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SUMMARY:Altri enigmi…omaggio a Man Ray - Opere di Fabio Donato 2010_2017
DESCRIPTION:8 giugno – 30 luglio 2017\nOPENING 8 GIUGNO ORE 19:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProdurre pensiero è il fine ultimo degli scatti fotografici di Fabio Donato\, che torna ad investigare la trascendenza\, alla ricerca di quell’elemento che rende una figura intrisa di impeto mitologico.\nS’intitola Altri enigmi…omaggio a Man Ray la mostra\, curata da Giuseppe Morra\, che Fabio Donato presenta presso la Biblioteca del Museo Nitsch\, l’8 giugno 2017 alle ore 19.00\, imbastendo un dialogo tra lo straniamento tipico dei soggetti\, animati o inanimati\, ritratti da Man Ray e la quotidianità ermetica della città di Napoli.\nCome proiezioni di immagini mentali\, le fotografie di Donato ritraggono la realtà\, sondandone il mistero che la sottende\, suggerito da forme che inducono all’interrogazione\, al ragionamento su un tempo non ancora concluso. Questo racconto visivo di vocazione concettuale\, che rende attivo lo sguardo del fruitore\, accentua il senso di alienazione che pervade gli oggetti d’uso quotidiano\, fossili di un’archeologia del presente còlti in dettagli evocativi\, componenti fondamentali nell’estetica fotografica di Donato.\nAltri enigmi…omaggio a Man Ray si compone di fotogrammi che\, come indizi\, s’interrogano sulla realtà in termini profondamente esistenziali\, oscillando tra visione interiore e trasformazione oggettiva dell’immagine\, come il metronomo di Man Ray\, a cui la mostra è chiaramente ispirata.\nCome avviene nell’Enigma di Isidore Ducasse\, oggetti-non-oggetti vengono ritratti\, spogliati della loro funzionalità originaria\, recuperabile solo intimamente e non senza retrocessioni e cedimenti\, a testimonianza dell’unica certezza\, quella dell’assurdo. Fabio Donato costruisce un racconto irrazionale\, che mira alla ricerca di senso e unità\, pur sapendo che potrebbe non aver fine\, ma che\, allo stesso tempo\, sottolinea la straordinaria bellezza del mistero della vita.\nLa mostra è accompagnata dal catalogo dal titolo omonimo Altri enigmi…omaggio a Man Ray\, edito da artstudiopaparo\, con testi di Diana Gianquitto\, Olga Scotto di Vettimo\, Maria Savarese e Loredana Troise. \nFabio Donato\nÈ da quasi cinquant’anni anni (1967 ad oggi) che il percorso della ricerca di Fabio Donato si svolge su due binari paralleli. Il primo è quello più professionale\, tutto dedicato alla storicizzazione dei linguaggi artistici (arti figurative\, teatro). Ama definirsi fotoreporter della cultura; lavoro che svolge principalmente a Napoli\, ma con viaggi\, anche molto lunghi\, in ogni angolo del mondo. Lungo le strade dei linguaggi dell’arte ha avuto l’occasione di sperimentare il proprio\, quello della fotografia\, con il punto di vista di uno spettatore privilegiato\, che gli ha permesso di incontrare artisti come J. Beuys\, A. Warhol\, J. Beck\, H.Nitsch\, Eduardo\, Svoboda\, Shimamoto\, e quasi tutti i più importanti operatori delle arti visive internazionali \,con un occhio attento al proprio territorio che gli ha permesso di mettere insieme un archivio ricco di circa 400.000 immagini.\nIl secondo percorso\, (quello che definisce “poetico”)\, si svolge\, da sempre\, su temi come la sospensione del tempo\, la soglia come linea di demarcazione tra spazi\, tempi\, dimensioni mentali contrapposte. Ed ancora il doppio\, il rapporto tra la realtà e la finzione\, l’altro da sé. Il tutto attraverso immagini che\, partendo da dettagli urbani\, divengono territorio di proiezioni mentali.\nTutto ciò come tentativo di provocare “pensiero” in chi legge il suo lavoro\, in un tempo dove l’hobby più diffuso dell’umanità pare sia diventato quello di autoritrarsi in ogni luogo e comunicarlo al mondo intero.\nDa più di vent’anni è docente di Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Alcune sue opere sono conservate in collezioni museali in: Italia\, Messico\, Francia\, Brasile\, Cina.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Enigma n°5\, Altri Enigmi…Omaggio a Man Ray\, Biblioteca del Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017 \nFabio Donato \nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Lucrezia Longobardi - Lo Spazio Esistenziale. Definizione #1
DESCRIPTION:3 maggio – 2 luglio 2017\nOPENING 3 MAGGIO ORE 18:00\nPalazzo delle Sperimentazioni\nCorso Vittorio Emanuele 341\, Napoli \nLa Fondazione Morra è lieta di presentare la prima mostra del ciclo Lo spazio esistenziale. Definizioni\, a cura di Lucrezia Longobardi.\nIl progetto rappresenta il primo approccio per la stesura di un programma più vasto\, volto a indagare aspetti del rapporto tra l’uomo e lo spazio. In questo primo movimento il dispositivo è legato alle forme semplici\, le composizioni che abbiamo imparato a riconoscere per poterci misurare con l’esistere.\nAttraverso un unico apparato visivo\, i lavori scelti tessono una narrativa intima del rapporto uomo-casa. Una disseminazione minima che permette la fruizione del luogo in cui le opere\, quasi mimetizzate\, partecipano alla riflessione comune sullo spazio esistenziale declinato nella sua forma più domestica.\nGli artisti scelti per analizzare e far parte dell’apparato di questa ricerca si confrontano da anni con quelli che sono i luoghi per la vita\, spazi e volumi che costituiscono il riferimento di una comunità\, come di un singolo. Un’attività dedicata allo studio dei luoghi e del rapporto che questi instaurano con l’uomo e la sua esistenza\, partendo da quelle che sono le private esperienze\, come nel caso di Gregor Schneider o Francesca Woodman\, entrambi artefici di un feticcio intimo\, o come Renata Lucas e Gian Maria Tosatti\, che\, da manipolatori urbani alterano le comuni percezioni\, o ancora come Scola e Patella\, con i quali attraversiamo sensorialmente la memoria del quotidiano. \nSi ringraziano per la realizzazione di questa mostra: la Fondazione Morra\, Guido Costa Project\, My private-Milano\, lo Studio Gallo\, Silvia Scola\, Massimo Vigliar della Surf Film\, Santa Fede Liberata.\nUn ringraziamento particolare va a Gian Maria Tosatti. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Ettore Scola\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #1\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2017 © Photo Elio Di Pace Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Gregor Schneider\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #1\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2017 © Photo Maddalena Tartaro Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Francesca Woodman\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #1\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2017 © Photo Maddalena Tartaro Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Renata Lucas\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #1\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2017 © Photo Maddalena Tartaro Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Monica Biancardi - RiMembra Drammaturgia per immagini
DESCRIPTION:13 aprile – 21 maggio 2017\nOPENING 13 APRILE ORE 20:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nRiMembra. Drammaturgia per immagini è un racconto fotografico\, che l’artista Monica Biancardi costruisce nel tempo\, raccogliendo membra sparse in luoghi differenti\, spazi fisici e mentali\, non aventi relazione alcuna. \nLa mostra\, promossa e organizzata dalla Fondazione Morra\, raccoglie un corpus di immagini concepite come singole unità\, ma che\, nel loro dare forma alla memoria\, si collegano formando un atlante visivo fatto di corrispondenze di varia natura. \nIl critico Lorand Hegyi\, per quindici anni direttore del Museo d’arte moderna di Saint-Étienne e attualmente prestigioso critico e curatore\, a proposito del progetto\, scrive “Monica Biancardi utilizza collage apparentemente semplicissimi\, in cui le diverse immagini di partenza vengono accostate e così unite da collegamenti che emergono dall’analogia formale di elementi figurativi completamente diversi\, si servono di somiglianze che possono riguardare la qualità\, determinate caratteristiche fisiche reciprocamente associabili\, o anche superfici e strutture materiali simili. Destabilizzante è il fatto che non sussiste una spiegazione evidente\, un nesso palese tra i diversi elementi dell’immagine.. ”. \nIl giorno dell’inaugurazione lo scrittore e saggista Gabriele Frasca terrà un intervento poetico\, entrando nel racconto visivo di RiMembra. Sonorizzata da Stefano Perna e frutto di una lunga collaborazione\, l’installazione\, che unisce l’opera visiva di Monica Biancardi al testo sonoro di Gabriele Frasca\, mostra attimi diversi\, momenti colti dall’obiettivo ad una fisicità e ad una temporalità che rifuggono la realtà e che riportano alla mente ricordi belli o brutti. Il tema Ri è difatti attaccato al sostantivo Membra. Sempre Hegyi sostiene che nelle fotografie della Biancardi “alla bellezza della superficie si sovrappone un’irresistibile ricerca di spiegazioni”\, in quanto la rappresentazione genera immagini che si relazionano solo nel corso del tempo\, compiendo un viaggio nella memoria che trascende la singolarità dell’immagine fissa. \nGiovedì 13 aprile alle ore 17.30 sarà inoltre presentato\, presso la Sala Biblioteca del museo Madre\, il libro del progetto RiMembra\, che ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee. Edito dalla casa editrice bolognese Damiani\, il libro è stato realizzato in collaborazione con Gabriele Frasca e Lorand Hegyi\, che interverranno alla presentazione insieme al professore Gennaro Carillo\, docente di Storia delle dottrine politiche al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Alle ore 20.00 presso la Biblioteca del Museo Nitsch\, l’apertura al pubblico della mostra RiMembra. Drammaturgia per immagini. \nMonica Biancardi\, nata a Napoli nel 1972\, si laurea presso l’Accademia di Belle Arti con una tesi sperimentale sulla fotografia di teatro. Inizia a lavorare giovanissima per importanti registi italiani e stranieri\, (svolgendo parallelamente l’insegnamento di disegno e storia del costume) e realizzando sue personali ricerche fotografiche. La prima di queste\, “Credere”\, a carattere antropologico\, viene acquistata dalla Bibliothèque Nationale de France. La prima mostra “Ritratti”\, inaugurata presso la galleria RiccardoArtivisive in Napoli\, riscuote molto successo tanto da essere invitata al Macba di Barcellona\, a Madrid\, Salamanca\, alla biennale della fotografia di Brescia\, alla mostra sul Dada a Pavia curata da Achille Bonito Oliva che la invita a progettare un’intera cella all’interno della Certosa di Padula\, durante la rassegna “Le Opere e i giorni”. Inoltre uno dei “Ritratti” vince il premio Serrone\, presso la Villa Reale di Monza. Uno dei lavori di un altro suo progetto artistico “Aldilà”\, verrà acquisito dalla nuova Metropolitana di Napoli. Invitata da Antonio Presti a Catania\, realizza un racconto per immagini dal titolo “Viaggio a Librino” con lo scrittore israeliano Mejr Shalev. Nel 2005 organizza una performance in piazza Castello a Milano con tantissime donne intitolata “Un Abbraccio per la pace”\, che ripeterà a distanza di tempo in piazza Dante a Napoli e sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme con donne arabe ed israeliane. Su richiesta della Soprintendenza\, nel dicembre del 2006 dedica al padre\, scomparso prematuramente\, il nuovo progetto artistico “Mutamenti” negli spazi di Castel S. Elmo a Napoli che poi andrà a Milano e ad Aarau\, in Svizzera. Dopo diversi viaggi nei territori palestinesi\, Monica realizza una mostra voluta dall’All Quds University di Gerusalemme con la relativa pubblicazione. Nel 2009 realizza su invito della Soprintendenza di Napoli una grande mostra dal titolo “Orientamenti” al Museo di Capodimonte di Napoli dove affronta il tema dell’integrazione culturale che le sta molto a cuore tanto che lo stesso anno\, in forma multimediale presenta il lavoro sulla Palestina\, “Tra le immagini”\, valorizzando l’etnia beduina che presenta al museo MAV di Ercolano. Ha chiuso nel 2012 il suo progetto “Habitus” che viene presentato al museo Marte di Cava dei Tirreni. Nel 2013 vince il “Premio Napoli” per l’arte. L’anno dopo il Mois de la Photo di Parigi\, seleziona ed espone il suo progetto “Credere”. Nel 2015 vince il Premio Dolomiti Contemporanee. Lavora con Shazar Gallery. Le sue opere sono presenti in molte collezioni private di arte contemporanea.
