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SUMMARY:LA ROSA DEI 20 / PROJECTLAB Artisti & Studenti dell’Accademia di Belle Arti a Napoli
DESCRIPTION:24 novembre 2017 – 6 gennaio 2018\nOPENING 24 NOVEMBRE ORE 19:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Guglielmo Gigliotti e Loredana Troise \nArtisti invitati:\nMarisa Albanese\, Angelo Casciello\, Carolina Ciuccio\, Libero De Cunzo\, Maurizio Elettrico\, Sergio Fermariello\, Lucia Gangheri\, Christian Leperino\, Roberto Marchese\, Lello Masucci\, Domenico Mennillo\, Enza Monetti\, Aulo Pedicini\, Gianni Pisani\, Carmine Rezzuti\, Rosy Rox\, Mimma Russo\, Quintino Scolavino\, Marianna Troise\, Marco Zezza. \nLa mostra La rosa dei 20 / projectlab Artisti & Studenti dell’Accademia di Belle Arti a Napoli\, che si terrà presso il prestigioso Museo Hermann Nitsch (sale della Biblioteca)\, è il punto d’arrivo di un’indagine sulla percezione e il senso dell’arte contemporanea\, realizzata tramite la messa a punto di venti laboratori in cui venti artisti napoletani\, diversi per biografie\, stili e sensibilità\, accettando con disponibilità e amicizia l’invito dei curatori\, hanno interagito con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli\, condividendo visioni\, passioni ed esperienze. Condotto nell’ambito della cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea del prof. Guglielmo Gigliotti di cui Loredana Troise è cultrice e lungo l’Anno Accademico 2016-17\, il progetto (disposto\, diretto e seguito in tutte le sue molteplici fasi dai curatori) si è rivelato\, oltre che una preziosa opportunità\, per l’intreccio di inedite esperienze e collaborazioni\, anche un modello relazionale armonico\, in progress\, inteso come bisogno formativo e prospettiva etica ineludibile per chi si orienta all’apprendimento in settori come quello delle arti. La partecipazione al farsi dell’arte sperimentata nei workshop\, si è infine tradotta in una interessante mostra\, composta da 20 opere create dagli artisti (dipinti\, sculture\, fotografie\, installazioni e video) che\, coniugando pensiero ed eleganza compositiva\, hanno interpretato le rotte e le tendenze dell’arte d’oggi: “la rappresentazione grafica delle direzioni di derivazione dei venti\, al di là del gioco verbale riferito al numero degli artisti partecipanti\, si configura – per dirla con i curatori – una buona allegoria della vita del contemporaneo a Napoli\, mossa\, tra bonacce e tempeste\, da direttrici energetiche multiple”. \nIn mostra\, anche i numerosi storyboard elaborati dai corsisti\, collegati idealmente alle trame delle opere\, a richiamare il dialogo e la sintonia fra le parti: un approccio fondamentale che va sempre preservato e incrementato sebbene in nuove forme come preziosa risorsa intellettuale\, utile a rispondere alle sfide del presente. \nPer l’occasione\, sarà pubblicato dalla casa editrice arte’m – un catalogo con i testi di Giuseppe Gaeta\, Giuseppe Morra\, Loredana Troise\, Guglielmo Gigliotti. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				La Rosa dei 20 – Artisti&Studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Rosa dei 20 – Artisti&Studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Rosa dei 20 – Artisti&Studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Rosa dei 20 – Artisti&Studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Archivi Mario Franco - Sogni Incubi Deliri
DESCRIPTION:14 ottobre – 23 novembre 2017\nINIZIO PROIEZIONI ORE 19:00\nArchivi Mario Franco c/o Casa Morra Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nLa Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee\, nell’ambito di PROGETTO XXI (ed.2017\, realizzato nel quadro del progetto Itinerari del Contemporaneo – Confronti\, promosso e finanziato dalla Regione Campania) presenta SOGNI INCUBI DELIRI\, la prima rassegna cinematografica dagli Archivi Mario Franco\, a cura di Mario Franco\, e realizzata in collaborazione con la Fondazione Morra\, presso la sede di Casa Morra – Archivio D’Arte Contemporanea in salita San Raffaele 20 c\, Napoli. \nScarica il Programma
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:14 luglio 2017\nINIZIO ORE 21:00\nCasa Morra\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nUltimo live per La Digestion – musica ascoltata raramente prima edizione\, festival dedicato alle sonorità di ricerca\, nato dalla collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata da Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, la E-M ARTS associazione culturale e la Fondazione Morra. Da Settembre a Luglio il festival ha ospitato a Napoli alcuni tra i più interessanti sound artists internazionali per farli dialogare con i meravigliosi spazi della città\, tentando di instillare nel discorso musicale napoletano differenti risonanze e nuovi percorsi di ascolto. Un itinerario che è partito dall’elettronica di ricerca ed è passato per la musica concreta ed acusmatica\, l’improvvisazione elettro-acustica e la performance audio-visuale\, per arrivare\, in conclusione\, alla poesia sonora degli inglesi Blood Stereo. \nLe sonorità del duo di Brighton\, considerato unanimemente tra i più originali della sperimentazione per voce ed elettronica\, si insinueranno\, per questa occasione\, tra le percussioni del napoletano Francesco Gregoretti\, restituendo una performance caratterizzata da corpo e macchine\, vocalizzazioni non-sense e improvvisazioni acustiche\, connessi a registrazioni di nastri magnetici e strumenti analogici auto-costruiti. L’ambientazione sarà il magnifico cortile di Casa Morra\, l’archivio d’arte contemporanea della Fondazione Morra\, nuovo polo culturale della città di Napoli. \nA seguire\, l’inusuale dj set a bobine dei Pinch Roller con trame sonore raffinate e sincopate dal sapore accellerazionista. \nIl modo migliore per prepararsi all’avvenire\, dunque\, è seguire la seconda stagione de La Digestion\, ancora più radicale e innovativa\, di cui annunceremo i protagonisti a partire da questa serata.
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SUMMARY:Hamza Halloubi - How Far is Far?
DESCRIPTION:5 luglio – 22 luglio 2017\nOPENING 5 LUGLIO ORE 19:00\nSala Conferenze del Museo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Alessandra Troncone \nNegli spazi del Museo Hermann Nitsch\, inaugura How Far is Far?\, mostra personale di Hamza Halloubi\, a cura di Alessandra Troncone. La mostra nasce in occasione di una residenza presso Casa Morra e presenta per la prima volta in Italia alcuni lavori video dell’artista. \nLa ricerca di Hamza Halloubi (Tangeri\, 1982; vive a Bruxelles) si muove tra la narrazione personale e quella storica\, utilizzando il video come mezzo espressivo fluido\, capace di condensare il reale in immagini e storie che oscillano tra il fatto reale e la finzione poetica. Nelle sue opere\, temi di grande complessità quali l’esilio\, i silenzi storici\, i rapporti tra arte e dimensione politica\, sono declinati in una chiave del tutto personale\, che ne lascia intuire la densità senza tuttavia proiettarli in primo piano. Elemento costante è la sensazione di “qualcosa che manca” che dà vita ad atmosfere sospese\, mentre la voce dell’artista ci accompagna in racconti dove memorie personali\, fatti storici e domande esistenziali si mescolano in un’unica narrazione. \nLa mostra è appositamente concepita per gli spazi del Museo Hermann Nitsch e presenta lavori più vecchi insieme a quelli più recenti. Tutto il progetto è strutturato sulla polarità tra staticità e movimento\, orizzontalità e verticalità\, creando una nuova e unica immagine. Tra i video presenti in mostra\, To Leave (2011)\, silenzioso racconto di una partenza ambientato a Tangeri\, città natale dell’artista\, e Letter to Aura (2012)\, anch’esso girato in Marocco\, nel quale la vista di un muro dalla finestra di casa è il punto di partenza per una riflessione sull’emigrazione e le limitazioni alla libertà di circolazione. \nHamza Halloubi (Tangeri\, 1982) ha studiato a La Cambre di Bruxelles\, dove attualmente vive. È stato in residenza presso la Rijksakademie van beeldendekunsten di Amsterdam (2015-2017). Tra gli spazi che hanno ospitato sue mostre personali vi sono il Museum De Pont di Tilburg\, c-o-m-p-o-s-i-t-e a Bruxelles\, KIOSK a Gent\, il BOZAR- PalaisdesBeaux-Arts a Bruxelles. Tra le collettive\, ha partecipato alla Marrakech Biennale 5 (2014)\, alla ThessalonikiBiennial (2015)\, alla mostra Close-Up presso l’EYE Filmmuseum di Amsterdam (2016)\, alla mostra In the Belly of the Whale presso il Witte de With a Rotterdam (2016)\n 
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 17th Edition
DESCRIPTION:22 giugno – 24 giugno 2017\nINIZIO PROIEZIONI ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nINDEPENDENT FILM SHOW 17th edition\, rassegna internazionale dedicata al film sperimentale indipendente\, coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale\, si svolge giovedì 22\, venerdì 23 e sabato 24 giugno al Museo Nitsch con la proiezione dei tre programmi di films 16mm e le tre live expanded cinema performances. Sin dal 2001\, l’Independent Film Show predilige mostrare le più progressive esperienze filmiche\, agendo da propulsore culturale per lo sviluppo di mentalità sensibili ai fenomeni percettivi complessi\, oltre le rigide regole visive e uditive. A caratterizzare l’INDEPENDENT FILM SHOW 17th edition sono l’inventiva delle tecniche di ripresa e di impressione fotografica\, la manualità filmica artigianale amplificata dal Do It Yourself\, la sperimentazione di nuovi agenti di sviluppo organici naturali\, il ritmo dei fotogrammi e\, se fondamentale\, l’inclusione delle tracce audio. La collisione tra immagine e sensazione percettiva potrebbe apparire accidentale\, ma i film-makers dell’Independent Film Show applicano una resistenza alla percezione lineare\, ognuno orientando la propria comprensione visiva in direzioni diverse. \nNel programma Innovative paths in the un-known\, Raffaella Morra ha selezionato sette opere filmiche accomunate da una forte attrazione per l’emulsione filmica e per le trasformazioni alchemiche\, in particolare i processi chimici inconsueti che inscrivono le immagini. Due films realizzati da pionieri del experimental cinema: Two Pictures è un’opera di astrazione filmica tattile e sensuale di Rose Lowder e Carl E. Brown\, e In the Shadow of Marcus Mountain di Robert Schaller\, girato con una cinepresa stenoscopica fatta a mano e in gran parte montato in fase di ripresa attraverso una partitura ritmica. Tra le recenti indagini filmiche\, che provano a penetrare la materialità enigmatica del film ed i diversi stati emotivi: Water film di Dan Browne è una relazione complessa tra le immagini\, i suoni e i processi di montaggio connessi a questioni di legittimità della memoria; ELEMENTs di Julie Murray è un’esplorazione di uno spazio visitato da accidentali figure indistinte\, relazionate l’una all’altra mediante il ritmo dei propri gesti; in Rhus Typhina di Alexandra Moralesová & Georgy Bagdasarov protagonista è una pianta che agisce da agente di sviluppo filmico; River in Castle di Sandy Ding offre ripetuti riferimenti alla magia\, accostando spesso i suoi film a rituali di iniziazione; DOUBT #2 di Josh Lewis esplora i confini della conoscenza manuale\, la lotta corporea e l’enigma persistente del materiale. \nIn sinergia con il festival La Digestion – musica ascoltata raramente\, la proiezione di due films di Hangjun Lee è accompagnata dall’improvvisazione sonora in quadrifonia di Chulki Hong e Will Guthrie. In The Cracked Share il pubblico è immerso in una strana miscela di immagini distorte dalla chimica e da uno sfarfallio aggressivo\, un’ondata di