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SUMMARY:Woyzeck - installazione/performance site specific
DESCRIPTION:9 maggio – 12 maggio 2013\nOPENING 9 MAGGIO DALLE ORE 20:30\nGalleria Toledo – Chiesa S. Giuseppe delle Scalze – Museo H. Nitsch \n \nregia Souphiène Amiar\nperformance art Kyrahm & Julius Kaiser\nvideo – installazioni Nicole Riefolo\ninstallazioni e scultura Pino Genovese\ncostumi Marina Sciarelli\nlive music Nonsolotangotrio\ndj set M Vega\nsoprano Cristina De Carolis\nperformer Livia Caputo\, Michaël Ounsa\, Federico Fornaro\, Stefano Rana\, Souphiène Amiar.\ndisegno luci Paco Pennino \nFrutto della sinergia con un nucleo di artisti e professionisti provenienti da diverse discipline delle arti performative\, Galleria Toledo chiude la stagione artistica presentando un progetto unico nel suo genere\, una promenade performance itinerante. \nUn dialogo interdisciplinare che si arricchisce di sempre nuove collaborazioni avente come fine l’innovazione stilistica ed espressiva\, la ricerca e lo studio dell’interazione con luoghi non istituzionalmente deputati alla fruizione artistica. L’evento – che interesserà tre luoghi differenti della città (Galleria Toledo\, il museo Nitsch e  la Chiesa di S.Giuseppe delle Scalze) – rappresenta un vero e proprio percorso performativo. \nIl primo step si realizzerà tutte le sere presso il Teatro Galleria Toledo che  – a partire dalle 20.30 – si farà luogo di ritrovo per il pubblico che intende assistere allo spettacolo. Il cammino proseguirà verso la Chiesa delle Scalze\, dove avrà luogo la fase iniziale della performance\, che terminerà presso il Museo Nitsch. \nIspirato alla tragedia omonima\, Woyzeck è un progetto del collettivo CERCLE che chiude la IV° edizione della rassegna Stazioni d’emergenza di Galleria Toledo e che pone gli artisti e il territorio di riferimento sullo stesso piano e sulla medesima scena\, generando un’esperienza di condivisione che annulla il senso di estraneità degli uni rispetto agli altri e riconfigura la fruizione dello spazio pubblico e della pratica artistica in una dimensione collettiva e partecipata. \nLa partecipazione attiva del territorio ospitante manipola i codici espressivi dall’interno\, generando i presupposti per la costruzione di un linguaggio comune tra artista e fruitore\, alternativo a quello delle elite culturali e dell’industria dello spettacolo. \nWoyzeck è un dramma rimasto incompiuto e privo di una successione nelle scene che lo compongono per via della morte prematura dell’autore\, lo scienziato e rivoluzionario George Bϋchner (1813-1837). \nLe peculiarità del testo\, l’eccezionalità della scelta\, unica fin qui\, di un umile barbiere\, al posto di un nobile o di un eroe\, come protagonista\, segnato da un linguaggio “drasticamente insufficiente alla profondità del proprio tormento” (George Steiner\, La morte della tragedia\, 1961)\, dalla conseguente incapacità di giungere a una autodefinizione logica e dal naufragio in un mondo dominato dal caos\, fanno di Woyzeck un testo strutturalmente aperto al teatro contemporaneo\, votato alla multidisciplinarietà\, in continua ridefinizione\, in cerca di codici espressivi e di luoghi\, lontani da quelli istituzionali che non ne tengono in conto l’evoluzione storica e che rischiano di soffocarlo nella rigidità delle proprie strutture\, per continuare a esprimere la necessità della sua esistenza. \nin collaborazione con: ALTRAdefinizione\, Museo Hermann Nitsch\, Teatro di Bottega\, Costantino Raimondi\, ThéâtreFrançais International\, Michaël Ounsa\, Kyrahm e Julius Kaiser\, Nicole Riefolo\, Pino Genovese\, Marina Sciarelli\, Cecilia De Paolis\, Francesca Faller\, Paco Pennino\, Giulia Ogrizek;  i partecipanti al Woyzeck Lab: Riccardo Pisani\, Giacomo Tortoioli\, Carmine Losanno\, Giuseppe De Vicentis\, Lucia Crisci. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Performance WOYZECK\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance WOYZECK\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance WOYZECK\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n  \n 
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SUMMARY:Gabriele Frasca - Joyicity Joyce con McLuhan e Lacan
DESCRIPTION:4 maggio 2013\nINIZIO ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDiscutono di Joyicity con l’autore e con il pubblico i critici Giancarlo Alfano\, Gennaro Carillo\, Giovanni Maffei.\nSulle ardue strategie delle Edizioni d’if e sulle prossime novità interviene Nietta Caridei. \nIn occasione dell’uscita degli ultimi due libri di Gabriele Frasca\, il saggio Joyicity. Joyce con McLuhan e Lacan (Edizioni d’if) e la raccolta di versi Rimi (Einaudi)\, viene allestito al Museo Nitsch un evento-spettacolo con Gabriele Frasca\, Giovanna Giuliani\, Canio Loguercio\, Enzo Moscato\, che eseguono performance da Rimi\, mentre Cyop&Kaf inseguono testi e interpretazioni con disegni di luce. \nJoycity. Joyce con McLuhan e Lacan \nChe cosa ha intravisto James Joyce di perverso e minaccioso nel sistema letterario? Qualcosa vi avrà ben scorto di pericoloso\, se lo indusse a sottoporre le sue opere alla spettacolare torsione che le avrebbe sottratte alla letteratura\, e ai suoi riti. È innegabile che le date dei suoi capolavori\, il 1914 dell’inizio della stesura dello Ulysses e il 1939 del-la pubblicazione del Finnegans Wake\, inquadrino con sconcertante tempismo gli anni più roventi del trauma novecentesco. Così come appare evidente che gli autori che si sono confrontati con la sua opera\, in una curva sinusoidale che da Beckett giunge fino a Pynchon (e comprende fra gli altri il Gadda del Pasticciaccio e il Nabokov di Lolita)\, ab-biano tutti proseguito una riflessione sull’im-maginario e sui suoi effetti persino più devastanti della guerra. Eppure colpisce la circostanza che\, a fronte della grande attenzione critica che continua a destare (ma non in Italia) l’opera di Joyce\, si sia poco studiata la sua incidenza sullo sviluppo di due dei più significativi e influenti nuclei di pensiero del secondo Novecento. Le penetranti riflessioni sui media di Marshall McLuhan e l’imponente rifondazione della psicanalisi di Jacques Lacan − dagli anni Cinquanta al 1981 per entrambi − affondano le loro radici nel magistero joyciano e nella questione sull’immaginario. Questo saggio\, inseguendo la parabola con cui la joyicity fuoriesce dal sistema letterario\, e indagando sulle conseguenze dell’opera di Joyce sulle ricerche di McLuhan e Lacan\, viene dunque a colmare una vistosa lacuna tipologico-culturale\, e a rilanciare con forza in Italia\, nel momento in cui si assiste a una fioritura di nuove traduzioni dello Ulysses\, l’opera del più grande artefice del Novecento. \nLa collana. Un saggio del cuore è innanzi tutto il resoconto di un viaggio sentimentale attraverso un’opera che continua a palpitare le sue questioni. Non si tratterà allora di spegnerne gli accenti\, ma di farsene camera\, perché echeggi. Un saggio del cuore è allora innanzi tutto un’ecografia\, che fa corpo con l’opera quanto più la disegna coi suoi stessi suoni\, ed è dunque opera a sua volta\, di rimando\, di richiamo\, in minore. Operetta critica\, insomma\, ma di una critica appassionata che\, se non conosce altro lavoro che non sia quello sul testo\, nondimeno non saprebbe come altro onorarlo se non riprendendo la strada maestra della sua narrazione\n \nRimi.\nCostruita su forme diverse e con suggestioni da molteplici tradizioni poetiche\, la nuova rac-colta di Gabriele Frasca fa convivere passato\, presente e (sotto forma di sperimentazione) futuro. Incastonato fra una sezione iniziale ispirata ai sonetti barocchi di Quevedo e a una finale di traduzioni-riscritture da Dylan Thomas\, il lungo poemetto che dà il titolo al libro è un testo tendenzialmente narrativo in cui versi e prosa giocano a rimpiattino nascondendosi gli uni nell’altra\, in un flusso verbale apparentemente continuo\, mozzafiato. La vita e la morte di un personaggio concentrate in una giornata di attraversamenti della realtà\, forse solo immagina-ti in un dormiveglia. La difficoltà di aderire a un’idea di soggetto\, la stratificazione dei tempi (e delle ere) nel gioco di proiezioni dell’ipotetico sé\, il continuo tentativo di incespicare nel flusso sonoro\, sempre frustrato\, se non alla fine\, dal trionfo del ritmico\, pervasivo respiro. Un passo ulteriore nella poesia post-lirica di Frasca\, che è poesia a un tempo severa e piro-tecnica\, ardua meditazione e onda sonora trascinante. \ndalla recensione di Giancarlo Alfano per Semicerchio\nLe trentanove lasse di finta prosa – ma in realtà si tratta di una sequenza di cinquanta coppie di doppi endecasillabi –\, cui si aggiunge un’ultima lassa\, più breve\, che suggella il poema Rimi\, presentano ogni volta un personaggio (presumibilmente diverso)\, di cui viene seguito un episodio della vita rivissuto nel ricordo. La dimensione fantastica del rammemorare e considerare viene rappresentata per mezzo del discorso indiretto libero\, così che la “sogget-tività” altrui del personaggio viene percepita dal lettore\, su cui ricade la responsabilità di as-sumerla su di sé\, di viverla come propria (esattamente come accade nel gioco delle voci tra testi originali tradotti e testi originali inseriti tra quelli tradotti).\nChe l’opera compia il suo destino nel lettore è del resto quanto invoca il sonetto di apertura della raccolta\, dove “tu” (lo stesso che poi troviamo nel primo dei Rimi\, unico alla seconda persona) è incalzato da “io” che chiede che la «voce lo complet»: il celebre assunto di Emi-le Benveniste\, secondo cui il linguaggio umano è incentrato sul continuo gioco tra assumere e abbandonare il posto del locutore\, colui che si dice “io”\, per lasciare che “tu” acceda a quel-la stessa posizione\, diventa qui sostanza stessa dell’esperienza poetica.\nQuesta strenua meditazione sulla morte e il sesso\, sul tempo che scorre via mentre la carne si abbarbica a ogni occasione per offrirsi l’illusione di una qualche permanenza fa del nuovo libro di Frasca davvero un’opera morale\, dove il classicismo originario di alcuni dei testi-motivo è ridisegnato alla luce della psicoanalisi\, delle neuroscienze e della filosofia. \n  \nL’autore. Gabriele Frasca (Napoli 1957) scrittore e saggista\, attualmente presidente della Fondazione Premio Napoli\, ha già pubblicato in questa stessa collana Un quanto di erotia. Gadda con Freud e Schrö-dinger\, con cui ha vinto «The Edinburgh Gadda Prize».\n \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Gabriele Frasca – Joyicity Joyce con McLuhan e Lacan\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Gabriele Frasca – Joyicity Joyce con McLuhan e Lacan\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Gabriele Frasca – Joyicity Joyce con McLuhan e Lacan\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Gabriele Frasca – Joyicity Joyce con McLuhan e Lacan\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:L’ESPRESSO napoletano - Mensile di cultura ed arte
DESCRIPTION:19 aprile 2013\nSTART CONVEGNO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nintervengono:\nRosario bianco\, direttore editoriale\nGiuseppe Morra\, direttore del museo nitsch\nVincenzo Galgano\, procuratore generale emerito\nMario Persico\, artista\nVittorio Paliotti\, giornalista e scrittore\nDora Celeste Amato\, giornalista e consulente editoriale de “l’espresso napoletano” \nIl Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch ospiterà la presentazione della rivista mensile di arte e cultura “l’Espresso napoletano”\, edita da Rogiosi. Insieme al direttore editoriale Rosario Bianco\, interverranno Giuseppe Morra\, Vincenzo Galgano\, Mario Persico\, Vittorio Paliotti\, Dora Celeste Amato. \nL’Espresso napoletano è una rivista che tende a valorizzare ed esaltare la cultura napoletana\, proponendo una lettura in chiave storica e contemporanea dell’arte\, della tradizione\, dei personaggi e dei valori che fino ad oggi l’hanno rappresentata e che sempre la rappresenteranno. A partire dal 2004\, la rivista ha visto nel corso degli anni una crescente affermazione di pubblico\, passando dalle iniziali 5.000 copie di tiratura alle attuali 20.000 copie. La rivista piace\, diviene argomento di discussione e viene riletta per poter apprezzare sempre di più quella parte di Napoli unica al mondo. \nLa promozione e l’organizzazione della ricerca\, la realizzazione e la divulgazione della cultura delle comunicazioni visive e la coesistenza di molteplici attività artistiche sono obiettivi condivisi da “l’Espresso napoletano” e dal Museo Nitsch\, l’intento è rendere il fruitore protagonista e parte attiva del processo creativo\, preservando la memoria storica\, progettando possibilità di ricerca sui fenomeni artistici e culturali. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Convegno Espresso Napoletano Mensile di cultura ed arte\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Carlos Martiel - Punto di Fuga
