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SUMMARY:Gli inediti di Errico Ruotolo. Aprire gli occhi e ascoltare il buio
DESCRIPTION:19 dicembre 2005 – 28 gennaio 2006\nOPENING 19 DICEMBRE ORE 18:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nA cura di Giuseppe Morra \nLunedì 19 dicembre 2005 alle ore 18 presso la Fondazione Morra verrà presentato dal Sovrintendente Nicola Spinosa\, e dal professor Gabriele Frasca\, il libro-catalogo edito dalla d’if dal titolo “Gli inediti di Errico Ruotolo Aprire gli occhi ed ascoltare il buio” che intreccia lavoro d’artista e lavoro letterario. \nNegli spazi della Fondazione Morra saranno esposte produzioni inedite e storiche di Errico Ruotolo\, nato a Napoli nel 1939\, che partono dal 1962 – anno in cui consegue il diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli nella sezione Pittura – per arrivare alle quattro recentissime opere datate 2005. \nLa mostra\, curata da Peppe Morra\, prevede nello specifico 18 tele e 10 disegni su carta dalle dimensioni 15×21 sul tema dell’Islam e dell’Olocausto\, in linea con il ciclo di opere della “non violenza”\, che prende avvio negli anni ’70 quando l’artista\, allora militante\, cercò di capire quale potesse essere la sua risposta di fronte a queste tematiche\, e un filmato sull’artista con interventi di Gabriele Frasca. \nLa carriera artistica di Errico Ruotolo comincia verso la fine degli anni ’50\, rivolgendosi inizialmente al campo figurativo con inclinazioni tendenti all’immaginario\, per poi estendersi al coinvolgimento dell’oggetto\, alternando liberamente pittura e materia\, in una relazione con l’ambiente esterno che non viene mai a mancare. \nA partire dagli inizi degli anni Settanta nel suo lavoro si inserisce anche l’elemento della scrittura: è facile trovare brevi annotazioni o “cancellazioni” all’interno delle sue opere; la sua produzione più recente\, sempre attenta al rapporto col quotidiano\, ripropone immagini che traducono nel gesto – colore – segno le stratificazioni della memoria vissute dall’artista. \nNon viene abbandonata l’intenzione originaria di comunicare con il mondo circostante\, attraverso un linguaggio spesso caratterizzato dall’ira e dalla denuncia della violenza di un mondo fondato su un capitalismo predatorio e guerrafondaio. \nTecnicamente la ricerca con sperimentazioni di tipo informale si sposta dapprima tra superficie pittorica e legno\, continua con l’inserimento di altri materiali con i quali realizza assemblages; l’artista infatti assembla come un artigiano materiali di raccatto\, objets trouvés\, su grosse tele che raffigurano agguati e scene di guerra\, pietre preziose e orchestre corali; realizza collage di denuncia con macchie di colore e smalto intervallate da fili elettrici\, oggetti plastici e metallici\, pezzi di stoffa impastati nell’argilla; ritrae un amletico William Shakespeare e un Massimo Troisi dove note metalliche si stagliano su un pentagramma di cartone e stoffe precolorate fanno da sfondo al viso dell’attore. \nFra le sue esposizioni: nel 1965 a Siviglia e successivamente nel 1966 è presente a “Proposta ‘66” a Roma; nel 1967\, partecipa\, sempre a Roma\, alla rassegna “Prospettiva 3”. Nel 1976\, con l’”A/Social Group” è presente alla Biennale di Venezia. Nel 1971 è protagonista insieme ad altri tre importanti artisti con l’opera il Teorema di Talete  alla CAE (Studio Morra) a Napoli\, nel 1984 espone a Rennes in Francia alla “Maison de la Culture” mentre nel 1991 è invitato alla rassegna “The Modernity of Lyrism” allestita a Stoccolma. \nDal 1995 partecipa al progetto “Orologio ad Acqua” di Quintino Scolavino presentato all’Acquario di Napoli  insieme a Gabriele Castaldo\, Antonio De Filippis e  Carmine Rezzuti con l’intervento di musicisti e poeti\, fra cui Gabriele Frasca.
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SUMMARY:Bruno Di Bello. Site Specific Works
DESCRIPTION:25 novembre – 20 dicembre 2005\nOPENING 25 NOVEMBRE ORE 19:00\nPalazzo dello Spagnolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nBruno Di Bello è nato a Torre del Greco il 10 maggio 1938. Nel ‘58 frequenta ancora l’Accademia di Belle Arti di Napoli ma già espone e\, con Biasi\, Del Pezzo\, Fergola\, Luca e Persico\, forma il “gruppo ‘58”.Il suo lavoro si distacca da quello dei suoi amici per un riferimento ad un’arte segnica\, astratta\, più vicina ad esperienze di azzeramento della pittura. Nel ‘62 prima mostra personale alla Galleria 2000 di Bologna\, nel ‘66 espone a Napoli alla Modern Art Agency di Lucio Amelio ed incomincia ad usare la fotografia come proprio mezzo di realizzazione artistica. Nel ‘67 si stabilisce a Milano\, ed il suo studio diventa una grande camera oscura dove\, in grandi tele fotografiche sperimenta tutta una serie di riletture dell’esperienza delle avanguardie storiche e di rivisitazioni dei propri miti artistici (Klee\, Duchamp\, Man Ray e i costruttivisti russi) sviluppando così un’idea di arte come riflessione sulla storia dell’arte e delle avanguardie. Espone per la prima volta da Toselli nel ‘69 e nel ‘70 alla galleria Bertesca di Genova. Nel ‘71 espone allo Studio Marconi un’istallazione composta di 26 tele fotografiche con la scomposizione dell’alfabeto e prosegue poi ad elaborare opere in cui parole/concetto si scompongono e ricompongono animando un gioco di dispersione e ritrovamento di senso. Da Marconi esporrà anche nel ‘74\, nel ‘76\, nel ‘78 e nell’81.Altre sue personali sono quelle del ‘74 Art in Progress a Monaco ed alla Kunsthalle di Berna\, nel ‘75 all’I.C.C. di Anversa e alla galleria Plurima di Udine\, nel ‘77 alla galleria Lucio Amelio di Napoli .Alla fine degli anni ‘70 le sue tele fotografiche da analitiche diventano sintetiche: grandi segni neri si accampano su fondi bianchi realizzando una elementare scrittura di luce. Espone questi lavori nel ‘78 alla galleria Rondanini di Roma e nell’estate ‘80 realizza un grande lavoro per il Festival di Spoleto. Altre tele fotografiche sono realizzate negli anni ‘80 giustapponendo figure umane ed oggetti che proiettano le loro ombre sul materiale fotografico sviluppato poi con grandi pennellate. E’ di quel periodo l’”Apollo e Dafne nel terremoto” eseguito per la collezione “Terrae motus” allestita da Lucio Amelio ed esposta a Parigi-Palais Royale\, ed ora in permanenza presso la reggia di Caserta. Altre sue opere sono state acquisite dal museo Boymans di Rotterdam\, dalla Galleria d’arte contemporanea di Parma\, dal museo Rufino Tamayo di Mexico City e dal museo di Dortmund. Dagli anni ‘90 dirada le sue apparizioni in pubblico e si dedica allo studio delle nuove tecnologie operando ricerche come grafico e fotografo digitale. \nIn mostra alla fondazione Morra\, opere recenti che sottolineano il rapporto che intercorre tra il lavoro di Bruno Di Bello e l’ architettura. Nel suo lavoro più noto\, quello degli anni ‘60/80\, Di Bello ha utilizzato la fotografia\, non tanto come occhio puntato sulla realtà\, ma bensì come procedimento di costruzione dell’ immagine: lavoro sui processi di luce – ombra – materiali sensibili. Lavoro quindi materialmente tutto di camera oscura. Con l’ avvento della fotografia digitale ( fine anni 80) di cui Bruno Di Bello è stato uno dei primissimi sperimentatori in Italia\, il lavoro della camera oscura è stato totalmente Condensato nel personal computer. Il computer\, che Di Bello considera il suo “clavicembalo ben temperato” gli ha fatto però scoprire le nuove geometrie che il mezzo andava visualizzando: dalle curve spline alle curve di Bezier\, fino alla geometria dei frattali: le stesse geometrie che hanno consentito la straordinaria libertà di forme che ha rivoluzionato la maniera di progettare degli architetti più innovativi. In dialogo quindi con l’ architettura settecentesca del palazzo dello Spagnuolo\, Di Bello ha realizzato il suo stendardo che sottolinea il gioco di diagonali e volute dello scalone. All’ interno i quattro ovali sopraporta e la “wunderkammer” del grande salone\, dove quattro proiettori video sono puntati su una grande sfera\, visualizzano il processo di nascita ed evoluzione continua delle sue immagini. Tutto un mondo di forme che alludono all’ infinitamente piccolo dei microrganismi e/o alla frastagliatura delle coste\, all’ infinitamente grande delle immagini che ci giungono dallo spazio: il nuovo paesaggio\, oggi.
