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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 14th Edition
DESCRIPTION:26 giugno – 28 giugno 2014\nINIZIO PROIEZIONI 26 GIUGNO ORE 21:00\nMuseo Hermann Nitsch (Belvedere)\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nINDEPENDENT FILM SHOW 14th edition\, rassegna internazionale dedicata al cinema sperimentale indipendente coordinata da Raffaella Morra\, si svolge giovedì 26\, venerdì 27 e sabato 28 giugno programmando la proiezione dei tre programmi di films e video e le tre expanded cinema performances al Belvedere del Museo Nitsch. \nL’Independent Film Show si focalizza su quegli stati di rinnovamento immaginifico che incrementano l’abilità del guardare: un’attività fisica e mentale fondante per decodificare le sottili linee che sorreggono l’unità del mondo. Annualmente prende forma un familiare club per cinefili dove si incontrano le più progressive ed inattese espressioni artistiche in movimento\, contrario ai grandi numeri dei costosissimi vuoti ideologici dei festivals e avverso agni immotivati avanzamenti della cultura di consumo. L’Independent Film Show è un propulsore culturale\, impegnato non verso il profitto egemonizzante ma a favore della diffusione di una mentalità consapevole dei limiti da superare per esperire quei fenomeni oggi solo intuibili oltre l’umano visibile e udibile. Il territorio del cinema sperimentale è denso di fraintendimenti e generalizzazioni ed in special modo si continuano a issare barricate di esclusione e rigide regole di separazione che impediscono di svelare e approfondire le intriganti connessioni percettive e le inaspettate soluzioni insite nei componimenti artistici indipendenti. L’esclusione del forzato fruitore passivo (utilizzato nella visione standardizzata) evidenzia e privilegia una comunicazione diretta capace di provocare una vibrazione intensa che può generare riflessione e progresso; un’immersione alternativa in temporanei atti proiettivi\, con la possibilità di socializzare e discutere con i film/video-makers per intraprendere un ulteriore passaggio verso dei nuovi spazi di intuizione. \nLeggendo con attenzione i programmi di questa edizione si evince il ritorno a Napoli di molti amici che nelle varie edizioni hanno già mostrato l’eccezionalità delle proprie opere filmiche\, sottolineando quanto stretto sia il legame tra i film/video-makers coinvolti nell’Independent Film Show. L’unica restrizione è partecipare con delle opere raramente o mai proiettate in Italia ed ideare delle ardue strategie performative che avvolgono i partecipanti\, infondendo delle nuove configurazioni in un’irripetibile esperienza sensuale. \nPROGRAMMI e EXPANDED CINEMA PERFORMANCES \nGiovedì 26 giugno ore 21:00 Cornerstone selezionato da Gaëlle Rouard \nIl programma Cornerstone selezionato da Gaëlle Rouard\, come esplicitato nel titolo\, è una splendida panoramica nella storia del cinema sperimentale\, con un comune denominatore: qualsiasi parvenza di narrazione cinematografica è disseminata in mille schegge e restituita in una forma comunicativa completamente unica\, impiegando le più personali e imprevedibili manipolazioni e metodologie di creazione filmica. In Outer Space di Peter Tscherkassky la stratificazione costante delle immagini espone lo spettatore ad una complessa attività di visione per esplorare i limiti dei meccanismi fisici e intellettuali; Spacy di Takashi Ito è realizzato con 700 fotografie ri-fotografate fotogramma per fotogramma seguendo delle regole fisse di movimento nello spazio fisico\, con l’intento di condurre in confusione l’atto del guardare; per William Moritz  “…l’unicità del cinema è presentare uno spettacolo visuale comparabile all’ascolto musicale con delle fluide immagini dinamiche\, ritmicamente cadenzate attraverso il montaggio\, la dissolvenza\, la sovrapposizione\, la segmentazione dello schermo\, i contrasti di positivo e negativo\, l’atmosfera del colore ed altri stratagemmi cinematografici”; Lapis di James Whitney\, un classico dell’Absolute Cinema\, da lui definito “un mandala spazio/temporale”\, è correlato all’attività neurale del sistema visivo ed uditivo realizzando un meraviglioso esempio sinestetico; in Déjeuner du matin di Patrick Bokanowski i suoi esperimenti ottici con la luce\, la riflessione e la rifrazione trasformano le immagini quotidiane in fluidi e deformabili oggetti d’arte\, impiegando il materiale filmico come una tradizionale tela pittorica; per Stadt in flammen del collettivo SCHMELZDAHIN la pellicola found footage Ville en flamme è sottoposta al degrado biologico di microbi e batteri\, fin quasi la liquefazione\, per favorire una dissoluzione delle immagini e mostrare la vacuità della materia al processo del tempo. \n  \nGiovedì 26 giugno ore 22:30 Juke Film Boxe di Gaëlle Rouard \nPer la seconda volta\, con una nuova configurazione filmica e l’ultimo film in prima visione mondiale\, Juke Film Boxe di Gaëlle Rouard è una straordinaria opportunità per partecipare all’intervento diretto sulla proiezione filmica; un flusso continuo che coinvolge in un tutt’uno la film-maker\, gli apparati proiettivi\, l’ambiente e gli spettatori. Un pretesto narrativo fa da sottile sostrato per un viaggio cosmico nell’arte filmica; i fotogrammi\, sapientemente elaborati a mano attraverso dei filtri colorati\, degli specchi e dei prismi ottici\, creano un mondo sovrapposto\, accompagnato da una fortissima sensazione d’ignoto che può forse condurre verso nuovi scenari e significati. \n  \nVenerdì 27 giugno ore 21:00 Intuition spaces selezionati da Emmanuel Lefrant e Raffaella Morra \nIl programma Intuition spaces selezionato da Emmanuel Lefrant e Raffaella Morra concentra l’attenzione sul processo di sviluppo delle sostanze in perpetua metamorfosi. Little Girl di Bruce Baillie registra dei momenti distillati di bellezza naturale in un ritratto lirico perfettamente semplice senza aggiunte o tagli; Distorted Movi Sion di Yo Ota riflette sulla struttura della visione cinematografica come tipologia di esperienza visuale e conoscenza visibile; un’avventura della mente in The Or Cloud di Fred Worden ed un viaggio metafisico che si realizza attraverso degli scenari mentali personali in Into Daylight di SJ. Ramir; Another Void di Paul Clipson è il risultato di una pratica continua con la pellicola Super 8mm per elaborare una modalità di descrizione del mondo attraverso il gesto e la ripetizione; in Photuris di Peter Miller il movimento generato dalle lucciole è registrato sulla pellicola\, formando dei turbinii astratti di luce. \n  \nVenerdì 27 giugno ore 22:30 expanded cinema performances di Les Nominoë \nDel collettivo Nominoë\, composto dai quattro film-makers Nicolas Berthelot\, Alexis Constantin\, Emmanuel Lefrant\, Stéphane Courcy di Rosa\, le due expanded cinema performances Atomic Light (in prima visione mondiale) e Cortex (con la partecipazione del ballerino Stéphane Mensah) collegano la materialità del supporto filmico e la diffusione proiettiva ad una fruizione temporale e spaziale non convenzionale. Il cinema dei Nominoë si allontana dai modi abituali di produzione filmica privilegiando l’improvvisazione collettiva dal vivo di una situazione visiva e sonora. \n  \nSabato 28 giugno ore 21:00 Signal Selections from Screen Compositions selezionati da Katherine Liberovskaya \nScreen Compositions è un evento annuale di proiezione\, fondato e curato da Katherine Liberovskaya\, che si svolge dal 2005 al Experimental Intermedia\, NY\, dedicato alle intersezioni delle immagini in movimento con l’arte sonora\, specificamente non dal vivo. La selezione per l’Independent Film Show si concentra sulla manipolazione del segnale analogico ed esplora le qualità e le possibilità offerte dall’apparato tecnologico. Decay Hatching di LoVid (Tali Hinkis and Kyle Lapidus) mette in evidenza la fragilità della tecnologia\, il video 33 di E.S.P. TV (Victoria Keddie and Scott Kiernan) documenta le pratiche artistiche effimere; in Light Field II Richard Garet attira l’attenzione verso i processi di percezione e cognizione attivando dei fenomeni sensoriali\, fisici\, psicologici che riflettono sulla natura e sull’esperienza del tempo; Frogfields di Katherine Liberovskaya è un’esplorazione del video a tensione controllata dall’audio elaborato tramite un sintetizzatore. \n  \nSabato 28 giugno ore 22:30 Live video di Katherine Liberovskaya con Live mixing of audio pieces di Phill Niblock \nSabato 28 giugno ore 23:00 Live music and film/video di Phill Niblock \nDue momenti performativi con Katherine Liberovskaya e Phill Niblock: nel primo live set Niblock mixa tra brani audio basati su diverse registrazioni fonografiche\, molto differenti dalle sue composizioni musicali\, accompagnato da Katherine Liberovskaya che mixa dei video da un vasto database personale di clips elaborate negli ultimi quindici anni. \nIl secondo evento è un’intensa performance di Phill Niblock\, compositore minimalista e film-maker che con la sua Intermedia Art ha contribuito attivamente a trasformare il modo di percepire i suoni ed il trascorrere del tempo. Le sue composizioni sonore sono dei fitti drones interrelati da microtoni di timbri strumentali che generano variegate sfumature nello spazio performativo in cui gli spettatori si immergono fino a perdere la percezione del fluire del tempo. Ciò si riflette nei suoi componimenti filmici\, lontani dallo sviluppo documentale\, che mostrano i rituali del lavoro giornaliero\, spesso l’operare manualmente ripetuto in continuo. Le dense corrispondenze tra suoni e immagini agiscono con un lento fluire\, evocando sensazioni antagoniste di movimento ed immobilità\, e con una giusta predisposizione conducono ad una condizione di trance dove esistono le libere associazioni. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 14th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 14th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 14th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 14th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 14th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 14th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 14th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito 2_Estate
DESCRIPTION:6 giugno – 5 luglio 2014\nOPENING 6 GIUGNO ORE 11:30\nEx Anagrafe Comunale\nPiazza Dante\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola \n2_Estate\, seconda tappa del progetto biennale Sette Stagioni dello Spirito\, è un intervento site-specific che indaga il concetto di inerzia\, una condizione dell’anima affrontata da Gian Maria Tosatti cortocircuitando riferimenti eterogenei: l’approccio “archeologico” di Agamben incontra le riflessioni disilluse dell’ultimo Pasolini di Petrolio\, l’impianto ascensionale di matrice dantesca quello introspettivo di Teresa de Jesus\, riferimenti cari alla storia dell’arte si prestano alle lacerazioni del presente. Elementi diversi e tra loro distanti\, diventano l’espediente sottile di Tosatti per portare avanti una riflessione amara che usa come analogia l’Italia repubblicana\, la sua mancanza di progettualità e di identità\, per indagare una “malattia dello spirito” comune ad ogni uomo che si lascia scivolare verso la bassezza\, in quella che\, in definitiva\, è un’opera sull’inferno. \nIl luogo prescelto per questo secondo intervento del ciclo costituisce\, come nel caso precedente\, un’altra ferita aperta nel corpo di Napoli. Tosatti si è concentrato su un edificio talmente visibile da essere diventato invisibile\, che si staglia sulla centralissima Piazza Dante. Nato nel ‘600 come monastero\, l’edificio ha ospitato la prima anagrafe italiana\, istituita a Napoli nel 1809 e tutt’oggi\, pur essendo chiuso e versando in condizioni di degrado\, conserva all’interno gran parte dei documenti che hanno registrato l’identità dei napoletani per oltre 200 anni. \nCome per Agamben così per Tosatti\, l’indagine storica è solo il riflesso di un’interrogazione assoluta rivolta al presente\, ed è proprio cercando di comprendere il presente che l’artista si trova\, quasi costretto\, ad interrogare il passato. \nÈ in questo senso che Tosatti recupera\, in chiave umanistica\, il pensiero del filosofo quale unica possibilità di risoluzione di un’identità in funzione del proprio futuro\, lo interpreta come postulato dello spirito\, avvicinandolo\, sorprendentemente\, alle “seconde mansioni” descritte da Santa Teresa D’Avila nel suo Castello Interiore\, punto di inizio dell’indagine chirurgica dell’artista nel ventre di Napoli. \nTosatti risemantizza uno spazio vuoto\, silente\, e con un’azione contro natura lo riporta indietro nel tempo quasi volesse apparentemente restituirlo alla sua funzione originaria. In realtà lo elegge a simbolo di una parabola che attraversa l’Italia repubblicana e il suo immobilismo per definire la natura stessa del male all’interno di ogni essere umano. \nIl visitatore\, dunque\, si trova al cospetto di uno spazio di cui egli stesso è corpo\, in cui tutto è infinitamente familiare\, ma in cui l’ordine è stato meticolosamente progettato\, attraverso successioni di informazioni di un \nprocesso che restituisce un’installazione polisemicamente complessa\, in cui ogni singolo elemento contribuisce alla creazione di un progressivo disvelamento di senso. \n  \nGian Maria Tosatti (Roma\, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo\, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific.\nI suoi progetti\, abitualmente\, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità\, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-)\, un progetto di arte pubblica in aree di conflitto.\nAttualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti\, «Fondamenta» (2011-)\, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea\, e le «Le considerazioni…»\, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale.\nTra il 2013 e il 2016 la sua ricerca si è concentrata su un’opera in sette parti che ha abitato l’intera città di Napoli dal titolo “Sette Stagioni dello Spirito”.\nTosatti è anche giornalista. È stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. È editorialista per Artribune e scrive su Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e sulla politica.\nNel 2011 ha curato RELOAD\, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”\, (www.unacosmologia.com).\nHa esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014)\, il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011)\, American Academy in Rome (Roma – 2013)\, Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012)\, Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012)\, Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008)\, Chelsea Art Museum (New York – 2009)\, BJCEM (2014)\, Centrale Montemartini – Musei Capitolini (Roma – 2007)\, Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015)\, Casa Testori (Milano – 2014)\, MAAM (Roma – permanente)\, Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 2_Estate\, Ex Anagrafe Comunale in Piazza Dante\, Napoli\, 2014\,\nGian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 2_Estate\, Ex Anagrafe Comunale in Piazza Dante\, Napoli\, 2014\, Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 2_Estate\, Ex Anagrafe Comunale in Piazza Dante\, Napoli\, 2014\, Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 2_Estate\, Ex Anagrafe Comunale in Piazza Dante\, Napoli\, 2014\, Gian Maria Tosatti Courtesy dell’artista e Fondazione Morra
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SUMMARY:Arte\, Psicoanalisi e Società. La poetica della metamorfosi
DESCRIPTION:20 maggio – 21 maggio 2014\nSTART CONVEGNO ORE 17:00\nSala Conferenze del Museo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntroduzione al convegno: Giuseppe Morra\, Direttore Museo Nitsch di Napoli \nCoordinamento: Prof. Gian Paolo Sammarco\, Psicoanalista\, Docente di Semiotica dell’Arte e di Teoria della percezione e psicologia della forma \nInterventi di: Prof. Massimo Fusillo\, Professore di Critica letteraria e letterature comparate\, Prof. Lorenzo Mango\, Docente di storia del teatro moderno e contemporaneo Università L’Orientale Napoli\, Maestro Hermann Nitsch (per la traduzione consecutiva prof. Steffen Wagner) \nDurante l’incontro saranno inoltre proiettati i seguenti filmati della azioni: 130.aktion Museo Nitsch Napoli 2010\, regia di Mario Franco\n135.aktion Cuba 2012\, regia di Rolf Leitenbor \nMartedì 20 e Mercoledì 21 maggio 2014\, il Museo Nitsch e l’Accademia di Belle Arti di Napoli propongono due giorni a contatto con il Maestro Hermann Nitsch\, padre dell’Azionismo Viennese. Le due istituzioni offrono ai giovani un’occasione per conoscere e approfondire l’opera d’arte totale dell’artista viennese: un incontro con gli studenti e un convegno stimoleranno il dibattito e l’approfondimento sul tema. \nIl saggio Arte\, Psicoanalisi e Società. La poetica della metamorfosi di Gian Paolo Sammarco si pone l’intento di ricercare il significato profondo del Wiener Aktionismus (Azionismo Viennese) e\, più in generale\, di ogni prodotto dell’arte e delle scienze\, tramite l’ottica psicoanalitica. Fin dalla preistoria\, il genere umano ha mostrato la volontà di raccontare la propria esperienza attraverso una narrazione\, che\, prima ancora che manifestare un bisogno narcisistico o di intrattenimento\, servisse una primitiva disposizione ad esorcizzare la perturbante idea della morte. L’arte ed il pensiero hanno permesso un’evoluzione\, deviando l’espressione delle pulsioni distruttive\, altrimenti agite con la violenza\, verso una rappresentazione che anticipasse\, in maniera elegantissima e senza paura alcuna\, il risultato della diretta manifestazione della pulsione di morte\, permettendone la sublimazione\, attraverso l’avvicinamento\, il contatto e l’integrazione con la natura più intima\, costituzionale\, del thanatos. Tale processo può costruire\, nella maggiore condivisione possibile di affetti e di forme estetiche\, una saggezza che porti a trasformare l’angoscia di morte e l’atto distruttivo in un oggetto vitalizzante\, che generosamente l’artista lascerà al mondo in eredità. \nIl Teatro delle Orge e dei Misteri di Hermann Nitsch mette in scena un percorso conoscitivo con elementi arcaici\, legati alle manifestazioni somatiche e sensoriali\, che precedono e formeranno solo successivamente la dimensione rappresentativa simbolica o verbale\, in uno spazio dove la materia corporea si congiunge con l’esperienza psichica e spirituale. \nL’intervento di Lorenzo Mango intende interrogarsi su come il concetto di catarsi possa declinarsi in un’esperienza come quella del Teatro delle orge e dei misteri. Lì la questione della rappresentazione è posta in termini assolutamente diversi rispetto a quelli aristotelici e\, più in generale\, della “forma teatro” della tradizione occidentale\, intesa come finzione narrativa. Il Teatro delle orge e dei misteri\, infatti\, opera un lavoro di risalimento alle fonti del tragico\, lì dove il momento di conoscenza del sé non è filtrato dalla parola\, dal racconto\, dalla psicologia ma attinge ad un originario ancora più “antico”\, a quanto precede la dimensione rappresentativa: il sangue\, il sacrificio\, la carne e la morte\, elementi che mettono l’uomo a contatto con la sua corporeità di essere vivente\, cercando in essa e non fuori o al di là di essa la propria dimensione spirituale. \nMassimo Fusillo si propone di analizzare le performance di Hermann Nitsch alla luce del concetto wagneriano di opera d’arte totale\, che ha avuto nel Novecento uno sviluppo notevole\, da Artaud alle avanguardie storiche fino al post-human. Partendo dalle consonanze e dai richiami ai miti di Dioniso (definito da Nitsch «dio dell’abreazione»\, importante concetto freudiano) e di Edipo\, e passando per la regia del Parsifal di Wagner\, si delinea in Nitsch una poetica della metamorfosi\, in cui l’identificazione fra spettatori ed attori e la sollecitazione di tutti i sensi producono un effetto inedito di catarsi: una trasformazione performativa delle pulsioni più violente e radicali. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Convegno Arte\, Psicoanalisi e Società. La poetica della metamorfosi\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014 \n© photo Biagio Ippolito\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Convegno Arte\, Psicoanalisi e Società. La poetica della metamorfosi\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014  © photo Biagio Ippolito Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Alcune Architetture di Napoli 2003-2013 Il teatro di lunGrabbe nelle architetture napoletane
