\, infernale\, in cui dominano malattie – la malaria\, il gozzo – per le cui strade e mulattiere abbondano “nani e cretini”\, frutto della mancanza d’igiene e degli incesti. Un reportage voluto da un amico anarchico\, Ramon Acin (poi fucilato con sua moglie dai franchisti)\, di una violenza quasi insopportabile\, considerato uno dei più bei documentari politici mai girati. Il film vu vietato a lungo nella Spagna fascista di Franco e boicottato sia in Italia che in Francia anche a causa della sua breve durata. \nLuis Buñuel\nAttivo dagli anni Venti al 1977\, Buñuel\, fin dagli esordi surrealisti in Francia\, ha rivoluzionato il linguaggio filmico\, imponendosi come inesausto fustigatore delle ipocrisie umane\, da lui affrontate con sguardo lucido\, ferocemente ironico e mai convenzionale. Rivedere e ripensare i suoi film significa attraversare l’intera cultura del ‘900: letteratura e arti figurative\, modernismo e avanguardie\, psicanalisi e surrealismo\, pensiero critico e contestazioni.
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SUMMARY:Piano City Napoli 2019
DESCRIPTION:7 aprile 2019\nINIZIO ORE 05:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPiano City\, nato da un’idea del pianista tedesco Andreas Kern\, torna a Napoli per la sesta edizione\, organizzato e promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli in collaborazione con l’associazione NapoliPiano.\nUn intero week end dedicato alla celebrazione del pianoforte con concerti\, eventi e appuntamenti che coinvolgono i luoghi pubblici e i salotti belli della città. Una tre giorni esplosiva: 5\, 6 e 7 aprile 2019. Il pianoforte protagonista si lascia suonare con ogni genere musicale negli House\, Main\, City e Guest Concert. E questa edizione esplode con numeri ancora più importanti di quelle precedenti: 250 eventi gratuiti\, 700 pianisti coinvolti\, 60 house concert\, 55 location sparse per la città\, 160 ore di musica\, per i 3 giorni del festival visitato nelle precedenti edizioni da oltre 50.000 persone.\nDomenica 7 aprile\, sveglia puntata sulle ore notturne\, per assistere al Concerto all’alba del pianista Mario Nappi\, che si esibirà alle 5.30 al Museo Nitsch. Domenica 7 aprile\, alle 12\, a Mappatella Beach\, il  Concerto sulla spiaggia di Antimo Magnotta\, “Inner Landscape (Paesaggio Interiore)”\, ispirato al naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio 2012\, a cui il pianista è miracolosamente sopravvissuto. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Piano City 2019\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2019\, © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Piano City 2019\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2019\, © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:L'incantesimo della soglia - Avanguardia musicale a Napoli
DESCRIPTION:4 -5 aprile 2019\nSTART ORE 17:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Girolamo De Simone \nProgramma \n“Incantesimo della soglia” è\, per Walter Benjamin\, ciò che attrae all’ingresso\, sospinge all’entrata. La soglia è metafora dei nuovi templi della contemporaneità\, occasione topografica\, residuale\, di conoscenza.\nL’attraversamento estetico è ragione di sopravvivenza e resistenza per quanti\, ancora\, producono arte\, musica\, poesia\, dacché la porta rappresenta l’accesso desiderante che elimina i limiti e “trasforma colui che passa sotto la sua volta”. Una accezione prospettica\, non solo psicologica\, che invita al cammino.\nIl progetto si configura\, pertanto\, come iniziativa di formazione\, conoscenza e introduzione a quelle avanguardie musicali che – a partire dalla Napoli degli anni Settanta – ancor oggi risultano produttive di effetti e ricadute in prassi dell’agire; si parla di musiche e azioni artistiche in grado di ‘sostenere il tempo’ e di coinvolgere Istituzioni\, teatri\, giovani\, docenti.\nIl focus de L’incantesimo della soglia verrà puntato sul noto\, ma anche sul rizomatico\, su movimenti sommersi o fortemente legati a territori vivi della cultura attuale; e ancora: su scelte di silenzio o su temi esportati anche all’estero; su produzioni discografiche (il cofanetto omonimo “L’incantesimo della soglia”\, con i dischi di Cilio\, Montagano\, Fels e De Simone verrà presentato a chiusura degli incontri); su attività teoriche (con la rivista di musiche contemporanee Konsequenz) e performative.\nL’incantesimo della soglia si terrà il 4 e 5 aprile\, a partire dalle 17\, al Museo Hermann Nitsch\, Fondazione Morra – Vico Lungo Pontecorvo 29/d in due momenti retrospettivi di confronto tra forme musicali plurime\, con una proposta guidata di esecuzioni live\, documenti inediti\, e con gli interventi dei protagonisti di una stagione unica per creatività e produzione.\nL’auspicio: trasferire – nel tempo – questo archivio di memorie ai più giovani\, favorendo l’attraversamento desiderante dell’arte musicale.\nMusiche live\, filmati\, documenti elettronici di Luciano Cilio\, Eugenio Fels\, Gabriele Montagano\, Girolamo De Simone.\nVerranno coinvolti giovanissimi esecutori che affronteranno le opere degli Autori in loro presenza.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 5° INCONTRO
DESCRIPTION:03 aprile 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n  \n5° INCONTRO – Surrealismo al Cinema (Man Ray\, Luis Buñuel\, Jean Cocteau) \nMan Ray\nL’ETOILE DE MER\n1929 (versione originale sottotitoli italiani). \nMan Ray mette in scena una poesia di Robert Desnos\, scrittore che aderì giovanissimo al movimento surrealista e pubblicò un libro\, La liberté ou l’amour (1927) condannato e censurato per il suo argomento erotico. Fece parte\, con Aragon\, del partito comunista francese. Morì a Terezin\, Cecoslovacchia\, nel 1945 dopo esser stato deportato in campo di concentramento nazista. \nLuis Buñuel\nUN CHIEN ANDALOU\n1929 (versione originale\, sottotitoli italiani). \nIl più famoso film delle avanguardie storiche. Un capolavoro surrealista. L’occhio tagliato è metafora del cinema come arte della visione ma anche dell’assunzione di diversi e nuovi sistemi percettivi\, sovvertimento della posizione passiva e statica dello spettatore. \nJean Cocteau\nLE SANG D’UN POÈTE\n1930 (sonoro\, versione originale). \nOpera prima commissionata dal visconte Charles de Noailles (mecenate dei surrealisti\, produttore anche de L’Age d’or di Buñuel). Il film dovette subire le reazioni ostili\, borghesi e clericali. È stato il primo film francese a utilizzare una voce fuori quadro che allude alla presenza di un mondo nascosto\, la cui rivelazione rende credibile il mondo mostrato nell’immagine\, inducendo nello spettatore un abbandono alle leggi proprie di un universo di poesia\, meno legato a vincoli di verosimiglianza. \n«Gli specchi farebbero bene a riflettere un po’ di più prima di rimandare le immagini» (J. Cocteau)
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 4° INCONTRO
DESCRIPTION:27 marzo 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n4° INCONTRO – Surrealismo al Cinema (René Magritte\, Max Ernst\, Man Ray\, Fernand Léger) \nOmaggio a René Magritte: una rara intervista con il grande artista e Les Amants\, l’unico film da lui girato\, in maniera amatoriale\, con la moglie Georgette Berger (1952). \nDesire di Max Ernst (1949) Classico esempio di “amour fou” con una coppia di amanti indecisi tra sogno e frustrazioni. Lo stesso Ernst partecipa al film. A colori\, in veste di autorità censoria con fascia rossa su abito da cerimonia. \nLe mistyère de chateau de dès di Man Ray (1929) Ispirato a un verso di Mallarmé: “un lancio di dadi non abolirà mai il caso”\, il film è dedicato alla viscontessa di Noailles\, mecenate di Man Ray\, e alla sua lussuosa residenza. \nThe Girl with the Prefabricated Heart di Fernand Léger (1949) Léger si diverte sull’uso americano dei matrimoni seriali\, mettendo in scena una pantomima di manichini sulle note di una popolare canzone cantata da Libby Holman. \nTra le avanguardie degli anni ’20 quella più “rivoluzionaria” è rappresentata dal movimento surrealista. Il territorio che si propongono di esplorare gli artisti del surrealismo è quello dell’inconscio. È il movimento artistico più popolare del ‘900. Il termine si è così diffuso che oggi «surreale» è comunemente usato per designare quel che c’è di strano\, sovrannaturale o inaspettato. Una delle credenze di base del surrealismo\, come stabilito dal “Manifesto” del 1924 di André Breton\, suo creatore\, è stata l’«amour fou»: cioè l’amore ossessivo\, il genere di amore che travolge i sensi e trascina senza controllo nel vortice dei sentimenti. Per Breton il sogno è il luogo dove si manifestano tutte le pulsioni e i desideri repressi dalla censura rappresentata dalla norma borghese. I surrealisti vogliono fare emergere il lato inconscio di ognuno\, un lato primitivo e perturbatore dell’ordine costituito. Nelle sue espressioni più alte\, il cinema surrealista è davvero un’arte sovversiva che porte alle estreme conseguenze la visione onirica e paradossale della grande pittura similare di un Dalì\, di un Magritte\, di un Max Ernst. Si potrebbe anche dire che tutto il cinema è un po’ surrealista se è vero che lo schermo è come una finestra aperta sui sogni\, sugli incubi\, sui mostri\, sui fantasmi e sulle passioni proibite di tutti noi.