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SUMMARY:Vettor Pisani - Nostalgia Volo di Ritorno
DESCRIPTION:a cura di Angelo Capasso\ncon un intervento di Achille Bonito Oliva \n8 luglio 2005 – 19 agosto 2005\nOPENING 8 LUGLIO ORE 21:00\nTorre di Guevara\, Ischia\nVia Nuova Cartaromana \nCatalogo della mostra con testi di A. Capasso\, M. e V. Pisani\, Edizioni Morra \nLa mostra “Nostalgia. Volo di ritorno” rappresenta l’apice del percorso di Vettor Pisani. In questa mostra\, l’artista torna sull’Isola cui deve le proprie origini e realizza un nuovo viaggio espositivo attraverso una rassegna di opere nuove che contengono in sé tutto il sapore e la fertilità creativa della sua lunga a complessa carriera di artista. La mostra si tiene alla Torre di Guevara\, Ischia\, uno degli spazi più suggestivi e misteriosi dell’Isola d’Ischia\, ed ospita le nuove opere di Pisani\, tra installazioni e opere bidimensionali (sculture\, disegni e dipinti)\, che appartengono all’ultimo ciclo della sua produzione a partire dalla sua ultima mostra a Napoli\, nel 2004\, tenutasi presso la Fondazione Morra. \n“Nostalgia. Volo di ritorno” è una mostra che celebra il ritorno. “Il nostos\, ovvero il ritorno alle origini\, è uno dei miti fondanti della mitologia greca e dell’immaginario letterario e artistico occidentale. Con il termine nostoi si indica la saga dei ritorni degli eroi greci vincitori a Troia. Nostalgia è il termine che combina il nostos\, ritorno\, ad algos\, il dolore. \nÈ uno sguardo a distanza\, quello che riporta Vettor Pisani nella sua isola d’origine. Questa mostra storica che attraversa il suo percorso artistico segna il ritorno nell’Isola che lo ha ispirato per numerose opere ed ha tessuto il suo dialogo intimo a distanza con artisti di epoche storiche diverse. Tra questi Arnold Böcklin\, la cui Isola dei morti resta il caposaldo dell’immaginario simbolista che ha dettato gran parte dei capolavori di Pisani.” (A. Capasso) \nLa Torre Guevara\, la residenza fortificata di nobili spagnoli\, che si fa da sede per la mostra\, si pone come un luogo pieno d’ispirazione per questo ritorno in volo\, proprio per la leggenda che ci racconta: è stata la casa ospitale e il luogo d’ispirazione di un altro grande artista italiano\, Michelangelo Buonarroti. Il viaggio di ritorno nella mitologia greca\, non è però l’ultimo atto dell’eroe: è anzi un viaggio iniziatico\, di purificazione\, che\, ad esempio trasforma l’Ulisse omerico da uomo – predone a diventare “uomo”\, senza aggettivi. In tal senso\, l’artista si misura con la propria arte\, confrontandola con la sua storia privata\, per aprire a stagioni nuove. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Vettor Pisani. “Nostalgia Volo di Ritorno”\, Torre di Guevara\, Ischia 2005Vettor PisaniCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Henri Chopin - LES FILTRES de l’ ALPHABET  ET DE L’€
DESCRIPTION:11 maggio 2005\nOPENING 11 MAGGIO ORE 20:00\nFondazione Morra – Palazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIn questa occasione Henry Chopin presenterà due composizioni inedite concepite appositamente per l’evento: “Le nez et la bouche”  e “Le nez et les vibrisses”; si tratta di due audiopoemi realizzati relativamente nel mese di marzo e aprile (solitamente il poeta non compone più di un’opera al mese) secondo le tecniche tipiche di questo tipo di poesia che nasce e si sviluppa seguendo  una serie di procedimenti particolari che vedono l’audiopoema registrato dall’autore direttamente sul magnetofono utilizzando\, come unico strumento\, la respirazione umana. L’autore procede in due tempi: in un primo momento incide sulla prima pista\, successivamente riascolta il nastro da dieci a venti volte\, per poi incidere la seconda bobina fondandosi unicamente sulla propria  memoria\, senza utilizzare nessun tipo di controllo meccanico. La voce costituisce un elemento centrale\, essenziale dei suoi lavori\, l’unità di tutti i linguaggi espressivi\, solo il tre  per cento dell’attività comunicativa infatti \, è scritta\, tutto il resto è VOCE\, RESPIRO\, BACIO D’AMORE\, MOVIMENTO…. \nI  quadri dell’esposizione\, che accompagnano la performance\, nascono parallelamente e fanno parte di uno stesso processo e di un’unica procedura\, in particolare Chopin crea l’immagine come se si trattasse di una “incisione” e successivamente il sviluppa il testo analizzando l’immagine: parole dunque non isolate o avulse dal contesto ma che da esso si generano\, seguendolo da vicino e completandolo. Si tratta di immagini estremamente poetiche che sono sempre però\, secondo quanto ci racconta il poeta stesso\, legate e originate dall’attualità dall’ascolto della BBC\, di Radio France\, della RTBF (radio\, télévision belge francophone). \n 
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SUMMARY:Marialba Russo. L'incanto
DESCRIPTION:28 aprile 2005\nINIZIO ORE 19:30\nPalazzo dello Spagnolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIntervengono: \nMarinella De Nigris\nGiuseppe Montesano\nNicola Spinosa\nVincenzo Trione \nCoordina: \nMarina Giaveri \nIl 28 aprile 2005 alle ore 19\,30 è stato presentato presso la Fondazione Morra (Palazzo dello Spagnolo\, Via Vergini 19\, Napoli) il volume L’incanto di Marialba Russo\, Milano\, Skira 2004: il volume comprende fotografie realizzate dal 1990 al 2000 e un testo inedito di Paul Valéry. \nL’autrice \nMarialba Russo\, napoletana\, vive a Roma dal 1987. \nHa iniziato la sua attività fotografica alla fine degli anni sessanta\, interessandosi alle rappresentazioni religiose e alle feste popolari dell’Italia centro-meridionale\, poi collaborando con il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. \nNegli anni 1976 e 1977 pubblica Al ristorante il 29 settembre 1974 e Giornale Spray nella collana “I Quaderni dello sguardo” da lei ideata. Con la sequenza fotografica Il Parto  rappresenta l’Italia in “Venezia 79 la fotografia” (curata da Daniela Palazzoli\, Sue Davis e Jean-Claude Lemagny). \nNegli anni successivi è presente in diverse manifestazioni negli Stati Uniti e in Europa\, come la mostra curata da Arturo Carlo Quintavalle “ Il rosso e il nero. Figure e ideologie in Italia 1945-1980 nelle raccolte del CSAC.” \nProsegue le sperimentazioni sul linguaggio fotografico con i lavori Della serie delle centotrenta figure di spalle ( 1981) e 1929Ritratto di mio padre e mia madre (1982). Una sintesi di quel decennio è offerta dalla Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 1989 con la retrospettiva Marialba Russo – Fotografie 1980-1987. \nE’ del 1993 Roma Fasti moderni\, un racconto fotografico sulla Roma archeologica costruito sul ritmo di una sequenza filmica. Segue Epifanie\, raccolta di fotografie di viaggio. \nLe due esposizioni “Incantesimo” proposta dal Museo della Fotografia di Salonicco nel 2001 e “Passi” al Jin Tai Art Museum di Pechino nel 2003 sono brevi sequenze in anteprima del lavoro a cui Marialba Russo si è dedicata dal 1990 al 2000: L’Incanto. \nL’Incanto \nPresentando\, nel 1989\, una splendida raccolta di fotografie di Marialba Russo\, Alberto Moravia scriveva:\n” Non è un caso che le tue epifanie ovvero manifestazioni del misteri che cui circonda siano state tutte scattate  a Napoli e in genere nel Sud. E’ proprio in questa parte d’Italia\, che grida e gesticola con l’architettura barocca\, che la realtà quotidiana è più schiva\, più silenziosa\, più misteriosa…” \nIn perfetta consonanza commentava\, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna\, Lorenzo Merlo:\n” La purezza e il rigore perseguiti con determinazione persino severa\, l’essenzialità dell’approccio a questa parte di mondo fanno di questo libro [Marialba Russo\, Fotografie 1980-1987\, Milano\, Electa 1989] una sorta di celebrazione che potremmo chiamare l’incantesimo\, la rivelazione del potere visivo nascosto nell’Italia meridionale.” \nDi incantesimo si è parlato più volte\, in occasione di mostre e di libri – presentazioni di un’attività al tempo critica e poetica che ha scelto il mezzo della fotografia. E’ l’incanto di uno specchio magico\, frantumato dal tempo\, che rispecchia e dà un senso nuovo alle rovine\, come hanno scoperto i visitatori del Palazzo delle Esposizioni\, a Roma\, di fronte alle immagini di Roma Fasti moderni (il volume\, sottotitolato il disordine del tempo\, è uscito nel 1993 per i tipi di Mudima\, Milano). Sono gli intimi racconti affettivi che – riprendendo il filo della proposta del 1982\, Ritratto di mio padre e mia madre – presentano\, anno dopo anno\, le tappe di un viaggio negli spazi e nei tempi degli affetti:  Epifanie (1997)\, Famosa ( 1998)\, Ritratto di me ( 1999). \nL’incantesimo si fa tema esplicito nella serie fotografica di acqua e terra\, di legno e pietra raccolta fra Italia\, Grecia e Francia nell’ultimo decennio del millennio\, e proposta appunto con il titolo L’incanto nel volume edito da Skira. L’incanto è un percorso di forme dove la figura umana (così cara a Marialba Russo nella sua attività di documentazione antropologica\, attenta ai riti e ai miti del Mediterraneo) scompare fra ambigue tracce\, facendosi ombra\, punto\, minerale. “Ein Zeichen sind wir\, deutungslos “ “ Un segno siamo\, privo di senso” scriveva Hölderlin in Mnemosyne: il linguaggio umano è perduto\, “ vi è una lotta in cielo e possenti/ vanno le lune\, allora parla il mare / e anche i fiumi debbono cercarsi / un sentiero.” \nSe il corpo umano si confonde e scompare\, il percorso fra cieli e fiumi\, alberi e animali amici si presenta come il doppio di un viaggio all’interno dell’uomo.  E a un viaggio all’interno della mente allude anche il testo premesso alla raccolta\, quell’Agathe – qui nella sua prima edizione italiana –  in cui Paul Valéry cercò a lungo di catturare il funzionamento del pensiero: “ Più penso\, e più penso; così\, a poco a poco\, vedo tutti gli esseri conosciuti farsi in me sorprendenti\, e poi meglio conosciuti.” \nL’incanto trova così anche le risonanze care al poeta francese: meraviglia\, linguaggio\, magia. \n“La parola si confonde nelle cose che ha amato – scrive Marialba Russo in apertura del viaggio fotografico. E aggiunge: “nell’immagine riflessa è come esistere senza tempo. “ L’incanto è un percorso di perdita e di ritrovamento. (marina giaveri)
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SUMMARY:Presentazione Collana FB della Fondazione Baruchello
DESCRIPTION:10 Febbraio 2005\nINIZIO ORE 18.30\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nTra le figure più eminenti del Novecento\, Emilio Villa (1914-2003) è stato scrittore\, poeta\, traduttore\, semitista e scopritore di artisti. Personaggio volontariamente tenutosi ai margini della cultura ufficiale\, è stato tuttavia figura centrale della sperimentazione linguistica. Di Villa l’editrice Abscondita sta per far uscire L’arte dell’uomo primordiale\, mentre sulla base di una documentazione inedita (in parte presente oggi nel Fondo Emilio Villa conservato presso la Fondazione Baruchello in Roma)\, Aldo Tagliaferri ci offre il ritratto della personalità di Villa nel volume Il Clandestino. Vita e Opere di Emilio Villa\, appena uscito nella collana FB della Fondazione Baruchello\, edita da DeriveApprodi.  Il Clandestino offre il ritratto\, da una parte\, di una personalità eccezionalmente dinamica e non conformista (dagli anni giovanili passati in seminario a quelli trascorsi in viaggi avventurosi in vari continenti\, fino a quelli della vecchiaia indigente) e\, dall’altra\, della complessa rete di rapporti che Villa stabilì con le vicende di un secolo segnato da grandi speranze ma anche da traumatici mutamenti la cui lunga ombra ancora grava sul nuovo millennio. La presentazione sarà realizzata in presenza dell’autore\, Aldo Tagliaferri\,  e  di S.M.Martini. Letture di testi di Emilio Villa a cura di Mariano Bàino\, Nanni Balestrini\, Gabriele Frasca\, Giovanna Marmo e Tommaso Ottonieri\, seguiranno la presentazione. \nNel 1964 Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi acquistarono 150.000 metri di pellicola cinematografica di scarto. Si trattava di materiale prodotto da film americani degli anni Cinquanta e Sessanta. Rimontarono il tutto e produssero un film con un “cast d’eccezione”. Così nacque Verifica Incerta il primo film del cinema underground italiano. A quarant’ anni dalla sua produzione\, questo libro di Carla Subrizi\,  ritorna sull’esperienza di quel film analizzando il contesto storico e culturale in cui fu creato\, riunendo importanti documenti e testi essenziali per ricostruire la storia critica del film oltre che del cinema d’artista italiano. Il libro raccoglie testi di Gianfranco Baruchello\, Umberto Eco\, Enrico Ghezzi\, Alberto Grifi\, Fernanda Pivano\, Letizia Paolozzi\, Adriano Aprà\,  e molti altri. La presentazione a cura di Carla Subrizi\, con un  intervento di Gianfranco Baruchello\, sarà seguita dalla proiezione del film.
