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SUMMARY:Nitsch & Caravaggio. Violenza\, frutta\, fiori e Redenzione: un discorso poetico su Caravaggio e Hermann Nitsch
DESCRIPTION:5 luglio 2011\nINIZIO ORE 17:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nInterviene: Robert C. Morgan\nIntroduce: Adriana Corrado \nContinuando la serie di appuntamenti nati dal progetto Nitsch & Caravaggio\, il Museo Archivio Laboratorio per le arti contemporanee Hermann Nitsch propone un nuovo incontro. L’inedito dialogo tra i due Grandi Maestri\, consacrato dall’installazione ideata dal padre dell’Azionismo viennese  e insediata presso il luogo caravaggesco per eccellenza\, la Sacrestia del Pio Monte della Misericordia\,  ha ottenuto numerosi consensi per tutto il mese di Maggio 2010.\nL’iniziativa si propone ancora di aprire una riflessione sulla inclinazione e l’elaborazione della radicale esperienza della verità in pittura dischiusa da Caravaggio nel multiverso delle forme del fare caratterizzanti il contemporaneo\, attraverso il confronto tra storici dell’arte dotati di una visione  di ampio respiro e insieme attivamente impegnati nella critica militante e alcune tra le voci più originali dell’attuale pensiero filosofico europeo.\nLa nostra attenzione e quella del Maestro Nitsch si è soffermata sulla Prof.ssa  Adriana Corrado\, docente di inglese dell’Università degli studi del Sannio\, e sul Prof.  Robert C. Morgan docente di Arte al Pratt Institute di Brooklyn\, New York (USA) nonché primo a ricevere il premio “Arcale” rilasciato in critica d’arte internazionale a Salamanca\, Spagna (1999). La sua carriera vanta di numerose presenze sia per conferenze che come artista a Biennali d’arte\, soprattutto in Oriente (Shanghai  2002; Biennale di Scultura di Teheran 2007; Fiera d’Arte di Singapore 2008; e la Biennale di Istanbul 2009). \nÈ proprio lo stesso a dichiarare: \n“Guardando a una riproduzione del dipinto di Caravaggio\, –Natura morta con canestro di frutta–\, ricordo l’uso che Nitsch fa dei fiori in relazione alle sue installazioni di manufatti celebrativi\, indumenti\, utensili e tessili macchiati di sangue e pigmento. Spesso vi è la presenza di fiori come una risoluzione o riconciliazione che riguarda gli aspetti fondamentali della natura e gli antichi rituali che coinvolgono sacrifici animali e il corpo umano. Penso che la rappresentazione estetica della violenza nelle opere di Caravaggio e Nitsch come condivisione di una comunanza\, spesso riconciliata con la presenza di fiori e frutti\, che esprimono la reciprocità della natura con le rotture che si verificano spesso inspiegabilmente lungo tutto il corso della storia umana. Ma c’è un fattore di redenzione  all’interno di ogni artista che trascende la religiosità e nutre l’anima in termini di guarigione e di potere psichico. Queste opposizioni sono quello che vorrei affrontare nella mia presentazione sulla purezza e l’intensità nelle opere di questi due artisti.”
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SUMMARY:Domenico Mennillo – NATURATE RIVOLTE #1
DESCRIPTION:28 giugno 2011\nSTART ORE 19:30\nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntervengono Luca Carabetta e Domenico Mennillo \n“Non voglio essere il poeta del mio poeta\, di questo io che ha voluto scegliermi poeta\,\nma il poeta creatore\, in ribellione contro l’io e il sé” \nAntonin Artaud in La Révolte de la Poésie \n  \n“NATURATE RIVOLTE” è un mini-ciclo di due incontri che nasce come appendice alla residenza artistica realizzata da DomenicoMennillo e lunGrabbe nei mesi di gennaio\, febbraio e marzo presso gli spazi della biblioteca del Museo Nitsch di Napoli\, in collaborazione con Fondazione Morra e e-m Arts; la residenza trimestrale si era conclusa nel mese di marzo con un incontro pubblico dedicato alla figura-concetto dell’Automa Spiriutale (figura tratta da alcuni testi di Antonin Artaud e Gilles Deleuze) che aveva ispirato l’intero progetto artistico di lunGrabbe denominato per l’appunto “PIERROT ou d’Automate Spirituel”. \nPartendo dalle suggestioni e dalle intuizioni di quell’incontro\, “NATURATE RIVOLTE #1” propone un incontro fondato sull’approfondimento-discussione del noto concetto artuadiano di “corpo senza organi” e del trattamento concettuale che ne fa Gilles Deleuze\, in relazione esterna al correlativo ‘automa spirituale’ e la problematica trans-disciplinare dello stile ad essi inerente; intervento\, questo\, curato da Luca Carabetta\, autore del volume “Gilles Deleuze. Lineamenti di una pragmatica intensiva” (Scriptaweb 2009)\, che attualmente svolge un dottorato di ricerca in Semiotica presso l’Università Lille III – Charles De Gaulle e Paris VIII. \nDomenico Mennillo invece discuterà di una figura meno nota dell’universo artaudiano\, quella del “corpo sillogistico” (elaborata da Artaud nei “Cahiers” del 1947)\, dando particolare spazio\, nel suo intervento\, ai sistemi di potere e controllo occidentale nell’invenzione di “corpi” (“automatizzati”) legati ad una fruizione sociale coatta della produzione artistica\, attraversando le intuizioni poetiche di Charles Baudelaire\, Guy Debord e Alfred Jarry. \nMa “NATURATE RIVOLTE#1” è soprattutto l’occasione per generare pratiche inedite attorno alla creazione di nuove produzioni artistiche\, alle temporalità\, agli affetti\, all’eco che le generano e agli spazi che le ospitano e le vedono crescere\, in un moto spontaneo e rivoltoso che vede “l’actio creativa” non separabile dalle molteplici pratiche di sperimentazione che l’attraversano trasfigurandone – “ab-gioia” -il perpetuo divenire. \nAll’incontro saranno presenti il fotografo Gianfranco Irlanda\, la trapezista Federica Gattei  e la video-maker Alessandra Carchedi\, coinvolti da gennaio nell’elaborazione del progetto “PIERROT ou d’Automate Spirituel”. \n 
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SUMMARY:Vettor Pisani - Apocalypse Now
DESCRIPTION:14 giugno – 14 settembre 2011\nOPENING 14 GIUGNO ORE 19:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nVettor Pisani eclettico pittore\, architetto e commediografo ischitano\, torna a Napoli con un’esposizione curata dalla Fondazione Morra nella suggestiva sede di Palazzo Ruffo di Bagnara\, edificio nobiliare costruito tra il 1629 e il 1631\, per volontà di Giovan Battista De Angelis\, acquistato dal duca Francesco di Bagnara e restaurato nel 1660 dall’architetto Carlo Fontana\, allievo del Bernini. \nLa ricerca artistica di Pisani si snoda in istallazioni\, performance\, azioni nel tempo e nello spazio\, nell’orizzonte di citazioni\, metafore e suggestioni. La sua prima mostra “Maschile\, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp” (1970) che si tenne alla Galleria La Salita (Roma)\, inaugura una produzione artistica ricca di riferimenti alla storia dell’arte\, alla mitologia e alle simbologie dei Rosacroce e della Massoneria\, pur con uno sguardo rivolto all’attualità. Così il mito di Edipo si carica di significati esoterici\, evoca il tema del regressum in utero\, e quello del labirinto\, analogia del reale. Capolavori dell’arte rivivono\, destrutturati\, trasfigurati\, rivelando nuovi contenuti\, in un teatro con continui richiami a simbologie alchemiche. \nL’Isola dei Morti di Böcklin resta il caposaldo dell’immaginario simbolista che ha dettato gran parte dei capolavori di Pisani\, ma il suo spirito inquieto\, nelle sue passeggiate trasversali nella storia dell’arte\, si congiunge idealmente anche e soprattutto con l’opera di Duchamp\, Klein e Beuys. \nLa sua arte vuole fornire una chiave di lettura del presente\, dell’attualità\, dell’Occidente\, fondata sull’esperienza critica del passato\, un passato fagocitato\, digerito\, trasfigurato e assimilato al punto da creare immagini nuove specchio della complessità del quotidiano\, con un linguaggio che si ispira a quanto di irreale e di irrazionale c’è nei sogni. \nLe sue installazioni sono pervase da un forte carattere misterico e da uno spiccato senso della teatralità\, capace di volgere lo sguardo verso orizzonti che riflettono la complessità contemporanea per le modalità operative\, per la flessibilità multimediale e per la libertà d’azione che sa mettere in campo nel suo operare artistico. \nInteragire con questa nuova mostra sarà come leggere un pamphlet sui temi “caldi e freddi” della storia nazionale e internazionale. \nTra tutti emerge il dialogo tra arte e politica culturale in Italia\, prodotto con questa Biennale di Venezia “Democratica e Socialista” dove sono gli intellettuali che scelgono gli artisti. \nTutto è portato sul tema dell’onirico “immaginario delirante” dove il delirio è divertimento. \nQuesto dialogo prende forma con la presentazione di Lady Burlesque\, che rappresenta La Santa Anchè e Vittorio Sgarbi con cui interagisce. \nTutto avviene sotto il paterno sguardo di Sigmund Freud che dall’alto di una colonna guarda stupito questa confessione inconfessabile. \n“Lady Burlesque \nL’essere è il Nulla di Juliette Grecò. La nera\, azzurrina Musa inquietante dell’Esistenzialismo francese e di Jean Paul Sartre il filosofo malinconico\,strabico e depresso della condizione umana e animale di Parigi e della Mitteleuropa compresa la Germania\, il Novecento di Hitler e la memoria dell’olocausto\, degli ebrei\, il popolo dell’esilio di Vettor Pisani. \nGerman Celante\, l’ebreo errante cosmico e cosmologico (Faustus) e di sua sorella Virginia\, la Signorina Tre Puntine (Elena di Troia) che faceva la troia e la prostituta in un postribolo della città di Tiro e che Simone il Mago e Goethe a redenta il nome della Imitatio Cristi.” \nDa una dichiarazione dell’artista \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Apocalypse Now\, Palazzo di Bagnara\, Napoli\, 2011Vettor Pisani© Photo Cinzia InfantinoCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:DIASTEMA. Per un'arte festiva
DESCRIPTION:11 giugno 2011\nSTART ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli \nSabato 11 giugno 2011\, presso il Museo H. Nitsch di Napoli\, il carattere festivo dell’arte\, che la Fondazione Morra\, in tutte le sue proposte e attività\, ha sempre cercato di mantenere vivo\, sarà\ncelebrato attraverso un ricco programma di iniziative ed eventi legati alla presentazione del nuovo Manifesto artistico-filosofico DIASTEMA. Per un’arte festiva di Romano Gasparotti.\nLa serata inizierà alle ore 19:00 con la prima assoluta dell’evento di musica\, parola e danza DI UN PENSARE IN OPERA. Caravaggio\, Nitsch\, Hendrix forse… su musiche di Andrea Rossi Andrea\,\neseguite dal vivo\, testi di Romano Gasparotti e coreografie di Valentina Moar da lei stessa interpretate. Seguirà la presentazione del nuovo MANIFESTO artistico da parte del suo autore\, che ne\ndiscuterà assieme a Giuseppe Morra\, presidente della Fondazione e direttore del Museo H. Nitsch e Maurizio Zanardi\, filosofo e co-fondatore della Casa editrice Cronopio. Infine la serata si concluderà con l’azione poetica di Francesco Correggia (artista visivo\, performer e docente presso l’Accademia di Brera di Milano) dal titolo “L’ombra di Hegel contro l’immutabile Hegel”.\nIl nuovo Manifesto Diastema parte dall’assunto che l’artisticità di un’opera non si esaurisce affatto nelle datità osservabili in cui l’azione poietica semplicemente va a terminare\, ma si custodisce e si ri-vela in ciò che non è fenomenicamente osservabile\, di modo che non vi è nessuna differenza tra arti destinate alla produzione di oggetti e arti che si esauriscono nell’azione. Il carattere musicalperformativo\, infatti\, riguarda\, sia pure in diversi modi\, tutta l’arte quale manifestazione di un’azione drammatica di pensiero in opera. La stessa filosofia – una volta sottratta alle aule accademiche\, che non sono affatto la sede “naturale” né originaria del pensare – può tornare a essere arte delle Muse (come Platone l’aveva definita)\, mentre l’arte\, a sua volta\, viene a configurarsi come danza del pensiero\, che si manifesta all’insegna dell’ indisciplina (nell’accezione che ne diede Carmelo Bene). Ovvero nella sua vocazione – diastemica appunto – di collocarsi/dislocarsi tra diversi linguaggi\, tra differenti forme\, tra eterogenei media\, senza mai identificarsi con alcuno di essi in particolare. E artisti fortemente indisciplinati sono tutti coloro che metteranno i loro corpi viventi performativamente in opera nella serata dell’11 giugno\, a cominciare da Andrea Rossi Andrea (per l’ennesimo anno votato tra i primissimi bassisti italiani nella classifica Top jazz 2011\, ma\nanche da lustri pittore\, scultore e fotografo\, oltre che musicista per nulla legato a un genere particolare)\, il quale discuterà attraverso la voce\, i poliritmi e l’ambient sound del suo orfico basso\nelettrico arricchito dalle tecnologie MIDI\, con la voce filosofica di Romano Gasparotti e la body action di Valentina Moar (una delle più intense “scoperte” di Carolyn Carlson\, da tempo\nprotagonista sulle scene del teatro/danza europeo\, con all’attivo numerose coreografie e collaborazioni con artisti visivi\, fotografi e musicisti internazionali). Nella performance di Fancesco Correggia\, infine\, che concluderà la serata\, il pensare filosofico dell’autore dell’Estetica viene messo in opera come gesto e parola incisi e inscritti nel corpo stesso dell’artista.\nIl nuovo movimento DIASTEMA. Per un’arte festiva inizia in questo modo da Napoli il suo cammino nel XXI secolo. \nRomano Gasparotti\, dopo alcune esperienze quale danzatore/attore si è dedicato agli studi di filosofia teoretica sotto la guida di E. Severino e di estetica\, sotto la guida di M. Cacciari\, insegnando in varie università italiane(ora presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e la Facoltà di Filosofia dell’Università “Vita e Salute” – S. Raffaele di Milano) e collaborando con varie istituzioni culturali italiane ed europee. Tra i suoi principali libri: Le forme del fare (con M. Cacciari e M. Donà)\, Liguori\, Napoli 1987\, Movimento e sostanza. Sulla ‘teologia’ platonico-aristotelica\, Guerini e Associati\, Milano 1995\, Sokrates Y Platon\, Akal\, Madrid 1996\, I miti della globalizzazione. Guerra preventiva e logica dell’immunità\, Dedalo\, Bari 2003\, Figurazioni del possibile. Sul contemporaneo tra arte e filosofia\, Cronopio\, Napoli 2007; Filosofia dell’Eros. L’uomo\, l’animale erotico\, Bollati Boringhieri\, Torino 2007\, L’inganno di Proteo. La filosofia come arte delle Muse\, Moretti&Vitali\, Bergamo 2010. Ha altresì curato il volume In contrattempo. La pittura malgrado tutto\, Mimesis\, Milano 2007. Oltre a essere l’autore del nuovo Manifesto artistico-filosofico Diastema. Per un’arte festiva\, ha all’attivo la regia e la partecipazione ad alcuni spettacoli musical teatrali quali IMEROS. Quando Amore mi spira noto… (tratto dal suo libro Filosofia dell’Eros) e DI UN PENSARE IN OPERA con Andrea Rossi Andrea e Valentina Moar. \nAndrea Rossi Andrea\, artista visivo (pittore\, scultore\, fotografo\, performer)\, musicista (compositore\, bassista elettrico). Laureato al DAMS di Bologna (Arti Visive) e all’Accademia di Belle Arti di Venezia (Specialistica in Pittura)\, ha studiato basso con Bruce Gertz (Berklee College of Music\, Boston)\, Cameron Brown\, Larry Ridley (Manhattan School of Music\, New York). Dal 1985\, anno del suo esordio\, lavora nei circuiti dell’arte contemporanea come artista visivo e bassista elettrico solista\, unendo a queste esperienze le attività\, sia in studio che dal vivo\, con musicisti di varie aree. Tutte le sue opere\, dalle primissime (1970 ca.)