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SUMMARY:La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione
DESCRIPTION:22 settembre 2016\nINIZIO ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProtagonista del primo evento de La Digestion è Kevin Drumm\, figura enigmatica della scena elettronica internazionale e senza dubbio tra più le influenti dell’ultimo ventennio.\nDi stanza a Chicago sin dal 1991\, Kevin Drumm inizia il suo viaggio musicale con la chitarra preparata\, portando lo strumento oltre i suoi stessi limiti attraverso modifiche strutturali\, l’uso di magneti e catene. Si sposta poi sempre più sull’elettronica “rumorosa”\, rivelando sempre nuovi aspetti del suo talento e della sua personalità unica\, capace di esprimere punti di vista inediti sia nella pratica strumentale sia nei lavori di elettronica pura. Drumm fonde senza soluzione di continuità il mondo del suono acustico e il mondo dell’elettronica\, in bilico tra silenzio e deflagrazione\, restando però sempre impeccabilmente musicale.\nHa registrato e suonato\, tra gli altri\, con Tony Conrad\, Phill Niblock\, Jim O’Rourke\, MIMEO\, Mats Gustafsson\, John Butcher\, Thomas Ankersmit\, Taku Sugimoto\, Axel Dörner\, Martin Tétreault\, Ralf Wehowsky… \n  \nLIMITED SCOPE \nPer il primo appuntamento de La Digestion\, Kevin Drumm ha collaborato con un duo di video-maker napoletani. A distanza\, attraverso conversazioni skype e scambi di mail\, Drumm e il duo BN si sono interrogati sul tema della visibilità e dell’udibilità in relazione al concetto di limite. Limitare il raggio del vedibile e dell’udibile o estenderlo oltre i confini che regolano la quotidianità. Condursi\, volontariamente\, in spazi apparentemente angusti per scoprire vallate. Scegliere\, deliberatamente\, di ridurre le possibilità\, di preferire un punto ad un altro. \nI risultati dei loro rispettivi lavori si incontreranno per la prima volta la sera del 22 settembre in un dialogo teso e imprevedibile. \nopening act: Olivier Di Placido \nOlivier Di Placido\, chitarrista francese\, nel corso degli anni ha sviluppato un approccio assolutamente unico al suo strumento che nelle proprie mani si tramuta ora in un giradischi\, ora in un sintetizzatore\, ora in un’orchestra gamelan. Ossessionato dall’esperienza di tutte le possibilità della chitarra\, specialmente le più nascoste e periferiche\, Olivier ha letteralmente inventato un nuovo strumento ibrido\, con il manico non fissato ed i pick-up mobili\, che evoca l’immaginario di un corpo elettrico mutilato e ri-assemblato di volta in volta con cura chirurgica. \nDa più di dieci anni suona in Europa\, collaborando con musicisti e improvvisatori come Mario De Vega\, Artaud Rivière\, Tony Buck\, Anthea Caddy\, Jassem Hindi\, Friz Welch\, SEC_\, Crank Sturgeon\, Francesco Gregoretti… partecipando a festival internazionali. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				 La Digestion – musica ascoltata raramente I Edizione\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Lo schermo in tavola – percorsi cinegastronomici
DESCRIPTION:25 luglio 2016\nINIZIO PROIEZIONE ORE 21:00\nBelvedere del Museo Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIn occasione dell’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica Cibo & Cinema\, curata da Mario Franco\, organizzata e promossa dalla Fondazione Morra\, che ha visto svolgersi la proiezione di pellicole con ambientazioni o temi legati all’arte culinaria\, il Belvedere del Museo Nitsch ha accolto un fuori programma. Lunedì 25 luglio 2016 alle ore 21:00 è stato proiettato sulla terrazza del museo il mediometraggio del saggista e critico cinematografico napoletano Alberto Castellano\, Lo schermo in tavola\, co-curato con Carlo Sgambato. “Sono centinaia i titoli che fin dai tempi del cinema muto hanno affrontato il rapporto in generale tra il cinema e il cibo\, che hanno rappresentato e raccontato l’atto del mangiare e del bere\, i riti e i miti della tavola”\, così Castellano nell’introdurre il suo lavoro. Lo schermo in tavola è un montaggio che “racchiude film fondamentali sull’argomento che naturalmente non lo esauriscono\, ma offrono una campionatura quanto più indicativa delle infinite possibilità di rappresentazione cinematografica della gastronomia evidenziando alcuni sotto filoni: la povertà e la ricchezza\, il mangiare per necessità e l’ostentazione di opulenza\, il piacere del cibo e della buona tavola e l’alimentazione ‘mordi e fuggi’\, i casi estremi simbolici e i rituali da cinema di serie B”. La presentazione del mediometraggio è stata seguita dal film Mangiare Bere Uomo Donna del regista taiwanese Ang Lee. \nProgrammazione \nLO SCHERMO IN TAVOLA\nItalia\, 2008\nRegia: Alberto Castellano e Carlo Sgambato\nDurata:30 minuti\nOre 21:45 \nMANGIARE BERE UOMO DONNA\nYinshi Nan Nu – Eat Drink Man Woman\, USA-Taiw. 1994\nRegia: Ang Lee\nDurata: 123 minuti
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SUMMARY:CIBO & CINEMA - rassegna cinematografica
DESCRIPTION:4 luglio – 18 luglio 2016\nINIZIO PROIEZIONI ORE 20:00\nSala Conferenze Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Mario Franco \nNell’ambito dell’evento Cibo & Riti\, programmato dalla Fondazione Morra con la partecipazione della Regione Campania\, il Museo Hermann Nitsch ha ospitato la rassegna Cibo & Cinema\, curata da Mario Franco. \nPROGRAMMAZIONE \n4 luglio 2016\nSala conferenza Museo Nitsch\nALICE’S RESTAURANT\nUSA 1969\nREGIA: Arthur Penn\nDurata 111 minuti \n11 luglio 2016\nSala conferenza Museo Nitsch\nIL CUOCO\, IL LADRO\, SUA MOGLIE E L’AMANTE\nThe Cook\, the Thief\, His Wife & Her Lover\, GB-Fr.-Ol. 1989\nREGIA: Peter Greenaway\nDurata 124 minuti \n18 luglio 2016\nSala conferenza Museo Nitsch\nVIRIDIANA\nMex.-Sp. 1961\nREGIA: Luis Buñuel\nDurata 90 minuti
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SUMMARY:Giovanni Mundula. Non avrà fine. Oggetto smarrito
DESCRIPTION:29 giugno – 29 luglio 2016\nOPENING 29 GIUGNO ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Ventunesimo secolo ha aperto scenari corrosivi\, un intero pianeta si sgretola tra errori finanziari programmati\, ed orrori così peculiarmente serviti dai media; efficacemente organizzati al solo scopo di inaugurare una “stagione” nel segno dello smarrimento. \nDa nord a sud\, da ovest a est\, del pianeta con casualità vengono prelevati interi territori mediante una gestualità di appropriazione\, immediatamente seguita da una frase identica per ciascuna nazione: “IO SONO GIOVANNI MUNDULA OGGETTO SMARRITO”\, declinata negli idiomi afferenti ai singoli territori rappresentati; affermazione che rivendica l’identità culturale\, ma al tempo stesso la certezza della perdita nella estraneità mediante la sparizione. \nIl presente lavoro performativo ed installativo è stato iniziato nel mese di febbraio 2014 ed inoltre è da valutare nella pratica di un esemplare work in progress\, poiché di fatto “NON AVRA’ FINE”. \nSono rappresentate in modo tridimensionale e contrastante nazioni dal “relativo benessere”\, paesi emergenti\, eredità storiche\, clima e territorio\, statistiche finanziare e politiche assieme a territori devastati da guerre e di conseguenza intere popolazioni relegate nella esclusione sociale con autentiche minoranze nomadi. \nTutto questo fomenta domande per un mandato morale\, un debito dovuto per un lascito identitario al nostro presente\, un presente diviso tra una cupa distrazione ed un’indotta paura. \nGiovanni Mundula\, Non avrà fine. Oggetto Smarrito\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2016\, Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 16th Edition
DESCRIPTION:23 giugno – 25 giugno 2016\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nBelvedere del Museo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nINDEPENDENT FILM SHOW 16th edition\, rassegna internazionale dedicata al cinema sperimentale indipendente\, coordinata da Raffaella Morra\, si svolge giovedì 23\, venerdì 24 e sabato 25 giugno sul Belvedere del Museo Nitsch con la proiezione dei tre programmi di films 16mm e video e delle tre expanded cinema performances. \nUna resistenza alla fissità di classificazione e genere si esprime nei tre giorni dell’Independent Film Show 16th edition che predilige il mescolamento dei procedimenti\, il non finito\, l’errore\, la casualità della scoperta; non c’è una definizione esatta\, una nomenclatura per questo cinema\, ma la pratica continua ad essere artigianale\, il materiale prediletto è il film 16mm e\, quando possibile\, la condivisione dell’atto creativo delle expanded cinema performances. I meccanismi fisici della costruzione filmica\, come le differenti tecniche di impressione fotografica\, le trasformazioni chimiche della pellicola e il processo di metamorfosi della luce\, restano il fulcro di indagine attorno al quale costruire il proprio viaggio conoscitivo. Un’esperienza di disorientamento può assalire lo spettatore inesperto o occasionale\, penetrando in un territorio caratterizzato dall’inatteso. Non c’è un’unica risposta\, né l’illusione della verosimiglianza a cui affidarsi\, invece\, occorre lasciar fluire un turbinio di sensazioni che stimolano un’attività percettiva inusuale e si imprimono nella memoria. \nLa concreta materialità del supporto filmico e la meccanica dell’apparato di proiezione sono ancora saldamente nelle mani dei film-makers\, che ne controllano i minuziosi dettagli di creazione\, e con la chiusura delle grandi società\, come Kodak\, l’incipit è Do It Yourself\, appropriandosi così anche delle fasi di produzione. Un impulso significativo di inventiva e collaborazione tra laboratori filmici artigianali ha sensibilmente ampliato le possibilità di sperimentazione dei film-makers; l’Independent Film Show 16th edition è un’esplorazione fra le esperienze di queste officine: il programma Explorative Journey selezionato da Raffaella Morra è un breve excursus tra le recenti opere filmiche realizzate presso l’Etna e l’Abominable in Francia\, il Filmwerkplatts di Rotterdam\, e il Nanolab in Australia. \nKarel Doing\, film-maker ideatore nel 1990 del laboratorio Studio één e attualmente di Film in Process con Bea Haut (a Napoli in due edizioni IFS\, con le performances Four Eyes del 2006 e Darkloupe nel 2012)\, seleziona il programma Cinematica Erratica\, una celebrazione di un linguaggio filmico sabotato\, in cui accogliere le riprese errate\, le tecniche ed i suoni che normalmente sarebbero visti come imprecisi e difettosi. L’irrazionale è utilizzato come forte antidoto contro i codici di condotta esistenti\, l’assenza è usata per evocare un rinnovato senso di meraviglia\, e dalla collisione del naturale con il tecnologico\, i contorni si sfumano. \nHand and Machine presenta sei films di Richard Tuohy e Dianna Barrie\, cine-sperimentalisti del DIY Australiani\, che esplorano il primitivo apparato del cinema e il rapporto tra la mano e la macchina nell’era post meccanica. In particolare\, essi hanno ideato Chromaflex\, una nuova tecnica foto-chimica che permette il controllo selettivo di immagini negativo e positivo colore e bianco e nero sulla stessa striscia di pellicola filmica e che dette decisioni di selezione siano effettuate in piena luce. \nGiovedì 23 giugno (ore 11:00-15:00) e venerdì 24 giugno (ore 15:00-20:00)\, il metodo Chromaflex è argomento del workshop organizzato in collaborazione con ARK-FILM lab TerzoPianoAutogestito (necessaria l’iscrizione / Palazzo Gravina). \nNelle expanded cinema performances\, l’approfondita conoscenza dell’apparato proiettivo\, l’ambiente\, l’improvvisazione e la casualità si compenetrano in un processo dinamico attivato dalla partecipazione del pubblico: giovedì 23 giugno Portraits di 70FTP (Andrea Saggiomo)\, venerdì 24 giugno Palindrome Series e Pattern/Chaos di Karel Doing\, sabato 25 giugno Dot Matrix e Inside the Machine di Richard Tuohy.