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SUMMARY:Maurizio Elettrico. The New Empire
DESCRIPTION:20 dicembre 2004\nINIZIO ORE 17:30\nPalazzo Serra di Cassano\nVia Monte di Dio 14\, Napoli \nPresentano il volume “The New Empire” di Maurizio Elettrico pubblicato dalle Edizioni Morra:\n \nANGELO CAPASSO Università La Sapienza\, Roma.\nSILVIO DE MAJO     Federico II Napoli\nRICCARDO NOTTE  Accademia Belle Arti di Brera (Milano)\nGIULIANA SCALERA Università di Salerno \nIl 2272 è l’immaginaria data di pubblicazione di The New Empire\, un volume che si presenta come un saggio storico\, con intento divulgativo\, incentrato sull’apogeo politico di Leo Bruno\, sommo sacerdote della Nuova Chiesa Universale di Roma. I fatti narrati partono dal 2099\, anno dell’incoronazione di Bruno\, e proseguono lungo una quindicina d’anni\, fino all’acmè della sua potenza imperialistica. L’opera offre molti spunti anche sulla vita politica sociale ed artistica di quegli anni e sulle grandi rivoluzioni scientifiche\, filosofiche e religiose. L’impianto storico del volume è sostenuto da un vigoroso corredo di note che rimandano ad una folta bibliografia di libri pubblicati nel futuro o di testi contemporanei\, citati in edizioni future. L’autore è uno storico del XXIII secolo\, Desmond Brown\, di cui è fornita una sintetica biografia all’inizio del libro. Si individuano quindi immediatamente due livelli temporali\, quello dello storico e dei fatti narrati\, che interagiscono quindi con un terzo livello\, quello contemporaneo\, attraverso The New Empire.
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SUMMARY:Mimma e Vettor Pisani - L’Angelo dell'Occidente
DESCRIPTION:23 ottobre 2004 – 22 gennaio 2005\nOPENING 23 OTTOBRE ORE 19.00\nFondazione Morra – Palazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nCatalogo della mostra con 34 poesie di M. Pisani\, 26 disegni di V. Pisani e un testo di A.Capasso\, Edizioni Morra \nLa personale di Vettor Pisani si inaugura sabato 23 ottobre 2004. Figura tra le più originali della scena artistica internazionale degli ultimi decenni\, celebre per le sue performances e per le sue installazioni pervase da un forte carattere misterico e da uno spiccato senso della teatralità\, capace di volgere lo sguardo verso orizzonti che riflettono la complessità contemporanea per le modalità operative\, per la flessibilità multimediale e per la libertà d’azione che sa mettere in campo nel suo operare artistico. \n“Ne abbiamo di strada da percorrere nelle tenebre fino all’anello che circonda il mondo\, fino alla nona sfera celeste. Il fine dell’arte è concepire la meta\, il paesaggio della perfezione racchiuso nel colore azzurro-smeraldo\, nel lampo edenico che illumina pietre e abissi. \nL’artista prova\, riprova la costruzione del luogo aureolato dagli angeli. \nIl suo mundus immaginalis è nutrito dall’angelo melanconico di Dürer dall’angelo di Rilke che serve luoghi incomparabili\, al centro dell’universo\, dall’angelo di vento di Klee\, dal suo stesso angelo androgino\, complice del mondo animale. \nL’opera si sottrae così all’arroganza dello sguardo\, rinasce nella dimensione invisibile della metamorfosi\, garantisce il rovesciamento di senso\, tocca e sorvola i punti del disfacimento\, unifica i linguaggi visivo e poetico\, beffa il vuoto della vicenda umana con la sua compiutezza. \n“Le scintille di Dio” della intuizione e dell’ideazione comunque\, svaniscono nelle pupille vuote di Oriente ed Occidente. Sull’orrore della storia cadono la luce di Fanes\, il decreto enigmatico\, mortale della Sfinge. E’ difficile stendere sul nulla del quotidiano lo smalto della creazione. \nIl lavoro di Vettor Pisani procede per vie traverse\, clandestine\, riflesso di molteplici memorie. \nLabirintico\, ritagliato\, frammentato\, esplora le strutture stesse del mistero della psiche. Marionette\, manichini\, bambole rotte rendono la tensione tra negazione e forma . \nLe sue macchine alchemiche replicano ironicamente\, clonano realtà originarie. Il corpo artificiale\, virtuale dell’opera è dichiarato “VERO FALSO D’ AUTORE”. Sovrastando macerie e catastrofi\, l’opera è presente e resiste come struggimento visionario\, come indizio di un epoca\, come sussurro poetico.” \nMimma Pisani \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “Mimma e Vettor Pisani. L’Angelo dell’Occidente”\, Fondazione Morra\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004Vettor Pisani© Photo Fabio DonatoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “Mimma e Vettor Pisani. L’Angelo dell’Occidente”\, Fondazione Morra\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004Vettor Pisani© Photo Fabio DonatoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Vettor Pisani nello spazio espositivo\, “Mimma e Vettor Pisani. L’Angelo dell’Occidente”\, Fondazione Morra\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004\nVettor Pisani\n© Photo Fabio Donato\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “Mimma e Vettor Pisani. L’Angelo dell’Occidente”\, Fondazione Morra\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004Vettor Pisani© Photo Fabio DonatoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “Mimma e Vettor Pisani. L’Angelo dell’Occidente”\, Fondazione Morra\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004Vettor Pisani© Photo Fabio DonatoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “Mimma e Vettor Pisani. L’Angelo dell’Occidente”\, Fondazione Morra\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004Vettor Pisani© Photo Fabio DonatoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “Mimma e Vettor Pisani. L’Angelo dell’Occidente”\, Fondazione Morra\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004Vettor Pisani© Photo Fabio DonatoCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “Mimma e Vettor Pisani. L’Angelo dell’Occidente”\, Fondazione Morra\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004Vettor Pisani© Photo Fabio DonatoCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Luciano Canfora. La Democrazia
DESCRIPTION:24 settembre 2004 \nOPENING 24 SETTEMBRE ORE 18:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nGianfranco Borrelli e Vittorio Dini presentano il volume di Luciano Canfora “LA DEMOCRAZIA. STORIA DI UN’IDEOLOGIA”. \nPresiede  ON. NERIO NESI \nLuciano Canfora è considerato uno dei maggiori antichisti europei. E’ professore ordinario di Filologia classica presso l’Università di Bari. Ha insegnato anche Papirologia\, Letteratura Latina\, Storia Greca e Romana. Fa parte del comitato scientifico della Society of Classical Tradition di Boston e della Fondazione Istituto Gramsci di Roma.\nE’ componente del Comitato direttivo di Hystoria y Critica (Santiago\, Spagna)\, Journal of Classical Tradition (Boston) e Limes (Roma). Dirige la rivista Quaderni di Storia e le collane Paradosis (Dedalo) e La città antica (Sellerio). Collabora tra l’altro con il Corriere della Sera.\nTra le sue pubblicazioni: Totalità e selezione nella storiografia classica (Laterza\, 1972); Storia della letteratura greca (Laterza\, 1986); La biblioteca scomparsa (Sellerio\, 1986); La sentenza. Concetto Marchesi e Giovanni Gentile (Sellerio\, 1985); Giulio Cesare (Laterza\, 2000); Il Fozio ritrovato. Juan de Mariana e André Schott (Dedalo\, 2001); Convertire Casaubon (Adelphi\, 2002).Il saggio La biblioteca scomparsa\, attenta ricostruzione storica della distruzione della mitica Biblioteca di Alessandria\, annovera numerose traduzioni in tutta Europa\, in USA\, in Brasile e in Giappone. La collana “Fare L’Europa” nasce dall’iniziativa di cinque editori di lingua e nazionalità differenti\, che oltre ad affrontare temi della storia europea attraverso l’economia\, la politica\, il sociale\, hanno come obbiettivo la ricerca di quel identità collettiva che ha raggiunto l’Europa attraverso le peripezie della sua storia e la pluralità delle sue componenti. \n…..”Democrazia: un’idea straordinariamente duttile che ha plasmato il corso della storia europea\, dalla Rivoluzione inglese a quella francese\, dalla Prima guerra mondiale fino alla guerra fredda e al crollo del Muro. Ed è proprio ripercorrendo le ideologie che l’hanno nutrita e sostenuta che Canfora formula la sua tesi lucida e radicale: il meccanismo elettorale è ben lungi dal rappresentare la democrazia. Oggi\, nel mondo ricco\, ha vinto la libertà\, con tutte le sue immani conseguenze. La democrazia è rinviata ad altre epoche.”…..
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Le Opere e i Giorni. La Vanitas
DESCRIPTION:18 giugno – 20 giugno 2004\nOPENING 18 GIUGNO ORE 18:30\nCertosa di San Lorenzo\nPadula\, Salerno \na cura di Achille Bonito Oliva \nCon le tre giornate inaugurali del 18\, 19 e 20 giugno 2004 si è aperta al pubblico la terza e ultima edizione della mostra Le Opere e i Giorni concepita come iter triennale\, ideata e curata da Achille Bonito Oliva alla Certosa di San Lorenzo a Padula. Dopo il Verbo e il Precetto\, il tema affrontato quest’anno è quello della Vanitas.\nLa mostra è promossa dalla Soprintendenza di Salerno e Avellino\, e si avvale del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali\, della Regione Campania e della Provincia di Salerno. Anche quest’anno le Opere e i Giorni fanno parte degli Annali delle Arti\, un progetto promosso dalla Regione Campania\, ideato e diretto da Achille Bonito Oliva.\nGli artisti partecipanti\, ai quali le celle sono state consegnate il 29 maggio 2004\, sono stati invitati ad elaborare un’opera con i linguaggi più disparati\, capaci di rappresentare una tematica legata alla finitezza delle cose e al trascorrere del tempo\, elementi fondamentali del concetto di Vanitas. \nCirca cento gli artisti coinvolti nel triennio\, dei quali quarantaquattro invitati nel 2004: Ghada Amer\, Elisabetta Benassi\, Monica Biancardi\, Bianco e Valente\, Pietro Capogrosso\, Patrizia Cavalli\, Loris Cecchini\, Paolo Chiasera\, Enzo Cucchi\, Alvin Curran\, Ousmane Ndiaje Dago\, Mario Dellavedova\, Baldo Diodato\, Isabella Ducrot\, Maurizio Elettrico\, Federico Fusi\, Alberto Garutti\, Kendell Geers\, Piero Golia\, Dino Innocente\, Emilio Isgrò\, Anish Kapoor\, Sol Lewitt\, Renato Mambor\, Flavia Mastrella\, MK\, Liliana Moro con Vincenzo Cabiati\, Paul Morrisey con Veruschka\, Moataz Nasr\, Nam June Paik\, Maria Pizzi\, Marialba Russo\, Virginia Ryan\, Remo Salvadori\, Franco Scaldati\, Grazia Toderi\, Franco Vaccari\, Wainer Vaccari\, Franz West con Tamuna Sirbiladze\, Sislej Xhafa\, Gilberto Zorio.\n  \nIn esposizione di Maurizio Elettrico: “Il Culto di Lily Moore” 2004.  Installazione (Cella n°9) \nSi tratta di un’opera complessa\, in cui si sovrappongono in sorprendente sequenza oggetti\, immagini\, reliquie legate all’immaginario culto di Lily Moore\, fantomatico artista vissuto in un lontanissimo futuro. Ad essere trasfigurato da incongrue e allusive presenze (sale himalayano\, gemme\, cristalli iridescenti\, decori su carta thailandese) il corridoio della cella\, dove si svolge – ricostruito da Virgilio Pervinca\, immaginario archeologo del tempo futuro – un percorso iniziatico al termine del quale si staglia luminosa l’icona del sacerdote artista. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “il culto i Lily Moore”\, Le Opere e i Giorni\, Certosa di San Lorenzo\, Padula\, 2004\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “il culto i Lily Moore”\, Le Opere e i Giorni\, Certosa di San Lorenzo\, Padula\, 2004\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, “il culto i Lily Moore”\, Le Opere e i Giorni\, Certosa di San Lorenzo\, Padula\, 2004\nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n  \n 
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SUMMARY:L’arte del Novecento tra Università e Accademia
DESCRIPTION:27 maggio 2004\nINIZIO ORE 17:30\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nConferenza di presentazione del libro ARTE DEL NOVECENTO 1900 – 2001 \na cura di Rita Scrimieri\nautori: Stefano Gallo\, Miriam Mirolla\, Guido Zucconi \nL’arte divisa tra il sapere e il fare. Un divario che\, nel tempo\, ha generato una contrapposizione concettuale visibile anche all’interno dei luoghi formativi istituzionali: da un lato l’Università\, deputata prioritariamente allo studio storico\, critico e teorico dell’arte; dall’altro l’Accademia di Belle Arti\, preposta principalmente all’acquisizione di abilità tecniche. Un divario ancora evidente nel sistema attuale dell’arte. Un divario che le più interessanti ricerche artistiche del Novecento hanno tentato di ricondurre all’unità. Fare emergere questo processo e comprenderlo storicamente: e’ proprio questo il filo conduttore del manuale “Arte del Novecento”\, un manuale che dedica pari attenzione alle opere e alle teorie degli stessi artisti\, assunte in un rapporto di reciproca e dinamica rispondenza. \nNel I tomo\, “ARTE DEL NOVECENTO 1900-1944”\, Stefano Gallo traccia\, sulla base di una rigorosa periodizzazione\, un inquadramento critico della produzione artistica della prima metà del Novecento\, guidando il lettore attraverso la pluralità straordinaria delle diverse esperienze. Dalla trattazione emergono con chiarezza le personalità degli autori e le caratteristiche dei movimenti\, anche grazie al costante riferimento alle riflessioni degli artisti. Il nodo che tiene unite arti visive\, arti applicate e industrial design\, che segna l’intero svolgimento del primo volume\, costruisce un inquadramento unitario dell’eterogeneità\, in apparenza tutta soggettiva ed esistenziale\, delle varie ricerche individuali. Nella seconda metà del Novecento\, un concetto di “realtà” più complesso si pone a fondamento della comprensione e della creazione dell’opera d’arte. Persa ogni certezza di realtà univoca e superata la necessità della sua “rappresentazione”\, l’artista si volge al concetto di “evento”. Sulla strada aperta da Duchamp\, si sviluppa così una concezione dell’arte sempre più mentale e sempre meno vincolata alla rappresentazione del reale. Nell’articolato e frammentato panorama artistico internazionale della contemporaneità\, Miriam Mirolla indica le coordinate storiche e teoriche entro le quali è possibile comprendere il proliferare di gruppi\, movimenti\, correnti artistiche. Un metodo che conduce il lettore a “vivere attivamente” l’opera d’arte contemporanea. Il testo di Guido Zucconi delinea nel primo tomo le più rappresentative esperienze maturate nel campo dell’architettura e dell’urbanistica\, offrendo un preciso sfondo alle vicende artistiche che corrono sotto la dicitura di “Modernismo” ed evidenziando relazioni\, confluenze\, scarti\, reciproci arricchimenti. Nel secondo tomo affronta le tematiche che vanno dalla diffusione dell’ International Style fino agli esiti più attuali del dibattito sulla città contemporanea.
