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SUMMARY:Lungrabbe. Partiture Visive. Teatro d’Architettura di Domenico Mennillo
DESCRIPTION:7 maggio 2004\nINIZIO ORE 17:00\nLa Feltrinelli\nVia S. Tommaso d’Aquino 70\, Napoli \nCon l’autore intervengono Stefano de Stefano e Raffaella Morra \nPARTITURE VISIVE Teatro d’architettura raccoglie i materiali di un esperimento fra teatro e architettura elaborato da lunGrabbe fra il 2001 e il 2003. Uno scritto di Stefania Maraucci sulla scrittura scenica di lunGrabbe apre la prima parte del testo. \nLa prima parte del testo riporta le partiture sceniche delle prime esecuzioni degli spettacoli dedicati all’architettura: 1) LA#MONT(E)YOUNG Composizione 3 da un poema di Domenico Mennillo sui progetti dell’architetto anglo-napoletano Lamont Young e su un progetto architettonico musicale del musicista americano La Monte Young appertenuto al movimento d’avanguardia Fluxus; 2) PASSAGEN-WERK di Domenico Mennillo dal testo omonimo di Walter Benjamin e dalle serre per coltivazione della provincia napoletana; 3) Per la Fondazione di un AnfiTeatro percorso saggistico-performativo in 3 movimenti di Domenico Mennillo. In questa prima parte del libro sono riporate locandine e fotografie (in bianco e nero e a colori) inerenti agli spettacoli stessi. \nChiude la prima parte del libro Oratoria-Albùm dei giorni e delle prove di Domenico Mennillo\, piccolo diario in prosa dei giorni d’allestimento degli spettacoli PASSAGEN-WERK e Per la Fodazione di un AnfiTeatro. \nLa seconda parte del libro raccoglie gli scritti teorici di lunGrabbe relativi all’elaborazione del progetto su teatro e architettura: 1) TEATROdeiLUOGHI 2003 A.T. di Domenico Mennillo e Rosaria Castglione; 2) Alcune Architetture di Provincia + Alcune Architetture di Caivano di Domenico Mennillo e Rosaria Castiglione. \nIn appendice sono riportate tutte le esecuzioni degli spettacoli e degli altri eventi relativi agli spettacoli (mostre\, cortometraggi\, readings ecc…) su teatro e architettura dal maggio 2001 a maggio 2004. \nEdizioni e-m arts / fondazione morra \ne-m arts / fondazione morra fanno parte  delle edizioni morra di Napoli operanti da trenta anni nel campo dell’arte contemporanea\, facendo riferimento alle attività della storica Galleria Morra di Napoli e all’Istituto di Scienze della Comunicazione Visiva. Ha pubblicato opere dell’Azionismo Viennese\, Living Theatre\, Fluxus\, opere di poesia visiva (Miccini \, Caruso\, Martini\, Sarenco\, Villa\, Lora Totino\, Luca Castellano\, Patella\, Chopin e altri) studi su movimenti d’arte d’avanguardia (Futurismo\, Schematismo\, Isidore Isou ); da tre anni cura l’Indipendent Film Show\, unica rassegna di cinema indipendente presente a Napoli.
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SUMMARY:Sintesi Electronic Arts Festival Preview 4 Edizione
DESCRIPTION:23 – 30 aprile 2004\nOPENING 23 APRILE ORE 18:30\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nFallt – “invisible cities” sound installation \n“Alle volte mi basta uno scorcio …un affiorare di luci nella nebbia\, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai\, per pensare che partendo di lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta\, fatta di frammenti mescolati col resto\, d’istanti separati da intervalli\, di segnali che uno manda e non si sa chi li raccoglie”. \nLe Città Invisibili\, Italo Calvino\, Einaudi\, 1972 \nJanek Schaefer – “cold storage” audio live \n“Close your eyes and open your ears. Everything in the world has at some point made sound\, or been the cause of sound”. \nJ. Schaefer \nMiltos Manetas – “the man from neen” net art meeting \n“Websites are today’s most radical and important art objects”. \nM. Manetas \nLa Preview_04 all’edizione annuale di Sintesi\, che si tiene a Napoli nel mese di dicembre dal 2002 in location di straordinario impatto estetico e architettonico\, viene ospitata per la seconda volta negli spazi della Fondazione Morra\, al Palazzo dello Spagnuolo nel quartiere vicereale dei Vergini a Napoli\, dal 23 al 30 aprile 2004. \nSintesi Preview_04 indaga il suono come originatore di ambienti sensibili e dinamici\, una nuova architettura del presente attraverso la ricerca estetica e musicale di due esponenti di primo piano\, in collaborazione con il British Council: il collettivo irlandese FALLT e la performance live del londinese Janek Schaefer che presenta a Napoli il suo ultimo disco prodotto con DSP recordings di prossima uscita\, un live set elettroacustico performato in ambiente oscurato ed in assenza di supporti video: puro soundscaping acusmatico. \nLa finestra sull’arte digitale verrà aperta anche in quest’edizione ed i riflettori saranno puntati su di un ospite davvero straordinario: Miltos Manetas\, un incontro dibattito sull’arte contemporanea in rete assieme a Ambrogio Borsani\, Marco Cadioli\, Marco Deseriis\, Alessandro Ludovico e Maria Grazia Mattei. \nPer la prima volta in Italia\, FALLT presenta Invisible Cities (installazione\, pannelli e grafica\, jacks\, 22 x CD Players\, cuffie\, 22 x 5’ Audio Loops)\, un’opera nata per essere incompiuta: inusuali socio-cosmogonie che affondano le radici nella letteratura e sono innestate in soundscapes\, una mappa del mondo costituita da 22 città invisibili (città udibili) attraverso l’ascolto di composizioni musicali organiche\, elettroniche e di campionamento – liberamente inspirata all’omonimo scritto di Calvino. Ciascuna città viene iconizzata da una breve descrizione grafica\, con informazioni del luogo e descrizioni surreali: al centro dei pannelli\, un jack nel quale il visitatore attraverso le cuffie ascolta il loop di 5’ creato dagli artisti per raccontarne attraverso i suoni\, le percezioni e le emozioni. \nDurante l’inaugurazione il giorno 23 aprile\, Christopher Murphy\, curatore di FALLT presenta il lavoro del collettivo tramite un talk sulle arti multimediali ed il design.
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SUMMARY:Luciano Caruso. Xenia
DESCRIPTION:8 aprile 2004\nINIZIO ORE 19:30\nPalazzo dello Spagnolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIl giorno 8 aprile alle ore 19\,30 alla Fondazione Morra in via Vergini n° 19\, Stelio Maria Martini presenterà il volumetto di Luciano Caruso XENIA\, piccola raccolta di poesie lineari e visive dedicate ad alcuni amici di Napoli\, edito dalle Edizioni Riccardi/Socrate con prefazione di Ugo Piscopo. \nScorrendo le pagine è facile entrare in quella ricerca che accompagnò Luciano Caruso nell’inestricabile labirinto della struttura della parola fino all’immagine inscindibile dal linguaggio parlato. \nL’uso del segno\, la manipolazione delle immagini e delle parole intese come lessico dell’intorno quotidiano rimettono in discussione\, nell’opera di Luciano Caruso\, l’appartenenza dei linguaggi poetici alla sola sfera delle discipline colte. \nIl regno degli specialisti è da lui ricondotto al generale perché gli accadimenti\, nella loro sequenzialità\, non sono divisibili in quelle che un tempo erano le interpretazioni dell’espressivo. \nIn questo filone si srotola il lavoro di Caruso e Napoli\, città falsamente generosa\, perché magmatica\, spugnosa e sospesa nel tempo del giornaliero\, ritrova quanti come lui hanno dato un contributo essenziale all’avanguardia.
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SUMMARY:Paul Vangelisti. The Embarrassment of Survival
DESCRIPTION:17 marzo 2004\nINIZIO ORE 20:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIntervengono Matteo D’Ambrosio e Gordon Poole \nMercoledì 17 marzo\, alle ore 20\, nella sede della Fondazione Morra-Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive (Via Vergini 19\, Palazzo dello Spagnuolo)\, incontro con il poeta statunitense Paul Vangelisti\, che leggerà i testi della sua ultima raccolta The Embarrassment of Survival. \nPaul Vangelisti\, nato nel 1945 a San Francisco\, da genitori italiani\, dal 1968 vive a Los Angeles\, dove insegna all’Otis College. Dopo aver  fondato con John McBride la rivista di poesia “Invisibile City” (1971-’82) e la casa editrice Red Hill Press\, si è occupato di diversi periodici (“Boxcar”\, “Forehead”\, “Lowghost”\, “Ribot”) e della sigla editoriale Littoral Books. Traduttore di autori italiani d’avanguardia (Adriano Spatola\, Antonio Porta)\, ha pubblicato venti raccolte di poesia e curato diverse antologie\, tra cui Anthology of L. A. Poets (in collaborazione con Charles Bukowski) e Italian Poetry\, 1960-1980: From Neo to Post Avant-Garde. In Italia ha pubblicato La stanza stravagante (1976)\, Un grammo d’oro (1981) e Portfolio (1991). Ad un suo libro\, Villa\, la rivista “Poesia” dedicò\, nel marzo del 1993\, un inserto a cura di Biancamaria Frabotta. \nEmbarassment of Survival (a cura di Standard Schaefer\, New York\, Agincourt Editions) è il titolo del recente volume antologico che raccoglie una scelta delle poesie scritte tra il 1970 e il 2000.