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SUMMARY:Piume. Protocolli. Versi sventurati e stravaganze
DESCRIPTION:21 giugno 2016\nINIZIO ORE 20:30\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \nA cura di Gianni Valentino \nC’è un’altra volta il solstizio d’estate. \nE a Napoli\, nel giorno più lungo dell’anno\, quattro autori leggeranno piume\, protocolli\, versi sventurati e stravaganze. Quasi fosse un intimo\, invisibile\, elogio alla natura. \nAll’imbrunire\, assecondando lo spirito e l’impeto del luogo nel pergolato della Vigna di San Martino\, l’uno con l’altro gli interpreti porteranno fra le piante di limoni\, il falso gelsomino e le albicocche i versi che hanno scritto e/o pubblicato. \nE alcune finte rime e assonanze\, congiuntivi e imperfetti\, che nelle stagioni vissute  hanno potuto amare. Creando un unico flusso\, un sentiero emotivo\, carnale\, immaginifico\, affinché i commensali possano ricevere un sentimento di estetica primitiva. E magari restituirlo nel silenzio\, nell’abbandono\, nella volontà di conoscenza reciproca. In simbiosi tra canto e botanica. \nLe piume degli angeli scemi di Gianni Valentino\, Vogliamo niente e lo vogliamo adesso! di Angelo Petrella\, La famigliastra di Ferdinando Tricarico e Il fiuto dello squalo di Gianni Solla sono i libri da cui verranno scelti e interpretati i testi originali. \nA intrecciare questi componimenti\, risorgono La pioggia nel pineto di D’Annunzio\, Al lettore di Charles Baudelaire\, Ce n’ho abbastanza di Victor Cavallo\, Cataletto 12 di Edoardo Sanguineti\, Sei ubriaco di Arsenio Bravuomo e Le confessioni di Sant’Agostino. \nA sonorizzare ritmicamente la sequenza di letture sarà Stefano Leone\, regista/coordinatore di una colonna sonora ad hoc per questo set di inizio estate. \nA seguire\, una performance solista di Giglio [chitarra / voce / kazoo]\, cantastorie e attore\, autore-interprete dell’album Mamma Quartieri (Full Heads).
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SUMMARY:Cibi & Riti - Nutrimenti dell’arte
DESCRIPTION:04 giugno 2016\nSTART ORE 11:00\nBiblioteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Nitsch accoglierà gli ospiti sia negli ampi spazi della Biblioteca\, quinta scenica ideale per un allestimento inedito di opere\, selezionate da Giuseppe Morra\, relative a straordinari artisti che sono riusciti a declinare il tema del cibo secondo particolari intuizioni ed elaborazioni individuali\, nel rispetto dell’ insieme; sia nella splendida sala della capriata\, dove avrà luogo la proiezione del film La grande Abbuffata (1973)\, di Marco Ferreri\, prima di cinque pellicole relative ad un programma curato da Mario Franco\, che si svolgerà lungo il mese di luglio (in calce il programma in dettaglio) \n05 giugno 2016\nSTART ORE 16:30\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \nL’evento prosegue con una passeggiata artistico-sensoriale presso la Vigna San Martino\, dove la natura\, oltre che imporsi come catalizzatore specifico dell’arte tout court\, è coordinata imprescindibile per la comprensione del dualismo dialettico statuito fra rito e cibo\, favorendo empatiche relazioni di alleanza col paesaggio. A conclusione del percorso sensorio\, alle 17\,30 il convegno Cibus Gratia Artis\, coordinato da Loredana Troise\, si propone come laboratorio dinamico\, capace di assorbire suggestioni e competenze eterogenee\, dove l’incontro tra le esperienze di professionalità differenti porrà in atto reti poetiche e nuove prospettive intorno alla tematica in oggetto con Federica Del Genio; Mario Franco\, Raffaella Morra; Pasquale Persico e Mario Avallone. \nProgramma Evento
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell'ultimo cielo
DESCRIPTION:1 giugno – 30 giugno 2016\nOPENING 30 MAGGIO ORE 11:00\nEx Convento della Trinità delle Monache\nVico Trinitá delle Monache 8\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola \nLunedì 30 maggio\, alle ore 11:00\, è stato presentato al pubblico e alla stampa\, presso l’Aula Siani della Scuola di Giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa\, 7_Terra dell’ultimo cielo\, settima ed ultima tappa del progetto Sette Stagioni dello Spirito di Gian Maria Tosatti\, a cura di Eugenio Viola. \n7_Terra dell’ultimo cielo\, da un lato\, conserva i riferimenti\, costanti in tutto il ciclo\, a Santa Teresa e a Dante\, dall’altro in questo ultimo capitolo l’artista è stato accompagnato da un ulteriore e metaforico Virgilio\, in questo caso specifico da René Daumal e dalla conoscenza “trasformatrice” di sé propugnata dal filosofo francese. Nel sistema cosmologico dantesco\, questa tappa corrisponde alla vertigine del poeta che si arrende all’impossibilità di raccontare cosa ci sia oltre una certa altezza del cielo. In quest’opera\, per molti aspetti la più visionaria della serie\, Tosatti ne propone un’ipotesi: diviene qui manifesto che scopo dell’uomo è quello di elevarsi verso la piena consapevolezza dell’incredibile altezza dello spirito umano. Ecco\, dunque\, un terreno da percorrere ancora\, la “terra dell’ultimo cielo” che non è un luogo per una beatitudine da godere. Tutt’altro. È un punto da cui partire\, consapevolmente: chi lo raggiunge\, comprende che è suo dovere ritornare nel mondo per testimoniarne la presenza di quel luogo\, e per indicarne la strada. \nSotto il profilo simbolico e formale\, quest’ultimo lavoro sussume tutte i capitoli precedenti\, in una vera e propria visione ricapitolativa. Tornano\, inoltre\, una serie di elementi già presenti in Lucifero\, il terzo capitolo\, di cui ritornano una serie di elementi: la sabbia\, gli alberi\, gli uccelli\, impiegati per mostrare e condividere che\, malgrado tutto\, il fondo del paradiso\, in cui si ambienta quest’ultimo intervento\, è uguale al fondo dell’inferno. In fondo\, questo viaggio nei regni dello spirito\, è nient’altro che un restare nel medesimo luogo: l’anima umana. \nIn questo modo\, si chiude l’equazione che Tosatti ha aperto nel 2013\, all’inizio di questo cammino\, fisico e metaforico\, alla ricerca di una dimora\, di una casa\, che è poi la forma dell’anima tracciata in questo “romanzo di formazione” scritto tra le pieghe della città di Napoli. \nGian Maria Tosatti (Roma\, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo\, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific.\nI suoi progetti\, abitualmente\, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità\, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-)\, un progetto di arte pubblica in aree di conflitto.\nAttualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti\, «Fondamenta» (2011-)\, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea\, e le «Le considerazioni…»\, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale.\nTra il 2013 e il 2016 la sua ricerca si è concentrata su un’opera in sette parti che ha abitato l’intera città di Napoli dal titolo “Sette Stagioni dello Spirito”.\nTosatti è anche giornalista. È stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. È editorialista per Artribune e scrive su Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e sulla politica.\nNel 2011 ha curato RELOAD\, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”\, (www.unacosmologia.com).\nHa esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014)\, il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011)\, American Academy in Rome (Roma – 2013)\, Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012)\, Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012)\, Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008)\, Chelsea Art Museum (New York – 2009)\, BJCEM (2014)\, Centrale Montemartini – Musei Capitolini (Roma – 2007)\, Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015)\, Casa Testori (Milano – 2014)\, MAAM (Roma – permanente)\, Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016 \nCourtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016  Courtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016  Courtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 7_Terra dell’ultimo cielo\, Napoli\, 2016  Courtesy Gian Maria Tosatti e Fondazione Morra
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SUMMARY:Peter Cramer e Jack Waters - Spaghetti Wrestling
DESCRIPTION:28 maggio 2016\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nExpanded cinema performance \nIn linea con lo spirito originale di Satyricum II\, installazione-performance al celebre club gay The Cock nel 2007\, Spaghetti Wrestling è una live action immersiva e interattiva di Peter Cramer e Jack Waters\, con Geoffrey Hendricks\, Sur Rodney (Sur) e gli amici che vorranno parteciparvi. \n“L’immagine in movimento\, i suoni acustici ed elettronici\, e la strumentazione miscelate alle voci dal vivo e registrate incorporeranno la risonanza dell’ambiente circostante\, in risposta corporea all’architettura dei nostri mondi interiori e esteriori. Noi accogliamo e incoraggiamo una partecipazione attiva\, lasciando l’opzione per un coinvolgimento voyeuristico non passivo. Le sorprese abbondano nel forte elemento dell’azione fisica e del contatto corporale tra i performers e chiunque altro voglia unirsi.” \nJack Waters e Peter Cramer Performers\, film-makers\, coreografi e attivisti per il riconoscimento dei diritti delle minoranze\, ideatori nel 1996 del giardino comunitario The Greenthumb Garden Le Petit Versailles nell’East Village a New York e dell’organizzazione no profit Allied Productions\, Inc.\, nonché dal 1983 al 1990 del centro di aggregazione artistica ABC No Rio\, Peter Cramer e Jack Waters sperimentano e coniugano le forme multiple dell’arte\, per coinvolgere e sviluppare un processo di creazione quale essenza delle esperienze piuttosto che il prodotto come risultato finale.\nDal 1981 residenti nel Lower East Side\, Peter Cramer e Jack Waters hanno realizzato film e performance\, insegnato ai giovani e ai bambini coinvolgendo se stessi ed altri artisti\, e coordinato incontri\, proiezioni ed eventi\, sviluppando l’attivismo del quartiere e la cooperazione collettiva. Attraverso la musica\, l’arte e la performance creano forme alternative di collaborazione per trasformare le macerie in creazione e stimolare un cambiamento culturale per modificare la società.\nPeter Cramer e Jack Waters agli inizi degli anni ‘80 creano POOL (Performance On One Leg)\, collettivo di danza/performance attivo nei nightclub di house music come il noto Pyramid Club\, che esplora il contatto e altri comportamenti di improvvisazione combinati alle forme teatrali\, ai rituali\, all’attivismo e alle dinamiche di gruppo; esemplare la maratona Seven Days of Creation\, (con Carl George e Brad Taylor\, membri di Colab)\, sette giorni\, 24 ore su 24 di performances con differenti artisti alABC No Rio\, edificio-residenza-laboratorio d’arte\, socialità ed educazione culturale.\nAttualmente collaborano con il Inbred Hybrid Collective\, il cui intento è stimolare una consapevolezza dei fattori esterni che incidono sull’esistenza umana ed attraverso degli interventi artistici di provocazione invitano il pubblico a riflettere sull’influenza che questa immersione ha avuto su di loro.\nInsieme ed individualmente hanno mostrato le opere filmiche al Whitney Museum of American Art\, al New Museum\, al Anthology Film Archives\, al London Film Makers Cooperative\, Center for Contemporary Culture Barcelona (CCCB)\, e al MIX NYC.\nI loro film sono distribuiti\, tra gli altri\, dal New York Film Makers Cooperative.\nTra gli eventi si citano: Sun Screen Boulevard In The Sand del 2015 è una performance/passeggiata nella Fire Island organizzata da Visual AIDS in partnership con Fire Island Artist Residency (FIAR) e New York Performance Artists Collective (NYPAC)\nhttps://www.visualaids.org/events/detail/jack-waters-peter-cramer-artist-lecture-series-fire-island-artist-residency\nhttps://www.visualaids.org/events/detail/fire-island-performance-jack-waters-peter-cramer\nNel 2014 la collettiva Ephemera as Evidence al La MaMa’s The Club\, e nel 2013 NOT OVER: 25 Years of Visual AIDS presso La Galleria\, e Not only this\, but ‘New Language Beckons Us’ alla Fales Library and Special Collections\, New York University.\nIn Europa si ricorda: nel 2008 Triple Threat alla FRISE di Amburgo\, Germania; nel 2006 e nel 2013 la residenza alla Emily Harvey Foundation di Venezia per il progetto Pestilence\, un’opera primordiale\, post-apocalittica\, che fonde insieme le tecnologie delle scienze e l’arte\, esplorando la cultura\, dalle sue origini come forma di vita unicellulare fino all’estremità terminale della società nell’era digitale di sovraccarico di informazioni.\nhttp://alliedproductions.org/pestilence-workshops-and-showings/\nNel 2015\, il film Jason and Shirley\, co-scritto e co-prodotto da Stephen Winter e Jack Waters\, in cui compare come protagonista\, è stato proiettato con successo di critica e pubblico all’Anthology Film Archives\, al MoMa\, al BAM (Brooklyn Academy of Music) CineFest\, e al BFI Flare London.\nhttp://www.jasonandshirleyfilm.com/\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Jack Waters and Peter Cramer\, Sunscreen Test Boulevard In The Sand © photo Sam Draxler
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LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
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SUMMARY:Ivan d’Alberto - presentazione testo “Il Terzo Occhio”