DESCRIPTION:22 marzo – 30 aprile 2013 \nOPENING ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nNegli spazi del Museo Nitsch inaugura Punto di Fuga\, performance e prima personale europea dell’artista cubano Carlos Martiel\, a cura di Eugenio Viola. \nIl “punto di fuga” e la relativa elaborazione prospettica ad esso sotteso sono espressione della volontà di conferire al mondo un ordine geometrizzante\, il frutto di un episteme occidentale che prova a razionalizzarlo in termini logico-matematici. Entrambi appartengono ad un sistema di pensiero fondato sulla concezione antropocentrica dell’uomo misura del mondo\, rappresentato da Leonardo da Vinci nell’Homo Vitruvianus\, visualizzazione estrema della corrispondenza neoplatonica tra macrocosmo e microcosmo. \nPartendo da queste considerazioni e confrontandosi con un motivo topico della storia dell’arte e della cultura occidentale\, Carlos Martiel ribalta col proprio corpo il portato iconico dell’immagine di partenza\, esibisce la deviazione dal modello\, dall’essenza platonica che aspira alla purezza originaria\, dall’eidos di tradizione classica per restituirne una versione polemicamente multiculturale e meticciata. \nIl corpo dell’artista diviene un paesaggio da attraversare e percorrere\, la sua pelle una tela da personalizzare e penetrare\, le sue appendici rami da cui pendono precisi segni di appartenenza: il luogo dell’incontro fra codici differenti e molteplici. L’azione diviene uno sforzo di congiunzione tradotto in tensione geometrico-performativa\, sofferenza ed estasi quasi mantrica di un corpo declinato nella sua irriducibile alterità. \nNel lavoro di Carlos Martiel il contesto di appartenenza e la consapevolezza del proprio corpo sono sempre presentati come il prodotto mutevole di processi attributivi complessi. La strada e lo spazio pubblico sono i suoi luoghi privilegiati d’intervento e d’azione\, garantiti da continue forme di riappropriazione. \nL’artista cubano si concentra su episodi mirati\, volti a intensificare la percezione delle disuguaglianze sociali\, spingendo il pubblico ad adottare\, inevitabilmente\, una posizione ideologica che porta con sé le tracce di una situazione determinata\, di un contesto preciso. \nLe sue azioni\, come spesso nel magmatico continente latino americano\, sono legate ad una forte icasticità espressiva\, assumono gli accenni della denuncia\, il sapore della rivolta\, rimandano situazioni sgradevoli\, segnali allarmanti del profondo disagio esistenziale nel quale si dibatte la società contemporanea. \nLe sue opere violente\, drammatiche\, sono caratterizzate da una bellezza disturbante e da una forza quasi catartica che le spinge oltre il commento sociologico o contestuale: originate da una precisa localizzazione geopolitica\, procedono per induzione\, dal particolare al generale\, fanno riferimento\, nostro malgrado\, a problematiche globali. \nEugenio Viola \nSi ringraziano Ana Pedroso\, contemporaneacubaproject\, Philipp Dür\, SaBuLee \nCarlos Martiel (La Habana Cuba\, 1989)\, vive e lavora tra Buenos Aires e la Habana\, dove ha frequentato la Cattedra di “Arte de Conducta” di Tania Bruguera (2008-09). Ha realizzato numerose performance e partecipato a diverse mostre in America Latina\, fra cui al Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam (La Habana\, Cuba\, 2012); Haus Der Kunst (Vallarta\, Messico\, 2012); Espacio Quina (Belo Horizonte\, Brasile\, 2012); Museo d’Arte Moderno di Buenos Aires (MAMbA\, Argentina\, 2012); Centro de Arte Contemporáneo de Quito (CAC\, Ecuador\, 2012). Ha inoltre partecipato all’XI Biennale de la Habana 2012 e preso parte alla 135.aktion di Hermann Nitsch (I.S.A. La Habana\, 2012)\, alla VI Biennale di Liverpool (2010) e alla XXXI Biennale di Pontevedra (Galizia\, 2010)\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Performance Punto di Fuga\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013 \nCarlos Martiel  \n© photo Amedeo Benestante \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Punto di Fuga\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013  Carlos Martiel   © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Punto di Fuga\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013  Carlos Martiel   © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance Punto di Fuga\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli 2013  Carlos Martiel   © photo Amedeo Benestante  Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Nanni Balestrini - Tristanoil\, il Film più Lungo del Mondo
DESCRIPTION:7 marzo – 20 aprile 2013\nOPENING 7 MARZO ORE 18:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli \na cura di Martina Cavallarin \nIn occasione della proiezione di Tristanoil – Il film più lungo del mondo di Nanni Balestrini\, presentato in anteprima a Kassel per DOCUMENTA (13)\, verrà inaugurata la mostra con quindici tele fotografiche di grandi dimensioni. Dopo Milano (Fondazione Marconi)\, Firenze (Frittelli Arte Contemporanea)\, Roma (Museo Macro)\, Torino (Galleria Martano)\, la proiezione giunge a Napoli nel nuovo spazio espositivo del Museo Nitsch\, per proseguire il suo gioco combinatorio all’insegna della casualità e del riassemblaggio. Tristanoil è\, infatti\, un film generato attraverso un computer che amalgama\, in capitoli di dieci minuti ciascuno\, oltre 150 videoclip in modo che ogni unità sia diversa dall’altra pur trattando il medesimo argomento: gli effetti distruttivi del petrolio sul pianeta. Attivando un processo contrario rispetto alla standardizzazione delle immagini proposte dai film o dai programmi delle tv commerciali\, Balestrini combina gli effetti elettronici con diversi materiali video: grazie al programma ideato da Vittorio Pellegrineschi e all’elaborazione video di Giacomo Verde\, l’artista utilizza la tecnica del cut-up (smontaggio-montaggio-rimontaggio) per creare una ricombinazione visiva di sequenze video della nota serie televisiva americana Dallas\, di news di disastri ecologici\, d’immagini frenetiche della borsa\, delle favelas e da episodi di cronaca unite con frasi lette dallo stesso autore e tratte dal suo iperomanzo Tristano (1966)\, edito nel 2007 in volumi tutti diversi fra loro. Adottando ancora una volta un procedimento narrativo basato su un flusso verbale ininterrotto\, l’artista prosegue la sua intensa ricerca in campo letterario e tecnologico con un rinnovato impegno verso un nuovo allarme ambientale.\nL’appuntamento espositivo si pone\, quindi\, come nuova occasione per approfondire la sua poetica e il suo impegno sociale\, volto a rendere reattivo il pubblico su una delle più gravi minacce del pianeta sia per i disastri che provoca\, sia per le speculazioni finanziarie implicate. Ancora una volta\, dopo 271 giorni di proiezione\, 24 ore su 24\, a dOCUMENTA (13) ed in importanti gallerie italiane\, si torna a discutere sulla serialità della merce e sull’arte come prodotto massificato in cui l’oro nero avvolge immagini ingannevoli e lo stesso sguardo dello spettatore\, ora coinvolto in un processo di creazione collettivo e infinito.\nDopo essersi spostato tra città e gallerie\, il viaggio di Tristanoil proseguirà al Palazzo Ducale di Genova (dal 24 aprile) e a Venezia ai Magazzini del Sale dal 28 maggio fino al 30 settembre\, parallelamente alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. La mostra è a cura della Fondazione Morra di Napoli e della Galleria Michela Rizzo di Venezia. Partecipano alla discussione del seminario Maurizio Zanardi\, Tommaso Ariemma e Roberto Cerenza. \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Tristanoil il film più lungo del mondo\, Museo Nitsch Napoli\, 2013\nNanni Balestrini \n© Photo Cinzia Infantino\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Domenico Mennillo - NATURATE RIVOLTE #2
DESCRIPTION:18 gennaio 2013 \nSTART ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nNaturate Rivolte #2 è l’ultimo evento del progetto di filosofia e  arti performative “PIERROT ou d’Automate Spirituel”\, progetto ideato e realizzato da Domenico Mennillo in collaborazione col sostegno di Museo Nitsch\, Fondazione Morra\, E-M arts e Aporema onlus. \nPerno centrale e fondamentale dell’intero progetto del “PIERROT” di Domenico Mennillo è stato il concetto di “automa spirituale”\, in relazione alle ricerche del filosofo Gilles Deleuze attorno ai concetti di “automa” e “automaton” contenuti nell’opera di Antonin Artaud e Baruch Spinoza. \nIniziato nel gennaio 2011 coi 3 mesi di residenza di creazione artistica “Pierrot”\, negli spazi della biblioteca del Musoe Nitsch\, il progetto si è sviluppato poi in seminari e work shop (realizzati sempre negli spazi del museo di vico lungo pontecorvo) e al museo Madre con gli incontri finali del progetto “Rioni dell’ arte” di Aporema onlus\, indirizzati invece ai bambini e ai ragazzi delle scuole elementari e medie di Napoli. \nNaturate Rivolte #2 è il secondo incontro di un mini-ciclo di seminari ideati da Domenico Mennillo e Luca Carabetta nella primavera del 2011; in questo appuntamento l’attenzione verrà concentrata sul concetto-figura di “automaton” in Spinoza\, tenendo presente le elaborazioni di Gilles Deleuze nel suo seminario dedicato a Spinoza nel 1978 a Vincennes ed elaborate poi in  volume da Deleuze in “Spinoza Filosofia Pratica (edito  in Italia nel 1991 presso Guerini e Associati); lo stesso seminario è apparso qualche anno fa  nel volume “Cosa può un corpo?” (edito da ombre corte nel 2010) e facilmente reperibile sul web sui vari motori di ricerca dedicati a Deleuze. \n\nTiziana Terranova\, docente presso l’Università degli Studi di Napoli l’Orientale\, nel suo intervento “automa digitale spirituale” illustrerà alcune dinamiche di socializzazione-automazione nelle simulazioni dei social network; Pierandrea Amato\, autore fra l’altro dei saggi “Tecnica e potere” (Mimesis)  e “La rivolta” (Cronopio) \, con “La macchina politica. Deleuze e l’evento” incentrerà il suo discorso richiamando alcuni aspetti del pensiero di Nietzsche e Foucault in relazione ai concetti di “evento” e ”corpo senza organi”di Deleuze. Stamatia Portanova\, autrice del volume “Moving Without a Body: Digital Philosophy and Choreographic Trought” (di imminente pubblicazione in Inghilterra) dedica il suo contributo “Fredde e indifferenti. La superficialità delle idee rispetto al corpo”ai concetti di autonomia e indifferenza in Whitehead e all’automatismo corporeo-mentale nelle applicazioni tecnologiche dei software. Domenico Mennillo invece discuterà in “Cosa può un corpo melanconico”sulle potenzialità lirico-espressive di un corpo melanconico in relazione alle arti e alla poesia a partire da alcune intuizioni-illuminazioni presenti negli scritti di Baudelaire e Artaud. \nConclude l’incontro   l’intervento-proiezione dal film di Jean-Marie Straub “O Somma Luce” (film incentrato sui versi del “Paradiso” di Dante Alighieri) di Giorgio Passeroni\, fra i massimi esperti dell’opera di Gilles Deleuze ( traduttore in Italia del celeberrimo testo “Mille Piani”\, a lui dedicato dallo stesso Deleuze) e docente all’Università Lille III in Francia. L’intervento di Passeroni\, “O Somma Luce per Luca” è dedicato a Luca Carabetta\, suo allievo e amico\, giovane filosofo scomparso prematuramente nel marzo del 2012 a Napoli. \nPartecipano alla discussione del seminario Maurizio Zanardi\, Tommaso Ariemma e Roberto Cerenza. \n  \n 
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SUMMARY:AVc il Piccolo Teatro Privato e Sonoro di Rebecca von Stahl (in memoriam Charlotte Moorman)
DESCRIPTION:21 dicembre 2012\nORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIdea di Stéphane Ghislain Roussel \nvioloncellista\nJulie Läderach \nletture\nStéphane Ghislain Roussel \nvideo\nFrédéric Rocher \ncostumi\nEmma Fournier \nmusiche\nGeorges Aperghis Récitations (1980)\nJ.S. Bach Suites per violoncello solo (1717-1723)\nJoseph Haydn Concerto in Do maggiore (1761/65)\nHelmut Lachenmann Pression (1969-70)\nErnst Reijseger Urgent (2004) \n…improvvisazioni \ntesti\nJohn Cage\nNam June Paik\nBen Vautier \nLa performance Fluxus AVc\, il Piccolo Teatro Privato e Sonoro di Rebecca von Stahl (in memoriam Charlotte Moorman) inizialmente mette in scena l’isteria di una violoncellista\, la metamorfosi di una musicista\, dall’agitata solista classica alla sfrenata performer di avanguardia. \nNel corso della performance\, la violoncellista subisce una trasformazione lenta ma radicale\, che ripercorre\, attraverso il prisma di partiture classiche\, moderne e sperimentali\, l’evoluzione dello strumento\, il suo repertorio e il suo uso attraverso la storia della musica. \nLa nuova versione in una conferenza-performance unisce il mondo della violoncellista alla rigorosa struttura di una lezione accademica dedicata al Fluxus\, che inoltre subisce una trasformazione rallentata\, installando alla fine – come uno specchio della metamorfosi della violoncellista – una situazione ironica e sperimentale. \nProduzione MUDAM Musée d´Art Moderne Grand-Duc Jean – Luxembourg \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				ll Piccolo Teatro Privato e Sonoro di Rebecca von Stahl © photo Cinzia Infantino  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				ll Piccolo Teatro Privato e Sonoro di Rebecca von Stahl  © photo Cinzia Infantino  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				ll Piccolo Teatro Privato e Sonoro di Rebecca von Stahl  © photo Cinzia Infantino  Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Festa dei Miosotìs
