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SUMMARY:Gli Unici. Al Hansen\, Dieter Roth\, Jean Toche & Roberto Paci Dalò
DESCRIPTION:04 marzo – 31 luglio 2022\nOPENING 04 marzo ORE 17:00\nCasa Morra. Archivi d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20 C\, Napoli\n \nA cura di Manuela Gandini \nLa Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee\, in collaborazione con la Fondazione Morra\, nell’ambito dell’edizione 2021-2022 di Progetto XXI\, presenta Gli Unici. Al Hansen\, Dieter Roth\, Jean Toche e Roberto Paci Dalò\, a cura di Manuela Gandini. La mostra inaugurerà presso Casa Morra. Archivi d’Arte Contemporanea (Salita San Raffaele 20/C\, Napoli) il 4 marzo 2022 alle ore 17:00\, con interventi di Patrizia Boldoni\, Consigliera del Presidente De Luca per la Cultura e i Beni Culturali; Rosanna Romano\, Direttore generale per le politiche culturali e il turismo della Regione Campania; Angela Tecce\, Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; Giuseppe Morra\, Direttore della Fondazione Morra; Manuela Gandini\, Curatrice della mostra. A seguire\, alle ore 19:00\, si terrà la performance sonora di Roberto Paci Dalò dal titolo “Niggunim”; parallelamente avrà luogo la rassegna di cinema a cura di Mario Franco. \nProgetto XXI è la piattaforma attraverso la quale la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee si propone\, dal 2012\, di esplorare la produzione artistica emergente\, nella sua realizzazione teorico-pratica\, e di analizzare l’eredità delle pratiche artistiche più seminali degli ultimi decenni\, nella loro esemplare proposta metodologica. Il progetto intende così contribuire alla produzione e alla diffusione di narrazioni e storiografie alternative del contemporaneo e alla definizione di un sistema regionale delle arti contemporanee\, basato sulla collaborazione e l’interscambio fra istituzioni pubbliche e private operanti in Regione Campania. \nGiuseppe Morra riprende il suo turno da dove si era interrotto – nel 2018 con la mostra 3P+B con opere di Luca Maria Patella\, Vettor Pisani\, Cesare Pietroiusti e Nanni Balestrini – e prosegue con il programma di mostre\, basato sull’idea del gioco\, dove la numerologia del 3 e del 7 ritorna e ne detta le regole. \nPer quest’anno\, infatti\, Casa Morra presenta i suoi 3+1\, per quello che ufficialmente sarebbe il settimo anno di mostre. Ma i concorrenti scelti\, attorno cui ruota l’aura di un’unicità che il concetto stirneriano suggerisce\, sono figure imprevedibili e sfuggenti\, nomadi che conquistano la loro “casella”\, svincolandosi dalle costrizioni del gioco. Gli Unici. \nCosì li descrive la curatrice: “Come le foreste o i terreni di risulta tra un edificio e un altro evolvono in maniera incostante: non sono razionali\, controllabili\, redditizi\, sicuri\, catalogabili e rivendicabili. Debordano dalle discipline contaminando altri terreni di consapevolezza”. \nPer il giorno dell’inaugurazione è prevista una performance sonora dal titolo “Niggunim”\, eseguita da Roberto Paci Dalò.\n“Niggun (niggunim al plurale) significa in ebraico: “aria” o “melodia” e si tratta di una forma di canzone o melodia religiosa ebraica cantata da gruppi. È una tecnica del canto\, spesso con suoni ripetitivi astratti al posto di una lirica formale. A volte i versetti della Torah\, o citazioni da altri testi ebraici classici\, sono cantati ripetitivamente così da creare un niggun. Alcuni niggunim vengono intonati come preghiere di lamentazione\, mentre altri possono essere gioiosi o vittoriosi.” \nParallelamente al periodo di mostra\, il regista Mario Franco\, i cui Archivi risiedono negli spazi di Casa Morra\, ha ideato una rassegna di cinema dedicata a “quell’unico stirneriano che nell’esperienza individuale\, anarchica e autarchica si oppose alla morale e al costume ufficiale inseguendo una modalità espressiva che salvaguardasse strenuamente la propria peculiarità senza regole precostituite”. Propone quindi un programma sul cinema delle avanguardie storiche e le sperimentazioni degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. \n“Cineasti-artisti come Man Ray\, Hans Richter\, Jonas Mekas\, Maya Deren ed altri che hanno operato di là di ogni condizionamento economico o tecnico. Un cinema che bisogna continuare a vedere perché è una forma di difesa alla smaterializzazione e all’omologazione verso la quale sembra tendere il presente cine-artistico.” \nLa mostra è finanziata con fondi POC (PROGRAMMA OPERATIVO COMPLEMENTARE) Regione Campania nell’ambito del progetto “Azioni Culturali della Fondazione Donnaregina – Progetto XXI”. \nBrochure Rassegna Cinema \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Gli Unici. Al Hansen\, Dieter Roth\, Jean Toche & Roberto Paci Dalò\, Casa Morra\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Gli Unici. Al Hansen\, Dieter Roth\, Jean Toche & Roberto Paci Dalò\, Casa Morra\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Gli Unici. Al Hansen\, Dieter Roth\, Jean Toche & Roberto Paci Dalò\, Casa Morra\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Gli Unici. Al Hansen\, Dieter Roth\, Jean Toche & Roberto Paci Dalò\, Casa Morra\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:UNDERNEATH THE ARCHES - Jumana Manna\, Depositions
DESCRIPTION:03 marzo 2022\nSTART ORE 18:00\nVideo screening\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli \n05 marzo – 15 maggio 2022\nOPENING 05 MARZO ORE 11:30\nAcquedotto Augusteo del Serino\nVia Arena Sanità 5\, Napoli \nA cura di Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone \nProsegue\, nel sito archeologico che conserva i resti dell’Acquedotto Augusteo del Serino nell’area Borgo Vergini – Rione Sanità a Napoli\, Underneath the Arches\, programma di arte contemporanea diretto da Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone\, in collaborazione con l’Associazione VerginiSanità. La quarta mostra del programma ospiterà\, dal 5 marzo al 15 maggio 2022\, un intervento dell’artista Jumana Manna dal titolo Depositions.  \nNel suo lavoro Jumana Manna esplora l’articolazione del potere concentrandosi su corpo\, terra e materia in rapporto alle eredità coloniali e alle storie dei luoghi. Attraverso sculture\, film e testi\, Manna mette in discussione i paradossi delle pratiche di conservazione\, in particolare nei campi dell’archeologia\, della scienza e del diritto. La sua ricerca tiene conto della tensione tra le tradizioni moderniste di categorizzazione e conservazione e la potenziale “sregolatezza” delle rovine come parte integrante della vita e della sua rigenerazione. \nIn occasione della mostra presso l’Acquedotto Augusteo del Serino\, Jumana Manna ha realizzato una serie di piccole sculture in ceramica che rispondono alla tradizione in uso nei Paesi del Medio Oriente\, ma non solo\, di lasciare il pane vecchio negli spazi pubblici. Queste sculture citano tale pratica di offerta destinata a un ricevente sconosciuto\, un atto che libera il donatore dal peccato del cibo non consumato\, dunque della vita sprecata. Questa accezione di “offerta” si intreccia con l’usanza presso le antiche civiltà mediterranee di realizzare doni votivi per gli dei – e in particolare per divinità femminili – nella forma di pani e focacce in argilla\, reperite come arredi funerari. Alcuni di questi esempi sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e in altri musei campani\, quali il Parco Archeologico di Paestum e il Museo Archeologico di Eboli. Le sculture realizzate dall’artista trovano posto in un’installazione appositamente concepita per il sito dell’Acquedotto\, che mescola riferimenti all’archeologia e suggestioni provenienti dalla strada. \nLa mostra Depositions sarà preceduta dalla proiezione del film di Jumana Manna A Magical Substance Flows Into Me (2016) in un evento pubblico organizzato in collaborazione con la Fondazione Morra e ospitato dal Museo Hermann Nitsch il giorno giovedì 3 marzo alle ore 18.00. \nNato nel 2018\, il progetto Underneath the Arches intende innescare un dialogo fra archeologia e arte contemporanea\, generando relazioni fra la cultura materiale e immateriale del contesto locale e le ricerche artistiche internazionali\, con l’obiettivo di attivare processi di promozione e valorizzazione del patrimonio storico esistente e della produzione contemporanea. Nei suggestivi spazi del tratto di acquedotto di epoca romana rivenuto nel 2011 al di sotto dello storico Palazzo Peschici Maresca in via Arena Sanità\, artisti di fama internazionale sono invitati a realizzare installazioni temporanee in dialogo con il sito archeologico e l’area circostante. Alla data attuale sono stati realizzati interventi degli artisti Arturo Hernández Alcázar (Città del Messico\, 1978)\, Hera Büyüktaşçıyan (Istanbul\, 1984) e Adrian Melis (L’Avana\, 1985). \nIl progetto è realizzato con il supporto della Fondazione Morra\, con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Si ringrazia il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli. \nBIOGRAFIA ARTISTA \nJumana Manna (Princeton\, 1987) è un’artista visiva e regista palestinese che vive a Berlino. Le sue mostre personali più recenti includono: Jumana Manna / MATRIX 278\, Berkeley Museum of Art\, San Francisco; Sketch and Bread\, Balade Charlottenburg\, Villa Oppenheim\, Berlino; Thirty Plumbers in the Belly\, M HKA – Museum of Contemporary Art\, Anversa (tutte 2021); Wild Relatives\, Tensta Kunsthall\, Stoccolma (2020); Jumana Manna\, Tabakalera\, San Sebastian (2019); Wild Relatives\, Douglas Hyde Gallery\, Dublino (2018); A Magical Substance Flows Into Me\, Mercer Union\, Toronto (2017)\, Malmö Kunsthall\, Malmö (2016) e Chisenhale Gallery\, Londra (2015); Wild Relatives\, Jeu de Paume’s Satellite 10 program al MABA e CAPC musée d’art contemporain de Bordeaux (2017); Menace of Origins\, SculptureCenter\, New York (2014). Ha partecipato a numerose mostre collettive e festival\, tra cui la Biennale di Toronto (2019); la Biennale di Taipei (2018); Padiglione dei Paesi Nordici\, 57a Biennale di Venezia (2017); Liverpool Biennial (2016); 6 Biennale di Marrakech 6 (2016); 54a e 56a Vienna International Film Festivals (2016 e 2018); 66a e 68a Berlinale (2016 e 2018)\, CPH:DOX\, Copenhagen (2018)\, dove Wild Relatives (2018) ha ricevuto il premio New:Visions. \nNOTA SULL’ACQUEDOTTO AUGUSTEO \nIl tratto di acquedotto di epoca romana\, rinvenuto nel 2011 al di sotto del Palazzo Peschici-Maresca\, di proprietà dell’Arciconfraternita dei Pellegrini\, rappresenta un’evidenza archeologica di fondamentale importanza\, parte di un percorso di oltre 100 km\, che dalle sorgenti di Serino arriva fino a Miseno. I ponti-canale\, utilizzati come fondamenta del Palazzo\, disegnano uno spazio stratificato\, adibito nel corso dei secoli a cantina\, rifugio\, luogo di discarica. Aperto al pubblico nel 2015\, il Sito è gestito dall’Associazione VerginiSanità che lavora ad un progetto complessivo di recupero\, valorizzazione e fruizione\, denominato AquaAugusta. Dal 2017 è parte di ExtraMann\, una rete nata in collaborazione con il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli per valorizzare il patrimonio culturale meno conosciuto della città. \nINFO \nwww.verginisanita.it/aquaugusta \naquaugusta.contemporaryart@gmail.com
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SUMMARY:Open Systems
DESCRIPTION:17 dicembre 2021\nSTART ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Ambra Viviani\, David Richter\, Jacob Ott e Lukas Treiber \nw/ Samara Behringer\, bod [包家巷]\, Andrea Bolognino\, Leonardo Bürgi\, Federico del Vecchio\, Antonio della Corte\, Giorgia Garzilli\, Boris Kurdi\, Angela Melito\, Effe Minelli\, Raffaela Naldi Rossano\, Michael Rey Von\, Isabel Schulte\, Anton Steenbock\, Gabriel Stöckli & more. \nHow can self-referential closure create openness? It is not a matter of adaptation\, nor is it a matter of metabolism. It is a peculiar constraint on autonomy arising from the fact that the system would simply cease to exist in any\, even the most favorable environment\, if it did not equip the momentary elements that compose it with the capacity for connection\, that is\, with meaning\, and thus reproduce them. Different structures may exist to accomplish this\, but only ones that can withstand the radical trend toward immediate (and not merely gradual\, entropic) dissolution of the elements. The point of departure must be the difference between system and environment. System are oriented by their environment not just occasionally and adaptively\, but structurally\, and they cannot exist without an environment. They constitute and maintain themselves by creating and maintaining a difference from their environment\, and they use their boundaries (contorni) to regulate this difference\, Without difference from an environment\, there would not even be self-reference\, because difference is the functional premise of self-referential operations. In this sense boundary maintenance is system maintenance. But boundaries do not mark a break in connections\, as one cannot state that internal interdependencies are greater than system/environment interdependencies. The concept of boundaries means\, however\, that processes which cross them have different conditions for their continuance after they cross the contorno. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Isabell Schulte\, part VIII (2021)\, Antonio Della Corte\, Where living forms can exist (2021)\, Angela Melito\, Hela havet stormar (il gioco delle sedie) (2021)\, Open Systems\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © Danilo Donzelli Photography\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Andrea Bolognino\, Engramma (2021)\, Samara Behringer\, Untitled (2021)\, Open Systems\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © Danilo Donzelli Photography\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Jacob Ott\, Questo è per Pina (2021)\, Antonio Della Corte\, Untitled 8 (2020)\, Leonardo Bürgi\, Drylands (2021)\, Raffaela Naldi Rossano\, Skin 01\, Skin 02\, Skin 03 (2019)\, Open Systems\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © Danilo Donzelli Photography\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Isabell Schulte\, part VIII (2021)\, Antonio Della Corte\, Where living forms can exist (2021)\, Angela Melito\, Hela havet stormar (il gioco delle sedie) (2021)\, Open Systems\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © Danilo Donzelli Photography\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation view. Federico Del Vecchio\, Fetichisme and lemon soda (2018)\, Open Systems\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © Danilo Donzelli Photography
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SUMMARY:Libero De Cunzo. Dea Adventus