DESCRIPTION:20 maggio 2016 \nSTART ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDall’omicidio di Avetrana a Profondo Rosso\, dai plastici di Bruno Vespa alle installazioni di Angelo Colangelo di Ivan D’Alberto \n \nPresso il Museo Hermann Nitsch di Napoli\, sarà presentata la nuova pubblicazione di Ivan D’Alberto – Il Terzo Occhio – dall’omicidio di Avetrana a Profondo Rosso\, dai plastici di Bruno Vespa alle installazioni di Angelo Colangelo\, edito da primeVie Edizioni (Corfinio Aq – ottobre 2015).\nOltre l’autore saranno presenti Giuseppe Morra\, direttore del Museo Hermann Nitsch\, Michela Becchis\, storico dell’arte\, Sibilla Panerai\, dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti – Pescara e Fabrizio Sacchetti\, artista.\nIl libro\, adottato nel corso di Cultura Visuale del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara\, è stato già presentato a Torino\, presso lo Spazio Atelier Giorgi\, in occasione di ARTISSIMA 2015 e a Roma presso lo Spazio TRAleVOLTE.\nL’incontro sarà accompagnato dalla proiezione di alcuni video funzionali alla descrizione della metodologia di studio\, quella dei visual studies\, usata dall’autore in questa sua ultima pubblicazione. \nSinossi del testo\nAttraverso un approccio tipico degli studi visuali il volume è già di per sé un progetto editoriale costruito secondo un’impalcatura propria dei cultural studies: capitoli brevi ma incisivi\, con molte note e riferimenti bibliografici tratti direttamente dal web e un apparato fotografico inedito ed esplicativo il più delle volte recuperato su Internet.\nSeguendo una linea scientifico-narrativa che inizia con l’analisi della cultura artistica e letteraria di fine Ottocento\, lo studio prosegue nelle larghe trame della pornografia orrorifica\, le inchieste giornalistiche subalterne e il cinema d’autore\, dimostrando come il caso di Avetrana di Puglia\, intesse maglie con il film Profondo Rosso di Dario Argento e il romanzo giallo di Kate Summerscale Omicidio a Road Hill House (vicenda realmente accaduta nell’Inghilterra di metà ‘800).\nI rifermenti culturali chiamati in causa in questa sorta di “album di esercizi” dialogano con molte proposte artistiche di autori contemporanei come ad esempio le foto di Daniele Ratti\, Goldiechiari e Fabrizio Sacchetti\, le installazioni di Angelo Colangelo e la rinnovata pittura di Dario Carratta\, a dimostrazione di come l’arte sia sempre stata lo “specchio della società”.\nL’indagine poi giunge a registrare quello che Jean Clair definisce disgustoso e che Julia Kristeva chiama Arte dell’Abiezione\, ovvero le scorie che questa ricerca della verità ha messo in luce\, come ad esempio i 486 fotogrammi sulla morte del presidente americano J. F. K. di Abraham Zapruder\, il sangue che scorre sul corpo esamine del dittatore Muammar Gheddafi e l’immagine di un coniglio schiacciato da una pressa industriale fotografato dall’artista Simone Ialongo.\nMa così come accadde con La zattera della Medusa di Géricault\, inizialmente considerata oscena e lontana da ogni canone estetico e invece oggi ritenuta manifesto della cultura francese di fine Ottocento\, non è detto che queste immagini\, ora considerate indecorose e di cattivo gusto\, diventino\, in un futuro non troppo lontano\, il manifesto del nostro tempo.\nIl progetto editoriale si completa con una prefazione a cura di Michela Becchis e una postfazione a cura di Franco Speroni a presentazione e a sostegno delle tesi avanzate nel testo. \n  \nIvan D’Alberto è storico e critico d’arte contemporanea. Nel 2005 ha collaborato con il Dipartimento di Studi Medievali e Moderni dell’Università “d’Annunzio” di Chieti. Nel 2006 partecipa alle attività promosse dall’ICA The Institute of Contemporary Arts di Londra e alla fine del 2008 è nominato direttore del Museo di Arte Contemporanea di Nocciano/Pescara.\nÈ stato docente esterno di visual art della Dartmouth University (Massachusetts\, USA).\nDal 2011\, insieme a Sibilla Panerai\, è curatore di CORPO: Festival delle Arti Performative. Ha curato diverse mostre tra cui MadeinAbruzzo: ricerche regionali di videoarte (Milano 2011)\, Integumenta Angelii: utili ammaestramenti per l’anima e per il corpo (Roma 2013)\, audĭentĭa – città in ascolto (Roma 2014)\, A Letto con l’artista (Milano 2015)\, E123 (Venezia 2015).\nPer Andromeda edizioni ha pubblicato le voci enciclopediche di alcuni artisti tra cui Andrea Pazienza e Remo Brindisi. Con Verdone Editore ha pubblicato il volume CORPO estraneo/straniero – Storia delle arti performative in Abruzzo. Di recente con Nicomp L. E. di Firenze ha pubblicato gli atti del convegno Il corpo che abito. Identità di genere e suoi transiti. Analisi dei linguaggi performativi contemporanei\, organizzato nel 2015 dal Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e dalla IAAP – International Association for Art and Psychology.  Scrive per il portale web Juliet Art Magazine di Trieste.\n 
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SUMMARY:“Il calendario del popolo” presentazione rivista
DESCRIPTION:23 febbraio 2016\nSTART ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Nitsch di Napoli ha presentato il numero speciale della rivista culturale Il Calendario del Popolo edita da Sandro Teti Editore dedicato all’archeologia industriale che ha per titolo “Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura”. \nIl numero nasce dall’incontro tra l’editore Sandro Teti Editore e Simona Politini\, esperta di archeologia industriale e fondatrice del progetto web Archeologiaindustriale.net\, la quale ha ricoperto il ruolo di curatore ideando il tema e coordinando l’esecuzione dei contenuti. Negli ultimi decenni si sta assistendo ad un lento ma significativo recupero di ex spazi industriali che\, modificandone la destinazione d’uso\, ora in edilizia residenziale\, ora in spazi polifunzionali per il terzo settore\, ora in musei\, recupera e preserva parte della nostra storia economica e sociale. \nDalla cultura del fare al fare cultura: “Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura” è un viaggio lungo la nostra penisola alla scoperta dei luoghi dell’archeologia industriale riconvertiti in spazi culturali. \nDall’appena inaugurato MUDEC – Museo delle Culture negli spazi della ex Ansaldo a Milano\, alla ex centrale elettrica di Malnisio in Friuli oggi Science Centre di Immaginario Scientifico\, dalla Cittadellarte realizzata da Michelangelo Pistoletto all’interno dell’ex Lanificio Trombetta di Biella\, al Museo della Centrale Montemartini di Roma dove l’archeologia industriale incontra l’arte classica\, questi e tanti altri ancora gli spazi di cui si parla all’interno del rivista. Arrivando in Campania\, terra ricca di splendidi reperti del patrimonio industriale grazie soprattutto all’imprenditoria illuminata borbonica che ci ha lasciato alcuni dei siti più importanti in Italia quali per esempio l’attuale sede del Museo delle Ferrovie di Pietrarsa o la Real Fabbrica di San Leucio\, la scelta è caduta su una piccola centrale elettrica\, nel cuore di Napoli: la ex stazione Bellini datata al 1891\, oggi sede del Museo Nitsch. \n“Nel quartiere Avvocata\, dove un tempo sorgeva l’antico borgo del Limpiano\, oggi racchiuso nelle strade che nei loro odonimi conservano memoria dell’insediamento della casata dei Pontecorvo\, tra i vicoli stretti che si arrampicano fra palazzi nobiliari\, condomini popolari\, chiese e monasteri\, si staglia la mole bianca del Museo archivio laboratorio per le arti contemporanee Hermann Nitsch\, istituito a Napoli dalla Fondazione Morra e inaugurato nel settembre del 2008”\, così la dott.ssa Rossella Monaco\, specialista dell’archeologia industriale e autrice del pezzo\, ci schiude le porte di questo piccolo gioiello industriale trasformato in fucina culturale. Al tavolo dei relatori sono stati presenti: Rossella Monaco autrice del pezzo sul Museo Nitsch – esperta di archeologia industriale e docente di museologia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”\, Italo Ferraro – architetto e docente universitario\, Pasquale Persico – docente di economia presso Università degli Studi di Salerno\, Pasquale Napolitano – docente Istituto IRISS-CNR\, Simona Politini curatrice del numero – fondatrice e project manager nonché presidente dell’Associazione Culturale Archeologiaindustriale.net\, Rachele Masci – caporedattrice della rivista Il Calendario del Popolo. \nIl monografico “Archeologia Industriale – Luoghi per l’arte e la cultura” è un progetto editoriale patrocinato dell’Associazione AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale ed è rientrato nella programmazione del 2015 European Industrial and Technical Heritage Year.
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SUMMARY:Ekrem Yalcindag - The Language of Diversity
DESCRIPTION:19 febbraio – 19 marzo 2016\nOPENING 19 FEBBRAIO ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nNelle sale della Biblioteca del Museo Nitsch\, si è tenuta la prima mostra in Italia dell’artista turco Ekrem Yalçındağ. \nLe diciotto opere diverse per forma e colore rappresentano ciò che di più avvicina la tradizione orientale a quell’occidentale\, non pura decorazione ma esplosione di colori ottenuta attraverso una minuziosa indagine del particolare. \n“…lui reclama il linguaggio della molteplicità. sono sempre le particelle più piccole che compone su superfici pittoriche spesso gigantesche. lui tratta questi elementi come se fossero delle molecole\, degli atomi. crea delle strutture simili a strutture molecolari. comunque la sua opera ha molto a che fare con la costruzione di strutture che si intrecciano\, che spesso attraversano la superficie enorme delle sue opere. ci fanno pensare in qualche modo a modelli fisici\, quasi utopici del processo della creazione del mondo. si suggeriscono processi di fertilizzazione. si sa che ha studiato le forme di fiori e foglie e che queste esperienze si rispecchiano nell’ordine dei suoi quadri. universi di colori formati da gradazioni sottili conferiscono alle superfici\, da lui plasmate\, un eccesso cromatico. visualizza il divenire della creazione e nonostante ciò\, manca la dimensione spaziale della velocità\, del tempo e dello spreco di spazio. assolutamente positiva ritengo la vicinanza delle sue opere alla op-art. questi artisti avevano gli stessi suoi problemi con l’espressione artistica non figurativa. creare dei cerchi concentrici rappresenta un problema archetipico per gli artisti. il bersaglio dell’arciere dei ciechi monaci buddisti zen indica la strada anche a ekrem. più volte abbiamo parlato di spazio\, della riproduzione prospettica dello spazio tramite la pittura figurativa\, che doveva essere superata a favore della pittura astratta e dello spazio reso non figurativo dai tappeti orientali e dagli ornamenti. penso che i dipinti di ekremy alcindag contengono questa forza. i suoi dipinti trasmettono qualcosa dell’effetto di opere realizzate da pittori del liberty. la terza dimensione passa in secondo piano a favore di una quarta dimensione\, oggettivamente non spiegabile” \nHermann Nitsch\, Prinzendorf\, gennaio 2016 \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016\nEkrem Yalçındağ\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016 Ekrem Yalçındağ Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016 Ekrem Yalçındağ Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, The Language of Diversity\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2016 Ekrem Yalçındağ Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Domenico Mennillo - WLK Wunder_Litterature_Kammer
DESCRIPTION:10 dicembre 2015 – 22 gennaio 2016\nOPENING 1O DICEMBRE ORE 18:30\nBibiolteca del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra e Loredana Troise in collaborazione con Fondazione Morra\, E-M Arts\, APOREMA\, Ass. Cult. lunGrabbe\, con il Patrocinio di Accademia di Belle Arti\, Associazione Amici Biblioteca dei Girolamini\, Goethe Institut\, Centro Studi Postcoloniali e di Genere – Università L’Orientale sotto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee. \nWLK Wunder_Litterature_Kammer è stata l’ultima sezione del progetto installativo-perfomativo denominato Abrègè d’Histoire Figurative di Domenico Mennillo\, incentrato sull’individuazione e presentazione di tre figure-concetti dominanti del pensiero filosofico occidentale per la creazione di un breve compendio visuale e poetico. La prima sezione era condensata sul concetto-figura dell’automa spirituale (Pierrot ou d’AutomateSpirituel\, 2011-2013 Museo Nitsch) e si articolava in performance e seminari di arte e filosofia; la seconda sezione dell’Abrègè imperniava sulla figura e le suggestioni dell’Atlante si è materializzata in forma di installazione visiva\, sonora e performativa (Atlante della Fertilità\, 2011-2014 Fondazione Morra) e come workshop presso Villa Pignatelli-Casa della Fotografia con gli studenti dell’Accademia di Belli Arti di Napoli. WLK Wunder_Litterature_Kammer ruota attorno al fenomeno delle Wunderkammer\, sviluppatesi in Europa nel Rinascimento e trasformate e rimodellate\, secondo diverse esigenze e spinte\, fino alle avanguardie novecentesche e alle più recenti ricerche filosofiche-artistiche. WLKè lo spazio dedicato all’accumulo e alla collezione dove la carta\, la parola\, l’inchiostro (la littérature presente in Wunder_Litterature_Kammer) divengono il perno simbolico e materiale di una ricerca che spazia dalla scrittura filmica fino alla performance\, per l’elaborazione di uno spazio monstre ove immettere connessioni fra scritture “minoritarie” e le loro implicazioni con le scienze ufficiali\, realizzazioni di ibride creazioni fra poesia e arte visiva\, archivi e apparati di oggetti\, suoni e odori. Siarticola in 8 stanze-spazi\, progressive numericamente e al tempo stesso labirintiche:dall’Archive de la MélancolieItalienne ai mirabilia/mi(se)rabilia/artificilia\, da m.d. autobiografia ai dispositivi per il funzionamento del rosso e dell’arancio\, WLK è uno ‘spazio per pensare’ di oggetti\, fotografie\, libri\, frammenti musicali e arti performative. Questo archivio visuale pone attenzione su oggetti simbolici e li confonde con i propri ricordi\, celati tra le maglie della memoria individuale\, lasciando in sospeso\, sotto un velo di opacità\, degli esercizi mentali\, degli enigmi percettivi\, atti ad ampliare una metodologia di apprendimento alternativa. Una particolare stanza\, Locus Solus 1.4\, è il centro di diffusione sonora del compositore Nino Bruno – che da alcuni anni collabora con Domenico Mennillo – sulle potenzialità di macchine desuete\, dispositivi accantonati dall’industria di settore per altri supporti economicamente più remunerativi. Durante l’inaugurazione\, sono state seguite due performance dedotte dai workshop con gli studenti della cattedra di Estetica del prof. Dario Giugliano dell’Accademia di Belle Arti Napoli e della cattedra di Pedagogia della prof.ssa Maria D’Ambrosio dell’Università Suor Orsola Benincasa. All’interno del progetto hanno trovato spazio plurimi eventi collaterali (una conferenza-dibattito\, workshop e performance) intesi come corto circuito fra poesia\, filosofia\, arte\, musica\, focalizzati su autori cruciali come Benjamin\, Warburg\, Duchamp: un accesso da cui ricomporre il graduale ordine di una costellazione di concetti. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Wunder_Litterature_Kammer\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2015\nDomenico Mennillo \n© photo Biagio Ippolito ed Hermes Lacatena\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Wunder_Litterature_Kammer\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2015 Domenico Mennillo  © photo Biagio Ippolito ed Hermes Lacatena Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Wunder_Litterature_Kammer\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2015 Domenico Mennillo  © photo Biagio Ippolito ed Hermes Lacatena Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Wunder_Litterature_Kammer\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2015 Domenico Mennillo  © photo Biagio Ippolito ed Hermes Lacatena Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Wunder_Litterature_Kammer\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2015 Domenico Mennillo  © photo Biagio Ippolito ed Hermes Lacatena Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n \n 