\, si caratterizzano per il continuo utilizzo\, implicito ed esplicito\, dell’antenna “ground plane”\, dispositivo ricetrasmittente anche formalizzato per un ampliamento etico-estetico del lavoro artistico. Tra il 2003 e il 2011 è stato più volte premiato dal referendum della rivista “Musica Jazz” (Top Jazz). Il terzo cd a suo nome – Textmeldg. Blue – è risultato primo classificato fra i dieci migliori dischi internazionali del 2006 per la Top Ten di Giampiero Cane in “Alias-Il Manifesto” ed il suo quarto cd – 27min Tintoretto – inserito fra i migliori dischi internazionali del 2007 da “All About Jazz”. Ha ricevuto su “Alias-Il Manifesto” il massimo giudizio critico di “Immenso” e dalla rivista “Jazzit” il bollino rosso d’eccellenza “Jazzit Likes It!”: Lavori di Andrea Rossi Andrea si trovano in collezioni pubbliche e private di paesi europei ed extraeuropei. www.andrearossiandrea.it \nFrancesco Correggia\, docente di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e fondatore e direttore del Centro di Ricerca CRAB di Milano\, dopo le esperienze di body art sperimentate nei primi anni ‘70\, attraversa i territori della poesia visiva\, per approdare poi ad una pittura quale “corpo-scrittura” (secondo la definizione data da G. Nonveiller)\, nella quale le esperienze precedenti si decantano per essere declinate all’interno della bidimensionalità del quadro. Gli spiccati interessi nel campo della riflessione estetico-filosofica lo portano a scrivere numerosi saggi sull’arte contemporanea\, a dialogare e collaborare\, in occasione di conferenze\, convegni e libri\, con filosofi quali U. Galimberti\, C. Sini\, V. Vitiello\, F. Duque\, M. Sgalambro\, M. Donà\, R. Gasparotti e a curare mostre dal taglio molto particolare e frutto di una radicale riflessione sui temi cruciali dell’arte contemporanea. Ha partecipato a numerose rassegne internazionali\, tra le quali la XLV Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma; suoi lavori artistici si trovano presso Istituzioni pubbliche e private. Con l’inizio del nuovo secolo\, la componente gestuale e performativa del suo operare artistico – del resto mai venuta meno nelle produzioni pittoriche e visive – è riemersa in primo piano nella realizzazione di azioni poetiche dedicate ad alcuni dei maestri del pensiero occidentale moderno (come Kant ed Hegel)\, nelle quali il pensare filosofico viene riportato in opera come arte\, attraverso l’azione performativa. \nValentina Moar\, dopo gli studi di balletto e danza contemporanea a Milano e in varie città europee\, viene selezionata nel 2001 da Susanne Linke per l’Atelier Teatro Danza della Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e\, nel 2002\, da Carolyn Carlson per l’Accademia Isola Danza della Biennale di Venezia\, dopodiché viene scelta quale danzatrice e interprete del lavoro dei coreografi Henrik Kaalund\, Mikko Jairi\, Leonard A. Cruz\, Teresa Ranieri\, Christina Gehrig Binder\, Kjersti Müller Sandsto\, sotto la direzione artistica di Carolyn Carlson (2003). Entra a far parte quale professionista di diverse compagnie e progetti europei indipendenti e di ricerca\, in Germania\, Austria\, Francia\, Svizzera\, Turchia (in occasione di Istanbul capitale europea della cultura)\, India\, Italia (Festival dei Due Mondi di Spoleto\, Biennale Danza\, Trieste per la Danza\, Fondazione Teatro di Modena ecc.). Dal 2008 è performer e coreografa all’Institute of Electronic Music and Acoustics IEM\, University of Music and Drama Arts\, Graz per EGM “Embodied Generative Music” (team Prof. Gerhard Eckel\, David Pirrò\, Deniz Peters)\, un progetto di ricerca che utilizza i dati della motion tracking della danza per guidare la sintesi del suono e la composizione musicale\, realizzando varie performances tra le quali Bodyscapes ( 2009). Ha fatto parte del cast di danzatori della trasmissione televisiva RAI Vieni via con me (di Fazio e Saviano) sotto la direzione del coreografo R. Castello. Ha all’attivo diversi a solo presentati in festival e rassegne europee e ha firmato numerose coreografie\, collaborando in particolare con artisti visivi\, fotografi e musicisti internazionali. \nMaurizio Zanardi\, filosofo\, saggista e tra i più attivi e civilmente impegnati protagonisti della scena culturale napoletana e nazionale\, ha sempre diviso i suoi interessi tra la ricerca filosofica nel campo della teoria politica e dell’estetica – con all’attivo diverse pubblicazioni (ultime tra le quali il saggio “Arte al presente”\, in Kainos\, 10\, 2010 e la cura del volume La democrazia in Italia\, Napoli 2011) – e l’impegno nell’editoria quale co-fondatore e direttore delle edizioni Cronopio di Napoli\, una delle realtà editoriali italiane più originali\, più aperte alla cultura europea (nel suo catalogo figurano autori come Derrida\, Deleuze\, Nancy\, Badiou\, Rancière) e meno omologabili nelle sue scelte\, la quale pubblica anche le riviste Ventre\, nuova rivista di architettura e Espressione\, rivista di filosofia. \nAndrea Rossi Andrea\, Ground Plane Antenna\, Untitled\, 2011\, installation\, Naples\, Fondazione Morra Museo\, Hermann Nitsch
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SUMMARY:Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America
DESCRIPTION:10 maggio – 10 giugno 2011\nOPENING 10 MAGGIO ORE 18:00 \nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Manuela Gandini \nDi origine belga\, trasferitosi negli anni Sessanta nella Staten Island benpensante\, Jean Toche (1938) è come una macchina celibe che vive e dialoga con una macchina fotografica e un gatto. E’ una figura solitaria\, un monaco anarchico che\, avido di notizie\, scava quotidianamente tra le parole del New York Times o del Time per trovare nessi\, bugie\, paradossi sulla costruzione della paura\, il terrorismo\, la caccia al petrolio e il sistema dell’arte. Poi ritaglia frammenti di articoli e li assembla con considerazioni proprie\, non risparmiando critiche caustiche a ogni forma di potere. Il suo lavoro è durissimo. A seconda della notizia scelta\, Toche si ritrae attraverso l’autoscatto\, in uno dei momenti della propria giornata. Il suo linguaggio è politico e ironico e l’immagine è trattata con photoshop. Il suo volto\, deformato dalle notizie\, alle volte diventa metallico\, altre volte si allunga o si allarga cambiando colore\, posizione\, espressione: paura\, rabbia\, foga\, relax\, indignazione\, euforia. Nonostante abbia volontariamente deciso di sparire dal palcoscenico dell’arte\, usando solo la mail-art e rifiutando mostre in musei e gallerie con una ferma determinazione antieconomica\, il suo lavoro è entrato nella storia già da quasi mezzo secolo. Vicino al Fluxus\, senza mai farne parte\, nel 1968\, con Poppy Johnson e Jon Hendricks\, fonda la GAAG\, Guerrilla Action Art Group. Le azioni di disturbo messe in atto al Metropolitan Museum di New York – come lo spargimento di scarafaggi su una bella tavola imbandita a una cena ufficiale\, le lettere scritte al presidente Nixon o la messa in scena del rapporto tra critico e artista denudato sulla porta del Met -procurano a Toche pestaggi e arresti. Poi il silenzio. La sua casa è attualmente recintata e controllata elettronicamente come un bunker e la sua vita scorre\, a dispetto di persecuzioni e minacce\, nella convinzione che la propria azione quotidiana\, di uomo solo contro i poteri\, andrà a incidere nel mondo come la goccia che erode il monte. \nCatalogo “Intolerance” Edizioni Mudima 2010 con testi di Achille Bonito Oliva\, Jon Hendricks\, Manuela Gandini\, Gianluca Ranzi. \nPresentazione della rivista Alfabeta2 \ncon interventi di Andrea De Rosa\, Manuela Gandini\, Renato Nicolini\, Stefania Zuliani. \nDalla Triennale di Milano in videoconferenza Umberto Eco\, Nanni Balestrini\, Gino Di Maggio. \nModera Andrea Cortellessa. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Presentazione della rivista Alfabeta2\, Jean Toche. Guerriglia dell’arte in America\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2011 photo Cinzia Infantino © Fondazione Morra
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LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
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SUMMARY:Domenico Mennillo. L’automa spirituale. Tre declinazioni
DESCRIPTION:18 marzo 2011 ore 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntervengono Tommaso Ariemma\, Andrea Cardillo e Domenico Mennillo \nL’automa spirituale non designa\, come nella filosofia classica\, la possibilità logica o astratta di dedurre formalmente i pensieri gli uni dagli altri\, ma il circuito nel quale essi entrano nell’immagine-movimento\, la potenza comune di ciò che costringe a pensare e di ciò che pensa sotto choc: noochoc. \nGilles Deleuze Il pensiero e il cinema in L’immagine-tempo.\nCinema 2\, ubulibri\, Milano 1985 \nNei mesi di gennaio\, febbraio e marzo 2011 i suggestivi spazi della Biblioteca del Museo Nitsch hanno ospitato la residenza artistica per il progetto installativo-performativo “PIERROT ou d’Automate Spirituel”\, curato da Domenico Mennillo e da lunGrabbe. Il progetto\, nel suo sviluppo complessivo di un anno\, prevede l’ospitalità in alcuni spazi cittadini ed altre residenze artistiche in strutture europee in via di definizione per la realizzazione di una nuova produzione performativa di lunGrabbe (debutto previsto per gli inizi del 2012)\, incentrata sulla riscrittura contemporanea della maschera francese del Pierrot\, nella sua accezione-trasfigurazione novecentesca legata agli ambienti artistici e intellettuali della Francia del primo e secondo Novecento. \nA conclusione di questa prima residenza\, lunGrabbe\, in collaborazione con E-M Arts e Fondazione Morra\, presenta “L’Automa Spirituale. Tre declinazioni”\, un incontro-discussione che si sviluppa intorno all’Automa Spirituale\, concetto-figura del progetto “PIERROT ou d’Automate Spirituel”. \nL’incontro presenta tre diverse angolazioni o declinazioni dell’Automa Spirituale: Tommaso Ariemma parlerà dell’Automa nella sua accezione cinematografica\, prendendo spunto dal celeberrimo lavoro di Gilles Deleuze L’immagine-tempo. Cinema 2\, per poi articolare una sua personale visione del cinema a contatto con le sollecitazioni del pensiero contemporaneo. Andrea Cardillo invece impernierà il suo intervento sulla dualità dei concetti di autonomia e di automatismo in un contesto speculativo legato alla filosofia morale. Infine Domenico Mennillo illustrerà le suggestioni e le intuizioni ricavate dal concetto di Automa Spirituale nelle due accezioni prodotte da Gilles Deleuze e da Antoni Artaud\, per la creazione del suo Pierrot. \nConcludono l’incontro i contributi di Alessandra Carchedi (video-maker)\, Gianfranco Irlanda (fotografo) e Federica Gattei (trapezista) che hanno partecipato alla fase di studio e di ricerca di questa residenza napoletana del “PIERROT”. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Residenza artistica Gennaio\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2011\,  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Residenza artistica Gennaio\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2011\,  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Incontro L’Automa Spirituale. Tre declinazioni\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2011\, © Irlanda Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Trasumanar e comparar. Linguaggi di rivoluzione in Pier Paolo Pasolini
DESCRIPTION:24 Novembre – 21 Dicembre 2010\nOPENING 24 NOVEMBRE ORE 18:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nA cura di Marianna Rascente \nMercoledì 24 Novembre  \nore 10.00 \nTavola rotonda con:\nprof. Giuseppe Morra (Pres. della Fondazione Morra)\nprof. Carlo Vecce (Università “l’Orientale” di Napoli)\nprof.ssa Johanna Borek (Università di Vienna)\nprof.ssa Graziella Chiarcossi \nVenerdì 26 Novembre ore 15.00 \nA cura di Semicerchio\nIntroduce Massimo Fusillo \nIntervengono:\nPaolo Lago\nFrancesco Stella e Federico Condello \nLetture di:\nAntonello Cossia \nL’Antico parla oggi\, II\nPasolini segreto: Eneide e Carmina Burana \n  \n“Io sono una forza del Passato.\nSolo nella tradizione è il mio amore” \nP.P. Pasolini\, Poesia in forma di rosa\n \nNell’ambito del Progetto Europeo EST (Europa Spazio di Traduzione)\, che per l’Italia coinvolge l’Università di Napoli “L’Orientale”\, il Festival della Traduzione che si terrà a Napoli dal 22 al 29 novembre costellato da numerose proposte e iniziative\, presenta la mostra su Pier Paolo Pasolini “Trasumanar e comparar” che avrà luogo presso la prestigiosa sede di Palazzo Bagnara della Fondazione Morra\, che ospita l’iniziativa. \nRealizzata anche grazie alla preziosa collaborazione del Gabinetto Scientifico Letterario G.V. Vieusseux e della Cineteca di Bologna\, l’itinerario espositivo racconta come Pasolini non abbia guardato alla propria epoca come semplice “scrittore”\, ma abbia realizzato un confronto creativo e innovativo tra epoche e luoghi diversi. Comparatore di culture\, di linguaggi\, di codici espressivi\, di arti\, di epoche e contesti storico-geografici\, Pasolini spiega la sua straordinaria visione del futuro\, di cui è stato efficace anticipatore. \nOriginalissimo antropologo\, Pasolini ha utilizzato il disegno\, la grafica e la pittura per “fotografare”\, nelle forme e nei codici del grande ‘900 figurativo italiano – di cui era acuto conoscitore – la società contadina e sottoproletaria italiana. Un contesto culturale che egli reputa come unico sostrato possibile da cui trarre quei valori estetici e artistici che reputava pericolosamente insidiati dalla “rivoluzione antropologica” originata dal boom economico. \nQuesto destino\, che sconfina le sponde italiane\, per Pasolini laico e marxista è lo stesso che minaccia il valore del sacro. Dagli anni ’60 e sino alla fine il Pasolini regista ha documentato instancabilmente questi processi economici e culturali come tendenze in atto. \nLa mostra\, lungo il percorso espositivo\, ricostruisce il filo del discorso poetico – sempre unitario e coerente – dentro cui Pasolini ha portato avanti questa sua coraggiosa inchiesta sul proprio tempo: giornalismo\, documentazione\, polemica\, regia non sono mai stati per lui cosa diversa dalla poesia.\nL’esposizione comprende disegni e dipinti di Pier Paolo Pasolini provenienti dal Fondo Pasolini del Gabinetto Vieusseux\, alcuni dei quali poco o mai esposti e\,  a sottolineare la maggiore suggestione evocativa possibile\, materiali mano/dattiloscritti\, ritagli di stampa\, filmati e scatti suoi fotografici e di “paparazzi” celebri (Tazio Secchiaroli) dai set dei suoi film.\nSi avrà l’occasione inedita\, inoltre\, di ammirare\, anche se in copia per motivi di conservazione\, le 33 tavole del fumetto/sceneggiatura del mediometraggio “La terra vista dalla luna” del 1966\, sotto la regia dell’artista. Qui il discorso sulla morte\, strettamente legato alla fine del sacro\, del bello del mondo contadino e sottoproletario\, e quindi alla fine della possibilità di rivoluzione\, si concretizzano in una sceneggiatura a forma di fumetto disegnato di propria mano dal regista che ha scelto i volti di Totò\, Ninetto Davoli e Silvana Mangano.\nL’impostazione\, anche se adeguatamente documentata\, non vuole essere documentaria\, ma capace di restituire il senso del discorso estetico dell’autore attraverso la suggestione degli accostamenti e degli allestimenti\, lasciando al visitatore la facoltà di integrare con la propria intuizione i nessi del percorso espositivo.\nLa mostra segue una scansione espositiva in tre sezioni: 1) il Friuli\, le culture contadine\, la natura magica e arcaica delle loro popolazioni; 2) la maturità compositiva\, il gramscismo\, Roma e le metropoli del Sud\, l’universalità del cinema; 3) la morte e la vita\, il sacro come rivoluzione\, il neocapitalismo consumista come antisacro e annientamento. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Trasumanar e comparar. Linguaggi di rivoluzione in Pier Paolo Pasolini\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Trasumanar e comparar. Linguaggi di rivoluzione in Pier Paolo Pasolini\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Lorenzo Mattotti legge Hänsel e Gretel\, un’interpretazione per immagini della celebre fiaba dei fratelli Grimm