colori esplosivi e forme sconosciute intersecate dall’improvvisazione noise di Hong e di Guthrie. Phantom Schoolgirl Army indaga le condizioni materiali della fotografia (lastre fotografiche\, magnesio) e le sue “convenzioni” (la visuale dei ritratti\, le funzioni del flash)\, ricostruendo esteticamente la dialettica tra immobilità e movimento insita nel cinema. \nVenerdì 23 giugno si proietta Differently\, Molussia di Nicolas Rey\, adattato dal libro Die molussische Katakombe del filosofo tedesco Günther Anders\, scritto tra il 1932 e il 1936\, che il film-maker non ha mai letto. Il film sviluppato a mano\, separato in nove bobine proiettate a caso\, racconta storie e pensieri allegorici di prigionieri politici di Molussia\, un immaginario stato fascista. I nove segmenti rimuginano sul capitalismo\, sull’imperialismo e sulla resistenza. \nNell’expanded cinema performance Scarface di Greg Pope la manipolazione del proiettore 16mm e del proiettore per diapositive\, i microfoni a contatto e i pick-up di chitarra si combinano nello spazio architettonico: l’improvvisazione e la casualità sono anche degli elementi di questo processo dinamico\, partecipando al trattamento distruttivo della pellicola analogica con il culto estinto della lanterna magica. \nSabato 24 giugno A Bright Darkness include tre films e l’expanded cinema performance di Anja Dornieden e Juan David González Monroy\, con il moniker di Ojoboca. Utilizzano i processi di manipolazione del supporto filmico e delle tecniche suggestive per creare l’Horrorism un metodo simulato di trasformazione interiore ed esteriore. In un’intervista\, Juan David González Monroy spiega: “In sostanza\, il cinema è una macchina che ti parla\, ti racconta una storia. Data la dinamica del cinema\, la macchina è programmata dai film-makers per parlare personalmente con ogni singolo membro del pubblico. Abbiamo iniziato a pensare al cinema in questo modo per caso\, ma poiché questo è in sostanza ciò che il cinema fa\, abbiamo scelto di concentrarci su questo aspetto. Naturalmente\, la macchina potrebbe essere folle\, potrebbe mentire\, potrebbe cercare di convincerti di diversi modi per visualizzare il mondo\, oppure potrebbe solo cercare di intrattenerti raccontando una buona storia”. \n  \n 
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:22 giugno 2017\nINIZIO ORE 22:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nin collaborazione con E-M ARTS INDEPENDENT FILM SHOW 17 edition \nLa Digestion – festival dedicato alla musica di ricerca\, nato dalla collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata da Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, la E-M ARTS associazione culturale e la Fondazione Morra – torna al Museo Nitsch per il quinto e penultimo appuntamento della sua prima edizione.\nL’attenzione sarà questa volta rivolta alla relazione fra suono e immagine. La performance\, infatti\, è parte del programma dell’INDEPEDENT FILM SHOW\, organizzato da EM ARTS\, che da 17 anni si propone come osservatorio sul cinema sperimentale internazionale con una particolare predilezione per le opere filmiche\, in pellicola 16mm.\nIl coreano Chulki Hong\, noto per l’utilizzo di giradischi e CD-players hackerati\, e Will Guthrie\, batterista dedito all’utilizzo di tecniche estese\, improvviseranno su due pellicole di Hangjun Lee\, filmmaker\, programmatore e curatore indipendente anch’esso coreano.\nI film 16mm di Hangjun Lee sfidano lo spettatore a materializzare un concetto\, piuttosto che a concettualizzare la materia.\nIn accordo con questo approccio la luce non stimola il nervo ottico ma lo attacca\, rendendolo impotente. Nei suoi film il punto di vista non è collocato all’esterno ma all’interno del corpo stesso.\nIn ”The Cracked Share” il pubblico è immerso in una strana miscela di immagini distorte dalla chimica e da uno sfarfallio aggressivo\, un’ondata di colori esplosivi e forme sconosciute. ”Phantom Schoolgirl Army” è basato su una raccolta di ritratti fotografici militari\, ed elabora la storia di spie Nord Coreane travestiti da ragazze di scuola superiore durante la rivolta Yeosu-Suncheon del 1948. Il governo Sud Coreano ha utilizzato questa leggenda come propaganda anti-comunista. L’equipaggiamento hackerato di Chulki e le percussioni di Guthrie trasformano le vibrazioni dell’aria in materiale vivo e tangibile.\nÈ riduttivo parlare di accordo o disaccordo\, sincronia o diacronia; ciò che è in gioco qui è piuttosto una forza aerea che\, d’improvviso e casualmente\, coincide con il movimento della luce.\nConcetti materiali che abitano la dimensione magica ed elusiva che sta fra la luce e il suono.
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SUMMARY:Altri enigmi…omaggio a Man Ray - Opere di Fabio Donato 2010_2017
DESCRIPTION:8 giugno – 30 luglio 2017\nOPENING 8 GIUGNO ORE 19:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProdurre pensiero è il fine ultimo degli scatti fotografici di Fabio Donato\, che torna ad investigare la trascendenza\, alla ricerca di quell’elemento che rende una figura intrisa di impeto mitologico.\nS’intitola Altri enigmi…omaggio a Man Ray la mostra\, curata da Giuseppe Morra\, che Fabio Donato presenta presso la Biblioteca del Museo Nitsch\, l’8 giugno 2017 alle ore 19.00\, imbastendo un dialogo tra lo straniamento tipico dei soggetti\, animati o inanimati\, ritratti da Man Ray e la quotidianità ermetica della città di Napoli.\nCome proiezioni di immagini mentali\, le fotografie di Donato ritraggono la realtà\, sondandone il mistero che la sottende\, suggerito da forme che inducono all’interrogazione\, al ragionamento su un tempo non ancora concluso. Questo racconto visivo di vocazione concettuale\, che rende attivo lo sguardo del fruitore\, accentua il senso di alienazione che pervade gli oggetti d’uso quotidiano\, fossili di un’archeologia del presente còlti in dettagli evocativi\, componenti fondamentali nell’estetica fotografica di Donato.\nAltri enigmi…omaggio a Man Ray si compone di fotogrammi che\, come indizi\, s’interrogano sulla realtà in termini profondamente esistenziali\, oscillando tra visione interiore e trasformazione oggettiva dell’immagine\, come il metronomo di Man Ray\, a cui la mostra è chiaramente ispirata.\nCome avviene nell’Enigma di Isidore Ducasse\, oggetti-non-oggetti vengono ritratti\, spogliati della loro funzionalità originaria\, recuperabile solo intimamente e non senza retrocessioni e cedimenti\, a testimonianza dell’unica certezza\, quella dell’assurdo. Fabio Donato costruisce un racconto irrazionale\, che mira alla ricerca di senso e unità\, pur sapendo che potrebbe non aver fine\, ma che\, allo stesso tempo\, sottolinea la straordinaria bellezza del mistero della vita.\nLa mostra è accompagnata dal catalogo dal titolo omonimo Altri enigmi…omaggio a Man Ray\, edito da artstudiopaparo\, con testi di Diana Gianquitto\, Olga Scotto di Vettimo\, Maria Savarese e Loredana Troise. \nFabio Donato\nÈ da quasi cinquant’anni anni (1967 ad oggi) che il percorso della ricerca di Fabio Donato si svolge su due binari paralleli. Il primo è quello più professionale\, tutto dedicato alla storicizzazione dei linguaggi artistici (arti figurative\, teatro). Ama definirsi fotoreporter della cultura; lavoro che svolge principalmente a Napoli\, ma con viaggi\, anche molto lunghi\, in ogni angolo del mondo. Lungo le strade dei linguaggi dell’arte ha avuto l’occasione di sperimentare il proprio\, quello della fotografia\, con il punto di vista di uno spettatore privilegiato\, che gli ha permesso di incontrare artisti come J. Beuys\, A. Warhol\, J. Beck\, H.Nitsch\, Eduardo\, Svoboda\, Shimamoto\, e quasi tutti i più importanti operatori delle arti visive internazionali \,con un occhio attento al proprio territorio che gli ha permesso di mettere insieme un archivio ricco di circa 400.000 immagini.\nIl secondo percorso\, (quello che definisce “poetico”)\, si svolge\, da sempre\, su temi come la sospensione del tempo\, la soglia come linea di demarcazione tra spazi\, tempi\, dimensioni mentali contrapposte. Ed ancora il doppio\, il rapporto tra la realtà e la finzione\, l’altro da sé. Il tutto attraverso immagini che\, partendo da dettagli urbani\, divengono territorio di proiezioni mentali.\nTutto ciò come tentativo di provocare “pensiero” in chi legge il suo lavoro\, in un tempo dove l’hobby più diffuso dell’umanità pare sia diventato quello di autoritrarsi in ogni luogo e comunicarlo al mondo intero.\nDa più di vent’anni è docente di Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Alcune sue opere sono conservate in collezioni museali in: Italia\, Messico\, Francia\, Brasile\, Cina.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Enigma n°5\, Altri Enigmi…Omaggio a Man Ray\, Biblioteca del Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2017 \nFabio Donato \nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Lucrezia Longobardi - Lo Spazio Esistenziale. Definizione #1
DESCRIPTION:3 maggio – 2 luglio 2017\nOPENING 3 MAGGIO ORE 18:00\nPalazzo delle Sperimentazioni\nCorso Vittorio Emanuele 341\, Napoli \nLa Fondazione Morra è lieta di presentare la prima mostra del ciclo Lo spazio esistenziale. Definizioni\, a cura di Lucrezia Longobardi.\nIl progetto rappresenta il primo approccio per la stesura di un programma più vasto\, volto a indagare aspetti del rapporto tra l’uomo e lo spazio. In questo primo movimento il dispositivo è legato alle forme semplici\, le composizioni che abbiamo imparato a riconoscere per poterci misurare con l’esistere.\nAttraverso un unico apparato visivo\, i lavori scelti tessono una narrativa intima del rapporto uomo-casa. Una disseminazione minima che permette la fruizione del luogo in cui le opere\, quasi mimetizzate\, partecipano alla riflessione comune sullo spazio esistenziale declinato nella sua forma più domestica.\nGli artisti scelti per analizzare e far parte dell’apparato di questa ricerca si confrontano da anni con quelli che sono i luoghi per la vita\, spazi e volumi che costituiscono il riferimento di una comunità\, come di un singolo. Un’attività dedicata allo studio dei luoghi e del rapporto che questi instaurano con l’uomo e la sua esistenza\, partendo da quelle che sono le private esperienze\, come nel caso di Gregor Schneider o Francesca Woodman\, entrambi artefici di un feticcio intimo\, o come Renata Lucas e Gian Maria Tosatti\, che\, da manipolatori urbani alterano le comuni percezioni\, o ancora come Scola e Patella\, con i quali attraversiamo sensorialmente la memoria del quotidiano. \nSi ringraziano per la realizzazione di questa mostra: la Fondazione Morra\, Guido Costa Project\, My private-Milano\, lo Studio Gallo\, Silvia Scola\, Massimo Vigliar della Surf Film\, Santa Fede Liberata.\nUn ringraziamento particolare va a Gian Maria Tosatti. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Ettore Scola\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #1\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2017 © Photo Elio Di Pace Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Gregor Schneider\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #1\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2017 © Photo Maddalena Tartaro Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Francesca Woodman\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #1\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2017 © Photo Maddalena Tartaro Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Renata Lucas\, Lo Spazio Esistenziale. Definizione #1\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2017 © Photo Maddalena Tartaro Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Monica Biancardi - RiMembra Drammaturgia per immagini
