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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 4° INCONTRO
DESCRIPTION:27 marzo 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n4° INCONTRO – Surrealismo al Cinema (René Magritte\, Max Ernst\, Man Ray\, Fernand Léger) \nOmaggio a René Magritte: una rara intervista con il grande artista e Les Amants\, l’unico film da lui girato\, in maniera amatoriale\, con la moglie Georgette Berger (1952). \nDesire di Max Ernst (1949) Classico esempio di “amour fou” con una coppia di amanti indecisi tra sogno e frustrazioni. Lo stesso Ernst partecipa al film. A colori\, in veste di autorità censoria con fascia rossa su abito da cerimonia. \nLe mistyère de chateau de dès di Man Ray (1929) Ispirato a un verso di Mallarmé: “un lancio di dadi non abolirà mai il caso”\, il film è dedicato alla viscontessa di Noailles\, mecenate di Man Ray\, e alla sua lussuosa residenza. \nThe Girl with the Prefabricated Heart di Fernand Léger (1949) Léger si diverte sull’uso americano dei matrimoni seriali\, mettendo in scena una pantomima di manichini sulle note di una popolare canzone cantata da Libby Holman. \nTra le avanguardie degli anni ’20 quella più “rivoluzionaria” è rappresentata dal movimento surrealista. Il territorio che si propongono di esplorare gli artisti del surrealismo è quello dell’inconscio. È il movimento artistico più popolare del ‘900. Il termine si è così diffuso che oggi «surreale» è comunemente usato per designare quel che c’è di strano\, sovrannaturale o inaspettato. Una delle credenze di base del surrealismo\, come stabilito dal “Manifesto” del 1924 di André Breton\, suo creatore\, è stata l’«amour fou»: cioè l’amore ossessivo\, il genere di amore che travolge i sensi e trascina senza controllo nel vortice dei sentimenti. Per Breton il sogno è il luogo dove si manifestano tutte le pulsioni e i desideri repressi dalla censura rappresentata dalla norma borghese. I surrealisti vogliono fare emergere il lato inconscio di ognuno\, un lato primitivo e perturbatore dell’ordine costituito. Nelle sue espressioni più alte\, il cinema surrealista è davvero un’arte sovversiva che porte alle estreme conseguenze la visione onirica e paradossale della grande pittura similare di un Dalì\, di un Magritte\, di un Max Ernst. Si potrebbe anche dire che tutto il cinema è un po’ surrealista se è vero che lo schermo è come una finestra aperta sui sogni\, sugli incubi\, sui mostri\, sui fantasmi e sulle passioni proibite di tutti noi.
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SUMMARY:LA DIGESTION - Musica ascoltata raramente III edizione
DESCRIPTION:23 marzo – 5 maggio 2019\nPRIMO APPUNTAMENTO 23 MARZO ORE 20:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nSi svolgerà dal 23 marzo al 4 maggio 2019 la terza edizione de LA DIGESTION – musica ascoltata raramente\, festival dedicato alla musica di ricerca e ai nuovi linguaggi dell’arte sonora contemporanea\, ideato dall’associazione Phonurgia (fondata dai giovani artisti napoletani Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, in collaborazione con l’associazione E-M Arts e la Fondazione Morra. \nIl festival\, ormai punto di riferimento per la ricerca musicale non solo italiana\, anche quest’anno presenta una line up di profilo internazionale e di eccellenza artistica. Si apre con i concerti di David Moss e Tomoko Sauvage\, due figure fondamentali della sperimentazione sonora contemporanea\, che si esibiranno all’interno di Casa Morra\, luogo di sperimentazione e di formazione\, da sempre attenta agli eventi interdisciplinari. L’artista giapponese Tomoko Sauvage\, residente a Parigi e affascinata dal suono dei fluidi\, si servirà di ampolle e speciali microfoni per amplificare la caduta di gocce d’acqua per creare il suo “sintetizzatore naturale”\, dando vita a un’atmosfera rarefatta e liturgica. Partendo dall’ascolto di Anayampatti Ganesan\, il celebre virtuoso indiano del jal tarang\, strumento a percussione costituito da ciotole piene d’acqua\, la Sauvage amplifica gocciolii\, bolle e onde\, e grazie agli idrofoni\, crea paesaggi sonori ipnotici e onirici. David Moss\, vocalist e compositore tra i più riconosciuti a livello mondiale\, collaboratore di Luciano Berio\, John Zorn e Frank Zappa\, nonché direttore e co-fondatore dell’Institute for Living Voices di Berlino\, si esibirà come solista usando la voce in modo istrionico e innovativo\, per poi essere accompagnato dal Provokalia Choir\, un coro di volontari reclutati in loco e formati dallo stesso Moss attraverso un laboratorio organizzato il giorno prima del concerto. David Moss è un pioniere della forma del concerto da solista per voce e un maestro della poesia sonora. Il potere e la passione della voce umana sono fisici\, seducenti e sorprendenti e ogni esibizione del Provokalia Choir è un caleidoscopio di frasi\, loop\, trame\, timbri\, canti e danze vocali. Casa Morra diviene ancora una volta luogo di ricerca e sperimentazione\, confermandosi spazio poliedrico attento alla conoscenza e alla diffusione delle arti performative e multimediali\, dal passato arrivando al presente. \nSempre più piattaforma volta ad approfondire le tematiche e le correnti che hanno attraversato la musica sperimentale contemporanea\, il festival LA DIGESTION dedica un’intera giornata alla musique concrète (musica concreta)\, la pratica compositiva legata all’uso di suoni e rumori concreti\, registrati nel quotidiano e trasformarti in mezzi creativi. La possente navata della Chiesa di S. Potito sarà la quinta scenografica dei concerti di François Bonnet\, noto come musicista con lo pseudonimo di Kassel Jaeger e direttore dell’INA-GRM di Parigi\, spazio nativo della musica concreta; e di Lionel Marchetti e Jérôme Noetinger\, tra i più importanti rappresentanti della corrente e creatori del cosidetto cinéma pour l’oreille (cinema per l’orecchie)\, una modalità sonora che li lega al maestro dell’audiovisione Michel Chion e al collettivo dei Metamkine. I tre artisti faranno della navata della Chiesa di S. Potito un tempio per l’ascolto multicanale\, un acusmonium\, un’architettura di altoparlanti che darà corpo ad una vera e propria esperienza acustica tridimensionale. I concerti saranno preceduti nel pomeriggio da un incontro di studio\, durante il quale i tre musicisti sveleranno i segreti del loro lavoro artistico. \nNell’intento di ricostruire la dimensione estetica e approfondire gli aspetti teorici della musica\, La Digestion propone gratuitamente un seminario della durata di tre giorni a cura del filosofo Carlo Serra\, docente di Teoria dell’immagine e del suono e di Filosofia della Musica all’Università della Calabria. Il seminario sarà una riflessione sul rapporto suono-mondo e sull’ascolto come dimensione conoscitiva e formativa\, affrontata con gli strumenti della filosofia e dell’etnomusicografia. \nIl network de LA DIGESTION\, per la sua terza edizione\, accoglie due nuove realtà europee attive nella ricerca e nella promozione dell’arte sonora: In Situ Contemporary Art Foundation di Sokolowsko (Polonia) e N.K. Projekt di Berlino\, con le quali genera un nuovo progetto\, MUSICA SANAE\, teso ad esplorare il legame tra musica e medicina\, e più in generale tra arte e cura del sé\, attraverso la realizzazione di opere sonore\, installazioni e lavori di ricerca ad hoc\, affidati ad artisti e ricercatori tra i più rappresentativi della scena internazionale contemporanea. L’approccio alla materia sonora diviene visivo\, cinematografico e corporeo\, in quanto è il corpo ad offrire l’occasione di essere crocevia di comunicazione\, suono e immagini. Location d’eccezione sarà il bellissimo e prestigioso Maschio Angioino\, che aprirà i suoi spazi\, interni ed esterni\, ai suoni\, ai gesti e alle parole degli artisti\, trasformandosi in una “cittadella della musica”. La porosità degli scavi archeologici incontrerà la struttura austera della Sala dei Baroni in un rimando di riverberi che riecheggeranno per due giorni in tutto il castello. Ad esibirsi all’interno del progetto MUSICA SANAE saranno: Okkyung Lee\, Felicia Atkinson\, Anthony Pateras Pseudacusis (con C. Mallozzi\, R. La Foresta\, M. Majkowski\, G. Lebik\, T. Bertoncini\, L. Capece)\, FIS\, C.M. Von Hausswolf\, Croatian Amor\, Rudolf Eb.er\, Erik Bunger\, Luciano Chessa\, Michal Libera\, Barbara KingaMajewska& Tony Di Napoli\, Eks\, E-cor\, InconsolableGhost\, lesénérves\, SeppoRenvall. Il programma sarà\, inoltre\, arricchito da una selezione di film a cura di Raffaella Morra e da sedute di massaggio sonoro\, che si terranno su prenotazione\, a cura del duo francese Phonoscopie. \nIL PROGRAMMA\nDavid Moss [USA/DE] + Tomoko Sauvage [JP/FR]\nsabato 23 marzo\nCasa Morra\, Salita S. Raffaele\, 20C\nKassel Jaeger + Lionel Marchetti & Jérôme Nœtinger [FR]\nsabato 13 aprile\nChiesa di San Potito\, Via Salvatore Tommasi\, 65\nSeminario a cura del prof. Carlo Serra\nda martedì 16 a giovedì 18\nCasa Morra\, Salita S. Raffaele\, 20C\nMusica Sanae – festival su musica e medicina [Napoli\, Sokolowsko\, Berlino]\nvenerdì 3 e sabato 4 maggio\nMaschio Angioino\, Via Vittorio Emanuele III\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				David Moss\, LA DIGESTION Musica ascoltata raramente 3 edizione\, Casa Morra\, Napoli 2019 \n				\n			\n				\n			\n				\n				David Moss\, LA DIGESTION Musica ascoltata raramente 3 edizione\, Casa Morra\, Napoli 2019 \n				\n			\n				\n			\n				\n				Tomoko Sauvage\, LA DIGESTION Musica ascoltata raramente 3 edizione\, Casa Morra\, Napoli 2019
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SUMMARY:Teatro delle Bambole - Pferd Person. L'insostituibile frenesia del verbo "Studio sull'eternità del corpo"
DESCRIPTION:22 marzo 2019\nINIZIO ORE 21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProgetto di ricerca: “La lingua degli insetti [Epilogo] – Cofanetto 9: Cimicidae”.\nPartitura: Andrea Cramarossa\nCon: Silvia Cuccovillo e Federico Gobbi\nCasa Madre: Teatro delle Bambole \nApertura al pubblico a seguito della residenza artistica presso il Museo Hermann Nitsch \nLa nostra razza è fatta per governare il mondo. La nostra razza\, è la sola\, possibile\, razza del genere umano alla quale sia stata data la facoltà del libero arbitrio. Andiamo\, con passo svelto\, verso la dittatura di questo verbo.\nL’idea di messa in scena di “Pferd Person”\, parte dalla consapevolezza della propria solitudine e dello stato di reietto. Si parte dalla nudità del ladro\, del giovane ladruncolo affamato che si aggira tra le scartoffie dei libri che non ha mai potuto leggere\, vivendo come un ratto nel substrato urbano che ignora la sua esistenza e\, quindi\, non si preoccupa di darne casa e famiglia\, ma solo indifferenza. Il ladruncolo assorbe questa indifferenza. Assorbe l’assenza di empatia e la capacità di provare affetto e sentimenti per qualsiasi cosa viva\, a meno che non si tratti di un membro della propria\, evanescente\, famiglia\, che\, in quanto famiglia\, si aggrega nell’accumulo di spazi vuoti\, di assenza di tempo e di persone\, dove il capofamiglia è il ladro adolescente più grande d’età e che sa maneggiar bene il coltello. Egli\, provvede allo scucio\, alla rapina\, e porta a casa i soldi sufficienti per il cibo di quel giorno e per il letto di quella notte.\nL’acquisizione delle pratiche dell’indifferenza avvicina costoro\, accumulo di umanità molto giovane e molto dimenticata\, a quel potere che loro credono sia il potere\, ammirandone\, nell’odio\, la sfacciata ostentazione d’una esistenza opulente e lussuosa. Il desiderio della sostituzione di persone\, ideali\, elementi narrativi reali e della fantasia\, è molto forte e indomabile. La conquista dell’elettrizzante giogo che porterà all’eliminazione delle “statue” che governano l’Olimpo posticcio e fasullo d’una indifferente e anaffettiva “razza”\, sarà l’obiettivo della loro marcia verso un mondo uniformemente dedito al culto estetico delle proporzioni\, nel congrasso appariscente dei valori umani ridotti in macerie.\nDue attori in scena\, un uomo e una donna\, affronteranno il panico che scaturisce dalla visione del vuoto. Il nulla impera nella sostanza materiale e immateriale che costruisce la società e i due vogliono prendere il loro posto nell’Olimpo del potere. Come neghittosi dei\, si spingono oltre la loro nudità\, inebriati dalle parole che il loro dio supremo recita nel tuono d’un cielo avverso\, con l’ausilio del megafono o dell’altoparlante\, perché il trucco escogitato dalla sapiente mano dell’uomo possa far giungere il verbo a tutte le persone\, non dentro le persone ma dentro le loro orecchie. Ne uscirà\, nel tempo\, un individuo nuovo\, pulito\, igienicamente ineccepibile\, “very nice” dalla sua immagine nello specchio\, un individuo che è nuovamente dio\, a sua immagine e somiglianza. Andrea Cramarossa Teatro delle Bambole a Napoli con l’epilogo del progetto quinquennale “La lingua degli insetti” (2012-2017). \nPerché un epilogo? Dopo cinque anni di ricerca\, quello che credevamo fosse un percorso ellittico\, è diventato un processo iperbolico che ha continuamente attraversato l’area continentale dell’Iperuranio\, offrendoci nuove\, infinite\, suggestioni\, alle quali non abbiamo potuto rinunciare. Un epilogo\, dunque\, si è reso necessario e lo sguardo s’è voltato\, ancor di più\, verso una forma etica/estetica la cui figura sbatte e si infrange dal centro alla periferia dei sentimenti umani. Questo movimento\, questa oscillazione – diremmo una propensione dell’uomo alla deità – diventa la nota – dolente – di uno smaccato innesto tra più e differenti “animalità”\, una continua ricerca dell’uomo nuovo adulterato nella prolifica tabe della sperimentazione scientifica. “Pferd Person” è l’ennesimo e non ultimo sbirciare dell’uomo contemporaneo nell’oscenità del nazismo\, alla ricerca di una risposta a quel “perché”\, fossile di una realtà assoluta. \nI lavori artistici nati dal Progetto “La lingua degli insetti” ad oggi sono: “SE CADERE IMPRIGIONARE AMO – Suggestioni dal respiro di una crisalide” (Cofanetto 5: Blattidae e Lepidotteri)\, “IL FIORE DEL MIO GENET – Spettacolo itinerante tra i bassifondi dell’anima” (Cofanetto 6: Farfalle)\, “FALSE HAMLET – Opera teatrale in Fa maggiore” (Cofanetto 7: Lampyridae) e “MEDEA – Sintesi per quattro respiri” (Cofanetto 8: Ditteri). \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Teatro delle Bambole\, Pferd Person\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Andrea Cramarossa\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Hans Werner Henze\, incontro con Nina di Majo e Mario Martone
DESCRIPTION:21 marzo 2019\nINCONTRO E PROIEZIONE dalle 19:00 alle 21:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nRassegna “Voci e altri invisibili”\n“Hans Werner Henze: la musica\, l’amicizia\, il gioco”\nconversazione con Nina di Majo\, Mario Martone e Bruno Roberti\nmodera Mario Franco\nA seguire: proiezione del film documentario \nDopo l’inaugurazione in Sala Assoli con “Eloquenza delle lacrime” di Benedetto Sicca\, Casa Morra è lieta di ospitare la rassegna “Voci e altri invisibili”.\nGiovedì 21 marzo\, a partire dalle 19.00\, nella Sala Shimamoto di Casa Morra si terranno l’incontro con Nina di Majo e Mario Martone e la proiezione del film documentario “Hans Werner Henze: la musica\, l’amicizia\, il gioco”. \nIl documentario diretto da Nina di Majo racconta la vita di Hans Werner Henze\, compositore omosessuale\, tedesco\, residente in Italia\, noto per le sue opinioni politiche marxiste e il loro influsso sulla sua opera. (Gütersloh 1926)\nIl film è un viaggio attraverso una vita inquieta\, quella di un uomo posseduto dalla musica\, il suo percorso artistico ed esistenziale\, tra momentanei smarrimenti e continue trasformazioni\, fratture strazianti e bagliori di serenità. “Valorizzando il bellissimo materiale dell’istituto Luce\, ripercorriamo\, attraversando i dolori del compositore e l’insofferenza nella casa paterna\, le tappe del nazismo e gli orrori della guerra – racconta la regista -. Lo studio della composizione musicale verrà indagato attraverso le interviste a coloro che lo hanno conosciuto e studiato (Roland Baoer\, Alessio Vlad\, Nanà Cecchi\, Pierluigi Pizzi\, Gioacchino Lanza\, Ilaria Borletti Buitoni\, Nuria Nono\, Massimo Cacciari) e che hanno collaborato con lui. E poi la musica che prende il volo\, nell’adorata Italia\, il sud dionisiaco e liberatorio\, Napoli\, il San Carlo\, il glamour italiano (degli anni ’55-’75)\, Ischia\, Piedigrotta e l’utopia della vita mediterranea che si realizza. A Napoli l’amore tra Hans Werner Henze e la poetessa Ingeborg Bachamnn\, che nasce e muore raccontato nella lettura del carteggio “Lettere da un’amicizia”. E poi\, partitura dopo partitura (Pollicino\, Il Principe di Homburg\, Der Junge Lord\, Elegia per due giovani amanti\, Gogo no Eiko)\, in bilico fra sperimentalismo e tradizione\, il racconto dell’esperienza del compositore e della nascita della scuola “Cantiere di Musica” di Montepulciano. Henze decide di seguire un personalissimo concetto di bellezza\, sempre pronto a varcare i confini\, nella musica\, in politica\, come nel privato”. \nHANS WERNER HENZE: LA MUSICA\, L’AMICIZIA\, IL GIOCO.\nRegia: Nina di Majo\nProduzione: Nina di Majo – Red Velvet\nISTITUTO LUCE.\nMontaggio: Diego Zucchetto. Color Correction Alessandro Abate.\nCon il sostegno della Film Commission Campania\, Lombardia e Toscana. Con la partecipazione dell’Istituto Cantiere di Musica di Montepulciano\, che mette a disposizione il materiale di archivio e fotografico.\n“Lettere da un amicizia”. Carteggio\, EDT. (Ingeborg Bachamnn- Hans Werner Henze).\nL’istituto Luce mette a disposizione del film documentario il suo preziosissimo materiale di repertorio\, riguardante la Storia di Italia tra gli anni 1935 e 1970\, che verrà oltremodo valorizzato. Materiale che verrà utilizzato con eleganza e maestria per raccontare la vita del compositore tra gli orrori del nazismo\, la bellezza dell’ Italia del sud\, Napoli\, Ischia\, Il teatro San Carlo di Napoli e il glamour di quegli anni\, ma anche Piedigrotta\, e le sfilate dei carri\, i pescatori e il mare. \n 
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 3° INCONTRO
