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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Eden Imperfetto (Door to Door 2°Edizione)
DESCRIPTION:29 settembre – 30 settembre 2012\nOPENING 29 SETTEMBRE ORE 10:30\nGiardino della Minerva\nvia Ferrante Sanseverino 1\, Salerno \nDurante le Giornate Europee del Patrimonio il 29 e 30 settembre 2012 torna Door to Door\, progetto d’arte urbana per il centro storico di Salerno – nato da un’idea di Maura Picciau\, Soprintendente BSAE per le province di Salerno e Avellino e coordinato da Rosa Carafa e Ilaria Tamburro. Door to Door vuole essere un punto di incontro tra arte contemporanea\, storia\, tessuto urbano e grande pubblico per indicare una prospettiva di sviluppo sostenibile del centro storico salernitano\, così legato alla tradizione quanto proiettato verso una sua riqualificazione. I palazzi antichi\, i cortili\, le piazzette e gli slarghi della città vecchia ospiteranno una selezione di opere site specific.\nEden imperfetto è un’installazione performativa ideata da Maurizio Elettrico per il Giardino della Minerva\, che conduce il visitatore in un immaginario e futuristico universo attraverso un percorso di ritratti di personaggi e raffigurazioni naturalistiche di un avvenire lontano\, descritto dall’autore in vari testi letterari come The New Empire\, L’infante demiurgo e l’inedito Lo Scoiattolo e il Graal.\nI visitatori sono coinvolti in un gioco combinatorio guidati da un oratore intento a assemblare gli elementi dell’installazione (specchi con frasi enigmatiche\, lastre in terracotta e pietra lavica)\, suggerendo le infinite soluzioni all’enigma di questa onirica civiltà e invitando i presenti a formulare nuove ipotesi associative.\nLa realtà fantastica evocata dall’artista è un’utopia o meglio una distopia\, che si colloca ad una dimensione temporale aliena. Qui l’umanità è divisa in tre diverse specie: i bioaristocratici – dai poteri illimitati come gli antichi dei\, dediti alla coltivazione di immense foreste e paradisiaci giardini e alla creazione di sempre nuove specie animali e vegetali -\, i naturali eredi della nostra cultura e civiltà ed infine i selvatici – esseri primitivi di grande bellezza fisica\, ma dalle capacità intellettive limitate. Al centro di questo pianeta domina un sommo sacerdote\, Leo Bruno\, artefice di un mondo di arte e natura\, i cui protagonisti sono gli artisti-sciamani con capacità soprannaturali\, fusi geneticamente con le potenze animali e in grado di connettersi e domare entità cosmiche di altre dimensioni. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Eden Imperfetto\, Giardino di Minerva\, Salerno 2012\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Doris von Drathen. Dal silenzio etico di John Cage al punto zero della gravitazione nell'arte attuale
DESCRIPTION:22 giugno 2012\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntroduce Giuseppe Morra \nIn occasione del centenario della nascita di John Cage il Museo Nitsch\, in collaborazione con Fondazione Morra e Fondazione Alario per Elea-Velia\, ospiterà una riflessione della storica dell’arte e critica d’arte indipendente Doris von Drathen. \nA proposito dell’incontro è la stessa autrice a dichiarare:\n“Il punto zero di silenzio che non vuol dire assenza di rumore\, ma piuttosto l’essere in ascolto dell’altro\, del mondo che ci circonda\, questa categoria mi sembra avere una corrispondenza spaziale: il punto zero spaziale\, il punto della nostra gravitazione\, quel punto altamente individuale e universale al tempo stesso\, definisce anch’esso una posizione etica. Nel senso che\, nel momento in cui sono consapevole di questo punto\, posso aprire la percezione della mia esistenza nello spazio\, posso rendermi conto della mia responsabilità nell’occupare quella posizione\, posso rendermi conto del mio ruolo di essere un essere umano che parla e agisce in modo indipendente\, in modo autonomo.\nNella mia conferenza si tenterà di dare testimonianza\, sempre partendo da Cage e le sue idee\, di una nuova coscienza nell’arte contemporanea: mi pare che da qualche anno\, fare scultura\, fare pittura\, voglia dire sentirsi iscritti nella libertà di un contesto cosmico\, di un’autonomia che parte da un essere nello spazio assoluto. Questi artisti non sono numerosi\, ma forse sono i migliori del nostro tempo\, qualcuno conosciuti come Richard Serra\, Beuys\, Rebecca Horn\, Anthony Mc Call\, Pat Steir\, Max Neuhaus; altri meno come Paul Wallach o Fabienne Verdier. Tutti però vivono le forze telluriche come un’energia suprema\, quella del silenzio interiore in dialogo con l’altro.” \nDoris von Drathen è storica dell’arte e critica d’arte indipendente. Nata ad Amburgo\, vive a Parigi dal 1990.\nDopo aver studiato letteratura e storia dell’arte a Parigi\, Saragozza\, Firenze e Amburgo\, ha lavorato per dieci anni come critica d’arte in radio e in televisione ed ha collaborato con Artforum come corrispondente.\nDalla metà del 1980 ha regolarmente pubblicato saggi in Kunstorum International\, Künstel Kritisches Lexikon der Gegenwartskunst (Enciclopedia della Critica d’Arte Contemporanea di Monaco) e nei cataloghi di importanti artisti contemporanei. Ha tenuto delle lezioni presso la Scuola nazionale superiore delle belle arti di Parigi\, presso la Kunsthochschule di Berlino\, presso la Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam\, presso l’Accademia di Lisbona e le Università di Cadice e Siviglia.\nTra le sue molteplici pubblicazioni nel testo “VORTICE DEL SILENZIO\, Proposta per una critica d’arte al di là delle categorie estetiche” l’autrice intraprende una lettura di 24 artisti contemporanei in modo da illustrare l’inadeguatezza delle attuali categorie estetiche pur introducendo e sviluppando una più completa “iconologia etica” attraverso la quale osserva il discorso dell’opera d’arte.\nDoris von Drathen desidera liberarsi della tirannia delle restrizioni estetiche che abbiamo usato per descrivere l’arte\, e vuole piuttosto fare delle opere d’arte un evento in cui l’incontro tra l’arte e lo spettatore diventa un discorso etico che informa e si impegna.\nLa sua selezione è molto utile a tale scopo\, ma è anche un gesto completamente postmoderno\, dove l’incontro con l’altro diventa il dominio dell’etica\, facendo dell’arte stessa un’esperienza innegabilmente etica.
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LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
CATEGORIES:Museo Nitsch
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SUMMARY:Double Negative Collection. New Canadian experimental cinema
DESCRIPTION:16 giugno 2012\nINIZIO ORE 12:00\nMuseo Hermann Nitsch\nTerrazza Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nMalena Szlam Beneath your Skin of Deep Hollow\, 2010\, 16mm\, colore\, silenzioso\, 3 min. \nMike Rollo Ghosts and Gravel Roads\, 2008\, video\, colore\, sonoro\, 16 min. \nPhilippe Léonard Perceptual Subjectivity\, 2009\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 5 min. 30 sec. \nLindsay McIntyre All-around junior male\, 2010\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 7 min. 30 sec. \nRadwan Ghazi Moumneh Mississippi Moonchile\, 2011\, video\, b/n\, sonoro\, 9 min. \nEduardo Menz Fracas\, 2007\, video\, colore\, sonoro\, 5 min. \nDaichi Saito All that rises\, 2007\, 16mm\, colore\, sonoro\, 7 min. \nChristopher Becks Ouverture\, 2010\, video\, b/n\, silenzioso\, 5 min. \nKarl Lemieux Mamori\, 2010\, video\, b/n\, sonoro\, 8 min. \nFondato a Montreal nel 2004\, Double Negative Collective è una presenza fondamentale del cinema sperimentale Canadese. Completamente indipendente e auto-finanziato\, il Collettivo gestisce da oltre otto anni il proprio laboratorio per il cinema analogico ed organizza proiezioni di films sperimentali\, performances ed incontri con artisti e film makers che continuano a ispirare le comunità artistiche sia in patria che all’estero. \nQuesta comunità di cineasti si configura come un amalgama di personalità artistiche unite nel nome di un cinema alchemico\, che fa del lavoro sulla materia e sul dispositivo stesso (dalla pellicola alla macchina da presa) il punto di partenza per esplorare le possibilità nascoste nell’immagine con una continua manipolazione\, dai processi di sviluppo alla fase di proiezione. \nDal loro Manifesto del 2004: “…Ci ritroviamo nel ruolo di alchimisti: provochiamo incidenti\, scoperte\, fallimenti\, processi che ci portano in terre sconosciute\, la fugace tangibilità delle forze mistiche e trasformative\, la generazione di delicati\, preziosi oggetti nel buio. Il cinema per noi è esperienza umana\, esperienza dell’occhio\, della mano e del battito del cuore\, lontano dai consunti stereotipi che circolano come ‘significato’ e ‘sentimento’ nel cinema convenzionale. Noi troviamo il mistero nei processi: nei materiali\, nelle idee e nel mondo. La cinepresa inesplorata\, alla scoperta\, è il prisma che abbiamo individuato per riunire queste forze insieme. Non abbiamo alcuna prescrizione su cosa debba essere un film\, ma è chiaro ciò che è: un passato e futuro impossibili in una traiettoria di un presente non svelato\, delle immagini in pausa e in movimento da qualche parte lì sopra\, dietro la testa”. \nIl programma Double Negative Collection presentato da Philippe Léonard\, film maker e portavoce in Italia del Collettivo\, racchiude in 67 minuti di proiezione 16mm e video\, sulla suggestiva terrazza del Museo Nitsch a cominciare dall’imbrunire\, le nove opere filmiche realizzate negli ultimi anni dai film makers del Collettivo: \nMalena Szlam Beneath your Skin of Deep Hollow\, 2010\, 16mm\, colore\, silenzioso\, 3 min. \nInizialmente girato e montato con una cinepresa Super-8\, Bajo tu lámina de agujero profundo trasforma le notti in movimenti aritmici di luce e fuga di colore. Degli effetti luminosi emergono dalla superficie di un’immobilità burrascosa mentre l’oscurità illumina riflessi e visioni. \nMike Rollo Ghosts and Gravel Roads\, 2008\, video\, colore\, sonoro\, 16 min. \nUn inventario di ricordi e luoghi perduti\, il paesaggio del Saskatchewan schiarito dal sole è una metafora per il dislocamento\, un’inquadratura della vacuità e dell’assenza. \nPhilippe Léonard Perceptual Subjectivity\, 2009\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 5 min. 30 sec. \nLe idee prendono forma in una sorta di magma cerebrale dove i referenti sono assegnati a particelle di esperienza da cui si formano gli elementi intelligibili. Perceptual Subjectivity è un saggio sulla formazione strutturale del pensiero. \nLindsay McIntyre All-around junior male\, 2010\, 16mm\, b/n\, sonoro\, 7 min. 30 sec. \nUn ritratto sperimentale fatto a mano di un giovane atleta Nunamiut\, Sean Uquqtuq\, attraverso la sua performance di un impegnativo gioco tradizionale Inuit – one-foot high kick (lancio alto con un calcio). \nRadwan Ghazi Moumneh Mississippi Moonchile\, 2011\, video\, b/n\, sonoro\, 9 min. \nMatana Roberts esegue il suo progetto Coin Coin per le strade vuote di Montreal alle 5 del mattino\, nell’estate del 2010. \nEduardo Menz Fracas\, 2007\, video\, colore\, sonoro\, 5 min. \nLa memoria dei bambini \, i ricordi dei bambini\, una gara di ortografia. \nDaichi Saito All that rises\, 2007\, 16mm\, colore\, sonoro\, 7 min. \nL’accostamento di immagini e suoni\, cielo e pietra e tutto quello che c’è nel mezzo. Una breve passeggiata in un vicolo\, per sentire le immagini delle visioni sonore\, accarezzate dalla luce e dall’oscurità. \nChristopher Becks Ouverture\, 2010\, video\, b/n\, silenzioso\, 5 min. \nUn’improvvisazione in-camera di un fienile in Normandia. \nKarl Lemieux Mamori\, 2010\, video\, b/n\, sonoro\, 8 min. \nQuesto film deriva da una residenza presso il Laboratorio di Arte Mamori in Amazzonia\, su invito del compositore Francisco López. Le sue registrazioni sul campo entrano in simbiosi con la superficie della pellicola trattata\, su cui Lemieux incide delle impressioni della luce e della struttura della foresta pluviale.