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SUMMARY:Lungrabbe. Partiture Visive. Poema-concerto
DESCRIPTION:12 marzo 2004\nINIZIO ORE 21:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nPartiture Visive è un concerto sui testi poetici e teatrali raccolti nel libro “PARTITURE VISIVE Teatro d’Architettura” di Domenico Mennillo pubblicato da E-M ARTS / Fondazione Morra. I testi del poema-concerto sono tratti dagli spettacoli sull’architettura di lunGrabbe: LA#MONT(E)YOUNG Composizione 3\, PASSAGEN-WERK e Per la Fondazione di un AnfiTeatro. I brani verranno letti da Domenico Mennillo\, accompagnato-coadiuvato dalle voci e chitarre di Tullio Gatto e Valerio Sgarra e dalla fisarmonica e l’oboe di Michelangelo Rinaldi e Giulio Fazio. \nLa particolarità di questo poema-concerto consiste nell’accostare 2 “lingue” differenti\, i poemi teatrali di Mennillo e le canzoni scritte da Gatto e Sgarra\, per la creazione di una forma di unica auscultazione. \nI poemi teatrali di Mennillo affondano le loro radici nelle strutture dell’oralità favolistica d’occidente\, oralità però mai unitaria e conclusiva per la natura frammentaria-irrisolvibile delle linee dei discorsi contenuti all’interno dei poemi. \nLe canzoni di Salvatore Gatto invece\, si riallacciano alla tradizione cantoria popolare di Napoli\, elaborando storie e suggestioni ricavate dalle trame della contemporaneità e dallo straordinario rapporto che Salvatore Gatto ha allacciato con l’arte delle guarrattelle\, di cui è uno straordinario interprete. Ad eseguire le canzoni di Salvatore Gatto sarà Tullio Gatto\, che negli anni ha elaborato una personale forma di esecuzione delle canzoni del padre\, diventando a pieno diritto il “primo interprete” della musica di Salvatore Gatto. \nMichelangelo Rinaldi\, fra i fondatori dell’Ensemble musicale “Estovèst”\, affiancherà Tullio Gatto nelle esecuzioni musicali\, privilegiando sonorità ricavate dalla musica popolare europea\, attinta dalla tradizione orale di ogni angolo d’Europa. \nValerio Sgarra eseguirà le canzoni da lui composte in questi ultimi anni\, accompagnato dalla fisarmonica di Giulio Fazio; i due musicisti collaborano\, con altri musicisti\, ad un progetto di scrittura ed esecuzione musicale che continua e innova\, per via assolutamente naturale\, la sterminata e raffinata tradizione della canzone d’autore italiana.
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SUMMARY:Isabella Gherardi. Photogenic
DESCRIPTION:19 febbraio – 3 aprile 2004\nOPENING 19 FEBBRAIO ORE 19:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nLa Fondazione Morra inaugura la stagione espositiva 2004 giovedì 19 febbraio con “Photogenic”. Isabella Gherardi ha fotografato a sezioni i basamenti dei due monumenti equestri che stanno al centro di piazza Plebiscito a Napoli\, piazza che con il grande fondale di colonne neoclassiche che le suggerisce l’attesa di un evento che accadrà di lì a poco o che è terminato da un attimo. \nSu questi basamenti schiere di napoletani hanno disegnato\, usandoli come grandi lavagne\, un labirinto di nomi\, facce figurine\, sospiri\, ricordi\, numeri. Gherardi è intervenuta su questo denso materiale eliminando alcuni elementi non funzionali o ripetitivi e immettendone dei graffiti disegnati da lei o ispirati ad Altamira\, l’Antico Egitto o altri artisti moderni\, a suggerire la stratificazione del tempo e della città. Ha poi dipinto ad acquerello grandi volti femminili\, a volte solo particolari\, l’occhio e la bocca\, mettendone in evidenza la parte glamour del volto (glamour nel senso di affascinare o incantare). È venuto naturale all’artista unire i graffiti agli acquerelli; ottenendo un’ulteriore stratificazione ma soprattutto la luminosità e la trasparenza dell’acquerello donano alle opere una voluttuosa epidermide ed una intensa monumentalità. Da qui l’ispirazione per “PHOTOGENIC” inteso come fosforescente\, fotogenetico e fotogenico. Il 28 febbraio alle 19:00 la Galleria di Paola Verrengia (via Fieravecchia 34 – Salerno) presenta un’altra serie di “Photogenic”\, mentre la Fondazione Menna il 17 marzo alle ore 17:00\, nella serie di “Dialoghi d’Artista” a cura di Stefania Zuliani\, propone l’incontro con Isabella Gherardi dal titolo”Attraverso la fotografia”. Isabella Gherardi vive e lavora a Firenze. Ha esposto in importanti gallerie e musei in Italia e all’estero fra le quali: Studio Casoli di Milano\, John Weber di New York\, Photo & Co di Torino\, museo Ludwig di Aachen\, museo Pecci di Prato. Sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				 Installation View. Photogenic. Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2004 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 3rd Edition
DESCRIPTION:9 – 12 ottobre 2003\nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nDal 9 al 12 ottobre si svolgerà al Palazzo dello Spagnuolo a Napoli la terza edizione di Independent Film Show\, uno tra gli eventi più interessanti nell’ambito del cinema indipendente. \nLa filosofia alla base di questa serie di presentazioni di film è la libertà dalle pressione dei festival convenzionali: presentazione di nuovi lavori quasi esclusivamente girati nei due anni precedenti. Molti dei film d’avanguardia\, persino quelli celebrati ampiamente in molti saggi\, che sono inclusi entro i canoni degli alti riconoscimenti dell’arte contemporanea e della sua storia\, sono poco noti al pubblico e visti raramente persino da esperti ed amanti dell’arte. \nNel programma di Piero Pala troviamo classici come Little Stabs at Happiness di Jacobs (uno di quei film quasi mai visti\, specialmente in Europa) e Looking for the Mushrooms di Bruce Conner. L’uso da parte del film maker del footage\, che egli stesso ha girato\, rappresenta una rara eccezione nell’opera di colui che è considerato il più importante protagonista dell’utilizzo della tecnica filmica ‘found footage’. Looking for the Mushrooms è un capolavoro psichedelico sulla ricerca dei funghi allucinogeni\, accompagnato dalla partitura di Terry Riley. L’intero programma è dedicato ai film che hanno forti affinità con la musica e partiture molto particolari. \nLouis Benassi col secondo programma estende la rassegna di quest’anno in un contesto legato anche alla video arte contemporanea britannica\, ed ha per tema l’idea di ‘Topografie e Spazio’. \nQuest’anno troviamo un one man show di talento eccezionale\, tanto difficile da inquadrare in una categoria che persino il termine “filmmaker” non suona appropriato. L’arguto titolo della presentazione di McClure\, ‘Emulsioni Reciproche’ offre allo spettatore una certa idea di ciò che lo aspetta: proiezioni sublimi e quasi minimaliste di film\, sovente manipolati in maniera semplice e sempre molto diretta\, ad esempio tinteggiando l’emulsione a mano\, creando dunque leggere modifiche sulla superficie\, i cui effetti si vedono sullo schermo nella proiezione. \n‘Ecstatic Bodies’\, il programma di Florian Wüst si confronta con le percezioni sensuali suscitate dal film\, utilizzando immagini che evocano nello spettatore sensazioni forti o estreme. Uno degli esempi più rilevanti per tale approccio è rappresentato da T\,O\,U\,C\,H\,I\,N\,G\, di Paul Sharits\, in cui l’autore tenta di affrontare fisicamente lo spettatore\, afferrare la sua retina\, toccargli l’occhio. In questo lavoro visivamente intenso\, strutturalmente complesso ed estremamente rigido allo stesso tempo\, Sharits è riuscito anche ad includere allusioni di tipo autobiografico\, come quando vediamo un volto graffiato da unghie di donna e la lingua tagliata con le forbici; lo stesso Sharits ha vissuto esperienze del genere e verso la fine della sua vita il suo corpo era coperto da cicatrici provocate da colpi d’arma da fuoco\, forbici\, coltelli e scazzottate. \nLa rassegna di Napoli si svolge in un luogo di incredibile bellezza ed atmosfera: la Fondazione Morra\, sita nel Palazzo dello Spagnuolo a via Vergini\, distante pochi metri dal cuore del Centro Storico di Napoli. \nL’idea di base dell’Independent Film Show è quella di creare un interesse nuovo piuttosto che soddisfare un tipo già esistente\, e gli ideatori hanno fin dall’inizio inteso creare una rassegna tesa a cambiare la percezione del cinema indipendente ed artistico\, non solo nel sud Italia. Lavorare con il film significa molto spesso per un artista trovarsi a metà strada tra le belle arti e la cinematografia convenzionale\, col risultato di essere guardato con sospetto da entrambe le parti (e molto spesso trovarsi anche ad affrontare l’amara realtà di vedere le conquiste della cinematografia d’avanguardia applicate con successo in altri contesti\, senza ricevere alcun riconoscimento).
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SUMMARY:Gianni Pisani. Figure dell'autobiografia
DESCRIPTION:2 ottobre 2003\nOPENING 2 OTTOBRE ORE 18:30\nCastel dell’Ovo\nVia Eldorado 3\, Napoli \nA cura di Angelo Trimarco \nPromossa dagli Assessorati alla Cultura della Regione Campania e del Comune di Napoli\, e dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano\, la mostra Gianni Pisani Figure dell’autobiografia curata da Angelo Trimarco e coordinata della Fondazione Morra propone attraverso un’asciutta e puntuale scelta di opere – circa ottanta lavori\, dipinti ma anche sculture\, disegni e materiale di documentazione delle performance degli anni Settanta – una rilettura complessiva della lunga e articolata ricerca di Gianni Pisani\, artista che\, nato a Napoli nel 1935\, ha vissuto luoghi ed esperienze cruciali dell’arte degli ultimi decenni\, esponendo nelle maggiori rassegne nazionali e internazionali (Biennale di Venezia\, Quadriennale di Roma) e ricevendo nel corso degli anni attenzione da parte della critica più accorta e sensibile\, da Gillo Dorfles a Pierre Restany\, da Filiberto Menna a Lea Vergine. \nUn itinerario complesso e singolare che\, scrive il curatore Angelo Trimarco\, è “raccolto intorno ad alcune figure che pongono al centro la questione della biografia – la scrittura della vita – e dell’ autobiografia intesa\, appunto\, come riflessione  sull’autos dell’ autobiografia”. Un’avventura inesausta e inquieta che\, incrociando linguaggi differenti\, si costruisce attorno ad alcune “metafore ossessive” le quali dicono della scissione dell’io\, del mito dell’artista\, del lutto e della passione\, della morte e della nascita per avvicinare anche “l’insostenibile pensiero della croce”. \nEd è appunto attorno a queste “figure dell’autobiografia”  che si costruisce il percorso della mostra\, diversamente articolato nelle due sedi. \nA Castel dell’Ovo\, l’itinerario disegnato copre un arco di mezzo secolo\, dalle prove giovanili dei primi anni Cinquanta ai dipinti realizzati negli ultimi mesi\, proponendo  lavori ampiamente conosciuti (Il letto del 1963\, oggi nella collezione del Museo di Capodimonte o\, ancora\, La credenza della collezione Terrae Motus) ma anche opere che da molti anni non venivano esposte (Il miracolo di G.P.\, Il monumento a G.P.\, Le bambole) o addirittura ancora inedite. \nAlla Certosa di Capri è invece documentato il legame che da tempo lega l’artista (la sua pratica dell’arte) all’isola\, luogo denso di significati e di memorie esistenziali che Pisani ha riconosciuto spazio privilegiato della sua pittura. \nInoltre\, in occasione della mostra\,  verrà aperta al pubblico la Sala Mariacristina del Museo di Santa Chiara in cui si trova l’opera Venerdì Santo (2001). \nIl grande dipinto La Madonna della Sanità (2003) è collocato nella Chiesa della Madonna della Sanità\, regolarmente aperta al culto. \nIl catalogo della mostra\, pubblicato da Morra Edizioni e curato da Stefania Zuliani\, raccoglie interventi critici di Angelo Trimarco\, Cesare De Seta\, Gillo Dorfles\, Bruno Forte\, Angela Tecce\, Vincenzo Trione\, Lea Vergine\, Stefania Zuliani\, e un’ampia documentazione bio-bibliografica a cura di Maria Maddalena Pennino.