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SUMMARY:Nanni Balestrini - Sfinimondo
DESCRIPTION:dal 20 maggio al 26 giugno 2004\nOPENING 20 MAGGIO ore 19:00\nFondazione Morra – Palazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini\, 19 Napoli \ncon un intervento di Achille Bonito Oliva\nTommaso Ottonieri e Mariano Bàino presentano il libro di poesie Sfinimondo pubblicato dalle edizioni Bibliopolis. Segue una lettura dei testi con Raffaele Rizzo\, Maura Perrone e Gianni Sallustro; musiche di Enzo Nini \nAlla Fondazione Morra (via Vergini 19\, Palazzo dello Spagnuolo) dal 20 maggio al 26 giugno 2004 Nanni Balestrini espone SFINIMONDO\, opera visiva in tre installazioni\, ognuna basata su una scultura verbale di grandi dimensioni. Nella prima sala una colonna-obelisco intorno a cui si svolge un testo che celebra la forza distruttiva e creatrice della poesia: La poesia fa male… la poesia è l’apocalisse del linguaggio… Nella seconda sala un cubo rimodella la sfera terracquea disarticolata dalla globalizzazione\, le sue risorse frantumate dagli sfruttamenti\, i suoi popoli divisi e dispersi. Nella terza sala su una stele strappata agli orrori delle nostre guerre quotidiane parlano i segni della più antica scrittura. Completa la mostra una retrospettiva di lavori dal 1965 a oggi. \nNei testi di Sfinimondo (pp. 96\, Napoli Bibliopolis 2003) il linguaggio quale luogo del significato è messo in questione in vari modi… invito al sospetto e invito all’abbandono convivono\, contraddittoriamente; così come contraddittoria è la fiducia nel potenziale liberatorio del corpo e del linguaggio quale segno del corpo\, in un mondo d’altra parte capace di colonizzare i corpi\, con i loro bisogni e con le loro manifestazioni. Ma su questa contraddizione si costruisce la poesia come qui la tenta Balestrini. \nLa scrittura nasce come atto visivo\, è il linguaggio che s’imprime nella pietra\, nell’argilla\, nel marmo\, che dalle stele\, dagli obelischi\, dalle lapidi dell’antichità impone sentenze immutabili\, e oggi ricopre le metropoli con le effimere lusinghe della pubblicità e con la violenza dei graffiti sovversivi. \nÈ la scrittura pubblica\, che anticipa quella privata\, e invia all’occhio delle moltitudini i suoi messaggi indiscutibili\, che non attendono risposte ma assenso o indifferenza. \nIn questo senso la letteratura e l’arte congiuntamente hanno da sempre operato sulla materialità della parola\, sul suo farsi figura e oggetto\, sulla frantumazione di ogni lettura lineare. \nMonumenti avulsi dalla loro funzionalità architettonica su cui i segni possono scorrere immutabili\, ritmando il movimento circolare dello spettatore volonteroso e invitandolo a misurarsi con la sua capacità di interpretare nuovi percorsi della realtà\, abbandonando per un istante la sua rassegnata passività. \nNanni Balestrini \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sfinimondo\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004\, \nNanni Balestrini\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sfinimondo\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004\, \nNanni Balestrini\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Sfinimondo\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004\, \nNanni Balestrini\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Sfinimondo\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004\, \nNanni Balestrini\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Sfinimondo\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004\, \nNanni Balestrini\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Sfinimondo\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004\, \nNanni Balestrini\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Sfinimondo\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004\, \nNanni Balestrini\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Lungrabbe. Partiture Visive. Teatro d’Architettura di Domenico Mennillo
DESCRIPTION:7 maggio 2004\nINIZIO ORE 17:00\nLa Feltrinelli\nVia S. Tommaso d’Aquino 70\, Napoli \nCon l’autore intervengono Stefano de Stefano e Raffaella Morra \nPARTITURE VISIVE Teatro d’architettura raccoglie i materiali di un esperimento fra teatro e architettura elaborato da lunGrabbe fra il 2001 e il 2003. Uno scritto di Stefania Maraucci sulla scrittura scenica di lunGrabbe apre la prima parte del testo. \nLa prima parte del testo riporta le partiture sceniche delle prime esecuzioni degli spettacoli dedicati all’architettura: 1) LA#MONT(E)YOUNG Composizione 3 da un poema di Domenico Mennillo sui progetti dell’architetto anglo-napoletano Lamont Young e su un progetto architettonico musicale del musicista americano La Monte Young appertenuto al movimento d’avanguardia Fluxus; 2) PASSAGEN-WERK di Domenico Mennillo dal testo omonimo di Walter Benjamin e dalle serre per coltivazione della provincia napoletana; 3) Per la Fondazione di un AnfiTeatro percorso saggistico-performativo in 3 movimenti di Domenico Mennillo. In questa prima parte del libro sono riporate locandine e fotografie (in bianco e nero e a colori) inerenti agli spettacoli stessi. \nChiude la prima parte del libro Oratoria-Albùm dei giorni e delle prove di Domenico Mennillo\, piccolo diario in prosa dei giorni d’allestimento degli spettacoli PASSAGEN-WERK e Per la Fodazione di un AnfiTeatro. \nLa seconda parte del libro raccoglie gli scritti teorici di lunGrabbe relativi all’elaborazione del progetto su teatro e architettura: 1) TEATROdeiLUOGHI 2003 A.T. di Domenico Mennillo e Rosaria Castglione; 2) Alcune Architetture di Provincia + Alcune Architetture di Caivano di Domenico Mennillo e Rosaria Castiglione. \nIn appendice sono riportate tutte le esecuzioni degli spettacoli e degli altri eventi relativi agli spettacoli (mostre\, cortometraggi\, readings ecc…) su teatro e architettura dal maggio 2001 a maggio 2004. \nEdizioni e-m arts / fondazione morra \ne-m arts / fondazione morra fanno parte  delle edizioni morra di Napoli operanti da trenta anni nel campo dell’arte contemporanea\, facendo riferimento alle attività della storica Galleria Morra di Napoli e all’Istituto di Scienze della Comunicazione Visiva. Ha pubblicato opere dell’Azionismo Viennese\, Living Theatre\, Fluxus\, opere di poesia visiva (Miccini \, Caruso\, Martini\, Sarenco\, Villa\, Lora Totino\, Luca Castellano\, Patella\, Chopin e altri) studi su movimenti d’arte d’avanguardia (Futurismo\, Schematismo\, Isidore Isou ); da tre anni cura l’Indipendent Film Show\, unica rassegna di cinema indipendente presente a Napoli.
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SUMMARY:Sintesi Electronic Arts Festival Preview 4 Edizione
DESCRIPTION:23 – 30 aprile 2004\nOPENING 23 APRILE ORE 18:30\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nFallt – “invisible cities” sound installation \n“Alle volte mi basta uno scorcio …un affiorare di luci nella nebbia\, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai\, per pensare che partendo di lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta\, fatta di frammenti mescolati col resto\, d’istanti separati da intervalli\, di segnali che uno manda e non si sa chi li raccoglie”. \nLe Città Invisibili\, Italo Calvino\, Einaudi\, 1972 \nJanek Schaefer – “cold storage” audio live \n“Close your eyes and open your ears. Everything in the world has at some point made sound\, or been the cause of sound”. \nJ. Schaefer \nMiltos Manetas – “the man from neen” net art meeting \n“Websites are today’s most radical and important art objects”. \nM. Manetas \nLa Preview_04 all’edizione annuale di Sintesi\, che si tiene a Napoli nel mese di dicembre dal 2002 in location di straordinario impatto estetico e architettonico\, viene ospitata per la seconda volta negli spazi della Fondazione Morra\, al Palazzo dello Spagnuolo nel quartiere vicereale dei Vergini a Napoli\, dal 23 al 30 aprile 2004. \nSintesi Preview_04 indaga il suono come originatore di ambienti sensibili e dinamici\, una nuova architettura del presente attraverso la ricerca estetica e musicale di due esponenti di primo piano\, in collaborazione con il British Council: il collettivo irlandese FALLT e la performance live del londinese Janek Schaefer che presenta a Napoli il suo ultimo disco prodotto con DSP recordings di prossima uscita\, un live set elettroacustico performato in ambiente oscurato ed in assenza di supporti video: puro soundscaping acusmatico. \nLa finestra sull’arte digitale verrà aperta anche in quest’edizione ed i riflettori saranno puntati su di un ospite davvero straordinario: Miltos Manetas\, un incontro dibattito sull’arte contemporanea in rete assieme a Ambrogio Borsani\, Marco Cadioli\, Marco Deseriis\, Alessandro Ludovico e Maria Grazia Mattei. \nPer la prima volta in Italia\, FALLT presenta Invisible Cities (installazione\, pannelli e grafica\, jacks\, 22 x CD Players\, cuffie\, 22 x 5’ Audio Loops)\, un’opera nata per essere incompiuta: inusuali socio-cosmogonie che affondano le radici nella letteratura e sono innestate in soundscapes\, una mappa del mondo costituita da 22 città invisibili (città udibili) attraverso l’ascolto di composizioni musicali organiche\, elettroniche e di campionamento – liberamente inspirata all’omonimo scritto di Calvino. Ciascuna città viene iconizzata da una breve descrizione grafica\, con informazioni del luogo e descrizioni surreali: al centro dei pannelli\, un jack nel quale il visitatore attraverso le cuffie ascolta il loop di 5’ creato dagli artisti per raccontarne attraverso i suoni\, le percezioni e le emozioni. \nDurante l’inaugurazione il giorno 23 aprile\, Christopher Murphy\, curatore di FALLT presenta il lavoro del collettivo tramite un talk sulle arti multimediali ed il design.