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SUMMARY:Premio Napoli – Roberto Paci Dalò 61 EDIZIONE
DESCRIPTION:11 novembre 2015\nSTART ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl compositore e artista visivo Roberto Paci Dalò è stato il protagonista della seconda tappa di incontri dei vincitori del Premio Napoli 2015 con la città. In programma si sono susseguiti: martedì 11 novembre una lezione/concerto all’Accademia di Belle Arti di Napoli e un incontro al Museo Hermann Nitsch; mercoledì 12 novembre appuntamento con i detenuti del Centro Penitenziario di Secondigliano. \nA inaugurare gli impegni del compositore\, regista teatrale e artista visivo e sonoro Roberto Paci Dalò è stata una lezione/concerto con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli mercoledì 11 novembre alle 11. L’incontro pubblico con la città si è tenuto\, invece\, nel pomeriggio al Museo “Hermann Nitsch” alle 18. \nGli appuntamenti non sono stati solo occasioni di confronto e approfondimento ma autentici set di produzione artistica. Grazie all’ausilio di computer\, microfoni\, sintetizzatori modulari e strumenti acustici\, ogni evento è stato registrato e ha fatto da spunto per la costruzione di suoni ispirati dagli spazi visitati dall’artista. \n“Gli incontri per il Premio Napoli – spiega Roberto Paci Dalò – vertono sulla parola chiave ‘voce’ e in particolare il suo rapporto con scrittura\, oralità\, radiofonia e suono in relazione alle tecnologie. Voce in quanto parte più nuda del nostro corpo. Differentemente dalla banalità della nudità del corpo\, quella della voce – della grana della voce – ci permette di avvicinarci all’intimità di una persona in maniera ben più radicale. Il ‘ritratto acustico’ di una persona che passa quindi dalla voce messa a nudo\, dilatata\, moltiplicata\, remixata”. \nE a proposito del rapporto tra voci e spazi visitati\, precisa: “Negli incontri mi avvalgo anche di macchine e tecnologie che uso nel corso della conversazione con i partecipanti. Così facendo posso parlare e allo stesso tempo costruire suoni in tempo reale sfruttando anche le tipologie degli spazi in cui mi trovo”. \nCome in un work in progress\, il compositore ha lavorato in modo tale da avere una progressione\, un trittico acustico che è sfociato in un’unica opera\, una composizione a disposizione di tutti e ascoltabile on-line. “Appaiono anche voci iconiche – prosegue Paci Dalò – come quelle di persone per me importanti\, tra gli altri\, John Cage\, Carmelo Bene\, Heiner Müller e Demetrio Stratos. Questo è un anno speciale per me” conclude “festeggio i 30 anni dalla creazione di Giardini Pensili (il gruppo nato nel 1985 col quale presento tutto il mio lavoro) e i vent’anni di Radio Lada (la pionieristica web radio creata nel 1995). Le voci di questi incontri a Napoli sono state generate anche grazie a questi progetti”.
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo
DESCRIPTION:10 novembre 2015\nOPENING 17 OTTOBRE ORE 11:30\nVia delle Zite\nVia delle Zite 40\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola \nMartedì 10 novembre\, alle ore 11:30\, è stato presentato al pubblico e alla stampa 6_Miracolo\, sesta e penultima tappa del progetto Sette Stagioni dello Spirito di Gian Maria Tosatti\, a cura di Eugenio Viola. L’opera\, di natura performativa\, è iniziata senza darne alcuna comunicazione ufficiale il 17 ottobre. Ad una settimana dalla chiusura\, ne è stata illustrata genesi e processo. 6_Miracolo è un’opera sulla possibilità del paradiso\, che si può manifestare ad ogni latitudine dello spirito\, in accordo con la teoria di Santa Teresa\, secondo cui nessun uomo è destinato ad una precisa stanza del “castello interiore”. Per cui\, la sesta stagione\, si manifesta nella possibilità del paradiso che passa attraverso il coraggio di varcare una soglia\, di modificare\, con le proprie mani\, la realtà. Prima ancora di essere un imponente progetto pluriennale\, Sette Stagioni dello Spirito è un percorso di conoscenza iniziato da Gian Maria Tosatti e partecipato da un’intera città. L’insegnamento consegnato dall’attraversamento dell’inferno\, protagonista delle prime tappe\, era semplice: se il destino dell’uomo tende al bene\, colui che compie il male fallisce come uomo. Parimenti semplice la lezione del purgatorio: un uomo non è altro che le sue azioni. Il paradiso\, dunque\, non poteva che aprirsi come conseguenza immediata di questi insegnamenti: la sua esistenza diventa lo spazio dell’agire\, dove l’opera stessa sacrifica l’immagine per divenire pratica. Sotto questo punto di vista\, e nella sua radicalità\, 6_Miracolo rappresenta un punto di svolta netto nella narrazione di Sette Stagioni dello Spirito. L’apertura\, volutamente in sordina\, di un portone crivellato di colpi d’arma da fuoco\, come accesso ad un ipotetico paradiso\, ha dato inizio ad una performance collettiva\, nutrita da azioni semplici\, investite di un significato simbolico che poi\, per osmosi\, torna da un metaforico paradiso alla quotidianità. Prendersi cura di un luogo\, curarlo come un malato\, pulirlo\, estrarre i proiettili dai muri come frecce nella pelle di un grande animale ferito\, chiudere con le proprie mani le crepe che dimostrano la fragilità degli involucri che abitiamo\, primo fra tutti il nostro corpo\, diventa un allenamento\, un esercizio (spirituale?) per rileggere il presente di ogni giorno in una prospettiva larga\, una prospettiva verticale (ascensionale?). Quanto accaduto a Forcella nel periodo di tempo intercorso dall’apertura di questo spazio ha\, in un certo senso\, del “miracoloso”: l’entusiastica partecipazione degli abitanti dei vicoli circostanti ha dato al lavoro un senso di coralità\, senza il quale non si sarebbe potuto esprimere il senso stesso di questo “paradiso”. Singolarmente\, o in gruppo\, gli avventori (adulti\, bambini\, habitué\, visitatori/performers accidentali) hanno trovato il “loro” modo di abitare questa dimensione altra\, separata dal vicolo attraverso un diaframma invisibile\, un portale aperto che\, tuttavia\, non sembra portare altrove che al cuore stesso di un quartiere e della comunità che lo abita\, diventando\, a sua volta\, metafora della comunità umana. Da un lato\, 6_Miracolo\, conserva i riferimenti\, costanti in tutto il ciclo\, a Santa Teresa e a Dante\, dall’altro questa tappa sembra far risuonare gli armonici della poetessa Mariangela Gualtieri e di un suo testo in particolare\, (Predica ai pesci\, 2001)\, riconosciuto da Tosatti come la più incisiva dichiarazione politica di questi anni\, compiuta quasi come una profezia di quello che da quel momento critico in poi sarebbe successo. Ma più di tutto\, la vera fonte di quest’opera\, come d’altra parte lo è stato per le altre\, sono le vite e le storie dei singoli uomini e donne che hanno attraversato lo spazio impressivo dell’opera\, lasciando\, indelebilmente\, le loro tracce. \nGian Maria Tosatti (Roma\, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo\, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific.\nI suoi progetti\, abitualmente\, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità\, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-)\, un progetto di arte pubblica in aree di conflitto.\nAttualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti\, «Fondamenta» (2011-)\, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea\, e le «Le considerazioni…»\, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale.\nTra il 2013 e il 2016 la sua ricerca si è concentrata su un’opera in sette parti che ha abitato l’intera città di Napoli dal titolo “Sette Stagioni dello Spirito”.\nTosatti è anche giornalista. È stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. È editorialista per Artribune e scrive su Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e sulla politica.\nNel 2011 ha curato RELOAD\, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”\, (www.unacosmologia.com).\nHa esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014)\, il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011)\, American Academy in Rome (Roma – 2013)\, Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012)\, Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012)\, Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008)\, Chelsea Art Museum (New York – 2009)\, BJCEM (2014)\, Centrale Montemartini – Musei Capitolini (Roma – 2007)\, Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015)\, Casa Testori (Milano – 2014)\, MAAM (Roma – permanente)\, Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo\, Via delle Zite\, Napoli\, 2015\nGian Maria Tosatti\nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo\, Via delle Zite\, Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo\, Via delle Zite\, Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo\, Via delle Zite\, Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 6_Miracolo\, Via delle Zite\, Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:AU International Contemporary Art Exhibition in Naples from Japan
DESCRIPTION:24 ottobre – 29 ottobre 2015\nOPENING 24 OTTOBRE ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n“Se vuoi capire l’arte\, prima di tutto bisogna abbandonare i pensieri e saltare verso il cielo.”\nShozoShimamoto \n  \n3° Caos Se cammini capisci l’arte\nUna variegata unione di artisti Giapponesi\, accomunati dagli insegnamenti del Maestro Shozo Shimamoto e dalla lettera dell’alfabeto あ(ah in giapponese)\, attua una differente idea di fare arte insieme\, veicolando delle molteplici pratiche artistiche nell’evento espositivo e performativo AU International Contemporary Art Exhibition in Naples from Japan del collettivo AU GROUP ospitato da sabato 24 ottobre (dalle ore 18:00) fino a giovedì 29 ottobre nella Biblioteca della Fondazione Morra. \nDel gruppo AU quindici artisti sono stati a Napoli per presentare le composizioni artistiche e le performances al pubblico. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, AU International Contemporary Art Exhibition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 \n© photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, AU International Contemporary Art Exhibition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 \n© photo Amedeo Benestante\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance\, AU International Contemporary Art Exhibition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 © photo Amedeo BenestanteCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance\, AU International Contemporary Art Exhibition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 © photo Amedeo BenestanteCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance\, AU International Contemporary Art Exhibition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 © photo Amedeo BenestanteCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Luca Maria Patella. L’Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’arte