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SUMMARY:Prospettive su ritratti e luoghi: I films di Adele Friedman
DESCRIPTION:5 aprile 2017\nINIZIO PROIEZIONI ORE 19:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n“Per più di tre decenni\, Adele Friedman film-maker di Chicago ha forgiato e perfezionato una visione originale con i suoi ritratti silenziosi\, in cui la cinematografia grandangolare e l’ossessiva panoramica estendono gli spazi di appartamenti e giardini\, creando un sensuale panorama dell’ordinario.”\nFred Camper \nIl programma di stasera attraversa 38 anni\, cominciando da un primo ritratto del 1979. Sono inclusi nel programma dei ritratti e dei films di luoghi: natura\, architettura\, giardini\, fiumi.\nQuesti films sono delle prospettive\, così visualizzate dalla film-maker e presentate allo spettatore.\nLe composizioni dello spazio tra persone\, oggetti\, interni ed esterni\, tutti dentro il fotogramma\, sono un elemento critico di ciò che si vede nel film. Queste composizioni cambiano costantemente con il movimento\, sia dei soggetti che della film-maker\, consentendo un’interpretazione e una reinterpretazione.\nI ritratti filmici sono su persone dell’ambito culturale e come le loro vite sono conformate dai propri interni e gusti artistici. Si circondano di ciò che li muove. Le persone non lasciano la propria cultura presso il Museo o l’ufficio; se la portano a casa e vivono con essa. È parte integrante del tessuto quotidiano della propria vita.\nÈ inoltre incluso in questo programma un primo paesaggio onirico che esplora la narrazione strutturale del sogno e del subconscio.\nFriedman sceglie di lavorare in pellicola 16mm per la delicata qualità morbida della luce rivelata attraverso la pellicola filmica\, che trasmette gli strati e le sfumature di tonalità e colore. I films sono silenziosi\, esortando lo spettatore a concentrarsi interamente sull’immagine proiettata. \nAdele Friedman ha ricevuto il suo M.F.A. e la sua laurea in Storia dell’Arte presso l’Art Institute of Chicago. I suoi films sono distribuiti da Light Cone di Parigi\, e ha esposto a livello internazionale nel corso degli ultimi 33 anni\, tra cui E-M Arts di Napoli\, nell’ambito della mostra Fôret; Scratch Proiezione a Parigi; Oesterreichisches Filmmuseum\, Vienna\, Austria; Stadtmuseum Filmmuseum di Monaco di Baviera\, Germania; Frankfurt Deutsches Filmmuseum Kommunales Kino\, Germania; Arsenal\, Kino der Freunde der Deutschen Kinemathek\, Berlino; Fylkingen\, Turbidus Film\, Stoccolma\, Svezia; Innocent Eyes and Lenses Film Festival\, Tokyo\, Giappone; ” Big as Life: An American History of 8mm Film “\, il Museum of Modern Art\, New York; Il 26° New York International Film Festival; Millennium Film Workshop\, New York; The Onion City Experimental Film and Video Festival\, Chicago; il Museum of Contemporary Art\, Chicago; tra le molte altre mostre. Questa è la sua prima mostra personale in Italia.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Adele Friedman\, Red Cloud\, 2017\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adele Friedman\, Untitled 1982\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Catalogna Bombardata
DESCRIPTION:4 aprile 2017\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29d\, Napoli \na cura del Centro di documentazione “Filippo Buonarroti” di Milano \nL’associazione di italiani a Barcellona AltraItalia\, l’Anpi\, l’Anppia e il Centro Filippo Buonarroti sono liete di annunciare la mostra Catalogna Bombardata (Catalunya Bomberdejada)\, realizzata dal Memorial Democratic della Generalitat de Catalunya\, in occasione dell’80esimo anniversario del bombardamento dell’Italia fascista sulla popolazione catalana durante la guerra civile. Nata come progetto itinerante\, la mostra\, composta da sedici pannelli illustrativi che raccontano la vicenda dei bombardamenti che gli aerei italiani inviati da Mussolini a sostegno di Franco colpirono soprattutto Barcellona\, sarà esposta in 58 diverse località italiane\, su iniziativa del Centro Filippo Buonarroti di Milano e di altre venti istituzioni ed associazioni dell’Antifascismo. \nA Napoli\, Catalogna Bombardata sarà ospitata dalla Biblioteca del Museo Nitsch. L’inaugurazione si terrà martedì 4 aprile alle ore 18.00. La mostra sarà inoltre accompagnata\, sia in apertura che in chiusura\, e sempre alle ore 18.00\, da una conferenza stampa\, cui interverranno: Doriano Maglione Centro Filippo Buonarroti\, Giuliano Balbi Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”\, Lorenzo Morricone del Centro di Documentazione Pasquale Martignetti\, Aldo Oliveri della Società Filosofica Italiana-Sezione Napoletana “Giambattista Vico”\, Aurora Spinosa Storica dell’Arte
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:23 marzo 2017\nINIZIO CONCERTO ORE 21:00\nLo Scugnizzo Liberato\nSalita Pontecorvo 46\, Napoli \nLa Digestion è un organismo complesso che filtra le esperienze di artisti\, accuratamente individuati fra le discipline sonore più attuali\, capaci di instillare differenti risonanze ed abituare il pubblico ad un ascolto sensibile senza limitazioni e pregiudizi. Il festival\, nato in collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata da Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, la E-M ARTS associazione culturale e la Fondazione Morra\, si articola in sei appuntamenti\, dal 22 settembre 2016 al 14 luglio 2017\, con protagonisti internazionali invitati a mettere in circolo energie\, attivare collaborazioni e dialoghi fra artisti\, illuminare e animare la vitalità di alcuni luoghi cittadini. \nPer il quarto appuntamento La Digestion si insinua nei meravigliosi spazi de Lo Scugnizzo Liberato\, ex carcere minorile abbandonato dalle istituzioni pubbliche e portato a nuova vita come centro sociale dagli attivisti della sigla “Scacco Matto”. \nA propagarsi nell’immensa struttura sono per l’occasione i “discorsi intorno allo spazio” dei musicisti francesi Michel Doneda\, Lê Quan Ninh e Xavier Charles\, che con i loro strumenti rigorosamente acustici faranno riverberare alcuni ambienti in un dialogo tra gesto\, suono e architettura. \nIl primo movimento è di Xavier Charles con un sognante solo di clarinetto in bilico tra ricerca elettro-acustica e poesia sonora; in secondo transito\, la collaborazione\, ormai trentennale\, tra il sassofonista Michel Doneda e il percussionista Lê Quan Ninh è incentrata su un’improvvisazione radicale attraverso un magistrale lavoro di “espansione” dei propri strumenti\, fino al punto da snaturarne completamente il suono e renderne irriconoscibile la provenienza\, nonché attraverso un interazione che coinvolge i suoni\, i corpi e lo spazio dando vita a un irripetibile momento di liberazione sonora. \nL’evento è diviso in due tempi per concedere al pubblico\, guidato da Phonurgia e dal NaDirCollective\, la scoperta di questo affascinante edificio. NaDirCollective\, oltre ad essere dietro all’omonimo festival estivo di Soccavo\, da più di un anno anima Lo Scugnizzo Liberato con una fitta programmazione concertistica che ha come sue parole d’ordine accessibilità e qualità. \nIn linea con gli intenti del festival\, Michel Doneda\, Lê Quan Ninh e Xavier Charles terranno un workshop il 22 marzo\, dalle ore 16 alle 19\, strutturato in tre momenti: esercizi di ascolto\, pratica di improvvisazione\, discussione. I partecipanti sono invitati a portare il proprio strumento\, qualunque esso sia. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Lo Scugnizzo Liberato\, Napoli\, 2017 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Lo Scugnizzo Liberato\, Napoli\, 2017 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:4 febbraio 2017\nINIZIO ORE 19:00\nCasa Morra\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nIl terzo appuntamento de La Digestion\, festival dedicato alla musica di ricerca\, nato dalla collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata da Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, la EM-ARTS associazione culturale e la Fondazione Morra\, si inserisce nell’ambito della ricerca acusmatica\, indagando in particolare la relazione tra spazio e suono. \nA Marc Baron\, noto sassofonista e compositore francese\, è affidato il compito di ‘’discutere’’ con gli straordinari spazi di Casa Morra\, nuova realtà culturale della Fondazione Morra. La monumentale scala a pianta ottagonale del Palazzo Ayerbo d’Aragona Cassano è il luogo delle sonorità multicanale che avvolgeranno gli spettatori invitati a costruire una storia\, di immergersi in essa in molti modi diversi. \nTra gli obiettivi del festival vi è la volontà di costruire relazioni che esulino dal breve momento performativo\, così Baron è invitato in residenza presso Casa Morra per studiare la meravigliosa scala settecentesca e pensarne la sonorizzazione nei minimi dettagli. \nLa residenza si svolgerà nei giorni 2\,3 e 4 febbraio e sarà fruibile dagli studenti del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli\, accompagnati dal docente Elio Martusciello; il risultato dal titolo Un salon au fond d’un lac sarà presentato sabato 4 febbraio alle ore 21.30\, gli ambienti saranno aperti al pubblico a partire dalle ore 19.00. \nIl concerto di Marc Baron sarà preceduto dalla performance Oggetto quasi del percussionista napoletano Stefano Costanzo\, che per l’occasione ha lavorato con oggetti prelevati dalla città. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				 La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Casa Morra\, Napoli\, 2017 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Casa Morra\, Napoli\, 2017 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito
DESCRIPTION:16 dicembre 2016 – 20 marzo 2017\nOPENING 16 DICEMBRE ORE 19:00\nMuseo MADRE\nVia Settembrini 79\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola  \nSette Stagioni dello Spirito è stato un imponente progetto pluriennale\, iniziato da Gian Maria Tosatti a Napoli nel 2013\, ripercorrendo la traccia segnata da Il Castello Interiore (1577)\, libro in cui Santa Teresa d’Avila suddivide l’animo umano in sette stanze\, trasfigurate dall’artista in altrettante\, monumentali installazioni ambientali\, realizzate senza un ordine temporale preciso e di volta in volta aperte al pubblico. Un’opera in progress dalla polisemia e dagli esiti complessi\, tesa a ridefinire il rapporto fra arte e comunità e concepita come un unico grande romanzo\, visivo e performativo\, organizzato anch’esso in sette capitoli che trattano dell’animo umano\, teso fra i limiti\, antitetici ma complementari\, del bene e del male. \nIl progetto Sette Stagioni dello Spirito\, nelle sue articolazioni territoriali\, è stato promosso e organizzato dalla Fondazione Morra con il sostegno di Galleria Lia Rumma\, in collaborazione con Regione Campania\, Comune\, Assessorato alla Cultura e Assessorato al Patrimonio del Comune di Napoli\, Seconda Municipalità di Napoli\, Vicariato della Cultura della Curia di Napoli\, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per Napoli e Provincia\, Università Suor Orsola Benincasa\, Accademia di Belle Arti di Napoli\, Fondazione Ordine Ingegneri e Autorità Portuale di Napoli.  \nLa Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee ha apprezzato fin dall’esordio il progetto conferendo a tutti i capitoli delle Sette Stagioni dello Spirito il MATRONATO\, ovvero il proprio programma di patrocinio\, volto al riconoscimento e alla promozione di progetti (aventi sede in una delle seguenti regioni italiane: Campania\, Abruzzo\, Molise\, Puglia\, Basilicata\, Calabria\, Sicilia\, Sardegna)\, che\, per il loro valore e qualità culturale\, stimolino la coesione sociale\, la ricerca scientifica e umanistica\, il dialogo fra diverse discipline\, il supporto alla produzione e alla mediazione artistica quali fonte e stimolo di progresso collettivo. \nQuesta mostra di Gian Maria Tosatti\, ospitata al secondo piano del Museo MADRE\, restituisce in una grande prospettiva\, finalmente unitaria\, il racconto di quest’esperienza. \nInoltre da lunedì 19 dicembre 2016 a sabato 7 gennaio 2017 (chiuso il martedì)\, dalle ore 10:00 alle ore 16:00\, sarà visitabile anche l’installazione 7_Terra dell’ultimo cielo presso il Convento della Santissima Trinità delle Monache\, via Santa Lucia al Monte\, Napoli.