DESCRIPTION:15 ottobre – 31 ottobre 2010\nOPENING 15 OTTOBRE\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDal 15 al 31 ottobre 2010 la Fondazione Premio Napoli presenta\, presso il Museo Nitsch di Napoli\, l’esposizione delle tavole originali dell’ultimo lavoro di Lorenzo Mattotti dedicato alla celebre favola dei fratelli Grimm HÄNSEL E GRETEL.\nIl libro\, edito da Orecchio Acerbo\, sarà presente al bookshop del Museo.\nLa Mostra è in collaborazione con la Fondazione Morra e Napoli COMICON. In contemporanea\, sempre inserito nel programma del Premio Napoli\, negli spazi della Galleria Hde di piazzetta Nilo 7\, sarà visitabile\, sempre gratuitamente\, un’altra esposizione di Mattotti. Si tratta di 45 serigrafie che ripercorrono l’evoluzione artistica dell’illustratore bresciano\, dai tempi di Valvoline (primi anni ‘80) fino al recentissimo The Raven\, realizzato con Lou Reed (2009). La mostra è visitabile dal martedì al venerdì\, dalle 11:00 alle 14:00 e dalle 16:00 alle 19:00. \n«Il nero è molto affascinante\, al limite dell’ossessione. Mentre il bianco è una superficie riflettente che dona luminosità\, il nero è il luogo dove sei libero di confrontarti con le tue paure\, i tuoi misteri. Si trasforma in buchi\, dei veri e propri corridoi che creano uno spazio che ti risucchia\, in cui vorresti entrare sempre di più. Lavorare con poche luci che escono dal buio\, attraverso i contrasti: questa è la sfida del nero di china. Diverso il discorso del nero dei pastelli o del carboncino. In quel\ncaso i contorni si fanno più sfumati. […] Il paesaggio\, la sovrapposizione delle pennellate\, è già una storia: le ombre che prendono vita\, i rumori\, le paure dei bambini. Ogni segno è la registrazione di un’emozione».\nda un’intervista sull’uscita di Hänsel e Gretel di Silvia Santirosi con Lorenzo Mattotti (Il Mattino – Napoli) \nLorenzo Mattotti\, nato nel 1954 a Brescia\, è considerato uno dei maggiori illustratori contemporanei. Negli anni Settanta realizza le sue prime storie. Nel 1976 illustra Huckleberry Finn\, con cui si fa conoscere dal pubblico e dalla critica. Oreste del Buono lo chiama a collaborare con Linus. Nei primi anni Ottanta fonda con Carpinteri\, Igort e Jori il gruppo Valvoline. Del 1983 è Doctor Nefasto\, realizzato con lo sceneggiatore Jerry Kramsky\, che lo affiancherà in molti altri progetti. Fuochi\, che realizza nel 1984\, è accolto alla sua pubblicazione come un evento storico nel mondo del fumetto. Mattotti ha pubblicato anche libri per l’infanzia (Pinocchio)\, ha realizzato manifesti e campagne pubblicitarie\, e ha lavorato per la moda\, reinterpretando i modelli dei più noti stilisti per la rivista Vanity. Ha disegnato numerose copertine per il New Yorker e per Le Monde. Nel 1995 il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli ha dedicato una mostra antologica. Realizza manifesti\, copertine\, campagne pubblicitarie ed è suo il manifesto di Cannes 2000 e i manifesti per l’Estate Romana. Ha recentemente collaborato a Eros di Wong Kar Way\, Soderbergh e Antonioni curando i segmenti di presentazione di ogni episodio. È del 2007 la realizzazione di un episodio per il film Peur(s) du Noir\, nel 2010 pubblica il libro Hänsel e Gretel e collabora con Lou Reed illustrando il libro The Raven.
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SUMMARY:Il Ventre di Napoli
DESCRIPTION:9 ottobre – 9 dicembre 2010\nOPENING 9 OTTOBRE ORE 19:00\nPalazzo delle Sperimentazioni\nCorso Vittorio Emanuele 341\, Napoli \nA cura di Patricia Pulles \nLa mostra Il Ventre di Napoli è il risultato di un progetto organizzato da Patricia Pulles\, in corso da due anni\, che coinvolge nove artisti che vivono a Rotterdam\, nei Paesi Bassi. \nDopo una breve visita iniziale (ottobre 2008- febbraio 2009)\, i partecipanti al progetto\, provenienti da diverse discipline artistiche\, durante una seconda permanenza in città (settembre 2009- giugno 2010)\, hanno registrato la loro percezione dello stato urbano\, storico\, sociale e culturale della città di Napoli\, attraverso la creazione di nuovi lavori. \nIl tema centrale del progetto Il Ventre di Napoli  è: come si può definire al giorno d’oggi una città multiculturale? \nSulla facciata del Palazzo Reale di Napoli sono esposte alcune statue di diversi Re del Regno di Napoli (1282-1815): Ruggero II di Sicilia\, Federico II di Hohenstaufen\, Carlo d’Angiò\, Alfonso d’Aragona\, Carlo V\, Carlo III\, Gioacchino Murat e Vittorio Emanuele II. Durante i secoli passati Napoli è stata dominata – per periodi più o meno lunghi – da molte popolazioni straniere\, tra cui Normanni\, Francesi e Spagnoli ma anche Fenici\, Greci e Romani posero radici in città. \nAncora oggi è possibile rintracciare le influenze di queste varie culture nel dialetto\, nel cibo\, nella musica e nell’architettura della città\, che  è stata una sorta di spugna\, capace di assorbire le varie influenze straniere. \nQuesta società multiculturale ante litteram non ha però conosciuto un fenomeno di immigrazione su larga scala paragonabile a quello avvenuto in Olanda dall’inizio degli anni ‘60. Al momento\, la percentuale di immigrati si attesta sul 6% anche se il fenomeno è in crescita. Si registra inoltre un rapido incremento dell’immigrazione clandestina dall’Europa Orientale e dall’Africa\, attraverso l’ex colonia italiana della Libia. Il progetto Il Ventre di Napoli è nato da una riflessione sulla situazione socio-politica olandese e gli attuali\, costanti quesiti che la società multiculturale pone. \nTutti gli ospiti hanno fatto riferimento nei loro lavori\, direttamente o indirettamente\, alla situazione socio-politica in un contesto urbano: Maziar Afrassiabi (Iran 1973)\, Mohammed Benzakour (Marocco\, 1972)\, Rossella Biscotti (Italia\, 1978)\, Libia Castro & Ólafur Ólafsson (Spagna& Islanda\, collaborano da 1997)\, Ronald Cornelissen (Olanda\, 1960)\, Ben Laloua / Didier Pascal (NL\, studio fondato in 2001)\, Parisa Yousef Doust (Iran\, 1973) e Katarina Zdjelar (Serbia\, 1979). Partendo dalle loro peculiari identità\, tutti i partecipanti al progetto IVDN si identificano con la città e attraverso le loro pratiche artistiche si collegano alla realtà urbana di Napoli. Per ognuno di loro la ‘napoletanità’ assume un significato diverso. I nuovi lavori saranno esposti nei spazi del Palazzo delle Sperimentazioni. \nI partecipanti al progetto sono tutti di Rotterdam\, un porto come Napoli\, che accoglie un’ampia comunità di immigrati ma in un contesto urbano piuttosto differente. \nL’ intento\, comunque\, non è quello di enfatizzare differenze o similitudini tra le due città\, quanto quello di presentarle come due esempi di realtà multiculturali o\, meglio ancora\, due modelli di comunità urbane. IVDN vede la città come un meccanismo vivente la cui identità\, intesa come architettura\, pianificazione urbana\, lingua\, popolazione\, è stata plasmata dalla propria storia e dalle varie culture che adotta ed accoglie. \nL’identità di una città e la sua posizione topografica\, favoriscono inoltre l’apertura e l’accoglienza a culture e popoli diversi. \nIl titolo del progetto Il Ventre di Napoli\, è tratto da una serie di articoli scritti nel 1884 dall’allora ventottenne Matilde Serao\, nei quali si criticavano duramente alcune dichiarazioni del Primo Ministro Depretis. In quell’anno una grande epidemia di colera colpì la città. Depretis affermò che l’intero centro storico di Napoli avrebbe dovuto essere raso al suolo e ricostruito con strade più ampie\, fognature migliori e case più vivibili. In una serie di nove articoli pubblicati in prima pagina sul quotidiano romano ‘Capitan Fracassa’\, Matilde Serao descrisse le implicazioni socio-economiche\, le tradizioni ed i costumi del cuore di Napoli\, concludendo che distruggendo il suo cuore – letteralmente ‘il ventre’- si sarebbe distrutta l’intera cultura napoletana. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view Il Ventre di Napoli\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view Il Ventre di Napoli\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view Il Ventre di Napoli\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view Il Ventre di Napoli\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Baldo Diodato. Tappeto in musica
DESCRIPTION:9 ottobre 2010\nINIZIO ORE 18:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Achille Bonito Oliva \nIn occasione della Sesta giornata del Contemporaneo\,  la Fondazione Morra\,  seguendo con coerenza la vocazione di luogo privilegiato di ricerca sulle arti performative\, ospiterà un evento eccezionale. L’artista Baldo Diodato e il M° Antonio Caggiano realizzeranno un Tappeto in Musica\, posizionando 50 lastre di rame sulla terrazza del Museo Nitsch. \nL’opera di Baldo Diodato prenderà forma grazie all’intervento delle percussioni dell’Ars Ludi Lab (Fabrizio Bartolini\, Alessandro Di Giulio\, Matteo Martizi\, Aurelio Scudetti) e a quello del pubblico\, che verrà coinvolto direttamente nell’esecuzione . \nBaldo Diodato (Napoli\, 1938)\, dopo aver maturato esperienze significative in seno ai gruppi che animavano l’arte partenopea dei primi anni ’60 (risale al ’66 una sua importante mostra al Modern Art Agency di Lucio Amelio)\, si trasferì a New York\, dove  ebbe modo di venire a stretto contatto con l’anima mundi della postmodernità. Nel ‘ 92 decise di rientrare in Italia trasferendosi a Roma\, dove tuttora vive e lavora. \nAntonio Caggiano (Roma\, ) intraprende la sua formazione di percussionista al Conservatorio dell’Aquila e di compositore in Santa Cecilia a Roma. Fondatore insieme a Gianluca Ruggeri dell’ensemble Ars Ludi nel 1987\,  ha suonato per molti anni nelle maggiori istituzioni lirico-sinfoniche italiane\, come l’Orchestra da Camera Italiana\, di cui è stato timpanista dal 1998 al 2003. Come professore d’orchestra\,  ha collaborato con i più importanti direttori (Bernstein\,  Abbado\,  Maazel\, Morricone\, Mehta) e come  solista\,  con diversi gruppi da camera (PMCE – Ensemble in residence dell’Auditorium di Roma). Docente di strumenti a percussione presso il Conservatorio di Frosinone\, si interessa da sempre alla commistione di linguaggi artistici diversi\, componendo musiche per il teatro\, la danza e collaborando con artisti visivi (Accardi\, Diodato\, Ducrot\, Mauri). \nArs Ludi (Roma\, 1987) è un ensemble modulare di percussionisti\, fondato da Antonio Caggiano e Gianluca Ruggeri\, il cui ambito di ricerca consiste principalmente nella realizzazione di materiali sonori concreti\, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie\, con l’intento di creare degli happenings che superino la dimensione del concerto tradizionale. Ha collaborato con alcuni fra i maggiori compositori contemporanei (Ambrosini\, Andriessen\, Battistelli\, Bryars\, Bussotti\, Ceccarelli\, Curran\, De Pablo\, Duckworth\, Part\, Reich\, Volker-Heyn) e partecipato a prestigiose rassegne nazionali ed internazionali (Belgio\, Canada\, Cina\, Francia\, Germania\, Gran Bretagna\, Messico\, Svezia\, Svizzera\, USA) \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Baldo Diodato. Tappeto in musica\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2010\, © photo Cinzia Infantino Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Baldo Diodato. Tappeto in musica\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2010\, © photo Cinzia Infantino Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Pietro Fortuna Eugenio Giliberti. Due pesi gemelli
DESCRIPTION:29 settembre – 29 ottobre 2010\nOPENING 29 SETTEMBRE ORE 19:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nPietro Fortuna ed Eugenio Giliberti si conoscono nel corso degli anni ’90\, invitati insieme in diverse grandi mostre. Nel tempo\, sulla immediata “simpatia” poetica\, si sedimenta un rapporto di amicizia intellettuale che coinvolge i rispettivi ambienti e progetti.\nOggi prendono la decisione di avvicinare e confrontare puntualmente le proprie esperienze a partire dallo stesso luogo dove in tempi lontani si compì un altro incontro fecondo: Palazzo Bagnara\, in Piazza Dante\, sede allora della scuola letteraria di Basilio Puoti\, che fu teatro dell’incontro tra il giovane studioso Francesco De Sanctis e Giacomo Leopardi e oggi sede della bellissima galleria della Fondazione Morra.\nNell’evento\, la memoria\, in senso leopardiano\, agisce per scuotere il presente dalla sua impoeticità. Un orizzonte\, quello del ricordo\, che induce a stare\, a fare di quel luogo un presidio\, a mediare l’artificio della ragione e il destino del sentimento.\nLa mostra\, in armonia con l’architettura del luogo\, è strutturata in tre ambienti.\nIl primo ambiente ospiterà il lavoro di Giliberti: “volo di un omino giallo”\, un’animazione tridimensionale realizzata con una serie di sculturine in cera dello stesso soggetto – “l’omino giallo” – disposte su un cerchio rotante. Ripreso nei movimenti della corsa e del volo\, alla luce di una lampada stroboscopica e in un ambiente oscurato\, sarà possibile vedere il piccolo essere di cera fare qualche passo di corsa e spiccare il volo. Il lavoro allude all’elogio degli uccelli una delle operette morali facenti parte della raccolta pubblicata dall’editore Starita durante il soggiorno del poeta a Napoli negli ultimi anni della sua vita.\nNella seconda sala Fortuna fisserà alle pareti delle barre di metallo su cui disporrà una serie di avvolgimenti realizzati arrotolando disegni\, foto\, iscrizioni come fossero elementi presi da un catalogo minimo di oggetti e stilemi. Il lavoro insiste sul passaggio dalla leggerezza delle immagini\, chiuse nel buio degli avvolgimenti\, al loro trasformarsi in volume; in questo processo la memoria\, prima affidata alle cure di una raffigurazione ineffabile\, diviene ora sostanza opaca\, presenza solida. \nInfine nella sala maggiore saranno presentate due opere concepite come un lavoro unitario; una scultura a figura intera modellata in cera\, sorta di “autoritratto” di Giliberti\, che fronteggia un’istallazione di Fortuna realizzata assemblando delle lastre di metallo. Una specchiatura\, dunque\, in cui la contrapposizione frontale degli oggetti ci porta a percepire la loro\npresenza come qualcosa che si dispone a favore di un gesto corale\, l’indicazione di un’azione che chiede una condivisione.\nLe opere esposte declinano\, secondo le due diverse ma convergenti sensibilità\, pari interesse per la contemporaneità della scultura\, non più intesa come presenza monolitica e altisonante\, affidata all’inerzia e all’invulnerabilità dei suoi materiali\, ma come un fare che si deposita nella precarietà e transitorietà della materia\, catturata nella sua cangiante consistenza.\nDurante il periodo della mostra verrà presentato un catalogo con le immagini delle opere in situ corredate dai testi di Lóránd Hegyi\, Pablo Visconti e da una lettera di Angela Tecce. \nLa pubblicazione sarà realizzata grazie alla collaborazione di Giacomo Guidi Arte Contemporanea MG Art. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Eugenio Giliberti\, Senza Titolo – Pietro Fortuna\, Reshith\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 Eugenio Giliberti\, Senza Titolo – Pietro Fortuna\, Reshith\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 Eugenio Giliberti\, Volo di un omino giallo\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 Pietro Fortuna\, Glory IV\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, Napoli\, 2010 © photo Fabio Donato Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - L'Infante Demiurgo (1°Festival del Pensiero Emergente)