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SUMMARY:The Living Theatre – Labirinti dell’Immaginario. Roberto Paci Dalò. Animalie
DESCRIPTION:24 luglio 2003\nINIZIO ORE 19:00\nCastel Sant’Elmo \nVia Tito Angelini 20/A\, Napoli \nDopo le presentazioni ad Atene e Bruxelles arriva a Napoli lo spettacolo Animalie creato da Roberto Paci Dalo’ e prodotto dalla compagnia Giardini Pensili insieme e strutture da tutta Europa.\nLo spettacolo lavora su una sensorialita’ estesa sfruttando tutte le possibilita’ dell’immagine e del suono per creare un’opera di grande impatto che immerge il pubblico in un inusuale flusso di immagini e pulsazioni elettroniche dove l’idea di teatro si lascia alle spalle la parola per addentrarsi nei territori della trance e delle piu’ avanzate esperienze sceniche e percettive.\nSono utilizzate le piu’ innovative tecnologie video e parte delle immagini – inclusi disegni originali di Oreste Zevola – sono create in diretta utilizzando software che permettono catturare immagini provenienti dalla scena per modificarle in tempo reale e riproiettarle su grande formato in una particolare scena – disegnata da Edoardo Sanchi – fatta di piu’ superfici di proiezione. Un’unica performer – Azzurra Migani – e’ impegnata in un lavoro di grande fisicita’ e si confronta con questo dispositivo di ampie dimensioni.\nANIMALIE e’ un commentario scenico allo straordinario testo “L’aperto\, l’uomo e l’animale” di Giorgio Agamben uno dei piu’ importanti filosofi italiani. La drammaturgia di questo pezzo si riferisce al testo di Agamben come glossa o contrappunto e nello spettacolo si puo’ sentire la sua voce elaborata in modo tale da avvicinarla – nella concretezza del suono stesso – alle voci degli animali da lui evocati nel testo.\nGiardini Pensili e’ una delle compagnie piu’ innovative della scena europea. Progetti degli ultimi mesi includono produzioni create a Copenhagen\, Arles\, Vancouver e il prossimo progetto sara’ un lavoro scenico da testi di Gramsci e Pasolini (Lecce\, 1 agosto). \nCon: Azzurra Migani\nvoce fuori campo: Giorgio Agamben\nscene: Edoardo Sanchi\nlive video mixing: Filippo Giunchedi\nsoftware live video: Tom Demeyer / STEIM Amsterdam\ncollaborazione drammaturgica: Nicoletta Fabbri\ndisegni: Oreste Zevola\nassistente alla regia e cura: Laura Casadei\nregia\, musica\, immagini: Roberto Paci Dalo’ \nproduzione: Giardini Pensili\, 2.Tants Tallinn\, Musiques Nouvelles Mons\, Ailleurs\, Commune d’Ixelles\, Transcultures Bruxelles\nin collaborazione con: Teatro Petrella Longiano\, GMEM Marseille\, STEIM Amsterdam\, Maison du Spectacle la Bellone Bruxelles\, [dyne.org] Vienna\, Astragali Lecce\nprogetto sostenuto dalla Coumunita’ Europea\, Cultura 2000. la compagnia Giardini Pensili e’ sostenuta dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Provincia di Rimini
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SUMMARY:The Living Theatre - Labirinti dell'Immaginario
DESCRIPTION:3 luglio – 28 settembre 2003\nOPENING 3 LUGLIO ORE 19:00\nCastel Sant’Elmo \nVia Tito Angelini 20/A\, Napoli \nA cura di Giuseppe Morra e Lorenzo Mango. Progetto e direzione di Achille Bonito Oliva. \nLiving Theatre\, teatro vivente. Alla fine degli anni quaranta Julian Beck e Judith Malina scelgono questo nome per avviare la loro esperienza teatrale. Vivente è quel teatro che sa rigenerare le sue forme e\, al tempo stesso\, dare corpo alla idealità della “Bella Rivoluzione Anarchica non violenta”\, rivelando come l’arte non possa risolversi mai solo nella realizzazione di prodotti o di spettacoli\, ma debba essere il luogo in cui il “sogno” di un mondo diverso possa nutrirsi e svilupparsi.\nL’avventura del Living Theatre si sviluppa\, da quegli inizi\, per tutto il Novecento e giunge al nuovo millennio tuttora viva ed attiva. Lungo questo arco di tempo ha assunto caratterizzazioni e modi diversi\, che hanno\, però\, sempre fatto riferimento alla necessità che l’arte e la vita si fondano assieme\, in un intreccio inestricabile. Più ed oltre che una compagnia di teatro\, infatti\, il Living è una vera e propria comunità\, animata da una fortissima idealità e da un altrettanto forte sentimento di comunione e condivisione.\nQuesto mondo articolato e complesso si presenta come un vero e proprio labirinto dell’immaginario\, pieno di diramazioni\, di immagini\, di visioni\, di idee diverse\, che si intrecciano\, si sovrappongono\, in un percorso che non è mai stato\, né può essere\, rettilineo. L’immaginario del Living è il territorio entro cui vogliamo entrare. Anzitutto attraverso la documentazione di cinquanta anni di teatro che viene dai suoi archivi (le foto\, i filmati degli spettacoli\, le scenografie\, i documenti)\, e poi attraverso lo sguardo di chi il Living ha fotografato con una particolare adesione e partecipazione culturale ed emotiva – come Gianfranco Mantegna\, Ira Cohen e\, a Napoli\, Cesare Accetta\, Libero De Cunzo\, Fabio Donato\, Luciano Ferrara\, Marialba Russo -\, tracciandone un ritratto\, più che una semplice documentazione. Di particolare importanza\, poi\, vista la sua unicità è la presenza del lavoro pittorico di Julian Beck\, che per la prima volta in Italia viene testimoniato con tanta ricchezza.\nC’è\, poi\, un labirinto ulteriore\, che dal Living si dirama\, riguardando tutte quelle esperienze delle arti visive da Allan Kaprow a Hermann Nitsch\, da Vettor Pisani a Luca Maria Patella\, da La Monte Young e Marian Zazeela a Roberto Paci Dalò\, che hanno fatto della contaminazione dei linguaggi e della teatralizzazione dell’opera la base della propria ricerca. Si crea\, così\, una sorta di dialogo tra il Living e gli artisti visivi\, così come un dialogo si intesse con la poesia\, il cinema\, le performances e la musica\, e grazie agli eventi – tra cui i concerti di Sylvano Bussotti\, Daniele Lombardi\, Antonio Ballista\, Giancarlo Cardini\, i film di Jonas Mekas\, le serate di poesia con Judith Malina\, Hanon Reznikov\, Ira Cohen\, John Giorno\, Jack Hirschmann\, Nanni Balestrini – che accompagnano la mostra fino al debutto dell’ultimo spettacolo della compagnia.\nUna mostra labirinto\, insomma\, che testimonia della natura irregolare ed irrequieta di uno dei fenomeni più straordinari del teatro e della cultura contemporanei.\nScriveva\, d’altronde\, Julian Beck: “Il Living Theatre si sta formando: possa sempre continuare a formarsi e non essere mai formato definitivamente\, granitico\, irrevocabile\, immobile\, pesante\, insensibile\, un idolo scolpito\, incapace di comprendere il Dio vivente”. \nLorenzo Mango \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nLUCA Luigi Castellano\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nLUCA Luigi Castellano\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nLuca Maria Patella\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nGina Pane\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nVettor Pisani\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nJudith Malina e Hanon Reznikov\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nLa Monte Young\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nLa Monte Young\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003 Geoffrey Hendricks © photo Clemente Florio  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003 Geoffrey Hendricks © photo Clemente Florio  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nIra Choen\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nSilvano Bussotti\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nSilvano Bussotti\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003\nBaldo Diodato\n© photo Clemente Florio \nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003 Marianna Troise © photo Clemente Florio  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003 Baldo Diodato © photo Clemente Florio  Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Labirinti dell’immaginario\, Castel Sant’Elmo\, Napoli 2003 Ugo Dossi © photo Clemente Florio  Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Giorgio Cortenova. Dal Naufragio…e Ritorno - l’arte negli anni delle ideologie
DESCRIPTION:22 maggio 2003\nOPENING 22 MAGGIO ORE 20:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nPresentazione del libro di Giorgio Cortenova \nInterverranno Angelo Trimarco e Stefania Zuliani e l’editore Giampaolo Prearo \nLe avanguardie non possiedono l’esclusiva della modernità. \nLa modernità è la consapevolezza del naufragio\, non il suo virtuale superamento. \nLe neo-avanguardie della seconda metà del secolo non si sviluppano nel segno della “vittoria” o invece della “sconfitta” delle avanguardie storiche\, ma nel solco di un tessuto culturale ferito. \nSe naufragio l’altro ieri è stato\, da ieri ad oggi è in atto un’errabonda ricerca di autenticità e di sincerità\, una corsa affannosa contro la retorica\, l’inganno dei linguaggi\, la falsificazione degli intelletti. \nL’autore s’interroga sulle Avanguardie storiche e sui movimenti culturali che hanno contrassegnato le vicende della seconda metà del novecento\, prendendo alle spalle il linguaggio e svelandone il naufragio sulle rive di un secolo scomodo ed enigmatico: naufragio ereditato\, sostiene Cortenova\, che la cultura più avanzata del XX secolo affronta con il fervore dell’avventura ed il coraggio della sconfitta. Dal dandysmo alle “cattive maniere” pittoriche di Cézanne\, da Baudelaire a Toulouse-Lautrec\, da Picasso a Duchamp\, da Malevich al Gruppo N\, dal Fordismo alla Pop Art\, dall’Arte Concettuale alle esperienze di Nuova Astrazione degli anni Settanta: il saggio si sviluppa attraverso le illusioni e le disillusioni di un’arte prigioniera dei “luoghi” stessi che ne garantiscono ora la vitalità\, ora la sopravvivenza\, nella fattispecie il Museo\, la Galleria e le “stanze” del collezionismo. Nell’attesa che il “ritorno” si concluda. \nGiorgio Cortenova è nato a Como nel 1944. Si è laureato a Bologna\, sotto la guida di Luciano Anceschi\, con una tesi in Estetica e Filosofia Morale relativa alle “Poetiche della Nevrosi – da Van Gogh a Bacon”. Si è affermato negli anni Settanta come saggista e curatore di mostre nei musei italiani ed europei. Fra tutte vanno segnalate “Un Futuro Possibile/Nuova Pittura” (Palazzo dei Diamanti\, Ferrara\, 1973)\, “Empirica” (Comune di Rimini e Museo Castelvecchio\, Verona\, 1975)\, “La Contraddizione Apparente” (Boymans\, Rotterdam\, 1977) “L’Estetico e Selvaggio” (Galleria d’Arte Moderna\, Modena 1979). \nGià docente di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna è stato un assiduo collaboratore per la terza pagina de Il Giorno di Milano e de Il Resto del Carlino di Bologna\, per la cui edizione pomeridiana è stato per più di dieci anni curatore responsabile delle pagine culturali. \nDal 1985 è Direttore di ruolo della Galleria Comunale d’Arte Moderna / Palazzo Forti di Verona. In questa sede ha ideato e curato grandi mostre. Ricordiamo tra le altre le antologiche dedicate a Paul Klee\, Wassily Kandinsky\, René Magritte\, Pablo Picasso\, Amedeo Modigliani\, Kasimir Malevich\, e le esaurienti rassegne relative al Surrealismo Spagnolo\, al Dadaismo\, all’Astrattismo\, ed altre ancora. \nTra le tante pubblicazioni ricordiamo “Picasso la vita e le opere”\, per i tipi di Arnoldo Mondadori\, che è stato tradotto e pubblicato in cinque lingue.