DESCRIPTION:13 aprile – 21 maggio 2017\nOPENING 13 APRILE ORE 20:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nRiMembra. Drammaturgia per immagini è un racconto fotografico\, che l’artista Monica Biancardi costruisce nel tempo\, raccogliendo membra sparse in luoghi differenti\, spazi fisici e mentali\, non aventi relazione alcuna. \nLa mostra\, promossa e organizzata dalla Fondazione Morra\, raccoglie un corpus di immagini concepite come singole unità\, ma che\, nel loro dare forma alla memoria\, si collegano formando un atlante visivo fatto di corrispondenze di varia natura. \nIl critico Lorand Hegyi\, per quindici anni direttore del Museo d’arte moderna di Saint-Étienne e attualmente prestigioso critico e curatore\, a proposito del progetto\, scrive “Monica Biancardi utilizza collage apparentemente semplicissimi\, in cui le diverse immagini di partenza vengono accostate e così unite da collegamenti che emergono dall’analogia formale di elementi figurativi completamente diversi\, si servono di somiglianze che possono riguardare la qualità\, determinate caratteristiche fisiche reciprocamente associabili\, o anche superfici e strutture materiali simili. Destabilizzante è il fatto che non sussiste una spiegazione evidente\, un nesso palese tra i diversi elementi dell’immagine.. ”. \nIl giorno dell’inaugurazione lo scrittore e saggista Gabriele Frasca terrà un intervento poetico\, entrando nel racconto visivo di RiMembra. Sonorizzata da Stefano Perna e frutto di una lunga collaborazione\, l’installazione\, che unisce l’opera visiva di Monica Biancardi al testo sonoro di Gabriele Frasca\, mostra attimi diversi\, momenti colti dall’obiettivo ad una fisicità e ad una temporalità che rifuggono la realtà e che riportano alla mente ricordi belli o brutti. Il tema Ri è difatti attaccato al sostantivo Membra. Sempre Hegyi sostiene che nelle fotografie della Biancardi “alla bellezza della superficie si sovrappone un’irresistibile ricerca di spiegazioni”\, in quanto la rappresentazione genera immagini che si relazionano solo nel corso del tempo\, compiendo un viaggio nella memoria che trascende la singolarità dell’immagine fissa. \nGiovedì 13 aprile alle ore 17.30 sarà inoltre presentato\, presso la Sala Biblioteca del museo Madre\, il libro del progetto RiMembra\, che ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee. Edito dalla casa editrice bolognese Damiani\, il libro è stato realizzato in collaborazione con Gabriele Frasca e Lorand Hegyi\, che interverranno alla presentazione insieme al professore Gennaro Carillo\, docente di Storia delle dottrine politiche al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Alle ore 20.00 presso la Biblioteca del Museo Nitsch\, l’apertura al pubblico della mostra RiMembra. Drammaturgia per immagini. \nMonica Biancardi\, nata a Napoli nel 1972\, si laurea presso l’Accademia di Belle Arti con una tesi sperimentale sulla fotografia di teatro. Inizia a lavorare giovanissima per importanti registi italiani e stranieri\, (svolgendo parallelamente l’insegnamento di disegno e storia del costume) e realizzando sue personali ricerche fotografiche. La prima di queste\, “Credere”\, a carattere antropologico\, viene acquistata dalla Bibliothèque Nationale de France. La prima mostra “Ritratti”\, inaugurata presso la galleria RiccardoArtivisive in Napoli\, riscuote molto successo tanto da essere invitata al Macba di Barcellona\, a Madrid\, Salamanca\, alla biennale della fotografia di Brescia\, alla mostra sul Dada a Pavia curata da Achille Bonito Oliva che la invita a progettare un’intera cella all’interno della Certosa di Padula\, durante la rassegna “Le Opere e i giorni”. Inoltre uno dei “Ritratti” vince il premio Serrone\, presso la Villa Reale di Monza. Uno dei lavori di un altro suo progetto artistico “Aldilà”\, verrà acquisito dalla nuova Metropolitana di Napoli. Invitata da Antonio Presti a Catania\, realizza un racconto per immagini dal titolo “Viaggio a Librino” con lo scrittore israeliano Mejr Shalev. Nel 2005 organizza una performance in piazza Castello a Milano con tantissime donne intitolata “Un Abbraccio per la pace”\, che ripeterà a distanza di tempo in piazza Dante a Napoli e sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme con donne arabe ed israeliane. Su richiesta della Soprintendenza\, nel dicembre del 2006 dedica al padre\, scomparso prematuramente\, il nuovo progetto artistico “Mutamenti” negli spazi di Castel S. Elmo a Napoli che poi andrà a Milano e ad Aarau\, in Svizzera. Dopo diversi viaggi nei territori palestinesi\, Monica realizza una mostra voluta dall’All Quds University di Gerusalemme con la relativa pubblicazione. Nel 2009 realizza su invito della Soprintendenza di Napoli una grande mostra dal titolo “Orientamenti” al Museo di Capodimonte di Napoli dove affronta il tema dell’integrazione culturale che le sta molto a cuore tanto che lo stesso anno\, in forma multimediale presenta il lavoro sulla Palestina\, “Tra le immagini”\, valorizzando l’etnia beduina che presenta al museo MAV di Ercolano. Ha chiuso nel 2012 il suo progetto “Habitus” che viene presentato al museo Marte di Cava dei Tirreni. Nel 2013 vince il “Premio Napoli” per l’arte. L’anno dopo il Mois de la Photo di Parigi\, seleziona ed espone il suo progetto “Credere”. Nel 2015 vince il Premio Dolomiti Contemporanee. Lavora con Shazar Gallery. Le sue opere sono presenti in molte collezioni private di arte contemporanea.
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LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
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SUMMARY:Prospettive su ritratti e luoghi: I films di Adele Friedman
DESCRIPTION:5 aprile 2017\nINIZIO PROIEZIONI ORE 19:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n“Per più di tre decenni\, Adele Friedman film-maker di Chicago ha forgiato e perfezionato una visione originale con i suoi ritratti silenziosi\, in cui la cinematografia grandangolare e l’ossessiva panoramica estendono gli spazi di appartamenti e giardini\, creando un sensuale panorama dell’ordinario.”\nFred Camper \nIl programma di stasera attraversa 38 anni\, cominciando da un primo ritratto del 1979. Sono inclusi nel programma dei ritratti e dei films di luoghi: natura\, architettura\, giardini\, fiumi.\nQuesti films sono delle prospettive\, così visualizzate dalla film-maker e presentate allo spettatore.\nLe composizioni dello spazio tra persone\, oggetti\, interni ed esterni\, tutti dentro il fotogramma\, sono un elemento critico di ciò che si vede nel film. Queste composizioni cambiano costantemente con il movimento\, sia dei soggetti che della film-maker\, consentendo un’interpretazione e una reinterpretazione.\nI ritratti filmici sono su persone dell’ambito culturale e come le loro vite sono conformate dai propri interni e gusti artistici. Si circondano di ciò che li muove. Le persone non lasciano la propria cultura presso il Museo o l’ufficio; se la portano a casa e vivono con essa. È parte integrante del tessuto quotidiano della propria vita.\nÈ inoltre incluso in questo programma un primo paesaggio onirico che esplora la narrazione strutturale del sogno e del subconscio.\nFriedman sceglie di lavorare in pellicola 16mm per la delicata qualità morbida della luce rivelata attraverso la pellicola filmica\, che trasmette gli strati e le sfumature di tonalità e colore. I films sono silenziosi\, esortando lo spettatore a concentrarsi interamente sull’immagine proiettata. \nAdele Friedman ha ricevuto il suo M.F.A. e la sua laurea in Storia dell’Arte presso l’Art Institute of Chicago. I suoi films sono distribuiti da Light Cone di Parigi\, e ha esposto a livello internazionale nel corso degli ultimi 33 anni\, tra cui E-M Arts di Napoli\, nell’ambito della mostra Fôret; Scratch Proiezione a Parigi; Oesterreichisches Filmmuseum\, Vienna\, Austria; Stadtmuseum Filmmuseum di Monaco di Baviera\, Germania; Frankfurt Deutsches Filmmuseum Kommunales Kino\, Germania; Arsenal\, Kino der Freunde der Deutschen Kinemathek\, Berlino; Fylkingen\, Turbidus Film\, Stoccolma\, Svezia; Innocent Eyes and Lenses Film Festival\, Tokyo\, Giappone; ” Big as Life: An American History of 8mm Film “\, il Museum of Modern Art\, New York; Il 26° New York International Film Festival; Millennium Film Workshop\, New York; The Onion City Experimental Film and Video Festival\, Chicago; il Museum of Contemporary Art\, Chicago; tra le molte altre mostre. Questa è la sua prima mostra personale in Italia.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Adele Friedman\, Red Cloud\, 2017\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Adele Friedman\, Untitled 1982\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Catalogna Bombardata
DESCRIPTION:4 aprile 2017\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29d\, Napoli \na cura del Centro di documentazione “Filippo Buonarroti” di Milano \nL’associazione di italiani a Barcellona AltraItalia\, l’Anpi\, l’Anppia e il Centro Filippo Buonarroti sono liete di annunciare la mostra Catalogna Bombardata (Catalunya Bomberdejada)\, realizzata dal Memorial Democratic della Generalitat de Catalunya\, in occasione dell’80esimo anniversario del bombardamento dell’Italia fascista sulla popolazione catalana durante la guerra civile. Nata come progetto itinerante\, la mostra\, composta da sedici pannelli illustrativi che raccontano la vicenda dei bombardamenti che gli aerei italiani inviati da Mussolini a sostegno di Franco colpirono soprattutto Barcellona\, sarà esposta in 58 diverse località italiane\, su iniziativa del Centro Filippo Buonarroti di Milano e di altre venti istituzioni ed associazioni dell’Antifascismo. \nA Napoli\, Catalogna Bombardata sarà ospitata dalla Biblioteca del Museo Nitsch. L’inaugurazione si terrà martedì 4 aprile alle ore 18.00. La mostra sarà inoltre accompagnata\, sia in apertura che in chiusura\, e sempre alle ore 18.00\, da una conferenza stampa\, cui interverranno: Doriano Maglione Centro Filippo Buonarroti\, Giuliano Balbi Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”\, Lorenzo Morricone del Centro di Documentazione Pasquale Martignetti\, Aldo Oliveri della Società Filosofica Italiana-Sezione Napoletana “Giambattista Vico”\, Aurora Spinosa Storica dell’Arte