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SUMMARY:Luciano Caruso. Xenia
DESCRIPTION:8 aprile 2004\nINIZIO ORE 19:30\nPalazzo dello Spagnolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIl giorno 8 aprile alle ore 19\,30 alla Fondazione Morra in via Vergini n° 19\, Stelio Maria Martini presenterà il volumetto di Luciano Caruso XENIA\, piccola raccolta di poesie lineari e visive dedicate ad alcuni amici di Napoli\, edito dalle Edizioni Riccardi/Socrate con prefazione di Ugo Piscopo. \nScorrendo le pagine è facile entrare in quella ricerca che accompagnò Luciano Caruso nell’inestricabile labirinto della struttura della parola fino all’immagine inscindibile dal linguaggio parlato. \nL’uso del segno\, la manipolazione delle immagini e delle parole intese come lessico dell’intorno quotidiano rimettono in discussione\, nell’opera di Luciano Caruso\, l’appartenenza dei linguaggi poetici alla sola sfera delle discipline colte. \nIl regno degli specialisti è da lui ricondotto al generale perché gli accadimenti\, nella loro sequenzialità\, non sono divisibili in quelle che un tempo erano le interpretazioni dell’espressivo. \nIn questo filone si srotola il lavoro di Caruso e Napoli\, città falsamente generosa\, perché magmatica\, spugnosa e sospesa nel tempo del giornaliero\, ritrova quanti come lui hanno dato un contributo essenziale all’avanguardia.
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SUMMARY:Paul Vangelisti. The Embarrassment of Survival
DESCRIPTION:17 marzo 2004\nINIZIO ORE 20:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIntervengono Matteo D’Ambrosio e Gordon Poole \nMercoledì 17 marzo\, alle ore 20\, nella sede della Fondazione Morra-Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive (Via Vergini 19\, Palazzo dello Spagnuolo)\, incontro con il poeta statunitense Paul Vangelisti\, che leggerà i testi della sua ultima raccolta The Embarrassment of Survival. \nPaul Vangelisti\, nato nel 1945 a San Francisco\, da genitori italiani\, dal 1968 vive a Los Angeles\, dove insegna all’Otis College. Dopo aver  fondato con John McBride la rivista di poesia “Invisibile City” (1971-’82) e la casa editrice Red Hill Press\, si è occupato di diversi periodici (“Boxcar”\, “Forehead”\, “Lowghost”\, “Ribot”) e della sigla editoriale Littoral Books. Traduttore di autori italiani d’avanguardia (Adriano Spatola\, Antonio Porta)\, ha pubblicato venti raccolte di poesia e curato diverse antologie\, tra cui Anthology of L. A. Poets (in collaborazione con Charles Bukowski) e Italian Poetry\, 1960-1980: From Neo to Post Avant-Garde. In Italia ha pubblicato La stanza stravagante (1976)\, Un grammo d’oro (1981) e Portfolio (1991). Ad un suo libro\, Villa\, la rivista “Poesia” dedicò\, nel marzo del 1993\, un inserto a cura di Biancamaria Frabotta. \nEmbarassment of Survival (a cura di Standard Schaefer\, New York\, Agincourt Editions) è il titolo del recente volume antologico che raccoglie una scelta delle poesie scritte tra il 1970 e il 2000.
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SUMMARY:Lungrabbe. Partiture Visive. Poema-concerto
DESCRIPTION:12 marzo 2004\nINIZIO ORE 21:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nPartiture Visive è un concerto sui testi poetici e teatrali raccolti nel libro “PARTITURE VISIVE Teatro d’Architettura” di Domenico Mennillo pubblicato da E-M ARTS / Fondazione Morra. I testi del poema-concerto sono tratti dagli spettacoli sull’architettura di lunGrabbe: LA#MONT(E)YOUNG Composizione 3\, PASSAGEN-WERK e Per la Fondazione di un AnfiTeatro. I brani verranno letti da Domenico Mennillo\, accompagnato-coadiuvato dalle voci e chitarre di Tullio Gatto e Valerio Sgarra e dalla fisarmonica e l’oboe di Michelangelo Rinaldi e Giulio Fazio. \nLa particolarità di questo poema-concerto consiste nell’accostare 2 “lingue” differenti\, i poemi teatrali di Mennillo e le canzoni scritte da Gatto e Sgarra\, per la creazione di una forma di unica auscultazione. \nI poemi teatrali di Mennillo affondano le loro radici nelle strutture dell’oralità favolistica d’occidente\, oralità però mai unitaria e conclusiva per la natura frammentaria-irrisolvibile delle linee dei discorsi contenuti all’interno dei poemi. \nLe canzoni di Salvatore Gatto invece\, si riallacciano alla tradizione cantoria popolare di Napoli\, elaborando storie e suggestioni ricavate dalle trame della contemporaneità e dallo straordinario rapporto che Salvatore Gatto ha allacciato con l’arte delle guarrattelle\, di cui è uno straordinario interprete. Ad eseguire le canzoni di Salvatore Gatto sarà Tullio Gatto\, che negli anni ha elaborato una personale forma di esecuzione delle canzoni del padre\, diventando a pieno diritto il “primo interprete” della musica di Salvatore Gatto. \nMichelangelo Rinaldi\, fra i fondatori dell’Ensemble musicale “Estovèst”\, affiancherà Tullio Gatto nelle esecuzioni musicali\, privilegiando sonorità ricavate dalla musica popolare europea\, attinta dalla tradizione orale di ogni angolo d’Europa. \nValerio Sgarra eseguirà le canzoni da lui composte in questi ultimi anni\, accompagnato dalla fisarmonica di Giulio Fazio; i due musicisti collaborano\, con altri musicisti\, ad un progetto di scrittura ed esecuzione musicale che continua e innova\, per via assolutamente naturale\, la sterminata e raffinata tradizione della canzone d’autore italiana.
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SUMMARY:Isabella Gherardi. Photogenic
DESCRIPTION:19 febbraio – 3 aprile 2004\nOPENING 19 FEBBRAIO ORE 19:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nLa Fondazione Morra inaugura la stagione espositiva 2004 giovedì 19 febbraio con “Photogenic”. Isabella Gherardi ha fotografato a sezioni i basamenti dei due monumenti equestri che stanno al centro di piazza Plebiscito a Napoli\, piazza che con il grande fondale di colonne neoclassiche che le suggerisce l’attesa di un evento che accadrà di lì a poco o che è terminato da un attimo. \nSu questi basamenti schiere di napoletani hanno disegnato\, usandoli come grandi lavagne\, un labirinto di nomi\, facce figurine\, sospiri\, ricordi\, numeri. Gherardi è intervenuta su questo denso materiale eliminando alcuni elementi non funzionali o ripetitivi e immettendone dei graffiti disegnati da lei o ispirati ad Altamira\, l’Antico Egitto o altri artisti moderni\, a suggerire la stratificazione del tempo e della città. Ha poi dipinto ad acquerello grandi volti femminili\, a volte solo particolari\, l’occhio e la bocca\, mettendone in evidenza la parte glamour del volto (glamour nel senso di affascinare o incantare). È venuto naturale all’artista unire i graffiti agli acquerelli; ottenendo un’ulteriore stratificazione ma soprattutto la luminosità e la trasparenza dell’acquerello donano alle opere una voluttuosa epidermide ed una intensa monumentalità. Da qui l’ispirazione per “PHOTOGENIC” inteso come fosforescente\, fotogenetico e fotogenico. Il 28 febbraio alle 19:00 la Galleria di Paola Verrengia (via Fieravecchia 34 – Salerno) presenta un’altra serie di “Photogenic”\, mentre la Fondazione Menna il 17 marzo alle ore 17:00\, nella serie di “Dialoghi d’Artista” a cura di Stefania Zuliani\, propone l’incontro con Isabella Gherardi dal titolo”Attraverso la fotografia”. Isabella Gherardi vive e lavora a Firenze. Ha esposto in importanti gallerie e musei in Italia e all’estero fra le quali: Studio Casoli di Milano\, John Weber di New York\, Photo & Co di Torino\, museo Ludwig di Aachen\, museo Pecci di Prato. Sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				 Installation View. Photogenic. Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 3rd Edition
DESCRIPTION:9 – 12 ottobre 2003\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nDal 9 al 12 ottobre si svolgerà al Palazzo dello Spagnuolo a Napoli la terza edizione di Independent Film Show\, uno tra gli eventi più interessanti nell’ambito del cinema indipendente. \nLa filosofia alla base di questa serie di presentazioni di film è la libertà dalle pressione dei festival convenzionali: presentazione di nuovi lavori quasi esclusivamente girati nei due anni precedenti. Molti dei film d’avanguardia\, persino quelli celebrati ampiamente in molti saggi\, che sono inclusi entro i canoni degli alti riconoscimenti dell’arte contemporanea e della sua storia\, sono poco noti al pubblico e visti raramente persino da esperti ed amanti dell’arte. \nNel programma di Piero Pala troviamo classici come Little Stabs at Happiness di Jacobs (uno di quei film quasi mai visti\, specialmente in Europa) e Looking for the Mushrooms di Bruce Conner. L’uso da parte del film maker del footage\, che egli stesso ha girato\, rappresenta una rara eccezione nell’opera di colui che è considerato il più importante protagonista dell’utilizzo della tecnica filmica ‘found footage’. Looking for the Mushrooms è un capolavoro psichedelico sulla ricerca dei funghi allucinogeni\, accompagnato dalla partitura di Terry Riley. L’intero programma è dedicato ai film che hanno forti affinità con la musica e partiture molto particolari. \nLouis Benassi col secondo programma estende la rassegna di quest’anno in un contesto legato anche alla video arte contemporanea britannica\, ed ha per tema l’idea di ‘Topografie e Spazio’. \nQuest’anno troviamo un one man show di talento eccezionale\, tanto difficile da inquadrare in una categoria che persino il termine “filmmaker” non suona appropriato. L’arguto titolo della presentazione di McClure\, ‘Emulsioni Reciproche’ offre allo spettatore una certa idea di ciò che lo aspetta: proiezioni sublimi e quasi minimaliste di film\, sovente manipolati in maniera semplice e sempre molto diretta\, ad esempio tinteggiando l’emulsione a mano\, creando dunque leggere modifiche sulla superficie\, i cui effetti si vedono sullo schermo nella proiezione. \n‘Ecstatic Bodies’\, il programma di Florian Wüst si confronta con le percezioni sensuali suscitate dal film\, utilizzando immagini che evocano nello spettatore sensazioni forti o estreme. Uno degli esempi più rilevanti per tale approccio è rappresentato da T\,O\,U\,C\,H\,I\,N\,G\, di Paul Sharits\, in cui l’autore tenta di affrontare fisicamente lo spettatore\, afferrare la sua retina\, toccargli l’occhio. In questo lavoro visivamente intenso\, strutturalmente complesso ed estremamente rigido allo stesso tempo\, Sharits è riuscito anche ad includere allusioni di tipo autobiografico\, come quando vediamo un volto graffiato da unghie di donna e la lingua tagliata con le forbici; lo stesso Sharits ha vissuto esperienze del genere e verso la fine della sua vita il suo corpo era coperto da cicatrici provocate da colpi d’arma da fuoco\, forbici\, coltelli e scazzottate. \nLa rassegna di Napoli si svolge in un luogo di incredibile bellezza ed atmosfera: la Fondazione Morra\, sita nel Palazzo dello Spagnuolo a via Vergini\, distante pochi metri dal cuore del Centro Storico di Napoli. \nL’idea di base dell’Independent Film Show è quella di creare un interesse nuovo piuttosto che soddisfare un tipo già esistente\, e gli ideatori hanno fin dall’inizio inteso creare una rassegna tesa a cambiare la percezione del cinema indipendente ed artistico\, non solo nel sud Italia. Lavorare con il film significa molto spesso per un artista trovarsi a metà strada tra le belle arti e la cinematografia convenzionale\, col risultato di essere guardato con sospetto da entrambe le parti (e molto spesso trovarsi anche ad affrontare l’amara realtà di vedere le conquiste della cinematografia d’avanguardia applicate con successo in altri contesti\, senza ricevere alcun riconoscimento).