DESCRIPTION:17 ottobre 2015\nOPENING 17 OTTOBRE ORE 11:00\nPiazza Pianciani\, Spoleto \nA cura di Achille Bonito Oliva \nUna mostra diffusa in tutta Italia\, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia\, tra musei e fondazioni pubbliche e private che coinvolge oltre 40 artisti\, scelti dal critico d’arte per realizzare opere ispirate al tema arcaico dell’albero della cuccagna. Un simbolo di abbondanza eletto dall’arte a monito\, per invitare a riflettere sui temi dell’alimentazione e sulle sue implicazioni sociali. In sintonia con EXPO 2015\, partner del progetto \nNell’ambito del grande progetto espositivo ideato da Achille Bonito Oliva e diffuso su tutto il territorio italiano (con il patrocinio di EXPO 2015; e con la collaborazione del MiBACT e del Programma sperimentale per la cultura Sensi Contemporanei dell’Agenzia per la Coesione Territoriale) Luca Maria Patella presenta un’imponente scultura giocosa\, ludica\, ideale per grandi e piccini\, un’opera “ironico-seria”\, un albero che non è né buffonesco\, né serioso\, ma profondamente linguistico. \nIl Comune di Spoleto e la Fondazione Morra di Napoli inaugureranno l’opera di Luca Maria Patella sabato 17 ottobre alle ore 11.00 in piazza Pianciani. \nSpoleto\, da sempre meta estiva dell’artista rende omaggio all’artista con l’albero della Cuccagna che allieterà tutti i giovani studenti spoletini. \nScrive Patella a proposito di questo suo ultimo lavoro: \nla CUCCAGNA \nlinguistica e odorosa \ncontornata da PANOCCHI   veloci \nI linguaggi sono come serpenti\, pericolosi e vitali\, che scappano da tutte le parti. Già nei ’60\, parlavo di “ironico-serio”: due aspetti dialettici (ma attenzione! non si tratta né di buffonesco\, né di serioso). \nEcco un primo aspetto: il mio Albero della CUCCAGNA si è “insediato” nel cuore della città in piazza Pianciani. Albero della vita\, del battesimo\, della Sapientia? Ha anche forse “occhieggiato” lo scolabottiglie del grandpère Marcel. \nSi notano lassù quattro enormi Caramelle Colorate\, che mettono in evidenza quattro scritte\, formanti una e-mail telegrafica: è Rino che comunica alla sorella Mella\, che l’altra sorella\, Della è morta. Le manda anche il nipote Lino\, per spiegarle e consolarla. La missiva la manda Rino. Salvo che non si è accorto di aver scritto una sciarada concreta (per non dire…concretina!). \nIn cima alla Cuccagna\, svetta poi un Pitalone Colorato (come nei pagliai) che esibisce una scritta: PÒ2\, cioè… popò?! \nTutto intorno all’Albero\, corrono una decina di bimbi–PANOCCHI\, con in testa un Panama\, fornito\, sulla Cupola\, di un pinocchiesco sfilatino di Pane\, nonché di due grandi Occhi. \nOgni Panocchio tiene in mano un Nastro colorato\, che pende da una grande Ruota di Carro situata alla sommità dell’Albero: girando i bimbi\, i nastri si avvolgono intorno alla Cuccagna. \nEd ecco l’aspetto nascosto dell’Installazione: Le Caramellone ed i nastri sono dei \n“4 Colori” delle Funzioni Psicologiche (rosso-sentimento\, blu-pensiero\, verde-sensazione\, giallo-intuizione) secondo C. G. Jung\, anni ’20. Mentre\, i Panocchi citano… un’opera di Duchamp del ’12: re e regina\, attorniati da nudi veloci… \nMa ora mi “arresto”\, vi ringrazio\, vi saluto \ne sono (chi? io e loro!) il vostro \nLuca Maria Patella \nLa mostra è realizzata con l’Albornoz Art Hotel di Spoleto dove Patella ha realizzato quattro grandi opere permanenti.  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Luca Maria Patella. L’Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’arte\, Piazza Pianciani\, Spoleto\, 2015 © photo Cinzia Infantino Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Luca Maria Patella. L’Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’arte\, Piazza Pianciani\, Spoleto\, 2015 © photo Cinzia Infantino Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Cibum Deorum (L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte)
DESCRIPTION:11 ottobre – 11 novembre 2015\nOPENING 10 OTTOBRE ORE 17:00\nCastel Sant’Elmo\nVia Tito Angelini 22\, Napoli \nA cura di Achille Bonito Oliva\, con il patrocinio di EXPO Milano 2015\, Polo Museale regionale della Campania\, Fondazione Morra e Regione Campania. \nNell’ambito del grande evento espositivo L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’Arte\, a cura di Achille Bonito Oliva\, diffuso in tutta Italia con il coinvolgimento di oltre 30 artisti chiamati a realizzare opere ispirate al soggetto iconografico dell’albero della cuccagna\, Maurizio Elettrico presenta\, a Castel Sant’Elmo\, un’imponente scultura da titolo Cibum deorum\, liberamente ispirata all’albero della cuccagna e ai suoi arcaici riferimenti ai riti di fertilità.\nL’ installazione prende ispirazione dalla saga fantasy Lo scoiattolo e il Graal\, in corso di pubblicazione\, redatta da Maurizio Elettrico e fonte di una complessa serie di produzioni multimediali. Cibum deorum è un’opera dedicata al cibo e alla sua intima dialettica tra la vita e il suo godimento\, in particolare\, cercherà di restituire gli splendori delle tavole imbandite già presenti ne Lo scoiattolo e il Graal e di rievocare l’atmosfera di alcune visionarie descrizioni gastronomiche.\nL’architettura dell’opera si compone essenzialmente di un elemento femminile orizzontale\, la grande tavola imbandita\, e uno maschile verticale\, l’albero della cuccagna vero e proprio\, un pennone di circa sette metri di altezza\, luoghi epifanici\, dove si manifestano le presenze letterarie dell’immaginario dell’artista.\nGli oggetti che arrederanno questa scultura\, realizzati in silicone e altri materiali\, appariranno bizzarri e alieni\, quasi che a mangiare su quella tavola non ci siano esseri umani ma dei o demoni. Un transumanesimo culinario che trova testimonianza nell’incredibile tavolata di compleanno del pontefice Paolo VIII – raccontata nel primo volume della saga Lo scoiattolo e il Graal – una creatura dai mille poteri soprannaturali e dagli infiniti appetiti: \n‘La regale tavolata all’aperto consisteva in un velo d’acqua\, un tapis roulant in cui i flutti purificati dello stesso Tevere scorrevano come quelli del più dolce ruscello\, profumato con essenze di rose e iris. Su questa tovaglia di acqua corrente procedevano lentamente le ricche vivande. Ve ne erano per tutti i gusti: insalate di cervelli di scimmia con zenzero e petali di rosa\, tuberi lessati di topinambur\, monstera\, ninfea\, dalia\, asfodelo\, conditi con aceto di mele e foglie di nasturzio\, una salamandra del Giappone lunga due metri cotta in un brodo di bacche di corniolo e aromatizzata con rametti di abrotano\, pitoni marinati in latte di yak fermentato\, pastelle fritte con polpa di femore di rana\, avannotti di anguilla edulcorati con sciroppo d’acero\, carni di mammiferi preistorici con salse di sorbe\, uova di gabbiano bollite in tè d’ibisco.’ \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015\nMaurizio Elettrico\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015\nMaurizio Elettrico\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015\nMaurizio Elettrico\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015\nMaurizio Elettrico\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015\nMaurizio Elettrico\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, L’Albero della Cuccagna\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2015 Maurizio Elettrico © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra \n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Piano City Napoli 2015
DESCRIPTION:9 ottobre – 11 ottobre 2015\nINAUGURAZIONE 9 OTTOBRE ORE 21:15\nPiazza del Plebiscito\nNapoli \nPiano City Napoli 2015 è stato inaugurato la sera di venerdì 9 ottobre con una performance pianistica ideata da Massimo Fargnoli in Piazza del Plebiscito dal titolo “The Column Concert”\, al culmine della quale è stata eseguita la Sinfonia n. 2 per ventuno pianoforti di Daniele Lombardi. D’intesa con la Fondazione Morra che ne è stata anche partner\, tale Rassegna è stata organizzata per il terzo anno consecutivo dalla storica Ditta Alberto Napolitano Pianoforti di piazza Carità\, sostenuta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e patrocinata dal Fai-Campania con la collaborazione di numerose importanti Associazioni. Con la sorprendente coincidenza del numero degli spazi disponibili tra una colonna e l’altra\, ogni postazione pianistica della parte sinistra dell’emiciclo è stata illuminata da fasci cangianti di colori diversi\, secondo i criteri sinestetici di Alexander Skrjabin – del quale ricorrono i cento anni dalla morte – mentre i suoni venivano spazializzati per l’intera piazza attraverso un sofisticato sistema di amplificazione. Tra le colonne della parte destra insisteva invece una Mostra sulla Scuola Pianistica Napoletana\, realizzata dall’ Accademia Musicale Napoletana\, (fondata da Alfredo Casella nel 1933) per connettere idealmente alla contemporaneità\, la genesi e lo sviluppo di una sontuosa tradizione culturale della città. Nello spirito effervescente di Piano City\, ma anche nel rigore e nella complessità delle scelte musicali\, tale maratona aveva il titolo simbolico “The Column Concert”\, sia in omaggio allo scenario assolutamente inedito per quella che potrebbe definirsi a tutti gli effetti un’installazione sonora\, ma anche per la vaga assonanza fonetica che richiama il celebre album di Keith Jarrett – a quarant’ anni esatti dalla sua registrazione all’Opera di Köln – che aprì qualche nuova prospettiva al pianismo contemporaneo. I pianisti impegnati sono stati\, in ordine progressivo: Francesca Bandiera\, Angela Feola\, Antonello D’Onofrio\, Vittorio Rabagliati\, Elena Lasala\, Angelo Russo\, Francesco Calcagno\, Carla Orbinati\, Stefano Ligoratti\, Vincenzo Pasquariello\, Nicola Ormanno\, Gennaro Musella\, Iacopo Petrosino\, Maria Carla Notarstefano\, Paolo Somigli\, Nicoletta Feola\, Sara D’Allocco\, Claudio Soviero\, Stefano Fiacco\, Grana Dijkanovic\, Luigi Trivisano. \n \n 
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SUMMARY:Paul Renner - Albero della Cuccagna Nutrimenti dell’Arte
DESCRIPTION:30 Settembre – 30 Novembre 2015\nOPENING 30 SETTEMBRE ORE 18:30\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \nA cura di Achille Bonito Oliva \nNell’ambito del grande evento espositivo L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’Arte\, a cura di Achille Bonito Oliva\, diffuso in tutta Italia\, con il coinvolgimento di più di 30 artisti chiamati a realizzare opere ispirate al soggetto iconografico dell’albero della cuccagna\, Paul Renner ha presentato un’imponente scultura commestibile ludica\, ideale capitolo di un nuovo eclettico romanzo artistico-visivo nell’incanto della Vigna San Martino di Napoli – patrimonio naturale sottoposto a vincolo monumentale.\nPartendo da un’approfondita ricerca della tradizione letteraria partenopea\, Renner ha indagato le figure del Principe di Sangro e del Marchese De Sade\, il quale\, nel diario Voyage d’Italie\, ricorda un carnevale a Napoli celebrato in piazza Mercato come “…lo spettacolo più barbaro al mondo che si possa immaginare”.\nMettendo in evidenza il nesso esistente tra la cultura classica\, le tradizioni autoctone ed i loro risvolti attuali\, Renner ridisegna un’originale cartografia contemporanea\, collegando aspetti e momenti storici diversi attraverso un gioco di corrispondenze tra modi eterogenei e di grande impatto; l’Albero della cuccagna di Paul Renner rielabora le ritualità legate all’universo dell’antica Roma fuse con le tradizioni contadine e le usanze vitivinicole locali\, in cui la cerimonia della vendemmia univa lavoro e creatività\, produzione e piacere. Una scultura monumentale ben rileva la sensualità e la rilevanza che Renner attribuisce al cibo e all’arte culinaria: dinanzi a noi un teatro gastronomico alto cinque metri\, organizzato in sezioni verticali che si alternano variamente composte con piante della Vigna San Martino\, da grasso animale per alimentare gli insetti e gli altri animali a tutela dell’ampio ecosistema; da prodotti della migliore agricoltura Campana e\, infine\, da un’ultima parte volutamente spoglia\, atta a ospitare il cibo trasportato e donato dai partecipanti.\nL’Albero della cuccagna è stato inaugurato mercoledì 30 settembre alle ore 18:30\, lo stesso giorno in cui in Vigna San Martino è avvenuta la vendemmia\, antica pratica agricola e conviviale che a tutt’oggi celebra le fatiche della campagna con una grande festa\, esattamente come è accaduto per secoli. \nPaul Renner nasce a Bludenz\, in Austria\, nel 1957. A partire dalla fine degli anni settanta è assistente di Arnulf Rainer e di Hermann Nitsch. Il suo interesse si rivolge sin dall’inizio verso le atmosfere rarefatte e disincantate del decadentismo\, particolarmente affascinato dalle figure di D’Annunzio\, Wilde e Huysmann. Indossando gli abiti del dandy\, Renner dipinge e mette in scena ambientazioni naïves: vasi\, brocche e poltrone dallo stile baroccheggiante\, colori cupi\, contorni pregnanti\, simboli mistici e allegorie\, scene mitologiche e ricordi di antiche leggende popolari. L’immaginario onirico è per Renner una continua fonte d’ispirazione che introduce nei suoi dipinti elementi fantastici e visionari\, ottenuti matericamente tramite una combinazione di pigmenti e sostanze organiche\, come resine di pino\, cera d’api\, tinte vegetali\, coloranti per alimenti\, inchiostro\, sangue\, spezie\, foglie secche\, bitume\, flatting\, oro\, piombo\, pelle di maiale\, olio di zucca. Nel 2000 fonda a Londra l’Hell Fire Touring Club\, un’associazione di chef\, artisti\, scrittori\, artigiani e collezionisti in spedizione per l’Europa e il Mediterraneo\, alla ricerca di Wunderkammer e personaggi misteriosi. La prima mostra si tiene a Napoli nel 2002\, presso la Fondazione Morra. Nel 2014 inaugura presso la Kunsthalle di Vienna il suo progetto più ambizioso\, l’Hell Fire Dining Club\, un’installazione di dipinti\, oggetti di wunderkammer e scenografie teatrali\, insieme con cibi e cocktail dal sapore estremamente decadente. Nel 2009 sempre con la Fondazione Morra\, presenta Esilio a Capri\, una narrazione sulle personalità celebri che hanno abitato la splendida isola. Nel 2014 all’Osservatorio Astronomico di Capodimonte di Napoli crea Supernova 1604 reloaded\, un’installazione\, in parte commestibile\, che ricorda l’esplosione di una supernova avvenuta nella nostra galassia il 9 ottobre del 1604\, scorta da Keplero che le dedicò un volume. Nel 2015\, nell’ambito del grande evento espositivo L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’Arte\, a cura di Achille Bonito Oliva\, diffuso in tutta Italia\, con il coinvolgimento di più di 30 artisti chiamati a realizzare opere ispirate al soggetto iconografico dell’albero della cuccagna\, Paul Renner presenta un’imponente scultura commestibile ludica\, ideale capitolo di un nuovo eclettico romanzo artistico-visivo nell’incanto della Vigna San Martino di Napoli – patrimonio naturale sottoposto a vincolo monumentale.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’Arte\, Vigna San Martino\, Napoli\, 2015 \nPaul Renner\n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’Arte\, Vigna San Martino\, Napoli\, 2015  Paul Renner © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’Arte\, Vigna San Martino\, Napoli\, 2015  Paul Renner © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’Arte\, Vigna San Martino\, Napoli\, 2015  Paul Renner © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’Arte\, Vigna San Martino\, Napoli\, 2015  Paul Renner © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito 5_I fondamenti della luce