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:23 marzo 2017\nINIZIO CONCERTO ORE 21:00\nLo Scugnizzo Liberato\nSalita Pontecorvo 46\, Napoli \nLa Digestion è un organismo complesso che filtra le esperienze di artisti\, accuratamente individuati fra le discipline sonore più attuali\, capaci di instillare differenti risonanze ed abituare il pubblico ad un ascolto sensibile senza limitazioni e pregiudizi. Il festival\, nato in collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata da Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, la E-M ARTS associazione culturale e la Fondazione Morra\, si articola in sei appuntamenti\, dal 22 settembre 2016 al 14 luglio 2017\, con protagonisti internazionali invitati a mettere in circolo energie\, attivare collaborazioni e dialoghi fra artisti\, illuminare e animare la vitalità di alcuni luoghi cittadini. \nPer il quarto appuntamento La Digestion si insinua nei meravigliosi spazi de Lo Scugnizzo Liberato\, ex carcere minorile abbandonato dalle istituzioni pubbliche e portato a nuova vita come centro sociale dagli attivisti della sigla “Scacco Matto”. \nA propagarsi nell’immensa struttura sono per l’occasione i “discorsi intorno allo spazio” dei musicisti francesi Michel Doneda\, Lê Quan Ninh e Xavier Charles\, che con i loro strumenti rigorosamente acustici faranno riverberare alcuni ambienti in un dialogo tra gesto\, suono e architettura. \nIl primo movimento è di Xavier Charles con un sognante solo di clarinetto in bilico tra ricerca elettro-acustica e poesia sonora; in secondo transito\, la collaborazione\, ormai trentennale\, tra il sassofonista Michel Doneda e il percussionista Lê Quan Ninh è incentrata su un’improvvisazione radicale attraverso un magistrale lavoro di “espansione” dei propri strumenti\, fino al punto da snaturarne completamente il suono e renderne irriconoscibile la provenienza\, nonché attraverso un interazione che coinvolge i suoni\, i corpi e lo spazio dando vita a un irripetibile momento di liberazione sonora. \nL’evento è diviso in due tempi per concedere al pubblico\, guidato da Phonurgia e dal NaDirCollective\, la scoperta di questo affascinante edificio. NaDirCollective\, oltre ad essere dietro all’omonimo festival estivo di Soccavo\, da più di un anno anima Lo Scugnizzo Liberato con una fitta programmazione concertistica che ha come sue parole d’ordine accessibilità e qualità. \nIn linea con gli intenti del festival\, Michel Doneda\, Lê Quan Ninh e Xavier Charles terranno un workshop il 22 marzo\, dalle ore 16 alle 19\, strutturato in tre momenti: esercizi di ascolto\, pratica di improvvisazione\, discussione. I partecipanti sono invitati a portare il proprio strumento\, qualunque esso sia. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Lo Scugnizzo Liberato\, Napoli\, 2017 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Lo Scugnizzo Liberato\, Napoli\, 2017 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:4 febbraio 2017\nINIZIO ORE 19:00\nCasa Morra\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nIl terzo appuntamento de La Digestion\, festival dedicato alla musica di ricerca\, nato dalla collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata da Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, la EM-ARTS associazione culturale e la Fondazione Morra\, si inserisce nell’ambito della ricerca acusmatica\, indagando in particolare la relazione tra spazio e suono. \nA Marc Baron\, noto sassofonista e compositore francese\, è affidato il compito di ‘’discutere’’ con gli straordinari spazi di Casa Morra\, nuova realtà culturale della Fondazione Morra. La monumentale scala a pianta ottagonale del Palazzo Ayerbo d’Aragona Cassano è il luogo delle sonorità multicanale che avvolgeranno gli spettatori invitati a costruire una storia\, di immergersi in essa in molti modi diversi. \nTra gli obiettivi del festival vi è la volontà di costruire relazioni che esulino dal breve momento performativo\, così Baron è invitato in residenza presso Casa Morra per studiare la meravigliosa scala settecentesca e pensarne la sonorizzazione nei minimi dettagli. \nLa residenza si svolgerà nei giorni 2\,3 e 4 febbraio e sarà fruibile dagli studenti del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli\, accompagnati dal docente Elio Martusciello; il risultato dal titolo Un salon au fond d’un lac sarà presentato sabato 4 febbraio alle ore 21.30\, gli ambienti saranno aperti al pubblico a partire dalle ore 19.00. \nIl concerto di Marc Baron sarà preceduto dalla performance Oggetto quasi del percussionista napoletano Stefano Costanzo\, che per l’occasione ha lavorato con oggetti prelevati dalla città. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				 La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Casa Morra\, Napoli\, 2017 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Casa Morra\, Napoli\, 2017 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito
DESCRIPTION:16 dicembre 2016 – 20 marzo 2017\nOPENING 16 DICEMBRE ORE 19:00\nMuseo MADRE\nVia Settembrini 79\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola  \nSette Stagioni dello Spirito è stato un imponente progetto pluriennale\, iniziato da Gian Maria Tosatti a Napoli nel 2013\, ripercorrendo la traccia segnata da Il Castello Interiore (1577)\, libro in cui Santa Teresa d’Avila suddivide l’animo umano in sette stanze\, trasfigurate dall’artista in altrettante\, monumentali installazioni ambientali\, realizzate senza un ordine temporale preciso e di volta in volta aperte al pubblico. Un’opera in progress dalla polisemia e dagli esiti complessi\, tesa a ridefinire il rapporto fra arte e comunità e concepita come un unico grande romanzo\, visivo e performativo\, organizzato anch’esso in sette capitoli che trattano dell’animo umano\, teso fra i limiti\, antitetici ma complementari\, del bene e del male. \nIl progetto Sette Stagioni dello Spirito\, nelle sue articolazioni territoriali\, è stato promosso e organizzato dalla Fondazione Morra con il sostegno di Galleria Lia Rumma\, in collaborazione con Regione Campania\, Comune\, Assessorato alla Cultura e Assessorato al Patrimonio del Comune di Napoli\, Seconda Municipalità di Napoli\, Vicariato della Cultura della Curia di Napoli\, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per Napoli e Provincia\, Università Suor Orsola Benincasa\, Accademia di Belle Arti di Napoli\, Fondazione Ordine Ingegneri e Autorità Portuale di Napoli.  \nLa Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee ha apprezzato fin dall’esordio il progetto conferendo a tutti i capitoli delle Sette Stagioni dello Spirito il MATRONATO\, ovvero il proprio programma di patrocinio\, volto al riconoscimento e alla promozione di progetti (aventi sede in una delle seguenti regioni italiane: Campania\, Abruzzo\, Molise\, Puglia\, Basilicata\, Calabria\, Sicilia\, Sardegna)\, che\, per il loro valore e qualità culturale\, stimolino la coesione sociale\, la ricerca scientifica e umanistica\, il dialogo fra diverse discipline\, il supporto alla produzione e alla mediazione artistica quali fonte e stimolo di progresso collettivo. \nQuesta mostra di Gian Maria Tosatti\, ospitata al secondo piano del Museo MADRE\, restituisce in una grande prospettiva\, finalmente unitaria\, il racconto di quest’esperienza. \nInoltre da lunedì 19 dicembre 2016 a sabato 7 gennaio 2017 (chiuso il martedì)\, dalle ore 10:00 alle ore 16:00\, sarà visitabile anche l’installazione 7_Terra dell’ultimo cielo presso il Convento della Santissima Trinità delle Monache\, via Santa Lucia al Monte\, Napoli.
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:27 novembre 2016\nINIZIO ORE 20:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nTorna La Digestion – musica ascoltata raramente\, festival dedicato alla musica di ricerca\, frutto della collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata dai napoletani Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco e Andrea Bolognino)\, EM-ARTS\, la Fondazione Morra e il Museo Hermann Nitsch.\nI tre soggetti culturali\, da decenni attivi nella promozione e nella diffusione delle arti multimediali\, hanno raccolto l’istanza della neonata associazione Phonurgia con la volontà precisa e comune di riportare la città di Napoli al centro del dibattito europeo attorno alle arti analogiche\, digitali e performative.\nIl festival\, che si articolerà in 6 appuntamenti lungo il corso del 2016 e del 2017 a partire dal 22 settembre\, vedrà protagonisti musicisti da tutto il mondo\, dagli Stati Uniti alla Corea\, con particolare attenzione alle espressioni musicali più estreme e radicali.\nIl primo concerto\, che con Kevin Drumm ha posto le basi per un percorso attraverso le forme più inusuali della musicale elettronica\, troverà seguito il 27 novembre\, data del secondo appuntamento\, dedicato questa volta alla musica concreta. Protagonista della serata sarà Valerio Tricoli\, uno dei più vitali e originali interpreti della musica per (e con) nastro magnetico\, autore di dischi ormai di culto come Miseri Lares e Clonic Earth\, pubblicati da PAN. Lavorando con materiali sonori tra i più vari (voci\, oggetti\, strumenti acustici\, suoni sintetici\, suoni d’ambiente) trasformati e manipolati in tempo reale attraverso il mitico registratore a bobine Revox\, Tricoli è capace di dar vita a narrazioni sonore fascinose e perturbanti\, emozionali e occulte\, intrise di una sensazione quasi tattile di tensione. \nIn linea con gli intenti del festival\, non si tratterà di un semplice concerto ma di una residenza presso il Museo Hermann Nitsch\, durante la quale Valerio Tricoli lavorerà insieme ai musicisti napoletani Giulio Nocera\, KNN e SEC_\, per la costruzione di una performance quadrifonica basata sui registratori a nastro e pensata per la capriata del Museo. \nLa residenza è aperta al pubblico nelle date 25 e 26 novembre. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Philippe Léonard x Thisquietarmy
DESCRIPTION:20 novembre 2016 \nSTART ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nAlchemic Rites: Live Expanded Cinema\nGuitar Drones and Dual 16mm Projections \n  \nIl programma Various positions: works from Double Negative\, composto da sette opere realizzate da film makers del collettivo Double Negative (presentato a Napoli nel giugno 2012)\, è preludio a Alchemic Rites: Live Expanded Cinema del film-maker Philippe Léonard e del pionieristico progetto musicale Thisquietarmy. \nPhilippe Léonard si definisce un cercatore di luce\, “…catturo e modello la luce per lasciare una traccia di esperienza…”\, Eric Quach aka Thisquietarmy\, chitarrista e produttore discografico\, crea intense atmosfere di drones e modulazioni sonore\, spingendosi oltre i limiti dello strumento in bilico tra meditazione e tensione. \nIn tour Europeo\, Alchemic Rites: Live Expanded Cinema si adatta alla variabilità dell’ambiente e alla sintonia con il pubblico; Philippe Léonard e Thisquietarmy ci invitano a scorgere la scintilla e la rifrazione sonora in un’intensa intermittenza di apparizioni e sparizioni\, in sintonia con il battere delle palpebre e il ritmo cardiaco. Un momento inestimabile\, che frammenta la linearità del tempo\, sconfigge l’incapacità di fare esperienza ed esplode in sorpresa. \nDal 2004\, Double Negative Collective è una presenza fondamentale del cinema sperimentale Canadese; completamente indipendente e auto-finanziato\, Double Negative Collective permette alle comunità artistiche e sociali di evolversi e produrre quei cambiamenti culturali auspicabili per un’alternativa alla passività fruitiva ed al compiacimento consumistico. \nQui le descrizioni dei films e video che precedono Alchemic Rites: Live Expanded Cinema: \nPhilippe Léonard Roundtrip 2014\, Canada\, 16mm\, colore\, silent\, 3 min. \nUn dittico filmato durante un viaggio tra Montreal e New York. La mia ultima bobina Ektachrome per commemorare un giorno importante quando due si unificano nell’atto di donazione. \nCharles-André Coderre Granular Film – Beirut 2016\, Canada\, 16mm\, colour\, sound\, 6 min. \nLa reminiscenza di un viaggio a Beirut. Il mare\, le palme\, la fusione degli edifici quando le mie palpebre cominciano a chiudersi. I miei ricordi ora hanno una propria vita separata. Granular Film – Beirut è un’opera in corso di realizzazione. \nErin Weisgerber Traces 2014\, Canada\, 16mm\, b/w\, sound\, 5 min. \nTraccia \nn. \n1. \nr. Un segno visibile\, come un’orma\, fatta o lasciata dal passaggio di una persona\, un animale o una cosa. \nb. La testimonianza o un’indicazione della precedente presenza o esistenza di qualcosa; un vestigio. \n2. Un’indicazione a malapena percepibile. \nMalena Szlam Lunar Almanac 2013\, Canada/Chile\, 16mm\, colour\, silent\, 4 min. \n“Lunar Almanac inizia un viaggio attraverso le sfere magnetiche con la sua stratificazione frammentata di un fotogramma singolo\, l’esposizione prolungata di una luna moltiplicata. Filmato in pellicola 16mm Ektachrome e lavorato a mano\, gli artigianali tratti filmici sono impregnati di mistero notturno”. – Andréa Picard \nKarl Lemieux and David Bryant Quiet Zone 2015\, Canada\, 35mm\, colour\, sound\, 14 min. \nAttraverso l’uso di immagini e suoni complessi\, i film-makers Karl Lemieux e David Bryant ci conducono in profondità nel mondo di coloro che soffrono di ipersensibilità elettromagnetica. Combinando elementi di documentario\, film essay e cinema sperimentale\, Quiet Zone sfida i generi\, tessendo insieme una storia insolita in cui il suono e l’immagine distorcono la realtà per rendere palpabile la sofferenza di questi “rifugiati dall’onda”. \nShannon Harris Lacuna 2008\, Canada\, 16mm\, colour\, sound\, 9 min. 30 sec. \nEmergono diverse trame di dolore e di accettazione e l’inquadratura della cinepresa diventa una visuale verso l’interno. Lo spazio è abitato dalla memoria; la memoria diventa un gesto che cerca il passato. Lacuna è una meditazione poetica che naviga in un paesaggio di assenza\, memoria e trasformazione\, attraverso immagine e suono. \nIl processo di ripresa e di montaggio di questo film è stato intuitivo\, molto connesso al processo di elaborazione attraverso una perdita. Nell’estate del 2007 mia madre morì improvvisamente e inaspettatamente di cancro. La mia connessione con lei è forte; è quella tra madre e figlia e tra luogo e casa. Questo film è un poema di immagine/suono\, nonché un documento dell’esperienza e del dolore per la perdita di mia madre. \nEduardo Menz P.O.P. 2013\, Canada\, Super 8mm\, b/w\, sound\, 3 min. 20 sec. \nRitratti filmici che catturano un diverso stato d’animo. \nVarious positions: works from Double Negative\nPhilippe Leonard Roundtrip 2014\, Canada\, 16mm\, colour\, silent\, 3 min.