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Allan Kaprow – 5 Environments

29 Febbraio 1992-08:00/31 Marzo 1992-17:00

29 febbraio – 31 marzo 1992
OPENING 29 FEBBRAIO ORE 19:00
Studio Morra e Studiomorradue 
Via Calabritto 20, Napoli

Lo Studio Morra ospita in questi giorni quattro environments di Allan Kaprow, un vero mattatore della scena artistica internazionale protagonista fin dallo scorcio degli anni ’50 di quel movimento che, ridando slancio ad un’aspirazione che era già stata delle cosiddette avanguardie storiche, all’inizio del secolo, ha favorito il passaggio dal modo tradizionale di considerare l’opera d’arte come una realtà immutabile e in sé conclusa a un’esperienza artistica aperta: intesa cioè come possibilità di partecipazione a eventi e situazioni che coinvolgono, nel loro svolgimento, lo spazio ambientale e gli stessi spettatori.
Gli «ambienti» (o, appunto, gli environments) che il 64enne artista statunitense ha costruito negli spazi della galleria napoletana derivano da altri già realizzati tra il ’57 e il ’64. Si tratta, però, di «reinvenzioni» e non di «ricostruzioni», più o meno fedeli, poiché i lavori di oggi non solo differiscono nettamente da quelli originali, ma fanno di questa differenza un loro elemento caratterizzante. Anche i tutoli sono cambiati.
E non senza ragione.
Come tiene a chiarire lo stesso Kaprow, gli envioronments portano con sé un’idea di trasformazione, sono nati dall’intenzione di creare un’arte che non si opponga al mutare delle condizioni ambientali, ma le assecondi e stimoli nello stesso tempo l’intervento dello spettatore.
Questi, anzi, può entrare nello spazio dell’opera e diventarne protagonista. «La strada chiusa» è un labirinto tra una folla di ventilatori, di fogli di plastica che scendono dal soffitto, di pezzi di carta catramata sul pavimento; chi vi entra traccia percorsi, sposta cortine e mucchi di carta s’incontra e parla con gli altri visitatori.
Nel «Santuario di mele» una scritta ci sollecita a prendere una delle mele poggiate sui fusti della Motor Oil e a provare se è vera o falsa. «Deposito» è una piccola stanza dove pennelli e barattoli di colore invitano ad abbandonarsi al piacere della pittura.
«Mangiare», l’ultimo degli Environments napoletani, è costituito da tre alti recinti di legno. Chi riesce ad entrarvi trova cibo, bevande e denaro.
E’ chiaro che in casi del genere il rapporto con l’opera d’arte diventa estremamente mutevole ed aleatorio. Soprattutto è un’esperienza non solo visiva e mentale, ma tale da investire tutti i sensi e il corpo nella sua globalità.

Tratto dall’articolo de la Repubblica “Dentro l’arte con tutto il corpo” di Vitaliano Corbi del 12 marzo 1992

 

Dettagli

Inizio:
29 Febbraio 1992-08:00
Fine:
31 Marzo 1992-17:00

Luogo

Studio Morra
Via Calabritto 20
Napoli, 80121