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SUMMARY:Luca Maria Patella. Usquequàque (Teatro della Gioconda in Campan(i)a)
DESCRIPTION:15 maggio- 25 giugno 2003\nOPENING 15 MAGGIO ore 20:00\nFondazione Morra – Palazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini\, 19 Napoli \nUna vasta e molteplice mostra – quasi un’antologica – di Luca Maria Patella\, presso la Fondazione Morra di Napoli. Il titolo\, in perfetto latino\, viene a dire: ovunque (Cicerone)\, e sempre (Catullo); ma suona anche ironicamente (…quasi connesso alla turbolenza dei nipoti di Paperino?).\nLa mostra comprende opere fotografiche\, opere installative e pittoriche e relative ai Libri di Patella. Una tavola rotonda presenterà vari di questi ultimi\, appena pubblicati.\nIl complesso di grandi Opere fotografiche (170 x 130 cm.) si riferisce al mitico Paese di “Montefolle / Madmountain” (…in realtà la casa-studio alchemica dell’artista\, in Toscana): opere realizzate\, per lo più\, con le tecniche della “archeologia fotografica”\, che le carica di valori pittorici e onirici. Sono eseguite con apparecchi messi a punto dall’artista\, e si può dire: “senza macchina fotografica\, senza pellicola a colori\, e senza ritocchi manuali. Come\, allora: per… magia?”. Solo più recentemente vi sono esempi di interventi digitali: …la costruzione di una “Maison de Plaisir (Cosmique)”\, da C. N. Ledoux. Complessivamente le opere coprono un arco di tempo che va dal 1970 al 2003.\nLe Opere pittoriche formano un complesso di 50 ovali\, che appartengono al ciclo “La Logique du Goût” (Diderot). Soggetti variati\, che vanno dai “Vasi fisiognomici-ritratti”\, a connessi interventi materici e pittorici\, anni ’80.\nPer l’Ambiente\, sono presentate delle multicolori scatole cubiche\, che contengono gli strumenti per realizzare i noti “Muri Parlanti” (Galleria Apollinaire\, Milano\, 1971; Atene e Madrid\, 2000).\nÈ anticipata anche – in parte – una grande Struttura\, ideata per un nuovo Spazio della Fondazione Morra\, e che contiene una “Gioconda in fronte e in Campan(i)a”.\nInfine sono esposti una panoramica di Libri ideati e prodotti da L. M. Patella dagli inizi degli anni ‘70 ad oggi e presentate varie nuove pubblicazioni. Tre edizioni di Morra: due di poesie e immagini dell’artista “Io son dolce Sirena” e “In mezzo al mar dismàgo” ed un terzo “Vi agio in Luca\, romanzo ferroviario” del 1974 realizzato con una copertina metallica e numerose autofoto camminanti dell’artista; un grosso volume di Fotografia\, a colori e in 4 lingue\, che illustra: “Montefolle” [in lùminis oras / loca nullìus ante: su lidi di luce / mai di nessuno prima (Lucrezio)]. Patella ha recentemente ottenuto il Premio internazionale di Poesia “Cardarelli\, 2002” ed gli è stato in questi giorni assegnato il “Premio speciale interdisciplinarità” conferito dal DAMS di Bologna 2003. \n 
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SUMMARY:Angelo Capasso. Presentazione del libro AA L’arte per l’arte
DESCRIPTION:21 marzo 2003\nINIZIO ORE 19:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nIntervengono: Thorten Kirchhoff\, H. H. Lim\, Luca Maria Patella\, Vettor Pisani\, Angelo Trimarco \nCoordina gli interventi l’editore Marta Massaioli \nChe cosa vuol dire oggi scrivere d’arte? E quali sono le ragioni ed i significati di una critica d’arte nuova? In che modo si può piegare la lingua fino a farla diventare strumento della critica? In questo suo nuovo libro AA L’arte per l’arte\, Angelo Capasso ci propone una riflessione sulla critica d’arte\, sulle possibili nuove direzioni che la voce critica\, il testo critico e la sperimentazione linguistica possono sviluppare nell’ambito del linguaggio visivo. \nIl libro in realtà non propone una risposta alla domanda “che cos’è la critica d’arte” ma si propone un viaggio che attraversa il lavoro del critico a partire dalla ricerca di una lingua nuova fino ad un dialogo serrato con gli artisti e l’arte. “Le ragioni della critica sono ancor oggi primariamente quelle di fissare le condizioni di questo paradosso eccellente\, rappresentato dal possibile dialogo tra parola e immagine: un paradosso che appartiene alla quotidianità.. Una domanda attuale potrebbe essere: possiamo ancora identificare scrittura e critica\, in questa rapida diffusione che sta conoscendo la nuova oralità telematica\, fatta di messaggi meno sedimentati e che non pone più al centro del discorso sull’arte una scrittura unidirezionale\, ma una voce fluttuante e fragile\, aperta alle più diverse modificazioni e potenziali detrazioni? E ancora: la scrittura è la forma della critica o l’essenza del suo essere in atto?” \nSenza dubbio il libro non fornisce definzioni o schemi volti a definire una volta per tutte la modalità della critica d’arte\, ma suscita invece una riflessione sulle possibilità ancora inespresse della critica intesa sia come esercizio perfomativo della parola che dell’immagine ad esso correlata. \n“Il libro si suddivide in tre sezioni: Teorie (e finzioni)\, dove sono raccolti alcuni testi su tematiche particolari (l’assurgere del reale\, la perfomatività della critica\, l’attualità del concettualismo\, la morte dell’arte e la morte nell’arte) o sul lavoro di alcuni artisti (Michele Zaza\, Fabio Mauri\, Christian Boltanski\, Giuseppe Gallo\, Maurizio Cattelan\, Derek Jarman) e dove si ritrovano trasversalmente anche le problematiche di estetica più attuali; Incontri\, dove i dialoghi (con Gilbert & George\, Maurizio Cattelan\, Kendell Geers\, Uri Katzenstein\, Georgina Starr\, Jan Fabre\, Fabio Mauri\, Luigi Ontani\, Luca Patella\, Michele Zaza\, Yan Pei-Ming\, Vettor Pisani\, Urs Lüthi\, Perino & Vele\, Kim Jones\, Flavio Favelli\, Erwin Olaf\, Mimmo Paladino\, Rebecca Horn \, A.B.O.\, Jeffrey Deitch\, Hou Hanru\, Bonnie Marranca e Gautam Dasgupta\, Lucio Dalla\, M. Teresa Venturini Fendi) sono un modo per porre in luce la difficoltà dell’oralità di fissarsi in teoria e della voce di trasformarsi in scrittura; Appunti (e racconti brevi)\, dove si compone un paesaggio sfumato e parziale dell’attualità (H.H. Lim\, Wang Du\, Damien Hirst\, Nan Goldin\, Luca Vitone\, Thorsten Kirchhoff\, Mariko Mori\, e altri)\, così come assurge dall’esperienza registrata dal taccuino del critico\, il luogo dei segni dove egli registra il proprio passaggio nell’arte e nel suo infinito in atto.” \nAA L’arte per l’arte è il primo di una nuova collana di testi critici dal titolo Crudelia Critica che si lega direttamente alla ormai consolidata attività di Crudelia? che continua il suo viaggio attraverso le sperimentazioni dell’arte e le nuove realtà sociali. \nMarta Massaioli
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SUMMARY:Pierre Hébert e Bob Ostertag. Between Science and Garbage
DESCRIPTION:5 marzo 2003\nOPENING 5 MARZO 2003 ORE 21:00\nStudio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \nA cura di Piero Pala \nLa Fondazione Morra\, interessata alla diffusione delle arti nella molteplicità dei suoi linguaggi prediligendo eventi che interagiscono direttamente con il pubblico per stimolare un autentico dialogo\, organizzerà mercoledì 5 marzo ’03 nella sede di via Calabritto n° 20 il progetto dell’artista multimediale canadese Pierre Hébert dal titolo Between Science and Garbage\, a cura di Piero Pala\, con il quale la Fondazione Morra collabora per la realizzazione di eventi e rassegne dedicate al cinema sperimentale e alla video arte. \nIn questo nuovo progetto “Between Science and Garbage” Hébert utilizzerà un computer con l’ausilio di un software di animazione creato ad hoc da Bob Ostertag. Per questa animazione utilizzerà una combinazione di strumenti ad alta tecnologia e di scarti di immagini\, cosi come evocato nel titolo della performance. Sia il suono che l’animazione video verranno creati dal vivo con il software ideato dallo stesso Ostertag. In questa maniera essi possono interagire in molteplici modi controllando il lavoro sul luogo stesso “Un lavoro interattivo in molti sensi: tra Hébert e le immagini televisive\, tra Ostertag e il suono della televisione\, tra Ostertag/Hébert e il software\, e tra gli stessi Ostertag/Hébert.” \nPierre Hébert\, regista originario del Québec\, ha lavorato con numerosi musicisti come Fred Frith e Bob Ostertag. È uno dei maggiori esponenti mondiali tra i registi di avanguardia\, con particolare riferimento al campo delle animazioni. Ha inoltre diretto il film “La Plante Humaine” vincitore di vari premi internazionali. È autore di un testo su filosofia ed animazione. Per decenni\, Pierre Hébert\, ha partecipato a concerti con musicisti\, dove lui stesso improvvisava animazioni dal vivo incidendo direttamente sulla pellicola con una lama tagliente. Rigido e radicale “suonatore” di campionatori\, Bob Ostertag perviene l’incontro tra le infernali tecnologie digitali e la materia musicale. L’impianto ritmico-armonico disegnato dall’Ensoniq EPS16+ (così si chiama il congegno ivi utilizzato)\, ancorché monocorde\, regala stranianti episodi rumoristici gonfi di un forte slancio critico (comune a tutti coloro che utilizzano creativamente materiale altrui). Sbaglia chi reputa asettico l’uso che Ostertag fa del campionatore\, in quanto il suo approccio intransigente e personale prevede proprio un rapporto paritetico con la macchina e\, dunque\, un’ingerenza limitata.