DESCRIPTION:16 maggio 2014\nSTART ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico  Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nin occasione della pubblicazione del libro Alcune Architetture di Napoli 2003-2013 Il teatro di lunGrabbe nelle architetture napoletane di Domenico Mennillo. \na cura di Raffaella Morra e Loredana Troise\ndisegni di Rosaria Castiglione\nedizioni Morra/E-M Arts \nLa pubblicazione di Alcune Architetture di Napoli. Il teatro di lunGrabbe nelle architetture napoletane 2003-2013 (Edizioni Morra/E-M Arts 2013) concede un’insolita occasione per l’organizzazione dell’evento omonimo\, a cura di Domenico Mennillo\, Raffaella Morra e Loredana Troise\, che venerdì 16 maggio 2014\, al Museo Hermann Nitsch\, coinvolgerà il pubblico in un happening dinamico e multidisciplinare. \nIn programma una selezione di video di alcune performances eseguite da lunGrabbe\, per una riflessione complessa sull’uomo nella propria evoluzione storica\, leggibili come “testimonianze di un tessuto fisico-visivo ancora palpitante”\, esperimenti al di fuori del circuito di intrattenimento che non si discostano dal reale o dalla finzione teatrale. A ritmare la proiezione degli estratti video\, brevi commenti critici di Tommaso Ariemma\, Tommaso Ottonieri\, Ferdinando Tricarico\, offriranno un’ulteriore possibilità per addentrarsi nel complesso sistema realizzato da lunGrabbe\, come pratica nomadica tra la memoria culturale europea\, utilizzata attraverso sollecitazioni concettuali e creatività artistica connessiva. \nA concludere il programma\, l’eccezionale ricostituzione temporanea del gruppo musicale Terrapin. (Nino Bruno\, Marco Di Palo e Massimiliano Sacchi\, artisti che hanno collaborato in più occasioni con lunGrabbe). Costituito a Napoli negli anni ottanta\, sulla suggestione di un certo clima dark-sacrale-ieratico\, eseguiranno brani dal vivo dal loro catalogo. \nLa pubblicazione del libro Alcune Architetture di Napoli. Il teatro di lunGrabbe nelle architetture napoletane 2003-2013 è composta dalle dieci partiture degli happenings di lunGrabbe\, raccolte in forma sciolta ma numerate cronologicamente\, e descrive con minuzia di particolari il tragitto esplorato nel decennio 2003-2013 “…per l’edificazione poetica di questa città”. Il cui punto di partenza è lo spazio inteso come segno visivo-emozionale- collettivo\, capace di trasformare la staticità della struttura teatrale perché intriso dal vissuto. Sperimentando una metodologia basata sull’ intreccio tra linguaggi\, lunGrabbe ha elaborato un inventario che rivela il bisogno di frantumare ogni omogeneità\, disarticolando il mosaico del visibile in tanti fotogrammi. “Il teatro non può essere considerato come una prigione” – afferma Mennillo – “e il presente non è un’immagine immobile ma uno scrigno da perlustrare”: un testo snodabile che\, per segmenti\, si vuole ricondurre nel presente. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				 Presentazione libro “Alcune Architetture di Napoli 2003-2013 Il teatro di lunGrabbe nelle architetture napoletane”\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 Presentazione libro “Alcune Architetture di Napoli 2003-2013 Il teatro di lunGrabbe nelle architetture napoletane”\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 Presentazione libro “Alcune Architetture di Napoli 2003-2013 Il teatro di lunGrabbe nelle architetture napoletane”\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2014 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Tra Oriente ed Occidente – Arte e spiritualità nel Novecento. Le Danze Sacre -  Danza sul mandala
DESCRIPTION:12 aprile 2014\nINIZIO ORE 10:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n  \nTra Oriente ed Occidente – Arte e spiritualità nel Novecento\, Le Danze Sacre (Danza sul mandala e Danza di Gurdjieff)\, è un primo appuntamento con la città di Napoli che l’Accademia di Belle Arti\, in collaborazione con la Fondazione Morra\, e la Comunità Dzogchen di Napoli Namdeling\, vuole dare per lo sviluppo di una cultura di pace e di consapevolezza individuale e collettiva. \nIl titolo dell’iniziativa si inserisce nel programma didattico di Gabriella Dalesio\, docente di Storia dell’arte contemporanea\, nonché critico d’arte e studiosa del rapporto tra arte orientale e occidentale. \nDopo la conferenza\, che prevede proiezioni di video informativi sulle danze presentate\, dodici persone\, sei uomini e sei donne danzeranno su un mandala di cinque colori\, steso a terra sulla terrazza antistante il Museo\, la Danza delle Sei Liberazioni. \nLa Danza del Vajra è stata insegnata dal Maestro Chögyal Namkhai Norbu sin dai primi anni novanta\, ed è stata inserita dall’Unesco fra i patrimoni dell’Umanità. \nVajra è un termine sanscrito che significa diamante: nell’insegnamento Dzogchen è il simbolo della nostra natura essenziale\, immutabile come il diamante. \n“Attraverso la Danza del Vajra il praticante integra la voce nel canto\, il corpo nella danza e la mente nello stato di contemplazione.” Sono queste le parole del Maestro Chögyal Namkhai Norbu sul senso della Danza del Vajra\, una meditazione in movimento che ci aiuta a rilassare le tensioni della vita quotidiana. \nPresiede: Aurora Spinosa\, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli \nCoordinatore: Gabriella Dalesio \nRelatori: Salvatore Di Carluccio\, Christiane Rhein\, Margit Martinu\, Giovanna Natalini \nProgramma \nOre 10:00 Presentazione programma della giornata \nOre 10:30 Le danze sacre di Gurdjieff \nInterventi di Margit Martinu e Giovanna Natalini \n                 Danza sul Mandala\, Danza delle Sei liberazioni \nInterventi di Salvatore di Carluccio e Christiane Rhein \nOre 12:00-13:30 Danza delle Sei Liberazioni (dimostrazione di danza sul mandala) \nSalvatore Di Carluccio e Christiane Rhein\, studenti di Chögyal Namkhai Norbu\, il maestro Dzogchen cui questa danza fa riferimento\, sono insegnanti della Danza del Vajra da diversi anni.  Margit Martinu è insegnante delle Danze di Gurdjieff e Giovanna Natalini è compositrice e pianista. \nIl giorno 6 giugno sarà organizzato presso la sede del Museo Nitsch un workshop sulla Danza di Gurdjjeff. \nLa Danza del Vajra \nLa Danza del Vajra\, se praticata con la giusta attitudine e perseveranza\, può diventare un mezzo per scoprire la nostra vera natura\, nello stato della contemplazione. La Danza del Vajra è una meditazione in movimento che ci aiuta a rilassare le tensioni della vita quotidiana. I movimenti semplici\, ampi e fluidi donano dolcezza e serenità alla mente. Eseguiti al suono di sillabe sacre (mantra)\, che si trovano nei testi originari dell’Insegnamento Dzogchen\, ci permettono di ritrovare uno stato di equilibrio e di benessere. I suoni e i movimenti della Danza del Vajra agiscono sui vari punti energetici del corpo\, secondo una conoscenza millenaria dei canali e dei centri dell’energia simile a quella dell’agopuntura. In tal modo la Danza scioglie eventuali blocchi\, armonizza i nostri tre aspetti principali\, vale a dire il corpo\, la voce o energia\, e la mente\, e sviluppa la presenza e la consapevolezza. La Danza del Vajra viene praticata su un Mandala\, simbolo della corrispondenza fra la dimensione interna dell’individuo (microcosmo) e quella esterna del mondo (macrocosmo). Una sessione di danza dura almeno 20 minuti. Possono partecipare dodici danzatori\, sei uomini e sei donne\, disposti sulle dodici dimensioni del Mandala. Queste dimensioni rappresentano l’interazione e l’inseparabilità dell’energia femminile e maschile. Quando nella Danza queste energie sono perfettamente coordinate\, la pratica diventa un’esperienza di intensa gioia. \nDANZE SACRE E MOVIMENTI di G.I. GURDJIEFF \nLa presenza al corpo\, al pensiero\, al sentimento  \nI Movimenti e le Danze sacre\, sviluppati da G.I. Gurdjieff\, hanno una origine molto antica e sono frutto dei suoi lunghi viaggi durante molti anni che egli ha dedicato alle ricerche della conoscenza all’inizio del secolo scorso. Fanno parte integrante del suo insegnamento; contengono ritmi\, esercizi e movimenti\, disegnati per liberarci dalle abitudini e tensioni del corpo\, del sentimento e del pensiero – che ci tengono imprigionati nel mondo condizionato. Richiamano la presenza a noi stessi\, sviluppano l’attenzione\, il coordinamento\, la concentrazione e la consapevolezza. Sono un strumento per l’osservazione di se stessi e ci conducono ad uno stato più equilibrato. La ricerca e la pratica di questa arte sacra ci portano ad una percezione profonda del sacro dentro di noi. Le musiche per i Movimenti eseguite al pianoforte sono intimamente connesse con questo “viaggio interiore”. \nMargit Sien MARTINU \nNata e cresciuta a Praga. E‘ stata educata alla danza e alla ginnastica artistica; ha partecipato alla squadra nazionale. Questo training ha avuto le sue radici nel metodo Delacroz che comprende non solo il movimento corporeo\, ma sviluppa anche la sensibilità verso la musica. Nel 1968 lascia il paese di origine e si reca a Londra. Agli inizi degli anni settanta incontra J.G. Bennett\, allievo di G.J.Gurdjieff\, il quale la introduce all’insegnamento di quest’ultimo. Nel 1975 entra nell’ International Academy for Continuous Education in Sherborne\, Inghilterra\, diretta da J.G. Bennett ove frequenta un corso residenziale di dieci mesi basato sull’insegnamento di Gurdjieff e disegnato per lo sviluppo armonico dell’uomo. Comprendeva lo studio dei metodi orientali ed occidentali tra cui la psicologia\, la storia\, la cosmologia e la filosofia ma anche i lavori pratici come il giardinaggio\, laboratori artigianali\, la musica\, la meditazione e\, in particolare\, i Movimenti e le Danze Sacre di Gurdjieff. Nell’ estate del 1977 partecipa negli Stati Uniti al seminario di training per la formazione di insegnanti dei Movimenti a Claymont in West Virginia – filiale dell’International Academy for Continous Education\, fondata da J.G. Bennett. Dal 1977 al 1982 approfondisce negli Stati Uniti lo studio dell’insegnamento e del sistema di Gurdjieff presso l’Istituto di Paul Anderson\, allievo e segretario di Gurdjieff negli Stati Uniti.  Sotto la sua direzione si è formata come insegnante di Movimenti e comincia la sua attività didattica. Nel 1985 torna in Europa e studia con insegnanti della Fondazione di Gurdjieff e svolge il ruolo di insegnante di Movimenti. Ha condotto laboratori sull’Introduzione ai Movimenti di Gurdjieff presso il DAMS della Sapienza a Roma. Ha curato varie dimostrazioni pubbliche di Movimenti: al DAMS di Bologna\, a Pescara\, a Roma\, al Teatro Era di Pontedera. Ha curato vari concerti di musiche sacre di Gurdjeiff a Roma e a Praga. Negli ultimi anni partecipa come staff al Gathering annuale in Inghilterra di vari gruppi europei che studiano e praticano l’insegnamento di Gurdjieff. Negli ultimi tre anni dirige negli Stati Uniti il Progetto sullo studio e la ricerca dei Movimenti e delle Danze Sacre al fine di approfondire\, trasmettere e preservare questo metodo nella società odierna. Da più di vent’anni conduce corsi e seminari in Italia\, in Europa e negli Stati Uniti. www.gurdjieffmouvements.it \n  \nGIOVANNA NATALINI   \nDal 1998 lavora come pianista accompagnatore per le Danze Sacre di Gurdjieff\, tenendo regolarmente seminari in Italia (a Roma\, Centeno e Pontedera) con M. Martinu; ha anche lavorato con J. Wilkinson in Toscana e in Slovenia in diversi seminari residenziali. Ha partecipato a diverse dimostrazioni pubbliche del lavoro di Gurdjieff: nel 2004 a Pescara per il Festival Moving in the City\, nel 2005 a Roma presso la Sala Cantieri Scalzi\, nel 2010 a Pontedera presso il Teatro Era. Dal 2003 lavora a RAI RADIO3 come esperto di musica\, fino al 2009 per Il Terzo Anello Musica\, dal 2010 per la trasmissione Primo Movimento. Ha collaborato come compositore con i gruppi teatrali O Thiasos TeatroNatura e il Teatro della Memoria e con la casa editrice EMONS specializzata in audiolibri. www.giovannanatalini.com \n 
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SUMMARY:Vent’anni di Suoni Contemporanei con Dissonanzen
DESCRIPTION:27 gennaio 2014\nSTART ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n  \nDissonanzen compie vent’anni. Vent’anni in cui si sono prodotti e organizzati 200 tra concerti\, eventi\, rassegne di cinema sonorizzato\, festival\, pubblicazioni e 4 incisioni discografiche. Vent’anni di grandi successi e di prestigiose collaborazioni\, che hanno animato la scena della musica contemporanea a Napoli\, in Italia al Ravenna festival\, al Cantiere Internazionale di Montepulciano\, al festival Traiettorie di Parma\, con apparizioni significative anche all’estero al festival di Salisburgo\, al Guggenheim di New York\, al Festival di Annecy. Vent’anni di suoni contemporanei\, caratterizzati da un lavoro svolto all’insegna della ricerca e della sperimentazione. Dissonanzen ha sviluppato in questi anni un percorso di produzione di progetti inediti attraverso l’attività dell’Ensemble Dissonanzen\, realizzando in prima esecuzione napoletana fondamentali opere del secondo ‘900 come Le Marteau sains Maitre di Pierre Boulez e Autotono di Sylvano Bussotti. Un lavoro in continuo divenire e sempre diversificato attraverso la collaborazione di ospiti di as­soluto rilievo come Cristina Zavalloni\, Marc Ribot\, Michel Godard\, Markus Stockhausen\, Adam Rudolph\, Alvin Curran\, Stefano Scodanibbio\, Agostino Di Scipio\, Jim Pugliese\, cercando sempre strade nuove\, senza mai identificarsi in un suono predefinito.  Per festeggiarli\, lunedì 27 gennaio ore 20.00 al Museo Hermann Nitsch | vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, in collaborazione con la Fondazione Morra\, sarà presentato il box di cinque cd\, in una serata animata esecuzioni live\, performance improvvisative\, ospiti e testimonianze video. Un vero e proprio happening di suoni\, testi e immagini\, animato da tutti gli artisti di Dissonanzen e da ospiti quali il VJ Andrea Lapsus\, Federico Odling\, Gianni Trovalusci. Esecuzioni live di autori a cui da sempre Dissonanzen è legata\, quali John Cage\, Bruno Maderna\, Cathy Berberian\, Erwin Schuloff\, Franco Evangelisti\, Hans Werner Henze\, Gene Pritsker\, Cole Porter\, Morton Feldman\, Giacinto Scelsi\, improvvisazioni a cura dell’Ensemble Dissonanzen\, lettura di testi a cura di Enzo Salomone Quodlibet\, e la visione di un patchwork video curato da Paola Pagliuca e VJ Lapsus (alias Andrea Pennisi)\, realizzato con i contributi di molti artisti e intellettuali con cui Dissonanzen ha collaborato in questi anni: tra questi Cristina Zavalloni\, Marc Ribot e lo scrittore Ermanno Rea. \nSul palco Daniela del Monaco\, contralto\, Tommaso Rossi e Gianni Trovalusci\, flauti\, Marco Sannini tromba\, Daniele Colombo\, violino\, Marco Vitali e Federico Odling\, violoncello\,  Marco Cappelli\, chitarra Ciro Longobardi e Francesco D’Errico\, pianoforte \nAlessandra Petitti\, danza. Ingresso gratuito. \nLa raccolta edita in collaborazione con l’etichetta milanese Die Schachtel e curata da Ciro Longobardi e Tommaso Rossi\, contiene incisioni che testimoniano le tappe fondamentali del percorso artistico dell’Associazione e dell’Ensemble. \nPezzi di vita musicale di un’avventura cominciata a Napoli nel 1993 grazie all’intuizione di Marco Vitali\, e proseguita con l’impegno corale dei membri dell’Associazione\, i musicisti dell’ensemble\, Marco Cappelli\, Daniele Colombo\, Francesco D’Errico\, Raffaele Di Donna\, Ciro Longobardi\, Claudio Lugo\, Marco Sannini\, Tommaso Rossi\, l’attore Enzo Salomone e la danzatrice Alessandra Petitti. Le registrazioni presenti nel cofanetto coprono un arco di circa sei anni\, dal 2003 al 2009\, e evidenziano quanto l’improvvisazione\, oltre al repertorio scritto\, sia stata centrale nella ricerca musicale e stilistica dell’ensemble. “L’improvvisazione rappresenta qualcosa di più che un’esigenza estetica – spiega Tommaso Rossi\, presidente dell’associazione dal 2000 e flautista dell’ensemble – È il messaggio politico-culturale che caratterizza il lavoro di una comunità artistica come la nostra e rappresenta una delle sue cifre di espressione.” “Dopo due dischi dedicati a grandi compositori contemporanei\, Luigi Dallapiccola\, Goffredo Petrassi\, Hans Werner Henze –spiega Ciro Longobardi – abbiamo sentito l’esigenza di documentare pubblicamente il nostro percorso nell’ambito della creatività estemporanea. Avevamo nel cassetto alcune ottime registrazioni\, sia live che in studio\, che ci è sembrato acquistassero ancora più forza nell’essere presentate tutte insieme e nella reciproca complementarietà che esalta i diversi tipi di improvvisazione affrontati. L’imminente ventennale dell’Associazione ha finalmente fornito l’occasione per pubblicare questi documenti sonori\, cui siamo molto legati dal punto di vista sia artistico che affettivo.” \nI cinque progetti che compongono il cofanetto rappresenta­no cinque strade diverse di concepire l’improv­visazione. Nel caso di Man Ray Suite convivo­no insieme due idee: il lavoro cinematografico di Man Ray come Partitura grafica in movi­mento e la musica di Satie come materiale per l’improvvisazione. Per Alchemic Sounds il grande jazz di Monk e Gillespie è il pun­to di partenza per un tipo di approccio più sperimentale\, che trova un protagonismo solistico negli assoli strumentali\, a cura dei musicisti dell’ensemble. Anche qui lo spunto iniziale\, costituito dai cortometraggi di Harry Smith\, è diventato solo un ricordo\, perché la musica ha ormai preso il soprav­vento e vive in autonomia. \nMusica Porosa è stata la prima pubblicazione discografica dell’Ensem­ble\, nel 2004\, frutto del bellissimo incontro umano ed artistico con Markus Stockhausen e Tara Bou­man. L’idea di porosità non è solo un pretesto ma una declinazione ulteriore del carattere “intuitivo” dell’approccio estetico di Markus Stockhausen\, straordinariamente evocativo e nello stesso tempo indirizzato alla costruzio­ne di un suono d’insieme. \nTeatrini napoletani riunisce alcuni lavori di Claudio Lugo\, direttore artistico dell’ensemble dal 2000 al 2006\, scritti espressamente per Dissonanzen\, in cui è for­te la presenza del testo e di una dimensione para-teatrale\, la voce attoriale e recitante di Enzo Salomone\, con le sue infinite sfumature musicali\, la vocalità sensuale di Daniela Del Monaco e Roberta Andalò. \nInfine A Glimpse raccoglie le migliori sessioni di prove in stu­dio realizzate in occasione di un concerto con Adam Rudolph nel novembre del 2009.