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SUMMARY:Allan Kaprow - Explosion! Painting as Action
DESCRIPTION:2 giugno – 9 settembre 2012\nOPENING 2 GIUGNO\nModerna Museet\nStoccolma \na cura di Magnus af Petersens \nExplosion esplora le ricche e complesse fertilizzazioni incrociate e le terre di confine della pittura\, della performance e dell’arte concettuale. Traccia questa idea ampliata della pittura come azione dalla fine degli anni Quaranta ad oggi. La mostra includerà opere in diversi mezzi di circa 45 artisti provenienti da molte parti del mondo come l’importante gruppo giapponese Gutai\, tra gli altri Shozo Shimamoto\, Sadamasa Motonaga\, Saburo Murakami e Kazuo Shiraga\, insieme ad artisti come Allan Kaprow\, Jackson Pollock\, Niki de Saint Phalle\, Yves Klein\, Ana Mendieta\, Alison Knowles\, Rivane Neuenschwander\, Yoko Ono e Lawrence Weiner.\n\n\n\nDopo la seconda guerra mondiale\, numerosi pittori in diverse parti del mondo iniziarono ad attaccare i presupposti fondamentali della pittura in modi che erano allo stesso tempo aggressivi e giocosi. Molti artisti attribuivano tanta importanza all’atto creativo stesso quanto alla pittura che ne derivava. In questa terra di confine tra pittura e performance\, il caso o lo spettatore sono stati spesso reclutati come co-creatori dell’opera. Questo atteggiamento sperimentale e concettuale nei confronti della pittura e dell’arte ha successivamente ispirato molti altri artisti. Negli ultimi anni è aumentato l’interesse per l’arte performativa e con essa l’interesse per le sue radici. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Explosion! Painting as Action\, Moderna Museet\, Stockholm\, 2012\nAllan Kaprow\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:MICHAEL SNOW. Rameau’s Nephew by Diderot (Thanx to Dennis Young) by Wilma Schoen
DESCRIPTION:19 maggio 2012\nINIZIO ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nco-edition Re:Voir / Exploding \n  \n“…Ho iniziato la sceneggiatura di questo film nel febbraio del 1972 ed ho scritto\, girato\, mixato\, montato e continuato fino al settembre ’74. Alcune idee in esso utilizzate risalgono al 1966 quando ho riconosciuto in me l’ambizione di realizzare un autentico “film sonoro”\, costruito con i veri elementi della sillaba e del fotogramma. …Tutte le possibili relazioni immagine/suono focalizzate sulle persone e sul linguaggio generano dei rapporti con il pubblico in sala: una vasta gamma di possibilità emotive\, l’esperienza di vedere/sentire questo film. La ‘Parola’\, la ‘Lingua’\, la ‘Cultura’ – la propria fonte\, la propria natura… registrate\, immaginate\, dimostrano (?) che in questo caso una parola vale mille immagini”. Michael Snow \nTra i films strutturali più intensi e compositi degli anni ‘70\, Rameau’s Nephew by Diderot (Thanks to Dennis Young) by Wilma Schoen è un’enciclopedica interazione tra l’immagine ed il suono non unificabile da un’unica strategia visiva; le venticinque sezioni\, significativamente differenti nella lunghezza\, esprimono delle meditazioni sulla natura delle percezioni uditive e visuali\, spesso sotto forma di rebus\, giochi di parole\, variazioni e ripetizioni di suoni e immagini\, intervallate da ventisette composizioni astratte colorate. L’utilizzo complesso del medium cinematografico\, capace di manipolare e dilatare l’illusione del reale\, stressa le capacità corporee e mnemoniche dello spettatore/ascoltatore\, chiamato a risolvere gli enigmi percettivi del geniale film-maker. \nMichael Snow (Toronto\, 1929)\, famoso internazionalmente per le sue opere pittoriche\, scultoree\, fotografiche\, olografiche ed installative nonché per le improvvisazioni jazz al pianoforte\, ha realizzato diversi films strutturali (ne citiamo alcuni: Short Shave 1965\, Wavelength 1967\,  aka Back and Forth 1969\, La Région Centrale 1971\, So Is This 1982\, Prelude 2000\, Corpus Callosum 2002\, WVLNT (Wavelength for those who don’t have the time) 2003) incentrati sulle possibilità fisiche e plastiche dell’apparato cinematografico fino alle ultime investigazioni digitali. Le sue opere richiedono una collaborazione attiva dello spettatore che affronta un ambiente immaginifico spesso dissonante e metaforico\, simile alla dissertazione filosofica più che alla narrazione. \nIl titolo Rameau’s Nephew by Diderot (Thanks to Dennis Young) by Wilma Schoen\, anagramma germanizzato di Michael Snow\, ed ancora il ringraziamento a Dennis Young\, l’unica persona reale qui menzionata che gli ha donato il libro\, con l’esplicita equivalenza fonetica tra Denis e Dennis\, rivela le intenzioni che il film-maker affronta in queste quattro ore e più di pellicola: come per Diderot\, la musica si compone di una filosofia universale in cui i sensi primeggiano sulla conoscenza razionale. Nonostante l’inglese sia la lingua madre del film\, quindi molti dialoghi\, parole onomatopeiche e giochi verbali risultano poco comprensibili a noi pubblico italiano\, Michael Snow utilizza le ampie sfumature dei suoni e delle immagini\, originariamente separati sia nella produzione che nella presentazione\, come fonogrammi di un linguaggio universale intessuto di musicalità più che di significante. \nLe Neveu de Rameau\, scritto da Denis Diderot tra il 1762 ed il 1783 e pubblicato per la prima volta nel 1804 soltanto nella sua traduzione in Tedesco eseguita da Goethe e Schiller\, è un dialogo fittizio tra lui (Jean-François Rameau\, nipote di Jean-Philippe Rameau) ed io (Diderot) raccontato in prima persona durante mezz’ora di passeggiata nei giardini del Palais Royal a Parigi tra il 1752 ed il 1754 poco dopo la Querelle des Bouffons; la conversazione molto satirica e strutturata su più livelli si snoda tra le vicissitudini del nipote\, geniale pantomimo ma spregiudicato adulatore che sopravvive come buffone di corte\, ed i commenti del filosofo che lo giudica vile ed arrivista\, dotato di sensibilità artistica ma privo di morale. Il film di Michael Snow non è un adattamento del libro di Diderot ma un chiaro richiamo all’espressione comunicativa del dialogo\, che intercorre tra i personaggi del film e la pellicola emulsionata di cui sono fatti\, tra i suoni e le immagini\, tra il pubblico in sala e le immagini proiettate (scomposte nelle due componenti di luce proveniente dal proiettore e suono dagli altoparlanti)\, tra le diverse temporalità filmiche di ripresa\, montaggio e proiezione\, tra testi scritti e dialoghi registrati\, tra cinema e realtà\, tra il linguaggio ed il mondo… \n  \nSequenze \nWhistling 4 min. 12 sec. \nFocus 2 min. 37 sec. \nMom (Piano) 49 sec. \nCredits 7 min. 57 sec. \nMental (1) 27 sec. \nVoice 1 min. 21 sec. \nPlane 30 min. 29 sec. \nSink 3 min. 50 sec. \nDennis Burton 6 min. 34 sec. \nTotal 53 min. \n  \nPolyphony 36 min. 1 sec. \nBus 3 min. 31 sec. \nFart 7 min. 13 sec. \nDub 18 min. 14 sec. \nPiss Duet 54 sec. \nEmbassy 34 min. 44 sec. \nCommentator 13 min. 40 sec. \nTotal 111 min. \n  \nLaughing Chair 1 min. 18 sec. \nRain 7 min. 56 sec. \nEnglish Comedians 7 min. 50 sec. \nHotel 47 min. 13 sec. \nFour 2 min. 9 sec. \nMental (2) 1 min. 21 sec. \nCymbal-Symbol 31 sec. \nErratum 58 sec. \nAddenda 1 min. 6 sec. \nTotal 66 min.
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SUMMARY:Perché Napoli. Vivere e morire di Napoli di Pasquale Persico
DESCRIPTION:10 maggio 2012\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPresenta il filosofo e professore emerito Aldo Masullo \nIntroduce il Prof. Raimondo Pasquino \n“Perché Napoli. Vivere e morire di Napoli” è un’uscita della collana “La città degli uomini”\, diretta e curata dall’economista Pasquale Persico per Graus editore. \nIl tema che funge da filo conduttore della collana sarà quello della città possibile\, pensata in un’ ottica interdisciplinare e dialettica da personalità di differenti esperienze ed approcci analitici: urbanisti\, sociologi\, matematici\, economisti\, filosofi\, artisti\, poeti\, scrittori\, psicologi\, e “altri” si misureranno su analisi e ri-scoperta del tema della città in una prospettiva ampia\, che tenga conto delle categorie di Identità e sviluppo: \n“il paesaggio e la nuova città da far nascere è storia del territorio\, ma anche un farsi storia cioè una nuova capacità di raccontare e raccordare processi. Identità e sviluppo devono coniugarsi insieme e diventare paradigma di riferimento per qualificare ambedue i termini” (Pasquale Persico). \nPrima di approdare presso i tipi dell’editore partenopeo\, questo percorso di ricerca è frutto di decenni di riflessione e dibattito\, con l’obiettivo di far capire come sono cambiate le metodologie \nper pensare alla città possibile e come linguaggi\, esperienze e discipline diverse concorrano a progettare la città nuova e vivere il futuro. \nPasquale Persico sapeva che quella continua opera di devastazione del territorio\, quel controllo di terreni da condonare\, quell’enorme spazio dato all’inciviltà ed alla criminalità non gli avrebbe impedito di pensare ad una lezione ponte verso la speranza. \nPerché Napoli meritava una risposta chiara\, una descrizione credibile sul perché vivere di Napoli. Pensieri e azioni di persone esistenti e persone scomparse si intrecciano dentro la storia della città presentata ancora una volta come città contemporanea. \nPersone semplici e persone complesse\, artisti\, filosofi\, artigiani\, urbanisti\, architetti e allievi\, diavoli e angeli raccontano la città che verrà. \nBiografia dell’Autore: \nPasquale Persico\, economista\, e direttore della Scuola di Dottorato “A. Genovesi” dell’Università degli Studi di Salerno; premio Saint-Vincent per l’Economia\, Research Scholar presso la London School of Economics\, Consultant OECD-Parigi. E’ autore di libri ed articoli di econometria\, economia industriale\, economia dello sviluppo e politica economica delle città. \nAggiunge\, con questa nuova edizione di Perchè Napoli\, un nuovo titolo alla collana \nLa Città degli Uomini\, un  percorso di ricerca e sperimentazione che già annovera tra i suoi titoli: \nL’ Identità e Sviluppo; La Valle delle Orchidee; Plektos; La Città Moltiplicata; Ferrara\, le città\, come gli scienziati\, gli artisti ed i poeti non possono morire. \n 
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SUMMARY:BORIS LEHMAN
DESCRIPTION:30 marzo 2012\nORE 19:30 \nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nA cura di Alessandro De Francesco \nPORTRAIT DU PEINTRE DANS SON ATELIER 1985\, Belgio\, 16mm/dvd\, colore\, 40 min. \nUN PEINTRE SOUS SURVEILLANCE 2008\, Belgio\, 16mm/dvd\, colore\, 36 min. \nCHOSES QUI ME RATTACHENT AUX ÊTRES 2007-2010\, Belgio\, 16mm/dvd\, colore\, 15 min. \nUn incontro fortuito con Boris Lehman (Losanna 1944)\, prolifico e audace film-maker indipendente\, in viaggio in Italia per realizzare un diary film – partendo dal confine Svizzero\, ripercorrendo i luoghi a lui cari ed incontrando gli amici italiani\, per arrivare a Napoli. \nBoris Lehman\, difensore di una libertà senza compromessi\, ha realizzato artigianalmente in pellicola Super 8mm e 16mm più di 400 films e documentari che raccontano in prima persona il mondo che si attraversa e gli imprevisti attuati dalla casualità. Come egli scrive: “…Filmo per rispondere alle domande. Filmo per osare\, per produrre\, per provocare… Fare del cinema\, come il Ladro di Bresson\, per arrivare fino all’esser amato. Filmare per amare ed esser amato perché la cinepresa si frappone tra me e l’altro e protegge bene sia l’uno che l’altro\, essa disinibisce\, permette l’ardire e l’insulto\, le tenerezze e le dichiarazioni d’amore\, perché rivela l’invisibile\, il nascosto e sepolto\, essa permette tutto\, di sognare ad alta voce\, di rendere possibile l’impossibile… Perché filmo? 1. Esorcizzare; 2. Memorizzare; 3. Vedermi osservando gli altri; 4. Avere una relazione (un legame) col mondo; 5. Essere me stesso\, esistere\, divenire qualcuno\, non si è mai sicuri dell’essere… Non ho mai avuto alcun messaggio da consegnare. Nessun discorso da dire. Il cinema per me non è mai stata una questione di soggetto né di forma. (Le domande che si pongono la maggior parte dei cineasti: cosa posso filmare? Quale scenario\, quale storia\, quale libro\, ecc.? E poi come?) Per me è semplice\, è una questione di vita e di morte. Un modo per vedere\, un modo di vivere. Filmare\, vivere\, filmare”. \nI due films PORTRAIT DU PEINTRE DANS SON ATELIER e UN PEINTRE SOUS SURVEILLANCE\, filmati a distanza di vent’anni uno dall’altro\, sono un dittico incentrato sull’incontro – cinematografico – di due sguardi\, quello di Boris Lehman e del suo amico artista Arié Mandelbaum. L’atelier diviene il magico specchio dell’arte\, la cinepresa penetra il suo universo esplorandolo nei minimi recessi fino all’intimità; ma senza spiegazioni né biografia\, dell’artista rivela solo il nome\, qualche gesto\, qualche parola\, quasi niente. \nCHOSES QUI ME RATTACHENT AUX ÊTRES si presenta come un inventario alla Prévert\, le immagini e le parole si incatenano come in una poesia. Dopo il celebre Ceci n’est pas une pipe di René Magritte\, si sa bene che le evidenze sono ingannatrici\, che le parole come le immagini possono essere traslate dalla loro funzione primaria. Si tratta di creare l’oggetto attraverso l’immagine e la parola\, filmandolo. Come Boris Lehman scrive: “…Atto di creazione\, come all’inizio fece Dio col Cielo e la Terra\, con Adamo ed Eva. Mostro con la cinepresa qualche oggetto del mio quotidiano (che è allo stesso tempo un’allegoria) che è appartenuto ad altre persone che ho amato\, o frequentato e ne concludo: Io sono la somma di tutto quanto gli altri mi hanno dato”.