DESCRIPTION:15 dicembre 2012\nORE 17:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPremiazione dei vincitori della VI Edizione del Premio di Letteratura «i miosotìs» intitolato a Giancarlo Mazzacurati e a Vittorio Russo con il Premio Speciale Giuliano Mesa Edizione 2011/2012 \nProclamazione dei vincitori e selezionati 2012/2013 \nore 17\,30-20:00 \nPREMIAZIONE DEI VINCITORI con nomination dei SELEZIONATI 2011/2012 \nPROCLAMAZIONE DEI VINCITORI con nomination dei SELEZIONATI  2012/2013 \nlettura dei testi  \nCONDUTTORI Giancarlo Alfano e Cecilia Bello \nore 21:00 – 24:00  \nPECCATI  D’AMMORE per una Notte d’Arte (II Municipalità. NA) \ndi Canio Loguercio con Alessandro D’Alessandro \nderive sentimentali a più voci\, per chitarra\, organetto e ospiti a sorpresa \nUna notte poetico/musicale di canzoni sussurrate e pubbliche confessioni di peccati d’ammore \nRisultati della VI Edizione 2011 /2012  \nVincitori del Premio con la pubblicazione nella collana «i miosotìs»: \nLUCA ARIANO – CARMINE DE FALCO (Parma – Pomigliano d’Arco  NA) \nROBERTA DURANTE (Treviso) \nFEDERICO ROMAGNOLI ex aequo (Siena) \nDANIELE VENTRE ex aequo (Napoli) \nSelezionati con la pubblicazione nel REGISTRO DI POESIA #6 – «i fuoricollana»: \nVINCENZO FRUNGILLO (Milano – Napoli)\, ALESSANDRA CARNAROLI (Piagge PU)\, GIOVANNI CAMPI (Caserta)\, SARA DAVIDOVIC (Roma)\, CARMEN GALLO (Mugnano NA)\, OMAR GHIANI (Selargius CA)\, ALESSANDRO BROGGI (Milano)\, MARIA TERESA CARCANO (Frosinone)\, ENRICO DE LEA (Legnano MI)\, ANTONIO MAGGIO (Napoli)\, NATALIA PACI (Ancona)\, CHIARA CATAPANO (Bolzano – già edito)\, ANTONIETTA D’AVASCIO (Malori SA)\, GIULIO MAFFII (Tirrenia PI)\, LUCIANO MAZZIOTTA (Palermo)\, LORENZO MERCATANTI (Prato)\, NICOLA PACOR (Monfalcone GO)\, GINO ZANETTE (Godega di S. Urbano TV) \nL’immagine di copertina del REGISTRO DI POESIA #5\, a cura di Cecilia Bello\, è dono dell’artista napoletana Monica Biancardi
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SUMMARY:Identik.IT - identità italiane in video
DESCRIPTION:14 dicembre 2012 – 14 febbraio 2013\nOPENING 14 DICEMBRE ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n  \nIl Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch\, nell’ambito delle azioni di promozione delle nuove tematiche artistiche\, proietterà le tre opere vincitrici del concorso di video-arte Identik.IT – identità italiane in video\, ideato dal collettivo curatoriale Guntumolani per stimolare nei giovani una riflessione sull’identità Italiana. \nIl collettivo curatoriale Guntumolani\, formato da ex allievi del Master in Curatore Museale e di Eventi dello IED – Istituto Europeo di Design di Roma ha selezionato dieci video e affidato ad una giuria di esperti la valutazione dei cortometraggi inediti. I tre video più votati sono stati Secret Lives di gruppoGruppo\, S.P.Q.T. – Memorie Tiburtine di Jacopo Natoli e Fratelli d’Italia l’Italia si è persa di Gloria Pasotti\, già ospitati nelle sedi di The Gallery Apart a Roma e Careof a Milano. \nSecret Lives di gruppoGruppo è un trittico dedicato ai compositori italiani Luciano Berio\, Franco Donatoni e Bruno Maderna; grazie alla manipolazione e commistione di immagini e brani tratti dai repertori dei tre musicisti\, Sinfonia per Berio\, Hot per Donatoni e Venetian journal per Maderna\, prendono vita variabili sonore\, strutture cellulari\, paesaggi possibili. \nIn S.P.Q.T – Memorie Tiburtine Jacopo Natoli esplora paesaggi urbani che paiono sospesi sul bordo di un ricordo. Il suono\, l’immagine e la sottotitolazione dell’opera appartengono a tre situazioni diverse\, si giustappongono creando un effetto straniante che si disvela in maniera progressiva. Il testo si riferisce a un episodio autobiografico dell’artista\, le immagini discontinue raccontano i luoghi d’appartenenza e il pianto ripetuto di un bambino in sottofondo scandisce l’incedere del racconto. Contestualmente questo collage ricalca\, secondo la visione dell’artista\, le molteplici sfaccettature dell’identità sia individuale che collettiva. \nFratelli d’Italia l’Italia si è persa di Gloria Pasotti reinterpreta l’inno nazionale\, scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847\, non solo come simbolo dell’unità italiana\, ma sopratutto come spunto di riflessione sul senso d’appartenenza allo Stato italiano e sul significato stesso di un’identità. Nell’opera la distorsione creata dalla propagazione della voce dell’artista nell’acqua\, è metafora di un paese la cui definizione traballa e diventa intermittente. \n  \nGruppoGruppo è un collettivo italo-svedese composto da Fabio Monni ed Alessandro Perini. Artisti multimediali\, performer e compositori di musica elettronica hanno ricevuto innumerevoli premi e hanno esposto in Italia\, Danimarca\, Olanda\, Svezia\, Svizzera. Loro opere sono state presentate presso la Biennale di Venezia\, Connect Festival\, European Organ Festival\, Interference\, Tec Art Eco Festival. \nJacopo Natoli è nato a Roma nel 1985. Dopo il diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma\, ha completato il percorso di studi presso il Chelsea College of Art and Design di Londra. Ha partecipato a numerose esposizioni in Italia e all’estero\, tra cui Roma\, Tivoli\, Firenze\, Londra\, nonché significative esperienze di collaborazione con Simon Fujiwara (2010) e Fedor Pavlov-Andreevich (2009). \nGloria Pasotti\, nata nel 1987 a Brescia\, dove si è laureata in Lettere e Filosofia\, attualmente vive e lavora a Milano\, allieva del biennio specialistico in Fotografia dell’Accademia di Brera. Anche se la fotografia è il suo medium privilegiato\, i suoi ultimi lavori spaziano dalla performance al video. Dopo aver partecipato ad alcuni workshop con autori internazionali quali Olivo Barbieri\, Gea Casolaro\, Cesare Pietroiusti\, Franco Vaccari\, lo scorso anno ha esposto presso la Fabbrica del Vapore a Milano.
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SUMMARY:Errico Ruotolo. Opere dal 1961 al 2007
DESCRIPTION:23 novembre 2012 – 6 gennaio 2013\nOPENING 23 NOVEMBRE ORE 18:00\nCastel Sant’Elmo\nVia Tito Angelini 22\, Napoli \nA cura di Giuseppe Morra e Gabriele Frasca \nLa mostra monografica Errico Ruotolo. Opere dal 1961 al 2007  realizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico\, Artistico\, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e dalla Fondazione Morra\, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli e la Fondazione Premio Napoli – finalizzata a indagare lo sviluppo creativo dell’artista\, il suo rigore formale scandito da sperimentazioni e verifiche\,  il suo impegno sociale e politico. \nUn percorso di ricerca\, quello di Errico Ruotolo\, elaborato attraverso esperienze materiche di peculiare intensità espressiva: dagli esordi\, centrati sullo studio della forma nei suoi rapporti con lo spazio\, fino a un processo compositivo che diviene sempre più espressivo\, gestuale\, ricco di spessore. La parabola di Ruotolo\, senza mai ripiegarsi in maniera\, incontra\, metabolizza e supera un’infinità di stimoli e procedimenti: dalle influenze oggettuali al concettuale (carte colorate\, ritagli di giornali\, plexiglass forati\, vetri saccheggiati\, legni intagliati\, stagnole ripiegate)\, dall’uso della scrittura (cancellata o rimaneggiata) alla centralità dell’immagine alterata da un gesto pittorico dinamico\, tendente all’astrazione lirica\, fino alla polverizzazione delle forme\, scalfite persino dall’immaginario mediale. \nIn mostra 70 opere e 40 disegni inclusi i lavori già esposti al Novecento A Napoli (1910-1980) Per un Museo In Progress di Castel Sant’Elmo. Un particolare nucleo d’interesse per la definizione critica dell’artista è dedicato alle opere che la famiglia Ruotolo ha recentemente donato alla Fondazione Morra. Il percorso espositivo è inoltre arricchito dalle proiezioni di un film di Mario Franco e di un video di Tony Stefanucci\, entrambi del 2005. \nL’esposizione si inquadra nel progetto della Soprintendenza di approfondire le tematiche artistiche delineate in Novecento A Napoli\, non a caso sottotitolato per un museo in progress e della Fondazione Morra  di analizzare e valorizzare il lavoro di alcuni artisti che negli anni Sessanta hanno dato un forte contributo poetico-creativo alla realtà napoletana (basti pensare a LUCA/Luigi Castellano\, Augusto Perez\, Renato Barisani\, Domenico Spinosa\, Salvatore Cotugno…). Per la Fondazione Premio Napoli\, invece\, fra i cui compiti spicca quello di promuovere le eccellenze della cultura cittadina\, si tratta dell’inizio di un percorso sull’arte dagli anni Sessanta a oggi\, che condividerà con la Fondazione Morra e con l’Accademia di Belle Arti. \nL’esposizione sarà completata da diverse iniziative: \nNell’Auditorium\, avrà luogo Un uomo speciale\, rassegna poetica dedicata alle opere di Errico Ruotolo ispiratrici di poesie\, a cura di Nietta Caridei\, secondo il seguente calendario: \n23 novembre\, ore 19: reading di Tommaso Ottonieri; \n13 dicembre\, ore 18\,30: reading di Carmine De Falco\, Raffaele Di Stasio\, Bruno Galluccio\, Stefania Vacca\, Daniele Ventre; \n19 dicembre\, ore 18\,30: reading di Giovanni Campi\, Bruno Di Pietro\, Claudio Finelli\, Carmen Gallo\, Antonio Maggio; \n21 dicembre\, ore 18\,30: Sul punto di partenza del ritorno\, concerto di Enzo Nini e Gabriele Frasca con Patrizia Di Martino\, azioni visive a cura di Maurizio Magnetta. \nNel marzo 2013 l’Accademia di Belle Arti\,  a seguito del restauro di tre opere su tela del Maestro effettuato dagli studenti del laboratorio per il restauro di opere contemporanee di Paola Del Vescovo\, ospita il Convegno di Studi dedicato a Errico Ruotolo\, a cura di Giovanna Cassese. \nIl Catalogo\, curato da Giuseppe Morra e Gabriele Frasca per le edizioni Morra\, raccoglie testi di Mario Franco\, Mario Persico\, Nicola Spinosa\, Angela Tecce\, Gabriele Frasca\, Nietta Caridei\, Giovanna Cassese\, cyop&kaf\, Loredana Troise. \nProgetto grafico e design di Vincenzo Bergamene. \nGli apparati sono a cura di Loredana Troise. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Errico Ruotolo.\nOpere dal 1961 al 2007\, Castel Sant’Elmo\, Napoli\, 2012 © Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Errico Ruotolo.\nOpere dal 1961 al 2007\, Castel Sant’Elmo\, Napoli\, 2012 © Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 12th Edition
DESCRIPTION:8 novembre – 11 novembre 2012\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Palazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \ngiovedì 8 novembre ore 19\,30\nWhite film di Inal Sherip – Premio les frères Lumière assegnato da European Academy of Arts\nMatthias Müller & Christoph Girardet a cura di Matthias Müller \nvenerdì 9 novembre ore 19\,30\nLe premier cercle de Light Cone a cura di Emmanuel Lefrant\nEx-Machina expanded cinema performance di Les Nominoë \nsabato 10 novembre ore 19\,30\nCollection Vivante a cura di Emmanuel Lefrant\nZoo[trope] expanded cinema performance di Les Nominoë \ndomenica 11 novembre ore 19\,30\nCinema Inside Out a cura di Karel Doing\nDarkloupe audiovisual performance di Karel Doing e Michal Osowski \nL’inesauribile passione per i fotogrammi e per i processi compositivi delle minute particelle in strutture significative accomuna gli artisti\, film/video-makers e musicisti\, dell’Independent Film Show 12 edizione coinvolti nella materializzazione di visionarie e poetiche esperienze sensoriali interattive per suggerire e amplificare nuove e inaspettate relazioni.\nIl primo programma svela le incredibili potenzialità creative raggiunte attraverso il selettivo collezionare immagini e il geniale montaggio di questi immobili ed eteri frammenti in immaginifici percorsi introspettivi nel macro cosmo. Le opere filmiche Alpsee (1994) e Phantom (2001)\, realizzate da Matthias Müller sperimentando varie tecniche analogiche di ripresa e di composizione\, illustrano attraverso il suo particolare vocabolario visuale il passaggio nel mondo infantile\, le tensioni e i momenti di tranquillità affrontati e il travagliato sviluppo formativo. Insieme con Christoph Girardet\, i capitoli #4 Why Don’t You Love Me? e #5 Bedroom di Phoenix Tapes (1999) e i films Locomotive (2008) e Meteor (2011) esplorano una grande varietà di rappresentazioni cinematografiche alla ricerca di codici stabiliti e di sorprendenti divagazioni\, potenziando l’energia creativa\, la vivacità e l’emotività.\nLight Cone è un’organizzazione no-profit fondata da Yann Beauvais e Miles McKane nel 1982 a Parigi con l’intento di promuovere\, distribuire e preservare il cinema sperimentale; Light Cone ha in collezione circa 3500 opere in pellicola Super-8mm\, 35mm e soprattutto 16mm\, sia di cinema espanso che video analogici e digitali\, distribuiti per quanto possibile nel loro formato originale. Il film-maker Emmanuel Lefrant\, direttore in carica della Light Cone\, per festeggiare il trentesimo anniversario presenta due programmi di films e video selezionandoli dalle sessioni di Scratch Projection\, evento dedicato alle acquisizioni annuali.\nNel programma Le premier cercle confluiscono i films realizzati dal 1969 fino al 1989\, alcuni concepiti in doppia proiezione come RR di Yann Beauvais\, I-CONIC di Jennifer Burford\, Almost as good as Christmas di Christina Kennedy e Threshold di Malcolm Le Grice. Ogni pellicola e video richiede un’attenta osservazione percettiva per processare le audaci sequenze sottoposte a studiate variazioni di tempo\, spazio e movimento; la capacità di rappresentare una realtà diversificata\, solitamente invisibile ad uno sguardo formale\, è tra gli obiettivi perseguiti da questi film/video-makers alla continua ricerca di nuove relazioni e alternative sensibilità emozionali.