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SUMMARY:Notte D’Arte - Gruppo 63/50 anni: i poeti leggono i poeti
DESCRIPTION:14 dicembre – 20 dicembre 2013\nOPENING 14 DICEMBRE ORE 16:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa Fondazione Morra presenta Gruppo 63/50 anni: i poeti leggono i poeti\, una serata dedicata alla poesia sperimentale e visiva degli artisti del Gruppo 63\, a cui seguirà la proiezione di film d’artista\, a cura di Giuseppe Morra e Tommaso Ottonieri. \nNel 1963 poeti\, scrittori\, critici e studiosi\, e con essi musicisti e artisti visivi di varia tendenza ed estrazione\, si incontrarono a Palermo animati dal rifiuto del panorama culturale allora dominante\, spinti dal desiderio di sperimentare nuove forme di espressione\, fuori dagli schemi e dalle abitudini di linguaggio allora consolidate. Le intenzioni del Gruppo 63\, tale il nome scelto dagli artisti\, erano quelle di interpretare un paese nuovo che esigeva nuove parole\, nuove forme\, nuovi suoni\, di lasciare al macero un passato provinciale\, cinico\, bigotto\, fatto di compromessi e sopraffazione\, egoismo e cialtroneria\, di attingere alle nuove idee e energie che si sviluppavano dovunque in un mondo in trasformazione\, e suscitarne. \nA suggellare la serie di manifestazioni di respiro internazionale susseguitesi per celebrare questa importante ricorrenza\, Napoli\, da sempre fra le capitali vive delle avanguardie e delle contaminazioni artistiche\, rende il suo omaggio al Gruppo e a quel che attraverso la sua avventura è stato reso possibile. L’evento organizzato dalla Fondazione Morra si centra sul nesso tra parola e immagine in movimento; presentando\, da un lato\, le letture di poeti protagonisti di quella esperienza (N. Balestrini\, G. Niccolai) o che\, di generazione successiva\, in modi diversi e autonomi si rapportano a essa e che qui a essa rendono il loro omaggio\, prestando la loro voce alle parole di quel tempo; dall’altro\, la colonna visiva di artisti che impressero su pellicola le loro nuove e scardinanti visioni: e sarà da ricordare che appunto a Napoli\, poco più in là\, nel ’67\, sull’onda delle innovazioni suscitate dal Gruppo\, sarebbe nata l’esperienza della Cooperativa Cinema Indipendente. Completa il programma un ampio dibattito\, occasionato anche dalla ripresentazione editoriale di testi capitali del Gruppo: al dibattito partecipano\, fra gli altri\, artisti e teorici che lo fondarono; e infine\, protagonista un attore di riconosciuto talento (Lino Guanciale)\, una lettura scenica di un monologo datato giusto a quel 1963\, proveniente da un autore (come G. Manganelli) inclassificabile e dunque esemplare di quella grande\, e forse irripetibile\, stagione. \nProgrammazione: \nOre 16.00: Proiezioni di Film d’artista: a partire dal Gruppo 63\, a cura di Paolo Bertetto\, pellicole di G. Baruchello\, A. Grifi\, U. Nespolo\, A. Leonardi\, M. Schifano\, L.M. Patella\, T. De Bernardi. La sequenza delle proiezioni sarà introdotta da Mario Franco. \nOre 18.15: Presentazione-dibattito sui libri Gruppo 63 – L’antologia a cura di Nanni Balestrini e Alfredo Giuliani. Critica e teoria a cura di Renato Barilli e Angelo Guglielmi\, ed. Bompiani\, Il romanzo sperimentale: Palermo 1965/Gruppo 63 a cura di Nanni Balestrini\, seguito da Col senno di poi a cura di Andrea Cortellessa\, ed. L’Orma – Fuori Formato; inserto speciale per i 50 anni del Gruppo 63 in Alfabeta2 (numero di novembre-dicembre). \nPartecipanti: Nanni Balestrini\, Andrea Cortellessa\, Angelo Gugliemi\, Mario Franco\, Tommaso Ottonieri\, Andrea Viliani. \nOre 19.45: I poeti leggono i poeti. Letture e omaggi di Mariano Baino\, Bruno Galluccio\, Giovanna Marmo\, Tommaso Ottonieri\, Gilda Policastro\, Gian Paolo Renello\, Federico Sanguineti\, con la partecipazione di Nanni Balestrini (testi di N. Balestrini\, C. Costa\, A. Giuliani\, G. Niccolai\, E. Pagliarani\, A. Porta\, A. Rosselli\, E. Sanguineti\, A. Spatola\, P. Vicinelli). \nOre 21.30: Iperipotesi di Giorgio Manganelli: lettura scenica di Lino Guanciale. \nOre 22.00: Proiezioni Film d’artista: a partire dal gruppo 63: \nGianfranco Baruchello\, Alberto Grifi\, Verifica incerta (1964\, 30’) \nAlfredo Leonardi\, Living and Glorious (1965\, 21’) \nUgo Nespolo\, La galante avventura del cavaliere dal lieto volto (1966-67\, 9’) \nUgo Nespolo\, Buongiorno Michelangelo (1969\, 11’) \nMario Schifano\, Reflex (1964\, 8’) \nMario Schifano\, Vietnam (1967\, 3’) \nAlberto Grifi\, Dodici ore No stop (1967\, estratto 15’) \nLuca Maria Patella\, Terra animata (1967\, 7’) \nTonino De Bernardi\, A Patrizia: l’irrealtà ideale\, l’oggetto d’amore (1970\, estratto 12’) \nIl programma verrà integrato con i seguenti film: Baruchello\, Tre lettere a Raymond Roussel (1969\, 28’)\, L.M. Patella\, SKPM2 (1968\, 23’)\, Vedo\, Vado! (1969\, 15’)\, T. De Bernardi\, Il mostro verde (1967\, 28’) e l’intera proiezione di A Patrizia (1970\, 59’)
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SUMMARY:La costruzione di una cosmologia - vol. 1 Il ruolo sociale dell’artista. Incontro con Stefano Arienti e Andrea Nacciarriti
DESCRIPTION:18 ottobre 2013\nINIZIO ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n  \nProsegue il ciclo di conversazioni pubbliche tra artisti\, che rappresenta il vol.1 del progetto «La costruzione di una cosmologia».\nIl tema dell’intero ciclo\, che si svolge a Napoli fra giugno e novembre 2013\, ha come fuoco centrale il ruolo dell’artista nella società e la prospettiva attraverso cui viene discusso in questa occasione partirà dal concetto di economia. \nLa domanda da cui questa conversazione partirà è forse un quesito che non verrà posto formalmente\, ma che sarà l’inevitabile nota continua nel confronto fra due figure come Stefano Arienti e Andrea Nacciarriti. Cos’è economia? E’ la somma delle sue implicazioni a dare senso a questo concetto o al contrario è quest’ultimo a determinare condotte precise che vanno dalla percezione del singolo nella società\, fino alla governance di intere nazioni.\nSiamo in un momento della Storia in cui a decidere il destino di interi popoli\, la loro sopravvivenza\, anche a livello di identità culturale – si pensi allo scioglimento dell’Orchestra Sinfonica Greca o alla chiusura dell’Università Nazionale di Atene – sono le conseguenze di processi economici. Ma cancellare le istituzioni culturali di un paese non vuol dire eliminarne la produzione culturale. L’arte va avanti come un atto necessario\, che trasforma in energia finanche il più azzerante dei panorami. A cosa serve l’arte al tempo della sua insostenibilità economica? E\, di contro\, qual è il volto dell’arte in un momento in cui essa sembra identificarsi come non mai con il suo mercato? Questa contraddizione in atto è il punto di partenza di una riflessione condivisa tra due figure che nella propria ricerca hanno continuamente affrontato gli aspetti più paradossali di un sistema e della sua tenuta. \nStefano Arienti è un maestro. Maestro di carte\, delle tre carte\, direi. Un gioco\, questo\, dove l’abilità non consiste nell’individuare la carta giusta\, ma nel capire qual è il proprio ruolo in quel teatro di strada che si tira su accanto ad un semplice banchetto di legno\, in quel gioco delle parti in cui tutto è estremamente definito ed invita il passante a prendere posizione. Il gioco delle tre carte è il gioco della vita che è sempre nelle proprie mani. Si può farsi dissanguare\, si può decidere di passare oltre\, si può far saltare il tavolo. Nei lavori di Arienti\, mi pare che sia sempre il soggetto al centro del discorso\, a dispetto di tutto\, a dispetto della macchineria in cui è inserito\, centrifugato. E che l’identità si perda nel turbinare di un orario dei treni o di un mazzo impressionante di banconote\, mi pare sempre che ognuna delle sue costruzioni preveda una via d’uscita. O forse\, è proprio attorno ad una via d’uscita che sono tirate su le sue costruzioni. E allo stesso modo\, di Andrea Nacciarriti non riesco a scordare un’opera di tre anni fa. Lo sfondamento della vetrina della sua galleria. L’arte come atto di teppismo. Un’azione dirompente\, deflagrante nel silenzio pneumatico di una Torino che già allora portava in sé le avvisaglie del declino che l’avrebbe fatta sprofondare nel nulla attuale. Il rumore del vetro che si infrange\, della struttura che cede\, la violenza semplice e perfetta di un atto di rottura costituisce un esempio\, un precedente per quella che può dover essere la figura dell’artista in questi tempi in cui la macchina sembra lanciata verso il burrone e l’unico modo di salvarsi e saltare giù spaccando un finestrino.
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SUMMARY:Gian Maria Tosatti - Sette Stagioni dello Spirito 1_La Peste
DESCRIPTION:26 settembre – 30 novembre 2013\nOPENING 26 SETTEMBRE ORE 11:00\nChiesa dei SS. Cosma e Damiano\nLargo Banchi Nuovi\, Napoli \nA cura di Eugenio Viola \nDall’inizio di settembre è visibile a Napoli il primo intervento del progetto Sette Stagioni dello Spirito di Gian Maria Tosatti. L’intero ciclo di opere è pensato per manifestarsi nello spazio urbano quasi segretamente\, sottopelle. La prima tappa di questo percorso\, 1_La peste\, su precisa volontà dell’artista\, sarà presentata ufficialmente il prossimo 26 settembre\, giorno dedicato ai SS. Cosma e Damiano\, soltanto dopo aver già avuto parzialmente corso nel corpo della città. Un giorno scelto non a caso\, poiché l’epicentro di questa prima tappa del progetto si situa proprio nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano\, nel centro antico di Napoli. \nEdificata nel 1616 al Largo dei Banchi Nuovi\, nel punto dove esisteva la loggia dei mercanti\, l’edificio divenne poi luogo di culto e ampliata dall’ingegnere Luigi Giura intorno alla metà dell’Ottocento. La facciata utilizza l’impianto preesistente\, ancora visibile negli archi a tutto sesto della loggia cinquecentesca. Nei tompagni laterali si aprono due botteghe\, attualmente occupate da attività commerciali\, mentre in quello centrale si staglia il monumentale portale in piperno\, sormontato da un finestrone polilobato in stucco\, risalente all’epoca tardo barocca. Nell’interno\, secondo le cronache del Celano\, erano poste una tela del Donzelli e una della scuola di Luca Giordano. L’edificio\, chiuso dalla Seconda Guerra Mondiale\, è stato riaperto per ospitare l’installazione di Tosatti\, che si caratterizza come un’opera dal profilo estremamente mimetico rispetto all’identità del luogo e del suo contesto di riferimento. \nL’intervento site-specific di Tosatti è volto a dare una lettura specifica e ulteriore dell’identità di questo edificio un tempo dedicato al culto e di collegarlo al più ampio discorso sulla città di Napoli\, portato avanti dall’artista nell’ambito del progetto. I singoli elementi disposti dall’artista nella chiesa alludono sottilmente alla storia del luogo\, contribuiscono alla creazione di un palinsesto visivo: un “archivio della memoria” sospeso tra immaginario e simbolico\, che s’insinua nella vertigine tra forma e funzione originarie dello spazio e la sua rifunzionalizzazione per opera dell’artista. L’intervento di Tosatti ambisce alla dimensione ambientale e per questo investe anche il quartiere su cui la chiesa insiste e l’antico Largo. Una colatura di cera abita le placche metalliche che proteggono il portale della chiesa\, come elemento di estrema delicatezza esposto alla ferocia di un quartiere difficile\, mentre il numero “1” che su di esso si staglia\, titola questo primo lavoro e allo stesso tempo preannuncia l’ingresso in una dimensione altra. Gli elementi scelti o utilizzati per la realizzazione del lavoro alludono alla precarietà dello spazio\, che a sua volta è analogia di una crisi di coscienza profonda che ha invaso il presente. Si percepisce un senso di instabilità diffuso\, che per induzione passa dal luogo al visitatore che ad esso approccia\, in un rapporto personale e solitario\, volto a svelare l’esperienza empatica dell’opera. Lo stesso riferimento alla peste\, intesa come stagione dello spirito\, come male dell’anima che torna ciclicamente nella Storia per uccidere le coscienze di intere generazioni\, diviene un mero ipertesto. In questo senso\, il legame con La peste di Camus è evidente. Non trova\, infatti\, alcun riferimento alla storia della chiesa ma allude a una condizione psicologica ed emotiva dell’essere umano\, nonostante la patristica insegni che Cosma e Damiano siano santi medici e in alcune tradizioni siano loro affidate qualità taumaturgiche. \nL’azione dell’artista si carica di altre valenze\, legate alla creazione di una nuova identità sociale per questo luogo\, per l’impatto ambientale e per le vicende storiche e umane cui è inscindibilmente associato. Il luogo stesso diventa analogia di quello spazio disegnato da Santa Teresa d’Avila nelle prime “mansioni” del suo Castello Interiore\, in cui l’essere umano vive ai margini della consapevolezza di sé. È da qui\, da queste lontananze dello spirito che può solo iniziare il cammino di salita verso le altezze dell’umano. Ed è da qui solo che può prendere le mosse questo percorso di Tosatti\, teso fra riflessione sociale e spirituale. Di fronte ad un monumento ormai fatiscente\, simbolo di degrado urbano ed emarginazione umana\, riemerge\, attraverso il lavoro di Tosatti\, la necessità di una testimonianza storica da preservare e contestualmente invita a una nuova idea di percezione e partecipazione attiva degli spazi\, ponendosi allo stesso tempo come strumento di sensibilizzazione per il rilancio e la rivitalizzazione del centro storico cittadino. In questo senso l’intervento dell’artista si carica di valenze sociali\, invita a proporre una nuova progettualità. L’intervento realizzato mira\, in ultima analisi\, a rendere lo spazio attivo e a creare un dialogo attraverso il luogo e l’esperienza vissuta da chi lo attraversa. \nGian Maria Tosatti (Roma\, 16.04.1980 – vive a New York) ha compiuto la sua formazione nel campo performativo\, presso il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Nel 2005 torna a Roma per intraprendere un percorso artistico nel territorio di connessione tra architettura e arti visive realizzando principalmente grandi installazioni site specific.\nI suoi progetti\, abitualmente\, sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità\, sia sul piano politico che spirituale. I primi cicli di opere che ha sviluppato sono stati «Devozioni» (2005-2011) – dieci installazioni per dieci edifici di Roma sugli archetipi dell’era moderna – e «Landscapes» (2006-)\, un progetto di arte pubblica in aree di conflitto.\nAttualmente la ricerca dell’artista è legata a due nuovi progetti\, «Fondamenta» (2011-)\, basato sull’identificazione degli archetipi dell’era contemporanea\, e le «Le considerazioni…»\, ciclo dedicato agli enigmi che risiedono nella memoria personale.\nTra il 2013 e il 2016 la sua ricerca si è concentrata su un’opera in sette parti che ha abitato l’intera città di Napoli dal titolo “Sette Stagioni dello Spirito”.\nTosatti è anche giornalista. È stato direttore del settimanale «La Differenza» e ha collaborato con molti giornali italiani come editorialista. È editorialista per Artribune e scrive su Opera Viva. Scrive saggi sull’arte e sulla politica.\nNel 2011 ha curato RELOAD\, prototipo di intervento culturale urbano sul riutilizzo temporaneo di spazi improduttivi ed è fondatore del progetto “La costruzione di una cosmologia”\, (www.unacosmologia.com).\nHa esposto anche presso l’Hessel Museum del CCS BARD (New York – 2014)\, il Lower Manhattan Cultural Council (New York – 2011)\, American Academy in Rome (Roma – 2013)\, Museo Villa Croce (Genova – 2012) Andrew Freedman Home (New York – 2012)\, Tenuta dello Scompiglio (Lucca – 2012)\, Palazzo delle Esposizioni (Roma – 2008)\, Chelsea Art Museum (New York – 2009)\, BJCEM (2014)\, Centrale Montemartini – Musei Capitolini (Roma – 2007)\, Museo Wilfredo Lam (L’Avana – 2015)\, Casa Testori (Milano – 2014)\, MAAM (Roma – permanente)\, Castel Sant’Elmo (Napoli – permanente).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 1_La Peste\, Chiesa dei SS. Cosma e Damiano\, Napoli\,2013 \nGian Maria Tosatti \nCourtesy dell’artista e Fondazione Morra\, Napoli\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 1_La Peste\, Chiesa dei SS. Cosma e Damiano\, Napoli\,2013  Gian Maria Tosatti  Courtesy dell’artista e Fondazione Morra\, Napoli\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 1_La Peste\, Chiesa dei SS. Cosma e Damiano\, Napoli\,2013  Gian Maria Tosatti  Courtesy dell’artista e Fondazione Morra\, Napoli\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 1_La Peste\, Chiesa dei SS. Cosma e Damiano\, Napoli\,2013  Gian Maria Tosatti  Courtesy dell’artista e Fondazione Morra\, Napoli\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sette Stagioni dello Spirito 1_La Peste\, Chiesa dei SS. Cosma e Damiano\, Napoli\,2013  Gian Maria Tosatti  Courtesy dell’artista e Fondazione Morra\, Napoli
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 13th Edition