DESCRIPTION:13 dicembre 2021 – 31 gennaio 2022\nOPENING 11 dicembre ORE 17:00\nFondazione Morra Biblioteca per le Arti Contemporanee\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\n \nA cura di Loredana Troise e Raffaella Morra \nLuminosa\, acuta e morbida\, la nuova personale di Libero De Cunzo DEA ADVENTUS\, a cura di Raffaella Morra e Loredana Troise\, ospitata presso la Fondazione Morra Biblioteca per le Arti Contemporanee (13 dicembre – 31 gennaio 2022) rappresenta un intervallo dal terremoto del mondo. Libero De Cunzo\, armato del suo iPhone\, ha diretto lo sguardo e distillato delle sillabe di una dialettica tra recupero\, spezzatura e ritrovamento\, l’artista è entrato nelle pieghe dei luoghi e ne ha catturato il noema testuale\, come atto meditativo e fenomeno conoscitivo nella sua intima percezione. \nA partire da tagli\, frazioni\, sezioni\, De Cunzo guarda il mondo attraverso una recherche dove la domanda di fondo riguarda lo statuto delle cose recuperate e poi svelate nella memoria: ritmi onirici\, stupore\, meraviglia\, nostalgia\, dolore sono tracce di vissuto che non si perdono\, ma restano incise nel cuore. Raccontate attraverso una fitta geologia di riflessioni che da sempre spingono l’artista a interrogarsi al lume della sua coscienza\, le fotografie inedite divise nelle tre partiture DEVOZIONI-EMOZIONI-AMMIRAZIONI si configurano quale punto nevralgico-umorale depositato in quel margine della retina che diviene osservatorio e finestra d’ingresso del sapere e del saper decantare “nella piena Gratitudine della Meraviglia sempre pronta ad Apparire”. Un contrassegno che è insieme formale e ideologico\, e che trova il suo fondamento in una visione che mira alla linea del dialogo come espediente retorico. La struttura logico-espressiva della narrazione\, procedendo infatti in una investigazione della realtà sempre più vertiginosa e solo apparentemente rarefatta\, esige la corrispondenza di un fruitore particolarmente avvertito\, pronto cioè a ingaggiare la sfida dell’interpretazione attraverso un laborioso\, ma remunerativo\, circolo ermeneutico. Nei tre capitoli visivi di DEA ADVENTUS Libero De Cunzo si esprime attraverso una scrittura con la luce che corrisponde al suo procedere usuale\, e proietta il proprio messaggio poetico che è espressione e contatto emozionale di segni/motivi: l’incontro fortuito con un particolare tramonto\, il bagliore del sole\, le impronte nella sabbia\, una mano che sfiora un tessuto\, delle candele votive sono delle incursioni che alternano lo stupore all’irrompere di gratificazione\, delle soluzioni proposte alla nostra memoria distratta\, illuminanti con la loro immediatezza\, una fugace scintilla di reale. Le opere fotografiche di Libero De Cunzo sono degli articoli visivi esplicativi\, riflessi e vibrazioni che ci guidano in un affascinante tragitto\, dove siamo tutti chiamati a riflettere\, con uno sguardo che può variamente rallentare\, accelerare\, sostare e ricominciare… \n“Nel procedere lo sguardo diventa immagine ed esprime la volontà di stabilire un rapporto di identità con i luoghi. Una ricerca per una visione interiore che vuole superare i significati del reale\, dello spazio e del tempo. Riconoscendo nell’istante dello scatto\, nel trattenere il respiro\, un tempo che da soggettivo tende all’assoluto. Una pratica del vedere per elevare le proprie capacità del sentire”.\nLibero De Cunzo\, A passo di Vigna\, 1998 \nLibero De Cunzo è docente di Arte della Fotografia al Liceo Artistico Boccioni-Palizzi e all’Accademia di Belle Arti di Napoli di Fotografia per l’ambiente e il paesaggio. L’attività didattica\, da sempre caratterizzata dalla proposta di una maggiore consapevolezza del saper vedere e di una conoscenza del linguaggio fotografico\, risulta parte integrante del suo progetto di ricerca. Ha promosso numerose iniziative realizzando reportage su architettura\, ambiente e paesaggio. Ha collaborato con diversi enti ed istituzioni come il Ministero per i Beni Culturali\, il MAXXI\, la Facoltà di Architettura di Napoli\, l’Institut François Grenoble\, l’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa. Ha esposto in diversi spazi\, in Italia e all’estero. Dalla rassegna Trismegisto curata e allestita da Lucio Amelio nel 1993 con i maggiori artisti contemporanei. Per De Cunzo si manifesta con chiarezza il ruolo fondamentale della fotografia nell’arte intesa come viaggio etico. Ha partecipato con contributi monografici alle rassegne: L’Italia nel paesaggio (1999); Le stanze dell’Arte (2002); Living Theatre\, labirinti dell’immaginario (2003); Città architettura edilizia pubblica\, Napoli e il Piano Ina-Casa (2006); il Paesaggio degli Dei e il lavoro degli Uomini (2012)\, La rosa dei 20 (2017)\, RE/GARDER Vibrazioni e corrispondenze (2018)\, Procida/Giardino Segreto (2021). Tra i titoli pubblicati: I Casali (1981); Spaccanapoli (1993); Infiniti possibili: Ravello (1994); Grotta del Sole (1994); Lontano dall’Isola Azzurra (1994); Zone – Napoli/Parigi (1994); Tra luce e luce (1995); La trama vivente della storia (1996); A passo di Vigna (1998); I valori del paesaggio e la fotografia sensibile (1998); L’Italia nel Paesaggio (1999); Imago vocis\, vocis imago (2003); Croniconiche. Luci e ombre\, parole e memorie dalle metropoli (2006); Zenit. Sguardo meridiano. Viaggio nel cratere dell’Alta Irpinia (2009); Procida\, il giardino segreto (2009); Salerno. Glocal City (2010); Il Paesaggio degli Dei e il lavoro degli Uomini (2012). \n  \nIngresso libero. Necessario esibire la Certificazione verde COVID-19 (Green Pass) \nFondazione Morra Biblioteca per le Arti Contemporanee \nVico Lungo Pontecorvo 29/d 80135 Napoli\nTel.: +39 0815641655 \nwww.fondazionemorra.org www.em-arts.org www.museonitsch.org \nLunedì – Venerdì ore 10:00 – 19:00 / Sabato ore 10:00 – 14:00
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DESCRIPTION:9 – 14 dicembre 2021 \nMuseo Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n…person\, action\, situation… è una serie di lavori che guarda al concetto di “vergogna”\, dal punto di vista individuale\, sociale\, ecologico e politico ed elabora il concetto di vergogna in forma di discussione e dialogo\, attraverso dei ritratti\, che io conto allargare ad una più ampia prospettiva nel tempo. \nQuando ho cominciato a considerare il concetto di vergogna e ci ho riflettuto\, mi sono reso conto di come esso varia attraverso fatti concreti\, come abitudini quotidiane\, la pratica delle varie professioni\, lo spazio urbano\, la famiglia\, la società\, e il livello di consapevolezza fisica\, scientifica\, ecologica. Ho cominciato ad esplorare come i sentimenti di vergogna di cui si cerca di liberarsi\, prendano forma come indesiderabili entità; di come questo processo di liberazione sia una lotta individuale e segreta; di come la vergogna diventi un qualcosa che circonda la persona; di come la società trasformi questo sentimento in un elemento di pressione e controllo; di come e fino a che punto le tradizioni si collochino in questo tipo di esperienza; quale è il punto al quale questi limiti vengono avvertiti; i problemi che emergono quando questi limiti vengano rimossi e\, alla fine\, che cosa rimane dalla area del conflitto. Quando ho cominciato ad indagare sulla vergogna che noi sopprimiamo e seppelliamo profondamente ho trovato le risposte alle tre domande che ho posto in ogni intervista: perché esiste la vergogna\, da dove origina\, quale tenace\, anche se invisibile\, velo essa sia. \nLe domande che ho rivolto sono: \n– Saresti disposto a condividere qualcosa di cui ti vergogni\, se hai mai provato questa sensazione? \n– Se hai avuto questa esperienza\, provi ancora vergogna dopo averla condivisa parlandone? \n– Qual è la tua reazione abituale quando incontri qualcosa o qualcuno di vergognoso? \nHo lavorato a questa serie\, iniziata durante una residenza nel 2019\, a Napoli\, dove sono arrivato grazie ad un programma della Fondazione Morra*\, si tratta di ritratti\, emersi dalle tre domande sulla vergogna. Durante la mia residenza a Napoli per la Fondazione Morra ho inciso su lamine di rame le risposte di professionisti dal mondo dell’arte. Le loro diverse esperienze\, mi hanno permesso di collegarmi alla città in modo profondo. Ho scelto il rame per le sue qualità di conduttività e reattività a vari agenti e mutabilità nel tempo. I visitatori possono toccare i lavori che diventano un’installazione site specific\, e formare tra loro legami più forti e più veri\, parlando delle proprie vergogne. \n*La residenza di Huo Rf e Çağrı Taşkın (del collettivo Odviz) presso la Fondazione Morra nell’autunno 2021 è parte del progetto di scambi culturali Neapolitan Dialogues disegnato da Vittorio Urbani per Fondazione Morra.\n**Grazie al gentile supporto della associazione Turkey One\, Istanbul\, in partnership con la Fondazione Morra\, Napoli. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, HUO RF…person\, action\, situation…\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, HUO RF…person\, action\, situation…\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, HUO RF…person\, action\, situation…\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, HUO RF…person\, action\, situation…\, Museo Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Approdi | 3  Avanguardie musicali a Napoli - volume III (Konsequenz)
DESCRIPTION:16 novembre 2021\nSTART ORE 17:30\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \n“Approdi” è una collana discografica dedicata alle ‘Avanguardie musicali a Napoli’ ospitata dal prestigioso catalogo Konsequenz. \nL’intento è quello di documentare l’attività musicale di ricerca a Napoli e dintorni\, presentando opere o live inediti\, e disegnando/consegnando al futuro la geografia sonora di una città la cui narrazione esclude solitamente tutto ciò che non sia canzone (riferendo questa considerazione\, nel rispetto per ciascun genere\, alla constatazione del dato di fatto prevalente). \nCosì\, ai due volumi pubblicati nel 2019 e nel 2020 – con diffusione internazionale curata dal più importante distributore italiano di musiche ‘altre’: Soundohm-\, si affianca ora il terzo disco\, Approdi | 3\, che raccoglie la grata disponibilità del Museo Nitsch e della Fondazione Morra a una prima presentazione pubblica\, che si terrà martedì 16 novembre alle ore 17:30. Parteciperanno gli Autori e gli Esecutori delle opere inedite e dei documenti audio live compresi nel nuovo lavoro. \nFigurano nel disco musicisti già noti ed affermati\, ai quali vengono però affiancati giovani e giovanissimi di gran talento\, confermando in tal modo il tratto vocazionale di Girolamo De Simone\, ideatore del progetto\, e quello della Fondazione di Peppe Morra\, che da anni si fa promotrice delle più importanti avanguardie artistiche mondiali. \nTra i partecipanti\, in “ordine di apparizione”: Christian Mastroianni\, Luca Buonaguidi\, Enzo Amato\, Cristina Galietto\, Max Fuschetto\, Francesco De Simone\, Vincenzo Liguori\, Girolamo De Simone\, Andrea Riccio\, Gabriele Montagano\, Domenico Di Francia\, Alessandro Silvestro\, Romina Daniele\, Maurizio Chiantone\, Filippo D’Eliso\, Eugenio Fels\, Giuseppe Cassaro\, Angelo Greco\, Pasquale Mosca. \nLa collana “Approdi” si avvale inoltre delle opere e della collaborazione di Fabio Donato. \n«L’idea di avanguardia è prospettica. Essa assume sfumature differenti a seconda del periodo storico e del ‘terreno’ sociale e comunitario. Dipende dal momento storico perché l’avanguardia può avere connotati rivoluzionari o reazionari; innovare i costrutti o i materiali; essere nazionalista o esterofila; etc. Ma dipende anche dal terreno sociale\, perché essa potrà essere consequenziale oppure emergenziale\, cioè essere accettata (e finanziata) come fluido rinnovamento del tutto naturale\, oppure combattuta e risultare il frutto di una strategia degli artisti. Una strategia di emergenza clandestina (ad esempio durante una dittatura militare o religiosa); una di lenta emersione; o una emergenza eruttiva e selvaggia: si pensi alle cosiddette ‘singolarità selvagge’ di Foucault\, la cui forza è tale da traforare e attraversare le pieghe del comunitario e conquistare visibilità\, attivare trasformazioni sociali\, essere veicolo di reali cambiamenti del tessuto. Per questo motivo è stata dimostrata la pervasività e l’efficacia della musica (le canzoni di protesta) quale connettore e amplificatore di istanze comuni e come formidabile ariete di cambiamento. La musica tout court e le arti già assimilate non avrebbero una potenzialità simile senza le avanguardie\, senza la forza propulsiva che spinge al nuovo. Si ribadisce: tale ‘nuovo’ può assumere anche caratteristiche restaurative\, ma sempre se ne percepirà una novità\, come la storia dell’arte ha dimostrato\, in relazione all’epoca storica differente\, e alla diversa ricezione che anche un costrutto già udito può scatenare in ragione di una sua particolare collocazione linguistica. Una medesima frase potrà essere innovativa anche a cento anni di distanza\, perché calata in tessuto e geografie completamente differenti da quando essa fu pronunciata la prima volta. Assumere\, cioè\, un significato totalmente nuovo\, delocalizzante\, generare uno spaesamento\, una deterritorializzazione\, foss’anche momentanea». Girolamo De Simone \nAPPRODI | 3 \nCATALOGO KONSEQUENZ (KNZ025) – COLLANA ‘APPRODI’ \nwww.incantesimodellasoglia.com – inastriritrovati@gmail.com \n \n 
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SUMMARY:Presentazione libro ALL BOOM ARTE
DESCRIPTION:10 novembre 2021\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nTour europeo di presentazione di ALL BOOM ARTE. Artisti/e italiani/e ad AlbumArte 2011 – 2020 \na cura di Cristina Cobianchi \nIntervengono: Elena Bellantoni\, Fabrizio Cicero\, Cristina Cobianchi\, Adriana Rispoli\nModera: Vittorio Urbani \nMercoledì 10 novembre 2021\, presso la Fondazione Morra\, al Museo Hermann Nitsch di Napoli\, AlbumArte\, spazio indipendente per l’arte contemporanea di Roma presenta il progetto editoriale ALL BOOM ARTE. Artisti/e italiani/e ad AlbumArte 2011 – 2020\, a cura di Cristina Cobianchi (Quodlibet editore\, 2021)\, realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (VIII edizione 2020)\, il programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. \nAll’interno della presentazione del volume\, saranno presentati due video di due artiste di AlbumArte: CORPOMORTO (2020\, 9’50”) di Elena Bellantoni e Fronte Nazionale Naso Partenopeo (2020\, 18’48’’) di Anna Raimondo. \nGli artisti e i curatori selezionati in questi dieci anni di attività da AlbumArte\, sono riusciti a costruire una comunità e a formare una rete di scambi intellettuali e di opportunità di lavoro\, connessione e ricerca ed è proprio su questa comunità di giovani o emergenti\, che si focalizza l’attenzione del volume ALL BOOM ARTE\, un fenomeno aggregativo ancora in corso\, che ha coinvolto e continua sempre di più a coinvolgere decine di artisti\, tra i quali molte artiste e curatrici donne. \nUna parte del volume è dedicata a 18 conversazioni inedite tra gli artisti e i curatori di AlbumArte: Gianluca Brogna con Grossi Maglioni\, Benedetta Carpi De Resmini con Cosimo Veneziano\, Anna Cestelli Guidi con Iginio De Luca\, Daniela Cotimbo con Sonia Andresano\, Elisa Del Prete con Angelo Bellobono\, Raffaele Gavarro con Sandro Mele\, Silvano Manganaro con Zaelia Bishop\, Margherita Moscardini con Cristina Cobianchi\, Manuela Pacella con Elena Bellantoni\, Claudio Libero Pisano con Delphine Valli\, Adriana Polveroni con Francesco Jodice\, Marta Silvi con Dario Agati e Fabio Giorgi Alberti\, Marco Trulli con Anna Raimondo\, Paola Ugolini con Silvia Giambrone e Romina Bassu\, Vittorio Urbani con Flavio Favelli\, Saverio Verini con Sabrina Casadei e Alessandro Giannì.   \nIl volume\, di 484 pagine\, doppia versione italiano inglese\, è diviso in altre 5 sezioni che illustrano il contesto della ricerca di AlbumArte dal 2011 al 2020: gli artisti italiani all’estero con AlbumArte (Anteprima 2011-2014); AlbumArte | VideoArtForum (2016\, in corso); Le performance; il progetto Donne (non più) anonime – confronto sul femminicidio; le mostre realizzate (2011-2020). \nCORPOMORTO (2020\, 9’50’’) \nL’opera consiste in un video e in una grande installazione di arte pubblica composta da un cartello in schiuma poliuretanica lungo 43 metri e da 8 oggetti in cemento con linee lunghe 20 metri ciascuno. “Ho immaginato di lavorare sul punto di vista dal mare posizionando la mia opera sul bordo dell’acqua visibile dall’alto. Ho deciso di lavorare sul concetto di corpo morto – una parola presa in prestito dal linguaggio del mare – producendo lettere galleggianti in polistirolo espanso che diventano punti di ancoraggio per i corpi morti in cemento gettati in fondo al mare in una baia vicino al porto di Tricase in Puglia. Lavoro per immersione\, con CORPOMORTO l’immersione avviene anche in senso letterale gettandomi in mare per costruire la mia azione. Mi interessano gli aspetti linguistici di questi elementi marittimi: la parola dead-body che evidenzia con la presenza di molti cadaveri nei nostri mari\, la parola an-courage sottolinea l’azione del saltare\, il coraggio di avvicinarsi per raggiungere la terra ferma. La lingua diventa un “salvagente”\, un luogo su cui appoggiarsi\, tutte le lettere – che getto in acqua attraverso un’azione performativa – sono di un colore arancione intenso\, lo stesso dei giubbotti di salvataggio usati in mare. I corpi morti\, in fondo al mare\, portano la stessa scritta come un riflesso che emerge sulla superficie dell’acqua: ancora/corpo morto tra cielo e terra coraggio dal gioco di parole sull’oggetto stesso di “ancoraggio” emerge un monito di natura poetico-politica. (EB) \nFronte Nazionale Naso Partenopeo (2020\, 18’48’’) \nIl titolo di quest’opera trae ispirazione da un’iscrizione letta fugacemente dall’artista sulle mura di Napoli\, dove con ironia\, qualcuno aveva aggiunto alla sigla scritta con lo spray “Fronte Nazionale”\, le parole “naso partenopeo”. La costituzione di un partito utopico\, il Fronte Nazionale Naso Partenopeo (Napolitan Nose National Front)\, prende forma attraverso le interviste che l’artista fa a cittadini e attivisti napoletani\, al fine di avviare una riflessione corale sulle micro-azioni quotidiane di trasformazione sociale ed emancipazione. Un (non) partito\, rappresentato da una (non) bandiera insieme a diversi materiali di propaganda\, è al centro di una vera e propria campagna elettorale organizzata dall’artista\, presentando anche un banchetto elettorale mobile\, simile a quello di un vecchio venditore ambulante\, che sarà utilizzato per azioni future nello spazio pubblico. Il naso\, elemento che definisce la fisionomia di una persona\, viene qui ironicamente utilizzato come parametro di identità\, come punto di partenza per una serie di speculazioni politiche e sociali effettuate durante le interviste\, con un motto ricorrente: utilizza gli occhi\, usa le orecchie\, abbi naso. Il video è stato realizzato in occasione della mostra personale dallo stesso titolo dell’artista ad AlbumArte\, nel gennaio 2020. \nPartner culturali del progetto ALL BOOM ARTE. Artisti/e italiani/e ad AlbumArte 2011 – 2020: MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo\, Roma; Roma Capitale. Assessorato alla Crescita Culturale / Azienda Speciale Palaexpo\, Roma; National Gallery of Art\, Vilnius; Art House\, Scutari; Bn Project\, Bruxelles; Dimora OZ\, Palermo\, Golden Thread Gallery\, Belfast; LE 18\, Marrakech; PILOT\, Bratislava. \nIngresso libero fino ad esaurimento posti. Necessario esibire la Certificazione verde COVID-19 (Green Pass)