\nIl terzo programma Collection Vivante è incentrato sulle creazioni contemporanee di questi ultimi dieci anni\, in particolare quei films e video che attraverso ricerche e soluzioni estreme oltrepassano gli attuali confini delle metodologie applicate alle immagini in movimento. Questi poemi visivi esibiscono una natura incontaminata intessuta di forti emozioni ancora indomite (Ben Russell filma il Suriname\, Martha Colburn e Peter-Conrad Beyer il Messico\, Emmanuel Lefrant l’Africa\, Frédérique Devaux l’Algeria e Daïchi Saïto le foreste del Canada)\, altri riflettono sulle possibilità fisiche dell’apparato cinematografico che registra i movimenti del mondo e dell’umanità\, ad esempio Christopher Becks analizza i diversi angoli di visione di un oggetto nello spazio\, Anja Czioska i movimenti del proprio corpo in relazione alla velocità di ripresa della cinepresa\, Yves-Marie Mahé la tensione sonora degli allarmi\, i Flatform i cambiamenti atmosferici rapportati alla musica di Ravel\, SJ. Ramir e Félix Dufour-Laperrière il passaggio dalla figurazione all’astratto.\nDue expanded cinema performances di Les Nominoë (i quattro cineasti Nicolas Berthelot\, Alexis Constantin\, Emmanuel Lefrant e Stéphane Courcy di Rosa e il musicista Mathieu Touren) amplificano l’esperienza partecipativa degli osservatori\, immersi all’interno dei materiali filmici e degli effetti acustici concreti. Dal 2000 Les Nominoë indagano le interazioni tra la pellicola filmica e i suoni dal vivo attraverso azioni congiunte di proiezioni multiple e modificazione dei segnali acustici ambientali ed elettronici. Ex-Machina (ideata nel dicembre 2011 con 7 proiettori 16mm) ravviva le prime esperienze dei Light-Shows e si concentra sulle proiezioni luminose dei diversi dispositivi e sui suoni degli ingranaggi meccanici amplificati e deformati fino a creare un ambiente fluido; Zoo[trope] (ideata nel\nmarzo 2011 con 5 proiettori 16mm) utilizza delle immagini found footage di animali ed effetti sonori elaborati dal vivo\, una festa selvaggia per vivere momentaneamente il mondo prima della domesticazione.\nIl quarto programma Cinema Inside Out è affidato a Karel Doing\, film maker e co-fondatore di studio één\, un workshop dedito alla produzione del cinema sperimentale; i poemi filmici di Karel Doing si compongono in un amalgama ritmicamente stratificato di immagini ordinarie della realtà\, frammenti di documentari personali\, found footage e visual music\, nonché di progetti installativi site-specific e performances di expanded cinema in collaborazione con amici film-makers\, performers\, ballerini e musicisti (con Pierre Bastien ha eseguito la performance Four Eyes per l’Independent Film Show 6th edition). Il programma Cinema Inside Out è incentrato sulla relazione tra il cinema o arte dell’immaginazione e l’architettura o arte del reale\, interrelate dalla musica intesa come\nveicolo di comunicazione tra le due\, ed esamina delle metropoli immaginarie come New Babylon nel docu-video di Maartje Seyferth & Victor Nieuwenhuys e la città futuristica di László Moholy-Nagy del 1936 ricostruita e filmata da Graham Ellard & Stephen Johnstone\, una scala metallica convertita in suoni ritmici da Guy Sherwin\, lo spazio immaginario elaborato dall’animazione di fotografie b/n dipinte a mano da Karin Wiertz & Jacques Verbeek\, il movimento fluido dello spazio e del tempo nel film strutturale di Andras Hamelberg\, e le grandi città reali come la Parigi degli anni 1923-‘25 nel film di Henri Chomette e la Grand Central Station di New York per Jeff Scher.\nKarel Doing ha costruito una serie di ‘giocattoli’ ottici al fine di creare un ambiente ipnotico in cui si immerge lo spettatore\, e Michal Osowski ha ideato un software di controllo del sistema feedback audio adoperato spostando un microfono davanti agli altoparlanti. Questa creazione interattiva utilizza una tecnologia semplice come il feedback audio-visivo per far espandere in un’architettura dinamica e pulsante degli oggetti apparentemente insignificanti e attraverso le proiezioni e i suoni evocare un mondo fragile e complesso: DARKLOUPE è un’installazioneperformance in continua evoluzione\, ispirata dalle idee di Constant Nieuwenhuys\, ideatore della città utopica New Babylon\, dove gli esseri umani sono liberi dal lavoro fisico e possono concentrarsi sul gioco e sulla creazione (homo\nludens); tra i due artisti e gli osservatori si attiva un multiforme gioco combinatorio di suoni e immagini\, creati dal vivo e non precostituiti\, che rifrange per lo spazio performativo miriadi di onde sonore e luminose.\nInoltre l’assegnazione del Premio les frères Lumière al video-maker Inal Sherip\, indetto da European Accademy of Arts\, organizzazione coinvolta nella promozione di artisti residenti in Belgio\, evidenzia il fondante ruolo dell’Independent Film Show quale piattaforma attiva nella presentazione e discussione con gli autori dell’attuale cinema sperimentale.\nQuesti films e video sperimentali appartengono a territori di confine\, al di fuori di orbite stabilite; l’interesse di ogni film/video-maker indipendente è dedicato a quei fenomeni che non hanno ancora trovato la propria espressione definitiva\, a quegli stati instabili che non possono esser classificati\, ed ecco perché è così complesso presentarli\, trovare termini adatti per definirli. \nAnche per questa edizione è possibile consultare le schede dei films sul web-site www.em-arts.org ed è stato realizzato il catalogo italiano/inglese con i testi di Carlo Grassi\, Raffaella Morra\, le introduzioni ai programmi dei film/videomakers invitati e le schede dei 38 films e video in programma e delle 3 performances di expanded cinema. \nScarica programma
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SUMMARY:Allan Kaprow - Explosion! The Legacy of Jackson Pollock
DESCRIPTION:24 ottobre 2012 – 24 febbraio 2013\nOPENING 23 OTTOBRE ORE 19:30\nFundació Joan Miró\nParc de Montjuïc\, Barcellona \na cura di Magnus af Petersens\, curatore d’arte contemporanea al Moderna Museet\, e sponsorizzata dalla Fundación BBVA. \nExplosion! The Legacy of Jackson Pollock esplora la rete di influenze e connessioni emerse dall’ “action painting” e il lavoro del suo principale esponente\, Jackson Pollock (1912-1956). Dalla fine degli anni ’40\, la nozione di pittura come azione ha aperto un enorme campo di possibilità che hanno portato alla performance art e alle pratiche artistiche innovative note come Arte concettuale. Molti di questi artisti hanno attribuito tanta importanza all’atto creativo quanto al dipinto finito. In questa zona di confine tra pittura e performance\, l’elemento del caso e lo spettatore finivano spesso per essere co-creatori dell’opera. Questo approccio sperimentale e concettuale alla pittura e all’arte in seguito ispirò molti altri artisti. \nLa mostra offre una panoramica geografica e cronologica della portata del fenomeno. Comprende opere in una varietà di media di artisti che hanno lavorato nel periodo dalla fine degli anni Quaranta ad oggi\, tra cui Jackson Pollock\, Yves Klein\, Niki de Saint Phalle\, Jean Tinguely\, Allan Kaprow\, Andy Warhol\, Lynda Benglis\, Saburo Murakami\, Bruce Nauman\, John Baldessari e Paul McCarthy\, tra gli altri. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! The Legacy of Jackson Pollock\, Fundaciò Joan Mirò\, Barcellona\, 2012\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Eden Imperfetto (Door to Door 2°Edizione)
DESCRIPTION:29 settembre – 30 settembre 2012\nOPENING 29 SETTEMBRE ORE 10:30\nGiardino della Minerva\nvia Ferrante Sanseverino 1\, Salerno \nDurante le Giornate Europee del Patrimonio il 29 e 30 settembre 2012 torna Door to Door\, progetto d’arte urbana per il centro storico di Salerno – nato da un’idea di Maura Picciau\, Soprintendente BSAE per le province di Salerno e Avellino e coordinato da Rosa Carafa e Ilaria Tamburro. Door to Door vuole essere un punto di incontro tra arte contemporanea\, storia\, tessuto urbano e grande pubblico per indicare una prospettiva di sviluppo sostenibile del centro storico salernitano\, così legato alla tradizione quanto proiettato verso una sua riqualificazione. I palazzi antichi\, i cortili\, le piazzette e gli slarghi della città vecchia ospiteranno una selezione di opere site specific.\nEden imperfetto è un’installazione performativa ideata da Maurizio Elettrico per il Giardino della Minerva\, che conduce il visitatore in un immaginario e futuristico universo attraverso un percorso di ritratti di personaggi e raffigurazioni naturalistiche di un avvenire lontano\, descritto dall’autore in vari testi letterari come The New Empire\, L’infante demiurgo e l’inedito Lo Scoiattolo e il Graal.\nI visitatori sono coinvolti in un gioco combinatorio guidati da un oratore intento a assemblare gli elementi dell’installazione (specchi con frasi enigmatiche\, lastre in terracotta e pietra lavica)\, suggerendo le infinite soluzioni all’enigma di questa onirica civiltà e invitando i presenti a formulare nuove ipotesi associative.\nLa realtà fantastica evocata dall’artista è un’utopia o meglio una distopia\, che si colloca ad una dimensione temporale aliena. Qui l’umanità è divisa in tre diverse specie: i bioaristocratici – dai poteri illimitati come gli antichi dei\, dediti alla coltivazione di immense foreste e paradisiaci giardini e alla creazione di sempre nuove specie animali e vegetali -\, i naturali eredi della nostra cultura e civiltà ed infine i selvatici – esseri primitivi di grande bellezza fisica\, ma dalle capacità intellettive limitate. Al centro di questo pianeta domina un sommo sacerdote\, Leo Bruno\, artefice di un mondo di arte e natura\, i cui protagonisti sono gli artisti-sciamani con capacità soprannaturali\, fusi geneticamente con le potenze animali e in grado di connettersi e domare entità cosmiche di altre dimensioni. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Doris von Drathen. Dal silenzio etico di John Cage al punto zero della gravitazione nell'arte attuale
DESCRIPTION:22 giugno 2012\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntroduce Giuseppe Morra \nIn occasione del centenario della nascita di John Cage il Museo Nitsch\, in collaborazione con Fondazione Morra e Fondazione Alario per Elea-Velia\, ospiterà una riflessione della storica dell’arte e critica d’arte indipendente Doris von Drathen. \nA proposito dell’incontro è la stessa autrice a dichiarare:\n“Il punto zero di silenzio che non vuol dire assenza di rumore\, ma piuttosto l’essere in ascolto dell’altro\, del mondo che ci circonda\, questa categoria mi sembra avere una corrispondenza spaziale: il punto zero spaziale\, il punto della nostra gravitazione\, quel punto altamente individuale e universale al tempo stesso\, definisce anch’esso una posizione etica. Nel senso che\, nel momento in cui sono consapevole di questo punto\, posso aprire la percezione della mia esistenza nello spazio\, posso rendermi conto della mia responsabilità nell’occupare quella posizione\, posso rendermi conto del mio ruolo di essere un essere umano che parla e agisce in modo indipendente\, in modo autonomo.\nNella mia conferenza si tenterà di dare testimonianza\, sempre partendo da Cage e le sue idee\, di una nuova coscienza nell’arte contemporanea: mi pare che da qualche anno\, fare scultura\, fare pittura\, voglia dire sentirsi iscritti nella libertà di un contesto cosmico\, di un’autonomia che parte da un essere nello spazio assoluto. Questi artisti non sono numerosi\, ma forse sono i migliori del nostro tempo\, qualcuno conosciuti come Richard Serra\, Beuys\, Rebecca Horn\, Anthony Mc Call\, Pat Steir\, Max Neuhaus; altri meno come Paul Wallach o Fabienne Verdier. Tutti però vivono le forze telluriche come un’energia suprema\, quella del silenzio interiore in dialogo con l’altro.” \nDoris von Drathen è storica dell’arte e critica d’arte indipendente. Nata ad Amburgo\, vive a Parigi dal 1990.\nDopo aver studiato letteratura e storia dell’arte a Parigi\, Saragozza\, Firenze e Amburgo\, ha lavorato per dieci anni come critica d’arte in radio e in televisione ed ha collaborato con Artforum come corrispondente.\nDalla metà del 1980 ha regolarmente pubblicato saggi in Kunstorum International\, Künstel Kritisches Lexikon der Gegenwartskunst (Enciclopedia della Critica d’Arte Contemporanea di Monaco) e nei cataloghi di importanti artisti contemporanei. Ha tenuto delle lezioni presso la Scuola nazionale superiore delle belle arti di Parigi\, presso la Kunsthochschule di Berlino\, presso la Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam\, presso l’Accademia di Lisbona e le Università di Cadice e Siviglia.\nTra le sue molteplici pubblicazioni nel testo “VORTICE DEL SILENZIO\, Proposta per una critica d’arte al di là delle categorie estetiche” l’autrice intraprende una lettura di 24 artisti contemporanei in modo da illustrare l’inadeguatezza delle attuali categorie estetiche pur introducendo e sviluppando una più completa “iconologia etica” attraverso la quale osserva il discorso dell’opera d’arte.\nDoris von Drathen desidera liberarsi della tirannia delle restrizioni estetiche che abbiamo usato per descrivere l’arte\, e vuole piuttosto fare delle opere d’arte un evento in cui l’incontro tra l’arte e lo spettatore diventa un discorso etico che informa e si impegna.\nLa sua selezione è molto utile a tale scopo\, ma è anche un gesto completamente postmoderno\, dove l’incontro con l’altro diventa il dominio dell’etica\, facendo dell’arte stessa un’esperienza innegabilmente etica.