DESCRIPTION:20 marzo 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n3° INCONTRO \nViking Eggeling\nDIAGONAL SYMPHONIE / [Sinfonia diagonale] (1923-24/25)\nDir.: Viking Eggeling; 35mm\, 7’50″;restored by Svenska Filminstitutet / Cinemateket. \nUn film mitico\, che conferma la straordinaria progettualità del lavoro di Eggeling che ha riprodotto\, nell’astrazione controllata di più di 7000 disegni la scansione musicale di una “sonata”. Un’opera perfino paradossale per rigore e coerenza formale\, che rimane unica ed irripetibile anche a causa della morte\, quasi contemporanea alla prima proiezione\, dell’autore che non ha potuto proseguire nelle sue ricerche. \nHans Richter\nRHYTHMUS 21 (1921?/25)\nDir.: Hans Richter; 35mm\, 65m\, 3’30″ (16 fps)\, Münchner Stadtmuseum / Filmmuseum. \nRichter esplora la trasformazione dinamica di segni nel tempo\, un tempo armonico collegabile all’espressione musicale (Richter era\, tra l’altro\, amico di Ferruccio Busoni). E se in questi primi esperimenti filma\, con la tecnica dell’animazione a carton decoupé\, figure astratte\, pure e regolari: “il ritmo\, ovvero l’articolazione delle unità di tempo\, costituisce la sensazione per eccellenza che può provocare ogni espressione del movimento nell’arte del cinema”. \nFILMSTUDIE (1926)\nDir.: Hans Richter; ph.: Hans Richter\, Endrejat; mus.: partitura tratta da “La Création du monde” di Darius Milhaud; 6’ (16 fps)\, Nederlands Filmmuseum. \nRichter si avvicina alla tematica surrealista in questo film basato\, per sua stessa ammissione\, su un sogno\, e che rappresenta il tramite espressivo-tecnologico per verificare l’attendibilità del passaggio tra l’astrazione grafica e il suo equivalente formale e ritmico ricavabile da rielaborazioni della realtà. \nOskar Fischinger\nSTUDIE NR. 5 in jazz (1929)\nProgetto per una sincronizzazione musicale dal vivo. I tratti\, semplici ed essenziali\, schizzati a carboncino e poi presentati nell’ulteriormente fascinoso indistinto del negativo\, si formano\, si raggruppano\, pulsano. \nEIN FORMSPIEL / [A FORM-PLAY] (1927)\nDir.: Oskar Fischinger; 35mm\, color\, 6’10″ Deutsches Filmmuseum. \nUno degli esperimenti di Fischinger in epoca pre-sonora\, da sonorizzare in performances di musicisti con effetto\, diremmo oggi\, multimediale. Il fascino dell’astrazione in costante mutazione\, con molti passaggi speculari\, con l’esplosione pulsante e continua delle figure regolari in evoluzione. Parte del materiale qui colorato con i classici sistemi del muto\, diventerà la sperimentazione del sistema Gasparcolor. \nMÜNCHEN-BERLIN WANDERUNG [Viaggio da Monaco a Berlino] (1927)\nDir.\, ph.: Oskar Fischinger; 16mm\, 4’ (18 fps)\, Deutsches Filmmuseum. \nImmagini saltellanti di visi\, di corpi\, di animali\, di nuvole\, di paesaggi\, fotogrammi bruciati\, ricordo del suo viaggio tra le due città\, che nella concreta astrazione tipica solo del cinema\, evocano la rappresentazione del processo della memoria. Fischinger utilizza la tecnica del fotogramma singolo così come farà in seguito il più importante film-maker dell’underground americano\, Jonas Mekas. \nMan Ray\nLE RETOUR A LA RAISON (1923)\nNel film l’artista americano\, appena trasferitosi a Parigi\, utilizza la tecnica della rayografia (fotografia a contatto) di cui fu il pioniere. Si vedono scorrere sullo schermo degli oggetti di uso comune come molle\, chiodi\, illuminazioni notturne\, la scritta “dancer” con fumo di sigaretta\, giochi di luci ed ombre sul muro ed infine il seno nudo di Kiki de Montparnasse\, musa-modella in molte opere di Man Ray. \nEMAK BAKIA a cinépoéme [Leave Me Alone] (1926)\nCon Kiki de Montparnasse e Jacques Rigaut \nUna lunga serie di immagini secondo l’accostamento incongruo surrealista\, rayogrammi ed effetti ottici girevoli: luci\, fiori\, unghie. Costruzioni di legno e sagome di cartone ch mimano il movimento umano. Una donna in auto guida lungo le strade di campagna. Animali da fattoria. Lei scende dall’auto e balla al suono di un grammofono: gambe danzanti\, mare\, pesci che nuotano\, forme geometriche\, vetri tagliati. Un uomo si toglie il colletto inamidato. Una ragazza ha gli occhi dipinti in modo appariscente. Quando apre le palpebre\, scopriamo i suoi veri occhi. \nFernand Léger\nLE BALLET MECANIQUE (1924)\nD. Fernand Léger\, Dudley Murphy; fotografia: Dudley Murphy\, Man Ray; musica: Georges Antheil. \nGeorge Antheil\, un musicista dissacratore e originale detta il ritmo del film. La sagoma disarticolata di Charlot presenta il balletto meccanico. Una donna si dondola sull’altalena\, in giardino. Irrompono oggetti: una paglietta\, dei numeri\, bottiglie di vino\, un triangolo bianco. Risplendono le labbra di Kiki. Ruote\, pendoli\, uno specchio convesso che oscilla; un pendolo\, un caleidoscopio; forme geometriche bianche su sfondo nero; occhi che si aprono e si chiudono; una testa maschile appare nel caleidoscopio; lo stampo per un budino\, un fiore; un pappagallo; forme geometriche\, una trottola nel caleidoscopio; piedi in marcia; auto che passa; giostre; pistoni e stantuffi; trottola\, fruste da cucina; donna che sale le scale (ripetuta molte volte); sorriso enigmatico; zeri\, parole (“on a volé un collier de perles de 5 millions”); occhio; ciambella che ruota; parole e numeri; un pupazzo che si avvicina e si allontana; cerchio; il volto della donna nel caleidoscopio che passa da serio\, a triste\, a felice; oggetti in movimento; paioli in fila; installazione geometrica; sfera; gambe di manichino; Infine torna Charlot e il film termina con la ragazza dell’altalena che annusa un fiore sorridendo.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Adelaide Di Nunzio “La Pelle”
DESCRIPTION:15 marzo – 6 aprile 2019\nOPENING ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nA cura di Valentina Rippa\nUn progetto ispirato al romanzo “La Pelle” di Curzio Malaparte \nGli Archivi Mario Franco\, presso Casa Morra\, sono lieti di ospitare la mostra personale di Adelaide Di Nunzio “La pelle” a cura di Valentina Rippa a partire da venerdì 15 marzo alle ore 18.00. L’evento\, che gode del Patrocinio del Goethe Institut Neapel e del Museo Cappella Sansevero\, rimarrà aperto al pubblico fino al 6 aprile 2019.\nL’iniziativa si ispira all’omonimo romanzo di Curzio Malaparte e ne interpreta visivamente il racconto\, ambientato a Napoli nel 1943\, attraverso dieci fotografie in bianco e nero di grande e medio formato. Le immagini saranno completate dalla proiezione del video “Hosios. Mangiatori di pane” realizzato in collaborazione con l’artista Daniele Rosselli e con il duo di musica elettronica retina.it. Protagonisti di foto e video sono attori e artisti napoletani di fama nazionale e internazionale tra cui Alessandra Asuni\, Giovanni del Monte\, Federica Di Lorenzo\, Duccio Giordano Effimerus\, Eddy Fiorillo\, Rosalyn Hart\, Marialuna Papa\, Stefano Fico\, Cristina Messere\, Peppe Papa\, Marco Palumbo\, Massimo Pastore\, Riccardo Pisani\, Daniele Rosselli\, Fabio Rossi\, Ramona Tripodi\, Imma Villa\, Riccardo Greco\, Marcello de Bossa\, Roberto Tranchese\, Luca Capasso\, Filippo Pernice\, Claudio Cesarano. \n“Pur nell’evidenza drammatica della Seconda Guerra Mondiale\, che fa da sfondo alla mostra\, lo sguardo dell’artista non si sofferma sulle macerie ma si concentra sul dettaglio spiazzante\, sull’intimità di un soggetto\, su elementi surreali che provocano nello spettatore emozioni differenti distogliendolo dall’atrocità del conflitto. La luce chiara che divampa e illumina ogni cosa\, aprendo squarci bianchi nell’oscurità e nel silenzio della scena\, ha in sé una eco di speranza e di vita. È una forza ancestrale a prevalere sulla disperazione\, sul gelo e sui morsi della fame. L’artista sa come conciliare miseria e decoro\, il surreale e il tragico insieme\, restituendo allo spettatore una carrellata di immagini pervase da un diffuso delirio visuale in cui conferma la teatralità e la grazia\, la suggestiva complessità della sua ricerca che divaga in fascinazioni cinematografiche e letterarie”. \nValentina Rippa \nAdelaide Di Nunzio è nata a Napoli nel 1978\, si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Napoli e successivamente si è trasferita a Milano in cui è specializzata in fotografia e in design di fotografia contemporanea alla Photography School “Richard Bauer”.\nHa abbracciato differenti generi fotografici\, dalle foto di scena (musica e teatro)\, a quelle giornalistiche e di reportage. È inoltre insegnante di grafica e di arte della fotografia. Attualmente lavora ad un progetto che riguarda contemporaneamente la fotografia d’arte e di reportage. Il suo approccio alle immagini è sempre di tipo socio-antropologico e alla ricerca di simboli e di rievocazioni al fine di realizzare una comunicazione emozionale attraverso la quale lo spettatore è invitato a riflettere sul tema trattato.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adelaide Di Nunzio dal progetto fotografico “La Pelle” tratto dal’ omonimo libro di Curzio Malaparte misure 50/70 cm stampa fine art su carta cotone Hahnemuhle cornice in legno nera edizione: 5 copie e una copia d’artista\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:In the Volcano - Cai Guo-Qiang e Pompeii
DESCRIPTION:23 febbraio – 20 maggio 2019\nOPENING 22 FEBBRAIO ORE 16:30\nMANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli\nPiazza Museo 19\, Napoli \nA cura di Jérôme Neutres \nUn’esplosione di polvere da sparo e fumi colorati nell’Anfiteatro di Pompei per ripercorrere la dinamica tragica e\, al tempo stesso\, vitale dell’eruzione del Vesuvio\, in un viaggio poetico senza tempo che racconta la distruzione e la rinascita a nuova vita della città antica.\nÈ l’evento unico dell’artista Cai Guo-Qiang realizzato a Febbraio al Parco Archeologico di Pompei\, l’Explosion Studio: un’esplosione artistica che\, attraverso le sue fasi\, riproporrà\, non soltanto la tragedia che sconvolse Pompei\, ma anche la sua fortunosa scoperta\, in grado di riportare alla luce eccezionali testimonianze storiche ed archeologiche.\nLe opere create dall’esplosione artistica saranno “scavate” e poi trasferite al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) per l’inaugurazione della mostra del 22 Febbraio. Fino al 20 Maggio 2019\, disseminati negli spazi museali (dalla Collezione Farnese alla sezione affreschi\, dall’atrio alla collezione dei mosaici)\, i lavori di Cai Quo Qiang racconteranno il legame indissolubile tra passato e presente\, cultura orientale ed occidentale.\nCuratore artistico del progetto è Jérôme Neutres\, de La Réunion des Musées Nationaux Grand Palais e presidente del Musée du Luxembourg a Parigi.\n“In the Volcano. Cai Guo-Qiang and Pompeii” ospitato dal Parco Archeologico di Pompei e dal Museo archeologico Nazionale di Napoli è stato possibile grazie al supporto speciale della Fondazione Morra.\nL’artista Cai Guo-Qiang prosegue\, con questo doppio appuntamento artistico\, la sua attività in Italia\, dopo il successo della performance con fuochi d’artificio a Firenze (“Cai Guo-Qiang. City of Flowers in the Sky”) e della personale “Flora Commedia alle Gallerie degli Uffizi”\, in programma fino al 17 febbraio 2019 nell’ambito del più ampio progetto “Viaggio di un Uomo nella Storia dell’Arte Occidentale” di Cai Guo-Qiang.\nCai\, insignito di numerosi riconoscimenti culturali\, tra cui il Leone d’oro alla 48esima Biennale di Venezia\, è stato anche direttore degli effetti speciali e visivi per le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi estive 2008 a Pechino.\nLa sua produzione artistica\, che da sempre ricorre a differenti media\, dal disegno alle installazioni\, dalle video performance alla pittura\, si è poi orientata sul particolare utilizzo della polvere da sparo che\, per le sue caratteristiche installazioni esplosive\, fornisce forza e vitalità all’espressione creativa.\nUn unicum\, per le infinite suggestioni del luogo\, è l’esplosione all’Anfiteatro di Pompei: l’evento sarà riproposto e visibile al pubblico nell’ambito della Mostra al MANN\, di cui sarà parte integrante.\nAll’Anfiteatro su una grande tela bianca\, della lunghezza di 30 metri\, sospesa dall’alto ed adagiata su una pedana\, saranno collocate copie di oggetti legati alla vita quotidiana e all’arte di Pompei; riproduzioni di sculture appartenenti alle collezioni del MANN\, come la Venere Callipigia\, l’Ercole e l’Atlante Farnese\, il busto dello Pseudo-Seneca; piccole tele originali\, realizzate a Casa Morra\, tele che si riempiranno\, a seguito dell’esplosione con polvere da sparo\, di disegni e colori\, ispirati ai reperti del Museo Archeologico.\nTre i momenti suggestivi dell’esibizione a Pompei\, dal titolo evocativo: la “Tela della civiltà”- piccole esplosioni travolgeranno i manufatti disposti sulla tela\, tracciandola in maniera violenta e inesorabile\, con la stessa spietatezza con cui furono impresse le vicissitudini umane. Dopo una breve pausa\, seguirà il “Sospiro”: fuochi d’artificio colorati\, proiettati lungo la tela e verso il cielo come in un’eruzione vulcanica inarrestabile\, ricorderanno il suono di un pesante sospiro\, quello dell’ascesa e del declino della civiltà umana. Ancora una piccola pausa e tutto tornerà in pace. Avrà inizio lo “Scavo” – tra i residui dei fumi l’artista con il suo team riporterà alla luce le “rovine archeologiche”. \n“Pompei è un luogo del contemporaneo. Riprendo questo pensiero di Massimo Osanna\, a cui si deve la promozione di questo progetto\, che trovo quanto mai significativo. – dichiara la Direttrice ad interim del Parco archeologico di Pompei\, Alfonsina Russo – Pompei\, sospesa nel tempo\, ha da sempre catturato l’immaginazione e lo spirito creativo di artisti di ogni epoca\, ricordandoci che quel tragico evento del 79 d.C si è impresso nella memoria collettiva per l’eternità\, non solo per la sua storia e testimonianza unica di un’epoca\, ma anche per il profondo senso di fragilità e di impotenza a cui ci rimanda costantemente”. \nDopo l’Explosion Studio nell’Anfiteatro\, il percorso “In the Volcano” troverà naturale completamento nella mostra al MANN: fino all’11 marzo sarà esposta\, nell’atrio del Museo\, la lunga tela utilizzata per la perfomance nella città vesuviana\, distesa tra gli archi e le volte come un velo protettivo che accoglie il pubblico.\nSaranno installate\, ancora\, accanto ai grandi capolavori della statuaria antica\, le copie dell’Ercole Farnese e della Venere Callipigia\, reinterpretate e rilette da Cai grazie ai colori dell’esplosione\, e i tre busti dello Pseudo-Seneca di differenti colori come simbolo delle diverse identità di Seneca il Giovane – poeta tragico\, filosofo stoico e mentore involontario di tiranni – che giocando sulla diversa modulazione delle forme attireranno lo sguardo del visitatore.\nSaranno tante le sorprese riservate a chi seguirà il percorso tracciato da Cai Guo-Qiang negli spazi dell’Archeologico: il tratto evanescente della polvere da sparo su tela traccerà rimandi alle figure dell’iconografia classica\, così come la presenza di curiose installazioni nelle sale spingerà ad interrogarsi sulla continuità tra le dimensioni di ieri e di oggi.\nSe semplici piattaforme andranno a racchiudere vasi ed oggetti di terracotta\, rimandando alla quotidianità dei romani\, sarà la riproduzione di una barca\, fissata alla parete e posta accanto agli affreschi pompeiani\, a svelare il segreto atemporale di un viaggio artistico sempre in fieri. \nCai Guo-Qiang è nato nel 1957 nella città di Quanzhou\, in Cina. Si è formato presso l’Accademia Teatrale di Shanghai e ha lavorato con diversi media artistici\, tra cui disegno\, installazione\, video e performance. Durante il suo soggiorno in Giappone\, dal 1986 al 1995\, ha esplorato le proprietà della polvere da sparo nei suoi disegni\, avviando uno studio che ha portato allo sviluppo dei suoi eventi esplosivi che oggi realizza. Attingendo alla filosofia orientale e guardando alle questioni sociali contemporanee come basi concettuali\, le sue opere rispondono direttamente alla cultura e alla storia locale e stabiliscono uno dialogo tra gli spettatori e l’universo più vasto che li circonda. La sua arte e in particolare le installazioni esplosive sono piene di una vitalità e di una forza che trascendono il piano bidimensionale\, espandendosi dallo spazio del museo alla società e alla natura. \nCai Guo-Qiang ha ricevuto il Leone d’Oro alla 48° Biennale di Venezia del 1999\, il Premio Cultura al 20°Asian Culture Prize di Fukuoka del 2009\, ha vinto il Barnett e Annalee Newman Foundation Award nel 2015 e il Premio Bonnefanten per l’Arte Contemporanea (BACA) nel 2016. Nel 2012 è stato tra i cinque vincitori del prestigioso Praemium Imperiale\, un Premio alla Carriera nelle Arti nell’ambito del Premio Nobel. Inoltre\, è stato anche tra i cinque artisti che hanno ricevuto il primo premio della Medaglia d’Arte del Dipartimento di Stato degli USA per l’eccezionale scambio culturale internazionale realizzato. Cai è stato anche direttore degli effetti speciali e visivi per le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi estive 2008 a Pechino. Tra le sue mostre personali e progetti ricordiamo Cai Guo-Qiang on the Roof: Transparent Monument\, al Metropolitan Museum of Art\, New York\, 2006 e la retrospettiva I Want to Believe\, che ha aperto al Solomon R. Guggenheim Museum\, New York nel 2008 la sua prima mostra personale in Brasile\, Da Vincis do Povo\, itinerante in tre città del Paese nel 2013. Viaggiando da Brasilia a San Paolo prima di raggiungere la sua destinazione finale a Rio de Janeiro\, è stata la mostra più visitata di un artista vivente in tutto il mondo con un milione di visitatori. Nel giugno 2015\, Cai ha creato l’evento esplosivo Sky Ladder Off \, Huiyu Island\, Quanzhou\, in Cina\, opera che è diventata protagonista del documentario prodotto da Netflix del 2016 Sky Ladder: L’arte di Cai Guo-Qiang\, diretto dal vincitore dell’Academy Award\, Kevin Macdonald. Cai Guo-Qiang: Fireflies\, il più grande progetto di arte pubblica realizzato negli Stati Uniti dall’artista negli ultimi dieci anni e lanciato a Philadelfia nel settembre 2017. Mentre il più recente evento esplosivo\, Color Mushroom Cloud\, è stato realizzato il 2 dicembre a Chicago. Tra le mostre personali del 2017: Cai Guo-Qiang: October al Pushkin State Museum of Fine Arts\, Mosca\, Russia; e The Spirit of Painting. Cai Guo-Qiang at the Prado al Museo del Prado\, Madrid\, Spagna. Attualmente vive e lavora a New York.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. Explosion Studio\, Pompei\, 2019 © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019 \n© photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio \n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n			\n				\n			\n				\n				In the Volcano: Cai Guo-Qiang and Pompeii. MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli\, 2019  © photo Wen You Cai\, Courtesy Cai Studio\n				\n		\n\n\n \n \n 
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cinema Assoluto o Astratto 1° INCONTRO
DESCRIPTION:20 febbraio 2019\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \n1° INCONTRO – Cinema Dada e Surrealista  \nMercoledì 20 febbraio gli Archivi Mario Franco di Casa Morra\, in zona Materdei\, inaugurano una rassegna settimanale sul Cinema Assoluto o Astratto. Il primo appuntamento è dedicato alle prime due rappresentazioni di cinema dadaista e surrealista\, presentate in ordine cronologico\, così come furono presentate nell’ultimo evento del 7 luglio del 1923 coordinato da Tristan Tzara\, La Soirée Du Coeur À Barbe: uno studio visivo sulla città di New York Manhatta (1921) realizzato da Charles Sheeler e dal fotografo Paul Strand\, uno dei Rhytmus di Richter e uno dei Rayograms di Man Ray\, ottenuti sparpagliando oggetti come chiodi e puntine da disegno\, esposti alla luce direttamente sulla pellicola. \nIl 3 maggio del 1925\, a Berlino\, nelle sale della UFA\, vennero proiettati in rassegna Diagonal Symphonie\, film d’animazione astratta di Viking Eggeling\, gli Opus di Ruttmann\, che era stato il primo teorizzatore della “pittura in movimento”\, e due film di un nuovo percorso sperimentale: Ballet Mécanique\, di Fernand Léger realizzato nel 1924 con interventi di Man Ray\, ed Entr’acte\, di René Clair\, concepito da Francis Picabia come breve intermezzo cinematografico all’interno del Balletto della Compagnia Svedese di Rolf de Maré\, Relache (ovvero “riposo”)\, così chiamato per confondere il pubblico inducendolo a pensare ad una serata di chiusura del teatro. \nIn seguito\, ogni mercoledì si susseguiranno programmi cinematografici sul cosiddetto “cinema assoluto” o “cinema astratto”; film delle avanguardie storiche degli anni Venti e cinema sperimentale degli anni Sessanta dal Fluxus all’Underground fino alle esperienze di Andy Warhol.