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SUMMARY:Gianni Pisani. Figure dell'autobiografia
DESCRIPTION:2 ottobre 2003\nOPENING 2 OTTOBRE ORE 18:30\nCastel dell’Ovo\nVia Eldorado 3\, Napoli \nA cura di Angelo Trimarco \nPromossa dagli Assessorati alla Cultura della Regione Campania e del Comune di Napoli\, e dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano\, la mostra Gianni Pisani Figure dell’autobiografia curata da Angelo Trimarco e coordinata della Fondazione Morra propone attraverso un’asciutta e puntuale scelta di opere – circa ottanta lavori\, dipinti ma anche sculture\, disegni e materiale di documentazione delle performance degli anni Settanta – una rilettura complessiva della lunga e articolata ricerca di Gianni Pisani\, artista che\, nato a Napoli nel 1935\, ha vissuto luoghi ed esperienze cruciali dell’arte degli ultimi decenni\, esponendo nelle maggiori rassegne nazionali e internazionali (Biennale di Venezia\, Quadriennale di Roma) e ricevendo nel corso degli anni attenzione da parte della critica più accorta e sensibile\, da Gillo Dorfles a Pierre Restany\, da Filiberto Menna a Lea Vergine. \nUn itinerario complesso e singolare che\, scrive il curatore Angelo Trimarco\, è “raccolto intorno ad alcune figure che pongono al centro la questione della biografia – la scrittura della vita – e dell’ autobiografia intesa\, appunto\, come riflessione  sull’autos dell’ autobiografia”. Un’avventura inesausta e inquieta che\, incrociando linguaggi differenti\, si costruisce attorno ad alcune “metafore ossessive” le quali dicono della scissione dell’io\, del mito dell’artista\, del lutto e della passione\, della morte e della nascita per avvicinare anche “l’insostenibile pensiero della croce”. \nEd è appunto attorno a queste “figure dell’autobiografia”  che si costruisce il percorso della mostra\, diversamente articolato nelle due sedi. \nA Castel dell’Ovo\, l’itinerario disegnato copre un arco di mezzo secolo\, dalle prove giovanili dei primi anni Cinquanta ai dipinti realizzati negli ultimi mesi\, proponendo  lavori ampiamente conosciuti (Il letto del 1963\, oggi nella collezione del Museo di Capodimonte o\, ancora\, La credenza della collezione Terrae Motus) ma anche opere che da molti anni non venivano esposte (Il miracolo di G.P.\, Il monumento a G.P.\, Le bambole) o addirittura ancora inedite. \nAlla Certosa di Capri è invece documentato il legame che da tempo lega l’artista (la sua pratica dell’arte) all’isola\, luogo denso di significati e di memorie esistenziali che Pisani ha riconosciuto spazio privilegiato della sua pittura. \nInoltre\, in occasione della mostra\,  verrà aperta al pubblico la Sala Mariacristina del Museo di Santa Chiara in cui si trova l’opera Venerdì Santo (2001). \nIl grande dipinto La Madonna della Sanità (2003) è collocato nella Chiesa della Madonna della Sanità\, regolarmente aperta al culto. \nIl catalogo della mostra\, pubblicato da Morra Edizioni e curato da Stefania Zuliani\, raccoglie interventi critici di Angelo Trimarco\, Cesare De Seta\, Gillo Dorfles\, Bruno Forte\, Angela Tecce\, Vincenzo Trione\, Lea Vergine\, Stefania Zuliani\, e un’ampia documentazione bio-bibliografica a cura di Maria Maddalena Pennino.
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SUMMARY:The Living Theatre – Labirinti dell’Immaginario. Roberto Paci Dalò. Animalie
DESCRIPTION:24 luglio 2003\nINIZIO ORE 19:00\nCastel Sant’Elmo \nVia Tito Angelini 20/A\, Napoli \nDopo le presentazioni ad Atene e Bruxelles arriva a Napoli lo spettacolo Animalie creato da Roberto Paci Dalo’ e prodotto dalla compagnia Giardini Pensili insieme e strutture da tutta Europa.\nLo spettacolo lavora su una sensorialita’ estesa sfruttando tutte le possibilita’ dell’immagine e del suono per creare un’opera di grande impatto che immerge il pubblico in un inusuale flusso di immagini e pulsazioni elettroniche dove l’idea di teatro si lascia alle spalle la parola per addentrarsi nei territori della trance e delle piu’ avanzate esperienze sceniche e percettive.\nSono utilizzate le piu’ innovative tecnologie video e parte delle immagini – inclusi disegni originali di Oreste Zevola – sono create in diretta utilizzando software che permettono catturare immagini provenienti dalla scena per modificarle in tempo reale e riproiettarle su grande formato in una particolare scena – disegnata da Edoardo Sanchi – fatta di piu’ superfici di proiezione. Un’unica performer – Azzurra Migani – e’ impegnata in un lavoro di grande fisicita’ e si confronta con questo dispositivo di ampie dimensioni.\nANIMALIE e’ un commentario scenico allo straordinario testo “L’aperto\, l’uomo e l’animale” di Giorgio Agamben uno dei piu’ importanti filosofi italiani. La drammaturgia di questo pezzo si riferisce al testo di Agamben come glossa o contrappunto e nello spettacolo si puo’ sentire la sua voce elaborata in modo tale da avvicinarla – nella concretezza del suono stesso – alle voci degli animali da lui evocati nel testo.\nGiardini Pensili e’ una delle compagnie piu’ innovative della scena europea. Progetti degli ultimi mesi includono produzioni create a Copenhagen\, Arles\, Vancouver e il prossimo progetto sara’ un lavoro scenico da testi di Gramsci e Pasolini (Lecce\, 1 agosto). \nCon: Azzurra Migani\nvoce fuori campo: Giorgio Agamben\nscene: Edoardo Sanchi\nlive video mixing: Filippo Giunchedi\nsoftware live video: Tom Demeyer / STEIM Amsterdam\ncollaborazione drammaturgica: Nicoletta Fabbri\ndisegni: Oreste Zevola\nassistente alla regia e cura: Laura Casadei\nregia\, musica\, immagini: Roberto Paci Dalo’ \nproduzione: Giardini Pensili\, 2.Tants Tallinn\, Musiques Nouvelles Mons\, Ailleurs\, Commune d’Ixelles\, Transcultures Bruxelles\nin collaborazione con: Teatro Petrella Longiano\, GMEM Marseille\, STEIM Amsterdam\, Maison du Spectacle la Bellone Bruxelles\, [dyne.org] Vienna\, Astragali Lecce\nprogetto sostenuto dalla Coumunita’ Europea\, Cultura 2000. la compagnia Giardini Pensili e’ sostenuta dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Provincia di Rimini
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SUMMARY:The Living Theatre - Labirinti dell'Immaginario
DESCRIPTION:3 luglio – 28 settembre 2003\nOPENING 3 LUGLIO ORE 19:00\nCastel Sant’Elmo \nVia Tito Angelini 20/A\, Napoli \nA cura di Giuseppe Morra e Lorenzo Mango. Progetto e direzione di Achille Bonito Oliva. \nLiving Theatre\, teatro vivente. Alla fine degli anni quaranta Julian Beck e Judith Malina scelgono questo nome per avviare la loro esperienza teatrale. Vivente è quel teatro che sa rigenerare le sue forme e\, al tempo stesso\, dare corpo alla idealità della “Bella Rivoluzione Anarchica non violenta”\, rivelando come l’arte non possa risolversi mai solo nella realizzazione di prodotti o di spettacoli\, ma debba essere il luogo in cui il “sogno” di un mondo diverso possa nutrirsi e svilupparsi.\nL’avventura del Living Theatre si sviluppa\, da quegli inizi\, per tutto il Novecento e giunge al nuovo millennio tuttora viva ed attiva. Lungo questo arco di tempo ha assunto caratterizzazioni e modi diversi\, che hanno\, però\, sempre fatto riferimento alla necessità che l’arte e la vita si fondano assieme\, in un intreccio inestricabile. Più ed oltre che una compagnia di teatro\, infatti\, il Living è una vera e propria comunità\, animata da una fortissima idealità e da un altrettanto forte sentimento di comunione e condivisione.\nQuesto mondo articolato e complesso si presenta come un vero e proprio labirinto dell’immaginario\, pieno di diramazioni\, di immagini\, di visioni\, di idee diverse\, che si intrecciano\, si sovrappongono\, in un percorso che non è mai stato\, né può essere\, rettilineo. L’immaginario del Living è il territorio entro cui vogliamo entrare. Anzitutto attraverso la documentazione di cinquanta anni di teatro che viene dai suoi archivi (le foto\, i filmati degli spettacoli\, le scenografie\, i documenti)\, e poi attraverso lo sguardo di chi il Living ha fotografato con una particolare adesione e partecipazione culturale ed emotiva – come Gianfranco Mantegna\, Ira Cohen e\, a Napoli\, Cesare Accetta\, Libero De Cunzo\, Fabio Donato\, Luciano Ferrara\, Marialba Russo -\, tracciandone un ritratto\, più che una semplice documentazione. Di particolare importanza\, poi\, vista la sua unicità è la presenza del lavoro pittorico di Julian Beck\, che per la prima volta in Italia viene testimoniato con tanta ricchezza.\nC’è\, poi\, un labirinto ulteriore\, che dal Living si dirama\, riguardando tutte quelle esperienze delle arti visive da Allan Kaprow a Hermann Nitsch\, da Vettor Pisani a Luca Maria Patella\, da La Monte Young e Marian Zazeela a Roberto Paci Dalò\, che hanno fatto della contaminazione dei linguaggi e della teatralizzazione dell’opera la base della propria ricerca. Si crea\, così\, una sorta di dialogo tra il Living e gli artisti visivi\, così come un dialogo si intesse con la poesia\, il cinema\, le performances e la musica\, e grazie agli eventi – tra cui i concerti di Sylvano Bussotti\, Daniele Lombardi\, Antonio Ballista\, Giancarlo Cardini\, i film di Jonas Mekas\, le serate di poesia con Judith Malina\, Hanon Reznikov\, Ira Cohen\, John Giorno\, Jack Hirschmann\, Nanni Balestrini – che accompagnano la mostra fino al debutto dell’ultimo spettacolo della compagnia.\nUna mostra labirinto\, insomma\, che testimonia della natura irregolare ed irrequieta di uno dei fenomeni più straordinari del teatro e della cultura contemporanei.\nScriveva\, d’altronde\, Julian Beck: “Il Living Theatre si sta formando: possa sempre continuare a formarsi e non essere mai formato definitivamente\, granitico\, irrevocabile\, immobile\, pesante\, insensibile\, un idolo scolpito\, incapace di comprendere il Dio vivente”. \nLorenzo Mango \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nLUCA Luigi Castellano\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nLUCA Luigi Castellano\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nLuca Maria Patella\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nGina Pane\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nVettor Pisani\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nJudith Malina e Hanon Reznikov\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nLa Monte Young\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nLa Monte Young\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003 Geoffrey Hendricks © photo Clemente Florio  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003 Geoffrey Hendricks © photo Clemente Florio  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nIra Choen\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nSilvano Bussotti\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nSilvano Bussotti\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nBaldo Diodato\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003 Marianna Troise © photo Clemente Florio  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003 Baldo Diodato © photo Clemente Florio  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003 Ugo Dossi © photo Clemente Florio  Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Giorgio Cortenova. Dal Naufragio…e Ritorno - l’arte negli anni delle ideologie