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LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
CATEGORIES:Museo Nitsch
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SUMMARY:Double Negative Collection. New Canadian experimental cinema
DESCRIPTION:16 giugno 2012\nINIZIO ORE 12:00\nMuseo Hermann Nitsch\nTerrazza Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nMalena Szlam Beneath your Skin of Deep Hollow\, 2010\, 16mm\, colore\, silenzioso\, 3 min. \nMike Rollo Ghosts and Gravel Roads\, 2008\, video\, colore\, sonoro\, 16 min. \nPhilippe Léonard Perceptual Subjectivity\, 2009\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 5 min. 30 sec. \nLindsay McIntyre All-around junior male\, 2010\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 7 min. 30 sec. \nRadwan Ghazi Moumneh Mississippi Moonchile\, 2011\, video\, b/n\, sonoro\, 9 min. \nEduardo Menz Fracas\, 2007\, video\, colore\, sonoro\, 5 min. \nDaichi Saito All that rises\, 2007\, 16mm\, colore\, sonoro\, 7 min. \nChristopher Becks Ouverture\, 2010\, video\, b/n\, silenzioso\, 5 min. \nKarl Lemieux Mamori\, 2010\, video\, b/n\, sonoro\, 8 min. \nFondato a Montreal nel 2004\, Double Negative Collective è una presenza fondamentale del cinema sperimentale Canadese. Completamente indipendente e auto-finanziato\, il Collettivo gestisce da oltre otto anni il proprio laboratorio per il cinema analogico ed organizza proiezioni di films sperimentali\, performances ed incontri con artisti e film makers che continuano a ispirare le comunità artistiche sia in patria che all’estero. \nQuesta comunità di cineasti si configura come un amalgama di personalità artistiche unite nel nome di un cinema alchemico\, che fa del lavoro sulla materia e sul dispositivo stesso (dalla pellicola alla macchina da presa) il punto di partenza per esplorare le possibilità nascoste nell’immagine con una continua manipolazione\, dai processi di sviluppo alla fase di proiezione. \nDal loro Manifesto del 2004: “…Ci ritroviamo nel ruolo di alchimisti: provochiamo incidenti\, scoperte\, fallimenti\, processi che ci portano in terre sconosciute\, la fugace tangibilità delle forze mistiche e trasformative\, la generazione di delicati\, preziosi oggetti nel buio. Il cinema per noi è esperienza umana\, esperienza dell’occhio\, della mano e del battito del cuore\, lontano dai consunti stereotipi che circolano come ‘significato’ e ‘sentimento’ nel cinema convenzionale. Noi troviamo il mistero nei processi: nei materiali\, nelle idee e nel mondo. La cinepresa inesplorata\, alla scoperta\, è il prisma che abbiamo individuato per riunire queste forze insieme. Non abbiamo alcuna prescrizione su cosa debba essere un film\, ma è chiaro ciò che è: un passato e futuro impossibili in una traiettoria di un presente non svelato\, delle immagini in pausa e in movimento da qualche parte lì sopra\, dietro la testa”. \nIl programma Double Negative Collection presentato da Philippe Léonard\, film maker e portavoce in Italia del Collettivo\, racchiude in 67 minuti di proiezione 16mm e video\, sulla suggestiva terrazza del Museo Nitsch a cominciare dall’imbrunire\, le nove opere filmiche realizzate negli ultimi anni dai film makers del Collettivo: \nMalena Szlam Beneath your Skin of Deep Hollow\, 2010\, 16mm\, colore\, silenzioso\, 3 min. \nInizialmente girato e montato con una cinepresa Super-8\, Bajo tu lámina de agujero profundo trasforma le notti in movimenti aritmici di luce e fuga di colore. Degli effetti luminosi emergono dalla superficie di un’immobilità burrascosa mentre l’oscurità illumina riflessi e visioni. \nMike Rollo Ghosts and Gravel Roads\, 2008\, video\, colore\, sonoro\, 16 min. \nUn inventario di ricordi e luoghi perduti\, il paesaggio del Saskatchewan schiarito dal sole è una metafora per il dislocamento\, un’inquadratura della vacuità e dell’assenza. \nPhilippe Léonard Perceptual Subjectivity\, 2009\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 5 min. 30 sec. \nLe idee prendono forma in una sorta di magma cerebrale dove i referenti sono assegnati a particelle di esperienza da cui si formano gli elementi intelligibili. Perceptual Subjectivity è un saggio sulla formazione strutturale del pensiero. \nLindsay McIntyre All-around junior male\, 2010\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 7 min. 30 sec. \nUn ritratto sperimentale fatto a mano di un giovane atleta Nunamiut\, Sean Uquqtuq\, attraverso la sua performance di un impegnativo gioco tradizionale Inuit – one-foot high kick (lancio alto con un calcio). \nRadwan Ghazi Moumneh Mississippi Moonchile\, 2011\, video\, b/n\, sonoro\, 9 min. \nMatana Roberts esegue il suo progetto Coin Coin per le strade vuote di Montreal alle 5 del mattino\, nell’estate del 2010. \nEduardo Menz Fracas\, 2007\, video\, colore\, sonoro\, 5 min. \nLa memoria dei bambini \, i ricordi dei bambini\, una gara di ortografia. \nDaichi Saito All that rises\, 2007\, 16mm\, colore\, sonoro\, 7 min. \nL’accostamento di immagini e suoni\, cielo e pietra e tutto quello che c’è nel mezzo. Una breve passeggiata in un vicolo\, per sentire le immagini delle visioni sonore\, accarezzate dalla luce e dall’oscurità. \nChristopher Becks Ouverture\, 2010\, video\, b/n\, silenzioso\, 5 min. \nUn’improvvisazione in-camera di un fienile in Normandia. \nKarl Lemieux Mamori\, 2010\, video\, b/n\, sonoro\, 8 min. \nQuesto film deriva da una residenza presso il Laboratorio di Arte Mamori in Amazzonia\, su invito del compositore Francisco López. Le sue registrazioni sul campo entrano in simbiosi con la superficie della pellicola trattata\, su cui Lemieux incide delle impressioni della luce e della struttura della foresta pluviale.
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LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
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SUMMARY:Allan Kaprow - Explosion! Painting as Action
DESCRIPTION:2 giugno – 9 settembre 2012\nOPENING 2 GIUGNO\nModerna Museet\nStoccolma \na cura di Magnus af Petersens \nExplosion esplora le ricche e complesse fertilizzazioni incrociate e le terre di confine della pittura\, della performance e dell’arte concettuale. Traccia questa idea ampliata della pittura come azione dalla fine degli anni Quaranta ad oggi. La mostra includerà opere in diversi mezzi di circa 45 artisti provenienti da molte parti del mondo come l’importante gruppo giapponese Gutai\, tra gli altri Shozo Shimamoto\, Sadamasa Motonaga\, Saburo Murakami e Kazuo Shiraga\, insieme ad artisti come Allan Kaprow\, Jackson Pollock\, Niki de Saint Phalle\, Yves Klein\, Ana Mendieta\, Alison Knowles\, Rivane Neuenschwander\, Yoko Ono e Lawrence Weiner.\n\n\n\nDopo la seconda guerra mondiale\, numerosi pittori in diverse parti del mondo iniziarono ad attaccare i presupposti fondamentali della pittura in modi che erano allo stesso tempo aggressivi e giocosi. Molti artisti attribuivano tanta importanza all’atto creativo stesso quanto alla pittura che ne derivava. In questa terra di confine tra pittura e performance\, il caso o lo spettatore sono stati spesso reclutati come co-creatori dell’opera. Questo atteggiamento sperimentale e concettuale nei confronti della pittura e dell’arte ha successivamente ispirato molti altri artisti. Negli ultimi anni è aumentato l’interesse per l’arte performativa e con essa l’interesse per le sue radici. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra
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LOCATION:Moderna Museet\, Skeppsholmen\, Stoccolma\, Svezia
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SUMMARY:MICHAEL SNOW. Rameau’s Nephew by Diderot (Thanx to Dennis Young) by Wilma Schoen
DESCRIPTION:19 maggio 2012\nINIZIO ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nco-edition Re:Voir / Exploding \n  \n“…Ho iniziato la sceneggiatura di questo film nel febbraio del 1972 ed ho scritto\, girato\, mixato\, montato e continuato fino al settembre ’74. Alcune idee in esso utilizzate risalgono al 1966 quando ho riconosciuto in me l’ambizione di realizzare un autentico “film sonoro”\, costruito con i veri elementi della sillaba e del fotogramma. …Tutte le possibili relazioni immagine/suono focalizzate sulle persone e sul linguaggio generano dei rapporti con il pubblico in sala: una vasta gamma di possibilità emotive\, l’esperienza di vedere/sentire questo film. La ‘Parola’\, la ‘Lingua’\, la ‘Cultura’ – la propria fonte\, la propria natura… registrate\, immaginate\, dimostrano (?) che in questo caso una parola vale mille immagini”. Michael Snow \nTra i films strutturali più intensi e compositi degli anni ‘70\, Rameau’s Nephew by Diderot (Thanks to Dennis Young) by Wilma Schoen è un’enciclopedica interazione tra l’immagine ed il suono non unificabile da un’unica strategia visiva; le venticinque sezioni\, significativamente differenti nella lunghezza\, esprimono delle meditazioni sulla natura delle percezioni uditive e visuali\, spesso sotto forma di rebus\, giochi di parole\, variazioni e ripetizioni di suoni e immagini\, intervallate da ventisette composizioni astratte colorate. L’utilizzo complesso del medium cinematografico\, capace di manipolare e dilatare l’illusione del reale\, stressa le capacità corporee e mnemoniche dello spettatore/ascoltatore\, chiamato a risolvere gli enigmi percettivi del geniale film-maker. \nMichael Snow (Toronto\, 1929)\, famoso internazionalmente per le sue opere pittoriche\, scultoree\, fotografiche\, olografiche ed installative nonché per le improvvisazioni jazz al pianoforte\, ha realizzato diversi films strutturali (ne citiamo alcuni: Short Shave 1965\, Wavelength 1967\,  aka Back and Forth 1969\, La Région Centrale 1971\, So Is This 1982\, Prelude 2000\, Corpus Callosum 2002\, WVLNT (Wavelength for those who don’t have the time) 2003) incentrati sulle possibilità fisiche e plastiche dell’apparato cinematografico fino alle ultime investigazioni digitali. Le sue opere richiedono una collaborazione attiva dello spettatore che affronta un ambiente immaginifico spesso dissonante e metaforico\, simile alla dissertazione filosofica più che alla narrazione. \nIl titolo Rameau’s Nephew by Diderot (Thanks to Dennis Young) by Wilma Schoen\, anagramma germanizzato di Michael Snow\, ed ancora il ringraziamento a Dennis Young\, l’unica persona reale qui menzionata che gli ha donato il libro\, con l’esplicita equivalenza fonetica tra Denis e Dennis\, rivela le intenzioni che il film-maker affronta in queste quattro ore e più di pellicola: come per Diderot\, la musica si compone di una filosofia universale in cui i sensi primeggiano sulla conoscenza razionale. Nonostante l’inglese sia la lingua madre del film\, quindi molti dialoghi\, parole onomatopeiche e giochi verbali risultano poco comprensibili a noi pubblico italiano\, Michael Snow utilizza le ampie sfumature dei suoni e delle immagini\, originariamente separati sia nella produzione che nella presentazione\, come fonogrammi di un linguaggio universale intessuto di musicalità più che di significante. \nLe Neveu de Rameau\, scritto da Denis Diderot tra il 1762 ed il 1783 e pubblicato per la prima volta nel 1804 soltanto nella sua traduzione in Tedesco eseguita da Goethe e Schiller\, è un dialogo fittizio tra lui (Jean-François Rameau\, nipote di Jean-Philippe Rameau) ed io (Diderot) raccontato in prima persona durante mezz’ora di passeggiata nei giardini del Palais Royal a Parigi tra il 1752 ed il 1754 poco dopo la Querelle des Bouffons; la conversazione molto satirica e strutturata su più livelli si snoda tra le vicissitudini del nipote\, geniale pantomimo ma spregiudicato adulatore che sopravvive come buffone di corte\, ed i commenti del filosofo che lo giudica vile ed arrivista\, dotato di sensibilità artistica ma privo di morale. Il film di Michael Snow non è un adattamento del libro di Diderot ma un chiaro richiamo all’espressione comunicativa del dialogo\, che intercorre tra i personaggi del film e la pellicola emulsionata di cui sono fatti\, tra i suoni e le immagini\, tra il pubblico in sala e le immagini proiettate (scomposte nelle due componenti di luce proveniente dal proiettore e suono dagli altoparlanti)\, tra le diverse temporalità filmiche di ripresa\, montaggio e proiezione\, tra testi scritti e dialoghi registrati\, tra cinema e realtà\, tra il linguaggio ed il mondo… \n  \nSequenze \nWhistling 4 min. 12 sec. \nFocus 2 min. 37 sec. \nMom (Piano) 49 sec. \nCredits 7 min. 57 sec. \nMental (1) 27 sec. \nVoice 1 min. 21 sec. \nPlane 30 min. 29 sec. \nSink 3 min. 50 sec. \nDennis Burton 6 min. 34 sec. \nTotal 53 min. \n  \nPolyphony 36 min. 1 sec. \nBus 3 min. 31 sec. \nFart 7 min. 13 sec. \nDub 18 min. 14 sec. \nPiss Duet 54 sec. \nEmbassy 34 min. 44 sec. \nCommentator 13 min. 40 sec. \nTotal 111 min. \n  \nLaughing Chair 1 min. 18 sec. \nRain 7 min. 56 sec. \nEnglish Comedians 7 min. 50 sec. \nHotel 47 min. 13 sec. \nFour 2 min. 9 sec. \nMental (2) 1 min. 21 sec. \nCymbal-Symbol 31 sec. \nErratum 58 sec. \nAddenda 1 min. 6 sec. \nTotal 66 min.