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SUMMARY:Masterclass Internazionale Edipo. Corpo di Sangue - OPEN CALL
DESCRIPTION:CALL PER MASTERCLASS\nIscrizioni aperte dal 5 novembre 2021 al 20 aprile 2022 \n10 – 22 maggio 2022\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nMasterclass internazionale residenziale sulla relazione suono – corpo\, dall’Edipo Re di Hermann Nitsch \ncondotta da Andrea Cramarossa \n“Il tormento che Edipo si porta fin dalla nascita\, il non sapere di sé\, lo condurrà verso l’orrore\, verso l’inudibile. In questo Edipo di Nitsch\, con fortissimo chiarore si realizza quel senso del sacro attraverso il sacrificio di tutti gli elementi che hanno condotto l’eroe nell’estasi della conoscenza\, un’estasi inquietante\, molesta\, lacerante.” \nAndrea Cramarossa \nFinalità \n\nContattare il proprio corpo attraverso la pratica del rito.\nContattare il proprio suono attraverso la pratica del rito.\nImpossessarsi del “senso del sacro” partendo dal “sacro quotidiano”.\nRendere sacro il proprio corpo.\nRendere sacro il proprio suono.\nRendere sacro il luogo attraverso la pratica del sacrificio.\n\nObiettivi \n\nStudiare il testo “Edipo Re” di Hermann Nitsch per approdare ad una pratica rituale immersiva.\nLasciarsi avvolgere dal mito di Edipo per consolidare una pratica di narrazione del mito stesso collettiva e comunitaria.\nGiungere a un “luogo” possibile ove l’attore possa considerare la sacralità del suo stare in scena assieme al circostante.\nAssimilare il senso del sacro nella pratica teatrale.\nApprendere il meccanismo della regressione (perdita dei propri legami strutturali – prigione fisica e mentale) per individuare gli impulsi fisici primordiali (processo dionisiaco).\nApprendere il meccanismo della sublimazione di tali impulsi per farne una creazione artistica mistica di autocoscienza.\n\nA chi è rivolta \nLa Masterclass si rivolge ad attori e attrici\, danzatori e danzatrici\, musicisti e musiciste\, cantanti\, registi e registe maggiorenni e di tutte le nazionalità (la conduzione sarà multilingue); aperta anche ad allievi e allieve con esperienza anche saltuaria e non approfondita ma sentita e partecipata nell’arte drammatica. \nLa relazione con il corpo prevede la possibilità di considerarlo nella sua nudità. \nAlla fine del percorso è prevista una doppia apertura del lavoro al pubblico. \nA tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione. \nLa Masterclass è a numero chiuso per un massimo di 20 partecipanti. \nI partecipanti potranno essere invitati a prendere parte come attori alla “Festa dei sei giorni” in programma nel mese di luglio 2022 al Castello di Prinzendorf in Austria. \nNote biografiche \nAndrea Cramarossa è un poeta\, regista e attore che\, dopo anni di intensi studi personali nell’ambito della ricerca vocale\, del suono e della voce applicata al canto e al parlato teorizza in via sperimentale un approccio all’arte drammatica mediante l’uso e la conoscenza del suono. \nÈ il primo a usufruire dell’ascolto del suono della voce umana per poter approdare all’arte drammatica strutturando un vero e proprio modello di recitazione che si ispira al lavoro sul suono di Gisela Rhomert e al Teatro delle Orge e dei Misteri di Hermann Nitsch. Cramarossa tiene abitualmente workshop sulla voce e sulla recitazione in Italia e all’estero. Riceve numerosi riconoscimenti in ambito artistico tra i quali: “Oscar dei giovani – Personalità Europea” e il Premio “Aligi D’Oro” per l’Arte Drammatica. Con il lavoro artistico “L’URLO” riceve nel 2013 il primo premio al FAP – Festival delle Arti Performative. Nel 2003 fonda il gruppo di ricerca teatrale Teatro delle Bambole. \nPer maggiori info: www.teatrodellebambole.it \nDate e orari \nLa Masterclass si svolgerà tutti i giorni \ndal 10 al 22 maggio 2022 \ndalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 19 \nper un totale di 66 ore  \nPresentazione aperta al pubblico sabato 21 maggio ore 21 e domenica 22 maggio ore 18. \nDove \nLa Masterclass si svolgerà a Napoli (IT) presso: \nMuseo Hermann Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d \n_____________________ \nCome candidarsi \nÈ indispensabile inviare la propria candidatura corredata di curriculum artistico a info@teatrodellebambole.it \nÈ possibile inviare la propria candidatura fino al 20 aprile 2022. \nCosto e Modalità di iscrizione \nLa quota di partecipazione è di 280\,00 euro \nEsiti selezione \nI partecipanti selezionati verranno contattati dalla segreteria organizzativa il 27 aprile 2022 \nL’iscrizione si completa al momento del ricevimento della copia del bonifico bancario dell’acconto del 50%\, entro i cinque giorni successivi alla comunicazione dell’esito delle selezioni. \nOltre tale data decade la candidatura. Si precisa che l’acconto non è rimborsabile. \nIl pagamento è consentito solo tramite bonifico bancario.  \nOgni altra spesa (viaggio\, vitto\, alloggio) è a carico dei partecipanti. \nDurante la Masterclass verrà garantito e richiesto ai partecipanti il rispetto delle misure previste per il contenimento del Covid-19. \nPer maggiori informazioni: \nMuseo Hermann Nitsch – info@museonitsch.org – +39 081 5641655 \nCasa del Contemporaneo – info@casadelcontemporaneo.it – +39 345 4679142 \nLa Masterclass internazionale EDIPO. CORPO DI SANGUE è organizzata da Fondazione Morra – Museo Hermann Nitsch e Teatro delle Bambole in collaborazione con Casa del Contemporaneo. \nGerman version \nSpanish version \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Masterclass Edipo. Corpo di Sangue\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2022 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Archivi esposti: teoria e pratica dell'arte contemporanea
DESCRIPTION:15-16 ottobre 2021\nDIRETTA STREAMING 15 OTTOBRE ORE 9:30\nEvento online \nA cura di Massimo Maiorino (Università degli Studi di Salerno)\, Maria Giovanna Mancini (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”)\, Francesca Zanella (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) \nSegnato da un problematico ossimoro che si annoda nella apparentemente inconciliabile contrapposizione tra archivio ed esposizione\, tra conservazione e ostensione\, il convegno Archivi esposti. Teorie e pratiche dell’arte contemporanea vuole riflettere sulle nutrienti convergenze che queste due figure disegnano nella mappa artistica degli ultimi anni.\nDa un lato vi è l’archivio\, quale spazio della separazione e dell’ordine\, luogo labirintico e segreto dell’arché che\, ha ricordato Derrida\, determina l’inizio\, il cominciamento di tutte le cose\, ma anche una nostalgica condizione di malessere (Bredekamp\, 2006)\, un perturbante Mal d’archive\, e dall’altro l’esposizione\, spazio cardinale e ambiguo del sistema dell’arte attraversato da un’inarrestabile proliferazione di scritture che configurano un exhibitionary complex (Bennett\, 1995)\, dove verificare le emergenze della critica (Zuliani\, 2012) e le modifiche dello statuto dell’opera che già Benjamin aveva colto risiedere ormai nel valore di esponibilità. Dall’affascinante in-contro di queste pratiche\, l’archiviare e l’esporre\, si disegna una costellazione di questioni che hanno orientato il dibattito critico e le strategie artistiche sin dagli anni ’60 del ‘900 ripensando sia il ruolo del museo e la forma delle mostre\, che la funzione dei documenti come elementi di un nuovo linguaggio visivo\, traccia di indagini antropologiche\, oppure oggetto di pratiche di delocalizzazione e risemantizzazione (Foster\, 2004; Baldacci\, 2016). Tali aspetti trovano oggi eco nelle più recenti interpretazioni dell’archivio come luogo performativo di conservazione\, di costruzione e di esposizione del sapere e aprono alle digital humanites come orizzonte immateriale del futuro. Di questo panorama di studi e pratiche sempre più articolato\, il convegno intende seguire le traiettorie teoriche e le curvature metodologiche e sollecitare una specifica riflessione sulla natura comunicativo/relazionale del documento in relazione all’opera d’arte e quindi sulla sua esponibilità. \nEsclusivamente per il giorno 16 ottobre è possibile prenotare un posto in sala De Trizio (ex Palazzo delle poste\, Piazza Cesare Battisti 1 – Bari)\, con accesso secondo le norme vigenti\, inviando richiesta all’indirizzo mail archiviesposti@gmail.com \nProgramma Archivi Esposti
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SUMMARY:The art of remembering - Incontri
DESCRIPTION:2 ottobre 2021\nSTART ORE 19:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli\n \nDivergent Senses II part\nvideo screening\nA cura di Raffaella Morra \n5 ottobre 2021\nOPEN STUDIOS ore 17:00-19:00\nCEREMONY ore 19:00-21:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/D\, Napoli \n“Tutto ciò che è solido si liquefa in aria\,\npropagando il labirinto\,\nun continuum di un’entità alla fine\nCome viaggiatori\, essi fanno dei viaggi\,\nalla ricerca di una specie di paese delle meraviglie.\nCos’è che ci unisce?\nUn ricordo?\nE se smettessimo di ricordare?” \nThe rabbit hole presenta the art of remembering\, un programma di residenza globale\, in collaborazione con la Fondazione Morra e l’associazione E-M Arts\, che si terrà a Napoli dal 21 settembre al 5 ottobre 2021. \nMaayan Boni * Amaury Cambuzat * Laith Demashqieh\nMatilde di Pietropaolo * Ainara Lopez * Olec Mun\nKeri Rosebraugh * Mayke Verhoeven\ntheatrum phonosophicum (alias Leopoldo Siano & Shushan Hyusnunts) * Alejandro Zertuche \n10 candidati sono stati selezionati per trascorrere 14 giorni insieme per sbrogliare la domanda “e se smettessimo di ricordare?” Il programma\, concepito come una drammaturgia di esplorazione interiore\, mostra Napoli come ‘paese delle meraviglie’\, all’interno di un environment creato sia come percorso immersivo che come programma internazionale di residenza d’artista. Gli artisti esploreranno l’argomento da soli\, in un ambiente contemplativo e stimolante\, dotati di un proprio ‘studio’ all’interno del Museo Hermann Nitsch\, generosamente concesso dalla Fondazione Morra\, oltre a partecipare a cinque workshop esperienziali introduttivi del the rabbit hole method™ che si svolgeranno al Museo Hermann Nitsch\, in altri spazi pubblici e durante delle escursioni nei dintorni di Napoli. \nIl concept e il programma sono stati scritti e diretti dalla fondatrice del The rabbit hole\, Samina Virani. Il metodo è concepito come una drammaturgia\, un labirinto\, dove ogni artista scende nella ‘tana del coniglio’\, intraprendendo il suo viaggio mitologico alla scoperta di una ‘tela bianca’ collettiva. Per la direzione artistica del programma\, Samina Virani spiega: “gli elementi scritti della residenza sono progettati per consentire agli artisti di approfondire l’auto-introspezione\, una tela bianca\, un ‘senza forma’ dove lo sguardo segreto esiste. Alcuni lo chiamano ricordo”. \nVideo screening \nIl 2 ottobre alle ore 19:00 si svolgerà la rassegna video dal titolo Divergent Senses II part \nCome un puzzle senza una matrice definita\, i video selezionati per Divergent Senses sono delle componenti separate o delle qualità nascoste di un’unificazione. Questi video sono delle inferenze interpretative piuttosto che delle storie lineari\, che tracciano delle connessioni immaginative tra l’evento sullo schermo e il coinvolgimento emotivo. Quando le informazioni sono mancanti e non in ordine\, i percettori cercano le proprie relazioni causali; le informazioni salienti vengono omesse per suscitare curiosità e consentire ai partecipanti di comprendere le proprie motivazioni dei dettagli elaborati\, e mentalmente costruire una descrizione coerente. \nProgramma dei video \nAnouk De Clercq We’ll find you when the sun goes black 2021 Belgio/Norvegia\, video 16:9\, b/n\, sonoro\, 5 min. \nAlvise Renzini Ci sono gli spiriti 2009 Italia\, video\, colore\, sonoro\, 6 min. 20 sec. \nJohanna Vaude Samouraï 2002 Francia\, Super 8mm\, colore e b/n\, sonoro\, 7 min. 23 sec. \nJeanne Liotta Dark Enough 2011 USA\, 16mm\, b/w\, sound\, 6 min. 53 sec. \nPeter-Conrad Beyer Le Rêve 2020 Germania\, Super16mm & Video\, colore e b/n\, sonoro\, 8 min. 21 sec. \nColectivo Los Ingrávidos Guerras Floridas 2021 Messico\, 16mm\, colore\, sonoro\, 4 min. \nDeborah Stratman For the Time Being 2021 USA\, HD video\, 6 min. 40 sec. \nScott Sinclair ベルガ / BERGA 2017 Australia/Germania\, HD video\, colore\, sonoro\, 6 min. 4 sec. \nPer partecipare alla proiezione il 2 ottobre è richiesta la prenotazione per email info@museonitsch.org \nLa risposta finale \nIl 5 ottobre è programmato l’open studio dei candidati dalle ore 17:00 alle ore 19:00 e dalle ore 19:00 alle ore 21:00 la cerimonia di chiusura: il processo\, che è “the art of remembering”\, si trasformerà in un rituale consistente l’“atto di ricordare”. \nCredits \nSamina Virani\, Founder and Artistic Director\, the rabbit hole\nRaffaella Morra\, Curatorial Lead Naples\, Fondazione Morra\, Director E-M Arts \nCarlos Calvo\, Creative Producer\, the rabbit hole\nDr. Don Rodrigues\, co-writer “the rabbit hole method”\, Professor English Literature\, University of Memphis\, and Harvard University \nAurora Arenare\, Assistant Producer\, the rabbit hole\nPol Vidas\, communications\, the rabbit hole pol@101010n.com \n  \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Amaury Cambuzat\, The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Ainara Lopez\, The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo
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SUMMARY:NAJM. Stelle\, terrazze\, cortili e giardini
DESCRIPTION:24– 26 settembre 2021\nOPENING 24 settembre ORE 17:00\nCasa Morra\nSalita San Raffaele 20 c\, Napoli\n \nA cura di Maria Pia Incutti e Anna Fresa \nDal 24 al 26 settembre Fondazione Morra\, Fondazione Plart – Hotel Costantinopoli 104\, Fondazione Banco di Napoli\, Associazione Zerynthia e DAFNA Gallery presentano la Seconda Edizione di NAJM. Stelle\, terrazze\, cortili e giardini il progetto culturale nato da un’idea di Maria Pia Incutti e Anna Fresa che\, attraverso momenti artistici differenziati\, intende portare attenzione verso gli spazi esterni privati della città di Napoli.\nNato lo scorso anno con la consapevolezza\, a seguito dell’improvvisa chiusura legata al lockdown\, della necessità di riaprire i luoghi della cultura\, favorendone sempre più la loro accessibilità.\nLa manifestazione porta alla luce l’importanza dell’arte come strumento utile a sanare il disagio emotivo della collettività\, causato dal distacco forzato nel quale il momento pandemico ci ha costretto a vivere.\nNAJM diventa così un percorso\, un cammino\, un modo di accostarsi e stare vicini in luoghi aperti\, non solo in termini spaziali\, ma tali nella loro capacità di accogliere apertamente differenti linguaggi artistici che diventano in tal modo segnali catartici di rigenerazione collettiva. L’arte ha da sempre avuto bisogno di un corpo a corpo diretto con il ricettore\, di osservatori attenti\, di domande senza risposte e soprattutto di condizioni che le consentano di vibrare in chi l’avvicina.\nIl programma di questa seconda edizione prende vita proprio da questo assunto e dalla sapienza di dovere apporre sulla città anche uno sguardo dall’alto\, scrutandone\, la moltitudine di giardini\, terrazzi e cortili da utilizzare come luoghi di condivisione.  \n“PERCORSI” \nA cura di Vittorio Urbani \nJoseph Beuys In difesa della natura\nMaurizio Elettrico Scala/Serra\nGiuseppe Morra Wunderkammer. Opera Aperta \nIl lavoro di Joseph Beuys\, padre dell’ambientalismo contemporaneo\, è l’ideale prologo alle varie mostre di Najm; con la mostra presente a Casa Morra celebrante 100 anni dalla nascita dell’artista tedesco\, inizia un percorso espositivo sinuoso\, esso stesso paragonabile ad un viticcio vegetale che si arrampica fra le stanze del palazzo. A seguire si propone il lavoro di Maurizio Elettrico\, un luogo dell’immaginario dove trovano casa i più diversi linguaggi padroneggiati dall’artista\, nell’intento di raccontare ancora le fantastiche storie della sua saga. Un tavolo già sua opera raccoglie diversi oggetti e sculture; disegni appositamente eseguiti accompagnano il percorso lungo una stretta scala quasi segreta\, fino alla ricreazione di un Giardino ricco di allegorie. La vegetazione vi e’ allusa ma anche rappresentata. La Wunderkammer di Giuseppe Morra infine vuole essere una raccolta di segni\, oggetti anche preziosi\, tutti tappe della storia importante della Fondazione: una collezione di relitti o reliquie ma anche racconti di una storia artistica tuttora fresca e vivente. L’insieme intende offrire all’osservatore una moltitudine di sollecitazioni che aspirano ad una sintesi: in una forma però anche ambigua e fitomorfa che cerca di raggiungere una comprensione utile della umana realtà. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Maurizio Elettrico\, NAJM\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, NAJM\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				NAJM\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Maurizio Elettrico\, NAJM\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Shozo Shimamoto GRANDI OPERE