DESCRIPTION:17 settembre – 19 settembre 2010\nSTART 17 SETTEMBRE ORE 16:00\nAsilo Filangieri e Lanificio25\nVico Maffei 4/ Piazza Enrico de Nicola 46\, Napoli \na cura di Raffaella Morra (E-M ARTS)\, Teresa Carnevale e Loredana Troise (Fondazione Morra).\nintervengono Riccardo Notte\, Silvio Perrella\, Andrea Cardillo\na seguire la lettura drammatizzata estratta dal testo e l’accompagnamento musicale di Rosanna Cimmino (violino) e Fabio Esposito (pianoforte) \nNell’ambito del 1° Festival del Pensiero Emergente\, il forte interesse per le seducenti tematiche misurate nel libro L’Infante Demiurgo\, opera letteraria di Maurizio Elettrico\, risultano perfettamente inserite. Nell’evidenziare il convergere di diversi piani e codici comunicativi\, così come di diverse discipline e saperi nella costruzione di un utopistico sviluppo della natura e del destino umano\, l’evento proposto scavalca l’idea della tipica presentazione di un libro e pone le basi per una meditazione intorno a questioni che rinunciano a qualsiasi pretesa di verità assolute per risorgere a un livello più evoluto di esistenza\, coscienza e beatitudine della conoscenza.\nL’infante demiurgo\, pubblicato da Mimesis Edizioni in coedizione con la E-M ARTS\, è uno stupefacente volume a metà tra il saggio filosofico e il fantastico; il libro raccoglie quattro immaginarie conferenze dell’eccellentissimo cardinale Giorgio Cesare Monatti sul destino biodemiurgico dell’uomo tenutesi nell’estate del 2098. Il cardinal Monatti è l’ideologo di una Nuova Chiesa Universale\, organizzazione teocratica dotata di immensi poteri tecnologici che alla fine del XXI secolo ha preso il potere sotto la guida di un papa-alieno. La biodemiurgia\, al centro dell’interesse di Monatti\, è la capacità dell’uomo di modificare il mondo organico fino a creare nuove forme di vita. Su questa possibilità e sulla sua legittimità morale e teologica vertono i quattro impossibili discorsi. Il cardinale rivela la linea di continuità tra le antiche concezioni magico-filosofiche del Rinascimento e le applicazioni bio-ingegneristiche del futuro indicandole come opportunità per riprodurre tecnologicamente il regno di Dio sulla terra. Monatti profetizza una nuova umanità in grado di superare i propri limiti biologici e di rendersi responsabilmente artefice del proprio percorso evolutivo e di quello dell’intero pianeta. \nL’evento coinvolgerà una serie di studiosi nel campo della ricerca filosofica\, che si pronunceranno sul saggio futurologico di Maurizio Elettrico.\nSarà installata nello spazio della presentazione un’opera di Maurizio Elettrico che potrà diventare icona delle tre giornate sul pensiero emergente. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010 \nMaurizio Elettrico\nFondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Pensiero Emergente\, Asilo Filangieri\, Napoli 2010  Maurizio Elettrico Fondazione Morra
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SUMMARY:Matteo Fraterno - Polite
DESCRIPTION:  \n11 giugno – 11 luglio 2010\nOPENING 11 GIUGNO ORE 19:00-24:00\nPalazzo delle Sperimentazioni\nCorso Vittorio Emanuele\, 341\, Napoli \nda un’idea di Matteo Fraterno e Giuseppe Morra \nCome può una parola urticante come vendesi costituire il nucleo di irradiazione a favore di una riflessione raffinata\, altra? \nQuesta ultima di Peppe Morra deriva da una suggestione. Un nuovo modo di concepire la vendita di un’immobile\, ottocentesco\, panoramicissimo\, al corso Vittorio Emanuele. “Nasce una modalità nuova di colloquiare con l’acquirente che si rapporterà con l’acquisizione di un luogo che ha interpretato il bello e ha definito la poetica di un concetto artistico. L’arte non è solo nei musei o nelle gallerie ma\, perché no\, coniugabile nelle abitazioni in vendita. In quei cari luoghi dove la vita si svolge sul filo dell’affettività\, del ricordo\, degli incontri con gli amici e che li rende luogo di desiderio e spesso di nuove aspettative” \nDivenuto Palazzo delle Sperimentazioni\, perché si pregia di un valore aggiunto\, di un pensiero estetico\, di un significato mentale\, abitato dal mese di febbraio da Matteo Fraterno\, lo stabile si è vestito d’arte. L’artista campano\, infatti\, se n’è preso cura\, lo ha vissuto\, ammantato d’affetti\, creando un’operazione sentimentale a favore di una vendita diversa. \nIl Palazzo si è colmato di identità\, indizi\, tracce minime\, lievi mappature\, accogliendo cose bizzarre\, impronte\, oggetti\, porzioni di tempo\, scanditi da Matteo Fraterno e da un gruppo di artisti italiani\, greci\, austriaci\, che hanno vissuto un luogo privilegiato trasformandolo in uno spazio estetico eccezionale\, scandito su cinque piani: \nal primo\, nell’abitazione di Vincenzo Bergamene sono sistemati lavori in ceramica e pietra lavica\, mentre nell’appartamento del secondo piano è ospitata la documentazione fotografica di Salvatore Giusto. Sul balcone del terzo piano campeggia una tabella di 10 metri rivolta al golfo e alla città\, con la scritta ΠΩΛΕΙΤΑΙ su fondo bianco e all’interno dello stesso livello è allestita l’edicola votiva Santa Maria del ΧΥΝΩ: di Mary Zygouri. Al quarto piano\, l’artista presenta Aderfikos\, un poema disegnato in 90 fogli accompagnato dal testo di Achim Gnann. Al quinto piano è visitabile l’atelier di Matteo Fraterno e la relativa terrazza dove è esposta l’opera di Martin Kaltner. Dal piano terra\, al centro del palazzo\, lungo tutta l’altezza di questo\, un’istallazione sonora di Zafos Xagoraris\, ci conduce fra i rumori e le voci dei venditori ambulanti della Grecia contemporanea. \nUna particolare attenzione merita Cesare Pietroiusti che realizzerà Che cos’è la filosofia? “Una performance” – come ha scritto l’artista stesso – “che porta lo stesso titolo di un celebre libro di Deleuze e Guattari\, un libro che è una ricchissima fonte di frasi sintetiche\, sorprendenti\, a volte fulminanti\, un libro che vuole rappresentare un’indicazione soprattutto per i non-filosofi. Una performance che è anche un lavoro di gratuita distribuzione\, a visitatori e passanti\, di piccoli oggetti (temporanee opere d’arte) in cui le parole dei due grandi e radicali pensatori anti-sistematici per eccellenza\, si depositano sulla buccia di limoni appena raccolti. Proprio l’atto della raccolta sarà l’inizio della performance\, che proseguirà con un lungo lavoro di scrittura e poi con la distribuzione dei limoni\, per finire con la scelta – lasciata a ciascun visitatore – di usare il frutto come si fa di solito\, oppure di tenerlo lì in attesa di una\, seppur lenta\, comunque inevitabile consunzione”. \nTale periodo sarà costellato da un fitto calendario di eventi artistici: performance\, proiezioni film e video\, presentazione di libri\, mostre. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Danilo Donzelli © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Danilo Donzelli © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Danilo Donzelli © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Danilo Donzelli © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Mary Zygouri\, Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Danilo Donzelli © Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Performance di Cesare Pietroiusti\, Polite\, Palazzo delle Sperimentazioni\, Napoli\, 2010 photo Salvatore Giusto © Fondazione Morra
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SUMMARY:ARTE E ARTISTI NEL CINEMA
DESCRIPTION:giugno – luglio 2010\nOPENING 10 GIUGNO ORE 11:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa rassegna ARTE E ARTISTI NEL CINEMA\, ideata da Mario Franco in occasione del programma di eventi Nitsch e Caravaggio\, verrà presentata giovedì 10 giugno alle ore 11\,30. Il primo appuntamento è con CARAVAGGIO\, L’ULTIMO TEMPO di Mario Martone\, che introdurrà il film\, ispirato alle tele dell’ultimo periodo di Caravaggio. \nLa pellicola ripercorre in chiave simbolica l’operato del grande pittore a Napoli: una visione tragica e vitale dell’esistenza umana\, con i volti e gli sguardi vivi degli abitanti della città partenopea che riprendono le fisionomie dei dipinti seicenteschi. La cinepresa come un moderno pennello che descrive e interpreta la realtà. \nIl film fece da prologo allo spettacolo L’opera segreta\, diretta dallo stesso Martone\, su testi di Enzo Moscato\, partendo da Caravaggio\, Leopardi\, Ortese: tre sensibilità che\, in epoche diverse e in diversi modi\, si compenetrarono con l’essenza di Napoli e con le sue tante facce. \n“…Caravaggio\, Leopardi e Anna Maria Ortese sono tre artisti – dice Martone – che in Napoli hanno saputo trovare una rivelazione rispetto al senso della vita: in epoche diverse\, sono stati profondamente colpiti da una città che da sempre è disincantata\, che da sempre\, dietro alla sua maschera di allegria e di vitalità nasconde un grande senso di morte\, di consapevolezza della vanità del tutto”. \nLa luce che scolpisce l’oscurità in Caravaggio – è la stessa luce che scolpisce la pellicola cinematografica.\nÈ un fascio di luce nell’ombra della sala buia. Caravaggio dovrebbe essere il soggetto ideale di ogni regista! \nMario Franco \nLa rassegna ARTE E ARTISTI NEL CINEMA ideata da Mario Franco in occasione del programma di eventi Nitsch e Caravaggio\, si svolgerà nei mesi di Giugno e Luglio presso la terrazza panoramica del Museo Nitsch. Questi films ripercorrono le vicende umane e artistiche di alcune figure fondamentali nella storia dell’arte: Caravaggio\, Goya\, Michelangelo\, Pollock e Pontormo\, tra genio e sregolatezza\, tormento ed estasi. \nScarica programma
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SUMMARY:Fabrizia Ramondino. Voci della città
DESCRIPTION:9 giugno 2010\nINIZIO ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDopo la proclamazione dei vincitori del Premio Napoli 2010 al Museo Nitsch di Montesanto\, territorio al quale è dedicata questa 56a edizione del premio letterario\, la Fondazione Premio Napoli torna al Nitsch (vico lungo Pontecorvo 29/d) per proporre\, mercoledì prossimo 9 giugno alle ore 19\, un incontro dedicato a Fabrizia Ramondino\, “Star di casa nel mondo. Il nuovo Taccuino tedesco”: l’iniziativa\, nell’ambito della rassegna “Voci delle città” inaugurata dalla quest’anno\, è promossa in collaborazione con il Goethe-Institut di Napoli e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. \nIl punto di partenza per ragionare intorno al complesso percorso intellettuale della Ramondino è il “Taccuino tedesco. 1954-2004”\, pubblicato quest’anno da Nottetempo: la Germania secondo Fabrizia Ramondino\, ovvero cronaca di un viaggio esteriore e interiore attraverso mezzo secolo di storia e cultura tedesca.\nValentina Di Rosa\, curatrice del libro\, è tra i relatori della serata\, insieme con Giuseppe Merlino\, Mario Martone e Patrizio Esposito\, che ha collaborato con Martone al soggetto del film “Una storia sahrawi”\, che sarà proiettato al Nitsch. Nel 1999\, con Fabrizia Ramondino e Fatima Mahfoud\, Esposito cura il progetto “Necessità dei volti”\, nato dall’impegno di promuovere la visione in Europa dell’archivio fotografico custodito nel Museo sahrawi della guerra\, fondato nel deserto algerino dell’Hammada. \nNel corso della serata l’attrice Giovanna Giuliani proporrà la lettura di una serie di brani della Ramondino. \nSCHEDA Fabrizia Ramondino (1936-2008) è nata a Napoli e ha vissuto in Spagna\, Francia\, Germania e Italia. Ha pubblicato\, fra gli altri\, Althénopis (Einaudi\, 1981)\, Un giorno e mezzo (Einaudi\, 1988)\, Star di casa (Garzanti\, 1992)\, In viaggio (Einaudi\, 1995)\, L’isola riflessa (Einaudi\, 1998)\, Passaggio a Trieste (Einaudi\, 2000)\, Guerra d’infanzia e di Spagna (Einaudi\, 2001). \nIl romanzo La via (Einaudi 2008)\, è uscito il giorno dopo la sua morte improvvisa\, avvenuta per un malore durante un bagno in mare sulla spiaggia di Sant’Agostino a Gaeta (LT). Con le edizioni Nottetempo ha pubblicato Il calore\, 2004\, e Taccuino tedesco. 1954-2004. \nSCHEDA Fabrizia Ramondino\, Taccuino tedesco. 1954 – 2004\, Nottetempo. Febbraio 2010 \nLa Germania secondo Fabrizia Ramondino ovvero diario di un “viaggio esteriore e interiore”\, scandito dal ritmo di una meditazione poetica: nelle pagine di questo taccuino\, l’autrice narra di sé e della sua lunga frequentazione delle “terre tedesche”\, ricostruendo\, dal dopoguerra sino a oggi\, l’instabile profilo di un Paese segnato dai traumi e dalle crisi ripetute del Novecento. \nImmagini di città – Heidelberg\, Francoforte\, Monaco\, Wuppertal\, Weimar\, Berlino – si intrecciano a riflessioni sulla Storia e sulla cultura tedesca\, sollecitando via via\, accanto alla memoria del passato\, un tentativo di decifrare gli scenari del presente scaturiti dalla svolta del 1989. \nNe deriva un singolare itinerario attraverso lo spazio e il tempo\, che è insieme un bilancio di vita e di scrittura: l’esperienza del viaggio coinvolge di rimando la nozione delle origini e il rapporto con Napoli\, “città balia” piú che “madre”\, oggetto di un amore difficile e radice di un senso irrimediabilmente precario dello star di casa e nel mondo. Accompagnano il testo tre lettere inedite di Gesualdo Bufalino\, Anna Maria Ortese e Karsten Witte riferite alla prima versione del Taccuino tedesco (La Tartaruga\, 1987). \nIncipit del Taccuino tedesco. Fu così che venni a sapere in modo definitivo come nascono i bambini. Avevo diciassette anni e preparavo gli esami di maturità con un’amica del Viale Elena. Il Viale Elena era stato costruito in un periodo umbertino e era ombreggiato da due file di pini\, regolari come i palazzi signorili\, che facevano frangente da un lato al vento del mare\, dall’altro ai poveri della Torretta. Ciascuna di noi due ragazze aveva i propri modelli di donna o fantasmi interiori. Per me\, che appartenevo a una famiglia colta\, ma decaduta economicamente\, e che per varie vicissitudini ero outsider\, tanto a scuola che nella borghesia napoletana\, il fantasma amato era Anna Maria Ortese\, che pochi anni prima aveva frequentato quel Viale. Per la mia amica\, che apparteneva a una famiglia più incolta\, ma in rapida ascesa sociale\, il fantasma era G. L.\, donna bellissima\, elegante e libera. Attorno a ambedue i fantasmi femminili aleggiava il peccato: quello di comunismo attorno a Anna Maria Ortese\, quello di sesso attorno a G. L.