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SUMMARY:LA DIGESTION - Musica ascoltata raramente III edizione
DESCRIPTION:23 marzo – 5 maggio 2019\nPRIMO APPUNTAMENTO 23 MARZO ORE 20:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nSi svolgerà dal 23 marzo al 4 maggio 2019 la terza edizione de LA DIGESTION – musica ascoltata raramente\, festival dedicato alla musica di ricerca e ai nuovi linguaggi dell’arte sonora contemporanea\, ideato dall’associazione Phonurgia (fondata dai giovani artisti napoletani Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, in collaborazione con l’associazione E-M Arts e la Fondazione Morra. \nIl festival\, ormai punto di riferimento per la ricerca musicale non solo italiana\, anche quest’anno presenta una line up di profilo internazionale e di eccellenza artistica. Si apre con i concerti di David Moss e Tomoko Sauvage\, due figure fondamentali della sperimentazione sonora contemporanea\, che si esibiranno all’interno di Casa Morra\, luogo di sperimentazione e di formazione\, da sempre attenta agli eventi interdisciplinari. L’artista giapponese Tomoko Sauvage\, residente a Parigi e affascinata dal suono dei fluidi\, si servirà di ampolle e speciali microfoni per amplificare la caduta di gocce d’acqua per creare il suo “sintetizzatore naturale”\, dando vita a un’atmosfera rarefatta e liturgica. Partendo dall’ascolto di Anayampatti Ganesan\, il celebre virtuoso indiano del jal tarang\, strumento a percussione costituito da ciotole piene d’acqua\, la Sauvage amplifica gocciolii\, bolle e onde\, e grazie agli idrofoni\, crea paesaggi sonori ipnotici e onirici. David Moss\, vocalist e compositore tra i più riconosciuti a livello mondiale\, collaboratore di Luciano Berio\, John Zorn e Frank Zappa\, nonché direttore e co-fondatore dell’Institute for Living Voices di Berlino\, si esibirà come solista usando la voce in modo istrionico e innovativo\, per poi essere accompagnato dal Provokalia Choir\, un coro di volontari reclutati in loco e formati dallo stesso Moss attraverso un laboratorio organizzato il giorno prima del concerto. David Moss è un pioniere della forma del concerto da solista per voce e un maestro della poesia sonora. Il potere e la passione della voce umana sono fisici\, seducenti e sorprendenti e ogni esibizione del Provokalia Choir è un caleidoscopio di frasi\, loop\, trame\, timbri\, canti e danze vocali. Casa Morra diviene ancora una volta luogo di ricerca e sperimentazione\, confermandosi spazio poliedrico attento alla conoscenza e alla diffusione delle arti performative e multimediali\, dal passato arrivando al presente. \nSempre più piattaforma volta ad approfondire le tematiche e le correnti che hanno attraversato la musica sperimentale contemporanea\, il festival LA DIGESTION dedica un’intera giornata alla musique concrète (musica concreta)\, la pratica compositiva legata all’uso di suoni e rumori concreti\, registrati nel quotidiano e trasformarti in mezzi creativi. La possente navata della Chiesa di S. Potito sarà la quinta scenografica dei concerti di François Bonnet\, noto come musicista con lo pseudonimo di Kassel Jaeger e direttore dell’INA-GRM di Parigi\, spazio nativo della musica concreta; e di Lionel Marchetti e Jérôme Noetinger\, tra i più importanti rappresentanti della corrente e creatori del cosidetto cinéma pour l’oreille (cinema per l’orecchie)\, una modalità sonora che li lega al maestro dell’audiovisione Michel Chion e al collettivo dei Metamkine. I tre artisti faranno della navata della Chiesa di S. Potito un tempio per l’ascolto multicanale\, un acusmonium\, un’architettura di altoparlanti che darà corpo ad una vera e propria esperienza acustica tridimensionale. I concerti saranno preceduti nel pomeriggio da un incontro di studio\, durante il quale i tre musicisti sveleranno i segreti del loro lavoro artistico. \nNell’intento di ricostruire la dimensione estetica e approfondire gli aspetti teorici della musica\, La Digestion propone gratuitamente un seminario della durata di tre giorni a cura del filosofo Carlo Serra\, docente di Teoria dell’immagine e del suono e di Filosofia della Musica all’Università della Calabria. Il seminario sarà una riflessione sul rapporto suono-mondo e sull’ascolto come dimensione conoscitiva e formativa\, affrontata con gli strumenti della filosofia e dell’etnomusicografia. \nIl network de LA DIGESTION\, per la sua terza edizione\, accoglie due nuove realtà europee attive nella ricerca e nella promozione dell’arte sonora: In Situ Contemporary Art Foundation di Sokolowsko (Polonia) e N.K. Projekt di Berlino\, con le quali genera un nuovo progetto\, MUSICA SANAE\, teso ad esplorare il legame tra musica e medicina\, e più in generale tra arte e cura del sé\, attraverso la realizzazione di opere sonore\, installazioni e lavori di ricerca ad hoc\, affidati ad artisti e ricercatori tra i più rappresentativi della scena internazionale contemporanea. L’approccio alla materia sonora diviene visivo\, cinematografico e corporeo\, in quanto è il corpo ad offrire l’occasione di essere crocevia di comunicazione\, suono e immagini. Location d’eccezione sarà il bellissimo e prestigioso Maschio Angioino\, che aprirà i suoi spazi\, interni ed esterni\, ai suoni\, ai gesti e alle parole degli artisti\, trasformandosi in una “cittadella della musica”. La porosità degli scavi archeologici incontrerà la struttura austera della Sala dei Baroni in un rimando di riverberi che riecheggeranno per due giorni in tutto il castello. Ad esibirsi all’interno del progetto MUSICA SANAE saranno: Okkyung Lee\, Felicia Atkinson\, Anthony Pateras Pseudacusis (con C. Mallozzi\, R. La Foresta\, M. Majkowski\, G. Lebik\, T. Bertoncini\, L. Capece)\, FIS\, C.M. Von Hausswolf\, Croatian Amor\, Rudolf Eb.er\, Erik Bunger\, Luciano Chessa\, Michal Libera\, Barbara KingaMajewska& Tony Di Napoli\, Eks\, E-cor\, InconsolableGhost\, lesénérves\, SeppoRenvall. Il programma sarà\, inoltre\, arricchito da una selezione di film a cura di Raffaella Morra e da sedute di massaggio sonoro\, che si terranno su prenotazione\, a cura del duo francese Phonoscopie. \nIL PROGRAMMA\nDavid Moss [USA/DE] + Tomoko Sauvage [JP/FR]\nsabato 23 marzo\nCasa Morra\, Salita S. Raffaele\, 20C\nKassel Jaeger + Lionel Marchetti & Jérôme Nœtinger [FR]\nsabato 13 aprile\nChiesa di San Potito\, Via Salvatore Tommasi\, 65\nSeminario a cura del prof. Carlo Serra\nda martedì 16 a giovedì 18\nCasa Morra\, Salita S. Raffaele\, 20C\nMusica Sanae – festival su musica e medicina [Napoli\, Sokolowsko\, Berlino]\nvenerdì 3 e sabato 4 maggio\nMaschio Angioino\, Via Vittorio Emanuele III\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				David Moss\, LA DIGESTION Musica ascoltata raramente 3 edizione\, Casa Morra\, Napoli 2019 \n				\n			\n				\n			\n				\n				David Moss\, LA DIGESTION Musica ascoltata raramente 3 edizione\, Casa Morra\, Napoli 2019 \n				\n			\n				\n			\n				\n				Tomoko Sauvage\, LA DIGESTION Musica ascoltata raramente 3 edizione\, Casa Morra\, Napoli 2019
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SUMMARY:Teatro delle Bambole - Pferd Person. L'insostituibile frenesia del verbo "Studio sull'eternità del corpo"