DESCRIPTION:21 settembre – 15 novembre 2015\nOPENING 21 SETTEMBRE ORE 10:00\nEx Convento di Santa Maria della Fede\nVia San Giovanni Maggiore Pignatelli\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola \nIn quest’ultimo lavoro\, site-specific come i precedenti\, Tosatti continua il suo metaforico attraversamento del Purgatorio. Affrontata la spiaggia\, il luogo probabilmente più desolante dell’intera Comedìa dantesca\, nella quarta tappa\, (inaugurata lo scorso 10 settembre ed ancora visitabile fino al 15 novembre)\, l’artista si rapporta con la montagna del Purgatorio. Un luogo che Dante descrive altissimo\, erto su un’isola al centro dell’emisfero australe\, invaso dalle acque\, agli antipodi di Gerusalemme\, posta invece al centro dell’emisfero boreale. Di qui lo slittamento dalla linearità del tempo\, scandita da 4_Ritorno a casa\, ad un’indagine incentrata sul concetto di verticalità\, che si identifica nel movimento stesso dell’ascensione come circostanza morale.Questo lavoro è ispirato da una lettera d’amore scritta da una ragazza vissuta all’inizio del secolo scorso\, Paolina T.\, che nel 1917\, all’età di vent’anni\, rea di non essere una nobildonna ma una semplice “povera” – così è definita nella cartella di ricovero – non ebbe il privilegio di un convento e fu internata nel manicomio di Sant’Antonio Abate\, a Teramo\, con la diagnosi di “immoralità costituzionale”.5_I fondamenti della luce è un’opera sullo splendore insopprimibile che alberga nel fondo dell’uomo e che è il motore primo della sua esistenza anche nei momenti più oscuri. L’opera\, come la precedente\, è un’elegia sospesa fra spirituale e politico\, un elemento che diviene preponderante\, esplicito\, quasi provocatorio. Non esiste\, infatti\, il privato senza il collettivo e la salvezza – concetto introdotto in 4_Ritorno a casa – non può che essere un riscatto collettivo\, sociale\, forse\, di classe. Paolina T.\, poiché povera\, è costretta dalla società a scrivere la sua lettera d’amore nell’inferno di una realtà manicomiale dell’inizio del ‘900 che non è poi così diversa dal mondo che abitiamo oggi: un grande recinto per le menti\, da cui si può evadere solo diventando più leggeri\, perdendo il peso della materia che non riesce ad attraversare le sbarre. Di qui il collegamento con la sede prescelta\, l’ex reclusorio di Santa Maria della Fede\, in fondo una specie di carcere per donne libere\, la cui struttura diviene metafora di un percorso ascensionale che si confronta con un altro purgatorio napoletano come quello narrato da Anna Maria Ortese ne Il mare non bagna Napoli\, nel capitolo dedicato a La città involontaria. La chiesa di Santa Maria della Fede sorge nel XVII secolo nei pressi del borgo Sant’Antonio Abate. Nel 1645 la chiesa è ceduta agli Agostiniani riformati di Santa Maria del Colorito di Morano che promuovono un rimaneggiamento del tempio e la costruzione di un monastero. Successivamente\, il complesso è destinato\, per volere di Maria Amalia di Sassonia\, moglie di Carlo III di Borbone\, ad ospitare un ritiro di sole donne. In seguito diviene un ospedale per le prostitute. Nel dicembre 2014\, dopo molti anni di abbandono l’edificio è stato occupato da un comitato di quartiere che riunisce in sé molte anime dell’attivismo napoletano\, al fine di sollecitare il comune a riconsegnare alla comunità uno spazio storico – che ha ospitato anche la tipografia di Benedetto Croce – togliendolo al degrado e ai traffici illeciti per riportarlo ad una funzione di carattere sociale e culturale. L’artista ha dunque fortemente voluto portare il progetto in questo luogo come atto di sostegno ad un processo di democrazia diretta portato avanti dai cittadini napoletani per migliorare le condizioni di un quartiere ricco di bellezze\, ma anche di grandi complessità. \n  \nGian Maria Tosatti (Roma\, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo\, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific.\nI suoi progetti\, abitualmente\, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità\, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-)\, un progetto di arte pubblica in aree di conflitto.\nAttualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti\, «Fondamenta» (2011-)\, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea\, e le «Le considerazioni…»\, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale.\nTra il 2013 e il 2016 la sua ricerca si è concentrata su un’opera in sette parti che ha abitato l’intera città di Napoli dal titolo “Sette Stagioni dello Spirito”.\nTosatti è anche giornalista. È stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. È editorialista per Artribune e scrive su Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e sulla politica.\nNel 2011 ha curato RELOAD\, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”\, (www.unacosmologia.com).\nHa esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014)\, il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011)\, American Academy in Rome (Roma – 2013)\, Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012)\, Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012)\, Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008)\, Chelsea Art Museum (New York – 2009)\, BJCEM (2014)\, Centrale Montemartini – Musei Capitolini (Roma – 2007)\, Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015)\, Casa Testori (Milano – 2014)\, MAAM (Roma – permanente)\, Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 5_I Fondamenti della Luce\, 2015\, ex Convento di Santa Maria della Fede\, Napoli\, \nGian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 5_I Fondamenti della Luce\, 2015\, ex Convento di Santa Maria della Fede\, Napoli\,  Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 5_I Fondamenti della Luce\, 2015\, ex Convento di Santa Maria della Fede\, Napoli\,  Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 5_I Fondamenti della Luce\, 2015\, ex Convento di Santa Maria della Fede\, Napoli\,  Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e Fondazione Morra
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito 4_Ritorno a casa
DESCRIPTION:10 settembre – 15 novembre 2015\nOPENING 10 SETTEMBRE ORE 12:00\nEx Ospedale Militare\nVico Trinità delle Monache 1\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola \nIn quest’ultimo lavoro\, rigorosamente site-specific\, come i precedenti\, Tosatti imprime uno slittamento al percorso ascensionale affrontato nelle stazioni precedenti\, esplicitato nel passaggio dall’Inferno\, trattato nelle ultime due stazioni\, al Purgatorio. La spiaggia del Purgatorio è probabilmente il luogo più desolante della Commedia dantesca\, dove Dante e Virgilio giungono sbucando fuori dalla naturalburella che congiunge questo luogo al centro della Terra dove è confitto Lucifero\, protagonista\, non a caso\, dell’ultima opera di Tosatti. \n4_Ritorno a casa riflette sulla salvezza e sulla forza necessaria a sostenerla\, esplicitando un grande vuoto di tempo\, una solitudine disperante. È un’installazione composta da una sequenza di momenti finiti\, quasi una scomposizione della vita umana in quadri\, tutti collegati fra loro\, ma definiti in un perimetro determinato\, calcolabile e riassumibile in uno spazio che in un certo momento è stato dato. È un’opera in cui l’uomo si mostra come un insieme di elementi determinati\, da disporre lungo una linea\, che hanno la possibilità di potersi scambiare di posto\, di essere rimontati\, in un ordine imprevisto\, acquisendone un significato ulteriore. \nIl complesso della Santissima Trinità delle Monache è uno dei più vasti complessi abbaziali di Napoli. Eretto nel quartiere di Montecalvario nel XVII secolo\, ha assunto vari ruoli\, da quelli religiosi a quelli pubblici e\, prima dell’Unità d’Italia\, sotto Giuseppe Bonaparte\, assunse la funzione di ospedale militare. Il complesso\, attualmente\, è un insieme eterogeneo\, caratterizzato da edifici di valore architettonico e storico. Non sono mancate le costruzioni recenti\, che hanno alterato l’impianto. L’opera ha consentito la riapertura della parte principale del complesso monumentale dopo trent’anni di chiusura\, ossia dal terremoto del 1980. \n  \nGian Maria Tosatti (Roma\, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo\, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific.\nI suoi progetti\, abitualmente\, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità\, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-)\, un progetto di arte pubblica in aree di conflitto.\nAttualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti\, «Fondamenta» (2011-)\, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea\, e le «Le considerazioni…»\, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale.\nTra il 2013 e il 2016 la sua ricerca si è concentrata su un’opera in sette parti che ha abitato l’intera città di Napoli dal titolo “Sette Stagioni dello Spirito”.\nTosatti è anche giornalista. È stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. È editorialista per Artribune e scrive su Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e sulla politica.\nNel 2011 ha curato RELOAD\, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”\, (www.unacosmologia.com).\nHa esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014)\, il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011)\, American Academy in Rome (Roma – 2013)\, Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012)\, Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012)\, Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008)\, Chelsea Art Museum (New York – 2009)\, BJCEM (2014)\, Centrale Montemartini – Musei Capitolini (Roma – 2007)\, Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015)\, Casa Testori (Milano – 2014)\, MAAM (Roma – permanente)\, Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 4_Ritorno a casa\, Ex ospedale militare\, Napoli 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e della Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 4_Ritorno a casa\, Ex ospedale militare\, Napoli 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e della Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 4_Ritorno a casa\, Ex ospedale militare\, Napoli 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e della Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 4_Ritorno a casa\, Ex ospedale militare\, Napoli 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e della Fondazione Morra
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SUMMARY:La Mescla in concerto
DESCRIPTION:11 luglio 2015\nSTART CONCERTO ORE 19:00\nTerrazza del Museo Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Viola Bufano e Angelo Beneduce \nLa terrazza del Museo Nitsch\, con la magia di un tramonto mozzafiato\, ha ospitato il concerto della Mescla sabato 11 luglio alle 19:00 concerto\, aperitivo e visita al museo. La Mescla (leggendario collettivo di musicisti napoletani e non) ha proposto le grandi tradizioni musicali dei Paesi del bacino del Mediterraneo. Partendo dalla musica del Sud Italia\, ai ritmi tribali del Nord Africa\, passando per il culto della musica balcanica e tzigana\, esplorando le sonorità della musica tradizionale klezmer\, fino ad arrivare al Nord Europa; tutto il percorso intriso di vistose e inaspettate ferite punk\, rock e jazz. Il loro repertorio attinge in maniera viscerale della terra e dai popoli che hanno contribuito alla ricchezza della cultura musicale del mondo.\nLa Mescla nasce tra il 1999 e il 2000 dall’incontro di musicisti provenienti da differenti esperienze\, invitati ad unirsi in un progetto collettivo che superi la comune concezione di gruppo\, iniziando un percorso di ri- apprendimento musicale sul campo\, imparando direttamente dai popoli incontrati viaggiando. Percorre nei primi anni le strade verso Est\, suonando per strade\, mercati\, campagne in Slovenia\, Bosnia- Erzegovina\, Kosovo\, Croazia\, Ungheria\, promuovendo e partecipando a importanti eventi (come Fest 2001 in Kosovo)\, auto- finanziandosi con ingaggi in festival e locali. Dall’estate 2002 inizia a viaggiare lungo la costa nord del Mediterraneo\, suonando in molti Festival di musiche del mondo in Europa\, con formazioni spesso differenti\, proponendo il proprio lavoro di separazione\, mescolanza e ricomposizione di elementi basilari di culture tradizionali dell’Italia del sud e del Mediterraneo che hanno come matrice la circolarità\, la ripetizione\, la dilatazione dei tempi in funzione della festa e della danza\, la ricerca della spirale magica che avvolge insieme musicisti e danzatori.\nUn concerto e un concetto di festa e di ballo\, di comunanza\, condivisione e circolarità\, condito con spunti di riflessione\, per avvicinare armoniosamente le culture delle comunità residenti e migranti che oggi tra mille difficoltà imparano a coesistere in questa nuova Italia multietnica. Suoneranno: Osvaldo WA Costabile: violino\, ghironda\, mandolino; Luca Cioffi: Percussioni; Davide Della Monica: chitarra\, bouzouki\, voce; Riccardo Marconi: chitarre
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 15th Edition