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - Il Giardino degli Altri
DESCRIPTION:26 novembre 2002 – 15 gennaio 2003\nOPENING 26 NOVEMBRE ORE 20:00\nE-M/Arts – Studio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \n“Il giardino degli altri è una mostra minimale ed ambientale realizzata prevalentemente con opere di alcuni artisti napoletani come Piero Golia\, Matteo Fraterno\, Franco Scognamiglio.\nQueste opere presentano tutte una mia quota di partecipazione\, successiva e quasi giustapposta alla loro precedente creazione\, che alla fine le ha fatto assumere un significato nuovo rispetto a quello che avevano originariamente\, attraverso segni leggerissimi che non interferiscono con la natura strutturale dell’opera ma piuttosto con il suo senso e significato interno.\nL’intervento su questi lavori è sempre minimo e concettuale\, quasi nello sforzo impossibile di averne un possesso transitorio\, certamente\, ma intimo e completo\, di farle cioè proprie nel rispetto del loro appartenere ad altro\, agli altri.\nL’atmosfera poetica e ambientale della mostra che riproduce in maniera stilizzata un giardino rievocato anche dai semplici interventi delle due galleriste fa affiorare questa premessa concettuale in un contesto di memoria e di sogno. A parte quindi i singoli pezzi il significato reale della mostra si realizza nella disposizione dei lavori stessi”. Maurizio Elettrico. \nLa mostra è introdotta da un’installazione video di Maria Manfredi accompagnata da personali commenti di Maurizio e le musiche che creano l’ambientazione sonora dell’evento sono realizzate da Gianfranco Tirelli\, musicista napoletano. \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Il Giardino degli altri\, E-M/Arts\, 2002 \nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Il Giardino degli altri\, E-M/Arts\, 2002 \nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Il Giardino degli altri\, E-M/Arts\, 2002 \nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Il Giardino degli altri\, E-M/Arts\, 2002 \nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Il Giardino degli altri\, E-M/Arts\, 2002 \nMaurizio Elettrico\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Lamberto Lambertini. Tempo ritrovato
DESCRIPTION:11 aprile – 2 maggio 2002\nOPENING 11 APRILE ORE 19:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nOpere realizzate nell’arco di tempo di questi ultimi tre anni\, durante la scrittura e la preparazione di un film. Opere che riaprono una mia ricerca\, chiusa più di venticinque anni fa a causa del mio totale coinvolgimento nel mondo dello spettacolo\, e che di quella abbandonata ricerca riprendono le fila mai abbandonate. Come pagine di un libro illustrato che viene da così tanto lontano da sembrare vicinissimo\, libro perduto e ritrovato\, che sotterraneamente ha continuato a venir scritto e dipinto. Libro senza inizio né fine che è il risultato di contrasti\, emozioni\, giochi\, libere associazioni\, amori e passioni. Scintille di fuochi mai spenti\, segni\, disegni\, scritte\, immagini\, copie di immagini\, tra ironia e verità\, alla ricerca di un inatteso denominatore comune. Note ai margini del racconto di una vita reale\, la mia. Alcune radio d’epoca (scelte tra quelle della collezione di padre Pio Morotti\, del convento di S. Antonio di Melfi\, e che costituiranno una sezione autonoma del costituendo museo di San Lorenzo Maggiore) diffonderanno frammenti di racconti radiofonici\, da me scritti e diretti nella sede RAI di Napoli. Memoria sonora (visiva?)\, sottile filo rosso che unifica i diversi temi della mostra. \nChi volesse vedere\, o rivedere\, VRINDAVAN FILM STUDIOS\, film “indo-napoletano” girato negli storici Studi di Calcutta e nei meravigliosi villaggi del West Bengala\, nel 1995\, e presentato al festival di Venezia\, è invitato alle ore 20 di martedì 23 aprile.
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SUMMARY:Ensemble Dissonanzen. Concerti di musica contemporanea FOLK SONGS
DESCRIPTION:18 marzo 2002\nOPENING 18 MARZO ORE 21:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nDirezione: \nClaudio Lugo \nSolisti: \nCristina Zavalloni\, voce\nTommaso Rossi\, flauto\nMarco Cappelli\, chitarra \nMusiche di Manuel De Falla\, Luciano Berio e Cathy Berberian \nDissonanzen presenta le celebri “Folk Songs” di Luciano Berio in un programma che accosta i canti popolari spagnoli\, nella rielaborazione di Manuel de Falla\, al moderno virtuosismo della “Sequenza” per flauto solo di Berio\, passando per l’ironia di “Stripsody”\, opera “comix” per voce sola di Cathy Berberian. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Dissonanzen. Folk Songs\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2002 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dissonanzen. Folk Songs\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2002 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dissonanzen. Folk Songs\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2002 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dissonanzen. Folk Songs\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2002 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Ensemble Dissonanzen. Concerti di musica contemporanea. Pianoforte a Percussione – Musiche di John Cage
DESCRIPTION:19 dicembre 2001\nOPENING 19 DICEMBRE ORE 17:00\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nDa John Cage  4’33’’ per pianoforte (1952) \nSonate e Interludi per pianoforte preparato (1946-48) \nCiro Longobardi  pianoforte preparato \nJohn Cage andava a casa di Marcel Duchamp per giocare a scacchi. Perdeva sempre. \nCage era un ottimo giocatore\, ma Duchamp era un vero campione\, e si annoiava molto se non trovava un avversario degno; così lo faceva giocare con la moglie. Ma anche lei vinceva quasi sempre. \nNonostante le umiliazioni scacchistiche il Nostro – carattere assai poco competitivo – perseverava nella frequentazione di casa Duchamp; non certo per gli scacchi\, attività nella quale non segnava significativi progressi\, ma bensì per la conversazione\, che era sempre ricchissima; e quegli incontri dialogici erano vissuti dal giovane John come vere e proprie lezioni accademiche. Durante quei lunghissimi pomeriggi di-vaganti attorno ai temi artistici che accomunavano i due\, Cage veniva poco a poco confermando\, e sviluppando\, intuizioni che sentiva profondamente in comunione con l”‘inventore” del ready-made. Trovare nella consuetudine del già fatto relazioni inedite fu una delle ossessioni di Duchamp\, così come fu un tema onnipresente nel lavoro cageano. \nEcco: il pianoforte preparato è\, in un certo senso\, un ready made musicale. \nIn casa di un musicista presumibilmente c’è un pianoforte e\, sempre presumibilmente\, ci sono chiodi\, viti\, bulloni\, guarnizioni di gomma etc.; il gesto inedito di associare oggetti comuni per scatenare nuovi territori di senso eredita\, e radicalizza\, il lascito del movimento dada\, e lo proietta – segnatamente attraverso l’opera di Duchamp – nella stagione postbellica di maturità delle avanguardie. \nCosì Cage racconta il momento della nascita di una delle idee più efficaci e singolari per quanto riguarda l’uso atipico degli strumenti della tradizione colta occidentale: “Nel 1938 Syvilla Fort\, una fantastica danzatrice-coreografa di colore che faceva parte della compagnia di Bonnie Bird alla Cormish School di Seattle\, si sarebbe dovuta esibire in un programma di danza il venerdì successivo\, e io ero l’unico compositore nei paraggi. Mi chiese di scrivere la musica per il suo Bacchanale. Lo spazio era piccolo\, e non c’era posto per le percussioni\, soltanto per un pianoforte gran coda. Così mi trovai a dover fare qualcosa di adatto a lei su quel pianoforte. E così avvenne. Lei me lo chiese il martedì\, cominciai a lavorare velocemente e lo terminai per il giovedì. A quel tempo\, avendo incominciato a studiare da poco con Schönberg\, scrivevo sia musica dodecafonica sia musica per percussioni. All’inizio cercai di trovare una serie di dodici note che potesse suonare africana\, ma non ci riuscii\, poi mi venne in mente il suono del pianoforte quando Henry Cowell percuoteva le corde o le pizzicava\, vi faceva scorrere degli aghi di metallo\, e così via. Andai in cucina\, presi un piatto per le torte e lo misi con un libro sulle corde\, e mi accorsi che stavo andando nella direzione giusta. L’unico problema con il piatto era che rimbalzava. Così presi un chiodo\, e lo infilai tra le corde\, ma il guaio era che scivolava via. Mi venne allora in mente di sostituire il chiodo con una vite da legno\, e questa si rivelò la cosa giusta. E poi utilizzai guarnizioni di gomma\, piccoli dadi in prossimità delle viti\, e così via…provai con le cose più strane. (…). Gli oggetti funzionano come delle sordine\, e i suoni diventano più tenui rispetto a un pianoforte normale\, e decisamente diversi. Trovo che preparare il pianoforte sia affascinante come camminare lungo la spiaggia raccogliendo conchiglie (…). \nJohn Cage\, da Lettera a uno sconosciuto\, R. Kostelanetz\, Ed. Socrates. \nClaudio Lugo \n(Direttore artistico Dissonanzen) \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Pianoforte a Percussione. Musiche di John Cage\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2002 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Arte in Contemporanea: Roberto Cascone. Silence Dreams