DESCRIPTION:22 marzo 2019\nINIZIO ORE 21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProgetto di ricerca: “La lingua degli insetti [Epilogo] – Cofanetto 9: Cimicidae”.\nPartitura: Andrea Cramarossa\nCon: Silvia Cuccovillo e Federico Gobbi\nCasa Madre: Teatro delle Bambole \nApertura al pubblico a seguito della residenza artistica presso il Museo Hermann Nitsch \nLa nostra razza è fatta per governare il mondo. La nostra razza\, è la sola\, possibile\, razza del genere umano alla quale sia stata data la facoltà del libero arbitrio. Andiamo\, con passo svelto\, verso la dittatura di questo verbo.\nL’idea di messa in scena di “Pferd Person”\, parte dalla consapevolezza della propria solitudine e dello stato di reietto. Si parte dalla nudità del ladro\, del giovane ladruncolo affamato che si aggira tra le scartoffie dei libri che non ha mai potuto leggere\, vivendo come un ratto nel substrato urbano che ignora la sua esistenza e\, quindi\, non si preoccupa di darne casa e famiglia\, ma solo indifferenza. Il ladruncolo assorbe questa indifferenza. Assorbe l’assenza di empatia e la capacità di provare affetto e sentimenti per qualsiasi cosa viva\, a meno che non si tratti di un membro della propria\, evanescente\, famiglia\, che\, in quanto famiglia\, si aggrega nell’accumulo di spazi vuoti\, di assenza di tempo e di persone\, dove il capofamiglia è il ladro adolescente più grande d’età e che sa maneggiar bene il coltello. Egli\, provvede allo scucio\, alla rapina\, e porta a casa i soldi sufficienti per il cibo di quel giorno e per il letto di quella notte.\nL’acquisizione delle pratiche dell’indifferenza avvicina costoro\, accumulo di umanità molto giovane e molto dimenticata\, a quel potere che loro credono sia il potere\, ammirandone\, nell’odio\, la sfacciata ostentazione d’una esistenza opulente e lussuosa. Il desiderio della sostituzione di persone\, ideali\, elementi narrativi reali e della fantasia\, è molto forte e indomabile. La conquista dell’elettrizzante giogo che porterà all’eliminazione delle “statue” che governano l’Olimpo posticcio e fasullo d’una indifferente e anaffettiva “razza”\, sarà l’obiettivo della loro marcia verso un mondo uniformemente dedito al culto estetico delle proporzioni\, nel congrasso appariscente dei valori umani ridotti in macerie.\nDue attori in scena\, un uomo e una donna\, affronteranno il panico che scaturisce dalla visione del vuoto. Il nulla impera nella sostanza materiale e immateriale che costruisce la società e i due vogliono prendere il loro posto nell’Olimpo del potere. Come neghittosi dei\, si spingono oltre la loro nudità\, inebriati dalle parole che il loro dio supremo recita nel tuono d’un cielo avverso\, con l’ausilio del megafono o dell’altoparlante\, perché il trucco escogitato dalla sapiente mano dell’uomo possa far giungere il verbo a tutte le persone\, non dentro le persone ma dentro le loro orecchie. Ne uscirà\, nel tempo\, un individuo nuovo\, pulito\, igienicamente ineccepibile\, “very nice” dalla sua immagine nello specchio\, un individuo che è nuovamente dio\, a sua immagine e somiglianza. Andrea Cramarossa Teatro delle Bambole a Napoli con l’epilogo del progetto quinquennale “La lingua degli insetti” (2012-2017). \nPerché un epilogo? Dopo cinque anni di ricerca\, quello che credevamo fosse un percorso ellittico\, è diventato un processo iperbolico che ha continuamente attraversato l’area continentale dell’Iperuranio\, offrendoci nuove\, infinite\, suggestioni\, alle quali non abbiamo potuto rinunciare. Un epilogo\, dunque\, si è reso necessario e lo sguardo s’è voltato\, ancor di più\, verso una forma etica/estetica la cui figura sbatte e si infrange dal centro alla periferia dei sentimenti umani. Questo movimento\, questa oscillazione – diremmo una propensione dell’uomo alla deità – diventa la nota – dolente – di uno smaccato innesto tra più e differenti “animalità”\, una continua ricerca dell’uomo nuovo adulterato nella prolifica tabe della sperimentazione scientifica. “Pferd Person” è l’ennesimo e non ultimo sbirciare dell’uomo contemporaneo nell’oscenità del nazismo\, alla ricerca di una risposta a quel “perché”\, fossile di una realtà assoluta. \nI lavori artistici nati dal Progetto “La lingua degli insetti” ad oggi sono: “SE CADERE IMPRIGIONARE AMO – Suggestioni dal respiro di una crisalide” (Cofanetto 5: Blattidae e Lepidotteri)\, “IL FIORE DEL MIO GENET – Spettacolo itinerante tra i bassifondi dell’anima” (Cofanetto 6: Farfalle)\, “FALSE HAMLET – Opera teatrale in Fa maggiore” (Cofanetto 7: Lampyridae) e “MEDEA – Sintesi per quattro respiri” (Cofanetto 8: Ditteri). \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Hans Werner Henze\, incontro con Nina di Majo e Mario Martone
DESCRIPTION:21 marzo 2019\nINCONTRO E PROIEZIONE dalle 19:00 alle 21:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nRassegna “Voci e altri invisibili”\n“Hans Werner Henze: la musica\, l’amicizia\, il gioco”\nconversazione con Nina di Majo\, Mario Martone e Bruno Roberti\nmodera Mario Franco\nA seguire: proiezione del film documentario \nDopo l’inaugurazione in Sala Assoli con “Eloquenza delle lacrime” di Benedetto Sicca\, Casa Morra è lieta di ospitare la rassegna “Voci e altri invisibili”.\nGiovedì 21 marzo\, a partire dalle 19.00\, nella Sala Shimamoto di Casa Morra si terranno l’incontro con Nina di Majo e Mario Martone e la proiezione del film documentario “Hans Werner Henze: la musica\, l’amicizia\, il gioco”. \nIl documentario diretto da Nina di Majo racconta la vita di Hans Werner Henze\, compositore omosessuale\, tedesco\, residente in Italia\, noto per le sue opinioni politiche marxiste e il loro influsso sulla sua opera. (Gütersloh 1926)\nIl film è un viaggio attraverso una vita inquieta\, quella di un uomo posseduto dalla musica\, il suo percorso artistico ed esistenziale\, tra momentanei smarrimenti e continue trasformazioni\, fratture strazianti e bagliori di serenità. “Valorizzando il bellissimo materiale dell’istituto Luce\, ripercorriamo\, attraversando i dolori del compositore e l’insofferenza nella casa paterna\, le tappe del nazismo e gli orrori della guerra – racconta la regista -. Lo studio della composizione musicale verrà indagato attraverso le interviste a coloro che lo hanno conosciuto e studiato (Roland Baoer\, Alessio Vlad\, Nanà Cecchi\, Pierluigi Pizzi\, Gioacchino Lanza\, Ilaria Borletti Buitoni\, Nuria Nono\, Massimo Cacciari) e che hanno collaborato con lui. E poi la musica che prende il volo\, nell’adorata Italia\, il sud dionisiaco e liberatorio\, Napoli\, il San Carlo\, il glamour italiano (degli anni ’55-’75)\, Ischia\, Piedigrotta e l’utopia della vita mediterranea che si realizza. A Napoli l’amore tra Hans Werner Henze e la poetessa Ingeborg Bachamnn\, che nasce e muore raccontato nella lettura del carteggio “Lettere da un’amicizia”. E poi\, partitura dopo partitura (Pollicino\, Il Principe di Homburg\, Der Junge Lord\, Elegia per due giovani amanti\, Gogo no Eiko)\, in bilico fra sperimentalismo e tradizione\, il racconto dell’esperienza del compositore e della nascita della scuola “Cantiere di Musica” di Montepulciano. Henze decide di seguire un personalissimo concetto di bellezza\, sempre pronto a varcare i confini\, nella musica\, in politica\, come nel privato”. \nHANS WERNER HENZE: LA MUSICA\, L’AMICIZIA\, IL GIOCO.\nRegia: Nina di Majo\nProduzione: Nina di Majo – Red Velvet\nISTITUTO LUCE.\nMontaggio: Diego Zucchetto. Color Correction Alessandro Abate.\nCon il sostegno della Film Commission Campania\, Lombardia e Toscana. Con la partecipazione dell’Istituto Cantiere di Musica di Montepulciano\, che mette a disposizione il materiale di archivio e fotografico.\n“Lettere da un amicizia”. Carteggio\, EDT. (Ingeborg Bachamnn- Hans Werner Henze).\nL’istituto Luce mette a disposizione del film documentario il suo preziosissimo materiale di repertorio\, riguardante la Storia di Italia tra gli anni 1935 e 1970\, che verrà oltremodo valorizzato. Materiale che verrà utilizzato con eleganza e maestria per raccontare la vita del compositore tra gli orrori del nazismo\, la bellezza dell’ Italia del sud\, Napoli\, Ischia\, Il teatro San Carlo di Napoli e il glamour di quegli anni\, ma anche Piedigrotta\, e le sfilate dei carri\, i pescatori e il mare. \n 
