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SUMMARY:Serate Futuriste. Cinema & Musica
DESCRIPTION:5 febbraio – 12 marzo 2009\nINIZIO 5 FEBBRAIO ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n“…Tornando al Manifesto del Figaro (il 20 febbraio 1909)\, così nasce quello che dovrà essere poi il mondiale sconvolgimento nell’arte e nella vita: il Futurismo; al quale tutti dovranno e dal quale tutti prenderanno. …Infatti\, il Futurismo\, sprigionandosi unicamente con scintilla letteraria\, scoppiò e divampò fulmineo con sbandieramenti di striscioni multicolori a lungo metraggio\, in tutto l’Universo\, (uno in via dei Mille\, a Napoli mi magnetizzò)\, coinvolgendo tutte le arti: poesia pittura musica scultura cinema architettura. Quindi automaticamente straripò nella vita e nella politica”. \nFrancesco Cangiullo\, Prefazione Le Serate Futuriste\nCasa Editrice Ceschina\, Milano 1961 \nTra il 1890 ed il 1930 una pletora di gruppi\, scuole e movimenti propagano le loro dottrine artistiche attraverso performances\, giornali\, pamphlets e manifesti per stabilire chiare distinzioni tra le precedenti formule artistiche di produzione e la radicale rivoluzione culturale dell’Avanguardia. Un gran numero di nuove scoperte ed invenzioni tecnologiche segna profondamente la quotidianità e cambia la percezione dell’universo fisico. Gli artisti sperimentano nuove modalità di espressione per rappresentare l’instabile e indeterminato stato dell’esistenza ed offrire una prospettiva differente dell’individuo e della società. Il trionfo della “sensazione dinamica” contro la “fissità del momento” porta gli artisti a testare le loro idee attraverso la performance e il cinema\, per raggiungere il pubblico e così ri-assettare la loro nozione di arte e cultura. \nNell’ambito delle celebrazioni del Centenario del Manifesto Futurista\, SERATE FUTURISTE CINEMA & MUSICA condensa opere filmiche futuriste o riconducibili al futurismo a confronto tra Italia\, Francia\, Germania\, Russia e USA\, selezionate da Mario Franco\, nonché registrazioni audio d’epoca e letture poetiche di autori contemporanei. \n“Occorre liberare il cinema come mezzo di espressione per farne lo strumento ideale di una nuova arte immensamente più vasta e più agile di tutte quelle esistenti. Siamo convinti che solo per mezzo di esso si potrà raggiungere quella poliespressività verso la quale tendono tutte le più moderne ricerche artistiche. …Nel film futurista entreranno come mezzi di espressione gli elementi più svariati: dal brano di vita reale alla chiazza di colore\, dalla linea alle parole in libertà\, dalla musica cromatica e plastica alla musica di oggetti”\, estratto dal Manifesto del Cinema 1916 che verrà letto da Tommaso Ottonieri la prima Serata (5 febbraio ore 19.00 – Museo Nitsch) per introdurre la visione dei films di Jean Mitry\, Vittorio Armentano e James Sibley Watson & Melville Webber. \nScarica programma
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SUMMARY:Luca Maria Patella. Mysterium Coniunctionis et Visioni da Madmountain
DESCRIPTION:15 gennaio 2009\nINIZIO ORE 17:00\nAuditorium Parco Della Musica\nVia Pietro de Coubertin 30\, Roma \nA cura di Anna Cestelli Guidi \nIn concomitanza con il Festival delle Scienze 2009\, dal tema ‘L’Universo’\, nell’Anno Mondiale dell’Astronomia\, il 15 gennaio si inaugura in AuditoriumArte il progetto espositivo di Luca Maria Patella “Mysterium Coniunctionis & Visioni da Madmountain”. Costruita su un nucleo centrale di 17 opere\, l’installazione ambientale organizzata in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli e la Fondazione Musica per Roma\, si amplierà con altri lavori pensati ad hoc per l’occasione e lo spazio espositivo in Auditorium. Il Mysterium Coniunctionis è un’opera\, o meglio un opus\, al quale l’artista ha lavorato per vari anni che implica la ricostruzione di rappresentazioni astronomiche e mito celesti\, realizzate dal cosmografo della Serenissima Repubblica di Venezia\, M. V. Coronelli\, per il re Sole\, nel 1693\, e dedicate all’anno futuro 1700. L’intervento di Patella non è però volto alla costituzione del tradizionale globo celeste\, ma propone due grandi Cupole Stellari rovesciate\, o Coppe aperte dei Cieli; e anche due grandi Tele\, con le rose degli Emisferi Celesti. Il tutto relazionato con i Cieli aperti\, ideati dal padre Luigi Patella\, cosmologo umanista. Su due ‘Colonne gemelle’ sono disposti i due Vasa physio-nomica (il rapporto tra ‘phisys’e ‘nomos’: natura\, pulsione\, inconscio; e norma\, cultura\, coscienza): un esame attento dello stagliarsi di questi vasi classici\, contro il fondo bianco del muro\, o anche l’osservazione delle rispettive ombre\, farà scoprire\, con sorpresa\, che essi sono esattamente ricavati – al tornio – dai profili fisiognomici di Luca e Rosa\, la compagna dell’artista. Altri elementi completano l’insieme\, quali: gli azzurri Cieli fosforescenti in cui\, al buio\, brillano gli astri\, liberati dai legami delle Costellazioni. Il piccolo Sacellum del Tempus / Templum\, che\, nelle sue antine di legno\, rinchiude ed apre la totalità di un altro cielo secentesco\, nonché un ‘rotundum aureum’ ed alcune ‘parole cosmiche’ (con – sider- are = osservare attentamente gli astri; dis – astro; con – sol – azione\, etc.). O i Bastoni tortili\, che si avvitano e legano l’alto al basso\, con i colori delle funzioni psicologiche. Il Misterium Coniunctionis propone una “lettura dei Miti scritti nella profondità onirica dei Cieli\, e una circolazione fra di essi”\, concepita come un viaggio proiettivo nelle sfere psicologiche personale e archetipica: come un’opus ambientale in cui la dimensione immaginaria\, di creatività traboccante dialettizza con la parallela formazione scientifica e psicanalitica dell’artista\, nella profonda convinzione come lui stesso scrive\, che “la via oggi aperta alla ricerca e all’arte sia quella di un’autentica compromissione concreta e globale\, fatta di scontri\, incontri\, sconfinamenti\, sul piano creativo\, sul piano etico e su quello delle semiologie”. Molti anni dopo un tour nei Musei di capitali europee\, Londra\, Bruxelles\, Mannheim\, Vienna e Humlebaek nell’ambito della grande mostra ‘L’Art et le Temps (regarde sur la quatrième dimension)’ del 1984 a cura di M. Baudson\, il Mysterium Coniunctionis viene ora presentato finalmente anche a Roma\, all’Auditorium\, in occasione del Festival delle Scienze 2009. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Mysterium Coniunctionis et Visioni da Madmountain\, Auditorium Parco Della Musica\, Roma\, 2009 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Mysterium Coniunctionis et Visioni da Madmountain\, Auditorium Parco Della Musica\, Roma\, 2009 Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:The Brig di Kenneth H. Brown
DESCRIPTION:24 -27 maggio 2008\nINIZIO 24 MAGGIO ORE 21:00\nTeatro Nuovo\nVia Montecalvario 16\, Napoli \nNapoli ospita la terza tappa italiana dello storico Living Theatre\, compagnia che ha cambiato la storia del teatro della seconda metà del secolo scorso \nDopo Firenze e Roma\, farà tappa a Napoli\, sabato 24 maggio 2008 alle ore 21.00 (in replica il 25 ed il 27)\, la tournèe italiana del Living Theatre con lo spettacolo The Brig di Kenneth H. Brown\, per la regia di Judith Malina. \nIl singolare allestimento\, presentato a Napoli da I.S.C.V. Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive con il sostegno del Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura\, in collaborazione con Fondazione Morra e Nuovo Teatro Nuovo\, vede la presenza\, in scena\, di un nutrito gruppo d’attori quali Gary Brackett\, Gene Ardor\, Kesh Baggan\, Brad Burgess\, Andrew Greer\, John Kohan\, Tommy McGinn\, Jeff Nash\, Johanny Paulino\, Christopher OŽBrien Spicer\, Bradford Rosenbloom\, Evan True\, Antwan Ward\, David Copley\, David Markham\, Morteza Tavakoli. Le scene\, i costumi\, il suono e le luci dello spettacolo sono a cura di Gary Brackett. \nScritto da Kenneth H. Brown\, veterano del Corpo dei Marines e sopravvissuto al carcere statunitense negli anni ’50\, è un agghiacciante ritratto sulla brutalità delle prigioni militari. Un testo breve diviso in due atti e sei scene\, che descrive\, con dovizia di particolari\, una giornata (dalla sveglia dei reclusi\, alle quattro del mattino\, fino all’ora di tornare a letto) nella prigione militare di Okinawa\, nel Giappone del 1957. \nIn queste pagine Brown racconta una realtà quotidiana fatta di violenze e di divieti assurdi\, che mirano alla totale ‘spersonalizzazione’ dell’individuo. Al debutto\, nel 1963\, lo spettacolo riscosse un enorme successo e\, al contempo\, provocò grande scandalo\, entrando così a far parte della storia del teatro. \nL’attualità del dibattito\, che si è aperto in questo inizio di XXI secolo sulle prigioni militari americane nel mondo\, da quelle in Iraq a quelle di Guantanamo\, dà nuovo rilievo a questo lavoro. La perversa logica\, alla base del trattamento dei prigionieri all’interno del sistema militare statunitense\, è resa molto chiaramente nel testo di Brown\, scelto per la messa in scena da Judith Malina dopo aver letto la traduzione inglese di M.C. Richards\, non ancora pubblicata\, de Il teatro e il suo doppio di Antonin Artaud. Il suo radicale approccio nell’articolare una relazione teatrale tra crudeltà e trascendenza ha trasformato The Brig in un’esperienza fisica di dolore e liberazione. \nThe Brig mette in evidenza quanto la disciplina e l’allenamento all’obbedienza sopprimano ed inducano giovani donne e uomini di buon cuore a commettere le atrocità che tutti gli eserciti compiono\, ovunque. Attraverso la biomeccanica dell’addestramento e la legge di assurdi rituali di precisione\, si ottiene un programmato adeguamento\, che consente loro di superare i naturali rimorsi umanitari. \nThe Brig\, il cui debutto originario risale al 1963\, fu uno dei primi successi del collettivo statunitense\, e si aggiudicò l’Obie Award come migliore pièce dell’anno. A New York\, nel corso della passata stagione\, il nuovo allestimento\, per la grande attualità dei temi trattati\, ha riscontrato lo stesso clamoroso successo di quando fu messo in scena per la prima volta. \nDa aprile a ottobre 2007\, The Brig è andato in scena\, al 21 di Clinton street di Manhattan (nuova sede della compagnia\, nel cuore dell’East Village)\, con 114 repliche\, vincendo nuovamente il Premio OBIE (Village Voice) per la regia e il cast.