DESCRIPTION:13 ottobre – 30 novembre 2001\nOPENING 13 OTTOBRE ORE 20:30\nStudio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \nL’E-M ARTS ha scelto di caratterizzare il proprio calendario espositivo 2001-2002 con degli eventi che renderanno la galleria non museo-contenitore ma luogo di discussione tra gli artisti ed il pubblico.\nCoerentemente alla linea scelta dall’E-M ARTS di stimolare il pubblico alla comprensione dell’arte contemporanea\, gli artisti invitati analizzeranno il loro modo di espressione e conseguentemente i maggiori movimenti artistci del secolo appena concluso e del nuovo. \nIl primo incontro è “Silence Dreams” di Roberto Cascone. Nel ’99 prendendo spunto da un articolo scritto sulle pagine della cronaca di Napoli – La Repubblica in cui si sottolineava la difficoltà dei napoletani a sognare\, poiché il rumore di fondo della città la notte impedisce loro di entrare nel sonno REM\, Roberto ha compiuto una ricerca sull’argomento chiedendo ai cittadini\, incontrati casualmente e non\, se il contenuto dell’articolo corrispondeva a verità e se potevano indicare dei luoghi silenziosi a loro noti al fine di realizzare una mappa – videoguida con finalità sia estetiche che funzionali. \nFabiola Naldi nel testo che accompagna la mostra così descrive il progetto di: “… Cascone\, armato del suo terzo occhio silenzioso\, ha iniziato a cercare\, sorprendere\, svelare ciò che apparentemente riteniamo scontato ma che nella realtà sta divenendo sempre più prezioso e raro.\nCercare luoghi silenziosi e testarli su se stesso è divenuto così motivo di una analisi più minuziosa e dettagliata fatta di video e frame fotografici prodotti con la ferma intenzione di “mostrare” a volte anche l’ovvio che ci circonda e favorendo\, quasi come una logica conseguenza\, momenti di riflessione e introspezione.\n…Un viaggio della mente\, se mi si permette il termine\, un approfondimento di un reale che pare appartenerci ma che nella realtà ci distanzia sempre più provocando non solo nell’artista ma in noi tutti possibili “cercatori del silenzio” una progressiva catarsi in un’altra dimensione\, ovvero ciò che ci circonda\, dove il silenzio non esiste.\nLa città non ha silenzi (John Cage affermava negli anni Sessanta che il silenzio non esiste)\, la nostra mente neppure ma bensì solo attimi di pace apparente e tranquillità dove potersi soffermare e riflettere. I frame di una video guida che\, avvicinati con l’obbiettivo\, si sgranano ridefinendo l’immagine stessa tanto da creare una nuova realtà fittizia. Nel gioco costante tra vero e verosimile ecco lentamente giungere il silenzio\, non fisico bensì mentale\, definito da pause\, accelerazioni e riavvolgimenti dove la Napoli svelata si presta a nuova città in grado di sussurrarci un ipotetico silenzio o per meglio dire non suono. Se il rumore di una metropoli potevano così togliere il sonno ai napoletani e privarli di quella estatica zona di confine che è il sonno REM\, ecco che i frames estrapolati divengono quell’attimo di catartico abbandono REM\, impronte fisiche di un operazione concettuale dove l’impercettibile battito di ciglia si trasforma in un’immagine\, dove quel Rapid Eye Movement diviene concreta testimonianza di un viaggio all’interno di quell’equilibrio instabile che è la nostra realtà.”
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SUMMARY:Jean Michel Galley. Vues Imprenables
DESCRIPTION:25 giugno 2001\nOPENING 25 GIUGNO ORE 19:30\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nLa mostra\, organizzata dall’Associazione Culturale Oscura in collaborazione con la Fondazione Morra\, è una delle tappe di un progetto inserito nel Programma di Iniziativa Comunitaria Urbana che tocca oltre Napoli alcune città che si affacciano sul Mediterraneo\, come Barcellona\, Valencia\, Marsiglia e Palermo. \nIl titolo della mostra è quello dell’intero progetto “Vues imprenables”\, un’espressione francese che indica il divieto posto dalla legge alla costruzione di nuovi edifici che verrebbero ad impedire viste panoramiche alle costruzioni già esistenti. \nIn questo contesto l’espressione utilizzata indica la capacità di percepire e scoprire nuovi scenari grazie al mezzo fotografico e all’utilizzo dello stenoscopio. In diversi Paesi le equipes di Oscura danno vita a creazioni artistiche collettive avviando laboratori\, corsi di formazione\, esposizioni\, perfomances visive che coinvolgono un pubblico di tutte le età. Occorre portare con sé una scatola con un piccolo foro\, che miracolosamente ricrea una sorta di “camera oscura”\, uno sconosciuto si avvicina\, interroga e si concede il tempo per un’immagine. \nA Napoli i luoghi della sperimentazione sono stati i Quartieri Spagnoli e la Sanità; il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione delle Associazioni di quartiere e all’Istituto di Cultura Francese Grenoble. Palazzo dello Spagnuolo\, a Fondazione Morra\, è sembrato il contenitore ideale per l’esposizione che segna il termine di una prima tappa napoletana. \nGli scenari tracciati dalla mostra sono quelli delle città\, della presentazione e rappresentazione dei loro abitanti\, dei luoghi della memoria e del vissuto. Nell’ambito della mostra oltre ai ‘ritratti’ d’Africa e d’Europa ci sarà la proiezione di due cortometraggi riferiti a Le Havre\, Paris e Belleville; inoltre la magia della scatola\, della boiten\, sarà ricreata in un intero ambiente della Fondazione grazie all’installazione dal titolo « crépusculaires ». \nLa maggior parte delle foto sono realizzate da artisti anonimi\, fatta eccezione per le immagini in grande formato realizzate da Jean Michel Galley\, Conrad Homs\, Elizabeth Towns e da Jacques Delcroix.
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SUMMARY:Ingrid Wiener. SOGNI/Träume
DESCRIPTION:15 maggio – 10 giugno 2001\nOPENING 15 MAGGIO ORE 20:00\nStudio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \nLo studio Morra inaugura la personale “Sogni/Träume” di Ingrid Wiener nella quale saranno presentati i suoi acquerelli onirici. Oswald Wiener così descrive le opere di Ingrid: “…Negli acquarelli onirici di Ingrid frattanto non si pone in primo piano la spiegazione delle bizzarrie del sogno\, il ricondurre al meccanismo che genera il “contenuto”. La cosa importante è la questione tecnica della descrizione\, lo sviluppo di una convenzione per una rappresentazione sensuale del quasi-sensuale. Di necessità una tale convenzione innanzitutto è privata. Solo quando questa convenzione si è stabilita in maniera affidabile\, cioè quando si è imparato a rileggere la propria rappresentazione ritraducendola in immagini dell’immaginazione\, in modo che viene riprodotta quanto meno l’impressione quasi visiva del sogno (e forse non ancora l’esperienza maturata in virtù del “contenuto”)\, si può pensare a rendere accessibile la convenzione anche agli altri. Resta da vedere se ci si riesce; tuttavia fino ad allora (e anche ben oltre) queste immagini rimango arte. …Tra le centinaia di rappresentazioni oniriche in immagine\, a me note\, di altre persone (cfr. ad es. l’antologia edita da Lynn Gamwell) non ne ho ancora mai visto una che mi abbia ricordato in maniera spontanea la forma quasi visiva del mio vissuto onirico. In alcune delle sue immagini Ingrid centra questo obiettivo. …Ingrid fa quanto è possibile oggi come oggi: sperimenta e adatta tali arrangiamenti di disegni\, che riproducono un po’ l’impressione del “vedere” onirico\, anche se vengono percepiti dall’occhio. Che ciò frattanto riesca in maniera considerevole è da ricondursi al suo auto-mettersi in questione costante: ho “visto” o semplicemente conosciuto questo treno? I disegni devono essere studiati in maniera approfondita e occorre richiamare in continuazione alla mente ricordi onirici propri come ausilio e osservare le immagini dell’immaginazione che si propongono in tal modo; in un tale studio si riconosce quanto sia importante l’impiego opportuno del commento verbale per la riproduzione dell’evento onirico estraneo nella propria immaginazione.” \nSarà pubblicato un catalogo-libro con testi di Friedrich Wolfr. Heubach\, Oswald e Ingrid Wiener.