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 3° INCONTRO
DESCRIPTION:20 marzo 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n3° INCONTRO \nViking Eggeling\nDIAGONAL SYMPHONIE / [Sinfonia diagonale] (1923-24/25)\nDir.: Viking Eggeling; 35mm\, 7’50″;restored by Svenska Filminstitutet / Cinemateket. \nUn film mitico\, che conferma la straordinaria progettualità del lavoro di Eggeling che ha riprodotto\, nell’astrazione controllata di più di 7000 disegni la scansione musicale di una “sonata”. Un’opera perfino paradossale per rigore e coerenza formale\, che rimane unica ed irripetibile anche a causa della morte\, quasi contemporanea alla prima proiezione\, dell’autore che non ha potuto proseguire nelle sue ricerche. \nHans Richter\nRHYTHMUS 21 (1921?/25)\nDir.: Hans Richter; 35mm\, 65m\, 3’30″ (16 fps)\, Münchner Stadtmuseum / Filmmuseum. \nRichter esplora la trasformazione dinamica di segni nel tempo\, un tempo armonico collegabile all’espressione musicale (Richter era\, tra l’altro\, amico di Ferruccio Busoni). E se in questi primi esperimenti filma\, con la tecnica dell’animazione a carton decoupé\, figure astratte\, pure e regolari: “il ritmo\, ovvero l’articolazione delle unità di tempo\, costituisce la sensazione per eccellenza che può provocare ogni espressione del movimento nell’arte del cinema”. \nFILMSTUDIE (1926)\nDir.: Hans Richter; ph.: Hans Richter\, Endrejat; mus.: partitura tratta da “La Création du monde” di Darius Milhaud; 6’ (16 fps)\, Nederlands Filmmuseum. \nRichter si avvicina alla tematica surrealista in questo film basato\, per sua stessa ammissione\, su un sogno\, e che rappresenta il tramite espressivo-tecnologico per verificare l’attendibilità del passaggio tra l’astrazione grafica e il suo equivalente formale e ritmico ricavabile da rielaborazioni della realtà. \nOskar Fischinger\nSTUDIE NR. 5 in jazz (1929)\nProgetto per una sincronizzazione musicale dal vivo. I tratti\, semplici ed essenziali\, schizzati a carboncino e poi presentati nell’ulteriormente fascinoso indistinto del negativo\, si formano\, si raggruppano\, pulsano. \nEIN FORMSPIEL / [A FORM-PLAY] (1927)\nDir.: Oskar Fischinger; 35mm\, color\, 6’10″ Deutsches Filmmuseum. \nUno degli esperimenti di Fischinger in epoca pre-sonora\, da sonorizzare in performances di musicisti con effetto\, diremmo oggi\, multimediale. Il fascino dell’astrazione in costante mutazione\, con molti passaggi speculari\, con l’esplosione pulsante e continua delle figure regolari in evoluzione. Parte del materiale qui colorato con i classici sistemi del muto\, diventerà la sperimentazione del sistema Gasparcolor. \nMÜNCHEN-BERLIN WANDERUNG [Viaggio da Monaco a Berlino] (1927)\nDir.\, ph.: Oskar Fischinger; 16mm\, 4’ (18 fps)\, Deutsches Filmmuseum. \nImmagini saltellanti di visi\, di corpi\, di animali\, di nuvole\, di paesaggi\, fotogrammi bruciati\, ricordo del suo viaggio tra le due città\, che nella concreta astrazione tipica solo del cinema\, evocano la rappresentazione del processo della memoria. Fischinger utilizza la tecnica del fotogramma singolo così come farà in seguito il più importante film-maker dell’underground americano\, Jonas Mekas. \nMan Ray\nLE RETOUR A LA RAISON (1923)\nNel film l’artista americano\, appena trasferitosi a Parigi\, utilizza la tecnica della rayografia (fotografia a contatto) di cui fu il pioniere. Si vedono scorrere sullo schermo degli oggetti di uso comune come molle\, chiodi\, illuminazioni notturne\, la scritta “dancer” con fumo di sigaretta\, giochi di luci ed ombre sul muro ed infine il seno nudo di Kiki de Montparnasse\, musa-modella in molte opere di Man Ray. \nEMAK BAKIA a cinépoéme [Leave Me Alone] (1926)\nCon Kiki de Montparnasse e Jacques Rigaut \nUna lunga serie di immagini secondo l’accostamento incongruo surrealista\, rayogrammi ed effetti ottici girevoli: luci\, fiori\, unghie. Costruzioni di legno e sagome di cartone ch mimano il movimento umano. Una donna in auto guida lungo le strade di campagna. Animali da fattoria. Lei scende dall’auto e balla al suono di un grammofono: gambe danzanti\, mare\, pesci che nuotano\, forme geometriche\, vetri tagliati. Un uomo si toglie il colletto inamidato. Una ragazza ha gli occhi dipinti in modo appariscente. Quando apre le palpebre\, scopriamo i suoi veri occhi. \nFernand Léger\nLE BALLET MECANIQUE (1924)\nD. Fernand Léger\, Dudley Murphy; fotografia: Dudley Murphy\, Man Ray; musica: Georges Antheil. \nGeorge Antheil\, un musicista dissacratore e originale detta il ritmo del film. La sagoma disarticolata di Charlot presenta il balletto meccanico. Una donna si dondola sull’altalena\, in giardino. Irrompono oggetti: una paglietta\, dei numeri\, bottiglie di vino\, un triangolo bianco. Risplendono le labbra di Kiki. Ruote\, pendoli\, uno specchio convesso che oscilla; un pendolo\, un caleidoscopio; forme geometriche bianche su sfondo nero; occhi che si aprono e si chiudono; una testa maschile appare nel caleidoscopio; lo stampo per un budino\, un fiore; un pappagallo; forme geometriche\, una trottola nel caleidoscopio; piedi in marcia; auto che passa; giostre; pistoni e stantuffi; trottola\, fruste da cucina; donna che sale le scale (ripetuta molte volte); sorriso enigmatico; zeri\, parole (“on a volé un collier de perles de 5 millions”); occhio; ciambella che ruota; parole e numeri; un pupazzo che si avvicina e si allontana; cerchio; il volto della donna nel caleidoscopio che passa da serio\, a triste\, a felice; oggetti in movimento; paioli in fila; installazione geometrica; sfera; gambe di manichino; Infine torna Charlot e il film termina con la ragazza dell’altalena che annusa un fiore sorridendo.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Adelaide Di Nunzio “La Pelle”