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:27 novembre 2016\nINIZIO ORE 20:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nTorna La Digestion – musica ascoltata raramente\, festival dedicato alla musica di ricerca\, frutto della collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata dai napoletani Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, EM-ARTS\, la Fondazione Morra e il Museo Hermann Nitsch.\nI tre soggetti culturali\, da decenni attivi nella promozione e nella diffusione delle arti multimediali\, hanno raccolto l’istanza della neonata associazione Phonurgia con la volontà precisa e comune di riportare la città di Napoli al centro del dibattito europeo attorno alle arti analogiche\, digitali e performative.\nIl festival\, che si articolerà in 6 appuntamenti lungo il corso del 2016 e del 2017 a partire dal 22 settembre\, vedrà protagonisti musicisti da tutto il mondo\, dagli Stati Uniti alla Corea\, con particolare attenzione alle espressioni musicali più estreme e radicali.\nIl primo concerto\, che con Kevin Drumm ha posto le basi per un percorso attraverso le forme più inusuali della musicale elettronica\, troverà seguito il 27 novembre\, data del secondo appuntamento\, dedicato questa volta alla musica concreta. Protagonista della serata sarà Valerio Tricoli\, uno dei più vitali e originali interpreti della musica per (e con) nastro magnetico\, autore di dischi ormai di culto come Miseri Lares e Clonic Earth\, pubblicati da PAN. Lavorando con materiali sonori tra i più vari (voci\, oggetti\, strumenti acustici\, suoni sintetici\, suoni d’ambiente) trasformati e manipolati in tempo reale attraverso il mitico registratore a bobine Revox\, Tricoli è capace di dar vita a narrazioni sonore fascinose e perturbanti\, emozionali e occulte\, intrise di una sensazione quasi tattile di tensione. \nIn linea con gli intenti del festival\, non si tratterà di un semplice concerto ma di una residenza presso il Museo Hermann Nitsch\, durante la quale Valerio Tricoli lavorerà insieme ai musicisti napoletani Giulio Nocera\, KNN e SEC_\, per la costruzione di una performance quadrifonica basata sui registratori a nastro e pensata per la capriata del Museo. \nLa residenza è aperta al pubblico nelle date 25 e 26 novembre. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Philippe Léonard x Thisquietarmy
DESCRIPTION:20 novembre 2016 \nSTART ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nAlchemic Rites: Live Expanded Cinema\nGuitar Drones and Dual 16mm Projections \n  \nIl programma Various positions: works from Double Negative\, composto da sette opere realizzate da film makers del collettivo Double Negative (presentato a Napoli nel giugno 2012)\, è preludio a Alchemic Rites: Live Expanded Cinema del film-maker Philippe Léonard e del pionieristico progetto musicale Thisquietarmy. \nPhilippe Léonard si definisce un cercatore di luce\, “…catturo e modello la luce per lasciare una traccia di esperienza…”\, Eric Quach aka Thisquietarmy\, chitarrista e produttore discografico\, crea intense atmosfere di drones e modulazioni sonore\, spingendosi oltre i limiti dello strumento in bilico tra meditazione e tensione. \nIn tour Europeo\, Alchemic Rites: Live Expanded Cinema si adatta alla variabilità dell’ambiente e alla sintonia con il pubblico; Philippe Léonard e Thisquietarmy ci invitano a scorgere la scintilla e la rifrazione sonora in un’intensa intermittenza di apparizioni e sparizioni\, in sintonia con il battere delle palpebre e il ritmo cardiaco. Un momento inestimabile\, che frammenta la linearità del tempo\, sconfigge l’incapacità di fare esperienza ed esplode in sorpresa. \nDal 2004\, Double Negative Collective è una presenza fondamentale del cinema sperimentale Canadese; completamente indipendente e auto-finanziato\, Double Negative Collective permette alle comunità artistiche e sociali di evolversi e produrre quei cambiamenti culturali auspicabili per un’alternativa alla passività fruitiva ed al compiacimento consumistico. \nQui le descrizioni dei films e video che precedono Alchemic Rites: Live Expanded Cinema: \nPhilippe Léonard Roundtrip 2014\, Canada\, 16mm\, colore\, silent\, 3 min. \nUn dittico filmato durante un viaggio tra Montreal e New York. La mia ultima bobina Ektachrome per commemorare un giorno importante quando due si unificano nell’atto di donazione. \nCharles-André Coderre Granular Film – Beirut 2016\, Canada\, 16mm\, colour\, sound\, 6 min. \nLa reminiscenza di un viaggio a Beirut. Il mare\, le palme\, la fusione degli edifici quando le mie palpebre cominciano a chiudersi. I miei ricordi ora hanno una propria vita separata. Granular Film – Beirut è un’opera in corso di realizzazione. \nErin Weisgerber Traces 2014\, Canada\, 16mm\, b/w\, sound\, 5 min. \nTraccia \nn. \n1. \nr. Un segno visibile\, come un’orma\, fatta o lasciata dal passaggio di una persona\, un animale o una cosa. \nb. La testimonianza o un’indicazione della precedente presenza o esistenza di qualcosa; un vestigio. \n2. Un’indicazione a malapena percepibile. \nMalena Szlam Lunar Almanac 2013\, Canada/Chile\, 16mm\, colour\, silent\, 4 min. \n“Lunar Almanac inizia un viaggio attraverso le sfere magnetiche con la sua stratificazione frammentata di un fotogramma singolo\, l’esposizione prolungata di una luna moltiplicata. Filmato in pellicola 16mm Ektachrome e lavorato a mano\, gli artigianali tratti filmici sono impregnati di mistero notturno”. – Andréa Picard \nKarl Lemieux and David Bryant Quiet Zone 2015\, Canada\, 35mm\, colour\, sound\, 14 min. \nAttraverso l’uso di immagini e suoni complessi\, i film-makers Karl Lemieux e David Bryant ci conducono in profondità nel mondo di coloro che soffrono di ipersensibilità elettromagnetica. Combinando elementi di documentario\, film essay e cinema sperimentale\, Quiet Zone sfida i generi\, tessendo insieme una storia insolita in cui il suono e l’immagine distorcono la realtà per rendere palpabile la sofferenza di questi “rifugiati dall’onda”. \nShannon Harris Lacuna 2008\, Canada\, 16mm\, colour\, sound\, 9 min. 30 sec. \nEmergono diverse trame di dolore e di accettazione e l’inquadratura della cinepresa diventa una visuale verso l’interno. Lo spazio è abitato dalla memoria; la memoria diventa un gesto che cerca il passato. Lacuna è una meditazione poetica che naviga in un paesaggio di assenza\, memoria e trasformazione\, attraverso immagine e suono. \nIl processo di ripresa e di montaggio di questo film è stato intuitivo\, molto connesso al processo di elaborazione attraverso una perdita. Nell’estate del 2007 mia madre morì improvvisamente e inaspettatamente di cancro. La mia connessione con lei è forte; è quella tra madre e figlia e tra luogo e casa. Questo film è un poema di immagine/suono\, nonché un documento dell’esperienza e del dolore per la perdita di mia madre. \nEduardo Menz P.O.P. 2013\, Canada\, Super 8mm\, b/w\, sound\, 3 min. 20 sec. \nRitratti filmici che catturano un diverso stato d’animo. \nVarious positions: works from Double Negative\nPhilippe Leonard Roundtrip 2014\, Canada\, 16mm\, colour\, silent\, 3 min.\nCharles-André Coderre Granular Film – Beirut 2016\, Canada\, 16mm\, colour\, sound\, 6 min.\nErin Weisgerber Traces 2014\, Canada\, 16mm\, b/w\, sound\, 5 min.\nMalena Szlam Lunar Almanac 2013\, Canada/Chile\, 16mm\, colour\, silent\, 4 min.\nKarl Lemieux and David Bryant Quiet Zone 2015\, Canada\, 35mm\, colour\, sound\, 14 min.\nShannon Harris Lacuna 2008\, Canada\, 16mm\, colour\, sound\, 9 min. 30 sec.\nEduardo Menz P.O.P. 2013\, Canada\, Super 8mm\, b/w\, sound\, 3 min. 20 sec.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Philippe Leonard x Thisquietarmy\, Museo Hermann Nitsch\, 2016© photo Pietro Previti Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Philippe Leonard x Thisquietarmy\, Museo Hermann Nitsch\, 2016© photo Pietro Previti Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n  \n 
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Supernaturalis Historia
DESCRIPTION:30 settembre – 18 novembre 2016\nOPENING 30 SETTEMBRE ORE 19:00\nPAN – Palazzo delle Arti di Napoli\nVia dei Mille 60\, Napoli \nSupernaturalis Historia. Saga sulla Divina Natura del Potere Bioaristocratico\, è una mostra\, a cura di Eugenio Viola\, che racchiude un corpus di lavori ispirati a Lo scoiattolo e il Graal\, monumentale saga epico-erotica in sette volumi concepita\, scritta ed illustrata da Maurizio Elettrico nei suoi ultimi dieci anni di attività. \nElettrico è un artista complesso: erudito\, istrionico\, irriverente\, ironico\, blasfemo\, iconoclasta\, la cui ricerca si nutre di una teoria e una pratica dell’arte intese come trasgressione\, mentre l’aspetto formale\, sempre enfaticamente estetizzante\, emerge dall’ibridazione di motivi e linguaggi arditamente eterogenei\, espressi attraverso una pluralità di media che fondono presente e passato\, la complessità del mito e le deviazioni di una sacralità profana. In questo modo\, stimoli diversi convergono in un immaginario rutilante\, ludico e seducente\, che cede\, non di rado\, ad un compiaciuto ed ostentato decorativismo. \nI sette volumi\, come le opere in mostra (dipinti\, sculture\, disegni e installazioni)\, restituiscono una mitologia perversa\, popolata da numerosi personaggi che si autocelebrano e sono sostenuti ideologicamente da religioni debordanti fanatismo e intolleranza. Un futuro iperumanista e distopico\, in cui la Terra subisce il dominio di una nuova specie umana\, frutto di raffinate manipolazioni genetiche: la “Bioaristocrazia”\, caratterizzata da una potente vocazione artistico-demiurgica\, poiché in grado di modellare tanto la materia organica che quella inorganica. Data la loro “divina natura”\, i Bioaristocratici regnano sulle altre due specie umane abitanti la Terra: i “Naturali”\, del tutto simili agli uomini attuali\, ed i “Selvatici”\, di aspetto umano ma dall’intelligenza animale. Di qui il titolo della mostra\, che da un lato\, per l’aspetto “classicamente” classificatorio fa ironico riferimento alla Naturalis Historia (77-78 d.C.) di Plinio il Vecchio\, dall’altro alla componente fantascientifica\, ampiamente presente nei tre libri\, come in tutta l’opera di Elettrico: entrambi sono arricchiti e sostenuti dal cortocircuito generato dall’incontro\, spiazzante\, tra arcaismo e avvenirismo. \nIn ossequio a questo doppio registro\, verbale e visuale\, le opere in mostra sono alternate ad un abbondante corredo di natura testuale: i primi tre volumi della saga\, esposti nella loro valenza installativa\, compongono un monumentale story board. Le opere\, concepite per suggerire\, visivamente\, metamorfosi inusitate ed accostamenti anche azzardati\, a loro volta sottendono un insieme potenzialmente infinito di meta-narrazioni\, generando un abile gioco di richiami e rispecchiamenti che attua un continuo scambio di segno e significato tra linguaggi espressivi solo apparentemente diversi\, ma in realtà convergenti in un’attitudine spregiudicatamente combinatoria\, imposta da Elettrico a vicende e personaggi\, attraverso sottili giochi di variazioni e detonanti spiazzamenti figurali. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Supernaturalis Historia\, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli\, 2016 \nMaurizio Elettrico\n©  photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Supernaturalis Historia\, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli\, 2016 \nMaurizio Elettrico\n©  photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Supernaturalis Historia\, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli\, 2016 \nMaurizio Elettrico\n©  photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Supernaturalis Historia\, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli\, 2016 \nMaurizio Elettrico\n©  photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Supernaturalis Historia\, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli\, 2016 \nMaurizio Elettrico\n©  photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:La Digestion - musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:22 settembre 2016 – 14 luglio 2017\nINGRESSO ALLE PERFORMANCES ORE 20:30 \na cura di Raffaella Morra\, Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco \nAl via La Digestion musica ascoltata raramente\, festival dedicato alla musica di ricerca\, frutto della collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata da Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano e Renato Grieco\, giovani musicisti napoletani)\, la E-M Arts\, la Fondazione Morra e il Museo Hermann Nitsch. Da decenni attive nella promozione e nella diffusione delle arti multimediali\, queste tre organizzazioni hanno accolto la sollecitazione della neonata associazione Phonurgia con la volontà precisa e comune di ricondurre Napoli al centro del dibattito Europeo attorno alle arti analogiche\, digitali e performative. \nIl festival si articola in sei appuntamenti dal 22 settembre 2016 a luglio 2017\, con protagonisti internazionali\, dagli Stati Uniti alla Corea\, ponendo attenzione alle espressioni più estreme che normalmente restano fuori dai circuiti delle programmazioni ufficiali. \nObiettivo de La Digestion è mettere in circolo energie\, attivare collaborazioni e dialoghi fra artisti\, illuminare e animare la vitalità di alcuni luoghi cittadini. \nI musicisti sono invitati a permanere nella città per esplorarla\, per collaborare con musicisti Italiani\, incontrare il pubblico e svolgere dei laboratori\, costruire quindi una relazione forte e continuativa con il tessuto di Napoli\, la cui complessità e singolare capacità di traspirare e illuminare il reale ne fanno luogo ideale per il dibattito artistico e la sperimentazione. \nI luoghi del festival sono scelti al fine di penetrare la città a vari livelli. In senso geografico\, dislocando gli eventi in un percorso discendente/ascendente\, dal Museo Nitsch al Centro Storico e viceversa. Sul piano sociale\, selezionando zone che trattengono ancora diverse abilità e relazioni fra quartieri abitati da straordinarie comunità. \nIl titolo del festival è mutuato dal poema sonoro La Digestion di Henri Chopin\, geniale artista Francese della Poésie Sonore\, invitato in Italia dalla Fondazione Morra che ne ha tradotto e pubblicato numerosi libri e ne conserva un’ampia collezione di dattilopoemi. \nHenri Chopin supera la soglia della lettera\, retrocede alla lingua intesa come ‘organo’. \nUn giorno del 1972 Chopin ingoia una piccola sonda microfonica\, registra su nastro magnetico i microrumori della cavità orale\, ecco un nuovo universo. Il gesto avventato di Chopin è in realtà una dichiarazione di intenti; per il poeta si tratta di ingoiare la parola\, fagocitarla\, negarne il primato\, ritornare alla zona in cui si genera la sillaba\, abbandonare il cancro del linguaggio\, digerirlo\, defecarlo\, slegarlo dai suoi vincoli significanti. La voce\, per Chopin\, è segnale interiore e gli impasti sonori si pongono come significative presenze aldilà di ogni convenzione linguistica. \nÈ in questa crepa fra suono e corpo che si inserisce La Digestion\, prima edizione\, un festival da pensare come un viaggio rischioso e irrefrenabile dentro le forme del suono\, nelle intercapedini fra macchine elettroniche e strumenti analogici\, nella caverna dello stomaco e nei cunicoli orofaringei\, alle periferie estreme della materia sonica. \nIdioletto è parola chiave del lavoro curatoriale che ispira il festival. \nL’idioletto\, stando al Dizionario di retorica e stilistica di Angelo Marchese\, è l’uso della lingua proprio di ogni individuo\, il suo linguaggio o ‘stile’ personale\, prescindendo dal gruppo in cui l’individuo è inserito. \nIn ambito retorico-stilistico\, l’idioletto viene associato\, per lo più\, ad una resistenza\, opacità\, singolarità dell’universo comunicativo e\, forse\, ad un’intrinseca contraddittorietà. Tuttavia\, «l’idioletto» – citando Biagio Cepollaro – «non fa che ostentare\, fino all’esasperazione\, come un bimbo o come un saggio\, la valenza drammaticamente comunicativa di chi non scivola nell’illusione della trasparenza». \nÈ per questa ragione che le esperienze artistiche a cui La Digestion rivolge l’attenzione sono non trasparenti e complesse\, degli enigmi che richiedono grandezza d’animo e partecipazione\, per generare continuamente nuove domande. \nDi questo progetto ambizioso di ri-fondazione\, che è inoltre un esperimento di ricongiungimento fra generazioni e fra mondi\, La Digestion è solo il primo passo. \nUn primo anno dedicato interamente alla musica con la ferma intenzione di estendere il festival con sezioni dedicate alle arti multimediali\, al teatro e alla performance. \nProgramma I Edizione\n22 SETTEMBRE – Kevin Drumm\n27 NOVEMBRE – Valerio Tricoli\, AxisMundi\, KNN\, SEC_\n4 FEBBRAIO – Stefano Costanzo\, Marc Baron\n23 MARZO – Michel Doneda + Le Quan Ninh+ Xavier Charles\n23 GIUGNO – Lee Hangjun + Hong Chulki + Will Guthrie (Independent Film Show 17th edition)\n14 LUGLIO – Blood Stereo + Francesco Gregoretti
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DESCRIPTION:22 settembre 2016\nINIZIO ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProtagonista del primo evento de La Digestion è Kevin Drumm\, figura enigmatica della scena elettronica internazionale e senza dubbio tra più le influenti dell’ultimo ventennio.\nDi stanza a Chicago sin dal 1991\, Kevin Drumm inizia il suo viaggio musicale con la chitarra preparata\, portando lo strumento oltre i suoi stessi limiti attraverso modifiche strutturali\, l’uso di magneti e catene. Si sposta poi sempre più sull’elettronica “rumorosa”\, rivelando sempre nuovi aspetti del suo talento e della sua personalità unica\, capace di esprimere punti di vista inediti sia nella pratica strumentale sia nei lavori di elettronica pura. Drumm fonde senza soluzione di continuità il mondo del suono acustico e il mondo dell’elettronica\, in bilico tra silenzio e deflagrazione\, restando però sempre impeccabilmente musicale.\nHa registrato e suonato\, tra gli altri\, con Tony Conrad\, Phill Niblock\, Jim O’Rourke\, MIMEO\, Mats Gustafsson\, John Butcher\, Thomas Ankersmit\, Taku Sugimoto\, Axel Dörner\, Martin Tétreault\, Ralf Wehowsky… \n  \nLIMITED SCOPE \nPer il primo appuntamento de La Digestion\, Kevin Drumm ha collaborato con un duo di video-maker napoletani. A distanza\, attraverso conversazioni skype e scambi di mail\, Drumm e il duo BN si sono interrogati sul tema della visibilità e dell’udibilità in relazione al concetto di limite. Limitare il raggio del vedibile e dell’udibile o estenderlo oltre i confini che regolano la quotidianità. Condursi\, volontariamente\, in spazi apparentemente angusti per scoprire vallate. Scegliere\, deliberatamente\, di ridurre le possibilità\, di preferire un punto ad un altro. \nI risultati dei loro rispettivi lavori si incontreranno per la prima volta la sera del 22 settembre in un dialogo teso e imprevedibile. \nopening act: Olivier Di Placido \nOlivier Di Placido\, chitarrista francese\, nel corso degli anni ha sviluppato un approccio assolutamente unico al suo strumento che nelle proprie mani si tramuta ora in un giradischi\, ora in un sintetizzatore\, ora in un’orchestra gamelan. Ossessionato dall’esperienza di tutte le possibilità della chitarra\, specialmente le più nascoste e periferiche\, Olivier ha letteralmente inventato un nuovo strumento ibrido\, con il manico non fissato ed i pick-up mobili\, che evoca l’immaginario di un corpo elettrico mutilato e ri-assemblato di volta in volta con cura chirurgica. \nDa più di dieci anni suona in Europa\, collaborando con musicisti e improvvisatori come Mario De Vega\, Artaud Rivière\, Tony Buck\, Anthea Caddy\, Jassem Hindi\, Friz Welch\, SEC_\, Crank Sturgeon\, Francesco Gregoretti… partecipando a festival internazionali. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				 La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Lo schermo in tavola – percorsi cinegastronomici
DESCRIPTION:25 luglio 2016\nINIZIO PROIEZIONE ORE 21:00\nBelvedere del Museo Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIn occasione dell’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica Cibo & Cinema\, curata da Mario Franco\, organizzata e promossa dalla Fondazione Morra\, che ha visto svolgersi la proiezione di pellicole con ambientazioni o temi legati all’arte culinaria\, il Belvedere del Museo Nitsch ha accolto un fuori programma. Lunedì 25 luglio 2016 alle ore 21:00 è stato proiettato sulla terrazza del museo il mediometraggio del saggista e critico cinematografico napoletano Alberto Castellano\, Lo schermo in tavola\, co-curato con Carlo Sgambato. “Sono centinaia i titoli che fin dai tempi del cinema muto hanno affrontato il rapporto in generale tra il cinema e il cibo\, che hanno rappresentato e raccontato l’atto del mangiare e del bere\, i riti e i miti della tavola”\, così Castellano nell’introdurre il suo lavoro. Lo schermo in tavola è un montaggio che “racchiude film fondamentali sull’argomento che naturalmente non lo esauriscono\, ma offrono una campionatura quanto più indicativa delle infinite possibilità di rappresentazione cinematografica della gastronomia evidenziando alcuni sotto filoni: la povertà e la ricchezza\, il mangiare per necessità e l’ostentazione di opulenza\, il piacere del cibo e della buona tavola e l’alimentazione ‘mordi e fuggi’\, i casi estremi simbolici e i rituali da cinema di serie B”. La presentazione del mediometraggio è stata seguita dal film Mangiare Bere Uomo Donna del regista taiwanese Ang Lee. \nProgrammazione \nLO SCHERMO IN TAVOLA\nItalia\, 2008\nRegia: Alberto Castellano e Carlo Sgambato\nDurata:30 minuti\nOre 21:45 \nMANGIARE BERE UOMO DONNA\nYinshi Nan Nu – Eat Drink Man Woman\, USA-Taiw. 1994\nRegia: Ang Lee\nDurata: 123 minuti
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SUMMARY:CIBO & CINEMA - rassegna cinematografica
DESCRIPTION:4 luglio – 18 luglio 2016\nINIZIO PROIEZIONI ORE 20:00\nSala Conferenze Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Mario Franco \nNell’ambito dell’evento Cibo & Riti\, programmato dalla Fondazione Morra con la partecipazione della Regione Campania\, il Museo Hermann Nitsch ha ospitato la rassegna Cibo & Cinema\, curata da Mario Franco. \nPROGRAMMAZIONE \n4 luglio 2016\nSala conferenza Museo Nitsch\nALICE’S RESTAURANT\nUSA 1969\nREGIA: Arthur Penn\nDurata 111 minuti \n11 luglio 2016\nSala conferenza Museo Nitsch\nIL CUOCO\, IL LADRO\, SUA MOGLIE E L’AMANTE\nThe Cook\, the Thief\, His Wife & Her Lover\, GB-Fr.-Ol. 1989\nREGIA: Peter Greenaway\nDurata 124 minuti \n18 luglio 2016\nSala conferenza Museo Nitsch\nVIRIDIANA\nMex.-Sp. 1961\nREGIA: Luis Buñuel\nDurata 90 minuti
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SUMMARY:Giovanni Mundula. Non avrà fine. Oggetto smarrito
DESCRIPTION:29 giugno – 29 luglio 2016\nOPENING 29 GIUGNO ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Ventunesimo secolo ha aperto scenari corrosivi\, un intero pianeta si sgretola tra errori finanziari programmati\, ed orrori così peculiarmente serviti dai media; efficacemente organizzati al solo scopo di inaugurare una “stagione” nel segno dello smarrimento. \nDa nord a sud\, da ovest a est\, del pianeta con casualità vengono prelevati interi territori mediante una gestualità di appropriazione\, immediatamente seguita da una frase identica per ciascuna nazione: “IO SONO GIOVANNI MUNDULA OGGETTO SMARRITO”\, declinata negli idiomi afferenti ai singoli territori rappresentati; affermazione che rivendica l’identità culturale\, ma al tempo stesso la certezza della perdita nella estraneità mediante la sparizione. \nIl presente lavoro performativo ed installativo è stato iniziato nel mese di febbraio 2014 ed inoltre è da valutare nella pratica di un esemplare work in progress\, poiché di fatto “NON AVRA’ FINE”. \nSono rappresentate in modo tridimensionale e contrastante nazioni dal “relativo benessere”\, paesi emergenti\, eredità storiche\, clima e territorio\, statistiche finanziare e politiche assieme a territori devastati da guerre e di conseguenza intere popolazioni relegate nella esclusione sociale con autentiche minoranze nomadi. \nTutto questo fomenta domande per un mandato morale\, un debito dovuto per un lascito identitario al nostro presente\, un presente diviso tra una cupa distrazione ed un’indotta paura. \nGiovanni Mundula\, Non avrà fine. Oggetto Smarrito\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016\, Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 16th Edition