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SUMMARY:Pino Bertelli. Presentazione del libro: il cinema è morto di Guy Debord
DESCRIPTION:23 aprile 2010 \nINIZIO ORE 10:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nDibattito su “l’arte e la filosofia di Guy Debord” e presentazione del volume di Pino Bertelli  “il cinema è morto”  edizioni La Fiaccola. \nLa giornata si concluderà con la proiezione del film: “Guy Debord.son art et son tems” \nPartecipano all’incontro : \nAlfonso Amendola insegna Linguaggi audiovisivi presso l’Università di Salerno dove è vice-direttore del Centro Studi “Rappresentazioni Linguistiche”. Studioso di sociologia della comunicazione\, si occupa principalmente dei rapporti tra culture di massa e culture d’avanguardia \nPino Bertelli è nato Piombino. Giornalista\, fotografo di strada\, filmmaker\, critico di cinema e fotografia. I suoi scritti sono tradotti in diverse lingue. L'”International Writers Association” (Stati Uniti)\, lo ha riconosciuto scrittore dell’anno 1995\, per la ” non-fiction”. \nMatteo D’Ambrosio\, semiologo e storico delle avanguardie\, è professore di Storia della critica letteraria e Letterature comparate presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli “Federico II” \nMario Franco regista e storico del cinema\, autore di cinema\, radio e televisione\, dal 1979 collaboratore RAI. È docente di ruolo per la cattedra di “Teoria e metodo dei mass-media” e del corso di “Storia del cinema e del video” presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha inoltre tenuto lezioni di “Tecniche dei linguaggi multimediali” presso la Facoltà di Architettura della Seconda Università di Napoli (corso di Industrial Design) ed attualmente è docente a contratto di “Comunicazione e Beni Culturali” per il Master di 1° livello in Politiche Culturali Europee in convenzione tra l’Università di Napoli Federico II e l’Institut für Kulturelle Infrastruktur Sachsen (European Network of Arts’ Management Studies) /Universität di Görlitz/Zittau. \nAntonio Gasbarrini\, critico d’arte\, è direttore responsabile della rivista Bérénice\, quadrimestrale di Studi comparati e ricerche sulle avanguardie. Dal 1988 è art director del Centro Documentazione Artepoesia Contemporanea “Angelus Novus” dell’Aquila. Tra gli ultimi volumi pubblicati si segnalano L’avanguardia inista (Edizioni l’Harmattan\, Torino) e Guy Debord. Dal superamento dell’arte alla realizzazione della filosofia (Angelus Novus Edizioni\, L’Aquila). \nEnrico Ghezzi è un critico cinematografico italiano. \nSi trasferisce a Genova dove frequenta il cineclub Filmstory e frequenta lo storico gruppo scout AGESCI Genova 3. Entrato alla RAI nel 1978\, ha curato il palinsesto cinematografico di Raitre dal 1987 al 1994. \nÈ l’inventore del contenitore televisivo notturno Fuori Orario e uno dei creatori di Blob\, entrambe trasmissioni nate alla fine degli anni ottanta.
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SUMMARY:Transient Spaces –  The Tourist Syndrome
DESCRIPTION:16 aprile – 16 maggio 2010\nOPENING 16 APRILE ORE 20:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nTransient Spaces – The Tourist Syndrome è un progetto che verte su temi quali mobilità contemporanea\, turismo e migrazione\, e che combina ricerca\, teoria\, pratiche artistiche e culturali\, laboratori\, seminari\, conferenze e mostre d’arte in Italia\, Lituania\, Romania e Germania nel corso del 2009 e 2010. Il progetto\, iniziato da Marina Sorbello e Antje Weitzel\, è organizzato dall’associazione uqbar di Berlino in collaborazione con Neue Gesellschaft für Bildende Kunst e Kunstraum Kreuzberg/Bethanien di Berlino; E-M Arts di Napoli; ICCA/CIAC di Bucarest; Meno Parkas di Kaunas (Lituania). \nIl modulo napoletano del progetto\, organizzato insieme a Raffaella Morra e l’associazione E-M Arts e in cooperazione con la Fondazione Morra\, la Carlo Rendano Association\, il Goethe Institut Napoli e l’Accademia di Belle Arti\, consta di una mostra di arte contemporanea\, una serie di incontri e conferenze\, di un programma di cinema\, di residenze d’artisti e di un laboratorio. \nLa mostra Transient Spaces – Napoli ha luogo presso la Fondazione Morra sita nella centralissima Piazza Dante di Napoli\, presso il Goethe Institut Napoli\, e presso il Lanificio25 sede della Carlo Rendano Association\, che con il suo programma napoliconnected ha reso possibili due residenze d’artista nell’ambito del progetto. \nTransient Spaces – Napoli verte sopratutto sul tema migrazione\, declinato grazie a una serie di lavori di artisti contemporanei italiani e internazionali inseriti nel percorso espositivo\, e al corollario programma di eventi che accompagna la mostra (conferenze\, discussioni\, laboratorio\, programma di cinema). In particolare\, la mostra e la serie di eventi prendono l’Italia come case study per osservare criticamente i fenomeni migratori contemporanei (regolari e irregolari)\, la loro rappresentazione mediatica e le politiche varate recentemente dal paese e dall’Unione Europea a proposito di migrazione e integrazione. \n“Die beste Reise meines Lebens (Il miglior viaggio della mia vita)” è un progetto dei tedeschi Carsten Does/Gerda Heck\, rispettivamente artista/filmmaker e antropologa\, parzialmente prodotto da Transient Spaces nell’ambito del suo schema di supporto agli artisti. Il loro film si basa su immagini e interviste raccolte in Marocco seguendo i percorsi di migranti che tentano di raggiungere l’Europa tentando la via della migrazione illegale via mare. Il film documenta i movimenti migratori nel Nord Africa e assume una prospettiva tutt’altro che pietistica. Il titolo è una citazione da un’intervista a un migrante. \nUna prospettiva simile ha la monumentale installazione video di Ursula Biemann “Sahara Chronicles” (2006-07)\, che consta di una serie di video brevi che raccontano vari aspetti dell’esodo sub sahariano verso l’Europa. Con l’aiuto di mappe\, interviste\, e di dispositivi multimediali l’artista svizzera ricostruisce la geografia e la logistica dei movimenti migratori che attraversano il Sahara\, e gli interessi che vi stanno dietro. Il materiale è stato filmato da Biemann nel corso di una serie di viaggi in Marocco\, Niger e Mauritania\, e include documentazione su Agadez\, capitale dei Tuareg e attuale hub delle rotte migratorie sub sahariane per l’Europa\, e sulle città costiere in Marocco da cui partono i barconi per l’Europa. \nL’isola di Lampedusa\, tristemente famosa per le immagini degli sbarchi dei clandestini fino al 2009\, quando sono iniziati i respingimenti varati dal governo italiano in collaborazione con la Libia\, ricorre in alcuni dei lavori selezionati per la mostra. Più vicina all’Africa che all’Italia\, Lampedusa è la frontiera più meridionale dell’Unione Europea. Oltre ad essere una delle mete delle rotte dei migranti clandestini\, nei mesi estivi l’isola è anche una destinazione turistica. \nL’installazione “A Lighthouse for Lampedusa! (Un faro per Lampedusa!)” del tedesco Thomas Kilpper\, già mostrata in Italia a Reggio Emilia (Dispari e Dispari) e Firenze (Villa Romana)\, consiste in un modello simbolico di faro per l’isola di Lampedusa ed è parte di un progetto in fieri. Iniziato nel 2008\, periodo di massima intensità degli sbarchi di clandestini nell’isola\, con una serie di sopralluoghi nell’isola e un appello internazionale per la costruzione di un faro a Lampedusa\, il progetto Kilpper nasce da una semplice considerazione: un faro posizionato sull’isola di Lampedusa\, fornendo orientamento alle barche dei migranti che sono prive di strumentazione tecnica\, potrebbe contribuire a salvare molte vite. Allo stesso tempo\, visto che a Lampedusa mancano spazi per la cultura\, di ricreazione e di aggregazione sociale\, il faro potrebbe diventare un centro culturale per la popolazione locale\, un luogo inclusivo per ospitare mostre\, concerti ed eventi\, un luogo esemplare che farebbe parlare di Lampedusa come luogo di produzione culturale. A livello simbolico\, il faro sarebbe un modo per comunicare ai migranti la disponibilità all’accoglienza\, il fatto di esserci\, di non nascondersi: una dichiarazione quanto mai controcorrente\, nell’Italia di oggi. Kilpper è in trattativa con l’amministrazione comunale dell’isola per la realizzazione del faro. Un’ulteriore attuale fase del progetto che verrà lanciata nel corso della mostra a Napoli è il concorso internazionale di idee (in collaborazione con Alex Zaske dello Studio DAZ di Napoli) aperto ad architetti\, progettisti\, artisti e attivisti\, che potranno sottoporre progetti immaginifici e allo stesso tempo implementabili per la realizzazione del progetto di faro-centro culturale a Lampedusa. \nIl film “Sudeuropa” di Maria Iorio e Raphael Cuomo (Svizzera)\, realizzato con il supporto della Jan van Eyck Academie di Maastricht\, è interamente girato a Lampedusa dove gli artisti hanno realizzato una serie di sopralluoghi e riprese a partire dal 2005. “Sudeuropa” esamina i movimenti migratori Nord-Sud e Sud-Nord e le economie che ne derivano\, con un focus particolare sui luoghi in cui questi movimenti si sovrappongono\, come nell’isola siciliana di Lampedusa\, ove turismo\, industria del tempo libero\, migrazione legale e irregolare\, e zone del provvisorio come i centri di accoglienza creano una situazione molto peculiare. “Sudeuropa” inizia con delle vedute del mare cristallino e delle coste incontaminate di Lampedusa\, riprese da un elicottero che sorvola l’isola per monitorare l’arrivo di migranti clandestini. Il video\, dalla durata di 40 minuti\, esamina i modi in cui le politiche di immigrazione europee e italiane si materializzano in un dato territorio\, Lampedusa\, e ne riconfigurano lo spazio\, il tempo e la vita quotidiana. “Sudeuropa” ritrae diversi immigrati che lavorano nell’industria del turismo dell’isola\, arrivati in Italia prima degli accordi di Schengen\, ed evoca la presenza nell’isola di migranti clandestini\, catturati dalle forze dell’ordine in mare e rinchiusi nei centri di permanenza temporanea dell’isola\, mostrando le barche\, i luoghi di detenzione\, ei luoghi di arrivo e partenza\, porto e aeroporto\, che sono anche i luoghi attraverso cui transitano i turisti di Lampedusa. Con il lavoro “Sudeuropa” Cuomo e Iorio hanno ricevuto lo Swiss Art Award nel 2007. \nAnche Federico Baronello (Italia) nel lavoro “How to reach Lampedusa” dedica il suo sguardo all’isola siciliana\, fotografando una realtà frammentaria e contraddittoria in una sequenza di immagini che mostrano punti di vista incompleti su una realtà frammentata\, incorniciate e disposte ordinatamente su una parete quasi come si trattasse di uno “story board”. \nSeguendo il filo rosso del tema migrazione in Italia Matteo Fraterno (Osservatorio Nomade) per Transient Spaces – Napoli presenterà Molo San Vincenzo in relazione al Porto di Napoli\, luogo di immigrazione e di memoria\, di marinai e navi sotto sequestro\, come la motonave Odessa\, la Spirit II\, la Eugenia V e la Current. L’installazione multimediale sarà allestita negli spazi della Fondazione Morra come supporto di riflessione scientifica ed artistica al progetto Transient Spaces – Napoli. All’interno di Molo San Vincenzo convergono inoltre le due ricerche tuttora in corso\, rispettivamente la Tesi RiverSarno degli architetti Stefano Guarino e Domenico Fraterno sull’area Sud Occidentale del Fiume Sarno ed il testo Castel Volturno Blues di Salvatore Porcaro e Luca Rossomando\, estratto dal libro Sangue Amaro (edizioni L’ancora). \nInoltre sarà mostrata la ricerca video “Atigyea Koraa or It has Backfired” su Castel Volturno portata avanti dalla tedesca Sandra Hetzl\, che nel 2009 ha trascorso in Campania sei mesi con una borsa di ricerca sponsorizzata dal DAAD. Castel Volturno\, cittadina a circa 35 chilometri a nord-ovest di Napoli\, è diventata nel corso degli scorsi anni meta e rifugio per migliaia di migranti illegali di origine africana\, dove trovano forme di sussistenza e protezione nell’ambito dell’economia sommersa. Privi di documenti\, i migranti spesso finiscono nella morsa dello sfruttamento della criminalità organizzata. Nel documentario “Black Italy” Hetzl indaga le condizioni di vita dei migranti di origini africane residenti a Castel Volturno\, coinvolgendoli nell’uso del linguaggio audiovisivo\, e disegna una topografia di un luogo liminare\, dove accadono cose e vivono persone che ufficialmente non esistono… Nel corso della sua residenza a Castel Volturno l’artista ha lavorato a stretto contatto con le NGO napoletane Associazione G. Franciosi – Collegamento Campano Contro le Camorre e Associazione Artefatto Factory. \nUn altro lavoro in mostra sarà dell’americano Alex H. Auriema (USA\, vive e lavora a Roma)\, che costruirà un’installazione usando borse che l’artista ha realizzato insieme ad alcuni giovani senegalesi conosciuti a Napoli\, copie volutamente maldestre delle borse contraffatte vendute per strada dai venditori ambulanti di origine africana. Il lavoro di Auriema ha un aspetto performativo e si basa su rapporti di mutua fiducia e collaborazione che l’artista riesce a stabilire con determinate comunità\, in questo caso quella dei venditori ambulanti. L’installazione sarà il risultato di un processo nel corso del quale Auriema ha indagato strutture e modalità di distribuzione della merce contraffatta del mercato dei falsi. \nIl lavoro di Eugenio Tibaldi è a sua volta incentrato sulle economie informali. In mostra verrà presentata una fotografia che si riferisce a un progetto realizzato da Tibaldi a Napoli e che ritrae\, come estraniata\, la merce dei venditori ambulanti che lavorano sulle spiagge italiane. \n 
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SUMMARY:The Living Theatre. Un giorno nella vita della città
DESCRIPTION:13 novembre 2009\nINIZIO ORE 21:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \ncon Gary Brackett\, David Copley\, Antonia Masulli Matera e Jeff Nash del Living Theatre/New York e con la partecipazione degli allievi del Master Class.\n \nGary Brackett e Antonia Masulli Matera membri della compagnia storica degli anni ’70 di New York City\, hanno realizzato\, con un gruppo di giovani allievi\, qui a Napoli\, una creazione collettiva utilizzando gli strumenti tecnici del Living Theatre e l’utopica visione rivoluzionaria dello storico movimento: Living Theatre. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Living Theatre. Un giorno nella vita della città\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, 2009 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Living Theatre. Un giorno nella vita della città\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, 2009 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Living Theatre. Un giorno nella vita della città\, Palazzo Ruffo di Bagnara\, 2009 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Nanni Balestrini - COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE
DESCRIPTION:22 ottobre – 8 dicembre 2009\nOPENING 22 OTTOBRE ORE 17:00\nFondazione Morra – Palazzo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nNanni Balestrini nutre gran affetto per questa città ed ama mostrarle intimamente il suo pensiero con cadenze temporali quasi regolari. Un nuovo progetto COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE creato da Balestrini per le suggestive stanze della Fondazione Morra\, che fino al 8 dicembre si trasformano in dimora provvisoria. \nLa scissione tra il linguaggio ed i suoi contenuti\, occorsa nel ‘900\, libera una moltitudine di motivi e modalità stilistiche; Balestrini entra in questa esperienza della lingua come scrittore ma anche come artista\, “…Il testo si è scomposto\, sfaldato\, è uscito dalla linea\, è dilagato e ha invaso la superficie della pagina. È stato naturale in questo processo un incontro tra letteratura e arte visiva\, spesso praticate contemporaneamente da artisti-poeti”. (N. Balestrini) \nDa questo confronto tra la parola e lo spazio\, la materia riempie i supporti\, la lettera si mette in moto per creare composti mai visti ed impronunciabili. Attraverso la tecnica del cut-up\, B. ricicla brandelli di testi altrui\, perché “…ritiene che di testi se ne siano scritti fin troppi\, e dunque non è proprio il caso di aggiungerne altri\, ai già esistenti: basterà lavorare di forbici\, andare a isolare frasi\, parole\, anzi\, mozziconi di parole\, come estrarre pepite\, gemme luccicanti\, dal conglomerato delle rocce più amorfe”. (R. Barilli\, Trattamenti Tipografici\, in Con gli occhi del linguaggio\, Fondazione Mudima) \nIn questo scambio concettuale tra superficie e volume\, le sue opere acquistano un plusvalore e divengono corpi; così\, le sculture decorate rivelano la volontà della scrittura\, nella sua dimensione figurale\, di fuoriuscire dai margini della pagina. In particolare\, “…l’utilizzazione dei solidi classici come cilindri\, prismi e cubi per introdurre la spazialità nella scrittura può essere un primo passo quasi simbolico\, una specie di messaggio introduttivo abbastanza perentorio per indicare la direzione nella quale ci si vuol muovere e per suggerire il tipo di lettura che si intende offrire”. \nLa profondità ottica\, cioè l’impressione di poter penetrare visivamente nelle superfici secondo diverse distanze dal piano di riferimento\, entra in gioco; il lettore-spettatore è coinvolto in uno sforzo fisico per avvicinarsi\, allontanarsi\, camminare intorno\, in un movimento non imposto ma che è il risultato di una libera interpretazione. \nI saloni di Palazzo Bagnara diventano così contenitori totali di un mondo verbale che attraverso la sua materialità insidia i significati delle parole\, li rende ambigui\, li fa esplodere\, li dissemina\, li annulla. Fino a far rimbalzare lo sguardo all’interno di ognuno di noi\, come si legge nell’anello finale: GUARDATI DENTRO CAMBIA TE STESSO CAMBIA IL MONDO. \nLa mostra è accompagnata da un testo critico del prof. Achille Bonito Oliva\, che sarà presente all’inaugurazione. E da un’installazione Sonora di Morgan Bennett. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE\, Palazzo di Bagnara\, 2009\nNanni Balestrini\n© Photo Fabio Donato\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE\, Palazzo di Bagnara\, 2009\nNanni Balestrini\n© Photo Fabio Donato\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE\, Palazzo di Bagnara\, 2009\nNanni Balestrini\n© Photo Fabio Donato\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE\, Palazzo di Bagnara\, 2009\nNanni Balestrini\n© Photo Fabio Donato\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE\, Palazzo di Bagnara\, 2009\nNanni Balestrini\n© Photo Fabio Donato\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE\, Palazzo di Bagnara\, 2009\nNanni Balestrini\n© Photo Fabio Donato\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE\, Palazzo di Bagnara\, 2009\nNanni Balestrini\n© Photo Fabio Donato\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, COSAGUARDICOSAVUOIVEDERE\, Palazzo di Bagnara\, 2009\nNanni Balestrini\n© Photo Fabio Donato\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Notte Europea dei Ricercatori
DESCRIPTION:25 settembre 2009\nINIZIO ORE 16:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl 25 settembre 2009 la Commissione Europea ripropone l’evento Notte dei Ricercatori\, promosso contemporaneamente in tutta Europa per avvicinare il grande pubblico al mondo della ricerca\, in un contesto informale e all’insegna del divertimento. \nI ricercatori sono persone normali che fanno cose eccezionali… Partecipa anche tu alla loro festa! \nLo scopo principale è di avvicinare i cittadini al mondo della ricerca scientifica\, per rilanciarne il fondamentale ruolo nella società; una grande opportunità per mettere in relazione gli scienziati e i ricercatori con i cittadini e il mondo delle istituzioni\, attraverso una serie di eventi a carattere prevalentemente scientifico ma anche con attività ludiche. \nL’Assemblea Generale delle Nazioni Unite\, su proposta dell’UNESCO\, ha proclamato il 2009 Anno Internazionale dell’Astronomia ed in questo ambito si colloca la manifestazione napoletana\, anche in relazione al IV centenario del primo utilizzo del cannocchiale nell’osservazione del cielo\, grazie a Galileo Galilei. \nA Napoli\, l’evento avrà luogo venerdì 25 settembre dalle 16 alle 24\, al Museo Nitsch (Vico Lungo Pontecorvo); il lavoro artistico di Hermann Nitsch è\, da sempre\, improntato alla ricerca di un sentire\, di un pensare\, di un riflettere sull’arte che è\, contemporaneamente\, anche un riflettere su noi\, come esseri umani\, sul nostro fondamento culturale (inteso nell’accezione più archetipica del termine)\, sulla nostra identità più profonda e\, in buona parte\, rimossa. “…ciò che possiamo constatare è un eterno fluire\, una catena di un eterno trasformarsi. siamo al cospetto di un’infinità. fluire e un continuo muoversi e cambiare è intorno a noi e dentro di noi. è solo questione di atteggiamento\, una questione di consapevolezza\, una questione di fede\, se ci si sente finiti e ci si rassegna al fatto che ci sia l’inizio e la fine o se ci si identifica con l’incessante\, con ciò che è senza inizio e origine\, con il movimento\, con il fluire. si conoscono molte vie che conducono dalla concezione temporale del mondo ad un’infinitezza\, al comprendere l’infinitezza e l’eternità”. (Hermann Nitsch) \nOrganizzato dalla Dicocom\, in partnership con INAF Osservatorio Astronomico di Capodimonte\, INGV Osservatorio Vesuviano\, CIRA Centro Italiano di Ricerca Aerospaziale\, Fondazione Morra\, PST Parco Scientifico Tecnologico\, MIUR Ufficio Scolastico Regionale\, ideato e coordinato da Paolo Cutolo. \nI programmi prevedono laboratori aperti con percorsi scientifici guidati\, dibattiti\, tavole rotonde\, osservazioni stellari\, eventi musicali\, esperimenti ai quali poter prendere parte. Il Museo diventerà\, così\, il punto di incontro fra la ricerca\, l’arte e la gente\, dove si avrà la possibilità di sottolineare anche come i risultati della ricerca\, applicati al quotidiano\, permettono di progredire e migliorare la qualità della vita\, e\, in alcuni casi\, di far trasformare le persone comuni in “scienziati per una notte”. In particolare: Cosa osservare: i vulcani e le loro manifestazioni; Come osservare: gli strumenti utilizzati per studiare e sorvegliare i vulcani; Cosa otteniamo dall’osservazione: i risultati delle ricerche effettuate; Proiezione di filmati\, anche 3D\, illustrazione di dvd didattici; Visione di segnali sismici in tempo reale relativi alle aree vulcaniche campane e Stromboli; Ideazione e realizzazione di attività ludiche inerenti al tema (simulazione di terremoto); Osservazione della Luna e delle Stelle con telescopi; Osservazione della volta celeste: planetario; L’Ottica per comprendere e prevenire; La Musica; Concorso per la creazione del Poster Europeo 2010
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SUMMARY:Larry Jordan
DESCRIPTION:24 settembre 2009\nINIZIO ORE 20:00\nPalazzo Ruffo di Bagnara\nPiazza Dante 89\, Napoli \nLarry Jordan è da annoverare tra i film makers più creativi degli ultimi 50 anni\, i fantastici paesaggi mentali costruiti attraverso collages\, immagini reali e animazioni descrivono un mondo onirico personale e spontaneo. “…L’anima anela l’infinito attraverso i simboli… Ogni cultura stabilisce una relazione simbolica ed ha il proprio modo per raggiungere l’infinito. Apprezzo in particolare la cultura Egiziana\, molti dei loro simboli e pratiche sono correlati ad una vita ultraterrena. Ognuno ha un luogo interiore personale\, un desiderio. E la maggior parte degli artisti lo raggiungono attraverso la rappresentazione. Ciò non è inteso in senso religioso. Naturalmente\, il termine infinito va preso come un granello di sale. È il modo più vicino per spiegarlo”. \nLawrence Jordan frequenta a Denver la stessa scuola superiore di Stan Brakhage; tra il 1951-55 segue i corsi alla Harvard University ed è attratto dal Surrealismo\, in particolare l’opera di Max Ernst ed i romanzi-collages La Femme aux 100 têtes e Une semaine de bonté. Comincia così a collezionare le incisioni\, ri-filmarle e creare i suoi primi esperimenti in movimento\, spesso montati in ripresa diretta. Tra il 1955-63 collabora e studia con Joseph Cornell\, in particolare seguendo le sue indicazioni fotografa un viaggio verso un luogo sepolcrale ed esegue il montaggio di tre films\, in cui Cornell descrive l’area evanescente dove il conscio e l’inconscio si incontrano. \nIn collaborazione con Light Cone di Parigi e Nova Cinema di Bruxelles\, la E-M ARTS/Fondazione Morra ospita Larry Jordan a Napoli e come unica data italiana il 24 settembre proietta undici tra i suoi films più famosi. \nRODIA-ESTUDIANTINA 1963 / 16mm / colore / sonoro / 4 min. \nSimon RODIA\, an uneducated Italian imigrant to Los angeles built one of America’s most famous works of primitive art\, the Watts towers \nDUO CONCERTANTES 1964 / 16mm / b&n / sonoro / 9 min. \nAnimation. Un grand classique. Des gravures d’acier qui fabriquent un monde de rêve surréaliste. Dans Visionary Film\, Sitney a longuement écrit sur ce film. Le film peut être présenté à tout le monde\, jeunes\, vieux ; il n’a jamais déçu. Ses thèmes: résurrection\, renaissance\, vol dans les hautes sphères\, tout ce qui semblait banni de l’art de ce siècle. \nOUR LADY OF THE SPHERE 1969 / 16mm / colore / sonoro / 10 min. \nL’oeuvre la plus accomplie de Jordan – un collage coloré à l’imagerie rococo juxtaposé à des symboles de l’âge de l’espace. Les images se métamorphosent\, se transforment\, s’interpénètrent et changent avec la frénésie de bulles d’eau gazeuse\, comme des alarmes électriques\, des surprises visuelles. Un bijou de la création mystique: une «boîte» de Cornell s’anime. \nONCE UPON A TIME 1974 / 16mm / colore / sonoro / 12 min. \nAnimation. In many ways a more searching\, and certainly a more complex film than OUR LADY OF THE SPHERE. We are first presented a cobweb castle\, filled with the haunting doubts of the young protagonist. Spirits appear on the screen and are heard on the soundtrack. Gradually a female guide emerges and escorts the young man into an antechamber to another (and possibly higher) world. \nMOONLIGHT SONATA 1979 / 16mm / colore / sonoro / 5 min. \nProbablement le film le plus populaire depuis Our Lady. Animé au son de la Cinquième Gnossienne de Satie. La lune et le clair de lune sont les lumières qui guident cette interprétation\, et j’ai gardé les arrière-plans dans de doux bleus et verts. Seul le «gobelet cosmique» échappe à cela\, car il est rouge. La musique simplifie et raffine l’imagerie et réalise le cirque céleste auquel j’avais toujours rêvé. Moonlight Sonata ouvre une nouvelle phase dans mon travail d’animation. \nMASQUERADE 1981 / 16mm / colore / sonoro / 5 min. \nFor the first time I am animating hand-painted engraved cut-outs on a full-color background. The film is mood-filled: A duel scene in a snowy forest\, obviously the morning after a masquerade ball. Harlequin lies dying\, while Red Indian walks away with the wings of victory. The woman between them appears\, cat-masked. The mask dissolves away. Her spirit passes into the face of the sun upon the sun upon the sun flower. But Harlequin cannot escape death. The blue world engulfs him. \nADAGIO 1983 / 16mm / colore / sonoro / 8 min. \nThree picture-movements where myths of the past meet visions of the present. All three are live-image scenes and scenery worked to pre-chosen music. Dante and Virgil descended on the back of the monster Geryon into hell. I descended through levels of earthly sensuality and found – the winter season. Part 1\, ADAGIO\, is a nude study of a beautiful woman; I call her Psyche. And a nude man; I call him Eros. Albinoni is one of my favorite baroque composers. I used a particularly mysterious and compelling composition of his to invoke reminiscences of the old world (gardens of Paris) welling up into the new (the arid\, Mexican-like region of southern California)\, to combine in a personal rendition of the Psyche and Eros theme: first Psyche appears as a nude portrait study for camera\, then Eros\, the male erotic energy (embodied in the portrait of sculptor George Herms). It is a romantic fantasy\, two portraits\, and a journey between old and new. I think of the film as a way to destroy such distinctions\, that is\, the distinction between old and new\, past and present\, myth and reality. \nTHE VISIBLE COMPENDIUM 1992 / 16mm / colore / sonoro / 17 min. \nCe film construit des morceaux anonymes de sens\, des fragments de lumières… réunis ensemble par la bande-son. Ce recueil visible (VISIBLE COMPENDIUM) va au-delà de tous mes autres films d’animation…il tente d’engager l’esprit\, et plus particulièrement ce qui est inconnu dans l’esprit… \nCHATEAU / POYET  2004 / 16mm / b&n tinto / sonoro / 6 min. \nAnimation. Nous nous trouvons devant un château français. La caméra part à la recherche d’évènements improbables à travers l’écran. Certains sont construits à partir du travail d’un des graveurs préférés de Jordan : Poyet. Des duels se font sur une corde raide. Des machines plus lourdes que l’air volent (et parfois s’écrasent). Des fusils à air comprimé percent des sphères et les font exploser. Le rythme de l’animation\, exquis\, se déroule dans une atmosphère où coexistent la frénésie et le plaisir. \nPOET’S DREAM  2005 / 16mm / colore / sonoro / 5 min. \nThe Poet dreams a maiden’s bubbles thru edifices of forest and eclectic contagion. \nTHE MIRACLE OF DON CRISTOBAL 2008 / 16mm / colore / sonoro / 11 min. \nFor a long time\, i have wanted to construct a melodrama (animated) from the funky engraving of the 19th century which illustrated “young peoples” adventure stories. Eventually\, through a great deal of selection\, such a film fell into place. I have attempted to present the high emotional overlay of very mundane events in this “alchemical melodrama”. To that end\, Puccini combines with blatent sounds of police sirens and
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SUMMARY:Nanni Balestrini e Bruno Picariello - Regalare il Mare