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Metamorphosis\, dieci artisti nel borgo delle leggende
DESCRIPTION:18 maggio – 31 agosto 2008\nOPENING 17 MAGGIO ORE 17:30\nBorgo di Serra San Quirico\, Ancona \n \nMetamorphosis è un progetto espositivo a cura di Mimmo Di Marzio prodotto dal Gruppo Gola della Rossa di Serra San Quirico e organizzata dalla Galleria Novato Arte Contemporanea. Serra San Quirico è un antico borgo medievale immerso nella natura selvaggia dell’appennino marchigiano. La sua storia\, che trae origine dai primi insediamenti etruschi\, si fonde con la forza paesaggistica del Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi\, luoghi di forte intensità naturalistica ma densi anche di storie e leggende che fondono la tradizione pastorale a quella religiosa e spirituale. Alcune di queste leggende\, rimaste impresse nella cultura popolare\, sono intrise di allegorie legate al tema della metamorfosi e dell’incantesimo. I progetti degli artisti prendono vita in spazi pubblici del borgo\, sia interni che esterni\, e si sviluppano attraverso tutti i linguaggi artistici\, dalla pittura alla scultura\, dall’installazione al video. Le opere\, realizzate dagli artisti direttamente sul luogo\, in alcuni casi con il coinvolgimento degli abitanti del borgo\, si intrecciano in una sorta di percorso interattivo che raccoglie frammenti dei luoghi e coagula la visione dell’artista e l’esperienza degli spettatori. L’artista\, in questo senso\, diventa al contempo narratore di mirabilia ma anche alchemico trasformatore della materia e quindi della Natura. Il progetto installativo dell’artista napoletano Maurizio Elettrico\, sulla falsariga dell’epopea del The New Empire\, gioca una contrapposizione tra il mondo minerale inorganico e tecnico della civiltà umana e la vitalità caotica prorompente della natura\, entrambe coinvolte in un processo di reciproca metamorfosi. Il Gruppo Gola Della Rossa da sempre cerca di valorizzare\, attraverso le proprie opere ed iniziative\, il territorio a cui appartiene: una regione ricca di testimonianze storiche e culturali\, spesso poco conosciute. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008 Maurizio Elettrico Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008 Maurizio Elettrico Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008 Maurizio Elettrico Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008 Maurizio Elettrico Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Metmorphosis\, Serra San Quirico\, Ancona 2008 Maurizio Elettrico Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Vico La Volpe e il pianoforte a Napoli nel primo Novecento
DESCRIPTION:14 marzo 2008\nINIZIO ORE 18:00\nChiesa dei Santi Marcellino e Festo\nLargo S. Marcellino\, Napoli 80138 \nA cura di Pier Paolo De Martino \nIl prestigio musicale di Napoli\, dopo l’unità d’Italia e dopo il grande rigoglio teatrale del Settecento e del primo Ottocento\, è stato in gran parte legato alla fioritura della canzone e alla reputazione della scuola pianistica\, due aspetti del tutto diversi e ben diversamente al centro dell’attenzione. Mentre le tradizioni popolari e il genere della canzone napoletana in particolare sono state (e continuano ad esserlo) al centro dell’interesse dei media e ormai anche oggetto d’indagine da parte di sociologi\, storici e musicologi\, la storia del pianismo napoletano resta ancora tutta da indagare\,  a dispetto di una perdurante\, fortissima vitalità testimoniata dal successo internazionale di personalità come quelle di Riccardo Muti\, Michele Campanella\, Aldo Ciccolini\, Laura De Fusco\, Carlo Bruno: ultimi eredi di una ricchissima progenie pianistica che ha il suo mitico fondatore in Sigismund Thalberg\, austriaco trasferitosi a Napoli nel 1856\, e il suo autentico caposcuola nel maggiore allievo di quest’ultimo\,  Beniamino Cesi\, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte. \nLa Fondazione Morra\, non nuova a ricerche miranti ad oltrepassare rigidi steccati e strade consuete\, si propone di promuovere un’azione di recupero di questo pezzo importante della storia musicale della nostra città su cui rischia di calare un pressoché completo oblio. Il punto di partenza è costituito dalla figura di Vico La Volpe\, pianista napoletano attivo soprattutto tra le due guerre mondiali\, sul quale è emersa un’ ampia documentazione grazie al lavoro di Andrea Campanella.  A questa figura saranno dedicati due CD\, uno con registrazioni originali tratte dagli archivi della Rai\, un altro con musiche dedicate a la Volpe da compositori del primo novecento ( Cilea\, Persico\, Gargiulo\, Savasta) eseguite da Michele Campanella\, uno dei più grandi pianisti del nostro tempo. Il progetto della Fondazione Morra prevede anche la pubblicazione di un volume miscellaneo\, curato da Pier Paolo De Martino\, docente di Storia della musica presso la Seconda Università di Napoli: un volume sul pianoforte a Napoli nelle sue varie sfaccettature (dall’attività degli interpreti a quella dei didatti\, dalla produzione dei compositori a quella delle fabbriche di strumenti)\, che sarà presentato al pubblico nel prossimo autunno con una tavola rotonda e una serie di concerti ospitati dal Conservatorio “S. Pietro a Majella”.
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SUMMARY:Domenico Mennillo - ANDROMACA. Opera neoplatonica in IV stanze ricreative
DESCRIPTION:6 dicembre – 16 dicembre 2007\nSTART ORE 21:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \n  \nANDROMACA. Opera neoplatonica in IV stanze ricreative\, il nuovo lavoro teatrale ideato da Domenico Mennillo e prodotto da lunGrabbe\, in collaborazione con Fondazione Morra e E-M ARTS\, debutterà in prima nazionale dal 6 al 16 dicembre 2007 nelle sale della Fondazione Morra (Palazzo dello Spagnuolo – Napoli). \nL’opera è una riscrittura teatrale-performativa per ambienti architettonici sei-settecenteschi tratta dall’omonima tragedia di Jean Racine\, rappresentata per la prima volta a Parigi il 17 novembre 1667 dinanzi al re Filippo d’Orleans\, negli appartamenti della regina Enrichetta d’Inghilterra (a cui Racine dedica l’opera). \nGli ambienti della Fondazione Morra\, ubicati al primo piano del Palazzo dello Spagnuolo progettato dall’architetto Ferdinando Sanfelice nel Settecento\, permettono all’opera di lunGrabbe di realizzare un ideale salotto “teatral-architettonico” composto da IV stanze ludico-ricreative. \nIl salotto dell’ANDROMACA è creato\, sulla scia dei salotti elitari delle raffinate civiltà sei-settecentesche parigine e napoletane\, in un unico spazio d’attività umane e in un arco temporale-rappresentativo di un’intera giornata-vita. \nNella prima stanza il fruitore è inserito in un labirinto di sipari\, una sorta di teatro del teatro\, con un sipario situato al centro della stanza a fare da telo proiettivo per un piccolo “teatrino neoplatonico” di ombre realizzate da sagome in legno\, azionate dai 4 attori; i sipari della prima stanza delimitano gli accessi alle stanze successive\, dove gli attori volta per volta svelano ai fruitori dell’opera oggetti e attività relative alle dinamiche delle diverse stanze. Nella seconda stanza hanno inizio le attività ludico-ricreative del salotto\, messe in azione da Andromaca\, Pirro\, Ermione e Oreste fra un poligono regale delle abilità per bocche di fuoco (simile per funzionalità e fattura a quelli presenti nei luna park) e 4 sedie rudimentali in legno e plastica. La terza stanza ospiterà un giardino per spazi chiusi\, composto da un quadrato in legno dipinto di bianco con una tettoia ricavata da rami di ulivi secchi e un prato verde a ricoprire la superficie degli spazi orizzontali dell’intera stanza; la quarta stanza\, infine\, ospiterà le ultime due decisive attività ricreative dell’opera\, con un atipico gioco militare da tavola e un aquilone per candelabri con candele. \nIn questa occasione sarà presentato il volume ANDROMACA (edizioni Morra/E-M ARTS)\, a cura di lunGrabbe e Domenico Mennillo\, con un intervento di Lorenzo Mango. \n– Il salotto è articolato in IV stanze ricreative che vengono abitate e vissute da quattro attori nel rituale d’impersonificazione tragico dell’Andromaca. I convenuti (il pubblico?) prendono posto fra gli spazi delle IV stanze\, come parte integrante di questo salotto stilizzato. Il salotto è fisicamente ideato per grandi sale o giardini di palazzi sei-settecenteschi\, “ruderi museali” in cui la storia è lungamente sedimentata. \n– I personaggi di Racine vengono rielaborati secondo il criterio di conoscenza mitico-universale delle loro vicende\, un uso simile a quello fatto dal filosofo greco Zenone  per l’elaborazione del suo paradosso di “Achille e la tartaruga”: Achille come piè veloce\, come l’uomo conosciuto dalla Grecia per la sua mitica velocità. \n– Nel caso dell’ANDROMACA i quattro personaggi di origine racineana vengono “usati” nelle partiture dell’opera per la valenza universale delle loro vicende umane in uno spazio di socializzazione normativo; in questo caso il salotto è lo spazio normativo con sue regole precise da osservare\, in cui l’uomo si confronta e scontra con altri suoi simili… \n(da Commentario minimo all’Andromaca di Domenico Mennillo\, in Andromaca edizioni Morra/E-M ARTS\, napoli 2007) \n…Nel lavoro di Mennillo\, insomma\, il luogo diventa esso stesso testo. Si tratta\, però\, di un luogo particolare\, l’architettura\, che ha un portato non solo ambientale\, non determinato solo dalla sua dimensione di cosa materiale e costruita\, ma anche dalla memoria\, dal vissuto e dalla storia. Tutti elementi\, questi\, legati all’”abitare del tempo” che caratterizza l’architettura facendone un testo\, in una prospettiva teatrale\, a più livelli: come segno visivo ma anche come segno emotivo e culturale. \nGli spettacoli di lunGrabbe\, dunque\, nascono come risposta\, in termini di messa in scena\, alla provocazione dell’architettura e\, più in generale\, del luogo. D’altronde ogni messa in scena di un testo drammatico\, se è autenticamente tale\, è proprio questo: la risposta alla provocazione di un testo (che noi per abitudine\, o anche solo per pigrizia mentale\, pensiamo sempre e solo come testo letterario)\, una risposta che si manifesta in forme e modi diversi passando\, in primo luogo\, nel modo di utilizzare lo spazio… \nLorenzo Mango \n(tratto da Andromaca edizioni Morra/E-M ARTS\, Napoli 2007) \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				D.Mennillo. Andromaca\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2007 © Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				D.Mennillo. Andromaca\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2007 © Fondazione Morra \n				\n			\n				\n			\n				\n				D.Mennillo. Andromaca\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2007 © Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 7th edition
DESCRIPTION:13 novembre – 18 novembre 2007\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra e Katia Rossini \nL’Independent Film Show\, giunta alla settima edizione\, è una delle rare rassegne italiane interamente dedicata al Cinema Sperimentale Indipendente: la storia e le sue rotture\, i classici\, i films ritrovati… e naturalmente la sua parte viva cioè le nuove idee. I films 16mm e i video selezionati dai curatori rappresentano un’occasione unica per indagare questa area di creatività libera e dinamica; oggi il cinema sperimentale non sarebbe lo stesso senza il contributo di quei film-makers che hanno esplorato e studiato le qualità interne del film e del video\, spingendo i limiti delle possibilità espressive. Il centro di interesse è il “materiale” filmico che attraverso gli interventi manuali\, le tecniche di animazione\, le variazioni cromatiche\, il flickering\, la dissolvenza\, le esposizioni multiple\, i viraggi\, il montaggio\, le sovraesposizioni\, le accelerazioni e/o i rallentamenti\, ecc.\, permette la creazione\, e non la riproduzione come accade per il Cinema narrativo\, di esperienze visive completamente libere. \nL’Independent Film Show 7° edizione si svolgerà dal 13 al 18 novembre 2007 presso la Fondazione Morra (Palazzo dello Spagnolo – via Vergini\, 19) e sarà coordinata da Raffaella Morra e Katia Rossini\, co-fondatrice del Nova Cinema di Bruxelles. \nLa prima selezione dei Background è l’esatto contrario di un tema ben definito e circoscritto\, è più una combinazione elettronic gypsies che vaga in modo irregolare e riunisce degli elementi lungo il percorso\, come da loro specificato: “…Ci piace pensare ai films come una successione di fotogrammi surgelati dove le linee narrative sono meno importanti delle immagini viste; inoltre ci piace chiedere agli spettatori di andare oltre e di fare un esercizio mentale mentre guardano i films\, provare mentalmente a disconnettere il suono o de-contestualizzare le immagini…” \nVisions of Realities & Motives and Textures\, i due programmi curati da Christophe Bichon\, sono una selezione di films sperimentali contemporanei Francesi realizzati negli ultimi 4 anni e provenienti dalla Light Cone di Parigi; Visions of Realities raccoglie dei films realizzati con immagini reali che attraverso il montaggio e la sovrapposizione dell’immagine e del suono diventano dei veri dipinti impressionisti animati. Nel secondo programma Motives and Textures\, la manipolazione del supporto filmico e video rappresenta l’elemento fondamentale di ricerca\, Frédérique Devaux\, Cécile Fontaine e Olivier Fouchard\, fra gli altri\, lavorano direttamente sulla pellicola\, graffiando e incidendo l’emulsione o incollando sezioni di vari materiali sopra il nastro di celluloide. \nJoost Rekveld\, film maker e musicista olandese\, parte dall’indagine sul Cinema Astratto svolta nella sesta edizione e focalizza l’attenzione sui films astratti prodotti in Olanda dal 1970 al 2007. Il dipartimento di cinema della Free Academy\, sotto la direzione del film-maker Frans Zwartjes\, è stato il centro più importante per il film sperimentale in Olanda e molti autori\, tra i quali Jacques Verbeek\, Karin Wiertz\, Bart Vegter e Joost Rekveld\, hanno realizzato e mostrato i loro primi films all’interno di questa scuola. Una forma fatta di luce che può esser confrontata al modo in cui è strutturato il suono in una composizione musicale è l’elemento che accomuna queste opere filmiche\, ad esempio in #5 – film per tre proiettori e tre schermi indipendenti ed adiacenti – le immagini sono create con delle forme riflettenti in movimento con ampie variazioni nei tempi di esposizione e poi stampate sulla striscia filmica con vari metodi. \nAnche per questa settima edizione sono previste delle performances di Expanded Cinema; la serie Meta Accumulation Indeterminacy dei Background è un’opera in progress\, uno spazio per far funzionare la mente ed il cuore in cui le strutture visive e sonore sono analizzate in un ampio processo di costruzione/ricostruzione. \nSandra Gibson e Luis Recoder\, film makers americani\, presentano in prima assoluta in Italia una selezione di films strutturali di Colen Fitzgibbon. Questi films\, realizzati tra il 1973-’75\, sono profondamente legati alle alte aspirazioni formalistiche dell’Avanguardia e spingono la percezione al limite. Il film FM/TRCS è uno studio sulla distruzione dell’immagine ed il conseguente effetto di riconoscimento e suggerimento di nuove immagini; la luce\, il colore\, la forma\, la struttura\, il modello\, la granularità\, la solarizzazione\, il contrasto e il movimento fluiscono continuamente da un certo posto non rivelato\, causando l’effetto di incessante irrequietezza del frame filmico. \nL’installazione/performance Untitled di Sandra Gibson e Luis Recoder è incentrata sull’interazione della luce con la pellicola\, in particolare l’impercettibile dialogo registrato dalla luce sugli alogenuri d’argento sospesi nell’emulsione di gelatina.