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Cavalli si nasce\, un film di Sergio Staino
DESCRIPTION:30 gennaio 2019\nINIZIO PROIEZIONE ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nproiezione alla presenza di Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino \nGli Archivi Mario Franco sono lieti di ospitare la proiezione del film Cavalli si nasce\, mercoledì 30 gennaio 2019 alle ore 18.00. Diretto da Sergio Staino\, fumettista e regista italiano\, è un film con Vincent Gardenia\, David Riondino\, Paolo Hendel\, Delia Boccardo\, Franco Angrisano\, Beniamino Placido\, Pietra Montecorvino\, Paco Reconti\, Roberto Murolo.\nCavalli si nasce affronta l’eterna contraddizione tra una visione del mondo scientifica e razionalista e una conoscenza irrazionale ma “fortemente altruista e appassionata”\, come ha detto il regista. Il film\, nato da una riflessione di Staino quando\, a venticinque anni\, lavorava in un’équipe socio-urbanistica che indagava sulle problematiche territoriali del Cilento\, pone attenzione sulla possibilità dell’uomo di lasciarsi coinvolgere dalle emozioni e dai sentimenti. La “bellezza dei luoghi\, il fascino di antichi tratturi\, le piccole chiese romaniche e gli affascinanti complessi barocchi” (Sergio Staino) inducono a “orientarsi a volta a volta secondo le spinte più solidali e senza tentare di sistematizzare in una scacchiera precisa o leggere con distacco e freddezza gli avvenimenti in cui si è coinvolti” (Sergio Staino).\nLa dicotomia tra raziocinio e istinto è rappresentata dai due protagonisti del film: Ottavio\, colto principe fiorentino formatosi alla scuola illuminista dei Lorena e incantato dal Viaggio in Italia di Goethe\, interpretato da David Riondino\, e il suo giovane servo ed amico\, Paolo\, impersonato da Paolo Hendel. I due in viaggio nel sud della nostra penisola\, sulle orme del grande scrittore tedesco\, vivono una serie di avventure e peripezie che fanno crescere\, soprattutto in Paolo\, un senso di indignazione e un conseguente sussulto di ribellione. La vicenda è ambientata nel 1832\, anno della morte di Goethe e in un momento storico che vede il passaggio dal Secolo dei Lumi al Romanticismo.\nIl film\, vincitore del Nastro d’Argento del 1989 per la migliore colonna sonora\, ha musiche originali composte da Eugenio Bennato e da Carlo d’Angiò. La musica accompagna lo spettatore all’interno della storia: le “costruzioni algebriche” di Eugenio Bennato\, volutamente interrotte e scardinate dal canto rotto e drammatico di Carlo d’Angiò\, definiscono il ritmo dell’intero film. “Prima ancora di definire la storia in una compiuta sceneggiatura” dice Staino\, “pensai alle musiche. Le musiche secondo me dovevano esaltare questa dicotomia (razionale-irrazionale)\, in una mescolanza che mettesse fianco a fianco il canto del lavoro contadino con l’elegante musica dei salotti nobili; la vocalità disperata dei canti arabi e le atmosfere pregne di conturbante sensualità romantica”. \nSergio Staino\, disegnatore\, scrittore\, regista e operatore culturale. Anima inquieta della sinistra marxista\, è vignettista “storico” de l’Unità\, di cui è stato direttore\, ma le sue strisce sono apparse in tantissimi quotidiani e periodici italiani. Vive e lavora a Scandicci in quel di Toscana. Le sue pubblicazioni più recenti sono il romanzo satirico a fumetti Alla ricerca della pecora Fassina\, Giunti Editore\, la biografia Io sono Bobo di Montanari e Galati\, Della Porta Editori\, e il libro Il Pesce con Silvio Greco\, edizioni Slow Food e le illustrazioni per il libro Mamma quante storie di Andrea Satta\, edizioni Enciclopedia Italiana. Nel 2017 decide di scoprire come funziona un blog nell’indomita attesa che l’Unità rinasca dalle sue ceneri.\n 
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SUMMARY:Tre caleidoscopi giganti
DESCRIPTION:19 gennaio 2019\nOPENING ORE 12:00\nMuseo Hermann Nitsch – Terrazza dei profumi e dei colori\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di DNA Maratea Contemporanea in collaborazione con la Fondazione Morra. \nIl Museo Hermann Nitsch è lieto di ospitare Tre caleidoscopi giganti\, un evento organizzato da DNA Maratea Contemporanea in collaborazione con la Fondazione Morra per la cerimonia inaugurale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.\nIl terrazzo del Museo Hermann Nitsch diventa il luogo ideale per ampliare lo sguardo su tutto quello che rappresenta la storia culturale della Basilicata dentro e fuori la storia dell’Italia e dell’Europa.\nI Caleidoscopi del titolo sono apparecchi fantastici\, nei cui tubi si nascondono riflessi multipli di immagini\, spesso simmetriche\, tratte dai colori del logo di Matera 2019\, che rompono lo spazio visivo perché capaci di moltiplicare le forme. Il risultato sono figure che raccontano avvicendamenti fantastici a cui è possibile associare figure e paesaggi che riconducono ai tanti attraversamenti che i luoghi e la loro storia rendono finalmente visibile agli occhi dei visitatori.\nCon il titolo e il riconoscimento europeo di Capitale della Cultura\, Matera\, insieme al territorio della Basilicata e del Mezzogiorno\, mostra una possibile empatia della Resilienza del Capitale naturale con quello culturale. Questa nuova immagine del territorio\, ricca di potenziale\, ci dice che l’Europa non è né lontana\, né nemica\, ma che è anch’essa resiliente quanto necessario\, almeno in occasione di questo evento.\nIl caleidoscopio (dal greco καλειδοσκοπεω\, “vedere bello”) moltiplica i luoghi della città per far leggere la prospettiva visiva che da Matera si allarga a tutto il territorio della Macroarea Europea del Mediterraneo: finalmente la governance orizzontale tra le istituzioni appare come strategia del possibile\, nonostante la malinconia civile sia ancora in campo.\nLo spazio delle utopie e delle distopie previsto dal logo si trasforma in spazio delle utopie desiderate\, cioè del futuro aperto realizzabile.\nLa morfologia dei Sassi\, lascia spazio alla geomorfologia dell’intera Basilicata che appare come Terra Madre\, un femminile che diventa visibile mettendo in orizzontale la tradizionale mappa della geografia fisica.\nAi colori della geomorfologia è possibile aggiungere i colori della geografia scritta dalla Natura e a queste due mappe sovrapporre quella scritta dalla storia culturale dell’umanità.\nIl Caleidoscopio su Matera ci dice che l’economia da sola non basta e la resilienza della Comunità Europea che verrà è ancora più importante\, perché detta il tempo dell’incontro necessario tra diversità territoriali che la storia ha reso mosaico multiplo delle regioni di un’Europa a civiltà plurale. Questa si mostra ancora bella perché la resilienza del Capitale Culturale a Matera è dentro la storia del Potenziale Naturale e la geografia scritta dai popoli è qui ben visibile.\nL’evento è a cura di Pasquale Persico\, Mimmo Longobardi e Pompeo Limongi.\nSul Terrazzo del Museo Nitsch la cuoca napoletana Teresa Iorio offrirà per l’occasione una degustazione sorprendente di una pietanza napoletana.\nLa Società Italiana Design della comunicazione visiva\, protagonista a Matera\, vorrà guardare dal Caleidoscopio del Museo i colori della città gemella di Matera\, Plovdiv\, che dalla Bulgaria festeggia anch’essa l’anno europeo della cultura. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Tre caleidoscopi giganti\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2019 © photo Mimmo Longobardi  Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Exodus\, fuga dalla Libia e Stalker - l'Urlo\, in ascolto dell'inumano
DESCRIPTION:17 gennaio – 20 gennaio 2019\nOPENING 17 GENNAIO ORE 11:00\nChiostro di S. Domenico Maggiore\nVico San Domenico Maggiore\, Napoli \nPalermo e Napoli\, Orlando e De Magistris\, due grandi città del Sud guidano la riscossa civile dei municipi d’Europa davanti al declino civile e istituzionale che l’Italia e l’Europa stanno consumando sulla pelle dei migranti.\nDopo la presa di posizione contro l’inciviltà del decreto sicurezza e dei porti chiusi ai migranti salvati in mare si mettono all’ascolto delle disperate testimonianze dei migranti in Libia che raccontano una realtà che governi e media mainstream tentano in tutti i modi di minimizzare e occultare\, un vero e proprio inferno in cui tutti i migranti sono ridotti in stato di schiavitù – soggetti a violenze\, sequestri\, lavori forzati e torture – e supplicano di essere urgentemente evacuati.\nTantissimi tra loro sono pronti ad essere rimpatriati non essendo più l’Europa né un sogno né una speranza per loro.\nIl Sindaco De Magistris – così come ha fatto Orlando durante il summit internazionale di novembre a Palermo sulla Libia*- ha propiziato a Napoli dal 16 al 20 gennaio\, dalle 11 alle 18.30 presso il chiostro di S. Domenico l’evento “l’Urlo\, in ascolto dell’inumano”\, realizzata da Exodus\, fuga dalla Libia e Stalker. per ascoltare\, amplificare e diffondere il disperato appello dei migranti in Libia con cui Michelangelo Severgnini è in costante contatto telefonico diretto da molti mesi**\, facendosi testimone del loro dramma.\nDurante l’evento il Sindaco si metterà pubblicamente in contatto telefonico diretto con alcuni migranti in Libia per testimoniare a loro\, al Paese e all’Europa tutto il proprio impegno politico e civile a far emergere con chiarezza la gravità della situazione in Libia e l’urgenza di attivare un ponte aereo per permettere l’esodo di tutti i migranti dalla Libia come richiesto a gran voce dagli stessi migranti. Gravità e urgenza sottaciuta da tutti e che vede il governo italiano e l’Unione Europea gravemente coinvolti e responsabili per quanto sta accadendo in Libia. \nIl progetto a Napoli è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione Morra e il Centro Studi Postcoloniali e di Genere de “l’Orientale”\, Università degli studi di Napoli. \n \n 
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SUMMARY:Mario Costa - L'uomo fuori di sé
DESCRIPTION:18 dicembre 2018\nINIZIO ORE 17:30\nSala conferenze del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nMiniconvegno a partire da un libro.\nCon interventi di: Mario Costa\, Vincenzo Cuomo\, Maria D’Ambrosio\, Matteo D’Ambrosio e Filippo Fimiani. \n  \nIl Museo Hermann Nitsch è lieto di ospitare il miniconvegno Mario Costa. L’uomo fuori di sé (Mimesis\, Milano 2018) a cui interverranno\, oltre allo stesso Costa\, studiosi di vari settori.\nL’incontro sarà un’occasione per discutere del contributo dato da Mario Costa\, e dai suoi studi\, nel dibattito internazionale sull’impatto estetico-antropologico delle nuove tecnologie.\nCon riferimento alle sue recenti pubblicazioni\, e a quelle a lui dedicate\, si rifletterà sulla inedita prospettiva teorica inaugurata da Costa\, già nei primi anni Ottanta dello scorso secolo\, con concetti quali “estetica della comunicazione”\, “sublime tecnologico”\, “blocco comunicante”\, “estetica del flusso”\, ed ora “esternalizzazione tecnologica”.\nIn particolare\, il dibattito verterà sulle seguenti pubblicazioni: \nMario Costa\, L’uomo fuori di sé. La fotografia\, il fonografo e il telefono nella Parigi del XIX secolo\, Mimesis\, Milano 2018\nMario Costa\, Artmedia. L’oggetto estetico dell’avvenire. Storia di un progetto scientifico\, Kaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nAA.VV.\, Arti e tecniche nel Novecento. Studi per Mario Costa\, Kaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nMario Costa\, Technology\, communication and aesthetics of de sublime\, in AA.VV.\, Viva Voce. Conversations with italian philosophers\, State University of New York\, 2017 \nMario Costa (Torre del Greco 1936) filosofo e innovatore degli studi di Estetica\, alcuni suoi libri come Il sublime tecnologico (1990/1998)\, L’estetica dei media (1990/1999)\, La disumanizzazione tecnologica (2007)\, Dopo la tecnica (2015)\, ben noti in Italia e tradotti all’estero\, hanno dato l’avvio ad un dibattito internazionale sulle trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie nell’arte e nell’estetica\, ed hanno aperto il campo ad una filosofia della tecnica del tutto ignorata in Italia. È stato professore ordinario di Estetica presso l’Università di Salerno dove nel 1985 ha fondato e diretto “Artmedia”\, laboratorio permanente sul rapporto tra tecno-scienza\, filosofia ed estetica. Ha contemporaneamente insegnato all’Università “L’Orientale” di Napoli e alla “Sophia-Antipolis” di Nizza. \n  \nSINOSSI DELLE PUBBLICAZIONI\nMario Costa\nL’uomo fuori di sé. La fotografia\, il fonografo e il telefono nella Parigi del XIX secolo\nMimesis\, Milano 2018\nIl libro tratta degli effetti estetico-antropologici prodotti dalla apparizione\, nell’Ottocento\, delle prime tecnologie dell’immagine e del suono\, la fotografia\, il fonografo e il telefono\, ritenendo Parigi il luogo privilegiato di osservazione. Muovendosi sul doppio piano delle esplorazioni storiche e della teoria\, Costa ci consegna alla fine un quadro che\, ad un tempo\, getta luce sulle origini e indica la strada che stiamo percorrendo.\nMario Costa\nArtmedia. L’oggetto estetico dell’avvenire. Storia di un progetto scientifico\nKaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nIl libro ripercorre la storia di “ARTMEDIA”\, il Seminario/laboratorio permanente di estetica dei media e della comunicazione creato e diretto da Costa presso l’Università di Salerno\, per il quale\, tra l’altro\, tra il 1985 e il 2009\, sono stati organizzati\, tra Salerno\, Napoli e Parigi\, 10 convegni internazionali che hanno coinvolto un centinaio di teorici e di artisti di tutto il mondo.\nVincenzo Cuomo e Igor Pelgreffi (a cura di)\nArti e tecniche nel Novecento. Studi per Mario Costa\nKaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nIl libro contiene\, in omaggio a Mario Costa\, saggi di Roberto Barbanti\, Maurizio Bolognini\, Vincenzo Cuomo\, Matteo D’Ambrosio\, Diana Danelli\, Paolo D’Angelo\, Alice de Carvalho Lino\, Derrick de Kerckhove\, Roberto Diodato\, Filippo Fimiani\, Fred Forest\, Fabio Galadini\, Dario Giugliano\, Giuseppe O Longo\, Aldo Marroni e Carla Subrizi. Con un disegno di Gianfranco Baruchello.\nMario Costa\nTechnology\, communication and aesthetics of de sublime\, in AA. VV. Viva Voce. Conversations with italian philosophers\nState University of New York\, 2017\nSi tratta di una lunga intervista\, all’interno di un volume collettaneo in inglese che ne raccoglie altre ventidue\, nella quale Costa espone i principi della sua estetica e della sua filosofia della tecnica.\nL’obiettivo del libro è quello di permettere ai maggiori filosofi italiani\, tramite una serie di domande e risposte\, di esporre le linee fondamentali del loro pensiero.