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SUMMARY:Ken e Flo Jacobs in 3D
DESCRIPTION:8 marzo 2012\nORE 19:30 \nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \ngiovedì 8 marzo Eternalism 3D ore 19\,30 \nintroduce Mario Franco \nvenerdì 9 marzo Anaglyph 3D ore 19\,30 \nsabato 10 marzo Nervous Magic Lantern  ore 20\,00 \nPerdersi e perdersi nuovamente.\nQuesto è il modo per imparare l’arte.\nKen Jacobs\, Film Culture 67-69 1979 \nTre programmi dedicati a Ken e Flo Jacobs per approfondire la loro straordinaria opera filmica che dagli inizi degli anni 1960 ha vitalizzato con spiccata individualità la scena Underground del New American Cinema. Ken Jacobs investiga e sperimenta le possibilità di una visione non standardizzata\, libera di attivare i meccanismi percettivi associati alla memoria e alla proiezione di significati nel sistema nervoso personale. “…Il mio interesse è per l’attimo transitorio quando ciò che è fermo inizia a muoversi”\, e per raggiungere questi risultati Ken Jacobs esplora minuziosamente la storia del cinema (colleziona e archivia con Flo migliaia di fotografie stereoscopiche\, films e found footage\, libri e musica degli anni 1920-30 trasformando il proprio appartamento in una misterica ordinatamente disordinata reggia delle cianfrusaglie)\, modifica gli apparecchi di proiezione in nuovi congegni\, come Shadow Plays\, Nervous System e Nervous Magic Lantern\, da testare durante le numerosissime performances di Expanded Cinema\, e scandaglia gli effetti stereoscopici attraverso tecniche ed effetti visivi come l’Eternalism che producono sorprendenti immagini tridimensionali. Dal 1999 Jacobs utilizza il video digitale\, mosso dallo spirito per le innovazioni e le possibilità del medium: la capacità di manipolare e dilatare il tempo e lo spazio conduce lo spettatore in territori inesplorati di impressioni visuali soggettive. \nIl primo programma Eternalism 3D è incentrato sull’effetto visivo\, da lui brevettato\, creato attraverso la rapida ripetizione e l’amalgama di due immagini quasi identiche intervallate da fotogrammi neri. I brevi video Jonas Mekas In Kodachrome Days (2009) e Hot Dogs At The Met (2008) raccontano la vita familiare ed il contesto urbano; Nymph (2007) esibisce l’immagine di una giovane ragazza accerchiata dai corteggiatori ed in Capitalism: Slavery e Capitalism: Child Labor (2006) Jacobs anima rispettivamente una fotografia stereoscopica dei raccoglitori di cotone e quella di una fabbrica di epoca Vittoriana gremita di bambini a lavoro; Another Occupation (2010) elabora il viaggio di un treno attraverso una giungla governata da militari asiatici. Seeking The Monkey King (2011) è il più autobiografico\, come egli scrive: “…determinare un luogo tra la bidimensionalità e la tridimensionalità\, spingere il tempo ad assumere la sostanza\, è quel che faccio”. \nIl secondo programma Anaglyph 3D introduce in quell’universo filmico messo in campo per investigare le regole percettive usualmente adoperate per conoscere la realtà. The Green Wave (2011) riflette sul movimento delle onde dell’oceano spesso accomunato all’inconscio\, mentre What Happened on 23rd Street in 1901 ed excerpt from The Sky Socialist stratified (entrambi del 2009) giocano con le possibilità offerte dal cinema di scardinare le norme temporali. A Loft (2010) svela l’intimità dei Jacobs\, cioè l’appartamento dove vivono e nel contempo il suo pirotecnico Action Cinema\, simile nella sostanza alla pittura gestuale. America at War\, The Home Front: Film Opening (2011) è incentrato sulla storia attuale della propria Nazione\, le proteste no-global mentre a distanza altri Americani invadono e bombardano per proteggere la libertà. \nIl terzo appuntamento\, sabato 10 marzo\, è dedicato all’entusiasmante dispositivo Nervous Magic Lantern con la proiezione del video Celestial Subway Lines / Salvaging Noise che registra le quattro performances eseguite con il musicista John Zorn al Anthology Film Archives nel 2004. Un apparato proiettivo che pone l’immagine in movimento in rapporto alle funzioni del sistema nervoso\, che ritorna alle radici essenziali del cinema e che Jacobs descrive suggestivamente come “…cinema senza pellicola o elettronica. Eisenstein – chiarisce Jacobs – ha detto che il potere del cinema si trovava nel montaggio. Peter Kubelka lo ha cercato tra i fotogrammi. Io voglio arrivare in mezzo agli occhi\, mettere in dubbio le due metà distinte del cervello. Giocare con un diverso livello di percezione”. \nScarica Programma
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SUMMARY:L'AIDDA incontra l'ARTE. Viaggio nelle emozioni delle opere di Hermann Nitsch
DESCRIPTION:7 marzo 2012\nORE 20:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nNapoli – La location sarà uno dei luoghi più interessanti del ricco panorama museale partenopeo\, il Museo Archivio Laboratorio per le arti contemporanee Hermann Nitsch\, il mentore Achille Bonito Oliva\, l’occasione la visita della Presidente nazionale dell’AIDDA -l’ Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti di Azienda– Franca Audisio alla delegazione campana dell’associazione\, presieduta da Marta Catuogno.\nMercoledì\, 7 marzo 2012\, il “viaggio nelle emozioni delle opere di Hermann Nitsch” favorirà l’incontro tra le donne imprenditrici campane e l’arte di uno dei massimi esponenti dell’azionismo viennese\, alla presenza di personalità del settore dell’arte\, dell’economia\, dell’impresa e delle istituzioni regionali.
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SUMMARY:Domenico Mennillo. Atlante della Fertilità
DESCRIPTION:9 dicembre 2011– 21 gennaio 2012\nOPENING 9 DICEMBRE ORE 19:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra e Loredana Troise \nAtlante della Fertilità è un progetto espositivo-installativo pensato da Domenico Mennillo per le stanze di Palazzo Ruffo di Bagnara di Napoli\, sede della Fondazione Morra. Il progetto prevede la creazione di tre stanze-installazioni legate ai lavori poetici\, visivi e sonori\, realizzati da Domenico Mennillo dal 2008 al 2011\, fra New York\, Napoli e Parigi. Lavori inediti che vanno sotto la matrice creativa univoca di Atlante della Fertilità.  Punti di riferimento ideali ed affettivi dell’intero percorso\, sono il celebre Atlante della Memoria di Aby Warburg\, meglio conosciuto come Mnemosyne\,  e il Warburg Institute di Amburgo (dagli anni trenta trasferito a Londra a causa delle ritorsioni naziste)\, dove l’Atlante è custodito in forma di pannelli sciolti. Il lavoro di Mennillo si articola scandito in  tre stanze-installazioni visivo-sonore. Ritmate secondo quell’ars combinatoria che\, memore di una tradizione tutta occidentale (da Giordano Bruno a Leibniz a Warburg)  vuole l’arte\, assieme con l’intelletto\, in perenne creazione e  lontana da ambiti e discipline. Gli ambienti seguono un percorso poetico che attraversa raffinate e colte suggestioni: l’allestimento di Mennillo si ispira\, infatti\,  sia   all’ “Additions de la troisième édition des Fleurs du Mal” di Baudelaire\, di cui l’artista ha curato la traduzione\,  sia alle incisioni che Giordano Bruno impiegava per illustrare i suoi lavori filosofici\, sia ai fascini tratti dal progetto di una “biblioteca infinita o biblioteca dell’infinito”\, in riferimento a quella di Warburg presente nel Warburg Institute. Nel terzo spazio\, che conclude la mostra\, è un’installazione sonora inedita\, realizzata in collaborazione con il compositore e musicista Nino Bruno. Si tratta di una sonorizzazione per macchine desuete del poema inedito di Domenico Mennillo\, Atlante della Fertilità\,  piccola “cartografia poetica” della città di Napoli\, composta fra il 2008 e il 2011\, fra località balneabili e meno della Campania e del basso Lazio. Le macchine desuete sono diaproiettori e proiettori in super 8 per immagini realizzate da Mennillo e strumenti e macchine analogiche degli anni ’70. Epicentro del lavoro di Domenico Mennillo è la poesia. Disincantata\, colta\, feconda\, impegnata idealmente alla restituzione di una visione totale. \nDomenico Mennillo  fonda nel 2001 lunGrabbe (www.lungrabbe.it)\, esperimento multidisciplinare che coinvolge teatro sperimentale\, arte contemporanea e parola poetica. Realizza azioni\, performance\, installazioni\, poemi-concerto e spettacoli. I suoi lavori sono stati ospitati in festival e rassegne come La Biennale di Venezia Architettura\, Fresco Bosco (a cura di Achille Bonito Oliva)\, Benevento Citta’ Spettacolo\, Primavera dei Teatri\, Speculum Celestiale (a cura di Fondazione Morra e E-M Arts). Ha pubblicato\, relativamente al teatro\, Partiture Visive. Teatro d’Architettura (2004); Alcune Architettura di Caivano. Il teatro di lunGrabbe nelle architetture caivanesi  (2006); Andromaca. Opera neoplatonica in IV stanze ricreative (2007). Circa i sui interessi poetici ha pubblicato il poema in prosa Foglio di Giostre e Film nella citta’\, cofanetto libro-CD audio (2007) in collaborazione con Perino&Vele e Marco Di Palo. Recentemente è apparso OPUS INFECTUM poemi 1999-2008\, edito dalle edizioni di filosofia e scienza Bibliopolis.
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SUMMARY:Festa dei “i miosotìs” a dieci anni dalla fondazione della d’if
DESCRIPTION:3 dicembre 2011\nINIZIO ORE 17:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nPremiazione dei vincitori e selezionati della V Edizione del Premio di Letteratura “i miosotìs” intitolato a Giancarlo Mazzacurati e a Vittorio Russo.\nEdizione  2010/2011 \nRisultati della V Edizione 2010/2011 \nVincitori del Premio con la pubblicazione nella collana “i miosotìs”: \nERMANNO GUANTINI (Livorno)\nLAURA LIBERALE (Padova)\nULISSE FIOLO ex aequo (Campolongo Maggiore – VE)\nFEDERICO SCARAMUCCIA ex aequo (Chiavari – GE) \nSelezionati con la pubblicazione nel Registro di poesia #4 – “i fuori collana”: \nGIUSEPPE ARMANI (Fiorenzuola D’arda – PC) – CRISTINA BABINO (Ancona – Antibes) – GIORGIO BONACINI (Correggio – RE) – ALESSANDRO BROGGI (Milano) – GIOVANNI CAMPI (Casoria – NA) – ALBERTO CELLOTTO (Treviso – TV) – MASSIMILIANO CHIARIMENTI (Bologna) – ANNA ELISA DE GREGORIO (Ancona) – ENRICO DE LEA (Legnano – MI) – ARNOLD DE VOS (Trento) –GIULIA DEL FABBRO (Belluno) – PAOLO GENTILUOMO(Genova) – MARIANGELA GUATTIERI (Montericco Albinea – RE) – GAIA GUBBINI (Roma) – LETIZIA LEONE (Roma) – GIULIO MAFFII (Tirrenia – PI) – RENATA MORRESI (Macerata) – ANGELO PETRELLA (Arezzo) – ALFONSO MARIA PETROSINO (Pavia) – MICHELE PORSIA (Termoli – CB) – RAOUL PRECHT (Lussemburgo) – ALESSANDRO RAVEGGI (Firenze) – MARILENA RENDA (Roma) – FEDERICO ROMAGNOLI (Siena) – STEFANO SALVI (Varese) – DANIELE VENTRE (Napoli)
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 11th Edition
DESCRIPTION:17 novembre – 19 novembre 2011\nINIZIO PROIEZIONI ORE 20:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nScarica programma
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SUMMARY:Nitsch & Caravaggio. Violenza\, frutta\, fiori e Redenzione: un discorso poetico su Caravaggio e Hermann Nitsch
DESCRIPTION:5 luglio 2011\nINIZIO ORE 17:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nInterviene: Robert C. Morgan\nIntroduce: Adriana Corrado \nContinuando la serie di appuntamenti nati dal progetto Nitsch & Caravaggio\, il Museo Archivio Laboratorio per le arti contemporanee Hermann Nitsch propone un nuovo incontro. L’inedito dialogo tra i due Grandi Maestri\, consacrato dall’installazione ideata dal padre dell’Azionismo viennese  e insediata presso il luogo caravaggesco per eccellenza\, la Sacrestia del Pio Monte della Misericordia\,  ha ottenuto numerosi consensi per tutto il mese di Maggio 2010.\nL’iniziativa si propone ancora di aprire una riflessione sulla inclinazione e l’elaborazione della radicale esperienza della verità in pittura dischiusa da Caravaggio nel multiverso delle forme del fare caratterizzanti il contemporaneo\, attraverso il confronto tra storici dell’arte dotati di una visione  di ampio respiro e insieme attivamente impegnati nella critica militante e alcune tra le voci più originali dell’attuale pensiero filosofico europeo.\nLa nostra attenzione e quella del Maestro Nitsch si è soffermata sulla Prof.ssa  Adriana Corrado\, docente di inglese dell’Università degli studi del Sannio\, e sul Prof.  Robert C. Morgan docente di Arte al Pratt Institute di Brooklyn\, New York (USA) nonché primo a ricevere il premio “Arcale” rilasciato in critica d’arte internazionale a Salamanca\, Spagna (1999). La sua carriera vanta di numerose presenze sia per conferenze che come artista a Biennali d’arte\, soprattutto in Oriente (Shanghai  2002; Biennale di Scultura di Teheran 2007; Fiera d’Arte di Singapore 2008; e la Biennale di Istanbul 2009). \nÈ proprio lo stesso a dichiarare: \n“Guardando a una riproduzione del dipinto di Caravaggio\, –Natura morta con canestro di frutta–\, ricordo l’uso che Nitsch fa dei fiori in relazione alle sue installazioni di manufatti celebrativi\, indumenti\, utensili e tessili macchiati di sangue e pigmento. Spesso vi è la presenza di fiori come una risoluzione o riconciliazione che riguarda gli aspetti fondamentali della natura e gli antichi rituali che coinvolgono sacrifici animali e il corpo umano. Penso che la rappresentazione estetica della violenza nelle opere di Caravaggio e Nitsch come condivisione di una comunanza\, spesso riconciliata con la presenza di fiori e frutti\, che esprimono la reciprocità della natura con le rotture che si verificano spesso inspiegabilmente lungo tutto il corso della storia umana. Ma c’è un fattore di redenzione  all’interno di ogni artista che trascende la religiosità e nutre l’anima in termini di guarigione e di potere psichico. Queste opposizioni sono quello che vorrei affrontare nella mia presentazione sulla purezza e l’intensità nelle opere di questi due artisti.”