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - La Cena Segreta (Intramoenia Extra Art)
DESCRIPTION:14 ottobre 2007 – 15 gennaio 2008\nOPENING 14 OTTOBRE ORE 17:00\nCastello della Cittadella fortificata\nAcaya\, Lecce \nCon la direzione scientifica di Achille Bonito Oliva\, a cura di Giusy Caroppo e Rossella Meucci Reale. \nL’opera è riferita prevalentemente ad un gioco di visualizzazioni e di auto-identificazioni con le storie e i personaggi di The New Empire\, un volume (edizioni Morra) che nel perfetto linguaggio di un saggio storico offre una narrazione fantapolitica e fantareligiosa\, ambientata in un lontano futuro. La Cena segreta\, installazione presentata al Castello di Acaya si riferisce ad uno dei personaggi del libro\, Cervandro\, l’uomo cervo\, una sorta di ibrido biologico a metà tra arte transgenica e bestiario simbolico.\nL’opera è la sua stessa mensa\, paragonabile a quella di un re\, pur tuttavia una tavola che sembra imbandita con le sue stesse carni: le due teste di cervo in cera bianca dai riflessi alabastrini appaiono come parte di un trofeo di caccia\, ma anche come commensali\, come nobili fruitori di una cena allegorica tra pelli di capra selvatica\, coppe realizzate in cera d’api dal profumo di miele e una zucca magica ed apotropaica in ambra di pino.\nLa tovaglia raccoglie invece alcune scene con uomini ed animali dipinte in gusto medievale ed ispirate liberamente ad un testo del Boccaccio\, La caccia di Diana\, dove la vittima\, un cervo appunto\, diviene un giovane bellissimo\, amato alla fine dalla sua stessa cacciatrice.\nIl video invece che si accende all’interno di un antico camino è un assaggio fantasmagorico di The New empire\, che scandisce la recitazione di alcuni passi del libro attraverso personaggi in costume ed ambientazioni psichedeliche. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, La Cena Segreta (Intramoenia Extra art)\, Castello di Acaya\, Lecce 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, La Cena Segreta (Intramoenia Extra art)\, Castello di Acaya\, Lecce 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, La Cena Segreta (Intramoenia Extra art)\, Castello di Acaya\, Lecce 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, La Cena Segreta (Intramoenia Extra art)\, Castello di Acaya\, Lecce 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, La Cena Segreta (Intramoenia Extra art)\, Castello di Acaya\, Lecce 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, La Cena Segreta (Intramoenia Extra art)\, Castello di Acaya\, Lecce 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Luca Maria Patella. Patella ressemble à Patella\, L’Opera 1964-2007
DESCRIPTION:22 settembre – 4 novembre 2007\nOPENING 21 SETTEMBRE ORE 18:00\nCastel Sant’Elmo\nVia Tito Angelini 20/A\, Napoli \na cura di Achille Bonito Oliva e Angela Tecce \nLa mostra antologica di Luca Maria Patella\, organizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano e dalla Fondazione Morra\, con il patrocinio della Regione Campania\, e curata da Achille Bonito Oliva e Angela Tecce\, si configura come un’esposizione\, sì cronologica\, ma anche una libera ri-proposta circolante\, nella vastità dell’Opera dell’artista. \nIl suo fare è stato assai complesso e precursore\, in ambito concettuale\, comportamentistico\, multimediale e interattivo\, non per influenze esteriori\, ma come interno e dialettico confronto fra Arte & Scienza. \nLa sua pratica ha attraverso la calcografia\, la fotografia e il film – da cui il video e la costruzione digitale – il suono\, la scrittura\, la pittura – non naturalistica\, l’ambiente e l’installazione. \nLe opere qui selezionate si distinguono in diverse Sezioni e spaziano dalle Tele fotografiche degli anni ’60\, alle Mostre di proiezioni dal ’66\, incluso l’Ambiente proiettivo animato tenuto nella Galleria l’Attico di Roma nel ’68\, ai Muri parlanti\, attualmente riproposti a Düsseldorf\, fino agli Alberi parlanti e i Cespugli interattivi (Liverpool ‘71)\, i Tramonti speculari e i Films\, ed ancora il grande complesso degli Ovali\, i Letti Wrong e i Vasi Fisiognomici\, che dànno luogo alla grande Magrittefontaine (costruita recentemente a Bruxelles)\, le installazioni\, passate e recenti\, fra cui Colori Psichici e Sonoro Interattivo. \nLa mostra è corredata da un Libro-Catalogo\, edito dalle Edizioni Morra\, ampiamente illustrato\, concepito dall’artista e da Rosa Foschi\, poliedrica artista assai presente nelle opere. \nPatella intende il Catalogo come una produzione primaria\, e questo – pur seguendo una struttura cronologica – è un testo creativo\, intervallato da scritti manuali in stampatello minuscolo\, all’uso “antico”. Un lavoro ‘in atto’\, assai legato ad una concezione di ordine psicologico profondo sulla struttura dell’artista. Anche l’aspetto letterario (poesia\, romanzo\, saggio\, da lui intensamente praticati) è preso in considerazione\, con un’analisi specifica di Jacqueline Risset e un’altra di Andrea Cortellessa\, oltre ai testi dei curatori Achille Bonito Oliva e Angela Tecce e un’analisi critica sul Film di Raffaella Morra. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Patella ressemble à Patella\, Castel Sant’Elmo\, Napoli\, 2007 © photo Paola Di Domenico Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Patella ressemble à Patella\, Castel Sant’Elmo\, Napoli\, 2007 © photo Cinzia Infantino Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Patella ressemble à Patella\, Castel Sant’Elmo\, Napoli\, 2007 © photo Paola Di Domenico Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Patella ressemble à Patella\, Castel Sant’Elmo\, Napoli\, 2007 © photo Paola Di Domenico Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Incontro in occasione della pubblicazione del doppio quaderno dell’Alfabeto urbano
DESCRIPTION:20 settembre 2007\nINIZIO ORE 20:30\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIncontro con Jo Attié\, Robert Cahen\, Alessandra Drioli\, Patrizio Esposito\, Maurizio Zanardi \nRobert Cahen dix-sept photographies plus une \nJo Attié un poème \nPatrizio Esposito lungo il corpo \nL’edizione\, stampata in tiratura limitata con macchina laser\, raccoglie due sequenze fotografiche inedite realizzate dagli autori nel 1969/1971 (dix-sept photographies plus une) e il 23 giugno 2006 (lungo il corpo)\, ed ospita i testi\, altrettanto inediti\, un poème e fotografare fotografie. La loro presentazione a Napoli precede gli incontri che si terranno entro fine anno in Francia\, a Parigi e Mulhouse. \nRobert Cahen e Patrizio Esposito avevano già presentato a Napoli due loro lavori nel giugno 2003. Nell’ambito della rassegna Tropico Mediterraneo\, a cura di Giorgio Baratta e Alessandra Drioli\, in differenti spazi dell’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa\, Cahen aveva proposto la videoinstallazione Tombe\, caduta di oggetti (collezione Frac Alsace 1997) e Patrizio Esposito le sequenze di fotografie Transiti e Dimore\, in maggioranza polaroid\, scattate dal 1984. Dall’incontro del 2003 a Napoli\, i due autori hanno sviluppato un costante confronto e ipotizzato progetti comuni\, che vedono ora un primo risultato nell’edizione visibile alla Fondazione Morra. \nDi Tombe\, Silbia Bordini ha scritto (Tropico Mediterraneo\, 20003): “Tra le prime installazioni del videomaker Robert Cahen\, Tombe si presenta come un quadro in movimento\, una finestra dalla quale vediamo cadere oggetti quotidiani: utensili da cucina\, abiti\, giocattoli. Su di uno sfondo blu\, che scopriamo essere l’acqua nella quale quelli che potrebbero essere i resti di un naufragio\, si inabissano. La lentezza della loro discesa\, apparentemente giustificata dal naturalismo del liquido che li avvolge\, è in realtà una delle cifre costanti del lavoro di Cahen\, che ha concentrato gran parte della sua sperimentazione video sul trattamento del tempo\, proprio come su quello del suono e dell’immagine. […] Non è estranea neanche l’assonanza tra il verbo tomber (cadere) e tombe (tomba); d’altronde nel 1977\, Cahen aveva dedicato alla topografia cimiteriale il film Ici repose (35 mm). I temi del passaggio\, dell’assenza e della memoria\, sono inoltre caratteristici della ricerca di questo autore\, siano essi legati ai diversi luoghi della terra da cui trae continua ispirazione\, si trovino invece all’interno di uno spazio rarefatto e artificiale come quello di Tombe” […]. \nDi Transiti\, Antonio Neiwiller ha scritto (Transiti\, edizioni Sintesi\, 1991): “Sono partito / Ho visto / e voi mi avete visto. / Ho sentito / e voi mi avete sentito. / Ho toccato / e così anche voi. / ho cercato di trasformare in immagini / questo impulso invisibile\, / ma qualcosa scuoteva /  l’immobilità di queste inquadrature; / ne ho controllato i toni / i colori\, le campiture\, / strato dopo strato; / le ho viste distanti / lontane / più grandi; / sono diventate spazi contesi / tra il buio e la luce […] ora guardo il libro / che è diventato / luogo ed evento\, /e sono pronto a partire. / Questa guerra mi ha trasformato…”
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SUMMARY:CAPRIBATTERIE la quarta
DESCRIPTION:8 luglio – 28 luglio 2007\nOPENING 8 LUGLIO DALLE ORE 11.00 ALLE 15:00\nIstituto della Cultura di Düsseldorf\nJahnstraße 71\, Düsseldorf \nLa Fondazione Morra ha partecipato in collaborazione con l’Associazione tedesca Arteversum\, e l’Istituto Italiano di Cultura di Düsseldorf alla quarta esposizione di Capribatterie\, progetto ideato da Susanne Ristow e Martin Bochynek nel dicembre 2006 e basato su un gemellaggio e uno scambio fra artisti napoletani e talenti provenienti dalla città tedesca\, come contagio di differenti modalità espressive. Luca Maria Patella e Maurizio Elettrico\, hanno partecipato alla mostra collettiva in quanto artisti della Fondazione Morra\, insieme a Lars Breuer\, Angela Fette\, Sebastian Freytag\, Jan Kämmerling\, Guido Münch\, con una serie di opere ed installazioni esposte negli spazi dell’Istituto. \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, CAPRIBATTERIE la quarta\, Istituto della Cultura\, Düsseldorf 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, CAPRIBATTERIE la quarta\, Istituto della Cultura\, Düsseldorf 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, CAPRIBATTERIE la quarta\, Istituto della Cultura\, Düsseldorf 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, CAPRIBATTERIE la quarta\, Istituto della Cultura\, Düsseldorf 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, CAPRIBATTERIE la quarta\, Istituto della Cultura\, Düsseldorf 2007\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Vettor Pisani - L'Isola Interiore: Isolamenti e Follia