DESCRIPTION:19 settembre 2021 – 1 maggio 2022\nOPENING 18 settembre ORE 18:00\nCentro Italiano Arte Contemporanea – CIAC\nVia del Campanile 13\, Foligno\n \nA cura di Italo Tomassoni \nUn’ampia retrospettiva sull’artista giapponese Shozo Shimamoto (1928 – 2013)\, a cura di Italo Tomassoni\, aprirà al pubblico il 19 settembre al CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno\, dove resterà aperta fino al 1 maggio 2022. \n“SHOZO SHIMAMOTO / GRANDI OPERE” è una mostra realizzata in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli\, sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno\, con il supporto tecnico\, logistico e organizzativo dell’Associazione Shozo Shimamoto. L’esposizione permetterà uno sguardo attento e completo sul percorso del maestro giapponese\, dalle prime innovative sperimentazioni degli anni ’50 fino alle fino alle più importanti e spettacolari degli ultimi anni. Se\, infatti\, gli anni ‘50 di Shimamoto si svolgono tutti in Oriente\, e specificamente in Giappone\, gli anni Duemila vedono l’artista attivo in gran parte in Occidente\, ove egli realizza molte delle sue performance. La dialettica tra questi due momenti della sua creazione si svolge tutta all’interno di un unico e particolarissimo processo artistico. Negli anni Cinquanta inizia a lavorare a un nuovo modo di concepire e praticare la pittura\, dedicandosi a una pratica gestuale e segnica\, che si trasforma progressivamente in happening. In particolare\, “la forza del segno al quale Shimamoto affida il senso più autentico del suo messaggio\, condiziona la fluttuazione di tracciati scrittorei che non si presentano mai “chiusi” e si sviluppano invece liberamente nello spazio alla ricerca di passaggi inesplorati sulla spinta del loro interno vitalismo” (Italo Tomassoni\, dal testo di presentazione in catalogo). Viceversa\, i grandi eventi degli ultimi anni superano il segno a favore di una grande costruzione scenica avente una sua autonomia spettacolare ed espressiva\, realizzata in pubblico come unico evento estetico. Per Shimamoto\, infatti\, l’opera “si offre all’esperienza dell’artista e del pubblico come dipanata nel tempo sulla orizzontalità infinita di dislocazioni spaziali liquide e plurime” (Tomassoni\, ibid). \nIl Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno\, dopo il fermo dovuto al Covid-19\, riprende dunque la sua attività espositiva coltivando uno sguardo globale con questa retrospettiva di Shozo Shimamoto comprendente lavori di grande importanza storica. Dalle prime opere concepite nel contesto del Gruppo Gutai\, alle calligrafie giapponesi\, fino alle esplosioni di colore dei lavori realizzati in Italia. La scelta delle “Grandi Opere” privilegiata in questa mostra\, intende evidenziare   come la migliore creazione di Shimamoto sia consustanziale alla grande estensione della superficie pittorica\, elemento costitutivo dell’opera come totale pienezza e contemporaneamente come confine da superare continuamente attraverso il dispiegamento del colore e della materia. \nLe grandi tele di Shimamoto allestite nello spazio del CIAC coinvolgeranno lo spettatore in un percorso che parte dal gesto e dal segno\, per attraversare il colore e misurarsi con la materia fino a penetrare nei significati più profondi ed “altri” della forma. Tra cielo e terra il gesto artistico di Shimamoto genera\, con queste opere\, una empatia che va oltre il tempo e lo spazio. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Shozo Shimamoto Grandi Opere\, CIAC\, Foligno\, 2021 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Shozo Shimamoto Grandi Opere\, CIAC\, Foligno\, 2021 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Shozo Shimamoto Grandi Opere\, CIAC\, Foligno\, 2021 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Shozo Shimamoto Grandi Opere\, CIAC\, Foligno\, 2021 © photo Elisa Partenzi Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:LABORATORIO VITTORIO AVELLA - CALCOGRAFIA E SERIGRAFIA
DESCRIPTION:28 giugno – 4 ottobre 2021\nINAUGURAZIONE 28 GIUGNO ORE 11:00\nLaboratorio Avella – Casa Morra\nSalita San Raffaele 20 c\, Napoli \nA cura di Vittorio Avella \nDopo l’esperienza della seconda edizione del 2019\, riparte il 28 giugno 2021 il corso di formazione in Calcografia e Serigrafia\, presso il Laboratorio Avella c/o CASA MORRA – Archivio d’Arte Contemporanea. \nIl ciclo di incontri del 2019 ha incluso la realizzazione di serigrafie esposte nella mostra Refraction of Lightness\, che l’artista Henrik Strömberg ha creato durante la residenza di circa tre mesi presso la Fondazione Morra. \nPer la sua terza edizione Laboratorio Avella – Calcografia e Serigrafia\, curato da Vittorio Avella\, Gianluigi Prencipe e Giovanni Timpani\, si concentrerà sullo sviluppo di competenze relative alle arti della calcografia e serigrafia\, in un ciclo di lezioni teoriche e applicate\, ospitate negli spazi di Casa Morra. \nIl Laboratorio Avella\, fondato nel 1978 a Nola da Vittorio Avella e Antonio Sgambati\, ha sede dal 2016 a Casa Morra. Rientrando nell’ambito del progetto Il Quartiere dell’Arte\, un percorso di rigenerazione degli standard urbani immateriali attraverso il rilancio delle filiere culturali e creative\, mira a recuperare il rapporto con l’artigianato artistico\, ancora vivo nella città di Napoli. \nDurata  \nLe lezioni si terranno ogni lunedì del mese di luglio e di settembre. L’ultimo incontro avrà luogo il primo lunedì del mese di ottobre. \nI partecipanti al corso frequenteranno la mattina il laboratorio di Calcografia e il pomeriggio quello di Serigrafia. \nLa Fondazione Morra rilascerà ai partecipanti un attestato di frequenza al termine del corso. \nComunicato \nModulo di Iscrizione \nInviare l’iscrizione con allegato un breve curriculum all’indirizzo archiviocasamorra@gmail.com
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SUMMARY:Luca Maria Patella. Fotografia & extra media - utile ti sia!
DESCRIPTION:18 giugno – 22 agosto 2021\nFMAV – Palazzina dei Giardini\nCorso Cavour 2\, Modena \nA cura di Massimo Bignardi \nFondazione Modena Arti Visive presenta Fotografia & extra media – utile ti sia!\, personale di un grande protagonista della scena dell’arte italiana Luca Maria Patella (Roma\, 1934) che si terrà nella sede espositiva della Palazzina dei Giardini dal 18 giugno al 22 agosto 2021. \nLa mostra\, il cui titolo è un omaggio a La Vita Nova di Dante Alighieri\, è curata da Massimo Bignardi e offre una panoramica della lunga carriera di Patella attraverso opere fotografiche e film che evidenziano l’evoluzione continua e incessante dei linguaggi dell’artista a partire dalle esperienze realizzate a metà degli anni Sessanta\, le acqueforti e le tele fotografiche passando per le opere degli anni ’Settanta e ’Ottanta\, immagini realizzate in autofocus con obiettivo fish-eye\, chiamate dall’artista “autofoto”. Il percorso prosegue con le sperimentazioni sulla percezione e riproduzione del colore fino alle grandi e rarissime Polaroid degli anni Novanta. Non mancherà una selezione di film resa possibile grazie alla collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e la Fondazione Cineteca di Bologna. \nLa mostra attraversa la ricerca di Luca Maria Patella\, pioniere\, sperimentatore ed innovatore della scena dell’arte italiana attivo fin dagli anni Sessanta\, noto a livello internazionale per il suo modus operandi che spazia tra i media – dalla fotografia al linguaggio filmico\, dalla scultura alla poesia visiva\, fino alla performance. La sua modalità operativa è propria di un linguaggio in progressivo aggiornamento\, influenzato dall’incessante rinnovamento tecnologico che è all’interno di quella interdisciplinarità\, caratterizzante l’intero suo percorso artistico. \n“Il percorso espositivo offre al visitatore un esaustivo spaccato di quanto Patella ha prodotto nell’ambito di una nuova fotografia\, che non risponde\, come equivalente\, all’arbitrario trasporto della realtà percepita” afferma il curatore Massimo Bignardi. La mostra si sviluppa a partire dalle esperienze realizzate a metà degli anni Sessanta\, documentate da opere provenienti dall’Archivio Luca Patella di Roma\, come le acqueforti fotografiche a colori simultanei\, esposte in occasione della sua prima mostra di fotografia\, tenuta nel 1966\, a Roma. Seguono poi opere quali Occhio nel paesaggio\, immagine oggettiva-riflessa\, del 1965\, le foto su grandi tele emulsionate\, tratte da diacolor\, per esempio Pioggia\, del 1966\, o dal ciclo Terra animata\, del 1967\, anno nel quale Patella partecipa alla V Biennale di Parigi\, ricevendo il premio speciale per la fotografia provenienti dalla Fondazione Morra di Napoli e dalla Galleria Il Ponte di Firenze. Inoltre\, saranno in mostra. \nCon l’Ambiente proiettivo animato\, presentato alla Galleria L’Attico di Roma nel 1968\, l’artista inclina i suoi interessi verso l’ambito degli extra media\, guardando alla molteplicità dei linguaggi creativi\, andando al di là dei canoni della comunicazione visiva di connotazione estetica. \nNelle successive sezioni seguono le esperienze condotte nel corso degli anni Settanta e Ottanta\, un arco di tempo documentato da lavori tratti dal ciclo Montefolle\, le fotografie autofocus con obiettivo fish-eye\, da quello a Trevi\, realizzato tra il 1972 e il 1974\, ma anche Autofoto viaggiante\, del 1975 (presente alla Biennale veneziana del 1980)\, Madmoutain\, del 1976\, e il celebre autoritratto con la moglie Rosa Foschi proveniente dalle collezioni del MACRO di Roma Gli Arnolfini-Mazzola a Montefolle del 1985. La mostra propone poi le esperienze sperimentali che Patella realizzò con la fotografia stenopeica e con l’uso del colore tricromico\, a partire da negativo bianco e nero nella seconda metà degli anni Ottanta. \nSaranno presenti nel percorso espositivo tre dei suoi numerosi film concessi in prestito dalla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Rome: Terra Animata (1965-1967)\, il ben noto SKMP2 (1968) e Vedo\, Vado! (1969)\, premiato con l’“Osella d’Argento” a Venezia\, esposto per concessione della Fondazione Cineteca di Bologna. \nA salutare il visitatore all’ingresso e all’uscita dalla Settecentesca Palazzina dei Giardini saranno le grandi Polaroid sperimentali dei primi anni Novanta. \nL’esposizione si propone quindi\, come una calibrata sintesi di ciò che la macchina fotografica è per Patella: “per me – dichiarava l’artista intervistato da Ida Pacelli nel 1978 – la macchina fotografica significava usare uno strumento che poteva rispondere\, farlo agire come Linguaggio e come Prassi\, riscattandolo non solo dalla superficialità pop\, ma anche dalla iperproduzione e sperimentazione d’altra parte stereotipa della pubblicità”.  \nAccompagna la mostra\, il catalogo a cura di Massimo Bignardi dal titolo Luca Maria Patella. Fotografia & extra media – utile ti sia! (Franco Cosimo Panini Editore\, italiano\, euro 25)\, con testi di Massimo Bignardi\, Elio Grazioli e Luca Maria Patella. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. Luca Maria Patella. Fotografia & extra media – utile ti sia!\, FMAV\, Modena\, 2021 © Rolando Paolo Guerzoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. Luca Maria Patella. Fotografia & extra media – utile ti sia!\, FMAV\, Modena\, 2021 © Rolando Paolo Guerzoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. Luca Maria Patella. Fotografia & extra media – utile ti sia!\, FMAV\, Modena\, 2021 © Rolando Paolo Guerzoni\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. Luca Maria Patella. Fotografia & extra media – utile ti sia!\, FMAV\, Modena\, 2021 © Rolando Paolo Guerzoni\n				\n		\n\n \n 
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SUMMARY:Eugenio Giliberti. Prova Generale
DESCRIPTION:15 giugno 2021\nSTART ORE 21:00\nVia Santa Teresa degli Scalzi – angolo via Stella\, Napoli \nUna proiezione pubblica sul palazzo in cui visse Giacomo Leopardi \nL’installazione del progetto di Eugenio Giliberti \nVoi siete qui / vico Pero / Giacomo Leopardi / Progetto di Artista Abitante \nUna grande proiezione pubblica sulla facciata del palazzo in cui visse Giacomo Leopardi negli ultimi due anni della sua vita: appuntamento martedì 15 giugno\, dalle ore 21.00\, a Via Santa Teresa degli Scalzi – angolo via Stella con Prova Generale\, l’installazione video di Voi siete qui / vico Pero / Giacomo Leopardi / Progetto di Artista Abitante\, firmata da Eugenio Giliberti\, dedicata alla città di Napoli e al grande poeta di Recanati. \nIl progetto è sostenuto da Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee / museo Madre\, Fondazione Morra\, Intragallery / Associazione Culturale Intraprendere e Dafna Gallery\, con Direzione Regionale Musei Campania\, Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati\, Biblioteca Nazionale di Napoli Vittorio Emanuele III\, Comune di Napoli – Terza Municipalità\, Diarc – Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II\, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”\, Università degli Studi di Napoli L’Orientale\, Accademia di Belle Arti di Napoli\, ACEN – Associazione Costruttori Edili Napoli\, Associazione Friends of Naples. Sponsor tecnici KontroLab e D’Uva Firenze\, partner esecutivo Il Cerchio e le Gocce. \nDalle ore 21.00 saranno spenti alcuni lampioni dell’illuminazione pubblica e per qualche secondo sulla zona calerà il buio. Poi\, sulla facciata del palazzo\, comparirà in lenta progressione la proiezione luminosa del manoscritto “I nuovi credenti”\, canto satirico e “toponomastico” composto da Leopardi durante il soggiorno nella casa di vico Pero. L’installazione luminosa anticipa virtualmente la realizzazione fisica del grande wall painting che trasformerà il palazzo\, dopo il necessario restauro delle facciate\, in una forte ed efficace testimonianza della storia ingiustamente trascurata del luogo\, epicentro di una delle più rilevanti trasformazioni urbanistiche della città di Napoli\, dove Giacomo Leopardi terminò i suoi giorni il 14 giugno 1837. \nQuesto passaggio del Progetto di Artista Abitante è sottolineato dall’avvio dell’attività di un gruppo di urbanisti dei dipartimenti di Architettura della Federico II e della Luigi Vanvitelli\, che affronteranno con gli abitanti la possibilità di disegnare un futuro per il “vicolo paese”\, l’area compresa tra Via Santa Teresa degli Scalzi\, Vico Pero\, Vico Noce e Vico Cimitile. \nLe prime fasi del progetto hanno visto il coinvolgimento del quartiere\, che ha partecipato al Censimento Leopardi. Tra gli abitanti coinvolti sono stati individuati alcuni stakeholder che avranno un ruolo attivo nella costruzione di quello che sarà il catalogo / libro di famiglia al cui interno saranno pubblicate le testimonianze raccolte e un complesso studio sui cambiamenti urbanistici che hanno modificato l’aspetto e la vita dell’area nel corso del XIX secolo.  Interviste ai residenti\, ai rappresentanti delle istituzioni culturali e ai partner coinvolti arricchiranno anche un film documentario\, in cui saranno registrate tutte le fasi di Progetto di Artista Abitante. \nNel giorno dell’anniversario della morte di Leopardi\, lunedì 14 giugno\, alle ore 18.00\, presso Villa delle Ginestre\, si terrà la presentazione del libro di Fabienne Cacciapuoti “L’Infinito e la Ginestra. Leopardi tra disincanto e illusione” (Donzelli Editore\, 2021). Nella stessa occasione\, avrà luogo la cerimonia di stipula di un protocollo d’intesa tra l’Ente Ville Vesuviane e il Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati\, e seguirà la presentazione del progetto ideato da Eugenio Giliberti. \nBiografia \nEugenio Giliberti (Napoli 1954) esordisce negli anni ’80 animando il gruppo di giovani artisti napoletani Evacuare Napoli – 1985). Con le prime superfici monocrome (tra cui Lenti 1987 1992\, già nel Museo del ‘900 Napoli) mette a punto i fondamenti della sua poetica il cui primo segmento culmina con la grande opera denominata “seicentottantamilaquattrocento quadratini colorati” (galleria ThE\, Napoli- 1996); Seguono: gli “oggetti platonici” (in “la scultura italiana del XXI secolo”\, Fondazione Arnaldo Pomodoro\, Milano\, 2010).\nNel 2006\, trasferisce il suo studio a Rotondi (Masseria Varco) dove la sua ricerca trova un particolare impulso dall’osservazione della realtà culturale e ambientale del piccolo mondo che lo circonda. Ne scaturisce una nuova serie di lavori\, presentati nelle mostre personali a lui dedicate dalla Galleria Giacomo Guidi di Roma (2008 -Working Class; 2010 – Il senso di Walden\,).\nNell’antologica “ho le mani impegnate sto pensando”\, (Genazzano\, Castello Colonna 2013)\, espone per la prima volta opere appartenenti al ciclo “Data Base”\, dedicato all’antico meleto nel quale è ubicato il suo studio (poi in “rendez – vous des amis” – Fondazione Burri\, Palazzo Albizzini 2015). Nel 2014 lancia Orto Civile\, progetto di arte partecipata focalizzato intorno ai rapporti tra cura della terra e alimentazione\, città e campagna\, tradizione “moderna” e “riscoperte innovative”\, che ha coinvolto più di 60 famiglie napoletane. Nel 2017 l’opera Cerimoniale è esposta nella collezione del Madre.\nAttualmente è impegnato a Napoli nella realizzazione della complessa opera di arte pubblica “voi siete qui – vico Pero – Giacomo Leopardi – progetto di artista abitante” sostenuto da Museo Madre\, fondazione Morra e le gallerie Intragallery e Dafna. Ultima sua personale “l’albero di Pitlo” (Intragallery – Napoli 2020). \nComunicato Stampa