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SUMMARY:TEATRINGESTAZIONE - C.R.A.S.I. Indagine e formazione teatrale\, pratica e teorica Laboratorio Permanente di Pratiche Performative Interdisciplinare
DESCRIPTION:novembre 2018 – novembre 2019\nPRIMO INCONTRO 26 NOVEMBRE 2018 dalle 11:00 alle 17:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nNell’ambito delle attività promosse dalla Fondazione Morra all’interno degli spazi di Casa Morra Archivio d’Arte contemporanea\, TeatrInGestAzione\, la compagnia teatrale guidata dalla coppia Gesualdi | Trono\, dà vita al Laboratorio Permanente di Pratiche Performative Interdisciplinare\, in collaborazione con Lorenzo Mango\, professore titolare della cattedra di Storia del Teatro Moderno e Contemporaneo dell’Università L’Orientale di Napoli. \nIl Laboratorio Permanente si ascrive in un più ampio e complesso progetto che prende il nome di CRASI – Centro di Ricerca delle Arti Sceniche Internazionale\, e che comprende le multiple dimensioni in cui si declina l’opera di TeatrInGestAzione\, in sinergia con la Fondazione Morra. Un progetto di formazione che durante l’anno ospiterà attività pedagogiche diversificate. \nIl Laboratorio Permanente si articolerà in una fase preliminare e tre percorsi autonomi e complementari\, a partire da novembre 2018 fino a novembre 2019\, intervallati da aperture al pubblico. Il primo percorso è declinato in appuntamenti fissi dedicati alla condivisione della prassi artistica di TeatrInGestAzione; il secondo scandito da incontri a carattere teorico e pratico con esperti e studiosi di discipline e campi d’indagine che riteniamo complementari al teatro (Storia\, architettura\, filosofia\, economia); il terzo ospita interventi pedagogici intensivi e diversificati\, accogliendo visioni autonome della scena contemporanea indipendente e internazionale (registi\, coreografi\, performer). Un’attività ibrida di ricerca\, formazione\, creazione\, che possa dare luogo ad un dialogo fertile\, proponendosi come un’alternativa di costanza\, rigore e disciplina\, per condurre i partecipanti ad una preparazione necessaria a coltivare un’autonomia creativa. \nIl laboratorio è per noi il tempo e il luogo della conoscenza reciproca\, del nutrimento\, il tempo dell’onestà\, della fragilità; il luogo della cura\, dell’allenamento che mira a costruire una presenza che si fonda su una forma di agilità dell’ascolto\, sulla ricezione e sulla reazione; un’occasione per riconoscerci e dare luogo a un progetto comune\, e magari scoprire di poter condividere nel futuro un tempo più lungo. Qui a Casa Morra\, TeatrInGestAzione sarà corpo vivo esposto all’opera. (Gesualdi | Trono) \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Una scena dello spettacolo “Corpus” rappresentato dalla compagnia teatrale “Alto Fragile”. La performance si è svolta al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. \n© Photo Angela Grimaldi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Una scena dello spettacolo “Corpus” rappresentato dalla compagnia teatrale “Alto Fragile”. La performance si è svolta al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. \n© Photo Angela Grimaldi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Una scena dello spettacolo “Corpus” rappresentato dalla compagnia teatrale “Alto Fragile”. La performance si è svolta al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. \n© Photo Angela Grimaldi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Una scena dello spettacolo “Corpus” rappresentato dalla compagnia teatrale “Alto Fragile”. La performance si è svolta al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. \n© Photo Angela Grimaldi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Una scena dello spettacolo “Corpus” rappresentato dalla compagnia teatrale “Alto Fragile”. La performance si è svolta al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. \n© Photo Angela Grimaldi\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:SMASHING THE MYTH - Performing art from Croatia
DESCRIPTION:23 novembre 2018\nOPENING dalle 16:00 alle 23:00\nMuseo Hermann Nitsch \nScala Filangieri\nQuartiere Intelligente  \n  \nA cura di Adriana Rispoli e Zvonimir Dobrović. \nEvento organizzato da Quartiere Intelligente e Domino Project in collaborazione con Museo Hermann Nitsch\nCon il supporto di Ministero della Cultura della Repubblica di Croazia. \nSi ringraziano per la collaborazione DeA Capital per il Consorzio Ex Olivetti di Pozzuoli\, Ciro Esposito e Alessandra Gigante. \nAbbattereAbbattereAbbattere questo il fil rouge dei lavori in mostra e l’intenzione dei suoi organizzatori. Con un’accezione positiva\, Smashing the Myth celebra la distruzione come atto semantico per la costruzione di nuove realtà\, per il superamento dei limiti e delle categorizzazioni\, e per l’abbattimento dei confini fisici ed identitari. La performance come espressione artistica preferenziale contiene in luce le caratteristiche di dissolvimento del linguaggio e di osmosi tra le diverse forme d’arte ed in questa occasione si presenta nelle sue innumerevoli accezioni: dall’intervento nello spazio urbano al coinvolgimento diretto del corpo\, dall’azione simbolica alle sinestesie audio visive\, trovando nei primi esperimenti di video performance nell’Est Europa una sorta di battesimo generazionale. Smashing the myth presenta uno spaccato dell’arte croata oggi in qualche modo iconoclasta e provocatoria che restituisce un’immagine forte e combattiva di una generazione di artisti che se da un lato afferma con fierezza le proprie radici\, dall’altro reclama\, a ragione\, un’idea dell’arte libera dalla scure dell’economia e dal predominio del capitale. Oltre al costante interrogarsi sul valore e il potere dell’arte nella società\, è sempre presente il confronto diretto con la storia dell’arte in senso lato: dall’utopia russa dei primi del ‘900 all’amara ironia sul mercato dell’arte contemporanea\, passando per l’azzeramento delle barriere tra arte e vita. \nARTISTI: Igor Grubić\, Bruno Isaković\, Sanja Iveković\, Siniša Labrović\, Alen Sinkauz – Nenad Sinkauz\, Sandra Sterle. \n  \nPROGRAMMA \nMUSEO HERMANN NITSCH\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDalle 16.00 alle 21.00 \nIgor Grubić | Smash the Myth\nBruno Isaković | Fade Into\nSanja Iveković | Inter nos\nDalle 19.00 alle 21.00 \nSiniša Labrović | Artist Index \nIgor Grubić: Smash the Myth\nFotografia e banner dall’intervento nell’ex Fabbrica Olivetti\nMUSEO HERMANN NITSCH \nQualsiasi sia il medium scelto o la modalità di intervento fino ad includere lo stile personale di vita\, Igor Grubic applica coerentemente una visione politica al suo modo di vivere e quindi di fare arte. Smash the Myth è in qualche modo una tautologia con cui Grubic dichiara\, parafrasando l’ideologia radicale del poeta russo della rivoluzione Vladimir Mayakovsky\, che l’arte NON POLITICA non esiste perché qualunque espressione artistica\, o anche il solo pensiero\, non può che essere un gesto politico e riflettere la responsabilità che l’artista ha nei confronti della società. La sola scelta di esporsi ad un pubblico – e di scegliere a quale pubblico esporsi compreso quello del mero mercato dell’arte – è un atto politico. La serie Smash the Myth consiste in microinterventi negli spazi urbani in cui Grubic appone\, in maniera temporanea e talvolta illegale\, un banner in luoghi iconici di varie città. Iniziata a metà anni ’90 con il progetto Micro-Museum of Revolutionary Heritage la serie ha toccato diverse città come Berlino\, presso il Soviet War Memorial di Treptower Park e Dresda di fronte all’Accademia di Belle Arti\, e approda ora a Napoli nella mitica fabbrica Olivetti. Fondata nel 1955 su progetto dell’architetto razionalista Luigi Cosenza\, la ex Fabbrica Olivetti è simbolo della visione umanistica di un industriale illuminato la cui missione imprenditoriale era direttamente collegata al benessere dei suoi lavoratori. Con un’impostazione socialista ante litteram per l’Italia\, Adriano Olivetti\, a Pozzuoli come nelle altre sedi italiane delle sue fabbriche\, aveva voluto per i suoi dipendenti un luogo in simbiosi con la natura e dotato di tutti i servizi necessari convinto che il lavoro fosse strumento di riscatto sociale. All’interno di questo piccolo eden dei lavoratori\, Grubic ha scelto di apporre il suo “motto” su quella che un tempo era stata la biblioteca\, luogo per antonomasia per l’arricchimento dello spirito. \nIgor Grubić (Zagabria\, Croazia 1969) è noto per il suo attivismo politico e morale e per le sue operazioni negli spazi pubblici\, spesso nati in un’atmosfera misteriosa di anonimato\, che mirano a generare nuovi significati come la serie 366 Liberation Rituals (2008) o Black Peristyle (1998). Attivo dagli anni 90 il suo lavoro include performance\, fotografia e video e dal 2000 inizia a lavorare anche come produttore di film. I suoi lavori sono stati esposti in numerose rassegne ed istituzioni internazionali tra cui Manifesta 4 (Frankfurt); Tirana Biennial 2; 11.Istanbul Biennial; 4.Fotofestival (Mannheim); Manifesta 9 (Genk); Gwangju Biennale 20th Anniversary Special Project; ‘East Side Stories’ Palais de Tokyo (Paris); Thessaloniki biennale 5- Ident-alter-ity; ‘The Value of Freedom’\, Belvedere 21 (Vienna); ‘Zero Tolerance’\, Moma PS1 (NY). In Italia tra le altre ha partecipato a Present Future ad Artissima nel 2001 e alle mostre Il Piedistallo vuoto e Gradi di Libertà al Museo Civico Archeologico e al Mambo di Bologna nel 2014 e nel 2015. Nel 2016 è stato ospite del Quartiere Intelligente con la proiezione del film Monument.\nRappresenterà la Croazia alla prossima 58° Biennale di Venezia.\nBruno Isaković: Fade Into\nMUSEO HERMANN NITSCH \nFade Into è una performance di lunga durata concepita in relazione diretta con collezioni permanenti in musei e gallerie. L’artista sceglie un’opera d’arte e inscena una live installation relativa al suo valore politico ed artistico. Durante le cinque ore di performance\, un insieme di interpretazioni e connotazioni dell’opera scelta diventano la “tela” sulla quale il performer proietta la sua voce e il suo corpo.\nElementi costitutivi della performance sono riferimenti testuali che esaminano nello specifico il medium dell’opera\, il suo contesto\, il contenuto\, lo sfondo storico e le sue particolarità. Leggendo queste tracce e offrendole al pubblico\, l’artista riempie lo spazio con prospettive intangibili e aspetti corporei\, in stretta relazione con l’opera selezionata ed il suo immediato contesto. I contorni fisici e i confini tra il corporeo e l’intangibile diventano gradualmente sfocati mentre il corpo del performer si fonde in un colore che\, infine\, domina lo spazio. Questo avviene attraverso lenti\, minuziosi movimenti ripetitivi con i quali l’artista dipinge il suo intero corpo fino al dissolversi degli stessi movimenti\, lasciando lo spettatore davanti all’immobilità scultorea del performer. L’incarnazione di tutti i significati accennati ed espressi emerge come un’installazione dal vivo che offre un cambio di paradigma ai visitatori in relazione a uno spazio e un’opera d’arte particolari in un museo.\nLa performance Fade Into è stata realizzata al Reina Sofia di Madrid\, al MAMBO di Bologna\, Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria e alla Glucksmann Gallery a Dublino\, usando sempre un’opera diversa come punto di riferimento. \nBruno Isaković è un performer e coreografo residente a Zagabria. Laureato nel 2009 in danza contemporanea alla Amsterdam School of the Arts\, dal 2011 al 2015 è stato membro del Contemporary Dance Studio\, la più antica compagnia di danza contemporanea croata. È anche fondatore e direttore artistico del Sounded Bodies Festival di Zagabria dedicato all’esplorazione delle relazioni tra voce e movimento\, suono e corpo.\nIsaković conduce regolarmente workshop e insegna lezioni di danza (Bilgi Università delle arti performative – Istanbul\, Dipartimento di danza contemporanea all’Accademia d’Arte Drammatica – Zagabria\, TSEKH Summer School – Mosca\, ecc.).\nHa vinto numerose borse di studio tra cui il Jury Award e il Best Solo Dance al Solo Dance International Festival di Budapest\, e il Premio Nazionale Croato 2016 come miglior coreografo per lo spettacolo “Denuded”.\n  \nSanja Iveković: Inter nos (1978)\nVideo\, 60 minuti\, bianco e nero\, suono\nCourtesy MSU\, Zagreb\nMUSEO HERMANN NITSCH \nUno dei primi lavori di Sanja Iveković\, il primo in assoluto in cui fa uso della registrazione nella performance con videocamere\, Inter nos\, enfatizza l’interazione instaurata tecnicamente con il pubblico. L’opera partecipativa consisteva in due stanze collegate da due circuiti televisivi chiusi\, senza un collegamento audio\, e uno spazio d’ingresso dove avveniva una trasmissione diretta per il pubblico. “Durante l’intera azione\, io sono chiusa in una stanza\, quindi invisibile al pubblico. I visitatori entrano uno alla volta nella seconda stanza. Tra di noi si sviluppa un dialogo mentre interferisco con l’immagine sullo schermo del visitatore provocando una sua particolare reazione. Contemporaneamente\, il resto del pubblico riceve l’immagine dello stesso partecipante.” (Sanja Iveković)\nL’indagine sulle forme di relazione tra artista e pubblico\, l’angolo di visione e l’interazione tra oggetto e osservatore sono alla base della ricerca artistica di Sanja Ivekovic. \nFin dalla sua prima apparizione nel contesto della “New Art Practice” in Jugoslavia nei primi anni ’70\, Sanja Iveković (nata nel 1949 a Zagabria) esplora la costruzione di immagini mediatiche per rivelare e sovvertire le forme di potere che esse nascondono ed usarle poi per i propri scopi. Il suo impegno femminista – legato principalmente all’immagine della donna a alla sua critica mediatica – si è esteso nel tempo ad un’analisi delle condizioni istituzionali e dei rituali del mondo dell’arte. Iveković è stata tra i primi artisti in Jugoslavia a combinare performance e video arte e a coinvolgere attivamente il pubblico in forma di presenza e assenza reali. Negli anni ’90 il suo lavoro diventa più politicamente orientato\, avviando importanti progetti come attivista politica. Iveković ha esposto in numerose mostre internazionali\, tra cui le tre più recenti Documenta a Kassel\, Tate London e MOMA New York.\n  \nSiniša Labrović: Artist Index\nMUSEO HERMANN NITSCH \nBasata sulla discussione in corso sui sistemi del mercato e del marketing dell’arte\, questa performance si inserisce al momento giusto in un dibattito attivo da molto tempo sui MITI costruiti dal mercato dell’arte che oggi tocca l’acme arrivando a mettere all’asta un’opera\, farla a pezzi sotto lo stupore di tutti e immediatamente rivalutarla con un doppio valore. È questo l’elemento sorprendente\, persino creativo\, del mercato dell’arte\, la sua aleatorietà. Pertanto\, ormai la conditio sine qua non per la sopravvivenza e il successo nella scena contemporanea di un artista passa esclusivamente per il mercato attraverso il lavoro del gallerista. Un artista è tale solo se è “rappresentato”\, e se il proprio lavoro è offerto in vendita in una delle importanti fiere d’arte internazionali. La performance celebra coloro che ce l’hanno fatta\, quelli che hanno un nome\, quelli che sono indicizzati. Allo stesso tempo\, rimpiange coloro che sono rimasti indietro e che formano il mare magnum degli anonimi\, degli sconosciuti… ma il dispiacere per chi è rimasto indietro si mescola con lacrime di invidia. \nSiniša Labrović è un artista multimediale originario di Sinj\, una piccola città della Croazia. La sua comparsa nel panorama artistico croato negli anni 2000 è stata a dir poco esplosiva. Sin dall’inizio ha stimolato l’immaginazione del pubblico\, dei media e dell’intera comunità artistica in Croazia attraverso un lavoro che\, nella sua semplicità\, può essere descritto come politico\, crudo\, umoristico e brillante\, ma soprattutto sempre audace e diretto. Le sue performance hanno affrontato e confrontato temi scottanti della pedofilia\, della corruzione\, dell’abuso di potere politico o della mitologia del nazionalismo\, così come genuine questioni filosofiche sull’essere\, sul senso dell’esperienza umana o sulla responsabilità sociale. Nel 2005 ha attirato l’attenzione dei media mondiali (Reuters\, BBC\, Ansa\, New York Post\, The Guardian\, The New York Times\, NBC\, ABC) con il lavoro “Flock.org” in cui i veri concorrenti in un reality show erano delle pecore. Sue opere sono in collezione al Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria\, alla Galleria di Belle Arti di Spalato\, al Museo di Arte Moderna di Dubrovnik e fanno parte di numerose collezioni private. Nel 2009 espone all’11° Biennale di Istanbul e nel 2012 rappresenta la Croazia alla 13° Biennale di Architettura di Venezia\, intitolata Common Ground\, insieme a Pula Group\, Hrvoslava Brkušić\, Igor Bezinović e Boris Cvjetanović.\n  \nSCALA FILANGIERI | QUARTIERE INTELLIGENTE\nScala Montesanto 3\, Napoli\nDalle 21.15 alle 21.30 \nSandra Sterle | Visiting Reality \nIniziato a Belgrado nel 2012 e proseguito a Parigi nello stesso anno\, il progetto Visiting Reality si basa sull’idea che l’identità nazionale coincida con il MITO su cui si costruisce il mondo contemporaneo a tal punto che i popoli iniziano a credere che quest’identità\, sia l’essenza del loro essere. Siamo tutti consapevoli del fatto che la storia è più complessa e che il fatto che ci identifichiamo con un certo popolo solo in base ai meri i confini geografici sia un semplice eufemismo. Con la sua carriera da artista\, Sterle ambiva ad espandere la sua coscienza sulla complessità del sé e del mondo contemporaneo ed invece constata nel presente solo il senso di decadimento che permea l’ambiente sociale e politico in cui vive. La performance mette a confronto la mitologia nazionale di due paesi utilizzando come dispositivo artistico i kitsch souvenir turistici che in fin dei conti si rivelano piuttosto simili qualitativamente ed esteticamente. Fracassandoli al cospetto del pubblico e ridotti in polvere\, formano una sorta di realtà astratta. Si è finalmente così in grado di iniziare a “leggere” oltre il “materiale” mentre ci si avvicina alla complessità di cui sono fatte le nostre vite. L’artista usa l’atto della distruzione come metodo di creazione mettendo sotto esame due forze opposte. \nSandra Sterle è originaria di Spalato e usa diversi linguaggi artistici quali film\, installazione\, fotografia e performance. È docente di performance art e video all’Accademia d’Arte di Spalato in Croazia. Si è diplomata presso il Dipartimento di Scultura dell’Accademia di Arti Visive di Zagabria e ha proseguito i suoi studi presso il Dipartimento di Cinema e Video della Kunstakademie di Düsseldorf\, 1995-96 (con il professor Nan Hoover). Le sue opere sono state presentate in numerose istituzioni artistiche internazionali: Museo d’Arte Contemporanea\, Zagabria; Kunsthalle Fridericanum\, Kassel; Museo Ludwig\, Aachen; Museo d’Arte Moderna\, Arnhem; Gate Foundation\, Amsterdam; W139 Gallery\, Amsterdam; Museo de Arte & amp; Disegno Contemporaneo\, Costa Rica; Museo Nazionale Centro d’Arte Reina Sofia\, Madrid; Instytut Sztuki Wyspa\, Gdansk; Accademia di Berlino\, Berlino; Museet per Samtidskunst\, Roskilde; Fundacio Antoni Tapies\, Barcellona; Location 1 Gallery di New York; Artist Space\, New York; ecc. Le sue opere fanno parte di diversi archivi pubblici e collezioni tra cui MMSU\, Fiume; Galleria d’Arte a Spalato e di collezioni private.\nQUARTIERE INTELLIGENTE\nScala Montesanto 3\, Napoli\nDalle 21.30 alle 22.30 \nAlen Sinkauz e Nenad Sinkauz\nVideo by Ivan Marusic Klif\nPerformance audio visiva \nLo stile performativo di Alen e Nenad Sinkauz attira immediatamente il pubblico con un’abile tecnica d’improvvisazione\, frutto in realtà di un preciso processo per creare istantaneamente composizioni inaspettate. Gli elementi sonori e visivi dei loro concerti sono ulteriormente definiti dall’architettura e dalle caratteristiche acustiche dello spazio in cui giocano\, condizionando l’esito di ogni esibizione. Grazie ad una complessa elaborazione delle principali fonti di suono come chitarre\, bassi\, oggetti di varia natura\, microfoni e pick-up\, oltre alla “field recording”\, il sistema di amplificazione e la qualità di risonanza dello spazio diventano una parte significativa del quadro sonoro finale. Questa performance è una sinergia tra tutti gli elementi che sono riuniti non solo sul palco ma ovunque nello spazio. Il materiale musicale che viene creato da questo continuo accumulo e aggiornamento di suoni rimanda all’industrial\, alla techno e al noise\, ma allo stesso tempo resta avvolto in un’atmosfera astratta che nel tempo assume forme semplici e sempre diverse. La performance gioca sul potere sinestetico del suono\, da un lato appagando la fiducia nel riconoscimento e dall’altro introducendoci più in profondità nella struttura stessa del suono. \nAlen Sinkauz e Nenad Sinkauz\, originari di Pola\, Istria\, sono laureati e poi specializzati in studi di filologia musicale ed etnomusicologia a Padova. Come compositori e interpreti\, negli ultimi 20 anni hanno preso parte a vari progetti musicali\, teatrali\, di danza contemporanea\, multidisciplinari\, radiofonici\, sonori e cinematografici. Il loro lavoro artistico\, soprattutto dal vivo\, è principalmente orientato all’esplorazione di forme musicali non convenzionali\, musica improvvisata e creativa.\nHanno composto la colonna sonora per l’acclamato lungometraggio Zvizdan / The High Sun di Dalibor Matanić (Il premio della giuria “Un certain regard” al Festival di Cannes 2015) e per il film croato-norvegese Goran diretto da Nevio Marasović (Golden Arena premio per la migliore colonna sonora al Pula Film Festival\, 2017). Negli ultimi due anni composto colonne sonore di numerosi film croati e internazionali\, tra cui i cortometraggi d’animazione “Technement” di Branko Farac e “Kako se kalio čelik/Come si temperava l’acciaio” di Igor Grubić. Nel 2002 i fratelli Sinkauz fondano una band\, East Rodeo\, coinvolgendo un gruppo internazionale di musicisti jazz e rock che mettono insieme musica avant-rock\, elettronica\, noise e improvvisata\, pubblicando tre album con musicisti di fama internazionale come Marc Ribot\, Greg Cohen e Warren Ellis. Nel 2010 i fratelli Sinkauz hanno fondato il festival internazionale di musica sperimentale e improvvisata a Pola\, chiamato Audioart. Hanno suonato e presentato le loro opere in innumerevoli festival\, gallerie\, club e svariati luoghi negli Stati Uniti\, in Europa e in Giappone.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018 \n© photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Siniša Labrović “Artist Index”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Siniša Labrović “Artist Index”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Bruno Isaakovic “Fade Into”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Sandra Sterle “Visiting Reality”\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Scala Filangieri/Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Alen Sinkauz e Nenad Sinkauz\, Smashing the Myth – performance art dalla Croazia\, Quartiere Intelligente\, Napoli\, 2018  © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:PSYCHOPLUM! Un'opera multimediale di DANIELE DEL MONACO