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SUMMARY:Domenico Mennillo – NATURATE RIVOLTE #1
DESCRIPTION:28 giugno 2011\nSTART ORE 19:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntervengono Luca Carabetta e Domenico Mennillo \n“Non voglio essere il poeta del mio poeta\, di questo io che ha voluto scegliermi poeta\,\nma il poeta creatore\, in ribellione contro l’io e il sé” \nAntonin Artaud in La Révolte de la Poésie \n  \n“NATURATE RIVOLTE” è un mini-ciclo di due incontri che nasce come appendice alla residenza artistica realizzata da DomenicoMennillo e lunGrabbe nei mesi di gennaio\, febbraio e marzo presso gli spazi della biblioteca del Museo Nitsch di Napoli\, in collaborazione con Fondazione Morra e e-m Arts; la residenza trimestrale si era conclusa nel mese di marzo con un incontro pubblico dedicato alla figura-concetto dell’Automa Spiriutale (figura tratta da alcuni testi di Antonin Artaud e Gilles Deleuze) che aveva ispirato l’intero progetto artistico di lunGrabbe denominato per l’appunto “PIERROT ou d’Automate Spirituel”. \nPartendo dalle suggestioni e dalle intuizioni di quell’incontro\, “NATURATE RIVOLTE #1” propone un incontro fondato sull’approfondimento-discussione del noto concetto artuadiano di “corpo senza organi” e del trattamento concettuale che ne fa Gilles Deleuze\, in relazione esterna al correlativo ‘automa spirituale’ e la problematica trans-disciplinare dello stile ad essi inerente; intervento\, questo\, curato da Luca Carabetta\, autore del volume “Gilles Deleuze. Lineamenti di una pragmatica intensiva” (Scriptaweb 2009)\, che attualmente svolge un dottorato di ricerca in Semiotica presso l’Università Lille III – Charles De Gaulle e Paris VIII. \nDomenico Mennillo invece discuterà di una figura meno nota dell’universo artaudiano\, quella del “corpo sillogistico” (elaborata da Artaud nei “Cahiers” del 1947)\, dando particolare spazio\, nel suo intervento\, ai sistemi di potere e controllo occidentale nell’invenzione di “corpi” (“automatizzati”) legati ad una fruizione sociale coatta della produzione artistica\, attraversando le intuizioni poetiche di Charles Baudelaire\, Guy Debord e Alfred Jarry. \nMa “NATURATE RIVOLTE#1” è soprattutto l’occasione per generare pratiche inedite attorno alla creazione di nuove produzioni artistiche\, alle temporalità\, agli affetti\, all’eco che le generano e agli spazi che le ospitano e le vedono crescere\, in un moto spontaneo e rivoltoso che vede “l’actio creativa” non separabile dalle molteplici pratiche di sperimentazione che l’attraversano trasfigurandone – “ab-gioia” -il perpetuo divenire. \nAll’incontro saranno presenti il fotografo Gianfranco Irlanda\, la trapezista Federica Gattei  e la video-maker Alessandra Carchedi\, coinvolti da gennaio nell’elaborazione del progetto “PIERROT ou d’Automate Spirituel”. \n 
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SUMMARY:Vettor Pisani - Apocalypse Now
DESCRIPTION:14 giugno – 14 settembre 2011\nOPENING 14 GIUGNO ORE 19:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nVettor Pisani eclettico pittore\, architetto e commediografo ischitano\, torna a Napoli con un’esposizione curata dalla Fondazione Morra nella suggestiva sede di Palazzo Ruffo di Bagnara\, edificio nobiliare costruito tra il 1629 e il 1631\, per volontà di Giovan Battista De Angelis\, acquistato dal duca Francesco di Bagnara e restaurato nel 1660 dall’architetto Carlo Fontana\, allievo del Bernini. \nLa ricerca artistica di Pisani si snoda in istallazioni\, performance\, azioni nel tempo e nello spazio\, nell’orizzonte di citazioni\, metafore e suggestioni. La sua prima mostra “Maschile\, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp” (1970) che si tenne alla Galleria La Salita (Roma)\, inaugura una produzione artistica ricca di riferimenti alla storia dell’arte\, alla mitologia e alle simbologie dei Rosacroce e della Massoneria\, pur con uno sguardo rivolto all’attualità. Così il mito di Edipo si carica di significati esoterici\, evoca il tema del regressum in utero\, e quello del labirinto\, analogia del reale. Capolavori dell’arte rivivono\, destrutturati\, trasfigurati\, rivelando nuovi contenuti\, in un teatro con continui richiami a simbologie alchemiche. \nL’Isola dei Morti di Böcklin resta il caposaldo dell’immaginario simbolista che ha dettato gran parte dei capolavori di Pisani\, ma il suo spirito inquieto\, nelle sue passeggiate trasversali nella storia dell’arte\, si congiunge idealmente anche e soprattutto con l’opera di Duchamp\, Klein e Beuys. \nLa sua arte vuole fornire una chiave di lettura del presente\, dell’attualità\, dell’Occidente\, fondata sull’esperienza critica del passato\, un passato fagocitato\, digerito\, trasfigurato e assimilato al punto da creare immagini nuove specchio della complessità del quotidiano\, con un linguaggio che si ispira a quanto di irreale e di irrazionale c’è nei sogni. \nLe sue installazioni sono pervase da un forte carattere misterico e da uno spiccato senso della teatralità\, capace di volgere lo sguardo verso orizzonti che riflettono la complessità contemporanea per le modalità operative\, per la flessibilità multimediale e per la libertà d’azione che sa mettere in campo nel suo operare artistico. \nInteragire con questa nuova mostra sarà come leggere un pamphlet sui temi “caldi e freddi” della storia nazionale e internazionale. \nTra tutti emerge il dialogo tra arte e politica culturale in Italia\, prodotto con questa Biennale di Venezia “Democratica e Socialista” dove sono gli intellettuali che scelgono gli artisti. \nTutto è portato sul tema dell’onirico “immaginario delirante” dove il delirio è divertimento. \nQuesto dialogo prende forma con la presentazione di Lady Burlesque\, che rappresenta La Santa Anchè e Vittorio Sgarbi con cui interagisce. \nTutto avviene sotto il paterno sguardo di Sigmund Freud che dall’alto di una colonna guarda stupito questa confessione inconfessabile. \n“Lady Burlesque \nL’essere è il Nulla di Juliette Grecò. La nera\, azzurrina Musa inquietante dell’Esistenzialismo francese e di Jean Paul Sartre il filosofo malinconico\,strabico e depresso della condizione umana e animale di Parigi e della Mitteleuropa compresa la Germania\, il Novecento di Hitler e la memoria dell’olocausto\, degli ebrei\, il popolo dell’esilio di Vettor Pisani. \nGerman Celante\, l’ebreo errante cosmico e cosmologico (Faustus) e di sua sorella Virginia\, la Signorina Tre Puntine (Elena di Troia) che faceva la troia e la prostituta in un postribolo della città di Tiro e che Simone il Mago e Goethe a redenta il nome della Imitatio Cristi.” \nDa una dichiarazione dell’artista \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:DIASTEMA. Per un'arte festiva
DESCRIPTION:11 giugno 2011\nSTART ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli \nSabato 11 giugno 2011\, presso il Museo H. Nitsch di Napoli\, il carattere festivo dell’arte\, che la Fondazione Morra\, in tutte le sue proposte e attività\, ha sempre cercato di mantenere vivo\, sarà\ncelebrato attraverso un ricco programma di iniziative ed eventi legati alla presentazione del nuovo Manifesto artistico-filosofico DIASTEMA. Per un’arte festiva di Romano Gasparotti.\nLa serata inizierà alle ore 19:00 con la prima assoluta dell’evento di musica\, parola e danza DI UN PENSARE IN OPERA. Caravaggio\, Nitsch\, Hendrix forse… su musiche di Andrea Rossi Andrea\,\neseguite dal vivo\, testi di Romano Gasparotti e coreografie di Valentina Moar da lei stessa interpretate. Seguirà la presentazione del nuovo MANIFESTO artistico da parte del suo autore\, che ne\ndiscuterà assieme a Giuseppe Morra\, presidente della Fondazione e direttore del Museo H. Nitsch e Maurizio Zanardi\, filosofo e co-fondatore della Casa editrice Cronopio. Infine la serata si concluderà con l’azione poetica di Francesco Correggia (artista visivo\, performer e docente presso l’Accademia di Brera di Milano) dal titolo “L’ombra di Hegel contro l’immutabile Hegel”.\nIl nuovo Manifesto Diastema parte dall’assunto che l’artisticità di un’opera non si esaurisce affatto nelle datità osservabili in cui l’azione poietica semplicemente va a terminare\, ma si custodisce e si ri-vela in ciò che non è fenomenicamente osservabile\, di modo che non vi è nessuna differenza tra arti destinate alla produzione di oggetti e arti che si esauriscono nell’azione. Il carattere musicalperformativo\, infatti\, riguarda\, sia pure in diversi modi\, tutta l’arte quale manifestazione di un’azione drammatica di pensiero in opera. La stessa filosofia – una volta sottratta alle aule accademiche\, che non sono affatto la sede “naturale” né originaria del pensare – può tornare a essere arte delle Muse (come Platone l’aveva definita)\, mentre l’arte\, a sua volta\, viene a configurarsi come danza del pensiero\, che si manifesta all’insegna dell’ indisciplina (nell’accezione che ne diede Carmelo Bene). Ovvero nella sua vocazione – diastemica appunto – di collocarsi/dislocarsi tra diversi linguaggi\, tra differenti forme\, tra eterogenei media\, senza mai identificarsi con alcuno di essi in particolare. E artisti fortemente indisciplinati sono tutti coloro che metteranno i loro corpi viventi performativamente in opera nella serata dell’11 giugno\, a cominciare da Andrea Rossi Andrea (per l’ennesimo anno votato tra i primissimi bassisti italiani nella classifica Top jazz 2011\, ma\nanche da lustri pittore\, scultore e fotografo\, oltre che musicista per nulla legato a un genere particolare)\, il quale discuterà attraverso la voce\, i poliritmi e l’ambient sound del suo orfico basso\nelettrico arricchito dalle tecnologie MIDI\, con la voce filosofica di Romano Gasparotti e la body action di Valentina Moar (una delle più intense “scoperte” di Carolyn Carlson\, da tempo\nprotagonista sulle scene del teatro/danza europeo\, con all’attivo numerose coreografie e collaborazioni con artisti visivi\, fotografi e musicisti internazionali). Nella performance di Fancesco Correggia\, infine\, che concluderà la serata\, il pensare filosofico dell’autore dell’Estetica viene messo in opera come gesto e parola incisi e inscritti nel corpo stesso dell’artista.\nIl nuovo movimento DIASTEMA. Per un’arte festiva inizia in questo modo da Napoli il suo cammino nel XXI secolo. \nRomano Gasparotti\, dopo alcune esperienze quale danzatore/attore si è dedicato agli studi di filosofia teoretica sotto la guida di E. Severino e di estetica\, sotto la guida di M. Cacciari\, insegnando in varie università italiane(ora presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e la Facoltà di Filosofia dell’Università “Vita e Salute” – S. Raffaele di Milano) e collaborando con varie istituzioni culturali italiane ed europee. Tra i suoi principali libri: Le forme del fare (con M. Cacciari e M. Donà)\, Liguori\, Napoli 1987\, Movimento e sostanza. Sulla ‘teologia’ platonico-aristotelica\, Guerini e Associati\, Milano 1995\, Sokrates Y Platon\, Akal\, Madrid 1996\, I miti della globalizzazione. Guerra preventiva e logica dell’immunità\, Dedalo\, Bari 2003\, Figurazioni del possibile. Sul contemporaneo tra arte e filosofia\, Cronopio\, Napoli 2007; Filosofia dell’Eros. L’uomo\, l’animale erotico\, Bollati Boringhieri\, Torino 2007\, L’inganno di Proteo. La filosofia come arte delle Muse\, Moretti&Vitali\, Bergamo 2010. Ha altresì curato il volume In contrattempo. La pittura malgrado tutto\, Mimesis\, Milano 2007. Oltre a essere l’autore del nuovo Manifesto artistico-filosofico Diastema. Per un’arte festiva\, ha all’attivo la regia e la partecipazione ad alcuni spettacoli musical teatrali quali IMEROS. Quando Amore mi spira noto… (tratto dal suo libro Filosofia dell’Eros) e DI UN PENSARE IN OPERA con Andrea Rossi Andrea e Valentina Moar. \nAndrea Rossi Andrea\, artista visivo (pittore\, scultore\, fotografo\, performer)\, musicista (compositore\, bassista elettrico). Laureato al DAMS di Bologna (Arti Visive) e all’Accademia di Belle Arti di Venezia (Specialistica in Pittura)\, ha studiato basso con Bruce Gertz (Berklee College of Music\, Boston)\, Cameron Brown\, Larry Ridley (Manhattan School of Music\, New York). Dal 1985\, anno del suo esordio\, lavora nei circuiti dell’arte contemporanea come artista visivo e bassista elettrico solista\, unendo a queste esperienze le attività\, sia in studio che dal vivo\, con musicisti di varie aree. Tutte le sue opere\, dalle primissime (1970 ca.)\, si caratterizzano per il continuo utilizzo\, implicito ed esplicito\, dell’antenna “ground plane”\, dispositivo ricetrasmittente anche formalizzato per un ampliamento etico-estetico del lavoro artistico. Tra il 2003 e il 2011 è stato più volte premiato dal referendum della rivista “Musica Jazz” (Top Jazz). Il terzo cd a suo nome – Textmeldg. Blue – è risultato primo classificato fra i dieci migliori dischi internazionali del 2006 per la Top Ten di Giampiero Cane in “Alias-Il Manifesto” ed il suo quarto cd – 27min Tintoretto – inserito fra i migliori dischi internazionali del 2007 da “All About Jazz”. Ha ricevuto su “Alias-Il Manifesto” il massimo giudizio critico di “Immenso” e dalla rivista “Jazzit” il bollino rosso d’eccellenza “Jazzit Likes It!”: Lavori di Andrea Rossi Andrea si trovano in collezioni pubbliche e private di paesi europei ed extraeuropei. www.andrearossiandrea.it \nFrancesco Correggia\, docente di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e fondatore e direttore del Centro di Ricerca CRAB di Milano\, dopo le esperienze di body art sperimentate nei primi anni ‘70\, attraversa i territori della poesia visiva\, per approdare poi ad una pittura quale “corpo-scrittura” (secondo la definizione data da G. Nonveiller)\, nella quale le esperienze precedenti si decantano per essere declinate all’interno della bidimensionalità del quadro. Gli spiccati interessi nel campo della riflessione estetico-filosofica lo portano a scrivere numerosi saggi sull’arte contemporanea\, a dialogare e collaborare\, in occasione di conferenze\, convegni e libri\, con filosofi quali U. Galimberti\, C. Sini\, V. Vitiello\, F. Duque\, M. Sgalambro\, M. Donà\, R. Gasparotti e a curare mostre dal taglio molto particolare e frutto di una radicale riflessione sui temi cruciali dell’arte contemporanea. Ha partecipato a numerose rassegne internazionali\, tra le quali la XLV Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma; suoi lavori artistici si trovano presso Istituzioni pubbliche e private. Con l’inizio del nuovo secolo\, la componente gestuale e performativa del suo operare artistico – del resto mai venuta meno nelle produzioni pittoriche e visive – è riemersa in primo piano nella realizzazione di azioni poetiche dedicate ad alcuni dei maestri del pensiero occidentale moderno (come Kant ed Hegel)\, nelle quali il pensare filosofico viene riportato in opera come arte\, attraverso l’azione performativa. \nValentina Moar\, dopo gli studi di balletto e danza contemporanea a Milano e in varie città europee\, viene selezionata nel 2001 da Susanne Linke per l’Atelier Teatro Danza della Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e\, nel 2002\, da Carolyn Carlson per l’Accademia Isola Danza della Biennale di Venezia\, dopodiché viene scelta quale danzatrice e interprete del lavoro dei coreografi Henrik Kaalund\, Mikko Jairi\, Leonard A. Cruz\, Teresa Ranieri\, Christina Gehrig Binder\, Kjersti Müller Sandsto\, sotto la direzione artistica di Carolyn Carlson (2003). Entra a far parte quale professionista di diverse compagnie e progetti europei indipendenti e di ricerca\, in Germania\, Austria\, Francia\, Svizzera\, Turchia (in occasione di Istanbul capitale europea della cultura)\, India\, Italia (Festival dei Due Mondi di Spoleto\, Biennale Danza\, Trieste per la Danza\, Fondazione Teatro di Modena ecc.). Dal 2008 è performer e coreografa all’Institute of Electronic Music and Acoustics IEM\, University of Music and Drama Arts\, Graz per EGM “Embodied Generative Music” (team Prof. Gerhard Eckel\, David Pirrò\, Deniz Peters)\, un progetto di ricerca che utilizza i dati della motion tracking della danza per guidare la sintesi del suono e la composizione musicale\, realizzando varie performances tra le quali Bodyscapes ( 2009). Ha fatto parte del cast di danzatori della trasmissione televisiva RAI Vieni via con me (di Fazio e Saviano) sotto la direzione del coreografo R. Castello. Ha all’attivo diversi a solo presentati in festival e rassegne europee e ha firmato numerose coreografie\, collaborando in particolare con artisti visivi\, fotografi e musicisti internazionali. \nMaurizio Zanardi\, filosofo\, saggista e tra i più attivi e civilmente impegnati protagonisti della scena culturale napoletana e nazionale\, ha sempre diviso i suoi interessi tra la ricerca filosofica nel campo della teoria politica e dell’estetica – con all’attivo diverse pubblicazioni (ultime tra le quali il saggio “Arte al presente”\, in Kainos\, 10\, 2010 e la cura del volume La democrazia in Italia\, Napoli 2011) – e l’impegno nell’editoria quale co-fondatore e direttore delle edizioni Cronopio di Napoli\, una delle realtà editoriali italiane più originali\, più aperte alla cultura europea (nel suo catalogo figurano autori come Derrida\, Deleuze\, Nancy\, Badiou\, Rancière) e meno omologabili nelle sue scelte\, la quale pubblica anche le riviste Ventre\, nuova rivista di architettura e Espressione\, rivista di filosofia. \nAndrea Rossi Andrea\, Ground Plane Antenna\, Untitled\, 2011\, installation\, Naples\, Fondazione Morra Museo\, Hermann Nitsch