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SUMMARY:Andrea Cusumano. Praxis Exhibition
DESCRIPTION:18 aprile 2001\nINIZIO ORE 20:00\nStudio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \nLa ricerca artistica di Andrea Cusumano sintetizza le sue due matrici culturali d’origine: quella tedesca della madre e quella siciliana del padre. Hermann Nitsch\, per il quale è stato per anni assistente\, è artista di fondamentale importanza per la sua crescita artistica.\nNel 1993 Cusumano inizia il progetto dell’Installazione dei Morti che lo ha portato a realizzare fino ad oggi sei grandi installazioni ed a portarle in giro per l’Europa e gli Stati Uniti d’America. Andrea Cusumano è convinto che questo terrore della morte\, la iato tra la natura e la cultura\, generi creatività. Per l’estetica della morte Cusumano ha la possibilità di attingere alla ricca tradizione siciliana della cultura della morte e del culto dei morti. Nella cultura siciliana la costante attenzione alla morte ed il vissuto di morte nella vita sono accompagnati all’amore ed alla conoscenza. \nL’Installazione dei Morti è un progetto che è nato con l’intento di spostare 1’interesse del mio operato dalla ricerca introspettiva verticale alla comunicazione orizzontale e più diretta col pubblico. Parallelamente a questa ricerca è comunque per me rimasta di primaria importanza la disciplina privatissima del dipingere\, dello scolpire e del modellare. …La mia acerba fascinazione per il tema della morte\, la mia transpersonale sicilianità ed il mio anelare alla materna mittel-europa hanno fatto sì che il tema unico di questa ricerca fosse quello della morte. La morte come vissuto\, come paura\, come immagine\, come metafora ma anche come forza. …Trovai perciò nella realizzazione dell’installazione dei morti la possibilità di creare una forma profondamente intima ma al contempo estremamente comunicativa. L’installazione sin dall’inizio è stata da me concepita un tutt’uno con il pubblico riuscendo però al contempo a costruire una dimensione mitopoietica piuttosto frastagliata. Quello che avrei poi compreso essere fondamentale anche nella pittura l’ho in realtà realizzato\, o meglio scoperto per primo con le installazioni.\nCredo che i diversi e contraddittori livelli del mio operato ora con le installazioni\, ora con i quadri o le sculture\, ora con Mons Realis o con nuove performances\, ora con la pagina scritta etc. etc.\, siano in realtà espressioni di un unico gioco infantile: il mio. \nPraxis è pensata prima e dunque è già una forma\nPraxis è azione spontanea che è fine a sé stessa\nPraxis è praxis\nPraxis è azione spontanea che sa di produrre un oggetto\nPraxis è Poiesis\nPraxis è il frutto di un atto creativo egotista\nPraxis è fatta dall’incontro di due egotisti: io e Giulia\nPraxis è il frutto di questo incontro: è un’installazione\nPraxis è il luogo privilegiato in cui si dipana la mia epistemofilia ed il mio “mondo poetico”\nPraxis soprattutto deve essere Bellezza
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SUMMARY:Oreste Zevola. Bad Boys
DESCRIPTION:14 marzo – 14 aprile 2001\nOPENING 14 MARZO ORE 20:30\nStudio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra\, Alessia Evangelista e Raffaella Iannella \nL’E-M ARTS o.n.l.u.s. inaugura la personale di Oreste Zevola BAD BOYS\, a cura di Raffaella Morra\, Alessia Evangelista e Raffaella Iannella\, dal 14 marzo al 14 aprile 2001 presso lo studio Morra in via Calabritto\, 20 – Napoli.\nCoerentemente alla linea scelta dalla E-M ARTS di presentare il lavoro degli artisti in modo da coinvolgere attivamente l’immaginazione del pubblico\, Oreste Zevola presenta un’installazione progettata appositamente per questo spazio. \nBAD BOYS è incentrata sulla presenza ossessiva di un esercito di bambini terribili schierati in gruppo\, pronti per la prossima crudeltà. La loro spietata determinazione\, priva di sentimentalismo li rende eterni come soldati dalla carica inesauribile.\nQuesto personaggio ambiguo\, rappresentato con un sorriso sarcastico e minaccioso\, stampato al plotter\, di dimensioni forzatamente esagerate\, è però allo stesso tempo realizzato con colori e dettagli che richiamano l’energia degli elementi della terra. \n“…Oreste pratica un sincretismo decorativo che tenta\, restando sulle superfici un delicatissimo scambio tra figura e simbolo\, e sono figure che non possono definirsi e simboli che non possono fissarsi: tra vegetale e animale e minerale\, tra culturale e naturale\, tra uomo e bestia e tra maschio e femmina\, tra logica adulta e logiche (vincenti) infantili\, e più oltre ancora\, tra organico e inorganico: figure e decorazioni sospinte da un soffio d’invenzione che vorrebbe perennemente superarsi\, e che non trova pace perché non sa se vuole o non vuole fermarsi. La corsa potrebbe riprendere a ogni istante\, la metamorfosi ricominciare. La legge dell’equilibrio è per Zevola la più provvisoria e la più incerta di tutte. …Si cerca dentro\, nel tutto pieno della decorazione e di una sospesa e spiritosa armonia che dispone i volumi rinunciando al buonsenso\, e che dispone\, per farlo\, di un senso altro\, datole dalla protezione che sull’artista esercitano le forme non ferme\, le idee non concluse\, i corpi non finiti\, definiti\, le invisibili presenze che popolano l’aria\, che riempiono il non-vedibile che ci circonda\, che irridono la nostra presunzione di realtà\, di densità\, di presenza\, stabilità\, di peso… Ci sono più cose tra cielo e terra – e sulle pareti del visibile – di quante non ne veda la nostra filosofia…” (G. Fofi da Juliet n° 96 Feb.-Mar. 2000)
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SUMMARY:Salvatore Cotugno. Collages e pitture filmiche
DESCRIPTION:15 febbraio – 20 marzo 2001\nOPENING 15 FEBBRAIO ORE 19:30\nPalazzo dello Spagnuolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nNel catalogo pubblicato dalle edizioni Morra in occasione di una personale\, discutendo con Vitaliano Corbi Salvatore Cotugno così descrive il modo di realizzazione delle sue strisce: “…l’inizio viene quasi sempre da un colpo di fortuna\, da un incontro fortuito con una fotografia\, una stampa\, un’illustrazione. Da questa ricavo tutta una serie di fotocopie su cui intervengo in modi diversi. Voglio dire che sulle fotocopie ottenute da uno stesso esemplare compio interventi differenti di ritaglio\, di collage\, di colorazione\, ecc.. Così procedo con altre immagini. Infine c’è il montaggio dei fotogrammi. È solo in questa fase finale che\, come nel cinema\, l’idea di fondo acquista una forma precisa. Nella striscia alla quale sto lavorando in questi giorni sono partito da una stereoscopia dell’Ottocento. Sono stato colpito infatti da una di quelle coppie di fotografie che una volta si guardavano allo stereoscopio. C’è la scena di una ragazza che si tuffa da una barca. In questo tuffo ho sentito qualcosa di strano\, di enigmatico. La scena m’è parsa una specie di misterioso suicidio. Ora sto cercando fotografie sul mare che si adattino a quella scena e ne ho trovate alcune con dei personaggi in costume da bagno che mi danno l’impressione di star cercando la ragazza. Così da un fotogramma iniziale si sta ora sviluppando una storia…”. \n“Collages e pitture filmiche” di Salvatore Cotugno\, che si terrà dal 15 febbraio al 20 marzo 2001 presso la Fondazione Morra – Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive\, parte proprio dall’opera “Il tuffo” del ’91 per continuare poi con un’altra successione di strisce tra le quali alcune dedicate alla festa azione di Hermann Nitsch nel ’96. \nLe storie che ne derivano non danno l’idea del movimento\, ma anzi sono fotogrammi fissi\, immagini bloccate che racchiudono più ricchezza e profondità che in una serie di immagini scorrevoli. \nProseguendo la sua ricerca\, Cotugno ha ridotto ancor più la narrazione giungendo a raccontare la realtà attraverso due soli istanti. “…Ce n’è veramente tanto\, in queste scene\, di insistente sadismo da far venire in mente Dalì e Bunũel o da giustificare il richiamo ad Artaud e al ‘teatro della crudeltà’… Forse Cotugno\, eliminando dalle sue opere la percezione del movimento\, ha voluto fermare e quasi mettere alla gogna le dolorose contraddizioni del presente…”. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Salvatore Cotugno. Collages e pitture filmiche\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2001 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Salvatore Cotugno. Collages e pitture filmiche\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2001 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Salvatore Cotugno. Collages e pitture filmiche\, Palazzo dello Spagnuolo\, Napoli\, 2001 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Augusto Perez. Il mito della scultura
DESCRIPTION:15 dicembre 2000 – 30 gennaio 2001\nOPENING 14 DICEMBRE ORE 18:00\nCastel dell’Ovo\nVia Eldorado 3\, Napoli \nPromossa ed organizzata dal Comune di Napoli e dalla Fondazione Morra\, la mostra\, a cura di Vitaliano Corbi\, presenterà i momenti più significativi dell’arte del grande scultore italiano\, scomparso nello scorso novembre\, attraverso una selezione di oltre 60 grandi bronzi e di un folto gruppo di disegni inediti.\nLa mostra\, che si snoderà lungo i tornanti\, gli spiazzi e i porticati dell’antico castello\, creando momenti di suggestiva spettacolarità\, avrà il suo baricentro negli spazi di alcune sale interne\, dove le opere verranno presentate secondo criteri tenutici e di successione cronologica.\nIl percorso espositivo partirà dall’Uomo con maschera del 1960\, del Museo Civico Revoltella di Trieste\, per proseguire con la serio dei Trofei e degli Specchi e inoltrarsi nei decenni successivi con una serie di opere\, fino alle recenti ed inedite Grottesca e Tebe\, che daranno la misura della genialità visionaria di uno scultore di stretta accezione figurativa\, ma lontano da qualsiasi velleità di ingenua e diretta resa della realtà. La mostra toccherà le ragioni della grandezza di Perez e della sua eccezionalità nel panorama dell’arte contemporanea\, rendendo evidente come lo scultore\, nato a Messina nel 1929\, ma napoletano di adozione\, sia sempre stato profondamente legato alla tradizione plastica della scultura occidentale\, con la lucida consapevolezza\, però\, della radicalità della crisi di questa tradizione. Per questa ragione – ha scritto il curatore della mostra – l’arte di Perez fa pensare a quella che Italo Calvino\, nelle sue Lezioni americane\, ha chiamato la “visione indiretta” e ha spiegato con il mito di Perseo\, che non rivolge lo sguardo sul volto della Gorgone ma sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo. In fondo\, la visione indiretta è quella dell’arte\, che guarda il mondo attraverso il proprio specchio e con la consapevolezza di non poter parlare della vita se non attraverso il continuo rimando a se stessa. \nIl Catalogo delle Edizioni Morra conterrà\, insieme con oltre 200 riproduzioni delle opere\, gli interventi del Sindaco della città\, Riccardo Marone\, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli\, Rachele Furfaro\, del curatore della mostra\, Vitaliano Corbi\, e un saggio critico di Peter Weiermair. Un’ampia sezione del volume sarà dedicata ad una prima completa e documentata ricostruzione dell’attività dell’artista e alle schede di tutte le opere in mostra. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Augusto Perez. Il mito della scultura\, Castel dell’Ovo\, Napoli\, 2000 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Augusto Perez. Il mito della scultura\, Castel dell’Ovo\, Napoli\, 2000 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Augusto Perez. Il mito della scultura\, Castel dell’Ovo\, Napoli\, 2000 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Roberto Paci Dalò. Napoli\, ritratto acustico della città
DESCRIPTION:29 novembre 2000 – 30 gennaio 2001\nOPENING 29 NOVEMBRE ORE 20:00\nStudio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \nL’E-M ARTS o.n.l.u.s.\, diretta da Raffaella Morra ed Alessia Evangelista\, inizia il calendario delle manifestazioni 2000-2001 con l’installazione sonora-visiva NAPOLI di Roberto Paci Dalò dal 29 novembre 2000 al 30 gennaio 2001 presso lo Studio Morra in Via Calabritto\, 20 – Napoli. \n“NAPOLI”\, realizzata nel 1993 per il festival “Les Allumées” di Nantes e già allestita in numerose città quali Cracovia\, Berlino\, Vienna\, Bologna\, Linz\, Reggio Emilia e Colonia\, è un’installazione che rievoca una tradizione di permanenze simboliche e rituali\, con un fascio sonoro che spazia dal rumore della circumvesuviana al canto dei venditori. Si tratta di un viaggio non tanto all’interno di una città\, quanto nel suono della sua esistenza\, delle sue variazioni e delle sue costanti. \nPer la galleria di via calabritto l’installazione visiva-sonora è caratterizzata da una fila di statuette di terracotta (anime del purgatorio) immobili nella penombra ed illuminate solo da luci sottili. L’attenzione dello spettatore è catturata da un bagliore accecante che periodicamente invade lo spazio e conduce lo sguardo verso l’immagine di un ex-voto. L’allestimento contrasta con l’ossessività del suono che secondo un moto circolare attraversa lo spazio.\nNel corso della serata di inaugurazione alcuni cantautori coinvolgeranno il pubblico in un happening di musica popolare partenopea. \n“I segreti acustici della città in vari momenti del giorno e della notte. Il paesaggio sonoro viene raccolto e raggiunto per approssimazione. Una deriva nei meandri della memoria della città ed allo stesso tempo un film acustico senza immagini. Passi\, voci\, grida e invocazioni\, suoni di strumenti e di macchine – da lavoro\, da divertimento\, da trasporto -. Celebrazioni ai piedi del Vesuvio. Stratificazioni di immagini sonore in continuo mutamento. Cambiamenti graduali e progressivi basati su minimi spostamenti vengono attraversati dai lampi di un temporale acustico che rimette continuamente in discussione l’interpretazione dei segnali inviati. Il microfono è adoperato in certi momenti come una lente\, ingrandendo particolari\, dettagli\, suoni quasi impercettibili. Microascolto e macroascolto si confondono mantenendo le proprie specificità. Non fusione ma relazione tra i materiali utilizzati. Il visitatore ha modo di immergersi così nel territorio sonoro di una città nella quale proprio la vita acustica gioca un ruolo determinante. Una immersione nella città attraverso il mistero dell’udito. Non una raffigurazione di Napoli ma la sua perdita porta al desiderato smarrimento.” RPD 1993 \nLa versione radiofonica di Napoli ha fatto parte della selezione ufficiale del Prix Italia 1994.