DESCRIPTION:11 novembre 2018\nINIZIO ORE 21:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nLa psicosusina atterra a Napoli. Il Marco Cappelli Acoustic Trio (Marco Cappelli\, Ken Filiano\, Satoshi Takeishi)\, una delle formazioni più attive nella sperimentazione musicale newyorkese\, interpreta Psychoplum!\, visionaria opera multimediale di Daniele Del Monaco in cui musica e immagini proiettate raccontano di viaggi interstellari e misteriose specie aliene.\nLa specie dei Cervelloidi è impegnata nell’esplorazione di altri pianeti grazie alla Telemano che\, viaggiando a bordo di una Psicosusina\, cattura immagini dai diversi mondi esplorati e le ritrasmette alla presenza del Re. È attraverso il punto di vista ingenuo e “puro” della Telemano che osserviamo dei mondi differenti in una sorta di Odissea intergalattica densa d’ironia e di riferimenti al nostro mondo.\nL’opera è stata prodotta nel 2013 dal collettivo romano LCP e nel febbraio 2018 viene presentata a New York una nuova versione con musiche totalmente differenti. L’organico raccoglie un campione molto rappresentativo e originale della nuova stagione della musica d’arte newyorchese\, in cui confluiscono il rock sperimentale\, la composizione musicale\, i colori della musica contemporanea e l’interplay dell’improvvisazione. Il gruppo ha al suo attivo numerosi tour e collaborazioni internazionali ed ha inciso due dischi per le etichette Mode Records e Tzadik. Attualmente è in cantiere una seconda collaborazione del gruppo con Daniele Del Monaco\, che debutterà a novembre assieme a Fay Victor e Marc Ribot. \nIl Marco Cappelli Acoustic Trio nasce nell’estate del 2009 con l’intento di esplorare il suono “cameristico” della chitarra classica preparata di Marco Cappelli in combinazione con il poderoso contrabasso di Ken Filiano e le particolarissime percussioni di Satoshi Takeishi. Ha rapidamente guadagnato una solida reputazione suonando presso storici luoghi dell’avanguardia musicale della Grande Mela\, come appunto il Barbes\, il Brecht Forum\, Roulette ed il famoso Stone (diretto da John Zorn)\, nonche` presso teatri piu` “istituzionali” quali l’Auditorium del Mannes College. La formazione ha al suo attivo tre cd: “Les Nuages en France” (Mode Records\, 2011)\, “Le Stagioni del Commissario Ricciardi” (Tzadik\, 2013) e “Norwegian Landscapes” (Da Vinci\, 2018). Nel 2015 il Trio debutta al Napoli Teatro Festival\, con la Sonata per il Commissario Ricciardi\, da un racconto di Maurizio De Giovanni\, in collaborazione con l’attore Andrea Renzi\, ospite la politastierista Shoko Nagai. Dal 2018 il Marco Cappelli AcousticTrio collabora con il compositore Daniele Del Monaco a due suoi progetti: PSYCHOPLUM! e THE ZONE (quest’ ultimo con la vocalist Fay Victor ed il chitarrista Marc Ribot).\nDaniele Del Monaco\, compositore\, tastierista e marinaio\, è autore di musica da camera\, sinfonica\, teatro musicale\, musica elettroacustica\, musica improvvisata\, opere multimediali\, musiche per film\, installazioni interattive\, canzoni. Ha prodotto numerosi spettacoli di ampio respiro tra cui Guernica (opera multimediale\, 2007)\, Simurgh (opera per maschere ed ensemble del 2007)\, Prove di fuga dalla terra (melologo\, 2008)\, Psychoplum (opera multimediale\, 2013-2018)\, Caligola (opera per coro e strumenti\, 2014)\, Il Viaggio (per gruppo di percussioni\, 2015)\, The Zone (concept album 2014-2018).\nMarco Cappelli è ormai da anni protagonista di un singolare percorso artistico che\, dopo studi accademici di ottime referenze (Conservatorio di S. Cecilia di Roma e successivamente Musik Akademie di Basilea con Oscar Ghiglia)\, lo vede passare con disinvoltura dall’esecuzione della scrittura musicale più rigorosa alla pratica dell’improvvisazione. Dalla rosa delle sue collaborazioni (Avi Avital\, Anthony Coleman\, Michel Godard\, Butch Morris\, Mauro Pagani\, Jim Pugliese\, Enrico Rava\, Marc Ribot\, Adam Rudolph\, Elliott Sharp\, Giovanni Sollima\, Markus Stockhausen\, Cristina Zavalloni …) emerge il respiro internazionale e trasversale della sua attività concertistica: è difatti regolarmente ospite sia in stagioni concertistiche di musica classica e contemporanea che in festival di jazz e di improvvisazione\, tanto come solista che in diverse combinazioni di ensemble. Ha al suo attivo una quindicina di cd incisi per prestigiose etichette discografiche come l’americana Mode Records\, la Tzadik diretta da John Zorn\, e da ultimo per l’etichetta giapponese Da Vinci.\nAttivo dai primi anni ’80\, il contrabassista Ken Filiano ha dato il suo contributo a dozzine di albums\, la maggior parte dei quali vanno sotto l’etichetta di “jazz creativo”\, dal post-bop alla free improvisation. Impegnato attivamente nella didattica\, ha insegnato presso l’University of New Mexico (Albuquerque)\, la New York State University (Buffalo)\, la UCLA\, e la Rutgers University. Nel 2002 Filiano ha realizzato il suo primo cd come leader per Clean Feed\, dal titolo Subvenire\, seguito da Dreams from a Clown Carin quartetto con i sassofonisti Tony Malabye Michaël Attias ed il batterista Michael T.A. Thompson. Tra le sue innumerevoli collaborazioni merita particolare menzione il suo recente ingresso nell’ultimo quartetto guidato da Anthony Braxton.\nBatterista\, percussionista e arrangiatore Satoshi Takeishi è nato a Mito\, Giappone. Ha studiato presso il Berklee College of Music di Boston\, USA. Dopo gli studi\, interessato alla musica sud-americana ha vissuto per 10 anni in Colombia\, dove ha suonato con i più importanti musicisti del paese. Attualmente continua la sua esplorazione multiculturale\, spaziando dall’elettronica ad un particolarissimo set di percussioni da lui stesso approntato: vive e lavora a New York\, dove e` tra i piu` richiesti improvvisatori della della ricchissima scena musicale della Grande Mela.\n 
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SUMMARY:Sapere i luoghi
DESCRIPTION:26 ottobre 2018\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nPercorso transdisciplinare sulla lettura e l’attivazione dei luoghi attraverso l’arte \nSapere i Luoghi\, progetto realizzato da Fondazione Morra\, Fondazione Lac o Le Mon e Cantiere Giovani\, vincitore del Bando 2018 “PRENDI PARTE! Agire e pensare creativo” ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali\, per promuovere l’inclusione culturale dei giovani nelle aree caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale\, entra nel vivo del percorso di formazione transdisciplinare-comunitaria che\, attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea\, intende fornire metodologie e strumenti per una nuova lettura e attivazione dei luoghi attraverso la ricerca\, la sperimentazione e l’espressione artistica.\nI 20 beneficiari di progetto\, selezionati tra le 89 candidature pervenute attraverso l’open call pubblica rivolta in particolare a giovani NEET – giovani che vivono una condizione di non-studio e di non-lavoro – avranno la possibilità di prendere parte a lezioni frontali e attività laboratoriali in cui si affronteranno i concetti e le pratiche di luogo ed identità\, territorio e mappa\, differenze e opportunità grazie ai contributi scientifici del prof. Pasquale Persico. Con l’obiettivo di generare contaminazioni tra contemporaneo e non-contemporaneo\, la prof. Rossella Bonito Oliva si focalizzerà sulla possibilità di costruire passaggi inediti attraverso il rovesciamento del rapporto centro-periferia\, partendo dagli archivi per giungere alle pratiche di una nuova immaginazione in-comune. Su queste riflessioni si innesteranno le esplorazioni comunitarie condotte da Nicoletta Ricciardelli che lavorerà con il gruppo sull’unità territoriale del Quartiere Avvocata\, campo base del percorso formativo e presidio di ricerca artistica grazie alla presenza del Museo Archivio Laboratorio Hermann Nitsch\, dell’Associazione Shozo Shimamoto e di Casa Morra-Archivio d’Arte Contemporanea. Una geografia\, quella del “Quartiere dell’Arte”\, che diventerà fantastica e virtuale grazie al Prof. Mario Franco e ai “suoi” luoghi del cinema\, artistiche manipolazioni che “inventeranno” lo spazio a fini narrativi sperimentando la possibilità di modificare percorsi e toponomastiche\, portando il mare dentro i vicoli di Napoli\, le astronavi nelle chiese\, il sogno surreale ed i capovolgimenti dadaisti nel racconto del quotidiano. Queste indagini collettive\, citando le tutor Loredana Troise e Raffaella Morra\, permetteranno al territorio di divenire “zona sensibile all’irruzione del vissuto\, plasmato da quello che\, con Foucault\, potremmo chiamare il pensiero del fuori: un recinto dove si determina la convergenza tra l’anima e le forme\, tra il linguaggio e la vita”. \nIn questo senso\, determinanti saranno i laboratori tenuti da Cesare Pietroiusti e Emilio Fantin\, che con il contributo di Maria D’Ambrosio\, prenderanno forma tra Casa Morra\, Quartiere Avvocata e l’incantevole Vigna di San Martino\, un vero e proprio terreno agricolo urbano nel cuore della città di Napoli con coltivazioni a vite\, agrumi ed altre specie di alberi da frutto. Ci si interrogherà su arte\, forme viventi ed estetica del processo; su come l’arte contemporanea può entrare in relazione con i luoghi; sulla differenza fra site-specific e context-specific; sugli interventi artistici nel contesto urbano\, quali le strategie possibili e quali esempi storici; sul concetto di “relazionale” e sull’importanza del rapporto con l’altro. \nL’esperienza comunitaria sarà rafforzata\, infine\, da un periodo di residenza presso la Fondazione Lac O Le Mon a San Cesario di Lecce\, una casa colonica dei primi del Novecento dedicata alla sperimentazione dell’arte e dell’educazione autonoma\, auto-sostenibile\, auto-organizzata. In questa cornice le attività si svilupperanno attraverso discussioni teoriche e progettuali in cui il sapere e le nuove idee saranno scambiate secondo una modalità circolare\, di accoglimento ed elaborazione collettiva. In tal modo\, il gruppo di lavoro sarà invitato a elaborare progetti in cui l’aspetto di condivisione diventa più importante dell’autorialità individuale. Un’esperienza formativa\, dunque\, ma anche di produzione artistica\, in cui i partecipanti verranno guidati trasversalmente nella realizzazione di un progetto individuale così come nella co-produzione di un dispositivo collettivo di design rappresentativo dell’esperienza. \nL’esperienza laboratoriale prenderà il via nel capoluogo partenopeo il 4 marzo fino al 7 aprile 2019. Momenti di tutoraggio sull’elaborazione e la progettazione dell’esperienza individuale dei beneficiari anticiperanno il periodo di residenza degli stessi in Puglia\, a San Cesareo di Lecce\, dove “comunità” e “terra” saranno le parole chiave fino al 2 maggio. \nLa restituzione dell’esperienza fuori porta avrà inizio dal 20 maggio presso Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea con l’allestimento della mostra di chiusura del progetto\, momento di “mostrazione” della trasformazione del processo in-out-in vissuto e interiorizzato dai beneficiari. \nLa “mostra dei luoghi compresi” sarà inaugurata il 1° giugno 2019. \nBando Iscrizione Sapere i Luoghi (Beneficiari Ammessi) \nSulla Fondazione Lac o Le Mon\nLa Fondazione Lac o Le Mon è una organizzazione non profit dedicata all’arte e alla cultura contemporanee fondata alla fine del 2015 dagli artisti Emilio Fantin\, Luigi Negro\, Giancarlo Norese\, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce. Poco dopo la sua creazione\, la Fondazione Lac o Le Mon ha acquisito un meraviglioso edificio con un grande appezzamento di terreno situato al confine tra San Cesario di Lecce e Cavallino (nel sud-est d’Italia)\, ribattezzato Casa Cafausica. Oggi\, questo sito è sede di un centro di sperimentazione e formazione artistica che opera attraverso attività laboratoriali\, esperienze comunitarie\, attività trans-disciplinari e di promozione della cultura della sostenibilità attraverso esperienze di coabitazione e compresenza\, di collaborazione progettuale e di osmosi fra le discipline\, le conoscenze e le competenze.\nwww.lacolemon.wordpress.com \nSu Cantiere Giovani\nCantiere Giovani è un’organizzazione non profit nata nel 2001 a Frattamaggiore (Na) grazie ad un gruppo di giovani che\, forti di esperienze socio-educative e culturali fatte in Italia e in Europa\, ha deciso di cogliere la sfida di far nascere un’organizzazione laica e indipendente nell’hinterland Napoletano. Il progetto “Il Cantiere”\, centro socio-culturale e aggregativo\, è stato riconosciuto dal Consiglio d’Europa uno tra i migliori interventi per il protagonismo e la cittadinanza attiva dei giovani. Membro di: Comitato di Coordinamento per il Servizio Volontario Internazionale /Unesco\, Rete Italiana Volontariato Europeo\, Rete ITER. Promuove le risorse dei giovani coniugando impegno sociale e culturale\, per sostenere i processi di cambiamento ed emancipazione. Cogestisce Piazzetta Durante\, spazio di sperimentazione sociale\, culturale e artistica.\nwww.cantieregiovani.org | www.piazzettadurante.it \n 
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SUMMARY:M’ILLUMINO D’IMMENSO La scala del palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona
DESCRIPTION:20 settembre 2018\nINIZIO ORE 17:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele\, 20/C – Napoli \n\nDipartimento di Architettura e disegno industriale\, Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e Fondazione Morra\nPRESENTAZIONE DEL LIBRO a cura di Ornella Zarlenga  \nAlle ore 18:30 l’evento proseguirà con l’ inaugurazione della mostra fotografica\n“dis-simmetrie di una scala” di Igor Todisco \nL’eccezionalità del caso vede\, in questo volume\, la presenza di un’autorevole firma: Alfonso Gambardella\, massimo studioso internazionale dell’architetto Ferdinando Sanfelice a cui rinvia il progetto della scala del palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona a Napoli. \nIncerte sono le fonti archivistiche che documentano le trasformazioni del palazzo nobiliare\, attualmente Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\, e il nome dell’architetto ideatore della sua imponente scala settecentesca. La grandiosità della scala di palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona consiste nell’essere un ‘fuori scala’ sia materiale che immateriale\, un evento narrativo di grande emozione nella concezione ‘immensa’ di spazio architettonico. A pianta esagonale\, il disegno dell’impianto planimetrico e altimetrico nasce dalla sapiente abilità del progettista di articolare forme geometriche elementari in uno spazio plastico e dinamico\, vibrante di tensioni strutturali e visioni multiple\, simmetriche e asimmetriche. Elementi\, questi\, tutti riconducibili alla poetica progettuale di Ferdinando Sanfelice. \nQuesto libro nasce dall’interesse nei confronti della scala del palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona da parte della curatrice\, Ornella Zerlenga\, e dal direttore della Fondazione Morra\, Giuseppe Morra. La ricerca si sviluppa sulla base del protocollo d’intesa firmato fra la Fondazione Morra e il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ per avviare collaborazioni scientifiche\, ma anche azioni con ricadute attive sul territorio in termini di accrescimento culturale. \nIn tal senso\, il rilievo e la rappresentazione della grandiosa scala di palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona\, nella sua unità spaziale e sistematicità metodologica di ricerca monografica\, è stato qui svolto per la prima volta nel corso del 2017 da un team di studio del suddetto Dipartimento\, coordinato scientificamente da Ornella Zerlenga con Vincenzo Cirillo e svolto da Gianluca Delle Rose\, Brigida Di Costanzo\, Gessica Friello. \nIntrodotto dai ruoli istituzionali\, Giuseppe Morra (Direttore Fondazione Morra)\, Giuseppe Paolisso (Rettore UniCampania)\, Luigi Maffei (Direttore Dipartimento)\, il volume raccoglie i contributi di Pasquale Persico\, economista e co-ideatore del piano di riqualificazione sociale “Il Quartiere dell’Arte”; Massimo Pica Ciamarra\, co-autore del progetto di riuso del palazzo aperto al quartiere; Igor Todisco\, i cui ‘punti di vista’ fotografici concludono la descrizione di una scala spazialmente mutevole. \nIl libro\, interamente bilingue in italiano e inglese\, è stato edito per i tipi di La scuola di Pitagora. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				M’illumino d’immenso\, Casa Morra\, Napoli 2018 © photo Daniele Galdiero Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Terry Riley & Gyan Riley
DESCRIPTION:27 luglio 2018\nINIZIO ORE 21:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c \nIn esclusiva nazionale nel settecentesco cortile di Casa Morra\, Terry Riley si esibirà al pianoforte e synth con il figlio Gyan alla chitarra. Questo evento è organizzato dalla Fondazione Morra\, da sempre attenta a proporre in città le neo-avanguardie contemporanee\, in collaborazione con la E-M ARTS.\nUn evento unico per la città partenopea\, il grande artista di musica contemporanea che ha generato la musica minimalista “ripetitiva”\, seguita da tanti altri musicisti minimalisti e da formazioni di musica popolare.\nNegli ultimi anni è in tour con il figlio Gyan alternando momenti musicali tipici del repertorio folk e jazz fino\, ovviamente\, a toccare momenti di avanguardia minimale.\nNella suggestiva Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea di Napoli un’occasione eccezionale per ascoltare e comprendere le intricate strutture sonore del duo Terry Riley e Gyan Riley i quali\, diffondendo un’intensa e vibrante energia\, ampliano la propria particolare comunicazione artistica in maniera neurotica e stimolante.\nTerry espande i confini della struttura prescelta e grazie agli “incitamenti” di Gyan giungono in direzioni insolite verso maratone di creazione spontanee e ipnotiche. Questa forza sonora interagisce con l’ambiente spaziale e il vigore del pubblico\, generando un’esperienza di grande impatto che agisce nella profondità dell’animo.\nPer Terry Riley la musica è un modo per collegarsi ad un potere forte\, ancora indistinto. Gyan è un chitarrista virtuoso di formazione classica influenzato dalle strutture ritmiche del Nord Africa e della Spagna ed un esperto improvvisatore.\nPadre e figlio generano una performance di corrispondenze intuitive in cui si influenzano a vicenda in un flusso emozionale intenso e intimo. Le strutture armoniche generate dal pianoforte e dalla chitarra\, guidate dal genio umano\, creano profonde tessiture sonore che si compenetrano attraverso una reciproca capacità di improvvisazione.\nPer Terry e Gyan la materia sonora è un processo incessante proveniente dall’ignoto fatto di movimenti modulari e ritmi semplici che vanno intesi come una pulsazione universale costante. \nCapostipite del minimalismo\, Terry Riley ha attraversato sei decenni di musica d’avanguardia restando sempre se stesso\, inventando procedimenti e strutture talmente flessibili che\, al pari dei suoi amati raga indiani\, resistono nel tempo e influenzano un’ampia gamma di musiche in apparenza lontane e inconciliabili\, dal jazz modale di Miles Davis e John Coltrane\, al Canterbury sound dei Soft Machine\, alla psichedelia dei Pink Floyd\, ai moduli di Philip Glass e Steve Reich passando per il rock di The Who e la kosmische music dei Tangerine Dream.\nFamoso per l’introduzione della “ripetizione dei motivi musicali occidentali” ha ideato i primi esperimenti su tape loop e sistemi di delay che hanno lasciato un segno indelebile nella musica sperimentale.\nHa iniziato a esibirsi come pianista solista negli anni ’50\, quando studiava composizione a San Francisco e Berkeley\, in classe insieme con La Monte Young. Negli anni ’60 organizza delle performances sonore prolungate fino all’alba\, anticipando i rave underground.\nDopo la laurea a Berkeley\, nel 1963 pubblica Music for the Gift per lo spettacolo scritto da Ken Dewey\, utilizzando due registratori per generare dei brani con un sistema di delay – feedback a nastro soprannominato Time Lag Accumulator suonando in loop la versione di Chet Baker di So What di Miles Davis. Questo effetto loop scatena il suo interesse per la ripetizione come mezzo di espressione musicale\, e nel 1964 completa l’opera più famosa In C\, riconosciuta come pilastro della musica elettronica.\nNel ‘68/’69 con A Rainbow in Curved Air anticipa la musica ambient e nel 1970 durante il suo primo viaggio in India per studiare con il maestro vocale Pandit Pran Nath comincia la ricerca sui suoni-trance.\nNello stesso periodo\, fa amicizia con David Harrington della Kronos Quartet e collabora a numerosi concerti per quartetto d’archi e orchestra\, con Salome Dances for Peace (1989) Riley e Kronos sono nominati a un Grammy.\nNel 2005 collabora con il poeta Michael McClure in I Like Your Eyes Liberty e nel 2008 pubblica due lavori: Cusp of Magic e Banana Humberto (etichetta Sri Moonshine).\nNel 2011 pubblica con suo figlio Gyan un album di concerti dal vivo (Sri Moonshine) e successivamente la composizione Aleph\, per il sintetizzatore Korg Triton 88 in origine creato per Aleph-Bet Sound Project al Jewish Museum of San Francisco\, pubblicato dalla Tzadik nel 2012.\nNel 2015 si concretizza il duo The Rileys: Terry & Gyan iniziano una serie di concerti per pianoforte\, synth e chitarre girando il mondo. Una celebrazione delle strutture complesse improvvisate contenenti elementi di minimalismo\, jazz\, ragtime e raga Indiano del Nord\, combinazioni musicali che caratterizzano la musica dei Riley.\n“Niente di tutto quello che ho fatto in questa vita mi ha dato più soddisfazione di improvvisare su queste canzoni con Gyan. La sua presenza\, brillante e virtuosa\, mi sorprende ogni volta\, e mi dona grande energia. Non avrei potuto sognare una migliore unione della mente e dello spirito in questa collaborazione.”   Terry Riley \nhttp://terryriley.net \nCresciuto in un ambiente altamente stimolante e ricco di sperimentazione grazie a suo padre\, il noto compositore Terry Riley\, Gyan Riley sceglie la chitarra come suo strumento per la vita\, vincendo il primo esemplare in una lotteria all’età di 12 anni. Dopo aver appreso a orecchio tutte le canzoni della sua collezione di audio cassette\, diventandone abile interprete\, si appassiona all’apprendimento delle tecniche fino a decidere di iscriversi al San Francisco Conservatory of Music.\nIn questo contesto ha la possibilità di studiare con David Tanenbaum e Dusan Bogdanovic\, con i quali collabora in tournée. In occasione del suo diploma\, nel 2002 Gyan debutta con l’album Food for the Bearded.\nLa variegata opera di Gyan si concentra sulle composizioni complesse\, sull’improvvisazione e sul repertorio classico e contemporaneo. Ha collaborato con il Kronos Quartet\, New Music USA\, Carnegie Hall Corporation\, American Composers Forum e con il New York Guitar Festival.\nNel corso degli anni\, gira l’Europa\, il Canada\, l’America Latina e gli Stati Uniti con diverse tournée\, sia da solista che in vari ensemble con musicisti di talento. Si è esibito con Zakir Hussain\, Lou Reed\, John Zorn\, il Kronos Quartet\, Iva Bittova\, il Bang On A Can All Stars\, la San Francisco Symphony\, la Philadelphia Chamber Orchestra\, e con suo padre\, il compositore/pianista/cantante Terry Riley\, come nel 2009 per il 45° Anniversario di In C al Carnegie Hall Performances di New York.\nGyan a New York si esibisce con il duo Probosc\, il trio Eviyan e il quartetto di chitarra elettrica Dither. Ha composto e pubblicato quattro CD solisti e molte registrazioni ensemble/collaborative con l’etichetta Tzadik Records New York.\n“… la natura improvvisativa di ciò che facciamo richiede di essere in quel tipo di mentalità d’ascolto … Non possiamo mai davvero uscirne! Gran parte di questa è anche basata su qualsiasi energia che riceviamo dal pubblico\, dallo spazio\, dall’acustica e dall’esperienza complessiva. Ciò può avere un grande impatto e influisce sul modo in cui reagiamo.”   Gyan Riley\nhttp://gyanriley.com\n 