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SUMMARY:Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America
DESCRIPTION:10 maggio – 10 giugno 2011\nOPENING 10 MAGGIO ORE 18:00 \nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Manuela Gandini \nDi origine belga\, trasferitosi negli anni Sessanta nella Staten Island benpensante\, Jean Toche (1938) è come una macchina celibe che vive e dialoga con una macchina fotografica e un gatto. E’ una figura solitaria\, un monaco anarchico che\, avido di notizie\, scava quotidianamente tra le parole del New York Times o del Time per trovare nessi\, bugie\, paradossi sulla costruzione della paura\, il terrorismo\, la caccia al petrolio e il sistema dell’arte. Poi ritaglia frammenti di articoli e li assembla con considerazioni proprie\, non risparmiando critiche caustiche a ogni forma di potere. Il suo lavoro è durissimo. A seconda della notizia scelta\, Toche si ritrae attraverso l’autoscatto\, in uno dei momenti della propria giornata. Il suo linguaggio è politico e ironico e l’immagine è trattata con photoshop. Il suo volto\, deformato dalle notizie\, alle volte diventa metallico\, altre volte si allunga o si allarga cambiando colore\, posizione\, espressione: paura\, rabbia\, foga\, relax\, indignazione\, euforia. Nonostante abbia volontariamente deciso di sparire dal palcoscenico dell’arte\, usando solo la mail-art e rifiutando mostre in musei e gallerie con una ferma determinazione antieconomica\, il suo lavoro è entrato nella storia già da quasi mezzo secolo. Vicino al Fluxus\, senza mai farne parte\, nel 1968\, con Poppy Johnson e Jon Hendricks\, fonda la GAAG\, Guerrilla Action Art Group. Le azioni di disturbo messe in atto al Metropolitan Museum di New York – come lo spargimento di scarafaggi su una bella tavola imbandita a una cena ufficiale\, le lettere scritte al presidente Nixon o la messa in scena del rapporto tra critico e artista denudato sulla porta del Met -procurano a Toche pestaggi e arresti. Poi il silenzio. La sua casa è attualmente recintata e controllata elettronicamente come un bunker e la sua vita scorre\, a dispetto di persecuzioni e minacce\, nella convinzione che la propria azione quotidiana\, di uomo solo contro i poteri\, andrà a incidere nel mondo come la goccia che erode il monte. \nCatalogo “Intolerance” Edizioni Mudima 2010 con testi di Achille Bonito Oliva\, Jon Hendricks\, Manuela Gandini\, Gianluca Ranzi. \nPresentazione della rivista Alfabeta2 \ncon interventi di Andrea De Rosa\, Manuela Gandini\, Renato Nicolini\, Stefania Zuliani. \nDalla Triennale di Milano in videoconferenza Umberto Eco\, Nanni Balestrini\, Gino Di Maggio. \nModera Andrea Cortellessa. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Presentazione della rivista Alfabeta2\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra
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SUMMARY:Domenico Mennillo. L’automa spirituale. Tre declinazioni
DESCRIPTION:18 marzo 2011 ore 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntervengono Tommaso Ariemma\, Andrea Cardillo e Domenico Mennillo \nL’automa spirituale non designa\, come nella filosofia classica\, la possibilità logica o astratta di dedurre formalmente i pensieri gli uni dagli altri\, ma il circuito nel quale essi entrano nell’immagine-movimento\, la potenza comune di ciò che costringe a pensare e di ciò che pensa sotto choc: noochoc. \nGilles Deleuze Il pensiero e il cinema in L’immagine-tempo.\nCinema 2\, ubulibri\, Milano 1985 \nNei mesi di gennaio\, febbraio e marzo 2011 i suggestivi spazi della Biblioteca del Museo Nitsch hanno ospitato la residenza artistica per il progetto installativo-performativo “PIERROT ou d’Automate Spirituel”\, curato da Domenico Mennillo e da lunGrabbe. Il progetto\, nel suo sviluppo complessivo di un anno\, prevede l’ospitalità in alcuni spazi cittadini ed altre residenze artistiche in strutture europee in via di definizione per la realizzazione di una nuova produzione performativa di lunGrabbe (debutto previsto per gli inizi del 2012)\, incentrata sulla riscrittura contemporanea della maschera francese del Pierrot\, nella sua accezione-trasfigurazione novecentesca legata agli ambienti artistici e intellettuali della Francia del primo e secondo Novecento. \nA conclusione di questa prima residenza\, lunGrabbe\, in collaborazione con E-M Arts e Fondazione Morra\, presenta “L’Automa Spirituale. Tre declinazioni”\, un incontro-discussione che si sviluppa intorno all’Automa Spirituale\, concetto-figura del progetto “PIERROT ou d’Automate Spirituel”. \nL’incontro presenta tre diverse angolazioni o declinazioni dell’Automa Spirituale: Tommaso Ariemma parlerà dell’Automa nella sua accezione cinematografica\, prendendo spunto dal celeberrimo lavoro di Gilles Deleuze L’immagine-tempo. Cinema 2\, per poi articolare una sua personale visione del cinema a contatto con le sollecitazioni del pensiero contemporaneo. Andrea Cardillo invece impernierà il suo intervento sulla dualità dei concetti di autonomia e di automatismo in un contesto speculativo legato alla filosofia morale. Infine Domenico Mennillo illustrerà le suggestioni e le intuizioni ricavate dal concetto di Automa Spirituale nelle due accezioni prodotte da Gilles Deleuze e da Antoni Artaud\, per la creazione del suo Pierrot. \nConcludono l’incontro i contributi di Alessandra Carchedi (video-maker)\, Gianfranco Irlanda (fotografo) e Federica Gattei (trapezista) che hanno partecipato alla fase di studio e di ricerca di questa residenza napoletana del “PIERROT”. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Residenza artistica Gennaio\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2011\,  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Residenza artistica Gennaio\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2011\,  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Incontro L’Automa Spirituale. Tre declinazioni\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2011\, © Irlanda Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Trasumanar e comparar. Linguaggi di rivoluzione in Pier Paolo Pasolini
DESCRIPTION:24 Novembre – 21 Dicembre 2010\nOPENING 24 NOVEMBRE ORE 18:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nA cura di Marianna Rascente \nMercoledì 24 Novembre  \nore 10.00 \nTavola rotonda con:\nprof. Giuseppe Morra (Pres. della Fondazione Morra)\nprof. Carlo Vecce (Università “l’Orientale” di Napoli)\nprof.ssa Johanna Borek (Università di Vienna)\nprof.ssa Graziella Chiarcossi \nVenerdì 26 Novembre ore 15.00 \nA cura di Semicerchio\nIntroduce Massimo Fusillo \nIntervengono:\nPaolo Lago\nFrancesco Stella e Federico Condello \nLetture di:\nAntonello Cossia \nL’Antico parla oggi\, II\nPasolini segreto: Eneide e Carmina Burana \n  \n“Io sono una forza del Passato.\nSolo nella tradizione è il mio amore” \nP.P. Pasolini\, Poesia in forma di rosa\n \nNell’ambito del Progetto Europeo EST (Europa Spazio di Traduzione)\, che per l’Italia coinvolge l’Università di Napoli “L’Orientale”\, il Festival della Traduzione che si terrà a Napoli dal 22 al 29 novembre costellato da numerose proposte e iniziative\, presenta la mostra su Pier Paolo Pasolini “Trasumanar e comparar” che avrà luogo presso la prestigiosa sede di Palazzo Bagnara della Fondazione Morra\, che ospita l’iniziativa. \nRealizzata anche grazie alla preziosa collaborazione del Gabinetto Scientifico Letterario G.V. Vieusseux e della Cineteca di Bologna\, l’itinerario espositivo racconta come Pasolini non abbia guardato alla propria epoca come semplice “scrittore”\, ma abbia realizzato un confronto creativo e innovativo tra epoche e luoghi diversi. Comparatore di culture\, di linguaggi\, di codici espressivi\, di arti\, di epoche e contesti storico-geografici\, Pasolini spiega la sua straordinaria visione del futuro\, di cui è stato efficace anticipatore. \nOriginalissimo antropologo\, Pasolini ha utilizzato il disegno\, la grafica e la pittura per “fotografare”\, nelle forme e nei codici del grande ‘900 figurativo italiano – di cui era acuto conoscitore – la società contadina e sottoproletaria italiana. Un contesto culturale che egli reputa come unico sostrato possibile da cui trarre quei valori estetici e artistici che reputava pericolosamente insidiati dalla “rivoluzione antropologica” originata dal boom economico. \nQuesto destino\, che sconfina le sponde italiane\, per Pasolini laico e marxista è lo stesso che minaccia il valore del sacro. Dagli anni ’60 e sino alla fine il Pasolini regista ha documentato instancabilmente questi processi economici e culturali come tendenze in atto. \nLa mostra\, lungo il percorso espositivo\, ricostruisce il filo del discorso poetico – sempre unitario e coerente – dentro cui Pasolini ha portato avanti questa sua coraggiosa inchiesta sul proprio tempo: giornalismo\, documentazione\, polemica\, regia non sono mai stati per lui cosa diversa dalla poesia.\nL’esposizione comprende disegni e dipinti di Pier Paolo Pasolini provenienti dal Fondo Pasolini del Gabinetto Vieusseux\, alcuni dei quali poco o mai esposti e\,  a sottolineare la maggiore suggestione evocativa possibile\, materiali mano/dattiloscritti\, ritagli di stampa\, filmati e scatti suoi fotografici e di “paparazzi” celebri (Tazio Secchiaroli) dai set dei suoi film.\nSi avrà l’occasione inedita\, inoltre\, di ammirare\, anche se in copia per motivi di conservazione\, le 33 tavole del fumetto/sceneggiatura del mediometraggio “La terra vista dalla luna” del 1966\, sotto la regia dell’artista. Qui il discorso sulla morte\, strettamente legato alla fine del sacro\, del bello del mondo contadino e sottoproletario\, e quindi alla fine della possibilità di rivoluzione\, si concretizzano in una sceneggiatura a forma di fumetto disegnato di propria mano dal regista che ha scelto i volti di Totò\, Ninetto Davoli e Silvana Mangano.\nL’impostazione\, anche se adeguatamente documentata\, non vuole essere documentaria\, ma capace di restituire il senso del discorso estetico dell’autore attraverso la suggestione degli accostamenti e degli allestimenti\, lasciando al visitatore la facoltà di integrare con la propria intuizione i nessi del percorso espositivo.\nLa mostra segue una scansione espositiva in tre sezioni: 1) il Friuli\, le culture contadine\, la natura magica e arcaica delle loro popolazioni; 2) la maturità compositiva\, il gramscismo\, Roma e le metropoli del Sud\, l’universalità del cinema; 3) la morte e la vita\, il sacro come rivoluzione\, il neocapitalismo consumista come antisacro e annientamento. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Trasumanar e comparar. Linguaggi di rivoluzione in Pier Paolo Pasolini\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Trasumanar e comparar. Linguaggi di rivoluzione in Pier Paolo Pasolini\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Lorenzo Mattotti legge Hänsel e Gretel\, un’interpretazione per immagini della celebre fiaba dei fratelli Grimm
DESCRIPTION:15 ottobre – 31 ottobre 2010\nOPENING 15 OTTOBRE\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDal 15 al 31 ottobre 2010 la Fondazione Premio Napoli presenta\, presso il Museo Nitsch di Napoli\, l’esposizione delle tavole originali dell’ultimo lavoro di Lorenzo Mattotti dedicato alla celebre favola dei fratelli Grimm HÄNSEL E GRETEL.\nIl libro\, edito da Orecchio Acerbo\, sarà presente al bookshop del Museo.\nLa Mostra è in collaborazione con la Fondazione Morra e Napoli COMICON. In contemporanea\, sempre inserito nel programma del Premio Napoli\, negli spazi della Galleria Hde di piazzetta Nilo 7\, sarà visitabile\, sempre gratuitamente\, un’altra esposizione di Mattotti. Si tratta di 45 serigrafie che ripercorrono l’evoluzione artistica dell’illustratore bresciano\, dai tempi di Valvoline (primi anni ‘80) fino al recentissimo The Raven\, realizzato con Lou Reed (2009). La mostra è visitabile dal martedì al venerdì\, dalle 11:00 alle 14:00 e dalle 16:00 alle 19:00. \n«Il nero è molto affascinante\, al limite dell’ossessione. Mentre il bianco è una superficie riflettente che dona luminosità\, il nero è il luogo dove sei libero di confrontarti con le tue paure\, i tuoi misteri. Si trasforma in buchi\, dei veri e propri corridoi che creano uno spazio che ti risucchia\, in cui vorresti entrare sempre di più. Lavorare con poche luci che escono dal buio\, attraverso i contrasti: questa è la sfida del nero di china. Diverso il discorso del nero dei pastelli o del carboncino. In quel\ncaso i contorni si fanno più sfumati. […] Il paesaggio\, la sovrapposizione delle pennellate\, è già una storia: le ombre che prendono vita\, i rumori\, le paure dei bambini. Ogni segno è la registrazione di un’emozione».\nda un’intervista sull’uscita di Hänsel e Gretel di Silvia Santirosi con Lorenzo Mattotti (Il Mattino – Napoli) \nLorenzo Mattotti\, nato nel 1954 a Brescia\, è considerato uno dei maggiori illustratori contemporanei. Negli anni Settanta realizza le sue prime storie. Nel 1976 illustra Huckleberry Finn\, con cui si fa conoscere dal pubblico e dalla critica. Oreste del Buono lo chiama a collaborare con Linus. Nei primi anni Ottanta fonda con Carpinteri\, Igort e Jori il gruppo Valvoline. Del 1983 è Doctor Nefasto\, realizzato con lo sceneggiatore Jerry Kramsky\, che lo affiancherà in molti altri progetti. Fuochi\, che realizza nel 1984\, è accolto alla sua pubblicazione come un evento storico nel mondo del fumetto. Mattotti ha pubblicato anche libri per l’infanzia (Pinocchio)\, ha realizzato manifesti e campagne pubblicitarie\, e ha lavorato per la moda\, reinterpretando i modelli dei più noti stilisti per la rivista Vanity. Ha disegnato numerose copertine per il New Yorker e per Le Monde. Nel 1995 il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli ha dedicato una mostra antologica. Realizza manifesti\, copertine\, campagne pubblicitarie ed è suo il manifesto di Cannes 2000 e i manifesti per l’Estate Romana. Ha recentemente collaborato a Eros di Wong Kar Way\, Soderbergh e Antonioni curando i segmenti di presentazione di ogni episodio. È del 2007 la realizzazione di un episodio per il film Peur(s) du Noir\, nel 2010 pubblica il libro Hänsel e Gretel e collabora con Lou Reed illustrando il libro The Raven.