\nCharles-André Coderre Granular Film – Beirut 2016\, Canada\, 16mm\, colour\, sound\, 6 min.\nErin Weisgerber Traces 2014\, Canada\, 16mm\, b/w\, sound\, 5 min.\nMalena Szlam Lunar Almanac 2013\, Canada/Chile\, 16mm\, colour\, silent\, 4 min.\nKarl Lemieux and David Bryant Quiet Zone 2015\, Canada\, 35mm\, colour\, sound\, 14 min.\nShannon Harris Lacuna 2008\, Canada\, 16mm\, colour\, sound\, 9 min. 30 sec.\nEduardo Menz P.O.P. 2013\, Canada\, Super 8mm\, b/w\, sound\, 3 min. 20 sec.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Philippe Leonard x Thisquietarmy\, Museo Hermann Nitsch\, 2016© photo Pietro Previti Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Philippe Leonard x Thisquietarmy\, Museo Hermann Nitsch\, 2016© photo Pietro Previti Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n  \n 
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Supernaturalis Historia
DESCRIPTION:30 settembre – 18 novembre 2016\nOPENING 30 SETTEMBRE ORE 19:00\nPAN – Palazzo delle Arti di Napoli\nVia dei Mille 60\, Napoli \nSupernaturalis Historia. Saga sulla Divina Natura del Potere Bioaristocratico\, è una mostra\, a cura di Eugenio Viola\, che racchiude un corpus di lavori ispirati a Lo scoiattolo e il Graal\, monumentale saga epico-erotica in sette volumi concepita\, scritta ed illustrata da Maurizio Elettrico nei suoi ultimi dieci anni di attività. \nElettrico è un artista complesso: erudito\, istrionico\, irriverente\, ironico\, blasfemo\, iconoclasta\, la cui ricerca si nutre di una teoria e una pratica dell’arte intese come trasgressione\, mentre l’aspetto formale\, sempre enfaticamente estetizzante\, emerge dall’ibridazione di motivi e linguaggi arditamente eterogenei\, espressi attraverso una pluralità di media che fondono presente e passato\, la complessità del mito e le deviazioni di una sacralità profana. In questo modo\, stimoli diversi convergono in un immaginario rutilante\, ludico e seducente\, che cede\, non di rado\, ad un compiaciuto ed ostentato decorativismo. \nI sette volumi\, come le opere in mostra (dipinti\, sculture\, disegni e installazioni)\, restituiscono una mitologia perversa\, popolata da numerosi personaggi che si autocelebrano e sono sostenuti ideologicamente da religioni debordanti fanatismo e intolleranza. Un futuro iperumanista e distopico\, in cui la Terra subisce il dominio di una nuova specie umana\, frutto di raffinate manipolazioni genetiche: la “Bioaristocrazia”\, caratterizzata da una potente vocazione artistico-demiurgica\, poiché in grado di modellare tanto la materia organica che quella inorganica. Data la loro “divina natura”\, i Bioaristocratici regnano sulle altre due specie umane abitanti la Terra: i “Naturali”\, del tutto simili agli uomini attuali\, ed i “Selvatici”\, di aspetto umano ma dall’intelligenza animale. Di qui il titolo della mostra\, che da un lato\, per l’aspetto “classicamente” classificatorio fa ironico riferimento alla Naturalis Historia (77-78 d.C.) di Plinio il Vecchio\, dall’altro alla componente fantascientifica\, ampiamente presente nei tre libri\, come in tutta l’opera di Elettrico: entrambi sono arricchiti e sostenuti dal cortocircuito generato dall’incontro\, spiazzante\, tra arcaismo e avvenirismo. \nIn ossequio a questo doppio registro\, verbale e visuale\, le opere in mostra sono alternate ad un abbondante corredo di natura testuale: i primi tre volumi della saga\, esposti nella loro valenza installativa\, compongono un monumentale story board. Le opere\, concepite per suggerire\, visivamente\, metamorfosi inusitate ed accostamenti anche azzardati\, a loro volta sottendono un insieme potenzialmente infinito di meta-narrazioni\, generando un abile gioco di richiami e rispecchiamenti che attua un continuo scambio di segno e significato tra linguaggi espressivi solo apparentemente diversi\, ma in realtà convergenti in un’attitudine spregiudicatamente combinatoria\, imposta da Elettrico a vicende e personaggi\, attraverso sottili giochi di variazioni e detonanti spiazzamenti figurali. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Supernaturalis Historia\, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli\, 2016 \nMaurizio Elettrico\n©  photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Supernaturalis Historia\, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli\, 2016 \nMaurizio Elettrico\n©  photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Supernaturalis Historia\, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli\, 2016 \nMaurizio Elettrico\n©  photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Supernaturalis Historia\, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli\, 2016 \nMaurizio Elettrico\n©  photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Supernaturalis Historia\, PAN – Palazzo delle Arti di Napoli\, 2016 \nMaurizio Elettrico\n©  photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:La Digestion - musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:22 settembre 2016 – 14 luglio 2017\nINGRESSO ALLE PERFORMANCES ORE 20:30 \na cura di Raffaella Morra\, Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano\, Renato Grieco \nAl via La Digestion musica ascoltata raramente\, festival dedicato alla musica di ricerca\, frutto della collaborazione fra l’associazione culturale Phonurgia (fondata da Giulio Nocera\, Mimmo Napolitano e Renato Grieco\, giovani musicisti napoletani)\, la E-M Arts\, la Fondazione Morra e il Museo Hermann Nitsch. Da decenni attive nella promozione e nella diffusione delle arti multimediali\, queste tre organizzazioni hanno accolto la sollecitazione della neonata associazione Phonurgia con la volontà precisa e comune di ricondurre Napoli al centro del dibattito Europeo attorno alle arti analogiche\, digitali e performative. \nIl festival si articola in sei appuntamenti dal 22 settembre 2016 a luglio 2017\, con protagonisti internazionali\, dagli Stati Uniti alla Corea\, ponendo attenzione alle espressioni più estreme che normalmente restano fuori dai circuiti delle programmazioni ufficiali. \nObiettivo de La Digestion è mettere in circolo energie\, attivare collaborazioni e dialoghi fra artisti\, illuminare e animare la vitalità di alcuni luoghi cittadini. \nI musicisti sono invitati a permanere nella città per esplorarla\, per collaborare con musicisti Italiani\, incontrare il pubblico e svolgere dei laboratori\, costruire quindi una relazione forte e continuativa con il tessuto di Napoli\, la cui complessità e singolare capacità di traspirare e illuminare il reale ne fanno luogo ideale per il dibattito artistico e la sperimentazione. \nI luoghi del festival sono scelti al fine di penetrare la città a vari livelli. In senso geografico\, dislocando gli eventi in un percorso discendente/ascendente\, dal Museo Nitsch al Centro Storico e viceversa. Sul piano sociale\, selezionando zone che trattengono ancora diverse abilità e relazioni fra quartieri abitati da straordinarie comunità. \nIl titolo del festival è mutuato dal poema sonoro La Digestion di Henri Chopin\, geniale artista Francese della Poésie Sonore\, invitato in Italia dalla Fondazione Morra che ne ha tradotto e pubblicato numerosi libri e ne conserva un’ampia collezione di dattilopoemi. \nHenri Chopin supera la soglia della lettera\, retrocede alla lingua intesa come ‘organo’. \nUn giorno del 1972 Chopin ingoia una piccola sonda microfonica\, registra su nastro magnetico i microrumori della cavità orale\, ecco un nuovo universo. Il gesto avventato di Chopin è in realtà una dichiarazione di intenti; per il poeta si tratta di ingoiare la parola\, fagocitarla\, negarne il primato\, ritornare alla zona in cui si genera la sillaba\, abbandonare il cancro del linguaggio\, digerirlo\, defecarlo\, slegarlo dai suoi vincoli significanti. La voce\, per Chopin\, è segnale interiore e gli impasti sonori si pongono come significative presenze aldilà di ogni convenzione linguistica. \nÈ in questa crepa fra suono e corpo che si inserisce La Digestion\, prima edizione\, un festival da pensare come un viaggio rischioso e irrefrenabile dentro le forme del suono\, nelle intercapedini fra macchine elettroniche e strumenti analogici\, nella caverna dello stomaco e nei cunicoli orofaringei\, alle periferie estreme della materia sonica. \nIdioletto è parola chiave del lavoro curatoriale che ispira il festival. \nL’idioletto\, stando al Dizionario di retorica e stilistica di Angelo Marchese\, è l’uso della lingua proprio di ogni individuo\, il suo linguaggio o ‘stile’ personale\, prescindendo dal gruppo in cui l’individuo è inserito. \nIn ambito retorico-stilistico\, l’idioletto viene associato\, per lo più\, ad una resistenza\, opacità\, singolarità dell’universo comunicativo e\, forse\, ad un’intrinseca contraddittorietà. Tuttavia\, «l’idioletto» – citando Biagio Cepollaro – «non fa che ostentare\, fino all’esasperazione\, come un bimbo o come un saggio\, la valenza drammaticamente comunicativa di chi non scivola nell’illusione della trasparenza». \nÈ per questa ragione che le esperienze artistiche a cui La Digestion rivolge l’attenzione sono non trasparenti e complesse\, degli enigmi che richiedono grandezza d’animo e partecipazione\, per generare continuamente nuove domande. \nDi questo progetto ambizioso di ri-fondazione\, che è inoltre un esperimento di ricongiungimento fra generazioni e fra mondi\, La Digestion è solo il primo passo. \nUn primo anno dedicato interamente alla musica con la ferma intenzione di estendere il festival con sezioni dedicate alle arti multimediali\, al teatro e alla performance. \nProgramma I Edizione\n22 SETTEMBRE – Kevin Drumm\n27 NOVEMBRE – Valerio Tricoli\, AxisMundi\, KNN\, SEC_\n4 FEBBRAIO – Stefano Costanzo\, Marc Baron\n23 MARZO – Michel Doneda + Le Quan Ninh+ Xavier Charles\n23 GIUGNO – Lee Hangjun + Hong Chulki + Will Guthrie (Independent Film Show 17th edition)\n14 LUGLIO – Blood Stereo + Francesco Gregoretti