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SUMMARY:Thomas De Falco - MATERIE
DESCRIPTION:29 giugno 2018\nINIZIO dalle 19:00 alle 21:30\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nPerformance e installazione tessile a cura di Lucrezia Longobardi. \n“Mio albero\, ti parlo e ti dico i miei pensieri segreti. Tutta la mia verità\, tutti i miei desideri rustici\, tu sai tuttodi me e dei tormenti della vita più semplice\, di quella più vicina a te.” \nCit. Paul Valery \nSulla monumentale scala a matrice ottagonale del Palazzo Cassano Ayerbo D’Aragona\, il 29 giugno 2018 prenderà corpo\, dopo un periodo di residenza svolto in questo stesso luogo\, la performance ed installazione tessile dell’artista Thomas De Falco. Una visione giocata sul dialogo fra forme umane e naturali\, nella loro originaria reciprocità\, si declinerà attraverso un paesaggio misto di corpi ed arazzi scultorei\, in cui i performer divengono prolungamento scultoreo\, protuberanza del supporto attraverso wrapping usati come connettori dei due mondi e\, a loro volta\, controfigura della natura stessa\, in uno scenario onirico e totalizzante.\nMaterie\, titolo evocativo della pluralità dei supporti della vita\, in un dialogo attivo con l’architettura del luogo\, tenta di ancorarsi alla stabilità di un monumento facendo di esso stesso casa\, laddove la stabilità del momento è precaria e difficoltosa da ritrovarsi. E la donna\, e il suo dolore\, partecipano a questa narrativa come simbolo assoluto. Quest’ultima non è vincolata all’instabilità intesa con accezione negativa\, ma come atto di superamento nonostante la costernazione dell’afflizione. I parallelismi con la città\, a questo punto\, emergono naturalmente e rendono una visione poetica e delicata di questo connubio semantico. La donna\, che rispecchia il genere con il quale viene riconosciuto il “sesso” della natura\, diviene corpo emblematico per questa identificazione tra gesto ed essenza\, come la città “femmena” che ospita questo lavoro e ne ispira i tratti principali.\nUn’opera è inscindibile dal suo contesto storico e politico.\nUn’opera contemporanea\, è quindi\, un accento all’interno di un discorso più ampio\, una grande sinfonia di voci e fiati che la animano\, di riflessioni che spiralicamente convergono nel concetto di Zeitgeist.\nNapoli è un porto. Una soglia sul Mediterraneo. Sulle sue acque hanno navigato miti antichi\, le imprese degli eroi greci\, di Ulisse\, ma ogni età ha le sue epopee. Ed esse sempre superano i contorni della realtà per assumere una dimensione iperolica\, epica\, appunto. A tracciare i contorni di una mitologia contemporanea del Mediterraneo ci ha pensato Pasolini nel 1964 con la sua “Profezia”. Noi abbiamo intessuto quel mito di elementi dalla radicalità tragica. Fissando nella trama del mare\, l’ordito del confine.\nE’ da qui che\, inevitabilmente\, per ragioni squisitamente storiche\, il lavoro di Thomas De Falco trova l’innesco\, percorrendo il limite concettuale di un simbolo che è punto di separazione e di unione al contempo. Il confine\, nel suo lavoro\, mostra\, quindi\, tutta la sua strutturale consistenza di legature\, cuciture. E in questo senso rovescia il suo senso rispetto alla visione comune. Il confine diventa sutura\, callosità ossea\, saldatura.\nIl raffinato disegno fatto dal cotone che avvolge\, stringe la materia naturale\, richiama al confine un significato più profondo\, sposta il suo significato dall’accezione contemporanea a quella originaria\, restituendo al linguaggio la propria complessità e così la sua intelligenza. Si re-instaura\, in questo modo\, la vera libertà dell’osservatore nel confronto con l’integrità del simbolo.\nIn un gioco fatto di orditi e nodi\, legami tessuti e ancorati al supporto\, elementi naturali che divengono epicentro ed equilibrio\, si consuma un esercizio di relazioni che è metafora tutta fisica\, tutta reale\, della più atroce delle mancanze odierne. Nel loro dialogo costante\, i materiali di Thomas De Falco\, agiscono insieme senza poter fare l’uno a meno dell’altro\, in un’alchimia della materia che va ben oltre l’oggetto ed intreccia le radici delle loro diverse provenienze\, delle loro stratigrafie simboliche.\nLa città stessa\, per un’opera che nasce site-specific\, diventa materia che\, al contatto\, declina le sue risonanze. Di Napoli è la dimensione femminile che l’artista non può evitare di affrontare. La sua pietà di riva esausta\, lambita da un mare in pena\, trova nell’attributo femminile la forza di gonfiarsi di un’energia ancestrale e rigeneratrice che dal porto sale e dipana per i vicoli\, vasi sanguigni\, sistema nervoso di una comunità umana che ha imparato a superare le lacerazioni attraverso la pratica\, evolvendo fino a poter esistere\, nella condizione in cui il dolore più lancinante coincide con lo stato di normalità. In ragione di questa devozione all’assoluto naturale\, Napoli rifiuta le differenze\, i suoi figli – eduardianamente – sono tutti uguali. La distinzione qui passa per un sistema di cuciture\, di equilibri\, di punti di sutura\, che hanno attraversato la carne non senza dolore.\nDe Falco disegna\, allora\, nello spazio\, un antropo-rama composto da performer di etnie diverse\, evocazione di un idea di famiglia umana naturale resa indissolubile per legami visibili\, intrecci di radici\, di contatti\, di articolazioni composte in un abbraccio materno\, in una pietà che del femminile ha tutto e della città il colore. \n1. Le jardin noir\, wrapping su tela con foglia in ferro e ramo di ficus. 50x70m \n2. Untitled\, foglie con cuciture a vista in plastica con wrapping e ramo. 125 x110m \n3. Untitled\, foglie con cuciture a vista su tela con wrapping. 2x2m \n4. Untitled\, foglie con cuciture a vista in plastica con wrapping. 1\,90×1\,30m \nI performer:\nAmie Zuore\nTraore Ladifa\nTraore Mariam\nKetcha Wandji Tracy Jonen\nKarim Tintore\nNoemi Perlingieri\nVlad Marchese\nAlessandra Aliberti\nJem Perrucchini\n  \nI musicisti:\nGiuseppe Vietri\nPietro Santangelo\nValentina Ciniglio\nGiulio De Asmundis\nGiuseppe di Taranto\nSara Piccegna\nViviana Ulisse\nGiusi Arvonio\nLe assistenti dell’artista:\nElisabetta Genoni\nFabiola Skraqi\nBeatrice Schivo\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Materie\, Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\, Napoli\, 2018 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Jeanne Liotta - Break the sky
DESCRIPTION:22 giugno 2018 – 6 luglio 2018\nOPENING 22 GIUGNO ORE 14:00\nCapriata del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa video-installazione In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us e le opere di Jeanne Liotta\, in collaborazione con Microscope Gallery New York. \nLa video installazione di realtà aumentata In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us\, come Sky TV di Yoko Ono del 1966 – a cui il lavoro rende omaggio – trasmette un collegamento dal vivo del cielo esterno nella capriata. L’appropriazione e la dimestichezza d’uso delle nuove tecnologie da parte di Liotta consentono all’opera di estendersi oltre i limiti del cielo visibile. Le immagini video riprese in tempo reale dagli smartphone installati sul tetto dell’edificio sono sovrapposte a rendering computerizzati di pianeti\, stelle\, costellazioni e altri corpi celesti\, nonché a stazioni spaziali\, “spazzatura” e altri oggetti noti nell’orbita terrestre. \nIl video dal vivo fruibile nell’orario pomeridiano del Museo – dalla luce del primo pomeriggio all’oscurità della sera – agevola l’esperienza di movimento della nostra Terra\, specialmente in relazione ad altri pianeti e sistemi stellari: la nostra posizione di Napoli ruota a circa 750 miglia orarie sull’orbita del pianeta attorno al sole alla velocità di 67.000 miglia orarie nel sistema solare che circola nella galassia a 483.000 miglia orarie\, ecc. \nInoltre in mostra ci sono delle selezioni di due serie correlate di acquerelli e inchiostri su carta ed una serie di fotogrammi dell’artista. \nGli acquerelli Bruno Studies si basano sulla sagoma della statua di Giordano Bruno\, che si trova a Roma in Piazza Campo de’ Fiori\, dove nel 1600 fu arso sul rogo per aver rifiutato di revocare quelle che erano considerate visioni eretiche\, come insistere che il nostro sole è solo uno dei tanti e l’universo è infinito\, e spesso incorporano il testo dei suoi scritti De l’Infinito\, Universo e Mondi (1584). \nLa serie Nightly Studies – acquerelli gansai e inchiostro sumi su carta – trova Liotta mentre crea le sue mappe del cielo di notte osservato da varie località del mondo durante le sue ricerche. L’uso dettagliato e multistrato di sfumature di blu insieme all’applicazione minimale e gestuale di inchiostro nero sulla pagina attirano connessioni visive tra la scala umana e quella cosmica: schizzi di inchiostro formano la Via Lattea\, un puntino di colore una galassia lontana. \nLa serie di fotogrammi Articuli realizzati a mano in camera oscura si ispirano all’immaginario e alla struttura dei diagrammi copernicani (xilografie) del filosofo e ex frate domenicano Giordano Bruno. Tra le sue idee c’erano che il sole è una stella\, che altre stelle hanno sistemi solari simili al nostro e che l’universo è infinito. Un ulteriore informazione sugli articoli di Bruno: 42 xilografie iconografiche accompagnano la monografia di Giordano Bruno stampata nel 1588 Articuli centum et sexaginta Adversus Matematicos (Centosessanta Articoli contro i matematici). I diagrammi non sono rappresentazioni rigorose della meccanica celeste\, ma strumenti descrittivi e immaginari per una rappresentazione eliocentrica del mondo\, che Bruno ha immaginato non come singolare ma come spazio multidimensionale di possibilità infinite. \nJeanne Liotta realizza film\, video\, e anche video-proiezioni\, opere su carta\, e fotografie\, con tematiche che spesso si intersecano tra arte\, scienza\, filosofia naturale ed effimero. Il suo film 16mm più noto Observando El Cielo ha ricevuto numerosi riconoscimenti\, tra cui il Tiger Award al Rotterdam International Film Festival\, ed è stato votato tra i migliori film del decennio da The Film Society of Lincoln Center. Nel 2013 Anthology Film Archives ha presentato The Real World at Last Becomes a Myth\, una retrospettiva completa delle sue opere in film e video\, e nel 2014 Jeanne ha ricevuto una commissione per lavorare con gli scienziati del clima NOAA a Boulder\, Colorado per creare un’opera di proiezione a 360 gradi per Science on a Sphere. I suoi collage The Tiffany One-Cuts estratti da pagine del New York Times sono stati incorporati nelle installazioni dell’artista Nancy Shavers per la Derek Eller Gallery (2016) e per il Padiglione USA/Biennale di Venezia (2017).\nhttp://www.jeanneliotta.net/ \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view\, Break the sky\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2018 \nJeanne Liotta \nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 18th Edition
DESCRIPTION:21 giugno 2018\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \n22 e 23 giugno 2018\nBelvedere Museo Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nINDEPENDENT-FILM-SHOW-18th-Edition-PROGRAMMA-2018 \nIndependent Film Show 18th edition\, rassegna internazionale dedicata al experimental film\, coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale\, incrementa le esperienze sensoriali dei propri ospiti che per tre giorni possono partecipare alla proiezione di films in pellicola 16mm (molti in prima visione Italiana)\, al concerto di Bernhard Schreiner\, e alle expanded cinema performances di Jeanne Liotta\, Canecapovolto\, Bea Haut\, e Helga Fanderl\, da giovedì 21 giugno in Vigna San Martino\, venerdì 22 e sabato 23 giugno sul Belvedere Museo Nitsch. Dal 22 giugno al 6 luglio nella Capriata Museo Nitsch è fruibile la video-installazione In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us e le opere su carta di Jeanne Liotta\, in partnership con Microscope Gallery New York. \nIl solstizio estivo del 21 giugno offre l’occasione di eseguire il primo programma nella preziosa Vigna San Martino e concede a un selezionato pubblico di partecipare\, su invito\, ad una lunghissima notte di proiezioni e live expanded cinema performances fino al sorgere del sole. \nDue films di Jeanne Liotta\, artista americana che\, riprendendo le teorie di Ralph Waldo Emerson\, interseca l’arte\, la scienza e la filosofia naturale nel suo complesso science project: proiettati e modificati dal vivo dall’artista\, Affect Theory(2013)\, composto da due films sistemati in posizione planetaria e satellitare\, e Path of Totality\, realizzato a seguito dell’eclissi solare totale dell’agosto 2017\, ci trasportano all’interno di un allineamento celestiale. \nCanecapovolto\, formato a Catania nel 1992 sul modello della confraternita filosofica\, sperimenta la “dissonanza cognitiva”\, circuit bending e radiodrammi\, collages su carta… è tra le zone d’ombra tra ascolto e visione che fonda la sua identità ed il suo messaggio: il video Nembutal (2015) è preludio per NAGNAGNAG performance circuit bending\, ovvero la modifica dei circuiti di strumenti musicali\, giochi per bambini etc. e la pianificazione del corto circuito come prassi espressiva per suggerire il caos! Musica e Rumore diventano improvvisamente categorie dai confini instabili. È un punto di non-ritorno. Il Circuit bending sta alla Musica come il Found footage sta al Cinema. \nIl programma Free your perceptions a cura di Raffaella Morra è un viaggio della mente o uno studio profondo dell’apparato filmico e delle possibili raffigurazioni prodotte dall’interazione con l’osservatore che partecipa ad un’avventura della percezione libero da preconcetti e classificazioni. \nI dieci films e video esplorano i confini della conoscenza: Christin Turner nel HD video Vesuvius at Home (2017) disvela una simbiosi tra il cinema\, la memoria e la spirale del tempo\, e Victory to Loss Ratio (2013-14) di Bernhard Schreiner prova ad ottenere immagini e suoni sincronizzati nella mente; nel film Heat Shimmer (1978) Arthur e Corinne Cantrill trasformano il paesaggio dell’Australia centrale in vari gradi di luccichii\, mentre Paul Clipson in Sphinx on the Seine (2009) medita su una serie di brevi ed enigmatiche immagini da ogni luogo del mondo. Vicky Smith in My Moon Her World (1995) combina l’animazione con l’azione dal vivo trattata – pixellata\, rifilmata\, in slow motion\, e in Réminiscences (2001-2020) di Olivier Fouchard le immagini girate ad Auvergne nella primavera del 2001 assumono l’aspetto di cose sognate dai colori irreali con l’aggiunta di found footage; Comfort Stations (2018) di Anja Dornieden & Juan David González Monroy è un test psicologico trovato per caso e di cui non si sa nulla degli autori; I don’t think I can see an island (2016) di Christopher Becks e Emmanuel Lefrant è un film di avventure non-euclidee simbolicamente autentiche; Take-Off (2006) è un’opera collaborativa originata dal work-in-progress tra Katherine Liberovskaya e il compositore Al Margolis che attivano una relazione tra immagini\, suoni e i processi di montaggio; Heliocentric (2009) dei Semiconductor usa la fotografia time-lapse e il tracciamento astronomico per disegnare la traiettoria del sole attraverso una serie di panorami.Di solito è quasi impossibile visualizzare come la terra si muove intorno al sole\, anche se sappiamo che è vero\, invece ‘vediamo’ il sole che si muove intorno a noi. \nBea Haut è artista e film-maker in forma espansa\, multimediale e spesso reattiva all’ambiente\, le sue opere alludono alla percezione di momenti\, spazi e azioni interconnessi tra loro. Venerdì 22 giugno per il programma Matters of Being Bea Haut ha scelto undici films di film-makers del Regno Unito che provano a penetrare la materialità enigmatica della pellicola filmica\, evocando una zona interattiva tra oggetto e soggetto\, in cui sorge un intreccio di vitalità\, esistenza ed evento. \nCripps at Acme (1981) di William Raban è la documentazione della performance di Steve Cripps\, artista selvaggiamente sregolato e forse genuinamente instabile di quel tempo. The Hut (1973) di John Smith è un esperimento con dei ritmi visivi che anima le fotografie fisse di un edificio in disfacimento. Attraverso un intreccio ritmico il film Chameleon (1990) di Tanya Syed si muove silenziosamente verso un punto di confronto con il mondo esterno\, enfatizzato in modo sconvolgente dall’unico suono del film. Talking to a Stone (1993) di Inger-Lise Hansen crea un equilibrio fragile e illusionistico tra le forze di creazione e distruzione nel tempo. 9 Objects (2016) di Bill Leslie fa parte di un progetto dal titolo ingannevolmente semplice\, ‘cosa succede alla scultura quando viene filmata e fotografata?’ e in pratica esplora le potenziali relazioni tra gli oggetti scultorei e i diversi media di rappresentazione. Due films di Laura Hindmarsh: Self Registration (2015) un atto di auto-allineamento utilizzando la stampa a contatto manuale e Finding Focus (2016) girato a Lake George in Australia per provare a dar soluzioni ai miti che circondano l’improvvisa fluttuazione del volume del lago. Mary Stark in Button Box Blast (2016) filma l’esplosione di una scatola di bottoni in uno schema casuale di luci e suoni ottici. Due films di Jenny Baines entrambi in doppia proiezione 16mm per documentare due brevi performances: Untitled (Insertional) (2014) due cineprese bolex\, una corda\, due artiste e un albero\, e Untitled (#1 25/25 x 10/4) (2016) correre intorno a un albero ripetutamente finché ci si lega ad esso. Vicky Smith in Small things moving in Unison (2018) si confronta con i problemi puramente plastici che persistono nel film realizzato a mano\, dei segni di registrazione nello stesso punto su una serie di fotogrammi. \nPer approfondire la dinamica di creazione filmica\, nel programma Mattering and Uttering Bea Haut rivela la sua opera filmica selezionando dieci films bianco/nero: lavorare con il film 16mm in modo materialista e fai-da-te consente una risposta concreta tra l’artista e i propri materiali. Questo diventa un intreccio di pensiero\, essere e fare\, che attiva un’organizzazione sia di sé che del materiale. Si inizia da Pending (2016)\, un film performance di 100 piedi di lunghezza (30\,48 metri) formato dal pubblico in un ‘loop dal vivo’ prima di esser proiettato\, creando un’empatia tra spettatori e artista. \nSabato 23 giugno lo splendido tramonto fruibile dal Belvedere del Museo Nitsch è ideale panorama per il concerto The magnetism of knowing and not knowing di Bernhard Schreiner: una performance in cui le strutture sonore sono sviluppate dal vivo sulla base della ‘composizione istantanea’ (chiamatela improvvisazione se si vuole)\, usando una cetra\, degli effetti e dei loop\, del software (per l’elaborazione dal vivo di input) e tante piccole parti per interferire con le corde della cetra (martelletti\, pennelli\, molle metalliche\, fermacapelli\, archetto\, ecc.). \n“…Una volta che si è sviluppata una soddisfacente struttura di auto-mixing si potrebbe lasciar sola per un po’ (oppure non)\, forse permettendomi di fare un passo indietro e ascoltare le trasformazioni di auto-mixing in evoluzione. Potrei tornare a interferire ulteriormente con la configurazione\, la sovraincisione\, ecc. o anche ricominciare il concerto da zero (oppure non).”   Bernhard Schreiner \nHelga Fanderl continua ad innovare le tecniche di impressione e montaggio della pellicola Super 8mm e dalla metà degli anni ‘80 ha realizzato oltre seicento films\, ognuno di circa tre minuti\, montati in fase di ripresa nella cinepresa. I suoi film si originano da un’osservazione intensa e da un affinato approccio d’improvvisazione con reazioni rapide e tempismo di risposta. \nConstellations è un montaggio temporaneo di ventiquattro brevi films (1992-2016) di alcuni aspetti dell’opera di Helga Fanderl che evocano corrispondenze e contrasti\, sperimentando così un’intensa forma di microcosmo e nello scorrere silenzioso dei fotogrammi si può fluttuare in un limbo di associazioni mentali senza tempo e spazio. \n“…Maneggiare il proiettore\, cambiare le bobine\, mettere a fuoco e fare il quadro\, introdurre personalmente i miei programmi e discutere del mio modo di fare cinema – tutto questo contribuisce a creare un evento dal vivo e una performance unica che corrisponde in pieno alla poetica dei miei films”.  Helga Fanderl
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente II Edizione
DESCRIPTION:16 giugno 2018\nINIZIO CONCERTO ORE 12:00\nRiot Studio\nVia San Biagio Dei Librai 39\, Napoli \nore 12:00-18:00 \nI’m sitting in a room – program of audio screenings\n@ Complesso di San Domenico Maggiore\ningresso gratuito \nore 19:30 \nMaurizio Argenziano [IT]\nNS: Giovanni Lami & Enrico Malatesta [IT]\n@ Riot Studio\ningresso: 5 euro \nL’evento conclusivo de “La Digestion – musica ascoltata raramente”\, il festival di arti sonore organizzato da Phonurgia\, Fondazione Morra e E-M Arts\, è rivolto all’ascolto e alla riscoperta di alcune delle più rappresentative opere sonore del presente e del passato\, nella straordinaria cornice del convento dove visse e insegnò Tommaso D’Aquino. L’evento si propone di promuovere una serie di ascolti di opere significative di musica concreta ed acusmatica\, tentando di sdoganare anche in Italia una pratica già ampiamente diffusa in Europa\, ovvero quella del cosiddetto “cinema per le orecchie”. Un’esperienza di ascolto collettivo e dedicato\, non legato al momento performativo della musica\, ma rivolto a una rivalutazione dell’ascolto come momento fondamentale della formazione culturale e sensoriale dell’individuo. Il programma di ascolti prevederà opere di compositori quali Lionel Marchetti\, Jar Moff\, Rudolf Eb.er\, Jerome Noetinger & SEC_\, Trevor Wishart\, Valerio Tricoli\, DSM\, Heith & Jesse Osborne Lanthier\, Les Enerves\, più una sezione di inediti a cura di Giovanni Lami\, più una sezione a cura del festival itinerante di ascolti acusmatici Helicotrema\, con i quali La Digestion ha appena inaugurato una collaborazione. \nIn serata\, poi\, i concerti degli emiliani Giovanni Lami ed Enrico Malatesta e del chitarrista napoletano Maurizio Argenziano\, nella bella cornice del Riot Studio a Palazzo Marigliano\, luogo da anni dedicato ai linguaggi contemporanei sia sonori che visivi. \nLa performance immersiva “Nuova Superficie” di Giovanni Lami ed Enrico Malatesta\, fatta di microsuoni dalla poetica lenta e metamorfica\, avrà luogo nel giardino del Riot dalle 19.30 alle 22.30; durante la performance il pubblico sarà libero di muoversi tra gli spazi esterni ed interni\, integrandosi organicamente con il paesaggio sonoro costruito dai due musicisti. A seguire il dirompente solo di uno dei più originali e influenti chitarristi napoletani tramuterà la scena in un campo di battaglia metafisico\, in cui è la cortina elettrica a dar vita ad architetture sensibili e a ricordarci che il suono\, come l’elettricità\, è qualcosa di intangibile eppure di estremamente concreto.