DESCRIPTION:15 marzo – 6 aprile 2019\nOPENING ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nA cura di Valentina Rippa\nUn progetto ispirato al romanzo “La Pelle” di Curzio Malaparte \nGli Archivi Mario Franco\, presso Casa Morra\, sono lieti di ospitare la mostra personale di Adelaide Di Nunzio “La pelle” a cura di Valentina Rippa a partire da venerdì 15 marzo alle ore 18.00. L’evento\, che gode del Patrocinio del Goethe Institut Neapel e del Museo Cappella Sansevero\, rimarrà aperto al pubblico fino al 6 aprile 2019.\nL’iniziativa si ispira all’omonimo romanzo di Curzio Malaparte e ne interpreta visivamente il racconto\, ambientato a Napoli nel 1943\, attraverso dieci fotografie in bianco e nero di grande e medio formato. Le immagini saranno completate dalla proiezione del video “Hosios. Mangiatori di pane” realizzato in collaborazione con l’artista Daniele Rosselli e con il duo di musica elettronica retina.it. Protagonisti di foto e video sono attori e artisti napoletani di fama nazionale e internazionale tra cui Alessandra Asuni\, Giovanni del Monte\, Federica Di Lorenzo\, Duccio Giordano Effimerus\, Eddy Fiorillo\, Rosalyn Hart\, Marialuna Papa\, Stefano Fico\, Cristina Messere\, Peppe Papa\, Marco Palumbo\, Massimo Pastore\, Riccardo Pisani\, Daniele Rosselli\, Fabio Rossi\, Ramona Tripodi\, Imma Villa\, Riccardo Greco\, Marcello de Bossa\, Roberto Tranchese\, Luca Capasso\, Filippo Pernice\, Claudio Cesarano. \n“Pur nell’evidenza drammatica della Seconda Guerra Mondiale\, che fa da sfondo alla mostra\, lo sguardo dell’artista non si sofferma sulle macerie ma si concentra sul dettaglio spiazzante\, sull’intimità di un soggetto\, su elementi surreali che provocano nello spettatore emozioni differenti distogliendolo dall’atrocità del conflitto. La luce chiara che divampa e illumina ogni cosa\, aprendo squarci bianchi nell’oscurità e nel silenzio della scena\, ha in sé una eco di speranza e di vita. È una forza ancestrale a prevalere sulla disperazione\, sul gelo e sui morsi della fame. L’artista sa come conciliare miseria e decoro\, il surreale e il tragico insieme\, restituendo allo spettatore una carrellata di immagini pervase da un diffuso delirio visuale in cui conferma la teatralità e la grazia\, la suggestiva complessità della sua ricerca che divaga in fascinazioni cinematografiche e letterarie”. \nValentina Rippa \nAdelaide Di Nunzio è nata a Napoli nel 1978\, si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Napoli e successivamente si è trasferita a Milano in cui è specializzata in fotografia e in design di fotografia contemporanea alla Photography School “Richard Bauer”.\nHa abbracciato differenti generi fotografici\, dalle foto di scena (musica e teatro)\, a quelle giornalistiche e di reportage. È inoltre insegnante di grafica e di arte della fotografia. Attualmente lavora ad un progetto che riguarda contemporaneamente la fotografia d’arte e di reportage. Il suo approccio alle immagini è sempre di tipo socio-antropologico e alla ricerca di simboli e di rievocazioni al fine di realizzare una comunicazione emozionale attraverso la quale lo spettatore è invitato a riflettere sul tema trattato.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:In the Volcano - Cai Guo-Qiang e Pompeii
DESCRIPTION:23 febbraio – 20 maggio 2019\nOPENING 22 FEBBRAIO ORE 16:30\nMANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli\nPiazza Museo 19\, Napoli \nA cura di Jérôme Neutres \nUn’esplosione di polvere da sparo e fumi colorati nell’Anfiteatro di Pompei per ripercorrere la dinamica tragica e\, al tempo stesso\, vitale dell’eruzione del Vesuvio\, in un viaggio poetico senza tempo che racconta la distruzione e la rinascita a nuova vita della città antica.\nÈ l’evento unico dell’artista Cai Guo-Qiang realizzato a Febbraio al Parco Archeologico di Pompei\, l’Explosion Studio: un’esplosione artistica che\, attraverso le sue fasi\, riproporrà\, non soltanto la tragedia che sconvolse Pompei\, ma anche la sua fortunosa scoperta\, in grado di riportare alla luce eccezionali testimonianze storiche ed archeologiche.\nLe opere create dall’esplosione artistica saranno “scavate” e poi trasferite al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) per l’inaugurazione della mostra del 22 Febbraio. Fino al 20 Maggio 2019\, disseminati negli spazi museali (dalla Collezione Farnese alla sezione affreschi\, dall’atrio alla collezione dei mosaici)\, i lavori di Cai Quo Qiang racconteranno il legame indissolubile tra passato e presente\, cultura orientale ed occidentale.\nCuratore artistico del progetto è Jérôme Neutres\, de La Réunion des Musées Nationaux Grand Palais e presidente del Musée du Luxembourg a Parigi.\n“In the Volcano. Cai Guo-Qiang and Pompeii” ospitato dal Parco Archeologico di Pompei e dal Museo archeologico Nazionale di Napoli è stato possibile grazie al supporto speciale della Fondazione Morra.\nL’artista Cai Guo-Qiang prosegue\, con questo doppio appuntamento artistico\, la sua attività in Italia\, dopo il successo della performance con fuochi d’artificio a Firenze (“Cai Guo-Qiang. City of Flowers in the Sky”) e della personale “Flora Commedia alle Gallerie degli Uffizi”\, in programma fino al 17 febbraio 2019 nell’ambito del più ampio progetto “Viaggio di un Uomo nella Storia dell’Arte Occidentale” di Cai Guo-Qiang.\nCai\, insignito di numerosi riconoscimenti culturali\, tra cui il Leone d’oro alla 48esima Biennale di Venezia\, è stato anche direttore degli effetti speciali e visivi per le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi estive 2008 a Pechino.\nLa sua produzione artistica\, che da sempre ricorre a differenti media\, dal disegno alle installazioni\, dalle video performance alla pittura\, si è poi orientata sul particolare utilizzo della polvere da sparo che\, per le sue caratteristiche installazioni esplosive\, fornisce forza e vitalità all’espressione creativa.\nUn unicum\, per le infinite suggestioni del luogo\, è l’esplosione all’Anfiteatro di Pompei: l’evento sarà riproposto e visibile al pubblico nell’ambito della Mostra al MANN\, di cui sarà parte integrante.\nAll’Anfiteatro su una grande tela bianca\, della lunghezza di 30 metri\, sospesa dall’alto ed adagiata su una pedana\, saranno collocate copie di oggetti legati alla vita quotidiana e all’arte di Pompei; riproduzioni di sculture appartenenti alle collezioni del MANN\, come la Venere Callipigia\, l’Ercole e l’Atlante Farnese\, il busto dello Pseudo-Seneca; piccole tele originali\, realizzate a Casa Morra\, tele che si riempiranno\, a seguito dell’esplosione con polvere da sparo\, di disegni e colori\, ispirati ai reperti del Museo Archeologico.\nTre i momenti suggestivi dell’esibizione a Pompei\, dal titolo evocativo: la “Tela della civiltà”- piccole esplosioni travolgeranno i manufatti disposti sulla tela\, tracciandola in maniera violenta e inesorabile\, con la stessa spietatezza con cui furono impresse le vicissitudini umane. Dopo una breve pausa\, seguirà il “Sospiro”: fuochi d’artificio colorati\, proiettati lungo la tela e verso il cielo come in un’eruzione vulcanica inarrestabile\, ricorderanno il suono di un pesante sospiro\, quello dell’ascesa e del declino della civiltà umana. Ancora una piccola pausa e tutto tornerà in pace. Avrà inizio lo “Scavo” – tra i residui dei fumi l’artista con il suo team riporterà alla luce le “rovine archeologiche”. \n“Pompei è un luogo del contemporaneo. Riprendo questo pensiero di Massimo Osanna\, a cui si deve la promozione di questo progetto\, che trovo quanto mai significativo. – dichiara la Direttrice ad interim del Parco archeologico di Pompei\, Alfonsina Russo – Pompei\, sospesa nel tempo\, ha da sempre catturato l’immaginazione e lo spirito creativo di artisti di ogni epoca\, ricordandoci che quel tragico evento del 79 d.C si è impresso nella memoria collettiva per l’eternità\, non solo per la sua storia e testimonianza unica di un’epoca\, ma anche per il profondo senso di fragilità e di impotenza a cui ci rimanda costantemente”. \nDopo l’Explosion Studio nell’Anfiteatro\, il percorso “In the Volcano” troverà naturale completamento nella mostra al MANN: fino all’11 marzo sarà esposta\, nell’atrio del Museo\, la lunga tela utilizzata per la perfomance nella città vesuviana\, distesa tra gli archi e le volte come un velo protettivo che accoglie il pubblico.