DESCRIPTION:23 giugno – 25 giugno 2016\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nBelvedere del Museo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nINDEPENDENT FILM SHOW 16th edition\, rassegna internazionale dedicata al cinema sperimentale indipendente\, coordinata da Raffaella Morra\, si svolge giovedì 23\, venerdì 24 e sabato 25 giugno sul Belvedere del Museo Nitsch con la proiezione dei tre programmi di films 16mm e video e delle tre expanded cinema performances. \nUna resistenza alla fissità di classificazione e genere si esprime nei tre giorni dell’Independent Film Show 16th edition che predilige il mescolamento dei procedimenti\, il non finito\, l’errore\, la casualità della scoperta; non c’è una definizione esatta\, una nomenclatura per questo cinema\, ma la pratica continua ad essere artigianale\, il materiale prediletto è il film 16mm e\, quando possibile\, la condivisione dell’atto creativo delle expanded cinema performances. I meccanismi fisici della costruzione filmica\, come le differenti tecniche di impressione fotografica\, le trasformazioni chimiche della pellicola e il processo di metamorfosi della luce\, restano il fulcro di indagine attorno al quale costruire il proprio viaggio conoscitivo. Un’esperienza di disorientamento può assalire lo spettatore inesperto o occasionale\, penetrando in un territorio caratterizzato dall’inatteso. Non c’è un’unica risposta\, né l’illusione della verosimiglianza a cui affidarsi\, invece\, occorre lasciar fluire un turbinio di sensazioni che stimolano un’attività percettiva inusuale e si imprimono nella memoria. \nLa concreta materialità del supporto filmico e la meccanica dell’apparato di proiezione sono ancora saldamente nelle mani dei film-makers\, che ne controllano i minuziosi dettagli di creazione\, e con la chiusura delle grandi società\, come Kodak\, l’incipit è Do It Yourself\, appropriandosi così anche delle fasi di produzione. Un impulso significativo di inventiva e collaborazione tra laboratori filmici artigianali ha sensibilmente ampliato le possibilità di sperimentazione dei film-makers; l’Independent Film Show 16th edition è un’esplorazione fra le esperienze di queste officine: il programma Explorative Journey selezionato da Raffaella Morra è un breve excursus tra le recenti opere filmiche realizzate presso l’Etna e l’Abominable in Francia\, il Filmwerkplatts di Rotterdam\, e il Nanolab in Australia. \nKarel Doing\, film-maker ideatore nel 1990 del laboratorio Studio één e attualmente di Film in Process con Bea Haut (a Napoli in due edizioni IFS\, con le performances Four Eyes del 2006 e Darkloupe nel 2012)\, seleziona il programma Cinematica Erratica\, una celebrazione di un linguaggio filmico sabotato\, in cui accogliere le riprese errate\, le tecniche ed i suoni che normalmente sarebbero visti come imprecisi e difettosi. L’irrazionale è utilizzato come forte antidoto contro i codici di condotta esistenti\, l’assenza è usata per evocare un rinnovato senso di meraviglia\, e dalla collisione del naturale con il tecnologico\, i contorni si sfumano. \nHand and Machine presenta sei films di Richard Tuohy e Dianna Barrie\, cine-sperimentalisti del DIY Australiani\, che esplorano il primitivo apparato del cinema e il rapporto tra la mano e la macchina nell’era post meccanica. In particolare\, essi hanno ideato Chromaflex\, una nuova tecnica foto-chimica che permette il controllo selettivo di immagini negativo e positivo colore e bianco e nero sulla stessa striscia di pellicola filmica e che dette decisioni di selezione siano effettuate in piena luce. \nGiovedì 23 giugno (ore 11:00-15:00) e venerdì 24 giugno (ore 15:00-20:00)\, il metodo Chromaflex è argomento del workshop organizzato in collaborazione con ARK-FILM lab TerzoPianoAutogestito (necessaria l’iscrizione / Palazzo Gravina). \nNelle expanded cinema performances\, l’approfondita conoscenza dell’apparato proiettivo\, l’ambiente\, l’improvvisazione e la casualità si compenetrano in un processo dinamico attivato dalla partecipazione del pubblico: giovedì 23 giugno Portraits di 70FTP (Andrea Saggiomo)\, venerdì 24 giugno Palindrome Series e Pattern/Chaos di Karel Doing\, sabato 25 giugno Dot Matrix e Inside the Machine di Richard Tuohy.
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SUMMARY:Piume. Protocolli. Versi sventurati e stravaganze
DESCRIPTION:21 giugno 2016\nINIZIO ORE 20:30\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \nA cura di Gianni Valentino \nC’è un’altra volta il solstizio d’estate. \nE a Napoli\, nel giorno più lungo dell’anno\, quattro autori leggeranno piume\, protocolli\, versi sventurati e stravaganze. Quasi fosse un intimo\, invisibile\, elogio alla natura. \nAll’imbrunire\, assecondando lo spirito e l’impeto del luogo nel pergolato della Vigna di San Martino\, l’uno con l’altro gli interpreti porteranno fra le piante di limoni\, il falso gelsomino e le albicocche i versi che hanno scritto e/o pubblicato. \nE alcune finte rime e assonanze\, congiuntivi e imperfetti\, che nelle stagioni vissute  hanno potuto amare. Creando un unico flusso\, un sentiero emotivo\, carnale\, immaginifico\, affinché i commensali possano ricevere un sentimento di estetica primitiva. E magari restituirlo nel silenzio\, nell’abbandono\, nella volontà di conoscenza reciproca. In simbiosi tra canto e botanica. \nLe piume degli angeli scemi di Gianni Valentino\, Vogliamo niente e lo vogliamo adesso! di Angelo Petrella\, La famigliastra di Ferdinando Tricarico e Il fiuto dello squalo di Gianni Solla sono i libri da cui verranno scelti e interpretati i testi originali. \nA intrecciare questi componimenti\, risorgono La pioggia nel pineto di D’Annunzio\, Al lettore di Charles Baudelaire\, Ce n’ho abbastanza di Victor Cavallo\, Cataletto 12 di Edoardo Sanguineti\, Sei ubriaco di Arsenio Bravuomo e Le confessioni di Sant’Agostino. \nA sonorizzare ritmicamente la sequenza di letture sarà Stefano Leone\, regista/coordinatore di una colonna sonora ad hoc per questo set di inizio estate. \nA seguire\, una performance solista di Giglio [chitarra / voce / kazoo]\, cantastorie e attore\, autore-interprete dell’album Mamma Quartieri (Full Heads).
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SUMMARY:Cibi & Riti - Nutrimenti dell’arte
DESCRIPTION:04 giugno 2016\nSTART ORE 11:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Nitsch accoglierà gli ospiti sia negli ampi spazi della Biblioteca\, quinta scenica ideale per un allestimento inedito di opere\, selezionate da Giuseppe Morra\, relative a straordinari artisti che sono riusciti a declinare il tema del cibo secondo particolari intuizioni ed elaborazioni individuali\, nel rispetto dell’ insieme; sia nella splendida sala della capriata\, dove avrà luogo la proiezione del film La grande Abbuffata (1973)\, di Marco Ferreri\, prima di cinque pellicole relative ad un programma curato da Mario Franco\, che si svolgerà lungo il mese di luglio (in calce il programma in dettaglio) \n05 giugno 2016\nSTART ORE 16:30\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \nL’evento prosegue con una passeggiata artistico-sensoriale presso la Vigna San Martino\, dove la natura\, oltre che imporsi come catalizzatore specifico dell’arte tout court\, è coordinata imprescindibile per la comprensione del dualismo dialettico statuito fra rito e cibo\, favorendo empatiche relazioni di alleanza col paesaggio. A conclusione del percorso sensorio\, alle 17\,30 il convegno Cibus Gratia Artis\, coordinato da Loredana Troise\, si propone come laboratorio dinamico\, capace di assorbire suggestioni e competenze eterogenee\, dove l’incontro tra le esperienze di professionalità differenti porrà in atto reti poetiche e nuove prospettive intorno alla tematica in oggetto con Federica Del Genio; Mario Franco\, Raffaella Morra; Pasquale Persico e Mario Avallone. \nProgramma Evento
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell'ultimo cielo
DESCRIPTION:1 giugno – 30 giugno 2016\nOPENING 30 MAGGIO ORE 11:00\nEx Convento della Trinità delle Monache\nVico Trinitá delle Monache 8\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola \nLunedì 30 maggio\, alle ore 11:00\, è stato presentato al pubblico e alla stampa\, presso l’Aula Siani della Scuola di Giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa\, 7_Terra dell’ultimo cielo\, settima ed ultima tappa del progetto Sette Stagioni dello Spirito di Gian Maria Tosatti\, a cura di Eugenio Viola. \n7_Terra dell’ultimo cielo\, da un lato\, conserva i riferimenti\, costanti in tutto il ciclo\, a Santa Teresa e a Dante\, dall’altro in questo ultimo capitolo l’artista è stato accompagnato da un ulteriore e metaforico Virgilio\, in questo caso specifico da René Daumal e dalla conoscenza “trasformatrice” di sé propugnata dal filosofo francese. Nel sistema cosmologico dantesco\, questa tappa corrisponde alla vertigine del poeta che si arrende all’impossibilità di raccontare cosa ci sia oltre una certa altezza del cielo. In quest’opera\, per molti aspetti la più visionaria della serie\, Tosatti ne propone un’ipotesi: diviene qui manifesto che scopo dell’uomo è quello di elevarsi verso la piena consapevolezza dell’incredibile altezza dello spirito umano. Ecco\, dunque\, un terreno da percorrere ancora\, la “terra dell’ultimo cielo” che non è un luogo per una beatitudine da godere. Tutt’altro. È un punto da cui partire\, consapevolmente: chi lo raggiunge\, comprende che è suo dovere ritornare nel mondo per testimoniarne la presenza di quel luogo\, e per indicarne la strada. \nSotto il profilo simbolico e formale\, quest’ultimo lavoro sussume tutte i capitoli precedenti\, in una vera e propria visione ricapitolativa. Tornano\, inoltre\, una serie di elementi già presenti in Lucifero\, il terzo capitolo\, di cui ritornano una serie di elementi: la sabbia\, gli alberi\, gli uccelli\, impiegati per mostrare e condividere che\, malgrado tutto\, il fondo del paradiso\, in cui si ambienta quest’ultimo intervento\, è uguale al fondo dell’inferno. In fondo\, questo viaggio nei regni dello spirito\, è nient’altro che un restare nel medesimo luogo: l’anima umana. \nIn questo modo\, si chiude l’equazione che Tosatti ha aperto nel 2013\, all’inizio di questo cammino\, fisico e metaforico\, alla ricerca di una dimora\, di una casa\, che è poi la forma dell’anima tracciata in questo “romanzo di formazione” scritto tra le pieghe della città di Napoli. \nGian Maria Tosatti (Roma\, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo\, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific.\nI suoi progetti\, abitualmente\, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità\, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-)\, un progetto di arte pubblica in aree di conflitto.\nAttualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti\, «Fondamenta» (2011-)\, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea\, e le «Le considerazioni…»\, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale.\nTra il 2013 e il 2016 la sua ricerca si è concentrata su un’opera in sette parti che ha abitato l’intera città di Napoli dal titolo “Sette Stagioni dello Spirito”.\nTosatti è anche giornalista. È stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. È editorialista per Artribune e scrive su Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e sulla politica.\nNel 2011 ha curato RELOAD\, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”\, (www.unacosmologia.com).\nHa esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014)\, il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011)\, American Academy in Rome (Roma – 2013)\, Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012)\, Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012)\, Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008)\, Chelsea Art Museum (New York – 2009)\, BJCEM (2014)\, Centrale Montemartini – Musei Capitolini (Roma – 2007)\, Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015)\, Casa Testori (Milano – 2014)\, MAAM (Roma – permanente)\, Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016 \nCourtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016  Courtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016  Courtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016  Courtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra
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SUMMARY:Peter Cramer e Jack Waters - Spaghetti Wrestling