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SUMMARY:Il Museo che verrà - Nomina vincitori e Webinar
DESCRIPTION:14 giugno 2021\nWEBINAR ORE 17:30 \nIl progetto Il Museo che verrà\, ideato e proposto dalla Fondazione Morra di Napoli in collaborazione con ICOM Italia\, Università degli Studi di Napoli Federico II e Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli\, con il sostegno di Regione Campania – U.O.D. 1 Promozione e Valorizzazione di Musei e Biblioteche “Contributi a sostegno degli interventi\, delle attività e dei servizi finalizzati allo sviluppo\, promozione e valorizzazione dei musei e delle raccolte di ente locale e di interesse locale – anno finanziario 2021”\, conclude la sua prima call destinata a studentesse e studenti delle università campane con la valutazione\, da parte della commissione preposta\, delle idee progettuali dedicate ad una rinnovata concezione di museo. \nI vincitori saranno contattati via e-mail dalla segreteria ICOM al fine della sottoscrizione della tessera per l’anno 2021. \nLa Fondazione Morra si riserva di sollecitare tutti i nomi presenti in elenco a produrre una scheda tipo riassuntiva dei punti chiave delle loro proposte. Tale sintesi risulta essere funzionale per la pubblicazione di una vetrina digitale\, a cura della stessa Fondazione\, capace di suscitare nuove integrazioni alle possibili fattibilità dei progetti. \nIl 14 giugno 2021 alle ore 17:30 ci sarà la presentazione pubblica delle proposte – via webinar sui canali ufficiali ICOM Italia – a cui i vincitori sono invitati a prendere parte.  \nIl Webinar “Il Museo che Verrà” si propone\, così\, di presentare e premiare pubblicamente i partecipanti coinvolti nel processo di creazione del futuro delle realtà museali collocate all’interno del contesto regionale campano. Durante l’incontro realtà istituzionali\, cittadinanza attiva e professionisti museali immagineranno insieme una nuova prospettiva degli spazi museali in grado di attivare processi di apprendimento\, elaborazione emotiva\, sviluppo di nuove competenze e trasformazioni territoriali.  \nIn allegato i vincitori: \nComunicato
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SUMMARY:Igor Grubić. Another Green World
DESCRIPTION:29 maggio 2021\nORE 11:00 – 22:00\nVilla Comunale di Napoli \nA cura di Adriana Rispoli \nPer il Maggio dei Monumenti 2021\, la Fondazione Morra con l’Assessorato alla Cultura e l’Assessorato al Verde del Comune di Napoli e in collaborazione con l’Associazione Premio GreenCare Aps presenta Another Green World di Igor Grubić\, a cura di Adriana Rispoli. \nLa mostra en plein air realizzata nella Villa Comunale di Napoli\, nella sola giornata di sabato 29 maggio (dalle ore 11.00 alle 22.00)\, prevede circa 50 micro-interventi che\, nel rispetto della storicità del luogo\, coinvolgono la statuaria\, le fontane e le architetture neoclassiche. Un’operazione pubblica\, che comprende anche una performance in omaggio al sommo poeta italiano Dante\, con cui l’artista mira a risvegliare la coscienza collettiva su un bene comune di centrale importanza per le comunità. Al FAI Giovani Napoli è affidata l’accoglienza dei cittadini e dei turisti in Villa Comunale per orientarli alla fruizione della mostra. \nTipico del modus operandi di Igor Grubic\, espresso al meglio nella celebre opera 366 Liberation Rituals\, realizzata nel 2008 con 33 azioni “catartiche” nell’arco di un anno\, Another Green World nel suo insieme è un intervento artistico di natura politico-poetica\, una forma di attivismo partecipativo che mira a coinvolgere tutta la società civile a partire da coloro che vivono quotidianamente la Villa\, dai bambini agli anziani. \nLa Villa Comunale diventa un unico monumentale display in cui esprimere diverse forme di emergenze che\, soprattutto in quest’annus horribilis\, sono diventate ancora più urgenti: l’esigenza di un ritorno alla natura\, alla vita di comunità\, alla solidarietà\, alle responsabilità collettive ed individuali\, e quindi uno sprone a vivere le nostre vite con coscienza e con coraggio\, tenendo saldo il timone nella convinzione che “la rivoluzione siamo noi”. \n“… I giardini pubblici hanno sempre goduto del rispetto delle comunità in cui si trovano. Sono risorse per la ricreazione\, ma anche opportunità di istruzione e ricerca. I giardini pubblici possono svolgere un ruolo molto significativo nello sviluppo sostenibile di una comunità. A Napoli le piccole zone verdi si sono rivelate assolutamente necessarie in questi giorni di pandemia. Il tema del progetto è il “sistema verde” della città\, ovvero la ricerca del suo ruolo e valore come parte integrante del patrimonio. Gli alberi sono un capitale\, un materiale vivente\, una parte elementare del nostro background culturale e storico.  Portare l’arte nella Natura e la Natura nell’arte. Il mondo intero è una piattaforma per il gioco\, il mondo è come un atelier e l’atelier è come un mondo. Il giardino è un Museo senza pareti: gli alberi sono i nostri pennelli\, i parchi le nostre tavolozze…” (I.G.) \nL’insieme di testi originali (Micropolitical Statements\, How to-flags)\, di citazioni da Gramsci a Beuys\, da Brecht a Mayakovsky (Little Quotes Lessons)\, di micro-interventi sulle sculture\, (Suprematist Compositions\, Black Noses-Scarves-Bends– Black Strips) puntano a smuovere le coscienze\, ad innescare una rinnovata forma di rispetto verso un bene comune\,    verso la storia e l’identità di una comunità che si rispecchia nel suo patrimonio. \nL’artista\, in definitiva\, invita il pubblico ad aprirsi ad un approccio poetico – artistico – ecologico alla realtà che ci circonda. \nIgor Grubić\, già ospite del Quartiere Intelligente e della Fondazione Morra in altri progetti artistici\, ha scelto la Villa Comunale come sede del suo primo importante intervento pubblico in città\, cosciente dell’importanza che questo bene ha per la società. Another Green World   è un progetto a cui ha dedicato due anni di impegno ed in cui si manifesta il suo approccio pubblico e partecipativo all’arte\, definito a volte di “terrorismo poetico”\, che coniuga il rispetto per la storia con l’interesse sociale. \nLa mostra è arricchita dalla collaborazione con l’artista napoletano Roberto Pugliese\,  noto per i suoi lavori multimediali in cui unisce ricerca visiva e sonora creando ambientazioni multisensorali\, che ha realizzato ad hoc la composizione sonora Another Green World is Possible che i visitatori potranno scaricare direttamente con il proprio smartphone e da uno storytelling creato da un gruppo di studenti del Laboratorio di Linguaggio Creativo della Scuola Media Statale di Primo Grado Carlo Poerio. Infine i cartoni utilizzati nella mostra provengono da un circuito di riciclo grazie alla collaborazione con Formaperta. \n“Da sempre l’arte trova nella natura un riferimento immediato e l’espressione artistica è diventata un forte vettore di trasmissione delle nuove sfide collegate alla sostenibilità ambientale. L’indagine artistica è essa stessa promotrice di una maggiore consapevolezza sia a livello individuale che collettivo. Tutto questo è Another Green World dell’artista internazionale Igor Grubić\, la mostra en plein air realizzata nella Villa Comunale di Napoli. Ringrazio l’artista\, la Fondazione Morra\, la curatrice Adriana Rispoli\, l’Associazione Premio GreenCare APS e il FAI Giovani Napoli\, per aver puntato su uno tra i più importanti giardini storici della nostra città”\, ha dichiarato l’Assessore al Verde del Comune di Napoli Luigi Felaco. \nIgor Grubić è tra i più influenti artisti dell’Est Europa. Attivo fin dai primi anni Novanta\, realizza fotografie\, film e azioni nello spazio urbano. La pratica artistica di Grubić è caratterizzata da un interesse socio-politico e da una modalità di ricerca di lunga durata. Dall’esplorazione appassionata del destino dei monumenti storici e della fine dell’industria nell’ex Jugoslavia\, all’esame della difficile situazione delle minoranze\, i suoi progetti si sviluppano in diversi anni di ricerca e di relazioni personali. Sebbene radicato nella tradizione del documentario\, il lavoro di Grubić nella fotografia e nel cinema   è caratterizzato da un approccio meditativo ed empatico\, profondamente umano e spesso poetico. \nHa partecipato a numerose importanti manifestazioni internazionali\, tra cui Manifesta 4 (Francoforte\, 2002); Manifesta 9 (Genk\, 2012); Gender Check\, Mumok (Vienna\, 2009); 11. Biennale di Istanbul (2009); 4. Fotofestival Mannheim Ludwigshafen\, Heidelberg (2011); East Side Stories\, Palais de Tokyo (Parigi\, 2012); Gwangju Biennale (2014); Zero Tollerance\, MOMA PS1 (New York\, 2014); Degrees of Freedom\, Mambo (Bologna\, 2015); Heavenly creatures\, MG+MSUM (Lubiana\, 2018); The Value of Freedom\, Belvedere 21 (Vienna\, 2018)\, Yerevan Biennial (2020); Bigger Than Myself\, MAXXI (Roma\, 2021). \nHa rappresentato la Croazia all’a 58.Biennale di Venezia\, 2019 con l’opera Traces of Disappearing in three acts \nLe sue opere sono in importanti collezioni tra cui: Tate Modern di Londra\, Kadist Art Collection\, Kunsthaus di  Zurigo\, FRAC Champagne-Ardenne Collection\, Arte Fiera Bologna Collection\, ALT Arte Contemporanea Bergamo\, Muzeum Sztuki Lodz\, ECB di Francoforte\, Museo d’Arte contemporanea di Belgrado\, MSU di Zagabria\, Art Collection Telekom\, Kontakt-The Art Collection the Erste group. \nSi ringrazia per il supporto: Corrado Gugliotta-Galleria Laveronica\, Luca Barbeni-Nome Gallery\, Gianni Bellucci\, Tommaso e Paola Guerini\, Lorenzo Lomonaco Collection\, Maria Pia Pignalosa\, Jane Ritter\, Elena Cirillo e Alessandro Savelli\, Lorenzo Xiques. \nBrochure Evento \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Igor Grubic. Another Green World\, Villa Comunale\, Napoli\, 2021 © photo Igor Cortese Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Igor Grubic. Another Green World\, Villa Comunale\, Napoli\, 2021 © photo Igor Cortese Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Igor Grubic. Another Green World\, Villa Comunale\, Napoli\, 2021 © photo Danilo Donzelli Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Igor Grubic. Another Green World\, Villa Comunale\, Napoli\, 2021 © photo Igor Cortese Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Igor Grubic. Another Green World\, Villa Comunale\, Napoli\, 2021 © photo Igor Cortese Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers
DESCRIPTION:22 maggio – 15 luglio 2021\nOPENING 22 MAGGIO ORE 10:00\nDAFNA Gallery\nVia Santa Teresa degli Scalzi 76\, Napoli\n \nA cura di Maurizio Elettrico \nLa DAFNA Gallery in collaborazione con la Fondazione Morra presenta a partire dal 22 maggio il nuovo progetto espositivo di Maurizio Elettrico. \nNelle vesti di curatore l’artista porta per la prima volta alla DAFNA attraverso un’esposizione appositamente pensata per l’evento\, parte del suo ampio progetto artistico The New Empire. \nCon The New Empire Elettrico crea prima di ogni cosa un luogo dell’immaginario dove trovano casa i più disparati linguaggi artistici legati tra di loro dall’apposito intento di raccontare storie che nella loro rappresentazione fantastica diventino allo stesso tempo spunto di riflessione e indagine della realtà. \nLily Moore e Sarah Powers sono gli artisti immaginari di un lontano futuro attraverso i quali l’artista parla al pubblico proponendo un medium pittorico di grande confidenza per lo spettatore\, l’uso della matita\, i colori decisi\, le forme immaginarie\, traducono l’intento di volere provocare in chi osserva continue emozioni e far sì che l’occhio di chi guarda venga coinvolto inconsapevolmente in un processo continuo di stimolo alla conoscenza e alla curiosità. \nCome due sciamani i due personaggi esplorano con la loro arte gli aspetti sottili della natura\, dalle volatili entità messe a guardia di esseri e cose per proteggerli dal caos ad altre ancora nate per istigare nei cuori di animali e uomini sentimenti caotici e distruttivi. \nAl tratto artistico di Lily Moore Maurizio Elettrico affida\, attraverso l’esposizione di tre tele e tre carte dipinte\, la rappresentazione di un mondo estetico a metà tra il medioevo fantastico e il naturalismo grafico\, dove trovano vita creature benigne\, anche se di aspetto feroce e mostruoso\, guardiani di luce\, protettori della purezza e del sommo bene. Con Sarah Powers ci proietta invece nella dimensione del primitivismo\, attraverso un’intensa trasgressione nello sviluppo formale dei suoi soggetti. Sue sono in mostra due grandi tele e due giardini\, luoghi dove potere collocare forme naturali dall’aspetto fantastico dove trovano collocazione creature ben più temibili. \nSe da un lato le creature di Lily e di Sarah appaiono in profondo antagonismo\, l’artista riesce a trasferire attraverso entrambi i linguaggi\, la sua profonda attenzione alla storia e alle scienze\, appassionando il pubblico verso un racconto immaginario sospeso tra sogno e realtà. \nMaurizio Elettrico nasce a Napoli nel 1965\, dove vive e lavora. Dopo gli studi in scienze naturali\, orienta la sua ricerca artistica prevalentemente ai rapporti interdisciplinari tra la filosofia\, la storia e l’iconografia. La sua pratica artistica si contraddistingue per la varietà dei materiali che utilizza e per il lessico che applica\, spaziando tra disegno su carta pregiata\, scultura e installazioni polimateriche che vedono materiali organici mescolarsi a materiali artificiali\, video\, performance\, e un’intensa attività di scrittura. Elettrico investe il mondo quotidiano con una vitalità neomitologica in cui laicizzazione radicale del sacro e fantascienza si mescolano per dar vita a un cortocircuito dove il senso e il nonsenso della sua poetica creano un equilibrio continuo tra realtà e sogno. Il recupero di forme e materie dissonanti aprono a un mondo magico di ascendenza medioevale atto a produrre un pantheon visivo che fonde creazione artistica e conoscenza scientifica \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Maurizio Elettrico. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Virto360 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Maurizio Elettrico. The New Empire: Lily Moore e Sarah Powers\, DAFNA Gallery\, Napoli\, 2021 © photo Virto360 Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n \n 
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SUMMARY:The art of remembering - Residenza d'artista