\nSaranno installate\, ancora\, accanto ai grandi capolavori della statuaria antica\, le copie dell’Ercole Farnese e della Venere Callipigia\, reinterpretate e rilette da Cai grazie ai colori dell’esplosione\, e i tre busti dello Pseudo-Seneca di differenti colori come simbolo delle diverse identità di Seneca il Giovane – poeta tragico\, filosofo stoico e mentore involontario di tiranni – che giocando sulla diversa modulazione delle forme attireranno lo sguardo del visitatore.\nSaranno tante le sorprese riservate a chi seguirà il percorso tracciato da Cai Guo-Qiang negli spazi dell’Archeologico: il tratto evanescente della polvere da sparo su tela traccerà rimandi alle figure dell’iconografia classica\, così come la presenza di curiose installazioni nelle sale spingerà ad interrogarsi sulla continuità tra le dimensioni di ieri e di oggi.\nSe semplici piattaforme andranno a racchiudere vasi ed oggetti di terracotta\, rimandando alla quotidianità dei romani\, sarà la riproduzione di una barca\, fissata alla parete e posta accanto agli affreschi pompeiani\, a svelare il segreto atemporale di un viaggio artistico sempre in fieri. \nCai Guo-Qiang è nato nel 1957 nella città di Quanzhou\, in Cina. Si è formato presso l’Accademia Teatrale di Shanghai e ha lavorato con diversi media artistici\, tra cui disegno\, installazione\, video e performance. Durante il suo soggiorno in Giappone\, dal 1986 al 1995\, ha esplorato le proprietà della polvere da sparo nei suoi disegni\, avviando uno studio che ha portato allo sviluppo dei suoi eventi esplosivi che oggi realizza. Attingendo alla filosofia orientale e guardando alle questioni sociali contemporanee come basi concettuali\, le sue opere rispondono direttamente alla cultura e alla storia locale e stabiliscono uno dialogo tra gli spettatori e l’universo più vasto che li circonda. La sua arte e in particolare le installazioni esplosive sono piene di una vitalità e di una forza che trascendono il piano bidimensionale\, espandendosi dallo spazio del museo alla società e alla natura. \nCai Guo-Qiang ha ricevuto il Leone d’Oro alla 48° Biennale di Venezia del 1999\, il Premio Cultura al 20°Asian Culture Prize di Fukuoka del 2009\, ha vinto il Barnett e Annalee Newman Foundation Award nel 2015 e il Premio Bonnefanten per l’Arte Contemporanea (BACA) nel 2016. Nel 2012 è stato tra i cinque vincitori del prestigioso Praemium Imperiale\, un Premio alla Carriera nelle Arti nell’ambito del Premio Nobel. Inoltre\, è stato anche tra i cinque artisti che hanno ricevuto il primo premio della Medaglia d’Arte del Dipartimento di Stato degli USA per l’eccezionale scambio culturale internazionale realizzato. Cai è stato anche direttore degli effetti speciali e visivi per le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi estive 2008 a Pechino. Tra le sue mostre personali e progetti ricordiamo Cai Guo-Qiang on the Roof: Transparent Monument\, al Metropolitan Museum of Art\, New York\, 2006 e la retrospettiva I Want to Believe\, che ha aperto al Solomon R. Guggenheim Museum\, New York nel 2008 la sua prima mostra personale in Brasile\, Da Vincis do Povo\, itinerante in tre città del Paese nel 2013. Viaggiando da Brasilia a San Paolo prima di raggiungere la sua destinazione finale a Rio de Janeiro\, è stata la mostra più visitata di un artista vivente in tutto il mondo con un milione di visitatori. Nel giugno 2015\, Cai ha creato l’evento esplosivo Sky Ladder Off \, Huiyu Island\, Quanzhou\, in Cina\, opera che è diventata protagonista del documentario prodotto da Netflix del 2016 Sky Ladder: L’arte di Cai Guo-Qiang\, diretto dal vincitore dell’Academy Award\, Kevin Macdonald. Cai Guo-Qiang: Fireflies\, il più grande progetto di arte pubblica realizzato negli Stati Uniti dall’artista negli ultimi dieci anni e lanciato a Philadelfia nel settembre 2017. Mentre il più recente evento esplosivo\, Color Mushroom Cloud\, è stato realizzato il 2 dicembre a Chicago. Tra le mostre personali del 2017: Cai Guo-Qiang: October al Pushkin State Museum of Fine Arts\, Mosca\, Russia; e The Spirit of Painting. Cai Guo-Qiang at the Prado al Museo del Prado\, Madrid\, Spagna. Attualmente vive e lavora a New York.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019 \n© photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio \n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. 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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 1° INCONTRO
DESCRIPTION:20 febbraio 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n1° INCONTRO – Cinema Dada e Surrealista  \nMercoledì 20 febbraio gli Archivi Mario Franco di Casa Morra\, in zona Materdei\, inaugurano una rassegna settimanale sul Cinema Assoluto o Astratto. Il primo appuntamento è dedicato alle prime due rappresentazioni di cinema dadaista e surrealista\, presentate in ordine cronologico\, così come furono presentate nell’ultimo evento del 7 luglio del 1923 coordinato da Tristan Tzara\, La Soirée Du Coeur À Barbe: uno studio visivo sulla città di New York Manhatta (1921) realizzato da Charles Sheeler e dal fotografo Paul Strand\, uno dei Rhytmus di Richter e uno dei Rayograms di Man Ray\, ottenuti sparpagliando oggetti come chiodi e puntine da disegno\, esposti alla luce direttamente sulla pellicola. \nIl 3 maggio del 1925\, a Berlino\, nelle sale della UFA\, vennero proiettati in rassegna Diagonal Symphonie\, film d’animazione astratta di Viking Eggeling\, gli Opus di Ruttmann\, che era stato il primo teorizzatore della “pittura in movimento”\, e due film di un nuovo percorso sperimentale: Ballet Mécanique\, di Fernand Léger realizzato nel 1924 con interventi di Man Ray\, ed Entr’acte\, di René Clair\, concepito da Francis Picabia come breve intermezzo cinematografico all’interno del Balletto della Compagnia Svedese di Rolf de Maré\, Relache (ovvero “riposo”)\, così chiamato per confondere il pubblico inducendolo a pensare ad una serata di chiusura del teatro. \nIn seguito\, ogni mercoledì si susseguiranno programmi cinematografici sul cosiddetto “cinema assoluto” o “cinema astratto”; film delle avanguardie storiche degli anni Venti e cinema sperimentale degli anni Sessanta dal Fluxus all’Underground fino alle esperienze di Andy Warhol.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cavalli si nasce\, un film di Sergio Staino