DESCRIPTION:25 giugno 27 giugno 2015\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nBelvedere del Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nL’Independent Film Show – 15th edition\, rassegna internazionale dedicata al cinema sperimentale indipendente\, coordinata da Raffaella Morra\, si è svolta giovedì 25\, venerdì 26 e sabato 27 giugno sul Belvedere del Museo Nitsch con la proiezione di tre programmi di films 16mm e video e quattro live expanded cinema performances. \n\nPROGRAMMI e LIVE EXPANDED CINEMA \nGiovedì 25 giugno ore 21:00 \nTHE BLEEPING LIGHT: explorative sensorium in experimental film & video selezionato da Sally Golding. \nThe Bleeping Light presenta una serie di films e video di artisti audiovisivi e sonori contemporanei che investigano nelle percezioni fenomenologiche e psicologiche spaccate\, nello slittamento sinestetico e nelle tecnologie violate per produrre delle opere che risiedono in uno spazio tra la forma d’onda e il fotogramma. \nLive Expanded Cinema Set di Sally Golding \nSally Golding è un’artista multimediale che unisce la proiezione filmica e la composizione luminosa e sonora per creare delle performances di cinema espanso e delle installazioni partecipative. Il lavoro audiovisivo performativo di Golding si concentra sull’esperienza del pubblico\, spingendo i confini della percezione visiva e uditiva attraverso la scomposizione del sistema filmico in flicker\, forme d’onda e campi di colore; mentre le sue installazioni hanno imbrigliato la presenza del pubblico incorporando la loro immagine riflessa nelle proiezioni all’interno di spazi immersivi.\nVenerdì 26 giugno ore 21.00 \nVisual Insights selezionato da Raffaella Morra \nVisual Insights è pervaso da un’enfasi per la composizione filmica; una specifica predilezione per la ‘luce in movimento nel tempo’\, realizzata attraverso molteplici possibilità tecniche (incidere e dipingere la pellicola filmica\, o solarizzarla e trattarla chimicamente\, o utilizzare la tricromia separativa nella stampa del film) evidenzia una particolare indagine dell’apparato filmico che incoraggia delle personali costruzioni visuali\, recuperando un’innocenza percettiva non subordinata dalla razionalità. Una sequenza di differenti stimoli guida la visione in un movimento innovatore per variare l’ottica ed ampliare le nostre capacità di visualizzare il mondo. \nore 22.30\nLive Expanded Cinema \nZzurfreiheit di Lionel Palun\, Julien Bibard\, Jean-Philippe Saulou \nTrio iconoclasta che ha origine dai fasci luminosi del proiettore 16mm e del video\, Zzurfreiheit lavora per farvi viaggiare attraverso il tempo e lo spazio grazie alle virtù insospettate della retroazione sonora e luminosa. Sviluppando una poetica dell’istante e dell’immediatezza\, questi tre intervenenti generano dei conflitti delle percezioni\, con delle conseguenze contemplative severe per il vostro cervello. Il materiale visuale principale – punti\, linee\, paesaggi e piante – creato su pellicola 16mm da Julien Bibard\, viene reinterpretato in feedback dalle elaborazioni audio e video digitali di Lionel Palun. I suoni della meccanica del proiettore 16mm servono nel frattempo da materie prime alle delicate ed impulsive manipolazioni sonore di Jean-Philippe Saulou. \nSabato 27 giugno ore 21.00\nLive Expanded Cinema \nScoreline di Greg Pope \nScoreline è una performance filmica e sonora da solista. \nIdea: Il proiettore filmico come strumento con il potenziale per la diffusione visiva e sonora\, un’esplorazione dell’apparato cinematografico\, ignorando le tradizionali strategie per creare un dinamico evento dal vivo. Risultato: Texture e noise. Una coreografia della creazione attraverso la distruzione\, tra le altre cose… \nore 22.00 \nFilm doubled forever changes selezionato da Greg Pope \nI proiettori invadono l’auditorium per rivelare sei sorprendenti opere in doppio schermo – due classici fondamentali e quattro dalla nuova onda analogica Britannica… L’interazione\, la giustapposizione\, la sincronizzazione e la ripetizione guidano questi films. L’azione qui non sta solo accadendo sulla pellicola filmica – appartiene anche al momento della proiezione. \nGreg Pope \nore 23:00\nLive Expanded Cinema \nSKELETON di Greg Pope e SULT (Jacob Felix Heule\, Guro Skumsnes Moe\, Håvard Skaset) \nSKELETON è una performance audio del trio SULT e una performance filmica di Greg Pope. \nUn ambiente buio – la nostra grotta del cinema – il nostro rifugio e religione. I fantasmi ballando nella fiamma\, le immagini sono spaccature in gesso e legno. Le onde sonore e luminose vibrano e rifrangono. Lo scheletro è animato; un gioco di ombre\, strumenti acustici ed amplificati\, suoni sintetizzati e lanterna magica. Un’indagine in quattro movimenti.
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SUMMARY:John Cage\, Giuseppe Chiari\, Piero Mottola - Musica Indeterminata 2
DESCRIPTION:11 giugno 2015\nSTART ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIn collaborazione con Accademia di Belle Arti Statale\, Roma – Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi\, Roma – Museo d’Arte Contemporanea MACRO\, Roma – Ex Tempio Santa Croce\, Comune di Tuscania (VT) \nNell’ambito del programma di Produzione Artistica e Ricerca Scientifica 2014/15\, annualmente istituito dall’Accademia di Belle Arti di Roma\, Piero Mottola\, come artista musicista e docente di Sound Design presso l’Accademia\, ha presentato il secondo appuntamento di MUSICA INDETERMINATA\, proposte di musica contemporanea\, tra lezioni e concerti. Il pensiero sottostante il progetto ruota intorno a studi e partiture di diversi autori contemporanei associabili ad un’estetica del suono orientata all’indeterminazione semantica e alla non esaustività del messaggio sonoro. Si è scelto quindi di indagare modalità poetiche e metodologie di composizione che attribuiscono un ruolo rilevante alla relazione tra brano e fruitore. L’ascolto assume un valore interlocutorio e la composizione\, intrinsecamente pensata per deviare dall’univocità del messaggio\, funziona nella misura in cui ciascun ascoltatore è spinto ad interpretare in modo personale e originale quanto va ascoltando. La partecipazione attiva del fruitore esonera idealmente il pezzo sonoro dalla sua saturazione nel Tempo. Illuminanti in questo senso le parole espresse da Luigi Russolo sulla ricchezza polisemica del suono/rumore: E poiché il timbro complicato del rumore\, per la ricchezza dei suoni armonici che lo compongono ha una indeterminatezza per la quale l’orecchio intuisce ma non spiega questa composizione\, così è difficile che l’orecchio se ne stanchi. Quando una sensazione è diventata comune per i nostri sensi\, quando i nostri sensi la capiscono perfettamente\, quando più nulla di nascosto può rivelare ad essi\, questa sensazione non ci dà più alcuna emozione. (L. Russolo\, L’Arte dei Rumori\, Edizioni Futuriste di Poesia\, Milano 1916). \nPer questa edizione di MUSICA INDETERMINATA sono state eseguite musiche di John Cage\, Giuseppe Chiari\, Piero Mottola. \n 
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SUMMARY:Wine&TheCity - Dentro/Fuori performance culinaria di Paul Renner
DESCRIPTION:10 maggio 2015 \nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPer la prima volta\, Fondazione Morra/Museo Hermann Nitsch ha aperto le porte a Wine&Thecity presentando una performance di Paul Renner\, artista austriaco di fama internazionale\, già assistente di Arnulf Rainer e di Hermann Nitsch. Con la sua forte carica performativa e sensoriale\, Renner ha allestito un banchetto per soli 50 ospiti: un’opera culinaria\, un’azione d’arte\, site-specific\, che mescola le diverse suggestioni e ispirazioni dell’artista\, appassionato di contaminazioni e in constante dialogo con pratiche diverse. La sensorialità è elemento imprescindibile della ricerca di Paul Renner\, convinto che il pubblico debba partecipare al completamento dell’opera. Le sue sculture sono commestibili e le sue performance sono banchetti a cui tutti sono invitati a partecipare attivamente. Il Museo Nitsch è in vico Lungo Pontecorvo\, nel quartiere Avvocata\, ai margini del Cavone e a ridosso di Piazza Dante\, in un angolo nascosto e bellissimo di Napoli\, che della città offre una insolita prospettiva. Lo spazio nasce dal recupero di un impianto industriale per la produzione di energia elettrica di fine Ottocento: la facciata sobria e composta rivela un’ampia quadratura rigorosa nelle sue geometrie ove trovano spazio le installazioni che Nitsch in collaborazione con Giuseppe Morra ha realizzato dal 1974 ad oggi. Hanno accompagnato la Trash pile di Renner i vini della Vigna di San Martino della Fondazione Morra e i vini delle Cantine Russo di Taurasi. \nPaul Renner nasce a Bludenz\, in Austria\, nel 1957. A partire dalla fine degli anni settanta è assistente di Arnulf Rainer e di Hermann Nitsch. Il suo interesse si rivolge sin dall’inizio verso le atmosfere rarefatte e disincantate del decadentismo\, particolarmente affascinato dalle figure di D’Annunzio\, Wilde e Huysmann. Indossando gli abiti del dandy\, Renner dipinge e mette in scena ambientazioni naïves: vasi\, brocche e poltrone dallo stile baroccheggiante\, colori cupi\, contorni pregnanti\, simboli mistici e allegorie\, scene mitologiche e ricordi di antiche leggende popolari. L’immaginario onirico è per Renner una continua fonte d’ispirazione che introduce nei suoi dipinti elementi fantastici e visionari\, ottenuti matericamente tramite una combinazione di pigmenti e sostanze organiche\, come resine di pino\, cera d’api\, tinte vegetali\, coloranti per alimenti\, inchiostro\, sangue\, spezie\, foglie secche\, bitume\, flatting\, oro\, piombo\, pelle di maiale\, olio di zucca. Nel 2000 fonda a Londra l’Hell Fire Touring Club\, un’associazione di chef\, artisti\, scrittori\, artigiani e collezionisti in spedizione per l’Europa e il Mediterraneo\, alla ricerca di Wunderkammer e personaggi misteriosi. La prima mostra si tiene a Napoli nel 2002\, presso la Fondazione Morra. Nel 2014 inaugura presso la Kunsthalle di Vienna il suo progetto più ambizioso\, l’Hell Fire Dining Club\, un’installazione di dipinti\, oggetti di wunderkammer e scenografie teatrali\, insieme con cibi e cocktail dal sapore estremamente decadente. Nel 2009 sempre con la Fondazione Morra\, presenta Esilio a Capri\, una narrazione sulle personalità celebri che hanno abitato la splendida isola. Nel 2014 all’Osservatorio Astronomico di Capodimonte di Napoli crea Supernova 1604 reloaded\, un’installazione\, in parte commestibile\, che ricorda l’esplosione di una supernova avvenuta nella nostra galassia il 9 ottobre del 1604\, scorta da Keplero che le dedicò un volume. Nel 2015\, nell’ambito del grande evento espositivo L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’Arte\, a cura di Achille Bonito Oliva\, diffuso in tutta Italia\, con il coinvolgimento di più di 30 artisti chiamati a realizzare opere ispirate al soggetto iconografico dell’albero della cuccagna\, Paul Renner presenta un’imponente scultura commestibile ludica\, ideale capitolo di un nuovo eclettico romanzo artistico-visivo nell’incanto della Vigna San Martino di Napoli – patrimonio naturale sottoposto a vincolo monumentale.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Wine&TheCity Dentro/Fuori\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015\nPaul Renner \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Wine&TheCity Dentro/Fuori\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015\nPaul Renner \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Wine&TheCity Dentro/Fuori\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015\nPaul Renner \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Wine&TheCity Dentro/Fuori\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015\nPaul Renner \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Wine&TheCity Dentro/Fuori\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015\nPaul Renner \nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito 3_Lucifero
DESCRIPTION:21 aprile – 15 giugno 2015\nOPENING 21 APRILE ORE 12:00\nEx Magazzini Generali del Porto di Napoli\nLargo Immacolatella Vecchia / varco SNAV \nA cura di Eugenio Viola \nSette Stagioni dello Spirito è un progetto iniziato da Tosatti nel 2013 e ispirato al Castello Interiore (1577) di Santa Teresa d’Avila\, che suddivide l’animo umano\, per l’appunto\, in sette stanze. Dopo 1_La peste\, realizzata nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi e 2_Estate\, nell’ex Anagrafe Comunale in Piazza Dante\, in quest’ultimo progetto\, come i precedenti\, rigorosamente site-specific\, l’artista sostituisce alla cruda metafora politica che informava 2_Estate\, una di sapore completamente diverso\, dal respiro schiettamente teologico\, come immediatamente denunciato dal titolo di questo nuovo lavoro. Lucifero è indagato da Tosatti in chiave archetipica e intertestuale\, intrecciando la religione alla psicologia\, la linguistica alla Storia\, le Sacre Scritture e la Comedìa dantesca. Stimoli diversi\, convergono in un impianto evocativo\, incentrato sul rapporto tra l’uomo e Dio\, l’errore\, la tentazione e il peccato. Il diavolo\, dal greco diàbolos\, è propriamente colui che divide\, una figura presente\, con nomi differenti\, in tutte le religioni: è incarnazione del male e del disordine\, della superbia smodata ma è anche un’entità che porta l’uomo ad esercitare il difficile dono del libero arbitrio. In questo senso\, l’incontro col diavolo rappresenta il momento critico in cui l’essere umano può determinare il senso della propria esistenza\, scegliendo la via impervia del bene o cedendo alle tentazioni che conducono all’abisso del male. Partendo da queste considerazioni\, l’artista ha realizzato un’opera monumentale\, una “doppia basilica”\, inferiore e superiore\, dedicata all’angelo ribelle\, una figura reclusa da muri di parole. Quelle stesse parole che valsero la prima condanna della Storia\, perpetuata quale argine tra i sommersi e i salvati. \n3_Lucifero è un’opera che parla di condanna per introdurre in realtà il tema del riscatto\, affonda nella nostalgia della luce\, inequivocabile marchio di Dio\, cui anche il re degli inferi\, suo malgrado\, non può smettere di servire il “gran disegno. \nGian Maria Tosatti (Roma\, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo\, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific.\nI suoi progetti\, abitualmente\, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità\, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-)\, un progetto di arte pubblica in aree di conflitto.\nAttualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti\, «Fondamenta» (2011-)\, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea\, e le «Le considerazioni…»\, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale.\nTra il 2013 e il 2016 la sua ricerca si è concentrata su un’opera in sette parti che ha abitato l’intera città di Napoli dal titolo “Sette Stagioni dello Spirito”.\nTosatti è anche giornalista. È stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. È editorialista per Artribune e scrive su Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e sulla politica.\nNel 2011 ha curato RELOAD\, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”\, (www.unacosmologia.com).\nHa esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014)\, il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011)\, American Academy in Rome (Roma – 2013)\, Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012)\, Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012)\, Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008)\, Chelsea Art Museum (New York – 2009)\, BJCEM (2014)\, Centrale Montemartini – Musei Capitolini (Roma – 2007)\, Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015)\, Casa Testori (Milano – 2014)\, MAAM (Roma – permanente)\, Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).\n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 3_Lucifero\, Ex Magazzini Generali del Porto di Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e della Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 3_Lucifero\, Ex Magazzini Generali del Porto di Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e della Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 3_Lucifero\, Ex Magazzini Generali del Porto di Napoli\, 2015\nGian Maria Tosatti\nCourtesy dell’artista e della Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 3_Lucifero\, Ex Magazzini Generali del Porto di Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e della Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 3_Lucifero\, Ex Magazzini Generali del Porto di Napoli\, 2015 Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e della Fondazione Morra