DESCRIPTION:27 giugno – 29  giugno 2013\nINIZIO PROIEZIONI 27 GIUGNO ORE 21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nINDEPENDENT FILM SHOW 13° edizione\, rassegna internazionale dedicata al cinema sperimentale indipendente\, anticipa l’appuntamento annuale a giovedì 27\, venerdì 28 e sabato 29 giugno programmando la proiezione dei tre programmi di films e video e le due expanded cinema performances sulla terrazza del Museo Nitsch. \nI molteplici processi che i film/video-makers creano per strutturare quelle intense relazioni tra i materiali proiettivi e gli interventi interpretativi degli spettatori sono gli elementi di studio dell’Independent Film Show. Nelle passate edizioni più volte si è evidenziata la capacità attiva del cinema sperimentale\, che non relega ad una visione standardizzata ma richiede un’applicazione cosciente dello sguardo\, per valutare le intricate rappresentazioni formali\, i complessi codici sociali e le vaste aspirazioni cognitive che si estendono oltre lo schermo proiettivo. La possibilità immersiva di stabilire un contatto diretto con le filosofie cinematiche indipendenti e di evidenziare le alternative e le innovazioni\, che sovvertono le logiche delle produzioni di sistema\, è l’approccio richiesto per accedere a questi modelli visuali complessi. L’intromissione delle luci ambientali\, la posizione dei proiettori\, la riflessività dello schermo\, la linea di visione e la posizione nel campo visivo concorrono alla creazione dell’opera filmica\, e nel momento in cui lo spettatore registra la solidità dei fotoni\, che impressionano lo sguardo ed avvolgono il corpo\, si attiva quel processo cognitivo capace di formare strutture mentali complesse. \nThe Keyboard and the Co-op è un programma sul suono\, la musica e il film selezionato da Guy Sherwin. Molti di questi films sono stati realizzati presso la London Film-Makers’ Cooperative nata nel 1966\, seguendo l’esempio per la distribuzione del New York Co-op (1962) di Jonas Mekas\, e comprensiva di un laboratorio artigianale per lo sviluppo e la produzione filmica (costruito da Le Grice); la possibilità di stampare i propri films unita all’immediata opportunità di vedere i risultati favorì la realizzazione di numerose opere filmiche. La doppia proiezione del film 16mm Love Story 2 (1971) di Malcolm Le Grice\, tra i fondatori della cooperativa e all’epoca insegnante di William Raban\, Gill Eatherley e Annabel Nicolson\, equipara le lunghezze d’onda della luce con quelle del suono in una complessa dimensione temporale. Matchbox di Wojciech Bruszewski (1975) ha una struttura semplice ma profondamente musicale\, che riprende le prime opere di Steve Reich\, e si compone di due brevi riprese abilmente montate verso una sottile deriva del tempo. La proprietà fisica della luce\, soggetta ad una trasformazione significativa\, acquista una sostanziale concretezza nella performance\, realizzata su un pianoforte abbandonato fuori della LFMC\, di Annabel Nicolson documentata in Piano Film (1976). Nel film A Piece for Sunlight\, Piano and 45 Fingers (1979) di Jenny Okun la luce del sole che cade sul pianoforte determina quali note suonare. I tre films di Guy Sherwin Night Train che converte le luci di un paesaggio in suoni\, Notes che utilizza la cinepresa come una sorta di plettro che scuote le corde di un pianoforte aperto\, e Da Capo… che giustappone due serie di varianti – un viaggio in treno replicato e le diverse interpretazioni di un preludio al piano di J.S. Bach – mostrano le intense relazioni tra immagine e suono riprese dal vivo. Gli altri due films in programma Stretto di Barbara Meter e Stationary Music di Jayne Parker\, entrambi del 2005\, giocano rispettivamente con la musica di John Cage e di Stefan Wolpe. \nIl secondo programma Light\, Colour\, Action! a cura di Lynn Loo è una celebrazione del colore completamente in pellicola 16mm; questa arte è caratterizzata dalle tecniche di ripresa\, dagli interventi in camera oscura\, dalle manipolazioni del materiale e dall’attenzione per l’evento proiettivo ideate dai film-makers per dimostrare che c’è ancora molto da scoprire sul supporto filmico. Deep Red (2012) di Esther Urslus è un’indagine dentro il colore cumulativo\, realizzato a mano con una tecnica di stampa serigrafica fai da te e mixato su pellicola. Trama (1980) di Christian Lebrat utilizza varie strisce di colore che danzano con un’alternanza di movimenti ampi e più localizzati su una musica tradizionale Burundi completamente diversa dal film ma non contraddittoria. Il film Colour Separation (1974-‘76) di Chris Welsby si basa sul processo di separazione dei colori e ricorda un dipinto impressionista in movimento in cui il tempo partecipa alla costruzione dell’immagine. I due films Bouquets 26-27 (2003) e Voileiers et Coquelicots (2001) di Rose Lowder mescolano le piante\, gli animali e le attività manuali dei luoghi ripresi\, mostrando che è necessario poco per far apparire il mondo in modo diverso. La doppia proiezione di Autumn Fog (2011) di Lynn Loo cattura le variazioni cromatiche autunnali nel suo giardino a Londra ed espone la pellicola a varie fonti luminose provocando delle fluttuazioni gassose nei colori. Still Life (1976) di Jenny Okun riflette sulla mutabilità del colore e sull’inafferrabilità della verità fotografica\, sfidando l’impossibilità di trasformare un’immagine da colore negativo a colore positivo nella stessa pellicola. Hand Grenade (1971) di Gill Eatherley è il risultato di un processo filmico laborioso ma tradizionale\, in cui ogni fotogramma è stato esposto per diversi minuti con l’otturatore della cinepresa aperto mentre Eatherley disegnava vari oggetti nello spazio\, tra cui il proprio corpo\, utilizzando una singola torcia elettrica a basso voltaggio. Island Fuse (1971) di Arthur e Corinne Cantrills si concentra sull’interazione degli elementi proiettivi\, la cinepresa e i suoi vari meccanismi\, i filtri\, il proiettore\, e la pellicola. \nLa performance Live Cinema program di Guy Sherwin e Lynn Loo è incentrata sulla pellicola come materia e sulla proiezione come processo; le irregolarità meccaniche ed i bagliori errati si intersecano con i suoni prodotti dalla luce utilizzando dei microfoni\, che catturano le oscillazioni luminose nel fascio proiettivo\, ed i suoni ottici generati da immagini grafiche o da riprese reali. Fino a sei proiettori 16mm sono utilizzati come degli strumenti musicali\, lasciando ampie possibilità di improvvisazione e di comunicazione tra i performers; i due films Vowels & Consonants e Bay Bridge from Embarcadero prevedono inoltre la partecipazione del musicista Mario Gabola in un feed-back di vibrazioni e riverberi restituiti in una nuova conformazione. \nIl terzo programma Chute\, Gravité\, Cosmos! selezionato da Emmanuel Lefrant affronta il problema della gravità\, l’energia attrattiva tra i corpi\, che regola la caduta\, l’equilibrio\, il cosmo\, e imbriglia l’uomo al peso delle cose; solo l’arte può iniettare quel respiro esistenziale per alleggerire queste forze attrattive. Dog Star Man: Part II (1963) di Stan Brakhage riguarda la capacità di vedere del bambino\, che guarda con occhi “non istruiti – untutored eye” e la sua percezione è più semplice\, poco educata e più sensibile. Terminal City (1982) di Chris Gallagher riprende al rallentatore la demolizione del Devonshire Hotel\, che scompare in una fitta polvere assorbito da una forza invisibile. Il film On the Logic of Dubious Historical Accounts 1969-1972 (2008) di Peter Miller e Alexander Stewart è la documentazione delle dodici fotocamere Hasselblad lasciate cadere dagli astronauti sulla superficie lunare\, al fine di ridurre il peso per la spedizione di rientro sulla Terra. Solar Sight (2011) è una visione trascendentale di un viaggio alchemico sul ruolo dell’uomo nel cosmo\, realizzata da Larry Jordan attraverso l’animazione di collage e immagini reali e accompagnata dalla musica risonante di John Davis. Stan VanDerBeek\, pioniere dell’expanded cinema e della grafica computerizzata\, nel film Poemfield #5: Free Fall (1971) mixa delle immagini found footage di paracadutisti con il testo della poesia Free Fall\, usufruendo delle capacità dei primi computers e della stampante ottica. I tre films All Over (2001) di Emmanuel Lefrant\, Cosmos Spiritus/Nûr Version 1 (2005) di Olivier Fouchard\, e Remains to be seen (1989-‘94) di Phil Solomon sono realizzati dipingendo la pellicola filmica ed alternando delle immagini con inattese tecniche di montaggio\, anche qui dimostrando che soltanto l’arte eleva l’anima dell’essere umano oltre la sua condizione materiale. \nIn anteprima italiana (come molti dei films e video in programma)\, Juke Film Boxing di Gaëlle Rouard\, film-maker alchimista specialista nella precipitazione dell’argento su pellicola\, che ci mostra i suoi films manipolando dal vivo i due proiettori 16mm. Gaëlle Rouard interviene direttamente sulla proiezione filmica\, con dei rallentamenti nello scorrimento della pellicola e dei giochi con l’otturatore\, con l’attivazione del pulsante del suono e altri numerosi atti che non si vedono compiere. Questi interventi millimetrici suggeriscono che l’opera è precisa come quella di un musicista che sa come mettere una nota in un dato momento\, qui è quell’immagine di quel proiettore illuminata in un istante particolare\, per un effetto di partitura visiva che deve esser stato provato molte volte e suscita ammirazione per tanto lavoro. Il tempo rapido del ‘tocco’ causa dei riflessi luminosi e modella\, per intrigo\, l’infinità delle piccole percezioni sempre in combinazione instabile. Il film procede seguendo le irregolarità e le dissonanze delle forze e delle luci; l’immagine lavora tra illuminazione e scomparsa e\, a forza di aprire la luce\, la granulosità della figurazione assume un forte significato\, così le linee di un volto e quelle di una nube non sono mai state così vicine in natura. La manipolazione più del montaggio e la doppia proiezione più delle sovrapposizioni rivelano una poetica del gesto su un materiale incerto e fragile come la pellicola filmica. \nAl video Lacrimosa (2013) di Inal Sherip va il premio les frères Lumière\, indetto da European Academy of Arts\, organizzazione coinvolta nella promozione di artisti residenti in Belgio\, evidenziando così il fondante ruolo dell’Independent Film Show quale piattaforma attiva nella presentazione e discussione con gli autori dell’attuale cinema sperimentale. \nPROGRAMMA \nGiovedì 27 giugno ore 21.00 Lacrimosa di Inal Sherip – Premio les frères Lumière assegnato da European Academy of Arts \nGiovedì 27 giugno ore 21.30 The Keyboard and the Co-op selezionati da Guy Sherwin \nVenerdì 28 giugno ore 21.00 Light\, Colour\, Action! selezionati da Lynn Loo \nVenerdì 28 giugno ore 23.00 Live Cinema program di Guy Sherwin & Lynn Loo \nSabato 29 giugno ore 21.00 Chute\, Gravité\, Cosmos! selezionati da Emmanuel Lefrant \nSabato 29 giugno ore 23.00 Juke Film Boxe di Gaëlle Rouard \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 13th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 13th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 13th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 13th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 13th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 13th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				INDEPENDENT FILM SHOW 13th Edition\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:La costruzione di una cosmologia - vol. 1 Il ruolo sociale dell’artista.
DESCRIPTION:19 giugno – 29 novembre 2013\nPRIMO APPUNTAMENTO 19 GIUGNO\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa costruzione di una cosmologia è un progetto di conversazioni di natura e forma diversa. Nasce dall’esigenza inappagata da anni\, di costruire un panorama critico e orientativo della scena artistica italiana. E’ un compito che per definizione spetterebbe principalmente ai critici\, ma che negli ultimi decenni è stato del tutto disatteso\, senza che oggi si percepiscano sforzi per ricollegare i molti fili rossi che potrebbero tracciare una struttura di senso fra le moltissime identità artistiche che\, fuori o dentro il nostro paese\, operano costruendo il presente dell’arte italiana. \nLa responsabilità di un disimpegno nella costruzione di un orientamento da parte dei critici\, in questi anni\, è stata comunque bilanciata da un progressivo abbandono da parte degli artisti stessi di molte prerogative essenziali alla loro identità e al loro ruolo. In primo luogo è mancata la capacità di parlarsi\, di confrontarsi all’interno della stessa generazione o fra generazioni diverse\, sul lavoro e sulle idee\, sulle visioni artistiche e su quelle della realtà. Gli artisti\, hanno iniziato a chiudersi nei loro studi e ad uscirne solo quando il “sistema dell’arte” suonava il campanello per chiedere qualcosa. \nLa costruzione di una cosmologia nasce quindi come un’azione di riorientamento\, una sorta di autoanalisi che la comunità degli artisti tenta di fare proponendo dei momenti di incontro e di confronto su alcuni elementi essenziali del proprio ruolo e della propria identità in questo preciso momento della storia. \nIl progetto è l’inizio di un percorso di auto-riconoscimento della scena artistica pensato da quattro artisti fra i trenta e i quarant’anni attivi in territori diversi del paese e con un forte legame a contesti internazionali. L’obiettivo è poi quello di allargare la discussione al numero più alto di artisti possibile. Gian Maria Tosatti\, Andrea Mastrovito\, Giuseppe Stampone e Andrea Nacciarriti svilupperanno dunque una serie di diversi capitoli de La costruzione di una cosmologia\, singolarmente o in collaborazione. Ogni tappa sarà un ciclo di conversazioni basate su un tema specifico\, proposto dall’artista-curatore\, nella propria città e sulla base del quale costruire un programma di inviti ed appuntamenti. \nIl primo capitolo del progetto si terrà a Napoli\, presso il Museo Hermann Nitsch\, e sarà curato da Gian Maria Tosatti. Al centro di questo “vol. 1” ci sarà una riflessione sul “ruolo sociale dell’artista”. E’ una questione di ampio respiro che si pone come centrale rispetto all’intero corso della storia dell’arte\, ma in questo specifico momento\, in cui la società sembra contrarsi come in preda ad uno spasmo\, ad un terremoto\, il senso di una figura come l’artista in relazione al contesto si pone con maggiore urgenza. Per discuterne\, tuttavia si è scelta una formula precisa: non quella classica del talk\, ma quella del dialogo. Due artisti di diverse generazioni si confronteranno\, senza mediazione\, in presenza di testimoni\, su differenti sfumature relative al tema principale. Nei cinque incontri previsti\, Giuseppe Stampone e Alfredo Pirri  (19 giugno) affronteranno il tema da una prospettiva “politica”\, Andrea Mastrovito e Giuseppe Gallo (8 luglio) da quella della ricerca della “bellezza”\, Alessandro Bulgini e Gianfranco Baruchello (16 settembre) partiranno dal concetto di  “utopie quotidiane”\, Andrea Nacciarriti e Stefano Arienti (21 ottobre) da quello di  “economia”\, e Gian Maria Tosatti e Jannis Kounellis (29 novembre) si concentreranno sul tema dell’identità. \n\n«Il ruolo sociale dell’artista è il titolo che ho voluto dare al capitolo del progetto curato da me\, perché questo è il tema che personalmente ho proposto all’attenzione degli altri artisti nella prospettiva dell’intera indagine che affronteremo. In questi anni\, i miei progetti site-specific\, dedicati a diverse città\, mi hanno fatto percepire di cosa è portatore la figura dell’artista all’interno del corpo sociale di una comunità. Profonde ed essenziali sono le trasformazioni che l’arte\, attraverso i suoi officianti\, può portare nell’ordine che l’uomo dà alla propria convivenza con gli altri. Ed è sulle potenzialità e le prospettive di questo ruolo che vorrei confrontarmi assieme ad altri colleghi. Cercando di comprendere\, fino in fondo\, che posto ha un artista all’interno di una società che\, in questi anni\, a dispetto delle sue espressioni più superficiali e istituzionali\, sta ridisegnando sé stessa dalle fondamenta» Gian Maria Tosatti \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				La costruzione di una cosmologia – vol. 1 Il ruolo sociale dell’artista\, Museo Hermann Nitsch Napoli\, 2013 \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La costruzione di una cosmologia – vol. 1 Il ruolo sociale dell’artista\, Museo Hermann Nitsch Napoli\, 2013  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La costruzione di una cosmologia – vol. 1 Il ruolo sociale dell’artista\, Museo Hermann Nitsch Napoli\, 2013  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				La costruzione di una cosmologia – vol. 1 Il ruolo sociale dell’artista\, Museo Hermann Nitsch Napoli\, 2013  Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Matteo Fraterno - G. di Villehardouin & figli