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LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
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SUMMARY:Il Ventre di Napoli
DESCRIPTION:9 ottobre – 9 dicembre 2010\nOPENING 9 OTTOBRE ORE 19:00\nPalazzo delle Sperimentazioni\nCorso Vittorio Emanuele 341\, Napoli \nA cura di Patricia Pulles \nLa mostra Il Ventre di Napoli è il risultato di un progetto organizzato da Patricia Pulles\, in corso da due anni\, che coinvolge nove artisti che vivono a Rotterdam\, nei Paesi Bassi. \nDopo una breve visita iniziale (ottobre 2008- febbraio 2009)\, i partecipanti al progetto\, provenienti da diverse discipline artistiche\, durante una seconda permanenza in città (settembre 2009- giugno 2010)\, hanno registrato la loro percezione dello stato urbano\, storico\, sociale e culturale della città di Napoli\, attraverso la creazione di nuovi lavori. \nIl tema centrale del progetto Il Ventre di Napoli  è: come si può definire al giorno d’oggi una città multiculturale? \nSulla facciata del Palazzo Reale di Napoli sono esposte alcune statue di diversi Re del Regno di Napoli (1282-1815): Ruggero II di Sicilia\, Federico II di Hohenstaufen\, Carlo d’Angiò\, Alfonso d’Aragona\, Carlo V\, Carlo III\, Gioacchino Murat e Vittorio Emanuele II. Durante i secoli passati Napoli è stata dominata – per periodi più o meno lunghi – da molte popolazioni straniere\, tra cui Normanni\, Francesi e Spagnoli ma anche Fenici\, Greci e Romani posero radici in città. \nAncora oggi è possibile rintracciare le influenze di queste varie culture nel dialetto\, nel cibo\, nella musica e nell’architettura della città\, che  è stata una sorta di spugna\, capace di assorbire le varie influenze straniere. \nQuesta società multiculturale ante litteram non ha però conosciuto un fenomeno di immigrazione su larga scala paragonabile a quello avvenuto in Olanda dall’inizio degli anni ‘60. Al momento\, la percentuale di immigrati si attesta sul 6% anche se il fenomeno è in crescita. Si registra inoltre un rapido incremento dell’immigrazione clandestina dall’Europa Orientale e dall’Africa\, attraverso l’ex colonia italiana della Libia. Il progetto Il Ventre di Napoli è nato da una riflessione sulla situazione socio-politica olandese e gli attuali\, costanti quesiti che la società multiculturale pone. \nTutti gli ospiti hanno fatto riferimento nei loro lavori\, direttamente o indirettamente\, alla situazione socio-politica in un contesto urbano: Maziar Afrassiabi (Iran 1973)\, Mohammed Benzakour (Marocco\, 1972)\, Rossella Biscotti (Italia\, 1978)\, Libia Castro & Ólafur Ólafsson (Spagna& Islanda\, collaborano da 1997)\, Ronald Cornelissen (Olanda\, 1960)\, Ben Laloua / Didier Pascal (NL\, studio fondato in 2001)\, Parisa Yousef Doust (Iran\, 1973) e Katarina Zdjelar (Serbia\, 1979). Partendo dalle loro peculiari identità\, tutti i partecipanti al progetto IVDN si identificano con la città e attraverso le loro pratiche artistiche si collegano alla realtà urbana di Napoli. Per ognuno di loro la ‘napoletanità’ assume un significato diverso. I nuovi lavori saranno esposti nei spazi del Palazzo delle Sperimentazioni. \nI partecipanti al progetto sono tutti di Rotterdam\, un porto come Napoli\, che accoglie un’ampia comunità di immigrati ma in un contesto urbano piuttosto differente. \nL’ intento\, comunque\, non è quello di enfatizzare differenze o similitudini tra le due città\, quanto quello di presentarle come due esempi di realtà multiculturali o\, meglio ancora\, due modelli di comunità urbane. IVDN vede la città come un meccanismo vivente la cui identità\, intesa come architettura\, pianificazione urbana\, lingua\, popolazione\, è stata plasmata dalla propria storia e dalle varie culture che adotta ed accoglie. \nL’identità di una città e la sua posizione topografica\, favoriscono inoltre l’apertura e l’accoglienza a culture e popoli diversi. \nIl titolo del progetto Il Ventre di Napoli\, è tratto da una serie di articoli scritti nel 1884 dall’allora ventottenne Matilde Serao\, nei quali si criticavano duramente alcune dichiarazioni del Primo Ministro Depretis. In quell’anno una grande epidemia di colera colpì la città. Depretis affermò che l’intero centro storico di Napoli avrebbe dovuto essere raso al suolo e ricostruito con strade più ampie\, fognature migliori e case più vivibili. In una serie di nove articoli pubblicati in prima pagina sul quotidiano romano ‘Capitan Fracassa’\, Matilde Serao descrisse le implicazioni socio-economiche\, le tradizioni ed i costumi del cuore di Napoli\, concludendo che distruggendo il suo cuore – letteralmente ‘il ventre’- si sarebbe distrutta l’intera cultura napoletana. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view Il Ventre di Napoli\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view Il Ventre di Napoli\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view Il Ventre di Napoli\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view Il Ventre di Napoli\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Baldo Diodato. Tappeto in musica
DESCRIPTION:9 ottobre 2010\nINIZIO ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Achille Bonito Oliva \nIn occasione della Sesta giornata del Contemporaneo\,  la Fondazione Morra\,  seguendo con coerenza la vocazione di luogo privilegiato di ricerca sulle arti performative\, ospiterà un evento eccezionale. L’artista Baldo Diodato e il M° Antonio Caggiano realizzeranno un Tappeto in Musica\, posizionando 50 lastre di rame sulla terrazza del Museo Nitsch. \nL’opera di Baldo Diodato prenderà forma grazie all’intervento delle percussioni dell’Ars Ludi Lab (Fabrizio Bartolini\, Alessandro Di Giulio\, Matteo Martizi\, Aurelio Scudetti) e a quello del pubblico\, che verrà coinvolto direttamente nell’esecuzione . \nBaldo Diodato (Napoli\, 1938)\, dopo aver maturato esperienze significative in seno ai gruppi che animavano l’arte partenopea dei primi anni ’60 (risale al ’66 una sua importante mostra al Modern Art Agency di Lucio Amelio)\, si trasferì a New York\, dove  ebbe modo di venire a stretto contatto con l’anima mundi della postmodernità. Nel ‘ 92 decise di rientrare in Italia trasferendosi a Roma\, dove tuttora vive e lavora. \nAntonio Caggiano (Roma\, ) intraprende la sua formazione di percussionista al Conservatorio dell’Aquila e di compositore in Santa Cecilia a Roma. Fondatore insieme a Gianluca Ruggeri dell’ensemble Ars Ludi nel 1987\,  ha suonato per molti anni nelle maggiori istituzioni lirico-sinfoniche italiane\, come l’Orchestra da Camera Italiana\, di cui è stato timpanista dal 1998 al 2003. Come professore d’orchestra\,  ha collaborato con i più importanti direttori (Bernstein\,  Abbado\,  Maazel\, Morricone\, Mehta) e come  solista\,  con diversi gruppi da camera (PMCE – Ensemble in residence dell’Auditorium di Roma). Docente di strumenti a percussione presso il Conservatorio di Frosinone\, si interessa da sempre alla commistione di linguaggi artistici diversi\, componendo musiche per il teatro\, la danza e collaborando con artisti visivi (Accardi\, Diodato\, Ducrot\, Mauri). \nArs Ludi (Roma\, 1987) è un ensemble modulare di percussionisti\, fondato da Antonio Caggiano e Gianluca Ruggeri\, il cui ambito di ricerca consiste principalmente nella realizzazione di materiali sonori concreti\, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie\, con l’intento di creare degli happenings che superino la dimensione del concerto tradizionale. Ha collaborato con alcuni fra i maggiori compositori contemporanei (Ambrosini\, Andriessen\, Battistelli\, Bryars\, Bussotti\, Ceccarelli\, Curran\, De Pablo\, Duckworth\, Part\, Reich\, Volker-Heyn) e partecipato a prestigiose rassegne nazionali ed internazionali (Belgio\, Canada\, Cina\, Francia\, Germania\, Gran Bretagna\, Messico\, Svezia\, Svizzera\, USA) \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Baldo Diodato. Tappeto in musica\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2010\, © photo Cinzia Infantino Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Baldo Diodato. Tappeto in musica\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2010\, © photo Cinzia Infantino Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Pietro Fortuna Eugenio Giliberti. Due pesi gemelli
DESCRIPTION:29 settembre – 29 ottobre 2010\nOPENING 29 SETTEMBRE ORE 19:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nPietro Fortuna ed Eugenio Giliberti si conoscono nel corso degli anni ’90\, invitati insieme in diverse grandi mostre. Nel tempo\, sulla immediata “simpatia” poetica\, si sedimenta un rapporto di amicizia intellettuale che coinvolge i rispettivi ambienti e progetti.\nOggi prendono la decisione di avvicinare e confrontare puntualmente le proprie esperienze a partire dallo stesso luogo dove in tempi lontani si compì un altro incontro fecondo: Palazzo Bagnara\, in Piazza Dante\, sede allora della scuola letteraria di Basilio Puoti\, che fu teatro dell’incontro tra il giovane studioso Francesco De Sanctis e Giacomo Leopardi e oggi sede della bellissima galleria della Fondazione Morra.\nNell’evento\, la memoria\, in senso leopardiano\, agisce per scuotere il presente dalla sua impoeticità. Un orizzonte\, quello del ricordo\, che induce a stare\, a fare di quel luogo un presidio\, a mediare l’artificio della ragione e il destino del sentimento.\nLa mostra\, in armonia con l’architettura del luogo\, è strutturata in tre ambienti.\nIl primo ambiente ospiterà il lavoro di Giliberti: “volo di un omino giallo”\, un’animazione tridimensionale realizzata con una serie di sculturine in cera dello stesso soggetto – “l’omino giallo” – disposte su un cerchio rotante. Ripreso nei movimenti della corsa e del volo\, alla luce di una lampada stroboscopica e in un ambiente oscurato\, sarà possibile vedere il piccolo essere di cera fare qualche passo di corsa e spiccare il volo. Il lavoro allude all’elogio degli uccelli una delle operette morali facenti parte della raccolta pubblicata dall’editore Starita durante il soggiorno del poeta a Napoli negli ultimi anni della sua vita.\nNella seconda sala Fortuna fisserà alle pareti delle barre di metallo su cui disporrà una serie di avvolgimenti realizzati arrotolando disegni\, foto\, iscrizioni come fossero elementi presi da un catalogo minimo di oggetti e stilemi. Il lavoro insiste sul passaggio dalla leggerezza delle immagini\, chiuse nel buio degli avvolgimenti\, al loro trasformarsi in volume; in questo processo la memoria\, prima affidata alle cure di una raffigurazione ineffabile\, diviene ora sostanza opaca\, presenza solida. \nInfine nella sala maggiore saranno presentate due opere concepite come un lavoro unitario; una scultura a figura intera modellata in cera\, sorta di “autoritratto” di Giliberti\, che fronteggia un’istallazione di Fortuna realizzata assemblando delle lastre di metallo. Una specchiatura\, dunque\, in cui la contrapposizione frontale degli oggetti ci porta a percepire la loro\npresenza come qualcosa che si dispone a favore di un gesto corale\, l’indicazione di un’azione che chiede una condivisione.\nLe opere esposte declinano\, secondo le due diverse ma convergenti sensibilità\, pari interesse per la contemporaneità della scultura\, non più intesa come presenza monolitica e altisonante\, affidata all’inerzia e all’invulnerabilità dei suoi materiali\, ma come un fare che si deposita nella precarietà e transitorietà della materia\, catturata nella sua cangiante consistenza.\nDurante il periodo della mostra verrà presentato un catalogo con le immagini delle opere in situ corredate dai testi di Lóránd Hegyi\, Pablo Visconti e da una lettera di Angela Tecce. \nLa pubblicazione sarà realizzata grazie alla collaborazione di Giacomo Guidi Arte Contemporanea MG Art. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Eugenio Giliberti\, Senza Titolo – Pietro Fortuna\, Reshith\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 Eugenio Giliberti\, Senza Titolo – Pietro Fortuna\, Reshith\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 Eugenio Giliberti\, Volo di un omino giallo\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 Pietro Fortuna\, Glory IV\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - L'Infante Demiurgo (1°Festival del Pensiero Emergente)