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SUMMARY:Shozo Shimamoto - Spazio nel Tempo
DESCRIPTION:13 giugno – 6 agosto 2018\nOPENING 13 GIUGNO ORE 18:00\nFondazione Sant’Elia\nVia Maqueda 81\, Palermo \nA cura di Achille Bonito Oliva \n“Un colore senza materia non esiste. Se in procinto di creare non si getta via il pennello\, non c’è speranza di emancipare le tinte. Senza pennello le sostanze coloranti prenderanno vita per la prima volta. Al posto del pennello si potrebbe usare con profitto qualsivoglia strumento. Per iniziare\, le nude mani o la spatola da pittura. E poi ci sono gli oggetti adoperati dai membri del gruppo Gutai: annaffiatoi\, ombrelli\, vibratori\, pallottolieri\, pattini\, giocattoli. E poi ancora i piedi\, o le armi da fuoco\, o altro. E in tutto ciò potrebbe anche ricomparire il pennello\, perché non vi è dubbio che in simili elaborazioni innovatrici qualcosa del passato torna in essere.”\n \nShozo Shimamoto | Bollettino «Gutai»\, n.6 Ōsaka\, 1957 \nA metà degli anni Cinquanta\, l’artista giapponese Shozo Shimamoto\, nella piccola città di Ashiya (Hyogo) inizia la sua avventura con un lavoro creativo realizzato in pubblico\, un giar­dino dove lui e altri artisti realizzano opere\, frut­to di un’attività performativa nella quale il fare l’opera è sincronico al contemplare del pubblico\, con tutte le interferenze di un evento in diretta. Allontanandosi dalla tradizione surrealista e dagli stimoli di Duchamp\, il gruppo di artisti Gutai si afferma gridando in nome di una nuova creatività che cede all’impulso. Un’ampia retrospettiva sull’artista giapponese\, a cura di Achille Bonito Oliva\, si inaugura il 13 giugno alle ore 18 a Palermo\, alla Fondazione Sant’Elia dove resterà fino al 6 agosto. “SHOZO SHIMAMOTO / SPAZIO NEL TEMPO” è un progetto della Fondazione Morra di Napoli con il supporto tecnico\, logistico e organizzativo dell’Associazione Shozo Shimamoto\, in collaborazione con la Fondazione Sant’Elia. Uno sguardo attento e completo sul percorso dell’artista giapponese\, dalle prime innovative sperimentazioni degli anni ‘40 e ’50\, fino alle performance degli ultimi anni. Se\, infatti\, gli anni ‘50 di Shimamoto sono tutti in Oriente\, perché hanno luogo in Giappone\, gli anni Duemila sono in gran parte in Occidente\, perché è proprio qui che hanno luogo alcune delle più importanti performance del maestro. La dialettica tra questi due momenti storici racconta di un singolare\, importante ed unico processo artistico. Negli anni ‘50 Shimamoto inizia a lavorare come pittore e proprio in nome di un nuovo modo di concepire e praticare la pittura\, inizia a dedicarsi all’azione\, che si trasforma progressivamente in happening. Viceversa\, i grandi eventi italiani degli ultimi anni rivelano un percorso inverso: c’è una grande costruzione scenica con una sua autonomia spettacolare\, che si riflette dentro la realizzazione di opere che di quel momento rappresentativo pubblico\, sono il risultato. “Il tentativo è quello di allargare il più pos­sibile lo spazio estetico del gesto\, inglobare la ter­ra ed il cielo. (…) In definitiva\, Shimamoto è un nomade samurai del­l’arte che riesce ad andare a bersaglio\, assistito dal caso intelligente di un processo creativo che vuo­le bucare l’inerzia del mondo e dare energia alla comunità degli uomini”\, scrive Achille Bonito Oliva. \nSono in mostra alla Fondazione Sant’Elia lavori di grande importanza storica\, dalle prime opere con il gruppo Gutai alle bellissime esplosioni di colore dei lavori realizzati in Campania. E\, per la prima volta in Italia\, verranno esposti anche i lavori su carta degli anni ’50. In occasione della mostra\, sarà stampato un catalogo a colori con testi di notevole rilevanza storica e critica. La retrospettiva su Shozo Shimamoto è tra gli eventi di punta del grande cartellone di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018  Shozo Shimamoto  © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Spazio nel Tempo\, Fondazione Sant’Elia\, Palermo\, 2018 \nShozo Shimamoto \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n \n 
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SUMMARY:LA DIGESTION – musica ascoltata raramente II Edizione
DESCRIPTION:19 maggio 2018\nSTART CONCERTO ORE 21:00\nBasilica di San Giovanni Maggiore a Pignatelli\nRampe San Giovanni Maggiore\, Napoli \nore 19:00 conversazione con il Prof. Carmelo Colangelo (Università di Salerno) \nLocation e line up d’eccellenza per il quinto appuntamento de La Digestion – musica ascoltata raramente\, festival che pone al centro della sua ricerca i linguaggi più innovativi dell’arte sonora contemporanea\, frutto della sinergia tra le associazioni Phonurgia e EM-Arts e la Fondazione Morra.\nL’evento del 19 maggio vedrà dialogare i due istrioni della sperimentazione tedesca con i magnifici spazi della basilica di San Giovanni Maggiore Pignatelli. Come nel caso dell’appuntamento del 3 Febbraio\, la performance sarà affiancata da un momento teorico\, in conversazione con il filosofo Carmelo Colangelo\, nel tentativo di addentrarsi negli universi di senso che il suono apre\, grazie alla sua forza archetipica\, insinuandosi nelle pratiche\, negli immaginari\, nelle culture. \nRashad Becker è considerato tra i musicisti elettronici più originali degli ultimi anni\, perché in grado di creare tessiture sonore estremamente complesse\, ma estremamente musicali\, che ricordano fanfare decostruite e sculture astratte. Parte del suo processo compositivo consiste\, infatti\, nel tradurre in musica i sistemi geometrici che presiedono ad esempio i modelli di organizzazione dei gruppi sociali o i modelli linguistici. E’ allo stesso tempo uno dei più stimati ingegneri del suono mondiali\, avendo lavorato a oltre 1200 dischi. Ospitato nei più prestigiosi festival internazionali\, è per la prima volta a Napoli. \nThomas Köner è un artista multimediale dalla personalità inconfondibile. La sua musica è un incrocio tra ambient e drone\, realizzata a partire da incredibili registrazioni fatte dall’artista in alcuni dei luoghi più remoti del pianeta\, come il circolo polare artico o la foresta amazzonica. L’intensità della sua musica proietta il pubblico in una dimensione abissale\, quasi statica\, spingendo l’ascolto nelle sue regioni più periferiche e primitive.\nLa poetica asciutta e severa di Becker e gli ambienti lacerati e immersivi di Koner sembrano dunque sospesi ai due vertici opposti dell’arte sonica\, ma trovano terreno comune nella potenza ed immersività della performance live e nell’eco risonante nell’esperienza degli ascoltatori. \nL’evento è realizzato grazie al supporto del Goethe Institut di Napoli\, con il patrocinio del Comune di Napoli e la gentile concessione della basilica da parte della Fondazione Ordine degli Ingegneri di Napoli. \nRashad Becker\, è uno dei più raffinati pensatori del suono viventi.\n“Il lavoro di Rashad Becker è probabilmente la cosa più vicina che abbiamo attualmente ad uno sconvolgente sguardo attraverso una rottura nel tessuto della realtà. Custodiscilo appropriatamente” – Brainwashed magazine\nLe sue composizioni sono narrazioni multistrato popolate da un insieme di entità sonore\, alcuni compiaciuti\, alcuni timidi\, alcuni agitatori\, altri pronti ad arrendersi. Spesso c’è un tocco tragico-comico\, come una versione cartoon di quello che potrebbe essere un requiem da un sogno (o anche una danza della fertilità da un’altra dimensione).\nI lavori più recenti includono il ciclo Traditional Music Of Notional Species pubblicato in due volumi su PAN e un’opera in più parti intitolata Based On A True Story che ricava i punteggi dagli eventi storici in una sorta di “messa in scena sonora”. In questo contesto\, è attualmente commissionato dall’ensemble newyorkese Alarm Will Sound e dall’ensemble di archi Berlin Kaleidoskop.\nRashad è principalmente attivo come artista solista\, ma si trova in una serie di collaborazioni permanenti al fianco di Eli Keszler\, Moritz von Oswald e come membro della formazione Moleglove. Altri e più sporadici collaboratori sono stati Okkyung Lee\, Andre Vida\, Ashley Paul e Valerio Tricoli. \nhttps://soundcloud.com/pan_hq/rashad-becker-dances-vii \nThomas Köner (Bochum\, 1965)\, è un musicista e artista tedesco.\nDurante gli studi\, si è dedicato alla ricerca intensiva del suono nello studio di registrazione. Il suo primo impulso consisteva nell’evitare il ritmo e la melodia e concentrarsi invece sul fenomeno del colore del suono. Per intensificare l’esperienza del suono ha deciso di lavorare con altri media\, in principio collaborando dal vivo con l’artista cinematografico Jürgen Reble (Alchemie 1992). In seguito\, ha iniziato a comporre colonne sonore e ad accompagnare vecchi film muti con la musica elettronica dal vivo per il Museo del Louvre\, a Parigi. L’interesse di Köner nel combinare esperienze visive e sonore per estendere l’efficacia delle sue opere sonore gli ha permesso di approdare all’ installazione e lo ha portato a collaborare con Max Eastley\, in cui la combinazione tra scultura sonora e performance è diventata centrale. “List Of Japanese Winds”\, di Max Eastley e Thomas Köner\, è un’installazione commissionata dalla Hayward Gallery di Londra. Il Centre Georges Pompidou gli ha commissionato il lavoro sonoro per un’installazione del cineasta Yann Beauvais.\nAltro campo di esplorazione del suono e design del suono radicale è per Köner rappresentato dalla club culture\, che Köner considera un piattaforma ideale per l’ascolto intensivo e fisico. Il suo progetto Porter Ricks\, assieme a Andy Mellwig\, è acclamato nel mondo della techno\, con commissioni per “Nine Inch Nails” e finanche un remix di Claude Debussy per la Universal Music. \nhttp://thomaskoner.com/ \nCarmelo Colangelo (1965) lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno. È stato borsista e assistente presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Ginevra. Di Starobinski ha tradotto il volume Azione e reazione. Vita e avventure di una coppia (Einaudi 2001). È autore di numerosi saggi\, tra cui Limite e malinconia. Kant\, Heidegger\, Blanchot (Loffredo 1998)\, nonché di articoli su Kafka\, Merleau-Ponty\, Canetti\, Bataille\, Lévinas\, Maldiney. Il suo ultimo lavoro Il richiamo delle apparenze è dedicato a Jean Starobinski.
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SUMMARY:Portflux
DESCRIPTION:15 maggio – 30 maggio 2018\nOPENING 15 MAGGIO ORE 18:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nA cura di Loredana Troise \nPresso Casa Morra Archivi Mario Franco inaugura martedì 15 maggio 2018\, alle ore 18\, la mostra Portflux\, a cura di Loredana Troise. In occasione dell’opening della mostra\, che si inserisce nell’ambito della rassegna “Vietato Vietare 1968/2018” Proiezioni\, incontri\, mostre a cinquant’anni dal 1968\, sarà possibile vedere il documentario “Antologia Fluxus” (AA. VV. \, 120 min). \nDice Mario Franco\, curatore della rassegna e fondatore degli Archivi: \n“Perché una rassegna e una mostra sul collettivo Fluxus nell’ambito delle rievocazioni ricordando gli avvenimenti di cinquanta anni or sono? Perché la “fantasia al potere” del ’68 significava anche incontro e mescolamento di arti\, tecniche\, discipline\, linguaggi\, materiali. E liberazione delle arti dall’obbligo di produrre senso. Cessare di raccontare il mondo in maniera descrittiva\, lineare\, compiuta. Partire da una riflessione sul linguaggio\, sui modi del narrare\, Poiché il mondo stesso è cambiato velocemente e profondamente: le metropoli sono diventate straordinarie «palestre» di uno sguardo mobile\, plurimo. Un’idea di multimedialità comincia a farsi strada nella consapevolezza dell’insufficienza del singolo medium\, della singola arte\, della tecnica specifica e settoriale a rappresentare questa pluralità di stimoli\, questa fitta rete di interconnessioni. La Gesamtweldbild (immagine totale del mondo) riprende ed estende il concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk. Fluxus assembla tecniche e materiali diversi: collage; testi poetici; architetture-sculture-environments per scardinare le abitudini culturali e gli automatismi percettivi. Per stanare dai linguaggi possibilità inesplorate\, tentare di assemblarli in modo nuovo\, creare combinazioni complicate e ricche quanto lo è il pensiero (o il mondo). Una antologia di filmati del movimento comprende le anticipazioni body-artistiche di Yves Klein per poi mostrare le origini della video-arte di Nam June Paik con Allen Ginsberg\, Charlotte Moorman\, Alan Schulman\, il Living Theatre. Poi un breve concerto di John Cage sull’Olocausto; il film sperimentale “T.O.U.C.H.I.N.G.” di Christopher Sharits; due performances di Joseph Beuys; George Maciunas (che del Fluxus fu il fondatore\, e ne coniò il nome nel 1961); l’azionismo viennese di Günther Brus; John Lennon & Yoko Ono; Vito Acconci. \nAlle proiezioni si accompagna una mostra di lavori grafici dei più importanti artisti fluxus a cura di Loredana Troise.” \nCosì ne parla la curatrice Loredana Troise: \n“Presso gli spazi degli Archivi di Mario Franco\, e in stretta connessione col progetto “Vietato Vietare 68/18”\, per la prima volta in mostra le 14 straordinarie opere grafiche che compongono la cartella Portflux (Ed. Factotum Art). Un avventuroso e inedito diario dello sguardo dai confini indefiniti che\, tra incarnazioni e transiti\, immaginazione e rifunzionalizzazione delle forme\, punta l’indice sull’inquieta soglia del presente. Nata negli anni ottanta dalla volontà di Sarenco\, Diego Strazzer e Giuseppe Morra\, la raccolta Portflux è l’esito di un’intensa e unica esperienza fatta di incroci\, viaggi e rapporti intercorsi\, negli anni ottanta\, fra ricercatori e artisti fluxeurs: “ciascuna opera del portfolio – spiega infatti Giuseppe Morra – è un capitolo risultante da una lunga storia di collaborazione\, amicizia ed eventi condivisi vis à vis\, in una prospettiva estranea alla logica del ‘fare arte’\, ma liberamente tesa a revisioni semiotiche emancipate e indipendenti”. Ordinando un complesso e variegato itinerario visivo ed emotivo\, ricco di sequenze e piani di lettura stratificati\, le opere\, spesso marcate da tracce tangibili (una chiave\, nel caso di Ben Vautier o tasti di pianoforte\, come per Philip Corner\, o i francobolli di Bob Watts) mostrano lo splendore di una autosufficienza sintattica percepibile come un’ininterrotta polifonia sfuggente\, mai fino in fondo documentabile. Al di là delle inclinazioni di ciascuno dei 14 artisti presenti in mostra\, le strutture aperte di Portfluxus sperimentano passaggi e flessioni che chiudono ogni breccia alla fabulazione o all’ illusionismo. Svelano\, invece\, il processo dell’accadere: dello svolgersi dell’evento come flusso e dell’immagine intesa non come “fatto” costituito e risolto\, ma come processo in divenire\, capace di infiltrarsi nelle temporalità stratificate entro cui ritrovare percorsi culturali odierni. \nSi è pensato dunque ad un “allestimento” simile ad una frontiera priva di medium e sovrastrutture distraenti\, attraversabile superando i tradizionali criteri vigenti\, con lo stesso spirito disinvolto che contraddistingueva il movimento. \nGli Archivi di Mario Franco\, in tal senso\, oltre che luogo di studio\, analisi per documentazione e ricerca\, si riconfermano come un peculiare varco\, in cui percepire le apparenze mutevoli e metamorfiche del tempo-spazio”.