DESCRIPTION:28 maggio 2016\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nExpanded cinema performance \nIn linea con lo spirito originale di Satyricum II\, installazione-performance al celebre club gay The Cock nel 2007\, Spaghetti Wrestling è una live action immersiva e interattiva di Peter Cramer e Jack Waters\, con Geoffrey Hendricks\, Sur Rodney (Sur) e gli amici che vorranno parteciparvi. \n“L’immagine in movimento\, i suoni acustici ed elettronici\, e la strumentazione miscelate alle voci dal vivo e registrate incorporeranno la risonanza dell’ambiente circostante\, in risposta corporea all’architettura dei nostri mondi interiori e esteriori. Noi accogliamo e incoraggiamo una partecipazione attiva\, lasciando l’opzione per un coinvolgimento voyeuristico non passivo. Le sorprese abbondano nel forte elemento dell’azione fisica e del contatto corporale tra i performers e chiunque altro voglia unirsi.” \nJack Waters e Peter Cramer Performers\, film-makers\, coreografi e attivisti per il riconoscimento dei diritti delle minoranze\, ideatori nel 1996 del giardino comunitario The Greenthumb Garden Le Petit Versailles nell’East Village a New York e dell’organizzazione no profit Allied Productions\, Inc.\, nonché dal 1983 al 1990 del centro di aggregazione artistica ABC No Rio\, Peter Cramer e Jack Waters sperimentano e coniugano le forme multiple dell’arte\, per coinvolgere e sviluppare un processo di creazione quale essenza delle esperienze piuttosto che il prodotto come risultato finale.\nDal 1981 residenti nel Lower East Side\, Peter Cramer e Jack Waters hanno realizzato film e performance\, insegnato ai giovani e ai bambini coinvolgendo se stessi ed altri artisti\, e coordinato incontri\, proiezioni ed eventi\, sviluppando l’attivismo del quartiere e la cooperazione collettiva. Attraverso la musica\, l’arte e la performance creano forme alternative di collaborazione per trasformare le macerie in creazione e stimolare un cambiamento culturale per modificare la società.\nPeter Cramer e Jack Waters agli inizi degli anni ‘80 creano POOL (Performance On One Leg)\, collettivo di danza/performance attivo nei nightclub di house music come il noto Pyramid Club\, che esplora il contatto e altri comportamenti di improvvisazione combinati alle forme teatrali\, ai rituali\, all’attivismo e alle dinamiche di gruppo; esemplare la maratona Seven Days of Creation\, (con Carl George e Brad Taylor\, membri di Colab)\, sette giorni\, 24 ore su 24 di performances con differenti artisti alABC No Rio\, edificio-residenza-laboratorio d’arte\, socialità ed educazione culturale.\nAttualmente collaborano con il Inbred Hybrid Collective\, il cui intento è stimolare una consapevolezza dei fattori esterni che incidono sull’esistenza umana ed attraverso degli interventi artistici di provocazione invitano il pubblico a riflettere sull’influenza che questa immersione ha avuto su di loro.\nInsieme ed individualmente hanno mostrato le opere filmiche al Whitney Museum of American Art\, al New Museum\, al Anthology Film Archives\, al London Film Makers Cooperative\, Center for Contemporary Culture Barcelona (CCCB)\, e al MIX NYC.\nI loro film sono distribuiti\, tra gli altri\, dal New York Film Makers Cooperative.\nTra gli eventi si citano: Sun Screen Boulevard In The Sand del 2015 è una performance/passeggiata nella Fire Island organizzata da Visual AIDS in partnership con Fire Island Artist Residency (FIAR) e New York Performance Artists Collective (NYPAC)\nhttps://www.visualaids.org/events/detail/jack-waters-peter-cramer-artist-lecture-series-fire-island-artist-residency\nhttps://www.visualaids.org/events/detail/fire-island-performance-jack-waters-peter-cramer\nNel 2014 la collettiva Ephemera as Evidence al La MaMa’s The Club\, e nel 2013 NOT OVER: 25 Years of Visual AIDS presso La Galleria\, e Not only this\, but ‘New Language Beckons Us’ alla Fales Library and Special Collections\, New York University.\nIn Europa si ricorda: nel 2008 Triple Threat alla FRISE di Amburgo\, Germania; nel 2006 e nel 2013 la residenza alla Emily Harvey Foundation di Venezia per il progetto Pestilence\, un’opera primordiale\, post-apocalittica\, che fonde insieme le tecnologie delle scienze e l’arte\, esplorando la cultura\, dalle sue origini come forma di vita unicellulare fino all’estremità terminale della società nell’era digitale di sovraccarico di informazioni.\nhttp://alliedproductions.org/pestilence-workshops-and-showings/\nNel 2015\, il film Jason and Shirley\, co-scritto e co-prodotto da Stephen Winter e Jack Waters\, in cui compare come protagonista\, è stato proiettato con successo di critica e pubblico all’Anthology Film Archives\, al MoMa\, al BAM (Brooklyn Academy of Music) CineFest\, e al BFI Flare London.\nhttp://www.jasonandshirleyfilm.com/\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Jack Waters and Peter Cramer\, Sunscreen Test Boulevard In The Sand © photo Sam Draxler
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LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
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SUMMARY:Ivan d’Alberto - presentazione testo “Il Terzo Occhio”
DESCRIPTION:20 maggio 2016 \nSTART ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDall’omicidio di Avetrana a Profondo Rosso\, dai plastici di Bruno Vespa alle installazioni di Angelo Colangelo di Ivan D’Alberto \n \nPresso il Museo Hermann Nitsch di Napoli\, sarà presentata la nuova pubblicazione di Ivan D’Alberto – Il Terzo Occhio – dall’omicidio di Avetrana a Profondo Rosso\, dai plastici di Bruno Vespa alle installazioni di Angelo Colangelo\, edito da primeVie Edizioni (Corfinio Aq – ottobre 2015).\nOltre l’autore saranno presenti Giuseppe Morra\, direttore del Museo Hermann Nitsch\, Michela Becchis\, storico dell’arte\, Sibilla Panerai\, dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti – Pescara e Fabrizio Sacchetti\, artista.\nIl libro\, adottato nel corso di Cultura Visuale del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara\, è stato già presentato a Torino\, presso lo Spazio Atelier Giorgi\, in occasione di ARTISSIMA 2015 e a Roma presso lo Spazio TRAleVOLTE.\nL’incontro sarà accompagnato dalla proiezione di alcuni video funzionali alla descrizione della metodologia di studio\, quella dei visual studies\, usata dall’autore in questa sua ultima pubblicazione. \nSinossi del testo\nAttraverso un approccio tipico degli studi visuali il volume è già di per sé un progetto editoriale costruito secondo un’impalcatura propria dei cultural studies: capitoli brevi ma incisivi\, con molte note e riferimenti bibliografici tratti direttamente dal web e un apparato fotografico inedito ed esplicativo il più delle volte recuperato su Internet.\nSeguendo una linea scientifico-narrativa che inizia con l’analisi della cultura artistica e letteraria di fine Ottocento\, lo studio prosegue nelle larghe trame della pornografia orrorifica\, le inchieste giornalistiche subalterne e il cinema d’autore\, dimostrando come il caso di Avetrana di Puglia\, intesse maglie con il film Profondo Rosso di Dario Argento e il romanzo giallo di Kate Summerscale Omicidio a Road Hill House (vicenda realmente accaduta nell’Inghilterra di metà ‘800).\nI rifermenti culturali chiamati in causa in questa sorta di “album di esercizi” dialogano con molte proposte artistiche di autori contemporanei come ad esempio le foto di Daniele Ratti\, Goldiechiari e Fabrizio Sacchetti\, le installazioni di Angelo Colangelo e la rinnovata pittura di Dario Carratta\, a dimostrazione di come l’arte sia sempre stata lo “specchio della società”.\nL’indagine poi giunge a registrare quello che Jean Clair definisce disgustoso e che Julia Kristeva chiama Arte dell’Abiezione\, ovvero le scorie che questa ricerca della verità ha messo in luce\, come ad esempio i 486 fotogrammi sulla morte del presidente americano J. F. K. di Abraham Zapruder\, il sangue che scorre sul corpo esamine del dittatore Muammar Gheddafi e l’immagine di un coniglio schiacciato da una pressa industriale fotografato dall’artista Simone Ialongo.\nMa così come accadde con La zattera della Medusa di Géricault\, inizialmente considerata oscena e lontana da ogni canone estetico e invece oggi ritenuta manifesto della cultura francese di fine Ottocento\, non è detto che queste immagini\, ora considerate indecorose e di cattivo gusto\, diventino\, in un futuro non troppo lontano\, il manifesto del nostro tempo.\nIl progetto editoriale si completa con una prefazione a cura di Michela Becchis e una postfazione a cura di Franco Speroni a presentazione e a sostegno delle tesi avanzate nel testo. \n  \nIvan D’Alberto è storico e critico d’arte contemporanea. Nel 2005 ha collaborato con il Dipartimento di Studi Medievali e Moderni dell’Università “d’Annunzio” di Chieti. Nel 2006 partecipa alle attività promosse dall’ICA The Institute of Contemporary Arts di Londra e alla fine del 2008 è nominato direttore del Museo di Arte Contemporanea di Nocciano/Pescara.\nÈ stato docente esterno di visual art della Dartmouth University (Massachusetts\, USA).\nDal 2011\, insieme a Sibilla Panerai\, è curatore di CORPO: Festival delle Arti Performative. Ha curato diverse mostre tra cui MadeinAbruzzo: ricerche regionali di videoarte (Milano 2011)\, Integumenta Angelii: utili ammaestramenti per l’anima e per il corpo (Roma 2013)\, audĭentĭa – città in ascolto (Roma 2014)\, A Letto con l’artista (Milano 2015)\, E123 (Venezia 2015).\nPer Andromeda edizioni ha pubblicato le voci enciclopediche di alcuni artisti tra cui Andrea Pazienza e Remo Brindisi. Con Verdone Editore ha pubblicato il volume CORPO estraneo/straniero – Storia delle arti performative in Abruzzo. Di recente con Nicomp L. E. di Firenze ha pubblicato gli atti del convegno Il corpo che abito. Identità di genere e suoi transiti. Analisi dei linguaggi performativi contemporanei\, organizzato nel 2015 dal Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e dalla IAAP – International Association for Art and Psychology.  Scrive per il portale web Juliet Art Magazine di Trieste.\n 
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SUMMARY:“Il calendario del popolo” presentazione rivista
DESCRIPTION:23 febbraio 2016\nSTART ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Nitsch di Napoli ha presentato il numero speciale della rivista culturale Il Calendario del Popolo edita da Sandro Teti Editore dedicato all’archeologia industriale che ha per titolo “Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura”. \nIl numero nasce dall’incontro tra l’editore Sandro Teti Editore e Simona Politini\, esperta di archeologia industriale e fondatrice del progetto web Archeologiaindustriale.net\, la quale ha ricoperto il ruolo di curatore ideando il tema e coordinando l’esecuzione dei contenuti. Negli ultimi decenni si sta assistendo ad un lento ma significativo recupero di ex spazi industriali che\, modificandone la destinazione d’uso\, ora in edilizia residenziale\, ora in spazi polifunzionali per il terzo settore\, ora in musei\, recupera e preserva parte della nostra storia economica e sociale. \nDalla cultura del fare al fare cultura: “Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura” è un viaggio lungo la nostra penisola alla scoperta dei luoghi dell’archeologia industriale riconvertiti in spazi culturali. \nDall’appena inaugurato MUDEC – Museo delle Culture negli spazi della ex Ansaldo a Milano\, alla ex centrale elettrica di Malnisio in Friuli oggi Science Centre di Immaginario Scientifico\, dalla Cittadellarte realizzata da Michelangelo Pistoletto all’interno dell’ex Lanificio Trombetta di Biella\, al Museo della Centrale Montemartini di Roma dove l’archeologia industriale incontra l’arte classica\, questi e tanti altri ancora gli spazi di cui si parla all’interno del rivista. Arrivando in Campania\, terra ricca di splendidi reperti del patrimonio industriale grazie soprattutto all’imprenditoria illuminata borbonica che ci ha lasciato alcuni dei siti più importanti in Italia quali per esempio l’attuale sede del Museo delle Ferrovie di Pietrarsa o la Real Fabbrica di San Leucio\, la scelta è caduta su una piccola centrale elettrica\, nel cuore di Napoli: la ex stazione Bellini datata al 1891\, oggi sede del Museo Nitsch. \n“Nel quartiere Avvocata\, dove un tempo sorgeva l’antico borgo del Limpiano\, oggi racchiuso nelle strade che nei loro odonimi conservano memoria dell’insediamento della casata dei Pontecorvo\, tra i vicoli stretti che si arrampicano fra palazzi nobiliari\, condomini popolari\, chiese e monasteri\, si staglia la mole bianca del Museo archivio laboratorio per le arti contemporanee Hermann Nitsch\, istituito a Napoli dalla Fondazione Morra e inaugurato nel settembre del 2008”\, così la dott.ssa Rossella Monaco\, specialista dell’archeologia industriale e autrice del pezzo\, ci schiude le porte di questo piccolo gioiello industriale trasformato in fucina culturale. Al tavolo dei relatori sono stati presenti: Rossella Monaco autrice del pezzo sul Museo Nitsch – esperta di archeologia industriale e docente di museologia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”\, Italo Ferraro – architetto e docente universitario\, Pasquale Persico – docente di economia presso Università degli Studi di Salerno\, Pasquale Napolitano – docente Istituto IRISS-CNR\, Simona Politini curatrice del numero – fondatrice e project manager nonché presidente dell’Associazione Culturale Archeologiaindustriale.net\, Rachele Masci – caporedattrice della rivista Il Calendario del Popolo. \nIl monografico “Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura” è un progetto editoriale patrocinato dell’Associazione AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale ed è rientrato nella programmazione del 2015 European Industrial and Technical Heritage Year.