DESCRIPTION:a cura di Achille Bonito Oliva \n7 giugno 2007 – 4 agosto 2007\nOPENING 7 GIUGNO ORE 17:00\nVIU – Venice International University\, San Servolo\nIsola di San Servolo\, Venezia \nL’Isola di San Servolo\, attuale sede della VIU – Venice International University- ha ospitato per oltre due secoli un manicomio. La Provincia di Venezia\, che è tuttora proprietaria dell’Isola attraverso la San Servolo Servizi\, ha promosso il restauro dell’antico istituto psichiatrico e\, grazie alla collaborazione con la VIU\, lo ha restituito alla città quale centro di alta formazione che ogni anno accoglie studenti\, ricercatori e docenti da ogni parte del mondo. \nL’Isola Interiore: Isolamenti e follia\, a cura di Achille Bonito Oliva\, costituisce il tema affrontato da Vettor Pisani\, artista che è stato sempre precoce prefigurando\, in anticipo sull’attualità\, l’incesto\, l’anti-natura\, l’ostaggio\, il plagio\, l’antieroe\, le sopraffazioni dell’ideologia e dell’arte. \nSempre in bilico tra l’arte e la citazione critica\, il lavoro di Vettor Pisani offre un ricco impasto di simbologie\, alchimie\, iconografie e contenuti in cui non esiste soluzione di continuità tra passato e presente. \nArtista dissacrante e fortemente impregnato del senso della storia\, intesa come pensiero e visione del mondo\, Vettor Pisani assume come punto di partenza Marcel Duchamp e Joseph Beuys\, passando per echi massonici e rosacrociani\, riferimenti simbolisti\, filosofici\, psicanalitici\, in cui fotografia\, scultura\, installazioni e performance indagano\, con presenza di ironia intelligente e necessaria\, passioni e miti. \nIl percorso labirintico e concettuale di Vettor Pisani lo vede già negli anni settanta volontariamente spingere il plagio verso le avanguardie storiche e Duchamp fino a sconfinare su Leonardo. Un lavoro che si chiama “inclinazione al dolore” introduce proprio questa possibilità di un viaggio non nostalgico a ritroso\, regressivo\, piuttosto capacità elastica della memoria di affondare in una lontananza che solo l’arte può ridurre e riportare a una fragranza culturale incisiva sul presente. \nNegli spazi dell’isola di San Servolo\, che ha ospitato per oltre due secoli un ospedale psichiatrico\, Vettor Pisani espone una serie di opere tra le quali La Venere di cioccolato del 1970\, la scultura Hermes del 1975 e L’Addolorata del 2007\, una madonna posta su un pianoforte verticale rovesciato\, incentrata sui temi del lutto e della malinconia. L’opera è la maschera\, la soglia che l’artista non può varcare\, perché il mondo lo riconosce in maniera definitiva e niente può sottrarlo a tale riconoscimento: nessuno slittamento nel silenzio può ridurlo a produttore di eventi quotidiani. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “L’Isola Interiore: Isolamenti e Follia\, Isola di San Servolo\, Venezia\, 2007 Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “L’Isola Interiore: Isolamenti e Follia\, Isola di San Servolo\, Venezia\, 2007 Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “L’Isola Interiore: Isolamenti e Follia\, Isola di San Servolo\, Venezia\, 2007 Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “L’Isola Interiore: Isolamenti e Follia\, Isola di San Servolo\, Venezia\, 2007 Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “L’Isola Interiore: Isolamenti e Follia\, Isola di San Servolo\, Venezia\, 2007 Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “L’Isola Interiore: Isolamenti e Follia\, Isola di San Servolo\, Venezia\, 2007 Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:SPECULUM CELESTIALE. Memoria Naturalis
DESCRIPTION:26 Maggio 2007\nSECONDO INCONTRO START ORE 19:00\nVigna San Martino \nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \nSpeculum Celestiale\, ideato nel 2007 da Maurizio Elettrico\, Domenico Mennillo e Raffaella Morra specificatamente per la Vigna San Martino\, straordinario ambiente di sopravvivenza agricola nel cuore di una metropoli\, è specchio delle bellezze naturali ed artistiche\, incontro-scontro tra arte e natura.\nLa cultura occidentale ha discusso per secoli la definizione del termine Natura\, spesso ponendo la questione in comparazione antagonistica tra due poli; questo dualismo ha di volta in volta distinto la natura e l’uomo\, la materia e lo spirito\, l’umano e il non-umano e così via\, ragionando su sistemi separati e definendo in questo modo una ‘schizofrenia dell’anima’ che ha frammentato il mondo fisico ed il regno mentale. Spogliata dalle visioni mistiche e razionalistiche che l’hanno a lungo allontanata dal progressivo vivente\, la dialettica del naturale risponde invece alla trappola dicotomica attraverso lo sviluppo cumulativo delle mediazioni; il sistema sensoriale ci immerge nel mondo\, il corpo è pervaso da un continuo feedback che lo espone ad un’alleanza imprescindibile e la biodiversità diviene così nelle mani dell’uomo un vocabolario di componenti primigenie\, ancestrali e biologicamente fondate ossia innate. La grande ricchezza dell’uomo nasce dalla sua capacità di costruire ibridazioni con l’alterità ed è proprio nell’andare oltre lo specchio che si caratterizza la peculiarità umana di ibridazione\, quel non-equilibrio culturale o apertura di sistema che consente di portare in superficie le più autentiche prestazioni espressive dell’uomo. L’umanità si costituisce attraverso l’abbandono della solitudine ed il piacere della connessione con il diverso\, un corpo plurale capace di apportare nuovi stati di non-equilibrio e di rafforzare la pulsione coniugativa con il mondo. Un ribaltamento positivo dell’hybris che da rischio o incapacità di contenersi in una forma diventa motore di coniugazione con il mondo\, accettando pienamente la trasformazione e l’incertezza del futuro.\nSpeculum Celestiale Dialettiche del Naturale\, organizzato dalla E-M Arts e dalla Fondazione Morra\, attiva le capacità sinestetiche\, permette ai sensi di percepire aesthesia insieme syn liberamente; chi partecipa alla notte Dialettiche del Naturale ha la possibilità di varcare la soglia e modificare seppur temporaneamente le proprie performances cognitive: sentire i ritmi incalzanti dei colori della natura\, assaporare il suono delle poesie\, percepire tattilmente il sapore dei cibi\, visualizzare i timbri e le altezze della musica\, odorare i movimenti della danza\, ed alterare l’equilibrio del corpo verso stati gassosi di materialità. \nDiario di un alieno alla fine del mondo\n \nTesto e regia di Maurizio Elettrico – Musiche Francesco Calzolaro\nvoce Claudio Grimaldi\nfagotto Francesca Alterio / clarinetto Francesco Calzolaro / tromba Giacomo Lucci\ncorpo di ballo: Giuseppina Perrotta\, Maria Grazia Perrotta\, Maria Grazia Russo\ndanza delle farfalle Vera \nÉ una performance ispirata da un racconto di Maurizio Elettrico che descrive\, in una prosa densa di elementi lirici\, una paradossale ricostruzione fantascientifica della prossima evoluzione umana fino al giorno della sua estinzione.\nLa tecnica narrativa è quella del diario\, ultimo documento di un alieno studioso di archeologia umana (interpretato da Claudio Grimaldi)\, solo con la sua compagnia sull’ormai selvaggio pianeta Terra. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Fabio Cito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Fabio Cito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Fabio Cito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Fabio Cito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Fabio Cito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Fabio Cito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Biagio Ippolito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Biagio Ippolito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Biagio Ippolito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Biagio Ippolito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n			\n				\n			\n				\n				Diario di un alieno alla fine del mondo\, Vigna San Martino\, Napoli 2007\nMaurizio Elettrico \n© photo Biagio Ippolito\nCourtesy E-M/Arts\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Fabio Donato. Infiniti
DESCRIPTION:18 maggio – 17 giugno 2007\nOPENING 18 MAGGIO ORE 18:00\nMuseo di Capodimonte\nVia Miano 2\, Napoli \n“Le foto di Fabio Donato sono superfici scandite da ritmi regolari. Gli oggetti non valgono per sé\, per la loro invadenza percettiva\, ma per il posto che occupano nello spazio\, per le trame che riescono a intessere. La sua fotografia è costruzione trasparente di linguaggio: nulla è consegnato all’improvvisazione o all’estro.” Angelo Trimarco \n  \nVenerdì 18 maggio 2007\, nelle sale adibite alle esposizioni temporanee di arte contemporanea del Museo di Capodimonte a Napoli\, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano e la Fondazione Morra\, inaugurano la Mostra di fotografia di Fabio Donato dal titolo “Infiniti”\,  coordinata e organizzata da Peppe e Raffaella Morra. \nOltre 60 scatti raccontano un percorso lungo 40 anni e il rapporto dell’artista napoletano con la fotografia\, per lui media poetico e veicolo primo di espressione\, oltre che materia d’insegnamento da quindici anni all’Accademia di Belle Arti di Napoli. La ricerca di Donato ha radici lontane\, negli anni settanta\, quando\, dopo gli studi di architettura\, assunse il ruolo di ‘fotografo di scena’ lavorando nel campo dell’arte e del teatro\, per poi estendere il suo interesse ad altri ambiti del quotidiano sperimentando margini e possibilità del linguaggio fotografico. Dopo le numerose esposizioni\, fra cui ricordiamo quelle presso la Galleria Diaframma di Milano (1971)\, Lucio Amelio a Napoli (1979)\, San Paolo del Brasile Museo de Arte (1981)\, la partecipazione alla Biennale di Venezia (1982)\, Lincoln Centre di New York\, (1985)\, lo Studio Morra di Napoli nel 1998\, e La Habana (1999)\, la città dedica a uno dei suoi principali fotografi una mostra nelle sale del Museo di Capodimonte che\, con il titolo ‘Infiniti’\, si configura come un’antologia poetica. \nFra le opere in mostra\, la foto-installazione in bianco e nero frutto dell’allora rivoluzionaria intuizione con la quale tornò nel 1970 dal suo viaggio in India: fra i soggetti raffigurati non visi o paesaggi\, solo i piedi scalzi che oggi  accompagnano chi attraversa attraversa uno dei corridoi della Metropolitana di Napoli. \nNella serie La Città – portata avanti dagli anni ‘70 fino agli scatti recenti\, datati 2006 – protagonisti visivi sono  dettagli urbani\, dapprima osservati in esterno\, oggi dall’interno\, dove finestre e televisori o monitors diventano soglie e confini del privato\, interfacce con l’esterno o altro da sé. L’occhio indaga\, scava\, scopre. \nUn’intera sala è dedicata al mare\, inteso come orizzonte\, come infinito\, come territorio di proiezione mentale. Leitmotiv dell’intera ricerca di Fabio Donato\, autore di numerose pubblicazioni\, sono da sempre il flusso temporale\, il doppio\, l’Altro da sé\, la soglia come linea di demarcazione\, la moltiplicazione all’infinito della diversità. Mosso da intenzionalità progettuale\, seleziona le inquadrature\, aspetta il momento per ‘fermare’ soggetti già previsti\, non casuali. \nDettagli\, stratificazioni\, frammenti e sequenzialità\, in parte inediti\, delineano un Fabio Donato ‘poeta dell’obiettivo’ oltre che ‘reporter di cultura’. \nIl Catalogo\, per le edizioni Morra\, raccoglie i testi di Nicola Spinosa\, Ennery Taramelli\, Mario Franco\, Maurizio Conte\, Angelo Trimarco\, Loredana Troise\, Irene Manco\, Luciano D’Alessandro.