DESCRIPTION:17 settembre – 19 settembre 2010\nSTART 17 SETTEMBRE ORE 16:00\nAsilo Filangieri e Lanificio25\nVico Maffei 4/ Piazza Enrico de Nicola 46\, Napoli \na cura di Raffaella Morra (E-M ARTS)\, Teresa Carnevale e Loredana Troise (Fondazione Morra).\nintervengono Riccardo Notte\, Silvio Perrella\, Andrea Cardillo\na seguire la lettura drammatizzata estratta dal testo e l’accompagnamento musicale di Rosanna Cimmino (violino) e Fabio Esposito (pianoforte) \nNell’ambito del 1° Festival del Pensiero Emergente\, il forte interesse per le seducenti tematiche misurate nel libro L’Infante Demiurgo\, opera letteraria di Maurizio Elettrico\, risultano perfettamente inserite. Nell’evidenziare il convergere di diversi piani e codici comunicativi\, così come di diverse discipline e saperi nella costruzione di un utopistico sviluppo della natura e del destino umano\, l’evento proposto scavalca l’idea della tipica presentazione di un libro e pone le basi per una meditazione intorno a questioni che rinunciano a qualsiasi pretesa di verità assolute per risorgere a un livello più evoluto di esistenza\, coscienza e beatitudine della conoscenza.\nL’infante demiurgo\, pubblicato da Mimesis Edizioni in coedizione con la E-M ARTS\, è uno stupefacente volume a metà tra il saggio filosofico e il fantastico; il libro raccoglie quattro immaginarie conferenze dell’eccellentissimo cardinale Giorgio Cesare Monatti sul destino biodemiurgico dell’uomo tenutesi nell’estate del 2098. Il cardinal Monatti è l’ideologo di una Nuova Chiesa Universale\, organizzazione teocratica dotata di immensi poteri tecnologici che alla fine del XXI secolo ha preso il potere sotto la guida di un papa-alieno. La biodemiurgia\, al centro dell’interesse di Monatti\, è la capacità dell’uomo di modificare il mondo organico fino a creare nuove forme di vita. Su questa possibilità e sulla sua legittimità morale e teologica vertono i quattro impossibili discorsi. Il cardinale rivela la linea di continuità tra le antiche concezioni magico-filosofiche del Rinascimento e le applicazioni bio-ingegneristiche del futuro indicandole come opportunità per riprodurre tecnologicamente il regno di Dio sulla terra. Monatti profetizza una nuova umanità in grado di superare i propri limiti biologici e di rendersi responsabilmente artefice del proprio percorso evolutivo e di quello dell’intero pianeta. \nL’evento coinvolgerà una serie di studiosi nel campo della ricerca filosofica\, che si pronunceranno sul saggio futurologico di Maurizio Elettrico.\nSarà installata nello spazio della presentazione un’opera di Maurizio Elettrico che potrà diventare icona delle tre giornate sul pensiero emergente. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010 \nMaurizio Elettrico\nFondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra
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SUMMARY:Matteo Fraterno - Polite
DESCRIPTION:  \n11 giugno – 11 luglio 2010\nOPENING 11 GIUGNO ORE 19:00-24:00\nPalazzo delle Sperimentazioni\nCorso Vittorio Emanuele\, 341\, Napoli \nda un’idea di Matteo Fraterno e Giuseppe Morra \nCome può una parola urticante come vendesi costituire il nucleo di irradiazione a favore di una riflessione raffinata\, altra? \nQuesta ultima di Peppe Morra deriva da una suggestione. Un nuovo modo di concepire la vendita di un’immobile\, ottocentesco\, panoramicissimo\, al corso Vittorio Emanuele. “Nasce una modalità nuova di colloquiare con l’acquirente che si rapporterà con l’acquisizione di un luogo che ha interpretato il bello e ha definito la poetica di un concetto artistico. L’arte non è solo nei musei o nelle gallerie ma\, perché no\, coniugabile nelle abitazioni in vendita. In quei cari luoghi dove la vita si svolge sul filo dell’affettività\, del ricordo\, degli incontri con gli amici e che li rende luogo di desiderio e spesso di nuove aspettative” \nDivenuto Palazzo delle Sperimentazioni\, perché si pregia di un valore aggiunto\, di un pensiero estetico\, di un significato mentale\, abitato dal mese di febbraio da Matteo Fraterno\, lo stabile si è vestito d’arte. L’artista campano\, infatti\, se n’è preso cura\, lo ha vissuto\, ammantato d’affetti\, creando un’operazione sentimentale a favore di una vendita diversa. \nIl Palazzo si è colmato di identità\, indizi\, tracce minime\, lievi mappature\, accogliendo cose bizzarre\, impronte\, oggetti\, porzioni di tempo\, scanditi da Matteo Fraterno e da un gruppo di artisti italiani\, greci\, austriaci\, che hanno vissuto un luogo privilegiato trasformandolo in uno spazio estetico eccezionale\, scandito su cinque piani: \nal primo\, nell’abitazione di Vincenzo Bergamene sono sistemati lavori in ceramica e pietra lavica\, mentre nell’appartamento del secondo piano è ospitata la documentazione fotografica di Salvatore Giusto. Sul balcone del terzo piano campeggia una tabella di 10 metri rivolta al golfo e alla città\, con la scritta ΠΩΛΕΙΤΑΙ su fondo bianco e all’interno dello stesso livello è allestita l’edicola votiva Santa Maria del ΧΥΝΩ: di Mary Zygouri. Al quarto piano\, l’artista presenta Aderfikos\, un poema disegnato in 90 fogli accompagnato dal testo di Achim Gnann. Al quinto piano è visitabile l’atelier di Matteo Fraterno e la relativa terrazza dove è esposta l’opera di Martin Kaltner. Dal piano terra\, al centro del palazzo\, lungo tutta l’altezza di questo\, un’istallazione sonora di Zafos Xagoraris\, ci conduce fra i rumori e le voci dei venditori ambulanti della Grecia contemporanea. \nUna particolare attenzione merita Cesare Pietroiusti che realizzerà Che cos’è la filosofia? “Una performance” – come ha scritto l’artista stesso – “che porta lo stesso titolo di un celebre libro di Deleuze e Guattari\, un libro che è una ricchissima fonte di frasi sintetiche\, sorprendenti\, a volte fulminanti\, un libro che vuole rappresentare un’indicazione soprattutto per i non-filosofi. Una performance che è anche un lavoro di gratuita distribuzione\, a visitatori e passanti\, di piccoli oggetti (temporanee opere d’arte) in cui le parole dei due grandi e radicali pensatori anti-sistematici per eccellenza\, si depositano sulla buccia di limoni appena raccolti. Proprio l’atto della raccolta sarà l’inizio della performance\, che proseguirà con un lungo lavoro di scrittura e poi con la distribuzione dei limoni\, per finire con la scelta – lasciata a ciascun visitatore – di usare il frutto come si fa di solito\, oppure di tenerlo lì in attesa di una\, seppur lenta\, comunque inevitabile consunzione”. \nTale periodo sarà costellato da un fitto calendario di eventi artistici: performance\, proiezioni film e video\, presentazione di libri\, mostre. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Danilo Donzelli © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Danilo Donzelli © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Danilo Donzelli © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Danilo Donzelli © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Mary Zygouri\, Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Danilo Donzelli © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Cesare Pietroiusti\, Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Salvatore Giusto © Fondazione Morra
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SUMMARY:ARTE E ARTISTI NEL CINEMA
DESCRIPTION:giugno – luglio 2010\nOPENING 10 GIUGNO ORE 11:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa rassegna ARTE E ARTISTI NEL CINEMA\, ideata da Mario Franco in occasione del programma di eventi Nitsch e Caravaggio\, verrà presentata giovedì 10 giugno alle ore 11\,30. Il primo appuntamento è con CARAVAGGIO\, L’ULTIMO TEMPO di Mario Martone\, che introdurrà il film\, ispirato alle tele dell’ultimo periodo di Caravaggio. \nLa pellicola ripercorre in chiave simbolica l’operato del grande pittore a Napoli: una visione tragica e vitale dell’esistenza umana\, con i volti e gli sguardi vivi degli abitanti della città partenopea che riprendono le fisionomie dei dipinti seicenteschi. La cinepresa come un moderno pennello che descrive e interpreta la realtà. \nIl film fece da prologo allo spettacolo L’opera segreta\, diretta dallo stesso Martone\, su testi di Enzo Moscato\, partendo da Caravaggio\, Leopardi\, Ortese: tre sensibilità che\, in epoche diverse e in diversi modi\, si compenetrarono con l’essenza di Napoli e con le sue tante facce. \n“…Caravaggio\, Leopardi e Anna Maria Ortese sono tre artisti – dice Martone – che in Napoli hanno saputo trovare una rivelazione rispetto al senso della vita: in epoche diverse\, sono stati profondamente colpiti da una città che da sempre è disincantata\, che da sempre\, dietro alla sua maschera di allegria e di vitalità nasconde un grande senso di morte\, di consapevolezza della vanità del tutto”. \nLa luce che scolpisce l’oscurità in Caravaggio – è la stessa luce che scolpisce la pellicola cinematografica.\nÈ un fascio di luce nell’ombra della sala buia. Caravaggio dovrebbe essere il soggetto ideale di ogni regista! \nMario Franco \nLa rassegna ARTE E ARTISTI NEL CINEMA ideata da Mario Franco in occasione del programma di eventi Nitsch e Caravaggio\, si svolgerà nei mesi di Giugno e Luglio presso la terrazza panoramica del Museo Nitsch. Questi films ripercorrono le vicende umane e artistiche di alcune figure fondamentali nella storia dell’arte: Caravaggio\, Goya\, Michelangelo\, Pollock e Pontormo\, tra genio e sregolatezza\, tormento ed estasi. \nScarica programma
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SUMMARY:Fabrizia Ramondino. Voci della città
DESCRIPTION:9 giugno 2010\nINIZIO ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDopo la proclamazione dei vincitori del Premio Napoli 2010 al Museo Nitsch di Montesanto\, territorio al quale è dedicata questa 56a edizione del premio letterario\, la Fondazione Premio Napoli torna al Nitsch (vico lungo Pontecorvo 29/d) per proporre\, mercoledì prossimo 9 giugno alle ore 19\, un incontro dedicato a Fabrizia Ramondino\, “Star di casa nel mondo. Il nuovo Taccuino tedesco”: l’iniziativa\, nell’ambito della rassegna “Voci delle città” inaugurata dalla quest’anno\, è promossa in collaborazione con il Goethe-Institut di Napoli e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. \nIl punto di partenza per ragionare intorno al complesso percorso intellettuale della Ramondino è il “Taccuino tedesco. 1954-2004”\, pubblicato quest’anno da Nottetempo: la Germania secondo Fabrizia Ramondino\, ovvero cronaca di un viaggio esteriore e interiore attraverso mezzo secolo di storia e cultura tedesca.\nValentina Di Rosa\, curatrice del libro\, è tra i relatori della serata\, insieme con Giuseppe Merlino\, Mario Martone e Patrizio Esposito\, che ha collaborato con Martone al soggetto del film “Una storia sahrawi”\, che sarà proiettato al Nitsch. Nel 1999\, con Fabrizia Ramondino e Fatima Mahfoud\, Esposito cura il progetto “Necessità dei volti”\, nato dall’impegno di promuovere la visione in Europa dell’archivio fotografico custodito nel Museo sahrawi della guerra\, fondato nel deserto algerino dell’Hammada. \nNel corso della serata l’attrice Giovanna Giuliani proporrà la lettura di una serie di brani della Ramondino. \nSCHEDA Fabrizia Ramondino (1936-2008) è nata a Napoli e ha vissuto in Spagna\, Francia\, Germania e Italia. Ha pubblicato\, fra gli altri\, Althénopis (Einaudi\, 1981)\, Un giorno e mezzo (Einaudi\, 1988)\, Star di casa (Garzanti\, 1992)\, In viaggio (Einaudi\, 1995)\, L’isola riflessa (Einaudi\, 1998)\, Passaggio a Trieste (Einaudi\, 2000)\, Guerra d’infanzia e di Spagna (Einaudi\, 2001). \nIl romanzo La via (Einaudi 2008)\, è uscito il giorno dopo la sua morte improvvisa\, avvenuta per un malore durante un bagno in mare sulla spiaggia di Sant’Agostino a Gaeta (LT). Con le edizioni Nottetempo ha pubblicato Il calore\, 2004\, e Taccuino tedesco. 1954-2004. \nSCHEDA Fabrizia Ramondino\, Taccuino tedesco. 1954 – 2004\, Nottetempo. Febbraio 2010 \nLa Germania secondo Fabrizia Ramondino ovvero diario di un “viaggio esteriore e interiore”\, scandito dal ritmo di una meditazione poetica: nelle pagine di questo taccuino\, l’autrice narra di sé e della sua lunga frequentazione delle “terre tedesche”\, ricostruendo\, dal dopoguerra sino a oggi\, l’instabile profilo di un Paese segnato dai traumi e dalle crisi ripetute del Novecento. \nImmagini di città – Heidelberg\, Francoforte\, Monaco\, Wuppertal\, Weimar\, Berlino – si intrecciano a riflessioni sulla Storia e sulla cultura tedesca\, sollecitando via via\, accanto alla memoria del passato\, un tentativo di decifrare gli scenari del presente scaturiti dalla svolta del 1989. \nNe deriva un singolare itinerario attraverso lo spazio e il tempo\, che è insieme un bilancio di vita e di scrittura: l’esperienza del viaggio coinvolge di rimando la nozione delle origini e il rapporto con Napoli\, “città balia” piú che “madre”\, oggetto di un amore difficile e radice di un senso irrimediabilmente precario dello star di casa e nel mondo. Accompagnano il testo tre lettere inedite di Gesualdo Bufalino\, Anna Maria Ortese e Karsten Witte riferite alla prima versione del Taccuino tedesco (La Tartaruga\, 1987). \nIncipit del Taccuino tedesco. Fu così che venni a sapere in modo definitivo come nascono i bambini. Avevo diciassette anni e preparavo gli esami di maturità con un’amica del Viale Elena. Il Viale Elena era stato costruito in un periodo umbertino e era ombreggiato da due file di pini\, regolari come i palazzi signorili\, che facevano frangente da un lato al vento del mare\, dall’altro ai poveri della Torretta. Ciascuna di noi due ragazze aveva i propri modelli di donna o fantasmi interiori. Per me\, che appartenevo a una famiglia colta\, ma decaduta economicamente\, e che per varie vicissitudini ero outsider\, tanto a scuola che nella borghesia napoletana\, il fantasma amato era Anna Maria Ortese\, che pochi anni prima aveva frequentato quel Viale. Per la mia amica\, che apparteneva a una famiglia più incolta\, ma in rapida ascesa sociale\, il fantasma era G. L.\, donna bellissima\, elegante e libera. Attorno a ambedue i fantasmi femminili aleggiava il peccato: quello di comunismo attorno a Anna Maria Ortese\, quello di sesso attorno a G. L.