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SUMMARY:Ekrem Yalcindag - The Language of Diversity
DESCRIPTION:19 febbraio – 19 marzo 2016\nOPENING 19 FEBBRAIO ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nNelle sale della Biblioteca del Museo Nitsch\, si è tenuta la prima mostra in Italia dell’artista turco Ekrem Yalçındağ. \nLe diciotto opere diverse per forma e colore rappresentano ciò che di più avvicina la tradizione orientale a quell’occidentale\, non pura decorazione ma esplosione di colori ottenuta attraverso una minuziosa indagine del particolare. \n“…lui reclama il linguaggio della molteplicità. sono sempre le particelle più piccole che compone su superfici pittoriche spesso gigantesche. lui tratta questi elementi come se fossero delle molecole\, degli atomi. crea delle strutture simili a strutture molecolari. comunque la sua opera ha molto a che fare con la costruzione di strutture che si intrecciano\, che spesso attraversano la superficie enorme delle sue opere. ci fanno pensare in qualche modo a modelli fisici\, quasi utopici del processo della creazione del mondo. si suggeriscono processi di fertilizzazione. si sa che ha studiato le forme di fiori e foglie e che queste esperienze si rispecchiano nell’ordine dei suoi quadri. universi di colori formati da gradazioni sottili conferiscono alle superfici\, da lui plasmate\, un eccesso cromatico. visualizza il divenire della creazione e nonostante ciò\, manca la dimensione spaziale della velocità\, del tempo e dello spreco di spazio. assolutamente positiva ritengo la vicinanza delle sue opere alla op-art. questi artisti avevano gli stessi suoi problemi con l’espressione artistica non figurativa. creare dei cerchi concentrici rappresenta un problema archetipico per gli artisti. il bersaglio dell’arciere dei ciechi monaci buddisti zen indica la strada anche a ekrem. più volte abbiamo parlato di spazio\, della riproduzione prospettica dello spazio tramite la pittura figurativa\, che doveva essere superata a favore della pittura astratta e dello spazio reso non figurativo dai tappeti orientali e dagli ornamenti. penso che i dipinti di ekremy alcindag contengono questa forza. i suoi dipinti trasmettono qualcosa dell’effetto di opere realizzate da pittori del liberty. la terza dimensione passa in secondo piano a favore di una quarta dimensione\, oggettivamente non spiegabile” \nHermann Nitsch\, Prinzendorf\, gennaio 2016 \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016\nEkrem Yalçındağ\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016 Ekrem Yalçındağ Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016 Ekrem Yalçındağ Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016 Ekrem Yalçındağ Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Domenico Mennillo - WLK Wunder_Litterature_Kammer
DESCRIPTION:10 dicembre 2015 – 22 gennaio 2016\nOPENING 1O DICEMBRE ORE 18:30\nBibiolteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra e Loredana Troise in collaborazione con Fondazione Morra\, E-M Arts\, APOREMA\, Ass. Cult. lunGrabbe\, con il Patrocinio di Accademia di Belle Arti\, Associazione Amici Biblioteca dei Girolamini\, Goethe Institut\, Centro Studi Postcoloniali e di Genere – Università L’Orientale sotto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee. \nWLK Wunder_Litterature_Kammer è stata l’ultima sezione del progetto installativo-perfomativo denominato Abrègè d’Histoire Figurative di Domenico Mennillo\, incentrato sull’individuazione e presentazione di tre figure-concetti dominanti del pensiero filosofico occidentale per la creazione di un breve compendio visuale e poetico. La prima sezione era condensata sul concetto-figura dell’automa spirituale (Pierrot ou d’AutomateSpirituel\, 2011-2013 Museo Nitsch) e si articolava in performance e seminari di arte e filosofia; la seconda sezione dell’Abrègè imperniava sulla figura e le suggestioni dell’Atlante si è materializzata in forma di installazione visiva\, sonora e performativa (Atlante della Fertilità\, 2011-2014 Fondazione Morra) e come workshop presso Villa Pignatelli-Casa della Fotografia con gli studenti dell’Accademia di Belli Arti di Napoli. WLK Wunder_Litterature_Kammer ruota attorno al fenomeno delle Wunderkammer\, sviluppatesi in Europa nel Rinascimento e trasformate e rimodellate\, secondo diverse esigenze e spinte\, fino alle avanguardie novecentesche e alle più recenti ricerche filosofiche-artistiche. WLKè lo spazio dedicato all’accumulo e alla collezione dove la carta\, la parola\, l’inchiostro (la littérature presente in Wunder_Litterature_Kammer) divengono il perno simbolico e materiale di una ricerca che spazia dalla scrittura filmica fino alla performance\, per l’elaborazione di uno spazio monstre ove immettere connessioni fra scritture “minoritarie” e le loro implicazioni con le scienze ufficiali\, realizzazioni di ibride creazioni fra poesia e arte visiva\, archivi e apparati di oggetti\, suoni e odori. Siarticola in 8 stanze-spazi\, progressive numericamente e al tempo stesso labirintiche:dall’Archive de la MélancolieItalienne ai mirabilia/mi(se)rabilia/artificilia\, da m.d. autobiografia ai dispositivi per il funzionamento del rosso e dell’arancio\, WLK è uno ‘spazio per pensare’ di oggetti\, fotografie\, libri\, frammenti musicali e arti performative. Questo archivio visuale pone attenzione su oggetti simbolici e li confonde con i propri ricordi\, celati tra le maglie della memoria individuale\, lasciando in sospeso\, sotto un velo di opacità\, degli esercizi mentali\, degli enigmi percettivi\, atti ad ampliare una metodologia di apprendimento alternativa. Una particolare stanza\, Locus Solus 1.4\, è il centro di diffusione sonora del compositore Nino Bruno – che da alcuni anni collabora con Domenico Mennillo – sulle potenzialità di macchine desuete\, dispositivi accantonati dall’industria di settore per altri supporti economicamente più remunerativi. Durante l’inaugurazione\, sono state seguite due performance dedotte dai workshop con gli studenti della cattedra di Estetica del prof. Dario Giugliano dell’Accademia di Belle Arti Napoli e della cattedra di Pedagogia della prof.ssa Maria D’Ambrosio dell’Università Suor Orsola Benincasa. All’interno del progetto hanno trovato spazio plurimi eventi collaterali (una conferenza-dibattito\, workshop e performance) intesi come corto circuito fra poesia\, filosofia\, arte\, musica\, focalizzati su autori cruciali come Benjamin\, Warburg\, Duchamp: un accesso da cui ricomporre il graduale ordine di una costellazione di concetti. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Wunder_Litterature_Kammer\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2015\nDomenico Mennillo \n© photo Biagio Ippolito ed Hermes Lacatena\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Wunder_Litterature_Kammer\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2015 Domenico Mennillo  © photo Biagio Ippolito ed Hermes Lacatena Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Wunder_Litterature_Kammer\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2015 Domenico Mennillo  © photo Biagio Ippolito ed Hermes Lacatena Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Wunder_Litterature_Kammer\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2015 Domenico Mennillo  © photo Biagio Ippolito ed Hermes Lacatena Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Wunder_Litterature_Kammer\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2015 Domenico Mennillo  © photo Biagio Ippolito ed Hermes Lacatena Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n \n 
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SUMMARY:Premio Napoli – Roberto Paci Dalò 61 EDIZIONE
DESCRIPTION:11 novembre 2015\nSTART ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl compositore e artista visivo Roberto Paci Dalò è stato il protagonista della seconda tappa di incontri dei vincitori del Premio Napoli 2015 con la città. In programma si sono susseguiti: martedì 11 novembre una lezione/concerto all’Accademia di Belle Arti di Napoli e un incontro al Museo Hermann Nitsch; mercoledì 12 novembre appuntamento con i detenuti del Centro Penitenziario di Secondigliano. \nA inaugurare gli impegni del compositore\, regista teatrale e artista visivo e sonoro Roberto Paci Dalò è stata una lezione/concerto con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli mercoledì 11 novembre alle 11. L’incontro pubblico con la città si è tenuto\, invece\, nel pomeriggio al Museo “Hermann Nitsch” alle 18. \nGli appuntamenti non sono stati solo occasioni di confronto e approfondimento ma autentici set di produzione artistica. Grazie all’ausilio di computer\, microfoni\, sintetizzatori modulari e strumenti acustici\, ogni evento è stato registrato e ha fatto da spunto per la costruzione di suoni ispirati dagli spazi visitati dall’artista. \n“Gli incontri per il Premio Napoli – spiega Roberto Paci Dalò – vertono sulla parola chiave ‘voce’ e in particolare il suo rapporto con scrittura\, oralità\, radiofonia e suono in relazione alle tecnologie. Voce in quanto parte più nuda del nostro corpo. Differentemente dalla banalità della nudità del corpo\, quella della voce – della grana della voce – ci permette di avvicinarci all’intimità di una persona in maniera ben più radicale. Il ‘ritratto acustico’ di una persona che passa quindi dalla voce messa a nudo\, dilatata\, moltiplicata\, remixata”. \nE a proposito del rapporto tra voci e spazi visitati\, precisa: “Negli incontri mi avvalgo anche di macchine e tecnologie che uso nel corso della conversazione con i partecipanti. Così facendo posso parlare e allo stesso tempo costruire suoni in tempo reale sfruttando anche le tipologie degli spazi in cui mi trovo”. \nCome in un work in progress\, il compositore ha lavorato in modo tale da avere una progressione\, un trittico acustico che è sfociato in un’unica opera\, una composizione a disposizione di tutti e ascoltabile on-line. “Appaiono anche voci iconiche – prosegue Paci Dalò – come quelle di persone per me importanti\, tra gli altri\, John Cage\, Carmelo Bene\, Heiner Müller e Demetrio Stratos. Questo è un anno speciale per me” conclude “festeggio i 30 anni dalla creazione di Giardini Pensili (il gruppo nato nel 1985 col quale presento tutto il mio lavoro) e i vent’anni di Radio Lada (la pionieristica web radio creata nel 1995). Le voci di questi incontri a Napoli sono state generate anche grazie a questi progetti”.