DESCRIPTION:22 maggio 2003\nOPENING 22 MAGGIO ORE 20:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nPresentazione del libro di Giorgio Cortenova \nInterverranno Angelo Trimarco e Stefania Zuliani e l’editore Giampaolo Prearo \nLe avanguardie non possiedono l’esclusiva della modernità. \nLa modernità è la consapevolezza del naufragio\, non il suo virtuale superamento. \nLe neo-avanguardie della seconda metà del secolo non si sviluppano nel segno della “vittoria” o invece della “sconfitta” delle avanguardie storiche\, ma nel solco di un tessuto culturale ferito. \nSe naufragio l’altro ieri è stato\, da ieri ad oggi è in atto un’errabonda ricerca di autenticità e di sincerità\, una corsa affannosa contro la retorica\, l’inganno dei linguaggi\, la falsificazione degli intelletti. \nL’autore s’interroga sulle Avanguardie storiche e sui movimenti culturali che hanno contrassegnato le vicende della seconda metà del novecento\, prendendo alle spalle il linguaggio e svelandone il naufragio sulle rive di un secolo scomodo ed enigmatico: naufragio ereditato\, sostiene Cortenova\, che la cultura più avanzata del XX secolo affronta con il fervore dell’avventura ed il coraggio della sconfitta. Dal dandysmo alle “cattive maniere” pittoriche di Cézanne\, da Baudelaire a Toulouse-Lautrec\, da Picasso a Duchamp\, da Malevich al Gruppo N\, dal Fordismo alla Pop Art\, dall’Arte Concettuale alle esperienze di Nuova Astrazione degli anni Settanta: il saggio si sviluppa attraverso le illusioni e le disillusioni di un’arte prigioniera dei “luoghi” stessi che ne garantiscono ora la vitalità\, ora la sopravvivenza\, nella fattispecie il Museo\, la Galleria e le “stanze” del collezionismo. Nell’attesa che il “ritorno” si concluda. \nGiorgio Cortenova è nato a Como nel 1944. Si è laureato a Bologna\, sotto la guida di Luciano Anceschi\, con una tesi in Estetica e Filosofia Morale relativa alle “Poetiche della Nevrosi – da Van Gogh a Bacon”. Si è affermato negli anni Settanta come saggista e curatore di mostre nei musei italiani ed europei. Fra tutte vanno segnalate “Un Futuro Possibile/Nuova Pittura” (Palazzo dei Diamanti\, Ferrara\, 1973)\, “Empirica” (Comune di Rimini e Museo Castelvecchio\, Verona\, 1975)\, “La Contraddizione Apparente” (Boymans\, Rotterdam\, 1977) “L’Estetico e Selvaggio” (Galleria d’Arte Moderna\, Modena 1979). \nGià docente di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna è stato un assiduo collaboratore per la terza pagina de Il Giorno di Milano e de Il Resto del Carlino di Bologna\, per la cui edizione pomeridiana è stato per più di dieci anni curatore responsabile delle pagine culturali. \nDal 1985 è Direttore di ruolo della Galleria Comunale d’Arte Moderna / Palazzo Forti di Verona. In questa sede ha ideato e curato grandi mostre. Ricordiamo tra le altre le antologiche dedicate a Paul Klee\, Wassily Kandinsky\, René Magritte\, Pablo Picasso\, Amedeo Modigliani\, Kasimir Malevich\, e le esaurienti rassegne relative al Surrealismo Spagnolo\, al Dadaismo\, all’Astrattismo\, ed altre ancora. \nTra le tante pubblicazioni ricordiamo “Picasso la vita e le opere”\, per i tipi di Arnoldo Mondadori\, che è stato tradotto e pubblicato in cinque lingue.
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SUMMARY:Luca Maria Patella. Usquequàque (Teatro della Gioconda in Campan(i)a)
DESCRIPTION:15 maggio- 25 giugno 2003\nOPENING 15 MAGGIO ore 20:00\nFondazione Morra – Palazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini\, 19 Napoli \nUna vasta e molteplice mostra – quasi un’antologica – di Luca Maria Patella\, presso la Fondazione Morra di Napoli. Il titolo\, in perfetto latino\, viene a dire: ovunque (Cicerone)\, e sempre (Catullo); ma suona anche ironicamente (…quasi connesso alla turbolenza dei nipoti di Paperino?).\nLa mostra comprende opere fotografiche\, opere installative e pittoriche e relative ai Libri di Patella. Una tavola rotonda presenterà vari di questi ultimi\, appena pubblicati.\nIl complesso di grandi Opere fotografiche (170 x 130 cm.) si riferisce al mitico Paese di “Montefolle / Madmountain” (…in realtà la casa-studio alchemica dell’artista\, in Toscana): opere realizzate\, per lo più\, con le tecniche della “archeologia fotografica”\, che le carica di valori pittorici e onirici. Sono eseguite con apparecchi messi a punto dall’artista\, e si può dire: “senza macchina fotografica\, senza pellicola a colori\, e senza ritocchi manuali. Come\, allora: per… magia?”. Solo più recentemente vi sono esempi di interventi digitali: …la costruzione di una “Maison de Plaisir (Cosmique)”\, da C. N. Ledoux. Complessivamente le opere coprono un arco di tempo che va dal 1970 al 2003.\nLe Opere pittoriche formano un complesso di 50 ovali\, che appartengono al ciclo “La Logique du Goût” (Diderot). Soggetti variati\, che vanno dai “Vasi fisiognomici-ritratti”\, a connessi interventi materici e pittorici\, anni ’80.\nPer l’Ambiente\, sono presentate delle multicolori scatole cubiche\, che contengono gli strumenti per realizzare i noti “Muri Parlanti” (Galleria Apollinaire\, Milano\, 1971; Atene e Madrid\, 2000).\nÈ anticipata anche – in parte – una grande Struttura\, ideata per un nuovo Spazio della Fondazione Morra\, e che contiene una “Gioconda in fronte e in Campan(i)a”.\nInfine sono esposti una panoramica di Libri ideati e prodotti da L. M. Patella dagli inizi degli anni ‘70 ad oggi e presentate varie nuove pubblicazioni. Tre edizioni di Morra: due di poesie e immagini dell’artista “Io son dolce Sirena” e “In mezzo al mar dismàgo” ed un terzo “Vi agio in Luca\, romanzo ferroviario” del 1974 realizzato con una copertina metallica e numerose autofoto camminanti dell’artista; un grosso volume di Fotografia\, a colori e in 4 lingue\, che illustra: “Montefolle” [in lùminis oras / loca nullìus ante: su lidi di luce / mai di nessuno prima (Lucrezio)]. Patella ha recentemente ottenuto il Premio internazionale di Poesia “Cardarelli\, 2002” ed gli è stato in questi giorni assegnato il “Premio speciale interdisciplinarità” conferito dal DAMS di Bologna 2003. \n 
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SUMMARY:Angelo Capasso. Presentazione del libro AA L’arte per l’arte
DESCRIPTION:21 marzo 2003\nINIZIO ORE 19:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIntervengono: Thorten Kirchhoff\, H. H. Lim\, Luca Maria Patella\, Vettor Pisani\, Angelo Trimarco \nCoordina gli interventi l’editore Marta Massaioli \nChe cosa vuol dire oggi scrivere d’arte? E quali sono le ragioni ed i significati di una critica d’arte nuova? In che modo si può piegare la lingua fino a farla diventare strumento della critica? In questo suo nuovo libro AA L’arte per l’arte\, Angelo Capasso ci propone una riflessione sulla critica d’arte\, sulle possibili nuove direzioni che la voce critica\, il testo critico e la sperimentazione linguistica possono sviluppare nell’ambito del linguaggio visivo. \nIl libro in realtà non propone una risposta alla domanda “che cos’è la critica d’arte” ma si propone un viaggio che attraversa il lavoro del critico a partire dalla ricerca di una lingua nuova fino ad un dialogo serrato con gli artisti e l’arte. “Le ragioni della critica sono ancor oggi primariamente quelle di fissare le condizioni di questo paradosso eccellente\, rappresentato dal possibile dialogo tra parola e immagine: un paradosso che appartiene alla quotidianità.. Una domanda attuale potrebbe essere: possiamo ancora identificare scrittura e critica\, in questa rapida diffusione che sta conoscendo la nuova oralità telematica\, fatta di messaggi meno sedimentati e che non pone più al centro del discorso sull’arte una scrittura unidirezionale\, ma una voce fluttuante e fragile\, aperta alle più diverse modificazioni e potenziali detrazioni? E ancora: la scrittura è la forma della critica o l’essenza del suo essere in atto?” \nSenza dubbio il libro non fornisce definzioni o schemi volti a definire una volta per tutte la modalità della critica d’arte\, ma suscita invece una riflessione sulle possibilità ancora inespresse della critica intesa sia come esercizio perfomativo della parola che dell’immagine ad esso correlata. \n“Il libro si suddivide in tre sezioni: Teorie (e finzioni)\, dove sono raccolti alcuni testi su tematiche particolari (l’assurgere del reale\, la perfomatività della critica\, l’attualità del concettualismo\, la morte dell’arte e la morte nell’arte) o sul lavoro di alcuni artisti (Michele Zaza\, Fabio Mauri\, Christian Boltanski\, Giuseppe Gallo\, Maurizio Cattelan\, Derek Jarman) e dove si ritrovano trasversalmente anche le problematiche di estetica più attuali; Incontri\, dove i dialoghi (con Gilbert & George\, Maurizio Cattelan\, Kendell Geers\, Uri Katzenstein\, Georgina Starr\, Jan Fabre\, Fabio Mauri\, Luigi Ontani\, Luca Patella\, Michele Zaza\, Yan Pei-Ming\, Vettor Pisani\, Urs Lüthi\, Perino & Vele\, Kim Jones\, Flavio Favelli\, Erwin Olaf\, Mimmo Paladino\, Rebecca Horn \, A.B.O.\, Jeffrey Deitch\, Hou Hanru\, Bonnie Marranca e Gautam Dasgupta\, Lucio Dalla\, M. Teresa Venturini Fendi) sono un modo per porre in luce la difficoltà dell’oralità di fissarsi in teoria e della voce di trasformarsi in scrittura; Appunti (e racconti brevi)\, dove si compone un paesaggio sfumato e parziale dell’attualità (H.H. Lim\, Wang Du\, Damien Hirst\, Nan Goldin\, Luca Vitone\, Thorsten Kirchhoff\, Mariko Mori\, e altri)\, così come assurge dall’esperienza registrata dal taccuino del critico\, il luogo dei segni dove egli registra il proprio passaggio nell’arte e nel suo infinito in atto.” \nAA L’arte per l’arte è il primo di una nuova collana di testi critici dal titolo Crudelia Critica che si lega direttamente alla ormai consolidata attività di Crudelia? che continua il suo viaggio attraverso le sperimentazioni dell’arte e le nuove realtà sociali. \nMarta Massaioli
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SUMMARY:Pierre Hébert e Bob Ostertag. Between Science and Garbage
DESCRIPTION:5 marzo 2003\nOPENING 5 MARZO 2003 ORE 21:00\nStudio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \nA cura di Piero Pala \nLa Fondazione Morra\, interessata alla diffusione delle arti nella molteplicità dei suoi linguaggi prediligendo eventi che interagiscono direttamente con il pubblico per stimolare un autentico dialogo\, organizzerà mercoledì 5 marzo ’03 nella sede di via Calabritto n° 20 il progetto dell’artista multimediale canadese Pierre Hébert dal titolo Between Science and Garbage\, a cura di Piero Pala\, con il quale la Fondazione Morra collabora per la realizzazione di eventi e rassegne dedicate al cinema sperimentale e alla video arte. \nIn questo nuovo progetto “Between Science and Garbage” Hébert utilizzerà un computer con l’ausilio di un software di animazione creato ad hoc da Bob Ostertag. Per questa animazione utilizzerà una combinazione di strumenti ad alta tecnologia e di scarti di immagini\, cosi come evocato nel titolo della performance. Sia il suono che l’animazione video verranno creati dal vivo con il software ideato dallo stesso Ostertag. In questa maniera essi possono interagire in molteplici modi controllando il lavoro sul luogo stesso “Un lavoro interattivo in molti sensi: tra Hébert e le immagini televisive\, tra Ostertag e il suono della televisione\, tra Ostertag/Hébert e il software\, e tra gli stessi Ostertag/Hébert.” \nPierre Hébert\, regista originario del Québec\, ha lavorato con numerosi musicisti come Fred Frith e Bob Ostertag. È uno dei maggiori esponenti mondiali tra i registi di avanguardia\, con particolare riferimento al campo delle animazioni. Ha inoltre diretto il film “La Plante Humaine” vincitore di vari premi internazionali. È autore di un testo su filosofia ed animazione. Per decenni\, Pierre Hébert\, ha partecipato a concerti con musicisti\, dove lui stesso improvvisava animazioni dal vivo incidendo direttamente sulla pellicola con una lama tagliente. Rigido e radicale “suonatore” di campionatori\, Bob Ostertag perviene l’incontro tra le infernali tecnologie digitali e la materia musicale. L’impianto ritmico-armonico disegnato dall’Ensoniq EPS16+ (così si chiama il congegno ivi utilizzato)\, ancorché monocorde\, regala stranianti episodi rumoristici gonfi di un forte slancio critico (comune a tutti coloro che utilizzano creativamente materiale altrui). Sbaglia chi reputa asettico l’uso che Ostertag fa del campionatore\, in quanto il suo approccio intransigente e personale prevede proprio un rapporto paritetico con la macchina e\, dunque\, un’ingerenza limitata.