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SUMMARY:Serena Russo. Presentazione del libro Cenere
DESCRIPTION:11 maggio 2018\nINIZIO ORE 19:00\nCasa Morra- Sala Shimamoto\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nA Palazzo Cassano Ayerbo D’Aragona\, sede di Casa Morra -Archivio d’arte contemporanea\, è stato presentato venerdì 11 maggio 2018 alle ore 19:00 Cenere\, il primo libro della giovane scrittrice napoletana Serena Russo.\nIl piccolo volume intitolato Cenere\, edito nel 2017 dalla Casa Editrice Aletheia\, è una raccolta intima di racconti brevi all’interno dei quali la narrazione\, si intreccia non solo nella quotidianità vissuta dall’autrice\, ma anche in una concatenazione di pensieri\, ricordi\, sogni\, desideri e invenzioni. Per Serena Russo: “Questa non è una semplice raccolta di racconti. Piuttosto una scatola di frammenti di ogni tipo\, che sarà difficile richiudere una volta aperta”. In occasione della presentazione\, moderata da Loredana Troise che dialoga con Serena Russo\, la serata prosegue con un reading tratto da alcuni brani del libro letti da Simona Cocchia e Angelo Trifari e da un intermezzo musicale di Julia Primicile Carafa (clarinetto\, chitarra e voce) e Belardino Cerabona (violino). \nSerena Russo (Napoli\, 1984) laureata in lingue e letterature comparate presso l’Orientale di Napoli\, ha inoltre conseguito un dottorato in cinema e letteratura presso l’Università di Granada\, in Andalusia. Attualmente lavora a Valencia\, in Spagna\, come insegnante di inglese e di italiano per stranieri. Scrive recensioni di film e libri per vari siti web. Cenere è la sua prima raccolta di racconti.
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SUMMARY:Teatro delle Albe a Napoli con Ermanna Montanari
DESCRIPTION:28 aprile – 29 aprile 2018\nPROIEZIONE FILM 28 APRILE ORE 18:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nDoppio appuntamento con Ermanna Montanari e il Teatro delle Albe a Napoli per “Voci e altri Invisibili” a cura di Casa del Contemporaneo. \nDebutto al cinema di Martinelli e Montanari con il film d’arte “Vita agli arresti di Aung San SuuKyi” che ripercorre\, attraverso il racconto-evocazione di sei bambine\, i venti anni agli arresti della leader dell’opposizione nonviolenta al regime militare birmano\, Premio Nobel per la pace nel 1991\, e oggi alla guida di una nazione libera. Un’opera che si distacca dal clamore della cronaca\, fondendo immagini di repertorio e originali ricostruzioni illuminate dall’intensa interpretazione di Aung San SuuKyi di Ermanna Montanari alla quale si alternano i ritratti burattineschi di generali-dittatori\, spiriti della tradizione birmana\, giornalisti e inviati dell’Onu\, comici ribelli condannati dal regime. \nA seguire: incontro con Ermanna Montanari\, Antonella Di Nocera\, Angelo Curti\, Bruno Robertiin un confronto sul tema: Linguaggi e produzioni “tra teatro e cinema” \nVita agli arresti di Aung San SuuKyi [96 min\, Italia\, 2017]\nscritto e diretto da Marco Martinelli\ncon Ermanna Montanari\, Elio De Capitani e l’amichevole partecipazione di Sonia Bergamasco\, Roberto Magnani\, Fagio\, Alice Protto\, Massimiliano Rassu\, Vincenzo Nemolato e Christian Giroso nella parte dei “Moustache Brothers”\ndirettore della fotografia Pasquale Mari\nmontaggio Natalie Cristiani; supervisione al montaggio Jacopo Quadri\nprodotto da Teatro delle Albe – Ravenna Teatro coproduzione StartCinema\n*\nFilm riconosciuto di interesse culturale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Direzione generale per il Cinema\ncon il sostegno della Regione Emilia Romagna – Film Commission\ncon il patrocinio di Amnesty International Italia e dell’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania Giuseppe Malpeli \\ con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna – Unipol Gruppo Finanziario S.p.A. CMC – Cooperativa Muratori e Cementisti \n\n29 aprile 2018\nErmanna Montanari MINIATURE CAMPIANESI (letture\, ricordi\, immagini)\nMuseo Madre \nVia Settembrini 79\, Napoli \nIntroduce Stefano De Matteis \nRealizzato come un “libro dei segreti”\, sul modello di un antico messale\, “Miniature Campianesi” è stato scritto da Ermanna Montanari (pubblicato per Oblomov edizioni) per rievocare il mondo della sua infanzia e prima giovinezza. Questi piccoli racconti sono perle di vita condensata\, su cui si specchia una terra\, un luogo dell’anima\, che parla a tutti noi.\nLa pluripremiata attrice\, autrice\, scenografa e fondatrice del Teatro delle Albe racconta la Campiano della sua infanzia\, il suo paese natale nella campagna ravennate. L’incontro come il libro è impreziosito dalle immagini di Leila Marzocchi. \n  \n 
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SUMMARY:La bottega del suono. Mario Bertoncini. Maestri e Allievi
DESCRIPTION:20 aprile 2018 \nSTART ORE 19:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \n  \nA cura di Chiara Mallozzi e Daniela Tortora \nEsempi relativi a una maniera altra di utilizzare il suono del pianoforte.\nStraniamento del tradizionale modo d’attacco dello strumento.\nSuite ’99 Colori di Mario Bertoncini. \n\n«Le parole\, finanche l’ascolto puro e semplice di alcune sue interpretazioni\, di alcune sue musiche\, si sono rivelati del tutto insufficienti per entrare in contatto con il Maestro e il suo mondo: è necessario incontrare Bertoncini e vederlo all’opera\, bisogna farne esperienza dal vivo per riuscire a cogliere il fascino algoritmico degli infiniti sciami di suoni che avvolgono i suoi ‘strumenti’… le sue arpe eolie…il suo modo di catturare il vento all’interno dei suoi oggetti sonanti\, le sue ‘composizioni’ costruite come fossero manufatti destinati ad abitare la sua e la nostra vita\, il nostro paesaggio quotidiano.[Questo libro] incarna il desiderio di provare a raggiungerlo\, di accostarsi con discrezione nei sobborghi del suo segreto». \nÈ così che Daniela Tortora esordisce nel recente volume dedicato a Mario Bertoncini ed è così che intendiamo introdurre il nuovo appuntamento a Casa Morra.\nLa rete di ricerca internazionale puntOorg e La Digestion – musica ascoltata raramente\, festival che mette al centro i linguaggi più innovativi dell’arte sonora contemporanea\, a cura delle associazioni Phonurgia e EM-Arts e Fondazione Morra\, presenta il libro La bottega del suono. Mario Bertoncini. Maestri e Allievi (Editoriale Scientifica\, Napoli\, 2017)\, di e con il M° Mario Bertoncini\, un evento che rafforza il desiderio delle realtà coinvolte di coltivare la riflessione attorno alla musica proponendo uno spazio di confronto teorico al pari di quello performativo\, nella volontà di indagare a fondo le molte pratiche del suono.\nVenerdì 20 aprile\, alle ore 19:00 presso Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\, Mario Bertoncini presenta al pubblico l’ultimo volume realizzato in seno alla collana di studi puntOorg\, a cura di Chiara Mallozzi\, compositrice\, violoncellista docente presso il Liceo musicale Boccioni-Palizzi di Napoli\, e Daniela Tortora\, titolare della Cattedra di Storia ed estetica musicale presso il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli.\nA seguito della presentazione il M° Mario Bertoncini terrà una lezione concerto ed esecuzione live de la Suite ’99 Colori\, un’occasione per avviare un dibattito sulle potenzialità del suono come strumento comunicativo e intragenerazionale. \nInterverranno insieme alle curatrici della ricerca: \nMario Bertoncini\, pianista\, compositore\, costruttore\, saggista e poeta;\nGianmario Borio\, professore ordinario di Musicologia e Storia della Musica\, Università degli Studi di Pavia e direttore dell’Istituto per la Musica della Fondazione Giorgio Cini;\nLuigi Maria Sicca\, professore ordinario di Organizzazione aziendale e Direttore scientifico di putOorg International Network;\nGiancarlo Turaccio\, docente di Composizione presso il Conservatorio di Musica “G. Martucci” di Salerno e ricercatore puntOorg. \nMario Bertoncini (Roma\, 1932). Compositore\, pianista\, musicista\, costruttore\, poeta e scrittore. Negli anni infantili\, insofferente della disciplina scolastica\, legge molto e di tutto ed è particolarmente attratto dal disegno\, dalla scultura e dalle scienze naturali. Alla musica si dedicherà relativamente tardi\, dopo i 13 anni. Compiuti bruciando le tappe gli studi musicali presso il Conservatorio e l’Accademia di Santa Cecilia (pianoforte con Rodolfo Caporali\, composizione e perfezionamento in composizione con Goffredo Petrassi)\, si reca per un anno a Bilthoven\, Olanda\, dove frequenta un corso di musica elettronica sotto la guida di G. M. Koenig. Nello stesso tempo svolge un’intensa attività concertistica in Italia\, da solo e con l’orchestra\, e suona con direttori di grande valore.\n1963: primi esperimenti volti ad alterare il modo d’attacco del pianoforte e di alcuni strumenti della percussione (idiofoni).\n1964: con Quodlibet\, per tre strumenti ad arco e un percussionista\, si aggiudica il 1° premio al concorso del Gaudeamus (Fondation Européenne de la Culture). Dal 1965 al 1972 partecipa all’attività del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza; dal ’70 al ‘73 è chiamato a dirigere l’omonima associazione. Parallelamente insegna al Conservatorio di Pesaro e collabora con la R.A.I. e con l’Enciclopedia dello Spettacolo (attività saggistica e di traduzione). Dello stesso periodo sono i primi esperimenti di teatro musicale (elaborazione della teoria d’un “teatro della realtà”) che culmineranno nella febbrile elaborazione di Spazio –Tempo (Venezia\, Biennale 1970).\n1973: per invito del D.A.A.D. Bertoncini lascia l’Italia e si stabilisce a Berlino\, dove l’attività di ricerca e di sperimentazione sonora iniziata a Roma può finalmente avere adeguato sviluppo. Al ’73 e all’anno successivo appartengono le prime costruzioni eoliche: Chain Reaction\, Vele\, Chanson pour instruments à vent. Nei seguenti due anni è in Canada\, all’Università McGill di Montreal\, dove realizza un progetto ispirato alla dinamica delle “botteghe d’arte” rinascimentali: il Musical Design Course. Dal lavoro svolto in quei due anni deriva l’attività del gruppo SONDE\, i cui componenti sono tuttora attivi in Canada e all’Estero mediante concerti\, produzioni teatrali e discografiche.\nNel 1982\, nel quadro del Festival de La Rochelle (costa atlantica francese)\, B. presenta Venti\, un’installazione eolica per 10 arpe eolie circolari e 10 aggregati di barre e spirali bronzee (“gong eolici”)\, serviti da 40 esecutori.\nNel 1986 progetta e brevetta il Choreophon\, un sistema di trasduzione a distanza\, cioè senza contatto\, d’un gesto coreografico in suono e nel 1993\, un dispositivo per gli strumenti ad arco\, brevettato in Germania col nome di Stabdämpfer.\nDal 1976 ad oggi\, oltre ad alcuni saggi e a numerosi altri scritti\, è autore di tredici dialoghi di ispirazione platonica\, tra i quali dieci d’argomento musicale\, e di oltre cinquecento sonetti in dialetto romanesco antico.\nNel 2004 torna definitivamente in Italia\, nella provincia senese. Quando ne ha l’occasione\, continua a presentare al proprio pubblico un tipo di programma che evochi dei richiami\, delle “rime” inusitate tra grandi musiche d’un passato più o meno lontano e le proprie costruzioni sonore.
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SUMMARY:Cesare Pietroiusti - Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento
DESCRIPTION:17 aprile – 19 maggio 2018\nOPENING 17 APRILE ORE 12:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/C\, Napoli \nSi inaugura il nuovo progetto laboratoriale ed espositivo ideato e coordinato dall’artista Cesare Pietroiusti.\nScuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli\, consiste in un progetto che ripercorrerà in modo retrospettivo alcuni elementi della ricerca di Cesare Pietroiusti\, composto da due momenti distinti ma correlati: un laboratorio performativo e una mostra conclusiva.\nIl modulo laboratoriale\, rivolto ad un gruppo di studenti dell’Accademia di BB.AA. di Napoli\, porterà i partecipanti a ripercorrere operativamente\, nel modo più fedele possibile all’originale\, le tecniche che Cesare Pietroiusti ha usato (negli anni tra il 1982 e il 1986) per dare vita ai suoi primi (e pressoché unici) lavori pittorici\, dalla preparazione delle tele alla ricopiatura di immagini proiettate attraverso diapositive.\nIl gruppo potrà\, inoltre\, progettare una o più serie di grandi quantità di disegni con tecniche eterodosse (fuoco\, birra\, acqua salata ecc.)\, secondo metodi già usati dall’artista per le “produzioni e distribuzioni gratuite” dal 2005 in poi. Le opere saranno oggetto della mostra conclusiva. \nLaboratorio performativo e mostra si susseguiranno sulla scala monumentale\, e negli spazi ad essa adiacenti\, del Palazzo Cassano Ayerbo D’Aragona – Casa Morra. Il pubblico interessato potrà apprezzare le distinte fasi di lavoro e\, in particolare: \ndal 17 al 24 aprile 2018\, dal martedì al venerdì dalle ore 12:00 alle ore 19:00; \nLaboratorio performativo Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento con gli studenti dell’Accademia di BB.AA. di Napoli dal 25 aprile al 19 maggio 2018\, dal martedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 17:00; \nMostra conclusiva della Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento.\nCasa Morra si trasforma\, per l’occasione\, in un teatro-fabbrica multifocale nella quale le diverse mansioni accadono contemporaneamente in punti distinti del luogo\, rimarcando la naturale vocazione performativa della scalinata. \nOltre all’elemento laboratoriale e performativo\, Cesare Pietroiusti affronta il tema della retrospettiva in maniera laterale\, riflettendo su come sia possibile mettere mano alla storia della propria carriera senza la necessità di dover riesumare\, in maniera convenzionale o feticistica\, le opere del passato. Affrontando in questo modo il tabù del rifacimento di un’opera\, l’artista propone una nuova interpretazione della contemporaneità vista\, nel riesame dialettico con il passato\, come la compresenza e la convergenza di tempi e significati diversi.\nLa mano dell’autore tende a scomparire in un’operazione in cui si contempla la non necessarietà\, per un artista\, di possedere un talento esprimibile con una abilità tecnica. D’altra parte questo progetto rispecchia la stessa assenza di talento di Pietroiusti che\, a suo tempo\, lo portò a utilizzare la ricopiatura pedissequa\, su tela e su carta\, della dia-proiezione. \nCon la partecipazione di: Eleonora Alabiso\, Cristiana Amato\, Gianmarco Biele\, Elsa Bigliardo\, Laura Bonito\, Antonella Calabrese\, Elena Chirico\, Enrica Rosi Crispo\, Maria Teresa De Cristofaro\, Luisa De Donato\, Giovanni Ferrara\, Sara Fiorentino\, Valeria Gentile\, Francesca Iovane\, Natalya Savino Kochetova\, Valentina Manzo\, Emanuela Palmieri\, Roberta Passaro\, Chiara Perna\, Alessandro Piromallo\, Chatrin Ponticelli\, Gianmarco Trotta\, Maria Ulino\, Aurora Vivenzio\, Huang Yuan\, Haoran Zhou.\nCesare Pietroiusti\nClasse 1955\, nato a Roma\, svolge la sua ricerca artistica dal 1977\, quando ha iniziato a lavorare nel centro studi Jartrakor di Sergio Lombardo\, partecipando attivamente alla definizione di un’arte ‘eventualista’. Nella seconda metà degli anni Ottanta dà vita\, insieme a Salvatore Falci\, Stefano Fontana\, Pino Modica e Domenico Nardone\, all’esperienza del gruppo di Piombino che sperimenta\, in anticipo di circa un decennio sull’arte ‘relazionale’\, il coinvolgimento\, attraverso stimoli estetici\, di un pubblico inconsapevole. Da allora ha fondato e coordinato centri di ricerca e programmi di residenza\, convegni e laboratori sperimentali. Ha esposto in spazi privati e pubblici\, deputati e non\, in Italia e all’estero. Nel 1997 ha pubblicato\, con le edizioni Morra\, Pensieri non funzionali\, raccolta di circa cento idee apparentemente assurde\, formulate come istruzioni per realizzazione di progetti artistici. Nel primo decennio del 21° secolo il suo lavoro si è concentrato sul tema dello scambio e sui paradossi che possono celarsi nel sistema sociale occidentale\, di cui viene sottolineata la peculiarità del rapporto economico denaro-merce. Dal 2004 ha distribuito gratuitamente decine di migliaia di disegni autografi\, venduto storie\, ingerito banconote al termine di un’asta pubblica per poi restituirle al legittimo proprietario dopo l’evacuazione\, organizzato serate gastronomiche dove alla fine del pranzo si viene pagati\, allestito mostre dove le opere si vendono in cambio di idee e non di soldi. Ha esposto le sue opere fra l’altro presso: Art in General\, New York (2001); Ikon Gallery\, Birmingham (2007); Biennale di Atene (2009); MAXXI\, Roma (2010); Moscow Museum of Modern Art (2011)\, Hayward Gallery\, Londra (2012)\, Fondazione Sandretto\, Torino (2014)\, Bozar\, Bruxelles (2014)\, Maga\, Museo di Gallarate (2016)\, Kunstverein Arnsberg (2016)\, ed è stato co-curatore della mostra-evento “Sensibile Comune. Le opere vive”\, GNAM\, Roma (2017). A partire dal 2004 al 2015 è stato docente di Laboratorio Arti Visive presso lo Iuav di Venezia e\, dal 2009 al 2016\, MFA Faculty presso Lesley University\, Boston. Due anni fa\, come membro del collettivo “Lu Cafausu”\, ha dato vita alla Fondazione Lac o Le Mon (San Cesario di Lecce).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018 \nCesare Pietroiusti \n© photo Jacopo Seri \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018  Cesare Pietroiusti  © photo Jacopo Seri  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018  Cesare Pietroiusti  © photo Jacopo Seri  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018  Cesare Pietroiusti  © photo Jacopo Seri  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018  Cesare Pietroiusti  © photo Jacopo Seri  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento\, Casa Morra\, 2018  Cesare Pietroiusti  © photo Jacopo Seri  Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:“Auerhaus” / “La nostra casa” di Bov Bjerg
DESCRIPTION:11 aprile 2018\nLETTURA E DIBATTITO ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nHöppner\, Vera\, Pauline\, Cäcilia\, Harry… un gruppo di amici e una promessa: la loro vita non sarebbe stata un semplice avvicendarsi di nascita-scuola-lavoro-morte. Per questo motivo e per proteggere chi fra loro – Frieder – ha tentato il suicidio\, decidono di andare ad abitare tutti insieme in un’ex fattoria. Una casa in cui vivere senza adulti\, un luogo condiviso nella Germania degli anni Ottanta che battezzano Auerhaus.\nUna storia di gioventù\, di amicizia e amore\, una magica alchimia che Bov Bjerg crea tra questi sei ragazzi idealisti che impareremo a sentire molto vicini e che\, pagina dopo pagina\, ci conquisteranno al punto da voler vivere nell’Auerhaus\, lottare insieme a loro per la felicità\, come se fosse una questione di vita o di morte. \nDialogano con l’autore\, Franco Filice (traduttore dell’edizione italiana) e la germanista Daniela Allocca. \nBov Bjerg\, nato nel 1965\, è scrittore e cabarettista. Vive a Berlino\, dove ha fondato diversi palchi letterari. Autore del romanzo „Deadline” (2008) e del volume di racconti „Die Modernisierung meiner Mutter” (2016)\, la sua fama è legata soprattutto al romanzo „Auerhaus” (Aufbau Verlag – Blumenbar\, 2015\, tradotto in Italia da Keller editore)\, che in Germania è rimasto per ben due mesi nella top ten della narrativa e per quasi nove nella lista dei best seller. Un libro che ha conquistato tutti\, critici e lettori\, giovani e adulti\, rappresentato a teatro e letto nelle scuole\, e che presto approderà anche sul grande schermo.
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