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SUMMARY:SPECULUM CELESTIALE. Il giardino delle visioni
DESCRIPTION:11 Maggio 2007\nPRIMO INCONTRO START ORE 19:00\nVigna San Martino \nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \n  \nIl Giardino delle Visioni – Sentiero arboreo per la Vigna San Martino\nselezione piante antiche e rare di Maurizio Elettrico e Raffaella Morra \nPiana della Civetta ore 20.30\nPresentazione con Stefano De Stefano e gli autori del cofanetto libro-cd\nFoglio di Giostre e Film nella città\ndi Domenico Mennillo\, Perino&Vele\, Paolo Renza e Marco Di Palo\nIl Laboratorio/le edizioni \nalle ore 21.15 Foglio di Giostre e Film nella città\npoema-concerto in minore per pianoforte\, voce e quartetto d’archi\nvoce Domenico Mennillo\nviola Roberto Albin\npianoforte elettrico Alessandra Cesarini\nvioloncello Marco Di Palo\nviolino Marco Esposito\nviolino Isabella Parmiciano \nore 22.00 Happening poetico Fata morta di Giovanna Marmo\nMusica Nino Bruno \nore 23.00 NIKUTAI\nverso una fenomenologia del corpo\nIdeazione e Danza Buto Marie-Thérèse Sitzia \nIl Giardino delle Visioni – sentiero arboreo per la Vigna San Martino si costituisce di un percorso alchemico-botanico che prevede l’interramento di rari alberi da frutto\, testimoni di quella antica biodiversità compromessa dall’attuale omologazione genetica. L’installazione vivente – ideata da Maurizio Elettrico – composta di antiche piante degli orti sette e ottocenteschi si snoda attraverso la Vigna San Martino\, da est ad ovest\, dalla parte bassa della tenuta a quella alta: ad ogni alberello – in totale 22 – è legata una piccola testa di animale su cui è inciso il simbolo di una sephirot\, oltre ad una targa con il nome scientifico della pianta e le sue caratteristiche salienti. L’impianto avviene in modo da creare una sorta di Sentiero arboreo e la successione degli esemplari si accorda con le loro esigenze ambientali. \nFoglio di Giostre e Film nella città è un poema-concerto nato dall’unione dell’omonimo poemetto in prosa di Domenico Mennillo con le musiche del compositore napoletano Marco Di Palo. Il poema è uno scritto concepito per una dimensione orale-performativa della parola\, legato alla tradizione della “lingua morta” del poème en prose\, in voga in Europa e in special modo a Parigi fra fine ottocento e inizio novecento (autori di poemi in prosa furono\, fra gli altri\, Arthur Rimbaud\, Charles Baudelaire\, Lautréamont\, Stéphane Mallarmé…). Le musiche di Marco Di Palo\, pur funzionando come sonorità autonome all’interno del concerto\, integrano alcune parti delle letture di Mennillo. Il poema-concerto prevede la presenza in scena di Mennillo\, che leggerà i testi da lui scritti\, e di Di Palo\, che dirigerà una piccola ensemble musicale composta da un pianoforte elettronico e un quartetto d’archi\, ed eseguirà al violoncello le musiche da lui composte. La direzione tecnica dello spettacolo è a cura di Rosaria Castiglione. \nFata morta di Giovanna Marmo: versi crudelmente fiabeschi\, apparizioni fantasmatiche\, immagini oniriche che precipitano in una partitura linguistica e in una scansione ritmica rarefatta. Una performance straniante e surreale\, musicata da Nino Bruno con strumenti rigorosamente analogici. Ci troviamo in un paesaggio incantato\, smontato ed in parte sostituito da elementi tratti dalla quotidianità. Una piccola creatura\, una fata\, osserva un ambiente deformato\, molto più grande di lei: un lago vuoto\, una stanza che si gonfia\, una palude nera da cui nascono teste mute. Un paesaggio delle meraviglie al contrario\, un mondo spezzato che attrae e minaccia. \nNIKUTAI verso una fenomenologia del corpo\nIl lavoro indaga il corpo come entità primaria\, materia primigenia che si lascia guardare in un accadimento. Lo studio parte dalla consapevolezza del corpo come involucro-vivente\, un microcosmo del macrocosmo\, che si avvicenda nello spazio e nel tempo modificandoli. Un’attitudine all’attesa e alla crisi per lasciar manifestare un corpo naturale spogliato del proprio abito. Un corpo esposto che con tutta la sua passione e disperazione si fa fenomeno\, agnello sacrificale dell’epiphania.\nMarie-Thérèse Sitzia
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Cervandro\, il nudo travestito
DESCRIPTION:21 aprile – 12 maggio 2007 \nOPENING 21 APRILE ORE 19:00\nPiomonti Arte Contemporanea\nVia dei Chiavari 58 – Roma \nSi inaugura presso la galleria Piomonti Arte Contemporanea la mostra personale di Maurizio Elettrico “Cervandro\, il nudo travestito”.\nL’artista napoletano ha recentemente presentato il suo lavoro al Museo di Capodimonte a Napoli\, con la mostra ‘Lo Scoiattolo e il Graal’ curata da Raffaella Morra e Loredana Troise\, dove prendono vita i personaggi e le ambientazioni del testo “The New Empire”\, scritto da Maurizio Elettrico sotto lo pseudonimo Desmond Brown ed edito dalle Edizioni Morra nel 2004.\nSempre traendo spunto dal testo\, Elettrico espone una serie di fotografie che raffigurano l’artista stesso travestito da Cervandro\, uno dei numerosi personaggi del curioso volume che descrive una nuova grande religione universale in una ipertecnologica società futura\, che\, come dice il curatore della mostra Nico Cappabianca\, è “rappresentata per metà come uomo e per metà come cervo\, un essere voluto da un operazione di sintesi genetica\, la cui  forte complessione neurologica\, ce lo mostra visivamente come un essere superiore. É stato il suo creatore a donargli conoscenza e sapienza\, che si va a fondere però con la naturalità e l’istintualità del suo essere anche animale.” L’esposizione comprende\, oltre alle fotografie suddette\, anche una voce che\, dal piano inferiore della galleria\, attrae il visitatore e gli manifesta\, attraverso un video\, nuovamente la creatura\, in posa come volesse evitare lo sguardo umano.
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SUMMARY:CAPRIBATTERIE. Trasfer d´Arte fra Napoli e Düsseldorf
DESCRIPTION:24 novembre – 20 dicembre 2006\nOPENING 24 NOVMEBRE ORE 19:00\nPalazzo dello Spagnuolo \nVia dei Vergini 19\, Napoli \nLa Fondazione Morra presenta un progetto di scambio fra Napoli e Düsseldorf. Gli artisti scelti per la prima di una serie di attivitá organizzate dell’Associazione Culturale CAPRIBATTERIE provengono tutti dalla prestigiosa Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. \nNei lavori di Ralf Berger (1961)\, Sebastian Freytag (1978)\, Jörg Paul Janka (1965)\, Jost Wischnewski (1962) e Joerg Zboralski (1965) si notano influssi del periodo Fluxus e dell’attuale concettualismo. Saranno esposti lavori site specific di carattere performativo e temporaneo. La Mostra è curata da Martin Bochynek. \nNapoli e Düsseldorf sono due cittá europee con scenari artistici molto diversi e complessi; i legami ed i contatti fra le due\, pur risalendo ad una lunga tradizione\, restano sconosciuti al vasto pubblico. Molti artisti della regione del Reno hanno interpreso viaggi in Campania trovando a Napoli\, Ischia\, Capri o nella costiera Amalfitana non solo luoghi di vacanza e relax\, ma siti in cui librare la propria ispirazione realizzando importanti opere sul posto. \nD’altro canto Düsseldorf\, uno dei centri piú vivi per l´arte contemporanea\, non ha affatto perso attrattiva agli occhi degli appassionati d’arte napoletani e non solo. \nCAPRIBATTERIE come progetto di scambio per giovani artisti di Napoli e Düsseldorf si prefigge lo scopo di riattivare ed intensificare le relazioni fra queste due cittá\, dando voce al loro profondo potenziale culturale. Il progetto prevede soggiorni di alcune settimane per i giovani artisti al fine di realizzare una esposizione conclusiva. \nCAPRIBATTERIE nasce da un´iniziativa dell´artista Susanne Ristow e viene sostenuto da vari partner associati. \nIl titolo del progetto cita un lavoro di Joseph Beuys presente nella collezione della Galleria K 20 Nordrheinwestfalen e allude d´altra parte al dipinto di Martin Kippenberger “Capri bei Nacht”. \nQuesti i riferimenti artistici secondo i quali il progetto deve svilupparsi e crescere per divenire un forte accumulatore d´energia per i due poli. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. CAPRIBATTERIE\, Trasfer d’Arte fra Napoli e Düsseldorf\, Napoli\, 2006 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. CAPRIBATTERIE\, Trasfer d’Arte fra Napoli e Düsseldorf\, Napoli\, 2006 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. CAPRIBATTERIE\, Trasfer d’Arte fra Napoli e Düsseldorf\, Napoli\, 2006 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Lo Scoiattolo e il Graal
DESCRIPTION:23 novembre 2006 – 7 gennaio 2007\nOPENING 23 NOVEMBRE ORE 18:30\nMuseo di Capodimonte\, Parco di Capodimonte\nVia Miano 1\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra e Loredana Troise \nNelle tre sale adibite alle esposizioni temporanee di arte contemporanea del Museo di Capodimonte a Napoli\, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano e la Fondazione Morra\, inaugurano la Mostra di Maurizio Elettrico dal Titolo “Lo Scoiattolo e il Graal”.\nPersonaggi ambigui vengono incontro ai visitatori\, farfalle imbalsamate restano immobili in una  gabbia dorata\, sugli specchi scorrono frasi rivelatrici\, il pavimento è ricoperto di sale himalayano e pietre\, alcune composizioni gemelle rivelano simboli di un luogo sacro alieno\, in cui i riferimenti al cristianesimo sono e restano molto vaghi.\nDue le figure centrali del percorso espositivo: la prima è uno scoiattolo apode\, mistura fra il roditore e un serpente\, demone del Giardino dell’Eden e tratto nelle sembianze dalla simbologia araldica propria dello stemma di Leo Bruno\, il Papa Tiranno di cui si narrano le gesta nel volume “The New Empire” – pubblicato nell’immaginaria data del 2272 dallo storico Desmond Brown\, alter ego di Maurizio Elettrico. Nell’etimologia greca scoiattolo (skíuros) è colui che si fa ombra con la propria coda\, che si fa ombra da sé\, e in questo è riconducibile all’uomo che nell’Eden viene definito Ombra\, né luce né tenebre.\nAltro elemento è il Graal\, il calice medievale nella leggenda utilizzato nell’Ultima Cena\, reinterpretato da Maurizio Elettrico come simbolo della nuova epoca del “Post-Cristo”.\nIl percorso espositivo conduce i fruitori in una realtà artificiale\, “altra”\, all’interno di un giardino composto da piante e piccoli alberi.  Anche nell’ultima sala i riferimenti ai personaggi del Testo sono molti e facilmente riconoscibili\, come nel video proiettato in tre tempi sincroni in cui i due attori si scambiano le parti che interpretano.\nNell’esposizione i confini fra uomo e natura sono sempre meno marcati\, le regole risultano sovvertite\, una scimmia di piccole dimensioni è verosimilmente appoggiata a un ramo\, ma sulle sue spalle spuntano due grosse ali da farfalla\, il livello temporale è come nel “The New Empire” quello di un futuro impossibile.\nUn prezioso arazzo in seta raffigura ancora lo stemma di Leo Bruno\, che in questa nuova avventura prende le caratteristiche di una figura intermedia fra un Papa Teocratico e Napoleone. \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Scoiattolo e il Graal\, Museo di Capodimonte\, Napoli\, 2006\nMaurizio Elettrico\n© photo Biagio Ippolito\nCourtesy Fondazione Morra\n\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Lo Scoiattolo e il Graal\, Museo di Capodimonte\, Napoli\, 2006\nMaurizio Elettrico\n© photo Biagio Ippolito\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Lo Scoiattolo e il Graal\, Museo di Capodimonte\, Napoli\, 2006 Maurizio Elettrico © photo Biagio Ippolito Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Scoiattolo e il Graal\, Museo di Capodimonte\, Napoli\, 2006 Maurizio Elettrico © photo Biagio Ippolito Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Lo Scoiattolo e il Graal\, Museo di Capodimonte\, Napoli\, 2006 Maurizio Elettrico © photo Biagio Ippolito Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Lo Scoiattolo e il Graal\, Museo di Capodimonte\, Napoli\, 2006 Maurizio Elettrico © photo Biagio Ippolito Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Lo Scoiattolo e il Graal\, Museo di Capodimonte\, Napoli\, 2006 Maurizio Elettrico © photo Biagio Ippolito Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Maurizio Elettrico. Mago Lauto Flici\, anagramma per un Mozart segreto
DESCRIPTION:4 ottobre – 6 ottobre 2006\nINIZIO ORE 10:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia dei Vergini 19\, Napoli \nLa Fondazione Morra presenta in esclusiva per i “Tre giorni d’arte a Napoli”\, organizzati dal Teatro di San Carlo\, quattro opere di Maurizio Elettrico\, ispirate al suo libro “The New Empire – a short biography of an alien-Pope” e pubblicato dalle Edizioni Morra. \nI personaggi\, tutti a carattere fantastico\, abitanti di una realtà lontana nel passato e nel futuro\, fondono segni medievaleggianti e transgenici. \nQueste figure raccontano visivamente i simboli del testo de “Il Flauto Magico” di Mozart\, opera messa in scena per la prima volta nel 1791 e la cui genesi risulta ancora oggi un mistero. Il magico\, il fascino dell’ibridazione uomo/animale\, sono elementi presenti tanto nella vita del grande e immortale compositore austriaco quanto nel lavoro di Maurizio Elettrico\, entrambi fortemente influenzati da “Le metamorfosi” di Apuleio e delle possibilità antropomorfiche da lui postulate. \n“Mago Lauto Flici – anagramma per un Mozart segreto” è ideato per il programma dei tre giorni incentrati sull’Opera di Mozart presentata dal Teatro di San Carlo e in particolare sull’indovinata interazione fra musica e arte de “Il Flauto Magico” con regia e scene di William Kentridge. \n“”Mago Lauto Flici” sarà aperta dal 4 al 6 ottobre in una delle sale della Fondazione Morra nel settecentesco Palazzo dello Spagnuolo.