DESCRIPTION:CALL PER RESIDENZA D’ARTISTA\nIscrizioni aperte dal 20 maggio al 20 luglio 2021 \n21 settembre – 5 ottobre 2021\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nLa Fondazione Morra con il collettivo The rabbit hole e la E-M Arts associazione culturale presentano la residenza d’artista the art of remembering. \n3 candidati residenti a Napoli o nei Comuni limitrofi potranno trascorrere\, insieme ad altri 7 candidati internazionali\, quattordici giorni nella residenza della Fondazione Morra ed al Museo Hermann Nitsch\, nel cuore del Quartiere dell’Arte di Napoli\, per esplorare l’arte del ricordare. \nSiamo particolarmente interessati alle persone con un vivo interesse per i viaggi\, le escursioni\, i porti e le vie di navigazione\, così come per i simboli antichi\, per le scritture e per i codici\, che si possono veicolare attraverso la poesia\, il teatro\, le sonorità\, la matematica e la performance. \nGli artisti avranno la possibilità di esplorare l’argomento in maniera individuale\, in un ambiente contemplativo e stimolante\, ma anche di collaborare con gli altri candidati\, favorendo un incontro di menti. \nCome segmento del programma\, i candidati potranno conoscere la scena creativa di Napoli\, incontrare alcuni artisti e personalità della città ed immergersi nelle onde del mare e della cultura. \nQuesto programma di residenza è pensato come un’indagine mistica\, quindi invitiamo le menti curiose che hanno un particolare interesse per il sublime e per la scoperta di nuovi spazi di conoscenza\, a catturare la misteriosa e magica piuma bianca e presentare la candidatura. \nMetodologia \nOgni candidato interrogherà il tema del “ricordare” immergendosi in The Rabbit Hole Method™\, un processo di indagine che estrae e distilla dalle pratiche artistiche contemporanee\, dalla filosofia\, dal misticismo\, dalla matematica e dalla danza. Il metodo include la lezione\, tra gli altri\, di Hazrat Inayat Khan\, Farid Ud-Din Attar\, Jorge Luis Borges\, Alejandro Jodorowsky\, Lewis Carroll. The Rabbit Hole cerca di stimolare nuove idee sul sé e l’altro\, e di sfidare i limiti e i confini costruiti culturalmente. \nSotto l’attenta consulenza della Georgetown University e del MIT Senselab\, il programma basa i propri principi sulla decostruzione e sulla reinvenzione dei rituali e delle strutture. Lavora\, inoltre\, con il Teatro de los Sentidos di Barcellona\, una compagnia teatrale immersiva che crea esperienze decostruendo quella che è diventata la nostra presunta mappatura sensoriale\, e scopre il magico filo d’argento che si mostra\, se si è aperti al ricordare. \nProspettive per i candidati-artisti \nOgni candidato dovrà sviluppare in italiano o in inglese una risposta all’arte del ricordare che verrà successivamente presentata al Museo Hermann Nitsch. \nOgni lavoro entrerà a far parte di un archivio che riflette The Rabbit Hole Method™. \nUn evento finale al termine della residenza inviterà il pubblico a incontrare gli artisti\, a introdurre la metodologia e a coinvolgere le comunità artistiche locali attraverso l’immersione sensoriale e il gioco. \nA conclusione della residenza \nOgni artista riceverà un certificato master class del The Rabbit Hole Method™ \nIl lavoro di ogni artista verrà promosso attraverso i canali global di The Rabbit Hole. Ogni artista avrà un posto nel collettivo The Rabbit Hole. \nChi può presentare domanda \nCon la possibilità di offrire solo 3 posti per questa residenza\, selezioneremo i candidati sia per il proprio merito artistico e la passione per la materia\, che per il modo in cui ciascuno possa contribuire a una sinergia generale di gruppo. \nArtisti\, curatori\, scrittori\, compositori\, poeti\, ricercatori\, musicisti\, performer\, di ogni provenienza formativa sono invitati a presentare domanda. \nPer partecipare\, inviare quanto segue a info@fondazionemorra.org \n– una dichiarazione in italiano o in inglese sul progetto sul quale si desidera lavorare \n– una dichiarazione in italiano o in inglese in relazione all’arte del ricordare (circa 400 parole) \n– una risposta in italiano o in inglese alla domanda che segue (circa 400 parole) \n– il tuo curriculum \n– il tuo sito web \nDeadline 20 Luglio 2021 \nLa domanda \nLeggi la seguente poesia e rispondi alla domanda \n“Cos’è che ci collega \nUn ricordo? \nE se smettessimo di ricordare?” \n \n  \nFondato a New York nel 2008\, il collettivo the rabbit hole – composto da un gruppo di artisti\, scrittori e visionari irriverenti – conta oltre 2000 partecipanti in 56 paesi. \nIl collettivo vuole stimolare nuove idee su se stessi e sugli altri e sfidare i limiti e i confini costruiti culturalmente. Un manifesto\, scritto dai suoi fondatori\, basa i propri principi sulla decostruzione e sulla reinvenzione di rituali e strutture. \nSeguendo un fondamento della festosità e una celebrazione della perturbazione\, the rabbit hole ha creato provocatorie mostre partecipative al Chelsea Art Museum\, un autobus a due piani che viaggia nel tempo a New York City\, un catamarano nel Mediterraneo e un viaggio in treno di 21 giorni attraverso l’Europa e il Medio Oriente\, tra gli altri luoghi. \nComunicato stampa \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Labyrinth of mirrors in The art of remembering\, Napoli\, 2021 © photo Imma Di Lillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				The art of evoking in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Imma Di Lillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Alper Akcay\, The Whirling Begins in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Sabrina Cirillo\n				\n			\n				\n			\n				\n				Body\, Time\, Space\, Access in The art of remembering\, Museo Hermann Nitsch\, Napoli\, 2021 © photo Samina Virani
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SUMMARY:IL MUSEO CHE VERRÀ - NOMINA COMMISSIONE ESAMINATRICE
DESCRIPTION:Il 9 Maggio 2021 è scaduto il termine della Call for proposal “Il Museo che verrà”\, progetto ideato e proposto dalla Fondazione Morra di Napoli in collaborazione con ICOM Italia\, Università degli Studi di Napoli Federico II e Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. \nLa call\, destinata a studenti delle università campane\, si è conclusa con la ricezione di n. 41 idee progettuali dedicate ad una rinnovata concezione di museo\, inteso come centro di interpretazione del territorio\, di partecipazione e di produzione culturale. Un ottimo risultato per questa prima edizione del progetto che mira alla sua replicabilità sia nel corso del 2021 che per il 2022. \nLe proposte saranno ora vagliate da una commissione di esperti composta da:  \n\nGiuseppe Morra\, Direttore del Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch – Fondazione Morra\nRaffaella Morra\, Coordinamento Attività Fondazione Morra\nFilomena Sardella\, Coordinatore ICOM Campania\nMarianella Pucci\, Consigliere ICOM Campania e membro della Commissione MiC del Sistema Museale Nazionale\nValentina Castronuovo\, Socio ICOM Campania e Research Fellow in Cultural Heritage Management presso CNR – IRISS Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo.\n\nIl processo di selezione delle proposte è stato coadiuvato dai professori Pasquale Persico\, componente del Comitato Scientifico di Casa Morra e Loredana Troise\, responsabile del Dipartimento Arti Visive e della sezione didattica della Fondazione Morra. \nLe proposte selezionate permetteranno ai proponenti di entrare a far parte della comunità museale mondiale ICOM International attraverso la sottoscrizione gratuita della tessera individuale 2021.  \nLe proposte selezionate saranno rese note attraverso i canali web ufficiali della Fondazione Morra www.fondazionemorra.org e di ICOM ITALIA www.icom-italia.org. \nSuccessivamente\, i/le proponenti saranno contattati via e-mail per la sottoscrizione della tessera ICOM individuale. \nComunicato
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SUMMARY:Beuys e Napoli
DESCRIPTION:9 maggio 2021\nDIRETTA STREAMING ORE 17:00 \nCon interventi di: Achille Bonito Oliva\, Michele Bonuomo\, Mario Franco\, Petra Richter e Italo Tomassoni\nCon un’introduzione dell’Ambasciatore Tedesco Viktor Elbling \n11 maggio 2021 – 13 febbraio 2022\nINIZIO ORE 10:00\nCasa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea\nSalita San Raffaele 20/c\, Napoli \nA cura di Giuseppe Morra \nDall’ 11 maggio al 13 febbraio Casa Morra d’intesa con il Goethe-Institut Neapel\, omaggia Joseph Beuys\, a cento anni dalla nascita\, con la mostra Beuys e Napoli a cura di Giuseppe Morra\, proponendo un principio di riflessione sull’eredità culturale dei transiti dell’artista tedesco a Napoli e in Italia tra il 1971 e il 1985. \nCinque film saranno proiettati in successione negli spazi degli Archivi Mario Franco: al regista napoletano si deve la più completa documentazione filmica della collaborazione tra Lucio Amelio e Beuys a partire dalla prima mostra La rivoluzione siamo noi (1971) alla Modern Art Agency. Per celebrarne il cinquantenario\, la programmazione inaugurerà con l’omonimo film che sarà proiettato insieme a Der Tisch\, filmato donato da Beuys al regista napoletano nel formato originale in 16mm\, che documenta una delle sue prime azioni all’Accademia di Düsseldorf (1971). Della collaborazione tra il gallerista napoletano e l’artista tedesco\, Franco documenta altre azioni come “Vitex agnus castus”\, realizzata per Arena: dove sarei arrivato se fossi stato intelligente! (1972)\, e “Diagramma Terremoto”\, contestuale a Terremoto in palazzo (1981). Di questa seconda azione Petra Richter restituisce una suggestiva immagine di Beuys\, descrivendolo come un “sismografo umano […] assorbito nel tracciare le vibrazioni di un terremoto immaginato allo stesso modo in cui una macchina ECG registra l’attività elettrica del cuore umano”. Dell’ultima grande mostra a Capodimonte\, Palazzo Regale (1985) – raccontata da Michele Bonuomo come “una definitiva architettura di tutta la sua produzione\, quasi […] un testamento” – Franco realizza un filmato con l’ultima intervista all’artista tedesco sulla sua opera e sul suo legame con Napoli e l’Italia. \nA conferma della vocazione di Casa Morra verso l’apertura sugli inattesi percorsi di ricerca indotti dai materiali d’archivio\, una serie fotografica di Gerardo Di Fiore testimonia l’incursione di Beuys nel contesto dell’azione “Hic Sunt Leones” (1972) del collettivo Galleria Inesistente\, e offre\, al contempo\, una più ampia veduta sulla stratificazione dell’ambiente artistico e culturale napoletano tra gli anni sessanta e settanta. \nIn mostra anche una selezione di multipli\, funzionali alla strategia divulgativa del più ampio progetto beuysiano di “scultura sociale”: per l’artista tedesco il problema del “dare forma” non ha a che vedere con una ricerca stilistica interna allo spazio di autonomia dell’arte\, ma si risolve nelle possibilità antropologiche di formare/organizzare tutti i campi del sociale a partire dalla creatività individuale. Si tratta\, a ben vedere\, di quello che Achille Bonito Oliva\, nel corso della prima fondamentale intervista a Beuys nel 1971\, definisce come uno “spazio socratico”. L’intuizione critica è confermata dallo stesso artista: “l’arte mi interessa solo in quanto mi dà la possibilità di un dialogo con l’uomo”. E le possibilità costituenti dell’arte\, in un senso inclusivo e democratico\, sono esemplarmente indagate da Beuys nel suo storico contributo a Documenta 5 (1972) dove per cento giorni allestì l’ufficio per l’“Organizzazione per la democrazia diretta tramite referendum”. Di questa esperienza a Kassel viene presentata un’inedita documentazione fotografica di Vettor Pisani. \nIl percorso della mostra si chiude con un’appendice della sala permanente dedicata all’artista tedesco\, allestita nel 2017 con materiali donati da Lucrezia De Domizio Durini: un approfondimento su Difesa della natura a Bolognano\, dove il 13 maggio 1984 Beuys aprì uno spazio di discussione pubblica sui temi della difesa della natura e della creatività individuale. In occasione di Beuys e Napoli Italo Tomassoni ricorda questa esperienza di condivisione con un’intima missiva all’artista. \nPer info e prenotazioni:                  \nAperto su prenotazione da martedì a venerdì\, 10:00-17:00.\n \nI film saranno proiettati tutti i mercoledì alle 18.00 su prenotazione (ad eccezione dei mesi di luglio e agosto) negli spazi degli Archivi Mario Franco\n                                                       \ncasamorra@fondazionemorra.org\narchivimariofranco@fondazionemorra.org \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Beuys e Napoli\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Beuys e Napoli\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Beuys e Napoli\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Beuys e Napoli\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Beuys e Napoli\, Casa Morra\, Napoli\, 2021 © photo Amedeo Benestante Courtesy Fondazione Morra\n				\n		\n\n \n 
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SUMMARY:IL MUSEO CHE VERRÀ. CALL FOR PROPOSAL
DESCRIPTION:26 marzo – 9 maggio 2021 \nSei uno studente universitario appassionato di musei?\nRaccontaci come dovrebbe essere il museo del futuro ed entra anche tu in ICOM Italia! \nICOM Italia è il principale network italiano di musei e professionisti museali\, con circa 2500 soci\, individuali e istituzionali. Aspettiamo anche te! \nNome Progetto: Il Museo che verrà\nDurata selezione: dal 26 marzo al 9 maggio 2021\nOrganizzato da: Fondazione Morra e ICOM Italia\nIn collaborazione con: Accademia di Belle Arti di Napoli\, Università degli studi Federico II e Università Luigi Vanvitelli\nBeneficiari: Studenti iscritti regolarmente per l’anno accademico 2021 ad un corso di laurea/accademia di belle arti/dottorato/scuola di specializzazione/master inerenti all’ambito museale (Museologia\, Museografia\, Museotecnica\, Beni culturali\, Storia dell’arte\, Restauro architettonico\, Archeologia\, Comunicazione e Gestione dei beni culturali\, Conservazione e Diagnostica dei beni culturali\, Architettura etc.) residenti in Campania. \nLa Fondazione Morra e ICOM Italia indicono un concorso di idee per la selezione di 50 idee progettuali di giovani campani a cui si chiede di raccontare la loro idea di museo del futuro.\nVerranno selezionate le migliori 50 proposte che sapranno immaginare una rinnovata concezione di museo\, inteso come centro di interpretazione del territorio\, di partecipazione e di produzione culturale.\nSaranno privilegiati i progetti che vedranno i musei come riferimenti importanti per le comunità di prossimità\, musei pensati e vissuti non solo come custodi di tesori artistici e testimoni di memorie\, ma soggetti attivi in grado di incidere sul miglioramento del benessere delle persone. \nI progetti che si selezioneranno saranno valutati da una commissione di esperti composta dalla Fondazione Morra e ICOM Italia e gli studenti proponenti selezionati riceveranno la tessera ICOM per l’anno 2021. Agli studenti si chiede di dare forma alla loro idea di museo\, contestualizzata nel territorio in cui vivono e con 3 highlights: \n\nInnovazione\nPartecipazione\nProduzione culturale\n\nQuesta campagna è stata pensata dal Coordinamento Regionale Campania di ICOM Italia e adottata e finanziata dalla Fondazione Morra per aprire un canale di comunicazione e progettualità con tutte le ragazze e i ragazzi che studiano in ambito museale e vivono nel territorio regionale e che saranno i futuri ambasciatori e fruitori dei nostri musei. \nLa tessera ICOM permetterà ai 50 studenti selezionati e premiati di avere una serie di agevolazioni come: \n\nEntrare a far parte della comunità museale mondiale attraverso ICOM International\nPartecipare gratuitamente o con una quota agevolata alle conferenze organizzate da ICOM in tutto il mondo\nEntrare in maniera gratuita o agevolata nei musei di tutto il mondo\nEssere coinvolto in missioni internazionali per la difesa dei beni culturali e dei musei\nRimanere informato sulle tendenze e sulle innovazioni nei musei grazie alla newsletter e al magazine di ICOM International\nAccedere a ICOMMUNITY\, la piattaforma online di ICOM International\nAderire a uno o più dei 32 Comitati Internazionali\n\nLa tessera ICOM per l’anno 2021 è anche una carta di cittadinanza attiva per tutti i giovani under 35 che promuove la partecipazione in ambito regionale attraverso la collaborazione con il Coordinamento ICOM Campania. \nA chiusura delle selezioni sono previste le seguenti azioni: \n1 Giornata di studi finale con relativa premiazione*\n1 pubblicazione con tutte le proposte pervenute*\nL’eventuale realizzazione della proposta progettuale* \nCONTATTI \nFONDAZIONE MORRA\ninfo@fondazionemorra.org \nICOM ITALIA\ninfo@icom-italia.org \nCOORDINAMENTO REGIONALE CAMPANIA DI ICOM ITALIA\ncampania@icom-italia.org \n* da confermare \nSCARICA IL PDF \nSCARICA IL COMUNICATO \nCOMPILA IL FORM
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SUMMARY:Matteo Fraterno. Presentazione libro Apokatastasi
DESCRIPTION:12 marzo 2021\nINIZIO ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch– evento online\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIntervengono: Nico Angiuli\, Federico Decandia\, Marcello Faletra\, Matteo Fraterno\, Manuela Gandini\, Pasquale Persico\, Cesare Pietroiusti e Franco Silvestro \nIntroduce e modera: Loredana Troise \nA un anno esatto dalla fine della residenza artistica ESPERIENZE/L’infinito intrattenimento di Matteo Fraterno\, curata da Pasquale Persico e Loredana Troise\, la Fondazione Morra è lieta di presentare Apokatastasi (Edizioni Morra\, 2020)\, un volume che raccoglie gli interventi della comunità ideale a cui l’artista ha voluto affidare l’elaborazione delle condizioni di senso della sua esperienza.  \nTra il 15 febbraio e il 14 marzo 2020 Fraterno ha abitato la Biblioteca per le arti contemporanee della Fondazione Morra\, installandovi arredi e suppellettili per restituire all’ambiente la familiarità di una dimensione domestica dove poter leggere\, dormire e sognare. Durante la residenza l’artista si è trasfigurato in un bibliotecario-temporaneo attivando\, attraverso la lettura e il sogno\, un intimo processo di restaurazione di quei rapporti indeboliti\, frammentati o interrotti che hanno determinato la sua personale collocazione nella storia dell’arte. Questa forma di “restauro” trova una referenza mitica nell’oracolo di Anfiarao – come processo di purificazione onirico – e una filosofica nel concetto di Apokatastasi – reintegrazione finale di tutte le cose – espresso da Leibniz in un frammento postumo. \nAll’interno di una ricerca né progressiva né inerziale\, una forma embrionale di apokatastasi come gesto inclusivo\, anzitutto nei confronti della natura\, è da rintracciare nel suo lavoro già nel 1995 con Certosa\, alla Vigna San Martino\, dove egli aveva trovato un’“Amazzonia” nel cuore di Napoli. Dopo essere transitato da protagonista nel clima culturale dell’arte relazionale (Plagio Fraterno\, 1998)\, con questo progetto Fraterno aggiunge un tassello alla collaborazione con Giuseppe Morra andando oltre la relazione antropocentrica e trasformando la Biblioteca in un esempio laboratoriale di ecosistema complesso. \nGli autori interverranno sulle circostanze preliminari del progetto (Angiuli\, Decandia); sui testi da cui sono state attinte le categorie filosofiche di riferimento (Faletra\, Persico); sulle modalità esemplari di restituzione poetica dell’esercizio di lettura (Pietroiusti); sulla biblioteca come spazio inclusivo di idee progettuali e laboratoriali (Silvestro); sul significato della residenza artistica come “rituale a-sociale” (Gandini).