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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:22 settembre 2016\nINIZIO ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProtagonista del primo evento de La Digestion è Kevin Drumm\, figura enigmatica della scena elettronica internazionale e senza dubbio tra più le influenti dell’ultimo ventennio.\nDi stanza a Chicago sin dal 1991\, Kevin Drumm inizia il suo viaggio musicale con la chitarra preparata\, portando lo strumento oltre i suoi stessi limiti attraverso modifiche strutturali\, l’uso di magneti e catene. Si sposta poi sempre più sull’elettronica “rumorosa”\, rivelando sempre nuovi aspetti del suo talento e della sua personalità unica\, capace di esprimere punti di vista inediti sia nella pratica strumentale sia nei lavori di elettronica pura. Drumm fonde senza soluzione di continuità il mondo del suono acustico e il mondo dell’elettronica\, in bilico tra silenzio e deflagrazione\, restando però sempre impeccabilmente musicale.\nHa registrato e suonato\, tra gli altri\, con Tony Conrad\, Phill Niblock\, Jim O’Rourke\, MIMEO\, Mats Gustafsson\, John Butcher\, Thomas Ankersmit\, Taku Sugimoto\, Axel Dörner\, Martin Tétreault\, Ralf Wehowsky… \n  \nLIMITED SCOPE \nPer il primo appuntamento de La Digestion\, Kevin Drumm ha collaborato con un duo di video-maker napoletani. A distanza\, attraverso conversazioni skype e scambi di mail\, Drumm e il duo BN si sono interrogati sul tema della visibilità e dell’udibilità in relazione al concetto di limite. Limitare il raggio del vedibile e dell’udibile o estenderlo oltre i confini che regolano la quotidianità. Condursi\, volontariamente\, in spazi apparentemente angusti per scoprire vallate. Scegliere\, deliberatamente\, di ridurre le possibilità\, di preferire un punto ad un altro. \nI risultati dei loro rispettivi lavori si incontreranno per la prima volta la sera del 22 settembre in un dialogo teso e imprevedibile. \nopening act: Olivier Di Placido \nOlivier Di Placido\, chitarrista francese\, nel corso degli anni ha sviluppato un approccio assolutamente unico al suo strumento che nelle proprie mani si tramuta ora in un giradischi\, ora in un sintetizzatore\, ora in un’orchestra gamelan. Ossessionato dall’esperienza di tutte le possibilità della chitarra\, specialmente le più nascoste e periferiche\, Olivier ha letteralmente inventato un nuovo strumento ibrido\, con il manico non fissato ed i pick-up mobili\, che evoca l’immaginario di un corpo elettrico mutilato e ri-assemblato di volta in volta con cura chirurgica. \nDa più di dieci anni suona in Europa\, collaborando con musicisti e improvvisatori come Mario De Vega\, Artaud Rivière\, Tony Buck\, Anthea Caddy\, Jassem Hindi\, Friz Welch\, SEC_\, Crank Sturgeon\, Francesco Gregoretti… partecipando a festival internazionali. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				 La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Lo schermo in tavola – percorsi cinegastronomici
DESCRIPTION:25 luglio 2016\nINIZIO PROIEZIONE ORE 21:00\nBelvedere del Museo Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIn occasione dell’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica Cibo & Cinema\, curata da Mario Franco\, organizzata e promossa dalla Fondazione Morra\, che ha visto svolgersi la proiezione di pellicole con ambientazioni o temi legati all’arte culinaria\, il Belvedere del Museo Nitsch ha accolto un fuori programma. Lunedì 25 luglio 2016 alle ore 21:00 è stato proiettato sulla terrazza del museo il mediometraggio del saggista e critico cinematografico napoletano Alberto Castellano\, Lo schermo in tavola\, co-curato con Carlo Sgambato. “Sono centinaia i titoli che fin dai tempi del cinema muto hanno affrontato il rapporto in generale tra il cinema e il cibo\, che hanno rappresentato e raccontato l’atto del mangiare e del bere\, i riti e i miti della tavola”\, così Castellano nell’introdurre il suo lavoro. Lo schermo in tavola è un montaggio che “racchiude film fondamentali sull’argomento che naturalmente non lo esauriscono\, ma offrono una campionatura quanto più indicativa delle infinite possibilità di rappresentazione cinematografica della gastronomia evidenziando alcuni sotto filoni: la povertà e la ricchezza\, il mangiare per necessità e l’ostentazione di opulenza\, il piacere del cibo e della buona tavola e l’alimentazione ‘mordi e fuggi’\, i casi estremi simbolici e i rituali da cinema di serie B”. La presentazione del mediometraggio è stata seguita dal film Mangiare Bere Uomo Donna del regista taiwanese Ang Lee. \nProgrammazione \nLO SCHERMO IN TAVOLA\nItalia\, 2008\nRegia: Alberto Castellano e Carlo Sgambato\nDurata:30 minuti\nOre 21:45 \nMANGIARE BERE UOMO DONNA\nYinshi Nan Nu – Eat Drink Man Woman\, USA-Taiw. 1994\nRegia: Ang Lee\nDurata: 123 minuti
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SUMMARY:CIBO & CINEMA - rassegna cinematografica
DESCRIPTION:4 luglio – 18 luglio 2016\nINIZIO PROIEZIONI ORE 20:00\nSala Conferenze Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Mario Franco \nNell’ambito dell’evento Cibo & Riti\, programmato dalla Fondazione Morra con la partecipazione della Regione Campania\, il Museo Hermann Nitsch ha ospitato la rassegna Cibo & Cinema\, curata da Mario Franco. \nPROGRAMMAZIONE \n4 luglio 2016\nSala conferenza Museo Nitsch\nALICE’S RESTAURANT\nUSA 1969\nREGIA: Arthur Penn\nDurata 111 minuti \n11 luglio 2016\nSala conferenza Museo Nitsch\nIL CUOCO\, IL LADRO\, SUA MOGLIE E L’AMANTE\nThe Cook\, the Thief\, His Wife & Her Lover\, GB-Fr.-Ol. 1989\nREGIA: Peter Greenaway\nDurata 124 minuti \n18 luglio 2016\nSala conferenza Museo Nitsch\nVIRIDIANA\nMex.-Sp. 1961\nREGIA: Luis Buñuel\nDurata 90 minuti
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SUMMARY:Giovanni Mundula. Non avrà fine. Oggetto smarrito
DESCRIPTION:29 giugno – 29 luglio 2016\nOPENING 29 GIUGNO ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Ventunesimo secolo ha aperto scenari corrosivi\, un intero pianeta si sgretola tra errori finanziari programmati\, ed orrori così peculiarmente serviti dai media; efficacemente organizzati al solo scopo di inaugurare una “stagione” nel segno dello smarrimento. \nDa nord a sud\, da ovest a est\, del pianeta con casualità vengono prelevati interi territori mediante una gestualità di appropriazione\, immediatamente seguita da una frase identica per ciascuna nazione: “IO SONO GIOVANNI MUNDULA OGGETTO SMARRITO”\, declinata negli idiomi afferenti ai singoli territori rappresentati; affermazione che rivendica l’identità culturale\, ma al tempo stesso la certezza della perdita nella estraneità mediante la sparizione. \nIl presente lavoro performativo ed installativo è stato iniziato nel mese di febbraio 2014 ed inoltre è da valutare nella pratica di un esemplare work in progress\, poiché di fatto “NON AVRA’ FINE”. \nSono rappresentate in modo tridimensionale e contrastante nazioni dal “relativo benessere”\, paesi emergenti\, eredità storiche\, clima e territorio\, statistiche finanziare e politiche assieme a territori devastati da guerre e di conseguenza intere popolazioni relegate nella esclusione sociale con autentiche minoranze nomadi. \nTutto questo fomenta domande per un mandato morale\, un debito dovuto per un lascito identitario al nostro presente\, un presente diviso tra una cupa distrazione ed un’indotta paura. \nGiovanni Mundula\, Non avrà fine. Oggetto Smarrito\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016\, Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 16th Edition
DESCRIPTION:23 giugno – 25 giugno 2016\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nBelvedere del Museo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nINDEPENDENT FILM SHOW 16th edition\, rassegna internazionale dedicata al cinema sperimentale indipendente\, coordinata da Raffaella Morra\, si svolge giovedì 23\, venerdì 24 e sabato 25 giugno sul Belvedere del Museo Nitsch con la proiezione dei tre programmi di films 16mm e video e delle tre expanded cinema performances. \nUna resistenza alla fissità di classificazione e genere si esprime nei tre giorni dell’Independent Film Show 16th edition che predilige il mescolamento dei procedimenti\, il non finito\, l’errore\, la casualità della scoperta; non c’è una definizione esatta\, una nomenclatura per questo cinema\, ma la pratica continua ad essere artigianale\, il materiale prediletto è il film 16mm e\, quando possibile\, la condivisione dell’atto creativo delle expanded cinema performances. I meccanismi fisici della costruzione filmica\, come le differenti tecniche di impressione fotografica\, le trasformazioni chimiche della pellicola e il processo di metamorfosi della luce\, restano il fulcro di indagine attorno al quale costruire il proprio viaggio conoscitivo. Un’esperienza di disorientamento può assalire lo spettatore inesperto o occasionale\, penetrando in un territorio caratterizzato dall’inatteso. Non c’è un’unica risposta\, né l’illusione della verosimiglianza a cui affidarsi\, invece\, occorre lasciar fluire un turbinio di sensazioni che stimolano un’attività percettiva inusuale e si imprimono nella memoria. \nLa concreta materialità del supporto filmico e la meccanica dell’apparato di proiezione sono ancora saldamente nelle mani dei film-makers\, che ne controllano i minuziosi dettagli di creazione\, e con la chiusura delle grandi società\, come Kodak\, l’incipit è Do It Yourself\, appropriandosi così anche delle fasi di produzione. Un impulso significativo di inventiva e collaborazione tra laboratori filmici artigianali ha sensibilmente ampliato le possibilità di sperimentazione dei film-makers; l’Independent Film Show 16th edition è un’esplorazione fra le esperienze di queste officine: il programma Explorative Journey selezionato da Raffaella Morra è un breve excursus tra le recenti opere filmiche realizzate presso l’Etna e l’Abominable in Francia\, il Filmwerkplatts di Rotterdam\, e il Nanolab in Australia. \nKarel Doing\, film-maker ideatore nel 1990 del laboratorio Studio één e attualmente di Film in Process con Bea Haut (a Napoli in due edizioni IFS\, con le performances Four Eyes del 2006 e Darkloupe nel 2012)\, seleziona il programma Cinematica Erratica\, una celebrazione di un linguaggio filmico sabotato\, in cui accogliere le riprese errate\, le tecniche ed i suoni che normalmente sarebbero visti come imprecisi e difettosi. L’irrazionale è utilizzato come forte antidoto contro i codici di condotta esistenti\, l’assenza è usata per evocare un rinnovato senso di meraviglia\, e dalla collisione del naturale con il tecnologico\, i contorni si sfumano. \nHand and Machine presenta sei films di Richard Tuohy e Dianna Barrie\, cine-sperimentalisti del DIY Australiani\, che esplorano il primitivo apparato del cinema e il rapporto tra la mano e la macchina nell’era post meccanica. In particolare\, essi hanno ideato Chromaflex\, una nuova tecnica foto-chimica che permette il controllo selettivo di immagini negativo e positivo colore e bianco e nero sulla stessa striscia di pellicola filmica e che dette decisioni di selezione siano effettuate in piena luce. \nGiovedì 23 giugno (ore 11:00-15:00) e venerdì 24 giugno (ore 15:00-20:00)\, il metodo Chromaflex è argomento del workshop organizzato in collaborazione con ARK-FILM lab TerzoPianoAutogestito (necessaria l’iscrizione / Palazzo Gravina). \nNelle expanded cinema performances\, l’approfondita conoscenza dell’apparato proiettivo\, l’ambiente\, l’improvvisazione e la casualità si compenetrano in un processo dinamico attivato dalla partecipazione del pubblico: giovedì 23 giugno Portraits di 70FTP (Andrea Saggiomo)\, venerdì 24 giugno Palindrome Series e Pattern/Chaos di Karel Doing\, sabato 25 giugno Dot Matrix e Inside the Machine di Richard Tuohy.