DESCRIPTION:18 maggio – 17 luglio 2013\nOPENING VENERDÌ 17 MAGGIO ORE 17:00\nBiblioteca per le Arti Contemporanee al Museo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \na cura di  Rossana Macaluso \nNegli spazi della Biblioteca del Museo Nitsch\, si inaugura la mostra G. di Villehardouin & figli di Matteo Fraterno a cura di Rossana Macaluso\, incentrata sulle affascinati vicende che ruotano intorno a Goffredo e Guglielmo II di Villehardouin\, reggenti del Principato di Acaia e Morea (l’attuale Peloponneso) nel XIII secolo. La ricerca sui Villehardouin si presta al racconto di una Grecia “scomoda”\, oggi come allora\, restituita dall’artista alternando in mostra materiale di ricerca documentativa a lavori di ispirazione fantasiosa che comprendono tele di grandi dimensioni\, disegni e materiale lapideo\, trattati con la tecnica ad acquarello. \nLa “&” commerciale inserita nel titolo attiva una riflessione sulla funzione dell’arte contemporanea: un sistema culturale produttore di idee e di nuove coscienze politiche e identitarie\, ma al contempo oggetto di un articolato sistema di marketing. I lavori di Matteo Fraterno sono spesso incentrati sulla memoria storica che riattualizza questioni ancora oggi centrali sia dal punto di vista estetico che etico. L’artista lavora su queste tematiche dagli anni ’80\, e dopo diversi anni trascorsi in Grecia torna a Napoli con questo lavoro inedito. \nIl percorso espositivo è diviso in tre fasi: la prima\, introduttiva\, è dedicata alla documentazione iconografica e storica sulla dinastia dei Villehardouin\, tra cui la video intervista ad Alessandro Meliciani\, curatore e traduttore del volume La conquista di Costantinopoli di Villehardouin\, edito da Procaccini nel 1992; la seconda presenta le elaborazioni creative dell’artista; la terza ospita il laboratorio di Matteo Fraterno\, per questa occasione\, trasferito nei locali della biblioteca. \nL’esposizione – inizio di un progetto work in progress aperto a futuri contributi – è un luogo di riflessioni ma soprattutto di collaborazioni: Raffaella Morra e Loredana Troise (curatrici degli apparati storici); Fosco Perinti (ricercatore degli archivi storici francesi); Luisa Viglietti (costume designer); Domenico Mennillo (interprete degli scritti di Guglielmo II di Villehardouin); Alessandro Meliciani (curatore del volume La conquista di Costantinopoli); Danilo Donzelli (addetto alla documentazione fotografica e video). \nLa mostra\, inserita nel ciclo di “Mostre d’Archivio” della Biblioteca del Museo Nitsch\, sarà visibile dal 18 maggio al 17 luglio 2013. \nMatteo Fraterno (Torre Annunziata\, 1954) artista relazionale\, co-fondatore di Osservatorio Nomade – Stalker Roma e di ilmotorediricerca\, laboratori creativi fondati su pratiche relazionali e ludiche. La sua opera trova conferma nella relazione tra vari aspetti immateriali: processo\, metodo\, metodologia\, che insieme alla relazione e l’interrelazione (preferibilmente in luoghi e situazioni\, estreme) mantiene attivo quel meccanismo cooperativo che conferma l’importanza dell’aggregazione libera da riferimenti ideologici o di sistema. I suoi lavori sono spesso incentrati sulla memoria storica\, e sul territorio inteso come sistema di interazione tra ambiente e abitanti. Fraterno preleva dai luoghi esplorati durante le sue frequenti peregrinazioni culturali le emozioni e le visioni di un processo creativo complesso ed articolato. Le materie sdoganate dalla loro inerte appartenenza e condotte nel territorio dell’arte\, diventano elementi costruttivi di pittura\, scultura\, installazione e video. Matteo Fraterno lavora su queste tematiche dagli anni ’80 sia sulla scena nazionale che internazionale. Tra le opere recenti: ΤΑΞΙΔΙ ΣΤΑ ΑΝΤΙ-ΚΥΘΗΡΑ – Viaggio verso ANTI Citera (2011-2012); in-differenziati\, athina 2012 (2012); Cerino Napoleone (2010-2011); La persistenza del significante (2010); RADIO EGNATIA\, regia Davide Barletti. Produzione Fluid Video Crew\, Istituto di Culture del Mediterraneo\, Geco Produzioni\, Stalker/ON (2008). Tra le mostre collettive: HEAVEN_LIVE – 2° ATHENS BIENNAL\, con Cesare Pietroiusti\, (Atene\, 2009); L’ISOLA DI SANTO JANNI\, Il mare nel mito\, MARartEA\, (Maratea\, 2009).\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				G. di Villehardouin & figli  inaugurazione\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 \nMatteo Fraterno\n© photo Carla Masciandaro \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view G. di Villehardouin & figli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 \nMatteo Fraterno\n© photo Carla Masciandaro \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view G. di Villehardouin & figli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 \nMatteo Fraterno\n© photo Carla Masciandaro \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view G. di Villehardouin & figli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 \nMatteo Fraterno\n© photo Carla Masciandaro \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view G. di Villehardouin & figli\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 \nMatteo Fraterno\n© photo Carla Masciandaro \nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Woyzeck - installazione/performance site specific
DESCRIPTION:9 maggio – 12 maggio 2013\nOPENING 9 MAGGIO DALLE ORE 20:30\nGalleria Toledo – Chiesa S. Giuseppe delle Scalze – Museo H. Nitsch \n \nregia Souphiène Amiar\nperformance art Kyrahm & Julius Kaiser\nvideo – installazioni Nicole Riefolo\ninstallazioni e scultura Pino Genovese\ncostumi Marina Sciarelli\nlive music Nonsolotangotrio\ndj set M Vega\nsoprano Cristina De Carolis\nperformer Livia Caputo\, Michaël Ounsa\, Federico Fornaro\, Stefano Rana\, Souphiène Amiar.\ndisegno luci Paco Pennino \nFrutto della sinergia con un nucleo di artisti e professionisti provenienti da diverse discipline delle arti performative\, Galleria Toledo chiude la stagione artistica presentando un progetto unico nel suo genere\, una promenade performance itinerante. \nUn dialogo interdisciplinare che si arricchisce di sempre nuove collaborazioni avente come fine l’innovazione stilistica ed espressiva\, la ricerca e lo studio dell’interazione con luoghi non istituzionalmente deputati alla fruizione artistica. L’evento – che interesserà tre luoghi differenti della città (Galleria Toledo\, il museo Nitsch e  la Chiesa di S.Giuseppe delle Scalze) – rappresenta un vero e proprio percorso performativo. \nIl primo step si realizzerà tutte le sere presso il Teatro Galleria Toledo che  – a partire dalle 20.30 – si farà luogo di ritrovo per il pubblico che intende assistere allo spettacolo. Il cammino proseguirà verso la Chiesa delle Scalze\, dove avrà luogo la fase iniziale della performance\, che terminerà presso il Museo Nitsch. \nIspirato alla tragedia omonima\, Woyzeck è un progetto del collettivo CERCLE che chiude la IV° edizione della rassegna Stazioni d’emergenza di Galleria Toledo e che pone gli artisti e il territorio di riferimento sullo stesso piano e sulla medesima scena\, generando un’esperienza di condivisione che annulla il senso di estraneità degli uni rispetto agli altri e riconfigura la fruizione dello spazio pubblico e della pratica artistica in una dimensione collettiva e partecipata. \nLa partecipazione attiva del territorio ospitante manipola i codici espressivi dall’interno\, generando i presupposti per la costruzione di un linguaggio comune tra artista e fruitore\, alternativo a quello delle elite culturali e dell’industria dello spettacolo. \nWoyzeck è un dramma rimasto incompiuto e privo di una successione nelle scene che lo compongono per via della morte prematura dell’autore\, lo scienziato e rivoluzionario George Bϋchner (1813-1837). \nLe peculiarità del testo\, l’eccezionalità della scelta\, unica fin qui\, di un umile barbiere\, al posto di un nobile o di un eroe\, come protagonista\, segnato da un linguaggio “drasticamente insufficiente alla profondità del proprio tormento” (George Steiner\, La morte della tragedia\, 1961)\, dalla conseguente incapacità di giungere a una autodefinizione logica e dal naufragio in un mondo dominato dal caos\, fanno di Woyzeck un testo strutturalmente aperto al teatro contemporaneo\, votato alla multidisciplinarietà\, in continua ridefinizione\, in cerca di codici espressivi e di luoghi\, lontani da quelli istituzionali che non ne tengono in conto l’evoluzione storica e che rischiano di soffocarlo nella rigidità delle proprie strutture\, per continuare a esprimere la necessità della sua esistenza. \nin collaborazione con: ALTRAdefinizione\, Museo Hermann Nitsch\, Teatro di Bottega\, Costantino Raimondi\, ThéâtreFrançais International\, Michaël Ounsa\, Kyrahm e Julius Kaiser\, Nicole Riefolo\, Pino Genovese\, Marina Sciarelli\, Cecilia De Paolis\, Francesca Faller\, Paco Pennino\, Giulia Ogrizek;  i partecipanti al Woyzeck Lab: Riccardo Pisani\, Giacomo Tortoioli\, Carmine Losanno\, Giuseppe De Vicentis\, Lucia Crisci. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Performance WOYZECK\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance WOYZECK\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance WOYZECK\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n  \n 
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SUMMARY:Gabriele Frasca - Joyicity Joyce con McLuhan e Lacan
DESCRIPTION:4 maggio 2013\nINIZIO ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDiscutono di Joyicity con l’autore e con il pubblico i critici Giancarlo Alfano\, Gennaro Carillo\, Giovanni Maffei.\nSulle ardue strategie delle Edizioni d’if e sulle prossime novità interviene Nietta Caridei. \nIn occasione dell’uscita degli ultimi due libri di Gabriele Frasca\, il saggio Joyicity. Joyce con McLuhan e Lacan (Edizioni d’if) e la raccolta di versi Rimi (Einaudi)\, viene allestito al Museo Nitsch un evento-spettacolo con Gabriele Frasca\, Giovanna Giuliani\, Canio Loguercio\, Enzo Moscato\, che eseguono performance da Rimi\, mentre Cyop&Kaf inseguono testi e interpretazioni con disegni di luce. \nJoycity. Joyce con McLuhan e Lacan \nChe cosa ha intravisto James Joyce di perverso e minaccioso nel sistema letterario? Qualcosa vi avrà ben scorto di pericoloso\, se lo indusse a sottoporre le sue opere alla spettacolare torsione che le avrebbe sottratte alla letteratura\, e ai suoi riti. È innegabile che le date dei suoi capolavori\, il 1914 dell’inizio della stesura dello Ulysses e il 1939 del-la pubblicazione del Finnegans Wake\, inquadrino con sconcertante tempismo gli anni più roventi del trauma novecentesco. Così come appare evidente che gli autori che si sono confrontati con la sua opera\, in una curva sinusoidale che da Beckett giunge fino a Pynchon (e comprende fra gli altri il Gadda del Pasticciaccio e il Nabokov di Lolita)\, ab-biano tutti proseguito una riflessione sull’im-maginario e sui suoi effetti persino più devastanti della guerra. Eppure colpisce la circostanza che\, a fronte della grande attenzione critica che continua a destare (ma non in Italia) l’opera di Joyce\, si sia poco studiata la sua incidenza sullo sviluppo di due dei più significativi e influenti nuclei di pensiero del secondo Novecento. Le penetranti riflessioni sui media di Marshall McLuhan e l’imponente rifondazione della psicanalisi di Jacques Lacan − dagli anni Cinquanta al 1981 per entrambi − affondano le loro radici nel magistero joyciano e nella questione sull’immaginario. Questo saggio\, inseguendo la parabola con cui la joyicity fuoriesce dal sistema letterario\, e indagando sulle conseguenze dell’opera di Joyce sulle ricerche di McLuhan e Lacan\, viene dunque a colmare una vistosa lacuna tipologico-culturale\, e a rilanciare con forza in Italia\, nel momento in cui si assiste a una fioritura di nuove traduzioni dello Ulysses\, l’opera del più grande artefice del Novecento. \nLa collana. Un saggio del cuore è innanzi tutto il resoconto di un viaggio sentimentale attraverso un’opera che continua a palpitare le sue questioni. Non si tratterà allora di spegnerne gli accenti\, ma di farsene camera\, perché echeggi. Un saggio del cuore è allora innanzi tutto un’ecografia\, che fa corpo con l’opera quanto più la disegna coi suoi stessi suoni\, ed è dunque opera a sua volta\, di rimando\, di richiamo\, in minore. Operetta critica\, insomma\, ma di una critica appassionata che\, se non conosce altro lavoro che non sia quello sul testo\, nondimeno non saprebbe come altro onorarlo se non riprendendo la strada maestra della sua narrazione\n \nRimi.\nCostruita su forme diverse e con suggestioni da molteplici tradizioni poetiche\, la nuova rac-colta di Gabriele Frasca fa convivere passato\, presente e (sotto forma di sperimentazione) futuro. Incastonato fra una sezione iniziale ispirata ai sonetti barocchi di Quevedo e a una finale di traduzioni-riscritture da Dylan Thomas\, il lungo poemetto che dà il titolo al libro è un testo tendenzialmente narrativo in cui versi e prosa giocano a rimpiattino nascondendosi gli uni nell’altra\, in un flusso verbale apparentemente continuo\, mozzafiato. La vita e la morte di un personaggio concentrate in una giornata di attraversamenti della realtà\, forse solo immagina-ti in un dormiveglia. La difficoltà di aderire a un’idea di soggetto\, la stratificazione dei tempi (e delle ere) nel gioco di proiezioni dell’ipotetico sé\, il continuo tentativo di incespicare nel flusso sonoro\, sempre frustrato\, se non alla fine\, dal trionfo del ritmico\, pervasivo respiro. Un passo ulteriore nella poesia post-lirica di Frasca\, che è poesia a un tempo severa e piro-tecnica\, ardua meditazione e onda sonora trascinante. \ndalla recensione di Giancarlo Alfano per Semicerchio\nLe trentanove lasse di finta prosa – ma in realtà si tratta di una sequenza di cinquanta coppie di doppi endecasillabi –\, cui si aggiunge un’ultima lassa\, più breve\, che suggella il poema Rimi\, presentano ogni volta un personaggio (presumibilmente diverso)\, di cui viene seguito un episodio della vita rivissuto nel ricordo. La dimensione fantastica del rammemorare e considerare viene rappresentata per mezzo del discorso indiretto libero\, così che la “sogget-tività” altrui del personaggio viene percepita dal lettore\, su cui ricade la responsabilità di as-sumerla su di sé\, di viverla come propria (esattamente come accade nel gioco delle voci tra testi originali tradotti e testi originali inseriti tra quelli tradotti).\nChe l’opera compia il suo destino nel lettore è del resto quanto invoca il sonetto di apertura della raccolta\, dove “tu” (lo stesso che poi troviamo nel primo dei Rimi\, unico alla seconda persona) è incalzato da “io” che chiede che la «voce lo complet»: il celebre assunto di Emi-le Benveniste\, secondo cui il linguaggio umano è incentrato sul continuo gioco tra assumere e abbandonare il posto del locutore\, colui che si dice “io”\, per lasciare che “tu” acceda a quel-la stessa posizione\, diventa qui sostanza stessa dell’esperienza poetica.\nQuesta strenua meditazione sulla morte e il sesso\, sul tempo che scorre via mentre la carne si abbarbica a ogni occasione per offrirsi l’illusione di una qualche permanenza fa del nuovo libro di Frasca davvero un’opera morale\, dove il classicismo originario di alcuni dei testi-motivo è ridisegnato alla luce della psicoanalisi\, delle neuroscienze e della filosofia. \n  \nL’autore. Gabriele Frasca (Napoli 1957) scrittore e saggista\, attualmente presidente della Fondazione Premio Napoli\, ha già pubblicato in questa stessa collana Un quanto di erotia. Gadda con Freud e Schrö-dinger\, con cui ha vinto «The Edinburgh Gadda Prize».\n \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Gabriele Frasca – Joyicity Joyce con McLuhan e Lacan\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Gabriele Frasca – Joyicity Joyce con McLuhan e Lacan\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Gabriele Frasca – Joyicity Joyce con McLuhan e Lacan\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Gabriele Frasca – Joyicity Joyce con McLuhan e Lacan\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:L’ESPRESSO napoletano - Mensile di cultura ed arte
DESCRIPTION:19 aprile 2013\nSTART CONVEGNO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nintervengono:\nRosario bianco\, direttore editoriale\nGiuseppe Morra\, direttore del museo nitsch\nVincenzo Galgano\, procuratore generale emerito\nMario Persico\, artista\nVittorio Paliotti\, giornalista e scrittore\nDora Celeste Amato\, giornalista e consulente editoriale de “l’espresso napoletano” \nIl Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch ospiterà la presentazione della rivista mensile di arte e cultura “l’Espresso napoletano”\, edita da Rogiosi. Insieme al direttore editoriale Rosario Bianco\, interverranno Giuseppe Morra\, Vincenzo Galgano\, Mario Persico\, Vittorio Paliotti\, Dora Celeste Amato. \nL’Espresso napoletano è una rivista che tende a valorizzare ed esaltare la cultura napoletana\, proponendo una lettura in chiave storica e contemporanea dell’arte\, della tradizione\, dei personaggi e dei valori che fino ad oggi l’hanno rappresentata e che sempre la rappresenteranno. A partire dal 2004\, la rivista ha visto nel corso degli anni una crescente affermazione di pubblico\, passando dalle iniziali 5.000 copie di tiratura alle attuali 20.000 copie. La rivista piace\, diviene argomento di discussione e viene riletta per poter apprezzare sempre di più quella parte di Napoli unica al mondo. \nLa promozione e l’organizzazione della ricerca\, la realizzazione e la divulgazione della cultura delle comunicazioni visive e la coesistenza di molteplici attività artistiche sono obiettivi condivisi da “l’Espresso napoletano” e dal Museo Nitsch\, l’intento è rendere il fruitore protagonista e parte attiva del processo creativo\, preservando la memoria storica\, progettando possibilità di ricerca sui fenomeni artistici e culturali. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Convegno Espresso Napoletano Mensile di cultura ed arte\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Carlos Martiel - Punto di Fuga