DESCRIPTION:28 luglio 2009\na partire dalle ore 10:00 fino al tramonto\nVia Krupp\, Capri \nL’Archivio Pari & Dispari di Rosanna Chiessi e la Fondazione Morra presentano\, in uno dei teatri naturali più belli e suggestivi del mondo\, l’evento dal titolo Regalare il mare.\nSi tratta di una performance pubblica progettata per i tornanti della celebre via Krupp; il poeta e scrittore Nanni Balestrini declamerà col megafono i suoi versi\, mentre l’artista Bruno Picariello porterà il mare lungo il suo percorso\, stendendo una striscia di raso blu lunga circa 1000 metri su cui sono tracciate a tempera bianca le parole del poeta. La striscia sarà srotolata dall’alto verso il basso fino all’ultimo tornante; una volta deposta\, risalendo la via\, l’artista ritaglierà frammenti di mare contenenti le parole di Nanni Balestrini e li donerà a tutti coloro che parteciperanno all’evento. \nVIAGGIO \nle parole passano\nda dove è passato\npassa per la sua strada \nche permette di andare da un luogo a un altro\nsenza fermarsi nemmeno un istante\napprofittando dell’istante che passa\ncontinuando senza fermarsi \nsono passato di là\nci sono passato vicino \ncorriamo verso l’orizzonte è tardi\ngli orizzonti si succedono agli orizzonti\ngli occhi fissi all’orizzonte e i capelli al vento \ntutto passa\ntra le onde ignote e i cieli\nstrada che attraversa una montagna\nmille ostacoli diversi hanno attraversato il mio cammino \nle nostre strade si sono incrociate\nlungo la strada\ncambiare strada\nperdere la strada \nfare strada\nstrada sbagliata\nsu questa strada è proibito sorpassare\nle parole hanno sorpassato il pensiero \ndurante la strada si scambiarono solo qualche parola\nla strada è tutta tracciata\ntracce sulle labbra\navanzava velocemente per la strada polverosa \navanzare nel cammino della vita\nè andato troppo avanti per tornare indietro \nNanni Balestrini \n  \nRegalare il Mare\, Via Krupp\, Capri\, 2004\, Nanni Balestrini e Bruno Picariello Courtesy Fondazione Morra \n 
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SUMMARY:Marartea. Il mare nel mito
DESCRIPTION:24 luglio – 26 luglio 2009\nOPENING 24 LUGLIO ORE 19:00\nPiazza del Porto di Maratea (PZ) \nAll’ombra del Cristo di Maratea\, un festival di arte contemporanea en plein air \nIl 24 luglio si apre a Maratea in provincia di Potenza la prima edizione di MarARTEa\, il mare nel mito. \nSi tratta di un percorso d’arte contemporanea permanente che coinvolge tutta l’area del porto di Maratea\, dove saranno collocate sculture\, installazioni\, murales\, mosaici\, fotografie\, creando così una passeggiata artistica en plein air dotata di grande fascino per il visitatore. \nI lavori realizzati dagli artisti\, ad evento concluso\, verranno donati all’Associazione culturale MARartEA\, per il nascente museo del territorio en plein air istituito nella magica location del porto di Maratea e denominato MARartEA OPEN MUSEION. \nIl progetto nasce da un’idea di Paolo Tommasini e Maria Antonietta Roselli con la collaborazione di Joanna Irena Wrobel\, Mimmo Longobardi e Franco Leone.  \nIl programma della tre giorni di inaugurazione si presenta ricco di appuntamenti che coinvolgono gli artisti\, ma anche musicisti e critici d’arte. Venerdì 24 luglio si esibirà infatti in Nishmat hashmal\,  una  performance live\, suono\, video\, luce\, Roberto Paci Dalò/Giardini Pensili. Sabato\, invece\, verranno presentati la mostra “Joseph Beuys in Manifesto”\,  a cura di Studio Oggetto-Caserta/Milano e il progetto “Bandiere d’artista” che vede il coinvolgimento di Giovanni Soldini. \nDomenica\, dopo i lavori della Conversazione sull’Arte Contemporanea dal tema “Oltre la luce”- l’arte come luce che dà luogo e forma alle cose\, condotta da Ciro Cacciola ed alla quale prenderanno parte Francesca Alfano Miglietti\, Carmine Benincasa\, Antonio Capano\, Francesco Correggia e Pasquale Persico\, Francesco Sisinni\, si esibirà in un concerto Piano Solo Alessandra Celletti. \nGli artisti che espongono: \nValerio Coccia\, Francesco Correggia\, Roberto Crea\, Roberto Paci Dalò\, Domenico David\, Matteo Fraterno\, Franco Salemme\, Nicola Salvatore\, Regine Schumann\, Carla Viparelli. \nArtistiedizionezero2008 \nRiccardo Dalisi\, Ivana D’Emilio\, Dino Innocente\, Luca Leandri\, Pino Oliva\, Tobia Ravà\, Gianalberto Righetti\, Stefania Salti\, Paolo Tommasini\, A/V Ascoltivisivi. \nDIREZIONE ARTISTICA \nPaolo Tommasini\, Maria Antonietta Roselli \nCOMITATO ARTISTICO \nMimmo Longobardi\, Joanna Irena Wrobel\, Giampaolo Prearo \nPROGETTO ESECUTIVO E ALLESTIMENTO \nFranco Leone\,Maria Antonietta Roselli\, Paolo Tommasini \nCON LA COLLABORAZIONE DI \nGalleria Antonio Battaglia-Milano\, Fondazione Morra-Napoli\, Galleria Le Muse-Napoli\, \nAssociazione Culturale LITOMUSEUM-Maratea\, Galleria Studio Oggetto-Milano-Caserta \nCATALOGO \nGiampaolo Prearo Editore\, Milano \nScarica programma
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SUMMARY:Piero Mottola. Concerto con vista
DESCRIPTION:28 maggio 2009\nINIZIO ORE 20:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nANDAMENTI DIFFERENTI \npasseggiata emozionale per strumenti e voce\, 2009 (durata 11 min.) \ncontrabbasso\, Massimo Ceccarelli \nvioloncello\, Silvano Fusco \nsax soprano\, Massimiliano Fuschetto \nsoprano\, Keiko Morikawa \nIMPROVVISAZIONE SU CIELO ACUSTICO (dedicato a Hermann Nitsch) \nper elettronica e campionatore emozionale E.10\, 2005/2009 (durata 30 min.) \nesecuzione real time di Piero Mottola \nSi può generare una composizione acustica esteticamente significativa e profonda emozionalmente senza l’atteggiamento espressionista del musicista ispirato? Si può generare in astinenza espressiva una composizione acustica con un sistema di relazioni a dieci parametri emozionali? Si può arrivare ad una musica partendo dall’esperienza interiore che ognuno di noi ha vissuto con tutte quelle sonorità della realtà non collocate nell’ambito della musica codificata dal sistema\, culturalmente prodotta e comunemente ascoltata? \nAndamenti differenti\, scritto per la Fondazione Morra di Napoli\, è una delle possibili composizioni musicali non ordinarie concepite per rispondere a questi interrogativi. \nDistanze emozionali  è un sistema compositivo a dieci emozioni (P. Mottola\, S. Corelli 1997/2000) costruito misurando l’attivazione emozionale di un campionario rappresentativo di rumori naturali\, artificiali\, umani\, animali. Per ognuno degli stimoli acustici\, fissata l’emozione che riceve più voti\, si ottiene la distanza dalle altre nove emozioni osservando la differenza di preferenze. La somma d’informazioni\, accumulata per ogni stimolo\, permette di costruire uno spazio dove collocare le dieci emozioni secondo le distanze: 1=massima vicinanza emozionale; 9=massimo contrasto emozionale. Distanze emozionali è un sistema che permette di costruire un alto numero di articolazioni emozionali a diversi livelli utilizzando rumori figurativi ed astratti\, strumenti acustici\, colori\, immagini\, nonché di organizzare aggregazioni timbriche inusitate\, enigmatiche e coinvolgenti. \n Andamenti differenti è una passeggiata emozionale a tre livelli di relazione che crescono verso i massimi contrasti emozionali. L’algoritmo pensato definisce un progressivo aumento del contrasto emozionale e anche quello relativo all’andamento ritmico. I timbri utilizzati sono il risultato di un’analisi spettrale dei rumori emozionali. Ogni rumore ha un suo andamento algoritmico ottenuto sperimentalmente e rappresentativo di ognuna delle 10 emozioni. L’andamento numerico\, significativo di ogni rumore\, viene organizzato acusticamente considerando le estensioni acustiche degli strumenti utilizzati.  \nCampionatore emozionale E.10 è una tastiera midi a 88 tasti suddivisa in 10 zone emozionali (PA paura\, AN angoscia\, AG agitazione\, CO collera\, TR tristezza\, EC eccitazione\, ST stupore\, PI piacere\, GI gioia\, CA calma). Ogni zona è assegnata a dei file audio di sequenze emozionali sperimentalmente ottenute. Ogni zona oltre a scatenare i file\, può anche eseguire modifiche qualitative real time su di essi. Con il Campionatore emozionale E.10 si possono ottenere molteplici e complesse passeggiate emozionali\, imprevedibili\, enigmatiche e significative emozionalmente. Improvvisazione su cielo acustico è la combinazione di un brano elettronico astratto per 7 percorsi emozionali spazializzati e di crescente contrasto (dai minimi ai massimi contrasti emozionali) con le potenzialità combinatorie del campionatore emozionale E.10 programmato per articolare in tempo reale dall’esecutore algoritmi emozionali di pianoforte. \nConcerto con vista\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2009 © photo Gianclaudio Orabona Courtesy Fondazione Morra
URL:https://www.fondazionemorra.org/it/evento/piero-mottola-concerto-con-vista/
LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
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SUMMARY:Serate Futuriste. Cinema & Musica
DESCRIPTION:5 febbraio – 12 marzo 2009\nINIZIO 5 FEBBRAIO ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n“…Tornando al Manifesto del Figaro (il 20 febbraio 1909)\, così nasce quello che dovrà essere poi il mondiale sconvolgimento nell’arte e nella vita: il Futurismo; al quale tutti dovranno e dal quale tutti prenderanno. …Infatti\, il Futurismo\, sprigionandosi unicamente con scintilla letteraria\, scoppiò e divampò fulmineo con sbandieramenti di striscioni multicolori a lungo metraggio\, in tutto l’Universo\, (uno in via dei Mille\, a Napoli mi magnetizzò)\, coinvolgendo tutte le arti: poesia pittura musica scultura cinema architettura. Quindi automaticamente straripò nella vita e nella politica”. \nFrancesco Cangiullo\, Prefazione Le Serate Futuriste\nCasa Editrice Ceschina\, Milano 1961 \nTra il 1890 ed il 1930 una pletora di gruppi\, scuole e movimenti propagano le loro dottrine artistiche attraverso performances\, giornali\, pamphlets e manifesti per stabilire chiare distinzioni tra le precedenti formule artistiche di produzione e la radicale rivoluzione culturale dell’Avanguardia. Un gran numero di nuove scoperte ed invenzioni tecnologiche segna profondamente la quotidianità e cambia la percezione dell’universo fisico. Gli artisti sperimentano nuove modalità di espressione per rappresentare l’instabile e indeterminato stato dell’esistenza ed offrire una prospettiva differente dell’individuo e della società. Il trionfo della “sensazione dinamica” contro la “fissità del momento” porta gli artisti a testare le loro idee attraverso la performance e il cinema\, per raggiungere il pubblico e così ri-assettare la loro nozione di arte e cultura. \nNell’ambito delle celebrazioni del Centenario del Manifesto Futurista\, SERATE FUTURISTE CINEMA & MUSICA condensa opere filmiche futuriste o riconducibili al futurismo a confronto tra Italia\, Francia\, Germania\, Russia e USA\, selezionate da Mario Franco\, nonché registrazioni audio d’epoca e letture poetiche di autori contemporanei. \n“Occorre liberare il cinema come mezzo di espressione per farne lo strumento ideale di una nuova arte immensamente più vasta e più agile di tutte quelle esistenti. Siamo convinti che solo per mezzo di esso si potrà raggiungere quella poliespressività verso la quale tendono tutte le più moderne ricerche artistiche. …Nel film futurista entreranno come mezzi di espressione gli elementi più svariati: dal brano di vita reale alla chiazza di colore\, dalla linea alle parole in libertà\, dalla musica cromatica e plastica alla musica di oggetti”\, estratto dal Manifesto del Cinema 1916 che verrà letto da Tommaso Ottonieri la prima Serata (5 febbraio ore 19.00 – Museo Nitsch) per introdurre la visione dei films di Jean Mitry\, Vittorio Armentano e James Sibley Watson & Melville Webber. \nScarica programma
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SUMMARY:Luca Maria Patella. Mysterium Coniunctionis et Visioni da Madmountain
DESCRIPTION:15 gennaio 2009\nINIZIO ORE 17:00\nAuditorium Parco Della Musica\nVia Pietro de Coubertin 30\, Roma \nA cura di Anna Cestelli Guidi \nIn concomitanza con il Festival delle Scienze 2009\, dal tema ‘L’Universo’\, nell’Anno Mondiale dell’Astronomia\, il 15 gennaio si inaugura in AuditoriumArte il progetto espositivo di Luca Maria Patella “Mysterium Coniunctionis & Visioni da Madmountain”. Costruita su un nucleo centrale di 17 opere\, l’installazione ambientale organizzata in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli e la Fondazione Musica per Roma\, si amplierà con altri lavori pensati ad hoc per l’occasione e lo spazio espositivo in Auditorium. Il Mysterium Coniunctionis è un’opera\, o meglio un opus\, al quale l’artista ha lavorato per vari anni che implica la ricostruzione di rappresentazioni astronomiche e mito celesti\, realizzate dal cosmografo della Serenissima Repubblica di Venezia\, M. V. Coronelli\, per il re Sole\, nel 1693\, e dedicate all’anno futuro 1700. L’intervento di Patella non è però volto alla costituzione del tradizionale globo celeste\, ma propone due grandi Cupole Stellari rovesciate\, o Coppe aperte dei Cieli; e anche due grandi Tele\, con le rose degli Emisferi Celesti. Il tutto relazionato con i Cieli aperti\, ideati dal padre Luigi Patella\, cosmologo umanista. Su due ‘Colonne gemelle’ sono disposti i due Vasa physio-nomica (il rapporto tra ‘phisys’e ‘nomos’: natura\, pulsione\, inconscio; e norma\, cultura\, coscienza): un esame attento dello stagliarsi di questi vasi classici\, contro il fondo bianco del muro\, o anche l’osservazione delle rispettive ombre\, farà scoprire\, con sorpresa\, che essi sono esattamente ricavati – al tornio – dai profili fisiognomici di Luca e Rosa\, la compagna dell’artista. Altri elementi completano l’insieme\, quali: gli azzurri Cieli fosforescenti in cui\, al buio\, brillano gli astri\, liberati dai legami delle Costellazioni. Il piccolo Sacellum del Tempus / Templum\, che\, nelle sue antine di legno\, rinchiude ed apre la totalità di un altro cielo secentesco\, nonché un ‘rotundum aureum’ ed alcune ‘parole cosmiche’ (con – sider- are = osservare attentamente gli astri; dis – astro; con – sol – azione\, etc.). O i Bastoni tortili\, che si avvitano e legano l’alto al basso\, con i colori delle funzioni psicologiche. Il Misterium Coniunctionis propone una “lettura dei Miti scritti nella profondità onirica dei Cieli\, e una circolazione fra di essi”\, concepita come un viaggio proiettivo nelle sfere psicologiche personale e archetipica: come un’opus ambientale in cui la dimensione immaginaria\, di creatività traboccante dialettizza con la parallela formazione scientifica e psicanalitica dell’artista\, nella profonda convinzione come lui stesso scrive\, che “la via oggi aperta alla ricerca e all’arte sia quella di un’autentica compromissione concreta e globale\, fatta di scontri\, incontri\, sconfinamenti\, sul piano creativo\, sul piano etico e su quello delle semiologie”. Molti anni dopo un tour nei Musei di capitali europee\, Londra\, Bruxelles\, Mannheim\, Vienna e Humlebaek nell’ambito della grande mostra ‘L’Art et le Temps (regarde sur la quatrième dimension)’ del 1984 a cura di M. Baudson\, il Mysterium Coniunctionis viene ora presentato finalmente anche a Roma\, all’Auditorium\, in occasione del Festival delle Scienze 2009. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Mysterium Coniunctionis et Visioni da Madmountain\, Auditorium Parco Della Musica\, Roma\, 2009 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Mysterium Coniunctionis et Visioni da Madmountain\, Auditorium Parco Della Musica\, Roma\, 2009 Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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LOCATION:Auditorium Parco Della Musica\, Via Pietro de Coubertin\, 30\, Roma\, 00196