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SUMMARY:Piume. Protocolli. Versi sventurati e stravaganze
DESCRIPTION:21 giugno 2016\nINIZIO ORE 20:30\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \nA cura di Gianni Valentino \nC’è un’altra volta il solstizio d’estate. \nE a Napoli\, nel giorno più lungo dell’anno\, quattro autori leggeranno piume\, protocolli\, versi sventurati e stravaganze. Quasi fosse un intimo\, invisibile\, elogio alla natura. \nAll’imbrunire\, assecondando lo spirito e l’impeto del luogo nel pergolato della Vigna di San Martino\, l’uno con l’altro gli interpreti porteranno fra le piante di limoni\, il falso gelsomino e le albicocche i versi che hanno scritto e/o pubblicato. \nE alcune finte rime e assonanze\, congiuntivi e imperfetti\, che nelle stagioni vissute  hanno potuto amare. Creando un unico flusso\, un sentiero emotivo\, carnale\, immaginifico\, affinché i commensali possano ricevere un sentimento di estetica primitiva. E magari restituirlo nel silenzio\, nell’abbandono\, nella volontà di conoscenza reciproca. In simbiosi tra canto e botanica. \nLe piume degli angeli scemi di Gianni Valentino\, Vogliamo niente e lo vogliamo adesso! di Angelo Petrella\, La famigliastra di Ferdinando Tricarico e Il fiuto dello squalo di Gianni Solla sono i libri da cui verranno scelti e interpretati i testi originali. \nA intrecciare questi componimenti\, risorgono La pioggia nel pineto di D’Annunzio\, Al lettore di Charles Baudelaire\, Ce n’ho abbastanza di Victor Cavallo\, Cataletto 12 di Edoardo Sanguineti\, Sei ubriaco di Arsenio Bravuomo e Le confessioni di Sant’Agostino. \nA sonorizzare ritmicamente la sequenza di letture sarà Stefano Leone\, regista/coordinatore di una colonna sonora ad hoc per questo set di inizio estate. \nA seguire\, una performance solista di Giglio [chitarra / voce / kazoo]\, cantastorie e attore\, autore-interprete dell’album Mamma Quartieri (Full Heads).
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SUMMARY:Cibi & Riti - Nutrimenti dell’arte
DESCRIPTION:04 giugno 2016\nSTART ORE 11:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Nitsch accoglierà gli ospiti sia negli ampi spazi della Biblioteca\, quinta scenica ideale per un allestimento inedito di opere\, selezionate da Giuseppe Morra\, relative a straordinari artisti che sono riusciti a declinare il tema del cibo secondo particolari intuizioni ed elaborazioni individuali\, nel rispetto dell’ insieme; sia nella splendida sala della capriata\, dove avrà luogo la proiezione del film La grande Abbuffata (1973)\, di Marco Ferreri\, prima di cinque pellicole relative ad un programma curato da Mario Franco\, che si svolgerà lungo il mese di luglio (in calce il programma in dettaglio) \n05 giugno 2016\nSTART ORE 16:30\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \nL’evento prosegue con una passeggiata artistico-sensoriale presso la Vigna San Martino\, dove la natura\, oltre che imporsi come catalizzatore specifico dell’arte tout court\, è coordinata imprescindibile per la comprensione del dualismo dialettico statuito fra rito e cibo\, favorendo empatiche relazioni di alleanza col paesaggio. A conclusione del percorso sensorio\, alle 17\,30 il convegno Cibus Gratia Artis\, coordinato da Loredana Troise\, si propone come laboratorio dinamico\, capace di assorbire suggestioni e competenze eterogenee\, dove l’incontro tra le esperienze di professionalità differenti porrà in atto reti poetiche e nuove prospettive intorno alla tematica in oggetto con Federica Del Genio; Mario Franco\, Raffaella Morra; Pasquale Persico e Mario Avallone. \nProgramma Evento
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell'ultimo cielo
DESCRIPTION:1 giugno – 30 giugno 2016\nOPENING 30 MAGGIO ORE 11:00\nEx Convento della Trinità delle Monache\nVico Trinitá delle Monache 8\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola \nLunedì 30 maggio\, alle ore 11:00\, è stato presentato al pubblico e alla stampa\, presso l’Aula Siani della Scuola di Giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa\, 7_Terra dell’ultimo cielo\, settima ed ultima tappa del progetto Sette Stagioni dello Spirito di Gian Maria Tosatti\, a cura di Eugenio Viola. \n7_Terra dell’ultimo cielo\, da un lato\, conserva i riferimenti\, costanti in tutto il ciclo\, a Santa Teresa e a Dante\, dall’altro in questo ultimo capitolo l’artista è stato accompagnato da un ulteriore e metaforico Virgilio\, in questo caso specifico da René Daumal e dalla conoscenza “trasformatrice” di sé propugnata dal filosofo francese. Nel sistema cosmologico dantesco\, questa tappa corrisponde alla vertigine del poeta che si arrende all’impossibilità di raccontare cosa ci sia oltre una certa altezza del cielo. In quest’opera\, per molti aspetti la più visionaria della serie\, Tosatti ne propone un’ipotesi: diviene qui manifesto che scopo dell’uomo è quello di elevarsi verso la piena consapevolezza dell’incredibile altezza dello spirito umano. Ecco\, dunque\, un terreno da percorrere ancora\, la “terra dell’ultimo cielo” che non è un luogo per una beatitudine da godere. Tutt’altro. È un punto da cui partire\, consapevolmente: chi lo raggiunge\, comprende che è suo dovere ritornare nel mondo per testimoniarne la presenza di quel luogo\, e per indicarne la strada. \nSotto il profilo simbolico e formale\, quest’ultimo lavoro sussume tutte i capitoli precedenti\, in una vera e propria visione ricapitolativa. Tornano\, inoltre\, una serie di elementi già presenti in Lucifero\, il terzo capitolo\, di cui ritornano una serie di elementi: la sabbia\, gli alberi\, gli uccelli\, impiegati per mostrare e condividere che\, malgrado tutto\, il fondo del paradiso\, in cui si ambienta quest’ultimo intervento\, è uguale al fondo dell’inferno. In fondo\, questo viaggio nei regni dello spirito\, è nient’altro che un restare nel medesimo luogo: l’anima umana. \nIn questo modo\, si chiude l’equazione che Tosatti ha aperto nel 2013\, all’inizio di questo cammino\, fisico e metaforico\, alla ricerca di una dimora\, di una casa\, che è poi la forma dell’anima tracciata in questo “romanzo di formazione” scritto tra le pieghe della città di Napoli. \nGian Maria Tosatti (Roma\, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo\, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific.\nI suoi progetti\, abitualmente\, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità\, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-)\, un progetto di arte pubblica in aree di conflitto.\nAttualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti\, «Fondamenta» (2011-)\, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea\, e le «Le considerazioni…»\, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale.\nTra il 2013 e il 2016 la sua ricerca si è concentrata su un’opera in sette parti che ha abitato l’intera città di Napoli dal titolo “Sette Stagioni dello Spirito”.\nTosatti è anche giornalista. È stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. È editorialista per Artribune e scrive su Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e sulla politica.\nNel 2011 ha curato RELOAD\, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”\, (www.unacosmologia.com).\nHa esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014)\, il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011)\, American Academy in Rome (Roma – 2013)\, Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012)\, Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012)\, Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008)\, Chelsea Art Museum (New York – 2009)\, BJCEM (2014)\, Centrale Montemartini – Musei Capitolini (Roma – 2007)\, Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015)\, Casa Testori (Milano – 2014)\, MAAM (Roma – permanente)\, Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016 \nCourtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016  Courtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016  Courtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016  Courtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra
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SUMMARY:Peter Cramer e Jack Waters - Spaghetti Wrestling
DESCRIPTION:28 maggio 2016\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nExpanded cinema performance \nIn linea con lo spirito originale di Satyricum II\, installazione-performance al celebre club gay The Cock nel 2007\, Spaghetti Wrestling è una live action immersiva e interattiva di Peter Cramer e Jack Waters\, con Geoffrey Hendricks\, Sur Rodney (Sur) e gli amici che vorranno parteciparvi. \n“L’immagine in movimento\, i suoni acustici ed elettronici\, e la strumentazione miscelate alle voci dal vivo e registrate incorporeranno la risonanza dell’ambiente circostante\, in risposta corporea all’architettura dei nostri mondi interiori e esteriori. Noi accogliamo e incoraggiamo una partecipazione attiva\, lasciando l’opzione per un coinvolgimento voyeuristico non passivo. Le sorprese abbondano nel forte elemento dell’azione fisica e del contatto corporale tra i performers e chiunque altro voglia unirsi.” \nJack Waters e Peter Cramer Performers\, film-makers\, coreografi e attivisti per il riconoscimento dei diritti delle minoranze\, ideatori nel 1996 del giardino comunitario The Greenthumb Garden Le Petit Versailles nell’East Village a New York e dell’organizzazione no profit Allied Productions\, Inc.\, nonché dal 1983 al 1990 del centro di aggregazione artistica ABC No Rio\, Peter Cramer e Jack Waters sperimentano e coniugano le forme multiple dell’arte\, per coinvolgere e sviluppare un processo di creazione quale essenza delle esperienze piuttosto che il prodotto come risultato finale.\nDal 1981 residenti nel Lower East Side\, Peter Cramer e Jack Waters hanno realizzato film e performance\, insegnato ai giovani e ai bambini coinvolgendo se stessi ed altri artisti\, e coordinato incontri\, proiezioni ed eventi\, sviluppando l’attivismo del quartiere e la cooperazione collettiva. Attraverso la musica\, l’arte e la performance creano forme alternative di collaborazione per trasformare le macerie in creazione e stimolare un cambiamento culturale per modificare la società.\nPeter Cramer e Jack Waters agli inizi degli anni ‘80 creano POOL (Performance On One Leg)\, collettivo di danza/performance attivo nei nightclub di house music come il noto Pyramid Club\, che esplora il contatto e altri comportamenti di improvvisazione combinati alle forme teatrali\, ai rituali\, all’attivismo e alle dinamiche di gruppo; esemplare la maratona Seven Days of Creation\, (con Carl George e Brad Taylor\, membri di Colab)\, sette giorni\, 24 ore su 24 di performances con differenti artisti alABC No Rio\, edificio-residenza-laboratorio d’arte\, socialità ed educazione culturale.\nAttualmente collaborano con il Inbred Hybrid Collective\, il cui intento è stimolare una consapevolezza dei fattori esterni che incidono sull’esistenza umana ed attraverso degli interventi artistici di provocazione invitano il pubblico a riflettere sull’influenza che questa immersione ha avuto su di loro.\nInsieme ed individualmente hanno mostrato le opere filmiche al Whitney Museum of American Art\, al New Museum\, al Anthology Film Archives\, al London Film Makers Cooperative\, Center for Contemporary Culture Barcelona (CCCB)\, e al MIX NYC.\nI loro film sono distribuiti\, tra gli altri\, dal New York Film Makers Cooperative.\nTra gli eventi si citano: Sun Screen Boulevard In The Sand del 2015 è una performance/passeggiata nella Fire Island organizzata da Visual AIDS in partnership con Fire Island Artist Residency (FIAR) e New York Performance Artists Collective (NYPAC)\nhttps://www.visualaids.org/events/detail/jack-waters-peter-cramer-artist-lecture-series-fire-island-artist-residency\nhttps://www.visualaids.org/events/detail/fire-island-performance-jack-waters-peter-cramer\nNel 2014 la collettiva Ephemera as Evidence al La MaMa’s The Club\, e nel 2013 NOT OVER: 25 Years of Visual AIDS presso La Galleria\, e Not only this\, but ‘New Language Beckons Us’ alla Fales Library and Special Collections\, New York University.\nIn Europa si ricorda: nel 2008 Triple Threat alla FRISE di Amburgo\, Germania; nel 2006 e nel 2013 la residenza alla Emily Harvey Foundation di Venezia per il progetto Pestilence\, un’opera primordiale\, post-apocalittica\, che fonde insieme le tecnologie delle scienze e l’arte\, esplorando la cultura\, dalle sue origini come forma di vita unicellulare fino all’estremità terminale della società nell’era digitale di sovraccarico di informazioni.\nhttp://alliedproductions.org/pestilence-workshops-and-showings/\nNel 2015\, il film Jason and Shirley\, co-scritto e co-prodotto da Stephen Winter e Jack Waters\, in cui compare come protagonista\, è stato proiettato con successo di critica e pubblico all’Anthology Film Archives\, al MoMa\, al BAM (Brooklyn Academy of Music) CineFest\, e al BFI Flare London.\nhttp://www.jasonandshirleyfilm.com/\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Jack Waters and Peter Cramer\, Sunscreen Test Boulevard In The Sand © photo Sam Draxler