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SUMMARY:Perché Napoli. Vivere e morire di Napoli di Pasquale Persico
DESCRIPTION:10 maggio 2012\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPresenta il filosofo e professore emerito Aldo Masullo \nIntroduce il Prof. Raimondo Pasquino \n“Perché Napoli. Vivere e morire di Napoli” è un’uscita della collana “La città degli uomini”\, diretta e curata dall’economista Pasquale Persico per Graus editore. \nIl tema che funge da filo conduttore della collana sarà quello della città possibile\, pensata in un’ ottica interdisciplinare e dialettica da personalità di differenti esperienze ed approcci analitici: urbanisti\, sociologi\, matematici\, economisti\, filosofi\, artisti\, poeti\, scrittori\, psicologi\, e “altri” si misureranno su analisi e ri-scoperta del tema della città in una prospettiva ampia\, che tenga conto delle categorie di Identità e sviluppo: \n“il paesaggio e la nuova città da far nascere è storia del territorio\, ma anche un farsi storia cioè una nuova capacità di raccontare e raccordare processi. Identità e sviluppo devono coniugarsi insieme e diventare paradigma di riferimento per qualificare ambedue i termini” (Pasquale Persico). \nPrima di approdare presso i tipi dell’editore partenopeo\, questo percorso di ricerca è frutto di decenni di riflessione e dibattito\, con l’obiettivo di far capire come sono cambiate le metodologie \nper pensare alla città possibile e come linguaggi\, esperienze e discipline diverse concorrano a progettare la città nuova e vivere il futuro. \nPasquale Persico sapeva che quella continua opera di devastazione del territorio\, quel controllo di terreni da condonare\, quell’enorme spazio dato all’inciviltà ed alla criminalità non gli avrebbe impedito di pensare ad una lezione ponte verso la speranza. \nPerché Napoli meritava una risposta chiara\, una descrizione credibile sul perché vivere di Napoli. Pensieri e azioni di persone esistenti e persone scomparse si intrecciano dentro la storia della città presentata ancora una volta come città contemporanea. \nPersone semplici e persone complesse\, artisti\, filosofi\, artigiani\, urbanisti\, architetti e allievi\, diavoli e angeli raccontano la città che verrà. \nBiografia dell’Autore: \nPasquale Persico\, economista\, e direttore della Scuola di Dottorato “A. Genovesi” dell’Università degli Studi di Salerno; premio Saint-Vincent per l’Economia\, Research Scholar presso la London School of Economics\, Consultant OECD-Parigi. E’ autore di libri ed articoli di econometria\, economia industriale\, economia dello sviluppo e politica economica delle città. \nAggiunge\, con questa nuova edizione di Perchè Napoli\, un nuovo titolo alla collana \nLa Città degli Uomini\, un  percorso di ricerca e sperimentazione che già annovera tra i suoi titoli: \nL’ Identità e Sviluppo; La Valle delle Orchidee; Plektos; La Città Moltiplicata; Ferrara\, le città\, come gli scienziati\, gli artisti ed i poeti non possono morire. \n 
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SUMMARY:BORIS LEHMAN
DESCRIPTION:30 marzo 2012\nORE 19:30 \nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nA cura di Alessandro De Francesco \nPORTRAIT DU PEINTRE DANS SON ATELIER 1985\, Belgio\, 16mm/dvd\, colore\, 40 min. \nUN PEINTRE SOUS SURVEILLANCE 2008\, Belgio\, 16mm/dvd\, colore\, 36 min. \nCHOSES QUI ME RATTACHENT AUX ÊTRES 2007-2010\, Belgio\, 16mm/dvd\, colore\, 15 min. \nUn incontro fortuito con Boris Lehman (Losanna 1944)\, prolifico e audace film-maker indipendente\, in viaggio in Italia per realizzare un diary film – partendo dal confine Svizzero\, ripercorrendo i luoghi a lui cari ed incontrando gli amici italiani\, per arrivare a Napoli. \nBoris Lehman\, difensore di una libertà senza compromessi\, ha realizzato artigianalmente in pellicola Super 8mm e 16mm più di 400 films e documentari che raccontano in prima persona il mondo che si attraversa e gli imprevisti attuati dalla casualità. Come egli scrive: “…Filmo per rispondere alle domande. Filmo per osare\, per produrre\, per provocare… Fare del cinema\, come il Ladro di Bresson\, per arrivare fino all’esser amato. Filmare per amare ed esser amato perché la cinepresa si frappone tra me e l’altro e protegge bene sia l’uno che l’altro\, essa disinibisce\, permette l’ardire e l’insulto\, le tenerezze e le dichiarazioni d’amore\, perché rivela l’invisibile\, il nascosto e sepolto\, essa permette tutto\, di sognare ad alta voce\, di rendere possibile l’impossibile… Perché filmo? 1. Esorcizzare; 2. Memorizzare; 3. Vedermi osservando gli altri; 4. Avere una relazione (un legame) col mondo; 5. Essere me stesso\, esistere\, divenire qualcuno\, non si è mai sicuri dell’essere… Non ho mai avuto alcun messaggio da consegnare. Nessun discorso da dire. Il cinema per me non è mai stata una questione di soggetto né di forma. (Le domande che si pongono la maggior parte dei cineasti: cosa posso filmare? Quale scenario\, quale storia\, quale libro\, ecc.? E poi come?) Per me è semplice\, è una questione di vita e di morte. Un modo per vedere\, un modo di vivere. Filmare\, vivere\, filmare”. \nI due films PORTRAIT DU PEINTRE DANS SON ATELIER e UN PEINTRE SOUS SURVEILLANCE\, filmati a distanza di vent’anni uno dall’altro\, sono un dittico incentrato sull’incontro – cinematografico – di due sguardi\, quello di Boris Lehman e del suo amico artista Arié Mandelbaum. L’atelier diviene il magico specchio dell’arte\, la cinepresa penetra il suo universo esplorandolo nei minimi recessi fino all’intimità; ma senza spiegazioni né biografia\, dell’artista rivela solo il nome\, qualche gesto\, qualche parola\, quasi niente. \nCHOSES QUI ME RATTACHENT AUX ÊTRES si presenta come un inventario alla Prévert\, le immagini e le parole si incatenano come in una poesia. Dopo il celebre Ceci n’est pas une pipe di René Magritte\, si sa bene che le evidenze sono ingannatrici\, che le parole come le immagini possono essere traslate dalla loro funzione primaria. Si tratta di creare l’oggetto attraverso l’immagine e la parola\, filmandolo. Come Boris Lehman scrive: “…Atto di creazione\, come all’inizio fece Dio col Cielo e la Terra\, con Adamo ed Eva. Mostro con la cinepresa qualche oggetto del mio quotidiano (che è allo stesso tempo un’allegoria) che è appartenuto ad altre persone che ho amato\, o frequentato e ne concludo: Io sono la somma di tutto quanto gli altri mi hanno dato”.
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SUMMARY:Ken e Flo Jacobs in 3D
DESCRIPTION:8 marzo 2012\nORE 19:30 \nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \ngiovedì 8 marzo Eternalism 3D ore 19\,30 \nintroduce Mario Franco \nvenerdì 9 marzo Anaglyph 3D ore 19\,30 \nsabato 10 marzo Nervous Magic Lantern  ore 20\,00 \nPerdersi e perdersi nuovamente.\nQuesto è il modo per imparare l’arte.\nKen Jacobs\, Film Culture 67-69 1979 \nTre programmi dedicati a Ken e Flo Jacobs per approfondire la loro straordinaria opera filmica che dagli inizi degli anni 1960 ha vitalizzato con spiccata individualità la scena Underground del New American Cinema. Ken Jacobs investiga e sperimenta le possibilità di una visione non standardizzata\, libera di attivare i meccanismi percettivi associati alla memoria e alla proiezione di significati nel sistema nervoso personale. “…Il mio interesse è per l’attimo transitorio quando ciò che è fermo inizia a muoversi”\, e per raggiungere questi risultati Ken Jacobs esplora minuziosamente la storia del cinema (colleziona e archivia con Flo migliaia di fotografie stereoscopiche\, films e found footage\, libri e musica degli anni 1920-30 trasformando il proprio appartamento in una misterica ordinatamente disordinata reggia delle cianfrusaglie)\, modifica gli apparecchi di proiezione in nuovi congegni\, come Shadow Plays\, Nervous System e Nervous Magic Lantern\, da testare durante le numerosissime performances di Expanded Cinema\, e scandaglia gli effetti stereoscopici attraverso tecniche ed effetti visivi come l’Eternalism che producono sorprendenti immagini tridimensionali. Dal 1999 Jacobs utilizza il video digitale\, mosso dallo spirito per le innovazioni e le possibilità del medium: la capacità di manipolare e dilatare il tempo e lo spazio conduce lo spettatore in territori inesplorati di impressioni visuali soggettive. \nIl primo programma Eternalism 3D è incentrato sull’effetto visivo\, da lui brevettato\, creato attraverso la rapida ripetizione e l’amalgama di due immagini quasi identiche intervallate da fotogrammi neri. I brevi video Jonas Mekas In Kodachrome Days (2009) e Hot Dogs At The Met (2008) raccontano la vita familiare ed il contesto urbano; Nymph (2007) esibisce l’immagine di una giovane ragazza accerchiata dai corteggiatori ed in Capitalism: Slavery e Capitalism: Child Labor (2006) Jacobs anima rispettivamente una fotografia stereoscopica dei raccoglitori di cotone e quella di una fabbrica di epoca Vittoriana gremita di bambini a lavoro; Another Occupation (2010) elabora il viaggio di un treno attraverso una giungla governata da militari asiatici. Seeking The Monkey King (2011) è il più autobiografico\, come egli scrive: “…determinare un luogo tra la bidimensionalità e la tridimensionalità\, spingere il tempo ad assumere la sostanza\, è quel che faccio”. \nIl secondo programma Anaglyph 3D introduce in quell’universo filmico messo in campo per investigare le regole percettive usualmente adoperate per conoscere la realtà. The Green Wave (2011) riflette sul movimento delle onde dell’oceano spesso accomunato all’inconscio\, mentre What Happened on 23rd Street in 1901 ed excerpt from The Sky Socialist stratified (entrambi del 2009) giocano con le possibilità offerte dal cinema di scardinare le norme temporali. A Loft (2010) svela l’intimità dei Jacobs\, cioè l’appartamento dove vivono e nel contempo il suo pirotecnico Action Cinema\, simile nella sostanza alla pittura gestuale. America at War\, The Home Front: Film Opening (2011) è incentrato sulla storia attuale della propria Nazione\, le proteste no-global mentre a distanza altri Americani invadono e bombardano per proteggere la libertà. \nIl terzo appuntamento\, sabato 10 marzo\, è dedicato all’entusiasmante dispositivo Nervous Magic Lantern con la proiezione del video Celestial Subway Lines / Salvaging Noise che registra le quattro performances eseguite con il musicista John Zorn al Anthology Film Archives nel 2004. Un apparato proiettivo che pone l’immagine in movimento in rapporto alle funzioni del sistema nervoso\, che ritorna alle radici essenziali del cinema e che Jacobs descrive suggestivamente come “…cinema senza pellicola o elettronica. Eisenstein – chiarisce Jacobs – ha detto che il potere del cinema si trovava nel montaggio. Peter Kubelka lo ha cercato tra i fotogrammi. Io voglio arrivare in mezzo agli occhi\, mettere in dubbio le due metà distinte del cervello. Giocare con un diverso livello di percezione”. \nScarica Programma
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SUMMARY:L'AIDDA incontra l'ARTE. Viaggio nelle emozioni delle opere di Hermann Nitsch
DESCRIPTION:7 marzo 2012\nORE 20:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nNapoli – La location sarà uno dei luoghi più interessanti del ricco panorama museale partenopeo\, il Museo Archivio Laboratorio per le arti contemporanee Hermann Nitsch\, il mentore Achille Bonito Oliva\, l’occasione la visita della Presidente nazionale dell’AIDDA -l’ Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti di Azienda– Franca Audisio alla delegazione campana dell’associazione\, presieduta da Marta Catuogno.\nMercoledì\, 7 marzo 2012\, il “viaggio nelle emozioni delle opere di Hermann Nitsch” favorirà l’incontro tra le donne imprenditrici campane e l’arte di uno dei massimi esponenti dell’azionismo viennese\, alla presenza di personalità del settore dell’arte\, dell’economia\, dell’impresa e delle istituzioni regionali.
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SUMMARY:Domenico Mennillo. Atlante della Fertilità
DESCRIPTION:9 dicembre 2011– 21 gennaio 2012\nOPENING 9 DICEMBRE ORE 19:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra e Loredana Troise \nAtlante della Fertilità è un progetto espositivo-installativo pensato da Domenico Mennillo per le stanze di Palazzo Ruffo di Bagnara di Napoli\, sede della Fondazione Morra. Il progetto prevede la creazione di tre stanze-installazioni legate ai lavori poetici\, visivi e sonori\, realizzati da Domenico Mennillo dal 2008 al 2011\, fra New York\, Napoli e Parigi. Lavori inediti che vanno sotto la matrice creativa univoca di Atlante della Fertilità.  Punti di riferimento ideali ed affettivi dell’intero percorso\, sono il celebre Atlante della Memoria di Aby Warburg\, meglio conosciuto come Mnemosyne\,  e il Warburg Institute di Amburgo (dagli anni trenta trasferito a Londra a causa delle ritorsioni naziste)\, dove l’Atlante è custodito in forma di pannelli sciolti. Il lavoro di Mennillo si articola scandito in  tre stanze-installazioni visivo-sonore. Ritmate secondo quell’ars combinatoria che\, memore di una tradizione tutta occidentale (da Giordano Bruno a Leibniz a Warburg)  vuole l’arte\, assieme con l’intelletto\, in perenne creazione e  lontana da ambiti e discipline. Gli ambienti seguono un percorso poetico che attraversa raffinate e colte suggestioni: l’allestimento di Mennillo si ispira\, infatti\,  sia   all’ “Additions de la troisième édition des Fleurs du Mal” di Baudelaire\, di cui l’artista ha curato la traduzione\,  sia alle incisioni che Giordano Bruno impiegava per illustrare i suoi lavori filosofici\, sia ai fascini tratti dal progetto di una “biblioteca infinita o biblioteca dell’infinito”\, in riferimento a quella di Warburg presente nel Warburg Institute. Nel terzo spazio\, che conclude la mostra\, è un’installazione sonora inedita\, realizzata in collaborazione con il compositore e musicista Nino Bruno. Si tratta di una sonorizzazione per macchine desuete del poema inedito di Domenico Mennillo\, Atlante della Fertilità\,  piccola “cartografia poetica” della città di Napoli\, composta fra il 2008 e il 2011\, fra località balneabili e meno della Campania e del basso Lazio. Le macchine desuete sono diaproiettori e proiettori in super 8 per immagini realizzate da Mennillo e strumenti e macchine analogiche degli anni ’70. Epicentro del lavoro di Domenico Mennillo è la poesia. Disincantata\, colta\, feconda\, impegnata idealmente alla restituzione di una visione totale. \nDomenico Mennillo  fonda nel 2001 lunGrabbe (www.lungrabbe.it)\, esperimento multidisciplinare che coinvolge teatro sperimentale\, arte contemporanea e parola poetica. Realizza azioni\, performance\, installazioni\, poemi-concerto e spettacoli. I suoi lavori sono stati ospitati in festival e rassegne come La Biennale di Venezia Architettura\, Fresco Bosco (a cura di Achille Bonito Oliva)\, Benevento Citta’ Spettacolo\, Primavera dei Teatri\, Speculum Celestiale (a cura di Fondazione Morra e E-M Arts). Ha pubblicato\, relativamente al teatro\, Partiture Visive. Teatro d’Architettura (2004); Alcune Architettura di Caivano. Il teatro di lunGrabbe nelle architetture caivanesi  (2006); Andromaca. Opera neoplatonica in IV stanze ricreative (2007). Circa i sui interessi poetici ha pubblicato il poema in prosa Foglio di Giostre e Film nella citta’\, cofanetto libro-CD audio (2007) in collaborazione con Perino&Vele e Marco Di Palo. Recentemente è apparso OPUS INFECTUM poemi 1999-2008\, edito dalle edizioni di filosofia e scienza Bibliopolis.