DESCRIPTION:22 marzo – 30 aprile 2013 \nOPENING ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nNegli spazi del Museo Nitsch inaugura Punto di Fuga\, performance e prima personale europea dell’artista cubano Carlos Martiel\, a cura di Eugenio Viola. \nIl “punto di fuga” e la relativa elaborazione prospettica ad esso sotteso sono espressione della volontà di conferire al mondo un ordine geometrizzante\, il frutto di un episteme occidentale che prova a razionalizzarlo in termini logico-matematici. Entrambi appartengono ad un sistema di pensiero fondato sulla concezione antropocentrica dell’uomo misura del mondo\, rappresentato da Leonardo da Vinci nell’Homo Vitruvianus\, visualizzazione estrema della corrispondenza neoplatonica tra macrocosmo e microcosmo. \nPartendo da queste considerazioni e confrontandosi con un motivo topico della storia dell’arte e della cultura occidentale\, Carlos Martiel ribalta col proprio corpo il portato iconico dell’immagine di partenza\, esibisce la deviazione dal modello\, dall’essenza platonica che aspira alla purezza originaria\, dall’eidos di tradizione classica per restituirne una versione polemicamente multiculturale e meticciata. \nIl corpo dell’artista diviene un paesaggio da attraversare e percorrere\, la sua pelle una tela da personalizzare e penetrare\, le sue appendici rami da cui pendono precisi segni di appartenenza: il luogo dell’incontro fra codici differenti e molteplici. L’azione diviene uno sforzo di congiunzione tradotto in tensione geometrico-performativa\, sofferenza ed estasi quasi mantrica di un corpo declinato nella sua irriducibile alterità. \nNel lavoro di Carlos Martiel il contesto di appartenenza e la consapevolezza del proprio corpo sono sempre presentati come il prodotto mutevole di processi attributivi complessi. La strada e lo spazio pubblico sono i suoi luoghi privilegiati d’intervento e d’azione\, garantiti da continue forme di riappropriazione. \nL’artista cubano si concentra su episodi mirati\, volti a intensificare la percezione delle disuguaglianze sociali\, spingendo il pubblico ad adottare\, inevitabilmente\, una posizione ideologica che porta con sé le tracce di una situazione determinata\, di un contesto preciso. \nLe sue azioni\, come spesso nel magmatico continente latino americano\, sono legate ad una forte icasticità espressiva\, assumono gli accenni della denuncia\, il sapore della rivolta\, rimandano situazioni sgradevoli\, segnali allarmanti del profondo disagio esistenziale nel quale si dibatte la società contemporanea. \nLe sue opere violente\, drammatiche\, sono caratterizzate da una bellezza disturbante e da una forza quasi catartica che le spinge oltre il commento sociologico o contestuale: originate da una precisa localizzazione geopolitica\, procedono per induzione\, dal particolare al generale\, fanno riferimento\, nostro malgrado\, a problematiche globali. \nEugenio Viola \nSi ringraziano Ana Pedroso\, contemporaneacubaproject\, Philipp Dür\, SaBuLee \nCarlos Martiel (La Habana Cuba\, 1989)\, vive e lavora tra Buenos Aires e la Habana\, dove ha frequentato la Cattedra di “Arte de Conducta” di Tania Bruguera (2008-09). Ha realizzato numerose performance e partecipato a diverse mostre in America Latina\, fra cui al Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam (La Habana\, Cuba\, 2012); Haus Der Kunst (Vallarta\, Messico\, 2012); Espacio Quina (Belo Horizonte\, Brasile\, 2012); Museo d’Arte Moderno di Buenos Aires (MAMbA\, Argentina\, 2012); Centro de Arte Contemporáneo de Quito (CAC\, Ecuador\, 2012). Ha inoltre partecipato all’XI Biennale de la Habana 2012 e preso parte alla 135.aktion di Hermann Nitsch (I.S.A. La Habana\, 2012)\, alla VI Biennale di Liverpool (2010) e alla XXXI Biennale di Pontevedra (Galizia\, 2010)\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Performance Punto di Fuga\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 \nCarlos Martiel  \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Punto di Fuga\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013  Carlos Martiel   © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Punto di Fuga\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013  Carlos Martiel   © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Punto di Fuga\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013  Carlos Martiel   © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Nanni Balestrini - Tristanoil\, il Film più Lungo del Mondo
DESCRIPTION:7 marzo – 20 aprile 2013\nOPENING 7 MARZO ORE 18:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli \na cura di Martina Cavallarin \nIn occasione della proiezione di Tristanoil – Il film più lungo del mondo di Nanni Balestrini\, presentato in anteprima a Kassel per DOCUMENTA (13)\, verrà inaugurata la mostra con quindici tele fotografiche di grandi dimensioni. Dopo Milano (Fondazione Marconi)\, Firenze (Frittelli Arte Contemporanea)\, Roma (Museo Macro)\, Torino (Galleria Martano)\, la proiezione giunge a Napoli nel nuovo spazio espositivo del Museo Nitsch\, per proseguire il suo gioco combinatorio all’insegna della casualità e del riassemblaggio. Tristanoil è\, infatti\, un film generato attraverso un computer che amalgama\, in capitoli di dieci minuti ciascuno\, oltre 150 videoclip in modo che ogni unità sia diversa dall’altra pur trattando il medesimo argomento: gli effetti distruttivi del petrolio sul pianeta. Attivando un processo contrario rispetto alla standardizzazione delle immagini proposte dai film o dai programmi delle tv commerciali\, Balestrini combina gli effetti elettronici con diversi materiali video: grazie al programma ideato da Vittorio Pellegrineschi e all’elaborazione video di Giacomo Verde\, l’artista utilizza la tecnica del cut-up (smontaggio-montaggio-rimontaggio) per creare una ricombinazione visiva di sequenze video della nota serie televisiva americana Dallas\, di news di disastri ecologici\, d’immagini frenetiche della borsa\, delle favelas e da episodi di cronaca unite con frasi lette dallo stesso autore e tratte dal suo iperomanzo Tristano (1966)\, edito nel 2007 in volumi tutti diversi fra loro. Adottando ancora una volta un procedimento narrativo basato su un flusso verbale ininterrotto\, l’artista prosegue la sua intensa ricerca in campo letterario e tecnologico con un rinnovato impegno verso un nuovo allarme ambientale.\nL’appuntamento espositivo si pone\, quindi\, come nuova occasione per approfondire la sua poetica e il suo impegno sociale\, volto a rendere reattivo il pubblico su una delle più gravi minacce del pianeta sia per i disastri che provoca\, sia per le speculazioni finanziarie implicate. Ancora una volta\, dopo 271 giorni di proiezione\, 24 ore su 24\, a dOCUMENTA (13) ed in importanti gallerie italiane\, si torna a discutere sulla serialità della merce e sull’arte come prodotto massificato in cui l’oro nero avvolge immagini ingannevoli e lo stesso sguardo dello spettatore\, ora coinvolto in un processo di creazione collettivo e infinito.\nDopo essersi spostato tra città e gallerie\, il viaggio di Tristanoil proseguirà al Palazzo Ducale di Genova (dal 24 aprile) e a Venezia ai Magazzini del Sale dal 28 maggio fino al 30 settembre\, parallelamente alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. La mostra è a cura della Fondazione Morra di Napoli e della Galleria Michela Rizzo di Venezia. Partecipano alla discussione del seminario Maurizio Zanardi\, Tommaso Ariemma e Roberto Cerenza. \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Domenico Mennillo - NATURATE RIVOLTE #2
DESCRIPTION:18 gennaio 2013 \nSTART ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nNaturate Rivolte #2 è l’ultimo evento del progetto di filosofia e  arti performative “PIERROT ou d’Automate Spirituel”\, progetto ideato e realizzato da Domenico Mennillo in collaborazione col sostegno di Museo Nitsch\, Fondazione Morra\, E-M arts e Aporema onlus. \nPerno centrale e fondamentale dell’intero progetto del “PIERROT” di Domenico Mennillo è stato il concetto di “automa spirituale”\, in relazione alle ricerche del filosofo Gilles Deleuze attorno ai concetti di “automa” e “automaton” contenuti nell’opera di Antonin Artaud e Baruch Spinoza. \nIniziato nel gennaio 2011 coi 3 mesi di residenza di creazione artistica “Pierrot”\, negli spazi della biblioteca del Musoe Nitsch\, il progetto si è sviluppato poi in seminari e work shop (realizzati sempre negli spazi del museo di vico lungo pontecorvo) e al museo Madre con gli incontri finali del progetto “Rioni dell’ arte” di Aporema onlus\, indirizzati invece ai bambini e ai ragazzi delle scuole elementari e medie di Napoli. \nNaturate Rivolte #2 è il secondo incontro di un mini-ciclo di seminari ideati da Domenico Mennillo e Luca Carabetta nella primavera del 2011; in questo appuntamento l’attenzione verrà concentrata sul concetto-figura di “automaton” in Spinoza\, tenendo presente le elaborazioni di Gilles Deleuze nel suo seminario dedicato a Spinoza nel 1978 a Vincennes ed elaborate poi in  volume da Deleuze in “Spinoza Filosofia Pratica (edito  in Italia nel 1991 presso Guerini e Associati); lo stesso seminario è apparso qualche anno fa  nel volume “Cosa può un corpo?” (edito da ombre corte nel 2010) e facilmente reperibile sul web sui vari motori di ricerca dedicati a Deleuze. \n\nTiziana Terranova\, docente presso l’Università degli Studi di Napoli l’Orientale\, nel suo intervento “automa digitale spirituale” illustrerà alcune dinamiche di socializzazione-automazione nelle simulazioni dei social network; Pierandrea Amato\, autore fra l’altro dei saggi “Tecnica e potere” (Mimesis)  e “La rivolta” (Cronopio) \, con “La macchina politica. Deleuze e l’evento” incentrerà il suo discorso richiamando alcuni aspetti del pensiero di Nietzsche e Foucault in relazione ai concetti di “evento” e ”corpo senza organi”di Deleuze. Stamatia Portanova\, autrice del volume “Moving Without a Body: Digital Philosophy and Choreographic Trought” (di imminente pubblicazione in Inghilterra) dedica il suo contributo “Fredde e indifferenti. La superficialità delle idee rispetto al corpo”ai concetti di autonomia e indifferenza in Whitehead e all’automatismo corporeo-mentale nelle applicazioni tecnologiche dei software. Domenico Mennillo invece discuterà in “Cosa può un corpo melanconico”sulle potenzialità lirico-espressive di un corpo melanconico in relazione alle arti e alla poesia a partire da alcune intuizioni-illuminazioni presenti negli scritti di Baudelaire e Artaud. \nConclude l’incontro   l’intervento-proiezione dal film di Jean-Marie Straub “O Somma Luce” (film incentrato sui versi del “Paradiso” di Dante Alighieri) di Giorgio Passeroni\, fra i massimi esperti dell’opera di Gilles Deleuze ( traduttore in Italia del celeberrimo testo “Mille Piani”\, a lui dedicato dallo stesso Deleuze) e docente all’Università Lille III in Francia. L’intervento di Passeroni\, “O Somma Luce per Luca” è dedicato a Luca Carabetta\, suo allievo e amico\, giovane filosofo scomparso prematuramente nel marzo del 2012 a Napoli. \nPartecipano alla discussione del seminario Maurizio Zanardi\, Tommaso Ariemma e Roberto Cerenza. \n  \n 
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SUMMARY:AVc il Piccolo Teatro Privato e Sonoro di Rebecca von Stahl (in memoriam Charlotte Moorman)
DESCRIPTION:21 dicembre 2012\nORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIdea di Stéphane Ghislain Roussel \nvioloncellista\nJulie Läderach \nletture\nStéphane Ghislain Roussel \nvideo\nFrédéric Rocher \ncostumi\nEmma Fournier \nmusiche\nGeorges Aperghis Récitations (1980)\nJ.S. Bach Suites per violoncello solo (1717-1723)\nJoseph Haydn Concerto in Do maggiore (1761/65)\nHelmut Lachenmann Pression (1969-70)\nErnst Reijseger Urgent (2004) \n…improvvisazioni \ntesti\nJohn Cage\nNam June Paik\nBen Vautier \nLa performance Fluxus AVc\, il Piccolo Teatro Privato e Sonoro di Rebecca von Stahl (in memoriam Charlotte Moorman) inizialmente mette in scena l’isteria di una violoncellista\, la metamorfosi di una musicista\, dall’agitata solista classica alla sfrenata performer di avanguardia. \nNel corso della performance\, la violoncellista subisce una trasformazione lenta ma radicale\, che ripercorre\, attraverso il prisma di partiture classiche\, moderne e sperimentali\, l’evoluzione dello strumento\, il suo repertorio e il suo uso attraverso la storia della musica. \nLa nuova versione in una conferenza-performance unisce il mondo della violoncellista alla rigorosa struttura di una lezione accademica dedicata al Fluxus\, che inoltre subisce una trasformazione rallentata\, installando alla fine – come uno specchio della metamorfosi della violoncellista – una situazione ironica e sperimentale. \nProduzione MUDAM Musée d´Art Moderne Grand-Duc Jean – Luxembourg \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				ll Piccolo Teatro Privato e Sonoro di Rebecca von Stahl © photo Cinzia Infantino  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				ll Piccolo Teatro Privato e Sonoro di Rebecca von Stahl  © photo Cinzia Infantino  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				ll Piccolo Teatro Privato e Sonoro di Rebecca von Stahl  © photo Cinzia Infantino  Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Festa dei Miosotìs
DESCRIPTION:15 dicembre 2012\nORE 17:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPremiazione dei vincitori della VI Edizione del Premio di Letteratura «i miosotìs» intitolato a Giancarlo Mazzacurati e a Vittorio Russo con il Premio Speciale Giuliano Mesa Edizione 2011/2012 \nProclamazione dei vincitori e selezionati 2012/2013 \nore 17\,30-20:00 \nPREMIAZIONE DEI VINCITORI con nomination dei SELEZIONATI 2011/2012 \nPROCLAMAZIONE DEI VINCITORI con nomination dei SELEZIONATI  2012/2013 \nlettura dei testi  \nCONDUTTORI Giancarlo Alfano e Cecilia Bello \nore 21:00 – 24:00  \nPECCATI  D’AMMORE per una Notte d’Arte (II Municipalità. NA) \ndi Canio Loguercio con Alessandro D’Alessandro \nderive sentimentali a più voci\, per chitarra\, organetto e ospiti a sorpresa \nUna notte poetico/musicale di canzoni sussurrate e pubbliche confessioni di peccati d’ammore \nRisultati della VI Edizione 2011 /2012  \nVincitori del Premio con la pubblicazione nella collana «i miosotìs»: \nLUCA ARIANO – CARMINE DE FALCO (Parma – Pomigliano d’Arco  NA) \nROBERTA DURANTE (Treviso) \nFEDERICO ROMAGNOLI ex aequo (Siena) \nDANIELE VENTRE ex aequo (Napoli) \nSelezionati con la pubblicazione nel REGISTRO DI POESIA #6 – «i fuoricollana»: \nVINCENZO FRUNGILLO (Milano – Napoli)\, ALESSANDRA CARNAROLI (Piagge PU)\, GIOVANNI CAMPI (Caserta)\, SARA DAVIDOVIC (Roma)\, CARMEN GALLO (Mugnano NA)\, OMAR GHIANI (Selargius CA)\, ALESSANDRO BROGGI (Milano)\, MARIA TERESA CARCANO (Frosinone)\, ENRICO DE LEA (Legnano MI)\, ANTONIO MAGGIO (Napoli)\, NATALIA PACI (Ancona)\, CHIARA CATAPANO (Bolzano – già edito)\, ANTONIETTA D’AVASCIO (Malori SA)\, GIULIO MAFFII (Tirrenia PI)\, LUCIANO MAZZIOTTA (Palermo)\, LORENZO MERCATANTI (Prato)\, NICOLA PACOR (Monfalcone GO)\, GINO ZANETTE (Godega di S. Urbano TV) \nL’immagine di copertina del REGISTRO DI POESIA #5\, a cura di Cecilia Bello\, è dono dell’artista napoletana Monica Biancardi
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SUMMARY:Identik.IT - identità italiane in video
DESCRIPTION:14 dicembre 2012 – 14 febbraio 2013\nOPENING 14 DICEMBRE ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n  \nIl Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch\, nell’ambito delle azioni di promozione delle nuove tematiche artistiche\, proietterà le tre opere vincitrici del concorso di video-arte Identik.IT – identità italiane in video\, ideato dal collettivo curatoriale Guntumolani per stimolare nei giovani una riflessione sull’identità Italiana. \nIl collettivo curatoriale Guntumolani\, formato da ex allievi del Master in Curatore Museale e di Eventi dello IED – Istituto Europeo di Design di Roma ha selezionato dieci video e affidato ad una giuria di esperti la valutazione dei cortometraggi inediti. I tre video più votati sono stati Secret Lives di gruppoGruppo\, S.P.Q.T. – Memorie Tiburtine di Jacopo Natoli e Fratelli d’Italia l’Italia si è persa di Gloria Pasotti\, già ospitati nelle sedi di The Gallery Apart a Roma e Careof a Milano. \nSecret Lives di gruppoGruppo è un trittico dedicato ai compositori italiani Luciano Berio\, Franco Donatoni e Bruno Maderna; grazie alla manipolazione e commistione di immagini e brani tratti dai repertori dei tre musicisti\, Sinfonia per Berio\, Hot per Donatoni e Venetian journal per Maderna\, prendono vita variabili sonore\, strutture cellulari\, paesaggi possibili. \nIn S.P.Q.T – Memorie Tiburtine Jacopo Natoli esplora paesaggi urbani che paiono sospesi sul bordo di un ricordo. Il suono\, l’immagine e la sottotitolazione dell’opera appartengono a tre situazioni diverse\, si giustappongono creando un effetto straniante che si disvela in maniera progressiva. Il testo si riferisce a un episodio autobiografico dell’artista\, le immagini discontinue raccontano i luoghi d’appartenenza e il pianto ripetuto di un bambino in sottofondo scandisce l’incedere del racconto. Contestualmente questo collage ricalca\, secondo la visione dell’artista\, le molteplici sfaccettature dell’identità sia individuale che collettiva. \nFratelli d’Italia l’Italia si è persa di Gloria Pasotti reinterpreta l’inno nazionale\, scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847\, non solo come simbolo dell’unità italiana\, ma sopratutto come spunto di riflessione sul senso d’appartenenza allo Stato italiano e sul significato stesso di un’identità. Nell’opera la distorsione creata dalla propagazione della voce dell’artista nell’acqua\, è metafora di un paese la cui definizione traballa e diventa intermittente. \n  \nGruppoGruppo è un collettivo italo-svedese composto da Fabio Monni ed Alessandro Perini. Artisti multimediali\, performer e compositori di musica elettronica hanno ricevuto innumerevoli premi e hanno esposto in Italia\, Danimarca\, Olanda\, Svezia\, Svizzera. Loro opere sono state presentate presso la Biennale di Venezia\, Connect Festival\, European Organ Festival\, Interference\, Tec Art Eco Festival. \nJacopo Natoli è nato a Roma nel 1985. Dopo il diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma\, ha completato il percorso di studi presso il Chelsea College of Art and Design di Londra. Ha partecipato a numerose esposizioni in Italia e all’estero\, tra cui Roma\, Tivoli\, Firenze\, Londra\, nonché significative esperienze di collaborazione con Simon Fujiwara (2010) e Fedor Pavlov-Andreevich (2009). \nGloria Pasotti\, nata nel 1987 a Brescia\, dove si è laureata in Lettere e Filosofia\, attualmente vive e lavora a Milano\, allieva del biennio specialistico in Fotografia dell’Accademia di Brera. Anche se la fotografia è il suo medium privilegiato\, i suoi ultimi lavori spaziano dalla performance al video. Dopo aver partecipato ad alcuni workshop con autori internazionali quali Olivo Barbieri\, Gea Casolaro\, Cesare Pietroiusti\, Franco Vaccari\, lo scorso anno ha esposto presso la Fabbrica del Vapore a Milano.