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SUMMARY:Piero Golia. Mucche per lo Studio Morra
DESCRIPTION:26 febbraio – 29 febbraio 2000\nOPENING 26 FEBBRAIO ORE 19:30\nStudio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli\n\n\n\n\n\n\n\n\nDialogo metafisico per due mucche di Piero Golia \nMMUUU\, MUMUU! \nSono pur sempre mucche di arte contemporanea…\, sono docili o comunque indocilite. Sembrano animali sacri di un antico tempio\, che si affacciano per prendere un po’ d’aria. Sembrano troppe cose insieme\, come sempre succede agli oggetti dell’arte contemporanea.\nMa Piero Golia le ha messe lì per impedire di passare\, per non permettere a nessuno di essere nella galleria. Si direbbero queste mucche per metà animali da guardia e per l’altra porte blindate. Non è tanto importante nascondere l’arte\, quanto piuttosto rendere lo spazio dell’arte un luogo inviolabile o irraggiungibile. Lo spazio dell’arte è lontano\, l’artista stesso non è più riconoscibile. Non produce per una rappresentazione in sé stessa chiusa\, ma la apre ad una funzione\, la crea simbolicamente per farle fare qualcosa come chiudere un accesso. Lo chiude al mondo fisico per aprirlo all’immaginazione\, per introdurlo verso un senso nuovo\, infinitamente più ricco. L’oggetto artistico diventa una porta chiusa\, trasformando lo spazio precluso in mistero\, nel suo mistero. \nMMUUU\, MUMUU! \nLo stesso artista vive la sua labile identità quasi come una non-identità. Del resto Piero si chiedeva\, attraverso un suo lavoro passato\, cosa caratterizzasse un artista da un non artista: due fototessere\, quella di un amico accompagnata dalla sua\, con l’emblematica scritta “who’s the artist?” Non c’è più un’identità fisiognomica\, un segno esteriore insomma per riconoscere certe differenze\, tutto è dietro una pelle uniforme\, un velo omogeneo nato dalla voglia di capire con etichette a priori\, che nasconde le infinite ricchezze del mondo. Anche l’identificazione di un’opera d’arte da una non-opera d’arte è un fatto sottile e magico\, che può nascere soltanto da un avvicinamento umile e libero. \nMMUUU\, MUMUU! \nDici che anche le mucche non si vedono per intero? …Sfido\, sono incastrate nella porta\, da una parte ci sono i visitatori\, dall’altra nessuno. \nMuuuu\, muuuumu! \nSi\, è vero sono d’accordo con te. La parte migliore è quella che appartiene ad un luogo irraggiungibile\, è quella che non si vede\, per queste mucche come per qualsiasi cosa in genere. \nMaurizio Elettrico
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SUMMARY:Piero Gatto. Gatto nero
DESCRIPTION:25 gennaio – 20 febbraio 2000\nOPENING 25 GENNAIO ORE 20:00\nStudio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \nall’inizio è di scena -l’attesa-\, premessa per introdurre alla nascita letture mediate dalla suggestione di figure altre in un continuo distribuirsi e disperdersi come commedia di somiglianze\, nate nel coraggio di spiegarci qualcosa di noi.\nuna ricerca che\, scartata la scelta di repertori frammentati\, esalta la molteplicità di possibili approcci utilizzando -traduzioni- non contrastanti.\nda un tale -prologo- si passa a più vaste scene del fascino di uno stile\, ove si inseguono e si svolgono le immagini di un recitato\, capace di informare la -giostra- montata.\nuna -giostra- di identità messe a confronto dal pianeta terra\, con de-formazioni umane e razionali per travolgere di continuo l’improvviso.\nGATTONERO non ci presenta evocazioni uscite dal supermercato di una sua inesauribile ribalta di pensiero e di sensitività per sottrarci allo stupore. l’artista fa coincidere sempre resti tellurici tra natività improprie\, in nuovi movimenti sapientemente riconducibili ad un -recitato- significativo delle sue solitudini. un delirio della suaintelligenza\, chiuso in. spazi\, scritture ed immagini particolarissime e difficili da dimenticare nel loro bruciante panorama.\nanche perché somiglianti a tante miniature mediatrici del conservare intatto il meravigliarsi\, spesso portato a dividerci\, al di làdi spettacolazioni o dello spartirci parole complici delle emozioni di uno sguardo. queste -atmosfere-\, tra capricci infantili e fantasie costrette a rivivere nella recitazione di flashs-back\, cercano sempre nuove avventure.\npassando tra agilità veloci e spezzoni di storie che specchi a doppia faccia\, porterebbero ad una perdita di memoria offerta da modificazione di un linguaggio verbo-visuale\, quasi per legarlo solo alle necessità del decifrare.\nquesta la -vetrina- delle proiezioni che GATTONERO finisce per farci catturare da -situazioni- rispondenti continuamente\, ad un altro se stesso; nel rischio di necessarie sovrapposizioni con la testimonianza di effetti ed emozioni di una tradizione vicina\, cui la memoria della messa in vista è dedicata. \nLuigi Castellano/ LUCA
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SUMMARY:Jean-Jacques Lebel. Opere dal 1954 al 1997
DESCRIPTION:19 – 21 ottobre 1999\nOPENING 19 OTTOBRE ORE 19:30\nPalazzo dello Spagnolo\nVia Vergini 19\, Napoli \nL’aumento e la diversificazione delle produttività artistiche\, hanno portato la cultura dell’immagine ad una accumulazione indistinta di presenze e valori. La Fondazione Morra- Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive\, nell’intento di concorrere all’affermazione di presenze distinte\, portatrici di valori nuovi che vivono la loro creatività all’interno e fuori della cultura di società\, intende proseguire l’ attività da anni svolta con assiduità e impegno con un evento di eccezionale interesse: la Prima Retrospettiva di Jean-Jacques Lebel in Italia. \nL’evento ha lo scopo di evidenziare i caratteri salienti dell’opera dell’artista attraverso tre manifestazioni (che si terranno dal 19 al 21 ottobre) come la performance concerto\, la retrospettiva storica ed infine una serata di pittura performance necessarie per una comprensione ampia della poliedrica personalità di Lebel. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View Jean-Jacques Lebel. Opere dal 1954 al 1997\, Palazzo dello Spagnolo\, Napoli\, 1999 Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Baldo Diodato. Atene-Opere Fatte / Napoli- Opere da Fare
DESCRIPTION:12 febbraio – 30 aprile 1999\nOPENING 12 FEBBRAIO ORE 20:00\nStudio Morra\nVia Calabritto 20\, Napoli \n“…la lunga serie di performances degli anni ’70\, in cui gli spettatori erano liberi di lasciare le loro orme sulla tele distese a terra\, si arricchiva di sensi\, nel momento in cui c’era l’illusione di “catturare” un brandello di vita reale attraverso delle tracce\, pari all’uso della camera fissa nel cinema underground…” Tratto dal catalogo della mostra “Nostalgia del futuro ”  Napoli – Nov. Dic. 1996 \nNegli anni ’60 Diodato aderisce prima al gruppo “Operativo Sud 64” e poi al “Gruppo P.66”\, entrambi coordinati da Luigi Castellano -LUCA- . Attratto dal mondo americano\, si trasferisce nel 1966 negli USA\, dove rimane per circa venticinque anni\, con periodici brevi ritorni in Italia\, fino al 1990 quando rientra a Roma e decide di rimanere. \nDurante un recente soggiorno ad Atene ha ripreso una performance\, già eseguita negli USA agli inizi degli anni ’70\, collocando per le strade delle tele su cui i passanti lasciano le tracce del loro passaggio. \n“… Strettamente legati appaiono presupposti artistici e contenuti sociali: la totale concessione al libero intervento dello spettatore rende l’arte rito pubblico\, sottratto all’ego dell’artista; la disposizione orizzontale della tela\, unitamente ad un gesto consueto come il camminare\, favorisce la presa di coscienza del proprio essere al mondo; soggetto dei quadri sono le impronte anonime eppure segno tangibile di un mondo che a tutti appartiene\, secondo spirito comunitario e volontà di egualitarismo….”. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Baldo Diodato. Atene Art Fair Stand Morra\, Atene\, 1998 Courtesy Fondazione Morra
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