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Il Giardino degli Altri
DESCRIPTION:26 novembre 2002 – 15 gennaio 2003\nOPENING 26 NOVEMBRE ORE 20:00\nE-M/Arts – Studio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \n“Il giardino degli altri è una mostra minimale ed ambientale realizzata prevalentemente con opere di alcuni artisti napoletani come Piero Golia\, Matteo Fraterno\, Franco Scognamiglio.\nQueste opere presentano tutte una mia quota di partecipazione\, successiva e quasi giustapposta alla loro precedente creazione\, che alla fine le ha fatto assumere un significato nuovo rispetto a quello che avevano originariamente\, attraverso segni leggerissimi che non interferiscono con la natura strutturale dell’opera ma piuttosto con il suo senso e significato interno.\nL’intervento su questi lavori è sempre minimo e concettuale\, quasi nello sforzo impossibile di averne un possesso transitorio\, certamente\, ma intimo e completo\, di farle cioè proprie nel rispetto del loro appartenere ad altro\, agli altri.\nL’atmosfera poetica e ambientale della mostra che riproduce in maniera stilizzata un giardino rievocato anche dai semplici interventi delle due galleriste fa affiorare questa premessa concettuale in un contesto di memoria e di sogno. A parte quindi i singoli pezzi il significato reale della mostra si realizza nella disposizione dei lavori stessi”. Maurizio Elettrico. \nLa mostra è introdotta da un’installazione video di Maria Manfredi accompagnata da personali commenti di Maurizio e le musiche che creano l’ambientazione sonora dell’evento sono realizzate da Gianfranco Tirelli\, musicista napoletano. \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Il Giardino degli altri\, E-M/Arts\, 2002 \nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Il Giardino degli altri\, E-M/Arts\, 2002 \nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Il Giardino degli altri\, E-M/Arts\, 2002 \nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Il Giardino degli altri\, E-M/Arts\, 2002 \nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Il Giardino degli altri\, E-M/Arts\, 2002 \nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Lamberto Lambertini. Tempo ritrovato
DESCRIPTION:11 aprile – 2 maggio 2002\nOPENING 11 APRILE ORE 19:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nOpere realizzate nell’arco di tempo di questi ultimi tre anni\, durante la scrittura e la preparazione di un film. Opere che riaprono una mia ricerca\, chiusa più di venticinque anni fa a causa del mio totale coinvolgimento nel mondo dello spettacolo\, e che di quella abbandonata ricerca riprendono le fila mai abbandonate. Come pagine di un libro illustrato che viene da così tanto lontano da sembrare vicinissimo\, libro perduto e ritrovato\, che sotterraneamente ha continuato a venir scritto e dipinto. Libro senza inizio né fine che è il risultato di contrasti\, emozioni\, giochi\, libere associazioni\, amori e passioni. Scintille di fuochi mai spenti\, segni\, disegni\, scritte\, immagini\, copie di immagini\, tra ironia e verità\, alla ricerca di un inatteso denominatore comune. Note ai margini del racconto di una vita reale\, la mia. Alcune radio d’epoca (scelte tra quelle della collezione di padre Pio Morotti\, del convento di S. Antonio di Melfi\, e che costituiranno una sezione autonoma del costituendo museo di San Lorenzo Maggiore) diffonderanno frammenti di racconti radiofonici\, da me scritti e diretti nella sede RAI di Napoli. Memoria sonora (visiva?)\, sottile filo rosso che unifica i diversi temi della mostra. \nChi volesse vedere\, o rivedere\, VRINDAVAN FILM STUDIOS\, film “indo-napoletano” girato negli storici Studi di Calcutta e nei meravigliosi villaggi del West Bengala\, nel 1995\, e presentato al festival di Venezia\, è invitato alle ore 20 di martedì 23 aprile.
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SUMMARY:Ensemble Dissonanzen. Concerti di musica contemporanea FOLK SONGS
DESCRIPTION:18 marzo 2002\nOPENING 18 MARZO ORE 21:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nDirezione: \nClaudio Lugo \nSolisti: \nCristina Zavalloni\, voce\nTommaso Rossi\, flauto\nMarco Cappelli\, chitarra \nMusiche di Manuel De Falla\, Luciano Berio e Cathy Berberian \nDissonanzen presenta le celebri “Folk Songs” di Luciano Berio in un programma che accosta i canti popolari spagnoli\, nella rielaborazione di Manuel de Falla\, al moderno virtuosismo della “Sequenza” per flauto solo di Berio\, passando per l’ironia di “Stripsody”\, opera “comix” per voce sola di Cathy Berberian. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Dissonanzen. Folk Songs\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2002 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dissonanzen. Folk Songs\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2002 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dissonanzen. Folk Songs\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2002 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dissonanzen. Folk Songs\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2002 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Ensemble Dissonanzen. Concerti di musica contemporanea. Pianoforte a Percussione – Musiche di John Cage
DESCRIPTION:19 dicembre 2001\nOPENING 19 DICEMBRE ORE 17:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nDa John Cage  4’33’’ per pianoforte (1952) \nSonate e Interludi per pianoforte preparato (1946-48) \nCiro Longobardi  pianoforte preparato \nJohn Cage andava a casa di Marcel Duchamp per giocare a scacchi. Perdeva sempre. \nCage era un ottimo giocatore\, ma Duchamp era un vero campione\, e si annoiava molto se non trovava un avversario degno; così lo faceva giocare con la moglie. Ma anche lei vinceva quasi sempre. \nNonostante le umiliazioni scacchistiche il Nostro – carattere assai poco competitivo – perseverava nella frequentazione di casa Duchamp; non certo per gli scacchi\, attività nella quale non segnava significativi progressi\, ma bensì per la conversazione\, che era sempre ricchissima; e quegli incontri dialogici erano vissuti dal giovane John come vere e proprie lezioni accademiche. Durante quei lunghissimi pomeriggi di-vaganti attorno ai temi artistici che accomunavano i due\, Cage veniva poco a poco confermando\, e sviluppando\, intuizioni che sentiva profondamente in comunione con l”‘inventore” del ready-made. Trovare nella consuetudine del già fatto relazioni inedite fu una delle ossessioni di Duchamp\, così come fu un tema onnipresente nel lavoro cageano. \nEcco: il pianoforte preparato è\, in un certo senso\, un ready made musicale. \nIn casa di un musicista presumibilmente c’è un pianoforte e\, sempre presumibilmente\, ci sono chiodi\, viti\, bulloni\, guarnizioni di gomma etc.; il gesto inedito di associare oggetti comuni per scatenare nuovi territori di senso eredita\, e radicalizza\, il lascito del movimento dada\, e lo proietta – segnatamente attraverso l’opera di Duchamp – nella stagione postbellica di maturità delle avanguardie. \nCosì Cage racconta il momento della nascita di una delle idee più efficaci e singolari per quanto riguarda l’uso atipico degli strumenti della tradizione colta occidentale: “Nel 1938 Syvilla Fort\, una fantastica danzatrice-coreografa di colore che faceva parte della compagnia di Bonnie Bird alla Cormish School di Seattle\, si sarebbe dovuta esibire in un programma di danza il venerdì successivo\, e io ero l’unico compositore nei paraggi. Mi chiese di scrivere la musica per il suo Bacchanale. Lo spazio era piccolo\, e non c’era posto per le percussioni\, soltanto per un pianoforte gran coda. Così mi trovai a dover fare qualcosa di adatto a lei su quel pianoforte. E così avvenne. Lei me lo chiese il martedì\, cominciai a lavorare velocemente e lo terminai per il giovedì. A quel tempo\, avendo incominciato a studiare da poco con Schönberg\, scrivevo sia musica dodecafonica sia musica per percussioni. All’inizio cercai di trovare una serie di dodici note che potesse suonare africana\, ma non ci riuscii\, poi mi venne in mente il suono del pianoforte quando Henry Cowell percuoteva le corde o le pizzicava\, vi faceva scorrere degli aghi di metallo\, e così via. Andai in cucina\, presi un piatto per le torte e lo misi con un libro sulle corde\, e mi accorsi che stavo andando nella direzione giusta. L’unico problema con il piatto era che rimbalzava. Così presi un chiodo\, e lo infilai tra le corde\, ma il guaio era che scivolava via. Mi venne allora in mente di sostituire il chiodo con una vite da legno\, e questa si rivelò la cosa giusta. E poi utilizzai guarnizioni di gomma\, piccoli dadi in prossimità delle viti\, e così via…provai con le cose più strane. (…). Gli oggetti funzionano come delle sordine\, e i suoni diventano più tenui rispetto a un pianoforte normale\, e decisamente diversi. Trovo che preparare il pianoforte sia affascinante come camminare lungo la spiaggia raccogliendo conchiglie (…). \nJohn Cage\, da Lettera a uno sconosciuto\, R. Kostelanetz\, Ed. Socrates. \nClaudio Lugo \n(Direttore artistico Dissonanzen) \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Pianoforte a Percussione. Musiche di John Cage\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2002 Courtesy Fondazione Morra
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