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SUMMARY:Ivan d’Alberto - presentazione testo “Il Terzo Occhio”
DESCRIPTION:20 maggio 2016 \nSTART ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDall’omicidio di Avetrana a Profondo Rosso\, dai plastici di Bruno Vespa alle installazioni di Angelo Colangelo di Ivan D’Alberto \n \nPresso il Museo Hermann Nitsch di Napoli\, sarà presentata la nuova pubblicazione di Ivan D’Alberto – Il Terzo Occhio – dall’omicidio di Avetrana a Profondo Rosso\, dai plastici di Bruno Vespa alle installazioni di Angelo Colangelo\, edito da primeVie Edizioni (Corfinio Aq – ottobre 2015).\nOltre l’autore saranno presenti Giuseppe Morra\, direttore del Museo Hermann Nitsch\, Michela Becchis\, storico dell’arte\, Sibilla Panerai\, dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti – Pescara e Fabrizio Sacchetti\, artista.\nIl libro\, adottato nel corso di Cultura Visuale del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara\, è stato già presentato a Torino\, presso lo Spazio Atelier Giorgi\, in occasione di ARTISSIMA 2015 e a Roma presso lo Spazio TRAleVOLTE.\nL’incontro sarà accompagnato dalla proiezione di alcuni video funzionali alla descrizione della metodologia di studio\, quella dei visual studies\, usata dall’autore in questa sua ultima pubblicazione. \nSinossi del testo\nAttraverso un approccio tipico degli studi visuali il volume è già di per sé un progetto editoriale costruito secondo un’impalcatura propria dei cultural studies: capitoli brevi ma incisivi\, con molte note e riferimenti bibliografici tratti direttamente dal web e un apparato fotografico inedito ed esplicativo il più delle volte recuperato su Internet.\nSeguendo una linea scientifico-narrativa che inizia con l’analisi della cultura artistica e letteraria di fine Ottocento\, lo studio prosegue nelle larghe trame della pornografia orrorifica\, le inchieste giornalistiche subalterne e il cinema d’autore\, dimostrando come il caso di Avetrana di Puglia\, intesse maglie con il film Profondo Rosso di Dario Argento e il romanzo giallo di Kate Summerscale Omicidio a Road Hill House (vicenda realmente accaduta nell’Inghilterra di metà ‘800).\nI rifermenti culturali chiamati in causa in questa sorta di “album di esercizi” dialogano con molte proposte artistiche di autori contemporanei come ad esempio le foto di Daniele Ratti\, Goldiechiari e Fabrizio Sacchetti\, le installazioni di Angelo Colangelo e la rinnovata pittura di Dario Carratta\, a dimostrazione di come l’arte sia sempre stata lo “specchio della società”.\nL’indagine poi giunge a registrare quello che Jean Clair definisce disgustoso e che Julia Kristeva chiama Arte dell’Abiezione\, ovvero le scorie che questa ricerca della verità ha messo in luce\, come ad esempio i 486 fotogrammi sulla morte del presidente americano J. F. K. di Abraham Zapruder\, il sangue che scorre sul corpo esamine del dittatore Muammar Gheddafi e l’immagine di un coniglio schiacciato da una pressa industriale fotografato dall’artista Simone Ialongo.\nMa così come accadde con La zattera della Medusa di Géricault\, inizialmente considerata oscena e lontana da ogni canone estetico e invece oggi ritenuta manifesto della cultura francese di fine Ottocento\, non è detto che queste immagini\, ora considerate indecorose e di cattivo gusto\, diventino\, in un futuro non troppo lontano\, il manifesto del nostro tempo.\nIl progetto editoriale si completa con una prefazione a cura di Michela Becchis e una postfazione a cura di Franco Speroni a presentazione e a sostegno delle tesi avanzate nel testo. \n  \nIvan D’Alberto è storico e critico d’arte contemporanea. Nel 2005 ha collaborato con il Dipartimento di Studi Medievali e Moderni dell’Università “d’Annunzio” di Chieti. Nel 2006 partecipa alle attività promosse dall’ICA The Institute of Contemporary Arts di Londra e alla fine del 2008 è nominato direttore del Museo di Arte Contemporanea di Nocciano/Pescara.\nÈ stato docente esterno di visual art della Dartmouth University (Massachusetts\, USA).\nDal 2011\, insieme a Sibilla Panerai\, è curatore di CORPO: Festival delle Arti Performative. Ha curato diverse mostre tra cui MadeinAbruzzo: ricerche regionali di videoarte (Milano 2011)\, Integumenta Angelii: utili ammaestramenti per l’anima e per il corpo (Roma 2013)\, audĭentĭa – città in ascolto (Roma 2014)\, A Letto con l’artista (Milano 2015)\, E123 (Venezia 2015).\nPer Andromeda edizioni ha pubblicato le voci enciclopediche di alcuni artisti tra cui Andrea Pazienza e Remo Brindisi. Con Verdone Editore ha pubblicato il volume CORPO estraneo/straniero – Storia delle arti performative in Abruzzo. Di recente con Nicomp L. E. di Firenze ha pubblicato gli atti del convegno Il corpo che abito. Identità di genere e suoi transiti. Analisi dei linguaggi performativi contemporanei\, organizzato nel 2015 dal Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e dalla IAAP – International Association for Art and Psychology.  Scrive per il portale web Juliet Art Magazine di Trieste.\n 
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SUMMARY:“Il calendario del popolo” presentazione rivista
DESCRIPTION:23 febbraio 2016\nSTART ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Nitsch di Napoli ha presentato il numero speciale della rivista culturale Il Calendario del Popolo edita da Sandro Teti Editore dedicato all’archeologia industriale che ha per titolo “Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura”. \nIl numero nasce dall’incontro tra l’editore Sandro Teti Editore e Simona Politini\, esperta di archeologia industriale e fondatrice del progetto web Archeologiaindustriale.net\, la quale ha ricoperto il ruolo di curatore ideando il tema e coordinando l’esecuzione dei contenuti. Negli ultimi decenni si sta assistendo ad un lento ma significativo recupero di ex spazi industriali che\, modificandone la destinazione d’uso\, ora in edilizia residenziale\, ora in spazi polifunzionali per il terzo settore\, ora in musei\, recupera e preserva parte della nostra storia economica e sociale. \nDalla cultura del fare al fare cultura: “Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura” è un viaggio lungo la nostra penisola alla scoperta dei luoghi dell’archeologia industriale riconvertiti in spazi culturali. \nDall’appena inaugurato MUDEC – Museo delle Culture negli spazi della ex Ansaldo a Milano\, alla ex centrale elettrica di Malnisio in Friuli oggi Science Centre di Immaginario Scientifico\, dalla Cittadellarte realizzata da Michelangelo Pistoletto all’interno dell’ex Lanificio Trombetta di Biella\, al Museo della Centrale Montemartini di Roma dove l’archeologia industriale incontra l’arte classica\, questi e tanti altri ancora gli spazi di cui si parla all’interno del rivista. Arrivando in Campania\, terra ricca di splendidi reperti del patrimonio industriale grazie soprattutto all’imprenditoria illuminata borbonica che ci ha lasciato alcuni dei siti più importanti in Italia quali per esempio l’attuale sede del Museo delle Ferrovie di Pietrarsa o la Real Fabbrica di San Leucio\, la scelta è caduta su una piccola centrale elettrica\, nel cuore di Napoli: la ex stazione Bellini datata al 1891\, oggi sede del Museo Nitsch. \n“Nel quartiere Avvocata\, dove un tempo sorgeva l’antico borgo del Limpiano\, oggi racchiuso nelle strade che nei loro odonimi conservano memoria dell’insediamento della casata dei Pontecorvo\, tra i vicoli stretti che si arrampicano fra palazzi nobiliari\, condomini popolari\, chiese e monasteri\, si staglia la mole bianca del Museo archivio laboratorio per le arti contemporanee Hermann Nitsch\, istituito a Napoli dalla Fondazione Morra e inaugurato nel settembre del 2008”\, così la dott.ssa Rossella Monaco\, specialista dell’archeologia industriale e autrice del pezzo\, ci schiude le porte di questo piccolo gioiello industriale trasformato in fucina culturale. Al tavolo dei relatori sono stati presenti: Rossella Monaco autrice del pezzo sul Museo Nitsch – esperta di archeologia industriale e docente di museologia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”\, Italo Ferraro – architetto e docente universitario\, Pasquale Persico – docente di economia presso Università degli Studi di Salerno\, Pasquale Napolitano – docente Istituto IRISS-CNR\, Simona Politini curatrice del numero – fondatrice e project manager nonché presidente dell’Associazione Culturale Archeologiaindustriale.net\, Rachele Masci – caporedattrice della rivista Il Calendario del Popolo. \nIl monografico “Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura” è un progetto editoriale patrocinato dell’Associazione AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale ed è rientrato nella programmazione del 2015 European Industrial and Technical Heritage Year.
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SUMMARY:Ekrem Yalcindag - The Language of Diversity
DESCRIPTION:19 febbraio – 19 marzo 2016\nOPENING 19 FEBBRAIO ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nNelle sale della Biblioteca del Museo Nitsch\, si è tenuta la prima mostra in Italia dell’artista turco Ekrem Yalçındağ. \nLe diciotto opere diverse per forma e colore rappresentano ciò che di più avvicina la tradizione orientale a quell’occidentale\, non pura decorazione ma esplosione di colori ottenuta attraverso una minuziosa indagine del particolare. \n“…lui reclama il linguaggio della molteplicità. sono sempre le particelle più piccole che compone su superfici pittoriche spesso gigantesche. lui tratta questi elementi come se fossero delle molecole\, degli atomi. crea delle strutture simili a strutture molecolari. comunque la sua opera ha molto a che fare con la costruzione di strutture che si intrecciano\, che spesso attraversano la superficie enorme delle sue opere. ci fanno pensare in qualche modo a modelli fisici\, quasi utopici del processo della creazione del mondo. si suggeriscono processi di fertilizzazione. si sa che ha studiato le forme di fiori e foglie e che queste esperienze si rispecchiano nell’ordine dei suoi quadri. universi di colori formati da gradazioni sottili conferiscono alle superfici\, da lui plasmate\, un eccesso cromatico. visualizza il divenire della creazione e nonostante ciò\, manca la dimensione spaziale della velocità\, del tempo e dello spreco di spazio. assolutamente positiva ritengo la vicinanza delle sue opere alla op-art. questi artisti avevano gli stessi suoi problemi con l’espressione artistica non figurativa. creare dei cerchi concentrici rappresenta un problema archetipico per gli artisti. il bersaglio dell’arciere dei ciechi monaci buddisti zen indica la strada anche a ekrem. più volte abbiamo parlato di spazio\, della riproduzione prospettica dello spazio tramite la pittura figurativa\, che doveva essere superata a favore della pittura astratta e dello spazio reso non figurativo dai tappeti orientali e dagli ornamenti. penso che i dipinti di ekremy alcindag contengono questa forza. i suoi dipinti trasmettono qualcosa dell’effetto di opere realizzate da pittori del liberty. la terza dimensione passa in secondo piano a favore di una quarta dimensione\, oggettivamente non spiegabile” \nHermann Nitsch\, Prinzendorf\, gennaio 2016 \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016\nEkrem Yalçındağ\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016 Ekrem Yalçındağ Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016 Ekrem Yalçındağ Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016 Ekrem Yalçındağ Courtesy Fondazione Morra
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