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SUMMARY:Incontri alla Vigna San Martino. Dinamo 3
DESCRIPTION:1 ottobre 2006\nINIZIO ORE 6:30\nVigna San Martino\nCorso Vittorio Emanuele 340\, Napoli \n  \nDomenica 1 ottobre la Vigna San Martino celebra il consueto appuntamento della raccolta delle uve per la Vendemmia 2006. L’iniziativa pone in primo piano l’importanza della tradizione della raccolta e la sua funzione aggregativa\, oltre alla promozione del patrimonio paesaggistico e della sua fruizione da parte del pubblico interessato. Anche quest’anno la raccolta sarà articolata e accompagnata da un ricco programma di iniziative ricreative e a carattere culturale. \nLa compagnia Dinamo 3  propone al tramonto la messa in scena della rappresentazione teatrale “Voli Interrotti” tratta da un’idea di Federico Fellini e diretta da Valsecchi Oscar\, Arianna D’Angiò e  Valentina Temessi. \nLo spettacolo nasce da un progetto di collaborazione tra un violoncellista e un mimo\, un dialogo tra due arti\, quello della musica e quella del movimento. Inspirato in principio ad una delle Suite per violoncello di Bach\, lo spettacolo narra della storia del “Viaggio di G. Mastorna”\, un film che Fellini scrisse senza riuscire a portare a termine\, e in cui il dialogo tra le due arti/mondi é espresso dal personaggio del Mastorna\, violoncellista che vaga in un luogo popolato solo da morti\, ricordi e sogni stroncati. \nNella rappresentazione della Dinamo 3 un violoncellista e tre attori mimi mettono in scena non lo scritto originale di Fellini ma i dubbi\, i tormenti e gli amori di un uomo che non sa se è vivo o morto: le sue passioni irrisolte\, il piacere di non dover più avere a che fare con le situazioni scomode della realtà\, la leggerezza ed il peso di un presente indefinito: né vivo né morto. Una storia che vede tutti protagonisti\, come per Fellini tutti potevano essere G. Mastorna\, tutti siamo G. Mastorna. Nella trama ci si prepara per una serata di gala\, sul palco un presentatore in frac sgrana al microfono un rosario di spiritosagini insulse; nella sala risuonano urla\, applausi e fischi ed in mezzo a quel clamore risuona il nome di Mastorna\, lo si vede attraversare la folla\, salire sul palco\, è il momento della sua premiazione. Tra immagini oniriche e suoni confusi comincia la premiazione nell’aldilà: motel kafkiani\, night club con spogliarelliste\, facchini che volano dalle finestre\, gente morta che riappare e il sospetto sempre presente: sono morto? \nProgramma per la giornata di domenica 1 ottobre: \nOre 6.30  Meeting Point – Terrazza delle Rose \nOre 7.00 Terrazza delle Rose – Saluto al Sole \nFormazione delle squadre\, assegnazione delle aree di raccolta\, dislocazione delle squadre nella Vigna \nOre 8.30/13.00  Raccolta delle uve bianche e nere \nORE 13.30 Area della Cantina – Colazione \nORE 20.30 “VOLI INTERROTTI” da un’idea di Federico Fellini \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				 Incontri alla Vigna San Martino\, Compagnia Dinamo 3\, Napoli\, 2006 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 Incontri alla Vigna San Martino\, Compagnia Dinamo 3\, Napoli\, 2006 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				 Incontri alla Vigna San Martino\, Compagnia Dinamo 3\, Napoli\, 2006 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Cerimonia di premiazione Concorso Gravina 2006
DESCRIPTION:21 settembre 2006\nORE 10:30\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nPREMIATI I TRE MIGLIORI PROGETTI DEL CONCORSO DI IDEE \nPER LA RIQUALIFICAZIONE DI PIAZZA DEI MIRACOLI ALLA SANITÀ \nSi è svolta questa mattina a Napoli\, presso la Fondazione Morra a Palazzo dello Spagnuolo\, la cerimonia di premiazione di Concorso Gravina 2006\, il concorso di idee bandito dalla Facoltà di Architettura dell’Università Federico II e da Napoletanagas sul tema “Piazza dei Miracoli\, idee e proposte” per la sistemazione e ridisegno di Piazza dei Miracoli\, nel quartiere Sanità a Napoli. \nAlla cerimonia hanno presenziato il Preside della Facoltà di Architettura\, Benedetto Gravagnuolo e il Vice Presidente Amministratore Delegato della Napoletanagas Vittorio Brun. \nI criteri guida adottati per la selezione dei progetti hanno tenuto conto\, oltre che della qualità architettonica degli elaborati\, anche della capacità di interpretare\, salvaguardare ed esaltare le qualità specifiche del luogo in rapporto al contesto storico\, architettonico e ambientale della piazza stessa tenendo presente che la piazza è in posizione inclinata per la presenza di un dislivello di circa 9 metri. \nComplessivamente sono stati presentati 12 progetti\, elaborati da singoli studenti o gruppi di essi\, ognuno dei quali\, secondo il regolamento del concorso\, ha adottato un motto per distinguere\, in forma anonima\, gli elaborati. \nTre i premi messi a disposizione da Napoletanagas per i progetti classificati ai primi posti della graduatoria. Il primo premio\, pari a 3.500 euro\, è stato assegnato al progetto Memoria Emergente (autori: Roberto Granito\, Cristina Bronzino\, Antonello De Leo) che\, secondo la giuria\, «è il lavoro che meglio sviluppa le aspettative del bando\,  proponendo un’idea innovativa e interessante di rapporto tra la piazza e il quartiere e significative soluzioni formali». \nSecondo classificato\, il progetto redatto da Miracula quoque sunt (Antonino Colaiacolo) a cui è stato assegnata la somma di 2.500 euro. Secondo la giuria\, il progetto «sviluppa un apprezzabile disegno della piazza\, pur se di complicata realizzabilità». Il terzo classificato\, premiato con 1.500 euro\, è risultato il progetto di Verdemagma (Salvatore Velotti e Rosanna Giallonardo) che «ha il pregio di contenere al minimo l’intervento di riqualificazione ponendo una speciale attenzione alla sistemazione del verde». \nNell’occasione il Vice Presidente Amministratore Delegato della Napoletanagas\, Vittorio Brun\, ha sottolineato la collaudata collaborazione in corso da tempo con l’Ateneo federiciano e ha espresso «la particolare soddisfazione per l’adesione a questa nuova edizione del Concorso che vede protagonista piazza dei Miracoli alla Sanità. Proprio in questo quartiere\, la Società sta portando avanti un ampio progetto su tematiche formative che ripercorrono\, attraverso un approccio culturale\, i vari aspetti legati al rapporto tra il mondo dell’impresa e il tessuto urbano in cui l’impresa stessa opera»
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SUMMARY:Tagliatori e cucitrici – Arte guantaria al Rione Sanità
DESCRIPTION:30 marzo 2006\nINIZIO ORE 10:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \n  \nGiovedì 30 marzo 2006 si terrà presso la Fondazione Morra una Mostra/Convegno sull’Arte guantaria al Rione Sanità a cura dell’Associazione “Semi di Laboratorio” onlus. L’iniziativa\, che rientra nell’ambito del Progetto “Guanti di sfida”\, prima tappa di documentazione storica e di riflessione sulle prospettive future di un’arte antica all’interno della globalizzazione del mercato economico\, in cui il rilancio del made in Italy appare possibile solo grazie alla  collaborazione fra design e antichi saperi dell’artigianato\, è patrocinata dall’Assessorato al Turismo e all’Artigianato della Provincia di Napoli\, dal Comune di Napoli\, dai Dipartimenti di Sociologia e Scienze Economiche e Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dalla Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli” della Seconda Università di Napoli e organizzata con la Collaborazione tecnica di Fondazione Morra e Consorzio Napoli Guanti. \nNel Convegno – cui seguirà una Tavola rotonda dalle ore 16.00 – interverranno Assessori\, Docenti e rappresentanti degli enti promotori dell’iniziativa sui temi legati all’artigianato a Napoli e alla sua potenzialità di attrattore turistico\, all’imprenditoria familiare nel Rione Sanità\, alle possibilità di incontro fra artigianato tradizionale e design nel campo della moda e alle problematiche legate alla produzione guantaria a Napoli. \nSaranno proiettate interviste registrate e video come testimonianza del back office di questo tipo di produzione artigianale e della forza lavoro di questo settore in una realtà difficile come quella del Quartiere Sanità a Napoli. \nIn due delle sale del Settecentesco Palazzo dello Spagnuolo sarà allestita un’esposizione di guanti storici e artigianali\, proveniente dalle collazioni private di produttori storici\, visitabile fino a venerdì 7 aprile 2006 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19. In Mostra anche pelli e attrezzi del mestiere\, vecchie macchine cucitrici e macchinari adibiti alla produzione guantaria. \n“La lavorazione dei guanti in pelle ebbe inizio nel napoletano\, infatti anche oggi Napoli è considerata la patria del guanto italiano”\, scriveva Germano Trussardi nel 1968. All’epoca si sarebbe potuto aggiungere che la quasi totalità della produzione napoletana aveva un suo particolarissimo “distretto industriale” nel Rione Sanità. \nNell’ambito di questo Convegno/Mostra si vuole offrire anche un’occasione per uscire dallo stereotipo diffuso del Rione Sanità come quartiere ormai irrimediabilmente tagliato fuori da ogni prospettiva di riscatto sociale e destinatario soltanto di interventi di carattere assistenziale o di provvedimenti di ordine pubblico che ne accentuano la marginalizzazione; si vuole dare consapevolezza e coraggio ad un mondo “sommerso” che riemergendo culturalmente\, riacquistando la sua identità creativa e produttiva\, avviando percorsi sperimentali di formazione\, può fare un primo passo verso una ripresa economica\, sociale e civile\, con una ricaduta positiva sull’immagine dell’intera città e sulla valorizzazione dei prodotti di eccellenza dell’artigianato campano. \nIntervengono al Convegno e alla seguente Tavola rotonda: Angela Cortese\, Giovanna Martano\, Anna Maria Laville\, Bruno Romano\, Gabriella Gribaudi\, Antonio Caiafa\, Luigi Maria Rocca\, Patrizia Ranzo\, Liliana Bàculo\, Nicola Campoli.
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SUMMARY:Arte&Gioco
DESCRIPTION:4 marzo – 8 aprile 2006 \nOPENING 4 MARZO ORE 11:30\nMuseo Civico di Castel Nuovo \nPiazza Municipio\, Napoli \n  \nSabato 4 marzo\, alle ore 11\,30 sarà inaugurata nella Sala della Loggia del Complesso Monumentale di Castel Nuovo\, una doppia esposizione dal titolo Arte & Gioco in Mostra. Patrocinata dagli Assessorati alla Cultura e ai Progetti per l’Infanzia del Comune di Napoli\, organizzata dalla Fondazione Morra in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II\, l’Università di Salerno\, l’Accademia delle Belle Arti di Napoli e da Associazioni internazionali come l’UNICEF\, Amref\, Terre des homme\, Ciao Africa\, Comitato Panafricano\, l’esposizione si articola in una selezione di giocattoli – creati con materiali di riciclo e rifiuti industriali da bambini di diverse regioni dell’Africa – provenienti dalla collezione del Museo Antropologico Tamburo Parlante di Montone (PG) curata dall’Antropologo Museale Enrico Castelli – e dalle collezioni private dello stesso Prof. Castelli e di Alberto Fortunato\, e nella “Selezione di oggetti artistici” dell’artista Annalisa Ramondino costruiti fra il 1991 e il 2005 con materiali di recupero di oggetti desueti o di frammenti rottamati. \nLa Mostra “Africa in Gioco” propone di far conoscere al pubblico\, e in particolare ai bambini\, lo spirito di iniziativa e la fantasia con cui i bambini africani costruiscono\, da soli e con materiali di recupero\, i propri giocattoli\, che diventano nel contempo momento di creatività ed oggetti del proprio gioco. Si tratta di una esperienza lontana da quella dei bambini occidentali soffocati da giochi tecnologici che non lasciano spazio né alla fantasia né alla manualità. Mentre la nostra società dei consumi si confronta giornalmente con i problemi creati dall’accumulo di crescenti quantità di rifiuti\, in Africa gli stessi scarti sono fonte inesauribile di materie prime. Attorno a tutte le metropoli africane sorgono collettività che si occupano della selezione delle materie prime (vetro\, ferro\, metalli\, plastica\, carte etc). \nMaestri del ri-uso sono i bambini. La strada dove essi vivono e giocano si riempie\, come le nostre\, di rifiuti. La fantasia del gioco utilizza tali frammenti re-inventando per ogni materiale destinazione\, funzione e forma. Ogni giocattolo che i bimbi costruiscono è un collage di frammenti inutili\, riscoperti e assemblati con perizia. \nLa Mostra “Selezione di oggetti artistici” di Annalisa Ramondino è costituita da una selezione di 100 opere prodotte dal 1991 al 2005 e divise per aree tematiche. L’artista\, nata a Palma de Majorca in Spagna vive e lavora a Roma. \nFin dai primi anni ‘90 utilizza nel suo lavoro esclusivamente materiali di recupero: (legni\, specchi\, carta\, stoffe\, ferri\, plastiche\, lamiere e pezzi di oggetti abbandonati)\, frammenti di vissuto\, di memorie\, di immagini\, di tecniche scomparse\, produce oggetti che rimandano al Gioco. \nL’idea di collegare le due Mostre in un unico evento è nata dalla intenzione di stabilire una relazione e un confronto tra la dimensione dell’Arte e quella del Gioco per stimolare una riflessione interdisciplinare su questi temi\, nonché sull’Educazione all’Arte e sulla Formazione di bambini\, dall’età prescolare all’adolescenza\, appartenenti a diversi contesti socio-culturali. La contiguità di queste esperienze socio-culturali diverse\, il riciclaggio di rifiuti industriali nell’esperienza creativa dei bambini e dei giovani dell’Africa accanto al recupero di oggetti desueti o di frammenti rottamati da parte di una artista occidentale costituiscono il pretesto per consentire una riflessione su modelli riparativi e comuni seppur in realtà molto lontane fra loro. \nL’organizzazione e l’allestimento di entrambe le Mostre è curata dalla Fondazione Morra in collaborazione con i responsabili scientifici Vincenzo Bergamene\, Enrico Castelli\, Francesco Coppola e con l’artista Annalisa Ramondino. \nGli eventi e gli incontri collegati alle due Mostre sono promossi e organizzati da diversi docenti e studiosi appartenenti alle Facoltà di Architettura\, Economia\, Lettere e Sociologia dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”\, ai Poli Umanistico\, delle Scienze e delle Tecnologie; all’Accademia di Belle Arti di Napoli; all’Università di Salerno; all’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa; nonché da operatori ed esperti\, che operano nei settori pubblico e privato.