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SUMMARY:Errico Ruotolo. Opere dal 1961 al 2007
DESCRIPTION:23 novembre 2012 – 6 gennaio 2013\nOPENING 23 NOVEMBRE ORE 18:00\nCastel Sant’Elmo\nVia Tito Angelini 22\, Napoli \nA cura di Giuseppe Morra e Gabriele Frasca \nLa mostra monografica Errico Ruotolo. Opere dal 1961 al 2007  realizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico\, Artistico\, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e dalla Fondazione Morra\, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli e la Fondazione Premio Napoli – finalizzata a indagare lo sviluppo creativo dell’artista\, il suo rigore formale scandito da sperimentazioni e verifiche\,  il suo impegno sociale e politico. \nUn percorso di ricerca\, quello di Errico Ruotolo\, elaborato attraverso esperienze materiche di peculiare intensità espressiva: dagli esordi\, centrati sullo studio della forma nei suoi rapporti con lo spazio\, fino a un processo compositivo che diviene sempre più espressivo\, gestuale\, ricco di spessore. La parabola di Ruotolo\, senza mai ripiegarsi in maniera\, incontra\, metabolizza e supera un’infinità di stimoli e procedimenti: dalle influenze oggettuali al concettuale (carte colorate\, ritagli di giornali\, plexiglass forati\, vetri saccheggiati\, legni intagliati\, stagnole ripiegate)\, dall’uso della scrittura (cancellata o rimaneggiata) alla centralità dell’immagine alterata da un gesto pittorico dinamico\, tendente all’astrazione lirica\, fino alla polverizzazione delle forme\, scalfite persino dall’immaginario mediale. \nIn mostra 70 opere e 40 disegni inclusi i lavori già esposti al Novecento A Napoli (1910-1980) Per un Museo In Progress di Castel Sant’Elmo. Un particolare nucleo d’interesse per la definizione critica dell’artista è dedicato alle opere che la famiglia Ruotolo ha recentemente donato alla Fondazione Morra. Il percorso espositivo è inoltre arricchito dalle proiezioni di un film di Mario Franco e di un video di Tony Stefanucci\, entrambi del 2005. \nL’esposizione si inquadra nel progetto della Soprintendenza di approfondire le tematiche artistiche delineate in Novecento A Napoli\, non a caso sottotitolato per un museo in progress e della Fondazione Morra  di analizzare e valorizzare il lavoro di alcuni artisti che negli anni Sessanta hanno dato un forte contributo poetico-creativo alla realtà napoletana (basti pensare a LUCA/Luigi Castellano\, Augusto Perez\, Renato Barisani\, Domenico Spinosa\, Salvatore Cotugno…). Per la Fondazione Premio Napoli\, invece\, fra i cui compiti spicca quello di promuovere le eccellenze della cultura cittadina\, si tratta dell’inizio di un percorso sull’arte dagli anni Sessanta a oggi\, che condividerà con la Fondazione Morra e con l’Accademia di Belle Arti. \nL’esposizione sarà completata da diverse iniziative: \nNell’Auditorium\, avrà luogo Un uomo speciale\, rassegna poetica dedicata alle opere di Errico Ruotolo ispiratrici di poesie\, a cura di Nietta Caridei\, secondo il seguente calendario: \n23 novembre\, ore 19: reading di Tommaso Ottonieri; \n13 dicembre\, ore 18\,30: reading di Carmine De Falco\, Raffaele Di Stasio\, Bruno Galluccio\, Stefania Vacca\, Daniele Ventre; \n19 dicembre\, ore 18\,30: reading di Giovanni Campi\, Bruno Di Pietro\, Claudio Finelli\, Carmen Gallo\, Antonio Maggio; \n21 dicembre\, ore 18\,30: Sul punto di partenza del ritorno\, concerto di Enzo Nini e Gabriele Frasca con Patrizia Di Martino\, azioni visive a cura di Maurizio Magnetta. \nNel marzo 2013 l’Accademia di Belle Arti\,  a seguito del restauro di tre opere su tela del Maestro effettuato dagli studenti del laboratorio per il restauro di opere contemporanee di Paola Del Vescovo\, ospita il Convegno di Studi dedicato a Errico Ruotolo\, a cura di Giovanna Cassese. \nIl Catalogo\, curato da Giuseppe Morra e Gabriele Frasca per le edizioni Morra\, raccoglie testi di Mario Franco\, Mario Persico\, Nicola Spinosa\, Angela Tecce\, Gabriele Frasca\, Nietta Caridei\, Giovanna Cassese\, cyop&kaf\, Loredana Troise. \nProgetto grafico e design di Vincenzo Bergamene. \nGli apparati sono a cura di Loredana Troise. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Errico Ruotolo.\nOpere dal 1961 al 2007\, Castel Sant’Elmo\, Napoli\, 2012 © Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Errico Ruotolo.\nOpere dal 1961 al 2007\, Castel Sant’Elmo\, Napoli\, 2012 © Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 12th Edition
DESCRIPTION:8 novembre – 11 novembre 2012\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Palazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \ngiovedì 8 novembre ore 19\,30\nWhite film di Inal Sherip – Premio les frères Lumière assegnato da European Academy of Arts\nMatthias Müller & Christoph Girardet a cura di Matthias Müller \nvenerdì 9 novembre ore 19\,30\nLe premier cercle de Light Cone a cura di Emmanuel Lefrant\nEx-Machina expanded cinema performance di Les Nominoë \nsabato 10 novembre ore 19\,30\nCollection Vivante a cura di Emmanuel Lefrant\nZoo[trope] expanded cinema performance di Les Nominoë \ndomenica 11 novembre ore 19\,30\nCinema Inside Out a cura di Karel Doing\nDarkloupe audiovisual performance di Karel Doing e Michal Osowski \nL’inesauribile passione per i fotogrammi e per i processi compositivi delle minute particelle in strutture significative accomuna gli artisti\, film/video-makers e musicisti\, dell’Independent Film Show 12 edizione coinvolti nella materializzazione di visionarie e poetiche esperienze sensoriali interattive per suggerire e amplificare nuove e inaspettate relazioni.\nIl primo programma svela le incredibili potenzialità creative raggiunte attraverso il selettivo collezionare immagini e il geniale montaggio di questi immobili ed eteri frammenti in immaginifici percorsi introspettivi nel macro cosmo. Le opere filmiche Alpsee (1994) e Phantom (2001)\, realizzate da Matthias Müller sperimentando varie tecniche analogiche di ripresa e di composizione\, illustrano attraverso il suo particolare vocabolario visuale il passaggio nel mondo infantile\, le tensioni e i momenti di tranquillità affrontati e il travagliato sviluppo formativo. Insieme con Christoph Girardet\, i capitoli #4 Why Don’t You Love Me? e #5 Bedroom di Phoenix Tapes (1999) e i films Locomotive (2008) e Meteor (2011) esplorano una grande varietà di rappresentazioni cinematografiche alla ricerca di codici stabiliti e di sorprendenti divagazioni\, potenziando l’energia creativa\, la vivacità e l’emotività.\nLight Cone è un’organizzazione no-profit fondata da Yann Beauvais e Miles McKane nel 1982 a Parigi con l’intento di promuovere\, distribuire e preservare il cinema sperimentale; Light Cone ha in collezione circa 3500 opere in pellicola Super-8mm\, 35mm e soprattutto 16mm\, sia di cinema espanso che video analogici e digitali\, distribuiti per quanto possibile nel loro formato originale. Il film-maker Emmanuel Lefrant\, direttore in carica della Light Cone\, per festeggiare il trentesimo anniversario presenta due programmi di films e video selezionandoli dalle sessioni di Scratch Projection\, evento dedicato alle acquisizioni annuali.\nNel programma Le premier cercle confluiscono i films realizzati dal 1969 fino al 1989\, alcuni concepiti in doppia proiezione come RR di Yann Beauvais\, I-CONIC di Jennifer Burford\, Almost as good as Christmas di Christina Kennedy e Threshold di Malcolm Le Grice. Ogni pellicola e video richiede un’attenta osservazione percettiva per processare le audaci sequenze sottoposte a studiate variazioni di tempo\, spazio e movimento; la capacità di rappresentare una realtà diversificata\, solitamente invisibile ad uno sguardo formale\, è tra gli obiettivi perseguiti da questi film/video-makers alla continua ricerca di nuove relazioni e alternative sensibilità emozionali.\nIl terzo programma Collection Vivante è incentrato sulle creazioni contemporanee di questi ultimi dieci anni\, in particolare quei films e video che attraverso ricerche e soluzioni estreme oltrepassano gli attuali confini delle metodologie applicate alle immagini in movimento. Questi poemi visivi esibiscono una natura incontaminata intessuta di forti emozioni ancora indomite (Ben Russell filma il Suriname\, Martha Colburn e Peter-Conrad Beyer il Messico\, Emmanuel Lefrant l’Africa\, Frédérique Devaux l’Algeria e Daïchi Saïto le foreste del Canada)\, altri riflettono sulle possibilità fisiche dell’apparato cinematografico che registra i movimenti del mondo e dell’umanità\, ad esempio Christopher Becks analizza i diversi angoli di visione di un oggetto nello spazio\, Anja Czioska i movimenti del proprio corpo in relazione alla velocità di ripresa della cinepresa\, Yves-Marie Mahé la tensione sonora degli allarmi\, i Flatform i cambiamenti atmosferici rapportati alla musica di Ravel\, SJ. Ramir e Félix Dufour-Laperrière il passaggio dalla figurazione all’astratto.\nDue expanded cinema performances di Les Nominoë (i quattro cineasti Nicolas Berthelot\, Alexis Constantin\, Emmanuel Lefrant e Stéphane Courcy di Rosa e il musicista Mathieu Touren) amplificano l’esperienza partecipativa degli osservatori\, immersi all’interno dei materiali filmici e degli effetti acustici concreti. Dal 2000 Les Nominoë indagano le interazioni tra la pellicola filmica e i suoni dal vivo attraverso azioni congiunte di proiezioni multiple e modificazione dei segnali acustici ambientali ed elettronici. Ex-Machina (ideata nel dicembre 2011 con 7 proiettori 16mm) ravviva le prime esperienze dei Light-Shows e si concentra sulle proiezioni luminose dei diversi dispositivi e sui suoni degli ingranaggi meccanici amplificati e deformati fino a creare un ambiente fluido; Zoo[trope] (ideata nel\nmarzo 2011 con 5 proiettori 16mm) utilizza delle immagini found footage di animali ed effetti sonori elaborati dal vivo\, una festa selvaggia per vivere momentaneamente il mondo prima della domesticazione.\nIl quarto programma Cinema Inside Out è affidato a Karel Doing\, film maker e co-fondatore di studio één\, un workshop dedito alla produzione del cinema sperimentale; i poemi filmici di Karel Doing si compongono in un amalgama ritmicamente stratificato di immagini ordinarie della realtà\, frammenti di documentari personali\, found footage e visual music\, nonché di progetti installativi site-specific e performances di expanded cinema in collaborazione con amici film-makers\, performers\, ballerini e musicisti (con Pierre Bastien ha eseguito la performance Four Eyes per l’Independent Film Show 6th edition). Il programma Cinema Inside Out è incentrato sulla relazione tra il cinema o arte dell’immaginazione e l’architettura o arte del reale\, interrelate dalla musica intesa come\nveicolo di comunicazione tra le due\, ed esamina delle metropoli immaginarie come New Babylon nel docu-video di Maartje Seyferth & Victor Nieuwenhuys e la città futuristica di László Moholy-Nagy del 1936 ricostruita e filmata da Graham Ellard & Stephen Johnstone\, una scala metallica convertita in suoni ritmici da Guy Sherwin\, lo spazio immaginario elaborato dall’animazione di fotografie b/n dipinte a mano da Karin Wiertz & Jacques Verbeek\, il movimento fluido dello spazio e del tempo nel film strutturale di Andras Hamelberg\, e le grandi città reali come la Parigi degli anni 1923-‘25 nel film di Henri Chomette e la Grand Central Station di New York per Jeff Scher.\nKarel Doing ha costruito una serie di ‘giocattoli’ ottici al fine di creare un ambiente ipnotico in cui si immerge lo spettatore\, e Michal Osowski ha ideato un software di controllo del sistema feedback audio adoperato spostando un microfono davanti agli altoparlanti. Questa creazione interattiva utilizza una tecnologia semplice come il feedback audio-visivo per far espandere in un’architettura dinamica e pulsante degli oggetti apparentemente insignificanti e attraverso le proiezioni e i suoni evocare un mondo fragile e complesso: DARKLOUPE è un’installazioneperformance in continua evoluzione\, ispirata dalle idee di Constant Nieuwenhuys\, ideatore della città utopica New Babylon\, dove gli esseri umani sono liberi dal lavoro fisico e possono concentrarsi sul gioco e sulla creazione (homo\nludens); tra i due artisti e gli osservatori si attiva un multiforme gioco combinatorio di suoni e immagini\, creati dal vivo e non precostituiti\, che rifrange per lo spazio performativo miriadi di onde sonore e luminose.\nInoltre l’assegnazione del Premio les frères Lumière al video-maker Inal Sherip\, indetto da European Accademy of Arts\, organizzazione coinvolta nella promozione di artisti residenti in Belgio\, evidenzia il fondante ruolo dell’Independent Film Show quale piattaforma attiva nella presentazione e discussione con gli autori dell’attuale cinema sperimentale.\nQuesti films e video sperimentali appartengono a territori di confine\, al di fuori di orbite stabilite; l’interesse di ogni film/video-maker indipendente è dedicato a quei fenomeni che non hanno ancora trovato la propria espressione definitiva\, a quegli stati instabili che non possono esser classificati\, ed ecco perché è così complesso presentarli\, trovare termini adatti per definirli. \nAnche per questa edizione è possibile consultare le schede dei films sul web-site www.em-arts.org ed è stato realizzato il catalogo italiano/inglese con i testi di Carlo Grassi\, Raffaella Morra\, le introduzioni ai programmi dei film/videomakers invitati e le schede dei 38 films e video in programma e delle 3 performances di expanded cinema. \nScarica programma
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SUMMARY:Allan Kaprow - Explosion! The Legacy of Jackson Pollock
DESCRIPTION:24 ottobre 2012 – 24 febbraio 2013\nOPENING 23 OTTOBRE ORE 19:30\nFundació Joan Miró\nParc de Montjuïc\, Barcellona \na cura di Magnus af Petersens\, curatore d’arte contemporanea al Moderna Museet\, e sponsorizzata dalla Fundación BBVA. \nExplosion! The Legacy of Jackson Pollock esplora la rete di influenze e connessioni emerse dall’ “action painting” e il lavoro del suo principale esponente\, Jackson Pollock (1912-1956). Dalla fine degli anni ’40\, la nozione di pittura come azione ha aperto un enorme campo di possibilità che hanno portato alla performance art e alle pratiche artistiche innovative note come Arte concettuale. Molti di questi artisti hanno attribuito tanta importanza all’atto creativo quanto al dipinto finito. In questa zona di confine tra pittura e performance\, l’elemento del caso e lo spettatore finivano spesso per essere co-creatori dell’opera. Questo approccio sperimentale e concettuale alla pittura e all’arte in seguito ispirò molti altri artisti. \nLa mostra offre una panoramica geografica e cronologica della portata del fenomeno. Comprende opere in una varietà di media di artisti che hanno lavorato nel periodo dalla fine degli anni Quaranta ad oggi\, tra cui Jackson Pollock\, Yves Klein\, Niki de Saint Phalle\, Jean Tinguely\, Allan Kaprow\, Andy Warhol\, Lynda Benglis\, Saburo Murakami\, Bruce Nauman\, John Baldessari e Paul McCarthy\, tra gli altri. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! The Legacy of Jackson Pollock\, Fundaciò Joan Mirò\, Barcellona\, 2012\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Eden Imperfetto (Door to Door 2°Edizione)
DESCRIPTION:29 settembre – 30 settembre 2012\nOPENING 29 SETTEMBRE ORE 10:30\nGiardino della Minerva\nvia Ferrante Sanseverino 1\, Salerno \nDurante le Giornate Europee del Patrimonio il 29 e 30 settembre 2012 torna Door to Door\, progetto d’arte urbana per il centro storico di Salerno – nato da un’idea di Maura Picciau\, Soprintendente BSAE per le province di Salerno e Avellino e coordinato da Rosa Carafa e Ilaria Tamburro. Door to Door vuole essere un punto di incontro tra arte contemporanea\, storia\, tessuto urbano e grande pubblico per indicare una prospettiva di sviluppo sostenibile del centro storico salernitano\, così legato alla tradizione quanto proiettato verso una sua riqualificazione. I palazzi antichi\, i cortili\, le piazzette e gli slarghi della città vecchia ospiteranno una selezione di opere site specific.\nEden imperfetto è un’installazione performativa ideata da Maurizio Elettrico per il Giardino della Minerva\, che conduce il visitatore in un immaginario e futuristico universo attraverso un percorso di ritratti di personaggi e raffigurazioni naturalistiche di un avvenire lontano\, descritto dall’autore in vari testi letterari come The New Empire\, L’infante demiurgo e l’inedito Lo Scoiattolo e il Graal.\nI visitatori sono coinvolti in un gioco combinatorio guidati da un oratore intento a assemblare gli elementi dell’installazione (specchi con frasi enigmatiche\, lastre in terracotta e pietra lavica)\, suggerendo le infinite soluzioni all’enigma di questa onirica civiltà e invitando i presenti a formulare nuove ipotesi associative.\nLa realtà fantastica evocata dall’artista è un’utopia o meglio una distopia\, che si colloca ad una dimensione temporale aliena. Qui l’umanità è divisa in tre diverse specie: i bioaristocratici – dai poteri illimitati come gli antichi dei\, dediti alla coltivazione di immense foreste e paradisiaci giardini e alla creazione di sempre nuove specie animali e vegetali -\, i naturali eredi della nostra cultura e civiltà ed infine i selvatici – esseri primitivi di grande bellezza fisica\, ma dalle capacità intellettive limitate. Al centro di questo pianeta domina un sommo sacerdote\, Leo Bruno\, artefice di un mondo di arte e natura\, i cui protagonisti sono gli artisti-sciamani con capacità soprannaturali\, fusi geneticamente con le potenze animali e in grado di connettersi e domare entità cosmiche di altre dimensioni. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Doris von Drathen. Dal silenzio etico di John Cage al punto zero della gravitazione nell'arte attuale
DESCRIPTION:22 giugno 2012\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntroduce Giuseppe Morra \nIn occasione del centenario della nascita di John Cage il Museo Nitsch\, in collaborazione con Fondazione Morra e Fondazione Alario per Elea-Velia\, ospiterà una riflessione della storica dell’arte e critica d’arte indipendente Doris von Drathen. \nA proposito dell’incontro è la stessa autrice a dichiarare:\n“Il punto zero di silenzio che non vuol dire assenza di rumore\, ma piuttosto l’essere in ascolto dell’altro\, del mondo che ci circonda\, questa categoria mi sembra avere una corrispondenza spaziale: il punto zero spaziale\, il punto della nostra gravitazione\, quel punto altamente individuale e universale al tempo stesso\, definisce anch’esso una posizione etica. Nel senso che\, nel momento in cui sono consapevole di questo punto\, posso aprire la percezione della mia esistenza nello spazio\, posso rendermi conto della mia responsabilità nell’occupare quella posizione\, posso rendermi conto del mio ruolo di essere un essere umano che parla e agisce in modo indipendente\, in modo autonomo.\nNella mia conferenza si tenterà di dare testimonianza\, sempre partendo da Cage e le sue idee\, di una nuova coscienza nell’arte contemporanea: mi pare che da qualche anno\, fare scultura\, fare pittura\, voglia dire sentirsi iscritti nella libertà di un contesto cosmico\, di un’autonomia che parte da un essere nello spazio assoluto. Questi artisti non sono numerosi\, ma forse sono i migliori del nostro tempo\, qualcuno conosciuti come Richard Serra\, Beuys\, Rebecca Horn\, Anthony Mc Call\, Pat Steir\, Max Neuhaus; altri meno come Paul Wallach o Fabienne Verdier. Tutti però vivono le forze telluriche come un’energia suprema\, quella del silenzio interiore in dialogo con l’altro.” \nDoris von Drathen è storica dell’arte e critica d’arte indipendente. Nata ad Amburgo\, vive a Parigi dal 1990.\nDopo aver studiato letteratura e storia dell’arte a Parigi\, Saragozza\, Firenze e Amburgo\, ha lavorato per dieci anni come critica d’arte in radio e in televisione ed ha collaborato con Artforum come corrispondente.\nDalla metà del 1980 ha regolarmente pubblicato saggi in Kunstorum International\, Künstel Kritisches Lexikon der Gegenwartskunst (Enciclopedia della Critica d’Arte Contemporanea di Monaco) e nei cataloghi di importanti artisti contemporanei. Ha tenuto delle lezioni presso la Scuola nazionale superiore delle belle arti di Parigi\, presso la Kunsthochschule di Berlino\, presso la Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam\, presso l’Accademia di Lisbona e le Università di Cadice e Siviglia.\nTra le sue molteplici pubblicazioni nel testo “VORTICE DEL SILENZIO\, Proposta per una critica d’arte al di là delle categorie estetiche” l’autrice intraprende una lettura di 24 artisti contemporanei in modo da illustrare l’inadeguatezza delle attuali categorie estetiche pur introducendo e sviluppando una più completa “iconologia etica” attraverso la quale osserva il discorso dell’opera d’arte.\nDoris von Drathen desidera liberarsi della tirannia delle restrizioni estetiche che abbiamo usato per descrivere l’arte\, e vuole piuttosto fare delle opere d’arte un evento in cui l’incontro tra l’arte e lo spettatore diventa un discorso etico che informa e si impegna.\nLa sua selezione è molto utile a tale scopo\, ma è anche un gesto completamente postmoderno\, dove l’incontro con l’altro diventa il dominio dell’etica\, facendo dell’arte stessa un’esperienza innegabilmente etica.