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SUMMARY:Pino Bertelli. Presentazione del libro: il cinema è morto di Guy Debord
DESCRIPTION:23 aprile 2010 \nINIZIO ORE 10:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDibattito su “l’arte e la filosofia di Guy Debord” e presentazione del volume di Pino Bertelli  “il cinema è morto”  edizioni La Fiaccola. \nLa giornata si concluderà con la proiezione del film: “Guy Debord.son art et son tems” \nPartecipano all’incontro : \nAlfonso Amendola insegna Linguaggi audiovisivi presso l’Università di Salerno dove è vice-direttore del Centro Studi “Rappresentazioni Linguistiche”. Studioso di sociologia della comunicazione\, si occupa principalmente dei rapporti tra culture di massa e culture d’avanguardia \nPino Bertelli è nato Piombino. Giornalista\, fotografo di strada\, filmmaker\, critico di cinema e fotografia. I suoi scritti sono tradotti in diverse lingue. L'”International Writers Association” (Stati Uniti)\, lo ha riconosciuto scrittore dell’anno 1995\, per la ” non-fiction”. \nMatteo D’Ambrosio\, semiologo e storico delle avanguardie\, è professore di Storia della critica letteraria e Letterature comparate presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli “Federico II” \nMario Franco regista e storico del cinema\, autore di cinema\, radio e televisione\, dal 1979 collaboratore RAI. È docente di ruolo per la cattedra di “Teoria e metodo dei mass-media” e del corso di “Storia del cinema e del video” presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha inoltre tenuto lezioni di “Tecniche dei linguaggi multimediali” presso la Facoltà di Architettura della Seconda Università di Napoli (corso di Industrial Design) ed attualmente è docente a contratto di “Comunicazione e Beni Culturali” per il Master di 1° livello in Politiche Culturali Europee in convenzione tra l’Università di Napoli Federico II e l’Institut für Kulturelle Infrastruktur Sachsen (European Network of Arts’ Management Studies) /Universität di Görlitz/Zittau. \nAntonio Gasbarrini\, critico d’arte\, è direttore responsabile della rivista Bérénice\, quadrimestrale di Studi comparati e ricerche sulle avanguardie. Dal 1988 è art director del Centro Documentazione Artepoesia Contemporanea “Angelus Novus” dell’Aquila. Tra gli ultimi volumi pubblicati si segnalano L’avanguardia inista (Edizioni l’Harmattan\, Torino) e Guy Debord. Dal superamento dell’arte alla realizzazione della filosofia (Angelus Novus Edizioni\, L’Aquila). \nEnrico Ghezzi è un critico cinematografico italiano. \nSi trasferisce a Genova dove frequenta il cineclub Filmstory e frequenta lo storico gruppo scout AGESCI Genova 3. Entrato alla RAI nel 1978\, ha curato il palinsesto cinematografico di Raitre dal 1987 al 1994. \nÈ l’inventore del contenitore televisivo notturno Fuori Orario e uno dei creatori di Blob\, entrambe trasmissioni nate alla fine degli anni ottanta.
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SUMMARY:Transient Spaces –  The Tourist Syndrome
DESCRIPTION:16 aprile – 16 maggio 2010\nOPENING 16 APRILE ORE 20:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nTransient Spaces – The Tourist Syndrome è un progetto che verte su temi quali mobilità contemporanea\, turismo e migrazione\, e che combina ricerca\, teoria\, pratiche artistiche e culturali\, laboratori\, seminari\, conferenze e mostre d’arte in Italia\, Lituania\, Romania e Germania nel corso del 2009 e 2010. Il progetto\, iniziato da Marina Sorbello e Antje Weitzel\, è organizzato dall’associazione uqbar di Berlino in collaborazione con Neue Gesellschaft für Bildende Kunst e Kunstraum Kreuzberg/Bethanien di Berlino; E-M Arts di Napoli; ICCA/CIAC di Bucarest; Meno Parkas di Kaunas (Lituania). \nIl modulo napoletano del progetto\, organizzato insieme a Raffaella Morra e l’associazione E-M Arts e in cooperazione con la Fondazione Morra\, la Carlo Rendano Association\, il Goethe Institut Napoli e l’Accademia di Belle Arti\, consta di una mostra di arte contemporanea\, una serie di incontri e conferenze\, di un programma di cinema\, di residenze d’artisti e di un laboratorio. \nLa mostra Transient Spaces – Napoli ha luogo presso la Fondazione Morra sita nella centralissima Piazza Dante di Napoli\, presso il Goethe Institut Napoli\, e presso il Lanificio25 sede della Carlo Rendano Association\, che con il suo programma napoliconnected ha reso possibili due residenze d’artista nell’ambito del progetto. \nTransient Spaces – Napoli verte sopratutto sul tema migrazione\, declinato grazie a una serie di lavori di artisti contemporanei italiani e internazionali inseriti nel percorso espositivo\, e al corollario programma di eventi che accompagna la mostra (conferenze\, discussioni\, laboratorio\, programma di cinema). In particolare\, la mostra e la serie di eventi prendono l’Italia come case study per osservare criticamente i fenomeni migratori contemporanei (regolari e irregolari)\, la loro rappresentazione mediatica e le politiche varate recentemente dal paese e dall’Unione Europea a proposito di migrazione e integrazione. \n“Die beste Reise meines Lebens (Il miglior viaggio della mia vita)” è un progetto dei tedeschi Carsten Does/Gerda Heck\, rispettivamente artista/filmmaker e antropologa\, parzialmente prodotto da Transient Spaces nell’ambito del suo schema di supporto agli artisti. Il loro film si basa su immagini e interviste raccolte in Marocco seguendo i percorsi di migranti che tentano di raggiungere l’Europa tentando la via della migrazione illegale via mare. Il film documenta i movimenti migratori nel Nord Africa e assume una prospettiva tutt’altro che pietistica. Il titolo è una citazione da un’intervista a un migrante. \nUna prospettiva simile ha la monumentale installazione video di Ursula Biemann “Sahara Chronicles” (2006-07)\, che consta di una serie di video brevi che raccontano vari aspetti dell’esodo sub sahariano verso l’Europa. Con l’aiuto di mappe\, interviste\, e di dispositivi multimediali l’artista svizzera ricostruisce la geografia e la logistica dei movimenti migratori che attraversano il Sahara\, e gli interessi che vi stanno dietro. Il materiale è stato filmato da Biemann nel corso di una serie di viaggi in Marocco\, Niger e Mauritania\, e include documentazione su Agadez\, capitale dei Tuareg e attuale hub delle rotte migratorie sub sahariane per l’Europa\, e sulle città costiere in Marocco da cui partono i barconi per l’Europa. \nL’isola di Lampedusa\, tristemente famosa per le immagini degli sbarchi dei clandestini fino al 2009\, quando sono iniziati i respingimenti varati dal governo italiano in collaborazione con la Libia\, ricorre in alcuni dei lavori selezionati per la mostra. Più vicina all’Africa che all’Italia\, Lampedusa è la frontiera più meridionale dell’Unione Europea. Oltre ad essere una delle mete delle rotte dei migranti clandestini\, nei mesi estivi l’isola è anche una destinazione turistica. \nL’installazione “A Lighthouse for Lampedusa! (Un faro per Lampedusa!)” del tedesco Thomas Kilpper\, già mostrata in Italia a Reggio Emilia (Dispari e Dispari) e Firenze (Villa Romana)\, consiste in un modello simbolico di faro per l’isola di Lampedusa ed è parte di un progetto in fieri. Iniziato nel 2008\, periodo di massima intensità degli sbarchi di clandestini nell’isola\, con una serie di sopralluoghi nell’isola e un appello internazionale per la costruzione di un faro a Lampedusa\, il progetto Kilpper nasce da una semplice considerazione: un faro posizionato sull’isola di Lampedusa\, fornendo orientamento alle barche dei migranti che sono prive di strumentazione tecnica\, potrebbe contribuire a salvare molte vite. Allo stesso tempo\, visto che a Lampedusa mancano spazi per la cultura\, di ricreazione e di aggregazione sociale\, il faro potrebbe diventare un centro culturale per la popolazione locale\, un luogo inclusivo per ospitare mostre\, concerti ed eventi\, un luogo esemplare che farebbe parlare di Lampedusa come luogo di produzione culturale. A livello simbolico\, il faro sarebbe un modo per comunicare ai migranti la disponibilità all’accoglienza\, il fatto di esserci\, di non nascondersi: una dichiarazione quanto mai controcorrente\, nell’Italia di oggi. Kilpper è in trattativa con l’amministrazione comunale dell’isola per la realizzazione del faro. Un’ulteriore attuale fase del progetto che verrà lanciata nel corso della mostra a Napoli è il concorso internazionale di idee (in collaborazione con Alex Zaske dello Studio DAZ di Napoli) aperto ad architetti\, progettisti\, artisti e attivisti\, che potranno sottoporre progetti immaginifici e allo stesso tempo implementabili per la realizzazione del progetto di faro-centro culturale a Lampedusa. \nIl film “Sudeuropa” di Maria Iorio e Raphael Cuomo (Svizzera)\, realizzato con il supporto della Jan van Eyck Academie di Maastricht\, è interamente girato a Lampedusa dove gli artisti hanno realizzato una serie di sopralluoghi e riprese a partire dal 2005. “Sudeuropa” esamina i movimenti migratori Nord-Sud e Sud-Nord e le economie che ne derivano\, con un focus particolare sui luoghi in cui questi movimenti si sovrappongono\, come nell’isola siciliana di Lampedusa\, ove turismo\, industria del tempo libero\, migrazione legale e irregolare\, e zone del provvisorio come i centri di accoglienza creano una situazione molto peculiare. “Sudeuropa” inizia con delle vedute del mare cristallino e delle coste incontaminate di Lampedusa\, riprese da un elicottero che sorvola l’isola per monitorare l’arrivo di migranti clandestini. Il video\, dalla durata di 40 minuti\, esamina i modi in cui le politiche di immigrazione europee e italiane si materializzano in un dato territorio\, Lampedusa\, e ne riconfigurano lo spazio\, il tempo e la vita quotidiana. “Sudeuropa” ritrae diversi immigrati che lavorano nell’industria del turismo dell’isola\, arrivati in Italia prima degli accordi di Schengen\, ed evoca la presenza nell’isola di migranti clandestini\, catturati dalle forze dell’ordine in mare e rinchiusi nei centri di permanenza temporanea dell’isola\, mostrando le barche\, i luoghi di detenzione\, ei luoghi di arrivo e partenza\, porto e aeroporto\, che sono anche i luoghi attraverso cui transitano i turisti di Lampedusa. Con il lavoro “Sudeuropa” Cuomo e Iorio hanno ricevuto lo Swiss Art Award nel 2007. \nAnche Federico Baronello (Italia) nel lavoro “How to reach Lampedusa” dedica il suo sguardo all’isola siciliana\, fotografando una realtà frammentaria e contraddittoria in una sequenza di immagini che mostrano punti di vista incompleti su una realtà frammentata\, incorniciate e disposte ordinatamente su una parete quasi come si trattasse di uno “story board”. \nSeguendo il filo rosso del tema migrazione in Italia Matteo Fraterno (Osservatorio Nomade) per Transient Spaces – Napoli presenterà Molo San Vincenzo in relazione al Porto di Napoli\, luogo di immigrazione e di memoria\, di marinai e navi sotto sequestro\, come la motonave Odessa\, la Spirit II\, la Eugenia V e la Current. L’installazione multimediale sarà allestita negli spazi della Fondazione Morra come supporto di riflessione scientifica ed artistica al progetto Transient Spaces – Napoli. All’interno di Molo San Vincenzo convergono inoltre le due ricerche tuttora in corso\, rispettivamente la Tesi RiverSarno degli architetti Stefano Guarino e Domenico Fraterno sull’area Sud Occidentale del Fiume Sarno ed il testo Castel Volturno Blues di Salvatore Porcaro e Luca Rossomando\, estratto dal libro Sangue Amaro (edizioni L’ancora). \nInoltre sarà mostrata la ricerca video “Atigyea Koraa or It has Backfired” su Castel Volturno portata avanti dalla tedesca Sandra Hetzl\, che nel 2009 ha trascorso in Campania sei mesi con una borsa di ricerca sponsorizzata dal DAAD. Castel Volturno\, cittadina a circa 35 chilometri a nord-ovest di Napoli\, è diventata nel corso degli scorsi anni meta e rifugio per migliaia di migranti illegali di origine africana\, dove trovano forme di sussistenza e protezione nell’ambito dell’economia sommersa. Privi di documenti\, i migranti spesso finiscono nella morsa dello sfruttamento della criminalità organizzata. Nel documentario “Black Italy” Hetzl indaga le condizioni di vita dei migranti di origini africane residenti a Castel Volturno\, coinvolgendoli nell’uso del linguaggio audiovisivo\, e disegna una topografia di un luogo liminare\, dove accadono cose e vivono persone che ufficialmente non esistono… Nel corso della sua residenza a Castel Volturno l’artista ha lavorato a stretto contatto con le NGO napoletane Associazione G. Franciosi – Collegamento Campano Contro le Camorre e Associazione Artefatto Factory. \nUn altro lavoro in mostra sarà dell’americano Alex H. Auriema (USA\, vive e lavora a Roma)\, che costruirà un’installazione usando borse che l’artista ha realizzato insieme ad alcuni giovani senegalesi conosciuti a Napoli\, copie volutamente maldestre delle borse contraffatte vendute per strada dai venditori ambulanti di origine africana. Il lavoro di Auriema ha un aspetto performativo e si basa su rapporti di mutua fiducia e collaborazione che l’artista riesce a stabilire con determinate comunità\, in questo caso quella dei venditori ambulanti. L’installazione sarà il risultato di un processo nel corso del quale Auriema ha indagato strutture e modalità di distribuzione della merce contraffatta del mercato dei falsi. \nIl lavoro di Eugenio Tibaldi è a sua volta incentrato sulle economie informali. In mostra verrà presentata una fotografia che si riferisce a un progetto realizzato da Tibaldi a Napoli e che ritrae\, come estraniata\, la merce dei venditori ambulanti che lavorano sulle spiagge italiane. \n 
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SUMMARY:The Living Theatre. Un giorno nella vita della città
DESCRIPTION:13 novembre 2009\nINIZIO ORE 21:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \ncon Gary Brackett\, David Copley\, Antonia Masulli Matera e Jeff Nash del Living Theatre/New York e con la partecipazione degli allievi del Master Class.\n \nGary Brackett e Antonia Masulli Matera membri della compagnia storica degli anni ’70 di New York City\, hanno realizzato\, con un gruppo di giovani allievi\, qui a Napoli\, una creazione collettiva utilizzando gli strumenti tecnici del Living Theatre e l’utopica visione rivoluzionaria dello storico movimento: Living Theatre. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Living Theatre. Un giorno nella vita della città\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, 2009 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Living Theatre. Un giorno nella vita della città\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, 2009 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Living Theatre. Un giorno nella vita della città\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, 2009 Courtesy Fondazione Morra
URL:https://www.fondazionemorra.org/it/evento/the-living-theatre-un-giorno-nella-vita-della-citta/
LOCATION:Palazzo Ruffo di Bagnara\, Piazza Dante 89\, Napoli\, NA\, 80135\, Italia
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