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SUMMARY:TERRENO E VITA IPOGEA. IL SUOLO COME HABITAT PER LA VITA
DESCRIPTION:24 febbraio – 10 marzo 2006\nOPENING 24 FEBBRAIO ORE 19:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia dei Vergini 19\, Napoli \nMercoledì 24 febbraio 2006 alle ore 19\, la Fondazione Morra\, negli spazi di Palazzo dello Spagnolo in Via dei Vergini a Napoli\, esporrà in collaborazione con l’Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali e l’Associazione culturale “Amici della Vigna San Martino”  le “opere della terra”\, nell’ambito del progetto “Terreno e Vita Ipogea – il suolo come habitat per la vita”: sperimentazione di una nuova forma di relazione tra arte e scienza. \nSi potranno osservare microrganismi all’opera in tempo reale\, mediante istallazioni\, immagini riprese dal microscopio e proiettate\, opere artistiche. Il terreno non sarà considerato forma immobile\, semplice elemento nutritivo utile alla vita delle piante\, ma esso stesso vita\, equilibrio\, armonia\, universo. \nIl suolo contiene infatti\, in termini di quantità e diversità\, più generi e specie di microrganismi di altri habitat microbici\, poiché è un ecosistema aperto che “riceve” tutti i microrganismi presenti sulla Terra. \nSi può considerare un’entità vivente molto complessa\, in quanto respira\, assimila (sintetizza carbonio e fissa azoto molecolare) degrada e mineralizza la sostanza organica\, accumula sostanze di riserva sotto forma di humus e ha bisogno di acqua come tutti gli esseri viventi. \nL’obiettivo dell’esposizione alla Fondazione Morra è quello di mettere in mostra un’immagine varia e stupefacente di un microcosmo a noi celato che svela i principali fenomeni che regolano la vita nel terreno e che svolgono un importante ruolo per la conservazione della biodiversità sul nostro Pianeta. \nL’intento di mostrare si fonde con quello del fornire chiavi di lettura e di comprensione del lavoro esposto e dei processi che sottostanno ad esso; “Terreno e Vita Ipogea” ripropone così l’interrogativo sulla similarità tra arte e natura: binari paralleli che ci conducono verso l’infinita bellezza della vita. \nIl lavoro\, progettato dall’Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali\, presieduto da Claudio Salerno\, ha visto i contributi scientifici dei Professori Giancarlo Moschetti\, Loredana Mariniello\, Gennaro Cristinzio\, Francesco Paolo D’Errico e Pietro Battaglini – rispettivamente dei Dipartimenti di Scienza degli Alimenti\, Arboricultura\, Botanica\, Patologia vegetale\, Entomologia\, Zoologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
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SUMMARY:Gli inediti di Errico Ruotolo. Aprire gli occhi e ascoltare il buio
DESCRIPTION:19 dicembre 2005 – 28 gennaio 2006\nOPENING 19 DICEMBRE ORE 18:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nA cura di Giuseppe Morra \nLunedì 19 dicembre 2005 alle ore 18 presso la Fondazione Morra verrà presentato dal Sovrintendente Nicola Spinosa\, e dal professor Gabriele Frasca\, il libro-catalogo edito dalla d’if dal titolo “Gli inediti di Errico Ruotolo Aprire gli occhi ed ascoltare il buio” che intreccia lavoro d’artista e lavoro letterario. \nNegli spazi della Fondazione Morra saranno esposte produzioni inedite e storiche di Errico Ruotolo\, nato a Napoli nel 1939\, che partono dal 1962 – anno in cui consegue il diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli nella sezione Pittura – per arrivare alle quattro recentissime opere datate 2005. \nLa mostra\, curata da Peppe Morra\, prevede nello specifico 18 tele e 10 disegni su carta dalle dimensioni 15×21 sul tema dell’Islam e dell’Olocausto\, in linea con il ciclo di opere della “non violenza”\, che prende avvio negli anni ’70 quando l’artista\, allora militante\, cercò di capire quale potesse essere la sua risposta di fronte a queste tematiche\, e un filmato sull’artista con interventi di Gabriele Frasca. \nLa carriera artistica di Errico Ruotolo comincia verso la fine degli anni ’50\, rivolgendosi inizialmente al campo figurativo con inclinazioni tendenti all’immaginario\, per poi estendersi al coinvolgimento dell’oggetto\, alternando liberamente pittura e materia\, in una relazione con l’ambiente esterno che non viene mai a mancare. \nA partire dagli inizi degli anni Settanta nel suo lavoro si inserisce anche l’elemento della scrittura: è facile trovare brevi annotazioni o “cancellazioni” all’interno delle sue opere; la sua produzione più recente\, sempre attenta al rapporto col quotidiano\, ripropone immagini che traducono nel gesto – colore – segno le stratificazioni della memoria vissute dall’artista. \nNon viene abbandonata l’intenzione originaria di comunicare con il mondo circostante\, attraverso un linguaggio spesso caratterizzato dall’ira e dalla denuncia della violenza di un mondo fondato su un capitalismo predatorio e guerrafondaio. \nTecnicamente la ricerca con sperimentazioni di tipo informale si sposta dapprima tra superficie pittorica e legno\, continua con l’inserimento di altri materiali con i quali realizza assemblages; l’artista infatti assembla come un artigiano materiali di raccatto\, objets trouvés\, su grosse tele che raffigurano agguati e scene di guerra\, pietre preziose e orchestre corali; realizza collage di denuncia con macchie di colore e smalto intervallate da fili elettrici\, oggetti plastici e metallici\, pezzi di stoffa impastati nell’argilla; ritrae un amletico William Shakespeare e un Massimo Troisi dove note metalliche si stagliano su un pentagramma di cartone e stoffe precolorate fanno da sfondo al viso dell’attore. \nFra le sue esposizioni: nel 1965 a Siviglia e successivamente nel 1966 è presente a “Proposta ‘66” a Roma; nel 1967\, partecipa\, sempre a Roma\, alla rassegna “Prospettiva 3”. Nel 1976\, con l’”A/Social Group” è presente alla Biennale di Venezia. Nel 1971 è protagonista insieme ad altri tre importanti artisti con l’opera il Teorema di Talete  alla CAE (Studio Morra) a Napoli\, nel 1984 espone a Rennes in Francia alla “Maison de la Culture” mentre nel 1991 è invitato alla rassegna “The Modernity of Lyrism” allestita a Stoccolma. \nDal 1995 partecipa al progetto “Orologio ad Acqua” di Quintino Scolavino presentato all’Acquario di Napoli  insieme a Gabriele Castaldo\, Antonio De Filippis e  Carmine Rezzuti con l’intervento di musicisti e poeti\, fra cui Gabriele Frasca.
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SUMMARY:Bruno Di Bello. Site Specific Works
DESCRIPTION:25 novembre – 20 dicembre 2005\nOPENING 25 NOVEMBRE ORE 19:00\nPalazzo dello Spagnolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nBruno Di Bello è nato a Torre del Greco il 10 maggio 1938. Nel ‘58 frequenta ancora l’Accademia di Belle Arti di Napoli ma già espone e\, con Biasi\, Del Pezzo\, Fergola\, Luca e Persico\, forma il “gruppo ‘58”.Il suo lavoro si distacca da quello dei suoi amici per un riferimento ad un’arte segnica\, astratta\, più vicina ad esperienze di azzeramento della pittura. Nel ‘62 prima mostra personale alla Galleria 2000 di Bologna\, nel ‘66 espone a Napoli alla Modern Art Agency di Lucio Amelio ed incomincia ad usare la fotografia come proprio mezzo di realizzazione artistica. Nel ‘67 si stabilisce a Milano\, ed il suo studio diventa una grande camera oscura dove\, in grandi tele fotografiche sperimenta tutta una serie di riletture dell’esperienza delle avanguardie storiche e di rivisitazioni dei propri miti artistici (Klee\, Duchamp\, Man Ray e i costruttivisti russi) sviluppando così un’idea di arte come riflessione sulla storia dell’arte e delle avanguardie. Espone per la prima volta da Toselli nel ‘69 e nel ‘70 alla galleria Bertesca di Genova. Nel ‘71 espone allo Studio Marconi un’istallazione composta di 26 tele fotografiche con la scomposizione dell’alfabeto e prosegue poi ad elaborare opere in cui parole/concetto si scompongono e ricompongono animando un gioco di dispersione e ritrovamento di senso. Da Marconi esporrà anche nel ‘74\, nel ‘76\, nel ‘78 e nell’81.Altre sue personali sono quelle del ‘74 Art in Progress a Monaco ed alla Kunsthalle di Berna\, nel ‘75 all’I.C.C. di Anversa e alla galleria Plurima di Udine\, nel ‘77 alla galleria Lucio Amelio di Napoli .Alla fine degli anni ‘70 le sue tele fotografiche da analitiche diventano sintetiche: grandi segni neri si accampano su fondi bianchi realizzando una elementare scrittura di luce. Espone questi lavori nel ‘78 alla galleria Rondanini di Roma e nell’estate ‘80 realizza un grande lavoro per il Festival di Spoleto. Altre tele fotografiche sono realizzate negli anni ‘80 giustapponendo figure umane ed oggetti che proiettano le loro ombre sul materiale fotografico sviluppato poi con grandi pennellate. E’ di quel periodo l’”Apollo e Dafne nel terremoto” eseguito per la collezione “Terrae motus” allestita da Lucio Amelio ed esposta a Parigi-Palais Royale\, ed ora in permanenza presso la reggia di Caserta. Altre sue opere sono state acquisite dal museo Boymans di Rotterdam\, dalla Galleria d’arte contemporanea di Parma\, dal museo Rufino Tamayo di Mexico City e dal museo di Dortmund. Dagli anni ‘90 dirada le sue apparizioni in pubblico e si dedica allo studio delle nuove tecnologie operando ricerche come grafico e fotografo digitale. \nIn mostra alla fondazione Morra\, opere recenti che sottolineano il rapporto che intercorre tra il lavoro di Bruno Di Bello e l’ architettura. Nel suo lavoro più noto\, quello degli anni ‘60/80\, Di Bello ha utilizzato la fotografia\, non tanto come occhio puntato sulla realtà\, ma bensì come procedimento di costruzione dell’ immagine: lavoro sui processi di luce – ombra – materiali sensibili. Lavoro quindi materialmente tutto di camera oscura. Con l’ avvento della fotografia digitale ( fine anni 80) di cui Bruno Di Bello è stato uno dei primissimi sperimentatori in Italia\, il lavoro della camera oscura è stato totalmente Condensato nel personal computer. Il computer\, che Di Bello considera il suo “clavicembalo ben temperato” gli ha fatto però scoprire le nuove geometrie che il mezzo andava visualizzando: dalle curve spline alle curve di Bezier\, fino alla geometria dei frattali: le stesse geometrie che hanno consentito la straordinaria libertà di forme che ha rivoluzionato la maniera di progettare degli architetti più innovativi. In dialogo quindi con l’ architettura settecentesca del palazzo dello Spagnuolo\, Di Bello ha realizzato il suo stendardo che sottolinea il gioco di diagonali e volute dello scalone. All’ interno i quattro ovali sopraporta e la “wunderkammer” del grande salone\, dove quattro proiettori video sono puntati su una grande sfera\, visualizzano il processo di nascita ed evoluzione continua delle sue immagini. Tutto un mondo di forme che alludono all’ infinitamente piccolo dei microrganismi e/o alla frastagliatura delle coste\, all’ infinitamente grande delle immagini che ci giungono dallo spazio: il nuovo paesaggio\, oggi.