DESCRIPTION:30 gennaio 2019\nINIZIO PROIEZIONE ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nproiezione alla presenza di Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino \nGli Archivi Mario Franco sono lieti di ospitare la proiezione del film Cavalli si nasce\, mercoledì 30 gennaio 2019 alle ore 18.00. Diretto da Sergio Staino\, fumettista e regista italiano\, è un film con Vincent Gardenia\, David Riondino\, Paolo Hendel\, Delia Boccardo\, Franco Angrisano\, Beniamino Placido\, Pietra Montecorvino\, Paco Reconti\, Roberto Murolo.\nCavalli si nasce affronta l’eterna contraddizione tra una visione del mondo scientifica e razionalista e una conoscenza irrazionale ma “fortemente altruista e appassionata”\, come ha detto il regista. Il film\, nato da una riflessione di Staino quando\, a venticinque anni\, lavorava in un’équipe socio-urbanistica che indagava sulle problematiche territoriali del Cilento\, pone attenzione sulla possibilità dell’uomo di lasciarsi coinvolgere dalle emozioni e dai sentimenti. La “bellezza dei luoghi\, il fascino di antichi tratturi\, le piccole chiese romaniche e gli affascinanti complessi barocchi” (Sergio Staino) inducono a “orientarsi a volta a volta secondo le spinte più solidali e senza tentare di sistematizzare in una scacchiera precisa o leggere con distacco e freddezza gli avvenimenti in cui si è coinvolti” (Sergio Staino).\nLa dicotomia tra raziocinio e istinto è rappresentata dai due protagonisti del film: Ottavio\, colto principe fiorentino formatosi alla scuola illuminista dei Lorena e incantato dal Viaggio in Italia di Goethe\, interpretato da David Riondino\, e il suo giovane servo ed amico\, Paolo\, impersonato da Paolo Hendel. I due in viaggio nel sud della nostra penisola\, sulle orme del grande scrittore tedesco\, vivono una serie di avventure e peripezie che fanno crescere\, soprattutto in Paolo\, un senso di indignazione e un conseguente sussulto di ribellione. La vicenda è ambientata nel 1832\, anno della morte di Goethe e in un momento storico che vede il passaggio dal Secolo dei Lumi al Romanticismo.\nIl film\, vincitore del Nastro d’Argento del 1989 per la migliore colonna sonora\, ha musiche originali composte da Eugenio Bennato e da Carlo d’Angiò. La musica accompagna lo spettatore all’interno della storia: le “costruzioni algebriche” di Eugenio Bennato\, volutamente interrotte e scardinate dal canto rotto e drammatico di Carlo d’Angiò\, definiscono il ritmo dell’intero film. “Prima ancora di definire la storia in una compiuta sceneggiatura” dice Staino\, “pensai alle musiche. Le musiche secondo me dovevano esaltare questa dicotomia (razionale-irrazionale)\, in una mescolanza che mettesse fianco a fianco il canto del lavoro contadino con l’elegante musica dei salotti nobili; la vocalità disperata dei canti arabi e le atmosfere pregne di conturbante sensualità romantica”. \nSergio Staino\, disegnatore\, scrittore\, regista e operatore culturale. Anima inquieta della sinistra marxista\, è vignettista “storico” de l’Unità\, di cui è stato direttore\, ma le sue strisce sono apparse in tantissimi quotidiani e periodici italiani. Vive e lavora a Scandicci in quel di Toscana. Le sue pubblicazioni più recenti sono il romanzo satirico a fumetti Alla ricerca della pecora Fassina\, Giunti Editore\, la biografia Io sono Bobo di Montanari e Galati\, Della Porta Editori\, e il libro Il Pesce con Silvio Greco\, edizioni Slow Food e le illustrazioni per il libro Mamma quante storie di Andrea Satta\, edizioni Enciclopedia Italiana. Nel 2017 decide di scoprire come funziona un blog nell’indomita attesa che l’Unità rinasca dalle sue ceneri.\n 
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SUMMARY:Tre caleidoscopi giganti
DESCRIPTION:19 gennaio 2019\nOPENING ORE 12:00\nMuseo Hermann Nitsch – Terrazza dei profumi e dei colori\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di DNA Maratea Contemporanea in collaborazione con la Fondazione Morra. \nIl Museo Hermann Nitsch è lieto di ospitare Tre caleidoscopi giganti\, un evento organizzato da DNA Maratea Contemporanea in collaborazione con la Fondazione Morra per la cerimonia inaugurale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.\nIl terrazzo del Museo Hermann Nitsch diventa il luogo ideale per ampliare lo sguardo su tutto quello che rappresenta la storia culturale della Basilicata dentro e fuori la storia dell’Italia e dell’Europa.\nI Caleidoscopi del titolo sono apparecchi fantastici\, nei cui tubi si nascondono riflessi multipli di immagini\, spesso simmetriche\, tratte dai colori del logo di Matera 2019\, che rompono lo spazio visivo perché capaci di moltiplicare le forme. Il risultato sono figure che raccontano avvicendamenti fantastici a cui è possibile associare figure e paesaggi che riconducono ai tanti attraversamenti che i luoghi e la loro storia rendono finalmente visibile agli occhi dei visitatori.\nCon il titolo e il riconoscimento europeo di Capitale della Cultura\, Matera\, insieme al territorio della Basilicata e del Mezzogiorno\, mostra una possibile empatia della Resilienza del Capitale naturale con quello culturale. Questa nuova immagine del territorio\, ricca di potenziale\, ci dice che l’Europa non è né lontana\, né nemica\, ma che è anch’essa resiliente quanto necessario\, almeno in occasione di questo evento.\nIl caleidoscopio (dal greco καλειδοσκοπεω\, “vedere bello”) moltiplica i luoghi della città per far leggere la prospettiva visiva che da Matera si allarga a tutto il territorio della Macroarea Europea del Mediterraneo: finalmente la governance orizzontale tra le istituzioni appare come strategia del possibile\, nonostante la malinconia civile sia ancora in campo.\nLo spazio delle utopie e delle distopie previsto dal logo si trasforma in spazio delle utopie desiderate\, cioè del futuro aperto realizzabile.\nLa morfologia dei Sassi\, lascia spazio alla geomorfologia dell’intera Basilicata che appare come Terra Madre\, un femminile che diventa visibile mettendo in orizzontale la tradizionale mappa della geografia fisica.\nAi colori della geomorfologia è possibile aggiungere i colori della geografia scritta dalla Natura e a queste due mappe sovrapporre quella scritta dalla storia culturale dell’umanità.\nIl Caleidoscopio su Matera ci dice che l’economia da sola non basta e la resilienza della Comunità Europea che verrà è ancora più importante\, perché detta il tempo dell’incontro necessario tra diversità territoriali che la storia ha reso mosaico multiplo delle regioni di un’Europa a civiltà plurale. Questa si mostra ancora bella perché la resilienza del Capitale Culturale a Matera è dentro la storia del Potenziale Naturale e la geografia scritta dai popoli è qui ben visibile.\nL’evento è a cura di Pasquale Persico\, Mimmo Longobardi e Pompeo Limongi.\nSul Terrazzo del Museo Nitsch la cuoca napoletana Teresa Iorio offrirà per l’occasione una degustazione sorprendente di una pietanza napoletana.\nLa Società Italiana Design della comunicazione visiva\, protagonista a Matera\, vorrà guardare dal Caleidoscopio del Museo i colori della città gemella di Matera\, Plovdiv\, che dalla Bulgaria festeggia anch’essa l’anno europeo della cultura. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Exodus\, fuga dalla Libia e Stalker - l'Urlo\, in ascolto dell'inumano