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LOCATION:Museo Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
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SUMMARY:Maurizio Elettrico - An Ephemeral Banquet for the Invisible Guest: Waiting for the Bio-aristocrat
DESCRIPTION:20 novembre 2020 – 31 gennaio 2021 \nOPENING – solo su invito – 19 NOVEMBRE ORE 18:00\nFondazione per la Promozione dell’Arte e della Cultura Rosa Luxemburg\nLinienstraße 40\, 10119 Berlino \nA cura di Chiara Valci Mazzara\, curatrice Fondazione Morra e Susanne Prinz\, capo curatore del Rosa Luxemburg Kunstverein.\nIn collaborazione con la Fondazione Morra \nMaurizio Elettrico è un artista e scrittore complesso ed erudito. La sua saga in sette volumi – Lo Scoiattolo e il Graal – funziona\, in occasione della sua personale concepita come installazione site specific per la Fondazione per la Promozione dell’Arte e della Cultura Rosa Luxemburg\, come il contenitore attraverso il quale il suo mondo magico\, irriverente\, profano\, filosofico\, mitologico e fantastico viene presentato al pubblico attraverso la sua estetica visionaria e i suoi paesaggi immersivi. \nThe banquet for the invisible guests è una mostra composta da una serie di pezzi scultorei installati su un tavolo da banchetto\, due installazioni allestite come isole sui pavimenti e una serie di opere alle pareti ideate e realizzate in occasione della sua personale. \nIl pubblico sarà invitato a sperimentare un’installazione immersiva in cui il mondo della saga di Maurizio Elettrico diventa realtà accompagnato dall’opera lirica previsto per la mostra. \nOrari di apertura: Dal mercoledì al venerdì dalle ore 14:00 alle 18:00\, solo su appuntamento secondo le normative per il COVID19 \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, An Ephemeral Banquet for the Invisible Guest\, Kunstverein am Rosa-Luxemburg- Platz\, Berlino\, 2020 © photo Markus Rack\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, An Ephemeral Banquet for the Invisible Guest\, Kunstverein am Rosa-Luxemburg- Platz\, Berlino\, 2020 © photo Markus Rack\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, An Ephemeral Banquet for the Invisible Guest\, Kunstverein am Rosa-Luxemburg- Platz\, Berlino\, 2020 © photo Markus Rack\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, An Ephemeral Banquet for the Invisible Guest\, Kunstverein am Rosa-Luxemburg- Platz\, Berlino\, 2020 © photo Markus Rack
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SUMMARY:UNDERNEATH THE ARCHES - Adrian Melis\, Terra Asciutta
DESCRIPTION:27 settembre – 15 novembre 2020\nOPENING 26 SETTEMBRE ORE 11:30\nAcquedotto Augusteo del Serino\nVia Arena Sanità 5\, Napoli \nA cura di Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone \nProsegue\, nel sito archeologico che conserva i resti dell’Acquedotto Augusteo del Serino nell’area Borgo Vergini-Rione Sanità a Napoli\, Underneath the Arches\, programma di arte contemporanea diretto da Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone\, in collaborazione con l’Associazione Vergini Sanità. La terza mostra del programma ospiterà\, dal 27 settembre al15 novembre 2020\, un intervento dell’artista Adrian Melis (L’Avana\, 1985) dal titolo Terra asciutta. La ricerca artistica di Adrian Melis si basa sull’analisi di specifici contesti socio-economici\, a partire da Cuba\, sua patria di origine\, per arrivare ai Paesi europei in cui ha lavorato negli ultimi anni. Ricorrendo a temi e dinamiche che interessano il lavoro\, Melis crea meccanismi che utilizzano deficit di partenza come possibile forza produttiva\, dando vita in alcuni casi a vere e proprie catene di montaggio che coinvolgono persone terze nel raggiungimento degli obiettivi. Con il progetto Terra asciutta\, realizzato appositamente per Underneath the Arches\, l’artista analizza e rende manifesto lo scarto esistente fra la funzione “attiva” e necessaria che in passato ha avuto l’Acquedotto Romano e il ruolo “passivo” e conservativo che oggi si richiede a quella stessa struttura. Adrian Melis\, attraverso un’azione fortemente simbolica\, innesca un nuovo processo in grado di restituire vitalità e funzionalità al luogo\, trasformando così il bene archeologico in un luogo produttivo e non solo contemplativo. L’artista riattiva\, in questo modo\, l’originario flusso d’acqua grazie a un reclutamento di forza lavoro nell’area Vergini-Sanità e mediante l’utilizzo sperimentale della tecnica cinematografica della Foley art. L’impresa poetica\, ma anche vana nella sua fugacità\, coinvolge il visitatore in forma immersiva sia in occasione dell’ inaugurazione\, durante la quale sarà realizzata un’azione performativa\, sia nel corso della mostra\, attraverso la restituzione di un’installazione ambientale site specific. \nNato nel 2018\, il progetto Underneath the Arches intende innescare un dialogo fra archeologia e arte contemporanea\, generando relazioni fra la cultura materiale e immateriale del contesto locale e le ricerche artistiche internazionali\, con l’obiettivo di attivare processi di promozione e valorizzazione del patrimonio storico esistente e della produzione contemporanea. Nei suggestivi spazi del tratto di acquedotto di epoca romana rivenuto nel 2011 al di sotto dello storico Palazzo Peschici Maresca in via Arena Sanità\, artisti di fama internazionale sono invitati a realizzare installazioni temporanee in dialogo con il sito archeologico e l’area circostante. Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Campania\, ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e gode del patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. È supportato dalla Fondazione Morra e dal MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli. \nAdrian Melis è nato a L’Avana\, Cuba\, nel 1985. Ha studiato all’Università dell’Avana e nel 2014/2015 è stato in residenza presso la Rijksakademie di Amsterdam. Nel 2014 è stato finalista del Future Generation Art Prize del Pinchuk Art Center. Le sue mostre personali includono 2768.23\,53. 8. 1958. 57%. 1000\, Pori Art Museum (2020); Selective Memory\, Adn Galeria\, Barcelona (2018); Absolute silence does not exist\, Fundación Cerezales\, León (2018); Surplus Production Line\, Adn Galeria\, Barcelona (2015); STOCK\, MAS–Museum of Modern Art\, Santander (2013); New Production Structures\, Adn Galeria\, Barcelona (2012); The Value of Absence\, Kunsthalle Basel (2013). Tra le mostre collettive: After Leaving | Before Arriving\, 12th Kaunas Biennale\, 2019; Hors Pistes\, Centre Pompidou\, Paris (2015); Bread and Roses\, Museum of Modern Art of Warsaw (2015); Atopolis\, Manège de Surye WIELS contemporary Art Centre\, Mons (2014); How To Work\, Kunsthalle Basel (2012); FGAP\, Pinchuk Art Center\,Kiev (2014); Untitled (Two Takes on Crisis)\, de Appel Arts Centre\, Amsterdam (2016); Artlab\, Queens Museum of Art\, New York\, (2014); 10th Shanghai Biennale\, Shanghai (2014). Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private\, tra cui il MAS-Museo de Arte Moderno y Contemporáneo de Santander y Cantabria\, il MACBA-Museu d’Art Contemporani de Barcelona\, Collection Alain Servais\, Collection Lemaître\, Collection A. de Galbert\, Collection Teixeiras da Freitas.\nIl tratto di acquedotto di epoca romana\, rinvenuto nel 2011 al di sotto del Palazzo Peschici-Maresca\, di proprietà dell’Arciconfraternita dei Pellegrini\, rappresenta un’evidenza archeologica di fondamentale importanza\, parte di un percorso di oltre 100 km\, che dalle sorgenti di Serino arriva fino a Miseno. I ponti-canale\, utilizzati come fondamenta del Palazzo\, disegnano uno spazio stratificato\, adibito nel corso dei secoli a cantina\, rifugio\, luogo di discarica. Aperto al pubblico nel 2015\, il Sito è gestito dall’Associazione Vergini Sanità che lavora ad un progetto complessivo di recupero\, valorizzazione e fruizione\, denominato AquaAugusta. Dal 2017 è parte di Extra Mann\, una rete nata in collaborazione con il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli per valorizzare il patrimonio culturale meno conosciuto della città.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli \nAdrian Melis\n© photo Antonio Picascia\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Terra asciutta\, Acquedotto Augusteo del Serino\, Napoli  Adrian Melis © photo Antonio Picascia Courtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:Hermann Nitsch – Sinfonia Napoli 2020
DESCRIPTION:settembre 2020 – settembre 2022\nOPENING 25 SETTEMBRE ORE 10:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Nitsch di Napoli si rinnova per il biennio 2020-2022 con il progetto “Sinfonia Napoli 2020”. Inaugurazione il 25 settembre con un nuovo corpus di opere tra i “Relitti d’azione” e un’inedita collezione di pitture e disegni realizzati per l’occasione.\nUna costellazione di “sismografie vitali” che rappresenta esemplarmente il lavoro di Nitsch come uno sforzo ostinato verso la liberazione della sensibilità dalla disciplina di una civiltà anestetizzante\, una pratica di affermazione della vita attraverso il continuo rimando di corrispondenze olfattive\, tattili e visive del colore. Dai “relitti” che\, a dispetto del loro nome\, testimoniano una promessa di ritorno\, una “resurrezione dalla dissoluzione” sino alla pittura ed al disegno che celebrano per Nitsch la luce come condizione di esperibilità del mondo.\nLa riapertura del museo\, celebrata anche dalla composizione musicale “Sinfonia Napoli 2020”\, eseguita a porte chiuse dalla Nuova Orchestra Scarlatti diretta da Andrea Cusumano e presto fruibile on line\, conferma il sodalizio tra Hermann Nitsch e Giuseppe Morra\, iniziato nel 1974\, nel segno della forza creativa dell’arte e della continuità di un progetto che culmina gioiosamente nei festeggiamenti per i dodici anni del Museo napoletano. \nPer gli appuntamenti in programma la Fondazione Morra rinnova anche la collaborazione con Wine&Thecity: la rassegna\, che coniuga la promozione della cultura del vino e l’arte\, sarà presente il giorno dell’inaugurazione a partire dalle 17.00 con i vini della storica Azienda dell’Agro Pontino Casale del Giglio. \n \n 
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 20th Edition
DESCRIPTION:2 luglio – 4 luglio 2020 \nINIZIO PROIEZIONI ORE 21:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch (Belvedere)\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Raffaella Morra\, Emmanuel Lefrant\, Andrea Saggiomo e Botborg. \nIndependent Film Show 20th edition è tra le più innovative rassegne internazionali di experimental film in Italia\, dal 2001 coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale\, in collaborazione con Fondazione Morra.\nAbbiamo voglia di scariche emozionali\, non vogliamo rimandare questo incontro tra film-makers e fruitori\, vogliamo intensamente vivere questi tre giorni di Independent Film Show 20 edition e scoprire in presa diretta e con partecipazione attiva le soluzioni escogitate per scardinare le abitudini; senza nessuna divisione di genere\, Independent Film Show è libero e non insegue le mode\, la routine\, la costrizione commerciale\, l’esigenza dei numeri. Questi artisti sono abili comunicatori delle emozioni\, delle affezioni sensuali e delle psicologie percettive\, ed attraverso l’ideazione di complesse strategie audio-visive\, escogitano esercizi mentali e attitudini investigative\, intersecano memorie\, sensazioni\, sincronizzazioni e sinestesie\, guidano la nostra comprensione alla scoperta di inusuali meccanismi cognitivi. Essi traggono dalle proprie esperienze\, introspezioni\, capacità mentali e frammenti di vita; chiedono ai fruitori di riflettere in modo differente\, di interpretare queste emozioni come delle interferenze non comuni\, fuori da schemi abituali. Dalla prima edizione di Independent Film Show nel 2001 abbiamo appreso come attivare queste connessioni inusuali\, senza dover seguire l’intransigenza delle categorie\, la linearità delle narrazioni\, la rigidità delle funzioni prestabilite. I frequentatori dell’Independent Film Show sono abituati ad attivare un coinvolgimento profondo\, che si dirama nella mente come le geometrie interconnesse di Escher\, a comprendere/interpretare sensualmente\, ad entrare in sintonia. La creatività e l’ingegnosità è il comune denominatore di questa arte filmica realizzata simulando il movimento delle immagini minuziosamente selezionate\, non utilizzando il consuetudinario e le semplificazioni dell’automazione. \nI due programmi a cura di Raffaella Morra Exposure to chance e Welcome Happy Coincidences sono un incitamento a superare le avversità per non soccombere\, a cogliere il lato positivo nella casualità della vita e a saper scorgere le felici coincidenze. Queste opere sono dei percorsi metafisici che indagano le fisicità delle materie\, come la pietra e la sabbia lavica in ΑΠΟΚΑΤΑΣΤΑΣΙ di Matteo Fraterno\, i fenomeni naturali come il vento nei video Vent di Patrick Bergeron e Non si può nulla contro il vento dei Flatform (quest’anno invitati al Festival di Cannes)\, e le nuvole in Transformation di Telemach Wiesinger\, componendo mosaici di luoghi e assi di riferimento in continua trasformazione; ed ancora\, condividendo i frammenti di vita e i comportamenti umani in Got ‘Til It’s Gone di Kengné Téguia\, le memorie multi-etniche di territori alieni in Debris di Giuseppe Boccassini\, Orchard di Julie Murray\, Tender Feet di Fern Silva\, Morfología de un Sueño di Malena Szlam\, Itzcóatl del Colectivo Los Ingrávidos; per giungere agli haiku visivi-sonori di PTKHO di Mahine Rouhi\, Bételgeuse di Hugo Verlinde\, For A Young Filmmaker di Sandra Davis\, brRRMMMWHEee II di Billy Roisz\, e alle memorie storiche e personali in Nach Osten Schauen di Deborah Phillips\, e 14 Juillet di Olivier Fouchard\, con le sue parole “…capaci di svegliare i dormienti e dir loro che la rivoluzione non è soltanto una festa…”. \nSight of Sound è il programma di Mike Cooper\, da più di cinquant’anni chitarrista\, cantautore di folk-blues\, esploratore/sperimentatore di generi dall’improvvisazione alla musica elettronica\, autore di saggi e storico delle musiche e dei musicisti del Pacifico\, artista visivo e film-maker. Inizialmente ha realizzato film Super 8mm\, ma quando il medium è diventato difficile da acquistare e sviluppare\, ha prima utilizzato una videocamera economica che produceva un’immagine di due pixel e mezzo\, e di recente una fotocamera Full HD Sanyo da 10 megapixel\, e come afferma “…abbastanza piccola da esser discreta e realizzare degli hip-shots (riprese fortuite). Mike Cooper ha realizzato dei brevi video che condividono quella degradata qualità lo-fi che gli piace tanto\, delle ‘poesie leggere’ come li definisce: “…Tendo a girovagare con la videocamera in tasca\, a scattare foto senza intenzioni particolari e dopo nell’editing a modificare qualcosa”. \nLight Cone\, una collezione viva a cura di Emmanuel Lefrant\, film-maker e direttore di questo propagatore di films e video\, riflette la diversità del catalogo di distribuzione dal 1982 ad oggi\, e testimonia la ricchezza di questo cinema che vive da più di un secolo ai margini dei circuiti commerciali. Al suo interno vi sono rappresentati tutti i grandi movimenti filmici delle avanguardie del XX secolo fino al contemporaneo\, contando più di 5500 opere\, realizzate dal 1900 ad oggi da più di 800 artisti e film/video-makers provenienti da tutto il mondo. Nel programma c’è il 16mm Tönendes Abc (Abc In Sound) di Laszlo Moholy-Nagy del 1933 scomparso per più di 80 anni e ritrovato dai curatori del BFI\, incorporato in una bobina che conteneva anche i film di Oskar Fischinger\, ed inoltre le opere realizzate tra il 2010-2019: Kitchen Beets di Bea Haut\, Bruit Blanc di Jérôme Cognet e Karen Luong\, Freeze Frame di Soetkin Verstegen\, ATHYRIUM FILIX-FEMINA di Kelly Egan\, Das Schöpfwerk di Jürgen Reble\, Or / Or\, Hawick di Jacques Perconte\, Camera Sick di Jeremy Moss\, The Exile / Pituvahalayā di Rajee Samarasinghe\, Borgo di Lucie Leszez\, Words of Mercury di Jerome Hiler. \nDal 2009\, 70FPS è un progetto di expanded cinema del film-maker Andrea Saggiomo\, con cui ha improvvisato in diversi paesi europei collaborando con musicisti e artisti internazionali. Ancora no! (2018) è una pellicola Super 8mm su cui ha stampato manualmente (con la tecnica del rayogram) insetti e foglie insieme a ritagli di altri film\, senza una continuità lineare di fotogrammi; nella proiezione (a velocità variabile) queste immagini si animano\, entrano in relazione fra di loro\, producono rumore trasformandosi in un film attraverso lo sguardo\, non esiste il film senza che qualcuno lo proietti e qualcun altro lo ammiri e ascolti. Transparent Nature (appena composto e presentato in prima visione) è descritto come “…la natura trasparente del film messa a dura prova dalla volontà di guardare dentro ai ricordi\, in quel brodo primordiale da cui tutto ha avuto origine e dentro al quale\, volenti o nolenti\, siamo ancora immersi”. \nBig Screen Brutals a cura di Botborg è una celebrazione di sei video ‘brutali’ di artisti contemporanei che impiegano un’estetica massimalista nella video art e nelle sonorità elettroniche e noise. Sono delle combinazioni glitchy (errore/problema tecnico) di suono e visione psichedeliche e violente\, dei cortocircuiti elettro-sciamanici che conducono verso un nuovo stato di surrealtà: in Clairvoyant di Der Kleine Kreis delle forme ridotte\, quasi geometriche\, si muovono sullo schermo in schemi aleatori per formare una connessione sinestetica con il suono\, Crashed Universal di UCNV è realizzato attraverso una ricerca precisa dei media digitali\, in Krushers of False Mechaniks (2D version) di The Superusers una fonte di luce diventa incandescente\, cambiando colore con regolarità prima di trasformarsi in un’esplosione intensa di schemi crollanti\, Tzara di Guillaume Vallée è un film/video ibrido creato dal found-footage 16mm di un oscuro documentario e si ispira al processo creativo di Tristan Tzara\, in Anulus Pexie di Norihiro Sekitani & Sgure si muovono colorati collage distorti del corpo e delle viscere umane\, Kokofreakbean per realizzare God Knox dice: “…ho usato After Effects\, Maya\, Photoshop\, Reaktor\, Premiere\, jenkem\, trucioli di callo d’ippopotamo nano e olio di gomito per concepire ed eseguire questa auto-inseminazione”. \nBotborg è un gruppo internazionale di performance audio-visive che fondono e ricollegano segnali elettronici grezzi per creare delle esperienze visceralmente intense e sinestetiche di suono-colore. Utilizzando una complessa gamma di elettronica personalizzata\, Botborg creano dal vivo degli assalti multisensoriali di colore e ritmo interdipendenti\, per invocare la massima stimolazione possibile della mente e del corpo dei fruitori. Le performances di Botborg sono essenzialmente dimostrazioni pratiche del proprio “meta-strumento” noto come “Fotosonicneurokineasthograph”. Questa è una macchina feedback complessa che incorpora un mix intricato di nuove e vecchie tecnologie\, che vengono modificate e personalizzate in base alle caratteristiche uniche del luogo. Sebbene gli operatori umani di Botborg siano abili manipolatori del sistema\, l’utilizzo è ugualmente imprevedibile e incontrollabile\, permettendo di apparire e suonare in modo diverso in ogni occasione. Ogni dimostrazione è improvvisata e l’unico materiale di origine proviene dal “Photosonicneurokineasthograph”.\n  \n \n  \n 