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SUMMARY:The Brig di Kenneth H. Brown
DESCRIPTION:24 -27 maggio 2008\nINIZIO 24 MAGGIO ORE 21:00\nTeatro Nuovo\nVia Montecalvario 16\, Napoli \nNapoli ospita la terza tappa italiana dello storico Living Theatre\, compagnia che ha cambiato la storia del teatro della seconda metà del secolo scorso \nDopo Firenze e Roma\, farà tappa a Napoli\, sabato 24 maggio 2008 alle ore 21.00 (in replica il 25 ed il 27)\, la tournèe italiana del Living Theatre con lo spettacolo The Brig di Kenneth H. Brown\, per la regia di Judith Malina. \nIl singolare allestimento\, presentato a Napoli da I.S.C.V. Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive con il sostegno del Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura\, in collaborazione con Fondazione Morra e Nuovo Teatro Nuovo\, vede la presenza\, in scena\, di un nutrito gruppo d’attori quali Gary Brackett\, Gene Ardor\, Kesh Baggan\, Brad Burgess\, Andrew Greer\, John Kohan\, Tommy McGinn\, Jeff Nash\, Johanny Paulino\, Christopher OŽBrien Spicer\, Bradford Rosenbloom\, Evan True\, Antwan Ward\, David Copley\, David Markham\, Morteza Tavakoli. Le scene\, i costumi\, il suono e le luci dello spettacolo sono a cura di Gary Brackett. \nScritto da Kenneth H. Brown\, veterano del Corpo dei Marines e sopravvissuto al carcere statunitense negli anni ’50\, è un agghiacciante ritratto sulla brutalità delle prigioni militari. Un testo breve diviso in due atti e sei scene\, che descrive\, con dovizia di particolari\, una giornata (dalla sveglia dei reclusi\, alle quattro del mattino\, fino all’ora di tornare a letto) nella prigione militare di Okinawa\, nel Giappone del 1957. \nIn queste pagine Brown racconta una realtà quotidiana fatta di violenze e di divieti assurdi\, che mirano alla totale ‘spersonalizzazione’ dell’individuo. Al debutto\, nel 1963\, lo spettacolo riscosse un enorme successo e\, al contempo\, provocò grande scandalo\, entrando così a far parte della storia del teatro. \nL’attualità del dibattito\, che si è aperto in questo inizio di XXI secolo sulle prigioni militari americane nel mondo\, da quelle in Iraq a quelle di Guantanamo\, dà nuovo rilievo a questo lavoro. La perversa logica\, alla base del trattamento dei prigionieri all’interno del sistema militare statunitense\, è resa molto chiaramente nel testo di Brown\, scelto per la messa in scena da Judith Malina dopo aver letto la traduzione inglese di M.C. Richards\, non ancora pubblicata\, de Il teatro e il suo doppio di Antonin Artaud. Il suo radicale approccio nell’articolare una relazione teatrale tra crudeltà e trascendenza ha trasformato The Brig in un’esperienza fisica di dolore e liberazione. \nThe Brig mette in evidenza quanto la disciplina e l’allenamento all’obbedienza sopprimano ed inducano giovani donne e uomini di buon cuore a commettere le atrocità che tutti gli eserciti compiono\, ovunque. Attraverso la biomeccanica dell’addestramento e la legge di assurdi rituali di precisione\, si ottiene un programmato adeguamento\, che consente loro di superare i naturali rimorsi umanitari. \nThe Brig\, il cui debutto originario risale al 1963\, fu uno dei primi successi del collettivo statunitense\, e si aggiudicò l’Obie Award come migliore pièce dell’anno. A New York\, nel corso della passata stagione\, il nuovo allestimento\, per la grande attualità dei temi trattati\, ha riscontrato lo stesso clamoroso successo di quando fu messo in scena per la prima volta. \nDa aprile a ottobre 2007\, The Brig è andato in scena\, al 21 di Clinton street di Manhattan (nuova sede della compagnia\, nel cuore dell’East Village)\, con 114 repliche\, vincendo nuovamente il Premio OBIE (Village Voice) per la regia e il cast.
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LOCATION:Teatro Nuovo\, Via Montecalvario 16\, Napoli\, 80134
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Metamorphosis\, dieci artisti nel borgo delle leggende
DESCRIPTION:18 maggio – 31 agosto 2008\nOPENING 17 MAGGIO ORE 17:30\nBorgo di Serra San Quirico\, Ancona \n \nMetamorphosis è un progetto espositivo a cura di Mimmo Di Marzio prodotto dal Gruppo Gola della Rossa di Serra San Quirico e organizzata dalla Galleria Novato Arte Contemporanea. Serra San Quirico è un antico borgo medievale immerso nella natura selvaggia dell’appennino marchigiano. La sua storia\, che trae origine dai primi insediamenti etruschi\, si fonde con la forza paesaggistica del Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi\, luoghi di forte intensità naturalistica ma densi anche di storie e leggende che fondono la tradizione pastorale a quella religiosa e spirituale. Alcune di queste leggende\, rimaste impresse nella cultura popolare\, sono intrise di allegorie legate al tema della metamorfosi e dell’incantesimo. I progetti degli artisti prendono vita in spazi pubblici del borgo\, sia interni che esterni\, e si sviluppano attraverso tutti i linguaggi artistici\, dalla pittura alla scultura\, dall’installazione al video. Le opere\, realizzate dagli artisti direttamente sul luogo\, in alcuni casi con il coinvolgimento degli abitanti del borgo\, si intrecciano in una sorta di percorso interattivo che raccoglie frammenti dei luoghi e coagula la visione dell’artista e l’esperienza degli spettatori. L’artista\, in questo senso\, diventa al contempo narratore di mirabilia ma anche alchemico trasformatore della materia e quindi della Natura. Il progetto installativo dell’artista napoletano Maurizio Elettrico\, sulla falsariga dell’epopea del The New Empire\, gioca una contrapposizione tra il mondo minerale inorganico e tecnico della civiltà umana e la vitalità caotica prorompente della natura\, entrambe coinvolte in un processo di reciproca metamorfosi. Il Gruppo Gola Della Rossa da sempre cerca di valorizzare\, attraverso le proprie opere ed iniziative\, il territorio a cui appartiene: una regione ricca di testimonianze storiche e culturali\, spesso poco conosciute. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008 Maurizio Elettrico Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008 Maurizio Elettrico Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008 Maurizio Elettrico Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008 Maurizio Elettrico Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008 Maurizio Elettrico Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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LOCATION:Serra San Quirico\, Ancona\, Italia
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SUMMARY:Vico La Volpe e il pianoforte a Napoli nel primo Novecento
DESCRIPTION:14 marzo 2008\nINIZIO ORE 18:00\nChiesa dei Santi Marcellino e Festo\nLargo S. Marcellino\, Napoli 80138 \nA cura di Pier Paolo De Martino \nIl prestigio musicale di Napoli\, dopo l’unità d’Italia e dopo il grande rigoglio teatrale del Settecento e del primo Ottocento\, è stato in gran parte legato alla fioritura della canzone e alla reputazione della scuola pianistica\, due aspetti del tutto diversi e ben diversamente al centro dell’attenzione. Mentre le tradizioni popolari e il genere della canzone napoletana in particolare sono state (e continuano ad esserlo) al centro dell’interesse dei media e ormai anche oggetto d’indagine da parte di sociologi\, storici e musicologi\, la storia del pianismo napoletano resta ancora tutta da indagare\,  a dispetto di una perdurante\, fortissima vitalità testimoniata dal successo internazionale di personalità come quelle di Riccardo Muti\, Michele Campanella\, Aldo Ciccolini\, Laura De Fusco\, Carlo Bruno: ultimi eredi di una ricchissima progenie pianistica che ha il suo mitico fondatore in Sigismund Thalberg\, austriaco trasferitosi a Napoli nel 1856\, e il suo autentico caposcuola nel maggiore allievo di quest’ultimo\,  Beniamino Cesi\, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte. \nLa Fondazione Morra\, non nuova a ricerche miranti ad oltrepassare rigidi steccati e strade consuete\, si propone di promuovere un’azione di recupero di questo pezzo importante della storia musicale della nostra città su cui rischia di calare un pressoché completo oblio. Il punto di partenza è costituito dalla figura di Vico La Volpe\, pianista napoletano attivo soprattutto tra le due guerre mondiali\, sul quale è emersa un’ ampia documentazione grazie al lavoro di Andrea Campanella.  A questa figura saranno dedicati due CD\, uno con registrazioni originali tratte dagli archivi della Rai\, un altro con musiche dedicate a la Volpe da compositori del primo novecento ( Cilea\, Persico\, Gargiulo\, Savasta) eseguite da Michele Campanella\, uno dei più grandi pianisti del nostro tempo. Il progetto della Fondazione Morra prevede anche la pubblicazione di un volume miscellaneo\, curato da Pier Paolo De Martino\, docente di Storia della musica presso la Seconda Università di Napoli: un volume sul pianoforte a Napoli nelle sue varie sfaccettature (dall’attività degli interpreti a quella dei didatti\, dalla produzione dei compositori a quella delle fabbriche di strumenti)\, che sarà presentato al pubblico nel prossimo autunno con una tavola rotonda e una serie di concerti ospitati dal Conservatorio “S. Pietro a Majella”.
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SUMMARY:Domenico Mennillo - ANDROMACA. Opera neoplatonica in IV stanze ricreative
DESCRIPTION:6 dicembre – 16 dicembre 2007\nSTART ORE 21:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \n  \nANDROMACA. Opera neoplatonica in IV stanze ricreative\, il nuovo lavoro teatrale ideato da Domenico Mennillo e prodotto da lunGrabbe\, in collaborazione con Fondazione Morra e E-M ARTS\, debutterà in prima nazionale dal 6 al 16 dicembre 2007 nelle sale della Fondazione Morra (Palazzo dello Spagnuolo – Napoli). \nL’opera è una riscrittura teatrale-performativa per ambienti architettonici sei-settecenteschi tratta dall’omonima tragedia di Jean Racine\, rappresentata per la prima volta a Parigi il 17 novembre 1667 dinanzi al re Filippo d’Orleans\, negli appartamenti della regina Enrichetta d’Inghilterra (a cui Racine dedica l’opera). \nGli ambienti della Fondazione Morra\, ubicati al primo piano del Palazzo dello Spagnuolo progettato dall’architetto Ferdinando Sanfelice nel Settecento\, permettono all’opera di lunGrabbe di realizzare un ideale salotto “teatral-architettonico” composto da IV stanze ludico-ricreative. \nIl salotto dell’ANDROMACA è creato\, sulla scia dei salotti elitari delle raffinate civiltà sei-settecentesche parigine e napoletane\, in un unico spazio d’attività umane e in un arco temporale-rappresentativo di un’intera giornata-vita. \nNella prima stanza il fruitore è inserito in un labirinto di sipari\, una sorta di teatro del teatro\, con un sipario situato al centro della stanza a fare da telo proiettivo per un piccolo “teatrino neoplatonico” di ombre realizzate da sagome in legno\, azionate dai 4 attori; i sipari della prima stanza delimitano gli accessi alle stanze successive\, dove gli attori volta per volta svelano ai fruitori dell’opera oggetti e attività relative alle dinamiche delle diverse stanze. Nella seconda stanza hanno inizio le attività ludico-ricreative del salotto\, messe in azione da Andromaca\, Pirro\, Ermione e Oreste fra un poligono regale delle abilità per bocche di fuoco (simile per funzionalità e fattura a quelli presenti nei luna park) e 4 sedie rudimentali in legno e plastica. La terza stanza ospiterà un giardino per spazi chiusi\, composto da un quadrato in legno dipinto di bianco con una tettoia ricavata da rami di ulivi secchi e un prato verde a ricoprire la superficie degli spazi orizzontali dell’intera stanza; la quarta stanza\, infine\, ospiterà le ultime due decisive attività ricreative dell’opera\, con un atipico gioco militare da tavola e un aquilone per candelabri con candele. \nIn questa occasione sarà presentato il volume ANDROMACA (edizioni Morra/E-M ARTS)\, a cura di lunGrabbe e Domenico Mennillo\, con un intervento di Lorenzo Mango. \n– Il salotto è articolato in IV stanze ricreative che vengono abitate e vissute da quattro attori nel rituale d’impersonificazione tragico dell’Andromaca. I convenuti (il pubblico?) prendono posto fra gli spazi delle IV stanze\, come parte integrante di questo salotto stilizzato. Il salotto è fisicamente ideato per grandi sale o giardini di palazzi sei-settecenteschi\, “ruderi museali” in cui la storia è lungamente sedimentata. \n– I personaggi di Racine vengono rielaborati secondo il criterio di conoscenza mitico-universale delle loro vicende\, un uso simile a quello fatto dal filosofo greco Zenone  per l’elaborazione del suo paradosso di “Achille e la tartaruga”: Achille come piè veloce\, come l’uomo conosciuto dalla Grecia per la sua mitica velocità. \n– Nel caso dell’ANDROMACA i quattro personaggi di origine racineana vengono “usati” nelle partiture dell’opera per la valenza universale delle loro vicende umane in uno spazio di socializzazione normativo; in questo caso il salotto è lo spazio normativo con sue regole precise da osservare\, in cui l’uomo si confronta e scontra con altri suoi simili… \n(da Commentario minimo all’Andromaca di Domenico Mennillo\, in Andromaca edizioni Morra/E-M ARTS\, napoli 2007) \n…Nel lavoro di Mennillo\, insomma\, il luogo diventa esso stesso testo. Si tratta\, però\, di un luogo particolare\, l’architettura\, che ha un portato non solo ambientale\, non determinato solo dalla sua dimensione di cosa materiale e costruita\, ma anche dalla memoria\, dal vissuto e dalla storia. Tutti elementi\, questi\, legati all’”abitare del tempo” che caratterizza l’architettura facendone un testo\, in una prospettiva teatrale\, a più livelli: come segno visivo ma anche come segno emotivo e culturale. \nGli spettacoli di lunGrabbe\, dunque\, nascono come risposta\, in termini di messa in scena\, alla provocazione dell’architettura e\, più in generale\, del luogo. D’altronde ogni messa in scena di un testo drammatico\, se è autenticamente tale\, è proprio questo: la risposta alla provocazione di un testo (che noi per abitudine\, o anche solo per pigrizia mentale\, pensiamo sempre e solo come testo letterario)\, una risposta che si manifesta in forme e modi diversi passando\, in primo luogo\, nel modo di utilizzare lo spazio… \nLorenzo Mango \n(tratto da Andromaca edizioni Morra/E-M ARTS\, Napoli 2007) \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				D.Mennillo. Andromaca\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2007 © Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				D.Mennillo. Andromaca\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2007 © Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				D.Mennillo. Andromaca\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2007 © Fondazione Morra
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