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SUMMARY:Festa dei “i miosotìs” a dieci anni dalla fondazione della d’if
DESCRIPTION:3 dicembre 2011\nINIZIO ORE 17:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPremiazione dei vincitori e selezionati della V Edizione del Premio di Letteratura “i miosotìs” intitolato a Giancarlo Mazzacurati e a Vittorio Russo.\nEdizione  2010/2011 \nRisultati della V Edizione 2010/2011 \nVincitori del Premio con la pubblicazione nella collana “i miosotìs”: \nERMANNO GUANTINI (Livorno)\nLAURA LIBERALE (Padova)\nULISSE FIOLO ex aequo (Campolongo Maggiore – VE)\nFEDERICO SCARAMUCCIA ex aequo (Chiavari – GE) \nSelezionati con la pubblicazione nel Registro di poesia #4 – “i fuori collana”: \nGIUSEPPE ARMANI (Fiorenzuola D’arda – PC) – CRISTINA BABINO (Ancona – Antibes) – GIORGIO BONACINI (Correggio – RE) – ALESSANDRO BROGGI (Milano) – GIOVANNI CAMPI (Casoria – NA) – ALBERTO CELLOTTO (Treviso – TV) – MASSIMILIANO CHIARIMENTI (Bologna) – ANNA ELISA DE GREGORIO (Ancona) – ENRICO DE LEA (Legnano – MI) – ARNOLD DE VOS (Trento) –GIULIA DEL FABBRO (Belluno) – PAOLO GENTILUOMO(Genova) – MARIANGELA GUATTIERI (Montericco Albinea – RE) – GAIA GUBBINI (Roma) – LETIZIA LEONE (Roma) – GIULIO MAFFII (Tirrenia – PI) – RENATA MORRESI (Macerata) – ANGELO PETRELLA (Arezzo) – ALFONSO MARIA PETROSINO (Pavia) – MICHELE PORSIA (Termoli – CB) – RAOUL PRECHT (Lussemburgo) – ALESSANDRO RAVEGGI (Firenze) – MARILENA RENDA (Roma) – FEDERICO ROMAGNOLI (Siena) – STEFANO SALVI (Varese) – DANIELE VENTRE (Napoli)
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 11th Edition
DESCRIPTION:17 novembre – 19 novembre 2011\nINIZIO PROIEZIONI ORE 20:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nScarica programma
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SUMMARY:Nitsch & Caravaggio. Violenza\, frutta\, fiori e Redenzione: un discorso poetico su Caravaggio e Hermann Nitsch
DESCRIPTION:5 luglio 2011\nINIZIO ORE 17:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nInterviene: Robert C. Morgan\nIntroduce: Adriana Corrado \nContinuando la serie di appuntamenti nati dal progetto Nitsch & Caravaggio\, il Museo Archivio Laboratorio per le arti contemporanee Hermann Nitsch propone un nuovo incontro. L’inedito dialogo tra i due Grandi Maestri\, consacrato dall’installazione ideata dal padre dell’Azionismo viennese  e insediata presso il luogo caravaggesco per eccellenza\, la Sacrestia del Pio Monte della Misericordia\,  ha ottenuto numerosi consensi per tutto il mese di Maggio 2010.\nL’iniziativa si propone ancora di aprire una riflessione sulla inclinazione e l’elaborazione della radicale esperienza della verità in pittura dischiusa da Caravaggio nel multiverso delle forme del fare caratterizzanti il contemporaneo\, attraverso il confronto tra storici dell’arte dotati di una visione  di ampio respiro e insieme attivamente impegnati nella critica militante e alcune tra le voci più originali dell’attuale pensiero filosofico europeo.\nLa nostra attenzione e quella del Maestro Nitsch si è soffermata sulla Prof.ssa  Adriana Corrado\, docente di inglese dell’Università degli studi del Sannio\, e sul Prof.  Robert C. Morgan docente di Arte al Pratt Institute di Brooklyn\, New York (USA) nonché primo a ricevere il premio “Arcale” rilasciato in critica d’arte internazionale a Salamanca\, Spagna (1999). La sua carriera vanta di numerose presenze sia per conferenze che come artista a Biennali d’arte\, soprattutto in Oriente (Shanghai  2002; Biennale di Scultura di Teheran 2007; Fiera d’Arte di Singapore 2008; e la Biennale di Istanbul 2009). \nÈ proprio lo stesso a dichiarare: \n“Guardando a una riproduzione del dipinto di Caravaggio\, –Natura morta con canestro di frutta–\, ricordo l’uso che Nitsch fa dei fiori in relazione alle sue installazioni di manufatti celebrativi\, indumenti\, utensili e tessili macchiati di sangue e pigmento. Spesso vi è la presenza di fiori come una risoluzione o riconciliazione che riguarda gli aspetti fondamentali della natura e gli antichi rituali che coinvolgono sacrifici animali e il corpo umano. Penso che la rappresentazione estetica della violenza nelle opere di Caravaggio e Nitsch come condivisione di una comunanza\, spesso riconciliata con la presenza di fiori e frutti\, che esprimono la reciprocità della natura con le rotture che si verificano spesso inspiegabilmente lungo tutto il corso della storia umana. Ma c’è un fattore di redenzione  all’interno di ogni artista che trascende la religiosità e nutre l’anima in termini di guarigione e di potere psichico. Queste opposizioni sono quello che vorrei affrontare nella mia presentazione sulla purezza e l’intensità nelle opere di questi due artisti.”
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SUMMARY:Domenico Mennillo – NATURATE RIVOLTE #1
DESCRIPTION:28 giugno 2011\nSTART ORE 19:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntervengono Luca Carabetta e Domenico Mennillo \n“Non voglio essere il poeta del mio poeta\, di questo io che ha voluto scegliermi poeta\,\nma il poeta creatore\, in ribellione contro l’io e il sé” \nAntonin Artaud in La Révolte de la Poésie \n  \n“NATURATE RIVOLTE” è un mini-ciclo di due incontri che nasce come appendice alla residenza artistica realizzata da DomenicoMennillo e lunGrabbe nei mesi di gennaio\, febbraio e marzo presso gli spazi della biblioteca del Museo Nitsch di Napoli\, in collaborazione con Fondazione Morra e e-m Arts; la residenza trimestrale si era conclusa nel mese di marzo con un incontro pubblico dedicato alla figura-concetto dell’Automa Spiriutale (figura tratta da alcuni testi di Antonin Artaud e Gilles Deleuze) che aveva ispirato l’intero progetto artistico di lunGrabbe denominato per l’appunto “PIERROT ou d’Automate Spirituel”. \nPartendo dalle suggestioni e dalle intuizioni di quell’incontro\, “NATURATE RIVOLTE #1” propone un incontro fondato sull’approfondimento-discussione del noto concetto artuadiano di “corpo senza organi” e del trattamento concettuale che ne fa Gilles Deleuze\, in relazione esterna al correlativo ‘automa spirituale’ e la problematica trans-disciplinare dello stile ad essi inerente; intervento\, questo\, curato da Luca Carabetta\, autore del volume “Gilles Deleuze. Lineamenti di una pragmatica intensiva” (Scriptaweb 2009)\, che attualmente svolge un dottorato di ricerca in Semiotica presso l’Università Lille III – Charles De Gaulle e Paris VIII. \nDomenico Mennillo invece discuterà di una figura meno nota dell’universo artaudiano\, quella del “corpo sillogistico” (elaborata da Artaud nei “Cahiers” del 1947)\, dando particolare spazio\, nel suo intervento\, ai sistemi di potere e controllo occidentale nell’invenzione di “corpi” (“automatizzati”) legati ad una fruizione sociale coatta della produzione artistica\, attraversando le intuizioni poetiche di Charles Baudelaire\, Guy Debord e Alfred Jarry. \nMa “NATURATE RIVOLTE#1” è soprattutto l’occasione per generare pratiche inedite attorno alla creazione di nuove produzioni artistiche\, alle temporalità\, agli affetti\, all’eco che le generano e agli spazi che le ospitano e le vedono crescere\, in un moto spontaneo e rivoltoso che vede “l’actio creativa” non separabile dalle molteplici pratiche di sperimentazione che l’attraversano trasfigurandone – “ab-gioia” -il perpetuo divenire. \nAll’incontro saranno presenti il fotografo Gianfranco Irlanda\, la trapezista Federica Gattei  e la video-maker Alessandra Carchedi\, coinvolti da gennaio nell’elaborazione del progetto “PIERROT ou d’Automate Spirituel”. \n 
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SUMMARY:Vettor Pisani - Apocalypse Now
DESCRIPTION:14 giugno – 14 settembre 2011\nOPENING 14 GIUGNO ORE 19:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nVettor Pisani eclettico pittore\, architetto e commediografo ischitano\, torna a Napoli con un’esposizione curata dalla Fondazione Morra nella suggestiva sede di Palazzo Ruffo di Bagnara\, edificio nobiliare costruito tra il 1629 e il 1631\, per volontà di Giovan Battista De Angelis\, acquistato dal duca Francesco di Bagnara e restaurato nel 1660 dall’architetto Carlo Fontana\, allievo del Bernini. \nLa ricerca artistica di Pisani si snoda in istallazioni\, performance\, azioni nel tempo e nello spazio\, nell’orizzonte di citazioni\, metafore e suggestioni. La sua prima mostra “Maschile\, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp” (1970) che si tenne alla Galleria La Salita (Roma)\, inaugura una produzione artistica ricca di riferimenti alla storia dell’arte\, alla mitologia e alle simbologie dei Rosacroce e della Massoneria\, pur con uno sguardo rivolto all’attualità. Così il mito di Edipo si carica di significati esoterici\, evoca il tema del regressum in utero\, e quello del labirinto\, analogia del reale. Capolavori dell’arte rivivono\, destrutturati\, trasfigurati\, rivelando nuovi contenuti\, in un teatro con continui richiami a simbologie alchemiche. \nL’Isola dei Morti di Böcklin resta il caposaldo dell’immaginario simbolista che ha dettato gran parte dei capolavori di Pisani\, ma il suo spirito inquieto\, nelle sue passeggiate trasversali nella storia dell’arte\, si congiunge idealmente anche e soprattutto con l’opera di Duchamp\, Klein e Beuys. \nLa sua arte vuole fornire una chiave di lettura del presente\, dell’attualità\, dell’Occidente\, fondata sull’esperienza critica del passato\, un passato fagocitato\, digerito\, trasfigurato e assimilato al punto da creare immagini nuove specchio della complessità del quotidiano\, con un linguaggio che si ispira a quanto di irreale e di irrazionale c’è nei sogni. \nLe sue installazioni sono pervase da un forte carattere misterico e da uno spiccato senso della teatralità\, capace di volgere lo sguardo verso orizzonti che riflettono la complessità contemporanea per le modalità operative\, per la flessibilità multimediale e per la libertà d’azione che sa mettere in campo nel suo operare artistico. \nInteragire con questa nuova mostra sarà come leggere un pamphlet sui temi “caldi e freddi” della storia nazionale e internazionale. \nTra tutti emerge il dialogo tra arte e politica culturale in Italia\, prodotto con questa Biennale di Venezia “Democratica e Socialista” dove sono gli intellettuali che scelgono gli artisti. \nTutto è portato sul tema dell’onirico “immaginario delirante” dove il delirio è divertimento. \nQuesto dialogo prende forma con la presentazione di Lady Burlesque\, che rappresenta La Santa Anchè e Vittorio Sgarbi con cui interagisce. \nTutto avviene sotto il paterno sguardo di Sigmund Freud che dall’alto di una colonna guarda stupito questa confessione inconfessabile. \n“Lady Burlesque \nL’essere è il Nulla di Juliette Grecò. La nera\, azzurrina Musa inquietante dell’Esistenzialismo francese e di Jean Paul Sartre il filosofo malinconico\,strabico e depresso della condizione umana e animale di Parigi e della Mitteleuropa compresa la Germania\, il Novecento di Hitler e la memoria dell’olocausto\, degli ebrei\, il popolo dell’esilio di Vettor Pisani. \nGerman Celante\, l’ebreo errante cosmico e cosmologico (Faustus) e di sua sorella Virginia\, la Signorina Tre Puntine (Elena di Troia) che faceva la troia e la prostituta in un postribolo della città di Tiro e che Simone il Mago e Goethe a redenta il nome della Imitatio Cristi.” \nDa una dichiarazione dell’artista \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:DIASTEMA. Per un'arte festiva
DESCRIPTION:11 giugno 2011\nSTART ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli \nSabato 11 giugno 2011\, presso il Museo H. Nitsch di Napoli\, il carattere festivo dell’arte\, che la Fondazione Morra\, in tutte le sue proposte e attività\, ha sempre cercato di mantenere vivo\, sarà\ncelebrato attraverso un ricco programma di iniziative ed eventi legati alla presentazione del nuovo Manifesto artistico-filosofico DIASTEMA. Per un’arte festiva di Romano Gasparotti.\nLa serata inizierà alle ore 19:00 con la prima assoluta dell’evento di musica\, parola e danza DI UN PENSARE IN OPERA. Caravaggio\, Nitsch\, Hendrix forse… su musiche di Andrea Rossi Andrea\,\neseguite dal vivo\, testi di Romano Gasparotti e coreografie di Valentina Moar da lei stessa interpretate. Seguirà la presentazione del nuovo MANIFESTO artistico da parte del suo autore\, che ne\ndiscuterà assieme a Giuseppe Morra\, presidente della Fondazione e direttore del Museo H. Nitsch e Maurizio Zanardi\, filosofo e co-fondatore della Casa editrice Cronopio. Infine la serata si concluderà con l’azione poetica di Francesco Correggia (artista visivo\, performer e docente presso l’Accademia di Brera di Milano) dal titolo “L’ombra di Hegel contro l’immutabile Hegel”.\nIl nuovo Manifesto Diastema parte dall’assunto che l’artisticità di un’opera non si esaurisce affatto nelle datità osservabili in cui l’azione poietica semplicemente va a terminare\, ma si custodisce e si ri-vela in ciò che non è fenomenicamente osservabile\, di modo che non vi è nessuna differenza tra arti destinate alla produzione di oggetti e arti che si esauriscono nell’azione. Il carattere musicalperformativo\, infatti\, riguarda\, sia pure in diversi modi\, tutta l’arte quale manifestazione di un’azione drammatica di pensiero in opera. La stessa filosofia – una volta sottratta alle aule accademiche\, che non sono affatto la sede “naturale” né originaria del pensare – può tornare a essere arte delle Muse (come Platone l’aveva definita)\, mentre l’arte\, a sua volta\, viene a configurarsi come danza del pensiero\, che si manifesta all’insegna dell’ indisciplina (nell’accezione che ne diede Carmelo Bene). Ovvero nella sua vocazione – diastemica appunto – di collocarsi/dislocarsi tra diversi linguaggi\, tra differenti forme\, tra eterogenei media\, senza mai identificarsi con alcuno di essi in particolare. E artisti fortemente indisciplinati sono tutti coloro che metteranno i loro corpi viventi performativamente in opera nella serata dell’11 giugno\, a cominciare da Andrea Rossi Andrea (per l’ennesimo anno votato tra i primissimi bassisti italiani nella classifica Top jazz 2011\, ma\nanche da lustri pittore\, scultore e fotografo\, oltre che musicista per nulla legato a un genere particolare)\, il quale discuterà attraverso la voce\, i poliritmi e l’ambient sound del suo orfico basso\nelettrico arricchito dalle tecnologie MIDI\, con la voce filosofica di Romano Gasparotti e la body action di Valentina Moar (una delle più intense “scoperte” di Carolyn Carlson\, da tempo\nprotagonista sulle scene del teatro/danza europeo\, con all’attivo numerose coreografie e collaborazioni con artisti visivi\, fotografi e musicisti internazionali). Nella performance di Fancesco Correggia\, infine\, che concluderà la serata\, il pensare filosofico dell’autore dell’Estetica viene messo in opera come gesto e parola incisi e inscritti nel corpo stesso dell’artista.