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SUMMARY:Contro L’infelicità L’internazionale Situazionista e la sua attualità - Guy Debord e i suoi film
DESCRIPTION:5 febbraio – 6 febbraio 2015\nSTART ORE 17:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa Fondazione Morra / Museo Nitsch ha dedicato due giorni al movimento dell’Internazionale Situazionista\, partendo dalla presentazione del libro Contro L’infelicità. L’Internazionale Situazionista e la sua attualità a cura di Stefano Taccone\, da cui la rassegna prende il titolo. Il volume\, edito da Ombre Corte e frutto di un ciclo di seminari tenuto presso il BAD Museum di Casandrino (Napoli)\, esplora l’universo dei situazionisti\, gruppo di intellettuali uniti dalla critica radicale alla società capitalistica e all’industria culturale costituitosi il 28 luglio del 1957 a Cosio di Arroscia in Liguria. Taccone racconta di come la storia dell’Internazionale Situazionista colpisca per il desiderio di radicalità e coerenza assolute\, per l’incrollabile determinazione dei suoi protagonisti nel procedere convinti di rappresentare il “grado più alto della coscienza rivoluzionaria internazionale”\, per il rifiuto di ogni mediazione o adattamento e la tendenza a infrangere qualunque separazione\, a cominciare da quella tra arte e vita. E’ l’ala radicale del Lettrismo con Guy Debord (Parigi 1931-Bellevue-la-Montagne 1994) a dar vita prima all’Internazionale Lettrista e poi\, essendosi fusa con il Movimento Internazionale per una Bauhaus immaginista (MIBI)\, all’Internazionale Situazionista\, i cui strumenti per superare l’arte borghese sono quelli della psicogeografia\, dell’urbanismo unitario e del détournement. Desiderosi di interrompere l’isolamento dell’arte rispetto al quotidiano\, i situazionisti propongono pratiche artistiche che si realizzino direttamente nella vita\, la derive\, intesa come attraversamento di vari ambienti\, senza una meta precisa ma solo un vivo interesse per ciò che può avvenire. Per approfondire la conoscenza di tali principi ispiratori e meglio comprenderne la dirompente forza critica\, alla presentazione del libro di Taccone si è accompagnata la proiezione di tutti i film di Guy Debord\, presentati da Pino Bertelli\, di cui il primo è La société du spettacle (1973)\, titolo dell’omonimo saggio dell’autore francese che denuncia il processo di trasformazione dei lavoratori in consumatori inglobati nel sistema economico capitalista.
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SUMMARY:Luca Maria Patella. Ambienti proiettivi animati\, 1964-1984
DESCRIPTION:30 gennaio – 26 aprile 2015\nOPENING 29 GENNAIO ORE 18:00\nMACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma\nvia Nizza\, 138\, Roma \na cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi \nDal 30 gennaio al 26 aprile 2015 il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta la mostra di Luca Maria Patella\, Ambienti proiettivi animati\, 1964-1984\, a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi\, promossa da Roma Capitale\, Assessorato alla Cultura\, Creatività\, Promozione Artistica e Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali\, e realizzata con il sostegno e la collaborazione della Fondazione Morra di Napoli\, che da anni ne cura le esposizioni e l’archivio generale. \nIl progetto espositivo\, che prende il titolo della prima mostra personale di Patella tenutasi a Roma nel 1968 alla galleria l’Attico di Fabio Sargentini\, intende offrire\, attraverso una selezione di alcune tra le opere più significative dei primi due decenni della sua lunga carriera la possibilità di rileggere criticamente gli esordi del percorso dell’artista. \nIn anticipo sulle tendenze artistiche e culturali che sarebbero emerse solo nei decenni successivi\, Luca Maria Patella è stato nella prima metà degli anni Sessanta uno dei pionieri in Europa dell’uso artistico di fotografia e film\, sovente posti in relazione con lo spazio naturale e l’architettura. Le sue sperimentazioni non solo sondano le nuove possibilità espressive di questi media ma ne esaltano le qualità concettuali e i potenziali allegorici\, con la consapevolezza di avere a disposizione linguaggi da articolare e reinventare. \nLa mostra si snoda attraverso una serie di “ambienti” disposti in un percorso che mette in luce i peculiari procedimenti creativi della produzione degli anni Sessanta e Settanta dell’artista. \nLe installazioni\, le azioni performative\, le tele fotografiche\, i film e i libri d’artista concorrono a delineare l’immagine di un artista “totale”\, creando inediti punti di vista da cui osservare i mutamenti del mondo circostante e le trasformazioni dei codici linguistici\, in un periodo cruciale delle pratiche artistiche degli ultimi decenni. \nPer la prima volta dal 1971 vengono presentati al pubblico gli Alberi parlanti\, elementi multisensoriali che formano un ambiente sonoro interattivo\, simbolo\, con il suo duplice valore\, onirico e poetico da un lato\, scientifico e filosofico dall’altro\, del doppio orientamento del lavoro di Patella\, culminato nella felice integrazione delle due polarità estetiche. \nMentre le tele fotografiche presentate in mostra dialogano con il cortometraggio Terra Animata\, girato da Patella in 16mm nel 1967 (film che la critica ha accostato alle primissime esperienze concettuali e alla land art)\, la serie originale di oltre trecento diapositive che fanno da sfondo all’azione comportamentale Camminare dialoga con l’installazione Voulez-vous une Aubelière? in uno spazio dal forte impatto sinestetico. Concludono il percorso della mostra due importanti installazioni che compendiano le polarità complementari del lavoro di Patella: Id e Azione\, del 1974\, e Mysterium Coniunctionis\, del 1983-84. \nParte integrante della mostra è il programma di proiezioni di film realizzati negli anni Sessanta\, presentato in Sala Cinema. Le pellicole\, recentemente restaurate dalla Cineteca Nazionale di Roma\, dimostrano un uso sperimentale e proto-concettuale del medium cinematografico. \nLa rassegna di film in mostra è realizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale. \nIl MACRO pubblicherà in occasione della mostra un catalogo nel quale una serie di testi critici\, accompagnati da una ricca documentazione iconografica\, compongono il primo studio sistematico sulla prima parte della carriera dell’artista. \nSi ringraziano per la collaborazione: Fondazione Morra\, Napoli; Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale\, Roma. Media partners: ArtTribune\, web magazine; Latitudo s.r.l. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Luca Maria Patella. Ambienti proiettivi animati\, 1964-1984\, MACRO\, Roma\, 2015 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Luca Maria Patella. Ambienti proiettivi animati\, 1964-1984\, MACRO\, Roma\, 2015 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Luca Maria Patella. Ambienti proiettivi animati\, 1964-1984\, MACRO\, Roma\, 2015 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:La scrittura visuale/ La parola totale
DESCRIPTION:15 gennaio 2015\nINIZIO ORE 17:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nProgetto XXI / Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee \nNell’ambito della rassegna espositiva La scrittura visuale/La parola totale\, ampio programma di mostre e incontri\, a cura di Giuseppe Morra\, inauguratosi il 12 settembre 2014 sulla storia della poesia visuale partendo dal panorama internazionale per arrivare a quello nazionale\, e con all’interno una sezione riservata ai giovani artisti\, PRE POST ALPHABET\, a cura di Eva Fabbris e Gigiotto del Vecchio\, concepita come avvicinamento tra le opere delle figure cardine della poesia visiva e alcuni artisti di generazioni successive\, la Fondazione Morra/Museo Nitsch con il Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee ha presentato l’ultimo appuntamento della rassegna giovedì 15 gennaio alle ore 17:00. \nLuigi Esposito\, compositore e performer napoletano nonché critico musicale\, ha presentato il volume Un male incontenibile Sylvano Bussotti artista senza confini (ed. Bietti)\, una biografia del grande compositore italiano. Esposito\, allievo di Bussotti\, racconta la vita e l’opera del maestro fiorentino\, intervallando aneddoti e documentazione in un contenitore ricco di testimonianze\, cronache\, interviste e esecuzioni di pagine musicali. Alla presentazione sono intervenuti Daniele Lombardi\, celebre pianista e compositore fiorentino\, Andrea Viliani\, direttore del Museo Madre e Giuseppe Morra\, direttore del Museo Nitsch. Nell’ambito della sezione PRE POST ALPHABET\, l’artista Diego Tonus ha conversato con Eva Fabbris e Andrea Viliani\, presentando il suo primo libro intitolato Five Cases of Intrusion\, contenente le trascrizioni delle registrazioni risultanti dai dialoghi avuti con interlocutori incontrati durante le sue presentazioni in diverse città nel corso degli ultimi cinque anni. Oltre ai testi frutto delle molteplici esperienze avute con il pubblico\, il libro contiene immagini narranti le varie interpretazioni della pratica dell’artista. Sempre all’interno di PRE POST ALPHABET Gigiotto Del Vecchio ha presentato l’installazione sonora “D’une part\, 1987” “D’autre part\, 7891” di Jan St. Werner\, membro dei Mouse on Mars. L’installazione è costituita da registrazioni di due poemi tratti da Le homardcosmographique di Henri Chopin\, “scratchiati” dall’artista. In conclusione si è svolto un concerto di Daniele Lombardi per pianoforte\, Suono Segno Gesto a Firenze. Il celebre musicista ha eseguito brani di Sylvano Bussotti\, Giuseppe Chiari e alcune sue composizioni. Distintosi per aver lavorato sulla musica delle avanguardie storiche del Novecento\, Lombardi performa i brani\, giocando con la velocità e la gestualità del suono. \nPresentazione del libro Un male incontenibile Sylvano Bussotti artista senza confini di Luigi Esposito. Sono intervenuti Luigi Esposito\, Daniele Lombardi\, Giuseppe Morra e Andrea Viliani \nPRE POST ALPHABET\, presentazione del libro d’artista Five Cases of Intrusion. Interverranno Eva Fabbris e Andrea Viliani. \nJan St. Werner (Mouse on Mars)\, “D’une part\, 1987” “D’autre part\, 7891”\, a cura di Gigiotto Del Vecchio. \nDaniele Lombardi\, SUONO SEGNO GESTO A FIRENZE\, concerto per pianoforte \nSylvano Bussotti……Novelletta (1973) Preludio Pianolibero Futuro (2003) Giuseppe Chiari……Intervalli 1 (1950) Intervalli n.2 “Do” (1950) MpDL (1997) MpDL2 (1998) MpDL8 (1998) Daniele Lombardi….Visualizzazione 1 (1973) Mitologie 4 (2002) \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Progetto XXI La scrittura visuale La parola totale performance di Daniele Lombardi\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015 \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Progetto XXI La scrittura visuale La parola totale performance di Daniele Lombardi\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015  © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Progetto XXI La scrittura visuale La parola totale performance di Daniele Lombardi\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015  © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Progetto XXI La scrittura visuale La parola totale performance di Daniele Lombardi\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015  © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Progetto XXI La scrittura visuale La parola totale performance di Daniele Lombardi\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015  © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Progetto XXI La scrittura visuale La parola totale performance di Daniele Lombardi\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015  © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Progetto XXI La scrittura visuale La parola totale performance di Daniele Lombardi\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015  © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Progetto XXI La scrittura visuale La parola totale performance di Daniele Lombardi\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2015  © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra
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