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SUMMARY:Musei d’artista: collezione\, esposizione\, narrazione - giornata di studio
DESCRIPTION:20 febbraio 2020 \nOPENING 20 FEBBRAIO ORE 11:00\nFondazione Morra – Museo Nitsch \nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Massimo Maiorino e Stefania Zuliani \nSeguendo le traiettorie di ricerca proposte dalla museologia critica e le pratiche espositive che contraddistinguono lo spazio presente dell’arte\, il museo si configura in modo crescente come complesso palinsesto narrativo\, spazio di crossing-over disciplinari che rimodula il rapporto tra pubblico e collezione attraverso l’intersezione tra scrittura espositiva ed esigenza narrativa. \nProtagonisti di queste nuove prospettive museali sono gli artisti che\, divenuti sempre più curatori\, collezionisti\, museologi\, figure transmediali e artefici del sistema museale contemporaneo\, hanno contribuito con la loro riflessione al mutare della voce delle cose e a offrire una diversa interpretazione del museo\, attivando variegate forme di micro-narrazione e sottili processi di soggettivazione legati all’esperienza dei visitatori. Operando su questo fronte\, cioè muovendosi tra le pieghe che uniscono/dividono atelier e museo\, collezione e installazione\, narrazione ed esposizione\, si distinguono alcune significative prospettiche esperienze di contatto\, musei d’artista a un tempo esemplari e singolari di cui il Museo Hermann Nitsch di Napoli è modello e riferimento certo. \nAttraverso il contributo di studiosi che hanno variamente attraversato nelle loro ricerche questioni di arte\, di critica e di museologia contemporanee\, la giornata di studio intende mettere in luce indirizzi teorici e singole sperimentazioni che\, in Italia e non solo\, caratterizzano la costellazione\, ampia e inquieta\, dei musei d’artista\, la cui crescente presenza rappresenta uno delle più credibili opportunità di azione e di creazione per il museo del XXI secolo. \nL’incontro che rientra nelle attività del Dottorato di ricerca in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica dell‘Università di Salerno segna la collaborazione attiva tra il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno e la Fondazione Morra di Napoli. \nCoordina Stefania Zuliani \nInterventi: \nFrancesca Gallo (Università La Sapienza\, Roma)\nMaria Giovanna Mancini (Università di Bari)\nMassimo Maiorino (Università di Salerno)\nAntonella Trotta (Università di Salerno)
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SUMMARY:Matteo Fraterno - Esperienze / L’infinito intrattenimento
DESCRIPTION:15 febbraio – 14 marzo 2020\nOPENING 15 FEBBRAIO ORE 12:00\nFondazione Morra – Biblioteca per le Arti Contemporanee\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \na cura di Loredana Troise e Pasquale Persico \nCome sognare dentro una biblioteca? È l’interrogativo che riecheggia nella Biblioteca per le Arti Contemporanee della Fondazione Morra\, in occasione di Esperienze / L’infinito intrattenimento\, di Matteo Fraterno. Un percorso che lascia trasparire tutte le caratteristiche di un meticoloso viaggio d’archeologia contemporanea\, dove tutta una serie di oggetti e “installazioni” tratti dal vissuto dell’artista e delle humanae litterae\, sembrano rivivere sotto la luce di sottili poemi visivi. Ogni singolo oggetto disegna uno scenario ontologico\, la cui forza evocativa è racconto pensato come un dispositivo che si insinua nelle fitte trame della letteratura di viaggio. Esperienze / L’infinito intrattenimento\, infatti\, è anche l’indicazione topografica di un luogo specifico già esplorato dall’artista – il sito archeologico di Oropos\, dove i pellegrini sostavano per la notte in una condizione di mitica incubazione purificatrice – ora riferimento ideale e portatore di una nuova avventura per la conoscenza\, modello stimolante da veicolare e proporre ancora. Con un atteggiamento tautologico\, Matteo Fraterno durante un mese di permanenza nei luoghi della biblioteca della Fondazione Morra\, risemiotizzerà il tempo della lettura scandagliando nel passato\, per tracciare un processo intellettuale sempre più aperto alla ricerca\, allo scavo\, all’approfondimento\, alla lettura e alla rilettura sussurrata\, declamata\, partecipata. Tra i materiali esposti\, i simboli di una cartografia mnestica infinita: un giaciglio di pelli di montone su cui “sognare meglio”; i libri Il bibliotecario di Leibniz di Sergio Givone e L’infinito intrattenimento di Maurice Blanchot\, da cui prende il titolo questa esperienza; alcuni riferimenti fotografici dei transiti di viaggio dell’artista; un vaso di ceramica verde\, impronta di continuità simbolica con la prima esperienza di collaborazione con Giuseppe Morra nella Vigna San Martino del 1995;  una poltrona gialla che l’artista\, riferisce cromaticamente al libro dei Pensieri non funzionali (Ed. Morra) di Cesare Pietroiusti. Visioni e dispositivi che invitano lo spettatore a uno sguardo ricettivo in uno spazio immersivo. \n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Installation View (detail)\, Esperienze/ L’infinito Intrattenimento\, Biblioteca del Museo Nitsch\, Napoli\, \n© Photo Danilo Donzelli\nCourtesy Fondazione Morra
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SUMMARY:ECONOMIES OF LIVING Video art from Croatia
DESCRIPTION:30 Gennaio 2020\nINIZIO PROIEZIONI ORE 18:00\nMuseo Hermann Nitsch\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nA cura di Adriana Rispoli e Karla Pudar\nSaranno presenti gli artisti Marko Markovic e Igor Grubic \nAttraverso il lavoro di 6 artisti\, lo screening Economies of Living presenta uno spaccato della produzione di video arte made in Croatia intorno al tema dell’economia e intrinsecamente al medium stesso delle immagini in movimento. La parola economia – dal greco oikos /casa e  nomos / legge – è affrontata nei sei lavori esposti in accezioni diverse relative sia alla sfera più intima che a quella collettiva\, in una micro dimensione nell’ambito del quotidiano e macro in uno scenario pubblico urbano. \nDa un approccio cinematografico alla graphic animation passando per la documentazione performativa fino all’ animazione\, Economies of Living restituisce la ricchezza delle sperimentazioni in campo visivo di un’area artistica estremamente prolifica dell’Est Europa. \nEconomies of Living\, a cura di Adriana Rispoli e Karla Pudar\, è la seconda collaborazione tra la Fondazione Morra di Napoli e la ONG Domino Project di Zagabria dopo l’evento Smashing the Myth del 2018 ed è supportata dalla Città di Zagabria. \n  \nPROGRAMMA\nMilijana Babić\nWorking day\nDocumentazione video della performance\, 2011 \nL’azione Working Day pone in essere la situazione problematica in cui si trovano molti artisti freelance in Croazia quando si tratta di mera esistenza\, e mette in discussione lo stato di artisti freelance nella nostra società. Il titolo del progetto evidenzia ironicamente l’insufficienza della nostra professione all’interno della quale non è possibile sopravvivere\, a causa del fatto che il nostro lavoro è a malapena pagato e il mercato dell’arte contemporanea non esiste. In altre parole\, lavoro e compenso non sono nello stesso pacchetto. Con l’atto simbolico di scavare nei cassonetti dei rifiuti\, alla ricerca di spazzatura rimborsabile\, indossando una maglietta con il logo dell’ Associazione Artisti Freelance Croati\, questo lavoro mira ad aggiungere gli artisti freelance nella crescente lista dei socialmente a rischio – accanto a senza tetto\, pensionati e disoccupati… \nMilijana Babić (Rijeka Croazia) artista che lavora con installazioni\, performances e azioni artistiche. Ha una laurea in belle arti all’Institute of Technology di Durban\, Repubblica del Sud Africa\, e un master all’Accademia di Belle Arti e Design di Ljubljana\, Slovenia. Collabora da molto tempo con il festival City of Women in Ljubljana. Tra il 2007 e il 2014 ha lavorato come socio all’Accademia di Arti Applicate a Rijeka. È membro dell’associazione di artisti Delta 5 a Rijeka. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo.\n  \nDrako Fritz\nZagreb Confidential – Imaginary Futures\nFilm sperimentale\, 13’30”\, 2015 \nIl video esplora le visioni del futuro rappresentate attraverso lo sviluppo urbano. Nella sua essenza\, può essere considerato come una forma di struttura temporale e come tale mette in discussione non solo la visione del futuro su un esempio realistico della Nuova Zagabria ma anche la struttura del film stesso. \nDarko Fritz è artista\, curatore indipendente\, ricercatore e graphic designer. È nato nel 1966 in Croazia\, e attualmente vive e lavora ad Amsterdam\, Zagabria e Korčula. Il suo lavoro colma il divario tra la pratica dell’arte contemporanea e la cultura dell’arte mediale. È fondatore e programmatore de La Grey Area – spazio di arte contemporanea e mediale dal 2006.\n  \nIgor Grubić\nHow Steel Was Tempered\nAnimazione in 2D\,12’40”\, DCP\, 2018 \nUn padre porta suo figlio in una fabbrica abbandonata dove un tempo lavorava. L’edificio è stato a lungo ridotto come simbolo fatiscente del nuovo sistema. Tuttavia\, lo spazio sarà rapidamente portato in vita da scene registrate di solidarietà dei lavoratori\, che ispireranno un piccolo gesto di ribellione. Quell’atto simbolico si trasformerà in un momento di catarsi e ristabilirà il rapporto tra padre e figlio. Il film è stato presentato al Padiglione Croato alla Biennale di Venezia 2018. \nIgor Grubić è attivo come artista multimediale a Zagabria fin dai primi anni Novanta\, realizzando fotografie\, video e azioni site-specific. I suoi interventi nello spazio pubblico\, insieme alle opere video\, esplorano le situazioni politiche passate e presenti\, attraversando il tessuto della realtà. Grubić ha partecipato a numerose importanti mostre internazionali tra cui Manifesta 4 (Francoforte\, 2002); Manifesta 9 (Genk\, 2012); Mumok (Vienna\, 2009); 11. Biennale di Istanbul (2009); 4. Fotofestival Mannheim Ludwigshafen\, Heidelberg (2011); East Side Stories\, Palais de Tokyo (Parigi\, 2012); Gwangju Biennale (2014); Zero Tollerance\, MOMA PS1 (New York 2014); Degrees of Freedom\, Mambo (Bologna\, 2015); Heavenly creatures\, MG+MSUM (Lubiana\, 2018); The Value of Freedom\, Belvedere 21 (Vienna\, 2018). Ha rappresentato la Croazia alla 58° Biennale di Venezia.\n  \nAna Hušman\nLunch\nVideo color PAL\, 4:3\, 16mm trasferito a BETA\, 16’40’’\, 2008 \nLe regole del comportamento corretto trovate nei libri di etichetta si presentano per favorire la comunicazione e aiutare le persone a capirsi l’un l’altro. Affermano inoltre di aiutarci ad impegnarci socialmente con maggiore facilità e fiducia in noi stessi. Queste regole si imparano dalla nascita\, che è l’unico modo per noi di interiorizzarle completamente. il film tratta delle abitudini di mangiare e bere – in particolare durante il pranzo\, come mangiare insieme sia il luogo centrale in cui mostriamo agli altri il nostro modo di nutrirci e la nostra finezza. \nLa pratica di Ana Hušman smonta le strutture e le trame degli elementi cinematografici attraverso film\, installazioni\, libri\, suoni\, immagini e testi. La Hušman sperimenta le possibilità di animazione\, metodi cinematografici documentari e immaginari e le possibilità della voce registrata e la sua articolazione. Il suo processo creativo mette in discussione e gioca con le posizioni del soggetto professionista e amatoriale della performatività\, con il mezzo stesso e le strutture che dettano e producono modelli di comportamento. È docente presso il Dipartimento di Animazione e New Media dell’Accademia di Belle Arti di Zagabria\, cofondatrice dell’organizzazione di film documentari RESTART\, dove da molti anni organizza programmi di formazione cinematografica per bambini e giovani.\n  \nMarko Marković\nSharpening\nDocumentazione video della performance\, 12’04”\, 2012 \nLa performance Sharpening si è tenuta alla 44 Wall Street nel prima barricata del posto di blocco della polizia della zona di sicurezza nel distretto finanziario\, NYC. Nella performance l’artista affila due coltelli l’uno contro l’altro dando un chiaro messaggio. In questa performance l’artista ha portato le armi in una zona di sicurezza a Wall Street\, L’atto di creare una performance in un campo così contro-difensivo di fronte al „loro“ campo difensivo (la barricata)\, montata a protezione della zona di sicurezza. Questo tipo di protezione creato da chi sta più in alto minaccia e limita la libertà di parola\, movimento e azione. Due mesi dopo la performance\, ad agosto dello stesso anno a Time Square New York la polizia ha sparato e ucciso un uomo con 12 pallottole. L’uomo è stato ucciso perché in possesso di un arma\, un coltello. \nMarko Markovic nasce nel 1983 a Osijek\, in Croatia e vive a Vienna. Si laurea in pittura all’Accademia d’Arte di Split nel 2007 nella classe del professore Gorki Žuvela. Ha anche studiato l’utilizzo di diversi media: video\, installazioni\, ambienti\, performance e happening. Nei suoi lavori suole animare ed includere il pubblico e/o gli altri partecipanti come espressione del medium. E’ fondatore e membro della formazione flessibile Adistia\, un gruppo di persone che opera nelle attività performative come un gruppo artistico\, una comunità di artisti o un’organizzazione. Ha partecipato a numerose mostre\, workshop e festival sia in Croazia che all’estero.\n  \nRenata Poljak\nPorvenir\nVideo installazione ad un canale 12′\, 16:9\, 2019 \nSognando terre migliori\, di generazione in generazione\, a causa della povertà\, della fame e delle guerre\, navighiamo lungo i mari. La geografia è il destino. I nostri corpi conservano le memorie dei nostri avi? I ricordi della nostra fuga in cerca di terre migliori sono impresse nei nostri corpi? Porvenir in spagnolo significa futuro. Porvenir è l’unica città nella Tierra del Fuego\, nelle profondità della Terra\, fondata dagli immigrati croati all’inizio del ventesimo secolo. \nRenata Poljak è artista visuale originaria di Split\, Croazia e attualmente vive a Parigi. Il suo lavoro è composto da media differenti: foto\, neon\, istallazioni\, video e film. L’artista esplora il disordine politico e la violenza che caratterizza la regione dei Balcani fin dagli inizi degli anni novanta e le ramificazioni dei cambiamenti ad essi connessi nella vita degli emigrati verso l’Europa Occidentale. Nel 2002 ha vinto il premio ArtsLink come artista in visita al San Francisco Art Institute\, nel Quartiere dei Musei a Vienna tra il 2004 e il 2008 è stata selezionata nel programma di residenza Arte Generale a New York\, mentre nel 2010 è stata seleziona per l’ArtOmi. I lavori di Renata sono stati presentati ovunque\, in personali o collettive\, nelle biennali e nei film festival. L’artista ha ricevuto diversi premi tra cui il Golden Black Award per miglior cortometraggio al Black Box Festival di Berlino nel 2006. Nel 2010 una selezione dei suoi video e film sono stati mostrati al Centre George Pompidou Parigi.\n\n		\n		\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione:  Sharpening\, Marko Markovic\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020 Courtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: Porvenir\, Renata Poljak\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: Lunch\, Ana Husman\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dalla proiezione: How Steel was Tempered\, Igor Grubic\, Economies of Living\, Museo Nitsch Napoli\, 2020\nCourtesy Fondazione Morra
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