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LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
CATEGORIES:Museo Nitsch
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SUMMARY:Double Negative Collection. New Canadian experimental cinema
DESCRIPTION:16 giugno 2012\nINIZIO ORE 12:00\nMuseo Hermann Nitsch\nTerrazza Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nMalena Szlam Beneath your Skin of Deep Hollow\, 2010\, 16mm\, colore\, silenzioso\, 3 min. \nMike Rollo Ghosts and Gravel Roads\, 2008\, video\, colore\, sonoro\, 16 min. \nPhilippe Léonard Perceptual Subjectivity\, 2009\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 5 min. 30 sec. \nLindsay McIntyre All-around junior male\, 2010\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 7 min. 30 sec. \nRadwan Ghazi Moumneh Mississippi Moonchile\, 2011\, video\, b/n\, sonoro\, 9 min. \nEduardo Menz Fracas\, 2007\, video\, colore\, sonoro\, 5 min. \nDaichi Saito All that rises\, 2007\, 16mm\, colore\, sonoro\, 7 min. \nChristopher Becks Ouverture\, 2010\, video\, b/n\, silenzioso\, 5 min. \nKarl Lemieux Mamori\, 2010\, video\, b/n\, sonoro\, 8 min. \nFondato a Montreal nel 2004\, Double Negative Collective è una presenza fondamentale del cinema sperimentale Canadese. Completamente indipendente e auto-finanziato\, il Collettivo gestisce da oltre otto anni il proprio laboratorio per il cinema analogico ed organizza proiezioni di films sperimentali\, performances ed incontri con artisti e film makers che continuano a ispirare le comunità artistiche sia in patria che all’estero. \nQuesta comunità di cineasti si configura come un amalgama di personalità artistiche unite nel nome di un cinema alchemico\, che fa del lavoro sulla materia e sul dispositivo stesso (dalla pellicola alla macchina da presa) il punto di partenza per esplorare le possibilità nascoste nell’immagine con una continua manipolazione\, dai processi di sviluppo alla fase di proiezione. \nDal loro Manifesto del 2004: “…Ci ritroviamo nel ruolo di alchimisti: provochiamo incidenti\, scoperte\, fallimenti\, processi che ci portano in terre sconosciute\, la fugace tangibilità delle forze mistiche e trasformative\, la generazione di delicati\, preziosi oggetti nel buio. Il cinema per noi è esperienza umana\, esperienza dell’occhio\, della mano e del battito del cuore\, lontano dai consunti stereotipi che circolano come ‘significato’ e ‘sentimento’ nel cinema convenzionale. Noi troviamo il mistero nei processi: nei materiali\, nelle idee e nel mondo. La cinepresa inesplorata\, alla scoperta\, è il prisma che abbiamo individuato per riunire queste forze insieme. Non abbiamo alcuna prescrizione su cosa debba essere un film\, ma è chiaro ciò che è: un passato e futuro impossibili in una traiettoria di un presente non svelato\, delle immagini in pausa e in movimento da qualche parte lì sopra\, dietro la testa”. \nIl programma Double Negative Collection presentato da Philippe Léonard\, film maker e portavoce in Italia del Collettivo\, racchiude in 67 minuti di proiezione 16mm e video\, sulla suggestiva terrazza del Museo Nitsch a cominciare dall’imbrunire\, le nove opere filmiche realizzate negli ultimi anni dai film makers del Collettivo: \nMalena Szlam Beneath your Skin of Deep Hollow\, 2010\, 16mm\, colore\, silenzioso\, 3 min. \nInizialmente girato e montato con una cinepresa Super-8\, Bajo tu lámina de agujero profundo trasforma le notti in movimenti aritmici di luce e fuga di colore. Degli effetti luminosi emergono dalla superficie di un’immobilità burrascosa mentre l’oscurità illumina riflessi e visioni. \nMike Rollo Ghosts and Gravel Roads\, 2008\, video\, colore\, sonoro\, 16 min. \nUn inventario di ricordi e luoghi perduti\, il paesaggio del Saskatchewan schiarito dal sole è una metafora per il dislocamento\, un’inquadratura della vacuità e dell’assenza. \nPhilippe Léonard Perceptual Subjectivity\, 2009\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 5 min. 30 sec. \nLe idee prendono forma in una sorta di magma cerebrale dove i referenti sono assegnati a particelle di esperienza da cui si formano gli elementi intelligibili. Perceptual Subjectivity è un saggio sulla formazione strutturale del pensiero. \nLindsay McIntyre All-around junior male\, 2010\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 7 min. 30 sec. \nUn ritratto sperimentale fatto a mano di un giovane atleta Nunamiut\, Sean Uquqtuq\, attraverso la sua performance di un impegnativo gioco tradizionale Inuit – one-foot high kick (lancio alto con un calcio). \nRadwan Ghazi Moumneh Mississippi Moonchile\, 2011\, video\, b/n\, sonoro\, 9 min. \nMatana Roberts esegue il suo progetto Coin Coin per le strade vuote di Montreal alle 5 del mattino\, nell’estate del 2010. \nEduardo Menz Fracas\, 2007\, video\, colore\, sonoro\, 5 min. \nLa memoria dei bambini \, i ricordi dei bambini\, una gara di ortografia. \nDaichi Saito All that rises\, 2007\, 16mm\, colore\, sonoro\, 7 min. \nL’accostamento di immagini e suoni\, cielo e pietra e tutto quello che c’è nel mezzo. Una breve passeggiata in un vicolo\, per sentire le immagini delle visioni sonore\, accarezzate dalla luce e dall’oscurità. \nChristopher Becks Ouverture\, 2010\, video\, b/n\, silenzioso\, 5 min. \nUn’improvvisazione in-camera di un fienile in Normandia. \nKarl Lemieux Mamori\, 2010\, video\, b/n\, sonoro\, 8 min. \nQuesto film deriva da una residenza presso il Laboratorio di Arte Mamori in Amazzonia\, su invito del compositore Francisco López. Le sue registrazioni sul campo entrano in simbiosi con la superficie della pellicola trattata\, su cui Lemieux incide delle impressioni della luce e della struttura della foresta pluviale.
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SUMMARY:Allan Kaprow - Explosion! Painting as Action
DESCRIPTION:2 giugno – 9 settembre 2012\nOPENING 2 GIUGNO\nModerna Museet\nStoccolma \na cura di Magnus af Petersens \nExplosion esplora le ricche e complesse fertilizzazioni incrociate e le terre di confine della pittura\, della performance e dell’arte concettuale. Traccia questa idea ampliata della pittura come azione dalla fine degli anni Quaranta ad oggi. La mostra includerà opere in diversi mezzi di circa 45 artisti provenienti da molte parti del mondo come l’importante gruppo giapponese Gutai\, tra gli altri Shozo Shimamoto\, Sadamasa Motonaga\, Saburo Murakami e Kazuo Shiraga\, insieme ad artisti come Allan Kaprow\, Jackson Pollock\, Niki de Saint Phalle\, Yves Klein\, Ana Mendieta\, Alison Knowles\, Rivane Neuenschwander\, Yoko Ono e Lawrence Weiner.\n\n\n\nDopo la seconda guerra mondiale\, numerosi pittori in diverse parti del mondo iniziarono ad attaccare i presupposti fondamentali della pittura in modi che erano allo stesso tempo aggressivi e giocosi. Molti artisti attribuivano tanta importanza all’atto creativo stesso quanto alla pittura che ne derivava. In questa terra di confine tra pittura e performance\, il caso o lo spettatore sono stati spesso reclutati come co-creatori dell’opera. Questo atteggiamento sperimentale e concettuale nei confronti della pittura e dell’arte ha successivamente ispirato molti altri artisti. Negli ultimi anni è aumentato l’interesse per l’arte performativa e con essa l’interesse per le sue radici. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:MICHAEL SNOW. Rameau’s Nephew by Diderot (Thanx to Dennis Young) by Wilma Schoen
DESCRIPTION:19 maggio 2012\nINIZIO ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nco-edition Re:Voir / Exploding \n  \n“…Ho iniziato la sceneggiatura di questo film nel febbraio del 1972 ed ho scritto\, girato\, mixato\, montato e continuato fino al settembre ’74. Alcune idee in esso utilizzate risalgono al 1966 quando ho riconosciuto in me l’ambizione di realizzare un autentico “film sonoro”\, costruito con i veri elementi della sillaba e del fotogramma. …Tutte le possibili relazioni immagine/suono focalizzate sulle persone e sul linguaggio generano dei rapporti con il pubblico in sala: una vasta gamma di possibilità emotive\, l’esperienza di vedere/sentire questo film. La ‘Parola’\, la ‘Lingua’\, la ‘Cultura’ – la propria fonte\, la propria natura… registrate\, immaginate\, dimostrano (?) che in questo caso una parola vale mille immagini”. Michael Snow \nTra i films strutturali più intensi e compositi degli anni ‘70\, Rameau’s Nephew by Diderot (Thanks to Dennis Young) by Wilma Schoen è un’enciclopedica interazione tra l’immagine ed il suono non unificabile da un’unica strategia visiva; le venticinque sezioni\, significativamente differenti nella lunghezza\, esprimono delle meditazioni sulla natura delle percezioni uditive e visuali\, spesso sotto forma di rebus\, giochi di parole\, variazioni e ripetizioni di suoni e immagini\, intervallate da ventisette composizioni astratte colorate. L’utilizzo complesso del medium cinematografico\, capace di manipolare e dilatare l’illusione del reale\, stressa le capacità corporee e mnemoniche dello spettatore/ascoltatore\, chiamato a risolvere gli enigmi percettivi del geniale film-maker. \nMichael Snow (Toronto\, 1929)\, famoso internazionalmente per le sue opere pittoriche\, scultoree\, fotografiche\, olografiche ed installative nonché per le improvvisazioni jazz al pianoforte\, ha realizzato diversi films strutturali (ne citiamo alcuni: Short Shave 1965\, Wavelength 1967\,  aka Back and Forth 1969\, La Région Centrale 1971\, So Is This 1982\, Prelude 2000\, Corpus Callosum 2002\, WVLNT (Wavelength for those who don’t have the time) 2003) incentrati sulle possibilità fisiche e plastiche dell’apparato cinematografico fino alle ultime investigazioni digitali. Le sue opere richiedono una collaborazione attiva dello spettatore che affronta un ambiente immaginifico spesso dissonante e metaforico\, simile alla dissertazione filosofica più che alla narrazione. \nIl titolo Rameau’s Nephew by Diderot (Thanks to Dennis Young) by Wilma Schoen\, anagramma germanizzato di Michael Snow\, ed ancora il ringraziamento a Dennis Young\, l’unica persona reale qui menzionata che gli ha donato il libro\, con l’esplicita equivalenza fonetica tra Denis e Dennis\, rivela le intenzioni che il film-maker affronta in queste quattro ore e più di pellicola: come per Diderot\, la musica si compone di una filosofia universale in cui i sensi primeggiano sulla conoscenza razionale. Nonostante l’inglese sia la lingua madre del film\, quindi molti dialoghi\, parole onomatopeiche e giochi verbali risultano poco comprensibili a noi pubblico italiano\, Michael Snow utilizza le ampie sfumature dei suoni e delle immagini\, originariamente separati sia nella produzione che nella presentazione\, come fonogrammi di un linguaggio universale intessuto di musicalità più che di significante. \nLe Neveu de Rameau\, scritto da Denis Diderot tra il 1762 ed il 1783 e pubblicato per la prima volta nel 1804 soltanto nella sua traduzione in Tedesco eseguita da Goethe e Schiller\, è un dialogo fittizio tra lui (Jean-François Rameau\, nipote di Jean-Philippe Rameau) ed io (Diderot) raccontato in prima persona durante mezz’ora di passeggiata nei giardini del Palais Royal a Parigi tra il 1752 ed il 1754 poco dopo la Querelle des Bouffons; la conversazione molto satirica e strutturata su più livelli si snoda tra le vicissitudini del nipote\, geniale pantomimo ma spregiudicato adulatore che sopravvive come buffone di corte\, ed i commenti del filosofo che lo giudica vile ed arrivista\, dotato di sensibilità artistica ma privo di morale. Il film di Michael Snow non è un adattamento del libro di Diderot ma un chiaro richiamo all’espressione comunicativa del dialogo\, che intercorre tra i personaggi del film e la pellicola emulsionata di cui sono fatti\, tra i suoni e le immagini\, tra il pubblico in sala e le immagini proiettate (scomposte nelle due componenti di luce proveniente dal proiettore e suono dagli altoparlanti)\, tra le diverse temporalità filmiche di ripresa\, montaggio e proiezione\, tra testi scritti e dialoghi registrati\, tra cinema e realtà\, tra il linguaggio ed il mondo… \n  \nSequenze \nWhistling 4 min. 12 sec. \nFocus 2 min. 37 sec. \nMom (Piano) 49 sec. \nCredits 7 min. 57 sec. \nMental (1) 27 sec. \nVoice 1 min. 21 sec. \nPlane 30 min. 29 sec. \nSink 3 min. 50 sec. \nDennis Burton 6 min. 34 sec. \nTotal 53 min. \n  \nPolyphony 36 min. 1 sec. \nBus 3 min. 31 sec. \nFart 7 min. 13 sec. \nDub 18 min. 14 sec. \nPiss Duet 54 sec. \nEmbassy 34 min. 44 sec. \nCommentator 13 min. 40 sec. \nTotal 111 min. \n  \nLaughing Chair 1 min. 18 sec. \nRain 7 min. 56 sec. \nEnglish Comedians 7 min. 50 sec. \nHotel 47 min. 13 sec. \nFour 2 min. 9 sec. \nMental (2) 1 min. 21 sec. \nCymbal-Symbol 31 sec. \nErratum 58 sec. \nAddenda 1 min. 6 sec. \nTotal 66 min.
URL:https://www.fondazionemorra.org/it/evento/michael-snow-rameaus-nephew-by-diderot-thanx-to-dennis-young-by-wilma-schoen/
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SUMMARY:Perché Napoli. Vivere e morire di Napoli di Pasquale Persico
DESCRIPTION:10 maggio 2012\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPresenta il filosofo e professore emerito Aldo Masullo \nIntroduce il Prof. Raimondo Pasquino \n“Perché Napoli. Vivere e morire di Napoli” è un’uscita della collana “La città degli uomini”\, diretta e curata dall’economista Pasquale Persico per Graus editore. \nIl tema che funge da filo conduttore della collana sarà quello della città possibile\, pensata in un’ ottica interdisciplinare e dialettica da personalità di differenti esperienze ed approcci analitici: urbanisti\, sociologi\, matematici\, economisti\, filosofi\, artisti\, poeti\, scrittori\, psicologi\, e “altri” si misureranno su analisi e ri-scoperta del tema della città in una prospettiva ampia\, che tenga conto delle categorie di Identità e sviluppo: \n“il paesaggio e la nuova città da far nascere è storia del territorio\, ma anche un farsi storia cioè una nuova capacità di raccontare e raccordare processi. Identità e sviluppo devono coniugarsi insieme e diventare paradigma di riferimento per qualificare ambedue i termini” (Pasquale Persico). \nPrima di approdare presso i tipi dell’editore partenopeo\, questo percorso di ricerca è frutto di decenni di riflessione e dibattito\, con l’obiettivo di far capire come sono cambiate le metodologie \nper pensare alla città possibile e come linguaggi\, esperienze e discipline diverse concorrano a progettare la città nuova e vivere il futuro. \nPasquale Persico sapeva che quella continua opera di devastazione del territorio\, quel controllo di terreni da condonare\, quell’enorme spazio dato all’inciviltà ed alla criminalità non gli avrebbe impedito di pensare ad una lezione ponte verso la speranza. \nPerché Napoli meritava una risposta chiara\, una descrizione credibile sul perché vivere di Napoli. Pensieri e azioni di persone esistenti e persone scomparse si intrecciano dentro la storia della città presentata ancora una volta come città contemporanea. \nPersone semplici e persone complesse\, artisti\, filosofi\, artigiani\, urbanisti\, architetti e allievi\, diavoli e angeli raccontano la città che verrà. \nBiografia dell’Autore: \nPasquale Persico\, economista\, e direttore della Scuola di Dottorato “A. Genovesi” dell’Università degli Studi di Salerno; premio Saint-Vincent per l’Economia\, Research Scholar presso la London School of Economics\, Consultant OECD-Parigi. E’ autore di libri ed articoli di econometria\, economia industriale\, economia dello sviluppo e politica economica delle città. \nAggiunge\, con questa nuova edizione di Perchè Napoli\, un nuovo titolo alla collana \nLa Città degli Uomini\, un  percorso di ricerca e sperimentazione che già annovera tra i suoi titoli: \nL’ Identità e Sviluppo; La Valle delle Orchidee; Plektos; La Città Moltiplicata; Ferrara\, le città\, come gli scienziati\, gli artisti ed i poeti non possono morire. \n 
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