DESCRIPTION:17 gennaio – 20 gennaio 2019\nOPENING 17 GENNAIO ORE 11:00\nChiostro di S. Domenico Maggiore\nVico San Domenico Maggiore\, Napoli \nPalermo e Napoli\, Orlando e De Magistris\, due grandi città del Sud guidano la riscossa civile dei municipi d’Europa davanti al declino civile e istituzionale che l’Italia e l’Europa stanno consumando sulla pelle dei migranti.\nDopo la presa di posizione contro l’inciviltà del decreto sicurezza e dei porti chiusi ai migranti salvati in mare si mettono all’ascolto delle disperate testimonianze dei migranti in Libia che raccontano una realtà che governi e media mainstream tentano in tutti i modi di minimizzare e occultare\, un vero e proprio inferno in cui tutti i migranti sono ridotti in stato di schiavitù – soggetti a violenze\, sequestri\, lavori forzati e torture – e supplicano di essere urgentemente evacuati.\nTantissimi tra loro sono pronti ad essere rimpatriati non essendo più l’Europa né un sogno né una speranza per loro.\nIl Sindaco De Magistris – così come ha fatto Orlando durante il summit internazionale di novembre a Palermo sulla Libia*- ha propiziato a Napoli dal 16 al 20 gennaio\, dalle 11 alle 18.30 presso il chiostro di S. Domenico l’evento “l’Urlo\, in ascolto dell’inumano”\, realizzata da Exodus\, fuga dalla Libia e Stalker. per ascoltare\, amplificare e diffondere il disperato appello dei migranti in Libia con cui Michelangelo Severgnini è in costante contatto telefonico diretto da molti mesi**\, facendosi testimone del loro dramma.\nDurante l’evento il Sindaco si metterà pubblicamente in contatto telefonico diretto con alcuni migranti in Libia per testimoniare a loro\, al Paese e all’Europa tutto il proprio impegno politico e civile a far emergere con chiarezza la gravità della situazione in Libia e l’urgenza di attivare un ponte aereo per permettere l’esodo di tutti i migranti dalla Libia come richiesto a gran voce dagli stessi migranti. Gravità e urgenza sottaciuta da tutti e che vede il governo italiano e l’Unione Europea gravemente coinvolti e responsabili per quanto sta accadendo in Libia. \nIl progetto a Napoli è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione Morra e il Centro Studi Postcoloniali e di Genere de “l’Orientale”\, Università degli studi di Napoli. \n \n 
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SUMMARY:Mario Costa - L'uomo fuori di sé
DESCRIPTION:18 dicembre 2018\nINIZIO ORE 17:30\nSala conferenze del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nMiniconvegno a partire da un libro.\nCon interventi di: Mario Costa\, Vincenzo Cuomo\, Maria D’Ambrosio\, Matteo D’Ambrosio e Filippo Fimiani. \n  \nIl Museo Hermann Nitsch è lieto di ospitare il miniconvegno Mario Costa. L’uomo fuori di sé (Mimesis\, Milano 2018) a cui interverranno\, oltre allo stesso Costa\, studiosi di vari settori.\nL’incontro sarà un’occasione per discutere del contributo dato da Mario Costa\, e dai suoi studi\, nel dibattito internazionale sull’impatto estetico-antropologico delle nuove tecnologie.\nCon riferimento alle sue recenti pubblicazioni\, e a quelle a lui dedicate\, si rifletterà sulla inedita prospettiva teorica inaugurata da Costa\, già nei primi anni Ottanta dello scorso secolo\, con concetti quali “estetica della comunicazione”\, “sublime tecnologico”\, “blocco comunicante”\, “estetica del flusso”\, ed ora “esternalizzazione tecnologica”.\nIn particolare\, il dibattito verterà sulle seguenti pubblicazioni: \nMario Costa\, L’uomo fuori di sé. La fotografia\, il fonografo e il telefono nella Parigi del XIX secolo\, Mimesis\, Milano 2018\nMario Costa\, Artmedia. L’oggetto estetico dell’avvenire. Storia di un progetto scientifico\, Kaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nAA.VV.\, Arti e tecniche nel Novecento. Studi per Mario Costa\, Kaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nMario Costa\, Technology\, communication and aesthetics of de sublime\, in AA.VV.\, Viva Voce. Conversations with italian philosophers\, State University of New York\, 2017 \nMario Costa (Torre del Greco 1936) filosofo e innovatore degli studi di Estetica\, alcuni suoi libri come Il sublime tecnologico (1990/1998)\, L’estetica dei media (1990/1999)\, La disumanizzazione tecnologica (2007)\, Dopo la tecnica (2015)\, ben noti in Italia e tradotti all’estero\, hanno dato l’avvio ad un dibattito internazionale sulle trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie nell’arte e nell’estetica\, ed hanno aperto il campo ad una filosofia della tecnica del tutto ignorata in Italia. È stato professore ordinario di Estetica presso l’Università di Salerno dove nel 1985 ha fondato e diretto “Artmedia”\, laboratorio permanente sul rapporto tra tecno-scienza\, filosofia ed estetica. Ha contemporaneamente insegnato all’Università “L’Orientale” di Napoli e alla “Sophia-Antipolis” di Nizza. \n  \nSINOSSI DELLE PUBBLICAZIONI\nMario Costa\nL’uomo fuori di sé. La fotografia\, il fonografo e il telefono nella Parigi del XIX secolo\nMimesis\, Milano 2018\nIl libro tratta degli effetti estetico-antropologici prodotti dalla apparizione\, nell’Ottocento\, delle prime tecnologie dell’immagine e del suono\, la fotografia\, il fonografo e il telefono\, ritenendo Parigi il luogo privilegiato di osservazione. Muovendosi sul doppio piano delle esplorazioni storiche e della teoria\, Costa ci consegna alla fine un quadro che\, ad un tempo\, getta luce sulle origini e indica la strada che stiamo percorrendo.\nMario Costa\nArtmedia. L’oggetto estetico dell’avvenire. Storia di un progetto scientifico\nKaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nIl libro ripercorre la storia di “ARTMEDIA”\, il Seminario/laboratorio permanente di estetica dei media e della comunicazione creato e diretto da Costa presso l’Università di Salerno\, per il quale\, tra l’altro\, tra il 1985 e il 2009\, sono stati organizzati\, tra Salerno\, Napoli e Parigi\, 10 convegni internazionali che hanno coinvolto un centinaio di teorici e di artisti di tutto il mondo.\nVincenzo Cuomo e Igor Pelgreffi (a cura di)\nArti e tecniche nel Novecento. Studi per Mario Costa\nKaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nIl libro contiene\, in omaggio a Mario Costa\, saggi di Roberto Barbanti\, Maurizio Bolognini\, Vincenzo Cuomo\, Matteo D’Ambrosio\, Diana Danelli\, Paolo D’Angelo\, Alice de Carvalho Lino\, Derrick de Kerckhove\, Roberto Diodato\, Filippo Fimiani\, Fred Forest\, Fabio Galadini\, Dario Giugliano\, Giuseppe O Longo\, Aldo Marroni e Carla Subrizi. Con un disegno di Gianfranco Baruchello.\nMario Costa\nTechnology\, communication and aesthetics of de sublime\, in AA. VV. Viva Voce. Conversations with italian philosophers\nState University of New York\, 2017\nSi tratta di una lunga intervista\, all’interno di un volume collettaneo in inglese che ne raccoglie altre ventidue\, nella quale Costa espone i principi della sua estetica e della sua filosofia della tecnica.\nL’obiettivo del libro è quello di permettere ai maggiori filosofi italiani\, tramite una serie di domande e risposte\, di esporre le linee fondamentali del loro pensiero.
URL:https://www.fondazionemorra.org/it/evento/mario-costa-luomo-fuori-di-se/
LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
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