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SUMMARY:Vettor Pisani - Nostalgia Volo di Ritorno
DESCRIPTION:a cura di Angelo Capasso\ncon un intervento di Achille Bonito Oliva \n8 luglio 2005 – 19 agosto 2005\nOPENING 8 LUGLIO ORE 21:00\nTorre di Guevara\, Ischia\nVia Nuova Cartaromana \nCatalogo della mostra con testi di A. Capasso\, M. e V. Pisani\, Edizioni Morra \nLa mostra “Nostalgia. Volo di ritorno” rappresenta l’apice del percorso di Vettor Pisani. In questa mostra\, l’artista torna sull’Isola cui deve le proprie origini e realizza un nuovo viaggio espositivo attraverso una rassegna di opere nuove che contengono in sé tutto il sapore e la fertilità creativa della sua lunga a complessa carriera di artista. La mostra si tiene alla Torre di Guevara\, Ischia\, uno degli spazi più suggestivi e misteriosi dell’Isola d’Ischia\, ed ospita le nuove opere di Pisani\, tra installazioni e opere bidimensionali (sculture\, disegni e dipinti)\, che appartengono all’ultimo ciclo della sua produzione a partire dalla sua ultima mostra a Napoli\, nel 2004\, tenutasi presso la Fondazione Morra. \n“Nostalgia. Volo di ritorno” è una mostra che celebra il ritorno. “Il nostos\, ovvero il ritorno alle origini\, è uno dei miti fondanti della mitologia greca e dell’immaginario letterario e artistico occidentale. Con il termine nostoi si indica la saga dei ritorni degli eroi greci vincitori a Troia. Nostalgia è il termine che combina il nostos\, ritorno\, ad algos\, il dolore. \nÈ uno sguardo a distanza\, quello che riporta Vettor Pisani nella sua isola d’origine. Questa mostra storica che attraversa il suo percorso artistico segna il ritorno nell’Isola che lo ha ispirato per numerose opere ed ha tessuto il suo dialogo intimo a distanza con artisti di epoche storiche diverse. Tra questi Arnold Böcklin\, la cui Isola dei morti resta il caposaldo dell’immaginario simbolista che ha dettato gran parte dei capolavori di Pisani.” (A. Capasso) \nLa Torre Guevara\, la residenza fortificata di nobili spagnoli\, che si fa da sede per la mostra\, si pone come un luogo pieno d’ispirazione per questo ritorno in volo\, proprio per la leggenda che ci racconta: è stata la casa ospitale e il luogo d’ispirazione di un altro grande artista italiano\, Michelangelo Buonarroti. Il viaggio di ritorno nella mitologia greca\, non è però l’ultimo atto dell’eroe: è anzi un viaggio iniziatico\, di purificazione\, che\, ad esempio trasforma l’Ulisse omerico da uomo – predone a diventare “uomo”\, senza aggettivi. In tal senso\, l’artista si misura con la propria arte\, confrontandola con la sua storia privata\, per aprire a stagioni nuove. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Henri Chopin - LES FILTRES de l’ ALPHABET  ET DE L’€
DESCRIPTION:11 maggio 2005\nOPENING 11 MAGGIO ORE 20:00\nFondazione Morra – Palazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIn questa occasione Henry Chopin presenterà due composizioni inedite concepite appositamente per l’evento: “Le nez et la bouche”  e “Le nez et les vibrisses”; si tratta di due audiopoemi realizzati relativamente nel mese di marzo e aprile (solitamente il poeta non compone più di un’opera al mese) secondo le tecniche tipiche di questo tipo di poesia che nasce e si sviluppa seguendo  una serie di procedimenti particolari che vedono l’audiopoema registrato dall’autore direttamente sul magnetofono utilizzando\, come unico strumento\, la respirazione umana. L’autore procede in due tempi: in un primo momento incide sulla prima pista\, successivamente riascolta il nastro da dieci a venti volte\, per poi incidere la seconda bobina fondandosi unicamente sulla propria  memoria\, senza utilizzare nessun tipo di controllo meccanico. La voce costituisce un elemento centrale\, essenziale dei suoi lavori\, l’unità di tutti i linguaggi espressivi\, solo il tre  per cento dell’attività comunicativa infatti \, è scritta\, tutto il resto è VOCE\, RESPIRO\, BACIO D’AMORE\, MOVIMENTO…. \nI  quadri dell’esposizione\, che accompagnano la performance\, nascono parallelamente e fanno parte di uno stesso processo e di un’unica procedura\, in particolare Chopin crea l’immagine come se si trattasse di una “incisione” e successivamente il sviluppa il testo analizzando l’immagine: parole dunque non isolate o avulse dal contesto ma che da esso si generano\, seguendolo da vicino e completandolo. Si tratta di immagini estremamente poetiche che sono sempre però\, secondo quanto ci racconta il poeta stesso\, legate e originate dall’attualità dall’ascolto della BBC\, di Radio France\, della RTBF (radio\, télévision belge francophone). \n 
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SUMMARY:Marialba Russo. L'incanto
DESCRIPTION:28 aprile 2005\nINIZIO ORE 19:30\nPalazzo dello Spagnolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIntervengono: \nMarinella De Nigris\nGiuseppe Montesano\nNicola Spinosa\nVincenzo Trione \nCoordina: \nMarina Giaveri \nIl 28 aprile 2005 alle ore 19\,30 è stato presentato presso la Fondazione Morra (Palazzo dello Spagnolo\, Via Vergini 19\, Napoli) il volume L’incanto di Marialba Russo\, Milano\, Skira 2004: il volume comprende fotografie realizzate dal 1990 al 2000 e un testo inedito di Paul Valéry. \nL’autrice \nMarialba Russo\, napoletana\, vive a Roma dal 1987. \nHa iniziato la sua attività fotografica alla fine degli anni sessanta\, interessandosi alle rappresentazioni religiose e alle feste popolari dell’Italia centro-meridionale\, poi collaborando con il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. \nNegli anni 1976 e 1977 pubblica Al ristorante il 29 settembre 1974 e Giornale Spray nella collana “I Quaderni dello sguardo” da lei ideata. Con la sequenza fotografica Il Parto  rappresenta l’Italia in “Venezia 79 la fotografia” (curata da Daniela Palazzoli\, Sue Davis e Jean-Claude Lemagny). \nNegli anni successivi è presente in diverse manifestazioni negli Stati Uniti e in Europa\, come la mostra curata da Arturo Carlo Quintavalle “ Il rosso e il nero. Figure e ideologie in Italia 1945-1980 nelle raccolte del CSAC.” \nProsegue le sperimentazioni sul linguaggio fotografico con i lavori Della serie delle centotrenta figure di spalle ( 1981) e 1929Ritratto di mio padre e mia madre (1982). Una sintesi di quel decennio è offerta dalla Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 1989 con la retrospettiva Marialba Russo – Fotografie 1980-1987. \nE’ del 1993 Roma Fasti moderni\, un racconto fotografico sulla Roma archeologica costruito sul ritmo di una sequenza filmica. Segue Epifanie\, raccolta di fotografie di viaggio. \nLe due esposizioni “Incantesimo” proposta dal Museo della Fotografia di Salonicco nel 2001 e “Passi” al Jin Tai Art Museum di Pechino nel 2003 sono brevi sequenze in anteprima del lavoro a cui Marialba Russo si è dedicata dal 1990 al 2000: L’Incanto. \nL’Incanto \nPresentando\, nel 1989\, una splendida raccolta di fotografie di Marialba Russo\, Alberto Moravia scriveva:\n” Non è un caso che le tue epifanie ovvero manifestazioni del misteri che cui circonda siano state tutte scattate  a Napoli e in genere nel Sud. E’ proprio in questa parte d’Italia\, che grida e gesticola con l’architettura barocca\, che la realtà quotidiana è più schiva\, più silenziosa\, più misteriosa…” \nIn perfetta consonanza commentava\, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna\, Lorenzo Merlo:\n” La purezza e il rigore perseguiti con determinazione persino severa\, l’essenzialità dell’approccio a questa parte di mondo fanno di questo libro [Marialba Russo\, Fotografie 1980-1987\, Milano\, Electa 1989] una sorta di celebrazione che potremmo chiamare l’incantesimo\, la rivelazione del potere visivo nascosto nell’Italia meridionale.” \nDi incantesimo si è parlato più volte\, in occasione di mostre e di libri – presentazioni di un’attività al tempo critica e poetica che ha scelto il mezzo della fotografia. E’ l’incanto di uno specchio magico\, frantumato dal tempo\, che rispecchia e dà un senso nuovo alle rovine\, come hanno scoperto i visitatori del Palazzo delle Esposizioni\, a Roma\, di fronte alle immagini di Roma Fasti moderni (il volume\, sottotitolato il disordine del tempo\, è uscito nel 1993 per i tipi di Mudima\, Milano). Sono gli intimi racconti affettivi che – riprendendo il filo della proposta del 1982\, Ritratto di mio padre e mia madre – presentano\, anno dopo anno\, le tappe di un viaggio negli spazi e nei tempi degli affetti:  Epifanie (1997)\, Famosa ( 1998)\, Ritratto di me ( 1999). \nL’incantesimo si fa tema esplicito nella serie fotografica di acqua e terra\, di legno e pietra raccolta fra Italia\, Grecia e Francia nell’ultimo decennio del millennio\, e proposta appunto con il titolo L’incanto nel volume edito da Skira. L’incanto è un percorso di forme dove la figura umana (così cara a Marialba Russo nella sua attività di documentazione antropologica\, attenta ai riti e ai miti del Mediterraneo) scompare fra ambigue tracce\, facendosi ombra\, punto\, minerale. “Ein Zeichen sind wir\, deutungslos “ “ Un segno siamo\, privo di senso” scriveva Hölderlin in Mnemosyne: il linguaggio umano è perduto\, “ vi è una lotta in cielo e possenti/ vanno le lune\, allora parla il mare / e anche i fiumi debbono cercarsi / un sentiero.” \nSe il corpo umano si confonde e scompare\, il percorso fra cieli e fiumi\, alberi e animali amici si presenta come il doppio di un viaggio all’interno dell’uomo.  E a un viaggio all’interno della mente allude anche il testo premesso alla raccolta\, quell’Agathe – qui nella sua prima edizione italiana –  in cui Paul Valéry cercò a lungo di catturare il funzionamento del pensiero: “ Più penso\, e più penso; così\, a poco a poco\, vedo tutti gli esseri conosciuti farsi in me sorprendenti\, e poi meglio conosciuti.” \nL’incanto trova così anche le risonanze care al poeta francese: meraviglia\, linguaggio\, magia. \n“La parola si confonde nelle cose che ha amato – scrive Marialba Russo in apertura del viaggio fotografico. E aggiunge: “nell’immagine riflessa è come esistere senza tempo. “ L’incanto è un percorso di perdita e di ritrovamento. (marina giaveri)
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SUMMARY:Presentazione Collana FB della Fondazione Baruchello
DESCRIPTION:10 Febbraio 2005\nINIZIO ORE 18.30\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nTra le figure più eminenti del Novecento\, Emilio Villa (1914-2003) è stato scrittore\, poeta\, traduttore\, semitista e scopritore di artisti. Personaggio volontariamente tenutosi ai margini della cultura ufficiale\, è stato tuttavia figura centrale della sperimentazione linguistica. Di Villa l’editrice Abscondita sta per far uscire L’arte dell’uomo primordiale\, mentre sulla base di una documentazione inedita (in parte presente oggi nel Fondo Emilio Villa conservato presso la Fondazione Baruchello in Roma)\, Aldo Tagliaferri ci offre il ritratto della personalità di Villa nel volume Il Clandestino. Vita e Opere di Emilio Villa\, appena uscito nella collana FB della Fondazione Baruchello\, edita da DeriveApprodi.  Il Clandestino offre il ritratto\, da una parte\, di una personalità eccezionalmente dinamica e non conformista (dagli anni giovanili passati in seminario a quelli trascorsi in viaggi avventurosi in vari continenti\, fino a quelli della vecchiaia indigente) e\, dall’altra\, della complessa rete di rapporti che Villa stabilì con le vicende di un secolo segnato da grandi speranze ma anche da traumatici mutamenti la cui lunga ombra ancora grava sul nuovo millennio. La presentazione sarà realizzata in presenza dell’autore\, Aldo Tagliaferri\,  e  di S.M.Martini. Letture di testi di Emilio Villa a cura di Mariano Bàino\, Nanni Balestrini\, Gabriele Frasca\, Giovanna Marmo e Tommaso Ottonieri\, seguiranno la presentazione. \nNel 1964 Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi acquistarono 150.000 metri di pellicola cinematografica di scarto. Si trattava di materiale prodotto da film americani degli anni Cinquanta e Sessanta. Rimontarono il tutto e produssero un film con un “cast d’eccezione”. Così nacque Verifica Incerta il primo film del cinema underground italiano. A quarant’ anni dalla sua produzione\, questo libro di Carla Subrizi\,  ritorna sull’esperienza di quel film analizzando il contesto storico e culturale in cui fu creato\, riunendo importanti documenti e testi essenziali per ricostruire la storia critica del film oltre che del cinema d’artista italiano. Il libro raccoglie testi di Gianfranco Baruchello\, Umberto Eco\, Enrico Ghezzi\, Alberto Grifi\, Fernanda Pivano\, Letizia Paolozzi\, Adriano Aprà\,  e molti altri. La presentazione a cura di Carla Subrizi\, con un  intervento di Gianfranco Baruchello\, sarà seguita dalla proiezione del film.
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