\nIl nuovo movimento DIASTEMA. Per un’arte festiva inizia in questo modo da Napoli il suo cammino nel XXI secolo. \nRomano Gasparotti\, dopo alcune esperienze quale danzatore/attore si è dedicato agli studi di filosofia teoretica sotto la guida di E. Severino e di estetica\, sotto la guida di M. Cacciari\, insegnando in varie università italiane(ora presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e la Facoltà di Filosofia dell’Università “Vita e Salute” – S. Raffaele di Milano) e collaborando con varie istituzioni culturali italiane ed europee. Tra i suoi principali libri: Le forme del fare (con M. Cacciari e M. Donà)\, Liguori\, Napoli 1987\, Movimento e sostanza. Sulla ‘teologia’ platonico-aristotelica\, Guerini e Associati\, Milano 1995\, Sokrates Y Platon\, Akal\, Madrid 1996\, I miti della globalizzazione. Guerra preventiva e logica dell’immunità\, Dedalo\, Bari 2003\, Figurazioni del possibile. Sul contemporaneo tra arte e filosofia\, Cronopio\, Napoli 2007; Filosofia dell’Eros. L’uomo\, l’animale erotico\, Bollati Boringhieri\, Torino 2007\, L’inganno di Proteo. La filosofia come arte delle Muse\, Moretti&Vitali\, Bergamo 2010. Ha altresì curato il volume In contrattempo. La pittura malgrado tutto\, Mimesis\, Milano 2007. Oltre a essere l’autore del nuovo Manifesto artistico-filosofico Diastema. Per un’arte festiva\, ha all’attivo la regia e la partecipazione ad alcuni spettacoli musical teatrali quali IMEROS. Quando Amore mi spira noto… (tratto dal suo libro Filosofia dell’Eros) e DI UN PENSARE IN OPERA con Andrea Rossi Andrea e Valentina Moar. \nAndrea Rossi Andrea\, artista visivo (pittore\, scultore\, fotografo\, performer)\, musicista (compositore\, bassista elettrico). Laureato al DAMS di Bologna (Arti Visive) e all’Accademia di Belle Arti di Venezia (Specialistica in Pittura)\, ha studiato basso con Bruce Gertz (Berklee College of Music\, Boston)\, Cameron Brown\, Larry Ridley (Manhattan School of Music\, New York). Dal 1985\, anno del suo esordio\, lavora nei circuiti dell’arte contemporanea come artista visivo e bassista elettrico solista\, unendo a queste esperienze le attività\, sia in studio che dal vivo\, con musicisti di varie aree. Tutte le sue opere\, dalle primissime (1970 ca.)\, si caratterizzano per il continuo utilizzo\, implicito ed esplicito\, dell’antenna “ground plane”\, dispositivo ricetrasmittente anche formalizzato per un ampliamento etico-estetico del lavoro artistico. Tra il 2003 e il 2011 è stato più volte premiato dal referendum della rivista “Musica Jazz” (Top Jazz). Il terzo cd a suo nome – Textmeldg. Blue – è risultato primo classificato fra i dieci migliori dischi internazionali del 2006 per la Top Ten di Giampiero Cane in “Alias-Il Manifesto” ed il suo quarto cd – 27min Tintoretto – inserito fra i migliori dischi internazionali del 2007 da “All About Jazz”. Ha ricevuto su “Alias-Il Manifesto” il massimo giudizio critico di “Immenso” e dalla rivista “Jazzit” il bollino rosso d’eccellenza “Jazzit Likes It!”: Lavori di Andrea Rossi Andrea si trovano in collezioni pubbliche e private di paesi europei ed extraeuropei. www.andrearossiandrea.it \nFrancesco Correggia\, docente di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e fondatore e direttore del Centro di Ricerca CRAB di Milano\, dopo le esperienze di body art sperimentate nei primi anni ‘70\, attraversa i territori della poesia visiva\, per approdare poi ad una pittura quale “corpo-scrittura” (secondo la definizione data da G. Nonveiller)\, nella quale le esperienze precedenti si decantano per essere declinate all’interno della bidimensionalità del quadro. Gli spiccati interessi nel campo della riflessione estetico-filosofica lo portano a scrivere numerosi saggi sull’arte contemporanea\, a dialogare e collaborare\, in occasione di conferenze\, convegni e libri\, con filosofi quali U. Galimberti\, C. Sini\, V. Vitiello\, F. Duque\, M. Sgalambro\, M. Donà\, R. Gasparotti e a curare mostre dal taglio molto particolare e frutto di una radicale riflessione sui temi cruciali dell’arte contemporanea. Ha partecipato a numerose rassegne internazionali\, tra le quali la XLV Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma; suoi lavori artistici si trovano presso Istituzioni pubbliche e private. Con l’inizio del nuovo secolo\, la componente gestuale e performativa del suo operare artistico – del resto mai venuta meno nelle produzioni pittoriche e visive – è riemersa in primo piano nella realizzazione di azioni poetiche dedicate ad alcuni dei maestri del pensiero occidentale moderno (come Kant ed Hegel)\, nelle quali il pensare filosofico viene riportato in opera come arte\, attraverso l’azione performativa. \nValentina Moar\, dopo gli studi di balletto e danza contemporanea a Milano e in varie città europee\, viene selezionata nel 2001 da Susanne Linke per l’Atelier Teatro Danza della Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e\, nel 2002\, da Carolyn Carlson per l’Accademia Isola Danza della Biennale di Venezia\, dopodiché viene scelta quale danzatrice e interprete del lavoro dei coreografi Henrik Kaalund\, Mikko Jairi\, Leonard A. Cruz\, Teresa Ranieri\, Christina Gehrig Binder\, Kjersti Müller Sandsto\, sotto la direzione artistica di Carolyn Carlson (2003). Entra a far parte quale professionista di diverse compagnie e progetti europei indipendenti e di ricerca\, in Germania\, Austria\, Francia\, Svizzera\, Turchia (in occasione di Istanbul capitale europea della cultura)\, India\, Italia (Festival dei Due Mondi di Spoleto\, Biennale Danza\, Trieste per la Danza\, Fondazione Teatro di Modena ecc.). Dal 2008 è performer e coreografa all’Institute of Electronic Music and Acoustics IEM\, University of Music and Drama Arts\, Graz per EGM “Embodied Generative Music” (team Prof. Gerhard Eckel\, David Pirrò\, Deniz Peters)\, un progetto di ricerca che utilizza i dati della motion tracking della danza per guidare la sintesi del suono e la composizione musicale\, realizzando varie performances tra le quali Bodyscapes ( 2009). Ha fatto parte del cast di danzatori della trasmissione televisiva RAI Vieni via con me (di Fazio e Saviano) sotto la direzione del coreografo R. Castello. Ha all’attivo diversi a solo presentati in festival e rassegne europee e ha firmato numerose coreografie\, collaborando in particolare con artisti visivi\, fotografi e musicisti internazionali. \nMaurizio Zanardi\, filosofo\, saggista e tra i più attivi e civilmente impegnati protagonisti della scena culturale napoletana e nazionale\, ha sempre diviso i suoi interessi tra la ricerca filosofica nel campo della teoria politica e dell’estetica – con all’attivo diverse pubblicazioni (ultime tra le quali il saggio “Arte al presente”\, in Kainos\, 10\, 2010 e la cura del volume La democrazia in Italia\, Napoli 2011) – e l’impegno nell’editoria quale co-fondatore e direttore delle edizioni Cronopio di Napoli\, una delle realtà editoriali italiane più originali\, più aperte alla cultura europea (nel suo catalogo figurano autori come Derrida\, Deleuze\, Nancy\, Badiou\, Rancière) e meno omologabili nelle sue scelte\, la quale pubblica anche le riviste Ventre\, nuova rivista di architettura e Espressione\, rivista di filosofia. \nAndrea Rossi Andrea\, Ground Plane Antenna\, Untitled\, 2011\, installation\, Naples\, Fondazione Morra Museo\, Hermann Nitsch
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SUMMARY:Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America
DESCRIPTION:10 maggio – 10 giugno 2011\nOPENING 10 MAGGIO ORE 18:00 \nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Manuela Gandini \nDi origine belga\, trasferitosi negli anni Sessanta nella Staten Island benpensante\, Jean Toche (1938) è come una macchina celibe che vive e dialoga con una macchina fotografica e un gatto. E’ una figura solitaria\, un monaco anarchico che\, avido di notizie\, scava quotidianamente tra le parole del New York Times o del Time per trovare nessi\, bugie\, paradossi sulla costruzione della paura\, il terrorismo\, la caccia al petrolio e il sistema dell’arte. Poi ritaglia frammenti di articoli e li assembla con considerazioni proprie\, non risparmiando critiche caustiche a ogni forma di potere. Il suo lavoro è durissimo. A seconda della notizia scelta\, Toche si ritrae attraverso l’autoscatto\, in uno dei momenti della propria giornata. Il suo linguaggio è politico e ironico e l’immagine è trattata con photoshop. Il suo volto\, deformato dalle notizie\, alle volte diventa metallico\, altre volte si allunga o si allarga cambiando colore\, posizione\, espressione: paura\, rabbia\, foga\, relax\, indignazione\, euforia. Nonostante abbia volontariamente deciso di sparire dal palcoscenico dell’arte\, usando solo la mail-art e rifiutando mostre in musei e gallerie con una ferma determinazione antieconomica\, il suo lavoro è entrato nella storia già da quasi mezzo secolo. Vicino al Fluxus\, senza mai farne parte\, nel 1968\, con Poppy Johnson e Jon Hendricks\, fonda la GAAG\, Guerrilla Action Art Group. Le azioni di disturbo messe in atto al Metropolitan Museum di New York – come lo spargimento di scarafaggi su una bella tavola imbandita a una cena ufficiale\, le lettere scritte al presidente Nixon o la messa in scena del rapporto tra critico e artista denudato sulla porta del Met -procurano a Toche pestaggi e arresti. Poi il silenzio. La sua casa è attualmente recintata e controllata elettronicamente come un bunker e la sua vita scorre\, a dispetto di persecuzioni e minacce\, nella convinzione che la propria azione quotidiana\, di uomo solo contro i poteri\, andrà a incidere nel mondo come la goccia che erode il monte. \nCatalogo “Intolerance” Edizioni Mudima 2010 con testi di Achille Bonito Oliva\, Jon Hendricks\, Manuela Gandini\, Gianluca Ranzi. \nPresentazione della rivista Alfabeta2 \ncon interventi di Andrea De Rosa\, Manuela Gandini\, Renato Nicolini\, Stefania Zuliani. \nDalla Triennale di Milano in videoconferenza Umberto Eco\, Nanni Balestrini\, Gino Di Maggio. \nModera Andrea Cortellessa. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Presentazione della rivista Alfabeta2\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra
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SUMMARY:Domenico Mennillo. L’automa spirituale. Tre declinazioni
DESCRIPTION:18 marzo 2011 ore 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntervengono Tommaso Ariemma\, Andrea Cardillo e Domenico Mennillo \nL’automa spirituale non designa\, come nella filosofia classica\, la possibilità logica o astratta di dedurre formalmente i pensieri gli uni dagli altri\, ma il circuito nel quale essi entrano nell’immagine-movimento\, la potenza comune di ciò che costringe a pensare e di ciò che pensa sotto choc: noochoc. \nGilles Deleuze Il pensiero e il cinema in L’immagine-tempo.\nCinema 2\, ubulibri\, Milano 1985 \nNei mesi di gennaio\, febbraio e marzo 2011 i suggestivi spazi della Biblioteca del Museo Nitsch hanno ospitato la residenza artistica per il progetto installativo-performativo “PIERROT ou d’Automate Spirituel”\, curato da Domenico Mennillo e da lunGrabbe. Il progetto\, nel suo sviluppo complessivo di un anno\, prevede l’ospitalità in alcuni spazi cittadini ed altre residenze artistiche in strutture europee in via di definizione per la realizzazione di una nuova produzione performativa di lunGrabbe (debutto previsto per gli inizi del 2012)\, incentrata sulla riscrittura contemporanea della maschera francese del Pierrot\, nella sua accezione-trasfigurazione novecentesca legata agli ambienti artistici e intellettuali della Francia del primo e secondo Novecento. \nA conclusione di questa prima residenza\, lunGrabbe\, in collaborazione con E-M Arts e Fondazione Morra\, presenta “L’Automa Spirituale. Tre declinazioni”\, un incontro-discussione che si sviluppa intorno all’Automa Spirituale\, concetto-figura del progetto “PIERROT ou d’Automate Spirituel”. \nL’incontro presenta tre diverse angolazioni o declinazioni dell’Automa Spirituale: Tommaso Ariemma parlerà dell’Automa nella sua accezione cinematografica\, prendendo spunto dal celeberrimo lavoro di Gilles Deleuze L’immagine-tempo. Cinema 2\, per poi articolare una sua personale visione del cinema a contatto con le sollecitazioni del pensiero contemporaneo. Andrea Cardillo invece impernierà il suo intervento sulla dualità dei concetti di autonomia e di automatismo in un contesto speculativo legato alla filosofia morale. Infine Domenico Mennillo illustrerà le suggestioni e le intuizioni ricavate dal concetto di Automa Spirituale nelle due accezioni prodotte da Gilles Deleuze e da Antoni Artaud\, per la creazione del suo Pierrot. \nConcludono l’incontro i contributi di Alessandra Carchedi (video-maker)\, Gianfranco Irlanda (fotografo) e Federica Gattei (trapezista) che hanno partecipato alla fase di studio e di ricerca di questa residenza napoletana del “PIERROT”. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Residenza artistica Gennaio\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2011\,  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Residenza artistica Gennaio\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2011\,  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Incontro L’Automa Spirituale. Tre declinazioni\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2011\, © Irlanda Courtesy Fondazione Morra
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