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo
DESCRIPTION:10 novembre 2015\nOPENING 17 OTTOBRE ORE 11:30\nVia delle Zite\nVia delle Zite 40\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola \nMartedì 10 novembre\, alle ore 11:30\, è stato presentato al pubblico e alla stampa 6_Miracolo\, sesta e penultima tappa del progetto Sette Stagioni dello Spirito di Gian Maria Tosatti\, a cura di Eugenio Viola. L’opera\, di natura performativa\, è iniziata senza darne alcuna comunicazione ufficiale il 17 ottobre. Ad una settimana dalla chiusura\, ne è stata illustrata genesi e processo. 6_Miracolo è un’opera sulla possibilità del paradiso\, che si può manifestare ad ogni latitudine dello spirito\, in accordo con la teoria di Santa Teresa\, secondo cui nessun uomo è destinato ad una precisa stanza del “castello interiore”. Per cui\, la sesta stagione\, si manifesta nella possibilità del paradiso che passa attraverso il coraggio di varcare una soglia\, di modificare\, con le proprie mani\, la realtà. Prima ancora di essere un imponente progetto pluriennale\, Sette Stagioni dello Spirito è un percorso di conoscenza iniziato da Gian Maria Tosatti e partecipato da un’intera città. L’insegnamento consegnato dall’attraversamento dell’inferno\, protagonista delle prime tappe\, era semplice: se il destino dell’uomo tende al bene\, colui che compie il male fallisce come uomo. Parimenti semplice la lezione del purgatorio: un uomo non è altro che le sue azioni. Il paradiso\, dunque\, non poteva che aprirsi come conseguenza immediata di questi insegnamenti: la sua esistenza diventa lo spazio dell’agire\, dove l’opera stessa sacrifica l’immagine per divenire pratica. Sotto questo punto di vista\, e nella sua radicalità\, 6_Miracolo rappresenta un punto di svolta netto nella narrazione di Sette Stagioni dello Spirito. L’apertura\, volutamente in sordina\, di un portone crivellato di colpi d’arma da fuoco\, come accesso ad un ipotetico paradiso\, ha dato inizio ad una performance collettiva\, nutrita da azioni semplici\, investite di un significato simbolico che poi\, per osmosi\, torna da un metaforico paradiso alla quotidianità. Prendersi cura di un luogo\, curarlo come un malato\, pulirlo\, estrarre i proiettili dai muri come frecce nella pelle di un grande animale ferito\, chiudere con le proprie mani le crepe che dimostrano la fragilità degli involucri che abitiamo\, primo fra tutti il nostro corpo\, diventa un allenamento\, un esercizio (spirituale?) per rileggere il presente di ogni giorno in una prospettiva larga\, una prospettiva verticale (ascensionale?). Quanto accaduto a Forcella nel periodo di tempo intercorso dall’apertura di questo spazio ha\, in un certo senso\, del “miracoloso”: l’entusiastica partecipazione degli abitanti dei vicoli circostanti ha dato al lavoro un senso di coralità\, senza il quale non si sarebbe potuto esprimere il senso stesso di questo “paradiso”. Singolarmente\, o in gruppo\, gli avventori (adulti\, bambini\, habitué\, visitatori/performers accidentali) hanno trovato il “loro” modo di abitare questa dimensione altra\, separata dal vicolo attraverso un diaframma invisibile\, un portale aperto che\, tuttavia\, non sembra portare altrove che al cuore stesso di un quartiere e della comunità che lo abita\, diventando\, a sua volta\, metafora della comunità umana. Da un lato\, 6_Miracolo\, conserva i riferimenti\, costanti in tutto il ciclo\, a Santa Teresa e a Dante\, dall’altro questa tappa sembra far risuonare gli armonici della poetessa Mariangela Gualtieri e di un suo testo in particolare\, (Predica ai pesci\, 2001)\, riconosciuto da Tosatti come la più incisiva dichiarazione politica di questi anni\, compiuta quasi come una profezia di quello che da quel momento critico in poi sarebbe successo. Ma più di tutto\, la vera fonte di quest’opera\, come d’altra parte lo è stato per le altre\, sono le vite e le storie dei singoli uomini e donne che hanno attraversato lo spazio impressivo dell’opera\, lasciando\, indelebilmente\, le loro tracce. \nGian Maria Tosatti (Roma\, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo\, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific.\nI suoi progetti\, abitualmente\, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità\, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-)\, un progetto di arte pubblica in aree di conflitto.\nAttualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti\, «Fondamenta» (2011-)\, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea\, e le «Le considerazioni…»\, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale.\nTra il 2013 e il 2016 la sua ricerca si è concentrata su un’opera in sette parti che ha abitato l’intera città di Napoli dal titolo “Sette Stagioni dello Spirito”.\nTosatti è anche giornalista. È stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. È editorialista per Artribune e scrive su Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e sulla politica.\nNel 2011 ha curato RELOAD\, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”\, (www.unacosmologia.com).\nHa esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014)\, il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011)\, American Academy in Rome (Roma – 2013)\, Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012)\, Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012)\, Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008)\, Chelsea Art Museum (New York – 2009)\, BJCEM (2014)\, Centrale Montemartini – Musei Capitolini (Roma – 2007)\, Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015)\, Casa Testori (Milano – 2014)\, MAAM (Roma – permanente)\, Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo\, Via delle Zite\, Napoli\, 2015\nGian Maria Tosatti\nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo\, Via delle Zite\, Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo\, Via delle Zite\, Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo\, Via delle Zite\, Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo\, Via delle Zite\, Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:AU International Contemporary Art Exhibition in Naples from Japan
DESCRIPTION:24 ottobre – 29 ottobre 2015\nOPENING 24 OTTOBRE ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n“Se vuoi capire l’arte\, prima di tutto bisogna abbandonare i pensieri e saltare verso il cielo.”\nShozoShimamoto \n  \n3° Caos Se cammini capisci l’arte\nUna variegata unione di artisti Giapponesi\, accomunati dagli insegnamenti del Maestro Shozo Shimamoto e dalla lettera dell’alfabeto あ(ah in giapponese)\, attua una differente idea di fare arte insieme\, veicolando delle molteplici pratiche artistiche nell’evento espositivo e performativo AU International Contemporary Art Exhibition in Naples from Japan del collettivo AU GROUP ospitato da sabato 24 ottobre (dalle ore 18:00) fino a giovedì 29 ottobre nella Biblioteca della Fondazione Morra. \nDel gruppo AU quindici artisti sono stati a Napoli per presentare le composizioni artistiche e le performances al pubblico. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, AU International Contemporary Art Exhibition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 \n© photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, AU International Contemporary Art Exhibition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 \n© photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance\, AU International Contemporary Art Exhibition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 © photo Amedeo BenestanteCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance\, AU International Contemporary Art Exhibition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 © photo Amedeo BenestanteCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance\, AU International Contemporary Art Exhibition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 © photo Amedeo BenestanteCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Luca Maria Patella. L’Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’arte
DESCRIPTION:17 ottobre 2015\nOPENING 17 OTTOBRE ORE 11:00\nPiazza Pianciani\, Spoleto \nA cura di Achille Bonito Oliva \nUna mostra diffusa in tutta Italia\, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia\, tra musei e fondazioni pubbliche e private che coinvolge oltre 40 artisti\, scelti dal critico d’arte per realizzare opere ispirate al tema arcaico dell’albero della cuccagna. Un simbolo di abbondanza eletto dall’arte a monito\, per invitare a riflettere sui temi dell’alimentazione e sulle sue implicazioni sociali. In sintonia con EXPO 2015\, partner del progetto \nNell’ambito del grande progetto espositivo ideato da Achille Bonito Oliva e diffuso su tutto il territorio italiano (con il patrocinio di EXPO 2015; e con la collaborazione del MiBACT e del Programma sperimentale per la cultura Sensi Contemporanei dell’Agenzia per la Coesione Territoriale) Luca Maria Patella presenta un’imponente scultura giocosa\, ludica\, ideale per grandi e piccini\, un’opera “ironico-seria”\, un albero che non è né buffonesco\, né serioso\, ma profondamente linguistico. \nIl Comune di Spoleto e la Fondazione Morra di Napoli inaugureranno l’opera di Luca Maria Patella sabato 17 ottobre alle ore 11.00 in piazza Pianciani. \nSpoleto\, da sempre meta estiva dell’artista rende omaggio all’artista con l’albero della Cuccagna che allieterà tutti i giovani studenti spoletini. \nScrive Patella a proposito di questo suo ultimo lavoro: \nla CUCCAGNA \nlinguistica e odorosa \ncontornata da PANOCCHI   veloci \nI linguaggi sono come serpenti\, pericolosi e vitali\, che scappano da tutte le parti. Già nei ’60\, parlavo di “ironico-serio”: due aspetti dialettici (ma attenzione! non si tratta né di buffonesco\, né di serioso). \nEcco un primo aspetto: il mio Albero della CUCCAGNA si è “insediato” nel cuore della città in piazza Pianciani. Albero della vita\, del battesimo\, della Sapientia? Ha anche forse “occhieggiato” lo scolabottiglie del grandpère Marcel. \nSi notano lassù quattro enormi Caramelle Colorate\, che mettono in evidenza quattro scritte\, formanti una e-mail telegrafica: è Rino che comunica alla sorella Mella\, che l’altra sorella\, Della è morta. Le manda anche il nipote Lino\, per spiegarle e consolarla. La missiva la manda Rino. Salvo che non si è accorto di aver scritto una sciarada concreta (per non dire…concretina!). \nIn cima alla Cuccagna\, svetta poi un Pitalone Colorato (come nei pagliai) che esibisce una scritta: PÒ2\, cioè… popò?! \nTutto intorno all’Albero\, corrono una decina di bimbi–PANOCCHI\, con in testa un Panama\, fornito\, sulla Cupola\, di un pinocchiesco sfilatino di Pane\, nonché di due grandi Occhi. \nOgni Panocchio tiene in mano un Nastro colorato\, che pende da una grande Ruota di Carro situata alla sommità dell’Albero: girando i bimbi\, i nastri si avvolgono intorno alla Cuccagna. \nEd ecco l’aspetto nascosto dell’Installazione: Le Caramellone ed i nastri sono dei \n“4 Colori” delle Funzioni Psicologiche (rosso-sentimento\, blu-pensiero\, verde-sensazione\, giallo-intuizione) secondo C. G. Jung\, anni ’20. Mentre\, i Panocchi citano… un’opera di Duchamp del ’12: re e regina\, attorniati da nudi veloci… \nMa ora mi “arresto”\, vi ringrazio\, vi saluto \ne sono (chi? io e loro!) il vostro \nLuca Maria Patella \nLa mostra è realizzata con l’Albornoz Art Hotel di Spoleto dove Patella ha realizzato quattro grandi opere permanenti.  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Luca Maria Patella. L’Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’arte\, Piazza Pianciani\, Spoleto\, 2015 © photo Cinzia Infantino Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Luca Maria Patella. L’Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’arte\, Piazza Pianciani\, Spoleto\, 2015 © photo Cinzia Infantino Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Cibum Deorum (L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte)
DESCRIPTION:11 ottobre – 11 novembre 2015\nOPENING 10 OTTOBRE ORE 17:00\nCastel Sant’Elmo\nVia Tito Angelini 22\, Napoli \nA cura di Achille Bonito Oliva\, con il patrocinio di EXPO Milano 2015\, Polo Museale regionale della Campania\, Fondazione Morra e Regione Campania. \nNell’ambito del grande evento espositivo L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’Arte\, a cura di Achille Bonito Oliva\, diffuso in tutta Italia con il coinvolgimento di oltre 30 artisti chiamati a realizzare opere ispirate al soggetto iconografico dell’albero della cuccagna\, Maurizio Elettrico presenta\, a Castel Sant’Elmo\, un’imponente scultura da titolo Cibum deorum\, liberamente ispirata all’albero della cuccagna e ai suoi arcaici riferimenti ai riti di fertilità.\nL’ installazione prende ispirazione dalla saga fantasy Lo scoiattolo e il Graal\, in corso di pubblicazione\, redatta da Maurizio Elettrico e fonte di una complessa serie di produzioni multimediali. Cibum deorum è un’opera dedicata al cibo e alla sua intima dialettica tra la vita e il suo godimento\, in particolare\, cercherà di restituire gli splendori delle tavole imbandite già presenti ne Lo scoiattolo e il Graal e di rievocare l’atmosfera di alcune visionarie descrizioni gastronomiche.\nL’architettura dell’opera si compone essenzialmente di un elemento femminile orizzontale\, la grande tavola imbandita\, e uno maschile verticale\, l’albero della cuccagna vero e proprio\, un pennone di circa sette metri di altezza\, luoghi epifanici\, dove si manifestano le presenze letterarie dell’immaginario dell’artista.\nGli oggetti che arrederanno questa scultura\, realizzati in silicone e altri materiali\, appariranno bizzarri e alieni\, quasi che a mangiare su quella tavola non ci siano esseri umani ma dei o demoni. Un transumanesimo culinario che trova testimonianza nell’incredibile tavolata di compleanno del pontefice Paolo VIII – raccontata nel primo volume della saga Lo scoiattolo e il Graal – una creatura dai mille poteri soprannaturali e dagli infiniti appetiti: \n‘La regale tavolata all’aperto consisteva in un velo d’acqua\, un tapis roulant in cui i flutti purificati dello stesso Tevere scorrevano come quelli del più dolce ruscello\, profumato con essenze di rose e iris. Su questa tovaglia di acqua corrente procedevano lentamente le ricche vivande. Ve ne erano per tutti i gusti: insalate di cervelli di scimmia con zenzero e petali di rosa\, tuberi lessati di topinambur\, monstera\, ninfea\, dalia\, asfodelo\, conditi con aceto di mele e foglie di nasturzio\, una salamandra del Giappone lunga due metri cotta in un brodo di bacche di corniolo e aromatizzata con rametti di abrotano\, pitoni marinati in latte di yak fermentato\, pastelle fritte con polpa di femore di rana\, avannotti di anguilla edulcorati con sciroppo d’acero\, carni di mammiferi preistorici con salse di sorbe\, uova di gabbiano bollite in tè d’ibisco.’ \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015\nMaurizio Elettrico\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015\nMaurizio Elettrico\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015\nMaurizio Elettrico\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015\nMaurizio Elettrico\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015\nMaurizio Elettrico\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015 Maurizio Elettrico © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra \n				\n		\n\n 
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